CIE DI GRADISCA: denunciato poliziotto per violenze

 

Dal Messaggero veneto on line del 29/01/15

Iraniano denuncia agente: mi ha picchiato

Davanti al giudice unico un poliziotto di servizio al Cie accusato di percosse e violenza privatadi Fabio Malacrea

«Mi ha afferrato per la sciarpa che indossavo, mi ha trascinato in una stanza e mi ha colpito con calci, schiaffi e pugni. Non mi sopportava perchè, diceva, che non sapevo nemmeno parlare l’inglese».

Questa, in sintesi, la denuncia presentata da un ospite iraniano del Cie-Cara di Gradisca, richiedente asilo politico, per un episodio dai contorni ancora tutti da delineare risalente al 2011, contro un poliziotto di 43 anni allora in servizio nella struttura di Gradisca d’Isonzo. C’erano stati degli atti di violenza da parte del personale di sorveglianza del tutto gratuiti, secondo il profugo iraniano. E questa accusa gravissima ha portato l’agente, originario del Sud, sul banco degli imputati per abuso d’ufficio, percosse e violenza privata.

Il processo si è aperto ieri in tribunale davanti al giudice unico Nicola Russo che ha ascoltato le testimonianze di parte del personale che si trovava in servizio quel giorno al Cie-Cara.

La posizione dell’agente di polizia, difeso dall’avvocato Massimo Bruno, era già in parte stata alleggerita dall’assoluzione, in sede preliminare, dall’accusa di abuso d’ufficio. E da quanto emerso dalle prime testimonianze non sarebbero emersi elementi tali da suffragare la denuncia.

Davanti al giudice i testimoni hanno infatti negato che l’episodio incriminato si sia davvero verificato, o quanto meno di non avervi assistito. Contestaualmente sarebbe emersa una descrizione del cittadino iraniano corrispondente a tutt’altro che una vittima: l’uomo, secondo quanto emerso in aula, era già stato più volte segnalato per episodi di una certa gravità. Risultava spesso ubriaco e, soprattutto, sarebbe stato sorpreso nel tentativo di introdurre di nascosto un coltello all’interno del Cie-Cara.

Alla luce di queste prime testimonianze, quindi, la vicenda che ha trascinato l’agente davanti al giudice sembrerebbe prendere una piega diversa da quanto la denuncia dell’ospite iraniano lasciava trasparire. Il proseguimento del processo è stato fissato per l’8 aprile prossimo dal giudice Nicola Russo. In quella sede prenderà la parola anche l’avvocato Paolo Marchiori, presidente della Camera penale di Gorizia, che rappresenta la parte lesa e che dovrebbe fornire un ulteriore contributo alla ricostruzione esatta dei fatti.

Ma questa prima udienza, al di là del caso specifico, ha contribuito a dare un quadro alquanto cupo e preoccupante della vita all’interno della struttura di Gradisca d’Isonzo, fatta di violenze, disperazione e sopraffazione. E pure sulla estrema delicatezza delle funzioni esercitate dal personale di sorveglianza costretto sovente ad operare in un clima di tensione, con soggetti dai trascorsi drammatici, difficili da inquadrare nella loro reale personalità, spesso violenti e in grado di creare seri problemi di ordine pubblico all’interno della struttura.

Presente al processo anche l’Avvocatura dello Stato, chiamata a rispondere per responsabilità civile.