ENERGIA/ Storico sorpasso, e il nucleare costerà sempre di più

Solare batte nucleare

I costi di energia solare e atomica (da Ncwarn.org)

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RIGASSIFICATORI: un secco no da Koper

Da Il Piccolo prima pagina

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MERCOLEDÌ, 28 LUGLIO 2010

Pagina 11 – Trieste

Popovic: «Mai un rigassificatore a Capodistria»

Il sindaco sloveno si ribella: «A Lubiana sono tutti matti, vanno contro la gente»

di GABRIELLA ZIANI

 

«Sono malati in testa tutti quanti. Non lascerò mai che questi cretini di Lubiana si comportino così». Un rigassificatore dietro il porto di Capodistria? Usato come merce di scambio tra Slovenia e Italia per acconsentire a quello di Gas natural nella baia di Zaule? Il sindaco di Capodistria, Boris Popovic, è scandalizzato per l’idea in se stessa, che vuol combattere con ogni mezzo, dai tribunali in su e in giù. Ma si dimostra anche indignato per il comportamento della politica, dei partiti, del suo governo.

Così cade anche sulla sua testa come una pietra aguzza la notizia che ci sarebbe un accordo scritto, ma non firmato e dunque ancora informale, fatto arrivare da Lubiana a Roma. Nel quale Lubiana detta nuove condizioni per cambiar parere rispetto al pervicace «no» fin qui espreso in ogni sede, anche europea, al rigassificatore triestino. Chiede il nulla osta italiano a un pari impianto, da posizionare appunto a Capodistria, dietro il porto. Chiede che il gasdotto verso Villesse passi non per mare, ma per terra. Promette e chiede in cambio «non belligeranza» sull’ampliamento dei rispettivi porti. Fa intendere che da qui nasceranno fruttuose collaborazioni future in campo energetico.

Il sindaco di Capodistria trasecola. «Io ho sempre sospettato che dietro quelle proteste si nascondesse qualcosa. Ma non avrei mai pensato che qualcuno avrebbe parlato, che sarebbe venuto allo scoperto. L’ex sindaco di Capodistria e l’ex ministro dell’Ambiente, oggi presidente del Parlamento – afferma Popovic – erano da sempre favorevoli a un rigassificatore a Capodistria, ben prima che ci pensasse l’Italia. Ma finché sindaco sono io, questo non accadrà. Naturalmente faranno di tutto perché io non resti sindaco, tutti i partiti vogliono farmi fuori, perché non mi controllano. Io sono onesto».

Popovic ancora non ha digerito quello che considera il voltafaccia del presidente della Regione Renzo Tondo, appoggiato in campagna elettorale contro Illy solo perché aveva promesso «niente rigassificatori in golfo». Il precedentemente favorito Illy aveva perso il sostegno proprio per la sua politica in questo senso. Ma l’indignazione va oltre, assume un aspetto morale: «Non puoi – afferma accalorato il primo cittadino di Capodistria – batterti contro l’Italia parlando di pericoli per l’ambiente, e poi dire che il rigassificatore lo fai tu. I cittadini in Slovenia saranno contrari, su una cosa come questa può anche cadere il governo. E sarebbe quasi ora. Non gioca contro gli altri Stati, ma contro la propria gente. E questo è davvero troppo».

Popovic, eletto per due volte con una sua lista indipendente, non digerisce. «Mai, mai e poi mai i nostri politici hanno parlato bene di Berlusconi, adesso si fanno fotografare con lui, amici qui e amici là». Cavolate a non finire, dice Popovic, e in realtà lo dice peggio.

Quanto agli amici, Popovic mette una linea retta anche tra sè e l’«amico Dipiazza». «Su questo argomento non sono amico neanche un po’, glielo dico sempre ma non serve. Anche a Tondo ho rinfacciato le mancate promesse, mi ha risposto: ”Devi capirmi, tu hai gli elettori in Slovenia, e io li ho qui”».

I conti son dunque tutti aperti, e anzi comincia una battaglia nuova. Mentre sull’intenzione di costruire a Capodistria il Parco del mare che Trieste ha cassato, Popovic conclude: «Lascio passare ancora agosto, poi chiedo un appuntamento al presidente della Camera di commercio, Paoletti. E vediamo che cosa fare. Dò tempo. Così che nessuno possa dire ”Capodistria ci ha portato via questo e quello”».

CIE DI GRADISCA: nuova fuga di massa riuscita!

Dal Messaggero Veneto del 29/07/10

 

Nuova fuga dal Cie di via Udine: 6 immigrati riescono a scappare

 

GRADISCA. Sei immigrati clandestini sono riusciti a fuggire, in pieno giorno, dal Cie di via Udine. Un bilancio ancora ufficioso considerando che, a ieri sera, erano ancora in corso sia gli accertamenti interni sia le ricerche nella campagna limitrofa alla struttura da parte delle forze dell’ordine. A quanto si è potuto apprendere, l’ennesimo tentativo di fuga di massa dal centro di identificazione ed espulsione isontino sarebbe scattato nel primo pomeriggio, poco dopo le 15, coinvolgendo circa una ventina di immigrati, riusciti a raggiungere il tetto della struttura forzando alcune grate in ferro posizionate sul soffitto di una camera. Un’azione fulminea che, sfruttando il mancato ripristino dei sistemi elettronici di sorveglianza (telecamere e sensori di passaggio a infrarossi erano stati pesantemente danneggiati nel corso della rivolta della scorsa settimana), avrebbe consentito ai clandestini di cogliere inizialmente di sorpresa le forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Nel corso dell’azione sei immigrati sarebbero riusciti a scavalcare le recinzioni esterne e dileguarsi nei campi retrostanti al Cie mentre per altri ospiti della struttura di via Udine il sogno di libertà si è infranto proprio a un passo dalla meta, grazie all’intervento delle pattuglie di vigilanza, riuscite a bloccarli proprio mentre stavano scavalando il reticolato. Un’altra decina di clandestini, invece, avrebbe desistito facendo autonomamente ritorno nelle camerate. (ma.ce.)

CSA in esilio/ Articolo del Messaggero Veneto

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CAOS CLIMATICO/ Dal caldo estremo agli eventi improvvisi ed intensi

Dopo la tromba d’aria del 22 luglio, nel medio Friuli,

con danni da milioni di euro

e tonnelate di eternit sparse per il territorio,

ci siamo messi a guardare con un po’ di attenzione

agli eventi climatici

e stiamo assistendo ad un crescendo

di eventi improvvisi e devastanti …

Fra l’altro questo è ben poca cosa rispetto a quello che è successo in Pakistan, in India, in Europa centrale, in Russia …

 

22 luglio 2010

Tromba d’aria, il Friuli
chiede lo stato di calamità

La Regione chiederà al governo lo stato di calamità per le zone colpite dalla sfuriata di maltempo nella notte fra venerdì e sabato. Lo annuncia l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardi. Mercoledì terrà una relazione alla giunta regionale. “Danni sono ingenti, interessati 35 comuni quasi tutti nella provincia di Udine. La zona più colpita va da Codroipo a Manzano”


Decine i Comuni interessati. Agricoltura e molte aziende in ginocchio.

CIE DI GRADISCA: il colabrodo!

Da Il Piccolo del 30/07/10

Nuova fuga dal Cie di Gradisca Scappati 12 nordafricani

 

GRADISCA Si fa chiamare Mustafa. Ha 26 anni. Dice di venire dalla Tunisia. Sarebbe lui il regista delle due azioni che mercoledì hanno portato alla fuga di 11 immigrati trattenuti al Cie di via Udine. Mustafa era già riuscito a scappare dal Centro di identificazione ed espulsione di Milano prima di venire ripreso e riportato a Gradisca. Sì, perché nella struttura ricavata all’interno dell’ex caserma “Ugo Polonio” c’era già stato e in occasione dell’altro suo “soggiorno” non era riuscito a dileguarsi per questioni di centimetri. Nell’occasione gli agenti di guardia lo avevano preso per un piede quando si trovava praticamente oltre la recinzione, quando la libertà era ormai a portata di mano. Questa volta ce l’ha fatta. Lui e altri dieci nordafricani si sono dati alla macchia. Il dodicesimo fuggitivo è stato intercettato nel corso della giornata dalle forze dell’ordine che poi lo hanno riaccompagnato al Cie. I disordini sono iniziati nel pomeriggio di mercoledì. Gli stranieri sono riusciti a scardinare delle grate e in massa hanno superato la prima recinzione, quella interna. In numero inferiore agli immigrati, i poliziotti e i militari di guardia hanno potuto fermare e respingere la fuga solo di una parte del gruppo. Una manciata di extracomunitari è stata così in grado di superare anche la recinzione esterna. A un pomeriggio di tensione con gli ospiti della zona blu raccoltisi sui tetti, è seguita una seconda evasione alle 21. La modalità di questa seconda azione ha ricalcato quella del pomeriggio e ha permesso la fuga di altri cinque immigrati. Alla fine, a far perdere le proprie tracce sono stati tre marocchini, un egiziano, tre algerini e quattro tunisini. A parte Mustafa, nessuno di loro parlerebbe italiano. La quiete all’interno del Cie di Gradisca è tornata solo intorno alle 2 di notte, dopo che gli agenti di guardia hanno controllato le camerate e sequestrato oggetti di metallo potenzialmente pericolosi. Nel corso dei due tentativi di fuga di mercoledì nessuno sarebbe rimasto ferito. Voci non confermate raccontano però di immigrati che avrebbero tentato atti di autolesionismo per essere poi trasferiti in ospedale. Stefano Bizzi

 

Dal Messaggero Veneto del 30/07/10

Altri 12 immigrati fuggiti dal Cie

 

GRADISCA. È di 12 immigrati clandestini fuggiti il bilancio di una nuova giornata ad alta tensione nel Centro di identificazione ed espulsione di via Udine dove, mercoledì, sono stati due i tentativi di evasione di massa, che hanno coinvolto complessivamente una cinquantina di ospiti della struttura. Una sequenza anomala rispetto al passato e cominciata già nel primo pomeriggio, quando poco dopo le 15 una trentina di immigrati erano riusciti a salire sul tetto, forzando una delle grate in ferro posizionate sul soffitto di una camerata della cosiddetta “zona blu” del Cie, una delle due sezioni in cui è suddivisa la struttura. Nell’occasione 9 i clandestini riusciti a dileguarsi nella campagna retrostante mentre una decina erano stati ripresi dalle forze dell’ordine proprio mentre si accingevano a scavalcare la recinzione perimetrale. Poche ore di calma apparente e nuova iniziativa, stavolta con protagonisti una ventina di ospiti del Cie. Un piano di fuga pressoché identico al precedente quello scattato verso le 22, con gli immigrati riusciti a forzare un’altra grata di contenimento posizionata in una camerata. Sfruttando, stavolta, la copertura offerta dal buio, gli immigrati si sono appostati sul tetto della struttura attendendo il passaggio delle ronde delle forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza. Pochi secondi sono stati sufficienti a quattro immigrati per scavalcare il reticolato perimetrale del centro per immigrati di via Udine e dileguarsi nei campi mentre per una decina di altri ospiti il sogno di libertà si è infranto subito dopo la discesa dal tetto, bloccati dall’intervento della Polizia. Sono immediatamente partite le ricerche e i pattugliamenti nelle aree limitrofe al Cie che, nella notte, hanno consentito alle forze dell’ordine di individuare e identificare uno dei fuggiaschi nelle vicinanze della stazione ferroviaria di Sagrado. Un doppio tentativo di fuga che, stando a quanto si è potuto apprendere, non ha provocato feriti. All’origine delle due azioni messe in atto dagli immigrati ci sarebbe l’imminente avvio delle procedure di espatrio per diversi clandestini del Cie isontino. (ma.ce.)

VIVARO (Pn)/ Blitz di Greenpeace contro gli OGM

Vivaro: sequestrato un altro campo, però Galan dice che …

Ogm, mais transgenico Continue reading →

NUCLEARE/ Inghilterra «non ci sono soldi» per nuove centrali nucleari.

Impegnarsi sull’eolico, questo è l’ordine

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Alta 130 metri, con apertura alare di 270

La nuova pala si ispira al seme del sicomoro

Il rivoluzionario generatore da 10 megawatt è stato pensato per essere posizionato in alto mare

Alta 130 metri, con apertura alare di 270

Eolico: nuova turbina disegnata
ispirandosi al seme del sicomoro

Il rivoluzionario generatore da 10 megawatt è stato pensato per essere posizionato in alto mare

La turbina eolica ispirata al seme del sicomoro (da Wind Power)
La turbina eolica ispirata al seme del sicomoro (da Wind Power)

– Un’enorme turbina eolica di nuova concezione disegnata ispirandosi al seme del sicomoro. L’ha ideata la Wind Power, una compagnia britannica, che ha pensato a un rivoluzionario aerogeneratore prendendo spunto dalla natura. Il primo di questi giganti (130 metri di altezza, 270 di apertura alare) potrebbe vedere la luce nel 2013-2014. L’ancoraggio sarebbe assicurato da cavi su fondali non superiori a 150 metri.LONDRA

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10 MEGAWATT – Il nuovo generatore, pensato per essere posizionato in alto mare, potrebbe produrre fino 10 megawatt di energia, sufficienti per 3 mila abitazioni. Il design è ispirato al seme del sicomoro, che cade a terra a spirale grazie ad «ali» a V. Al progetto stanno lavorando la Cranfield University, olter a Rolls Royce, Arup, Bp e Shell, nel tentativo di arrivare a una produzione di 20 megawatt. Recentemente il segretario per l’Energia britannico, Chris Huhne, ha chiesto la costruzione di più centrali eoliche in Gran Bretagna, affermando che «non ci sono soldi» per nuove centrali nucleari.

Redazione online
30 luglio 2010

RIGASSIFICATORE/ Squallido scambio tra Roma e Lubiana?

AMBIENTE

di GABRIELLA ZIANI Da un lato crea imbarazzo, e manda su ogni furia il sindaco di Capodistria, Boris Popovic. Dall’altro non trova conferme ufficiali nel governo sloveno il messaggio (non firmato) che alza la posta nel condizionare l’assenso di Lubiana al rigassificatore di Zaule, proponendo una sorta di patto leonino: Lubiana, suggerisce il documento, non si oppone più all’impianto di Gas natural a Trieste, e «il Governo della Repubblica italiana non si opporrà alla costruzione dei rigassificatore a Capodistria se la Slovenia decidesse di farlo costruire». Quel «se» mostra tuttavia che la decisione non è presa.
NO AI VETI. «Due rigassificatori nel Golfo? La logica dice che sono troppi. Come uscire da questa situazione? Le diplomazie servono a trovare soluzioni condivise. E gli incontri ci sono stati e ci saranno. Ma, se non si trova l’accordo, nessuno può avere il diritto di veto, non la Slovenia, e nemmeno l’Italia». È il commento di Roberto Menia, sottosegretario all’Ambiente, che ne ha parlato ieri a margine delle novità sui voli di linea a Ronchi. «La Slovenia vuole fare un rigassificatore a Capodistria? Lo faccia, anche se ho visto che non tutti sono d’accordo – ha aggiunto Menia -, il sindaco di Capodistria mi pare aver espresso con chiarezza il suo pensiero. Ma sono problemi loro, non mi intrometto».
UN MILIARDO. Popovic in effetti ha dato un giudizio sferzante sul governo sloveno nell’ipotesi che abbia davvero, e a sorpresa, deciso di avviare l’iter per il contestato rigassificatore, con annessa centrale elettrica, nell’area della Bonifica di Ancarano, 30 ettari nella zona del Porto, già individuati in base al progetto del valore di un miliardo di euro presentato dalla tedesca Tge Gas Engineering. Che proprio un mese fa ha vinto un ricorso al Tribunale amministrativo contro una delibera del ministero dell’Ambiente che nel 2009 le aveva negato il «permesso energetico». La pratica va rivista. INTERESSI. Dopo aver ribadito che le obiezioni slovene di natura ambientale sono «strumentali» e «nascondono altri interessi», Menia infine difende la soluzione del gasdotto sottomarino (che la Slovenia, in quel documento, chiede sia spostato a terra): «La Slovenia si è impegnata a far avere all’Italia le sue osservazioni ufficiali sul progetto entro la fine di luglio. Lo vuole interrato? Se così fosse, sarebbe un’altra osservazione pretestuosa – afferma il sottosegretario -, il gasdotto passa in acque interamente italiane, lontano dalle coste slovene, e costa meno della soluzione interrata. Comunque, a esprimersi e a decidere, sarà la commissione Via: dunque una commissione tecnica».
SCETTICI. Ma che cosa dice chi si era molto appoggiato al «no» sloveno per la propria battaglia antirigassificatore, in nome dell’ambiente, e cioé l’associazione Alpe Adria Green? Il suo presidente, Roberto Giurastante, assicura: «Siamo in costante contatto, anche a livello europeo, con ambienti governativi sloveni e non ci risulta affatto che l’opinione su Zaule sia cambiata in senso favorevole, anzi: pare sempre in lavoro il ricorso alla Corte di giustizia europea. Né che ci siano progetti su Capodistria. Se poi que sto risultasse vero, e vera questa nuova trattativa – prosegue Giurastante – io credo che le reazioni nel mondo politico sloveno e nella società civile sarebbero forti, il Governo di Lubiana dovrebbe dare molte spiegazioni a tutti, rendendo chiare le cose. Ma spesso abbiamo ascoltato voci fatte girare ad arte, e non corrispondenti al vero». Alpe Adria Green promette una conferenza stampa a Lubiana per fine agosto, per fare il punto sul dialogo italo-sloveno a livello europeo.
LE CARTE. «Chi ce l’ha tiri fuori la ”no paper”, cioé il documento sloveno» è invece la richiesta di Dario Predonzan, responsabile regionale energia e trasporti per il Wwf, che spinge perché si dia finalmente avvio a una procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica) transfrontaliera.
SCAMBIO. Predonzan peraltro aggiunge: «Che la lunga e tormentata vicenda dei rigassificatori in Alto Adriatico potesse risolversi in uno scambio, un ”do ut des” fra Governi, il Wwf lo aveva ipotizzato e paventato già da anni. Del resto già nel 2007 il ministero degli Esteri D’Alema aveva formulato la proposta: ammorbidimento sloveno sul rigassificatore di Trieste-Zaule in cambio di un accordo che comprendesse il sostegno italiano al raddoppio della centrale di Krsko e la collaborazione per la costruzione di un oleodotto tra Costanza e Trieste. Proposta sostanzialmente ribadita dal ministro Frattini meno di due anni dopo. Che la presunta intransigenza slovena sugli impianti di Gas Natural potesse prima o poi convertirsi in un atteggiamento ”mercantile” – conclude Predonzan – non deve quindi sorprendere».

La guerra dei rigassificatori: ora Juri chiede a Lubiana la verità sul «no paper»

di FRANCO BABICH CAPODISTRIA Dopo il “no comment” del gabinetto della presidenza del governo e le traballanti spiegazioni del ministero dell’Ambiente sloveno, anche dal ministero dell’Economia di Lubiana – competente in materia di impianti energetici – arriva un «non ne sappiamo nulla» sui presunti contatti diplomatici tra Slovenia e Italia per trovare un’intesa sui rigassificatori nel golfo di Trieste ma anche sui piani di ampliamento dei porti di Trieste e Capodistria. Sul “no paper” sloveno, nel quale Lubiana si dichiarerebbe disposta ad avallare la costruzione del rigassificatore di Zaule a patto che Roma si impegni a non intralciare eventuali progetti analoghi nell’area del porto capodistriano (di fatto Lubiana alza la posta nel condizionare il proprio assenso, ndr), nella capitale slovena continua a non trapelare nulla. «Non sappiamo a quali informazioni si riferisce il sottosegretario italiano. Non ci risulta che la Slovenia abbia mai inviato simili documenti all’Italia» è la breve risposta del Ministero dell’economia riportata ieri sulle pagine del quotidiano capodistriano Primorske Novice , che aveva chiesto spiegazioni su quanto Il Piccolo sta scrivendo ormai da diversi giorni, e sulle dichiarazioni del sottosegretario italiano all’Ambiente Roberto Menia. Sulla vicenda è intervenuto ieri anche il deputato capodistriano Juri, che, esattamente come ha fatto il Wwf triestino per bocca del responsabile regionale per l’energia e i trasporti Dario Predonzan, vuole spiegazioni sul “no paper”. In una interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’ambiente Roko Zarnic e degli Esteri Samuel Zbogar, Juri chiede se esiste una proposta slovena all’Italia formulata sotto forma di “no paper”. Se esiste, continua Juri, quale organo lo ha preparato e su quali basi? Nel contempo, il deputato socialdemocratico capodistriano chiede ai due ministri se è’ ancora immutata la posizione del governo sloveno, che si è detto a sua volta contrario alla costruzione del terminal rigassificatore di Zaule. Ad ogni modo, dopo diversi giorni di silenzio, della cosa hanno cominciato ad occuparsi, anche se ancora abbastanza timidamente, pure i media sloveni. Le “Primorske Novice”, nel trattare l’argomento, rilevano comunque che la Tge Gas Engineering, la società che ha lanciato l’idea di un rigassificatore a Capodistria – che a giudicare dal “no paper” potrebbe essere una specie di “risposta” al terminal di Zaule – non dispone neanche della minima parte dei documenti necessari per avviare il progetto. Contro il rigassificatore a Capodistria, e contro quelli nel golfo di Trieste, si sono schierate inoltre ripetutamente le autorità locali con in testa il sindaco di Capodistria Boris Popovic.

GENOVA 2001/ Le motivazioni della sentenza

Repubblica 31 luglio 2010

“Al G8 condotta vergognosa degli agenti”
Le motivazioni della condanna /
Il documento

Per i giudici i funzionari della polizia presenti alla irruzione alla Diaz avevano l’obbligo di impedire le violenze e non lo hanno fatto. Per Gratteri e gli altri la sentenza fu tra i due e i quattro anni

 

LE MOTIVAZIONI DELLA CORTE D’APPELLO

“G8, i vertici della polizia coprirono
la vergognosa condotta dei poliziotti”

Due dei più importanti poliziotti italiani, “preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati … concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola”

di MARCO PREVE

Gli alti funzionari della polizia presenti alla irruzione alla scuola Diaz di Genova durante il G8 sono stati condannati dalla Corte d’Appello in base all’articolo 40 del codice penale, perché avevano l’obbligo di impedire le violenze e non lo hanno fatto. E’ quanto emerge dalle motivazioni della sentenza depositate oggi dalla Corte d’Appello di Genova, presieduta da Salvatore Sinagra. Ribaltando la sentenza di primo grado, i giudici avevano condannato il 18 maggio scorso 25 imputati, tra i quali il capo dell’anticrimine Francesco Gratteri (4 anni), l’ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 ani), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi).

DOCUMENTI Il testo delle motivazioni (.pdf)

Luperi e Gratteri, dirigente il primo dell’intelligence e il secondo dell’antiterrorismo, due dei più importanti poliziotti italiani: “preso atto del fallimentare esito della perquisizione, si sono attivamente adoperati per nascondere la vergognosa condotta dei poliziotti violenti concorrendo a predisporre una serie di false rappresentazioni della realtà a costo di arrestare e accusare ingiustamente i presenti nella scuola”. Parole pesantissime e non sono le sole quelle contenute nelle 313 pagine delle motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Appello di Genova ha condannato questa primavera, poliziotti e funzionari che effettuarono, coordinarono e gestirono la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz trasformata in dormitorio dei no global durante il G8 del 2001 a Genova.

I giudici analizzano poi l’origine del blitz e di nuovo le considerazioni sono inquetanti: “L’esortazione ad eseguire arresti, di per sé considerata, anche fosse indicativa di rimprovero implicito per precedente colposa inerzia, sarebbe stata comunque superflua, essendo in ogni caso gli operatori di polizia giudiziaria tenuti ad eseguire gli arresti nella ricorrenza dei presupposti di legge dettati nel codice di rito…. Ma anche per procedere alla perquisizione non è sufficiente un sollecito da parte del Capo della Polizia, bensì occorre pur sempre il sospetto della presenza di armi illegalmente detenute”. Ancora su Luperi e Gratteri: “Entrambi hanno cercato di sminuire i loro rispettivi ruoli e funzioni nella vicenda in esame, ma sono stati smentiti dalle molteplici circostanze di segno contrario emerse nel processo”.

Le motivazioni della sentenza di secondo grado, contenute in 310 pagine, sono state depositate con anticipo sulla scadenza del 16 agosto che era stata annunciata. Rispetto alla sentenza di primo grado, la novità della condanna in Appello è la responsabilità dei vertici per le violenze e per i falsi atti, come le bottiglie molotov portate dentro la scuola dai poliziotti e poi fatte risultare come prova del possesso di armi da parte degli occupanti. Secondo la Corte d’Appello di Genova, del falso documentale sono responsabili infatti anche i vertici della polizia presenti, non solo i loro sottoposti. Mentre per il Tribunale, unico responsabile risultò Pietro Troiani, la Corte d’Appello ha stabilito che i filmati sono inequivocabili, perchè indicano un conciliabolo tra alti dirigenti della polizia nel cortile della scuola con le bottiglie in mano, e ha stabilito che non potevano perciò non sapere nulla.

Per quanto riguarda le violenze commesse dalle forze dell’ ordine durante l’irruzione, la Corte spiega che Gratteri, Canterini e Luperi erano stati mandati a Genova da Roma per gestire l’ordine pubblico ed erano i più alti funzionari presenti in loco. Erano presenti all’operazione e hanno visto quello che accadeva e poichè erano gerarchicamente sovraordinati potevano intervenire per impedire le violenze. Ma non lo fecero.
E’ questo il passaggio mancato nella sentenza del Tribunale. La Corte, come detto, ha applicato l’articolo 40 del codice penale: non impedire un evento che si ha l’obbligo di impedire equivale a cagionarlo.

Dalle motivazioni emerge inoltre che le attenuanti generiche non sono state concesse a molti imputati, come Francesco Gratteri, Vincenzo Canterini e Giovanni Luperi, per la gravità dei fatti commessi da alti funzionari dello Stato che hanno giurato fedeltà e lealtà alle leggi. L’unico ad ottenerle è stato Michelangelo Fournier, ex vice dirigente del reparto mobile di Roma, che ha un certo punto, sebbene con ritardo dice la sentenza, disse basta alle violenze temendo che potesse accadere qualcosa di irreparabile.

(31 luglio 2010)

 

Il Corriere

«G8 di Genova, i vertici della polizia non impedirono le violenze alla Diaz»

19:39 CRONACHELe motivazioni della sentenza di condanna della Corte d’Appello: «I filmati sono inequivocabili: i dirigenti presenti sono responsabili anche per le false molotov introdotte nella scuola»