NO TAV/ Video Imposimato a Bagnaria Arsa il 10 dicembre 2011

imposimato

Nota: clicca sull’immagine per accedere al sito vimeo e al video

 

Conferenza di Ferdinando Imposimato ed interventi dal pubblico compreso il Sindaco di Bagnaria Arsa

Imposimato nella sua relazione  è stato lapidario: la TAV è un sistema di corruzione, poi nel dibattito ha ripreso l’intervento di Paolo De Toni (che ha puntato il dito sulla inutilità dell’opera e sulle reponsabilità e la codardia dei Sindaci) e ha confermato che l’opera è inutile e che questa verità è centrale e va fatta emergere. Ma il Sindaco di  Bagnaria, di stretta osservanza “Serracchiani”,  ha ignorato completamente tutti questi fondamentali e chiarissimi rilievi e si è soffermato solo sugli aspetti progettuali indesiderati dell’opera. Problemi da tentare di risolvere attraverso una consulenza tecnica pagata con 50 mila euro dalla Regione su proposta di Riccardi. Il Sindaco di Bagnaria ha dimostrato quindi, di fronte ad un’autorevole personalità, di mantenersi, in via definitiva, schierato a favore della TAV nonostante tutte le verità emerse, pertanto non si capisce come sia possibile collaborare con questo Sindaco che peraltro è capofila dei Comuni interessati al tracciato.

 

ANTIRAZZISMO: comunicato di Iniziativa Libertaria

SOFFIA, SOFFIA … IL FUOCO AVVAMPA E I

 

 

POMPIERI SBAGLIANO ESTINTORE


Questa volta non è una metafora, perché il fuoco è stato realmente appiccato, il 10 dicembre in un campo ROM di Torino; come alcuni giorni dopo, a Firenze, si è fatto fuoco su delle persone vere, anche se per molti erano solo dei pezzi di carne sgradevoli alla vista, avevano un nome Samb Modou e Diop Mor e una vita. Il circo mediatico ha subito emesso la sua sentenza, relegando il tutto a concetti astratti come “insana rabbia” e “follia”. Un analisi approfondita avrebbe messo nei guai molti, troppi. Si sarebbe dovuto spiegare perché da anni le autorevoli “fonti di informazione” gonfiano oltre modo ogni fatto che ha odore di immigrato, anzi di non occidentale, mentre celano, mascherano ma soprattutto attutiscono ogni singolo caso di razzismo; perché permettono al fascistoide di turno di fomentare la paura, di attrarre la nostra frustrazione su quel bastardo che “ci ruba il lavoro”, che “occupa le nostre case popolari”, che “è pieno di privilegi” e che “sta portando nel baratro il nostro sistema sanitario”. La nostra Regione infatti, da quando ha chiuso l’ambulatorio per i clandestini, ha ottenuto un così elevato risparmio da NON potersi permettere di togliere la tassa nazionale sul ticket sanitario, come inizialmente promesso. E’ troppo comodo descrivere il camerata Borghezio come una nota folkloristica, a cui si deve rispondere con una nota di sdegno sì, ma misurata. E’ troppo comodo considerare Casseri come “il pazzo omicida/suicida di Firenze” per ridare nuovamente forza e legalità a Casa Pound, che per questo ha preso lo “stimato studioso” Casseri, che partecipava attivamente con la pubblicazione di articoli, saggi antisemiti e biografie di nazifascisti, e lo ha buttato nel cesso retrocedendolo da “intellettuale d’area” a “isolato simpatizzante”. Quei “bravi ragazzi” di Casa Pound possono continuare così la loro azione filantropica di revisionismo storico, xenofobia, pestaggi e devastazioni. Del resto sono in buona compagnia, numerose sono le associazioni culturali che rivendicano la libertà di far parlare dei castroni ignoranti come il, per fortuna estinto, sig. Pirina; ancor più numerosi sono gli uomini volenterosi che “ripuliscono” i nostri quartieri dalla “feccia” multicolore. Alcuni poi si mettono la maschera di “esasperati” per buttare molotov su dei lavoratori regolari che mandano i loro figli a scuola e che hanno molte colpe, tra cui quella di vivere in una roulotte, in un posto isolato, spesso senza acqua ed energia elettrica, come è successo a Torino. Gli immigrati morti in Italia sono indistintamente seppelliti sotto la coltre del cordoglio: il cordoglio della Politica, il cordoglio delle Istituzioni! La stessa politica e le stesse istituzioni che attraverso le “leggi” e le “forze dell’ordine” ogni giorno fermano, minacciano e picchiano molti stranieri, colpevoli anche solo di non avere un documento. Che perpetuano la segregazione nei Centri di Identificazione ed Espulsione. Che speronano e affondano i “barconi”, come è successo nel marzo del 1997, provocando l’annegamento di 108 profughi. Che fanno finta di accogliere i richiedenti asilo politico e in realtà ingrassano l’albergatore di turno. Che fanno coincidere, senza diritto di replica, il licenziamento o l’assenza temporanea di lavoro con l’espulsione dai “sacri confini della patria”, meglio se si è stati tanti anni in Italia, così in un sol colpo si fotte l’integrazione e, soprattutto, i contributi: l’INPS, democraticamente, ringrazia! Se vivessimo in un mondo capovolto in cui si rispettassero i “modi di vivere e di pensare diversi”, purché non lesivi della dignità e della libertà dell’altro; forse la politica e i suoi cani da guardia e di “intrattenimento”, si occuperebbero della realtà. Quella realtà che ci vede faticare a fine mese, che vuole per l’ennesima volta immolare i nostri diritti solo per ingrassare le tasche già straboccanti dei padroni. L’equazione non è immigrato = delinquente ma meno salari, pensioni, servizi e diritti = più milioni di euro investiti in opere mastodontiche inutili, più soldi per le spese militari, più privilegi per i pochi e soliti noti, politici industriali banchieri o faccendieri che siano. Questo dovrebbe portare al gesto inconsulto, al raptus folle. L’unico estintore efficace per spegnere una volta per tutte la nostra rabbia, le nostre frustrazioni il nostro malessere costante è quello di scendere in piazza per autorganizzarsi e lottare senza compromessi contro questa società, il suo finto benessere, le sue istituzioni, il suo sistema economico e soprattutto i suoi strafottuti “confini geopolitici”. Noi siamo specie che razza non è!

 

INIZIATIVA LIBERTARIA

NO TAV news

Dal profilo facebook del gruppo NoTavFVG

NO CIE / L’anomalia gradiscana

da senza frontiere

 

Che il CIE  di Gradisca fosse particolare rispetto agli altri lager lo abbiamo detto più volte negli articoli di questo blog. Due recenti novità non fanno che rafforzare questa convinzione.

Iniziamo dalle novità sulla gestione. E’ quasi un anno infatti che la gestione affidata alla Connecting People viene continuamente prorogata senza che ci si capisca una granchè. Quello che è certo è che in corso una “guerra” all’ultima carta bollata per aggiudicarsi la grossa torta in palio che vede in campo la Connecting People, la Gepsa (il colosso transalpino che aveva vinto in prima istanza la gara d’appalto per la gestione delle due strutture sino al 2014, salvo però vedersi congelare l’aggiudicazione definitiva per alcuni elementi di irregolarità emersi nelle credenziali delle imprese italiane a esso collegate (le romane Cofely Italia e Sinergasia e la siciliana Acquarinto) e la Cooperativa Minerva (il vecchio gestore della struttura). La gestione alla Connecting è stata prorogata fino a fine febbraio, per un totale di un anno di proroga. Non ci risulta che una cambio di gestione in un Cie sia mai stato più sofferto, senza contare che periodicamente vengono fuori problemi legati al ritardo nel pagamento degli stipendi dei dipendenti che lavorano all’interno.

L’altra anomalia è legata all’entrata dei giornalisti. Come forse alcuni sanno è stato reitrodotto il permesso a visitare i CIE per i giornalisti. Questa possibilità è però a discrezione dei prefetti e, guarda caso, il prefetto di Gorizia ha deciso di non far entrare i giornalisti in quello di Gradisca.
Tempo fa ci chiedevamo “cosa nascondono?” dietro quelle mura, oggi ce lo chiediamo con ancora più preoccupazione e rabbia.

OCCUPYGORIZIA: fascisti irritati…buon segno!

Occupygorizia su facebook

 

Dal Messaggero Veneto

20/12/11

«OccupyGorizia fa solo rumore»

 

La protesta dei ragazzi di #OccupyGorizia nel corso dell’ultima seduta del consiglio comunale non è piaciuta ai rappresentanti goriziani della GiovaneItalia, organizzazione giovanile del Pdl, che esprimono il proprio dissenso in un’articolata nota. «L’arroganza di questi studenti, che vogliono imporsi, è palesata dalla condizione che pongono al sindaco Romoli: un incontro – si sottolinea in una nota – al di fuori della sede istituzionale, in una piazza. E poi nelle richieste scritte sottolineano che vogliono sfuggire ai luoghi comuni: non ci sono altro che quelli nel testo presentato in aula», scrivono ancora gli esponenti della GiovaneItalia. «La loro arroganza è palese anche dall’incipit delle proposte scritte, dove si legge “Noi siamo gli studenti e le studentesse di Gorizia”: visto il numero esiguo, è fortemente dubbia questa affermazione. E’ solamente una minoranza rumorosa, che esige spazi pubblici per potere, in teoria, parlare; in pratica: divertirsi, festeggiare, disegnare: la richiesta di un centro sociale, infatti, trapela dovunque nelle tre pagine». «I baldi giovani si lamentano anche del fatto che non possono fare politica attiva: evidentemente – rimarca la GiovaneItalia – ignorano anche il fatto che la politica è alla continua ricerca di forze nuove, che sono presenti tutti i partiti politici a Gorizia e che è sufficiente presentarsi in una delle sedi ed esprimersi. Oppure lo sanno, ma non hanno voglia di prendersi l’impegno di partecipare alle riunioni settimanali ed informarsi prima di parlare». (c.s.)

01/12/11

E in consiglio si fa sentire la protesta dei giovani

 

Una bara di cartone a simboleggiare «una città morta» e uno striscione: «Uno spazio autogestito, senza alcun partito», rimasto affisso lì per tutta la serata. Una ventina di ragazzi dell’Unione degli studenti e del gruppo #OccupyGorizia hanno animato le fasi iniziali dell’ultima seduta del consiglio comunale, chiedendo di esporre le proprie idee e confrontarsi con i componenti della massima assemblea cittadina. A leggere in aula il documento con le istanze dei giovani è stato il consigliere Daniele Orzan (Pd): «La vita quotidiana nella città è segnata da una freddezza e da una chiusura sempre più marcata nei rapporti sociali: Gorizia è una città vecchia – si legge nel documento – in cui si costringono i giovani all’esodo notturno, a causa dell’antischiamazzi, che trasforma il capoluogo isontino in una casa di riposo a cielo aperto». Nel testo della lettera si fa riferimento inoltre a problematiche inerenti al diritto al sapere, alla mobilità urbana, alla libertà d’espressione e al diritto al coinvolgimento nelle scelte politiche. L’aula, su proposta di Livio Bianchini (Sel), ha votato una mozione per consentire l’interruzione dei lavori consiliari e l’audizione dei giovani: la bocciatura della proposta da parte della maggioranza ha scatenato la reazione dei giovani, che dopo aver applaudito ironicamente e urlato «Vergogna!» e «La politica siamo noi», hanno lasciato l’aula. «Sono disponibile al confronto, ma non posso accettare che vengano poste delle condizioni», ha spiegato il sindaco, Ettore Romoli. «Li ho invitati in municipio per parlare, ma hanno rifiutato: non ho motivo di nascondermi», ha aggiunto il primo cittadino. Una delle portavoci del movimento studentesco: «Torneremo in piazza per un’assemblea pubblica, ma faremo una nuova irruzione anche in consiglio comunale, con toni e atteggiamenti forse meno pacati», ha annunciato. (chr.s.)

FERROVIE: la regione multa Trenitalia

Rassegna del 23/12/11

Il Piccolo

Disservizi sui treni La Regione chiede un milione di danni

 

di Marco Ballico La pazienza è finita. E adesso arrivano le sanzioni. Riccardo Riccardi, bacchettata Trenitalia per il mancato rispetto degli accordi, in particolare per le soppressioni, fa un conto molto salato: la compagnia ferroviaria sarà chiamata a pagare «centinaia di migliaia di euro». A quanto filtra, siamo attorno a un milione. La mega-multa è conseguenza di una situazione evidentemente insostenibile. Riccardi, ieri a colloquio con i vertici di Trenitalia Fvg – Mario Pettenella, in procinto di lasciare il servizio, Maria Giaconia, responsabile regionale dall’inizio 2012, e il capodivisione nazionale del Trasporto regionale Francesco Cioffi – non ha nascosto il «disappunto» dell’amministrazione regionale per la qualità del servizio «su rotaia». Il motivo? Alla base dei disservizi indicati dalla Regione in particolare la vetustà dei mezzi impiegati ma anche la necessità di andare a una verifica dal punto di vista organizzativo. Non tanto i ritardi, non la pulizia, che pure a detta dei pendolari continuano a rappresentare criticità, ma soprattutto le soppressioni di treni hanno portato la Regione a fare la faccia cattiva. «Non siamo affatto contenti – ribadisce l’assessore ai Trasporti – anzi, siamo del tutto insoddisfatti. Riteniamo che il servizio non sia del livello che il contratto Regione-Trenitalia ci dovrebbe assicurare». Da qui l’intenzione della Regione di applicare le sanzioni contrattualmente previste: ad oggi, secondo Riccardi, «i conti ci dicono che ammontano ormai ad alcune centinaia di migliaia di euro». Un salasso che si è gonfiato soprattutto negli ultimi mesi, con inconvenienti per l’utenza sempre più numerosi. Nell’ottobre 2010 un analogo confronto si concluse con una discreta pagella per Trenitalia: i treni del Fvg erano due punti e mezzo sopra il limite stabilito dal contratto di servizio per la puntualità e, in prospettiva, più puliti grazie al progetto di sostituzione della tappezzeria di 12mila sedili. Poi però le cose sono precipitate e nel settembre scorso Riccardi definiva «incomprensibili e inaccettabili» il comportamento e gli atteggiamenti dell’Ufficio informazioni alla stazione Fs di Udine e del personale di Trenitalia in merito all’anticipata partenza di un treno regionale. Riccardi comunicò il disappunto via lettera a Pettenella: «Mi aspetto pubbliche scuse e adeguati provvedimenti». Ieri i toni non sono stati troppo diversi. Messi in fila i problemi, l’assessore si è comunque visto assicurare un miglioramento del servizio la prossima primavera quando entreranno i quattro nuovi complessi “Vivalto”, che andranno a sostituire gli obsoleti “Ale 801”, che oggi rappresentano «una vera e propria spina nel fianco» nel servizio ferroviario del Trasporto pubblico locale. Già nei primi mesi del 2013, auspicabilmente tra gennaio e febbraio, dovrebbe essere in linea il nuovo materiale rotabile che è stato finanziato dalla Regione: i mezzi saranno consegnati a metà dicembre 2012 ed entreranno in azione dopo un breve periodo di prova e le indispensabili certificazioni. Riccardi ha infine chiesto a Trenitalia di poter valutare l’introduzione per i treni nazionali che transitano in Fvg di alcune fermate supplementari a Cervignano e Latisana, in quest’ultima stazione almeno nei mesi estivi. La compagnia, intanto, in relazione alla vertenza degli ex lavoratori Servirail Italia e Wagon Lits risultati in esubero a seguito della rimodulazione del servizio notte della società, assume l’impegno di garantire, entro i prossimi 24 mesi, la progressiva ricollocazione ai dipendenti che non hanno trovato occupazione nella prosecuzione dei precedenti appalti relativi ai “servizi notte”. La rimodulazione del “servizio notte”, che ha riguardato anche la nostra regione, si è resa necessaria in considerazione della particolare situazione congiunturale del settore. L’andamento del traffico dei treni notturni, rende noto Trenitalia, ha registrato in questi anni una progressiva e significativa flessione, facendo registrare nel 2011 perdite per oltre 100 milioni di euro.

 

Messaggero Veneto

La Regione multa Trenitalia: insoddisfatti del servizio

 

UDINE «Non siamo affatto contenti. Anzi, siamo del tutto insoddisfatti». Così l’assessore ai Trasporti Riccardo Riccardi ha manifestato il disappunto della Regione per la qualità del servizio di trasporto via treno. Un’insoddisfazione espressa ai vertici di Trenitalia Fvg, al responsabile Mario Pettenella (in procinto di lasciare il servizio), a Maria Giaconia (che sarà responsabile dall’inizio del 2012) e al capo Divisione nazionale del Trasporto regionale, Francesco Cioffi. La Regione, quindi, applicherà alla società le “multe” previste dal contratto con Trenitalia. «La qualità di servizio – ha segnalato l’assessore – soprattutto negli ultimi mesi e nella passate settimane ha registrato numerosi inconvenienti all’utenza. Riteniamo che il servizio non sia del livello che il contratto Regione-Trenitalia ci doveva assicurare e quindi abbiamo deciso di applicare le sanzioni contrattualmente previste: a oggi i conti ammontano ormai ad alcune centinaia di migliaia di euro». Alla base dei disservizi indicati dalla Regione, ha osservato Trenitalia, in particolare la vetustà dei mezzi impiegati ma anche la necessità di andare ad una verifica dal punto di vista organizzativo, è stato concordato. Un miglioramento del servizio è comunque atteso tra aprile e maggio, quando entreranno progressivamente in servizio i quattro nuovi treni “Vivalto”, che andranno a sostituire gli obsoleti “Ale 801”, spina nel fianco del servizio ferroviario. Nei primi mesi del 2013, invece, dovrebbero essere operativi i nuovi treni, finanziati direttamente dalla Regione: i mezzi saranno consegnati a metà dicembre 2012, ma occorrerà un breve periodo di prova e le necessarie certificazioni. Riccardi ha poi chiesto a Trenitalia di valutare l’introduzione per i treni nazionali che transitano in Friuli Vg di alcune fermate supplementari a Cervignano e Latisana, in quest’ultima stazione almeno in estate.

OCCUPYTRIESTE: continua la vertenza sull’Acegas

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Dal Piccolo

VENERDÌ, 23 DICEMBRE 2011

COMUNE, MOZIONE SUGLI STACCHI DI ACEGASAPS

Occupy “spiazza” il Consiglio

Centrosinistra diviso, il centrodestra si riscopre affine agli indignati

Le rivendicazioni di Occupy Trieste danno un nuovo scossone al palazzo. In un colpo solo il centrosinistra si spacca tra forze di lotta (l’ala sinistra) e di governo (baricentro Pd) mentre il centrodestra si riscopre su posizioni affini a quelle dei vituperati “indignati”. Succede tutto nella riunione dei capigruppo del Consiglio comunale di ieri, con all’ordine del giorno anche il ricevimento di una delegazione di due rappresentanti di Occupy, tra cui Luca Tornatore. Il quale presenta un documento sullo scottante tema dello stacco dei consumi di AcegasAps nelle case delle famiglie morose, facendo capire che dopo le proteste a colpi di tenda in piazza, placate dall’impegno di Roberto Cosolini, il Comune avrebbe dovuto muoversi di più proprio su quel fronte. Preso il documento, il centrosinistra Rifondazione esclusa vota, su proposta dipietrista, di continuare la discussione solo dopo aver congedato Tornatore e compagnia. A quel punto, Marino Andolina per la stessa Rifondazione fa proprio quel documento, con la sottoscrizione grillina, adattandolo a mozione urgente da discutere nel Consiglio di oggi. È una carta molto dura, che chiede fra le molteplici cose a sindaco e giunta di entrare in pressing su AcegasAps affinché «le dilazioni di pagamento vengano agganciate a indicatori economici della crisi in questa città e certamente alle posizioni debitorie del ministero dell’Interno e dei grandi debitori, anziché al termine fisso del marzo 2012». Questo perché – sostiene la mozione – «vi sono esposizioni debitorie notevoli nei confronti di AcegasAps da parte del ministero dell’Interno, per le forniture di Prefettura, Questura e carcere, per circa un milione di euro, e da parte di centinaia di “grandi clienti” per varie centinaia di migliaia di euro». La maggioranza però si divide sull’opportunità di affrontarla già oggi in Consiglio. Lo vogliono Rifondazione e Sel (oltre che i grillini) ma non Pd, Idv e le civiche. Il centrodestra si allinea ad Andolina, ma non basta. Il voto ponderale dei capigruppo, anche causa l’assente Lega, finisce 19 a 17 per la non urgenza. «Domani (oggi, ndr) chiederemo sia fatta chiarezza in aula sulla non urgenza dichiarata dal Pd», incalza Franco Bandelli per Un’altra Trieste pregustando la spaccatura dell’altra coalizione. E infatti «i distacchi alle famiglie povere – annota Everest Bertoli dal Pdl – per la sinistra evidentemente sono tema non urgente, da discutere con calma a gennaio». «Quanto si era impegnata a fare – ribatte Giovanni Maria Coloni dal Pd – l’amministrazione ha fatto, stipulando la convenzione con AcegasAps, cosicché si prende già cura di chi ha difficoltà a pagare. Sono chiacchiere strumentali, polemica politica infondata».(pi.ra.)

 

 

OCCUPYTRIESTE: continua la vertenza sull’Acegas

Da Il Piccolo

VENERDÌ, 23 DICEMBRE 2011

COMUNE, MOZIONE SUGLI STACCHI DI ACEGASAPS

Occupy “spiazza” il Consiglio

Centrosinistra diviso, il centrodestra si riscopre affine agli indignati

Le rivendicazioni di Occupy Trieste danno un nuovo scossone al palazzo. In un colpo solo il centrosinistra si spacca tra forze di lotta (l’ala sinistra) e di governo (baricentro Pd) mentre il centrodestra si riscopre su posizioni affini a quelle dei vituperati “indignati”. Succede tutto nella riunione dei capigruppo del Consiglio comunale di ieri, con all’ordine del giorno anche il ricevimento di una delegazione di due rappresentanti di Occupy, tra cui Luca Tornatore. Il quale presenta un documento sullo scottante tema dello stacco dei consumi di AcegasAps nelle case delle famiglie morose, facendo capire che dopo le proteste a colpi di tenda in piazza, placate dall’impegno di Roberto Cosolini, il Comune avrebbe dovuto muoversi di più proprio su quel fronte. Preso il documento, il centrosinistra Rifondazione esclusa vota, su proposta dipietrista, di continuare la discussione solo dopo aver congedato Tornatore e compagnia. A quel punto, Marino Andolina per la stessa Rifondazione fa proprio quel documento, con la sottoscrizione grillina, adattandolo a mozione urgente da discutere nel Consiglio di oggi. È una carta molto dura, che chiede fra le molteplici cose a sindaco e giunta di entrare in pressing su AcegasAps affinché «le dilazioni di pagamento vengano agganciate a indicatori economici della crisi in questa città e certamente alle posizioni debitorie del ministero dell’Interno e dei grandi debitori, anziché al termine fisso del marzo 2012». Questo perché – sostiene la mozione – «vi sono esposizioni debitorie notevoli nei confronti di AcegasAps da parte del ministero dell’Interno, per le forniture di Prefettura, Questura e carcere, per circa un milione di euro, e da parte di centinaia di “grandi clienti” per varie centinaia di migliaia di euro». La maggioranza però si divide sull’opportunità di affrontarla già oggi in Consiglio. Lo vogliono Rifondazione e Sel (oltre che i grillini) ma non Pd, Idv e le civiche. Il centrodestra si allinea ad Andolina, ma non basta. Il voto ponderale dei capigruppo, anche causa l’assente Lega, finisce 19 a 17 per la non urgenza. «Domani (oggi, ndr) chiederemo sia fatta chiarezza in aula sulla non urgenza dichiarata dal Pd», incalza Franco Bandelli per Un’altra Trieste pregustando la spaccatura dell’altra coalizione. E infatti «i distacchi alle famiglie povere – annota Everest Bertoli dal Pdl – per la sinistra evidentemente sono tema non urgente, da discutere con calma a gennaio». «Quanto si era impegnata a fare – ribatte Giovanni Maria Coloni dal Pd – l’amministrazione ha fatto, stipulando la convenzione con AcegasAps, cosicché si prende già cura di chi ha difficoltà a pagare. Sono chiacchiere strumentali, polemica politica infondata».(pi.ra.)

 

 

NO TAV Udine/ Campagna Babbo Notav distribuiti 1500 volantini

Report. Questa forse è stata  la campagna più massiccia No Tav realizzata fin’ora ad Udine.  Due giorni di distribuzione di volantini a due facciate, oltre 1500,  in vari punti della Città con buona visibilità nelle strade affollate, per il Babbo Notav e gli attivisti-volantinatori con la bandiera legata  attorno al collo. Un piccolo inconveniente si è avuto con l’identificazione da parte di una volante della Questura di 4 attivisti No Tav che stavano volantinando, sabato alle ore 18.00 circa, in centro Città. Come è oramai consolidato il volantinaggio è diventato un lavoro psicologicamente duro anche per i dinieghi da parte dei passanti. Comunque considerato che il rifiuto del volantino è un filtro si è poi potuto constatare che pochissimi volantini venivano buttai via. La trovata “nataliza” di babbo Notav pare abbia funzionato bene e sicuramente ha incuriosito verso la lettura del foglietto che la persona si è trovata in mano. C’è anche da rilevare un certo numero di “No grazie, sono si tav”, pochissimi in realtà, però la risposta pronta è un fatto che assume un suo significato. In realtà mancano dati sul grado di conoscenza del problema da parte del “cittadino medio” e quindi dell’orientamento più o meno consapevole qualore esprime effettivamente un opinione. Ribadisco che la lotta No Tav è dura, se vogliamo fare un paragone, molto più dura rispetto all’acqua e al nucleare.

Paolo De Toni

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volantino solo testo

In questa fase, di drammatica crisi economica, più o meno il 90% della popolazione è chiamato a pagare il debito pubblico realizzato negli ultimi decenni dalle caste, dalle lobby, dalle mafie, dalle logge massoniche, dalle consorterie, dalle cricche, cioè da tutti coloro che hanno succhiato i soldi delle tasse dei lavoratori per far crescere senza freni il tornaconto economico di una parte minoritaria della società.  Si creano privilegi, si aumenta il debito pubblico e si fa pagare la crisi a chi non può sottrarsi al sistema di prelievo coercitivo e agli obblighi imposti dalle leggi finanziarie varate dai Governi.

Non entriamo nei dettagli della “rapina istituzionale” del Governo Monti. Qui vogliamo rilevare che se non si capiscono i meccanismi che hanno provocato la voragine del debito, questa spirale perversa non finirà mai e ci porterà alla miseria, anche perché, nell’attuale economia globalizzata, il capitalismo in Europa difficilmente tornerà a “crescere” e, come mostrano i fatti, l’Italia è oramai entrata in una fase recessiva.

Uno dei meccanismi principali che hanno fatto aumentare il nostro debito pubblico è quello delle “Grandi Opere” (quasi sempre inutili) oramai concepite solo per finanziare le lobby più potenti che vogliono accedere all’ordine di grandezza più elevato nel flusso del denaro pubblico. Poi ci sono ovviamente i Politici con i loro stipendi, le loro pensioni, le loro tangenti. Quindi vengono le SpA pubblico-private (in Italia se ne contano circa 20 mila) dove i Consigli di Amministrazione si fanno la paga da soli. Spesso i politici a fine carriera si ritagliano un posto dentro queste SpA che gestiscono i servizi pubblici essenziali, che poi cittadini devono pagare, quali acqua, energia, trasporti, viabilità, rifiuti. Queste società sono a capitale pubblico, ma di diritto privato e mettono in pratica in modo sistematico il famigerato principio “privatizzare gli utili e socializzare le perdite”.

Allora ecco che è arrivato un governo di banchieri e professori-zombie, con un’immagine apparentemente neutrale, ma con lo scopo ben preciso di far pagare la crisi secondo “la legge dei grandi numeri” che consiste nel prelevare il più possibile dalla grande massa della popolazione e toccare il meno possibile i privilegi dei ricchi. Una manovra come quella del Governo di Mafio Monti sapeva farla chiunque anche Michele Zagaria. E’ sempre stato vero, ma oggi lo è più di sempre, il fatto che sono i poveri a mantenere i ricchi.  Oggi come oggi, chi si è arricchito è quantomeno un delinquente; della criminalità organizzata, della casta dei politici, della classe dei pseudo-imprenditori come Berlusconi, Anemone, Don Verzè, nonché delle imprese Edili come l’Impregilo o delle Cooperative come la CMC. Già che ci siamo mettiamoci pure una parolina sul mondo del calcio, dello spettacolo (comici compresi) e dell'”informazione” asservita al potere.

In questo quadro deprimente però va rilevato che il primo premio per le truffe in atto oggi in Italia è quello del TAV (Treno ad Alta Velocità)-Corridoio 5 Lisbona-Kiev, sostenuto “manu militari” da PDL + PD + LEGA che si spartiscono la responsabilità della repressione in Valsusa e dello sperpero di 22 miliardi di euro per la tratta Torino-Lione e di 7,4 miliardi di euro per la tratta Venezia-Trieste di quest’opera ferroviaria inutile; si badi bene che queste sono solo le cifre ufficiali, il costo finale sarà molto più elevato.

Fermare questa truffa del TAV – Corridoio 5 è un dovere ed un interesse di tutti perché raffigura l’operazione più scellerata (assieme al Ponte sullo Stretto)  presente oggi in Italia e che ha solamente il significato di mantenere in piedi un modello politico-economico di rapina nelle tasche della gente e di devastazione ecologica del territorio.

LA SOLIDARIETA’ ARMATA: sulla comunità di sant’Egidio

Da Il Manifesto del 24/12/11

La solidarietà armata

APERTURA – Luca Kocci

 

È toccato al ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi dare l’annuncio, al termine della riunione del consiglio dei ministri di ieri, dell’approvazione del decreto Milleproproghe – ribattezzato Poche proroghe – che contiene, fra l’altro, il rifinanziamento delle missioni militari all’estero delle Forze armate.

Niente da fare, quindi, per le organizzazioni non governative italiane impegnate nella cooperazione allo sviluppo che hanno denunciato con forza i continui tagli ai progetti internazionali di solidarietà da un lato e l’intangibilità degli stanziamenti per le armi e per le missioni militari dall’altro. Il “loro” ministro conferma tutto: nessuna riduzione, le missioni all’estero delle Forze armate continuano.

Del resto non è una novità: Riccardi, ministro ma soprattutto fondatore e principale animatore della Comunità di sant’Egidio – neolaureato honoris causa dall’Università di Friburgo anche per il suo impegno per «il dialogo interreligioso e la pace nell’era della globalizzazione» – da sempre riesce a far convivere solidarietà e armi. Finmeccanica infatti, la prima industria armiera italiana in queste settimane anche al centro di episodi di corruzione che hanno coinvolto i suoi massimi vertici, è da sempre uno dei principali sponsor del progetto Dream (Drug resource enhancement against aids and malnutrition), un programma di prevenzione e cura dell’Aids in Africa, avviato da Sant’Egidio nel 2002 e oggi attivo in Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya, Repubblica di Guinea, Guinea Bissau, Nigeria, Angola, Repubblica Democratica del Congo e Camerun. In Africa quindi – dove è finita la metà degli armamenti italiani esportati nel 2010 – Finmeccanica vende armi; poi, anche grazie a Sant’Egidio, si rifà il trucco finanziando progetti sanitari in quegli stessi territori e può scrivere con orgoglio sulla sua pagina web: «La solidarietà non ha confini. Non geografici, né politici, né religiosi».

Ma non c’è solo Finmeccanica fra gli sponsor ambigui del movimento fondato da Andrea Riccardi: finanziano le attività di Sant’Egidio – tutte benedette e sostenute dalla Conferenza episcopale italiane – Unicredit e Intesa San Paolo, fra le principali “banche armate”, ovvero gli istituti di credito che sostengono l’export di armi italiane e i programmi internazionali di riarmo, come i 131 cacciabombardieri F-35, per cui il nostro Paese spenderà almeno 15 miliardi di euro nei prossimi 15 anni; sempre il programma Dream è sponsorizzato da Farmindustria (la federazione delle aziende farmaceutiche italiane associate a Confindustria) e dalle multinazionali farmaceutiche Glaxo, Boehringer e Merck, tutte aderenti al cartello di 39 società che, anni fa, avviarono una causa contro l’allora presidente del Sudafrica Nelson Mandela che aveva concesso alle aziende locali di produrre farmaci anti-Aids a basso costo aggirando così lo strapotere delle multinazionali che commercializzavano le medicine ad altissimo prezzo; e in passato la Fondazione per la pace di Sant’Egidio è stata finanziata dalla Nestlé, quando la multinazionale era sottoposta ad un boicottaggio internazionale per violazione del codice internazionale di commercializzazione del latte in polvere.

Armi e solidarietà. Anzi solidarietà anche con i soldi delle armi. E poi una bella marcia della pace, come quelle che la Comunità di Sant’Egidio organizzerà in tutta italia l’1 gennaio. A Roma si concluderà a piazza san Pietro, per ascoltare il papa. E Riccardi, c’è da scommettere, sarà in prima fila.