da Il Piccolo VENERDÌ, 30 NOVEMBRE 2012 Pagina 80 – Gorizia-Monfalcone
Onda Resistente
Marzo 17th, 2017 — Studenti Trieste
da Il Piccolo VENERDÌ, 30 NOVEMBRE 2012 Pagina 80 – Gorizia-Monfalcone
Marzo 17th, 2017 — Ultime
La situazione in Slovenia sta crescendo
Oggi (3 dicembre) manifestazioni in 6 città tutte finite in modo pacifico tranne quella a Maribor:
Ravne na Koroškem 500 persone
Ptuj 600 persone
Trbovlje 400 persone
Celje piu di 3000 persone
Lubiana intorno alle 5.000 persone, come riportano le/i compagni/e un’energia mai vista prima. La manifestazione è andata in tutto il centro città con compagne/i alla testa del cordone. I media riportano di due detenuti – tra loro nessun/a compagna/o.
Maribor 20.000 persone una manifestazione mai vista a Maribor che per le prime due ore è sfilata con musica, dichiarazioni … pacificamente. Poi esattamente alle 19:00 (quando inizia la trasmissione diretta per il telegiornale scoppia la lotta fra un gruppo di manifestanti e la polizia. Una coincidenza? Il dubbio rimane. Ma questa volta la polizia ha usato il gas in modo più “diretto” – contro i gruppi in prima linea. La maggior parte dei manifestanti incomincia ad andarsene, giovani infuriati incominciano a raggrupparsi. Gli scontri fra i gruppi (la maggiorparte di giovani) e la polizia va avanti ancora adesso 23:00. Bruciati due radar della compagni privata, vetri rotti, cassonetti bruciati e più di 120 detenuti per il momento e 6 poliziotti al ospedale. Il grido rimane lo stesso “che se ne vadano tutti” e come primo il sindaco di Maribor, poi i consiglieri del comune e poi il governo ….
La differenza fra Lubiana e Maribor sembra ovvia – venerdì a Lubiana gli scontri sono scoppiati per via di un gruppo neonazista, e sembra più uno scenario gia visto a Belgrado al tempo di Miloševič. A Maribor invece sembra una ribellione di giovani come quella vista in Grecia o forse anche in Francia. Se a Lubiana i giovani hanno ancora un futuro nella propria città, per i giovani a Maribor questo futuro è disoccupazione e povertà. Tra i detenuti anche a Maribor nessun/a compagno/a.
saldud y Gotofi so fsi!
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da Il Piccolo 28 novembre 2012
La protesta per la crisi economica si espande in tutto il Paese. Dopo Maribor e Lubiana manifestazioni previste anche a Postumia e Capodistria
La rivolta di piazza si espande in Slovenia a macchia di leoprado. Dopo gli scontri di Maribor a scendere nelle strade è stata la capitale Lubiana. Per proteggere il palazzo del Parlamento e quello del governo la polizia ha schierato un cordone di poliziotti in assetto anti-sommossa. Il motto dei manifestanti è “Gotof je” (è finito) che rieccheggia quello scandito nelle strade di Belgrado al momento della cattura di Milosevic e la sua consegna al Tribunale dell’Aja. Altre manifestazioni di piazza sono attese ancora a Lubiana, venerdì, e a Postumia, Capodistria, Murska Sobota, Novo Mesto e Kranj.
da Il Piccolo 1 dicembre 2012 — pagina 13 sezione: Attualità
oggi (giovedì 29 novembre) alle 16:00 e fino alle 20:00 più di mille persone hanno protestato a Kranj, fra loro anche compagni/e anarchici/e. Questa volta la polizia non ha reagito anche se alcuni hanno provato a entrare nello stabilimento del comune di Kranj e hanno distrutto un paio di vetri.
Il sindacato della polizia si è espresso a favore dei manifestanti ma hanno detto che per il momento deve eseguire gli ordini e che anche se capiscono la gente non possono togliere gli elmetti e andare a manifestare fra la gente. Anche se cosi scrivono i media, questo è gia successo anche a Maribor, dove 50 poliziotti lunedì scorso hanno deciso di non andare a lavoro per non essere sul lato opposto dei manifestanti. Cosi pare anche oggi a Kranj dove c’erano pochissimi poliziotti, dalle foto nessuno in tenuta antisommossa e perfino alcuni con fiori al petto – come simbolo di solidarietà con la gente in protesta.
Il capo di stato maggiore che era martedì alla riunione con il primo ministro ha detto che i militari non ci pensano nemmeno ad andare sulle strade contro i manifestanti. E ha perfino detto che il capo di governo dovrebbe conoscere le leggi slovene che proibiscono all’esercito un intervento del genere (più o meno queste sono le parole del capo di stato maggiore). E poi che per quanto riguarda loro (i militari) la situazione non è per niente più grave di quello che era tempo fa.
Sembra che un po’ tutti si stiano rendendo conto che con quello che è successo a Maribor si e aperto il vaso di Pandora. E provano a calmare la gente (tranne il primo ministro che non ha ancora detto una parola, e il ministro degli interni che sarebbe meglio per tutti se tacesse, perchè in ogni frase butta benzina sul fuoco).
Perfino i media stanno cambiando tono – se prima una finestra rotta era abbastanza per dire che la manifestazione era violenta, oggi hanno usato termini come – solo due vetri rotti e la manifestazione era pacifica durante tutto il tempo.
Per domani (venerdì, 30. novembre) sono indette tre manifestazioni:
Lubiana alle 16:00 in piazza del Congresso – vicino al parlamento
Koper alle 17:00 in fronte alla Taverna (centro città)
Nova Gorica alle 18:00 in centro città (Bevkov trg)
Nei prossimi giorni ancora proteste a Celje, Murska Sobota e lunedì nuovamente a Maribor alle 16:30 in piazza Liberta (trg Svobode).
que se vayan todos!
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash

Marzo 17th, 2017 — Studenti Trieste
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Da Triesteallnews.it
· 30.11.2012 | 18.30 – Continuano le proteste degli studenti a Trieste. Stamattina sono stati occupati il liceo scientifico Oberdan e gli istituti Volta e Fabiani, ma la situazione è ritornata alla normalità già nella tarda mattinata. All’Oberdan i ragazzi si sono rifiutati di entrare in classe e sono rimasti seduti lungo i corridoi e fuori dalle aule scolastiche in segno di protesta, come si vede dalla foto. All’assemblea che si è tenuta alle 10.30 – come ha reso noto la Rai – hanno preso parte circa 300 studenti, i quali hanno votato contro il rientro regolare in aula.
Questa reazione nasce dal fatto che i ragazzi avevano proposto di svolgere per tre giorni lezioni alternative al mattino, mentre al pomeriggio si erano offerti di effettuare lavori di manutenzione all’interno dell’istituto, come riverniciare i muri della scuola. Una proposta rifiutata in modo netto da preside e collegio docenti. Comunque le lezioni dovrebbero riprendere in modo regolare già da domani. Mentre lunedì ci sarà un nuovo incontro e non si esclude la possibilità che si dia inizio ai lavori di manutenzione proposti dagli studenti.
Intanto i ragazzi del Volta e dell’Oberdan, che anche loro si erano rifiutati di entrare in classe, alle 11.30 hanno avuto un colloquio con il preside e con i professori e hanno deciso di riprendere le lezioni.
Sempre stamattina all’istituto Max Fabiani si è tenuta un’assemblea in aula magna che ha avuto l’adesione del 90% degli studenti circa. La protesta dei ragazzi dell’istituto tecnico è nata a causa del piano di ridimensionamento deciso dalla Provincia, che prevede l’accorpamento del Fabiani con altri istituti.
Nicole Mišon
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Marzo 17th, 2017 — Studenti Trieste
Dal Piccolo
MERCOLEDÌ, 05 DICEMBRE 2012
Oberdan occupato, blitz della Digos
Studenti entrati nella scuola la scorsa notte, al mattino l’intervento della polizia sfondando un vetro. Identificati 30 ragazzi
I giovani: «Volevamo riverniciare l’istituto» La preside: «A rischio la loro incolumità»
Il liceo scientifico di via Veronese è in fermento da una decina di giorni. Molteplici le motivazioni della protesta: i tagli previsti dalla finanziaria regionale, lo stato inadeguato dell’edilizia scolastica, la legge di stabilità. Piero Facchin, rappresentante degli studenti dell’Oberdan, spiega il perché dell’occupazione: «In un’assemblea svolta lunedì avevamo deciso di prenderci la scuola per due giorni per rimetterla a posto riverniciando porte e muri. Avevamo proposto alla preside Rocco di dedicarci a questi lavori ma ci ha detto che per motivi di sicurezza non potevamo farli». Ieri Rocco ha spiegato perché ha chiamato la Polizia: «Rispetto alla scorsa settimana i ragazzi non volevano trattare e poiché non c’era una situazione tale da garantire l’incolumità dei studenti, oltre che lo svolgimento delle lezioni, sono stata costretta a far intervenire le forze dell’ordine». Rocco non ha poi sciolto riserve se denunciare i ragazzi identificati: «Ci rifletterò sopra». (ri.to.)
Una trentina di studenti identificati dalla Digos, una porta a vetri sfondata e lezioni nuovamente sospese. E’ il bilancio della seconda occupazione andata in scena ieri al liceo scientifico “Oberdan”. Un tentativo questa volta stroncato praticamente sul nascere dall’intervento della Polizia chiamata sul posto dalla preside Maria Cristina Rocco. Stando alle indiscrezioni raccolte ieri i primi occupanti (in tutto una cinquantina) sono riusciti a penetrare nell’edificio di via Veronese attorno alla mezzanotte di lunedì attraverso una porta secondaria tenuta aperta con il nastro adesivo. Alle 5.30 è entrato poi il secondo gruppo di studenti. «Noi siamo stati contattati attorno alle 7 dal dirigente scolastico (Maria Cristina Rocco, ndr) che non riusciva ad entrare a scuola: poco dopo siamo dovuti intervenire», spiega un funzionario della Digos. Alle 7.45 ha luogo il blitz dei poliziotti che sfondano il vetro della porta antincendio sita vicino ad uno degli ingressi principali (quello del cortile interno). «Da lì c’è stato un fuggi fuggi dei ragazzi: qualcuno è scappato fuori dalla scuola, altri si sono rifugiati al terzo piano», racconta il funzionario. Circa una trentina gli studenti identificati. Quasi tutti minorenni. Per loro potrebbe scattare la denuncia? «Dipenderà dal dirigente scolastico. Da parte nostra non c’è alcuna volontà repressiva«, precisa il funzionario della Questura. All’irruzione della Digos sono seguite polemiche da parte degli studenti che hanno evidenziato come al momento dello sfondamento del vetro ci fosse un ragazzo (forse due) proprio dietro la porta. «Non posso dire se ci sia stato o meno il rischio a terzi in seguito alla rottura del vetro, sicuramente non mi risulta ci siano stati contusi o feriti», aggiunge il funzionario. Dopo l’identificazione dei giovani la preside Rocco ha dichiarato inagibile la scuola ordinando la sospensione delle lezioni. La motivazione è stata attribuita al fatto che la maggior parte delle aule erano state svuotate dei banchi, utilizzati per ostruire internamente gli ingressi principali all’istituto. La preside ha convocato successivamente un incontro con i genitori degli studenti identificati dalla Polizia. Alcuni studenti dell’Oberdan invece hanno redatto un lungo documento spiegando i perché della protesta e un’analisi su quanto accaduto. «I fatti di oggi dimostrano ancora una volta come sia difficile, in questo sistema, manifestare e lottare per i propri diritti evitando di essere denunciati e identificati come criminali – spiegano gli studenti -. Ribadiamo che occupare la propria scuola, oltre a non essere un atto illegittimo, non è nemmeno punibile come reato (…). Se le forze dell’ordine e la Dirigenza scolastica avevano intenzione di fermarci con le loro intimidazioni, minacce e con i loro abusi, non riusciranno nei loro intenti». Il messaggio è chiaro: la protesta non si arresta. Riccardo Tosques
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Piccolo
04/12/12
Gradisca, i lavoratori del Cie danno l?ultimatum all?azienda
GRADISCA Giovedì alle 12. È questa la “deadline” fissata dai dipendenti del Cie e del Cara di Gradisca per avere notizie sui propri stipendi. I lavoratori della Connecting people si sono riuniti in un locale pubblico per urlare la propria esasperazione. Erano in tanti, circa 40, in rappresentanza di tutti i settori: operatori, magazzinieri, lavoratori della mensa, personale sanitario, amministrativi e direzione. Gli altri (in tutto sono una settantina) hanno continuato a garantire il servizio nei due centri. Una riunione spontanea, un confronto sul da farsi “partito dal basso”, come hanno voluto definirlo: senza colori politici e senza coinvolgere i sindacati, perlomeno in questa fase. Qualcuno, anzi, ne denuncia la “totale assenza”. E almeno in due ci raccontano di essersi sentiti caldamente sconsigliare la presenza alla riunione, se non addirittura “di essersi sentiti minacciati” del rischio di perdere il lavoro. I fatti sono noti: la coop è in ritardo di tre mensilità. La mancanza di liquidità deriva dal fatto che, a sua volta, il consorzio di Trapani avanza dei crediti dalla Prefettura per la gestione del centro. Emergono storie di grave disagio: «C’è chi non mangia da tre giorni», come un ragazzo straniero che se ne sta triste in disparte. E c’è chi non può permettersi l’assicurazione dell’auto «e viene a lavorare rischiando quotidianamente il sequestro del mezzo». «Sul mio conto ho 90 centesimi e una famiglia da mantenere». E ancora: «Questo è un lavoro logorante, non possono trattarci come fantasmi». I dipendenti ricevono la visita del direttore della Caritas diocesana, don Paolo Zuttion. «Gli sono vicino – dice – Moltissimi ci contattano quotidianamente per le loro necessità. Soprattutto i tanti dipendenti stranieri che non hanno una rete familiare cui affidarsi». Per ora si chiedono risposte. Poi si vedrà se lo stato di agitazione diventerà qualcos’altro. Un documento è stato inviato al cda della Connecting People per ottenere spiegazioni entro giovedì. Il giorno dopo i lavoratori si riaggiorneranno per capire quali iniziative intraprendere in caso di risposte negative. Lo sciopero sembra strada ostica: si configurerebbe come interruzione di servizio. Compare un documento, che certifica un mandato di pagamento da 1 milione circa, datato 28 novembre. Con quei soldi potrebbe essere garantita ai lavoratori almeno una mensilità. Ma è una consolazione che non basta a nessuno. «È più o meno il 20% di quanto ci spetta, 4 volte meno di quanto ci era stato prospettato dopo un incontro fra azienda e Prefettura». Luigi Murciano
03/12/12
Sciopero dei lavoratori del Cie «Vogliamo i nostri stipendi»
Cie di Gradisca nel caos. E oggi scatta una manifestazione per dire basta ai continui ritardi nel pagamento degli stipendi, alle scarse condizioni di sicurezza, alle incertezze sulla gestione. Niente colori politici, niente rappresentanze sindacali. I lavoratori si troveranno spontaneamente per denunciare una situazione divenuta insostenibile. «Senza un centesimo in tasca a fronte di ore e ore di straordinari – si legge in una nota – e dopo aver visto passare in rassegna politici, amministratori e funzionari dello Stato e delle organizzazioni sindacali viviamo ora la prospettiva che i tempi si possano allungare considerato anche che ci sono in corso scontri giudiziari e proroghe sulla gestione di Cie e Cara. Incertezze che ormai toccano i due anni tra lungaggini e pastoie burocratiche che coinvolgono persino le ditte che dovrebbero metterere in sicurezza una struttura che fa acqua da tutte le parti». Alle 14.30 i lavoratori si incontreranno nel parcheggio del centro commerciale “La Fortezza” di via Udine. «Vogliamo i nostri stipendi e li vogliamo tutti – conclude la nota – Questo è il nostro unico fine. Non vogliamo più promesse e peggio imposizioni rasenti i ricatti che subiamo ogni giorno». Il ritardo nel pagamento dei salari agli operatori delle due strutture per migranti di Gradisca ha toccato ormai i 4 mesi. Una situazione del tutto nuova – sinora il differimento al massimo era stato di qualche settimana – che ha gettato nello sconforto i già esasperati dipendenti della Connecting People, la coop trapanese che gestisce il Cie dal 2008 e il Cara dall’anno seguente. Oltre alle difficoltà di un lavoro logorante e a volte estremamente pericoloso, gli operatori si sono spesso trovati a fare i conti con un’enorme incertezza sul proprio futuro. Connecting People aveva motivato la mancata erogazione degli stipendi con la mancanza di liquidità derivante dai ritardi nei trasferimenti del denaro dovuto dallo Stato (via Prefettura) per i servizi previsti dal contratto di appalto. A tentare di riportare il sereno è un comunicato della stessa Connecting People, che due settimane fa ha informato i dipendenti dell’esito di un vertice tenutosi fra il Prefetto Marrosu, e il presidente del consorzio Giuseppe Scozzari. Il periodo dei mancati trasferimenti sarebbe, quello compreso fra l’aprile del 2011 e l’ottobre di quest’anno. Ciò avrebbe generato alla società «la sofferenza finanziaria e il conseguente ritardo nel pagamento a fornitori e dipendenti». Le parti avrebbero convenuto sull’indifferibilità della messa a dispisizione di almeno l’80% del credito maturato da Connecting People. (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — Mare
Dal Piccolo
GIOVEDÌ, 06 DICEMBRE 2012
«Nessun ostacolo, avanti con il rigassificatore»
Passera risponde in Parlamento a Rosato: traffico di gasiere assimilabile a quello delle petroliere. Ma l’iter si chiuderà solo se prevarrà un orientamento favorevole
CONVEGNO
PROGETTO»IL MINISTRO
I possibili riflessi sul valore delle case
Il prospettato insediamento a Zaule del rigassificatore farà scadere anche il valore degli immobili in un’ampia area circostante? È la principale domanda a cui tenterà di rispondere il convegno “Rigassificatore e valore dei beni immobili” che si svolgerà venerdì alle 17.30 a Muggia, nel teatro Verdi di via San Giovanni. Le relazioni saranno svolte da Francesco Longo docente di diritto amministrativo all’università di Udine, Fulvio Rocco consigliere di Stato, Mario Polelli ordinario di Estimo al Politecnico di Milano, Gaetano Russo ordinario di Tecnica delle costruzioni all’università di Udine, Alessandro Brainich agente immobiliare. Interverranno il sindaco di Muggia Nerio Nesladek, il sindaco di San Dorligo della Valle Fulvia Premolin, la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. Conclusioni dell’assessore comunale di Muggia Fabio Longo.
di Matteo Unterweger «Allo stato non esistono motivi ostativi alla prosecuzione dell’iter amministrativo». Sul progetto del rigassificatore di Zaule il governo va avanti. Almeno l’intenzione per ora è questa: Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, l’ha affermato ieri a Roma, durante il question time in Parlamento rispondendo a un’interrogazione presentata dal deputato triestino del Pd Ettore Rosato. Più che da “tecnico”, Passera ha parlato da politico consumato, certamente informato delle resistenze compatte del territorio (Comuni e Provincia, ma anche Autorità portuale, oltre a tantissimi cittadini) all’insediamento proposto dalla spagnola Gas Natural. Se prima ha usato il bastone, confermando la linea del governo, un attimo dopo ecco la carota, scelta per certificare che la conclusione dell’iter stesso «potrà avvenire solo dopo l’acquisizione dei pareri espressi da tutti i soggetti interessati e ove prevalga un orientamento favorevole». Una speranza per l’ampio fronte del “no”? «Sono convinto che non ci dobbiamo rassegnare. Sono ottimista sulla possibilità di far ragionare questo governo», dirà Rosato a margine del botta, risposta e contro-osservazione in aula. Oggi l’esecutivo Monti ha in mano l’Autorizzazione integrata ambientale uscita dalla discussa Conferenza dei servizi dello scorso 22 novembre, quando i tecnici della Regione avevano decretato l’approvazione all’unanimità nonostante i pareri contrari di Comune e Provincia di Trieste (due su tre degli enti presenti alla riunione). E proprio a quell’episodio si è agganciato Rosato interrogando Passera: «Sapendo dei vizi di illegittimità negli atti della Regione – ha affermato -, che non ha tenuto conto dei pareri tecnici di Comune e Provincia di Trieste, questo governo intende proseguire con il progetto?». La replica di Passera non ha mancato di ricordare che vi sono «numerosi pareri espressi», sancendo come la decisione del governo arriverà «non a maggioranza» di questi ma basandosi sul «criterio della prevalenza». Punto, questo, su cui Rosato – pochi minuti dopo aver esplicitato al ministro la sua insoddisfazione per la risposta ricevuta – si è soffermato: «Ci attendiamo quindi attenzione sulla prevalenza dell’interesse». Centrale il tema della mobilità portuale rapportata all’eventuale presenza dell’impianto di gnl. Serafico il ministro: «Per il Registro italiano navale e la Capitaneria di porto il traffico delle gasiere è assimilabile a quello delle petroliere». Petroliere che già transitano nel golfo triestino, dirette al terminale della Siot. «Le notizie che ho io non sono quelle che ha il ministro – continua Rosato nelle riflessioni post-question time – sulla compatibilità fra Porto e rigassificatore. L’impianto peraltro non sarebbe ubicato dove oggi c’è la Siot. E inoltre il traffico di navi, nel caso, verrebbe raddoppiato…». Petroliere più gasiere. Ancora in aula, a risposta di Passera archiviata, Rosato aveva definito «illogico il finanziamento, sbloccato da questo governo, al progetto della Piattaforma logistica rispetto all’insediamento del rigassificatore». E citando anche l’emergenza occupazionale che sta vivendo la città, il deputato dei “democratici” ha chiesto con forza al governo «un ragionamento complessivo sullo sviluppo industriale, urbano e marittimo» del territorio triestino. Dal quale giungerà, via Consiglio comunale e assise provinciale, un nuovo “no” da far planare sul tavolo ministeriale in merito alle ultime modifiche apportate al progetto da Gas Natural e che includono anche l’elettrodotto di 9 chilometri che parte da Padriciano. Da un parlamentare all’altro, e da un versante politico all’altro: il leghista Massimiliano Fedriga, vicecapogruppo del Carroccio a Montecitorio chiede intanto «un incontro pubblico che ponga a confronto i sei parlamentari triestini sul rigassificatore». «Posto che i Consigli comunale e provinciale si sono già espressi contro l’impianto di Zaule e che la Conferenza dei servizi, che ricordo essere un tavolo squisitamente tecnico, ha invece emesso parere favorevole allo stesso, la palla è passata ora in mano al governo che, di intesa con la Regione, avrà l’ultima parola – è l’inquadramento di Fedriga -. Ritengo opportuno che anche i deputati e i senatori espressi dal territorio si espongano sull’iniziativa della multinazionale spagnola». Il suggerimento dell’esponente della Lega Nord è di farlo in «un’assemblea pubblica», favorendo «il dialogo con la cittadinanza»
GIOVEDÌ, 06 DICEMBRE 2012
LA INVIERà A ROMA
Pericoli rilevati dai pompieri Uil il Comune allega la relazione
La relazione tecnica sul rigassificatore predisposta dal Coordinamento regionale dei Vigili del fuoco della Uil, arricchita da pareri di esperti e docenti, sarà acquisita dalla Conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale «per essere presentata al Prefetto e al Ministero competente». Lo ha annunciato ieri il presidente della Consiglio comunale, Iztok Furlanic, al termine di una seduta straordinaria convocata su richiesta del coordinatore regionale della Uil per i Vigili del fuoco, Adriano Bevilacqua. «Faremo tutto il possibile per resistere contro questo progetto – ha ribadito Furlanic – e questo documento ci sembra importante in questo senso». L’assessore comunale per l’Ambiente, Umberto Laureni ha spiegato che «la delibera alla quale stiamo lavorando deve fare un passaggio alla Commissione ambiente, perciò c’e tempo per aggiungere elementi. Non accettiamo che in un’area urbana – ha continuato – si realizzi un impianto pericoloso solo perché il rischio di incidenti è basso. Chiederemo anche noi – ha concluso – di inserire gli elementi presentati dai tecnici e dai Vigili del fuoco». «Dal 2010 come Vigili del fuoco siamo in agitazione – ha detto Bevilacqua – perché in caso di emergenza il Corpo non ha mezzi e uomini per intervenire». Il professor Marino Valle ha parlato di «regia occulta, che vuole colonizzare la città. Speriamo che la Slovenia avvii una procedura d’infrazione contro l’Italia, vincerebbe di sicuro». Carlo Franzosini, della Riserva marina di Miramare ha detto che «si vuole trasformare il porto di Trieste in un polo energetico per gli industriali del Friuli». Livio Sirovich, dell’Ogs, ha ricordato che «a Zaule si troverebbero adiacenti una centrale termoelettrica, potenziale detonatore, e un rigassificatore, cioè un serbatoio di esplosivo». Ugo Salvini
Marzo 17th, 2017 — Studenti Trieste
I liceali sono rinserrati nell’edificio di via Corsi da questa mattina. Stanno stuccando e ridipingendo le aule. Convocata per questo pomeriggio nello stabile occupato un’assemblea cittadina degli studenti
Il mondo della scuola triestina continua a ribollire. Dopo i tentativi falliti di occupare il liceo Oberdan messi in atto nei giorni scorsi, da questa mattina un gruppo di studdenti è asserragliato all’interno della succursale di via Corsi del liceo Dante-Carducci (ex Deledda, l’isolato stretto tra via Milano e largo Panfili). I ragazzi, “armati” di cazzuole, spatole, pennelli e altri strumenti edili, stanno eseguendo una serie di manutenzioni nelle aule, nei corridoi e nei bagni: è il loro modo “costruttivo” di protestare contro la fatiscenza degli edifici scolastici. Ai motivi legati alla trascuratezza strutturale, l’iniziativa ha anche una spinta più prettamente politica: contestare i tagli operati dal governo nel settore della scuola.
Nel pomeriggio i giovani hanno deciso di convocare, sempre in via Corsi, un’assemblea cittadina a cui sono invitati anche gli iscritti alle altre scuole superiori della città. La riunione si terrà alle 16.
Sul “chi va là” la questura e la Digos, ma gli agenti al momento si tengono alla larga dalla scuola occupata.
Da segnalare anche il “flash mob” che gli studenti triestini stanno organizzando con un tam tam sui social network per sabato: l’obiettivo è portare in piazza Unità almeno mille ragazzi travestiti da “cadaveri” per protestare ancora una volta contro i tagli governativi.
VENERDÌ, 07 DICEMBRE 2012
Carducci, occupazione con spatole e pennelli
Gli studenti hanno invaso la succursale e per tutta la giornata hanno lavorato sodo per restaurare le aule con l’assenso della preside. Alle 17 sono usciti
La protesta contro i tagli alla scuola pubblica si “arma” di secchi e pennelli. Ieri oltre 150 studenti hanno occupato pacificamente la succursale del liceo Dante-Carducci in via Corsi, lo storico edificio scolastico tra le vie Trento e Milano. Muniti di spatole, cazzuole e pittura i giovani si sono dedicati per ore a piccoli ma necessari interventi di manutenzione per ridare vivibilità a una decina di aule del fatiscente edificio. Dice la preside Oliva Quasimodo: «Iniziativa positiva, ma sarebbe stato meglio effettuarla nelle ore pomeridiane». Il blitz è partito durante la notte con alcuni ragazzi che si sono intrufolati nello stabile con l’idea di occupare la scuola. Circa 200 alunni del Dante-Carducci, molti provenienti anche dalla sede centrale di via Madonna del mare e dalla succursale di via Giustiniano, hanno dato vita a un’assemblea in cui la maggioranza assoluta ha votato a favore dell’occupazione. Supportati dallo striscione “Lavori in corso” apposto sulla facciata di via Corsi, gli studenti hanno dato vita a una protesta attiva. «Abbiamo imbiancato tre aule facendo interventi su crepe e buchi, e operato in altre sette classi: un lavoro collettivo che a turno ha impiegato più di cento studenti», spiega Tommaso Gandini, studente del Dante e portavoce degli occupanti. La preside Quasimodo racconta così la giornata: «Io sono arrivata alle 7.30 e i ragazzi erano già barricati dentro. Ho cercato subito il dialogo e poi con l’intervento di altri docenti, dopo ore, siamo riusciti a farci aprire le porte. Molti studenti hanno potuto fare lezione nelle altre sedi, gli altri, rimasti in via Corsi, hanno dato una mano a ripitturare la scuola». La Digos, valutata la situazione, ha preferito restare in disparte vista anche la proficua collaborazione tra studenti e docenti. La preside ha evidenziato come «positivo» l’intervento dei ragazzi anche se «altri dovrebbero essere i tempi previsti per questi interventi, ossia quelli pomeridiani extracurricolari». Gli occupanti, che avevano annunciato da subito lo sgombero pacifico entro le 19, hanno poi anticipato l’operazione di liberazione della scuola entro le 17 di comune accordo col dirigente scolastico. «Abbiamo ricevuto la solidarietà dei professori, è stata una giornata faticosa e intensa per tutti – spiega Gandini –. Ora però non ci fermiamo. Alcuni di noi parteciperanno al flash mob in programma sabato (domani, ndr) in piazza Unità. E poi ci stiamo preparando per la grande manifestazione della prossima settimana». Martedì 11 dicembre infatti, primo giorno di discussione in aula della finanziaria regionale, gli studenti di tutte le scuole triestine si sono dati appuntamento alle 9 in piazza Oberdan davanti alla sede del Consiglio regionale in una protesta che si preannuncia a dir poco massiccia. Riccardo Tosques
Marzo 17th, 2017 — Ultime
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eh si la Slovenia e’ in pienissimo default…. e’ grave ma sta arrivando il peggio. Se guardi solo le notizie italiane sembra che si stia male solo la invece…La Slovenia e’ rimasta senza soldi. A scuola ci sono un po’ di casini perche’ oltre a diminuirci le paghe ora hanno segato di brutto i bidelli: Peppe e’ al 20 % di lavoro e di paga, Mariafelicita si e’ salvata perche’ tra qualche mese va in pensione. La scuola di Salina e’ sempre chiusa, promettono di metterla a posto ma per ora tutto e’ fermo. Vitto’ria |
Marzo 17th, 2017 — Ultime
da Il Piccolo 7 dicembre 2012
TRIESTE. Gli “arrabbiati” della Slovenia raccolgono il primo successo. Il contestatissimo sindaco di Maribor, Franc Kangler ha annunciato le sue dimissioni il prossimo 31 dicembre. «Qualcuno ha aprofittato della crisi economica e sociale per una resa dei conti politica – ha detto – e non me ne vado a seguito delle proteste di piazza, me ne vado perché voglio troppo bene alla mia città». Insomma “Gotof je” (è finito). Ma alla Rivoluzione dei fiori non basta. Su Facebook gli “arrabbiati” hanno già preannunciato nuove proteste di piazza per il 14 dicembre. E a Maribor, dicono, deve andarsene l’intero consiglio comunale.
Sul piano politico l’aria è incandescente. Tutti i partiti hanno risposto “picche” alla proposta del premier (centrodestra) Janez Janša per una sorta di alleanza istituzionale per dare il via a una stagione delle riforme (legge elettorale in primis) e “partorire” così la Seconda repubblica. Slovenia positiva di Zoran Janokiv„ teme che dietro le riforme si celi il disegno per una diminuzione degli standard democratici. Per i socialdemocratici bisogna cambiare la cultura politica non il sistema politico e l’unica riforma imprescindibile è quella del sistema referendario. Contraria anche la Lista Virant (partner di governo) la quale sostiene che il premier Janša evidentemente non sa leggere quanto vanno affermando i manifestanti nelle piazze. Ricordiamo che i socialdemocratici forti del successo di Borut Pahor alle presidenziali hanno già chiesto le elezioni anticipate. Certo è che i margini di operatività del governo si stanno inesorabilmente assottigliando. E il popolo nelle piazze chiede ad alta voce non una Seconda repubblica, ma uno Stato di diritto.
Preoccupazione per quanto sta accadendo in Slovenia è stata espressa anche a Bruxelles. Preoccupazione che è stata espressa in prima persona dal presidente dell’Europarlamento Martin Schulz il quale ha giudicato molto grave la mancanza di fiducia degli sloveni nelle istituzioni. Tra i deputati europei sta circolando la poco azzeccata similitudine tra la Rivoluzione dei fiori slovena e quella arancione in Ucraina.
Intanto la polizia indaga sui gruppi che a Maribor e a Lubiana hanno organizzato gli scontri con la polizia. Secondo indiscrezioni questi apparterrebbero a frange neosocialiste e neonaziste che si annidano nelle periferie di Lubiana, affiancate anche da gruppi islamici. Finora sono state incarcerate 31 persone. Questi gruppi lavorerebbero in sintonia e preparerebbero con cura i propri attacchi. Sia a Maribor che a Lubiana i sanpietrini per le sassaiole e i petardi erano stati preparati con cura e per tempo. Solitamente questi estremisti si accompagnano con vessilli neonazisti e hanno tutti tatuata in una ben definita parte del corpo una svastica. Questi infiltrano tra i manifestanti anche dei propri fotografi incaricati di immortalare agenti in divisa ma soprattutto quelli in borghese perché possano essere identificati e assaliti nella manifestazione successiva. Ma quel che preoccupa di più è che tra gli esagitati identificati dalle forze dell’ordine ci sarebbero anche sette militari. Fatto che ha fatto subito pensare a scontri organizzati da qualche schieramento politico che, secondo alcune indiscrezioni di stampa, avrebbero pagato i turbolenti a seconda dei danni inflitti alle forze di polizia. Sembra che alcuni dei fermati a Lubiana avessero preso parte ai giochi sportivi organizzati dalla Sds, il partito di Janša, il quale però ha subito smentito il fatto sostenendo anche che, almeno per ora, non possono essere confermate neppure le voci che vogliono dei militari coinvolti degli scontri.
Un grido d’allarme, infine, giunge anche dal settore turistico sloveno. Gli operatori, infatti, temono in un drastico calo di arrivi di turisti nel periodo natalizio e di Capodanno in Slovenia per paura delle manifestazioni, soprattutto da Italia e Austria.
da un sito spagnolo
Texto completo en: http://actualidad.rt.com/actualidad/view/79880-policia-eslovena-reprime-intento-manifestantes-tomar-parlamento