CIE di Gradisca/ Cosa si mangia oggi?

il pranzo al CIE di Gradisca…

Mentre il Direttore del CIE di Gradisca rilascia questa INTERVISTA al periodico di “Connecting people” (il Consorzio che gestisce CIE e CARA) ecco cosa si mangia all’interno del Cent

 

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per aggiornamenti http://www.autistici.org/macerie/

ANTIFASCISMO: importante sentenza

Dal Il Piccolo

 

MARTEDÌ, 03 AGOSTO 2010

ROVESCIATA LA SENTENZA DELL’APPELLO

«Politica razziale, non è reato accostare fascismo e nazismo»

Querelato per diffamazione dal segretario di Forza Nuova, la Cassazione lo assolve

Non costituisce reato protestare per il raduno che i fascisti di Forza Nuova avevano organizzato a Trieste affermando che questa formazione politica aveva ottenuto «il supporto neonazista».

Lo ha detto la Corte di Cassazione che ha assolto dal reato di diffamazione Gabriele Campana, 54 anni, via Angelo Emo 41. Allo stesso tempo i giudici hanno smentito sia la Corte d’appello di Trieste che aveva condannato l’estensore della protesta a due mesi di carcere, sia il pm Lucia Baldovin che 10 anni fa aveva aperto l’inchiesta e lo aveva rinviato a giudizio. Ora Forza Nuova dovrà restituire il risarcimento monetario ottenuto in forza della sentenza di secondo grado. Gli avvocati Alberto Kostoris e Maria Genovese, che assistono Gabriele Campana, hanno già annunciato l’avvio dell’azione di ricupero del denaro.

Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, non si era risentito per il fatto che il suo movimento fosse stato indicato come «fascista». Più volte questa appartenenza era stata in effetti rivendicata. Si era invece ritenuto diffamato dall’accostamento fascismo – nazismo sul piano della politica razziale e aveva querelato l’estensore della lettera.

La Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sull’atteggiamento del regime e ha ritenuto che Gabriele Campana abbia esercitato correttamente il proprio diritto di critica riconosciuto in tutti i Paesi democratici. Ecco in dettaglio i passi più significativi della sentenza.

«L’identificazione fascismo-nazismo, nel quadro delle scelte di razzismo, non è frutto di errore storico realizzato sulla base di una falsità. La verità delle affermazioni del Campana non necessita di prove fornite dal querelato: a fronte della Storia ufficialmente documentata dell’attiva adesione del regime fascista italiano alla persecuzione antiebraica del regime nazista, è del tutto ingiustificata la pretesa dell’onere probatorio».

«È storicamente incontestabile che la politica dell’antisemitismo fu introdotta nella strategia del regime fascista nel momento in cui il governo di Mussolini decise che, per rendere più forte l’alleanza italo-tedesca, era necessario eliminare ogni contrasto con la Germania: l’antisemitismo aveva un posto determinante nell’ideologia nazista perché un alleato non dovesse, se voleva essere considerato tale, adeguarsi sotto il profilo politico e normativo. A questo gli storici non lasciano spazio a dubbi e incertezze».

«La Repubblica sociale accentuò la politica antisemita: il manifesto programmatico redatto da Mussolini in collaborazione con Bombacci e Pavolini, non lascia dubbi». Ed ancora. «In questa politica di collaborazione, merita massimo rilievo l’unico lager nazista in italia: lo Stalag 339, la Risiera di San Sabba di Trieste. Era utilizzata per la detenzione e l’eliminazione di detenuti prevalentemente politici e di ebrei. Per lo smaltimento dei cadaveri fu utilizzato l’essiccatoio dello stabilimento, poi trasformato in forno crematorio. L’esame di questi dati rende evidente l’impossibilità di riconoscere fondamento alla pretesa di Roberto Fiore di rivendicare la qualità di fascista, depurata da quella di razzista e incontaminata dall’accostamento al nazismo. Questa impossibilità deriva dalla documentata posizione del fascismo nella questione ebraica fatta di stretta collusione teorica con la dottrina nazista e di stretta collaborazione operativa ”nella caccia all’ebreo” con le forze naziste presenti in territorio italiano». (c.e.)

RONDE: flop della Lega a Trieste

Da Il Piccolo

 

MERCOLEDÌ, 04 AGOSTO 2010

 

L’INIZIATIVA ERA STATA ANNUNCIATA

La Lega fa la ronda notturna ma le ”lucciole” non ci sono

Fedriga: è bastata la nostra presenza per allontanare le prostitute. Omero: mossa mediatica. Critici Sap e Ugl polizia

Non avrà messo in fuga un gran numero di ”lucciole” – visto che, per effetto della pubblicità data all’evento, loro stesse devono avere pensato bene di tenersi alla larga dal Borgo Teresiano -, ma è riuscita ad animare il dibattito estivo. La prima ronda anti-prostitute avviata l’altra notte dal popolo leghista ha sollevato infatti un coro di reazioni tutt’altro che tenere: dai sindacati di polizia al Pd, in tanti hanno preso di mira l’iniziativa dei militanti del Carroccio, bollandola come mossa «inopportuna» e «puramente mediatica». Critiche respinte dai fedelissimi di Bossi, convinti di aver già centrato l’obiettivo: accendere i riflettori sul problema prostituzione e reagire di fronte all’invasione delle strade del centro da parte di ragazze e protettori.

Invasione che, per la verità, l’altra sera non si è proprio vista. Per riuscire a intercettare qualche prostituta, il serpentone – una decina di volontari, tra cui due donne e un sedicenne – ha dovuto armarsi di pazienza e percorrere in lungo e in largo il ”quadrilatero della perdizione”. Al punto che quando qualcuno, dopo mezz’ora abbondante di giri infruttuosi, ha urlato «vardè che ghe ne xe una là in fondo», agli altri sembrava quasi un miraggio.

Elettrizzati dall’insperato avvistamento, i militanti capeggiati dal deputato e segretario provinciale leghista Massimiliano Fedriga hanno assunto l’assetto da battaglia, confluendo compatti verso il bersaglio: una moretta minuta con microabito bianco notata alla fine di via Machiavelli. Una ”preda” avvicinata, squadrata, accerchiata e, infine, coinvinta a togliere il disturbo con la stessa tecnica usata poco più tardi per far sloggiare altre due colleghe. «Visto? È bastata la nostra presenza per farle allontanare – ha sentenziato soddisfatto Fedriga -. L’azione dimostrativa può dirsi riuscita. La prostituzione qui esiste ed è gestita da una vera organizzazione: qualcuno anticipava i nostri spostamenti tant’è che, al passaggio dei volontari, le strade spesso erano vuote, salvo poi ripopolarsi immediatamente. Il problema c’è e va risolto. Come? Installando più telecamere e intensificando i passaggi delle forze dell’ordine alle quali, peraltro, non intendiamo sostituirci».

Ma proprio dai sindacati delle forze dell’ordine, il giorno dopo, sono piovute le critiche più dure. «Chi promuove le ronde – attacca Lorenzo Tamaro del Sap – è anche chi, oltre a inserire nella manovra finanziaria tagli alle risorse destinate agli operatori di pubblica sicurezza, ha proposto aumenti ridicoli per il rinnovo del nostro contratto. Criticare come fa Fedriga l’operato delle forze dell’ordine (critica che il diretto interessato nega di aver mai mosso ndr) è inoltre inopportuno e offensivo». «Azioni come quelle quelle della Lega non portano risultati definitivi – aggiunge Edoardo Alessio dell’Ugl Polizia -. Quelli possono arrivare solo con un maggior impegno del governo a sostegno delle forze dell’ordine».

Diretto anche l’affondo del segretario del Pd Fabio Omero: «La ronda anti prostitute è un gesto solo mediatico, che non dà risposte né in termini di sicurezza, né di lotta alla criminalità. E infatti – continua Omero – Fedriga tace sul taglio imposto dal suo governo, a partire dal primo agosto, dei fondi per il telefono verde contro lo sfruttamento della prostituzione, anche minorile. Ma le schiave del sesso sono soprattutto straniere e quindi alla Lega non interessano. Io condivido invece la proposta dell’assessore comunale Sbriglia di creare un’area periferica dove le ”lucciole” possano esercitare la loro professione. Se accanto ci mettiamo l’attività dell’unità di strada e un progetto di inserimento sociale – conclude Omero -, potremo rendere più tranquille le notti in Borgo Teresiano e più deboli le organizzazioni criminali». (m.r.)

Incredibile: Nazisti in Mongolia

Corriere 5 agosto

 

«SVASTICA BIANCA»

Contro i cinesila Mongolia scopre i neonazi

Contro i cinesi la Mongolia scopre i neonazi

08:52 ESTERI Il movimento per la purezza della razza di Gengis Kha

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CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 5 agosto

Dal Piccolo del 05/08/10

La fuga dal Cie finisce su internet

 

GRADISCA E l’ evasione dal Cie finisce in diretta radio sul web. Con una nuova denuncia: «Ci hanno rinchiusi nelle celle nonostante sia proibito dalla Prefettura» L’ultima fuga dalla struttura immigrati di Gradisca, che ha visto 12 clandestini nordafricani riuscire ad eludere la sorveglianza e far disperdere le proprie tracce, è stata raccontata praticamente in diretta telefonica da un immigrato a radio Blackout, un network vicino alla galassia no-global. E successivamente il suo intervento è stato pubblicato in streaming su un sito internet. L’ospite del Cie di Gradisca, a cui mancavano pochi giorni per il rimpatrio, ha fatto esplodere la sua gioia per la fuga riuscita dei compagni di detenzione, raccontando alcuni particolari in più sulla sommossa. Dopo la rivolta interna culminata nel tentativo di fuga di una trentina di nordafricani e culminata nel ferimento di un algerino, la struttura per immigrati di via Udine si è dunque nuovamente confermata un autentico colabrodo da 17 milioni di euro. Approfittando del fatto che, per punizione, erano stati chiusi a chiave nelle celle – pare che questa misura fosse stata apertamente sconsigliata dalla Prefettura all’ente gestore della struttura – e che la porta non venisse aperta neanche per portare il cibo. Attorno alle 15 alcuni clandestini di etnia maghrebina si sono messi al lavoro per praticare un buco nel soffitto o comunque forzare, come ormai abitudine, una grata per poi raggiungere il tetto. Da lì hanno provato a scappare in 20: inizialmente ce l’hanno fatta in nove, ma successivamente altri tre nordafricani sono riusciti a scavalcare il muro e darsi alla macchia. «Sono contento per loro, questo è un posto di m…Ci passano il cibo sotto le porte, come i cani. Sto da dio a sapere che sono scappati da questo carcere di massima sicurezza». Che poi tanto inespugnabile non è: all’ex caserma Polonio si attende da oltre un anno l’intervento chiamato a rendere il centro di identificazione ed espulsione una struttura finalmente a prova di fughe e rivolte interne. (l.m.)

 

 

Dal Messaggero Veneto del 05/08/10

«Al Cie lavoriamo nel terrore»

 

GRADISCA. Il Cie di Gradisca «è un carcere a basso costo che utilizza una struttura totalmente inadeguata». Arriva dall’interno il nuovo allarme sul Centro di identificazione ed espulsione di via Udine e a lanciarlo è il personale dell’ente gestore della struttura (il consorzio cooperativistico trapanese “Connecting people”). Una vera e propria denuncia quella degli operatori, costretti a convivere quotidianamente con minacce e aggressioni. «Da luglio 2009 – ricordano i portavoce del personale adibito ai servizi interni del Cie – abbiamo subìto 15 aggressioni, in due casi estremamente gravi e la situazione non è migliorata. Siamo costretti a lavorare nel terrore, in una situazione di totale insicurezza, con telecamere spente e sensori a infrarossi fuori uso a seguito dei ripetuti tentativi di fuga. Molte delle paratie in vetro antisfondamento posizionate nelle camerate, poi, sono ormai sbriciolate, ma da settimane non vengono sostituite. Lavoriamo e viviamo con il fondato timore che possa succedere qualcosa di veramente grave». Personale che denuncia anche un sottodimensionamento delle presenze nei tre turni giornalieri. «Il giorno siamo in 5-6, la notte, il turno potenzialmente più pericoloso, capita spesso di operare in 3 persone. È vero, poi, che il regolamento interno prevede 6-7 persone per turno, ma quel documento risale ancora a quando la struttura era adibita a centro di accoglienza: il Cie è una cosa completamente diversa». Lamentale, sostengono gli operatori del Cie, più volte avanzate a Prefettura e Questura di Gorizia. «In concreto, purtroppo, è cambiato poco o nulla, la situazione resta insostenibile, anche perché gli immigrati ospiti del Cie, molti dei quali provenienti dal circuito carcerario, hanno capito che possono sfruttare a loro favore tale situazione». Cie di Gradisca dove, ieri, sono ripresi i trasferimenti. In mattinata, infatti, 5 clandestini sono stati dimessi con il foglio di via (l’invito ad abbandonare il paese entro 5 giorni) per decorrenza dei 6 mesi previsti come limite massimo per il trattenimento amministrativo mentre nel primo pomeriggio, scortati dalle forze dell’ordine, sono stati introdotti nella struttura altri 11, trasferiti da Cagliari a bordo di un volo charter. (ma.ce.)

INCENERITORE DI MANZINELLO/ Dolo? Ma quale dolo?

Manzano, rogo al termovalorizzatore
Danni per un milione di euro

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di Giorgio Mainardis

Di nuovo un incendio al termovalorizzatore di Manzano. L’impianto è stato realizzato per la termodistruzione dei residui delle lavorazioni industriali con lo scopo di ottenere energia elettrica e termica. Il rogo, il quarto in meno di un anno, pare di origine dolosa. Danni per un milione di euro

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Messaggero Veneto VENERDÌ, 06 AGOSTO 2010 Pagina 7 – Udine

Il proprietario: basta, l’inceneritore è in vendita

Roberto Lovato alza bandiera bianca: «Ho investito in innovazione, ma la mia battaglia ormai è persa»

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MANZANO. Un’idea nata oltre dieci anni fa pensando di cavalcare una parola cara agli imprenditori: innovazione. L’industriale Roberto Lovato aveva capito che  la via dello smaltimento dei rifiuti era quella maestra. Gli avrebbe consentito di diversificare l’attività di imprenditore nel settore delle sedie e mettere al sicuro così gli oltre 150 posti di lavoro delle sue aziende. Ora però, dopo l’ennesimo incendio a Manzinello, Lovato alza bandiera bianca. L’aveva già detto in luglio che era pronto a vendere, al pubblico o al privato, il suo impianto. Ieri lo ha ribadito con forza. «Più di dieci anni fa ho giocato la carta dell’innovazione – ha detto l’industriale – in questi anni mi sono trovato davanti una strada piena di ostacoli: dalla burocrazia agli ambientalisti. L’impianto è rimasto fermo per un sequestro preventivo dal 2007 al 2009, poi fior di esperti hanno detto che l’inquinamento nella zona è lo stesso quando l’impianto è acceso o spento. E una volta ottenuto, dopo ben 43 mesi di sequestro, il via libera anche dalla magistratura sono cominciati gli incendi». Quattro con quello di ieri. Troppo per l’industriale che a Manzinello ha avviato un impianto capace di bruciare e trasformare in energia fino a 20 mila tonnellate di rifiuti all’anno. Dalla carta al cartone al legno trattato, fino agli imballaggi e alle morchie di verniciatura. Insomma, molti rifiuti prodotti dalle aziende del distretto possono essere smaltiti nel termovalorizzatore. «Un esempio: per le 4 mila tonnellate annue di morchie di verniciatura che calcoliamo vengano prodotte dalle imprese del Distretto – ha detto Lovato – abbiamo offerto ai nostri colleghi prezzi altamente competitivi. Nonostante la crisi del settore del legno contavamo di lanciare con decisione l’attività di un impianto all’avanguardia. Invece sono arrivati gli incendi». «L’ultimo – ha continuato Lovato – abbiamo la certezza sia doloso». Nemici? «Non credo di averne, credo che chi abbia appiccato l’incendio in qualche modo voglia farsi giustizia da solo, non contento dei pronunciamenti della magistratura e della autorità proposte che hanno dato disco verde al termovalirizzatore». Già in luglio Lovato comunque aveva messo in vendita l’impianto. «I consorzi pubblici di smaltimento potrebbero essere interessati al termovalorizzatore perchè quest’impianto completerebbe alla perfezione la “filiera” del rifiuto. Diversi privati poi hanno già messo gli occhi sul termovalorizzatore». E se allora l’incendio fosse stato appiccato per far diminuire il prezzo di vendita del termovalorizzatore, che non sarebbe inferiore ai dieci milioni di euro? Lovato non lo esclude, ma non ci crede fino in fondo. «So solo – ha detto – che da quando è fermo l’impianto, e ciò dall’incendio di maggio, (il terzultimo della serie ndr) il nostro gruppo perde 20 mila euro al giorno. Ora 15 operai dovranno andare in cassa integrazione e gli oltre cento dipendenti delle imprese del legno del gruppo dovranno tremare perchè tra blocco dell’impianto e danni la perdita secca a causa di questo incendio potrebbe raggiunger il milione di euro. «Ho investito in tecnologia – ha detto Lovato – ho creduto nel recupero e nella valorizzazione del rifiuto visto come fonte di energia: ho perso». (a.s.)

 

Messaggero veneto 6 agosto

VENERDÌ, 06 AGOSTO 2010

Pagina 7 – Udine

L’ombra del dolo sul rogo al termovalorizzatore

Le telecamere hanno registrato un’intrusione prima delle fiamme. Quarto episodio in dieci mesi

MANZANO

Incendio nel magazzino rifiuti del sito fermo da maggio: tre squadre di vigili del fuoco hanno lavorato per ore La prima stima dei danni supererebbe il milione di euro. I 15 dipendenti sono stati messi in cassa integrazione

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MANZANO. Ennesimo incendio al termovalorizzatore di Manzinello, un impianto realizzato per la termodistruzione dei residui delle lavorazioni industriali per ottenere energia elettrica e termica. É accaduto alla Nuova Romano Bolzicco spa nella zona industriale di Manzano pochi minuti dopo la mezzanotte di ieri. Le origini a quanto pare sono dolose. Si tratta del quarto rogo in meno di un anno nello stabilimento. I danni sono ingenti e sfiorebbero il milione di euro, tenuto conto anche del fermo produzione che potrebbe essere lungo.
Dell’origine dolosa ne sono certi i fratelli Lovato, titolari dell’impianto, che ieri mattina, osservando sconsolati quello che restava del vasto magazzino, affermavano di aver riscontrato nel sofisticato impianto di antintrusione (diverse telecamere posizionate nell’area dello stabilimento e una linea interrata di sensori posta lungo tutta la recinzione) una segnalazione di allarme otto minuti dopo mezzanotte e un’altra alle 00,17 che registrava l’incendio divampato violento nel magazzino dove erano stivate circa 400 tonnellate di rifiuti vari derivanti da lavorazioni e da imballaggi. «Con questa certezza – ha detto Roberto Lovato – siamo autorizzati a pensare che anche i precedenti incendi, fatta eccezione per uno avvenuto per cause fortuite, siano di origine dolosa».
I carabinieri della stazione di Manzano coordinati dalla Compagnia di Palmanova invece attendono l’esito dei rilievi dei Vigili del fuoco per pronunciarsi definitivamente, ma sono molto propensi a confermare l’origine dolosa. Con l’impianto fermo da maggio, l’ipotesi dell’autocombustione va scartata. Rimane quella di un intervento di terzi.
Le fiamme, come prevedibile, l’altra notte hanno avuto facile presa sul materiale depositato favorite anche dal combustibile di alimentazione di un macchinario per la triturazione e decompostaggio degli scarti conferiti. L’impianto, va ricordato, è fermo dal 1 maggio, quando il termovalorizzatore fu interessato dal secondo rogo della serie. L’altra notte è stato laborioso e impegnativo il lavoro delle tre squadre dei Vigili del fuoco intervenute da Udine e Cividale per smassare l’enorme quantità di materiale e evitare la ripresa di altri focolai. Il lavoro dei vigili del fuoco è proseguito per tutta la giornata di ieri per i necessari lavori di smassamento. Una situazione tribolata quella del termovalorizzatore di Manzinello alle prese da qualche anno tra sequestri e incendi. Negli ultimi mesi sono stati ben quattro che hanno interessato prima i silos, poi i nastri trasportatori e ora il magazzino con danni ingenti per centinaia di migliaia di euro.
All’impianto, come riferisce il funzionario dei Vigili del Fuoco Valmore Venturini, dopo lo scoppio dei silos che aveva causato l’ultimo incendio, era stata revocata l’autorizzazione all’esercizio in quanto erano state rivenute tracce di polveri e vapori infiammabili. In questi mesi quindi nell’impianto c’è stata solo un’attività di ammassamento di merce da smaltire e non di termovalorizzazione.
L’inceneritore ha una potenzialità annua di smaltimento di ventimila tonnellate di rifiuti (carta, cartone, legno trattato, imballaggi, morchie di verniciatura). Le campagne di misura sono state effettuate tra l’estate del 2009 e la primavera 2010, per un totale di 64 giorni senza registrare emissioni inquinanti.
Un progetto, quello del termovalorizzatore che, al di là delle valutazioni degli impatti ambientali, era nato per portare innovazione e nuove risorse al comprensorio industriale del Manzanese, ma che, evidentemente, se la pista del dolo sarà confermata, non è ben visto da qualcuno. Oltre ai Vigili del Fuoco, come ricordato rimasti impegnati per tutta la giornata di ieri, sono intervenuti sul posto per i rilievi del caso anche i carabinieri della stazione di Manzano e naturalmente i tecnici dell’Arpa.
Giorgio Mainardis

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VENERDÌ, 06 AGOSTO 2010

Pagina 7 – Udine

Dai premi all’allarme diossina

L’impianto contestato

MANZANO. Oscar per l’innovazione, grane con gli ambientalisti, sequestri della magistratura, quattro incendi. È una storia tormentata quella del ter4movalorizzatore i Manzinello, aperrto dall’imprenditore Roberto Lovato per diversificare l’attività di industriale della sedia. La Nuova Romano Bolzicco, l’azienda del gruppo Crabo di Lovato, alla fine degli anni ’90, aveva realizzato il progetto in collaborazione con la Facoltà di ingegneria dell’Università di Udine. Obiettivo trasformare iol rifiuto in energia elettrica e termica, la nuova frontiera. Nel 2001 la ditta aveva anche ottenuto l’Oscar dell’Innovazione, un riconoscimento istituito da Anciveneto e Anci SA s.r.l; la giuria aveva selezionato il termovalorizzatore tra oltre 300 progetti pervenuti, realizzati da istituzioni e imprese del Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Nel 2007 pèoi la tegola: l’impianto fu posto sotto sequestro preventivo dal Tribunale di Udine per sospette emissioni di diossina. Da una parte gli ambientalisti, e un agguerrito comitato, che segnalavano l’inquinamento nella zona dell’impianto, dall’altra l’industriale che tirava fuori riconoscimenti e premi. Il tutto poi tra denunce, ricorsi e un vero e proprio braccio di ferro tra industriale e Provincia sui materiali da trasformare nell’impianto. Nel novembre del 2008 la Provincia, in seguito a una conferenza di Servizi, diede il via libera alla riapertura del termovalorizzatore. Nel settembre del 2009 però Lovato e il suo impianto hanno cominciato a fare i conti con gli incendi, ben quattro, e con su almeno due di questi il sospetto del dolo come causa. L’ultimo l’altra notte

 

 

 

NO TAV/ Veneto: «Un commissario per la Tav» e Riccardi rilancia ..

… e Riccardi rilancia

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Corriere del Vento 6 agosto

LO STALLO

«Un commissario per la Tav»

11:27 POLITICALa Regione dopo l’accusa di Castelli al Veneto. Il Pd: «Lega distratta». La Cna: subito un tavolo

 

Lo stallo

«Un commissario per la Tav»

La Regione dopo l’accusa di Castelli al Veneto. Il Pd: «Lega distratta». La Cna: subito un tavolo

 

VENEZIA—Magari finirà come per il Passante di Mestre. E per la superstrada (a pagamento) Pedemontanta Veneta, o ancora per la terza corsia dell’autostrada A4 Venezia-Trieste: per cantierare e realizzare queste opere, è stato necessario nominare un commissario governativo ad hoc con attribuzioni speciali. Perché le grandi infrastrutture, in Italia, si fa fatica a costruirle così, figuriamoci seguendo le procedure ordinarie. Dunque, servirà un funzionario con i superpoteri anche per portare a casa il tratto nordestino della Tav, cioè l’ormai leggendaria Alta velocità- Alta capacità ferroviaria? Renato Chisso, responsabile del comparto mobilità e infrastrutture nella giunta regionale, lo dice sommessamente ma lo dice (vedi intervento a destra): «Forse non è disdicevole ipotizzare la nomina di un commissario – sostiene il politico del Pdl – per l’emergenza ferroviaria Est-Ovest nel settentrione d’Italia, se questo serve ad accorciare i tempi».

I quali tempi, per la cronaca, si prevedono già molto lunghi: non soltanto nel tratto veneto della Tav ancora non si vedono i cantieri ma, da Venezia in avanti (verso Trieste), manca addirittura il progetto e si è appena deciso quale tracciato seguire, staccandosi dall’autostrada A4 e facendo correre i binari più vicino alla costa. Insomma, ha qualche ragione il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli (Lega Nord), quando attribuisce le colpe dei ritardi sulla Tav alle divisioni dei veneti? Stefano Fracasso, consigliere regionale del Pd, ribalta l’accusa: «Chi governa deve rispondere di ciò che fa, ma anche di ciò che trascura. Il governo di centrodestra, a livello nazionale e regionale, ostenta da anni disinteresse verso il problema della Tav sulla tratta veneta. C’è uno stallo di cui il governo (e quindi Castelli, ndr) non può incolpare né la minoranza, né tantomeno i territori locali. Quella leghista – prosegue Fracasso – non è peraltro una distrazione occasionale. Sull’argomento della Tav ho presentato un’interrogazione due mesi fa, che attende ancora risposta. Ma è tutta la questione della mobilità ferroviaria regionale ad essere stata abbandonata dal centrodestra».

Un appello ad abbandonare le polemiche e riprendere un’azione costruttiva si alza dalle categorie produttive. La Cna, in particolare, rilancia così: «Basta rimpalli, chiediamo al governatore Zaia di convocare, già a settembre – sottolinea il presidente regionale Oreste Parisato -, tutti i soggetti interessati, per concertare con il governo, le Ferrovie dello Stato e gli enti locali coinvolti, un percorso che ci porti fuori dalla preoccupante situazione di stallo che sta vivendo la Tav, opera strategica per il futuro del Nordest. La confusione – insiste Parisato – è assoluta, occorre che il presidente della Regione prenda in mano la situazione. Tra mancati finanziamenti, progetti non completamente definiti, polemiche agostane e opere che fuori dal Veneto procedono spedite, non si capisce più nulla». Difficile dargli torto.

A.Z.
06 agosto 2010

Alluvioni, ghiacciai, ondate di calore, incendi …

Ia rivolta del clima

L'iceberg che si è staccato dalla Groenlandia

TRENI/ Sempre peggio

MV 9 agosto

L’estate nera dei treni regionali
In 21 giorni 98 corse soppresse

trasporti, esodo

Ad essere maggiormente colpita è stata la Udine-Trieste, dove le corse soppresse sono state complessivamente 33. Coincidenze sfortunate? No, insufficienza di materiale rotabile adeguato


 

ACQUA/ Bollette: rassegna stampa dell’assemblea di San Giorgio di Nogaro

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2010

Pagina 12 – Udine

Bollette Tubone altra assemblea infuocata

SAN GIORGIO. «Lucio Cinti, quale responsabile dell’Autority regionale di vigilanza sarà l’ago della bilancia sulla questione degli “allacciabili”, ma, nonostante qualche anno fa abbia sottoscritto una petizione contro l’obbligo agli allacciamenti al sistema fognario doppio, oggi pare indirizzato a dare ragione agli enti gestori lavorando quindi contro la gente». Un centinaio di persone ha partecipato all’assemblea di venerdì sera sulla situazione delle bollette del Consorzio di Depurazione, i rimborsi e gli allacciamenti, nonostante non siano ancora arrivate a San Giorgio le bollette, nel corso della quale, l’ambientalista Paolo De Toni, non ha lesinato di lanciare pesanti accuse e frecciate a nessuno. Ha spiegato perché a San Giorgio, Cervignano e Torviscosa, comuni dove sono state fatte le autoriduzioni (oltre 200 cittadini hanno pagato solo lo scarico fognario) non siano ancora arrivate le bollette del Tubone, mentre in altri comuni sì, «segno evidente che non ha ancora deciso – ha affermato – cosa fare sul problema degli sfioratori e degli allacciabili, per i quali è in corso un’inchiesta della Procura di Udine che vede indagati la presidente del Consorzio, Luisa De Marco, il  direttore, Alessandro Florit e la responsabile dell’Ufficio Tributi, Claudia Cattaruzzi. É stato infatti ormai verificato dai Noe, Arpa e dalla Capitaneria di Porto di San Giorgio, che lo sfioratore sangiorgino non funziona e si blocca da solo (mostrando foto che lo documentano), per cui mi costituirò parte civile nel processo che seguirà». Delusione ha espresso per l’amministrazione di Torviscosa «che sta deludendo i suoi elettori e Settimo, dopo venti anni di battaglie oggi si è dileguato e non capiscono e non intendono ascoltare: non sono neppure andati a chiedere chiarimenti all’Ato». In merito all’Ato, ricordando che una legge nazionale ne prevede la chiusura, resta però l’organo deputato, insieme alla Provincia, per la notifica dell’obbligo agli allacciamenti, mentre sui rimborsi dimostra di avere «premura di chiudere la partita e ciò mi insospettisce. Intanto ha posto dei quesiti in merito, ma non ho ancora avuto risposta». Infine ha affermato che la fusione Cafc-Cdl rappresenta una mossa politica per evitarne la chiusura e ha espresso perplessità sul ruolo “tiepido” di Fontanini e della Provincia. Molte le domande, da parte dei presenti, soprattutto di quelli interessati agli allacciamenti, per i quali a Torviscosa stanno arrivando le prime notifiche. (f.a.)

 

 

Il Piccolo

 

 

DOMENICA, 16 MAGGIO 2010

Pagina 11 – Gorizia

AFFOLLATA ASSEMBLEA A SAN GIORGIO DI NOGARO INDETTA DAL COMITATO DIFESA AMBIENTALE

Tubone, resta il caos-bollette nella Bassa

Sotto accusa il ruolo della Autorità regionale per la vigilanza sui servizi idrici

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SAN GIORGIO Aggiornamento sull’iter giudiziario nei confronti del presidente del Consorzio depurazione laguna (il cosiddetto ”Tubone”), Luisa De Marco, del responsabile della rete fognaria, Alessandro Florit, e della responsabile amministrativa dell’ente, Claudia Cattaruzzi. I rilievi tecnici, condotti a San Giorgio, Cervignano e Torviscosa da parte dei carabinieri del Noe, Guardia costiera e Arpa, il ruolo dell’Autorità regionale per la vigilanza sui servizi idrici, presieduta da Lucio Cinti, dopo che la Corte dei conti si è espressa escludendo che agli “allacciabili” possa essere richiesto il canone di depurazione sono stati alcuni degli aspetti di cui si è parlato l’altro ieri sera a San Giorgio di Nogaro nell’assemblea organizzata a Villa Dora dal Comitato difesa ambientale della Bassa friulana. In sala oltre cento persone, riunite con l’obiettivo di fare chiarezza sugli aspetti legati alla vicenda del Tubone e che rimangono ancora oscuri. Il caos-bollette era tornato alla ribalta una settimana fa dopo che il Comitato aveva fatto sapere che gli abitanti di Cervignano e San Giorgio non avevano ricevuto le richieste di pagamento del 2009. Una conseguenza che, secondo il Comitato, sarebbe da imputarsi proprio al contenzioso in corso. E se il 12 maggio scorso al Tribunale di Udine, il Gip Paolo Alessio Vernì ha nominato il perito tecnico, Eva De Marco, che avrà il compito di fare un valutazione generale sulla correttezza della gare di appalti per la realizzazione dei sistemi fognari, al centro della discussione è finito il ruolo dell’Autorità regionale di vigilanza. Il portavoce del Comitato, Paolo De Toni, ha fatto sapere di aver inviato una lettera a Lucio Cinti per chiedere «di esprimersi in maniera chiara in merito alla volontà di fare propria la posizione espressa della Corte dei Conti che esclude in modo tassativo che agli “allacciabili” possa essere richiesto il canone di depurazione».
«Cinti – riprende De Toni – continua a ragionare come “politico” piuttosto che come organo di controllo dell’operato dei gestori e degli amministratori, e con questo  comportamento rappresenta una controparte per la popolazione». L’altra novità riguarda le notifiche sull’obbligo di allacciamento. Secondo il Comitato, «allo stato attuale il Tubone non è legittimato ad emettere le notifiche di obbligo di allacciamento perché, come dice il regolamento del 2 ottobre 2009, il potere di notifica spetta all’“ente competente”, rappresentato da Provincia, Ato o da un soggetto da essa delegato. Ma il Tubone non ha ancora nessuna delega in questo senso».
Elena Placitelli

 

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