Osservatorio climatico 11/12 nov 2012
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — Statistiche infoaction
Effetto antifascismo a Pordenone. Le visite ad infoaction sono esplose raggiungendo il massimo storico (611) peraltro in una settimana passata abbondantemente sempre al di sopra delle 100 visite al giorno.
E’ l’occasione di fare alcune considerazioni sui blog e sui siti politicizzati.
Come è noto Facebook oramai la fa da padrone e ha svuotato di visite i siti indipendenti. Per cui ora per mantenere un minimo vitale di visite bisogna lottare contro la tendenza omologante di questo peraltro estremamente efficace socialnetwork.
Infatti anche infoaction, che aveva per un lungo periodo, mantenuto una buona tendenza di visite (sempre sopra i 100 visitatori unici) da alcuni mesi aveva risentito del risucchio fatto da FB e le visite erano notevolmente scese.
In questa occasione invece si è riusciti ad ottenere un ottimo risultato, anche perfezionando le modalità di pubblicazione, sfruttando FB piuttosto che farsi sfruttare.
Per quanto riguarda le considerazioni politiche si deve rilevare che la presenza anarchica, libertaria, anarcosindacalista sull’antifascismo, anche e soprattutto per quanto riguarda la comunicazione, non subisce certo l’egemonia di nessuno ed è vincente sotto il profilo della capacità di sintesi fra le diverse componenti che costituiscono il mosaico di un informazione utile ed efficace.
Va detto che la situazione di Pordenone ha parzialmente ripristinato una modalità politica con un minimo di correttezza che ad Udine, a causa di un ben noto gruppo opportunista, si è persa.
Per noi l’antifascismo militante peraltro non è certo una prassi transitoria, estemporanea o legata a visibilità elettorali, ma è una condizione strutturale e permanente per cui lavoriamo con il cuore e con la mente, affinché i risultati siano sempre positivi.
Crediamo in un Coordinamento Antifascista Friulano che ha avuto storia fino al 2010, così come a Pordenone si è ora formato il Coordinamento Antifascista ed Antirazzista Pordenonese, certo ci sono vari livelli di organizzazione, ma le trame occulte e settarie non ci appartengono, le esclusioni le lasciamo fare agli altri.
infoaction-CSA
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Tabella delle visite e delle pagine viste ad infoaction da domenica 4 a domenica 11 novembre 2012
| Visitatori unici | Pagine viste | ||
| Domenica | 11-11-2012 | 611 | 1.456 |
| Sabato | 10-11-2012 | 192 | 486 |
| Venerdì | 9-11-2012 | 126 | 385 |
| Giovedì | 8-11-2012 | 167 | 588 |
| Mercoledì | 7-11-2012 | 125 | 392 |
| Martedì | 6-11-2012 | 150 | 377 |
| Lunedì | 5-11-2012 | 189 | 426 |
| Domenica | 4-11-2012 | 154 | 321 |
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Piccolo del 11/11/12
Cie, operatori da 3 mesi senza paga
GRADISCA Da tre mesi senza stipendi. E’ questa la situazione dei circa 70 dipendenti del Cie e del Cara. Gli operatori del consorzio cooperativistico trapanese Connecting People, gestore dal 2008 dei due centri da agosto non ricevono le mensilità loro dovute. Una situazione, quella dei ritardi, non nuova – i sindacati l’avevano a più riprese denunciata negli ultimi due anni – ma che mai era approdata a ben tre mesi di lavoro non retribuito. Sono all’incirca 45 i lavoratori assunti al Cie, 25 quelli che operano al Cara. «Così non possiamo più tirare avanti – si sfogano ai nostri taccuini alcuni dipendenti -. Qui si sta giocando con la vita delle persone. Non sappiamo come arrivare alla fine del mese. Ci sono colleghi che non hanno potuto vedersi concedere dei prestiti dalla banca perchè sono state loro richieste le ultime due buste paga. Siamo stanchi di tutta questa incertezza e del palleggio di responsabilità fra Connecting People e la Prefettura. Il nostro – spiegano – è fra l’altro un lavoro particolarmente logorante e spesso pericoloso». Il consorzio siciliano ha sempre motivato i ritardi con l’assenza di liquidità derivante dal mancato introito dei fondi che da contratto d’appalto la Prefettura “gira” all’ente gestore per l’assistenza agli ospiti delle due strutture. A quanto trapela, l’ultimo “versamento” della Prefettura all’ente gestore – attualmente in regime di prorogatio visto che il contratto era scaduto nel 2011 – avrebbe sistemato le pendenze sino al 31 dicembre dello scorso anno. Dal 1°gennaio Connecting People si sarebbe esposta in proprio nei costi di gestione senza essere a oggi “rimborsata”. Ma da agosto il consorzio non riuscirebbe più a elargire gli stipendi. (l.m.)
Il Piccolo del 10/11/12
«Il Cie di Gradisca è peggio di un carcere»
di Franco Femia wGRADISCA «Ho visitato tante carceri brutte, ma vi dico che sono migliori del Cie di Gradisca»: è la prima dichiarazione Valerio Spingarelli, presidente nazionale delle Camere penali, appena uscito dal centro immigrati. Quello di Gradisca è il primo Cie che Spingarelli ha visitato e il quadro che è emerso è del tutto negativo. «C’è un assoluto degrado – sottolinea -, ci sono molte persone in terapia, come ci ha confermato il medico, ciò è significativo dello stato di malessere di chi vi è rinchiuso». Attualmente al Cie sono ospiti un centinaio di extracomunitari in attesa di essere rispediti al proprio Paese, la metà di quanto la struttura sia in grado di ospitare. La situazione all’interno, come l’ha potuto verificare la delegazione degli avvocati – oltre a Spingarelli vi facevano parte anche Anna Maria Alborghetti e Antonella Calcaterra dell’osservatorio carceri e Riccardo Cattarini presidente della Camera penale di Gorizia – non sono fruibili gli spazi comuni per i momenti ricreativi e la mensa; gli ospiti consumano i pasti nelle camere, praticamente delle celle, dove la temperatura non è certo adeguata al periodo. Le attese per il rimpatrio sono di 5, 6 mesi e in alcuni caso anche di un anno. I tentativi di fuga non si contano più come i casi di autolesionismo, un modo per farsi ricoverare in ospedale per poi fuggire. Il Cie, aperto nel febbraio 2006, formalmente non è un carcere e gli ospiti non sono dei detenuti. Per buona parte sono extracomunitari usciti dal carcere oppure rintracciati in varie parti d’Italia privi del permesso di soggiorno e parcheggiati al centro gradiscano in attesa di espulsione. Ma anche la delegazione della Camera penale, come si sono espressi quanti hanno già nei mesi scorsi l’ex caserma “Polonio”, ritiene che il Cie sia peggiore di un carcere. «In una casa di pena – afferma Spingarelli – i detenuti, pur scontando la loro condanna, hanno i loro diritti, i loro spazi, possono godere di alcuni benefici. Tutto questo al Cie manca». «Siamo sensibili alle problematiche del territorio, alle esigenze dei controlli – aggiunge l’avv. Cattarini – ma dobbiamo essere sensibili anche ai problemi che vivono gli immigrati». Comprensione, comunque, viene espressa agli operatori che lavorano all’interno del Cie che vivono anche loro le difficoltà e disagi della struttura.
Messaggero Veneto del 10/11/12
Visita al Cie dei penalisti «È peggio di un carcere»
GRADISCA «Abbiamo visto carceri brutte che sono meglio di questo Cie, e sia chiaro che la colpa non è di chi ci lavora dentro». Non usano giri di parole per descrivere la loro prima visita a un centro identificazione ed espulsione (Cie) i rappresentanti della Camera penale, guidati ieri mattina nel loro viaggio all’interno della struttura di via Udine da Riccardo Cattarini, presidente della Camera penale di Gorizia che in collaborazione con l’Unione delle Camere penali italiane ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Interno di poter ispezionare il centro. Presente nella delegazione in visita al Cie anche Annamaria Alborghetti, presidente della Camera penale di Padova. Al termine della visita, durata un’ora e mezza circa, il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane Valerio Spigarelli ha bocciato su tutta la linea il Cie, giudicato «intollerabile in una società democratica». «Non ho mai visto così tante persone recluse e sotto terapie – ha aggiunto Spigarelli – è un segnale di malessere profondo e tensione, del resto se sei rinchiuso lì dentro e non sai quando esci o ti danno qualcosa per tenere duro o rischi di perdere il controllo. Bisogna porsi l’obiettivo di andare a fondo al problema: non possiamo tenere in detenzione persone che non stanno scontando assolutamente nulla». La voce dei sei penalisti descrive una situazione ai limiti dell’invivibilità, con spazi per socializzare praticamente assenti: gli ambienti comuni, infatti, non sono fruibili. La mensa è fuori uso ormai dal 2008, e gli immigrati devono consumare i pasti all’interno delle proprie stanze, anche la biblioteca non è accessibile, stesso discorso per gli spazi sportivi. Il tempo viene trascorso insomma nelle rispettive stanze, con un piccolo cortile comune. “Siamo ben al di sotto del livello di diritti fondamentali – ha affermato Riccardo Cattarini – e gli operatori non c’entrano nulla, svolgono il loro lavoro correttamente. C’è da considerare anche il fatto che una struttura come questa, in una cittadina tranquilla come Gradisca, baricentro di una provincia altrettanto tranquilla, crea un problema non indifferente». «Il problema è strutturale – rimarca Valerio Spigarelli – perché almeno in carcere ci sono dei benefici, qui invece no. Chi sta dentro, che si comporti bene o si comporti male, è esattamente la stessa cosa. Se pensiamo che questa è gente che non sta scontando nessuna pena, si può dire che è una situazione di degrado assoluto, assolutamente incivile». A lasciare sbigottiti i penalisti non è solo la condizione di vita all’interno del Cie, ma anche la questione temporale: «Molti di quelli con cui abbiamo parlato ci hanno detto che sono qui o nei Cie da molti mesi. Il limite massimo è diciotto mesi: una pena che di solito viene inflitta per reati piuttosto gravi». Segnalato il caso limito di un immigrato rinchiuso al Cie dopo che il datore di lavoro, in crisi con l’azienda, si è visto costretto a licenziarlo. Dopo una permanenza ormai stabile in Italia, l’uomo non ha potuto rinnovare il permesso di soggiorno, e ora trascorre i suoi giorni nel Cie gradiscano. Giuseppe Pisano
Marzo 17th, 2017 — Mare
Dal Piccolo del 12/11/12
Rigassificatore, il governo ha avviato l’iter conclusivo
Attenzione alla “complessità” dei modelli assistenziali nella sanità pubblica, ma anche e soprattutto alle buone pratiche, dal Cro di Aviano agli Ospedali Civili di Brescia: per sottolineare l’importanza dell’analisi organizzativa nell’applicazione dei modelli di complessità assistenziale e per proporre a tecnici, operatori e osservatori esperienze, criticità ma anche gli strumenti da utilizzare per un cambiamento nell’organizzazione delle strutture ospedaliere pubbliche o private. Sono queste le premesse del convegno di formazione “La complessità assistenziale: approfondimenti”, che Ipasvi Trieste propone giovedì dalle 9 alle 17 nella sede del Mib (Ferdinandeo). L’iniziativa è aperta gratuitamente agli oltre duemila infermieri professionali, assistenti e vigilatrici d’infanzia della provincia di Trieste iscritti ad Ipasvi, il Collegio infermieri. È prevista la partecipazione di vari esperti. Informazioni per iscriversi alla segreteria Ipasvi, in via Roma 17 (www.ipasvitrieste.it e collegio@ipasvitrieste.it, tel 040.370122). di Silvio Maranzana È partito il countdown per lo scontro finale sul rigassificatore di Zaule. «Il ministero per lo Sviluppo economico – fa sapere l’assessore provinciale all’Ambiente Vittorio Zollia – ci ha notificato l’avvio del procedimento di Autorizzazione unica e ha chiesto a questo scopo l’acquisizione di una serie di documenti.» Ciò proprio mentre sta per partire il ricorso al Tar da parte del Comune di Trieste che si aggiunge a quello del Comune di Muggia. Sono le armi estreme, giudiziarie, usate dal “territorio” che tra breve per via amministrativa uscirà di scena per lasciare ogni potere decisionale al Governo e in second’ordine alla Regione. L’iter procedurale ora è molto chiaro. Mercoledì 14 il Comitato tecnico regionale (Comune, Provincia, Vigili del Fuoco, Capitaneria di porto) esprimerà il proprio parere sui “rischi di incidente rilevante”. «Non è obbligatorio acquisirlo, ma noi lo acquisiremo», fa sapere l’ingegner Pierpaolo Gubertini, responsabile del settore Tutela dall’inquinamento della Regione che ha convocato per giovedì 22 la Conferenza dei servizi la quale dovrà finalmente dare il parere (è già alla terza seduta) sull’Autorizzazione integrata ambientale. «Se ci sarà unanimità l’Aia sarà rilasciata direttamente dalla Conferenza dei servizi – spiega Gubertini – altrimenti la decisione spetterà alla giunta regionale». Quell’unanimità non ci sarà perché almeno la Provincia, ma non solo, voterà contro. «Spettava a noi – spiega Zollia – il parere sulle emissioni in atmosfera, gli scarichi a mare e il trattamento rifiuti. È positivo con una raccomandazione per quanto riguarda il primo punto, negativo per gli altri due. Quindi complessivamente è no.» La palla dunque arriverà alla giunta regionale. «Lo so», anticipa l’assessore regionale alla Programmazione Sandra Savino. Non solo, il parere finale spetta al Ministero, ma l’Autorizzazione unica va rilasciata «d’intesa con la Regione». Resteranno in campo dunque solo Governo e Regione, ma quali? Probabilmente i prossimi. «Ma questo non c’entra perché è ora di finirla di fare campagne elettorali sulla pelle di cittadini e lavoratori, com’è già stato fatto anche per la Ferriera», sentenzia Savino. Il governatore Tondo si è sempre detto favorevole al rigassificatore. «Ci vorrà faccia tosta perché la giunta regionale dica sì sia all’Aia che all’Autorizzazione unica, avendo tutto il territorio contro», frena l’assessore che però lancia un immediato appello. «Ma allora il territorio (Comuni, Provincia, sindacati, associazioni di categoria, ambientalisti) faccia immediatamente una proposta alternativa che porti anche occupazione – invoca Savino – perché in questa che è la più piccola provincia d’Italia stiamo perdendo quel minimo di industria manifatturiera che già ci era rimasta e che già era ai minimi sostenibili. Sul fronte dell’occupazione stiamo vivendo giornate drammatiche eppure i territori continuano a dire: no, no e no. Succede anche con l’elettrodotto Redipuglia-Udine. Forse bisognerebbe mandare anche gli operai della Danieli a mangiare a casa di chi si oppone. Dunque a chi continua a opporsi al rigassificatore dico: subito attorno a un tavolo, ma con proposte alternative concrete.» Altrimenti la giunta regionale, se a quella presente spetteranno le decisioni, quella faccia tosta potrebbe pure trovarla.
Marzo 17th, 2017 — Studenti Trieste
Dal Piccolo del 12/11/12
Studenti in corteo, il pm apre un fascicolo
Informativa della Digos alla Procura: ipotizzati resistenza a pubblico ufficiale e istigazione a delinquere
di Laura Tonero
Il pubblico ministero Federico Frezza ha aperto un fascicolo a carico di 10 dei giovani che hanno preso parte al corteo studentesco del 27 ottobre scorso. Nell’informativa inviata dalla Digos alla Procura, si ipotizza per loro il reato di resistenza a pubblico ufficiale. «Agli stessi studenti – specifica Luca Carocci, capo della Digos di Trieste – viene contestato il fatto di avere dato vita a una manifestazione non autorizzata. A due ragazzi anche l’istigazione a delinquere».
In passato gli studenti triestini hanno sempre chiesto autorizzazione alla Questura prima di dar vita ad un corteo indicando il punto di partenza, il percorso definito e il luogo di arrivo. Non è mai stata negata loro una richiesta di manifestazione.
Grazie a un accordo preventivo sul percorso, per le forze dell’ordine è più semplice garantire la sicurezza e gestire i problemi legati al traffico derivanti dal passaggio dal serpentone di manifestanti.
Lo scorso 27 ottobre gli studenti sono scesi in piazza attraversando via Mazzini, un tratto delle Rive, via Einaudi, piazza della Borsa, via Roma e corso Italia senza alcuna autorizzazione. Arrivati in piazza Unità d’Italia, sistematisi sotto l’entrata principale del Comune, hanno chiesto di incontrare il sindaco. Alla notizia che Roberto Cosolini non sarebbe sceso per dialogare con loro, i ragazzi hanno tentato di forzare il cordone formato dalle forze dell’ordine a protezione del portone di ingresso del Municipio. Partiti da piazza Goldoni in circa 300, davanti al Municipio si sono ridotti ad una sessantina.
Nel tentare di fare irruzione in Comune alcuni ragazzi hanno gettato sull’entrata delle uova. Altri intanto incitavano i compagni a fare pressione.
La polizia scientifica aveva posizionato all’entrata del Comune delle telecamere. L’azione degli studenti è stata ripresa. Sono state scattate delle fotografie. È verosimile che la Digos sia venuta in possesso anche di alcuni spezzoni di audio registrati dai microfoni delle telecamere di alcune emittenti televisive.
I responsabili del tentativo di irruzione sono stati individuati. Sono maggiorenni. Di loro la Digos conosce ormai nome e cognome, sono stati tutti identificati.
Dopo quegli episodi il questore – che per questo è stato contestato pesantemente da studenti e alcuni genitori e docenti – ha convocato le famiglie di alcuni alunni per avvertirle delle conseguenze penali e amministrative alle quali i figli vanno incontro.
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — Bassa friulana
Messaggeri Veneto MARTEDÌ, 13 NOVEMBRE 2012

Pagina 36 – Provincia
SAN GIORGIO DI NOGARO
«Obblighi illegittimi, ecco perché»
Il Comitato: il nuovo regolamento dell’Ato non è retroattivo
SAN GIORGIO DI NOGARO «Ormai ho la certezza che le notifiche di obbligo di allacciamento alla doppia fognatura, con i costi a carico dell’utente sono illegittime: il nuovo regolamento di fognatura approvato dall’Ato nel 2009 non può avere valore retroattivo». Ad affermarlo è il portavoce del Comitato di difesa ambientale Bassa friulana, Paolo De Toni, che mette così al riparo 23 mila utenti del territorio “costretti” ad allacciarsi alla doppia fognatura. «Se si analizza la cronologia tecnica dello sviluppo della doppia rete fognaria ed in parallelo i collaudi dei vari lotti-dice- il quadro che emerge è che i lotti 5- 6 e 7 che interessano Cervignano, Torviscosa, San Giorgio, Carlino e Marano sono completati nel ’99 e collaudati nel 2000; che i lotti 8 e 9 riguardati Cervignano, San Giorgio e Muzzana, sono completati nel 2003 e collaudati nel 2004; che i lotti 10 di San Giorgio- Torviscosa, finito nel 2002 e collaudato nel 2055; e l’11 lotto di comuni vari si è concluso e collaudato nel 2007. Dal punto di vista giuridico, i regolamenti in vigore, quello approvato dalla Giunta Regionale nel1998 e quello successivo, approvato sempre dalla Giunta regionale del 2002, ne consegue che i tre lotti collaudati nel 2000 dovevano essere sottoposti ad allacciamento con la copertura del regolamento del 1998 ed i lotti collaudati nel 2004, 2005 e 2007 dovevano essere sottoposti ad allacciamento con il regolamento approvato nel 2002». «Il Cdl – ribadisce – certamente non era legittimato a tenere tutto fermo e immediatamente dopo ogni lotto collaudato doveva emettere le ordinanze di allacciamento. Le ragioni per le quali non lo abbia fatto non ci riguardano. Dal dicembre 2010 il Cdl è stato assorbito dal Cafc che oggi può dire che non ha soldi per gli allacciamenti in siti privati, allora chiediamo: l’ attuazione di una moratoria generalizzata degli allacciamenti; l’ingresso in campo dei Comuni come parte attiva che stabiliscono un accordo, su base volontaria, con i cittadini per l’applicazione dell’Art 6 del Regolamento in vigore dal 1998 al 2009; la costituzione di un “fondo vincolato” al quale affluiscono le quote fisse rivalutate (valore attuale in euro delle 500 mila lire) e le quote di depurazione che l’utente deciderà volontariamente di pagare anche se non depurato; la realizzazione dei lavori attraverso appalti gestiti dal Comune per razionalizzare i costi che saranno così nettamente inferiori a quelli degli allacciamenti condotti privatamente, con un crono programma che ovviamente inizia e procede con la realizzare degli allacciamenti meno costosi. Ovviamente- conclude- chi vorrà sarà libero di allacciarsi». Francesca Artico
Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne
Le dichiarazioni di Alessandro Ciriani dopo la manifestazione di Fiamma Tricolore sono vergognose. Come sempre dice bugie e offende chi, a ragione, ritiene i suoi peggiori nemici: gli anarchici.
Anche i giornali, in particolare il Messaggero Veneto, sono corresponsabili di questa campagna mediatica contro i migranti e le forze di sinistra che hanno organizzato il presidio multietnico in P.le Ellero, poi trasformatosi in corteo grazie ai numeri ben oltre le previsioni. Infatti sono stati, come riportato correttamente dal Gazzettino, oltre 300 le persone mobilitate contro i rigurgiti razzisti e fascisti di un manipolo di “alieni” che han raccattato al massimo 60 nostalgici da tutto il nordest, nonostante la sponsorizzazione del presidente della Provincia, del PDL locale a nome di Ribetti e dal solito Emilio Fede dei poveri dalla sua privatissima emittente televisiva.
Ci sono moltissime foto dove si possono contare uno ad uno sia i fascisti e sia gli antifascisti, evidentemente il metodo Berlusconi non è stato archiviato.
Ristabiliamo la verità. Il presidio multietnico è stato indetto da una pluralità di forze e da molte individualità, riunite in un’assemblea autoconvocata martedì 6 novembre presso la sede dell’Ass.ne Immigrati. Va quindi rettificato che la manifestazione antifascista di sabato non era una “manifestazione di Rifondazione Comunista” in cui sono stati “richiamati immigrati, anarchici, sindacalisti della Fiom” come blatera Ciriani ma un’iniziativa unitaria dove Rifondazione, al pari dell’Ass.ne Immigrati, degli anarchici di Iniziativa Libertaria, del Collettivo Studentesco V. Arrigoni e di altre realtà, ha contribuito a costruire. Non c’erano né condottieri né referenti privilegiati di quello che sabato è stato un vero e proprio esempio di intelligenza e sensibilità da parte di una Pordenone che non si accontenta di “indignarsi” a parole ma sa metterci la faccia. Lo scopo di restituire ai migranti il diritto di parola, facendoli sentire parte di una comunità al pari di qualsiasi cittadino è riuscito e sono stati tanti, e molte erano donne, ad intervenire portando le loro storie, i loro stati d’animo e anche molti dati legati alla ricchezza, anche economica, che producono per tutti.
Ciriani dovrebbe dimettersi ma non solo perché ha dato legittimità alle violenze verbali dei suoi amici di gioventù, che hanno indetto la parata di sabato “contro i parassiti immigrati” o per non aver neppure tentato di stigmatizzare la presenza del partito neonazista di “alba Dorata” che in Grecia da la caccia ai migranti con metodi squadristi. Deve dimettersi per la gestione privatistica dell’ente che presiede da anni avendo dispensato poltrone e incarichi a gente del suo partito nel peggiore stile partitocratico e in linea con l’arroganza della “casta” dei politicanti oggi ormai completamente delegittimata. Basta pensare ai redattori (ex AN) del portale Pordenoneoggi.it, voluto dalla “sua” Provincia e dove vengono scritti articoli faziosi come l’ultimo su sabato 10 a firma di Alberto Parigi, talmente falso, da rimanere imbarazzati. O come l’incarico che da anni viene corrisposto a Elena Ceolin, anch’essa ex AN e presidente di Eureka (sempre emanazione culturale di partito), che organizza PNPENSA e che ha ricevuto migliaia di euro dalla regione per pagarsi la sede. Per aver organizzato, sponsorizzato e partecipato a convegni “contro l’immigrazione” invitando Prosperini (uomo di AN in Lombardia), condannato per corruzione a 3 anni e 3 mesi ed a 400.000 euro di risarcimento e ora indagato anche per traffico d’armi internazionale.
E deve smetterla di dare lezioni di moralità a noi perché Ciriani è lo stesso che ha tirato calci, in piazza Risorgimento, ad un esponente di un circolo libertario tanto da essere definito “teppista da stadio” da un suo collega di partito (tutto documentato sui giornali), per aver istigato il pubblico di un concerto al grido di “chi non salta un Albanese eh, eh!” come componente del gruppo (Mad Joke), per aver definito “Baracca del Popolo” uno dei simboli della lotta antifascista in città e soprattutto da presidente di una Provincia che per quella lotta di liberazione si fregia di una medaglia. Se questo è il riferimento istituzionale che dovrebbe garantire democrazia e libertà d’espressione nessuno può toglierci il diritto d’impedirgli di parlare in nostro nome e di chiederne le dimissioni: fazioso, “nepotista” e bugiardo.
Non poteva essere diversamente per uno che, per sua dichiarazione, ha come padre ideale Giorgio Almirante. Quel fascista firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, dal 1938 al 1942 redattore della rivista “La difesa della razza” e uno dei primi fondatori della RSI, quell’infame storia di occupazione nazista dell’Italia settentrionale fatta di stragi, persecuzioni e internamenti di ebrei, rom, sloveni, croati e dissidenti politici che la resistenza ha contribuito a porre fine.
Chi ha memoria storica sa perché Ciriani sabato scorso stava con Salmè, i camerati e contro di noi.
Iniziativa Libertaria
Dal Messaggero Veneto del 13/11/12
«I cortei andavano vietati» Ascom valuta azioni legali
di Stefano Polzot Negozi vuoti, eventi disertati. Il maltempo non c’entra perché si parla di sabato scorso: è stato l’effetto in centro città della doppia manifestazione di Fiamma tricolore e delle realtà antifasciste che ha prodotto uno spiegamento di forze dell’ordine senza precedenti. Così la città blindata è stata anche un capoluogo vuoto dal punto di vista dello shopping. Un dato di fatto che Confcommercio denuncia con una lettera aperta al prefetto, Pierfrancesco Galante, al questore, Sergio Cianchi, al presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, e al sindaco, Claudio Pedrotti. Un documento con il quale si censura la scelta di aver fatto svolgere le manifestazioni in centro e si valuta la possibilità di azioni legali per i danni economici subiti dalle attività economiche. A firmare la missiva il direttore dell’Ascom provinciale, Massimo Giordano, e il presidente mandamentale, Aldo Biscontin. «Gli operatori commerciali – scrivono – sono profondamente indignati dal comportamento adottato dalle autorità locali che hanno permesso di blindare la città per dare spazio a cortei di opposte fazioni in nome di una politica alla quale oggi nessuno crede». Così i clienti sono fuggiti e l’Estate di San Martino in piazza XX Settembre, nell’ambito di Pordenone wine love, è stata disertata. «Autorizzare questa sfilata di protesta il sabato pomeriggio nel centro storico – continuano – peraltro con una scarsa partecipazione di manifestanti, neanche pordenonesi, vuol dire colpire ancora di più Pordenone in un momento di forte crisi economica». L’alternativa, secondo l’Ascom, era autorizzare i cortei in altri spazi come piazzette Calderari e del Portello o piazza del Popolo, o in orari diversi. «L’associazione – dichiarano – sta valutando possibili azioni a difesa delle imprese nelle sedi più opportune». A corteo finito, anche le polemiche politiche non si fermano. Iniziativa libertaria, che ha promosso il corteo antifascista, chiede le dimissioni del presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, per aver dato legittimità al presidio della Fiamma. «Deve lasciare – continua il gruppo – per aver dispensato poltrone e incarichi a gente del suo partito da Alberto Parigi con Pordenoneoggi a Elena Ceolin di Pnpensa». Francesco Ribetti (Pdl) replica ai rilievi di Michele Negro (Rc) su Ciriani: assurdo, in sostanza, chiederne le dimissioni solo perché ha sostenuto la libertà di tutti di esprimere il proprio pensiero.
Marzo 17th, 2017 — Studenti Trieste
Dal sito Triesteallnews.it
Nato il “Coordinamento scuola bene comune”: studenti, insegnanti e genitori contro i tagli all’istruzione
PROTESTA “Totale appoggio allo sciopero generale e al corteo di mercoledì 14 novembre”
– Costituito oggi il “Coordinamento scuola bene comune” di Trieste, formato da studenti, insegnanti, genitori e cittadini “che vogliono – si legge in una nota diffusa in giornata – riaffermare il ruolo centrale della scuola pubblica e dell’università per la nostra democrazia”. Il Coordinamento si è formato durante l’assemblea cittadina che si è tenuta al liceo Dante.
Questa nuova realtà intende promuovere forme di lotta per contrastare la distruzione della scuola pubblica, per difendere la dignità della comunità scolastica e il ruolo fondamentale del diritto allo studio e della democrazia nella scuola.
L’organizzazione nei prossimi giorni di una notte bianca per l’istruzione pubblica, l’adesione alla manifestazione di domani, martedì 13 novembre, che prevede la consegna in Prefettura dei temi svolti dagli studenti su “Lascuola che vorrei” e la partecipazione allo sciopero generale e al corteo di mercoledì 14 novembre e alla giornata dello studente del 17 novembre, le prossime azioni del Coordinamento che esprime “totale appoggio alle iniziative che in questi giorni vengono promosse in diverse scuole cittadine come forma di protesta contro i tagli all’istruzione e il ddl n.953 Aprea, attraverso la sospensione delle attività aggiuntive, delle gite scolastiche e delle iniziative extracurricolari”.
I componenti di questa nuova realtà sono infine “preoccupati per le crescenti risposte autoritarie nei confronti di chi in modo variegato manifesta la propria indignazione per lo stato in cui versa la scuola pubblica italiana”.
Marzo 17th, 2017 — No OGM
Dal Messaggero Veneto del 13/11/12
«Perso un anno per la semina» La Provincia voleva i danni
«E’ un buon risultato. Grazie all’avvocato Francesco Longo. Abbiamo smosso il monolite». Prima adirato per essere stato espulso dall’aula, dopo la lettura dell’ordinanza del giudice esce dal tribunale e “brinda” con bicchieri di plastica e prosecco assieme ai supporters. Giorgio Fidenato incassa la richiesta di assoluzione chiesta dalla pubblica accusa e il rinvio della materia alla Corte di giustizia europea: «Lo chiedevamo da due anni». L’imprenditore agricolo diventa un fiume in piena: «Perdiamo un altro anno. Se oggi ci fosse stata la sentenza entro gennaio, a febbraio avremmo già potuto seminare. Invece perderemo un’altra raccolta. Era lo scopo di Slow food. A noi servono i tempi della natura, non i loro». Non è escluso, però, che se i chiarimenti chiesti dal giudice alla corte di giustizia europea arrivassero prima (ma quelli formulati dalla Pioneer sono stati esauriti in un anno e mezzo) le parti chiederanno l’anticipazione dell’udienza. Fidenato non considera l’esito dell’udienza di ieri una vittoria: «Non sono stato assolto, anche se l’accusa l’ha chiesto. E, soprattutto, si perde tempo». Spiega quanto accade l’avvocato Francesco Longo: «La sentenza della corte di giustizia europea del 6 settembre scorso risolve il problema: non si può subordinare la semina di mais ogm ad ulteriori autorizzazioni, oltre a quella, che c’è dell’Ue. Sarebbe come esercitare un doppio controllo sulla stessa cosa». Aveva puntualizzato durante l’arringa: «La Regione non ha fatto i piani di coesistenza. E’ come se il Comune non avesse approvato un piano regolatore». La Provincia di Pordenone, infine, aveva chiesto un risarcimento dei danni per avere vista lesa la sua immagine in materia di politiche agricole.
Ogm, il giudice espelle Fidenato
di Enri Lisetto La contestata semina di mais ogm in provincia di Pordenone approda davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Così ha deciso ieri il giudice monocratico del tribunale di Pordenone, Rodolfo Piccin, che ha sospeso il processo (e i termini di prescrizione) a Giorgio Fidenato, 51 anni, imprenditore agricolo accusato di avere seminato mais transgenico Mon 810 in due appezzamenti, il 30 aprile 2010 a Fanna e nella primavera dello stesso anno a Vivaro. La decisione è giunta dopo due ore di camera di consiglio al termine di un’udienza molto tesa, durante la quale Fidenato è stato espulso dall’aula. Per più volte l’imprenditore – con al seguito una trentina di supporters – era stato richiamato, nel corso delle sue dichiarazioni spontanee non concordate col difensore, ad attenersi all’argomento. Lui, però, aveva attaccato a testa bassa la giustizia italiana e chi la esercita. Davanti alle sollecitazioni del giudice non ha desistito ed è scattato il cartellino rosso. Alla lettura dell’ordinanza Fidenato è tornato in aula. Il giudice si è richiamato al pronunciamento della Cassazione secondo la quale per seminare mais ogm è necessaria l’autorizzazione nazionale per tutelare la convivenza delle coltivazioni transgeniche, biologiche e tradizionali. A monte di questo vi è una motivazione economica: sapere prima chi fa che cosa nel territorio nazionale e chi paga in caso di contaminazioni. La Corte di giustizia europea, però, il 6 settembre scorso, pronunciandosi su un ricorso della Pioneer, aveva sancito che se il seme ogm è inserito nel catalogo dei prodotti che a livello comunitario si possono commercializzare – e quindi non dannosi per la salute –, non serve l’autorizzazione a tutela della coesistenza. La domanda che il giudice rivolge all’Ue, in sostanza, è la seguente: il mais ogm può essere seminato senza autorizzazione anche vicino ad un campo a coltivazione biologica o tradizionale? La palla passa al massimo organo di giustizia comunitario. Il giudice ha quindi sospeso il processo, posticipando l’udienza all’8 luglio 2013 quando avrà tutti gli elementi per poter pronunciare la sentenza. Nel corso della discussione il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non costituisce reato proprio sulla base della sentenza della Corte europea del 6 settembre scorso. Le parti civili avevano invece invocato la condanna dell’imputato con tanto di richiesta di risarcimento danno: 25 mila euro la Regione, 20 mila la Provincia, 15 mila Slow food, 10 mila la Coldiretti, 5 mila il Codancons regionale e nazionale. EnriLisetto