Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Dal Piccolo del 23/11/10
ALTA TENSIONE
di LUIGI MURCIANO GRADISCA Nei Cie italiani scoppia la rivolta silenziosa. Quella dell’autolesionismo dei migranti, che si cuciono le labbra con ago e filo per protestare contro tutto e tutti: la Bossi-Fini, il decreto Maroni che ha allungato a sei mesi la permanenza nelle strutture di identificazione, ma anche contro il loro imminente rimpatrio e le condizioni di vita all’interno delle strutture. Un silenzioso tam tam e – secondo gli inquirenti – forse anche una regia occulta dall’esterno sta unendo in queste ore i clandestini reclusi nei Cie di Gradisca d’Isonzo e Torino: almeno una quindicina di loro (quattro i casi accertati nella struttura gradiscana), principalmente di etnia maghrebina, si sono clamorosamente cuciti le labbra nelle ultime 48 ore. In massima parte si tratterebbe di irregolari tunisini che attendevano a giorni il rimpatrio. Decine di altri immigrati, in segno di solidarietà, nelle ultime ore hanno invece ingerito lamette, batterie, forbicine per le unghie, vetri rotti. È successo a Torino, nel Cie di corso Brunelleschi, come Gradisca e anche a Lamezia Terme, in Calabria. Tensione alta negli ultimi giorni anche a Bologna e Bari. A quanto si apprende, dei quattro immigrati che a Gradisca si sono cuciti la bocca con ago e filo uno solo è stato ricoverato in ospedale. Trasportato a Cattinara, è riuscito a eludere la sorveglianza e fuggire. Gli altri tre migranti in protesta, secondo fonti vicine alla Questura goriziana, rifiuterebbero invece le cure. Nel Cie isontino la tensione rimane altissima. Alcuni padiglioni del centro di fatto sono in mano agli immigrati. Ieri all’ex Polonio si è registrata la seconda rivolta in pochi giorni. Dopo la protesta inscenata nella notte fra venerdì e sabato, con una quindicina di immigrati saliti sui tetti nel tentativo (non riuscito) di darsi alla fuga, ieri attorno alle 16 è scoppiato un incendio: gli immigrati hanno dato fuoco a coperte, lenzuola, materassi e suppellettili, rendendo necessario l’intervento dei Vigili del fuoco. Sabato pomeriggio, in seguito all’interruzione anticipata dell’ora d’aria, quattro reclusi del Cie di Gradisca avrebbero invece ingerito delle lamette. Due di loro, rinchiusi nella Zona blu – quella a maggiore rischio – sono stati trasportati al Pronto soccorso mentre gli altri, rinchiusi nella Zona rossa, sono rimasti all’interno del Cie. A Gradisca sono approdati due casi eclatanti: quello di un cittadino tunisino che ha presentato ricorso contro l’espulsione in quanto gay (nel Paese d’origine l’omosessualità è un reato punito con il carcere) e un cittadino indiano passato dalle telecamere di “Annozero”, durante il presidio di solidarietà agli immigrati abbarbicati sulla gru di Brescia, a una cella del Cie. Nella struttura partiranno a dicembre (per 1 milione e 600mila euro) i lavori di potenziamento della sicurezza. Il Cie sarà svuotato, ma non è dato sapere se al termine dell’intervento sarà portato alla sua capienza reale di 250 posti o se verrà mantenuta quella attuale (non più della metà). Secondo i sindacati di polizia un centro a pieno regime diverrebbe “una polveriera” più di quanto già non sia
Dal Messaggero Veneto del 23/11/10
Non vogliono essere rimpatriati 20 immigrati tentano la rivolta
GRADISCA D’ISONZO. Ancora una giornata di tensione al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo, dove ieri pomeriggio una ventina di immigrati tunisini in procinto di essere rimpatriati ha inscenato una rivolta appiccando il fuoco a materassi e coperte in due camere della struttura. Una fitta colonna di fumo si è levata dalla struttura isontina, costringendo gli operatori dell’ente gestore a richiedere, poco dopo le 16, l’intervento dei vigili del fuoco. Situazione tornata in sicurezza dopo poco più di mezz’ora, sotto la supervisione delle forze dell’ordine adibite al servizio di vigilanza, subito riuscite a sedare il tentativo di rivolta. Nella notte tra domenica e ieri, invece, fuga riuscita per un immigrato tunisino, riuscito a eludere la sorveglianza mentre si trovava al pronto soccorso dell’ospedale di Gorizia, dove era stato trasferito a seguito di una ferita autoprocurata al braccio.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
DAl Messaggero Veneto del 24/11/10
Disordini al Cie, un arresto
Gradisca GRADISCA. Si è concluso con l’arresto, per resistenza e minacce a pubblico ufficiale, di un immigrato nordafricano il lunedì ad alta tensione all’interno del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di via Udine. Le manette, per l’ospite della struttura isontina, sono scattate verso le 23, quando l’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, è stato identificato come uno dei responsabili dell’incendio appiccato in tarda serata in una camerata. L’azione, che ha coinvolto una decina di immigrati, è scatta a poche ore di distanza da quella messa in atto nel pomeriggio da una ventina di ospiti, che avevano dato fuoco a materassi e coperte rendendo inutilizzabili due camere e richiedendo l’intervento dei Vigili del fuoco di Gorizia. L’immigrato tratto in arresto lunedì sera si presenterà già stamane al Tribunale di Gorizia per l’udienza di convalida del provvedimento. Un clima di tensione, stando a quanto si è potuto apprendere, alimentato in prevalenza da immigrati di nazionalità tunisina, nei confronti dei quali stanno continuando ad arrivare gli ordini di rimpatrio nel proprio Paese. Procedure, tuttavia, non agevoli considerando che la Tunisia consente il rimpatrio di soli 4 connazionali al giorno in tutta Italia. Una limitazione che obbliga le Prefetture italiane, tra cui quella di Gorizia, ad inviare alla spicciolata gli immigrati tunisini nelle strutture romane, visto che proprio dalla capitale partono i voli charter presposti all’espulsione coatta dei clandestini identificati. Passando ai previsti lavori di adeguamento e messa in sicurezza del Cie di Gradisca, invece, è slittata a fine mese l’assegnazione dell’appalto dei lavori, per i quali la Prefettura ha indetto un bando di gara fissando in un milione 660 mila euro la base d’asta. (ma.ce.)
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
MV 24 novembre 2010
Cervignano, preside minaccia studenti:
«Soltanto bugie, vi porto in tribunale»
di Elisa Michellut
La protesta delle scuole continua in tutta la regione. Ma se a Pordenone gli studenti scendono in piazza per chiedere scuole migliori, a Cervignano si registra il caso di un preside che minaccia gli studenti accusandoli, con le loro dichiarazioni, di aver recato danno all’immagine dell’Isis Malignani. Se non ritratteranno – dice – li porterò in tribunale.
Un preside di Cervignano dichiara guerra agli studenti: «Soltanto bugie, vi porto in tribunale»
La reazione della direzione scolastica alle dichiarazioni degli alunni scesi in piazza a San Giorgio contro la riforma
di Elisa Michellut
CERVIGNANO. È “guerra” tra scuola e studenti nella Bassa friulana. Mentre gli alunni delle scuole di Cervignano scendono in campo per esprimere il loro dissenso in merito ad alcune dichiarazioni rilasciate dai loro compagni palmarini (che, qualche giorno fa, a San Giorgio, hanno preso parte ad una manifestazione per protestare contro la riforma Gelmini), il Dirigente scolastico Aldo Durì dell’Isis Malignani di Cervignano (da cui dipendono anche l’Iti Malignani di San Giorgio, l’Istituto Mattei ed Einaudi di Palmanova e il Liceo Einstein di Cervignano) minaccia azioni legali nei confronti degli studenti o delle loro famiglie, nel caso di minorenni, che, a suo dire, avrebbero arrecato un danno di immagine alla scuola rilasciando dichiarazioni non corrispondenti al vero.
«Innanzitutto – afferma Durì – va specificato che l’adesione alla manifestazione organizzata a San Giorgio non è stata plebiscitaria. All’Iti Malignani di Cervignano e all’Einstein non si sono registrate proteste. Abbiamo verificato, con i registri alla mano, che non c’è stata nemmeno un’assenza ingiustificata. I ragazzi che non si sono presentati a scuola ieri sono stati pochi e tutti sono rimasti a casa per malattia o motivi personali».
Aggiunge Durì: «Ho convocato personalmente i ragazzi che hanno rilasciato dichiarazioni non corrispondenti al vero sulla stampa e oggi stesso chiederò spiegazioni. Se confermano quanto dichiarato dovranno rispondere del danno di immagine che hanno arrecato all’i stituto». Conclude Durì: «La nostra scuola è aperta al pubblico. Invito chiunque lo desideri a verificare lo stato delle nostre attrezzature, che stiamo rinnovando, dei nostri bagni e dei laboratori. Per quanto riguarda l’adesione alla manifestazione di protesta noi non abbiamo obbligato nessuno a non partecipare. Certo ci vuole senso di responsabilità da parte degli studenti che saranno chiamati a rispondere in caso di assenza ingiustificata, così come previsto dal regolamento».
E sulla partecipazione intervengono i rappresentanti degli studenti. «Uno dei nostri tre rappresentanti ha partecipato a tutte le manifestazioni organizzate sul territorio e ha ascoltato che cosa è stato detto – spiega uno dei tre rappresentanti di istituto del Liceo Einstein di Cervignano – Il nostro liceo non ha mai negato a nessuno di prendere parte alla protesta. Se gli altri studenti hanno deciso di non partecipare, è stata una scelta loro».
Aggiunge Michele Minisgallo, rappresentante di istituto: «Abbiamo solo consigliato di informarsi in modo adeguato prima di partecipare a qualsiasi iniziativa. Nei prossimi giorni, anche grazie all’aiuto della professoressa Andrian, organizzeremo un’a ssemblea straordinaria durante la quale verrà illustrata la riforma. Partecipare alle manifestazioni non è l’unico modo di risolvere i problemi».
Messaggero Veneto MARTEDÌ, 23 NOVEMBRE 2010 Pagina 15 – Udine

San Giorgio di Nogaro. Seconda manifestazione di protesta contro la riforma. E ora si prepara uno sciopero generale a Cervignano

Studenti ancora in piazza contro la Gelmini «A scuola manca tutto, vogliamo solo studiare»

SAN GIORGIO DI NOGARO. «Ci volete ignorare: ci avrete ribelli». Si allarga nella Bassa friulana la protesta degli studenti contro la riforma Gelmini, che ieri ha visto praticamente tutti gli della classi terze, quarte e quinte, frequentanti gli Istituti dell’Isis Malignani Malignani di Cervignano, manifestare davanti alla sede distaccata dell’Iti Malignani di San Giorgio di Nogaro. Tanti i cartelloni: “Vendesi scuola, rivolgersi a Gelmini” o “Bar Gelmini: tagli per 8 miliardi”, ma anche gli slogan “Non abbiate paura a manifestare è un nostro diritto far sentire la nostra voce” o “Manifestiamo contro una riforma che penalizza anche il corpo docente, che dovrebbe essere con noi, invece ci vuole a scuola” contro la nuova riforma.
Una protesta che gli allievi dell’Isis (ben 1.200 sparsi tra i Mattei e l’Einaudi di Palmanova, l’Iti e l’Ipsia di San Giorgio e l’Iti e l’Einstein di Cervignano) vogliono ampliare a livello regionale con la manifestazione finale e relativo corteo a Cervignano, previa approvazione della Questura: un momento di incontro che sarà indetto attraverso il tam-tam degli sms, di facebook e attraverso volantini.
Come evidenzia una studentessa, Nicole Minin, «la questione della riforma Gelmini, porta tagli ai fondi per la scuola: noi paghiamo e niente ci torna indietro. I laboratori sono aule vuote, in quanto mancano di strumentazione e quella che c’è è ormai obsoleta, per questo siamo arrabbiati con i ragazzi del liceo di Cervignano che hanno tutto e sono gli unici a non essere presenti alla protesta. Ma per la manifestazione finale, andremo a prenderli. Per la scuola non si spende, per cui se non si investe su di noi che siamo il futuro, vuol dire che per i giovani non ci sono progetti».

Un altro studente, Nicola Biondin, è molto arrabbiato anche con gli insegnanti e i dirigenti scolastici «che ci hanno detto che la scuola è fatta solo per insegnare e non per fare politica, facendo circolare la voce (così i più piccoli si impauriscono) che se scioperavamo ci sospendevano, ribadendo che la nostra non è autogestione ma occupazione: e noi che manifestiamo anche per il loro futuro! Ci manca la carta per la fotocopiatrice, quella igienica nei bagni, senza contare il materiale dei laboratori e il resto».
Anna Marzola ricorda invece che tutte le scuole dell’Isis non avranno più la segreteria che sarà trasferita a Cervignano, «questo servizio diventerà praticamente itinerante per ridurre i costi». Massimo Brunzin sottolinea: «Noi non siamo black block, ma solo una scuola piccola che fa sentire la propria voce su una riforma ingiusta, e qualche docenti ci minaccia di non accettare le giustificazioni perché noi non siamo lavoratori e perciò non possiamo scioperare, ma i soldi per pagare le lezioni li abbiamo dati».
Un altro studente, Davide Gobbato, conferma che da parte dei dirigenti e dei docenti c’è una certa ostilità, in quanto a fronte di questa protesta «c’è la minaccia di non vedersi accettare le giustificazioni e si rischia magari la sospensione: allora ci chiediamo perché a Latisana, gli studenti per indire una protesta sottoscrivono un documento e lo portano dal dirigente che poi, se lo approva, non richiede loro altro: basta con il farci paura, siamo nel giusto».
Francesca Artico
Marzo 17th, 2017 — General, Varie
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25 novembre 2010
Giornata
internazionale
contro
la violenza
maschile
sulle donne
“Donne
contro
il Femminicidio”
tappezzano
la città
di Udine
di manifesti
antisessisti!
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Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Ottime notizie…
Dal Piccolo del 25/11/10
Alta velocità, neppure un euro stanziato per la progettazione della Trieste-Venezia
di SILVIO MARANZANA TRIESTE Il tratto dell’Alta velocità fra Trieste e Venezia non compare. Di più, non c’è traccia di nulla che si trovi in Friuli Venezia Giulia all’interno del Contratto di programma per la gestione degli investimenti ferroviari sottoscritto tra il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana spa. È quanto emerso dall’audizione dell’amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia dinanzi alla commissione Trasporti della Camera. «Per i prossimi due anni – denuncia Carlo Monai, deputato cividalese dell’Italia dei valori e componente della stessa commissione – non c’è un euro per nessuna progettazione di tratta sul territorio regionale». Notizia pessima che giunge solo pochi giorni dopo che la Commissione europea riguardo al tratto Trieste-Divaccia, pur segnalando i ritardi pesanti e l’accoglienza fredda, ha confermato i 50,7 milioni di cofinanziamento sui 101,4 complessivamente necessari per la progettazione. Il Corridoio 5 è in realtà finanziato solo fino a Brescia e recentemente Franco Miller, delegato alle Infrastrutture della Confindustria Verona ha ipotizzato il ricorso a finanaziamenti privati, magari delle società autostradali in cambio di un allungamento delle concessioni. Lo scenario più ottimistico prevede di dover attendere almeno 10 anni per poter utilizzare i treni Alta velocità-Alta capacità fra Venezia e Trieste. A causa delle restrizioni economiche il Contratto tra ministero e Rfi prevede il definanaziamento di opere per 3 miliardi 677 miloni di euro. Tra queste anche il potenziamento dei collegamenti tra porti e rete ferroviaria che subisce un taglio di 133 milioni di euro. Il presidente dell’Autorità portuale di Trieste Claudio Boniciolli ha più volte denunciato la mancanza impegni concreti da parte di Ferrovie dello Stato che pure tramite il suo amministratore delegato Mauro Moretti aveva affermato di considerare Trieste e Genova i poli strategici per lo sviluppo del trasporto merci in Italia. Nuove risorse finanziarie invece sono state reperite per il tratto tra Treviglio e Brescia del Corridoio 5 (per l’esattezza 565 milioni) oltre che per la nuova linea Torino-Lione (470,7 milioni). Nel corso dell’audizione dinanzi alla Commissione della Camera, l’ingegner Michele Mario Elia ha anche affermato che «la manovra finanziaria 2010 ha previsto la riduzione definitiva delle dotazioni finanziarie di cassa iscritte per gli anni 2011 e seguenti per un importo complessivo di 922 milioni di euro. Ciò comporterà inevitabilmente, una pari riduzione delle risorse di competenze sulle opere in corso». Il tracciato della Tav in provincia di Trieste è stato recentemente ridefinito. Non passerà sotto la città come prevedeva uno studio precedente con lo sventramento dei rioni di Gretta e Roiano e un tragitto in gran parte in galleria che avrebbe lambito la Valrosandra, ma alla fine è stato scelto il percorso alto che dovrà allacciarsi e Sesana e Divaccia passando per Aurisina e Opicina. In Veneto e Friuli però c’è ancora il vuoto, anche progettuale. «Ho rimarcato all’ingegner Elia – fa rilevare l’onorevole Monai – la mancanza di impegni anche progettuali nei prossimi anni per tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia sebbene Trieste e il suo porto siano uno snodo fondamentale del Corridoio 5. Mi sono state promesse risposte scritte».
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il Piccolo del 25/11/10
A Trieste è quello di Fisica il tetto della protesta
Professori e ricercatori uniti contro il decreto ministeriale: «Si rischia davvero il collasso»
IL CASO
di GABRIELLA ZIANI
TRIESTE Come in molti atenei italiani ieri anche a Trieste il tetto dell’Università è sembrato il pulpito migliore per esprimere ancora una volta, e con maggior forza, tutto il dissenso sul decreto Gelmini, e anche sugli emendamenti che via via (fino al nuovo blocco della discussione) entravano nel dibattito della Camera. Una cinquantina tra ricercatori, associati, professori ordinari, assegnisti di ricerca e studenti sono saliti sul tetto (piatto) del Dipartimento di Fisica, molti di loro indossando un elmetto giallo comprato per l’occasione.
I dimostranti hanno informato dell’iniziativa il rettore Francesco Peroni, ieri impegnato a Roma, e ne hanno incassato la solidarietà. Peroni è apertamente e pubblicamente schierato contro una legge di riforma che parte «a costo zero», e contro una politica finanziaria che deprime il mondo universitario fino a una previsione di collasso generale: alla severa analisi della situazione affidata alla sua prolusione ha accompagnato, per l’inaugurazione dell’anno accademico, un minuto di silenzio di tutta l’aula magna in segno di protesta.
Docenti e studenti non hanno passato la notte sul tetto, ma si sono resi a lungo visibili anche con striscioni, uno nero in segno di lutto, e uno giallo che è il colore della protesta.
Intanto oggi si riunisce il Consiglio degli studenti e sarà chiamato ad approvare un documento proposto da Marco de Helmerson, rappresentante di Medicina, che si rivolge soprattutto alla Regione, come ente intermedio rispetto al Governo, e quasi nella direzione di un federalismo già vigente. Il testo chiede alla Regione di supplire a quanto lo Stato nega in fatto di diritto allo studio, e di integrare (nei modi che ritiene) i soldi che mancano dal Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), di premere sul Governo affinché l’Università non sia finanziata con interventi estemporanei di fine anno, che non si introduca il «prestito d’onore» per gli studenti perché non conforme al dettato costituzionale circa appunto il diritto allo studio, e infine che si tenga in generale conto del fatto che se un laureato presta poi servizio a favore della società civile, è la società civile che deve occuparsi di renderlo «un laureato». L’ultimo appello è affinché vengano depennati i finanziamenti pubblici a tutte le scuole private anche se parificate, sempre in base alla Costituzione. Sul documento, se approvato, gli studenti intendono raccogliere il maggior numero di firme possibile.
Un “abbraccio” di gruppo di studenti, ricercatori e docenti ha circondato oggi l’edificio centrale dell’Università di Trieste, in segno di protesta contro la riforma Gelmini. Circa 150 persone si sono strette simbolicamente attorno all’Università, per contestare la riforma del Governo
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
Il sito degli studenti universitari
Messaggero Veneto 26 novembre
Da ieri il rettorato dell’ateneo friulano è occupato giorno e notte dagli studenti. La protesta contro la riforma Gelmini è entrata nel vivo anche a Udine. Un centinaio di studenti, qualche docente e altrettanti ricercatori hanno deciso di unirsi alle proteste pacifiche che stanno portando sui tetti tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’università.
Università, gli studenti occupano a oltranza il rettorato di Udine
La decisione presa in un’assemblea ai Rizzi alla quale hanno partecipato anche alcuni docenti e ricercatori. E Honsell attacca la Lega: «Dove sono i soldi che aveva promesso? Il rettore Compagno non si lasci illudere»
di Giacomina Pellizzari

Gli studenti presidiano il rettorato dell’Università di Udine
UDINE. Occupato. Da ieri il rettorato dell’ateneo friulano è presidiato giorno e notte dagli studenti. La protesta contro la riforma Gelmini è entrata nel vivo anche a Udine. Un centinaio di studenti, qualche docente e altrettanti ricercatori hanno deciso di unirsi alle proteste pacifiche che stanno portando sui tetti tutto coloro – come è stato sottolineato nell’assemblea organizzata ieri mattina ai Rizzi – che hanno a cuore il futuro dell’università.
Un futuro che non può essere caratterizzato dai tagli ai finanziamenti, dalla cancellazione del ricercatore a tempo indeterminato e dai privati nei vertici degli atenei. Questi i punti della riforma Gelmini contestati dagli studenti che respingono «le accuse mosse dal ministro di essere complici dei “ baronati”. Vogliamo il cambiamento – ripetono –, ma quello serio e condiviso». Per promuovere il cambiamento vero, gli universitari annunciano una riflessione sulla riforma e volantinaggi in centro città per informare la cittadinanza sui gravi problemi che affliggono l’università.
La protesta è scattata, ieri, alle 16. A quell’ora gli studenti si sono dati appuntamento nel cortile di palazzo Florio e con i sacchi a pelo al seguito sono saliti in rettorato. Qui si sono sistemati per trascorrere la notte. Lo stesso faranno nei prossimi giorni visto che sono decisi a far sentire le loro voci a oltranza. Questo a prescindere dalla protesta istituzionale promossa dal rettore, e non condivisa al 100% dall’assemblea dei Rizzi.
E mentre gli studenti ricevono le prime manifestazioni di solidarietà, tra queste quella del consigliere comunale Federico Pirone (Sel), al loro fianco si schiera il già rettore e oggi sindaco della città, Furio Honsell. Lo fa ricordando di essere stato il primo «a denunciare il danno che sta provocando il ministro Gelmini».
E ancora: «Sono scandalizzato dal fatto che dopo tutti i soldi che la Lega dice di aver portato all’università di Udine, il riparto del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario) non sia ancora stato fatto. Il senatore Pittoni finora ha illuso l’università. Si è seduto al fianco del rettore in sede di presentazione del bilancio garantendo soldi e oggi si scopre che tutto ciò non è ancora vero».
E rivolgendosi al rettore Compagno, Honsell aggiunge: «Faccia la protesta istituzionale, ma non si faccia illudere dalla Lega».
(26 novembre 2010)
Marzo 17th, 2017 — General, Pendolari
Treni, cancellato il Trieste-Napoli
L’orario invernale nasconde amare sorprese per chi viaggia in treno. Per raggiungere la città campana si dovrà cambiare convoglio due volte. E il biglietto costerà il doppio
di Marco Ballico
TRIESTE Anche ieri, a soli 17 giorni dall’introduzione dell’orario invernale, il sito di Trenitalia brillava per assenze. Le stesse di una settimana fa, con l’aggiunta di un taglio, quello del diretto Trieste-Napoli. Cancellato. Con l’aggiunta, di una tariffa raddoppiata per l’alternativa, con tanto di cambio, pure doppio.
Riccardo Riccardi, l’assessore regionale ai Trasporti, si era lamentato sul fronte dell’informazione della compagnia ferroviaria.
Aveva parlato di “inefficienza da recuperare, e al più presto”. E invece niente di fatto: il sito continua a riportare, dopo il 12 dicembre, data in cui scatterà il nuovo orario, solo 5 treni da Trieste a Mestre al posto dei 33 attualmente in corsa, e ancora solo 6 (su 14) verso Roma e 4 (su 11) direzione Milano.
Ma, altro “buco”, manca anche il diretto su Napoli, quello delle 7.04 in partenza dalla stazione di Trieste e in arrivo alle 17.50 nella città campana. Un taglio praticamente certo visto che quella tratta, stando alle informazioni sul sito www.trenitalia.it, prevede comunque una partenza alla stessa ora con due soluzioni: un solo cambio a Bologna alle 11.14 e una durata del viaggio di 9 ore e 6 minuti oppure due cambi, a Mestre e Roma, e un arrivo anticipato di un’ora.
La sorpresa, taglio a parte, sta nelle tariffe. L’Intercity programmato sino all’11 dicembre costa 85,50 euro in prima classe e 62 euro in seconda. Con l’orario invernale si passa a quota 143 euro (103,50 per la seconda classe) nel caso di cambio a Bologna e a 172,50 (129 in seconda) con il doppio cambio a Mestre e Roma. In sostanza, un aumento del 67% sulla percorrenza di oltre 9 ore e addirittura del 110% rispetto al costo del viaggio più veloce verso Napoli, quello delle 6.35, anche in questo caso con l’obbligo di scendere e salire prima a Mestre e poi a Roma.

Trenitalia, in silenzio, procede dunque all’operazione ridimensionamento. Con tanto di aumento delle tariffe. Pure l’anno scorso, dopo che 3 milioni di euro in Finanziaria regionale erano serviti a salvare i collegamenti su Roma e Milano, i biglietti erano in ogni caso rincarati. Alta velocità e alti prezzi. Il diretto su Milano costa, dall’orario invernale 2009-2010, 59,50 euro in prima classe e 44 in seconda, aumenti del 10,8% e del 10,3% rispetto a un anno prima senza sostanziali risparmi di tempo: ci si continua a mettere circa 4 ore e 20 minuti. Biglietto ritoccato anche per le altre tratte su Milano (in media dell’8%) e per quelle su Roma: tra il +4,6% e il +6,1% la prima classe e tra il +16% e +17% la seconda.
E poi ci sono i treni cancellati. Al taglio del Trieste-Napoli si aggiunge quello finora non smentito del Trieste-Lecce. Sul sito della società ferroviaria continuano a comparire sino all’11 dicembre varie partenze con cambio a Mestre, Bologna, Verona e Bari, ma anche il diretto con partenza dal capoluogo regionale alle 19.46 e arrivo nella città pugliese alle 9 del mattino dopo. Il 12, invece, quel treno, un collegamento che copre tra l’altro la linea Adriatica e raggiunge anche Ancona e Pescara, non c’è. Probabilmente eliminato, fino a prova contraria. O almeno ancora sotto esame, ha fatto sapere l’ufficio stampa di Trenitalia, «come tutti quelli a contratto di servizio con il ministero». La decisione finale? «Sarà presa sulla base delle domande e della sostenibilità economica».
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Dopo l’occupazione simbolica del teatro romano si è formato un corteo spontaneo di circa 200 studenti (universitari ma anche qualcuno delle superiori) che ha attraversato rumorosamente tutto il centro città con varie soste per bloccare il traffico. Per oggi nuove assemblee e mobilitazioni.
Info-action reporter
Si allarga la protesta degli universitari contro la riforma Gelmini. A Trieste, dopo che un gruppo di studenti, ricercatori e docenti ha circondato l’edificio centrale dell’ateneo, i manifestanti hanno “occupato” il Teatro Romano GUARDA Occupato il Teatro Romano | “L’abbraccio” dei manifestanti | La protesta sui tetti LEGGI Università, contro i tagli studenti e ricercatori sul tetto di Fisica
Dal Piccolo
VENERDÌ, 26 NOVEMBRE 2010
A Trieste l’occupazione del Teatro Romano
In mattinata l’abbraccio simbolico dell’edificio centrale dell’ateneo. Zilli: «Può ancora succedere di tutto»
TRIESTE Dai segni di ”affetto” di piazzale Europa al sit-in davanti alla Prefettura, per finire con l’occupazione, seppure simbolica, del Teatro Romano. La protesta delle Università si è articolata ieri in città in una serie di iniziative che sembravano quasi unite da un’ipotetica linea diretta con quanto stava succedendo nei medesimi momenti nelle altre città italiane. Così in mattinata c’è stato l’”abbraccio” di un gruppo di studenti, ricercatori e docenti, che ha circondato l’edificio centrale dell’Università per contestare la riforma Gelmini. Circa 150 persone si sono strette attorno alla struttura per stigmatizzare ancora una volta le scelte del governo.
Seconda puntata nel pomeriggio, aperta verso le 17 e 30 davanti al palazzo della Prefettura con un sit-in variegato, che ha unito ancora una volta studenti e professori. Al termine le circa 250 persone hanno dato vita a un corteo spontaneo che ha fatto tappa nel vicino Teatro Romano. «Ci è sembrato un giusto parallelismo – ha detto Vania Macovaz, uno dei leader studenteschi – visto che nelle altre città italiane sono stati scelti come luoghi di occupazione temporanea monumenti-simbolo come la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana a Torino, il Colosseo a Roma e la basilica del Santo a Padova». In seguito il corteo si è snodato lungo il Corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci, la Stazione centrale, con notevoli problemi al traffico.
Intanto è stata vissuta come una mezza vittoria lo spostamento a martedì in Parlamento della discussione sugli ultimi sette articoli del decreto legge. «Da oggi ad allora – commenta Sergio Zilli, coordinatore dei ricercatori – può ancora succedere di tutto. Può anche capitare che quello che è successo, e che nessuno si aspettava, abbia un minimo di ricaduta…».
La strategia del governo Berlusconi sembra inspiegabile. «Mi chiedo e ci chiediamo – sottolinea Zilli – che scopo ha impuntarsi su un testo di legge che non comporta risparmi nè aumenti di spesa, non ha ricadute per il governo ma in compenso ha un impatto emotivo molto forte sulla società. «Forse – conclude – sarà un atto di forza, di sostegno al ministro Gelmini. Magari è un segnale all’Italia che non si accetta il dissenso, men che meno quello di quei rompiballe degli universitari…». (f.b.)