PORDENONE: un saluto a pugno chiuso per Mario

Un saluto a pugno chiuso per Mario

 

Se n’è andato Mario Bettoli, partigiano, compagno e amico. Per chi a Pordenone fa attivismo politico a difesa dei più deboli per un futuro di libertà ed eguaglianza è stato inevitabile incrociare Mario che, fin da giovanissimo, si è speso contro gli orrori del fascismo e ha cercato poi per vie istituzionali, come deputato, consigliere e sindaco, di cambiare in meglio le cose.

Da anarchici e libertari pur non condividendo parte delle sue scelte politiche il rispetto, la stima e la simpatia non sono mai venute meno. Dotato di un carattere forte e deciso ricordiamo la sua generosità e onestà proprio nei confronti di chi aveva altre idee, sempre disponibile a mettere a disposizione la “casa del popolo” di Torre di Pordenone, simbolo di quel quartiere antifascista che dalle barricate ha saputo regalarci l’orgoglio di appartenere a questa storia collettiva che è anche la nostra storia.

 

Ed è proprio da presidente della Casa del Popolo, negli ultimi anni screditata come “baracca” dagli eredi di quel ventennio infausto, che vogliamo ricordarlo: presente, attento, disponibile, sincero e antifascista fino alla fine. Un abbraccio alla sua famiglia.

 

Ciao Mario, ci mancherai!

 


 

Circolo Libertario E. Zapata, Iniziativa Libertaria Pordenone

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TRIESTE: nuove denunce

da il piccolo

GIOVEDÌ, 29 NOVEMBRE 2012

Assalto alla Prefettura, 15 indagati

Arrivata in Procura la relazione sugli scontri del 14 novembre tra i più esagitati del corteo studentesco e la polizia

IL PERSONAGGIO

Tornatore già nel mirino degli inquirenti

A Luca Tornatore viene contestato dal pm Federico Frezza di aver organizzato il corteo che il 29 febbraio scorso ha seguito, o meglio “inseguito”, dal Municipio al museo Revoltella l’amministratore delegato di Ferrovie italiane Mauro Moretti. Una manifestazione tragicomica con qualche decina di attivisti No Tav che nella circostanza erano riusciti a mettere sotto scacco polizia, carabinieri e vigili urbani, costringendo gli uomini in divisa a un lungo girotondo attorno al museo in cui erano “assediati” Mauro Moretti, il sindaco Roberto Cosolini e l’assessore regionale ai trasporti Riccardo Riccardi. «Non vogliamo l’isolamento ferroviario di Trieste, sosteniamo che esiste un collegamento tra la truffa della Tav e il depotenziamento drastico della linee locali dedicate ai pendolari», avevano detto nell’occasione. Nei giorni scorsi il ricercatore universitario indagato per aver organizzato una manifestazione non autorizzata è stato perquisito. Al suo posto di lavoro all’interno dell’Osservatorio astronomico si sono presentati gli agenti della Digos e della Polizia postale. Gli agenti hanno clonato il disco rigido della memoria del computer che appartiene al ricercatore per poterlo leggere con calma. Dai cassetti della sua scrivania sono emersi i quaderni: c’erano appunti di lavoro ma anche qualche poesia. Altri investigatori si sono contemporaneamente presentati nell’abitazione in cui Tornatore vive con la moglie e i due suoi bambini, altri ancora a Venezia nella casa di famiglia.

 

di Corrado Barbacini Quindici indagati per i disordini verificatisi nella manifestazione studentesca del 14 novembre che hanno avuto il culmine nel parapiglia davanti alla Prefettura con scontri tra gli studenti e le forze dell’ordine e con il lancio di carote, uova e bottiglie. L’informativa della Digos è stata inviata nei giorni scorsi alla procura. Nelle quattro pagine riassuntive vengono evidenziati gli episodi ritenuti più gravi. Ci sono riferimenti anche ai danneggiamenti e agli imbrattamenti di edifici avvenuti appunto con il lancio di uova. Episodi che sono stati descritti come veri e propri assalti al Palazzo del governo. A causa dei quali un poliziotto è rimasto ferito a una gamba ed è dovuto, quel giorno stesso, ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso. Tra i nomi degli indagati della manifestazione studentesca figurano quelli anche quelli di Alessandro Metz e Luca Tornatore. Il primo ex consigiere regionale dei Verdi, il secondo, ricercatore universitario, per anni portavoce degli studenti. Ambedue erano in prima linea. Allegate all’informativa sono le relazioni di servizio scritte dai responsabili dei vari reparti di polizia e carabinieri presenti quella mattina nell’area tra piazza Unità e l’hotel Savoia. Ma anche un rilevante numero di fotografie che erano state scattate da poliziotti in borghese durante gli scontri. In pratica per identificare le persone ritenute reponsabili degli assalti e delle aggressioni, gli investigatori della Digos sono partiti proprio dalle immagini fotografice e dai filmati. Le quali poi sono state integrate, appunto, sia dalle relazioni di servizio che dalle testimonianze acquisite dagli investigatori nei giorni successivi agli scontri. I circa 1.200 studenti (ma a sfilare c’erano anche insegnanti e genitori) si erano dati appuntamento alle 9.30 del mattino in piazza Goldoni. Unione degli studenti, Autogestito scoordinato studentesco, No Tav, Arcigay, Germinal, Spazi Sociali Venezia Giulia, Casa delle Culture, Cobas, tutti ad alimentare il lungo serpentone che fino alle 14 aveva mandato in tilt il traffico cittadino. Erano stati urlati slogan contro i tagli alla scuola, la precarietà degli edifici scolastici. Ma alcuni partecipanti avevano agganciato caschi da motociclista alla cintura. Un dettaglio, questo, che aveva messo subito in allarme gli agenti della Digos. Poi davanti alla prefettura erano scoppiati gli scontri. Manganelli alzati, urla e botte. Quindi il lancio di carote e uova. E ancora in rapida successione altre scaramucce al ritmo delle note della canzone «The Wall» dei Pink Floyd. Poi circa 250 dei milleduecento manifestanti del mattino, avevano puntato alle Rive dove c’è stato un altro scontro con la polizia davanti al Savoia. Quattro studenti erano rimasti contusi.

STUDENTI TRIESTE: tentativo di occupazione all’Oberdan

Dal Piccolo

GIOVEDÌ, 29 NOVEMBRE 2012

Oberdan, l’occupazione e poi la ritirata

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nel pomeriggio lunga trattativa con la Digos. Infine lo sgombero pacifico

Protesta studentesca: ieri il liceo scientifico Oberdan è stato al centro di un’occupazione-lampo da parte dei ragazzi durata una quindicina d’ore. All’alba alcuni “oberdanini” sono penetrati nella storica sede centrale di via Paolo Veronese. Col passare delle ore molti studenti hanno aderito all’iniziativa entrando nell’edificio. Altri hanno preferito tornarsene a casa. Alle 8 circa è arrivata la preside Maria Cristina Rocco che con stupore e disappunto si è trovata sbarrata l’entrata della sua scuola. «Ho cercato e trovato il massimo dialogo con i rappresentanti degli studenti, mi sarei aspettata tutto ma non di trovare l’edificio occupato», racconta l’ex preside di Deledda e Carducci, alla guida dell’Oberdan dal primo settembre. Della situazione sono state informate le forze dell’ordine. All’arrivo degli agenti della Digos le due entrate principali sono state chiuse con catenaccio e lucchetti. «C’era un poliziotto pelato che si era messo in fila per entrare nella scuola, peccato si differenziasse un po’ dal resto del gruppo», racconta sorridendo una studentessa. Diversi giovani invece, evidentemente impreparati al blitz, sono stati costretti a rimanere fuori dalla scuola malgrado volessero entrare. Intanto le finestre dell’istituto hanno iniziato a essere tappezzate di fogli sui quali sono stati espressi alcuni slogan con i motivi della protesta. Il più eloquente? “Voi ci girate le spalle, a noi girano le palle”, chiaro riferimento alla (presunta) mancata solidarietà dei professori nei confronti della protesta degli studenti. In tarda mattinata una delegazione di quattro studenti è uscita dichiarando di volere occupare l’istituto sino a venerdì, ma ottenendo il diniego da parte della preside. Poco dopo, l’annuncio che alle 16 i ragazzi avrebbero dovuto iniziare a sgomberare la scuola pena l’intervento della Digos. Pochi secondi dopo le 16 una delegazione di tre studenti ha chiesto alla preside e al funzionario della Digos Domenico Donataccio di dare loro tempo sino alle 19 per riordinare la scuola e uscire dall’edificio rinunciando all’occupazione. La preside e Donataccio hanno chiesto di poter entrare subito nella scuola e verificare la situazione. Alle 16.55 si è aperto il lucchetto di un’uscita di servizio vicino all’entrata principale del parcheggio interno dell’istituto. Sono entrati preside, Donataccio, la vicepreside Amalia Abbate e il presidente del consiglio d’istituto Lorenzo Cosoli. Dopo un’ispezione gli studenti rimasti – una quarantina secondo la preside – hanno iniziato a rimettere a posto le aule. In serata tutti gli occupanti sono usciti pacificamente dall’istituto. Riccardo Tosques

 

 

 

RIGASSIFICATORE: continuano le mobilitazioni (agg.10 dic.)

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Nonostante la forte pioggia – diventata poi un vero e proprio nubifragio – varie centinaia di persone hanno partecipato alla manifestazione di mercoledì 27 novembre in piazza Unità sotto il comune per protestare contro il vergognoso via libera dato dagli uffici della regione al rigassificatore di Zaule. L’iniziativa era stata indetta per via della presenza in comune del presidente Tondo che ha tenuto un incontro con la giunta comunale sul tema dell’occupazione. Vi erano presenti le realtà più diverse: associazioni ambientaliste, comitati, partiti di sinistra, indipendentisti, aree di movimento e anche un gruppetto di fascisti del partito di Bandelli con i tricolori. Erano presenti anche alcuni NOTAV con un volantinaggio e uno striscione.

 

LUNEDI’ 10 ALLE 19 IN P.UNITA CORTEO

CONTRO L’ARRIVO DEL MINISTRO CLINI

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OSSERVATORIO CLIMATICO/ 04

Friuli 29 – 30 novembre 2012

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REPRESSIONE/ Ancora arresti No Tav+sgombero Chiomonte

www.notav.info

News, top — 29 novembre 2012 at 10:13

SGOMBERO E SIGILLI AL PRESIDIO DI CHIOMONTE

ore 11.27 occupato il comune di Chiomonte per un’ora circa poi sgomberato anche quello dai carabinieri che hanno allontanato di alcuni metri il presidio dei molti no tav accorsi

ore 11.00 il presidio in legno che era stato posizionato su via Avanà è stato spostato all’interno dell’area di cantiere.

ore 10.50 gli accessi verso il l’area campeggio presidio Garavella sono bloccati ma un numeroso gruppo di no tav preme dai due lati, centrale e Chiomonte

ore 10.30 la baita presidio in legno su via avanà è stata abbattuta. Era il presidio dal quale si bloccava il transito dei mezzi di cantiere. Il presidio più grande nell’area del campeggio è stato invece circondato da recinzioni in ferro.

In contemporanea all’operazione della questura torinese con arresti e perquisizioni a Chiomonte i carabinieri hanno posto i sigilli al presidio no tav intimando ai presidianti di abbandonare la struttura. Operai sono inoltre pronti a intervenire coperti dalle forze di polizia con l’evidente intento di bloccarL’inivito è a tutti di raggiungere  Chiomonte dove l’operazione ordinata dalla magistratura è ancora in corso.

PRIMO PIANO

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Da Anarresinfo.noblogs.org

Giovedì 29 dicembre. L’ultima puntata è di questa mattina. Perquisizioni e arresti per 19 attivisti contro la Torino Lyon sono scattate all’alba: a nove sono state imposti i domiciliari, ad altri 4 il divieto di dimora, a sei l’obbligo di firma.
Nel mirino della magistratura due episodi della lotta No Tav degli ultimi mesi. Il primo risale allo scorso 29 marzo, quando i No Tav resistettero per tre giorni sull’autostrada al Vernetto di Chianocco, dopo lo sgombero della baita e la caduta di Luca dal traliccio. In quell’occasione alcuni No Tav contrastarono una “troupe” televisiva che filmava esibendo un lampeggiante blu come quelli della polizia.
Il secondo episodio risale allo scorso agosto, quando venne occupata simbolicamente la sede della Geovalsusa, una delle ditte collaborazioniste nei lavori della Torino Lyon. Fu uno dei tanti momenti della campagna “c’è lavoro e lavoro”
In contemporanea i carabinieri hanno attaccato il presidio di Chiomonte, demolendo la casetta su strada dell’Avanà e ponendo i sigilli alla casetta lungo la Dora, che gruppi di operai della ditta Effedue di Susa difesi dalla polizia hanno chiuso con jersey e sbarre elettrosaldate.

Un’operazione a orologeria nello stile abituale della Procura di Torino. A tre giorni dalla manifestazione di Lyon in occasione del vertice tra Monti e Hollande sulla Torino Lyon. Monti porterà al suo collega francese le foto dei lavori in Clarea e il fascicoli della procura.
Basteranno a cancellare il parere negativo della corte dei conti francese?
Forse sì, forse no. In fondo il disciplinamento dei movimenti contro la devastazione ambientale è interesse comune dei due governi attivamente impegnati a chiudere i conti con chi non ci sta.
I No Tav, sebbene non invitati, hanno deciso che non possono mancare all’appuntamento.
Un’occasione in più per mostrare a Monti e Hollande che il movimento non si arrende alla loro violenza. Anzi!

Prossimi appuntamenti:
Giovedì 29 novembre
presidio solidale a Torino
ore 18 in piazza Castello

ore 20, 30
presidio in piazza del comune a Chiomonte

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Venerdì 30 novembre
Assemblea contro la repressione
interverranno gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini di Milano e alcuni imputati nei processi No Tav e antirazzisti
ore 21 in corso Palermo 46

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Lunedì 3 dicembre
Manifestazione No Tav a Lyon
in occasione del vertice Monti/Hollande
ore 12 Place Brotteaux

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Repubblica 29 novembre 2012

No Tav, arresti in Val Susa
Nel mirino anche Askatasuna

Rep Tv Perino: “Solite operazioni a orologeria”

No Tav, arresti in Val Susa Nel mirino anche Askatasuna

Per l’aggressione alla troupe di Corriere tv e l’irruzione in uno studio di ingegneri (fotovideo) almeno 19 provvedimenti tra domiciliari, perquisizioni e obbligo di dimora. Colpito il centro sociale
di MEO PONTE / DOSSIER REPUBBLICA TV

 

 

SLOVENIA: scoppia la protesta sociale

Riportiamo la mail da un compagno sloveno che ci informa sulle forti proteste che stanno avendo luogo in tutto il paese.
La scintilla che le ha fatte scatenare è stata la minaccia di arrivo di multe per eccesso di velocità nel centro di Maribor
(il
comune insieme a una compagnia privata ha messo 30 radar in città e il 92% del denaro delle multe andra a questa compani privata), ( Maribor ha centomila abitanti, la seconda città del paese): dopo aver bruciato gli autovelox, però, una folla di diecimila persone ha iniziato a contestare il sindaco, accusato da più parti di corruzione, ed infine a protestare per il complesso della situazione del paese. Pubblicizzata come “Svizzera dei Balcani” la Slovenia è passata di colpo all’incubo default: come al solito in questi casi gli stipendi dei dipendenti pubblici hanno subito tagli (attorno all’ 8%), la sanità e la scuola sono sotto attacco e quasi il 14% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, molte fabbriche stanno chiudendo. Manifestazioni di solidarietà e di protesta si sono svolte o sono in programma a Lubiana, Kranj, Novo Mesto, Nova Gorica, Capodistria. Vi terremo informati. Di seguito la lettera:

Compagni/e,

non so se avete gia ricevuto delle info sulla situazione in Slovenia – specialmente a Maribor dove la polizia due giorni fa ha agito in modo violento contro circa 10.000 manifestanti. È la prima volta dal 1991 che la polizia abbia mai usato tali mezzi repressivi (gas, cani, cavalli, bastonate e la reclusione di 31 persone – rilasciate il giorno dopo, e una decina di feriti al ospedale – al momento penso che siano tutti gia a casa). Il grido principale delle persone era “che se ne vadano! Il sindaco e tutto il consiglio comunale che lo sosteneva.” e poi anche “Quando liberiamo Maribor veniamo a Lubiana.” ect

Ieri sera a Lubiana in solidarietà con Maribor hanno organizzato una protesta di circa 1.000 persone (in un giorno). E anche a Lubiana la polizia ha usato i lacrimogieni.

Negli ultimi giorni la situazione generale sta scaldandosi al punto che il ministro degli interni ieri sera ha tenuto una riunione con il capo generale dela polizia e con il COMANDANTE DELL’ ESERCITO!
Per sabato a Lubiana sono indette nuove proteste. Per come è messa la situazione sembra che in poche settimane o giorni inizieranno delle proteste anche in altre città. Siccome la polizia slovena ha gia più volte detto che non può reagire in più di tre punti di protesta entro lo stato, sembra che si stiano preparando a mandare in strada i militari.
Stiamo in una sitazione molto tesa. I politici locali e statali + i ministri + il governo in generale,  non vogliono andarsene. Ma prima o poi dovrano andarsene tutti perche almeno a Maribor la gente gli ha gia detto che per noi sono finiti!
Per delle info piu o meno o.k. e dettagliate in inglese leggete qui:
http://en.wikipedia.org/wiki/2012_Maribor_protests
Salud y GOTOFI SO!

p.s.:”Gotofi so” è un gioco di parole e dialetto che allude allo slogan Serbo contoro Milosevic, e in questa version slovenia vuole dire “sono finiti”.

VAL DI SUSA: ripreso il presidio di Chiomonte

Ripreso il presidio di Chiomonte

 

Siamo tanti, tanti che la piazzetta di Chiomonte non ci contiene. Alcuni di noi vengono dal presidio di Torino, dove circa 300 persone hanno dato vita ad un corteo per il centro.
I carabinieri che bloccavano via Roma, la strada che scende in località Gravela, dove c’è la casetta del presidio sequestrata e sigillata nelle prime ore del mattino dalle forze del disordine, se ne vanno.
Il serpentone dei No Tav scende veloce verso il presidio. Sul ponte sulla Dora c’è un discreto schieramento di polizia con tanto di idrante che non manca di innaffiare le prime file dei manifestanti. In montagna le strade sono tante e i No Tav le conoscono tutte. Il presidio viene raggiunto aggirando i militari schierati all’ingresso dell’area.
Poi si tratta di lavorare di lena per liberare la nostra casa comune, una delle tante che il movimento ha costruito in Valle a presidio del territorio, per coordinare la resistenza e per condividere momenti di festa e di gioco.
Le truppe si ritirano dietro i cancelli del check point della centrale. Al presidio si fa assemblea.
LTF oggi ha annunciato in pompa magna di aver cominciato lo scavo. Lunedì Monti potrà raccontare a Hollande che il primo cantiere per la Torino Lyon mai aperto in territorio italiano ha cominciato i lavori.
Ci sono voluti vent’anni. Da quando hanno deciso di usare la forza hanno impiegato un anno e mezzo. In quest’anno e mezzo i No Tav gli hanno fatto sudare ogni momento, contrastando attivamente l’avvio del cantiere. Il ministero dell’Interno ha impiegato migliaia di uomini in quest’angolino di montagna, spendendo centinaia di migliaia di euro, la zona è stata dichiarata di interesse strategico militare e vi prestano servizio i reduci dalla guerra in Afganistan.
In questi mesi ci hanno gasati e bagnati, hanno spaccato teste e braccia, hanno arrestato e processato tanti di noi. Su di noi hanno raccontato infinite menzogne, sono arrivati all’infamia di dire che siamo cattivi genitori, segnalando le famiglie No Tav ai servizi sociali.
Noi abbiamo la testa dura e le gambe ben salde in terra. Non ci siamo mai fatti spaventare, nemmeno quando la paura ci faceva battere forte il cuore.
Monti tutto questo a Hollande non potrà spiegarlo.
Lunedì 3 dicembre a Lyon ci saremo anche noi.
Appuntamento alle12 in place Brotteaux

Venerdì 30 novembre
Assemblea contro la repressione
interverranno gli avvocati Eugenio Losco e Mauro Straini di Milano e alcuni imputati nei processi No Tav e antirazzisti
ore21 in corso Palermo 46