Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne, General
MV 17 maggio
A Udine spuntano adesivi omofobi
di Domenico Pecile
UDINE. Non si placa la polemica sull’affissione dei 100 manifesti di Arcigay e Arcilesbica in città. E non è soltanto polemica sulle idee, sui contenuti, sull’opportunità dell’i nizitiva, ma anche contrapposizione che definire di cattivo gusto è un eufemismo.
Ieri mattina, in diverse parti della città sono comparsi alcuni adesivi incollati ai muri o alle colonnine dei parcometri con la scritta “Froci, la natura e il mondo vi ripudierà”. In alcuni casi la scritta era accompagnata anche da immagini sconce. Ma l’Arcigay preferisce la consegna del silenzio.
«Non possiamo commentare nè replicare ad atti così incivili – commenta uno dei loro portavoce – perché il nostro obiettivo non è lo scontro ma generare un franco dibattito su un problema di stretta attualità qual è l’omofobia, un problema che ha sancito una giornata di carattere mondiale. Resta il fatto che questi adesivi confermano che l’omofobia è un problema reale, vero, e non un’i nvenzione delle nostre associazioni. E che dunque chi ha voluto dedicare il 17 maggio a questo problema lo ha fatto sicuramente a ragion veduta».
Gli organizzatori dell’iniziativa – al di là dello slogan contenuto sul manifesto (i manifesti approderanno anche a Friuli doc, proprio per l’abbinamento che si è voluto provare con i prodotti tipici enogastronomici della piccola Patria – assicurano dunque che il loro unico obiettivo è il dialogo. Nell’interesse di tutti.
Dialogo che hanno proposto anche ai vertici della Diocesi friulana che ha condannato il modo in cui l’iniziativa è stata condotta e, soprattutto, il “sostegno” morale che ha ottenuto dall’a mministrazione comunale di Udine e in primis dal sindaco Furio Honsell. L’impressione è che l’eco di questo 17 maggio sia destinato ad amplificarsi e creare uno strascico polemico anche nei prossimo giorni.
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E nelle pieghe delle tante prese di posizione, c’è da registrare un distinguo all’interno di Sinistra ecologia e Libertà. Ieri, Alessandro Zan, assessore a Padova e responsabile nazionale dei Diritti civili di Sinistra ecologia e libertà ha dichiarato senza mezzi termini di appoggiare l’iniziativa udinese. Una precisazione, questa, nei confronti del consigliere udinese, Federico Pirone, che aveva definito la vicenda una provocazione che non aiuta.
«Per noi – sostiene Zan – il presupposto del dialogo consiste soprattutto nelle idee diverse. Altrimenti rischiamo la dittatura delle idee medesime». Per Zan, «il manifesto è sicuramente positivo perché oltre a essere creativo denota anche la volontà di aprirsi al confronto». Come dire che «campagne come queste sono le benvenute. Perché anche esplicitare un bacio casto tra due persone che si vogliono bene esprime il desiderio di far riflettere».
Marzo 17th, 2017 — Gas, General
Da il Piccolo
MARTEDÌ, 18 MAGGIO 2010
SIT-IN DI PROTESTA IN PIAZZA UNITÀ
«Soltanto elementi negativi per il territorio e i cittadini»
Nesladek: «Oggi qui in pochi perché ci hanno avvisati tardi, la prossima volta saremo almeno in duemila a dire no»
«Stavolta non siamo tanti perché ci hanno avvisato all’ultimo momento. La prossima, prometto che saremo almeno 2mila a dire di no al rigassificatore a Trieste». Ha avuto il tono di un proclama questa frase pronunciata ieri sera dal sindaco di Muggia, Nerio Nesladek, sotto le volte del palazzo della Camera di commercio, mentre all’interno si stava svolgendo il primo incontro, a porte rigorosamente chiuse, di Gas Natural Fenosa con le imprese della Provincia.
Nell’ambito della manifestazione di protesta – organizzata da Associazione nazionale assistenza pensionati, Lista Cittadini, Comitato salvaguardia del golfo, Comune di Muggia, Comune di San Dorligo della Valle-Dolina, Gruppo Beppe Grillo Trieste, Greenaction Transnational, Italia dei Valori, Legambiente, NoSmog, Partito dei Verdi, Uil Vigili del Fuoco, Wwf – Nesladek ha parlato di «mandato della gente ai rappresentanti istituzionali, a cominciare da noi sindaci di Muggia e Dolina, a combattere con tutte le nostre forze contro un progetto che presenta solo elementi negativi per il nostro territorio e la popolazione che ci vive». Accanto a lui Fulvia Premolin, sindaco di Dolina. «Assieme – ha proseguito Nesladek – portiamo il no al progetto di decine di migliaia di persone».
Si sono alternati in tanti a parlare, con la gente stretta attorno ai rapidi relatori, sotto le bandiere del Wwf, mentre una leggera pioggia ha avvolto il gruppo. Alfredo Racovelli, capogruppo in consiglio comunale a Trieste dei Verdi per la pace, ha severamente criticato «la scelta del presidente della Camera di commercio, Antonio Paoletti, di far svolgere l’incontro con i rappresentanti di Gas Natural a porte chiuse, lasciando così fuori i cittadini che sono i primi interessati dall’evolversi della situazione».
A dare maggiore evidenza alla volontà di opporsi al progetto, davanti alla piccola folla di persone, si sono schierati alcuni esponenti dei vari movimenti presenti, creando un cordone umano a formare la scritta “No gas”. Continuando a denunciare «l’assoluta inadeguatezza» delle valutazioni sui grandi rischi ambientali che l’impianto potrebbe avere, Adriano Bevilacqua, coordinatore regionale della Uil dei Vigili del fuoco, ha ricordato che «gli enti preposti alla sicurezza non sono attrezzati per i necessari controlli. In questa occasione – ha proseguito – abbiamo voluto dare spazio alle forti preoccupazioni legate alle conseguenze per lo sviluppo economico locale, rispetto al quale non sembra emergere alcuna prospettiva vantaggiosa per la comunità».
Per Paolo Bassi, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, «con questo progetto si vuole privilegiare l’interesse di pochi a scapito della sicurezza di tutti». «Non assisteremo da esclusi – si è letto su un comunicato diffuso nel corso della manifestazione dai Verdi – alle speculazioni che hanno già prodotto decenni di disastri ambientali, perché qui ci va di mezzo la salute dell’intera collettività».
Ugo Salvini

IL PROGETTO PRESENTATO DAGLI SPAGNOLI ALLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA
«Rigassificatore, nessun intralcio al traffico portuale»
Gas Natural: minimo il raffreddamento dell’acqua. Confartigianato: restano i dubbi
di SILVIO MARANZANA
«Si tratta di un impianto all’avanguardia dal punto di vista tecnologico che garantisce la piena compatibilità con il traffico portuale esistente». Lo ha affermato ieri Ciro Garcia Amesto, project manager del rigassificatore progettato per il sito di Zaule da Gas Natural Fenosa a una platea composta da una trentina di rappresentanti di imprese triestine e di associazioni di categoria. «Il raffreddamento dell’acqua della baia di Zaule – ha precisato – sarà minimo e le immissioni di cloro saranno dieci volte sotto il limite di legge».
L’incontro si è svolto a porte sprangate nella Sala maggiore della Camera di commercio interdetta anche ai fotografi già prima dell’inizio della riunione, il che un’altra volta non ha favorito la comunicazione con la città, già considerata da molti versanti carente. Tutto ciò mentre davanti al portone di piazza della Borsa il gruppo dei contestatori, di cui riferiamo a parte, aveva un vivace scambio di battute con il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia casualmente di passaggio. Con gli incontri divulgativi ristretti si replicherà lunedì prossimo sempre in Camera di commercio, mentre una terza riunione si terrà poi in Assindustria.
Un’esposizione che ha comunque soddisfatto Vittorio Pedicchio, vicepresidente di Assindustria: «Per Trieste il rigassificatore è un’opportunità da non perdere – ha affermato – nella prospettiva dello sviluppo economico del territorio anche se il progetto, ancora alla fase iniziale, va ora portato avanti nella massima chiarezza per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto, i rischi per la popolazione e la salvaguardia dell’ambiente». Anche sotto questi aspetti secondo Pedicchio, Gas Natural Fenosa è partita in modo corretto. «E poi – spiega – mi hanno impressionato alcuni numeri che sono stati ribaditi da Garcia Amesto. Il rigassificatore infatti costerà 550 milioni di euro di cui 400 milioni andranno a vantaggio delle imprese di costruzione e di servizi locali. Durante i tre-quattro anni in cui si portrarranno i lavori è stato detto che opereranno 1.500 persone e inoltre Gas Natural impegnerà 30-40 milioni di euro per la bonifica del sito».
Quasi diametralmente opposto invece il parere di Sergio Burlin del direttivo della Confartigianato: «Un’esposizione molto lacunosa che non ha chiarito i dubbi né dal punto di vista della sicurezza, né da quello delle ricadute economiche. Oltretutto è stato riferito che il primo rigassificatore costruito in Italia, quello in provincia di La Spezia, chiuderà nel 2013 dopo che la popolazione si è opposta al suo raddoppio». Gli ultimi dubbi fatti affiorare inoltre riguardano la possibilità di convivenza con un traffico portuale rinforzato dal progetto Unicredit e con l’incognita della cosiddettà overcapacity, cioé un surplus di produzione che sarebbe indotto dal compimento dei vari progetti in fase di realizzazione.
Garcia Amesto non ha inteso fare dichiarazioni affidandosi a un comunicato stilato congiuntamente con la Camera di commercio che ha reso noto di aver accolto la richiesta della multinazionale spagnola per la realizzazione di alcuni incontri nei quali far emergere e spiegare all’economia del territorio i contenuti del progetto con un approfondimento sulle sue caratteristiche tecniche e del suo inserimento nel contesto produttivo del territorio. «Una richiesta – ha commentato il presidente camerale Antonio Paoletti – che l’ente quale casa dell’economia non poteva che accogliere ben volentieri per consentire alle imprese di conoscere meglio i contenuti di un progetto che nella sua completezza non è mai stato presentato fin nei particolari».
Gas Natural, gruppo multinazionale nel settore del gas che ha recentemente acquisito Union Fenosa, altro colosso spagnolo dell’energia, è il secondo operatore mondiale di gas naturale liquefatto con oltre 30 miliardi di metri cubi di gnl movimentati ogni anno da 13 navi metaniere. Propone a Zaule un impianto della capacità di 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno con un investimento pari a 550 milioni di euro che prevede anche l’intervento di bonifica di un’area attualmente contaminata. Ciro Garcia Amesto ha sottolineato che «la priorità del rigassificatore è la sicurezza».
Marzo 17th, 2017 — Fascisti carogne, General
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Mentre il Pianeta Terra muore ecco che degli “idioti bio-tecnologici” hanno creato la cellula artificiale.
Articolo contro le mistificazioni

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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
LIBERI TUTTI!!!!
LIBERE TUTTE!!!
Dal Messaggero Veneto
21-05-10
Clandestini in fuga dal Cie: diciannove sono ripresi
Gradisca GRADISCA. In 36 tentano la fuga, in 17 riescono a far perdere le proprie tracce. Dopo i nove nordafricani riusciti a scappare dalla struttura a inizio maggio nuova evasione di massa al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di via Udine, per giunta con la stessa dinamica. Stando alle prime ricostruzioni, il piano di fuga sarebbe scattato poco prima delle 3 di ieri mattina, quando gli immigrati clandestini hanno forzato una delle grate in ferro posizionate nell’atrio di una delle camere. Una volta aperto il varco, il rapido e agevole accesso al tetto della struttura, lo scavalcamento della prima recinzione e, dopo pochi metri, quello della recinzione esterna. Per 17 clandestini, come detto, tentativo riuscito mentre per altri 19 il sogno di libertà è stato vanificato dal repentino intervento delle forze dell’ordine impegnate nel servizio di vigilanza, riuscita a bloccarli proprio mentre questi si apprestavano a scavalcare la recinzione perimetrale della struttura. Tra i 17 fuggiaschi riusciti a dileguarsi nella campagna retrostante al Cie risulterebbe anche il tunisino che, dopo essersi reso protagonista di diversi atti di autolesionismo, lo scorso 8 maggio si era cucito la bocca con ago e filo reperiti in un magazzino della struttura, rendendo necessario il suo trasporto al pronto soccorso di Gorizia. Non ancora confermata, invece, la notizia che la fuga sarebbe partita da una camera che, in quel momento, ospitava ben 39 immigrati, di varie etnie, a fronte di una capienza predisposta di otto persone. (ma.ce.)
Dal Piccolo
21/05/10
In 40 salgono sui tetti del Cie, 17 fuggono
GRADISCA Rinchiusi in 40 in una stanza da otto, sono riusciti a fuggire dal Cie. È iniziata così la seconda evasione di massa dalla struttura per immigrati in appena due settimane. L’episodio si è verificato nella notte fra mercoledì e giovedì, attorno alle 3. Ancora una volta gli immigrati rinchiusi nel Cie – in larga parte tunisini – sono riusciti ad arrampicarsi sul tetto del complesso e a tentare la fuga lanciandosi oltre il muro di cinta, nel vuoto, da oltre 4 metri d’altezza: questa volta è andata bene a 17 di loro, riusciti a far perdere rapidamente le proprie tracce nella campagna circostante avvolta dall’oscurità. Le ricerche che ne sono seguite non hanno prodotto risultati. Più o meno altrettanti, 19, sono stati invece immediatamente ripresi dalle forze dell’ordine. Nella notte fra il 5 e 6 maggio erano riusciti a darsi alla macchia in nove. Ma questa volta, oltre che per i numeri, l’evasione è clamorosa anche per la ricostruzione che ne è stata fatta nel primo pomeriggio di ieri. Un folto gruppo di clandestini, sembra in tutto 39, di etnia maghrebina e apparsi particolarmente “caldi” nelle ore precedenti, sarebbe infatti stato rinchiuso in una stanza da appena 8 posti allo scopo di limitarne le velleità di rivolta e – chissà – le possibilità di fuga. E invece la scelta si è rivelata un’arma a doppio taglio. I nordafricani – altro fatto incredibile – sono riusciti a raggiungere il tetto forzando la stessa, medesima grata utilizzata nella fuga di due settimane prima. Si tratta di un pertugio collocato in una sorta di atrio d’ingresso della cella vera e propria. Quella grata l’hanno forzata facendo leva tutti assieme, a turno, probabilmente anche grazie a qualche spranga nascosta con cura nella stanza. A quel punto, hanno agevolmente avuto accesso al tetto della struttura e hanno potuto portarsi in un attimo davanti all’ultima barriera, lasciandosi andare nel vuoto prima di correre a perdifiato nella notte. Fra loro anche l’immigrato che nei giorni scorsi si era cucito per protesta la bocca con ago e filo, venendo ricoverato d’urgenza al nosocomio goriziano. A differenza di altre occasioni, nessuno ha rimediato conseguenza nel volo oltre il muro di cinta. Solo l’immediato intervento della vigilanza, invece, ha scongiurato un’evasione più massiccia. «Essere riusciti a riprenderne la metà è già un ottimo risultato per come si era messa la situazione», riflette il segretario provinciale del Sap, Angelo Obit. Che pone l’accento sulle responsabilità dell’ente gestore, il consorzio Connecting People: «Non solo la scelta di rinchiudere 40 immigrati in una stanza da otto persone si è rivelata un autogol, anche perchè il tutto è avvenuto nello stesso atrio di due settimane prima – afferma – ma la decisione non era neppure stata comunicata al personale deputato alla sorveglianza esterna. Solo la prontezza delle forze dell’ordine ha limitato i danni: bloccare tutti i fuggitivi sarebbe stato fisicamente impossibile». (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
NO TAV. Le 1500 firme raccolte in Regione, a sostegno della Petizione presentata al Parlamento Europeo, sono state consegnate a Strasburgo. Il bello è che …

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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 24/05/10
Cie meno sicuro, terza fuga in pochi giorni
di LUIGI MURCIANO GRADISCA Cie-groviera, terza fuga in pochi giorni al centro immigrati di Gradisca. E i lavori che dovrebbero scongiurarle latitano da un anno. A soli tre giorni dalla maxi-evasione di 17 clandestini, l’altra notte il copione dietro il muro della ex Polonio si è ripetuto. Questa volta sono riusciti a darsi alla macchia in sette, tutti nordafricani, mentrte 14 sono stati ripresi dalla forze dell’ordine subito allertate. Le modalità più o meno sono sempre le stesse: viene forzata una grata nell’atrio della stanza, si accede al tetto, e da quel punto scavalcare le barriere e fare un volo di quattro metri prima di dileguarsi nella campagna circostante borgo Trevisan è un gioco da ragazzi. Possibile che una struttura costata ai contribuenti 17 milioni di euro sia così vulnerabile? Secondo Angelo Obit, segretario del Sap – il sindacato autonomo di Polizia – la situazione è gravissima. Non bastavano le mille tensioni interne, le continue sommosse, gli operatori della Connecting People tenuti praticamente in ostaggio dai clandestini, la totale anarchia di alcuni padiglioni della struttura. Ora si prospetta un’estate di fughe continue. «Tutti da piccoli abbiamo giocato a guardie e ladri – sorride amaro Obit – ma nessuno di noi pensava, in età adulta, di dover anche rincorrere il clandestino arrampicatore in fuga. È lo sport che sta prendendo piede al Cie. La realtà – prosegue – invece vede una struttura che opera con una riduzione del 36% rispetto alla capienza ufficiale e con i sistemi di sicurezza accecati, con “leggerezze” nella gestione da parte di qualcuno che invece dovrebbe coadiuvare le Forze dell’ordine e con barriere che non si è ancora fatto nulla per rendere invalicabili». «Siamo al paradosso – denuncia Obit – quelle barriere si scavalcano al massimo in sette secondi. Nel frattempo gli operatori delle forze di polizia in servizio nella parte più esterna della struttura cercano di bloccare quanti più fuggitivi possono, ma è fisicamente impossibile quando i numeri sono elevati». Eppure è da mesi che il Sindacato autonomo di polizia suggerisce di alzare le barriere rivestendole internamente di plexiglass così da non consentire il loro scavalcamento. «In alternativa, internamente, prima delle barriere potrebbe essere scavato un fossato da rivestirsi in gomma così da evitare che qualcuno si faccia male». Ma c’è anche di peggio. I lavori di ripristino dei sistemi anti fuga sono congelati da oltre un anno. L’iter mancherebbe dell’approvazione del Capo dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno, a causa del trasferimento del prefetto Mario Morcone a direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità. Insomma, a Roma non c’è più chi decide. Obit prosegue: «Forse si sta aspettando che qualcuno si faccia veramente male per prendere atto delle condizioni del Cie?» e rilancia: «Perché non si pensa ad utilizzare la struttura interamente come Cara, specializzandolo nell’accoglienza dei richiedenti asilo?».
Dal Messaggero Veneto del 24/05/10
Cie colabrodo , altri sette clandestini in fuga
GRADISCA. Sette fuggiti, 14 ripresi, di cui 5 mentre cercavano di dileguarsi nella campagna limitrofa. È il bilancio dell’ultima fuga di massa dal Cie di Gradisca, la terza negli ultimi 10 giorni, che ha fatto salire a 33 il numero degli immigrati clandestini riusciti a far perdere le proprie tracce. Coinvolti, stavolta, quasi una quarantina di extracomunitari irregolari che, intorno alle 18.45 di sabato, sono riusciti a guadagnare il tetto della struttura di via Udine adottando la stessa strategia dei precedenti tentativi, ovvero arrampicandosi nell’atrio di una stanza e forzando una grata posizionata a protezione del soffitto. Dalla copertura della struttura in 21 sono riusciti a saltare la prima inferriata e raggiungere la recinzione perimetrale del Cie, ultimo ostacolo prima della libertà superato da 12 immigrati. Immediato, però, l’intervento delle forze dell’ordine che sono riuscite a bloccarne 14 proprio mentre si accingevano a scavalcare la recinzione. Reazione tempestiva che ha fatto desistere una ventina di clandestini, che hanno preferito rinunciare e rientrare dal tetto nelle loro stanze. Immediate anche le perlustrazioni da parte delle forze dell’ordine nella campagna limitrofa che, nel giro di pochi minuti, ha consentito la cattura di altri 5 extracomunitari. Una fuga, al di là dei numeri, arrivata a confermare la fragilità del sistema anti-evasione della struttura di via Udine, come ha ricordato in una nota la segreteria provinciale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia). «Tutti, da piccoli, abbiamo giocato a guardie e ladri, ma nessuno di noi pensava, in età adulta, di dover anche rincorrere il clandestino arrampicatore in fuga. È lo sport che sta prendendo piede al Cie di Gradisca, che qualcuno ancora definisce struttura per il trattenimento. La realtà, invece, vede una struttura che opera con una riduzione del 36% rispetto alla capienza ufficiale e con i sistemi di sicurezza accecati, con “leggerezze” nella gestione e con barriere che non si è ancora fatto nulla per renderle invalicabili. Il risultato è chiaro agli immigrati temporaneamente ospitati nella struttura i quali, senza nemmeno troppo ardire, tentano la fuga. Come? Traendo beneficio dall’assenza di correttivi efficaci o da inspiegabili “errori umani”: salgono sui tetti per poi lanciarsi direttamente su uno dei lati e raggiungere così le barriere per scavalcarle, e siamo al paradosso, in massimo sette secondi. Nel frattempo gli operatori delle forze di Polizia in servizio nella parte più esterna della struttura ne trattengono quanti possono, guardando altri andarsene. È da mesi che il Sap suggerisce di alzare le barriere, rivestendole internamente di plexiglass, così da non consentire il loro scavalcamento ma nulla è stato fatto anche per ripristinare il sistema anti-intrusione, le telecamere non funzionanti e la revisione delle altre». (ma.ce.)
Marzo 17th, 2017 — General, Uncategorized
NO ALLA DISCRIMINAZIONE DI GENERE
In occasione della giornata nazionale contro l’LGTB fobia l’Arci di Udine ha affisso ai muri della nostra città dei manifesti che ritraevano baci di coppie omosessuali.
Nella notte tra il 18 e il 19 maggio il signor Pezzetta ha intrapreso la “lodevole crociata” di eliminazione dei suddetti manifesti, oscurandoli con dei cartelloni bianchi. Il fatto è stato rivendicato dal politico friulano il giorno seguente sui giornali, accompagnato dalla frase .
Frasi di questo genere ci fanno ricordare che nonostante sia stato sconfitto 65 anni fa il fascismo continua a serpeggiare negli angoli più bui della società.
Durante la stessa sera anche il gruppo neofascista Utinum et patriam ha deciso di combattere questa guerra santa in onore dell’ “unica vera famiglia cristiana”.
Ancora una volta, pochi mesi dopo le scritte apparse in città contro l’assessore comunale Enrico Pizza, gruppi fascisti agiscono impuniti.
Questi sono da considerarsi gesti di estrema inciviltà e discriminazione verso persone viste dalla destra e dalla chiesa come “diverse”.
Noi, come movimento studentesco ci sentiamo indignati di fronte a queste ingiustificate azioni discriminatorie e omofobe: dimostrano come a Udine ancora si verificano episodi di intolleranza che alle volte sfociano addirittura in minacce e pestaggi.
Finche questa situazione persisterà, continueremo a denunciare e opporci a queste manifestazione di odio.
Udine, 21/05/2010
MOVIMENTO STUDENTESCO UDINE
www.studentiudine.org
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Gazzettino 13 giungo 2010

Alberto Landi
Intenso, partecipato dibattito in Bagnaria Arsa, durato circa tre ore, dell’europarlamentare Debora Serracchiani con la popolazione, organizzato dal Pd locale. Sul tappeto i grandi problemi infrastrutturali che gravano sulla piccola comunità. Compresi quelli conosciuti come “casello autostradale di Palmanova” ed “interporto e scalo ferroviario” di Cervignano che riguardano in buona parte sempre il territorio di Bagnaria. Dopo l’introduzione del segretario locale del Pd, Tiussi, è stato il consigliere di minoranza Felcher ad illustrare la complessa situazione di Bagnaria, prigioniera di tre linee ferroviarie a sud e nel suo interno, ad ovest ed est, ed a nord dai lavori per la terza corsia. Ai quali pagheranno dazio il territorio ed i tanti cittadini interessati agli espropri.
Ai raggi X il “cosa, perché e come”, relativi alla necessità dell’AV/AC, soprattutto in considerazione che attualmente è in funzione una sola coppia di treni, mentre per le merci il discorso è, obiettivamente, più complesso abbracciando i porti dell’alto Adriatico e l’auspicato trasferimento da gomma a rotaia. La presenza in sala di diversi “addetti ai lavori” o a conoscenza dei fatti, quali l’ex sindaco di Bagnaria, Piero Cecconi, e l’urbanista ed ex consigliere d’amministrazione di Autovie Venete, Maurizio Ionico, del presidente del Comitato No Tav, Giancarlo Pastorutti e di qualche ferroviere, ha messo legna sul fuoco della discussione. A partire dal “j’accuse” ai vertici regionali anche passati, per il metodo della “compensazione” usato nel tentare di superare gli ostacoli dei vari comuni per arrivare alla fine a sentir dire da Ionico, e confermato dalla Serracchiani, che la progettazione è sospesa perché mancano i soldi. Per la Serracchiani il “corridoio quinto” è una necessità così come il “corridoio baltico” la cui intersezione, guarda caso, interessa ancora Bagnaria Arsa.
L’attuale situazione di stallo consente, comunque, di ricercare soluzioni migliorative delle quali anche il Comitato No Tav potrebbe farsi interprete in un prossimo incontro tecnico promesso dalla Serracchiani, “senza bisogno di polemizzare sulla stampa”.
(Domenica 13 Giugno 2010)

Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Da Il piccolo
LUNEDÌ, 14 GIUGNO 2010
CORRIDOIO 5: DOMANI IL VICEMINISTRO CASTELLI NEL FVG
Capodistria-Divaccia, la Slovenia sta correndo
In autunno i lavori del raddoppio ferroviario. Sarà operativo nel 2017. In ritardo il troncone Venezia-Trieste
di MARCO BALLICO
TRIESTE Il viceministro Roberto Castelli arriva domani in missione sulla tratta ferroviaria transfrontaliera Trieste-Divaccia, quella su cui, la scorsa settimana alla conferenza di Saragozza, Italia e Slovenia hanno stretto un “patto a due” per garantirne il decollo, con tanto di impegno per un organo esecutivo comune da attivare entro il prossimo ottobre.
Ma, in attesa di sviluppi concreti, il memorandum d’intesa siglato dai ministri dei Trasporti di Francia, Italia, Slovenia e Ungheria, con la benedizione di Laurens Jan Brinkhorst coordinatore europeo del progetto prioritario 6, e del vicepresidente della commissione Sim Kallas, contiene anche un inequivocabile riassunto: mentre la sezione Venezia-Trieste “is lagging significantly behind” (è in forte ritardo), la Slovenia corre, eccome corre.
Debora Serracchiani, membro della commissione Trasporti dell’Europarlamento, rincara la dose: «La Slovenia corre a prescindere dall’Italia». E conferma che il memorandum, nella pagina in cui fa il punto della situazione sull’avanzamento dei progetti, “certifica i ritardi del nostro Paese”.
Il testo denuncia in particolare il ritardo della Venezia-Trieste, a fronte di tutta una serie di operazioni slovene. La costruzione della nuova linea ferroviaria Divaccia-Capodistria, si legge, inizierà entro novembre 2010 e si concluderà nel 2017. Per questo scopo, il Parlamento sloveno ha adottato lo scorso aprile una legge che sblocca le operazioni di finanziamento. I lavori, si spiega ancora nel memorandum di Saragozza, sono già iniziati con la realizzazione di un nuovo sistema di segnalazione e il riammodernamento della stazione merci di Capodistra (probabile conclusione nel 2011). E ancora si stanno progettando le sezioni tra Divaccia e Lubiana e da Lubiana al nodo ferroviario di Zidani Most.
La Serracchiani punta in particolare il dito sul solito problema Veneto, il vero e proprio “buco” italiano del Corridoio 5, riconfermato in ogni caso nella città spagnola tra le priorità europee. Quindi, da finanziare.
«Il ministro Altero Matteoli – afferma l’europarlamentare del Pd – ha certamente fugato i dubbi che i precedenti incontri bilaterali con il viceministro Castelli avevano aperto ma, siglando il memorandum e quel punto della situazione, ha certificato che l’Italia sta segnando il passo. In particolare in Veneto dove, in assenza di un progetto, si è bloccata ogni decisione essendo sempre vive le tentazioni di un percorso lungo la costa. Una scelta che determinerebbe conseguenze non irrilevanti pure in Friuli- Venezia Giulia, posto che la nostra Regione si era accordata sul tracciato adiacente al percorso autostradale».
Questioni che ritorneranno sul tappeto domani in occasione della visita di Castelli. Il viceministro e l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi incontreranno a Divaccia il segretario di Stato sloveno ai Trasporti Igor Jakomin. Della delegazione italiana faranno anche parte l’ambasciatore d’Italia a Lubiana Alessandro Pietromarchi, il capo del dipartimento Infrastrutture del ministero Domenico Crocco, i responsabili di Rete ferroviaria italiana Matteo Triglia e Luca Bernardini.
«Il ministero delle Infrastrutture, la Repubblica di Slovenia e la stessa Regione – ricorda Riccardi – avevano concordato già negli scorsi mesi l’esigenza di verificare un’ipotesi progettuale lungo la cosiddetta direttrice alta, nell’ambito di una fascia territoriale tra Trieste-Villa Opicina-Sesana-Divaccia, evitando in tal modo l’attraversamento in sotterraneo di Trieste e ovviamente comprendendo anche tutte le tratte accessorie e funzionali al porto di Trieste».