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CIE DI GRADISCA: la camera congela la questione cie

da Il Piccolo dell’ 11 dicembre 2013

La Camera congela la questione Cie Gradisca in stand by

di Luigi Murciano GRADISCA Superamento dei Cie, alla Camera passa la linea del Pd per la messa in discussione del reato di clandestinità. «Il sistema dei Cie è un sistema fallimentare che non ha arrecato alcun risultato concreto in tema di immigrazione. Ha prodotto, invece, un costo altissimo sul piano umano e dei diritti delle persone e ha offerto dell’Italia l’immagine di un Paese incapace di gestire un problema come questo che deve, certo, essere posto con autorevolezza in Europa ma che necessita, subito, di soluzioni politiche razionali che non rispondano a logiche di parte o di propaganda politica» è la posizione di Sandra Zampa, deputata Pd e prima firmataria della mozione approvata lunedi alla Camera. «Sono i dati dello stesso ministero della Giustizia – prosegue l’esponente del Pd – a dirci che nel periodo in cui il reato di clandestinità non esisteva, i rimpatri erano più numerosi. Non possiamo più tollerare questo sistema fallimentare, bisogna ricorrere in modo sistematico ai rimpatri assistiti e trasformare i Cie in luoghi non di detenzione, ma di accoglienza». Sospende il giudizio, invece, la parlamentare friulana Serena Pellegrino: la mozione del Sel per la chiusura dei centri, infatti, non è stata approvata, eppure è stata votata dagli stessi primi firmatari dell’altra mozione, approvata dalla maggioranza. «La mozione di Sinistra ecologia e libertà che propugnava la chiusura del Cie di Gradisca e di tutte le analoghe strutture del territorio purtroppo non è passata all’esame della Camera: l’indirizzo accolto è quello proposto dalla maggioranza, sulla base della mozione presentata dagli onorevoli Sandra Zampa (Pd) e Mario Marazziti (Scelta Civica)». Pellegrino sottolinea come «un forte segnale di condivisione della nostra impostazione è giunto nel momento in cui proprio i colleghi Zampa e Marazziti hanno votato a favore della linea sostenuta da Sel. E non sono stati i soli». Intanto sul fronte degli stipendi arretrati maturati dai lavoratori di Cie e Cara di Gradisca, la Prefettura sta mantenendo l’impegno preso di pagare direttamente le mensilità inevase. Ne danno notizia, con soddisfazione, le rappresentanze sindacali. L’accordo prevede che la Prefettura eroghi gli arretrati nella percentuale dell’80% come primo acconto, riservandosi di effettuare una sorta di conguaglio a saldo, non appena effettuati i conteggi attraverso il Dpl. L’intento è riuscirci entro la fine dell’anno, dal momento che la Tesoreria chiude il 20 dicembre, direttamente sui conti bancari di ogni singolo dipendente. Al contempo è stato firmato l’accordo per la cassa integrazione in deroga per tutti i dipendenti del Consorzio Connecting People sino al 31 dicembre, con la prospettiva di chiederla nuovamente per i primi mesi del 2014.

CIE DI GRADISCA: continuano le indagini per truffa contro la Connecting People

dal Piccolo del 18/12/13

Fatture gonfiate al Cie isontino Il gip ha disposto altre indagini

GRADISCA Nuova puntata del “caso” Cie-Prefettura. La Procura della Repubblica di Gorizia ha disposto ulteriori accertamenti sui conteggi delle presenze degli ospiti e sulle spese di gestione del centro immigrati di Gradisca. Una decisione presa dal pm Michele Martorelli in seguito alla memoria difensiva presentata dagli avvocati Alberto Tarlao ed Enrico Agostinis – difensori di gran parte dei vertici della Connecting people, la cooperativa che gestisce Cie e Caraa -, che sostengono come siano stati corretti i conteggi effettuati dall’ente gestore. Il supplemento di indagine è stato affidato dal pubblico ministero alla Finanza, che ha depositato nei giorni scorsi la sua relazione. E proprio per poter esaminare questi nuovi dati, che stando ad alcune indiscrezioni confuterebbero quelli della difesa, i legali hanno chiesto e ottenuto un nuovo rinvio dell’udienza preliminare. Il gup Rossella Miele ha così disposto un nuovo appuntamento per il prossimo 14 gennaio. I vertici della Connecting people sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa dello Stato e a inadempienze di pubbliche forniture. Secondo il capo di accusa, infatti, nelle fatture inviate alla Prefettura sarebbero stato indicato un numero maggiore di ospiti di quelli effettivamente presenti nelle due strutture gradiscane, per una truffa complessiva di quasi 1,5 milioni di euro. Nella vicenda sono implicati anche il viceprefetto vicario Gloria Sandra Allegretto e il ragioniere capo della Prefettura Telesio Colafati, imputati di falsità materiale e ideologica in atti pubblici per non aver verificato la congruità delle fatture presentate e di averle vistate autorizzandone il pagamento. Il periodo preso in esame nell’indagine va dal marzo 2008 al dicembre 2011, i tre anni in cui la Connecting people ha gestito il centro immigrati di via Udine. La Connecting people continua a gestire Cie e Cara dopo che la gara di appalto dello scorso anno non era stata aggiudicata per un vizio formale che aveva escluso la vincitrice, una cordata di imprese guidata dalla francese Gepsa. (fra. fem.)

Immigrazione, a Gradisca altri 60 arrivi al centro d’accoglienza

dal Messaggero Veneto del 18 dicembre 2013

Immigrazione, a Gradisca altri 60 arrivi al centro d’accoglienza

Sono arrivati nella notte da Lampedusa.  Situazione di sovraffollamento, si muove la Caritas

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GRADISCA. Sessanta immigrati di origine eritrea, richiedenti asilo politico, sono arrivati nella notte da Lampedusa al Cara di Gradisca d’Isonzo.

Criticità nel centro isontino, che accoglie ora quasi 200 immigrati, con una situazione di sovraffollamento che rende difficile l’attività degli operatori della cooperativa che gestisce la struttura.

Per garantire agli immigrati generi di prima necessità si è mossa anche la Caritas diocesana.

Gli invisibili di Gradisca che sognano il Cara e dormono sotto i ponti

La Tenda per la pace sta raccogliendo coperte vestiti e cose utili per il freddo da donare ai migranti che attualmente vivono sull’Isonzo. Chi può/vuole collaborare lo faccia sapere o li porti direttamente nella sede dell’associazione a Staranzano in piazza dante 4, sopra al negozio equo e solidale di Benkadì.
Per contatti scrivete a tendapace@gmail.com

 

Aggiornamento del 21/12/2013

Da ieri i richiedenti asilo sono stati alloggiati momentaneamente in un albergo, nel frattempo si continua a lavorare per la creazione una struttura provvisoria di accoglienza. Al momento non raccogliamo più vestiti, coperte, etc.
Grazie a tutti coloro che si sono mobilitati

 

 

da Il Piccolo del 20 dicembre 2013 pagina 21 – Gorizia-Monfalcone

 

Gli invisibili di Gradisca che sognano il Cara e dormono sotto i ponti

Viaggio tra i bivacchi delle decine di immigrati mediorientali per i quali non c’è posto neanche negli spazi dell’ex Polonio

GRADISCA Dormono all’addiaccio sotto i ponti, nei parchi, nelle campagne. Non trovano un posto né al Cara, il centro per richiedenti asilo politico, né al Cda (la struttura di accoglienza per gli immigrati sbarcati sulle coste siciliane) e neppure nel dormitorio della Caritas: perchè tutte queste strutture, ormai, sono strapiene. Tecnicamente non sono neppure clandestini, per cui – quand’anche fosse riaperto -, non potrebbero finire nemmeno al vicino Cie. Sono gli “invisibili” di Gradisca, immigrati che per un motivo o per l’altro si trovano in una sorta di limbo legislativo e sociale di difficile soluzione. Ad appena due passi dal Centro della discordia (oggetto di continue polemiche politiche), c’è il volto nascosto dell’immigrazione. Da mesi questi profughi in sovrannumero (per lo più afghani e pakistani, ma ultimamente anche siriani) non hanno una destinazione. Aspettano di iniziare le pratiche per la domanda di asilo. Ma sino ad allora, senza grandi somme di denaro e con le strutture esaurite, non sanno dove andare. Altri hanno trascorso il tempo massimo di permanenza nel Cara e sono lasciati al loro destino. E allora si sistemano alla bell’è meglio: in tanti hanno dormito e dormono tuttora, nel gelo dell’inverno, sotto il ponte che unisce Gradisca e Sagrado. Altri passano la notte nei parchi di Gorizia, altri ancora negli edifici abbandonati (gettonatissime le ex caserme), e in aperta campagna. Le persone senza mèta né sistemazione sarebbero addirittura una quarantina. Una vera e propria emergenza dal punto di vista umanitario, sanitario e sociale: da mesi non si contano più le segnalazioni di cittadini che denunciano sporcizia e degrado, e invocano anche più sicurezza. E la tensione cresce. Le istituzioni nelle ultime ore sembrano avere trovato per la verità una prima soluzione, grazie anche all’intervento del deputato Pd Giorgio Brandolin. «Come vicepresidente della commissione Schengen – spiega – ho parlato di questi immigrati in sovrannumero con il prefetto del Viminale Angela Pria, che ha dato mandato alla Prefettura di trovare per loro una sistemazione alternativa al Cara, prevedendo anche adeguate risorse per le spese». Saranno sistemati in alcuni alberghi della zona. «Stiamo incrociando i dati della Questura, della Caritas e in nostro possesso – spiega l’assessore al welfare di Gradisca, Linda Tomasinsig – per da capire chi sono gli “invisibili”, e quanti di loro abbiano fissato un’udienza per l’asilo o l’ingresso nel circuito dello Sprar». Intanto resta l’accampamento che i profughi hanno realizzato con legno e nylon a due passi dall’Isonzo, vicino al ponte di Sagrado. Un bivacco che ricorda una favela. Alcuni migranti dormono avvolti fra due, tre coperte per sfidare il gelo della notte. Pare di capire siano arrivati dopo un viaggio interminabile attraverso Turchia, Grecia, i Balcani. Uno di loro dice di essere stato un’ufficiale dell’esercito afghano. «Ho dormito qui per mesi, ora sono al Cara, ma prima o dopo spero ce la facciano ad entrare anche loro» ci dice in un inglese stentato indicandoci le persone accampate sotto il ponte. Poco distante altri ragazzi ammazzano il tempo facendo attività fisica: improbabili gare di lancio del disco, lanciando le pietre del fiume, e sollevamento pesi, con dei rudimentali bilancieri. C’è chi si scalda col fuoco, chi pesca e chi si fa la barba. La popolazione locale, però, non gradisce, denunciando la sporcizia, il degrado e il senso di insicurezza. Ma anche i rischi legati a un falò acceso abusivamente o di un innalzamento del livello dell’Isonzo. E c’è persino chi, su Facebook, si augura che questi invisibili “brucino” o “vengano portati via dal fiume”. E poco importa, evidentemente, che molti di loro abbiano diritto alla protezione umanitaria. Una protezione – ricorda il direttore della Caritas diocesana, don Paolo Zuttion, il primo a lanciare l’allarme dopo la chiusura del centro di accoglienza “San Giuseppe” e l’affollamento al dormitorio “Faidutti” – che va assicurata al più presto. «È un’emergenza di tutto il territorio – afferma -, non possiamo essere lasciati soli».

CIE= LAGER/ Sabato 11 e Domenica 12 gennaio Presentazioni libro

Presentazioni del libro

“CIE e complicità delle organizzazioni umanitarie”

ed sensibili alle foglie

 

Sabato, 11. Gennaio 2014 ore 17.00

S.GIORGIO DI NOGARO (LOC. GALLI) nello spazio del Gjai

Domenica 12 gennaio 2014 ore 17.30

TRIESTE in via del Bosco 52/a al Gruppo Anarchico Germinal

 
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Descrizione

 

In Italia, in tredici Centri di Identificazione ed Espulsione sono recluse oggi migliaia di persone – nel 2012, 7.012 uomini e 932 donne – che hanno la sola colpa di essere migranti. Miliardi di euro vengono spesi per trattenere queste persone e poi espellerle, verso i Paesi dai quali erano faticosamente e onerosamente partite. Molti di questi soldi pubblici finiscono nelle tasche delle organizzazioni “umanitarie” che hanno accettato di gestire i CIE, ben sapendo che i dispositivi fondamentali sui quali questi non-luoghi sono costruiti sono gli stessi che hanno caratterizzato i campi di internamento storici, compresi i lager nazisti. Le frequenti manifestazioni di disagio dei reclusi nei Centri non lasciano dubbio alcuno sulle condizioni di vita al loro interno. E, d’altra parte, chiudere in gabbia delle persone che si spostano nel mondo non sembra in ogni caso una risposta accettabile. Questo libro vuole aprire una riflessione seria e non ideologica sull’istituzione CIE e invita ciascuno di noi a confrontarsi con la propria personale responsabilità riguardo alla loro esistenza.

 

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Davide Cadeddu (1974), educatore, insegnante e formatore. Vive a Torino, dove, negli ultimi 16 anni, ha promosso e coordinato progetti socioeducativi e formativi nell’ambito del lavoro di strada, delle tossicodipendenze, dell’aggregazione giovanile, dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo politico; ha lavorato nella formazione professionale con giovani e adulti. Attualmente lavora come educatore in una comunità per minori. Ha dato vita all’Associazione Onda Urbana e al progetto “Tana Libera Tutti”, nel quartiere torinese di Porta Palazzo.

SAN GIORGIO DI NOGARO e TRIESTE/ Conferenze dibattito sui CIE

Presentazioni del libro “CIE e complicità delle organizzazioni umanitarie” di Davide Cadeddu, ed.Sensibili alle Foglie.

Sabato 11 Gennaio a S.Giorgio di Nogaro  Report: una cinquantina di persone ha partecipato all’iniziativa, molto ben riuscita

 

Domenica 12 Gennaio a Trieste Report: buona riuscita del dibattito anche a Trieste e ottima vendita libri.

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CIE DI GRADISCA: rassegna stampa 11 e 15 gennaio

Da Il Piccolo del 15 gennaio 2014

Gestione del Cie di Gradisca, terzo rinvio per l’udienza

GORIZIA Terzo rinvio al tribunale di Gorizia dell’udienza preliminare sul caso Cie-Prefettura. Dopo una prima volta a ottobre per il deposito di una memoria difensiva e una seconda nel dicembre scorso per un supplemento di indagine da parte della Procura, ieri il rinvio è dovuto all’astensione degli avvocati. Se ne riparlerà il prossimo 11 febbraio. I vertici della Connecting people, la cooperativa che da quasi sei anni gestisce il Cie e il Cara di Gradisca, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa dello Stato e a inadempienze di pubbliche forniture. Secondo il capo di accusa, infatti, nelle fatture inviate alla Prefettura sarebbe stato indicato un numero maggiore di ospiti di quelli effettivamente presenti nelle due strutture gradiscane, per una truffa complessiva di quasi 1,5 milioni di euro. Nella vicenda sono implicati anche il viceprefetto vicario Gloria Sandra Allegretto e il ragioniere capo della Prefettura Telesio Colafati, imputati di falsità materiale e ideologica in atti pubblici per non aver verificato la congruità delle fatture presentate e di averle vistate autorizzandone il pagamento. Alla Connecting people si imputa anche presunte irregolarità nelle dichiarazioni relative alle forniture di materiali per l’assistenza alla persona: indumenti, servizio mensa, schede telefoniche e medicinali. Il periodo preso in esame nell’indagine va dal marzo 2008 al dicembre 2011, i tre anni in cui la Connecting people ha gestito il centro immigrati di via Udine. I legali della Connecting people contestano nella memoria difensiva i dati emersi nell’indagine della Procura sostenendo che i conteggi effettuati dall’ente gestore sono corretti. E proprio su questa memoria che il pm Michele Martorelli ha disposto un supplemento di indagini affidato sempre alla Guardia di finanza. (fra. fem.)

 

 

11 gennaio 2014         

Sanitari del Cara senza stipendio da aprile

di Luigi Murciano GRADISCA «Siamo noi i veri invisibili». Mentre il Comune di Gradisca ufficializza per il 24 gennaio l’arrivo in città del ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge – che forse visiterà Cie e Cara, ma sicuramente incontrerà le istituzioni del territorio -, torna ad esplodere la grana degli stipendi arretrati dei lavoratori del Cara. Grana che pareva in parte risolta per quanto riguarda i dipendenti della Connecting People (a dicembre, grazie all’intervento di Prefettura e sindacati, gli operatori del Cie ancora chiuso e del parallelo Centro richiedenti asilo hanno ottenuto l’80% degli arretrati), ma che non vede ancora un lieto fine per quanto riguarda i liberi professionisti in forza alle due strutture. Si tratta di una quarantina di lavoratori del gruppo legale e sanitario (medici e infermieri): collaboratori a partita Iva che non vedono pagate le fatture emesse per le proprie prestazioni sin da aprile del 2013 se non da molto prima. Delle 40 persone che si sono alternate al Cara, soltanto 4-5 restano oggi a garantire esponsabilmente il servizio, coprendo turni massacranti. In questi giorni si stanno susseguendo incontri in Prefettura per tentare di sbloccare la situazione, ma la vicenda sembra lontana dall’epilogo. E i collaboratori che in questi mesi hanno lavorato gratis sono allo stremo. «Per far ottenere gli arretrati ai dipendenti, si è giustamente mobilitato mezzo mondo, mentre il nostro problema sembra non importare a nessuno – fanno sapere -: né all’ente gestore che prende continuamente tempo, né alla Prefettura che ci ha scaricati». Secondo la Prefettura in caso di mancato pagamento da parte dell’ente gestore, lo Stato può sostituirsi alla cooperativa e garantire la retribuzione al solo personale dipendente. «Ma le nostre mansioni sono le stesse – si legge in una nota -. Siamo lavoratori di serie B? Le nostre famiglie non meritano la stessa tutela? O forse siamo pedine in un gioco continuo di ripicche e screzi tra Connecting e Prefettura? I soldi per accogliere in hotel i 50 richiedenti asilo che dormivano in strada sono stati trovati nel giro di 24 ore. Allora siamo noi i veri “invisibili”, persone che hanno sempre messo il massimo impegno per aiutare i profughi scappati dalle violenze e dalle ingiustizie del proprio Paese. Ma ora siamo noi le persone in difficoltà. Dov’è lo Stato?». I pochi sanitari rimasti minacciano uno sciopero bianco ad oltranza se non saranno riconosciuti i loro diritti, garantendo quindi solo assistenza di primo soccorso. Le visite mediche d’ingresso agli ospiti, che provengono da Paesi ove insistono malattie endemiche, potrebbero diventare dunque sommarie. Nei giorni scorsi un dipendente del Cara, originario dello Sri Lanka, avrebbe tentato il suicidio sul posto di lavoro ingerendo degli psicofarmaci. Avrebbe lasciato un messaggio denunciando la sua disperazione per non avere più un soldo e non potere ricongiungersi con i familiari. È stato ricoverato all’ospedale.

 

CIE DI GRADISCA: Manconi insiste sull’allargamento del CARA

Dal Piccolo del 20/01/14

Manconi: «Aiuto ai profughi anche negli spazi dell?ex Cie»

 

di Luigi Murciano GRADISCA «Il Cara di Gradisca è una struttura che va ampliata in virtù del numero di persone che sta attualmente ospitando, e che è destinato a crescere ulteriormente». Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, non ha dubbi. Secondo il senatore Pd, che lo ha visitato nella mattinata di ieri, il Centro per richiedenti asilo della cittadina isontina andrebbe potenziato per poter operare al meglio. Magari riconvertendo in Cara, questa l’opinione di Manconi, l’altro centro gradiscano: ovvero il Cie, il centro di espulsione per clandestini attualmente in ristrutturazione dopo le rivolte dei mesi scorsi. «Il Cie va chiuso in quanto luogo ove i diritti umani sono sospesi o addirittura calpestati – ha affermato il parlamentare – come del resto avevamo appurato in una recente visita. Ma la realtà del Cara è ben diversa. È una struttura che assolve ad un compito fondamentale previsto dalla nostra Costituzione: quello di fornire assistenza alle persone in attesa di asilo politico e protezione internazionale perchè perseguitate o fuggite dalla guerra. E va aiutato a svolgere la sua funzione al meglio. La chiusura del Cie, che noi vogliamo, potrebbe lasciare eventuali spazi ad un ampliamento del Cara». Posizione netta, quella di Manconi, che assicura di non essere il solo a vederla in questo modo. «Questa mia ipotesi è condivisa anche dal presidente della Regione Friuli Venezia Giulia e da tante associazioni che si occupano di studi sulle problematiche dell’immigrazione». Meno entusiasta di queste parole il Comune di Gradisca, che nelle scorse settimane aveva messo nero su bianco la sua contrarietà alla riapertura del Cie, ma anche all’ampliamento del Cara. I numeri non sarebbero più gestibili dal territorio, che a queste persone (libere di circolare) non riuscirebbe più a garantire risposte sociali, tantomeno senza risorse. «Sappiamo dell’ostilità degli enti locali a questa ipotesi, così come siamo consapevoli che a livello centrale si vuole riaprire il Cie. Ma la commissione ha il dovere di presentare le proprie riflessioni». Di certo, come ha appurato ieri Manconi nel corso della sua visita fiume (ben 4 ore) accompagnato dalla direttrice Cardella e dai funzionari della Prefettura, il Cara di Gradisca è una struttura complessa. Lo sanno bene i dipendenti, che svolgono responsabilmente un lavoro delicatissimo nonostante continui ritardi nell’erogazione degli stipendi. Manconi li ha incontrati. Attendono le mensilita’ di novembre, dicembre, la tredicesima e un 20% di pregressi. Sono stremati, chiedono tempistiche certe. Il nuovo contratto di appalto è stato depositato alla Corte dei Conti e questo dovrebbe finalmente riportare tutto alla normalità. «Anche il cambio della guardia alla guida della Prefettura dovrebbe aprire un nuovo capitolo in questo senso» afferma Manconi. Di certo il Cara negli ultimi mesi è cambiato. La sua capienza è stata portata dai 138 posti standard a 204 per consentire l’apertura di una sezione Cda, ovvero di accoglienza per i profughi sbarcati sulle coste siciliane. Attualmente gli ospiti del Cara/Cda sono 176, ma il turnover nella sezione di accoglienza è continuo. Il bisogno di spazi è effettivo. Attualmente non vi sono all’ex Polonio né minori né nuclei familiari. «Se ci fossero – spiegano dalla direzione – troveremmo qualche difficoltà ad organizzarci con gli spazi». L’80% di quanti approda al Cda invece rimane per poche ore: poi si volatilizza perchè non ha interesse a chiedere protezione al nostro Paese ma mira al Nord Europa. Lo Stato lascia fare, ma il ricambio è costante. Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, Eritrea, Mali, Senegal, Ghana, Nigeria i Paesi piu’ rappresentati. Per i richiedenti asilo in media la permanenza al Cara dura 120 giorni. C’è assistenza sanitaria, psicologica, mediazione culturale, orientamento legale. Esistono una ludoteca e luoghi dedicati al culto. «Contrariamente ad altri centri – conferma Manconi – l’opinione degli ospiti sui servizi è buona. Ma il governo dovrebbe investire maggiori risorse sul diritto all’asilo e sull’integrazione di queste persone. I tempi di attesa per entrare nel circuito Sprar sono lunghi, ma qualcosa si sta muovendo».

Gradisca: Tommasini contro Kyenge, no al maxi Cara

da Il Piccolo del 27 gennaio 2014

Gradisca contro Kyenge, no al maxi Cara

Il sindaco boccia l’ampliamento del centro di accoglienza degli immigrati richiedenti asilo “approvato” dal ministro

 

GRADISCA. Cecile Kyenge lascia il Friuli Venezia Giulia esprimendo parere positivo alla proposta di ampliare il Cara per scongiurare la riapertura del Cie e impegnandosi a sensibilizzare il governo. Risultato? Gradisca ora trema. E gli amministratori locali, all’indomani della visita del ministro dell’Integrazione a Udine e Pordenone, non nascondono l’amarezza e le perplessità: «Ancora una volta si decide sulla nostra testa».

L’ampliamento del Cara, il centro di accoglienza dei richiedenti asilo dove vengono inviati e ospitati gli stranieri richiedenti asilo privi di documenti di riconoscimento per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato, non trova favorevole solo Kyenge. Il presidente della Commissione straordinaria per la Tutela dei diritti umani, Luigi Manconi, ha già espresso un parere positivo. E la stessa presidente della Regione, Debora Serracchiani, non è affatto contraria. Ma è evidente che il via libera del ministro dell’Integrazione pesa, eccome, tanto più che a Gradisca è ancora cocente la delusione per il mancato incontro con Kyenge.

Il sindaco Tommasini, sia chiaro, ricorre ancora alla democrazia nei confronti del ministro: «Capisco le sue ragioni, ma lei avrà capito le nostre: un confronto così aperto e delicato non poteva essere svolto di notte». Ma, facendo capire tutta la sua irritazione per la questione del Cara, se la prende più genericamente con i politici: «Siamo francamente delusi da tutti quei professionisti della politica che sembrano avere soluzioni in tasca per le problematiche di Gradisca senza neppure conoscerne la realtà. In prima linea ci siamo noi, cittadini e amministratori: su Cie e Cara non si può continuare a decidere sulla nostra testa come avvenuto negli ultimi quindici anni».

E l’amministrazione comunale non ha dubbi che l’ampliamento del Cara non può e non deve essere l’unica soluzione per scongiurare la riapertura del vicino Cie, il centro di identificazione ed espulsione deputato per legge al trattenimento degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati appunto all’espulsione. «Non solo non è una soluzione ma per la città rischia di essere un boomerang. Non abbiamo numeri né risorse per andare oltre il modello di accoglienza che già applichiamo» spiega Tommasini. Subito dopo si rivolege a Serracchiani: «Siamo sicuri che una volta risolte le problematiche del Pordenonese ci dedicherà la giusta attenzione. Il governatore aveva condiviso la nostra posizione espressa anche in un ordine del giorno: su Cie e Cara si gioca il futuro del territorio provinciale».

Se la posizione di Kyenge e Manconi dovesse trovare concretezza, dall’ex Polonio un domani sparirebbero gabbie e camere di parcellizzazione nell’ottica di ospitare non più soggetti ritenuti “pericolosi” ma profughi che richiedono protezione umanitaria. Persone libere di circolare sul territorio e bisognose di risposte concrete, a livello sociale, scolastico, lavorativo, di orientamento. Proprio per tale motivo l’ipotesi di ampliamento del Cara lascia con il fiato sospeso l’amministrazione comunale della cittadina isontina. Attualmente, con poco meno di 200 ospiti, la situazione è tutto sommato ben gestita. Ma che succederebbe con un aumento della capienza? «Un maxi-Cara sarebbe una realtà difficilmente sostenibile per un piccolo comune di semila anime, che già sta facendo molti sforzi per l’integrazione e la convivenza dei rifugiati con progetti unici in Italia. Ma se le presenze dovessero raddoppiare o triplicare per noi diventerebbe molto complicato convivere con questa realtà. Gradisca ha già dato molto, non deve essere lasciata sola in questa fase delicata in cui si sta prendendo una decisione» conclude il sindaco. Anche il locale Pd aveva già definito «miope e sbagliata» la soluzione di ampliare il Cara sfruttando gli spazi del Cie ora chiuso per restauro.


Articoli precedenti

da Il Piccolo del 25 gennaio 2014

Kyenge a Serracchiani: «Sì all’ampliamento del Cara di Gradisca»

Il ministro a Udine dopo la mancata visita alla struttura isontina: «Invierò una lettera in tal senso al governo». La governatrice del Fvg: «Importante che il Cie invece non riapra più»

 

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«Mi farò carico di inviare una lettera al Consiglio dei ministri al rientro dalla mia visita per proporre l’ampliamento del Cara di Gradisca. Altri territori mi hanno chiesto un’analoga trasformazione dei Cara in centri di accoglienza per rispondere alle esigenze e concordo del tutto su questa opportunità». Lo ha affermato il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge nel corso dell’incontro avuto a Udine con la presidente della Regione Debora Serracchiani. Il ministro avrebbe dovuto visitare Gradisca ieri sera ma la tappa è saltata (tra il disappunto degli amministratori locali) a causa di “ritardi istituzionali”.

Serracchiani ha ricordato che la legge per l’immigrazione ha avuto un «percorso travagliato» in Friuli Venezia Giulia. «La giunta Illy aveva approvato una norma molto partecipata, uno dei primi esempi in Italia di creazione di una rete di volontariato – ha spiegato – la giunta di centrodestra l’ha abrogata e ora ci troviamo nella situazione di doverla riscrivere con una certa sollecitudine, tenendo conto delle mutate condizioni che si sono verificate in questi anni».

Netta la posizione della Regione su Cie e Cara di Gradisca. «Ho chiesto con forza di non riaprire il Cie – ha affermato Serracchiani – perchè non ci sono le condizioni minime di sicurezza e di vivibilità. Concordiamo con la proposta del senatore Manconi di ampliare il Cara, una struttura che funziona ma che è diventata di ridotte dimensioni per le attuali esigenze».

«Attendo quindi – ha aggiunto – dal Consiglio dei ministri un parere in merito visto che, vigente la legge Bossi-Fini, la decisione spetta al presidente, di concerto con il ministro dell’Interno». Il ministro Kyenge si è poi informato dello stato delle politiche giovanili. «Il Friuli Venezia Giulia sarà la prima regione italiana a sperimentare Garanzia Giovani», ha fatto sapere Serracchiani riferendosi alla misura introdotta dal governo Letta per favorire l’inserimento dei giovani dai 15 ai 24 anni nel mondo del lavoro.

 

da Il Piccolo del 24 gennaio 2014

Kyenge in ritardo, niente visita a Gradisca

Il ministro dell’Integrazione in Fvg, ma arriverà a notte fonda. Salta la tappa al Cara e al Cie. Sabato sarà a Udine e a Pordenone: attese manifestazioni sia pro sia contro

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GRADISCA. Delusione a Gradisca per la mancata visita del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge. Una visita molto attesa (dal 2006 ad oggi nessun ministro della Repubblica aveva mai visitato ufficialmente il Cie/Cara della cittadina isontina) che purtroppo, a causa di una serie di ritardi, è stata annullata tra le proteste degli amministratori locali. «Lo scopo della mia presenza in Fvg – aveva spiegato nei giorni scorsi il ministro – è di visitare tutti i centri di questo tipo in Italia. Lo faccio dal primo giorno della mia nomina. Mi renderò conto di persona della situazione, degli aspetti che hanno attinenza con la mia delega». Queste le intenzioni. Invece impegni istituzionali hanno fatto rivedere il programma e a saltare è stata proprio la visita al Cara / Cie di Gradisca, l’incontro con i parlamentari del Fvg e con la governatrice Serracchiani..

Il tour del ministro si limiterà dunque allo sbarco a Ronchi intorno alle 23. Poi il trasferimento al centro “Balducci” di Zugliano per trascorrervi la notte. Sabato Kyenge è attesa alle 9 in castello a Udine con il meeting “Prospettive di inclusione in Comune”. Il pomeriggio sarà dedicato alla visita a Pordenone. Previste manifestazioni sia pro sia contro, con la blindatura dei luoghi dove transiterà e sosterà il ministro.

Pure la Caritas chiede la chiusura dei CIE

Se anche un’organizzazione ipermoderata, istituzionale e diretta emanazione della chiesa dice che i CIE vanno chiusi è un altro segno che sistema CIE è alla frutta…

 

Dal Piccolo del 31/01/14

La Caritas affonda i Cie «Sono inutili e dannosi» 

ROMA I numeri dell’immigrazione in Italia restano costanti con circa 5 milioni di stranieri tra regolari e irregolari. In Friuli Venezia Giulia sono 102.568, provengono soprattutto da Romania, Albania, Kosovo, Serbia e Montenegro, rappresentano l’8,4% della popolazione. La fotografia del fenomeno che ci restituisce il Rapporto 2013 di Caritas e Migrantes assomiglia a quella dell’anno scorso ma si arricchisce di considerazioni e proposte. E quella più tagliente riguarda i Cie, che secondo le due organizzazioni della galassia episcopale vanno chiusi perchè inutili, inefficaci e costosi. Il Rapporto, presentato ieri a Roma alla presenza di Cècile Kyenge e Luigi Manconi, conferma dunque che il fenomeno migratorio continua ma non aumenta: la crescita degli immigrati per i ricongiungimenti e le nuove nascite è stata quasi annullata dai rientri e dalle partenze per altre destinazioni. Le famiglie dei migranti hanno dovuto fronteggiare la crisi economica in posizioni di svantaggio: il reddito mediano degli immigrati è solo il 56% di quello degli italiani e un quarto degli stranieri è incapace di pagare con puntualità affitti e bollette contro il 10,5% e l’8,3% degli italiani. Particolarmente grave, poi, il problema abitativo: una criticità tre volte superiore rispetto agli autoctoni. E se gli stranieri residenti nel Mezzogiorno sono più poveri di quelli del Centronord, in compenso al Sud è più contenuta la distanza tra le condizioni del disagio dei migranti e dei nativi. Quanto alla disoccupazione, il rapporto sottolinea che mentre per gli italiani il fenomeno colpisce soprattutto i più giovani, per gli stranieri colpisce soprattutto il capofamiglia. Una contraddizione riguarda la tipologia del lavoro: mentre la domanda riservata agli stranieri si contrae, in ambiti come i servizi alla persona invece l’occupazione continua a crescere. Dal punto di vista religioso, se si contano solo 6 moschee in senso stretto, 36 templi sikh e 335 parrocchie ortodosse, su tutto il territorio nazionale sono presenti templi sikh e buddisti, sale di preghiera musulmane, chiese neo-pentacostali e altro. In un anno sono aumentati del 16% le acquisizioni di cittadinanza e il rapporto segnala anche la crescente presenza di alunni con cittadinanza straniera che sono nati in Italia, bambini e ragazzi che in molti casi non hanno mai visitato il Paese di origine dei loro genitori: sono ormai quasi il 50%. Il problema della riforma della legge sulla cittadinanza è stato citato dal ministro Kyenge, che ha assicurato che «le prossime settimane saranno decisive» perchè si è riusciti a mettere il provvedimento nell’agenda parlamentare subito dopo la legge elettorale. Un capitolo a sè viene riservato ai Cie. «Luoghi di insicurezza più che di sicurezza sociale dei migranti e che pertanto vanno chiusi» ha sottolineato il direttore generale di Migrantes Gian Carlo Perego.