ACQUA/ No si vent le aghe cal bêf un popul

USA

Gli indiani d'America  sono scesi sul piede di guerra per «l'oro blu»

Acqua, indiani d’America sul sentiero di guerra

13:38 ESTERI Nell’Oklahoma lottano per il Lago Sardis. Città del Missouri contro le acque del Colorado ai Navajos di E. Caretto

 

Le oltre 500 nazioni indiane stanno combattendo nelle aule dei tribunali.

Gli indiani d’Amererica sono scesi sul piede di guerra per «l’oro blu»

Nell’Oklahoma i Choctaw e i Chiakasaw lottano per il Lago Sardis. Mentre comuni del Missouri sono contro l’assegnazione delle acque del Colorado ai Navajos

le oltre 500 nazioni indiane stanno combattendo nelle aule dei tribunali.

Gli indiani d’Amererica sono scesi sul piede di guerra per «l’oro blu»

Nell’Oklahoma i Choctaw e i Chiakasaw lottano per il Lago Sardis. Mentre comuni del Missouri sono contro l’assegnazione delle acque del Colorado ai Navajos

– Nell’età dell’effetto serra i pellerossa americani hanno scoperto di possedere un nuovo tesoro, anzi il tesoro del futuro: l’acqua dei fiumi e dei laghi delle loro riserve, un bene preziosissimo. Ma come accadde nell’Ottocento alle loro terre, i bianchi – questa volta delle metropoli, non i coloni e le giubbe blu – tentano d’impossessarsene. Dopo più di un secolo è un’altra guerra tra il potere bianco e le oltre 500 nazioni indiane riconosciute legalmente in America, per fortuna mediata dal Ministero degli interni o combattuta nelle aule dei tribunali. Da cui però i pellerossa, attualmente vincenti, rischiano alla fine di uscire sconfitti. WASHINGTON

RISERVE – Un caso esemplare è quello delle tribù Choctaw e Chiakasaw della regione di Tuskahoma nell’Oklahoma, lo stato che a cavallo del 1900 fu un paradiso del petrolio. Le due tribù, che vi furono trasportate 175 anni dalle giubbe blu, di fatto in esilio, rivendicano la proprietà del grande Lago Sardis, famoso per la pesca. Ma tre città, Oklahoma city, la capitale dello stato, Edmond, e la lontana Fort Worth nel Texas chiedono di usarne l’acqua. Il comune di Edmond, in particolare, ha già deciso di emettere obbligazioni di cento milioni di dollari complessivi per costruire un acquedotto dal lago Sardis alla città. Le tre città obbiettano che le due tribù non risiedono in una riserva perché nel 1900 il territorio fu diviso in tanti piccoli appezzamenti per le loro famiglie, e quindi non hanno il monopolio del lago. Gregory Pile, il capo della tribù Choctaw, ribatte che non fa alcuna differenza, che una sentenza della Corte suprema americana del 1903 sancisce l’uso esclusivo delle loro acque da parte degli indiani. Aggiunge che da quando un fiume del posto, il Jarford, fu bloccato da una diga, il lago è essenziale al sostentamento delle due tribù.

COLORADO – Il Ministero degli interni sta mediando, ma sinora senza molto successo. Secondo Daniel McCool, un giurista dell’Utah, un altro stato dove sono in corso dispute del genere, più la terra su surriscalderà e meno i tribunali daranno ragione ai pellerossa. Sino ad ora, ha spiegato McCool, l’America ha riconosciuto a 36 tribù il controllo delle acque delle loro riserve, e sta promuovendo un compromesso tra 18 altre tribù e numerose città. «Ma questa tendenza si invertirà», ha ammonito «se si rischierà la siccità nelle metropoli come è già successo a Los Angeles». McCool ha citato il ricorso di due comuni, Bloomfield e Aztec, contro l’assegnazione di parte delle acque del fiume Colorado alla grande nazione dei Navajos.

MINIERA – L’esito del braccio di ferro dell’Oklahoma influirà sugli altri in atto nell’Utah appunto, nel Nuovo Messico, nel Nevada, in California e in altri stati del sud ovest americano, resi famosi in tutto il mondo dai film western del regista John Ford con l’attore John Wayne. Per le riserve pellerossa dove oggi è particolarmente abbondante, l’acqua potrebbe diventare una miniera d’oro, come lo è per qualcuna il petrolio e per qualcun’altra il gioco d’azzardo nei loro casinò. Ma per le riserve dove l’acqua è appena sufficiente, doverla condividere con una città che ne ha urgente bisogno sarebbe un dramma.

Ennio Caretto

Corriere della Sera 12 aprile 2011

Disastri in Friuli: brucia la Val Tramontina

12 aprile 2011 Messaggero Veneto

 

Brucia la montagna in Val Tramontina

incendi

Brucia la montagna. Dopo la Val Cosa tocca alla Val Tramontina dove l’ipotesi che il rogo scoppiato ieri pomeriggio sia di natura dolosa è molto più concreta. La prima chiamata ai vigili del fuoco è giunta poco dopo le 14 quando i passanti hanno notato le fiamme sul versante montano all’altezza del ponte di Campone, a Tramonti di Sotto.

 

ACQUA/ Buja (Ud): sequestrato il depuratore Cipaf

Messaggero Veneto

 

udine_26

MERCOLEDÌ, 13 APRILE 2011 Pagina 26 – Provincia

Sequestrato il depuratore del Cipaf

Sostanze inquinanti oltre i limiti nelle acque dopo il trattamento. Un custode giudiziario dovrà far funzionare l’impianto

I TEMPI

Subito i lavori, altrimenti stop alle imprese

La nuova normativa ha fatto da ancora di salvataggio per le aziende insediate al Cipaf, roba da 5 mila posti di lavoro tra diretti e indotto, ma il rischio di una crisi tipo Caffaro o Burgo (anche lì c’entrava un depuratore) non è affatto scongiurato. La Regione infatti una decina di giorni fa ha ricevuto dalla Procura la comunicazione dell’intenzione di operare un sequestro e ha indicato il nome di un custode (la legge prevede anche un albo cui attingere, peccato che l’albo non è stato istituito). Che ora in tre settimane dovrà fornire al procuratore Buonocore un cronoprogramma preciso di intervento per la segregazione delle acque di raffreddamento e il corretto funzionamento dell’impianto. Poi la Procura, compatibilmente con i tempi tecnici, concederà qualche mese di tempo affinchè cromo, zinco e gli altri metalli pericolosi la finiscano di inquinare le acque. Mesi non anni, perchè altre perdite di tempo non saranno tollerate. Ecco che allora il lavoro del dottor Chiarelli sarà tutt’altro che semplice perchè il professionista dovrà chiedere al Cipaf i fondi per i lavori. E il Cda del Cipaf, Consorzio ora con capacità di spesa pressochè nulla, dovrà consultare i soci che in tutta fretta dovranno cercare la via maestra per completare il budget (almeno un milione) o trovare i finanziamenti necessari. Non sarà facile. Per questo la Regione aveva tentato di intraprendere la strada del commissariamento del Cipaf. Il commissario infatti sarebbe stato anche il custode e avrebbe quindi avuto una via diretta per aprire i cordoni della borsa. E se alla fine per aggiustare un depuratore non funzionante e definito inutile realizzato con 3,2 milioni di soldi pubblici si utilizzassero altri soldi pubblici?
di Antonio Simeoli

 

BUJA La bomba è scoppiata. Un provvedimento del Gip del Tribunale di Tolmezzo ha certificato l’inquinamento delle acque che escono dal depuratore del Cipaf. L’impianto da 3,2 milioni di euro realizzato con soldi pubblici dunque non funziona e non impedisce a sostanze nocive come zinco rame, piombo e pure cromo di finire nelle acque circostanti e forse nella falda. La svolta. Sostanze che da anni e anni finiscono indisturbate persino nelle “Sorgive di Bars” uno dei paradisi naturalistici del Friuli e naturalmente nel Tagliamento. È la svolta, anticipata ieri dal Messaggero Veneto, di un inchiesta aperta un anno e mezzo fa dalla Procura di Tolmezzo e che vede dodici persone indagate per il reato di abuso d’ufficio e una serie di illeciti ambientali. Si tratta dell’ex Cda del Cipaf, degli industriali Pittini e Fantoni, dei progettisti dell’impianto Gentilli e De Cecco) nonchè dall’ex presidente della Provincia di Udine, Marzio Strassoldo, tutti raggiunti ieri dalla notifica del provvedimento di sequestro. Già un anno fa la Procura aveva chiesto invano al Gip lo stop del depuratore. Ora però le cose sono cambiate. Il procuratore Buonocore e il pm Alessandra Burra sono tornati alla carica con una corposa perizia affidata all’ingegner Marforio, che ha dimostrato come le acque che escono dal depuratore non sono trattate adeguatamente e portano con sè una serie di sostanze dalla notevole capacità inquinante. Il sequestro. Il Gip a questo punto ha firmato il decreto di sequestro preventivo. Che ieri è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo guidati dal capitano Fabio Pasquariello. I militari dell’Arma hanno prima consegnato il provvedimento al presidente del Cipaf Ivano Benvenuti, poi si sono recati nella sede dell’impianto a Saletti di Buja per affidare a un custode giudiziario, che il giorno prima stato indicato dalla Regione (il dottor Lucio Chiarelli vice direttore dell’assessorato alle attività produttive), la gestione dell’impianto. Che dunque continuerà a funzionare consentendo alle aziende insediate, in primis i colossi Fantoni e Pittini, di non interrompere la produzione. Nuova legge. Non ci saranno quindi altri caso Burgo (cartiera di Tolmezzo, 2001) o Caffaro (Torviscosa, 2008), ma solo grazie a un anuova legge. Perizia alla mano, l’inquinamento registrato nelle acque intorno alla zona industriale è preoccupante. Per questo il tecnico indicato dalla Regione avrà 21 giorni di tempo per interfacciarsi con il Consorzio e presentare poi alla Procura un cronoprogramma di lavori per mettere in sicurezza il depuratore e farlo funzionare. E le opere, stimate in un milione di euro, dovranno innanzi tutto “segregare” le acque di raffreddamento degli impianti di Fantoni e Pittini impedendo che partecipino al processo di depurazione, come già peraltro indicato dalla legge. Peccato che di quella legge, secondo l’accusa, tutti se ne sarebbero infischiati per anni (Provincia di Udine compresa, quella che ha sempre autorizzato gli scarichi). Perchè? L’accusa. Semplicemente perchè con le acque di raffreddamento l’inquinamento veniva diluito e quindi non captato dai frequenti controlli effettuati sulle acque in  primis dall’Arpa. Tutto questo, ecco il reato ipotizzato di abuso d’ufficio, per evitare ai grandi industriali le spese di costruzione degli impianti. Che ora dovranno esserci, altrimenti stavolta le fabbriche chiuderanno davvero.

 

MERCOLEDÌ, 13 APRILE 2011 Pagina 26 – Provincia

LA PERIZIA

Zinco, cromo, piombo fino alle Sorgive di Bars

BUJA Il vecchio depuratore non funzionava a dovere, il nuovo, da 3,2 milioni di soldi pubblici, fa addirittura peggio. E il malfunzionamento è stato “mascherato” solo per la presenza delle acque di raffreddamento dei grandi impianti di Ferriere Nord e Fantoni, liquidi che la legge vieta entrino nel processo di depurazione e che diluiscono i materiali inquinanti nascondendoli ai controlli di legge. Un meccanismo semplice che è continuato per anni. E secondo la Procura di Tolmezzo la realizzazione del nuovo costosissimo impianto decisa dall’ex Cda del Cipaf (tutto indagato) e spinta dagli ex Presidente della Provincia, Marzio Strassoldo e assessore Adriano Piuzzi (anche ex vice di Burello al Cipaf) si inseriva proprio in una seri di favori decisi da politici e amministratori per i grandi industriali. Della serie, secondo l’accusa ovviamente: non vi preoccupate, non serve che spendiate soldi per segregare le acque di raffreddamento, buttiamo tutto nel depuratore che paghiamo con i soldi pubblici. Questo per il dottor Buonocore e il pm Burra è il reato di abuso d’ufficio, illecito che gli inquirenti hanno cercato di provare anche con una lunga serie di intercettazioni telefoniche. E l’inquinamento per il Procuratore, che ieri a Tolmezzo ha fatto il punto sull’inchiesta, è la conseguenza dell’abuso d’ufficio. Una catena, dunque, lineare per l’accusa che adesso dovrà forse fare i conti con la possibile impugnazione del provvedimento di sequestro da parte dei 12 indagati o dello stesso Cipaf al Tribunale del Riesame. Il sequestro, di fatto, ha segnato una tappa importante nell’inchiesta, che non è ancora arrivata al traguardo, ma vi si sta avvicinando. «Con la perizia del dottor Marforio però – ha detto Buonocore – crediamo di avere cristallizzato una situazione di inquinamento che anche in servizi giornalistici era già stata ipotizzata già una ventina d’anni fa». Metalli pesanti che attraverso il Rio Molin del Cucco finiscono nelle Sorgive di Bars, nel Tagliamento, probabilmente nei vicini terreni coltivati. (a.s.)

 

MERCOLEDÌ, 13 APRILE 2011 Pagina 26 – Provincia

Il Consorzio: pieno appoggio alle indagini

Benvenuti: ereditata una situazione pesante. Ma il Gip alla Procura: indagate anche il nuovo Cda

GEMONA Piena fiducia nell’attività della magistratura, piena disponibilità a collaborare, ma un paletto ben chiaro da parte del Cda del Cipaf guidato dal presidente Ivano Benvenuti: niente a che fare con la vecchia gestione, quella degli indagati per abuso d’ufficio. I vertici del Cipaf, ricevuta dai Cc copia del decreto di sequestro preventivo, hanno reagito così alla decisione della magistratura. «La Regione ci ha formalmente trasmesso la nota della Procura, in relazione alle indagini in corso che, come è noto, non toccano la nostra gestione, e noi abbiamo prontamente risposto che se la Procura, anche in concerto con la Regione, ritenesse opportuno, al fine di una celere conclusione delle indagini, affidare a un “amministratore”, in sostanza ad acta, la gestione dell’impianto e del sistema di depurazione, per favorire una celere conclusione dell’attività investigativa, contemperando la necessità dell’esercizio dell’azione penale con quella di non penalizzare né il lavoro né la produzione, ebbene questa scelta avrebbe avuto la nostra piena condivisione e la nostra massima collaborazione». Poi il Consorzio, che vede tra i soci i comuni di Buja, Osoppo, Gemona e Majano, la Camera di Commercio, la Provincia, la Cisl, i grandi e piccoli industriali (tutti preoccupati per l’escaletion che sta avendo l’indagine), ha ribadito che «prendere in carico la responsabilità del processo di depurazione con l’indagine in corso sul “nuovo depuratore”, sotto la completa responsabilità e gestione dell’impresa costruttrice e non del Cipaf, non è stato molto facile, ma l’abbiamo fatto con estremo rigore e serietà. Abbiamo attivato subito le procedure per indire la nuova gara d’appalto per la gestione del depuratore nella parte di nostra competenza, imponendo maggiori controlli e responsabilità al gestore». E poi altre azioni, tra cui l’incarico per una serie di analisi e rilevazioni, concordate con l’Arpa e l’Ufficio provinciale all’ambiente, per la verifica delle condizioni ambientali del sito industriale «studio che si sta concludendo e di cui comunicheremo, certamente anche alla Procura, i risultati». Insomma, il Cda si chiama fuori dall’inchiesta, anche se il Gip ha invitato la Procura ad attribuire il reato ambientale anche a tutti coloro che non hanno adempiuto alla prescrizione imposta con l’autorizzazione nel novembre 2010. E nel 2010 il nuovo Cda era già insediato. (a.s.)

 

 

STUDENTI: comunicato antifascista del Mov.studentesco di Udine

A poche settimane dai festeggiamenti per il 25 aprile (liberazione dell’Italia dal nazifascismo) il Pdl presenta un ddl costituzionale per abolire la norma che vieta la ricostituzione del partito fascista.
Il Movimento Studentesco di Udine denuncia l’inammissibile appoggio che il centro destra ha più volte offerto ai movimenti fascisti e/o neofascisti che in seguito a quest’ultimo fatto raggiunge il suo apice smascherando definitivamente la natura “nostalgica” del Pdl.
La nostra coscienza antifascista, la memoria storica dovuta alle lotte partigiane che hanno liberato la nostra terra dai nazifascisti, ci portano a condannare queste gravi azioni che altro non fanno se non dare carta bianca ad associazioni o partiti che seguono quest’ideologia. Ancora una volta denunciamo i pestaggi avvenuti negli ultimi anni ai danni degli studenti friulani, tra cui l’aggressione al collettivo Makhno, i tentativi di bruciare il CSA di Via Scalo Nuovo, e per ultimi i numerosi pestaggi avvenuti a Trieste nel corso degli scorsi mesi.
L’antifascismo ora più che mai deve rimanere un valore fondamentale da trasmettere a tutta la società. Ricordiamo il male che ha portato il fascismo alle nostre terre, i deportati nei campi di sterminio e i partigiani imprigionati e uccisi.
Come ogni 25 Aprile, ricordiamo l’importanza della resistenza impegnandoci a far in modo che movimenti del genere non distruggano nuovamente le nostre libertà e i nostri diritti.

Movimento Studentesco di Udine

studentiudine.org

ENERGIA/ Scenari dopo la crisi globale, il medioriente e Fukushima

 

Tratto da QualeEnergia

I disordini in Medio Oriente e Nord Africa stanno causando un nuovo shock energetico e costringono gli Stati Uniti a guardare a fonti alternative. Il presidente Barack Obama dichiara di voler ridurre le importazioni di petrolio e guarda alle fonti rinnovabili. Intanto crescono gli investimenti nel mercato del gas naturale.

I fatti che in questa prima parte del 2011 stanno trasformando la geografia politica del Medio Oriente e del Nord Africa costringono gli Stati Uniti ad aprire una seria riflessione sulla sicurezza energetica. In un paese che importa circa il 50% del proprio petrolio (vedi grafico a destra), fonte da cui si ricava poco meno del 40% dell’energia, la questione  approvvigionamenti e la dipendenza dall’estero sono argomenti cruciali.

Aumenta di gravità la crisi nucleare a Fukushima, con pesanti incertezze sul futuro, anche dal punto di vista energetico. Il Giappone dovrà sopperire al blocco definitivo di migliaia di megawatt nucleari. Sarà necessario puntare su rinnovabili e import di gas

La classificazione dell’incidente nucleare in Giappone ha toccato il livello 7, ma secondo Giorgio Ferrari, intervistato da Qualenergia.it, le problematiche di questa crisi sono molto più complesse e di difficile soluzione rispetto al 1986. Il rischio di esplosione del nocciolo è reale e qui i reattori critici sono almeno quattro.

EGITTO: «L’esercito e il popolo non sono mai dalla stessa parte»

dal Manifesto del 12/04/11

VIETATO CRITICARE I MILITARI
Blogger SENZA DIVISA
Maikel Nabil ha denunciato le torture perpetrate dall’esercito e svelato la continuità tra il regime di Mubarak e il Consiglio supremo che ora governa l’Egitto. Rivelazioni pagate con l’arresto, per «aver diffuso informazioni false e insultato le forze armate»

Continue reading →

NO TAV/ Volantinaggio giovedì al Deganutti ad Udine

Giovedì alle ore 18.00 c’è Riccardo Riccardi al Deganutti ad Udine, a raccontare balle agli studenti, supportato da quei furbastri di Legambiente e dal collaborazionista di regime Alberto Terasso di Telefriuli

Segue volantino

Continue reading →

Sbarchi: “Oltre 400 immigrati fra Trieste e il Friuli”

da Il Piccolo

 

Sbarchi: “Oltre 400 immigrati fra Trieste e il Friuli”

Spuntano le cifre della ripartizione fra le regioni italiane. La Seganti: “È solo il tetto massimo se ne arrivano 50mila”

 

di Gianpaolo Sarti

TRIESTE Ora sono 400 o forse oltre 500. Almeno per la stampa nazionale e per le stime calcolate sui censimenti dell’Istat che attribuiscono al Friuli Venezia Giulia una quota precisa di immigrati da accogliere nelle strutture del territorio. È “Repubblica” a rendere nota per prima la ripartizione regione per regione, così come previsto dall’accordo siglato nei vertici delle scorse settimane a Roma tra Stato ed enti locali. Un patto per la “condivisione dell’emergenza” che, stando all’analisi del quotidiano, il ministero dell’Interno dovrà riabilitare dopo lo stop di Bruxelles alle richieste italiane. Il governo, infatti, aveva proposto di rendere esecutiva la direttiva 55 del 2001 targata Unione Europea che consente agli immigrati di muoversi nei Paesi del continente. Roma aveva varato poi un provvedimento, subito criticato dall’Unione, per concedere permessi di soggiorno temporanei. La bocciatura alla norma Ue costringerebbe il Viminale a bussare di nuovo alle porte delle Regioni.

Dopo giorni di voci e smentite ecco farsi largo, per il Friuli Venezia Giulia, quella che ora appare più di un’ipotesi. È il Palazzo stesso a confermare. Dice l’assessore Federica Seganti: «Questo è quanto avevamo negoziato fin da subito con il Viminale ed effettivamente sì, adesso potrebbe essere questa la situazione a cui dovremmo far fronte». L’assessore leghista, mette le mani avanti: «Attenzione, dobbiamo vedere come evolve l’emergenza, ci troveremmo a ospitare immigrati se il quadro peggiorerà». E precisa: «Noi accoglieremo 400 o 500 di questi nel caso si dovesse arrivare a quota 50 mila in Italia, ma per ora non siamo a livelli del genere».

Seganti, quindi, ammette che «dobbiamo navigare a vista e seguire passo dopo passo gli sviluppi. In ogni caso – chiarisce – non ci sono richieste per mamme e bambini, nessuno ci ha chiesto disponibilità in questo senso, il problema è che ci troviamo davanti sono gli sbarchi dei tunisini». L’assessore però non molla l’indirizzo stabilito dalla giunta e su cui il Carroccio si era battuto fin da subito e ribadisce che «dovranno essere prima le altre Regioni a muoversi, noi abbiamo già 700 immigrati».

19.360 le persone, tra clandestini e profughi, da ridistribuire in tutta Italia: 5 mila provengono dalla Libia. 14.360 invece sono giunti dalla Tunisia e otterranno il permesso temporaneo. Il piano del Viminale che “Repubblica” ha pubblicato elenca nel dettaglio il numero previsto per ogni singola regione; la tabella fissa in una proporzione di 1 migrante ogni 1000 abitanti la soglia massima di accoglienza. Alla Lombardia spetta la percentuale più elevata, il 16% del totale, vale a dire 3.240 persone. Alla Campania 1.920 e al Lazio 1.880. Il Friuli Venezia Giulia si troverebbe con una quota dell’1-2%, 400 appunto. O un centinaio in più, stando alle agenzie di ieri sera. In ogni caso la Regione è chiamata a fare concretamente la propria parte per la gestione dell’emergenza, quella che il ministro Roberto Maroni non aveva esitato a definire «uno tsunami umano». «Un esodo biblico» aveva detto invece il presidente del Veneto Luca Zaia, definendo «quello che sta accadendo» un fenomeno «mai visto».

E per il Friuli Venezia Giulia, stando ai programmi di palazzo Chigi, non si parla più dunque di «qualche decina di richiedente asilo» e neppure di «mamme e bambini». Per il momento, perché la situazione in corso a Lampedusa è in continua evoluzione e potrebbe riservare altri cambiamenti di rotta nei prossimi giorni, alimentando anche le tensioni politiche all’interno della maggioranza di centrodestra.

BRUGNERA: primo sciopero dopo 40 anni!

img00712-20110414-1124in tempo reale
Anche nell’apparente inattaccabile zona del Mobile di Brugnera, da sempre considerato il traino del nordest,  iniziano ad alzare la testa: Florida non ha pagato gli stipendi…
Dopo 40 anni primo sciopero dei dipendenti! Si va verso la chiusura e questo vale per tutto il gruppo con 406 dipendenti.

ACQUA/ Buja (Ud) anche le sorgive di Bars inquinate dal depuratore

Messaggero Veneto 14 aprile

Anche le Sorgive di Bars inquinate dal depuratore

di Maura Delle Case

Per anni la preoccupazione dei residenti nei pressi della zona industriale di Osoppo ha riguardato le emissioni delle fabbriche. Oggi, la perizia della Procura di Tolmezzo nell’ambito delle indagini sul nuovo depuratore rivela invece che la minaccia viene non dall’aria, ma dall’acqua.

Le sorgive di Bars dove l’acqua risulta inquinata
Le sorgive di Bars dove l’acqua risulta inquinata