ACQUA/ Rassegna stampa dell’assemblea di Terzo d’Aquileia

Messaggero Veneto VENERDÌ, 15 APRILE 2011 Pagina 41 – Provincia

Terzo D’AQUILEIA

Appello della lista Per Terzo: mobilitazione per i pozzi

TERZO Organizzare una mobilitazione a difesa dei pozzi artesiani, raccogliere le richieste di rimborso per i canoni di depurazione con effetto retroattivo decennale e chiedere al Cafc e all’amministrazione di mettere a norma gli scarichi fognari. Questi gli obiettivi della lista civica “Per Terzo” rappresentata dai consiglieri Natale Guerra, Serena Tell e Daniele Milocco che qualche giorno fa ha organizzato un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato anche il referente del Comitato difesa ambientale Bassa Friulana Paolo De Toni e il sindaco Michele Tibald. «E’ stato ribadito – spiegano i rappresentanti della lista – che l’idrovora di via Ermenteressa non può essere classificata quale impianto di depurazione primario. L’amministrazione ha dichiarato l’inesistenza di un depuratore sul territorio comunale e non prevede di installarne«. La lista civica sottolinea l’obbligo, per l’Ente Gestore (Cafc), di provvedere a predisporre un progetto finalizzato alla realizzazione di un sistema di grigliatura da completare entro 18 mesi. (e.m.)

FUKUSHIMA/ Soluzione lontana

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FERROVIE:“In Fvg c’è poco mercato e non investiamo”

Trenitalia, l’ad Moretti: “In Fvg c’è poco mercato e non investiamo”

“Le piccole stazioni sono antieconomiche. Sulla Venezia-Trieste meno profitti che in Repubblica Ceca”

di Piercarlo Fiumanò e Nicola Comelli

TRIESTE. «Il business dei viaggiatori in treno nelle piccole stazioni di provincia è antieconomico»: ne è convinto Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato. Moretti, a Praga per inaugurare la rinnovata stazione di Praga centrale, alla presenza del presidente Napolitano, spiega così il motivo delle oltre due ore necessarie per percorrere la tratta ferroviaria fra Venezia e Trieste. L’azienda Trenitalia, in questo momento, sta investendo molto nel business internazionale del Centro Est Europa verso Germania, Cechia, Slovacchia, Polonia fino ai Balcani: «Da tre anni la nostra azienda è in utile – incalza Moretti – e dobbiamo sottostare alle leggi del mercato». Nulla di strano quindi che nell’Italia del Nordest percorrere il tratto fra Venezia e Trieste per un pendolare significhi sopportare un’attesa pari almeno a quella necessaria per arrivare da Venezia a Milano con il Frecciabianca. Moretti non si stupisce: «Anche a Trieste state sperimentando la logica di mercato. Le piccole stazioni non sono redditizie. Le città medio-piccole non riescono a creare mercato perchè non riescono ad attrarre sufficienti passeggeri».

 

In altre parole, il milione e 200mila abitanti del Friuli Venezia Giulia non giustifica investimenti funzionali a un miglioramento sostanziale dei collegamenti con l’area della pianura Padana, del centro Italia e del Nord ovest. L’idea di fondo è quella di far arrivare a Mestre i passeggeri friulani e giuliani. E, poi, attraverso questo hub fare sì che possano prendere i convogli dell’alta velocità verso le maggiori città del Paese.

 

Fa eccezione – l’unica al momento -, come detto, è quella del Frecciabianca, che collega Trieste e Monfalcone direttamente a Milano in circa 4 ore, senza imporre ai passeggeri di cambiare a Mestre. Anche se, chi lo prende, non può non accorgersi del fatto che il tempo impiegato da Trieste per raggiungere Mestre (1 ora e 40 minuti) è lo stesso – più o meno – che si impiega dalla stessa Mestre per arrivare sotto le grandiose volte in acciaio e vetro della Centrale di Milano (2 ore e 20 minuti). Per il resto, la soluzione è sempre la stessa: interregionale fino a Mestre e poi un Eurostar verso Roma o la stessa Milano. «Il mercato deve essere regolato e compensato – spiega Moretti -. Per contratto siamo costretti a prevedere treni nelle ore in cui ci sono soltanto tre-quattro passeggeri. Non si può sempre avere tutti i vantaggi e allo stesso tempo il ritorno economico. Il guadagno per ogni passeggero al chilometro, nel tragitto Venezia-Trieste, è addirittura inferiore a quello dell’azienda dei treni nella Repubblica Ceca».

 

E quando sulle rotaie italiane sbarchera Ntv, il nuovo vettore privato di Montezemolo e Della Valle, l’attenzione di Trenitalia verosimilmente si concentrerà ancora di più sulle direttrici Venezia-Roma-Napoli e Venezia-Milano-Torino (per citare le due che fanno capolino a Nordest), dove si giocherà la partita per la conquista di quel mercato che invece in Friuli Venezia Giulia non ci sarebbe. Moretti, infine, mette in evidenzia come «nelle gare fatte in Veneto e Emilia Romagna Trenitalia ha sempre vinto. Le regioni possono indire gare per migliorare la qualità del trasporto ma se non lo fanno significa che non trovano nessun privato in grado di sostenere un simile rapporto qualità-prezzo».

OGM: «Ogm proibiti, a volte finiscono nel piatto»

Dal messaggero veneto del 17/04/11

«Ogm proibiti, a volte finiscono nel piatto»

 

PORDENONE Ogm sí o no? Al momento non è questa la domanda che dobbiamo porci, assodato che in Europa i prodotti transgenici non possono essere coltivati. A maggior ragione in Friuli Venezia Giulia, dove una legge del Consiglio regionale approvata il 30 marzo con voto trasversale stabilisce che non si potranno più seminare. Ma ci chiediamo, piuttosto, cosa mangiamo? Perché, se da un lato non si autorizza, dall’altro, ipocritamente, si permette il consumo e i miliardi di Ogm che girano per il mondo ce li ritroviamo nel piatto (per esempio nell`85 per cento dei mangimi che nutrono i grandi animali), anche in quei prodotti di cui l’Italia va fiera (siamo il primo Paese in Europa per i dop e gli igp) come il grana o il prosciutto di San Daniele. È l’inquietante realtà emersa dalla tavola rotonda organizzata ieri sera nella giornata in cui Le voci dell’inchiesta hanno riservato ampio spazio agli Ogm – un dibattito sempre pronto ad accendersi, memore delle feroci polemiche causate dalle semine di mais modificato in provincia di Pordenone, circa un anno fa – e alla riflessione su ciò che rappresentano: risorsa per il futuro o pericolo per la nostra salute? Condotto da Cristina Micheloni (dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica), l’incontro ha avuto quali prestigiosi protagonisti Michele Morgante, ordinario di genetica all’Università di Udine, e Simone Vieri, docente di economia e politica agraria alla Sapienza di Roma. E ha preso le mosse dalla coraggiosa, illuminante e premiatissima inchiesta Il mondo secondo Monsanto – documentario proiettato a Cinemazero prima della tavola rotonda – condotta dalla giornalista francese Marie-Monique Robin, che ha indagato in profondità sulle origini e la storia del colosso statunitense nel settore degli Ogm, una delle aziende piú controverse di tutta la storia industriale. Un impero che, grazie a una comunicazione fatta di menzogne e omissioni, a rapporti di collusione con l’amministrazione nordamericana, a pressioni e a tentativi di corruzione, è diventato primo al mondo nella produzione di semi (sue anche le piante di mais transgenico Mon810 che furono piantate a Fanna nell’aprile dello scorso anno), raggiungendo un’estensione planetaria delle colture Ogm senza che vi sia stato alcun controllo serio sui loro effetti collaterali sulla natura e sulla salute umana. «Considerando che dobbiamo aumentare la produttività perché le piante dovranno fornire anche energia oltre alimenti, la storia ci insegna che a dare i maggiori vantaggi fino a oggi è stata la genetica: il suo uso oculato e preciso è la chiave per lo sviluppo»: questa la tesi di Morgante, in un dibattito nato dalla riflessione su quale agricoltura vogliamo da qui a vent’anni. «Consapevoli del nostro modello di agricoltura – cosí Vieri -, non possiamo prescindere da uno sviluppo coerente con le nostre potenzialità e quindi dobbiamo guardare alle attività economiche che producono benessere nel nostro territorio. In prospettiva ci sarà un’agricoltura di dimensioni minori, ma, se non faremo cosí, rischia di non esserci per niente». Riprendendo poi uno dei temi presentati dal documentario e cioè la tesi secondo la quale gli Ogm possono dare risposte alla fame mondo, Vieri ha presentato numeri per smentirla: nel 1996, anno di introduzione dei semi transgenici, secondo gli obiettivi del millennio della Fao entro il 2015 il numero degli affamati nel mondo si sarebbe dovuto dimezzare. Ma dai 788 milioni di quell’anno siamo passati ai 925 milioni del 2010 e nel frattempo sono vertiginosamente aumentate le superfici Ogm. «Gli Ogm – dice Vieri – rappresentano la tappa finale di un modello di sviluppo in mano a soggetti privati ai quali è delegata la sovranità nelle scelte della politica di produzione agricola e controllo dell’alimentazione a livello mondiale. Il risultato è che tre o quattro grandi imprese (fra cui Monsanto) detengono le maggiori quote di mercato di ciò che mangiamo, vendendoci i prodotti alle loro condizioni». Rispetto – infine – alle opportunità che invece potrebbero derivare in futuro da un buon uso di Ogm, Morgante, portando l’esempio della vite e della lotta ai funghi con le armi della chimica (con il prezzo dei residui di funghicidi presenti nei vini), ha invitato a riflettere su come la tecnologia sarebbe in grado di offrire soluzioni genetiche tali da consentire di ottenere nuove varietà resistenti e dunque prodotti migliori. Oggi il festival apre una finestra sulle opere incompiute nell’Italia Paese di rovine con il film Unfinished Italy, in programma alle 15.30 in collaborazione con La città complessa, prosegue con il focus sull’immigrazione e con l’omaggio a Raitre (Report): se ne parla alle 18; poi la proiezione della videoinchiesta Il mare nero. Cristina Savi

STUDENTI Udine/ Quasi un centinaio alla manifestazione pomeridiana

Singolare manifestazione degli studenti ad Udine, neanche piccola, essendo pomeridiana e comunque ben riuscita, in particolare per i contenuti che costituiscono quindi una buona premessa per il futuro.

Oltre a quelli specifici della scuola, sono stati tanti i temi trattati nelle fermate del corteo e nel dibattito in Piazza Venerio: gli spazi sociali, la repressione, i CIE, l’immigrazione, Vik, la Palestina, il nucleare, le energie rinnovabili,  il diritto al futuro.

Limitativo e riduttivo invece, il resoconto della stampa.

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Report sullo sciopero del 15 aprile

Sbarco clandestini in costa friulana

ANSA

Salvati da Guardia costiera, in corso identificazione

(ANSA) – GRADO (GORIZIA), 21 APR – Trentacinque immigrati nordafricani, probabilmente egiziani, sono stati individuati in mare e tratti in salvo al largo di Grado (Gorizia). I clandestini, che secondo le prime ricostruzioni sarebbero stati rintracciati mentre tentavano di raggiungere a nuoto la costa, sono stati salvati dalle motovedette della Guardia costiera. I Carabinieri di Monfalcone (Gorizia) hanno iniziato le operazioni di identificazione degli immigrati e gli accertamenti delle modalita’ del loro arrivo.

TRIESTE: campagna elettorale agitata per la Lega…

Da il Piccolo del 22/04/11

San Giacomo, deputato della Lega aggredito durante comizio

Un esagitato ha sferrato due pugni a un militante padano e spinto l’aspirante sindaco Max Fedriga: fermato da un simpatizzante

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25 APRILE PORDENONE: CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO

Leggi il comunicato di Iniziativa Libertaria
Leggi la Rassegna Stampa

Nel 2001 Azione Giovani e Alleanza Nazionale decidono di sfilare in corteo e depositare una corona “a tutti caduti” della “guerra civile” proprio il 25 aprile immediatamente dopo le celebrazioni ufficiali nel giorno della liberazione dal nazifascismo.
commemora25Allora gli anarchici furono l’unica realtà ad organizzare in velocità una risposta, tentando d’impedire lo scempio che altro non era se non il tentativo di equiparare i fascisti ai partigiani, i carnefici alle vittime, una dittatura ad una resistenza contro il regime liberticida di Mussolini. Era da poco tempo cominciata un’onda lunga di revisionismo e mistificazione a livello nazionale, contro la lotta partigiana e il tentativo di riscrivere la storia ad uso e consumo del rigurgito nazionalista e militarista che vedeva leghisti, post fascisti e centrodestra in prima linea con il beneplacido però di una sinistra istituzionale (ex PCI) che concedeva spazio alle rivendicazioni reazionarie per sbarazzarsi in fretta di quelli che riteneva scomodi scheletri nell’armadio dei giochi che furono subito dopo la capitolazione dell’Italia e la nascita della costituzione repubblicana. Nel giro di pochi anni però questa ondata reazionaria si è accreditata nelle piazze, nelle amministrazioni di vario grado e persino nelle scuole, a dimostrazione che le “istituzioni” altro non sono che un vestito duttile buono per tutto e il suo contrario.
Ci abbiamo messo 5 anni anni, aggregando con determinazione tutti i sinceri antifascisti della città e non solo, attuando momenti di resistenza passiva, avvinghiati a terra e vittime di una repressione poliziesca costante fatta anche di denunce e processi ma alla fine abbiamo di fatto cacciato i fascisti e il loro infame gesto dalla piazza. Continue reading →

DUMBLES/ 25 Aprile

“…e questo è il fiore della partigiana…”

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Anche così si potrebbe cantare “Bella ciao”, per ricordare tutte le donne della Resistenza; quelle ignorate dalla storiografia ufficiale, quelle considerate solo marginalmente, quelle “… morte per la libertà” appunto, e quelle che nella loro vita hanno continuato ad essere testimoni di una storia che il revisionismo vuole riscrivere, falsificare, dissipare … il neofascismo cancellare.
Esempio: accade sempre più spesso che indicare una persona come antifascista sia come identificarla con un’attributo negativo; lo fanno le forze dell’ordine, lo fanno i solleciti cittadini quando mafiosamente sibilano all’orecchio del tuo datore di lavoro: “ehi,…guarda che quella è antifascista…” ; come se fosse una minaccia di sovversione delle tanto decantate “istituzioni democratiche”… Scusate, ma non era l’inverso?
Che è successo? Chi ha rovesciato il tavolo?

 

La storia è lunga, sfaccettata… a proposito di facce, sfacettature e facette ecco l’ultima che arriva da una  scuola media del Veneto dove il professore di musica insegna sulle note di facetta nera.
Ed è solo l’ultima, appunto, di una lunga serie di ricomparse di gadget e simbologie, inni e suonerie del  regime, messe lì, sulle bancarelle, nelle edicole, nelle sagre e nelle scuole passando per la demenza del festival di Sanremo dove Morandi voleva riproporre Bella ciao insieme con Giovinezza.
Spicciole, diffuse, pesanti e pervasive operazioni di assuefazione per alimentare l’acqua dove il pesce nuota.
Dove un Alemanno coniugato in Rauti, può salire in Campidoglio col saluto romano e intanto piazzare i camerati nei posti appetibili, tanto per restare nella capitale senza allargarsi alla regione dove Polverini sbeffeggia i tunisini, perché occorre tenere caldo anche il must razzista.
Quello poi è il terreno privilegiato delle squadracce che periodicamente e capillarmente incuriano con parole e peggio, immigrati, omosessuali e soggetti non compatibili. 
Sicchè, quando l’apologia non la condanna più nessuno, si fa un test politico per vedere se i tempi sono maturi per l’abrogazione di quella norma costituzionale che proibiva la ricostituzione del partito fascista.

E’ stata un’uscita che ha il valore di uno sketch, perché si sa che la storia si ripete ma mai nella stessa forma e soprattutto perché il fascismo si è ricostituito da un pezzo nella sua forma di dittatura affaristico-consumista intorno a Berlusconi e nella sua forma intellettuale intorno ai mimetismi ideologici nei quali si fa accalappiare una sinistra ormai culturalmente miserabile.
Non è solo Pennacchi e il suo maccheronico fasciocomunismo, è peggio; è la corrosione sottile che si insinua come l’idea che possa esistere un confronto con quella destra variegata ma tutta irreversibilmente nera che molto furbescamente si mimetizza nei colori del populismo, copia stili al movimento antagonista; simula anticonformismo, nicchia, si ruffiana con i gruppi musicali, strizza l’occhio agli intellettuali e incassa così sdoganamenti e riconoscimenti proponendosi come interlocutrice per il superamento degli estremismi.
L’ultimo grido è la poetessa comunista che con il suo canto della ragazza fascista, dal palco di un centro sociale ci ricorda  che: “il sangue nelle vene è sempre quello…”. Brava!
E non si dimentichi che loro hanno la propensione a far  scorrere quello delle/degli altre/i.
Come dire che le partigiane, i partigiani,hanno combattuto e sono morti per nulla.
…Il fiore del partigiano, della partigiana, “morti per la libertà”.
No, non saremo noi a dissipare  la loro eredità.

Noi faremo Resistenza.
Restiamo antifasciste!