Marzo 17th, 2017 — Gruppo Anarchico Germinal
Oltre una 40ina di persone hanno partecipato al presidio in piazza Cavana ieri indetto dal Gruppo Anarchico Germinal in solidarietà ai popoli in rivolta nel mediterraneo e non solo.
Per oltre un’ora e mezza è stato esposto lo striscione nella foto davanti ad una sede dell’Unicredit (che ricordiamo ha fra gli azionisti proprio il governo libico) e sono stati distribuiti centinaia di volantini. Oltre a quello del Germinal, ne sono stati distribuiti altri: quello per il 1 marzo del comitato primo marzo di Trieste, uno sulle prossime iniziative di boicottaggio ai prodotti israeliani e infine uno con la lista delle fabbriche di armi italiane convolte con il governo libico.
Quindi nonostante il freddo pungente e i pochi giorni per la pubblicizzazione è stata una iniziativa piccola ma riuscita.
Il prossimo appuntamento in città è per il 1 marzo con le piazze tematiche.
un compagno presente




Ecco il testo del volantino distribuito
CONTRO I DITTATORI E I LORO “DEMOCRATICI” COMPLICI
S O L I D A R I E T A’ S E N Z A
F R O N T I E R E
Milioni di donne e di uomini nel Nord Africa e nel Medio Oriente stanno dimostrando con grande coraggio e sorprendente resistenza che le istanze di libertà e eguaglianza sono insopprimibili, che diritti e dignità non sono barattabili con un po’ di pane – quando viene concesso -, che la propria vita non può essere solamente una merce.
La carneficina libica e le brutali repressioni in Egitto, Tunisia, Yemen, Algeria, Marocco, Palestina, … svelano ancora una volta la ferocia dispiegata dai regimi dittatoriali e dai regimi “democratici” occidentali. Tutti questi oppressori, che in certe circostanze si fanno la guerra sulla pelle dei sudditi, in realtà si sostengono e si armano vicendevolmente contro chi osa ribellarsi. Le rivolte popolari mettono in pericolo il potere e i privilegi conquistati manu militari, per diritto divino o tramite deleghe in bianco (ben conosciamo le “piccole “ macellerie nostrane).
I governi italiani, di destra e di sinistra, hanno “esportato democrazia” in Afghanistan e Iraq producendo migliaia di vittime civili. Oggi il potere politico si preoccupa di gas e petrolio, degli enormi affari di Eni, Impregilo e Fiat,ecc., delle ripercussioni su Unicredit, delle commesse militari di Finmeccanica & co. I potenti agitano lo spauracchio di invasione straniera e integralismo islamico e, soprattutto, vogliono cacciare o imprigionare “centinaia di migliaia “(?) di profughi e immigrati che potrebbero arrivare. Eh già, i lager libici e il deserto sono al momento indisponibili!
Denunciamo i governanti di tutto il mondo coinvolti, quando non complici o mandanti, nel bagno di sangue di milioni di donne e uomini torturati, sfruttati, umiliati, incarcerati, censurati, affondati, respinti, ammazzati, bombardati, repressi, imbavagliati, affamati. Tutti questi uomini e tutte queste donne ci stanno dicendo che non sono dei disperati e che vogliono riprendersi la loro dignità e libertà per costruire un altro futuro. Ci stanno ricordando che l’emancipazione degli sfruttati è, e sarà, opera degli sfruttati stessi o non sarà e che chi detiene potere e privilegi non è disposto a cederli senza scatenare la propria ferocia su coloro che osassero metterli in dubbio.
Alzare la testa e lottare contro le condizioni di vita che peggiorano di giorno in giorno e contro una società sempre più militarizzata e controllata è un impegno che spetta a tutte e tutti noi.
CONTRO OGNI “INTERVENTO UMANITARIO” DEGLI STATI,
MASCHERA DELL’AGGRESSIONE MILITARISTA E
COLONIALISTA
Gruppo Anarchico Germinal
gruppoanarchicogerminal@hotmail.com – germinalts.noblogs.org – www.info-action.net
Ricordando Noureddine Adnan – datosi a fuoco a Palermo per protesta contro gli asfissianti controlli della polizia e morto nove giorni dopo, il 19/2 – e Ismail Mia – morto sul lavoro nel cantiere di Monfalcone il 21/2 – saremo ancora in strada a manifestare contro il razzismo nel pomeriggio di martedì 1° marzo – largo Barriera, via delle Torri, via S.Nicolò, piazza della Borsa – insieme al Comitato Primo Marzo di Trieste (primomarzotrieste.blogspot.com)
Marzo 17th, 2017 — General, Inquinamento
Il Piccolo, 21 dicembre 2010
SI RISCALDA IL DIBATTITO DOPO IL VIA LIBERA ALLA CENTRALE A BIOMASSE DI BISTRIGNA
Depuratore-bis, proteste a Staranzano
Impianto del costo di 3 milioni per il trattamento di scarti industriali da scaricare nella fognatura
di CIRO VITIELLO
STARANZANO Dopo il via libera del Comune di Staranzano all’impianto a biomasse che sarà realizzato a Bistrigna, al confine con il territorio di Monfalcone, è in arrivo un altro mega impianto industriale, questa volta per distillare” acque pericolose che arrivano da fuori Regione. E sono già operativi gli impianti di depurazione delle acque fognarie, quello di compostaggio dei rifiuti umidi ed è già prevista la realizzazione dell’impianto a biomasse alimentato con olio di palma. Lo annuncia con grave preoccupazione il gruppo consiliare “Staranzano Partecipa” con i consiglieri Andrea Corà (capogruppo) e Giovanni Dean, dopo che nei giorni scorsi è arrivata in Comune la documentazione per la Valutazione di impatto ambientale (Via) per la costruzione dell’impianto di trattamento di acque pericolose, “da non realizzare – consiglia il documento – adiacente al depuratore Iris a Bistrigna”. La società richiedente l’impianto è Isi Ambiente srl di Gorizia costituita da Iris Isontina S.Agi.Dep. spa di Roncoferraro (Mantova) Igp srl di Trieste. Costo preventivato dall’opera, 3 milioni di euro. L’area individuata è adiacente all’esistente impianto di depurazione del Comune gestito da Iris Acqua.
Il progetto prevede una capacità ricettiva di 300 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi per 250 giorni all’anno, per una potenzialità complessiva di 75mila tonnellate all’anno. L’impianto, dotato di diversi comparti e diverse filiere di trattamento, ha l’obiettivo di pre-trattare i rifiuti ritirati e di rendere il liquido conforme allo scarico in fognatura. E’ stato stimato un passaggio di circa 15 camion al giorno che si aggiungeranno al traffico generato dalla futura centrale a biomasse.
Un fulmine a ciel sereno, dunque, che sta alimentando scompiglio fra la gente dopo le polemiche e le proteste per la costruzione del mega impianto a biomasse la cui area è stata già recintata a Bistrigna.
«Stiamo diventando la pattumiera della Provincia di Gorizia – affermano i consiglieri di SP – visto che l’amministrazione comunale non si preoccupa dei gravi riflessi che queste strutture provocano sui cittadini. Il Comune continua ad accogliere impianti inquinanti per il nostro paese senza curarsi della conseguente perdita di valore del territorio l’impatto visivo, acustico e olfattivo che può generare. Diciamo basta e nel prossimo Consiglio lo faremo ufficialmente con una dichiarazione. La cittadinanza ha il pieno diritto di far sentire la propria voce, di opporsi e di presentare le sue osservazioni e opposizioni entro l8 febbraio 2011».
Ennesimo insediamento industriale a Staranzano
di Denis Furlan
da bora.la
A neanche un anno dall’approvazione definitiva sulla costruzione della discussa centrale a biomasse, Staranzano si ritrova “a dover fare i conti con un altro possibile insediamento industriale di dubbio valore ambientale sul suo già delicato territorio”.
E’ così che la lista civica Staranzano Partecipa accoglie la prevista realizzazione di un nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi e non a Staranzano.
E’ in data 15 novembre che è stato avviato l’iter amministrativo per la valutazione di impatto ambientale relativa alla costruzione da parte di Isi Ambiente (società formata da Iris Isontina S.AG.I.DEP SPA di Roncoferraro (Mn) eI.G.P srl di Trieste) di un impianto di trattamento rifiuti liquidi pericolosi e non pericolosi in zona Bistrigna.
“L’impatto dato da una centrale in una zona di alto valore naturalistico è già di per se indiscutibile – sottolineano gli esponenti di Staranzano Partecipa – , l’aggiunta di un ulteriore impianto, che promette di trattare 300 tonnellate al giorno (75,000 tonnellate all’anno) di liquidi pericolosi, non può essere visto che con preoccupazione. Questo tipo dʼimpianto sarebbe lʼunico della Regione e tratterebbe, dunque, tutti i rifiuti di questo tipo nel territorio regionale e forse anche per un raggio più ampio. I 15 mezzi pesanti al giorno, stimati, che andranno a transitare in zona si aggiungeranno alla già intensa mole di traffico generata dalla futura centrale, il che si traduce in un’ulteriore fonte d’inquinamento, degrado ambientale dellʼarea e svalorizzazione del territorio. Se da un lato si ha il beneficio di una ricaduta occupazionale diretta, che comunque darebbe lavoro ad una decina di persone, ed il fatto di non dover trasferire altrove i rifiuti derivati dall’attività industriale del Monfalconese (con ulteriore costo in termini di energia ed inquinamento), non si può altresì rimanere passivi rispetto all’uso che viene fatto del territorio in cui si vive”.
Il gruppo consiliare della lista civica esprime “preoccupazione per gli scarti della lavorazione di questi rifiuti, preoccupazione desta l’impatto visivo, acustico ed olfattivo che un impianto del genere può generare per l’ambiente circostante, sia per la fauna, la flora e non da ultimi i proprietari delle case circostanti, che vedrebbero crollare il valore del proprio immobile. La cittadinanza e chiunque altro si senta coinvolto in questo caso ha il pieno diritto di fare sentire la propria voce e di fare le sue osservazioni presso gli organi comunali preposti entro 8 febbraio 2011 La possibilità di partecipare attivamente alla vita del paese c’è, in questo caso, prima della valutazione di impatto ambientale infatti, gli organi preposti hanno il dovere di visionare e prendere in considerazione, oltre agli elementi ambientali, anche tutte le osservazioni fatte da pubblici e privati in merito”.
martedì 21 dicembre 2010
Marzo 17th, 2017 — Cronologia Pignarul, General
Merry Crisis And A Happy New Revolt
PignarûLibertari doimil e undis Freestyle cun Tubet e Shaban

Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Anarcosindacalismo, General
Una netta sconfessione dell’USI romana e quindi di quella di Udine che fa capo a Renato Grego e Matteo Pizzolante, proviene ora dalla CNT, cioè dalla storica organizzazione dell’anarco-sindacalismo spagnolo, della quale, quest’anno (2010) si celebrano i 100 anni di vita.
E’ ora che i signori suddetti si decidano a dismettere quanto meno l’uso della sigla AIT e porre fine ad un ignobile atto di pirateria oramai smascherato e ridicolizzato a livello internazionale.
Anche ammesso che un po’ ovunque (Spagna, Francia, Italia…) ci sono state scissioni nelle organizzazioni anarco-sindacaliste e/o sindacaliste rivoluzionarie, solo in Italia oramai permane una situazione assurda, patetica e provocatoria nella quale la componente scissionista ed espulsa dall’AIT continua ad usare la sigla di un’organizzazione della quale non fa parte!
Peraltro, come si puo’ vedere, fra le adesioni alla presa di posizione poi pubblicata dalla CNT su facebook ce né anche una proveniente da un militante della FAO Slovena
A principios de 1995 una parte de USI (que tenía su base en la ciudad de Roma) intentó llevar USI dentro de una organización llamada ARCA-USAE (vinculada a una coordinadora de sindicatos europeos) junto a otros sindicatos italianos, tanto alternativos como corporativos. El proyecto ARCA duró unos cuantos años y al final fracasó por luchas de poder en su interior.
La mayoría de USI en aquel entonces se opuso a la incorporación a ARCA, consciente de que significaría acabar con la identidad de USI y con su participación en la AIT.
La parte del sindicato que hacía referencia y se reconocía en la sección USI Roma dio lugar a un proceso interno que desembocó en un congreso, que tuvo lugar en Roma en abril de 1996 y que declaró su separación del resto de USI. La parte legítima de USI celebró en cambio su congreso en Prato Carnico en el mes de mayo del mismo año.
En su XX Congreso (Madrid, diciembre 1996) la AIT, después de comprobar las prácticas autoritarias del grupo escisionista del Congreso de Roma, decidió expulsarlos de la AIT, reconociendo al mismo tiempo la USI que había celebrado su Congreso en Prato Carnico como la única Sección AIT legítima en Italia.
A pesar de todo esto el grupo de la escisión siguió usurpando tanto la sigla USI como la de la AIT, creando a la USI-AIT legítima graves problemas en su acción sindical (convocación de huelgas, conflictos laborales etc.).
El grupo escisionista, además de usar arbitrariamente nuestras siglas USI-AIT, siguen teniendo una organización y una manera de actuar en el terreno sindical que no pueden sino definirse clientelares, corporativas, autoritarias y orientadas a delegar el poder a los cargos “cumbre” de la organización (incluso en unas ocasiones apoyaron el partido Rifondazione Comunista romano en las elecciones locales). Todo esto evidentemente no tiene nada que ver con los principios del anarcosindicalismo y de la AIT.
Un ejemplo de los problemas acarreados a nuestro sindicato por esta situación ambigua es que cuando llamamos la huelga contra la guerra en Iraq, junto a otros sindicatos alternativos, USI Coord. Rojinegra envió un telegrama al Ministerio de enseñanza, universidad e investigación, diciendo que USI no había llamado ninguna huelga. La consecuencia de esto fue una confusión enorme entre los trabajadores, puesto que el ministerio difundió una comunicación que declaraba la inexistencia de la llamada de la huelga.
Otro ejemplo son las declaraciones de las cumbres de USI Coord. Rojinegra, en las que anunciaban que votarían a los candidatos del Partito della Rifondazione Comunista en las elecciones locales de Roma.
Por lo tanto queremos comunicar a la hasta ahora llamada USI-Roma, es decir el sindicato que participa en la Coordinadora Rojinegra con las siglas USI / USI-AIT, que la única USI reconocida por la AIT, y por lo tanto que puede legítimamente usar sus siglas, es la que cuyo Secretariado Nacional tiene actualmente (2010) su domicilio en via Bologna 28, Genova, y cuyo actual Secretario Nacional es Guido Barroero, exigiendo que cese inmediatamente de usar tanto la sigla como la denominación IWA/AIT de nuestra internacional, a la que no pertenecen.
La página web de la USI-AIT es http://www.usi-ait.org/ y http://www.lottadiclasse.it/
La CNT del resto riprende il contenuto del seguente documento dell’AIT in cui viene chiesta nuovamente la cessazione dell’uso illegittimo della sigla AIT da parte dell’USI di Roma-Udine
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il piccolo 28/12/10
Pronto il piano-Tav, è battaglia
BAGNARIA «Il progetto preliminare della Tav non solo è già deciso, ma è anche vincolato alla legge Obiettivo, che non lascia alcun potere decisionale alla Regione, né tanto meno alle amministrazioni comunali». É quanto affermato dal portavoce dei No Tav di Bagnaria, Giancarlo Pastorutti, che annuncia da oggi le prime azioni del Comitato contrario alla grande opera. Questa mattina verranno inviate due lettere: la prima alla Regione, per chiedere tutta la documentazione del progetto, «come previsto dalla Valutazione di impatto ambientale (Via) che ne impone la divulgazione». La seconda missiva il Comitato la invierà al Comune di Bagnaria Arsa, per chiedere di convocare al più presto la commissione Viabilità. Come ci si aspettava, l’acceleratore per la Tav è stato schiacciato, in vista del 31 dicembre, data di scadenza per presentare alla Comunità europea il preliminare della Tav Venezia-Trieste. Il documento, che per quanto riguarda la Bassa friulana dovrebbe essere presentato dopodomani dall’assessore regionale Riccardo Riccardi, nel frattempo è finito in mano a Pastorutti. Che ha parlato di presa in giro: «Riccardi ha annunciato che nei prossimi mesi partirà la consultazione sul progetto con il territorio. Invece con il decreto legislativo 190-2002, il progetto è sotto il regime della legge Obiettivo, che alla Regione lascia solo libertà di esprimere pareri non vincolanti e ai Comuni di apportare accorgimenti non migliorativi. Di fatto il tracciato è già deciso, siamo davanti a una bella beffa. A gennaio organizzeremo assemblee sul territorio, partendo da Bagnaria Arsa». Intanto, secondo le informazioni diffuse dal Comitato, la Tav «rinchiuderà Bagnaria per due lati, a mò di aiuola spartitraffico. Il tracciato corre affiancato all’autostrada, se ne distacca verso Sud prima di Porpetto, immettendosi ad Ovest di Cervignano sulla linea Venezia-Trieste. Poi attraversa il territorio di Bagnaria a Sud di Castions delle Mura, dove a settembre erano partiti i carotaggi “clandestini”». (el.pl)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Ma uno si chiede: son quasi 5 anni che il CIE è stato aperto, dov’è stato il buon Antonaz in tutto questo tempo? Per non parlare di quel che è successo prima dell’apertura…
Dal Messaggero Veneto del 30/12/10
Antonaz: il Cie è inutile, ogni espulsione costa non meno di 15 mila euro
Gradisca GRADISCA. «La situazione al Cie è inaccettabile»: lo ha affermato il consigliere regionale Roberto Antonaz, recatosi ieri mattina in visita alla struttura di via Udine, accompagnato dal vicario prefetto Gloria Allegretto. Circa 130 detenuti, una tensione altissima, restrizioni per l’ora d’aria (due il giorno, meno che in un carcere), servizi mensa scadenti: questa la situazione denunciata da Antonaz, che coglie l’occasione per ribadire l’inutilità del Cie. «Prima era il Cpt, ore è il Cie: strutture che non servono a risolvere il problema di sicurezza e clandestinità. Sono solo spot elettorali del centro-destra, per i quali gli italiani pagano almeno un miliardo di euro. C’è un rapporto di due agenti per ciascun detenuto, con tutti i costi del caso: secondo i miei calcoli, ogni espulsione costa non meno di 15 mila euro».
Antonaz snocciola anche altre cifre sul fenomeno-Cie: «Nel 50% dei casi si tratta di persone che hanno smarrito il permesso di soggiorno o non l’hanno mai avuto, quindi non si tratta di delinquenti. L’altra metà è gente che viene dal circuito carcerario, ed è un’altra assurdità: primo perché gli viene inflitto un supplemento di pena, secondo perché si perde tempo per un’identificazione che andava fatta prima».
Il consigliere regionale lancia un messaggio a Tommasini e alla sua giunta: vada a Roma a chiedere la chiusura assieme a Gherghetta, gli ultimi a farlo fummo io e Illy. O si continua a tenere la barra dritta sulla chiusura, o si monetizza, ma occhio: chiedendo risarcimenti il segnale che viene offerto è di accettazione e rassegnazione. I Cie si possono chiudere, quello del Porto Vecchio di Trieste fu chiuso a furor di popolo». La Prefettura di Gorizia, intanto, ha reso noto che sui siti del ministero dell’Interno (www.interno.it) e della stessa Prefettura (www.prefettura.it/gorizia) è online l’avviso pubblico per l’affidamento della gestione del Cie e del Cara per il periodo dal 1º marzo 2011 al 28 febbraio 2014. Si tratta di un bando di gara con una base d’asta di poco superiore ai 15 milioni di euro per tre anni.
La commissione di valutazione, costituita con decreto del Prefetto, procederà all’apertura dei plichi estraendo le tre buste (“offerente-documentazione”, “offerta tecnica” e “offerta economica”) in seduta pubblica il 1º febbraio 2011. (gi.pi.)
Dal Piccolo del 30/12/10
«Ammassati al Cie in condizioni invivibili»
GRADISCA «Provincia e Comune devono creare subito una delegazione per chiedere al ministro Maroni la chiusura del Cie. Anche la Regione? Magari, ma non so come la pensi Tondo». Parole di Roberto Antonaz. Il consigliere regionale del Prc ieri ha visitato assieme ai vertici della Prefettura la struttura per immigrati di Gradisca, traendone – dice – un’impressione «quantomeno inquietante. Al Cie si respira una tensione altissima e la situazione è precipitata con il prolungamento del periodo di trattenimento sino a 6 mesi. Ho parlato con migranti che testimoniano come persino in carcere le condizioni di vita siano più dignitose. Questo è un penitenziario gestito da civili». Alcuni immigrati addirittura forzerebbero per abbreviare i tempi della propria espulsione: «Preferiscono essere rimpatriati piuttosto che stare lì, dove non ci sono diritti. Si dorme in dieci, ammassati in camerate da sei. L’assistenza legale è quella che è. La mediazione culturale non è sufficiente, la qualità del cibo pessima. Persino l’ora d’aria è stata ridotta. La gente deve capire – scandisce il consigliere – che questa struttura non risolve affatto nè il problema della clandestinità nè quello della criminalità. È solo uno spot per il centrodestra, uno spot pagato dai cittadini con milionate di euro». Secondo Antonaz il meccanismo dei Cie costa alla gente 15 miliardi di euro l’anno: spese per il trattenimento degli ospiti, rimpatri, il lavoro delle forze di polizia. «Tutto questo per togliere la libertà a persone che non hanno commesso alcun reato».
Antonaz rilancia la battaglia politica contro il Cie. E punge le istituzioni locali. «Questa struttura è una sofferenza per tutti: per gli immigrati, per i poliziotti, per Gradisca. Fra le righe, pare esserlo persino per la Prefettura. Allora bisognerebbe tenere la barra dritta sulla chiusura – ribadisce Antonaz – e non ipotizzare o accettare richieste di risarcimento come ho sentito affermare nella sede del Comune: questo significa accettare e legittimare questo scempio alla democrazia. Due centri immigrati in passato sono stati chiusi: quello di Ponte Galeria, a Roma, addirittura su impulso di un prefetto; e anni fa quello triestino di Porto Vecchio, grazie a una grande spinta popolare. Chiedo al presidente Gherghetta e al sindaco Tommasini di costituire subito una delegazione per manifestare a Roma l’insostenibilità del Cie per questo territorio. Non so come la pensi il governatore Tondo, ma bisogna farlo».
Anche il buon prete in tutti questi anni non si è mai distinto per prese di posizione contro il CIE, che invece fioccano dopo che in vari hanno fatto notare la scandalosa benedizione dei nuovi lampioni fuori dal lager su cui, ovviamente, il buon prete non dice nulla.
Dal Piccolo 28/12/10
«Il Cie è angosciante come un carcere»
di GIOVANNI TOMASIN
GRADISCA «Il Vangelo racconta che il Natale è stato anche dramma. Per questo dico che lo spirito di quel momento forse è più presente all’interno del Cara che nelle nostre liturgie». Questa è la sfida, che parroco don Maurizio Qualizza ha voluto proporre alla popolazione di Gradisca con l’omelia natalizia che ha proferito nella chiesa di San Valeriano.
Don Qualizza, cosa intendeva quando ha detto che la messa di Natale andava celebrata nel centro immigrati?
Il mio voleva essere un invito alla riflessione. La presenza così vicina alle nostre case di un luogo di sofferenza deve indurci a pensare che il Cristo si è incarnato tra gli ultimi. E quindi a chiederci dove sia il vero Natale, se tra noi o tra loro. Quanto agli ospiti del Cara, sono in buona parte musulmani, celebrare fisicamente la messa nel centro sarebbe stata quasi una provocazione.
Come parroco ha incontrato gli ospiti del centro. Che impressione ne ha tratto?
Ho trovato un’umanità immensa, portatrice di storie sofferte, crocifisse. Si tratta spesso di persone che hanno perso la famiglia, rinunciato alla loro vita, per i loro valori umani e religiosi. In questo ricalcano la storia di Gesù, ma anche del popolo ebraico, e hanno una dignità che noi non abbiamo più.
Cosa dice alla gente che è intimorita dagli immigrati?
È un peccato. Sono spesso persone molto istruite, una vera ricchezza potenziale per il nostro paese. Ciononostante i gradiscani a volte ne hanno paura, e capisco che sia difficile trovare il bandolo della matassa dell’integrazione. Il Comune secondo me ha fatto un buon primo passo con il volontariato: dando dignità a queste persone li si inserisce nella società.
In quanto religioso, quali sono i suoi rapporti con le diverse fedi degli immigrati?
Non ho mai avuto nessun problema. D’altra parte ci sono anche tanti cristiani. Gli ospiti del Cara che vengono dallo Sri Lanka sono cattolici, peraltro molto devoti a Sant’Antonio di Padova, nostro patrono. Ma anche gli evangelici hanno un’apertura mentale che a noi manca, vengono nella nostra chiesa.
E gli ospiti del Cie?
Sono entrato l’ultima volta 7 mesi fa, anche per noi non è facile. Ne sono stato angosciato. Ho visitato anche delle carceri, ma una situazione come quella del Cie non l’ho mai vista. Sono chiusi come animali nelle gabbie.
Si sente supportato dalla Diocesi?
La Caritas ci aiuta come può. Con don Paolo Zuttion coltiviamo la speranza di aprire un centro d’accoglienza a Gradisca. Dobbiamo fare i conti con il fatto che l’immigrazione non si fermerà, almeno fino a quando l’Occidente continuerà a consumare l’80% delle risorse mondiali.
«Dovevamo celebrare la messa al Cie»
GRADISCA «La messa stanotte sarebbe stato forse più giusto celebrarla non qui ma in via Udine, vicino al Cara, cioè al Centro immigrati: io però non me la sento di fare queste scelte ardite e forse voi di capirle».
È iniziata con queste parole l’omelia della messa natalizia di mezzanotte celebrata dal parroco di Gradisca, don Maurizio Qualizza, nella chiesa di San Valeriano. Due quest’anno le celebrazioni: quella inedita delle dieci nella chiesa madre del Duomo e per l’appunto quella al più tradizionale orario della mezzanotte: entrambe affollatissime.
Presente ad entrambe le celebrazioni una rappresentanza di ospiti del Cara, il centro per richiedenti asilo politico di via Udine. E alla loro situazione è stata idealmente rivolta parte della riflessione durante la messa di Natale in San Valeriano. Le parole forti di don Qualizza («Gesù era un extracomunitario») ancora una volta hanno saputo agganciare il messaggio evangelico all’attualità. Parlando di integrazione, immigrazione, accettazione dell’altro. «Il popolo ebraico, a cui Gesù era legato secondo la carne e il sangue, si autodefiniva nella Bibbia come una comunità di forestieri e pellegrini – così il sacerdote – tant’è vero che aveva codificato questa straordinaria normativa su cui dovrebbero riflettere anche molti legislatori sedicenti cristiani: ”vi sarà una sola legge sia per il nativo sia per lo straniero residente in mezzo a voi. Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli dovrete far torto, ma lo tratterete come colui che è nato fra voi; l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto”. La dolcezza del Natale – ha affermato don Qualizza – sparisce per lasciare intravedere una trama cupa: Gesù nasce in una grotta-stalla, è deposto non in una culla ma in una mangiatoia, si affaccia subito l’incubo di una repressione sanguinaria e la famiglia deve imboccare la via della clandestinità, riparando nel confinante Egitto, diventando così gente extracomunitaria. Come non pensare allora stasera a tante storie che ci sono vicine, allo sguardo di quei bambini che da un po’ di tempo frequentano anche il nostro oratorio e che hanno lineamenti e volti medio-orientali, da Gesù Bambino. Non possiamo non vedere oggi questa storia che si ripete, il Bimbo di Betlemme rifiutato e per il quale non c’era posto per loro nell’albergo. Siamo chiamati a tentare di costruire strade diverse da quelle di sofferenza che ogni giorno queste persone calpestano, perché solo così, forse, ri-troveremo quello stupore per la vita. C’è poco spazio per la poesia: Natale è un dramma, il Figlio che viene e l’umanità che lo rifiuta».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 29/12/10
Gestione del Cie, bandito l appalto da 15 milioni
di LUIGI MURCIANO
GRADISCA Una “torta” da poco più di 15 milioni di euro per tre anni, ovvero sino al 2014. A tanto ammonta la base d’asta dell’appalto per la nuova gestione congiunta di Cie e Cara. Ne ha dato notizia ieri la Prefettura goriziana, pubblicando il bando di gara sul proprio sito ufficiale. La convenzione per i servizi interni alle due strutture per immigrati di Gradisca scade infatti fra pochi giorni, il 31 dicembre.
Ma la gestione della coop siciliana Connecting People sarà certamente prorogata di almeno altri due mesi, ovvero sino al 28 febbraio del 2011. Poi subentrerà – per tre anni anzichè i due coperti sinora prima da Minerva e poi dalla stessa Connecting People – il nuovo soggetto uscito vincitore dall’appalto. Il servizio sarà aggiudicato all’impresa che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dalla sommatoria della valutazione relativa all’offerta tecnica e alla convenienza economica. L’importo complessivo di 15 milioni di euro tiene conto della media dei costi di gestione delle due strutture negli ultimi tre anni, ed è determinato – si legge nel bando – «dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi e dell’esecuzione della manutenzione ordinaria, rapportato alla capienza del Centro di identificazione ed espulsione e del Centro richiedenti asilo (rispettivamente 248 e 138 posti ndr) moltiplicato per trentasei mensilità». Il servizio richiesto è estremamente complesso ed articolato: prevede l’assistenza alla persona (mediazione linguistica, assistenza legale, sanitaria e psicologica, organizzazione del tempo libero degli ospiti), pulizia e igiene ambientale, fornitura di vestiario e dei pasti. Quella relativa al nuovo appalto non è l’unica notizia importante fornita ieri dalla Prefettura goriziana: l’ente ha inoltre ufficializzato che gli imminenti lavori di ristrutturazione e potenziamento della sicurezza all’interno del Cie dureranno «indicativamente un semestre» e che l’intervento potrebbe portare ad una modificazione della capienza – ma non si dà notizia dell’ipotizzato svuotamento della struttura – per tutta la durata dei cantieri. Sarà una ditta veneta, la Easy Light di San Michele al Tagliamento, ad occuparsi dei lavori edilizi (sbarre e offendicula) e di impiantistica (videosorveglianza e sistemi antifuga a infrarossi) all’interno del centro di identificazione. L’impresa veneziana ha presentato l’offerta più vantaggiosa sulla base d’asta di 1 milione e 600mila euro, battendo la concorrenza di altri due soggetti. Nel frattempo rimane alta la tensione dei dipendenti della Connecting People. L’incubo di ottobre pare infatti si stia ripetendo: gli operatori delle due strutture per immigrati di Gradisca – secondo quanto denunciato dalla Fisascat Cisl di Gorizia – non sanno quando riceveranno la tredicesima mensilità.
Marzo 17th, 2017 — General, Ultime
Se ne sono accorti anche gli opinionisti da salotto
Corriere 30 dicembre
DITE LA VERITA’ AL PAESE
Non vanno bene le cose per l’Italia. Prima che ce lo dicano le statistiche – comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 – ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza.
Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Merry Crisis And Happy New Revolt
Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Disastri vari, General
2 gennaio 2011 Australia
Il Queensland, stato nordorientale dell’Australia, è devastato dalle piogge. Una donna è morta, duecentomila gli sfollati. Nella foto, un aereo decolla da Rockhampton (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)

Il Queensland, stato nordorientale dell’Australia, è devastato dalle piogge. Una donna è morta, duecentomila gli sfollati. Nella foto, un aereo decolla da Rockhampton (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Searle)
Bundaberg (Reuters/Searle)
Chinchilla (Ap/Camden)
Chinchilla (Afp/Camden)
Rockhampton (Epa)
Chinchilla (Afp/Camden)
Emerald (Reuters/Munoz)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
Theodore (reuters)
Injune (Reuters)
Bundaberg (Reuters)
Bundaberg (Reuters)
Bundaberg (Reuters/Munoz)
16:06 CRONACHE Una donna morta, 200 mila sfollati nello stato del nordest Australia
Video
Un ‘disastro di proporzioni bibliche’: cosi’ le autorita’ dello Stato australiano del Queensland hanno definito i danni provocati dalle inondazioni che stanno devastando l’area a nordest del continente