Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
La situazione del CIE di Gradisca dev’essere oltre ogni immaginazione se, dopo la Cgil, negano la visita pure ai consiglieri regionali.
Dal Messaggero Veneto del 26/11/10
Pustetto: negata la visita al Cie di Gradisca
GRADISCA. «Il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca mi è precluso»: lo ha denunciato il consigliere regionale di Sinistra ecologia libertà (Sa-Sel) del Friuli Venezia Giulia, Stefano Pustetto, che ha chiesto di poter visitare il centro. «Ho inoltrato formale richiesta alla Prefettura di Gorizia – scrive Pustetto in una nota – per poter visitare il Cie e il Cara (Centro richiedenti asilo politico) nella mia veste di consigliere regionale e tenuto conto anche delle mie competenze di medico. Dopo diverse sollecitazioni, la risposta è che la mia richiesta è stata inoltrata al ministero degli Interni, cosa che mi lascia alquanto stupito visto che l’autorità preposta a rilasciare il permesso di visita è proprio la Prefettura. Non comprendo, quindi, la necessità di chiedere il nullaosta a Roma». «Questo atteggiamento della Prefettura – aggiunge il consigliere – non fa che aumentare la mia preoccupazione per le notizie trapelate dal Cie. Se la situazione fosse tranquilla, come dichiarato dall’autorità preposta al controllo, non ci dovrebbe essere nessun ostacolo ad autorizzare tempestivamente la mia visita».
Dal Piccolo del 26/11/10
«Visite al Cie? Il nulla osta lo dà il Viminale»
GRADISCA «L’atteggiamento della Prefettura non fa che aumentare la preoccupazione su quanto trapelato dall’interno del Cie». Ad affermarlo è il consigliere regionale Stefano Pustetto (Sinistra Ecologia e Libertà), che ha chiesto di visitare la struttura per immigrati di via Udine. Domanda che, stando alle parole dell’esponente del partito di Nichi Vendola, è stata “girata” dalla Prefettura direttamente al Viminale. «Nei giorni scorsi ho inoltrato formale domanda alla Prefettura per poter visitare il Cie e il Cara – fa sapere Pustetto – nella mia veste di consigliere regionale e tenuto anche conto delle mie competenze di medico. Dopo diverse sollecitazioni, mi viene risposto che la mia richiesta è stata inoltrata al ministero dell’Interno, cosa che – prosegue il consigliere regionale – mi lascia alquanto stupito, visto che l’autorità preposta a rilasciare il permesso di visita è la Prefettura stessa. Tale atteggiamento della Prefettura – così ancora Pustetto – non fa che aumentare la mia preoccupazione per le notizie che sono trapelate dal Cie di Gradisca. Se la situazione fosse tranquilla, come dichiarato dall’autorità preposta al controllo, non ci dovrebbe essere nessun ostacolo ad autorizzare tempestivamente la mia visita». Il riferimento del consigliere è alle notizie trapelate negli ultimi giorni, in base alle quali all’interno del Cie vi sarebbero state nell’ordine una rivolta sui tetti, un paio di tentativi di fuga andati a segno, ma soprattutto gravi episodi di autolesionismo. Episodi culminati nell’ingerimento di bulloni, vetri e lamette da parte di alcuni ospiti, senza contare l’indiscrezione secondo cui quattro clandestini si sarebbero cuciti la bocca con ago e filo in segno di protesta. Sul web inoltre sono state inserite delle foto di immigrati con la bocca cucita che, anche per la loro non provata attendibilità e per la loro cruenza, abbiamo deciso di non pubblicare. Tornando alla richiesta di Pauletto, secondo altre fonti, l’iter deciso dalla Prefettura sarebbe dovuto alla inagibilità di alcune ali del centro, atteso a breve dal maxi-intervento di risistemazione e potenziamento della sicurezza interna. «Nella mia veste di consigliere regionale ho già visitato tutte le strutture carcerarie presenti in regione, non capisco quindi perché il Cie, del quale si dice che non è un carcere, mi sia precluso», conclude Pustetto. Questa sera alle 20, intanto, il centro “Balducci” di Zugliano ospita l’incontro “Gradisca: cosa c’è al di là del muro?”. Interverranno Pierluigi Di Piazza, fondatore Centro di accoglienza E.Balducci, Gianfranco Schiavone, componente del direttivo nazionale dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), e già membro della Commissione De Mistura, Genni Fabrizio presidente della Tenda per la pace e i diritti. Attesa la relazione di Rolando Magnano, portavoce di Medici senza frontiere Italia, che illustrerà i risultati emersi dal rapporto condotto dall’associazione relativamente ai centri italiani per immigrati. Sono stati invitati all’incontro parlamentari e consiglieri regionali, i sindaci del mandamento, la Prefettura e la Questura di Gorizia, la Provincia, l’ente gestore del Cie Connecting People, la Caritas, l’Asl, i sindacati di polizia. Mercoledì Gradisca ha infine potuto guardare anche all’altra faccia dell’immigrazione. (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
Rilanciamo la lotta
per la chiusura
del CIE
di Gradisca d’Isonzo
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Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Il Piccolo – SABATO, 27 NOVEMBRE 2010 Pagina 13 – Regione
ZACCARIOTTO, PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VENEZIA: «NESSUNO VUOLE PIÙ QUELLO VICINO AL MARE»
Tav, il Veneto torna al tracciato autostradale
Paoletti, presidente del comitato transpadano: «Così perderemo i finanziamenti». E chiama Bruxelles
di SILVIO MARANZANA
TRIESTE La presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto è drastica: «Non c´è più a questo punto né un Comune, né un Comitato che prema ancora per il tracciato “balneare”, tanto vale tornare sull´ipotesi originaria: quella che prevedeva che i binari corrano parallelamente all´autostrada». Sulla Tav il Veneto sembra aver cambiato di nuovo idea il che ha gettato nello scoramento Antonio Paoletti, presidente del Comitato transpadana oltre che della Camera di commercio di Trieste. «Questi continui ripensamenti – accusa Paoletti – rischiano di far perdere i finanziamenti. Di conseguenza ho appena preso contatto a Bruxelles con Laurens Jan Brinkhorst, coordinatore europeo del Corridoio cinque. Chiedo che ci sia un altro incontro a Trieste per un chiarimento definitivo entro il 31 dicembre che oltretutto era stato fissato come deadline per la presentazione del progetto preliminare in grado di calamitare i finanziamenti europei». «È vero, il termine è incalzante – aggiunge Zaccariotto – tanto più se si tratterà di cambiare di nuovo tracciato». Eppure sembrava essere stato lo stesso presidente della Regione Luca Zaia a cassare il percorso vicino all´autostrada, quello che nel grafico pubblicato sopra è indicato come opzione B: «Dovremmo abbattere duemila case», ha affermato. Ma ora la presidente della Provincia che è anche sindaco di San Donà, e però pure essa leghista come Zaia, controbatte: «Non sono affatto duemila. Le abbiamo contate, sono 130, al massimo 150». Il nuovo dietrofront è avvenuto quando i rappresentanti veneti hanno scoperto che il progetto di Rete ferroviaria italiana non prevede alcuna fermata dell´Alta velocità in territorio veneto dopo quella dell´aeroporto Marco Polo. Zaia allora ha posto alcune condizioni: «Condivisione del territorio e fermata a servizio delle spiagge». Ma Zaccariotto è già più avanti: «Anche se si riuscisse a ottenere la fermata, sarebbe comunque a 10 chilometri da Jesolo. Il tragitto cosiddetto balneare sarebbe più impegnativo e oltretutto anche più lungo. Tanto vale tornare paralleli all´autostrada come comunque, in entrambe le ipotesi, i binari correranno da San Stino di Livenza in poi». La resa dei conti in casa veneta avverrà mercoledì, giornata in cui la presidente della Provincia ha convocato tutti i sindaci interessati per un incontro al quale parteciperà anche l´assessore regionale alla mobilità Renato Chisso. Se le pressioni per abbandonare il percorso “balneare” saranno univoche, si tornerà al tracciato parallelo all´autostrada. In tempo per ricalibrare il progetto, se verrà confermata la data del 31 dicembre? Quasi certamente no. Ma l´Unione europea potrebbe anche accontentarsi di un progetto purché sia un progetto (e che è stato fatto da Rfi sul tragitto “balneare”) e che potrebbe essere modificato e portato più a Nord, più o meno solo nel tratto tra Quarto d´Altino e San Stino di Livenza, in un secondo tempo. «Non vorrei che tutti questi ritardi – afferma Paoletti manifestando forti timori – alla fine finissero per penalizzare soprattutto se non solo Trieste. E che la Tav alla fine proceda più velocemente solo fino a Ronchi magari per essere messa in connessione con lo scalo di Monfalcone e contemporaneamente sull´altro versante si facesse prima la Capodistria-Divaccia che la Trieste-Divaccia: se così fosse, il porto di Trieste potrebbe definitivamente chiudere».
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
Il Piccolo, 27 novembre 2010
SCUOLA. ALL’EINAUDI-MARCONI
Contestano i badge presenze e l’iPad utilizzato come registro elettronico di classe. Agli studenti dell’Istituto tecnico Einaudi-Marconi di Staranzano la tecnologia non piace. Vorrebbero tornare al vecchio sistema cartaceo. Lo precisano in una nota in cui spiegano anche che l’occupazione del campetto scolastico avviata la scorsa settimana non è stata promossa per contestare l’indisponibilità degli insegnanti ad accompagnare le classi in gita, quanto per informare tutti gli studenti sulle conseguenze della riforma Gelmini all’interno dell’istituto (diminuzione ore di laboratorio, taglio dei fondi che portano alla riduzione delle cattedre, aumento degli alunni per classe, cambiamento degli indirizzi di studio). Gli studenti sottolineano che la maggior parte dei docenti ha apprezzato il comportamento tenuto dai ragazzi durante l’autogestione, ma affondano una stoccata all’indirizzo del dirigente scolastico che, a loro dire, con i badge e l’iPad «privilegia strumentazioni di dubbia utilità».
Di fatto ritengono superfluo strisciare all’ingresso a scuola il badge dal momento che poi, in classe, viene comunque fatto l’appello e compilato il registro cartaceo. Dove invece c’è il registro elettronico, i tempi per segnare presenze e assenze sull’iPad sono troppo dilatati,
«Siamo una scuola tecnica e tecnologica – risponde il preside Marco Fragiacomo – e avere la situazione delle presenze in un data base rientra negli obiettivi del nostro indirizzo. Forse i ragazzi non riescono a capirne il valore. In ogni caso sono iniziative che sono state approvate dal Consiglio d’istituto con parere favorevolissimo dei genitori».
Il dirigente riconosce che l’iPad ha presentato alcuni limiti, ma parla di problemi tecnici già risolti e ritiene l’impianto valido. «L’informatizzazione ci permette di risparmiare tempo a livello di segreteria – sottolinea -. L’obiettivo è comunicare tempestivamente con i genitori. Non si tratta certo di un controllo di poliziesco, è piuttosto un modo per informare. Se il sistema funzionerà, e lo sta facendo abbastanza bene, allora l’anno prossimo esporteremo il registro elettronico ad altre classi. In caso contrario, torneremo all’inchiostro e al calamaio. In ogni caso ritengo che la protesta sia espressione di una minoranza, non di tutti gli studenti». (s.b.)
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
Infoaction reporter
Oggi si è svolta la processione funebre per la morte dell’università pubblica organizzata dal presidio permanente degli universitari al rettorato. Partenza alle 18 circa da palazzo Florio per arrivare in piazza libertà e tornare all’università passando per la fiera di Santa Caterina.
L’iniziativa, organizzata nel pomeriggio, ha attirato l’attenzione dei passanti che si sono fermati a sentire i discorsi, a informarsi e a leggere i volantini distribuiti dagli universitari.
All’iniziativa hanno partecipato anche una delegazione di studenti del Movimento Studentesco di Udine che si erano recati a Palazzo Florio per cercare una collaborazione tra studenti medi e universitari.
MV 28 novembre 2010


«Stroncata da un riforma epocale l’università pubblica è morta». E gli studenti dell’ateneo friulano che da giorni occupano il rettorato, a palazzo Florio, hanno celebrato la cerimonia funebre. La protesta contro la riforma Gelmini è andata in scena, ieri pomeriggio, nel corso del sit-in organizzato dagli universitari in centro e tra le bancarelle della fiera di Santa Caterina.
«La riforma uccide l’università» e gli studenti celebrano il funerale
Manifestazione in centro e fra le bancherelle di Santa Caterina con gli allievi della Nico Pepe. E la gente applaude
di Giacomina Pellizzari
UDINE. «Stroncata da un riforma epocale l’u niversità pubblica è morta». E gli studenti dell’ateneo friulano che da giorni occupano il rettorato, a palazzo Florio, hanno celebrato la cerimonia funebre. La protesta contro la riforma Gelmini è andata in scena, ieri pomeriggio, nel corso del sit-in organizzato dagli universitari in centro e tra le bancarelle della fiera di Santa Caterina. Al fianco della bara nera di cartone anche una quindicina di attori dell’Accademia Nico Pepe che hanno drammatizzato le esequie dell’università, solidarizzando con gli studenti.
A piangere l’università c’erano dottorandi, assegnisti, borsisti, ricercatori, professori, ma soprattutto studenti che lungo le vie del centro hanno annunciato la morte dell’università. Chiaro l’i nvito sul manifesto listato a lutto: «Non fiori, ma voti contrari». Questo per invitare i deputati a votare, martedì alla Camera, contro il disegno di legge che taglia la figura del ricercatore a tempo indeterminato e che apre le porte ai privati.
Se l’obiettivo era quello di attirare l’attenzione della gente, gli studenti hanno fatto centro. In via Mercatovecchio, in piazza Libertà, in via Manin e in piazza Primo maggio, il “corteo funebre” con tanto di veli neri e ragazze addolorate, ha urlato i motivi del “decesso”: ovvero le «politiche miopi e campanilistiche verso ricerca ed istruzione, i tagli dei fondi statali al sistema universitario, lo sfruttamento dei ricercatori come docenti usa e getta e il blocco del turnover». La lettura dell’elenco è stata intervallata da ripetuti «amen». E la gente ha risposto non solo fermandosi ad ascoltare i punti nei della riforma, ma anche accompagnando la cerimonia con tanto di applausi.
Gli studenti da giovedì pomeriggio occupano il rettorato. A palazzo Florio, ieri mattina, hanno ricevuto la visita degli artisti Giancarlo Velliscig, Claudio De Maglio, Carlo Tolazzi e del direttore d’orchestra Davide Pittis, tutti solidali con i manifestanti proprio perché si sentono nelle medesime condizioni. «Anche noi siamo colpiti dai tagli alla cultura» ha sottolineato De Maglio invitando una delegazione di universitari a prendere la parola nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico della Nico Pepe fissata per martedì.
Nel corso del confronto, gli artisti hanno voluto sapere come si pone l’istituzione nei confronti della protesta. «Con il rettore che, nonostante sia consigliere del ministro si dichiara contro la riforma e i tagli ai finanziamenti, il dialogo c’è. In ogni caso, dopo il 30 novembre valuteremo se continuare a seguire o meno questo percorso» ha riposto Joshua Cesa, mentre Federico Pirone ha assicurato che la loro «è una condanna forte al disegno di legge Gelmini. Non è una protesta per avere più risorse a Udine – ha ribadito Pirone –, bensì contro la riforma».
Sabato notte, dopo la mezzanotte, anche il sindaco, Furio Honsell, ha portato la sua solidarietà agli studenti intenzionati a proseguire nella protesta sicuramente fino a martedì. Giorno in cui la Camera dovrebbe votare la riforma.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Firma l’appello contro le Grandi Opere

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Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il Piccolo
MARTEDÌ, 30 NOVEMBRE 2010
STUDENTI IN FERMENTO
Università, occupazione simbolica del Rettorato
Oggi sit-in in piazza Oberdan per i tagli all’Erdisu imposti dalla Regione
Drappi gialli sulla statua della Minerva e sugli edifici del campus universitario. Hanno optato per una protesta ”cromatica” ieri pomeriggio gli studenti e i ricercatori dell’ateneo triestino, decisi a mantenere accesi i riflettori sulla riforma dell’istruzione superiore voluta dal ministro Gelmini. Protesta che, da piazzale Europa, si è poi spostata all’interno del rettorato, dov’è andata in scena una sorta di occupazione simbolica.
Alcune decine di studenti, ricercatori e professori associati, raggiunti dal tam tam scattato via sms, hanno preso possesso della sala Cammarata, in cui si svolgono normalmente le sedute del Senato accademico e Consiglio d’amministrazione, attendendo l’arrivo del rettore. Non una vera azione di forza, dunque, bensì una nuova occasione per innescare il dibattito e fare il punto sull’iter della riforma, che vivrà oggi un passaggio decisivo. Tra poche ore, infatti, l’aula di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi sul tanto contestato ddl.
E proprio in concomitanza con il voto alla Camera, gli studenti triestini daranno vita ad un sit-in in programma alle 11. Non più in piazzale Europa bensì, questa volta, in piazza Oberdan, davanti all’ingresso del Consiglio regionale. In città, infatti, l’opposizione alla rivoluzione disegnata da Maria Stella Gelmini si salda alla contrarietà ai tagli decisi dall’esecutivo regionale. «Chiederemo all’assessore all’Istruzione Roberto Molinaro o direttamente al presidente Tondo di rispettare gli impegni e di assicurare la copertura delle 2200 borse di studio assegnate in origine ad altrettanti studenti risultati idonei – spiega Jacopo Lillini – . Vogliamo capire con che criteri vengono assegnati i fondi. Perchè si tagliano le borse di studio e si destinano 3 milioni di euro per i buoni da assegnare alle famiglie che scelgono di iscrivere i figli alle scuole paritarie e private? Quello dell’allocazione delle risorse – conclude lo studente – è un problema politico». (m.r.)
Marzo 17th, 2017 — Bollette, General
IL Piccolo
MARTEDÌ, 16 MARZO 2010 Pagina 10 – Gorizia
Allacciamenti al Tubone,inchiesta della Procura
Riguarda l’inquinamento dell’Ausa e la mancata restituzione di somme indebitamente pagate
CERVIGNANO Nelle case di Cervignano indagini a tappeto sugli scarichi fognari. Bollette del Tubone sempre nella bufera, dopo che, l’anno scorso, il Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana ha segnalato alla Procura della Repubblica il problema degli scarichi fognari delle abitazioni che riverserebbero direttamente nel fiume Ausa. Il punto non sarebbe tanto questo, quanto piuttosto le bollette pagate da alcuni cittadini non dovute perchè non allacciati a un impianto di depurazione.
Ora, a distanza di un anno, la Procura della Repubblica si è mossa incaricando la Guardia Costiera di svolgere indagini a tappeto nelle abitazioni di via Volontari della Libertà, di via Divisione Julia e di via del Mercato. Lo ha affermato ieri Giampaolo Chendi del Comitato ambientale di Cervignano, che dice di aver ricevuto le informazioni direttamente dalle famiglie coinvolte dalle nuove indagini. Le recenti verifiche nelle case disposte lungo il fiume Ausa, sarebbero svolte anche da tecnici del Comune, dell’Arpa e dello stesso Consorzio depurazione laguna Spa, conosciuto da tutti come il “Tubone”.
In sostanza, negli ultimi giorni l’equìpe di tecnici avrebbe messo piede direttamente nelle abitazioni dei cervignagnesi per verificare la consistenza degli scarichi fognari. Le verifiche consistono nel versare, nei lavandini e negli altri scarichi, un apposito colorante non nocivo, che permetterebbe, poi, di capire quali abitazioni non sono allacciate all’impianto di depurazione del Tubone. Torna quindi alla ribalta delle cronache cittadine la spinosa questione dell’addebito delle bollette a carico dei cittadini, che avrebbero pagato anche per una depurazione che non sarebbe mai avvenuta.
«Tutto mentre – spiega Chendi – la sentenza della Corte costituzionale 335 dell’ottobre 2008 afferma che, in assenza di depurazione, gli utenti non sono tenuti a pagarla e che i pregressi degli ultimi dieci anni devono essere restituiti. Nel frattempo la delibera della Corte dei Conti regionale del 7 maggio 2009 e la sentenza della Commissione tributaria del 16 marzo 2009 si sono dichiarate favorevoli alle istanze dei cittadini che non avevano la depurazione. Pure il decreto Prestigiacomo di ottobre 2009 e recentemente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ha stabilito che le somme indebitamente pagate negli ultimi 5 anni vanno restituite».
Ora il Comitato ambiente ha contato che, in tutti i paesi afferenti al Tubone, i pregressi ammonterebbero in tutto a di 1 milione e500mila euro. Dal canto suo, il sindaco di Cervignano, Pietro Paviotti, difende il lavoro del Consorzio «che ha sempre lavorato nel rispetto della norma. La sentenza della Corte costituzionale – sottolinea – che pur va rispettata, crea una disparità tra i cittadini fortunati che inquinano e non pagano e quelli più sfortunati che non inquinano e pagano. La denuncia del comitato ambiente mette in moto un meccanismo perverso che obbligherà ad allacciarsi anche chi, soprattutto per problemi economici, non era stato vincolato a farlo dal Comune».
Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
E’ importante continuare le pressioni sull’ambasciata della Nigeria dopo il
presidio che si è svolto lì sotto questa mattina.
L’ambasciatore e gli altri funzionari devono sapere che l’attenzione nei loro confronti come complici delle deportazioni è forte e non circoscrivibile alla sola città di Roma. La loro complicità sta nel riconoscimento, dietro congruo corrispettivo economico, di nigeriane/i senza documenti rinchiusi nei Cie. Così l’ambasciata di Nigeria autorizza l’espulsione di donne e uomini senza tener conto del loro passato e del pericolo di vita in cui incorrono sempre e comunque ritornando al loro paese d’origine.
Chi non può essere fisicamente a Roma può mandare telegrammi o telefonare:
Ambasciata di Nigeria
Via Orazio 14, Roma
Tel. 06 683931
da
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/
LA POLIZIA STUPRA… LA QUESTURA DEPORTA!!
Luglio 2009: Joy, una ragazza nigeriana rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, subisce un tentativo di stupro da parte dell’ispettore capo di polizia Vittorio Addesso.
La sua determinazione e quella della sua compagna di stanza, Hellen, riescono ad allontanare l’uomo.
Agosto: scoppia una rivolta nel CIE, a cui partecipano tutti i detenuti. Vengono arrestati nove uomini e cinque donne. Tra queste anche Joy ed Hellen, dopo essere state umiliate e picchiate dal solerte aguzzino e stupratore Addesso.
Dopo sei mesi di carcere, e la deposizione della denuncia per tentato stupro da parte di Joy, tutte le ragazze vengono rinchiuse un’altra volta in un CIE, in attesa del rimpatrio coatto verso i paesi d’origine.
Il 15 marzo Joy è stata trasferita dal CIE di Modena a quello di Ponte Galeria a Roma, insieme a molte altre donne nigeriane. Ieri il console nigeriano è entrato nel CIE per identificare una decina di ragazze. Sappiamo bene cosa significa questo: l’espulsione a brevissimo termine. Domani tornerà per finire il loro lavoro mercenario, identificazione e espulsione in cambio di soldi.
Entro un paio di giorni le vogliono espellere tutte: una vera e propria deportazione di massa.
Già da giorni giravano voci riguardo alle pressioni da parte della questura di Milano perché Joy venisse espulsa. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.
Come il 25 novembre scorso quando, manganelli alla mano, hanno più volte caricato un presidio di donne che volantinavano alla stazione Cadorna di Milano per denunciare che i CIE sono luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani.
O come quando, nella notte fra l’11 e il 12 febbraio, la questura ha deciso di far “sparire” le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei CIE, solo per non far loro incontrare i numerosi solidali che già dalla mattina attendevano la loro scarcerazione.
Oggi la questura spinge per l’espulsione di Joy e con lei si libera anche di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce tutte le nefandezze che ogni giorno avvengono, con l’avallo e la complicità di polizia e croce rossa, in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE.
La storia di joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i CIE rimangano taciuti.
La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.
Che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque ancora lo pensa, da oggi in poi si ricordi bene questo: le forze dell’ordine hanno licenza di stuprare, anche grazie alle coperture di cui godono e grazie a un apparato istituzionale connivente.
I cie sono luoghi di tortura fisica e psicologica per tutti i reclusi: le persone vengono picchiate, costrette a prendere psicofarmaci, private della loro libertà solo perchè non provviste di un regolare pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno; e dove le donne subiscono continue molestie sessuali fatte di battute sessiste, sguardi obliqui delle guardie uomini, fino ai veri e propri tentativi di stupro.
Nessuna pace per chi stupra e molesta le donne e con chi gestisce questi CIE, tanto più se lo fa forte della divisa che indossa e delle connivenze di cui gode!!!
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
10 agosto
La Repubblica
Le critiche del Carroccio. L’attacco arriva dai senatori della Lega Nord in commissione Agricoltura del Senato, Gianpaolo Vallardi ed Enrico Montani,
che annunciano un ddl sulla moratoria totale agli organismi geneticamente modificati. “Noi siamo con Zaia”, precisano i due senatori della Lega,
“perché stiamo andando incontro a una situazione che compromette sicuramente la fiducia e anche la salute dei consumatori e
non è assolutamente ammissibile
che un ministro dell’ Agricoltura
faccia finta di niente
o si schieri a difendere i coltivatori di ogm
perché delle persone come i no global hanno
finalmente avuto il coraggio di riportare la legalità
in quella coltivazione che era illegale”.
Il Corriere
BLITZ CONTRO IL MAIS
E il presidente elogia i centri sociali
09:39 CRONACHE Un gruppo di «No blobal» ha invaso un campo a Vivaro.
Il ministro contrario, il presidente del Veneto favorevole
Blitz dei gruppi «No blobal» a Vivaro
con il plauso del presidente della Regione Veneto