CIE DI GRADISCA: novità sull’appalto e sul cara

Il Piccolo

24/02/11

Cie, Connecting People punta ad avere la gestione

GRADISCA Potrebbe slittare di qualche giorno l’affidamento della nuova gestione di Cie e Cara. La Prefettura di Gorizia conta di chiudere la procedura d’appalto entro la prossima settimana. In lizza potrebbero esservi infatti una o addirittura due concorrenti in più: ovvero quelle che hanno presentato istanza di riammissione alla gara dopo essere state temporaneamente escluse dal lotto di quattro aziende individuate dalla Prefettura. Stretto il riserbo dell’ente governativo sui nomi delle due imprese che hanno formalizzato istanza di riammissione: più che probabile comunque che uno sia l’attuale gestore delle strutture per immigrati, la siciliana Connecting People. Sull’eventuale riammissione della coop trapanese – che cura i servizi interni del Cie dal 2008 e del Cara dal 2009 – si esprimerà l’Avvocatura dello Stato. «Il parere è atteso ad ore, poi concluderemo la procedura: auspicabilmente entro la prossima settimana» spiega la responsabile della Prefettura, dott.ssa Gloria Allegretto. La gestione del Cie e Cara come noto è prorogata sino a lunedì 28 febbraio. Gli altri soggetti in lizza per la gestione di Cie e Cara (15 milioni di euro sino al 2014) sono la coop goriziana Minerva, che ricompare nella storia del Cie dopo averlo gestito dalla sua apertura nel 2006 sino al primo cambio di testimone; il Sovrano ordine di Malta; la coop Albatros di Caltanissetta e, infine, la coop La Ghirlandina di Modena, in consorzio temporaneo d’impresa con la Confraternita della Misericordia. Oltre a Connecting People erano state inizialmente escluse per carenza documentale In Vita spa di Udine, coop Sisifo di Palermo e il consorzio temporaneo d’impresa fra un soggetto francese e due associazioni italiane. All’esame della Prefettura vi sono attualemente l’offerta economica e i dettagli tecnici presentati dalle partecipanti. Intanto gli operatori del Cie tornano a fare sentire la propria voce, protestando per i nuovi ritardi nell’erogazione degli stipendi da parte dell’ente gestore, che a sua volta vanterebbe dei crediti pregressi. Gli operatori sarebbero in attesa dei pagamenti da una settimana. «Una situazione che si ripete regolarmente- denunciano – e che non fa che alimentare l’incertezza sul nostro futuro». Luigi Murciano

 

 

Preoccupazione dopo la proposta del ministro Maroni di svuotare i Cara, centri per la richiesta di asilo

Di Luigi Murciano GRADISCA Svuotare i Cara (centri per richiedenti asilo) per fare fronte all’emergenza sbarchi di Lampedusa. Emergenza che potrebbe esplodere con la grave situazione libica. E’ la proposta-shock che il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha ribadito nell’incontro al Viminale con il sindaco della località siciliana, Bernardino De Rubeis. Non è però ancora chiaro se il provvedimento in via di approvazione riguarderà anche il Cara di Gradisca. «Non ci è stato comunicato ancora nulla, nè a livello ufficiale nè ufficiosamente. Ad ogni modo, se questo sarà deciso, ci faremo trovare pronti» spiega il Capo di Gabinetto della Prefettura di Gorizia, Massimo Mauro. Si tratta di capire se e quando diventerà operativo il cosiddetto “Villaggio della solidarietà” di Mineo per richiedenti asilo, con una capienza di circa settemila posti. Nel nuovo centro il Viminale vuole fare confluire tutti i richiedenti asilo presenti nel Paese. E così i Cara, svuotati, potranno accogliere gli immigrati sbarcati sulle coste siciliane. Un vero e proprio travaso che però ha fatto gridare allo scandalo le associazioni umanitarie che si occupano di diritti dei migranti. Per Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’agenzia per i rifugiati dell’Onu, il provvedimento sarebbe «preoccupante perche’ andrebbe a sradicare persone che hanno già avviato un percorso di integrazione in varie città italiane». Fanno eco le associazioni del territorio: «Si andrebbe verso una scandalosa deportazione di massa, cambiando in corsa le regole e trasformando di fatto i Cara in Cie». Severo anche il giudizio dei sindacati di Polizia, perplesso il primo cittadino di Gradisca Franco Tommasini. Intanto al Cie (ospita una trentina di tunisini trasferiti proprio da Lampedusa) la tensione rimane entro i livelli di guardia. È iniziato pure uno sciopero della fame, sembra rientrato

 

Messaggero Veneto del 23/02/11

Maroni: trasformare i Cara in Cie Sap e sindaco bocciano il ministro

 

GRADISCA. «La struttura per extracomunitari di Gradisca d’Isonzo non è in grado di reggere un simile peso, né il territorio isontino è preparato, come organico di forze dell’ordine, a sostenere un tale impatto di immigrati»: il segretario provinciale del sindacato di polizia Sap, Angelo Obit, critica pesantemente l’idea formulata dal ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, annunciata pochi giorni or sono, di trasformare tutti i Cara (cioè i Centri di accoglienza per i richiedenti asilo) sparsi nell’intera penisola in Cie (vale a dire i Centri d’identificazione ed espulsione) per ospitare i clandestini sbarcati a Lampedusa. Da notare che Gradisca ospita entrambi i tipi di centro. La capienza del Centro di identificazione ed espulsione di via Udine, a Gradisca, è di 234 posti, anche se attualmente alcuni settori non sono utilizzati per via di una serie di lavori in corso.

La mensa, per esempio, è chiusa da anni e gli immigrati mangiano nelle proprie stanze. Sommando i posti del Cara (che sono altri 134), la struttura isontina ospiterebbe a regime, se le intenzioni del ministro Maroni fossero tradotte in realtà, 368 clandestini: si tratterebbe, dunque, di quasi 400 persone. «Si creerebbe una concentrazione estremamente pericolosa di immigrati – ha osservato Obit – e questo costituirebbe un serio problema in una realtà come quella della provincia di Gorizia. Noi come sindacato di polizia siamo fermamente contrari all’intenzione del ministro, che è davvero una pessima intenzione. Auspichiamo pertanto che non venga assolutamente messa in pratica».

L’idea del titolare del Viminale era di utilizzare il Villaggio della solidarietà di Mineo, in provincia di Catania, per alloggiare tutti i richiedenti asilo ospitati nei Cara e distribuire in queste strutture, rimaste vuote, i clandestini sbarcati a Lampedusa.

Secondo il segretario provinciale di Gorizia del Sap, peraltro, servirebbero anche diversi interventi di riconversione del Cara di Gradisca d’Isonzo per destinarlo alla nuova funzione. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco della cittadina della fortezza Claudio Tommasini: «Francamente allo stato attuale non so cosa sia peggio. Il Cara ci crea problemi per via degli ospiti che girano per la nostra città, anche se ormai siamo riusciti a stabilire un rapporto di scambio e accoglienza. Se ora trasformano il Cara in Cie – aggiunge il primo cittadino gradiscano –, avremo altri tipi di problemi. Dunque, continuo a battermi contro i mulini a vento e ad augurarmi, pur comprendendo le difficoltà in questo clima di emergenza, che chiudano prima o poi tutto, Cara e Cie. Siamo convinti, difatti – conclude il sindaco Tommasini – che qualsiasi variazione delle strutture comporterà solamente maggiori difficoltà e problemi; soltanto la chiusura, invece, può migliorare la situazione».

Ilaria Purassanta

NO OGM: alcune novità in regione

Dal Piccolo del 25/02/11

In FVG due su tre rispondono no alla sfida Ogm

 

Due cittadini su tre non raccolgono la “sfida” degli Ogm. Lo rivela un sondaggio della Swg. Il Palazzo si blocca: la legge sul transgenico subisce una nuova battuta d’arresto

di Gianpaolo Sarti

TRIESTE. Tradizione, qualità e ambiente. La popolazione del Friuli Venezia Giulia chiude la porta all’innovazione: per lo sviluppo dell’agricoltura la gente pretende innanzitutto rispetto dei valori. Chiede di coltivare «prodotti di eccellenza, legati al territorio». Il tassello che mancava al dibattito sugli Ogm arriva da un’indagine Swg, commissionata dalla Coldiretti di Udine che, tra luglio 2009 e dicembre 2010, ha sondato l’opinione di 600 residenti e 850 imprenditori specializzati nel settore.

 

A far emergere il rapporto con il passato e il senso di tradizionalità locale è ben il 64% del campione. L’innovazione è segnalata come fattore importante solo dal 12%. E la connessione tra agricoltura e sviluppo è presa in considerazione appena dal 23%.

«L’opinione pubblica friulana sembra avere una visione difensiva dell’agricoltura o per lo meno non propriamente associata alla crescita e alla modernizzazione» tira le somme Coldiretti.

«Non c’è un automatismo assoluto tra quanto documentato dalla ricerca e gli Ogm – avverte l’assessore alle Risorse agricole Claudio Violino – ma sono dati indicativi che ci danno l’idea di una tendenza.

Tuttavia vanno a confermare una ricerca della Regione, da cui risulta che il 65% della popolazione è contrario agli organismi geneticamente modificati». Sulla questione – che l’estate scorsa aveva infiammato le cronache nazionali in seguito al tentativo di semina abusiva di mais transgenico in un campo di Vivaro – si sta scatenando ora anche una guerra di numeri. Un altro sondaggio ribalterebbe le tesi di Coldiretti e Violino. Futuragra, associazione di agricoltori che si batte per l’introduzione delle biotecnologie in Italia, ha diffuso un’indagine di Demoskopea del 2009: il 55% dei coltivatori di mais in Veneto e in Friuli sarebbe favorevole.

 

Il quadro, confuso e contraddittorio, incombe sulla legge che presto sarà esaminata in Consiglio regionale. Il Palazzo stesso non ha una linea politica definita e il voto slitta. La commissione ha deciso di portare il testo in aula a fine mese, depennando così la seduta straordinaria fissata per giovedì 10 marzo.

La giornata sarà interamente dedicata a un’ulteriore commissione in cui saranno invitati tecnici, docenti universitari e rappresentanti del settore. I consiglieri si prendono ancora tempo perché ritengono la materia «troppo delicata per essere trattata con urgenza». Era stata la Lega Nord a chiedere una veloce approvazione del provvedimento, temendo ritardi sul periodo di semina ormai vicino

La commissione ha dovuto congelare la richiesta dopo un lungo botta e risposta tra l’assessore Violino e le forze politiche presenti, orientate comunque verso un sostanziale divieto alle coltivazioni Ogm.

La legge è bipartisan ma non tutti invocano un no assoluto: «Dobbiamo valutare con prudenza se è possibile la coesistenza tra agricoltura convenzionale e transgenica» è stato detto, nella consapevolezza che «una legge è indispensabile per dare un segnale politico preciso».

L’assessore, leghista, a quanto pare apre uno spiraglio alle coltivazioni “moderne”: «Non dico no a sperimentazioni utili a capire quale potrebbe essere in futuro l’Ogm migliore per la nostra agricoltura. Ma non dobbiamo guardare ai prodotti geneticamente modificati come a una soluzione economica per il nostro territorio, dobbiamo puntare sulla qualità, sul made in Italy che ci contraddistingue, anzi – si è subito corretto Violino – sul tipicamente friulano».

 

L’agricoltore “biotech” fa proseliti

Martina Milia PORDENONE La semina Ogm è “contagiosa”. Sono più di una decina gli agricoltori di diverse province del Nord Italia, che hanno chiesto al presidente di Agricoltori Federati, Giorgio Fidenato, di procurare loro le sementi di mais Ogm. Fidenato, che nel corso dell’assemblea di Futuragra aveva annunciato la disponibilità a fornire le sementi a quanti fossero interessati, con tutta la discrezione del caso, conferma che le richieste stanno arrivando. Non dice di più, per tutelare quanti sceglieranno la strada che a lui è costata un processo ancora in corso. E sull’azione normativa della Regione, l’agricoltore “dissidente” avverte: «Se quel testo di legge non è stato notificato prima all’Unione europea, e non mi risulta che lo sia stato, non può essere approvato». Qualora la linea restrittiva del Consiglio regionale passasse, «chiederemo venga disapplicata dalla magistratura proprio per la mancata notifica alla Ue, come avviene per la normativa sull’immigrazione ritenuta in contrasto con quella europea»

 

Dal Messaggero Veneto del 25/02/11

«Più di 10 agricoltori del Norditalia interessati a seminare mais Ogm»

La semina Ogm è “contagiosa”. Sono più di una decina gli agricoltori, provenienti da diverse province del Nord Italia, che hanno chiesto al presidente di Agricoltori Federati, Giorgio Fidenato, di procurare loro le sementi di mais Ogm. Fidenato, che nel corso dell’assemblea di Futuragra aveva annunciato la disponibilità a fornire le sementi a quanti fossero interessati, con tutta la discrezione del caso, conferma che le richieste stanno arrivando. Non vuole comunque dire di più, per tutelare quanti sceglieranno di seguire il suo esempio.

«Se tutti quelli che mi hanno detto che intendono seminare Ogm lo facessero – commenta – la prossima stagione potremmo avere campi di mais biotech in tutte le regioni del Nord Italia. Vista la pressione che c’è, però, preferisco essere prudente. Comunque l’interesse è tanto credo che potrebbero esserci delle sorprese».

E alla Regione che sta spingendo sull’acceleratore per approvare in aula la norma che si propone di regolamentare, in forma restrittiva, le coltivazioni transgeniche – se ne parlerà il 29 marzo – Fidenato risponde per le rime.

«Se quel testo di legge non è stato notificato prima all’Unione europea, e non mi risulta che lo sia stato – dice – non può essere approvato».

Qualora la linea portata avanti in consiglio regionale dalle forze politiche, sostenute anche dalla gran parte delle associazioni di categoria e dalle associazioni ambienaliste, passasse, «chiederemo che venga disapplicata dalla magistratura proprio per la mancata notifica alla Ue – aggiunge Fidenato –. I magistrati hanno iniziato a disapplicare la norma sull’immigrazione perché in contrasto con quella europea. Ritengo che la strada sia la stessa». (m.mi.)

AMIANTO: nuove testimonianze

Dal Messaggero Veneto del 25/02/11

Amianto, altre testimonianze

 

MONFALCONE. Tra le righe dello straziante elenco che contiene i nomi degli 85 dipendenti dell’ex Italcantieri (oggi Fincantieri) deceduti per patologie asbesto-correlate, figura anche quello di Mario Florit, per 30 anni carpentiere nello stabilimento di Monfalcone, scomparso nel settembre 2000. Ieri mattina, davanti al giudice monocratico Matteo Trotta, nell’ambito del maxi-processo per le morti da amianto, hanno testimoniato la figlia e la cognata di Florit, che ha lavorato sui ponti delle navi in costruzione fino al 1988, quando è andato in pensione.

«Ricordo nitidamente l’attenzione con cui mia mamma lavava le tute e gli indumenti di lavoro del papà – ha dichiarato Daniela Florit, rispondendo alle domande del pm Luigi Leghissa –, svolgendo tale operazione esclusivamente all’esterno della nostra abitazione. Mi è rimasto impresso un altro gesto di mio padre: quando rientrava da lavoro, apriva il frigo e beveva due litri di latte, adducendo come motivazione la necessità di “pulirsi”».

Secondo quanto raccontato da Rosa Giuliatto, cognata dell’ex dipendente di Italcantieri, «gli operai erano sprovvisti di mascherina, tanto che mio cognato mi ha raccontato di aver provveduto ad acquistarle perché la ditta non le passava».

Ancora: «Sapeva di avere a che fare con l’amianto: nei momenti della malattia, durante i quali lo assistevo, mi raccontava della polvere che veniva sprigionata all’atto di smontare i ponteggi», ha raccontato la signora Giuliatto, che ha descritto il cognato come «salutista e naturalista: non fumava, era sportivo e gli dava fastidio persino quando le auto sostavano davanti a casa». Prossima udienza martedì 8 marzo. (c.s.)

CIE DI GRADISCA: cinque arresti dopo la sommossa

Dal Messaggero Veneto del 25/02/11

Nuova sommossa al Cie di Gradisca: cinque arresti

 

GRADISCA D’ISONZO. Nuova rivolta al Cie di Gradisca d’Isonzo, cinque arresti. Una sessantina di immigrati, ieri mattina, a partire dalle 10.30, è insorta, appiccando il fuoco, una dopo l’altra, a sette camerate nella zona blu.

Hanno ammassato i materassi, le lenzuola, carte e documenti e li hanno poi dati alle fiamme con un accendino. L’incendio è stato circoscritto dopo un’ora e mezza dai Vigili del fuoco. Tre camerate sono state seriamente danneggiate, in particolare ai soffitti. Nessuno è rimasto invece ferito o intossicato dal fumo.

La Squadra mobile della Questura di Gorizia è riuscita a individuare i responsabili dell’ultimo incendio: si tratta di cinque tunisini, arrivati una decina di giorni fa da Lampedusa e ora in carcere per danneggiamento aggravato.

«Il Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca è una polveriera – ha osservato il segretario provinciale del Sap Angelo Obit –. Episodi di questo genere sono all’ordine del giorno. Un incendio è stato appiccato anche la scorsa settimana. Gli ospiti del Cie danno fuoco alle loro stanze perché sperano di essere liberati per carenza di posti nella struttura».

Il limite di capienza attuale del Cie di Gradisca, visti anche i lavori di ristrutturazione in corso nella zona verde, dovrebbe essere di 130 posti. Fino a ieri – prima cioè che fossero operati gli arresti e i cinque immigrati fossero tradotti al carcere di Gorizia – gli ospiti erano invece 141, al di sopra dunque del limite fissato per le condizioni della struttura. Il sovraffollamento è dovuto all’arrivo, dieci giorni fa, di una cinquantina di tunisini, sbarcati a Lampedusa e poi trasferiti a Gradisca.

Si teme ora l’arrivo di profughi libici, dopo che nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva ventilato l’ipotesi di trasformare il Villaggio della solidarietà di Mineo a Catania in un immenso Cara, riconvertendo tutte le strutture analoghe esistenti a livello nazionale – e dunque anche Gradisca – in Centri di identificazione ed espulsione, per poter così fronteggiare l’emergenza dell’immigrazione dalla Libia.

Un’intenzione che ha suscitato immediatamente la levata di scudi da parte del Sap di Gorizia. A pieno regime la struttura gradiscana (234 posti al Cie sommati ai 134 del Cara) diventerebbe ingestibile per le forze dell’ordine isontine. Già in queste condizioni, visto il sottodimensionamento dell’organico di stanza al Cie, gli ospiti vengono fatti uscire dalle stanze a rotazione, per poterli tenere meglio sotto controllo ed evitare disordini e sommosse di maggiori proporzioni, come è già accaduto negli anni scorsi. Questa misura precauzionale suscita peraltro fra gli ospiti insofferenza e malumore. Il capo di gabinetto della Prefettura Massimo Mauro ha escluso tuttavia che nei prossimi giorni possano esserci nuovi arrivi nella struttura gradiscana. Nessuna direttiva, a livello ufficiale o ufficioso, è stata impartita dal ministero dell’Interno circa la riconversione dei Cara in Cie.

Ilaria Purassanta

 

Cie, ancora tensione Operatori senza paga e sotto organico

 

Gradisca GRADISCA. Ancora momenti di tensione al Cie di via Udine, dove nella mattinata di ieri un gruppo di immigrati ha dato fuoco a materassi e altre suppellettili. Il rogo è stato spento immediatamente e secondo quanto si è potuto apprendere non si sono registrati feriti. La situazione è ritornata subito sotto controllo, ma al Centro di identificazione ed espulsione sono giorni particolarmente intensi, dato che ai 150 immigrati già presenti si sono sommati altri 50 provenienti da Lampedusa in seguito ai continui sbarchi degli ultimi giorni.

Appello dell’Ugl. La segreteria provinciale dell’Unione generale lavoro della Polizia di Stato di Gorizia interviene intanto per esprimere il proprio sconcerto per le rivolte di questi giorni: «Episodi che culminano con incendi e danni gravissimi alla struttura – si legge in una nota – che alla fine toccherà alla nostra comunità pagare». Già nei giorni scorsi l’Ugl della Polizia di Stato di Gorizia aveva richiesto l’integrazione al Cie di un reparto cinofilo con l’intento di scoraggiare tentativi di rivolta. Il segretario provinciale Ugl, Mario De Marco, chiede «un rapido intervento sull’intera situazione organizzativa all’interno della struttura, e che si eviti di lasciare sola la regione Friuli Venezia Giulia, interessando i politici di tutti gli schieramenti politici affinché risolvano questo grave problema con grande senso di responsabilità per creare procedure e leggi più snelle in materia di espulsione». In virtù dei drammatici fatti d’attualità del Nordafrica e dei paesi arabi, la segreteria provinciale auspica che l’Italia non venga abbandonata dal resto d’Europa «a contrastare un fenomeno di immigrazione di massa di proporzioni bibliche, e che si riescano a coinvolgere i paesi nordici che attualmente minimizzano il fenomeno».

Operatori senza paga. Cresce anche il malcontento dei dipendenti del consorzio Connecting people che operano al Cie: il loro intervento è per lamentare nuovamente il ritardo nel pagamento degli stipendi. Come non bastasse, segnalano la difficoltà «nel lavorare costantemente sotto organico, sia come numero di operatori, sia mediatori e addetti alla sanificazione», proprio mentre è cresciuto il numero degli immigrati in seguito dei numerosi sbarchi a Lampedusa. Alle difficoltà oggettive si aggiungono quelle psicologiche: a fine febbraio scade l’appalto della gestione alla Connecting people, e i dipendenti vivono nell’incertezza circa il loro futuro lavorativo. Il consorzio trapanese è stato escluso dalla gara d’appalto per carenza documentale (ammesse dalla Prefettura quattro cooperative: la Minerva di Savogna, il Sovrano ordine di Malta, la Albatros di Caltanissetta e La Ghirlandina di Modena, in consorzio temporaneo d’impresa con la Confraternita della Misericordia), ma due imprese hanno presentato istanza di riammissione alla gara, e sebbene in Prefettura vi sia uno stretto riserbo sui nomi, è altresì probabile che uno dei due soggetti sia proprio la Connecting people. In ballo, lo ricordiamo, c’è una “torta” da 15 milioni di euro per la gestione di Cie e Cara fino al 2014. (g.p.)

 

ACQUA/ Rassegna stampa assemblea di San Giorgio di Nogaro

Messaggero Veneto VENERDÌ, 25 FEBBRAIO 2011 Pagina 15 – Udine

Rimborsi delle bollette di depurazione I comitati: 500 euro a ogni famiglia

SAN GIORGIO DI NOGARO. I problemi dei canoni di depurazione, dei rimborsi e degli allacciamenti fognari hanno fatto registrare il pienone a Villa Dora a San Giorgio di  Nogaro, per l’assemblea pubbluca indetta dal Comitato di difesa ambientale alla quale hanno partecipato cittadini di tutta la Bassa friulana.
Il portavoce del comitato, Paolo De Toni, ha relazionato sugli esiti della riunione all’Ato dei lunedì 21 scorso: l’incontro definitivo con Ato, Cafc e Comitato si svolgerà venedì 25 marzo e di conseguenza è già stata organizzata un’assemblea pubblica per mercoledi 30 marzo.
Il Cafc dovrà rispondere sulle modalità dei rimborsi: a questo proposito è stato chiarito che i rimborsi dei canoni di depurazione riscossi illegittimamente dopo la sentenza non possono essere trattati con l’articoolo 2948 del codice civile ma vanno trattati come “indebito oggettivo” con restituzione in contanti e con interessi a partire dalla data del pagamento. Su questo punto, è stato evidenziato dai Comitati, c’è giurisprudenza “costante”, e cioè tutte le Corti dei Conti si sono pronunciate in maniera concorde.
In merito alla cifre dei rimborsi, ai quali sono interessate circa 5 mila utenze, si ipotizzano 110-120 euro a persona, per una media familiare di 500 euro (nella provincia di Udine si calcolano quindi oltre 4 milioni di euro, e per la prima volta si parla anche di rimborsi totale a Ronchis, Muzzana e Porpetto).
Massimo Battiston, direttore generale del Cafc, si è impegnato a prendere posizione sulla questione degli sfioratori impegnandosi anche a fare le analisi in entrata ed uscita all’impianto di depurazione per vedre se l’acqua che entra è più pulita di quella che esce per quanto riguarda gli inquinanti in soluzione e quindi sia effettivamente depurata.
De Toni ha colto l’occasione per mandare un appello a tutti i futuri sindaci della Bassa, affinchè si assumano la loro responsabilità di fronte al complesso sistema idrico della zone e per impedire da subito i tentativi dell’Ato di attaccare le fontane, «nell’imporre la strozzatura quasi totale al flusso dell’acqua dei pozzi, cosa che è ritenuta da sempre estremamente pericolosa per la vita del pozzo stesso».
Presenti all’assemblea anche Roberto Fasan e Settimo Mareno ex sindaco e vicesindaco di Torviscosa, e Margherita Zanchin e Walter Bragagnini ex consiglieri di opposizione di Porpetto, comuni attualmente commissariati che andranno al voto il 15 maggio. Nell’assemblea è intervenuto anche Roberto Fasan dichiarando che la caduta dell’amministrazione comunale di Torviscosa ha in larga parte bloccato le iniziative che l’Unione dei Comuni (San Giorgio e Torviscosa) aveva intrapreso per garantire i rimborsi a tutti i cittadini ed andare efficacemente incontro alla popolazione per risolvere il problema degli allacciamenti. (f.a.)

 

 

CIE DI GRADISCA: verso il 12 marzo

Superate le 1000 visite. Leggi anche questo testo
Attenzione lavori in corso!
La rivoluzione nord-africana
è arrivata al CIE di  Gradisca d’Isonzo …
e ne sta completando lo smantellamento
testata
Leggi il comunicato del
Coordinamento Libertario Isontino

CIE in smantellamento.
Crono-programma

– 3 marzo Rassegna stampa

– 2 marzo Foto dall’interno del lager

– 1 marzo MonfalconeTrieste

– 28 febbraio Rassegna stampa

27 febbraio Comunicato ANSA

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CIE DI GRADISCA: seconda sommossa in due giorni!

tratto da:

http://piemonte.indymedia.org/article/11808

 

Anche stamattina i reclusi del Centro di Gradisca hanno proseguito nella loro opera di demolizione delle gabbie che li tengono prigionieri.

Altri quattro stanzoni sono stati incendiati. Secondo i conti che fanno i prigionieri ci siamo quasi: gli stanzoni aperti fino all’altro giorno erano sedici. Sette sono stati toccati dalle fiamme di ieri – e sei chiusi per inagibilità, da quanto dicevano le agenzie. Se venissero dichiarati inagibili anche i quattro di oggi,vorrebbe dire che dei sedici stanzoni ne rimangono solo sei.

A differenza di ieri questa mattina la polizia e i soldati non si sono fatti vedere, non sappiamo se per non esasperare gli animi ulteriormente o per quale altro calcolo: ottimista, qualcuno da dentro dice che “sono scappati”. Vista l’improvvisa carenza di posti, intanto, i reclusi sono stati ammassati uno sull’altro, in venticinque per camerata, in condizioni disumane.

 

Ore 15.00. La rivolta di Gradisca continua. Militari e polizia ancora non si azzardano ad entrare nelle sezioni, e i prigionieri continuano, indisturbati, a incendiare e distruggere. Le informazioni disponibili non sono ancora sufficienti per quantificare i danni, ma a quanto pare i rivoltosi «stanno bruciando tutto».

Sagrado/ l’ex lager di Sdraussina  diventa centro commerciale

da Il Piccolo

Sagrado, l’ex lager di Sdraussina  diventa centro commerciale

Il progetto esiste già: un po’ shopping-center, un po’ fitness-club, un po’ ristorante, un po’ clinica per animali

 

SAGRADO. Il campo di concentramento di Sdraussina diventerà un centro commerciale. A Poggio Terza Armata la notizia del progetto di riconversione dell’ex Torcitura arriva come un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Coglie tutti in contropiede e l’opposizione, che fino a ieri era all oscuro di tutto, esprime incredulità e amarezza. Un po shopping-center, un po’ fitness-club, un po’ ristorante, un po’ clinica per animali: il progetto di trasformazione di quella che oggi è un area abbandonata nel cuore della frazione di Sagrado esiste già. In questi giorni gli imprenditori che hanno acquisito l’ex sito produttivo da 50mila metri quadrati stanno presentando alle amministrazioni locali interessate i disegni di ciò che vorrebbero realizzare.

L’ultimo in ordine di tempo ad aver visionato il progetto è stato ieri mattina il sindaco di Gradisca Franco Tommasini. Ad accompagnare i rappresentanti del gruppo Hydra a palazzo Torriani è stato il primo cittadino di Sagardo Elisabetta Pian. Gradisca è coinvolta perché, tra le altre cose, è prevista la realizzazione di una nuova viabilità con un ponte a due corsie che dovrebbe tagliare l’Isonzo a monte dell attuale passerella e connettere l’ex Torcitura al Salet. Nell’estate del 1942 i 130mila metri cubi dei fabbricati di quello che allora era l’ex cascamificio vennero utilizzati dai fascisti come carcere sussidiario della prigione di Gorizia.

 

La rivoluzione egiziana

I am 25 Jan

CIE DI GRADISCA: lager a pezzi!!!

 Il Piccolo del 27/02/11

 

GRADISCA Le rivolte degli ultimi giorni al Cie sono state fomentate per rendere inagibile la struttura di via Udine. Un piano sin troppo lampante quello degli immigrati, forse mossi da una regia esterna secondo fonti ufficiose delle forze dell’ordine. Intanto un altro tunisino, dopo i cinque di giovedì, è stato arrestato per i disordini scoppiati all’interno della struttura. Erano tutti provenienti da Lampedusa, dove erano sbarcati durante l’emergenza dell’altra settimana. Ed è polemica, con i sindacati di polizia che chiedono adeguati provvedimenti. Il Sap da queste colonne aveva invocato la necessità di “non cedere ai ricatti” dei migranti, ripristinando quanto prima l’agibilità delle camerate incendiate, non rilasciando alcun clandestino, seppure con obbligo di lasciare il Paese e sottraendo loro gli accendini:Il sindacato Ugl esprime “sconcerto” per quanto accaduto attraverso le parole del referente provinciale Mario De Marco. «Per l’ennesima volta sono stati compiuti danni che alla fine toccherà alla nostra comunità pagare – afferma -. In una regione dove vi sono 16mila disoccupati, padri di famiglia che non sanno come mantenere i propri figli, è offensivo che si permetta alle istituzioni di spendere fior fiore di euro praticamente a fondo perduto per continuare a riparare una struttura che quasi quotidianamente viene danneggiata». Ad alimentare le incertezze attorno al Cie e al Cara c’è anche il nodo della nuova gestione: l’appalto diventa una corsa a 6 col ritorno in lizza della Connecting People. La coop siciliana, gestore uscente, è stata riammessa in appalto (con riserva). Idem il consorzio temporaneo d’impresa fra la francese Gepsa e due associazioni italiane. Definitivamente esclusa la coop In Vita di Udine. Le altre in corsa: Minerva (Gorizia), Sovrano Ordine Malta, Albatros (Caltanissetta), Misericordia (Modena). (l.m.)

Cie, continua la rivolta dei tunisini Struttura in parte inagibile. Obit: «Vogliono farsi rilasciare. Non bisogna cedere»

 

 

Il Piccolo del 26/02/11

 

GRADISCA Tensione alle stelle al Cie: la struttura gradiscana cade a pezzi dopo la seconda giornata consecutiva di disordini. Ed è prossima al sovraffollamento. Anche ieri all’ex Polonio decine di immigrati hanno devastato le stanze, appiccando il fuoco in altre 4 celle e rompendone le vetrate per esporle al gelo e renderle inutilizzabili. Con mezza dozzina di spazi inagibili dopo la rivolta di giovedì, le stanze integre rimangono appena 6 o 7. All’ex Polonio non sta più uno spillo: 142 gli ospiti presenti, ben oltre la capienza attuale già ridotta – ironia della sorte – per la concomitante ristrutturazione. In stanzoni da 8-10 posti letto rischiano di dormire 20 e più persone. A meno che non inizi un progressivo svuotamento «che però significherebbe cedere al ricatto dei dimostranti e ammettere il fallimento delle politiche di rimpatrio» vanno giù duro i sindacati di polizia. La protesta ieri ha toccato l’apice dopo le 14, quando i vigili del fuoco sono intervenuti per sedare le fiamme. Un’intera sezione di fatto è in mano agli immigrati. A fine giornata nessun ferito fra gli ospiti e le forze dell’ordine, che l’altro giorno avevano arrestato e tradotto in carcere 5 tunisini con l’accusa di danneggiamento. Farebbero parte del contingente di 50 profughi trasferiti da Lampedusa. L’emergenza al Cie arriva nel momento peggiore. Gli operatori denunciano nuovi ritardi nell’erogazione degli stipendi. I sindacati di polizia protestano per le persistenti carenze di organico e i ritardi nei lavori iniziati proprio in questi giorni di tumulto seppure invocati da anni. L’obiettivo dei migranti, forse suggerito da regia esterna, è sfruttare questo momento di precarietà per rendere inagibili tutte le stanze. Ed incrementare le chance di fuga, di trasferimento o addirittura di rilascio seppure con l’intimazione – mai rispettata – di lasciare il territorio nazionale. Il rischio è denunciato da Angelo Obit, del Sap: «La risposta dello Stato deve essere ferma. Nessuno dei dimostranti va liberato, magari scegliendo quelli con minori precedenti penali. Significherebbe cedere». Altre misure invocate dagli agenti: niente nuovi arrivi sino alla completa efficienza strutturale e organica, immediato ripristino delle camerate, sistemazione provvisoria dei trattenuti in quelle agibili, divieto di detenere accendini. «Qualsiasi segnale diverso – conclude Obit – significherebbe ammettere il fallimento». Luigi Murciano

 

Messaggero Veneto del 26/02/11

Gradisca, un altra protesta al Cie Camerate inagibili, è emergenza

GRADISCA D’ISONZO. Due incendi, a poche ore di distanza, sono stati appiccati ieri pomeriggio dagli immigrati ad altre tre camerate nella zona blu del Cie di Gradisca d’Isonzo. Un tunisino è stato arrestato dalla Squadra mobile di Gorizia per danneggiamento aggravato.

Sono dieci ora – comprese le sette bruciate il mattino precedente, in tre delle quali è crollato pure il tetto – le camerate inagibili al Centro di identificazione ed espulsione: una cinquantina di ospiti (sui 136 complessivi) dovrà bivaccare temporaneamente negli spazi comuni e nella sala mensa per carenza di posti letto. Questo crea anche problemi per la loro sorveglianza.

La Prefettura di Gorizia ha allertato il Viminale: la situazione è di vera e propria emergenza. Bisognerà verificare se gli ospiti possano essere trasferiti o se ci si dovrà risolvere, invece, al rilascio con foglio di via (ovvero il fine per il quale i clandestini stanno continuando a incendiare il Cie). Nella prima sommossa, avvenuta alle 14.15, sono stati coinvolti 25 immigrati che hanno dato alle fiamme due locali. Gli ospiti del Cie inoltre hanno infranto i vetri antisfondamento, in larga parte rotti o scheggiati in precedenza, che separano le loro stanze dalle cosiddette “vasche” ovvero le aree comuni.

I disordini però non sono cessati, nemmeno dopo l’intervento delle forze dell’ordine. Alle 17.35 è scoppiata una nuova sommossa, in una terza camerata della zona blu, che è andata completamente in fumo. I vigili del fuoco di Gorizia sono riusciti a circoscrivere l’incendio dopo oltre un’ora. «Non è la prima volta che lo diciamo: la struttura di Gradisca viene fatta a pezzi incidente dopo incidente – ha tuonato Angelo Obit, segretario provinciale del Sap –. Eppure i lavori di ristrutturazione, proprio in un momento caldo come quello che stiamo vivendo, sono appena all’inizio. La risposta dello Stato deve essere ferma e decisa. Nessuno deve essere liberato, nemmeno con foglio di via, e non deve essere disposto nessun nuovo arrivo al Cie sino alla completa efficienza strutturale e al rinforzo della vigilanza. Va soprattutto vietata la detenzione di fiammiferi e accendini: le sigarette vanno accese fuori dalla stanza e sotto controllo degli operatori».

Ilaria Purassanta