La rabbia dei fiumi
Il Tagliamento a Venzone
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne, General
APPELLO AGLI ANTIFASCISTI E ALLE ANTIFASCISTE DI TUTTA LA REGIONE PER
SABATO 10 NOVEMBRE A PORDENONE!!
TUTTI/E IN PIAZZA ELLERO DEI MILLE ALLE ORE 15.00
Sabato 10 novembre Fiamma Tricolore fa appello “a tutti i camerati” per un corteo “contro i parassiti” immigrati a Pordenone con ritrovo alle 16.00 di fronte al ponte di Adamo ed Eva. Alla stessa manifestazione il loro capoccia Salmè ha fatto sapere che ci sarà Lykotrafitis a rappresentanza
del partito neo nazista greco “Alba Dorata”.
Non sappiamo se la questura abbia già concesso o meno la piazza e non ci interessa, da sempre riteniamo che l’antifascismo vada agito tutti i igiorni a partire dalle relazioni tra individui, nei posti di lavoro, di scuola e nei quartieri attraverso rapporti solidali, non gerarchici, antisessisti e antirazzisti.
L’antifascismo parolaio non ci interessa e anche la storia recente nel pordenonese ci ha dato ragione. Quando nel 2001 i postfascisti di Azione Giovani hanno cercato di “occupare” la giornata del 25 aprile col tentativo di equiparare i carnefici alle vittime siamo riusciti a cacciarli nel 2006 con la determinazione delle idee ma anche dei nostri corpi, anno dopo anno nonostante l’attacco mediatico e le denunce. Per questo, sabato, come anarchici e libertari saremo in piazza per cacciare questo rigurgito fascista e razzista dalle strade di una città e di una provincia che ha saputo farsi onore nella storia della resistenza con tanti gesti di coraggio e amore per la libertà.
Chiediamo a tutti i sinceri antifascisti di mobilitarsi assieme e di partecipare ALLA MANIFESTAZIONE MULTIETNICA IN PIAZZA ELLERO DEI MILLE ALLE ORE 15:00 CONTRO LA SFILATA XENOFOBA DI FIAMMA TRICOLORE.
Gli immigrati, tutti, sono come noi lavoratori, precari, studenti, i loro figli frequentano e giocano con i nostri nelle scuole e nei quartieri, sono per noi cittadini al pari di tutti, l’unica pratica a cui non daremo mai cittadinaza è il razzismo.
Iniziativa Libertaria, Pordenone
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 06/11/12
Reti contro le evasioni al Cie di Gradisca
di Luigi Murciano GRADISCA Fughe e rivolte, Cie di Gradisca sempre ad alta tensione. Dalla struttura trapelano episodi di violenza e tentativi – a volte riusciti – di evasione. Sempre con le stesse modalità: l’elusione del dispositivo di sorveglianza a infrarossi, l’ascesa sul tetto, il salto nel buio verso le campagne circostanti. Tanto che il Viminale avrebbe autorizzato la collocazione di una rete su tutte le superfici “aperte” del centro per scongiurare questa pratica. La soluzione però potrebbe essere congelata dai recenti sviluppi sul cosiddetto caso degli “appalti allegri” che sta toccando proprio il Viminale. Intanto trapelano presunti episodi di violenza. A denunciarlo i familiari di alcuni trattenuti, tramite l’associazione monfalconese “Tenda per la Pace” che definisce il Cie «zona franca ove sono sospesi i diritti umani». Secondo i familiari, durante la tentata fuga di 3 persone una squadra di poliziotti «avrebbe manganellato indistintamente» un piccolo gruppo di migranti «colpevoli di non rispettare l’ordine di rientrare nelle proprie stanze vista l’emergenza in corso». L’episodio seguirebbe un tentativo di fuga del 1 novembre, quando una cinquantina di ospiti avrebbe cercato l’evasione dal tetto. Fuga scongiurata dalla mediazione di un ispettore. Mediazione che però secondo i familiari non si sarebbe ripetuta il giorno dopo, «quando un gruppo di rappresentanti delle forze dell’ordine – riferisce Tenda – si è presentato di fronte agli immigrati, oppostisi all’ordine di rientrare nelle stanze. Altri 3 migranti stavano tentando la fuga. Repressione preventiva?» chiede l’associazione. Che denuncia: «Attualmente il Cie ospita persone in condizioni di salute non idonee per regolamento alla permanenza nel centro: ma anche per queste persone è scattata la repressione». A detta di Tenda per la Pace «manganellate vi sarebbero state per un detenuto che sta perdendo la vista a causa di una cataratta, visitato in ospedale e poi riportato al Cie. Il primo ad essere colpito. Botte anche per un ragazzo che aveva tentato il suicidio». Il sindacato di polizia Sap nega con forza «qualsiasi azione violenta». «Eventuali azioni necessarie a riportare la sicurezza sono quelle consentite, tutte documentate dalle telecamere. Se qualcuno ritiene di fare denuncia, i filmati possono essere acquisiti e dimostrare la calunnia» commenta il segretario provinciale Angelo Obit.
di seguito il comunicato integrale della Tenda per i Diritti e la Pace
CIE di Gradisca d’Isonzo: situazione sempre più grave
Un altro episodio di violenza al CIE di Gradisca d’Isonzo. Il 2 novembre, denunciano i familiari di alcuni detenuti, durante la tentata fuga di tre persone dal centro una squadra di poliziotti avrebbe manganellato indistintamente un piccolo gruppo di migranti che sostava nell’area dei distributori automatici del caffè, stavolta colpevoli di non rispettare l’ordine di rientrare tutti nelle proprie stanze vista la situazione di “emergenza” in corso.
L’episodio arriva dopo la notizia di un massiccio tentativo di fuga avvenuto il 1 novembre, quando una cinquantina di detenuti avrebbe cercato di scappare dal centro salendo sul tetto dell’edificio: nessuna conseguenza drammatica in quel caso, grazie alla mediazione di un “poliziotto buono”. Mediazione che non si ripete la sera del 2 novembre, quando un gruppo di rappresentanti delle forze dell’ordine, tra cui ci sarebbero stati pure alcuni volti della squadra responsabile del pestaggio del 15 agosto, di cui Tenda per la Pace e i Diritti ha già dato notizia, si è presentato di fronte ai detenuti, che si sono opposti all’ordine di rientrare nelle proprie stanze, poichè tre di loro stavano nuovamente tentando la fuga. Una repressione forse preventiva, per evitare altri tentativi di fuga? Ricordiamo che in questo momento la struttura di Gradisca ospita diverse persone che vivono in una condizione di salute non idonea (per regolamento) alla permanenza nel centro: anche per queste persone tuttavia, è scattata la “punizione”. Manganellate anche per il detenuto che sta perdendo la vista a causa di una cataratta, visitato in ospedale solo una manciata di giorni e poi riportato “al sicuro” al CIE, dove dipende dai suoi compagni per qualsiasi azione quotidiana. Sarebbe stato il primo ad essere colpito. Botte anche per il ragazzo che aveva tentato il suicido una decina di giorni fa.
Aspetto grottesco di questo drammatico episodio sono le scuse che sarebbero state fatte ai migranti sia da un responsabile della struttura che da un rappresentante delle forze dell’ordine, segno evidente che si è trattato di un’azione brutale, che è andata ben oltre le “semplici” misure preventive.
Interpellata, la vigilanza ha confermato il fatto che in questi giorni ci sono state delle dimostrazioni di malcontento da parte degli immigrati, così come pure alcuni tentativi di salire sui tetti, ma nega qualsiasi azione violenta nei confronti delle persone.
Tenda per la Pace e i Diritti continua a denunciare gli episodi di violenza che avvengono nel costante silenzio mediatico e politico nel territorio di Gradisca d’Isonzo. Le notizie che riescono a superare la coltre del silenzio sembrano dimostrare in modo sempre più lampante che il CIE rappresenta una sorta di “zona franca” dei diritti umani, diritti in parte sanciti anche dalla nostra Costituzione, ma evidentemente non patrimonio di tutti. Ci chiediamo quanti altri episodi di violenza dovranno essere resi noti prima che si realizzi che è in corso una vera e propria emergenza democratica all’interno del CIE, che riguarda tutta la cittadinanza, nessuno escluso.
Tenda per la Pace e i Diritti,
5 Novembre 2012
Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne, General
Messaggero Veneto del 09/11/12
Via libera ai cortei, domani città blindata
Il dado è tratto: sì al corteo di Fiamma Tricolore, sì al contestuale presidio delle forze politiche di sinistra. Domani città blindata, con polizia e carabinieri chiamati di rinforzo dai rispettivi reparti mobili, e commercianti decisamente stupiti: sarà un sabato pomeriggio di preoccupazione, i clienti se se staranno – è la previsione – bene alla larga dal centro storico. Tanto che il loro presidente invita: «Fate fiaccolate, magari di sera, come noi. Sono decisamente più belle dei confronti». Il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si è svolto di prima mattina, ieri. Era presieduto dal prefetto Pierfrancesco Galante. Attorno al tavolo, con i massimi vertici delle forze dell’ordine, il sindaco Claudio Pedrotti e il presidente della Provincia Alessandro Ciriani. Al termine una consegna della politica: parla solo l’istituzione, il prefetto. «Le manifestazioni vengono notificate. Se ci sono motivi di ordine pubblico si vietano. Non abbiamo ritenuto di vietarle», ha comunicato Pierfrancesco Galante. Con una racomandazione indirizzata sia a una parte sia all’altra. I cui sguardi si incroceranno proprio sul ponte di Adamo ed Eva. Il corteo della Fiamma Tricolore partirà dal piazzale della Santissima, attraverserà il ponte, proseguirà per corso Vittorio Emanuele per finire in piazzetta Cavour. Il presidio indetto dall’associazione degli immigrati e da Rc (cui ieri si è aggiunta l’adesione della Fiom) si terrà sul ponte di Adamo ed Eva. Che diventerà il vero sito critico del pomeriggio. «Ho rappresentato agli organizzatori – precisa il prefetto – che la legge va rispettata e quindi non possono essere commessi reati». Niente provocazioni da una parte e nessun richiamo a tristi periodi del passato dall’altra. «Se dovessero esserci tali violazioni coloro che le commetteranno verranno perseguiti». La città sarà «adeguatamente presidiata», con rinforzi di polizia e carabinieri da Padova, Mestre e Gorizia. Oggi in questura ci sarà un vertice di coordinamento e valutazione della situazione. Il presidente dell’Ascom Alberto Marchiori si fa portavoce del malumore dei commercianti: «Se queste cose le facessero con una bella fiaccolata serale, come abbiamo fatto noi, non darebbero fastidio togliendo spazio ai clienti specie in un momento di crisi e beneficerebbero dell’effetto emozionale. In orario di shopping si rischia che qualche stupido cerchi il tafferuglio. Noi vogliamo che Pordenone resti una città tranquilla». EnriLisetto
Dal Messaggero Veneto del 08/11/12
diMartina Milia Non solo nessun passo indietro, ma la richiesta di una nuova manifestazione – le associazioni degli immigrati hanno chiesto ieri al Questore di poter fare un sit-in in piazza XX settembre sabato pomeriggio – con il risultato che, sabato prossimo, Pordenone diventi una città blindata. Una città con forze dell’ordine a ogni metro e costi per la collettività. Nell’esibizione muscolare tra Rc e Fiamma tricolore, si preannunciano “calate” da fuori provincia. Se Rc di Udine ha già annunciato che sabato sarà a Pordenone, su Facebook si annunciano rinforzi alla Fiamma anche da Milano. Mentre le forze politiche da sempre contrapposte rimarcano da una parte il diritto di un partito che si presenta alle elezioni regionali a manifestare (la Fiamma), dall’altra l’inaccettabilità dei temi della controparte (la Fiamma propone la marcia degli italiani “casa nostra o casa loro, riprendiamoci Pordenone”), la palla passa al comitato per l’ordine e la sicurezza in capo alla Prefettura di Pordenone. Oggi la riunione nella quale – alla presenza di sindaco e presidente della Provincia – le forze dell’ordine decideranno il da farsi. Intanto anche le altre forze politiche si schierano. Pio De Angelis, a nome della Federazione provinciale del Partito dei Comunisti Italiani di Pordenone, ha inviato una lettera a prefetto e questore con cui chiede loro di negare la piazza al Movimento sociale. «Ritengo infatti, che chi propugna idee ed agita simboli, aborriti dalla nostra Costituzione democratica, nata dalla Resistenza e dall’Antifascismo, non possa e non debba, essere autorizzato a manifestare democraticamente, essendo la democrazia un istituto negato da coloro a cui si ispirano i componenti di questo movimento». Nel Pdl, invece, Francesco Ribetti attacca la sinistra. «Personalmente vorrei essere presente al corteo ma per un precedente impegno non so se mi sarà possibile, di sicuro sto con chi chiede di poter manifestare liberamente il proprio pensiero, “anche se italiano”». E Ribetti attacca l’amministrazione Pedrotti: «Sarebbe bello vedere un sindaco che fosse in grado di garantire la libertà di pensiero di tutti e non solo quella degli immigrati, a cui l’anno scorso fu concessa la piazza, quella buona della città – senza che nessuno abbia protestato, per venire a lamentarsi di non essere trattati bene qui da noi. Va da sé che qualsiasi violenza, verbale o di altra natura, ed atteggiamenti razzisti e xenofobi, debbano essere condannati con forza ed in maniera ferma e decisa, e ciò, però – sottolinea il consigliere –, anche quando tali atteggiamenti siano quelli di “razzismo all’incontrario”».
Dal Messaggero veneto del 07/11/12
Rinforzi da Udine al presidio antifascista
Ieri sera tensione alla riunione in Assoimmigrati. «Risponderemo alla provocazione della destra»
Messaggero veneto del 07/11/12
Pronti a un confronto pubblico, con la mediazione dello stesso Alberto Garlini, ma non disponibili a rinunciare a una manifestazione. Almeno in questo Stefano Salmé (Fiamma tricolore) e Michele Negro(Rifondazione comunista) sono d’accordo. Non sono disponibili a fare un passo indietro. La Fiamma. Il leader del partito di estrema destra si dice «pronto a un confronto pubblico, anche con Michele Negro. Non posso invece rinunciare alla manifestazione di sabato perché mi candido alla presidenza della Regione e quella manifestazione è per me occasione di illustrare parte del mio programma – ricorda Salmé –. Come dovrei svolgere la mia campagna elettorale?». Quanto alle motivazioni di Rc, «Appare evidente la totale mancanza di argomenti nella richiesta di annullare una manifestazione politica di un partito che, dal lontano 1995, partecipa a tutte le elezioni democratiche ai diversi livelli istituzionali, amministrative, regionali, politiche ed europee. La sinistra, oggi come ieri, pensa ancora che con le minacce e la violenza possa conculcare la libertà di una forza politica come la nostra. In riferimento all’affermazione fatta da tale” Vito Savinelli”, appare chiaro, ad ogni persona intelligente che trattasi del solito “agente provocatore infiltrato” che, quotidianamente i sinistri ci inoculano nelle nostre amicizie virtuali di Facebook». Rifondazione comunista. Michele Negro afferma «la volontà di non lasciare scorrere altra violenza, denunciando ogni proposito di rigurgito fascista e/o proposta razzista. Non ho mai concepito di “mettere gruppi di…uomini a contatto” né troverà – scrive rispondendo a Garlini – dichiarazioni di odio o violenza specie armata solo il legittimo tentativo di fermare la vera violenza con impegno e passione politica, e ciò in piena sintonia con quanto afferma anche l’Anpi di Pordenone. E se ci fosse, o lei volesse organizzarlo, signor Garlini un confronto con più voci sulle cause della sofferenza sociale in atto io sarei felice di parteciparvi, convinto che il confronto e la discussione siano il sale di ogni democrazia concepita come partecipazione di cittadine e cittadini». Per l’esponente di Rc «Siamo in una fase storica di grande sofferenza sociale. Essa si abbatte sulle classi più deboli, su lavoratrici e lavoratori, soprattutto sui giovani a cui consegniamo un futuro buio. Per evitare allora i fuochi dei vari gesti “violenti” (occupazioni di palazzi e torri, manifestazioni continue o peggio suicidi clamorosi anche davanti al Parlamento) occorre rimuovere le cause prime di questa sofferenza: non basta o non serve a nulla un generico appello alla politica. Se questa non sa dare risposte vere e concrete ai bisogni delle cittadine e dei cittadini è condannata alla sconfitta e ad essere abbandonata (vedi Sicilia)». Mobilitazione. All’appello di Rc a contrastare l’iniziativa della Fiamma, risponderà anche Udine (atteso sabato anche il segretario Kristian Franzil). Ma anche la destra si sta ricompattando e sono attesi “rinforzi” extra provincia. Anche gli Animalisti Friuli Venezia Giulia scrivono contro la manifestazione della destra vista come un corteo anti-immigrati e rilanciano: «Riprendiamoci una società libera dall’odio». Pro e contro. La proposta di Gralini – lo scrittore ha invitato entrambi i movimenti a fare un passo indietro – trova invece d’accordo il direttore della Casa dello studente, monsignor Luciano Padovese. «Non entro nel merito dei contenuti, ma, la metodologia di questa contrapposizione è anacronistica. I giovani, a cui i partiti dicono di voler guardare, non la comprendono e semmai si allontanano ancor più dalla politica». La Fiamma ha diritto di manifestare, invece, per Mario Puiatti: «Sono convinto che in una democrazia moderna vada tutelato il diritto di tutti a manifestare, anche di quelli che non ci piacciono»
Messaggero Veneto del 06/11/12
Presidio antifascista, in massa da Udine
di Cristian Rigo Destra e sinistra in piazza: era capitato venerdì 28 settembre a Udine ed è finita con scontri tra i poliziotti in assetto anti-sommossa e alcuni militanti di sinistra, ma in realtà non è veramente finita qui perché sabato a Pordenone rischia di ripetersi lo stesso scenario. Con gli stessi protagonisti o quasi. La Fiamma Tricolore ha infatti in programma la manifestazione “Casa nostra o casa loro? Riprendiamoci Pordenone” per rivendicare i diritti degli italiani, ma Rc ha già chiesto l’autorizzazione a una raccolta di firme sull’altro versante del ponte di Adamo ed Eva e anche le associazioni di immigrati stanno valutando la possibilità di organizzare delle contromanifestazioni. E verso Pordenone sono pronti a “marciare” anche buona parte dei protagonisti del presidio antifascista organizzato a Udine. «Non possiamo accettare che vengano autorizzate manifestazioni che si rifanno chiaramente a posizioni politiche reazionarie e razziste – spiega il segretario regionale di Rc, nonché assessore comunale, Kristian Franzil, pure lui sotto indagine da parte della Procura di Udine che ha aperto un fascicolo a carico di 30 manifestanti con l’accusa di corteo non autorizzato e resistenza a pubblico ufficiale -. Anche l’Associazione nazionale partigiani d’Italia ha preso posizione in questo senso. La Costituzione non può essere calpestata con la scusa della democrazia. Per quanto ci riguarda organizzeremo un presidio assolutamente pacifico». Quel venerdì 28 settembre gli esponenti dell’estrema sinistra avevano giudicato inaccettabile la presenza in città del corteo di Forza Nuova tanto da decidere di provare a interromperlo o, per lo meno, a “zittirlo” cantando a squarcia gola Bella ciao. Una sessantina di partecipanti al presidio antifascista (che si era svolto regolarmente in piazza Repubblica dove si era radunato un centinaio di persone) ha infatti forzato il cordone di polizia percorrendo viale Leopardi allo scopo di raggiungere il corteo (quello sì autorizzato dalla Questura) di Forza Nuova che da via Aquileia doveva raggiungere piazza Libertà. Polizia e carabinieri in quella circostanza sono riusciti a evitare che le due “fazioni” venissero a contatto, ma non sono mancati attimi di tensione e alcuni scontri risolti a colpi di manganello tra le forze dell’ordine e gli antifascisti. A Pordenone per il momento gli scontri sono solo verbali con il segretario della Fiamma Stefano Salmé che rivendica il diritto a manifestare e a esprimere liberamente il proprio pensiero politico e il segretario provinciale di Rc Michele Negro che ha invece chiesto alla Questura di non autorizzare il corteo contro gli immigrati. Per tutta risposta Salmé ha annunciato querele e il presidente della Provincia Alessandro Ciriani ha giudicato la campagna di Negro «irresponsabilie. È gravisso – ha detto – che a chiunque sia impedito, anche solo con minacce verbali, di manifestare». Il prefetto di Pordenone, Pierfrancesco Galante, ha convocato per giovedì il comitato per l’ordine e la sicurezza.
Dal Messaggero veneto del 06/11/12
S’allarga la sfida dei cortei Minacce e accuse in rete
di Martina Milia Anche gli immigrati si mobilitano. L’appello di Michele Negro (Rc), a boicottare la marcia promossa dalla Fiamma Tricolare (sabato alle 16) per rivendicare i diritti degli italiani, fa proseliti. In una nota l’associazione immigrati, l’associazione Ivoriani, Ghana Nationals Association, associazione Burkinabé, Nigeriani e Woman of Substance, annunciano un’assemblea per questa sera a Torre (nella sede di via Piave alle 20.30), insieme a Iniziativa libertaria, per decidere eventuali contromanifestazioni. La tensione sale. Il prefetto di Pordenone, Pierfrancesco Galante, ha convocato per giovedì il comitato per l’ordine e la sicurezza. Tra i partecipanti alla riunione (insieme al sindaco e ai vertici delle forze dell’ordine) anche il presidente della Provincia Alessandro Ciriani che giudica la campagna di Michele Negro «irresponsabilie. E’ gravisso che a chiunque sia impedito – anche solo con minacce verbali – di manifestare. La Fiamma è un partito come gli altri, Negro è un nostalgico dei tempi. Deve capire che non viviamo più negli anni ’70, ma siamo nel 2012. Se il problema è impedire che ci siano facinorosi, lascino fare alle forze dell’ordine». Ma Negro non molla. «Ho la sensazione che non ci sia la volontà di farci raccogliere le firme sul ponte di Adamo ed Eva. Domani (oggi ndr) incontrerò il questore. A lui porterò anche il profilo Facebook di Stefano Salmè dove tale Vito Savinelli scrive: “Io ci sarò armato, vedremo la differenza tra gay comunisti e i veri uomini che danno la vita per un’idea”. Non è forse gravissimo? Chiediamo al sindaco di Pordenone di prendere una posizione netta». Le associazioni immigrati intanto contestano duramente il linguaggio usato dalla Fiamma e dai simpatizzanti. «Il governo del Friuli Venezia Giulia incassa 600 milioni di euro dai migranti e ne spende per loro meno di 4 milioni: altro che parassiti!» rivendicano i migrantiche «non sono disposti a essere definiti parassiti nè a essere considerati lavoratori usa e getta. Chi autorizza manifestazioni come queste – è l’avviso –, il cui unico obiettivo è espressamente fomentare l’odio verso una parte importante della popolazione, si assume tutte le responsabilità per le eventuali conseguenze».
Destra e Sinistra in piazza
S’allarga la sfida dei cortei:
minacce e accuse in rete
Pordenone, collettivi, sodalizi e immigrati preparano per sabato un presidio anti-Fiamma. Negro: su Facebook scrivono che verranno armati. Ciriani: Rc irresponsabile. La violenza annunciata
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Dal Piccolo del 07/11/12
Scuola a Trieste, tentativo d’occupazione al “Max Fabiani”
Gli studenti protestano soprattutto contro il degrado della struttura che li ospita. Il preside non ci sta. Assemblea dei “rivoltosi” nel piazzale dell’istituto
Scuola triestina ancora in subbuglio. Questa mattina gli studenti dell’istituto per geometri “Max Fabiani” di via Cantù hanno messo in atto un tentativo di occupazione della struttura. All’inizio delle lezioni un gruppo di giovani ha affisso gli striscioni davanti all’ingresso della scuola, serrando con catena e lucchetti il portone. Molti dei ragazzi non sono entrati in classe. La manifestazione è motivata dal degrado in cui versa l’edificio che ospita l’istituto, a detta degli studenti ormai in condizioni insostenibili per mancanza di manutenzione e di interventi di miglioria che si fanno attendere da anni. In particolare, la lamentela riguarda l’impossibilità di accedere ai laboratori (tutti o quasi fuori uso) per le lezioni tecniche.
Il preside, però, si è fermamente opposto all’occupazione, ha allertato la Digos e ha impedito ai giovani di prendere possesso di uffici, corridoi e classi: dopo una lunga trattativa, i ragazzi hanno in ogni caso deciso di non entrare e hanno immediatamente convocato un’assemblea che si è svolta nel piazzale antistante lo stesso “Max Fabiani”. Nelle foto scattate da Massimo Silvano, la protesta degli studenti del “Fabiani”
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
da Il Piccolo
La partenza da Vercelli del carico radioattivo avverrà nella serata, il convoglio attraverserà tutto il Nord Italia con chiusura dell’autostrada al suo passaggio. Arrivo al Molo VII poco prima dell’alba. Studiati piani di emergenza da adottare in caso di incendi e blitz dimostrativi
TRIESTE. Uranio, è scattato il count down. E’ previsto per stanotte (a meno di contr’ordini dell’ultimo istante) il trasporto delle barre d’uranio provenienti dal deposito di Avogadro di Saluggia in provincia di Vercelli, destinate al Porto nuovo di Trieste.
L’orario esatto viene tenuto riservato per il timore di un’azione degli ambientalisti. La paura è che qualcuno, conoscendo la tempistica, possa arrivare a bloccare addirittura l’autostrada. Ma ormai la voce si è sparsa: il convoglio blindato con le scorte partirà dal Piemonte in serata, è atteso in veneto verso l’una e l’arrivo a Trieste è previsto poco prima dell’alba. L’autostrada verrà chiusa al passaggio dei mezzi. Il convoglio, tra tir a prova di radiazioni, personale della sicurezza, staff di pronto intervento e forze dell’ordine, dovrebbe essere lungo un paio di chilometri, dalla testa alla coda.
Ieri mattina in prefettura a Trieste è stata convocata, in anticipo rispetto al previsto, la Conferenza dei servizi alla quale hanno partecipato i rappresentanti della Regione e dei Comuni interessati al transito delle barre d’uranio oltre che delle forze dell’ordine. Così è stato consegnato l’atteso piano di emergenza provinciale. Tre faldoni: uno riferito al territorio della provincia di Trieste, l’altro di Gorizia e infine quello di Udine. Perché il percorso del convoglio composto da una decina di mezzi con la centro il Tir con il carico nucleare.
Arriverà al Molo settimo per essere imbarcato sulla “Sea Bird” il cargo danese che farà rotta verso il porto di Charleston negli Stati Uniti. Solo in provincia di Trieste saranno impiegati per la sicurezza un centinaio tra poliziotti e carabinieri, così prevede l’ordinanza che il questore Giuseppe Padulano si accinge a firmare. Durante il transito lungo l’A4 prima e il raccordo poi, saranno progressivamente bloccati al transito di chiunque tutti gli accessi i ponti e i cavalcavia.
Nel piano di emergenza, molto articolato, viene descritto sia il combustibile da trasportare, sia quello già presente nella stiva della nave quando attraccherà alla banchina Frigomar. Infatti la “Sea Bird” arriverà dallo scalo di Capodistria dove, poche ore prima della tappa triestina, saranno imbarcati 91 elementi di combustibile tipo Triga provenienti dal reattore Mark II di Vienna e una sorgente neutronica di Plutonio-Berillio.
Ma il capitolo più importante è quello riguardante le modalità di trasporto e le misure di sicurezza. Vengono ipotizzati vari tipi di incidenti sia per la fase di trasporto stradale che per quella marittima. Il primo scenario è quello di una collisione «tra il mezzo di trasporto con a bordo il contenitore e un’autocisterna con liquido infiammabile con conseguente sviluppo di incendio. In questo caso (secondo gli esperti assolutamente improbabile) le conseguenze radiologiche per l’ambiente circostante e la popolazione sarebbero importanti. Perché «il maggior contributo alla dose è dovuto all’inalazione», così si legge nel piano. Viene previsto, in questo caso, di predisporre un’area di rispetto attorno al luogo dell’incidente.
«Dalla stima emerge che già a 400 metri di distanza – così si legge – è garantito il rispetto dei livelli massimi di radioattività negli alimenti in caso di emergenze nucleari e radiologiche». Per questo l’eventuale fascia arriverebbe a oltre un chilometro. Ma vengono anche ipotizzati altri scenari, come quello della compromissione dell’ancoraggio e il conseguente spostamento del contenitore (cask). E infine si affronta pure l’ipotesi dei blocchi dimostrativi.
Viene precisato che il trasporto viene effettuato con uno speciale autoveicolo e che il contenitore ha superato senza danni una prova di caduta da un’altezza di nove metri e una prova termica della durata di 30 minuti con esposizione a un fuoco che lo avvolga completamente e una temperatura pari ad almeno 800 gradi.
Nel piano vengono ipotizzati anche incidenti sia durante la movimentazione sia durante il trasporto marittimo. Si parla di tamponamento in porto e della caduta del carico durante le operazioni di stivaggio. Infine si parla anche della possibilità di abbordaggio della nave e dell’eventuale affondamento. In questo senso viene precisato che il contenitore utilizzato è collaudato per resistere alle pressioni fino a 200 metri di profondità.
Marzo 17th, 2017 — General, Storia ed attualità
Lo sviluppo della mobilitazione antifascista contro la nuova uscita dalle fogne dei fascisti in Regione (dopo Fogna Nuova ad Udine il 28 settembre ora si tratta dell’ MS fiamma tricolore il 10 novembre a Pordenone) mi ha fatto venire in mente una data del novembre 1979 a Trieste. Si trattava proprio come oggi, dell’8 novembre, quindi 33 anni fa, quando in una spedizione armata di fascisti del Fdg-Fuan all’Università sono rimasto vittima, assieme, ad un’altro compagno del Collettivo Libertario Universitario, di un’aggressione con chiavi inglesi che mi ha lasciato in eredità due ferite lacero contuse in testa da 4 punti di sutura ciascuna. Sono andato a scartabellare in quel poco di archivio che conservo e ho ritrovato qualcosa.
1. il volantino dei fascisti con il quale accompagnavano la “spedizione punitiva”
2. il volantino dell’assemblea degli studenti (ci fu un immediato corteo di risposta)
3. un volantino del 13 maggio 1980 di denuncia dell’attentato incendiario gravisssimo alla casa di un testimone al processo nel quale è rimasta gravemente ustionate la madre dello stesso.
4. un volantino del 19 novembre 1980 che faceva l’analisi della situazione del fascismo a Trieste
Da qualche parte dovrei avere anche gli articoli di stampa del Piccolo, che in ogni caso in qualche modo mi procurerò, per completare la documentazione del fatto e della pesantissima situazione che si viveva a Trieste in quegli anni con i fascisti che avevano in mano l’intera città, tranne l’Università appunto. Grilz ( morto), Morelli (morto), i fratelli Ciro e Livio Lai (passati a terza posizione e finiti in carcere anche per la strage di Bologna), Sluga, Valencic, Biloslavo, ed altri costituivano una banda, per anni impunita che dall’MSI-FdG si ramificava nel terrorismo nero e che a Trieste aveva una centrale operativa, seconda solo a Roma. L’attività di denuncia, mobilitazione, controinformazioe veniva condotta soprattutto dagli studenti fuori sede delle Case dello Studente assieme agli studenti palestinesi, greci, latino americani. Il mio ruolo di militante anarchico super attivo era ben noto in tutta l’Università e la Città e sono finito ad essere un bersaglio principale dei fascisti, al punto che anche perchè perfettamente riconoscibile per i cappelli a cespuglio, non potevo neanche avvicinarmi a certe zone della città. Lo scontro fisico con i fascisti all’Università era iniziato nel febbraio del 1976 nell’atrio della facoltà di Legge, con l’aggressione a bottigliate da parte dei fascisti che si erano asserragliati nel bar dell’atrio di Legge e hanno usato le bottiglie per l’aggressione. Se ho tempo ricostruirò anche quell’episodio.
Paolo De Toni (Cespuglio) 8 novembre 2012
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1. Volantino dei fascisti datato 7/11/1979 distribuito davanti alla mensa universitaria l’8/11/1979

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2. Volantino di risposta degli studenti del 8/11/1979
(è stato qui scannerizzato in due parti perchè su un foglio di ciclostile quindi di dimensioni più lunghe)


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3. Volantino del 13 maggio 1980 contro l’attentato incendiario alla casa dello studente Ermanno Movio nel quale sono rimasti ustionati i genitori ed in particolare la madre di Ermanno.

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4. Volantino di controinformazione generale del 19/11/1980. Anche questo scannerizzato in due parti. Era stato stampato in offsett alla Cluet. La stamperia universitaria che fra l’altro fu vittima anch’essa di un attentato incendiario. Conservo nella mia biblioteca la collezione della Fisica di Feymann annerita dall’incendio che ho comprato a metà prezzo nella svendita che la Cluet fece dei libri danneggiati dall’incendio. Della serie i fascisti bruciano i libri, ma questo era successo anche alla libreria Utopia sempre a Trieste.


Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo dell’08/11/12
Degli avvocati isontini prima ispezione in un Cie
Per la prima volta in Italia una delegazione della Camera penale entra in un centro identificazione espulsione (Cie). Succederà domani dalle 9 alle 10.30 in quello di Gradisca, attualmente a circa metà capienza di ospiti. La delegazione sarà guidata da Riccardo Cattarini, presidente della Camera penale di Gorizia che in collaborazione con l’Unione delle Camere penali italiane ha chiesto e ottenuto dal Ministero dell’Interno di poter ispezionare il Cie. Un iter non semplice ma il cui positivo coronamento incoraggia Cattarini. «L’iniziativa si colloca nel nostro percorso di verifica di legalità in Italia. Personalmente ritengo che il Cie assomigli troppo a un carcere. Anzi, direi che è un carcere. Solo che in un penitenziario c’è un percorso lineare; si entra e si esce in conseguenza di un’azione penale determinata. Qui invece uomini e donne vengono rinchiusi, e spogliati della libertà, sulla base di provvedimenti amministrativi. Dunque, si evidenzia in modo chiaro un deficit di legalità. Non solo. Le condizioni all’interno di questi centi sono spesso oltre il limite del rispetto umano. Capita che siano immesse improvvisamente decine e decine di immigrati, senza che la struttura sia in grado di accoglierle. Di qui lo sviluppo di azioni di protesta, le cosiddette rivolte, culminanti talvolta con azioni autolesionistiche». Subito dopo la visita gli avvocati che accederanno al Cie relazioneranno pubblicamente sulle condizioni trovate all’interno. Il Cie di Gradisca, al di lùà delle valutazioni sulla effettiva deterrenza all’immigrazione clandestina, rappresenta un “buco nero” anche della politica isontina incapace, all’epoca della sua costruzione, di opporsi in modo efficace a questa scomoda presenza. (r.c.)
Marzo 17th, 2017 — General, Repressione diffusa
Da Il piccolo del 14/12/11
Bloccarono i treni per protesta Indagati gli addetti alle pulizie
I 30 operai da mesi senza paga occuparono per 4 ore i binari. Uno di loro poco prima tentò il suicidio Ora rischiano il carcere, per gli organizzatori della manifestazione possibile una pena dai 3 ai 7 anni
di Claudio Erné Identificati, denunciati, indagati e a breve scadenza con buona probabilità anche processati per interruzione di pubblico servizio. Ai trenta e più operai addetti alle pulizie dei treni che nell’agosto scorso avevano occupato durante le ore centrali della giornata i binari della Stazione centrale, la Procura della Repubblica sta per presentare il conto della loro disperata azione diretta a ottenere in un verso il pagamento degli stipendi arretrati e nell’altro la salvaguardia del posto di lavoro. Sono tutti difesi dall’avvocato Deborah Berton. Ora rischiano da sei mesi a un anno di carcere, mentre per i capi, i promotori e gli organizzatori del blocco la pena prevista dal legislatore è molto più pesante e va dai tre a sette anni di carcere. Certo è che la loro azione sindacale, protrattasi per quattro ore, aveva provocato il caos: sulla linea Trieste – Monfalcone 21 convogli erano stati soppressi lasciando a terra i viaggiatori. Trenitalia aveva organizzato un servizio di bus-navetta per ridurre al minimo i disagi di centinaia di persone sconcertate per l’imprevisto arresto del treno a Monfalcone o arrabbiate per non poter raggiungere da Trieste la meta prestabilita negli orari previsti. Nella stessa giornata, tre dipendenti della ditta “Carma” che aveva perso l’appalto per la pulizia dei treni a favore della Cooperativa facchini erano saliti sulla torre-faro della Stazione centrale, a una quarantina di metri di altezza. L’azione sindacale mirava a ottenere precise garanzie: se la cooperativa “Carma” avesse continuato a non mettere mano al portafoglio per versare gli stipendi di giugno e luglio, questa incombenza avrebbe dovuto ricadere su Trenitalia, in nome della quale la cooperativa aveva operato. La protesta era stata interrotta alle 16, quando la Prefettura ha redatto un documento con cui Trenitalia garantiva il pagamento dei due stipendi mancanti oltreché della quattordicesima. In effetti la situazione economica dei trenta pulitori rimasti senza stipendio era terribile: due o tre delle loro famiglie erano ridotte alla fame, tanto che è emerso pubblicamente che mogli e figli ricorrevano da tempo alla mensa allestita dalla Caritas diocesana. Ma non basta. Uno degli operai della “Carma” poche ore prima che il traffico dei treni fosse bloccato dai colleghi si era gettato dalla finestra della sua abitazione posta tra via Pirano e via Baiamonti. Aveva lasciato una lettera d’addio indirizzata alla figlia, senza specificare i motivi del suo gesto. Il suo volo era stato frenato prima da uno stenditoio per il bucato, poi da una tettoia. Un collega che lo aveva incontrato qualche giorno prima aveva riferito che l’amico «non gli aveva nascosto la sua preoccupazione per il futuro, sempre più difficile»
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Dal Piccolo del 15/12/11
Crollo, una prima lista sotto la lente del pm In attesa delle relazioni tecniche, la Procura sta esaminando la posizione di una decina di persone che si sono occupate dell’allestimento del palco Il primo scoglio è la perizia, da condurre in un luogo pericolante Affidato l’incarico dell’autopsia al medico legale Costantinides
di Corrado Barbacini
Presto una decina di persone potrebbero essere ritenute responsabili a vario titolo nel crollo al PalaTrieste che è costato la vita a Francesco Pinna. Aveva 20 anni e lavorava come precario per la cooperativa incaricata di facchinaggio nel trasporto delle attrezzature per il concerto di Jovanotti. Al momento non è stato inviato dalla cancelleria del pm Matteo Tripani, il magistrato titolare delle indagini, alcun avviso di garanzia e nessun nome è stato iscritto nel registro degli indagati. Tant’è che ufficialmente in procura si parla prudenzialmente di “responsabilità astratta”. Ma nessuno nasconde che in queste ore la lente dei poliziotti della Squadra mobile e degli ispettori del servizio di prevenzione è puntata direttamente su chi aveva un ruolo nell’organizzazione del concerto di Jovanotti, ma soprattutto nella progettazione, nella costruzione e nel montaggio del mostro di alluminio che l’altro giorno è crollato come fosse un castello di carte. Ieri mattina è stata trasmessa la relazione completa relativa agli accertamenti eseguiti dai poliziotti della quinta sezione della Squadra mobile. Da questa relazione emergono i nomi delle società e dei legali rappresentanti che al momento non sono accusati di nulla. Si parte da Giorgio Joan, titolare della Lemon & Pepper Srl azienda che aveva l’incarico occuparsi dell’intera logistica del tour del cantante. Poi a scendere c’è la Trident Management di Maurizio Salvadori che si è occupata della produzione dell’evento. E scendendo si arriva al progettista della struttura che è l’ingegner Franco Faggiotto. Poi vengono indicati anche i riferimenti di chi ha progettato e realizzato il cosiddetto “ground support” e cioè la maxi struttura sospesa che era stata montata per sostenere fari e luci. E dalla quale – secondo la prima ricostruzuione – è iniziato il crollo. Si fa il nome dell’ingegnere Angelo Guglielmi di Como ma anche della società Stage Sistem proprietaria delle strutture stesse. E qui emerge anche il ruolo di Oratio Margenau, cittadino rumeno, titolare di una ditta artigiana con sede a Seregno che si è occupata del montaggio della struttura metallica. In coda alla lista c’è Ermenegildo Corazza, coordinatore della sicurezza. Ma il suo ruolo, secondo la polizia, era riferito all’applicazione degli standard di prevenzione ordinari dei lavoratori come, per esempio, il caschetto o le scarpe di sicurezza. Ma manca, nella lista, il vero responsabile del cantiere. Il motivo è semplice: non esiste. «Dobbiamo concludere presto e bene», così il procuratore Dalla Costa. Non ha nascosto il primo grosso scoglio in un’indagine tutta in salita: la perizia, che sarà determinante. Ma il collegio di esperti, ancora non individuato, dovrà operare cercando elementi di prova in una struttura pericolante. «Non possiamo rischiare il crollo nel crollo», dicono in procura. Il rebus è quello di contemperare la messa in sicurezza con la possibilità di esaminare ogni dettaglio del groviglio metallico. «È come se si volesse intervenire sui bastoncini di uno Shanghai», spiega Dalla Costa, facendo capire quanto sia tecnicamente complesso l’accertamento. Ieri intanto si è consumato un altro atto di questa vicenda. Il pm Tripani ha conferito l’incarico al medico legale Fulvio Costantinides di effettuare l’autopsia sul corpo di Pinna. Il quesito è relativo alle cause di morte ma indirettamente, per quanto possibile, vengono richiesti elementi utili alla ricostruzione della tragedia. Alla breve udienza erano presenti, sgomenti, i genitori e la sorella della vittima, un fatto inusuale. Per più di 20 minuti sono rimasti in corridoio al secondo piano del palazzo di giustizia. Fissavano il vuoto e i loro occhi non avevano più lacrime. Poi, dopo le 11, sono entrati nell’ufficio di Tripani per essere testimoni di un atto formalmente necessario ma terribile. L’autopsia al figlio.
LA TESTIMONIANZA
«Pochi ragazzi portavano l’elmetto sotto il palco»
TRIESTE «In pochi portavano l’elmetto di protezione, nessuno si è preoccupato di farcelo mettere». Le testimonianze di chi lunedì scorso ha lavorato a fianco di Francesco Pinna all’interno del PalaTrieste non sono delle più confortanti. «Io avevo le scarpe antinfortunistiche ma non l’elmetto, lo ammetto – sostiene Massimiliano che accanto a Francesco scaricava cavi, casse acustiche e aiutava a montare il palco – e nessuno ha avuto da ridire. Come me non avevano la protezione alla testa molti altri ragazzi. Gli unici – sostiene – a indossare l’elmetto erano tutti gli operai che lavoravano sulla parte sospesa della struttura». Il giorno dell’ingaggio – stando ai racconti dei giovani operai – ai ragazzi è stato comunicato il compenso, l’orario di inizio del lavoro e l’obbligatorietà di indossare scarpe antinfortunistiche. Secondo le testimonianze, nei minuti successivi alla tragedia i capi-squadra delle varie ditte impegnate nell’allestimento del palco per Jovanotti si sono preoccupati di verificare che tutti i ragazzi indossassero le calzature previste dalla legge 626 per la sicurezza sul lavoro. Precauzioni che probabilmente non avrebbero evitato la morte del giovanissimo Francesco ma che sono obbligatorie per legge e in altre circostanze possono salvare la vita. «Quello che ha infastidito molti dei ragazzi presenti al momento della disgrazia – confessa Massimiliano – è il fatto che ieri, il giorno dopo il crollo, malgrado molti di noi si siano feriti, abbiano preso dei colpi o comunque abbiano subito uno choc, nessuno della OnStage ci ha chiamato per informarsi delle nostre condizioni di salute, per sapere se avevamo avuto problemi. Anzi, al telefono del loro ufficio non rispondeva nessuno». Alcuni ragazzi hanno subìto degli strappi muscolari e si sono procurati delle contusioni aiutando i colleghi a uscire da sotto il groviglio di tubi crollati in quei drammatici momenti. (l.t.)
«Niente sicurezza, niente più eventi»
Cosolini ha proposto un protocollo per le iniziative su aree pubbliche, da applicare pena la non concessione degli spazi
di Corrado Barbacini TRIESTE Il ragazzo morto al PalaTrieste e altri quattro infortuni in poche settimane in città sono un prezzo troppo alto. Ora basta. La stretta arriva dalle parole del prefetto Alessandro Giacchetti. «Questi episodi – ha detto davanti al sindaco Roberto Cosolini, all’assessore regionale Angela Brandi, ai sindacalisti e ai responsabili delle Aziende sanitarie – non possono passare inosservati». Ha parlato riferendosi anche alle parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che aveva detto: «Gli infortuni sono una disuguaglianza da combattere». Così, dalla rabbia delle vite spezzate sono saltate fuori le proposte. Cosolini ha annunciato: «Farò un protocollo sulla sicurezza che riguarderà tutti gli appalti del Comune e anche le esternalizzazioni. Dovremo pensare anche agli eventi, grandi e piccoli. L’unico modo – ancora parole di Cosolini – è quello di subordinare la concessione degli spazi pubblici al rispetto del protocollo. Chiederemo sempre la nomina di un direttore dei lavori che certifichi la sicurezza e il processo lavorativo». Il sindaco ha poi parlato indirettamente di quanto accaduto al PalaTrieste. «L’allestimento di un evento è un vero e proprio cantiere, per questo ci vuole un responsabile. Il lavoro non può prescindere dalla sicurezza di chi è lì». Poi la proposta: il Comune diventerà garante indiretto di chi lavora anche in occasione di eventi e manifestazioni pubbliche. Concederà spazi, firmerà convenzioni, solo dopo i controlli documentali da parte dei tecnici delegati i quali – per conto dello stesso Comune – accerteranno l’applicazione delle misure di sicurezza. Insomma più controlli, sia a monte che a valle. L’assessore Angela Brandi nel suo intervento ha sottolineato la necessità di riportare il tema della sicurezza fra le priorità di azione delle istituzioni, delle forze sociali e delle stesse imprese, dopo che in questi anni il problema è passato in secondo piano a seguito delle emergenze dovute alla crisi occupazionale e alle strade per fronteggiarla. «Gli effetti della contrazione economica – ha sottolineato Brandi – si sono rivelati un fattore importante di riduzione del fenomeno infortunistico nel triennio 2008/2010, a causa del calo della produttività e dei ritmi di lavoro. La crisi però se da un lato ha migliorato il tema della sicurezza tra i settori tradizionali del manifatturiero e dei servizi, dall’altro sembra avere spostato il rischio sui segmenti di produzione e servizi meno tradizionali come gli appalti, specie in presenza di tempi ristretti di realizzazione, la portualità ed i trasporti, i contratti flessibili e di breve durata, dove inoltre il continuo cambiamento di mansioni impedisce una adeguata e reale formazione alla sicurezza». Ma i sindacati non hanno nascosto le loro perplessità. Enzo Timeo della Uil parlando a nome delle tre sigle confederali è stato esplicito: «I controlli spesso non sono sufficienti. Chi è delegato, come l’Azienda sanitaria, non ha personale. La coperta è troppo corta». Se ne parlerà in Prefettura a gennaio ma anche nel tavolo regionale di concertazione, allo scopo di fare il punto sull’Accordo in tema di sicurezza sottoscritto a suo tempo con le parti sociali.
Rassegna Stampa Dal Piccolo del 14/12/11
Francesco Pinna, vent’anni, studente-operaio, addetto al montaggio del palco per il concerto di Jovanotti, è morto all’interno del PalaTrieste, investito dal crollo dell’impalcatura. Otto i feriti. Il presidente della Cooperativa sociale OnStage: “Lavorava per 6,50 euro all’ora, in regola sia dal punto di vista della sicurezza che da quello del contratto di lavoro”. Jovanotti: “E’ morto costruendo una festa”