RIGASSIFICATORE/ Squallido scambio tra Roma e Lubiana?

AMBIENTE

di GABRIELLA ZIANI Da un lato crea imbarazzo, e manda su ogni furia il sindaco di Capodistria, Boris Popovic. Dall’altro non trova conferme ufficiali nel governo sloveno il messaggio (non firmato) che alza la posta nel condizionare l’assenso di Lubiana al rigassificatore di Zaule, proponendo una sorta di patto leonino: Lubiana, suggerisce il documento, non si oppone più all’impianto di Gas natural a Trieste, e «il Governo della Repubblica italiana non si opporrà alla costruzione dei rigassificatore a Capodistria se la Slovenia decidesse di farlo costruire». Quel «se» mostra tuttavia che la decisione non è presa.
NO AI VETI. «Due rigassificatori nel Golfo? La logica dice che sono troppi. Come uscire da questa situazione? Le diplomazie servono a trovare soluzioni condivise. E gli incontri ci sono stati e ci saranno. Ma, se non si trova l’accordo, nessuno può avere il diritto di veto, non la Slovenia, e nemmeno l’Italia». È il commento di Roberto Menia, sottosegretario all’Ambiente, che ne ha parlato ieri a margine delle novità sui voli di linea a Ronchi. «La Slovenia vuole fare un rigassificatore a Capodistria? Lo faccia, anche se ho visto che non tutti sono d’accordo – ha aggiunto Menia -, il sindaco di Capodistria mi pare aver espresso con chiarezza il suo pensiero. Ma sono problemi loro, non mi intrometto».
UN MILIARDO. Popovic in effetti ha dato un giudizio sferzante sul governo sloveno nell’ipotesi che abbia davvero, e a sorpresa, deciso di avviare l’iter per il contestato rigassificatore, con annessa centrale elettrica, nell’area della Bonifica di Ancarano, 30 ettari nella zona del Porto, già individuati in base al progetto del valore di un miliardo di euro presentato dalla tedesca Tge Gas Engineering. Che proprio un mese fa ha vinto un ricorso al Tribunale amministrativo contro una delibera del ministero dell’Ambiente che nel 2009 le aveva negato il «permesso energetico». La pratica va rivista. INTERESSI. Dopo aver ribadito che le obiezioni slovene di natura ambientale sono «strumentali» e «nascondono altri interessi», Menia infine difende la soluzione del gasdotto sottomarino (che la Slovenia, in quel documento, chiede sia spostato a terra): «La Slovenia si è impegnata a far avere all’Italia le sue osservazioni ufficiali sul progetto entro la fine di luglio. Lo vuole interrato? Se così fosse, sarebbe un’altra osservazione pretestuosa – afferma il sottosegretario -, il gasdotto passa in acque interamente italiane, lontano dalle coste slovene, e costa meno della soluzione interrata. Comunque, a esprimersi e a decidere, sarà la commissione Via: dunque una commissione tecnica».
SCETTICI. Ma che cosa dice chi si era molto appoggiato al «no» sloveno per la propria battaglia antirigassificatore, in nome dell’ambiente, e cioé l’associazione Alpe Adria Green? Il suo presidente, Roberto Giurastante, assicura: «Siamo in costante contatto, anche a livello europeo, con ambienti governativi sloveni e non ci risulta affatto che l’opinione su Zaule sia cambiata in senso favorevole, anzi: pare sempre in lavoro il ricorso alla Corte di giustizia europea. Né che ci siano progetti su Capodistria. Se poi que sto risultasse vero, e vera questa nuova trattativa – prosegue Giurastante – io credo che le reazioni nel mondo politico sloveno e nella società civile sarebbero forti, il Governo di Lubiana dovrebbe dare molte spiegazioni a tutti, rendendo chiare le cose. Ma spesso abbiamo ascoltato voci fatte girare ad arte, e non corrispondenti al vero». Alpe Adria Green promette una conferenza stampa a Lubiana per fine agosto, per fare il punto sul dialogo italo-sloveno a livello europeo.
LE CARTE. «Chi ce l’ha tiri fuori la ”no paper”, cioé il documento sloveno» è invece la richiesta di Dario Predonzan, responsabile regionale energia e trasporti per il Wwf, che spinge perché si dia finalmente avvio a una procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica) transfrontaliera.
SCAMBIO. Predonzan peraltro aggiunge: «Che la lunga e tormentata vicenda dei rigassificatori in Alto Adriatico potesse risolversi in uno scambio, un ”do ut des” fra Governi, il Wwf lo aveva ipotizzato e paventato già da anni. Del resto già nel 2007 il ministero degli Esteri D’Alema aveva formulato la proposta: ammorbidimento sloveno sul rigassificatore di Trieste-Zaule in cambio di un accordo che comprendesse il sostegno italiano al raddoppio della centrale di Krsko e la collaborazione per la costruzione di un oleodotto tra Costanza e Trieste. Proposta sostanzialmente ribadita dal ministro Frattini meno di due anni dopo. Che la presunta intransigenza slovena sugli impianti di Gas Natural potesse prima o poi convertirsi in un atteggiamento ”mercantile” – conclude Predonzan – non deve quindi sorprendere».

La guerra dei rigassificatori: ora Juri chiede a Lubiana la verità sul «no paper»

di FRANCO BABICH CAPODISTRIA Dopo il “no comment” del gabinetto della presidenza del governo e le traballanti spiegazioni del ministero dell’Ambiente sloveno, anche dal ministero dell’Economia di Lubiana – competente in materia di impianti energetici – arriva un «non ne sappiamo nulla» sui presunti contatti diplomatici tra Slovenia e Italia per trovare un’intesa sui rigassificatori nel golfo di Trieste ma anche sui piani di ampliamento dei porti di Trieste e Capodistria. Sul “no paper” sloveno, nel quale Lubiana si dichiarerebbe disposta ad avallare la costruzione del rigassificatore di Zaule a patto che Roma si impegni a non intralciare eventuali progetti analoghi nell’area del porto capodistriano (di fatto Lubiana alza la posta nel condizionare il proprio assenso, ndr), nella capitale slovena continua a non trapelare nulla. «Non sappiamo a quali informazioni si riferisce il sottosegretario italiano. Non ci risulta che la Slovenia abbia mai inviato simili documenti all’Italia» è la breve risposta del Ministero dell’economia riportata ieri sulle pagine del quotidiano capodistriano Primorske Novice , che aveva chiesto spiegazioni su quanto Il Piccolo sta scrivendo ormai da diversi giorni, e sulle dichiarazioni del sottosegretario italiano all’Ambiente Roberto Menia. Sulla vicenda è intervenuto ieri anche il deputato capodistriano Juri, che, esattamente come ha fatto il Wwf triestino per bocca del responsabile regionale per l’energia e i trasporti Dario Predonzan, vuole spiegazioni sul “no paper”. In una interrogazione parlamentare rivolta ai ministri dell’ambiente Roko Zarnic e degli Esteri Samuel Zbogar, Juri chiede se esiste una proposta slovena all’Italia formulata sotto forma di “no paper”. Se esiste, continua Juri, quale organo lo ha preparato e su quali basi? Nel contempo, il deputato socialdemocratico capodistriano chiede ai due ministri se è’ ancora immutata la posizione del governo sloveno, che si è detto a sua volta contrario alla costruzione del terminal rigassificatore di Zaule. Ad ogni modo, dopo diversi giorni di silenzio, della cosa hanno cominciato ad occuparsi, anche se ancora abbastanza timidamente, pure i media sloveni. Le “Primorske Novice”, nel trattare l’argomento, rilevano comunque che la Tge Gas Engineering, la società che ha lanciato l’idea di un rigassificatore a Capodistria – che a giudicare dal “no paper” potrebbe essere una specie di “risposta” al terminal di Zaule – non dispone neanche della minima parte dei documenti necessari per avviare il progetto. Contro il rigassificatore a Capodistria, e contro quelli nel golfo di Trieste, si sono schierate inoltre ripetutamente le autorità locali con in testa il sindaco di Capodistria Boris Popovic.