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CIE DI GRADISCA: no a qualsiasi ipotesi di riapertura! (agg.23/12)

cie

Apprendiamo

dal Piccolo

di oggi,

martedì 22

dicembre,

che ci sono

voci insistenti,

provenienti

dal ministero,

di una possibile

riapertura

del lager

di Gradisca

 

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GRADISCA: Commemorazione (+ foto) per Abdelmajid e tutti i morti di CIE

foto Gradisca 12 agosto 2015

gradisca

 

gotizia

 

mortidicie

 

affissione

 

 

Riceviamo e diffondiamo

 

12 agosto 2015:Commemorazione per Abdel Majid El Kodra e tutti i morti di CIE, ex CIE di Gradisca d’Isonzo, ore 21

La notte tra il 12 e il 13 agosto ricorre il secondo anniversario della caduta di Majid, detenuto nel CIE di Gradisca, dal tetto della struttura. Un tentativo di fuga disperata da quell’inferno di botte e lacrimogeni che era il CIE di Gradisca nell’agosto 2013, una caduta che gli causa un coma da cui non si e’ mai risvegliato, spegnendosi il 30 aprile 2014, lontano da casa e dai suoi familiari.

Majid non e’ la prima e purtroppo neanche l’ultima vittima del sistema CIE.

Durante la serata, ripercorreremo la storia delle violenze all’interno del Centro di Gradisca ma anche quella di alcune vittime negli altri CIE italiani, grazie alla presenza di Ottavia Salvador, del progetto Morti di CIE. Sara’ con noi anche Yasmine Accardo, attivista della Campagna LasciateCIEntrare, che ci raccontera’ di come la lotta contro i CIE sia soprattutto una questione di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.

Ricorderemo Majid e tutte le persone morte di CIE in questi anni di detenzione amministrativa dei migranti, di leggi nemiche dell’essere umano, anni di abusi perpetrati nell’impunità totale in quelle “zone franche del diritto” disseminate sul territorio italiano che sono i Centri di Identificazione ed Espulsione. Continuare a ricordare Majid significa portare avanti la lotta contro la detenzione dei migranti e l’impunita’ che caratterizza tutti gli abusi commessi ai loro danni in qualsiasi centro.

Vi aspettiamo davanti all’ex CIE di Gradisca alle ore 21 del 12 agosto.

Tenda per la Pace e i Diritti e Ospiti in arrivo

CIE DI GRADISCA: denunciato poliziotto per violenze

 

Dal Messaggero veneto on line del 29/01/15

Iraniano denuncia agente: mi ha picchiato

Davanti al giudice unico un poliziotto di servizio al Cie accusato di percosse e violenza privatadi Fabio Malacrea

«Mi ha afferrato per la sciarpa che indossavo, mi ha trascinato in una stanza e mi ha colpito con calci, schiaffi e pugni. Non mi sopportava perchè, diceva, che non sapevo nemmeno parlare l’inglese».

Questa, in sintesi, la denuncia presentata da un ospite iraniano del Cie-Cara di Gradisca, richiedente asilo politico, per un episodio dai contorni ancora tutti da delineare risalente al 2011, contro un poliziotto di 43 anni allora in servizio nella struttura di Gradisca d’Isonzo. C’erano stati degli atti di violenza da parte del personale di sorveglianza del tutto gratuiti, secondo il profugo iraniano. E questa accusa gravissima ha portato l’agente, originario del Sud, sul banco degli imputati per abuso d’ufficio, percosse e violenza privata.

Il processo si è aperto ieri in tribunale davanti al giudice unico Nicola Russo che ha ascoltato le testimonianze di parte del personale che si trovava in servizio quel giorno al Cie-Cara.

La posizione dell’agente di polizia, difeso dall’avvocato Massimo Bruno, era già in parte stata alleggerita dall’assoluzione, in sede preliminare, dall’accusa di abuso d’ufficio. E da quanto emerso dalle prime testimonianze non sarebbero emersi elementi tali da suffragare la denuncia.

Davanti al giudice i testimoni hanno infatti negato che l’episodio incriminato si sia davvero verificato, o quanto meno di non avervi assistito. Contestaualmente sarebbe emersa una descrizione del cittadino iraniano corrispondente a tutt’altro che una vittima: l’uomo, secondo quanto emerso in aula, era già stato più volte segnalato per episodi di una certa gravità. Risultava spesso ubriaco e, soprattutto, sarebbe stato sorpreso nel tentativo di introdurre di nascosto un coltello all’interno del Cie-Cara.

Alla luce di queste prime testimonianze, quindi, la vicenda che ha trascinato l’agente davanti al giudice sembrerebbe prendere una piega diversa da quanto la denuncia dell’ospite iraniano lasciava trasparire. Il proseguimento del processo è stato fissato per l’8 aprile prossimo dal giudice Nicola Russo. In quella sede prenderà la parola anche l’avvocato Paolo Marchiori, presidente della Camera penale di Gorizia, che rappresenta la parte lesa e che dovrebbe fornire un ulteriore contributo alla ricostruzione esatta dei fatti.

Ma questa prima udienza, al di là del caso specifico, ha contribuito a dare un quadro alquanto cupo e preoccupante della vita all’interno della struttura di Gradisca d’Isonzo, fatta di violenze, disperazione e sopraffazione. E pure sulla estrema delicatezza delle funzioni esercitate dal personale di sorveglianza costretto sovente ad operare in un clima di tensione, con soggetti dai trascorsi drammatici, difficili da inquadrare nella loro reale personalità, spesso violenti e in grado di creare seri problemi di ordine pubblico all’interno della struttura.

Presente al processo anche l’Avvocatura dello Stato, chiamata a rispondere per responsabilità civile.

 

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 14/11

Dal il piccolo del 14/11/13

Roma sblocca i fondi per gli addetti del Cie

GRADISCA Una piccola boccata d’ossigeno. Il ministero dell’Interno ha sbloccato 600mila euro per il pagamento di parte degli stipendi arretrati ai dipendenti del Cie e del Cara di Gradisca. L’apparente buona notizia per i lavoratori della Connecting People è arrivata ieri mattina, al termine del presidio di protesta con cui dipendenti e liberi professionisti in forza alla coop siciliana che gestisce i due centri immigrati isontini hanno urlato la propria disperazione davanti alla sede della Prefettura di Gorizia. Buona notizia soltanto in apparenza, si diceva: perchè le ombre sul futuro del Cie rimangono tante e perchè sindacati e lavoratori auspicavano una soluzione definitiva al loro problema, e temono si tratti solo dell’ennesima “toppa”. In piazza Vittoria erano presenti circa una quarantina dei 70 dipendenti impiegati al Cie e al Cara: fra loro anche molti cittadini stranieri. Non ricevono gli stipendi da ormai 4 mesi e in alcuni casi – come quelli del personale sanitario – addirittura da sei. Senza contare che, con la chiusura del Cie a tempo indeterminato, molti oltre al danno dei ritardi temono di subire la beffa del licenziamento o del mancato rinnovo del contratto. I manifestanti, che hanno ricevuto la solidarietà degli stessi ospiti richiedenti asilo, erano sostenuti nel presidio dalle segreteria della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil. E, assieme a loro, hanno presentato un documento che invoca un cambio nella modalità dei pagamenti dei salari: non più dal ministero alla Prefettura e da questa alla cooperativa, ma direttamente dal ministero ai dipendenti. La fattibilità della richiesta sarà valutata dal punto di vista legale e amministrativo, ma per il subentro dello Stato nei pagamenti ci vorranno altri mesi.Intanto a non resta che accontentarsi, per ora, delle mensilità arretrate. Da ieri sono certe, anche se non tutte. I 600mila euro, secondo le stime dei sindacati, consentiranno ai dipendenti di ricevere finalmente i salari di luglio, agosto e settembre. E gli altri arretrati? Forse potrebbero arrivare entro Natale. Una soluzione che, chiaramente, lascia l’amaro in bocca ai dipendenti della coop. « Non ci riteniamo soddisfatti dal confronto – hanno affermato i sindacati – perchè il nostro obiettivo era quello di ottenere non solo gli arretrati, ma anche risposte chiare sul futuro dei lavoratori». Risposte, questa volta sul futuro del Cie attualmente “svuotato” in attesa dell’avvio dei lavori, le chiederanno anche i partecipanti alla mobilitazione indetta per sabato da associazioni antirazziste, movimenti e partiti. A manifestare per la chiusura definitiva del centro saranno, tra gli altri, don Luigi Ciotti del gruppo Abele, il segretario del Prc Paolo Ferrero, gli scrittori Massimo Carlotto e Pino Roveredo. Ieri intanto il deputato della Lega, Massimiliano Fedriga, ha “duellato” con il ministro Kyenge sulla questione-Cie nel question time della Camera. «Chiudendo il centro – ha affermato il leghista in aula -, lo Stato si è arreso ai delinquenti. Per questo domenica saremo davanti al Cie a manifestare per la legalità e il rispetto delle regole».

 

NO CIE, NO TAV/ Rassegna stampa + foto

foto no tav 16-11-13

Repubblica 16 nov

No-tav in Valsusa  video

Migliaia in corteo per protestare
contro la Torino-Lione

Mentre in Val Susa

si manifestava contro la TAV

a Gradisca si è colta l’occasione

della manifestazione

(circa 400 partecipanti, più della metà da fuori regione)

contro ogni ipotesi

di riapertura del CIE,

per portare in Piazza

anche le bandiere No Tav

 

 

gradisca-no tav-01 

 

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gradisca-scritta

 Dal Piccolo del 17/11/13

 «Mai più Cie», assalto con torce a Gradisca

di Luigi Murciano GRADISCA Brucia il tetto del Cie di Gradisca. Ma questa volta solo simbolicamente. Un fitto lancio di razzi e fumogeni oltre il “muro della vergogna” – come è stato definito – ha coreograficamente sancito ieri pomeriggio la conclusione della manifestazione antirazzista per la definitiva chiusura del Centro di identificazione ed espulsione per immigrati, decisa dal Viminale. «Il Cie non esiste più, questo lager non deve riaprire. Dei 13 centri italiani ne rimangono attivi solo 5, è il fallimento di una legge criminale come la Bossi-Fini» hanno gridato al microfono i militanti. E già oggi sarà la Lega Nord (attesi i big Calderoli e Salvini) a presidiare l’ex caserma Polonio per chiederne – al contrario – la pronta riapertura ed anzi un potenziamento. «È normale la “sincronia” tra la distruzione della struttura da parte degli “ospiti” del Cie di Gradisca e la parallela campagna mediatica del centrosinistra per la chiusura dei Cie? È normale l’attuale chiusura pur con un settore (la zona blu, ndr) ormai agibile? La verità è che lo Stato si è arreso ai violenti» suona la carica il senatore del Carroccio Mario Pittoni. La mobilitazione dei movimenti pacifisti e della galassia no-global di ieri si è svolta del tutto tranquillamente in una Gradisca blindata. L’iniziativa rientrava in una più ampia rete di manifestazioni in tutta Italia contro le grandi opere, in testa la Tav in Val di Susa. E sul numero di partecipanti è il solito balletto di cifre: un migliaio secondo uno dei leader dei centri sociali del Nordest Luca Tornatore. Poco meno di quattrocento secondo le forze dell’ordine. Di certo hanno raggiunto Gradisca in tanti, anche con pullmann provenienti da Vicenza, Padova e Venezia. Associazioni da sempre in prima linea contro i Cie, come Tenda per la Pace, gli ormai ex “disobbedienti”, associazioni umanitarie e studentesche, di assistenza ai migranti, movimenti anarchici, Legacoop, Rifondazione. Circa un centinaio gli uomini di polizia, carabinieri e guardia di finanza impiegati per l’ordine pubblico. «Sarà una manifestazione molto comunicativa» aveva promesso un altro leader della mobilitazione, l’ex consigliere regionale Alessandro Metz. Il primo coup de theatre poco dopo le 15, quando un militante si issa sulla gru di un cantiere del centro cittadino, a decine di metri d’altezza, e srotola un’enorme striscione con la scritta “No Cie”. Ha il volto mascherato e una tuta bianca, ad attenderlo alla fine del suo blitz ci sono altri compagni camuffati come lui in modo da non consentire l’identificazione. Il corteo percorre viale Trieste in direzione dell’ex caserma, l’asfalto è un’enorme lavagna su cui con la vernice vengono vergati gli slogan: “mai più Cie”, “no more lager”, “nessuno è clandestino”. «Se questo luogo aberrante ha chiuso – commenta Genni Fabrizio, di Tenda per la Pace – lo si deve ai migranti che hanno denunciato gli abusi e reso inagibile la struttura. Ora devono essere scarcerati, evadere da qui è legittima difesa». Sono le 16.35 quando il serpentone giunge infine dinnanzi al centro. Lo spiegamento di forze dell’ordine è imponente. I manifestanti collocano dei pannelli improvvisati sulla carreggiata: «Una mostra fotografica con tutte le nefandezze del Cie». Avrebbero voluto vergare la scritta “Mai più” sul cancello della struttura. “Tanto domani i leghisti lo cancellano”. Devono accontentarsi ancora del “muro della vergogna”, su cui la scritta “mai più” è riportata in tutte le lingue. Ma per francese e arabo, gli idiomi più parlati dai migranti, non sembra esserci spazio. Vogliono ultimare la scritta. «State difendendo l’indifendibile» gridano ai poliziotti. Dopo mezz’ora di trattativa gli agenti arretrano di cinque metri, la scritta è completata. L’ultimo atto è il lancio dei razzi contro il tetto del Cie: «Ce ne andiamo con la certezza che non esiste più». Oggi tocca alla Lega.

da Il Piccolo online 16 novembre 2013

 

“Mai più Cie”: in 400 sfilano a Gradisca

La  manifestazione si è svolta senza incidenti. Lanciati alcuni petardi sul tetto del centro immigrati

 

 

Messaggero Veneto online 16 novembre 2013

Cie di Gradisca, in 200 alla marcia di protesta

Cie di Gradisca, in 200
alla marcia di protesta

Il corteo è organizzato dalle associazioni che si battono contro le grandi opere e per la chiusura in tutta Italia di centri come questo
 
 

 

Servizio del TGRegionale 16 novembre 2013 ore 19.30 (minuto 5.30)

 

il Piccolo 16 novembre 2013

 

Dal corteo pacifista al presidio della Lega Alta tensione al Cie

Sabato e domenica manifestazioni contrapposte all’ex Polonio Polizia in allerta. Il sindaco di Gradisca: «Niente allarmi»

 

di Luigi Murciano

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GRADISCA. Le lunghe giornate del Cie. Due manifestazioni di segno opposto in 48 ore sono destinate a riaccendere i riflettori della politica nazionale sulla discussa struttura per immigrati di Gradisca, recentemente sospesa a tempo indeterminato dal Viminale. La prima mobilitazione, in programma questo pomeriggio, è indetta da un vasto spettro di movimenti antirazziste, associazioni pacifiste, rete no global, partiti politici. Obiettivo: una chiusura che da temporanea diventi definitiva.

Neanche 24 ore dopo, sarà invece la Lega Nord a manifestare davanti all’ex Polonio. «Diamo una pennellata di legalità» lo slogan scelto per chiedere – al contrario – non solo la riapertura del centro di identificazione ed espulsione, ma un suo rafforzamento. E allo scopo il Carroccio schiera molti big: certa la presenza dell’ex ministro Roberto Calderoli e del candidato alla segreteria nazionale Matteo Salvini, così come del capogruppo al Senato Massimo Bitonci e del parlamentare Massimiliano Fedriga. In extremis potrebbero giungere a Gradisca addirittura qualcuno dei governatori regionali targati Carroccio: Roberto Maroni, Roberto Cota e Luca Zaia. In poche ore si incroceranno dunque a Gradisca due modi molto diversi, inconciliabili, di intendere il fenomeno-immigrazione. Anche per questo è massima l’attenzione delle forze dell’ordine.

La protesta dei No Cie

Il corteo, che si ritroverà nel piazzale dei giardini di Gradisca alle 14.30 per poi percorrere viale Trieste e raggiungere il Cie, si inserisce in una mobilitazione più ampia a livello nazionale (“No Grandi Opere”), che al Nord avrà due fronti di protesta: la battaglia no-Tav in Val di Susa e, per l’appunto, il Cie di Gradisca. All’appello hanno aderito nomi noti della cultura e della politica – tra cui don Luigi Ciotti, Paolo Ferrero di Rifonfazione, lo scrittore Massimo Carlotto -, e associazioni come Tenda per la Pace, Legacoop, LasciateCientrare e tanti altri. Realtà che chiedono la non riapertura dei centri “azzerati” come quello di Gradisca e la soppressione di quelli ancora aperti; ma anche «la scarcerazione degli immigrati che ne hanno provocato la chiusura».

«L’inutile, costoso e disumano sistema-Cie sta collassando – si legge nell’appello dei movimenti -. Uno alla volta hanno chiuso Crotone, Bologna, Modena, Gradisca e ormai è chiuso anche Milano. Al governo chiediamo coraggio: prenda atto che i tempi bui della detenzione amministrativa e della violazione dei diritti umani sono finiti. E non devono tornare mai più».

Il presidio della Lega

«Chiudendo il Cie, lo Stato si è arreso ai violenti» è invece la tesi di partenza del Carroccio, che ieri ha presentato a Gorizia l’iniziativa in programma domenica. «È irresponsabile chi, come il ministro Kyenge, vuole rimettere in libertà persone in attesa di espulsione per avere commesso gravi reati. La sinistra – attaccano i padani – gioca sull’ambiguità confondendo i clandestini del Cie con i migranti del vicino centro d’accoglienza. La Bossi-Fini non va smantellata, casomai rafforzata per permettere allo Stato e alle forze dell’ordine, cui va la nostra solidarietà, di fare rispettare la legalità. Ma questo non basta. Ue e Onu non possono lasciare l’Italia da sola. Un ministro serio come Maroni – è stato affermato – aveva avviato accordi bilaterali con i Paesi d’origine e gli sbarchi si erano ridotti sensibilmente. Bisogna contrastare il fenomeno alla radice ed evitare stragi come quella di Lampedusa. Ma i delinquenti che hanno devastato il Cie sono un’altra cosa».

La posizione del sindaco

Il Comune formalmente non aderisce alla manifestazione odierna, pur sposandone i contenuti. «L’obiettivo è lo stesso: chiudere il Cie. Sono certo – spiega il sindaco Franco Tommasini – che il concetto sarà espresso in maniera assolutamente pacifica, come è sempre successo anche in passato».

16 novembre 2013

CIE DI GRADISCA: il sindaco contrario all’ampliamento del CARA

Una dichiarazione di buon senso da parte del comune: non si può cedere al ricatto o CIE o CARA. Occorre contrastare qualsiasi ipotesi di riapertura del CIE e contemporaneamente di allargamento del CARA sostenendo invece le esperienze di accoglienza diffuse sul territorio slegate da logiche di accentramento proprie dei CARA.

 

 

Dal piccolo del 19/11/13

Il sindaco: sono contrario all’ampliamento del Cara

GRADISCA Il Cie di Gradisca d’Isonzo potrebbe anche essere assorbito dall’attuale Cara, aumentando dunque la capienza del centro per richiedenti asilo e al contempo chiudendo il centro di identificazione ed espulsione. Solo un’ipotesi, quella circolante sin dai giorni della chiusura dell’ex Polonio, e trapelata da ambienti vicini alla Prefettura. Ma è un’ipotesi che il ministero dell’Interno starebbe prendendo in considerazione. Proverà a saperne di più questa mattina l’onorevole Giorgio Brandolin, che nel suo ruolo di vicepresidente del comitato parlamentare di controllo sull’accordo di Schengen (presieduto dall’on.Laura Ravetto) oggi alle 11 parteciperà all’audizione con il prefetto Angela Pria, responsabile del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Viminale. Per la riconversione del Cie in Cara negli ultimi tempi hanno spinto parecchio in sede politica sia il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani, che il governatore del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani. «Siamo pronti a un confronto con il governo per trovare delle alternative dopo la chiusura del centro e una proposta che mi pare sensata – ha dichiarato Serracchiani – è quella di risistemare gli spazi del Cie e allargare il Cara, una struttura importante sul territorio che ha un percorso diverso, che puo’ essere utile a rispondere alle esigenze dell’immigrazione». Secondo le indiscrezioni, i lavori che saranno effettuati sul centro di trattenimento per stranieri irregolari lascerebbero aperta la porta a un'”umanizzazione” della struttura. Via gabbie e camere di parcellizzazione, dunque, nell’ottica di ospitare un domani non piu’ soggetti ritenuti “pericolosi” ma profughi che richiedono protezione umanitaria. Liberi, come noto, di circolare sul territorio. Persone che hanno bisogno di risposte concrete, a livello sociale, scolastico, lavorativo, di orientamento. Per tale motivo l’ipotesi – riconversione passata l’iniziale soddisfazione per lo stop al tanto discusso Cie – lascia ora con il fiato sospeso l’amministrazione comunale della cittadina isontina. Il timore è quello di fare conti con una beffa: vedere aumentata la capienza del secondo centro immigrati significherebbe fare i conti con una realtà difficilmente sostenibile per un piccolo comune di 6mila anime. «Una riconversione del Cie in Cara? Noi non se sappiamo nulla – assicura il sindaco della Fortezza, Franco Tommasini – ma francamente non ci sognamo neppure di prendere in considerazione un’ipotesi del genere. Una cosa deve essere chiara: potessimo decidere noi, saremmo per la chiusura di entrambe le strutture – prosegue il primo cittadino -. Siamo un piccolo Comune che già sta facendo molti sforzi per l’integrazione e la convivenza dei rifugiati – scandisce -, con progetti unici in Italia. Ma se le presenze dovessero raddoppiare o triplicare per noi diventerebbe molto complicato convivere con questa realtà. Gradisca ha già dato molto, non deve essere lasciata sola in questa fase delicata in cui si sta prendendo una decisione». Una risposta a distanza, quella del sindaco, anche al consigliere comunale di minoranza Ballaben (Lega Nord) che nel corso del suo intervento alla manifestazione del Carroccio davanti all’ex Polonio di domenica aveva chiamato l’amministrazione a prendere posizione: «Giunta e consiglio comunale sono contrari non solo al Cie ma anche al Cara: non vogliono nessuna struttura sul territorio, ma non lo possono dire apertamente per ragioni di opportunità politica», aveva affermato Ballaben.

 

Dal piccolo del 20/11/13

Brandolin: non esiste l’ipotesi di riconversione del Cie in Cara

 
GRADISCA “Al momento non c’è alcuna indicazione che il Cie di Gradisca possa essere ricovertito in Cara”. Ad affermarlo è l’on. Giorgio Brandolin, che ieria – nel suo ruolo di vicepresidente del Comitato parlamentare di controllo sull’accordo di Schengen – ha incontrato a Roma il “super-prefetto” Angela Pria, responsabile del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione del Viminale. “A mia esplicita domanda, il prefetto ha affermato che attualmente l’unico provvedimento riguardante il Cie è la sua risistemazione – spiega Brandolin -: e l’ex Polonio sarà ristrutturata come Cie. Per la conclusione dei lavori ci vorranno alcuni mesi e solo al termine dell’intervento sarà presa una decisione sulla riapertura, anche sulla base di un’eventuale crescita del fabbisogno di posti per il trattenimento dei clandestini nel resto del Paese. L’ipotesi di riconversione in Cara? Al momento non sembra avere alcun fondamento, e chi ha proposto questa soluzione – attacca il parlamentare – forse non ha ben presente di cosa stiamo parlando. La preoccupazione del sindaco Tommasini è più che legittima, Gradisca ha già dato molto e non potrebbe fare fronte nè per dimensioni, nè per risorse, nè per strutture a un ampliamento del vicino centro per richiedenti asilo”. Brandolin insomma si smarca decisamente dalla posizione di alcuni compagni di partito: per la riconversione del Cie in Cara negli ultimi tempi avevano spinto parecchio in sede politica sia il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani, sia la presidente della Regione Debora Serracchiani. Intanto un altro big del Pd, Giuseppe Civati, ha visitato l’ex Polonio accompagnato dai consiglieri regionali Silvana Cremaschi e Enzo Martines, dall’assessore comunale gradiscano Linda Tomasinsig, dal segretario cittadino del Pd Marco Zanolla e dall’associazione ”Tenda per la Pace”. Civati ha definito la struttura “Un pollaio per esseri umani ‘la cosa piu’ vicina ad un campo di concentramento che abbia mai visto. La Bossi Fini – ha commentato – va abolita subito: condanna centinaia di migliaia di innocenti alla clandestinita’; un mare magnum di dolore nel quale i delinquenti si mimetizzano”. Oggi, infine, i dipendenti dei due centri immigrati si ritrovano in assemblea per i ritardi nell’erogazione degli stipendi: l’iter per il subentro del Ministero a Connecting (che non salderà la mensilita’ di luglio come inizialmente prospettato) nel pagamento dei salari potrebbe non essere così rapido e indolore come ipotizzato. Luigi Murciano

CIE DI GRADISCA: arrivate le denunce per il 17 agosto

Da Il Piccolo del 23 novembre 2013

Cie di Gradisca Nove “no global” rinviati a giudizio

 

GRADISCA Nove attivisti “no global” sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale di Gorizia per le manifestazioni contro il Cie di Gradisca avvenute nell’agosto scorso. Sono imputati di interruzione di pubblico servizio e imbrattamento in concorso tra loro e per la violazione delle prescrizioni dell’autorità di pubblica sicurezza. La denuncia è avvenuta dopo un’attenta e rapida attività investigativa condotta su vasta scala dalla Digos della Questura di Gorizia per alcuni episodi avvenuti durante la manifestazione svoltasi a Gradisca d’Isonzo il 17 agosto scorso, organizzata dall’associazione “Ya Basta” per chiedere la chiusura del Centro di identificazione ed espulsione. Durante la manifestazione veniva interrotta la viabilità sulla via Udine (strada regionale 305) per circa due ore. Veniva poi imbrattato il manto stradale ed il muro di cinta della struttura ospitante il centro immigrati con scritte inneggianti alla libertà e alla chiusura del Cie. La Procura della Repubblica, al termine dell’indagine, ha chiesto il rinvio a giudizio per alcuni attivisti antagonisti e anarchici, provenienti da varie località del Triveneto. Il gup ne ha poi disposto il rinvio a giudizio pr nove di di questi tutti appartenenti ai centri sociali del Nord-est, anche locali, e anarchici friulani, alcuni dei quali con precedenti penali specifici in materia di ordine pubblico. Erano circa 200 i partecipanti alla manifestazione organizzata ad agosto dalla galassia di associazioni antirazziste provenienti da tutta la regione e dal vicino Veneto. Tutti a chiedere la chiusura del Cie, mentre sui tetti della struttura gradiscana erano saliti una trentina di immigrati che dal giorno precedente avevano inscenato una delle tante proteste che hanno caratterizzato questo 2013. Attualmente il Cie gradiscano è chiuso dopo l’ultima protesta che ha portato ad un ulteriore danneggiamento dei locali tanto da renderli inagibili. Gli immigrati, una cinquantina, sono stati trasferiti al Cie di Trapani, mentre una decina sono stati rimpatriati.

CIE DI GRADISCA: resterà un lager?

Da Il Piccolo del 30 novembre 2013

Il Cie di Gradisca resterà un centro di detenzione

Sarà ristrutturato e verrà destinato agli stranieri in attesa di espulsione Un documento del Comune boccia l’ipotesi di ampliamento del vicino Cara

di Luigi Murciano

 

GRADISCA. Non sono ancora iniziati i lavori di ristrutturazione del Cie di Gradisca devastato dalle rivolte. Una certezza già sembra esserci: il centro di identificazione ed espulsione della cittadina isontina rimane destinato sempre alla detenzione amministrativa di stranieri in attesa di espulsione. E, dunque, sarà ristrutturato con tutti i dispositivi di sicurezza del caso: camere di parcellizzazione, sbarre, offendicula. Viene meno non solo la prospettiva della non riapertura, invocata da Regione, Comune e associazioni umanitarie, ma anche quella della riconversione del Cie ad altre funzioni come quella di accoglienza. Il concetto è emerso a margine di un incontro fra i funzionari della Prefettura di Gorizia ed i sindacati dei lavoratori di Cie e Cara (il secondo centro di Gradisca, quello di accoglienza per richiedenti asilo). Sul tavolo c’era la questione degli stipendi arretrati: ormai cinque le mensilità dovute dall’ente gestore, la coop siciliana Connecting People, alla settantina di dipendenti delle due strutture. L’incontro con il viceprefetto vicario Gloria Allegretto, al quale hanno preso parte le sigle Cgil, Fiscat, Confcooperative ed i rappresentanti delle cooperative Connecting People, Luoghi Comuni ed Itc, si è risolto con buone prospettive per i lavoratori. Connecting People ha infatti consegnato alla Prefettura i cedolini paga dei mesi non retribuiti: un passaggio fondamentale perchè grazie a questa documentazione e alle tabelle ministeriali la Prefettura manterrà l’impegno preso di pagare direttamente le mensilità inevase. Lo farà nella percentuale dell’80% come primo acconto, riservandosi di effettuare una sorta di conguaglio a saldo, non appena effettuati i conteggi attraverso il Dpl. L’intento è riuscirci entro la fine dell’anno, dal momento che la Tesoreria chiude il 20 dicembre, direttamente sui conti bancari di ogni singolo dipendente. Al contempo è stato firmato l’accordo per la Cassa Integrazione in deroga per tutti i dipendenti di Connecting People dal primo al 31 dicembre, con la prospettiva di chiederla nuovamente per i primi mesi del 2014. Con un ordine del giorno il Comune di Gradisca d’Isonzo ha chiesto che il centro non venga più riaperto dopo lo sgombero per inagibilità, e che sia convertito a struttura da destinare alla collettività. «Altri Cie – spiega l’assessore al welfare – sono stati chiusi per gli stessi motivi di quello di Gradisca e c’è una diffusa consapevolezza politica che la normativa italiana sull’immigrazione non ha funzionato e va modificata radicalmente». Con il documento approvato giovedi il Comune chiede inoltre che il vicino Cara non venga ampliato, il timore dell’amministrazione è infatti di vedere triplicato l’impatto dei richiedenti asilo – come noto liberi di circolare e bisognosi di risposte sul territorio – su un comune di appena 6mila anime: nell’eventualità di riconversione del Cie in Cara da 150 diverrebbero 400.


da Il Piccolo del 1 dicembre 2013

incontro in prefettura

Dipendenti Cie, stipendi in arrivo

Firmata anche la cassa integrazione per i primi mesi del 2014

GRADISCA. Spiragli positivi e la speranza di un Natale tranquillo per i dipendenti della Connecting People impiegati nel centro immigrati di Gradisca. La prospettiva è emersa da un incontro fra i funzionari della Prefettura e i sindacati dei lavoratori di Cie e Cara. Sul tavolo c’era la questione degli stipendi arretrati: ormai cinque le mensilità dovute dall’ente gestore, la coop siciliana Connecting People, alla settantina di dipendenti. L’incontro con il viceprefetto vicario Gloria Allegretto, al quale hanno preso parte le sigle Cgil, Fiscat, Confcooperative e i rappresentanti felle cooperative Connecting People, Luoghi Comuni ed Itc, si è risolto con buone prospettive per i lavoratori. Connecting People ha infatti consegnato alla Prefettura i cedolini paga dei mesi non retribuiti: un passaggio fondamentale perché grazie a questa documentazione e alle tabelle ministeriali la Prefettura manterrà l’impegno preso di pagare direttamente le mensilità inevase. Lo farà nella percentuale dell’80% come primo acconto, riservandosi di effettuare una sorta di conguaglio a saldo, non appena effettuati i conteggi attraverso il Dpl. L’intento è riuscirci entro la fine dell’anno, dal momento che la Tesoreria chiude il 20 dicembre, direttamente sui conti bancari di ogni singolo dipendente. Al contempo è stato firmato l’accordo per la Cassa Integrazione in deroga per tutti i dipendenti del Consorzio Connecting People dal primo al 31 dicembre, con la prospettiva di chiederla nuovamente per i primi mesi del 2014.

CIE DI GRADISCA: il governo prende tempo sui CIE

da Il Piccolo del 03 dicembre 2013

Sel e Lega incalzano sul Cie. Ma il governo prende tempo

 
GRADISCA Alla fine è stato un nulla di fatto. Sulla situazione dei Cie, compreso quello di Gradisca, il governo si è riservato di rispondere più avanti. E dire che quella di ieri avrebbe dovuto essere una giornata importante sul fronte dell’immigrazione: alla Camera era in programma la presentazione delle mozioni che riguardano i Centri identificazione ed espulsione e, più in generale, l’attuale apparato normativo sui migranti. I deputati hanno potuto presentare le proprie riflessioni, ma le mozioni saranno discusse e votate successivamente. Fra queste quella del Sel, intervenuto con due parlamentari: l’onorevole friulana Serena Pellegrino e Nicola Fratoianni, che si sono espressi per il totale superamento della Bossi-Fini. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il collega Paolo Beni (Pd), mentre a difendere l’attuale normativa e più in generale i Cie è stato Cristian Invernizzi, deputato della Lega Nord. Nel suo intervento, Pellegrino ha ricordato la situazione del centro di Gradisca. «In questi mesi – ha affermato – ho potuto verificare la situazione drammatica e insostenibile dei Cie, gironi infernali della dignità umana: la dimostrazione del fallimento normativo, organizzativo e gestionale della politica dell’immigrazione in Italia. La detenzione amministrativa è un limbo giuridico che non risolve il problema dell’identificazione e dei rimpatri. Vanno agevolate – ha proseguito – le procedure di identificazione durante il periodo di detenzione in carcere. I Cie sono un limbo caratterizzato dalla negazione dei diritti, anche fondamentali, nel quale i trattenuti vivono sino a 18 mesi dopo avere già scontato una pena in carcere, a volte senza che siano rispettate le minime norme igienico-sanitarie. Le misure di sicurezza messe in atto dalle prefetture per evitare le fughe raggiungono livelli inammissibili». (l.m.)

CIE DI GRADISCA: il governo studia la riapertura

da Il Piccolo del 7 dicembre  2013

 

Roma studia la riapertura del Cie di Gradisca

 

GRADISCA Il governo non intende rinunciare ai Cie, strutture ritenute ancora necessarie per l’identificazione dei clandestini, ma ritiene che «possano essere riviste alcune modalità di funzionamento per assicurare condizioni di maggiore vivibilità e nel rispetto dei tempi strettamente funzionali all’identificazione». È quanto si legge nella risposta scritta del sottosegretario Domenico Manzione all’interrogazione presentata dal deputato Aris Prodani dopo i gravi disordini verificatisi un mese fa al Cie di Gradisca. Il sottosegretario, dopo aver ricordato la decisione di svuotare il centro reso inagibile, ha sottolineato che è ancora in corso da parte della Prefettura la perizia per quantificare i danni. Il governo comunque riconosce che vanno rivisti alcuni criteri di gestione dei Cie a partire dagli appalti. Le gare d’asta, sostiene Manzione, dovranno essere modulate in base al numero delle presenze e anche riducendo il numero dei servizi. Ma anche sugli immigrati da inviare ai Cie il governo intende apportare delle modifiche. «Ulteriori iniziative – afferma Manzione – saranno attentamente valutate come la necessità di rafforzare già in carcere l’espletamento delle procedure di identificazione, poichè il numero di persone che entrano nei Cie e che hanno già scontato la pena è elevatissimo». Sulla durata della permanenza nei Cie, la cui durata massima oggi è di 18 mesi, l’esponente del governo sostiene che «è necessario un percorso normativo di più ampio respiro, che richiede un sostanziale contributo parlamentare considerata la particolarità della materia, che incide sul delicato equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali delle persone». (fra.fem.)