Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
Dal Messaggero Veneto del 24/12/11
Ogm, 4 campi sequestrati E’ rischio contaminazione
MANIAGO La legge e i controlli non frenano il diffondersi del mais Ogm nei campi del Friuli Venezia Giulia. Giorgio Fidenato non è più solo: a fine agosto 2011, il Corpo forestale regionale ha sequestrato quattro terreni in cui sarebbe stata riscontrata, da una prima analisi, la presenza di Mon 810, la varietà di mais transgenico della Monsanto, autorizzata da una direttiva europea, ma ritenuta fuori legge da Stato e Regione. Il blitz estivo ha evitato di fatto la trebbiatura, non i possibili effetti di contaminazione nei campi circostanti. L’impollinazione potrebbe aver diffuso la presenza di Ogm su altri appezzamenti. La Forestale ha censito a tappeto circa 700 campi del Friuli Venezia Giulia, dei quali quattro sono risultati positivi ai test Ogm. I terreni, intestati a due agricoltori (uno dei quali iscritto a Futuragra, l’associazione che da anni rivendica la libertà di coltivare Ogm e che ha tra i suoi fondatori Giorgio Fidenato), sono stati sequestrati in due operazioni differenti. Nell’Udinese, a vedersi sigillare per primo due appezzamenti, uno a Mereto di Tomba e un altro a Coseano, è stato un agricoltore di Campoformido, indagato per aver seminato senza autorizzazione del ministero. La legge italiana, infatti, prevede che il ministero dell’Agricoltura debba esprimersi sulla richiesta dell’imprenditore e lo Stato in questi anni o non ha risposto o ha rigettato le richieste. Una posizione controversa, avversata anche da una sentenza del consiglio di Stato, che nel 2009 diede ragione a un agricoltore di Vivaro, riconoscendo il suo diritto alla semina in base a direttiva europea. Ma in Italia per ora prevale la legge nazionale, che nega e prevede conseguenze penali per chi semina senza autorizzazione. Anche la Regione, nel 2011, si è dotata di una legge restrittiva che ricalca la volontà di non favorire l’insediamento di colture Ogm in campo aperto. In provincia di Pordenone, i due campi sequestrati si trovano a Maniago (al confine con Vivaro) e sono proprietà di Antonio Zolin, titolare dell’azienda agricola La Rizza di Vivaro, allevamento di maiali tra i più importanti in provincia e ora indagato per semina illegale di Ogm. L’azienda già da anni importa soia transgenica – quella è consentita – per alimentare il bestiame e la granella coltivata a Maniago era finalizzata all’insilato per i maiali. Zolin non ha mai nascosto le sue convinzioni: è infatti socio di Futuragra oltre che associato di Agricoltori federati, l’associazione di categoria presieduta da Giorgio Fidenato. Uno degli aspetti che ha fatto e fa maggiormente discutere è la commistione tra i campi sequestrati e i terreni vicini. Il mais, infatti, era pronto per la trebbiatura e l’impollinazione era già avvenuta. Questo potrebbe portare al riscontro della presenza di Mon 810 anche in terreni circostanti
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Valsusa: il PD sempre in prima linea a criminalizzare il movimento No Tav
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Marzo 17th, 2017 — General, Pendolari
Altroché TAV… e senza contare viaggiatori e pendolari bel gesto verso i senza tetto che lì spesso ci pernottano …
da Il Piccolo
Treni soppressi e utenti al freddo
Da due settimane chiuso il riscaldamento in sala d’aspetto e biglietteria. Le Ferrovie: «Si risparmia»
di Fabio Malacrea
La stazione di Monfalcone va al rovescio: sala d’aspetto riscaldata a primavera inoltrata e lasciata al freddo d’inverno; treni soppressi, non solo quelli dei trasfertisti del Sud anche quelli dei pendolari bisiachi. Altro che stazione-modello con servizi a 5 stelle, come annunciato dal progetto “Centostazioni” qualche anno fa. I riscaldamento nella sala d’aspetto, in biglietteria e nell’accesso al sottopassaggio è chiuso da quasi due settimane e le temperature, soprattutto di sera quando cala il sole, scendono a dieci grado o poco più. «Razionalizzazione dei costi – replicano dalle Ferrovie – visto che a Monfalcone le sale d’aspetto sono poco utilizzate dai viaggiatori». In compenso in maggio e giugno di quest’anno, ai primi caldi primaverili, nelle stesse “parti comuni” il riscaldamento andava a palla, tanto che gli utenti preferivano attendere fuori. Insomma, i tagli colpiscono anche la stazione di Monfalcone dove già poco più di un anno fa le biglietteria è stata chiusa nei weekend e i distributori automatici di biglietti, più volte scassinati dai ladri, funzionano a singhiozzo.
E fioccano le proteste. Anche perchè lo stop al riscaldamento in sala d’aspetto è coinciso con il periodo più freddo dell’anno, tanto che perfino i senzatetto hanno lasciato la stazione e preferiscono trascorrere la notte nella sala del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo.
C’è poi la questione dei treni soppressi, non solo quelli a lunga percorrenza diretti al Sud (in particolare l’Intercity Trieste-Lecce), con tanto di proteste dei numerosi trasfertisti e del circolo dei pugliesi “Il Trullo”. Di mezzo ci vanno ora anche i pendolari bisiachi – studenti e lavoratori – che, giunti in stazione, si vedono cancellare a sorpresa i treni locali, soprattutto sulla tratta Trieste-Udine. È accaduto tre volte nella giornata di martedì e altre due solo nella mattinata di ieri. Soppressioni che hanno costretto decine di persone ad aspettare – chi mezz’ora, chi anche di più – un altro convoglio per raggiungere la destinazione. La giustificazione? Anche qui «ottimizzazione del servizio», per cui un convoglio mezzo vuoto viene fermato a metà della tratta e dirottato su una diversa linea, sostituito da un altro che però arriva in netto ritardo sulla tabella di marcia a Monfalcone. C’è da aspettare quindi. Ma dove? In una sala d’aspetto gelata.
Per sentire le proteste, ieri alla stazione, non c’era che l’imbarazzo della scelta. «È incredibile – dice un utente – trovare le parti comuni della stazione al freddo, con il riscaldamento spento, quando in primavera erano talmente riscaldate da non poterci neanche entrare. Se la questione è economica, qualche risparmio potevano farlo prima».
Marzo 17th, 2017 — Circolo Libertario E. Zapata, General
Finalmente in arrivo la prima edizione del Calendario Frà Sanpietrino! Voi che avete sempre invidiato i devoti clerical-pagani oggi non avrete più nulla da temere potendo ostentare 12 mesi di rubriche sfiziose, centinaia di date da ricordare della storia dell’emancipazione umana e dell’anarchismo, chicche di degustazioni enologiche e moniti sui luoghi infimi da evitare ecc. Il tutto amabilmente e spregiudicatamente accompagnato dai disegni di Paolo Cossi.
Per festeggiare i 30 anni di attivismo del Circolo Libertario E. Zapata a Pordenone abbiamo pensato di produrre questo Calendario, augurandoci possa piacere a tanti compagni e compagne di strada, ai simpatizzanti e ai liberi pensatori: si dia il via alle sottoscrizioni!
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Marzo 17th, 2017 — Cronologia Pignarul, General
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Report e rassegna stampa pignarul 2012
Oltre un centinaio di persone complessivamente ha partecipato al pignarul nella ex caserma Osoppo, segnando così la continuità ed il rilancio delle iniziative autogestionarie promosse dal CSA di Udine.
Ricordiamolo, siamo in esilio dal 10 dicembre 2009 cioè da quando il CSA occupato di Via Scalo Nuoco è stato sgomberato e sequestrato dai carabinieri. Nonostante questo nel 2011 siamo stati molto attivi, sia come gruppo che assieme ad altri, in quanto ad iniziative politiche ed uscite in piazza condotte sempre nello sprito autogestionario. Due anni fa, dopo lo sgombero, dicevamo: autogestione desiderio del presente, necessità del futuro, ma ora si è quasi costretti a dire: autogestione desiderio e necessità del presente!
A conferma dell’interesse suscitato dall’iniziativa va rilevato che venerdì 6 gennaio 2012 è stato raggiunto il nuovo massimo di visite al sito infoaction pari a 306 “visitatori unici”; il precedente era di 303, realizzato il 27 giugno 2011
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
No Razzismo,
No CIE, No Segregazione
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Marzo 17th, 2017 — Gas, General
da Il Piccolo del 6 gennaio 2012
Rigassificatore, anche la Slovenia va al Tar
Il governo ha depositato un ricorso in adesione ai quattro già pendenti al tribunale del Lazio
La battaglia di chi non vuole il rigassificatore nella baia di Muggia trova un appoggio concreto nell’alleato forte: la Slovenia. Il governo (precedente) del vicino Stato, fiero oppositore dei progetti di Gas natural, ha depositato al Tar del Lazio un ricorso di adesione a quelli già inoltrati dai Comuni di Muggia e di San Dorligo, da Wwf con Legambiente, da Greenaction e Comune di Capodistria. Con quello di Lubiana i ricorsi salgono a 5. Benché i primi incartamenti siano datati 2009, non è stata ancora fissata la data del dibattimento.
«Per cose come l’impatto ambientale non ci sono limiti all’esercizio della giurisdizione da parte di soggetti che lamentino un pregiudizio derivante da iniziative assunte oltre i confini – afferma l’avvocato Francesco Longo di Pordenone che assiste Muggia e San Dorligo -, c’è una vasta giurisprudenza in Europa».
Il governo di Lubiana si è affidato all’avvocato triestino Peter Mocnik, segretario dell’Unione slovena. «Ho avuto l’incarico di depositare al Tar del Lazio un intervento di adesione ai ricorsi già pendenti dal direttore generale del governo sloveno – afferma Mocnik -, cosa avvenuta a ottobre ma che non si voleva fosse divulgata». Il ricorso specifica che i pareri contrari spediti a Roma da Lubiana non sono stati tenuti in considerazione. Si citano pericoli per l’ambiente, errata documentazione per l’ottenimento della Valutazione d’impatto ambientale, incompatibilità di un rigassificatore in zone portuali.
«È la penultima carta – avverte Mocnick -, poi la Slovenia potrebbe rivolgersi a Bruxelles e alla Corte del Lussemburgo, in questo caso per violazione di norme comunitarie».
Mentre a Trieste si assiste alla spaccatura tra Comune (deciso no al rigassificatore) e Confindustria (deciso sì), chi gioisce alla notizia della mossa slovena è il sindaco di Muggia, Nerio Nesladek, fra i primi a ricorrere al Tar. «Mi fa molto piacere questa adesione – afferma -, amplia l’orizzonte del nostro lavoro, noi già nel 2009 abbiamo contestato errate traduzioni dallo spagnolo di documenti importanti, errata descrizione delle industrie a rischio nell’area di costa, nel 2011 abbiamo aggiunto un’altra memoria, denunciando che il Comune di Muggia non è stato ammesso alla Conferenza dei servizi. È intervenuta una sentenza in Sicilia su un caso simile che ci dava ragione, abbiamo rinforzato il ricorso al Tar». Nesladek dice di aver avuto frequenti informali contatti con gli sloveni, e di aver notato nuove consapevolezze, non solo ambientali, ma economiche: «Si allarga il fronte di chi ritiene incompatibili sviluppo di traffici portuali e rigassificatore. Lo ha detto anche il neoministro dell’Ambiente, Corrado Clini: Trieste deve scegliere». (g. z.)
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
ITALIA. 10% di ricchi, 1% di straricchi

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Marzo 17th, 2017 — General, Treni
Da Il Piccolo del 09/01/12
Pochi passeggeri, Ferrovie chiude i bagni in sei stazioni
Carnia, Cormons, Gemona, San Giorgio, Tarvisio Bosco Verde e Villa Opicina sotto la soglia dei 500 viaggiatori al giorno: niente servizi igienici dal 1° gennaio
di Elena Placitelli
TRIESTE. Da quando è iniziato il nuovo anno, in sei stazioni ferroviarie del Friuli Venezia Giulia non si può più fare pipì. Nei primi giorni di gennaio, Rete ferroviaria italiana ha infatti chiuso a chiave i servizi igienici delle stazioni di Carnia, Cormons, Gemona, San Giorgio di Nogaro, Tarvisio Bosco Verde e Villa Opicina, vietandone l’accesso al pubblico. Si tratta di stazioni aperte al personale e al traffico dei convogli per passeggeri, eccezion fatta per Villa Opicina che, da quando è stato abolito il collegamento per Budapest, è attraversata soltanto da treni merci. Stazioni tutt’altro che chiuse, dunque, ma presidi ferroviari attivi a tutti gli effetti.
La decisione è stata presa da Rete ferroviaria italiana in via definitiva. L’azienda ha infatti comunicato di aver deciso di applicare la normativa europea, in vigore già da tempo. E di averla applicata con mano morbida: Anzi, morbidissima. «Se il regolamento europeo prevede di chiudere i bagni di tutte le stazioni con meno di mille viaggiatori al giorno – spiegano – Rfi ha deciso di applicarla solo per le stazioni che di presenze ne contano la metà». Secondo i calcoli di Rfi, queste sei stazioni non avrebbero dunque raggiunto la soglia minima di 500 viaggiatori al giorno, ottenendo con l’inizio del 2012 il “via libera” alla chiusura definitiva dei servizi igienici. Il calcolo è stato messo in discussione dai pendolari di San Giorgio di Nogaro che, passate le feste, sono tornati in stazione per andare all’Università e a lavorare. Ma quando a qualcuno è scappata la pipì, si è accorto che i bagni erano stati chiusi e di doversi arrangiare in altro modo. Da lì la presa di coscienza del provvedimento e la conta dei pendolari. Indipendentemente dai numeri, resta però il fatto che ad essere stato vietato è un servizio primario. Dopo la battaglia per far tornare l’acqua alle fontanelle (vinta quest’estate dal Comitato dei pendolari), s’intravedono tutti i presupposti per un’altra grande bufera. Prima i treni notturni cancellati, poi le stazioni intermedie di Cervignano, Latisana e San Donà boicottate dai collegamenti a lunga percorrenza.
L’esplosione di polemiche che ha accompagnato l’entrata in vigore del nuovo ferroviario sembrava essersi placata. E invece con l’inizio del nuovo anno la notizia della chiusura dei bagni ha tutta l’aria di poter sollevare un altro grande polverone. Ne è consapevole Rfi stessa: «Questa decisione creerà sicuramente dei disagi – commentano dall’azienda – ad esempio in caso di treni in ritardo o soppressi. Va però anche detto che i bagni delle stazioni venivano costantemente presi di mira da atti vandalici, che li rendevano inutilizzabili. Non potendo più l’azienda sostenere le spese per la manutenzione ordinaria (pulizie) e straordinaria (per sistemare i bagni rotti dai vandali) è stato così introdotto questo provvedimento».
E adesso? «Nulla vieta ai Comuni e ai bar delle stazioni – chiosa Rfi – di trovare una soluzione alternativa». Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
La linea attuale che viene usata dal porto di Trieste è usata al 20% delle potenzialità! (fonte Trenitalia) E questi parlano ancora di necessità di una nuova linea….ma a chi credono di darla a bere?
Dal Piccolo del 11/01/12
Trieste, progetto Tav per risolvere i nodi del porto
di Ferdinando Viola
TRIESTE L’opportunità di inserire nel progetto della Tav anche la possibilità di accedere ai finanziamenti e definire così i molti nodi del sistema portuale di Trieste. Problema questo di cui da tempo si discute a vari livelli e la cui soluzione è diventata fondamentale per cercare di aumentare i traffici portuali e attrarre nuovi investitori. Di questo si è parlato anche ieri nella sede della Regione a Udine durante un incontro tecnico convocato dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, al quale hanno partecipato il funzionario del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Ferrazza, coordinatori di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e funzionari dell’Autorità portuale di Trieste. Un primo incontro a cui ne seguirà un altro al Ministero, la prossima settimana, tra Rfi e Autorità portuale. In attesa che lo stesso Amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, sia a Trieste il 2 febbraio per partecipare a un tavolo di lavoro con Comune, Autorità portuale e Regione. E allora se ne saprà di più per quanto riguarda tempi, modi e finanziamenti. Ieri intanto a Udine si è parlato di modalità, sviluppo e adeguamento strutturale dei collegamenti ferroviari a supporto del porto: lo scalo di Campo Marzio anzitutto, ma anche quello di Aquilinia e dell’intera rete. Progetto da inserire all’interno delle operazioni gestite dallo Stato per la realizzazione del tratto transfrontaliero Trieste-Divaccia dell’Alta velocità finanziato dall’Unione europea. «La Regione ha sollecitato l’incontro perchè ritiene indispensabile, nel momento stesso in cui si sta procedendo alla progettazione della rete ad alta velocità immaginare le soluzioni più idonee per mettere mano al nodo ferroviario di Campo Marzio a Trieste, cogliendo l’opportunità – ha sottolineato Riccardi – di inserirsi nella partita dei finanziamenti europei». La Regione ha fretta, Riccardi infatti vuole che vengano «al più presto individuati nel dettaglio gli interventi prioritari di riqualificazione e quindi definire i progetti, tra Rfi e Autorità portuale, al fine di consentire di inserirli nell’agenda di lavoro che l’Amministrazione regionale tiene con la Commissione europea sul tema dei trasporti». Da parte del Ministero, Ferrazza ha confermato che la qualità degli interventi previsti per il collegamento ferroviario del porto di Trieste rientra a pieno titolo nelle priorità di investimento decise dal Governo Monti.