Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Messaggero Veneto del 25/02/11
Nuova sommossa al Cie di Gradisca: cinque arresti
GRADISCA D’ISONZO. Nuova rivolta al Cie di Gradisca d’Isonzo, cinque arresti. Una sessantina di immigrati, ieri mattina, a partire dalle 10.30, è insorta, appiccando il fuoco, una dopo l’altra, a sette camerate nella zona blu.
Hanno ammassato i materassi, le lenzuola, carte e documenti e li hanno poi dati alle fiamme con un accendino. L’incendio è stato circoscritto dopo un’ora e mezza dai Vigili del fuoco. Tre camerate sono state seriamente danneggiate, in particolare ai soffitti. Nessuno è rimasto invece ferito o intossicato dal fumo.
La Squadra mobile della Questura di Gorizia è riuscita a individuare i responsabili dell’ultimo incendio: si tratta di cinque tunisini, arrivati una decina di giorni fa da Lampedusa e ora in carcere per danneggiamento aggravato.
«Il Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca è una polveriera – ha osservato il segretario provinciale del Sap Angelo Obit –. Episodi di questo genere sono all’ordine del giorno. Un incendio è stato appiccato anche la scorsa settimana. Gli ospiti del Cie danno fuoco alle loro stanze perché sperano di essere liberati per carenza di posti nella struttura».
Il limite di capienza attuale del Cie di Gradisca, visti anche i lavori di ristrutturazione in corso nella zona verde, dovrebbe essere di 130 posti. Fino a ieri – prima cioè che fossero operati gli arresti e i cinque immigrati fossero tradotti al carcere di Gorizia – gli ospiti erano invece 141, al di sopra dunque del limite fissato per le condizioni della struttura. Il sovraffollamento è dovuto all’arrivo, dieci giorni fa, di una cinquantina di tunisini, sbarcati a Lampedusa e poi trasferiti a Gradisca.
Si teme ora l’arrivo di profughi libici, dopo che nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Roberto Maroni aveva ventilato l’ipotesi di trasformare il Villaggio della solidarietà di Mineo a Catania in un immenso Cara, riconvertendo tutte le strutture analoghe esistenti a livello nazionale – e dunque anche Gradisca – in Centri di identificazione ed espulsione, per poter così fronteggiare l’emergenza dell’immigrazione dalla Libia.
Un’intenzione che ha suscitato immediatamente la levata di scudi da parte del Sap di Gorizia. A pieno regime la struttura gradiscana (234 posti al Cie sommati ai 134 del Cara) diventerebbe ingestibile per le forze dell’ordine isontine. Già in queste condizioni, visto il sottodimensionamento dell’organico di stanza al Cie, gli ospiti vengono fatti uscire dalle stanze a rotazione, per poterli tenere meglio sotto controllo ed evitare disordini e sommosse di maggiori proporzioni, come è già accaduto negli anni scorsi. Questa misura precauzionale suscita peraltro fra gli ospiti insofferenza e malumore. Il capo di gabinetto della Prefettura Massimo Mauro ha escluso tuttavia che nei prossimi giorni possano esserci nuovi arrivi nella struttura gradiscana. Nessuna direttiva, a livello ufficiale o ufficioso, è stata impartita dal ministero dell’Interno circa la riconversione dei Cara in Cie.
Ilaria Purassanta
Cie, ancora tensione Operatori senza paga e sotto organico
Gradisca GRADISCA. Ancora momenti di tensione al Cie di via Udine, dove nella mattinata di ieri un gruppo di immigrati ha dato fuoco a materassi e altre suppellettili. Il rogo è stato spento immediatamente e secondo quanto si è potuto apprendere non si sono registrati feriti. La situazione è ritornata subito sotto controllo, ma al Centro di identificazione ed espulsione sono giorni particolarmente intensi, dato che ai 150 immigrati già presenti si sono sommati altri 50 provenienti da Lampedusa in seguito ai continui sbarchi degli ultimi giorni.
Appello dell’Ugl. La segreteria provinciale dell’Unione generale lavoro della Polizia di Stato di Gorizia interviene intanto per esprimere il proprio sconcerto per le rivolte di questi giorni: «Episodi che culminano con incendi e danni gravissimi alla struttura – si legge in una nota – che alla fine toccherà alla nostra comunità pagare». Già nei giorni scorsi l’Ugl della Polizia di Stato di Gorizia aveva richiesto l’integrazione al Cie di un reparto cinofilo con l’intento di scoraggiare tentativi di rivolta. Il segretario provinciale Ugl, Mario De Marco, chiede «un rapido intervento sull’intera situazione organizzativa all’interno della struttura, e che si eviti di lasciare sola la regione Friuli Venezia Giulia, interessando i politici di tutti gli schieramenti politici affinché risolvano questo grave problema con grande senso di responsabilità per creare procedure e leggi più snelle in materia di espulsione». In virtù dei drammatici fatti d’attualità del Nordafrica e dei paesi arabi, la segreteria provinciale auspica che l’Italia non venga abbandonata dal resto d’Europa «a contrastare un fenomeno di immigrazione di massa di proporzioni bibliche, e che si riescano a coinvolgere i paesi nordici che attualmente minimizzano il fenomeno».
Operatori senza paga. Cresce anche il malcontento dei dipendenti del consorzio Connecting people che operano al Cie: il loro intervento è per lamentare nuovamente il ritardo nel pagamento degli stipendi. Come non bastasse, segnalano la difficoltà «nel lavorare costantemente sotto organico, sia come numero di operatori, sia mediatori e addetti alla sanificazione», proprio mentre è cresciuto il numero degli immigrati in seguito dei numerosi sbarchi a Lampedusa. Alle difficoltà oggettive si aggiungono quelle psicologiche: a fine febbraio scade l’appalto della gestione alla Connecting people, e i dipendenti vivono nell’incertezza circa il loro futuro lavorativo. Il consorzio trapanese è stato escluso dalla gara d’appalto per carenza documentale (ammesse dalla Prefettura quattro cooperative: la Minerva di Savogna, il Sovrano ordine di Malta, la Albatros di Caltanissetta e La Ghirlandina di Modena, in consorzio temporaneo d’impresa con la Confraternita della Misericordia), ma due imprese hanno presentato istanza di riammissione alla gara, e sebbene in Prefettura vi sia uno stretto riserbo sui nomi, è altresì probabile che uno dei due soggetti sia proprio la Connecting people. In ballo, lo ricordiamo, c’è una “torta” da 15 milioni di euro per la gestione di Cie e Cara fino al 2014. (g.p.)
Marzo 17th, 2017 — Bollette
Messaggero Veneto VENERDÌ, 25 FEBBRAIO 2011 Pagina 15 – Udine
Rimborsi delle bollette di depurazione I comitati: 500 euro a ogni famiglia
SAN GIORGIO DI NOGARO. I problemi dei canoni di depurazione, dei rimborsi e degli allacciamenti fognari hanno fatto registrare il pienone a Villa Dora a San Giorgio di Nogaro, per l’assemblea pubbluca indetta dal Comitato di difesa ambientale alla quale hanno partecipato cittadini di tutta la Bassa friulana.
Il portavoce del comitato, Paolo De Toni, ha relazionato sugli esiti della riunione all’Ato dei lunedì 21 scorso: l’incontro definitivo con Ato, Cafc e Comitato si svolgerà venedì 25 marzo e di conseguenza è già stata organizzata un’assemblea pubblica per mercoledi 30 marzo.
Il Cafc dovrà rispondere sulle modalità dei rimborsi: a questo proposito è stato chiarito che i rimborsi dei canoni di depurazione riscossi illegittimamente dopo la sentenza non possono essere trattati con l’articoolo 2948 del codice civile ma vanno trattati come “indebito oggettivo” con restituzione in contanti e con interessi a partire dalla data del pagamento. Su questo punto, è stato evidenziato dai Comitati, c’è giurisprudenza “costante”, e cioè tutte le Corti dei Conti si sono pronunciate in maniera concorde.
In merito alla cifre dei rimborsi, ai quali sono interessate circa 5 mila utenze, si ipotizzano 110-120 euro a persona, per una media familiare di 500 euro (nella provincia di Udine si calcolano quindi oltre 4 milioni di euro, e per la prima volta si parla anche di rimborsi totale a Ronchis, Muzzana e Porpetto).
Massimo Battiston, direttore generale del Cafc, si è impegnato a prendere posizione sulla questione degli sfioratori impegnandosi anche a fare le analisi in entrata ed uscita all’impianto di depurazione per vedre se l’acqua che entra è più pulita di quella che esce per quanto riguarda gli inquinanti in soluzione e quindi sia effettivamente depurata.
De Toni ha colto l’occasione per mandare un appello a tutti i futuri sindaci della Bassa, affinchè si assumano la loro responsabilità di fronte al complesso sistema idrico della zone e per impedire da subito i tentativi dell’Ato di attaccare le fontane, «nell’imporre la strozzatura quasi totale al flusso dell’acqua dei pozzi, cosa che è ritenuta da sempre estremamente pericolosa per la vita del pozzo stesso».
Presenti all’assemblea anche Roberto Fasan e Settimo Mareno ex sindaco e vicesindaco di Torviscosa, e Margherita Zanchin e Walter Bragagnini ex consiglieri di opposizione di Porpetto, comuni attualmente commissariati che andranno al voto il 15 maggio. Nell’assemblea è intervenuto anche Roberto Fasan dichiarando che la caduta dell’amministrazione comunale di Torviscosa ha in larga parte bloccato le iniziative che l’Unione dei Comuni (San Giorgio e Torviscosa) aveva intrapreso per garantire i rimborsi a tutti i cittadini ed andare efficacemente incontro alla popolazione per risolvere il problema degli allacciamenti. (f.a.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
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Attenzione lavori in corso!
La rivoluzione nord-africana
è arrivata al CIE di Gradisca d’Isonzo …
e ne sta completando lo smantellamento
Coordinamento Libertario Isontino
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CIE in smantellamento.
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
tratto da:
http://piemonte.indymedia.org/article/11808
Anche stamattina i reclusi del Centro di Gradisca hanno proseguito nella loro opera di demolizione delle gabbie che li tengono prigionieri.
Altri quattro stanzoni sono stati incendiati. Secondo i conti che fanno i prigionieri ci siamo quasi: gli stanzoni aperti fino all’altro giorno erano sedici. Sette sono stati toccati dalle fiamme di ieri – e sei chiusi per inagibilità, da quanto dicevano le agenzie. Se venissero dichiarati inagibili anche i quattro di oggi,vorrebbe dire che dei sedici stanzoni ne rimangono solo sei.
A differenza di ieri questa mattina la polizia e i soldati non si sono fatti vedere, non sappiamo se per non esasperare gli animi ulteriormente o per quale altro calcolo: ottimista, qualcuno da dentro dice che “sono scappati”. Vista l’improvvisa carenza di posti, intanto, i reclusi sono stati ammassati uno sull’altro, in venticinque per camerata, in condizioni disumane.
Ore 15.00. La rivolta di Gradisca continua. Militari e polizia ancora non si azzardano ad entrare nelle sezioni, e i prigionieri continuano, indisturbati, a incendiare e distruggere. Le informazioni disponibili non sono ancora sufficienti per quantificare i danni, ma a quanto pare i rivoltosi «stanno bruciando tutto».
Marzo 17th, 2017 — Storia ed attualità
da Il Piccolo
Sagrado, l’ex lager di Sdraussina diventa centro commerciale
Il progetto esiste già: un po’ shopping-center, un po’ fitness-club, un po’ ristorante, un po’ clinica per animali

SAGRADO. Il campo di concentramento di Sdraussina diventerà un centro commerciale. A Poggio Terza Armata la notizia del progetto di riconversione dell’ex Torcitura arriva come un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Coglie tutti in contropiede e l’opposizione, che fino a ieri era all oscuro di tutto, esprime incredulità e amarezza. Un po shopping-center, un po’ fitness-club, un po’ ristorante, un po’ clinica per animali: il progetto di trasformazione di quella che oggi è un area abbandonata nel cuore della frazione di Sagrado esiste già. In questi giorni gli imprenditori che hanno acquisito l’ex sito produttivo da 50mila metri quadrati stanno presentando alle amministrazioni locali interessate i disegni di ciò che vorrebbero realizzare.
L’ultimo in ordine di tempo ad aver visionato il progetto è stato ieri mattina il sindaco di Gradisca Franco Tommasini. Ad accompagnare i rappresentanti del gruppo Hydra a palazzo Torriani è stato il primo cittadino di Sagardo Elisabetta Pian. Gradisca è coinvolta perché, tra le altre cose, è prevista la realizzazione di una nuova viabilità con un ponte a due corsie che dovrebbe tagliare l’Isonzo a monte dell attuale passerella e connettere l’ex Torcitura al Salet. Nell’estate del 1942 i 130mila metri cubi dei fabbricati di quello che allora era l’ex cascamificio vennero utilizzati dai fascisti come carcere sussidiario della prigione di Gorizia.
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Il Piccolo del 27/02/11
GRADISCA Le rivolte degli ultimi giorni al Cie sono state fomentate per rendere inagibile la struttura di via Udine. Un piano sin troppo lampante quello degli immigrati, forse mossi da una regia esterna secondo fonti ufficiose delle forze dell’ordine. Intanto un altro tunisino, dopo i cinque di giovedì, è stato arrestato per i disordini scoppiati all’interno della struttura. Erano tutti provenienti da Lampedusa, dove erano sbarcati durante l’emergenza dell’altra settimana. Ed è polemica, con i sindacati di polizia che chiedono adeguati provvedimenti. Il Sap da queste colonne aveva invocato la necessità di “non cedere ai ricatti” dei migranti, ripristinando quanto prima l’agibilità delle camerate incendiate, non rilasciando alcun clandestino, seppure con obbligo di lasciare il Paese e sottraendo loro gli accendini:Il sindacato Ugl esprime “sconcerto” per quanto accaduto attraverso le parole del referente provinciale Mario De Marco. «Per l’ennesima volta sono stati compiuti danni che alla fine toccherà alla nostra comunità pagare – afferma -. In una regione dove vi sono 16mila disoccupati, padri di famiglia che non sanno come mantenere i propri figli, è offensivo che si permetta alle istituzioni di spendere fior fiore di euro praticamente a fondo perduto per continuare a riparare una struttura che quasi quotidianamente viene danneggiata». Ad alimentare le incertezze attorno al Cie e al Cara c’è anche il nodo della nuova gestione: l’appalto diventa una corsa a 6 col ritorno in lizza della Connecting People. La coop siciliana, gestore uscente, è stata riammessa in appalto (con riserva). Idem il consorzio temporaneo d’impresa fra la francese Gepsa e due associazioni italiane. Definitivamente esclusa la coop In Vita di Udine. Le altre in corsa: Minerva (Gorizia), Sovrano Ordine Malta, Albatros (Caltanissetta), Misericordia (Modena). (l.m.)
Cie, continua la rivolta dei tunisini Struttura in parte inagibile. Obit: «Vogliono farsi rilasciare. Non bisogna cedere»
Il Piccolo del 26/02/11
GRADISCA Tensione alle stelle al Cie: la struttura gradiscana cade a pezzi dopo la seconda giornata consecutiva di disordini. Ed è prossima al sovraffollamento. Anche ieri all’ex Polonio decine di immigrati hanno devastato le stanze, appiccando il fuoco in altre 4 celle e rompendone le vetrate per esporle al gelo e renderle inutilizzabili. Con mezza dozzina di spazi inagibili dopo la rivolta di giovedì, le stanze integre rimangono appena 6 o 7. All’ex Polonio non sta più uno spillo: 142 gli ospiti presenti, ben oltre la capienza attuale già ridotta – ironia della sorte – per la concomitante ristrutturazione. In stanzoni da 8-10 posti letto rischiano di dormire 20 e più persone. A meno che non inizi un progressivo svuotamento «che però significherebbe cedere al ricatto dei dimostranti e ammettere il fallimento delle politiche di rimpatrio» vanno giù duro i sindacati di polizia. La protesta ieri ha toccato l’apice dopo le 14, quando i vigili del fuoco sono intervenuti per sedare le fiamme. Un’intera sezione di fatto è in mano agli immigrati. A fine giornata nessun ferito fra gli ospiti e le forze dell’ordine, che l’altro giorno avevano arrestato e tradotto in carcere 5 tunisini con l’accusa di danneggiamento. Farebbero parte del contingente di 50 profughi trasferiti da Lampedusa. L’emergenza al Cie arriva nel momento peggiore. Gli operatori denunciano nuovi ritardi nell’erogazione degli stipendi. I sindacati di polizia protestano per le persistenti carenze di organico e i ritardi nei lavori iniziati proprio in questi giorni di tumulto seppure invocati da anni. L’obiettivo dei migranti, forse suggerito da regia esterna, è sfruttare questo momento di precarietà per rendere inagibili tutte le stanze. Ed incrementare le chance di fuga, di trasferimento o addirittura di rilascio seppure con l’intimazione – mai rispettata – di lasciare il territorio nazionale. Il rischio è denunciato da Angelo Obit, del Sap: «La risposta dello Stato deve essere ferma. Nessuno dei dimostranti va liberato, magari scegliendo quelli con minori precedenti penali. Significherebbe cedere». Altre misure invocate dagli agenti: niente nuovi arrivi sino alla completa efficienza strutturale e organica, immediato ripristino delle camerate, sistemazione provvisoria dei trattenuti in quelle agibili, divieto di detenere accendini. «Qualsiasi segnale diverso – conclude Obit – significherebbe ammettere il fallimento». Luigi Murciano
Messaggero Veneto del 26/02/11
Gradisca, un altra protesta al Cie Camerate inagibili, è emergenza
GRADISCA D’ISONZO. Due incendi, a poche ore di distanza, sono stati appiccati ieri pomeriggio dagli immigrati ad altre tre camerate nella zona blu del Cie di Gradisca d’Isonzo. Un tunisino è stato arrestato dalla Squadra mobile di Gorizia per danneggiamento aggravato.
Sono dieci ora – comprese le sette bruciate il mattino precedente, in tre delle quali è crollato pure il tetto – le camerate inagibili al Centro di identificazione ed espulsione: una cinquantina di ospiti (sui 136 complessivi) dovrà bivaccare temporaneamente negli spazi comuni e nella sala mensa per carenza di posti letto. Questo crea anche problemi per la loro sorveglianza.
La Prefettura di Gorizia ha allertato il Viminale: la situazione è di vera e propria emergenza. Bisognerà verificare se gli ospiti possano essere trasferiti o se ci si dovrà risolvere, invece, al rilascio con foglio di via (ovvero il fine per il quale i clandestini stanno continuando a incendiare il Cie). Nella prima sommossa, avvenuta alle 14.15, sono stati coinvolti 25 immigrati che hanno dato alle fiamme due locali. Gli ospiti del Cie inoltre hanno infranto i vetri antisfondamento, in larga parte rotti o scheggiati in precedenza, che separano le loro stanze dalle cosiddette “vasche” ovvero le aree comuni.
I disordini però non sono cessati, nemmeno dopo l’intervento delle forze dell’ordine. Alle 17.35 è scoppiata una nuova sommossa, in una terza camerata della zona blu, che è andata completamente in fumo. I vigili del fuoco di Gorizia sono riusciti a circoscrivere l’incendio dopo oltre un’ora. «Non è la prima volta che lo diciamo: la struttura di Gradisca viene fatta a pezzi incidente dopo incidente – ha tuonato Angelo Obit, segretario provinciale del Sap –. Eppure i lavori di ristrutturazione, proprio in un momento caldo come quello che stiamo vivendo, sono appena all’inizio. La risposta dello Stato deve essere ferma e decisa. Nessuno deve essere liberato, nemmeno con foglio di via, e non deve essere disposto nessun nuovo arrivo al Cie sino alla completa efficienza strutturale e al rinforzo della vigilanza. Va soprattutto vietata la detenzione di fiammiferi e accendini: le sigarette vanno accese fuori dalla stanza e sotto controllo degli operatori».
Ilaria Purassanta
Marzo 17th, 2017 — Gruppo Anarchico Germinal
Oltre una 40ina di persone hanno partecipato al presidio in piazza Cavana ieri indetto dal Gruppo Anarchico Germinal in solidarietà ai popoli in rivolta nel mediterraneo e non solo.
Per oltre un’ora e mezza è stato esposto lo striscione nella foto davanti ad una sede dell’Unicredit (che ricordiamo ha fra gli azionisti proprio il governo libico) e sono stati distribuiti centinaia di volantini. Oltre a quello del Germinal, ne sono stati distribuiti altri: quello per il 1 marzo del comitato primo marzo di Trieste, uno sulle prossime iniziative di boicottaggio ai prodotti israeliani e infine uno con la lista delle fabbriche di armi italiane convolte con il governo libico.
Quindi nonostante il freddo pungente e i pochi giorni per la pubblicizzazione è stata una iniziativa piccola ma riuscita.
Il prossimo appuntamento in città è per il 1 marzo con le piazze tematiche.
un compagno presente




Ecco il testo del volantino distribuito
CONTRO I DITTATORI E I LORO “DEMOCRATICI” COMPLICI
S O L I D A R I E T A’ S E N Z A
F R O N T I E R E
Milioni di donne e di uomini nel Nord Africa e nel Medio Oriente stanno dimostrando con grande coraggio e sorprendente resistenza che le istanze di libertà e eguaglianza sono insopprimibili, che diritti e dignità non sono barattabili con un po’ di pane – quando viene concesso -, che la propria vita non può essere solamente una merce.
La carneficina libica e le brutali repressioni in Egitto, Tunisia, Yemen, Algeria, Marocco, Palestina, … svelano ancora una volta la ferocia dispiegata dai regimi dittatoriali e dai regimi “democratici” occidentali. Tutti questi oppressori, che in certe circostanze si fanno la guerra sulla pelle dei sudditi, in realtà si sostengono e si armano vicendevolmente contro chi osa ribellarsi. Le rivolte popolari mettono in pericolo il potere e i privilegi conquistati manu militari, per diritto divino o tramite deleghe in bianco (ben conosciamo le “piccole “ macellerie nostrane).
I governi italiani, di destra e di sinistra, hanno “esportato democrazia” in Afghanistan e Iraq producendo migliaia di vittime civili. Oggi il potere politico si preoccupa di gas e petrolio, degli enormi affari di Eni, Impregilo e Fiat,ecc., delle ripercussioni su Unicredit, delle commesse militari di Finmeccanica & co. I potenti agitano lo spauracchio di invasione straniera e integralismo islamico e, soprattutto, vogliono cacciare o imprigionare “centinaia di migliaia “(?) di profughi e immigrati che potrebbero arrivare. Eh già, i lager libici e il deserto sono al momento indisponibili!
Denunciamo i governanti di tutto il mondo coinvolti, quando non complici o mandanti, nel bagno di sangue di milioni di donne e uomini torturati, sfruttati, umiliati, incarcerati, censurati, affondati, respinti, ammazzati, bombardati, repressi, imbavagliati, affamati. Tutti questi uomini e tutte queste donne ci stanno dicendo che non sono dei disperati e che vogliono riprendersi la loro dignità e libertà per costruire un altro futuro. Ci stanno ricordando che l’emancipazione degli sfruttati è, e sarà, opera degli sfruttati stessi o non sarà e che chi detiene potere e privilegi non è disposto a cederli senza scatenare la propria ferocia su coloro che osassero metterli in dubbio.
Alzare la testa e lottare contro le condizioni di vita che peggiorano di giorno in giorno e contro una società sempre più militarizzata e controllata è un impegno che spetta a tutte e tutti noi.
CONTRO OGNI “INTERVENTO UMANITARIO” DEGLI STATI,
MASCHERA DELL’AGGRESSIONE MILITARISTA E
COLONIALISTA
Gruppo Anarchico Germinal
gruppoanarchicogerminal@hotmail.com – germinalts.noblogs.org – www.info-action.net
Ricordando Noureddine Adnan – datosi a fuoco a Palermo per protesta contro gli asfissianti controlli della polizia e morto nove giorni dopo, il 19/2 – e Ismail Mia – morto sul lavoro nel cantiere di Monfalcone il 21/2 – saremo ancora in strada a manifestare contro il razzismo nel pomeriggio di martedì 1° marzo – largo Barriera, via delle Torri, via S.Nicolò, piazza della Borsa – insieme al Comitato Primo Marzo di Trieste (primomarzotrieste.blogspot.com)
Marzo 17th, 2017 — General, Inquinamento
Il Piccolo, 21 dicembre 2010
SI RISCALDA IL DIBATTITO DOPO IL VIA LIBERA ALLA CENTRALE A BIOMASSE DI BISTRIGNA
Depuratore-bis, proteste a Staranzano
Impianto del costo di 3 milioni per il trattamento di scarti industriali da scaricare nella fognatura
di CIRO VITIELLO
STARANZANO Dopo il via libera del Comune di Staranzano all’impianto a biomasse che sarà realizzato a Bistrigna, al confine con il territorio di Monfalcone, è in arrivo un altro mega impianto industriale, questa volta per distillare” acque pericolose che arrivano da fuori Regione. E sono già operativi gli impianti di depurazione delle acque fognarie, quello di compostaggio dei rifiuti umidi ed è già prevista la realizzazione dell’impianto a biomasse alimentato con olio di palma. Lo annuncia con grave preoccupazione il gruppo consiliare “Staranzano Partecipa” con i consiglieri Andrea Corà (capogruppo) e Giovanni Dean, dopo che nei giorni scorsi è arrivata in Comune la documentazione per la Valutazione di impatto ambientale (Via) per la costruzione dell’impianto di trattamento di acque pericolose, “da non realizzare – consiglia il documento – adiacente al depuratore Iris a Bistrigna”. La società richiedente l’impianto è Isi Ambiente srl di Gorizia costituita da Iris Isontina S.Agi.Dep. spa di Roncoferraro (Mantova) Igp srl di Trieste. Costo preventivato dall’opera, 3 milioni di euro. L’area individuata è adiacente all’esistente impianto di depurazione del Comune gestito da Iris Acqua.
Il progetto prevede una capacità ricettiva di 300 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi per 250 giorni all’anno, per una potenzialità complessiva di 75mila tonnellate all’anno. L’impianto, dotato di diversi comparti e diverse filiere di trattamento, ha l’obiettivo di pre-trattare i rifiuti ritirati e di rendere il liquido conforme allo scarico in fognatura. E’ stato stimato un passaggio di circa 15 camion al giorno che si aggiungeranno al traffico generato dalla futura centrale a biomasse.
Un fulmine a ciel sereno, dunque, che sta alimentando scompiglio fra la gente dopo le polemiche e le proteste per la costruzione del mega impianto a biomasse la cui area è stata già recintata a Bistrigna.
«Stiamo diventando la pattumiera della Provincia di Gorizia – affermano i consiglieri di SP – visto che l’amministrazione comunale non si preoccupa dei gravi riflessi che queste strutture provocano sui cittadini. Il Comune continua ad accogliere impianti inquinanti per il nostro paese senza curarsi della conseguente perdita di valore del territorio l’impatto visivo, acustico e olfattivo che può generare. Diciamo basta e nel prossimo Consiglio lo faremo ufficialmente con una dichiarazione. La cittadinanza ha il pieno diritto di far sentire la propria voce, di opporsi e di presentare le sue osservazioni e opposizioni entro l8 febbraio 2011».
Ennesimo insediamento industriale a Staranzano
di Denis Furlan
da bora.la
A neanche un anno dall’approvazione definitiva sulla costruzione della discussa centrale a biomasse, Staranzano si ritrova “a dover fare i conti con un altro possibile insediamento industriale di dubbio valore ambientale sul suo già delicato territorio”.
E’ così che la lista civica Staranzano Partecipa accoglie la prevista realizzazione di un nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi e non a Staranzano.
E’ in data 15 novembre che è stato avviato l’iter amministrativo per la valutazione di impatto ambientale relativa alla costruzione da parte di Isi Ambiente (società formata da Iris Isontina S.AG.I.DEP SPA di Roncoferraro (Mn) eI.G.P srl di Trieste) di un impianto di trattamento rifiuti liquidi pericolosi e non pericolosi in zona Bistrigna.
“L’impatto dato da una centrale in una zona di alto valore naturalistico è già di per se indiscutibile – sottolineano gli esponenti di Staranzano Partecipa – , l’aggiunta di un ulteriore impianto, che promette di trattare 300 tonnellate al giorno (75,000 tonnellate all’anno) di liquidi pericolosi, non può essere visto che con preoccupazione. Questo tipo dʼimpianto sarebbe lʼunico della Regione e tratterebbe, dunque, tutti i rifiuti di questo tipo nel territorio regionale e forse anche per un raggio più ampio. I 15 mezzi pesanti al giorno, stimati, che andranno a transitare in zona si aggiungeranno alla già intensa mole di traffico generata dalla futura centrale, il che si traduce in un’ulteriore fonte d’inquinamento, degrado ambientale dellʼarea e svalorizzazione del territorio. Se da un lato si ha il beneficio di una ricaduta occupazionale diretta, che comunque darebbe lavoro ad una decina di persone, ed il fatto di non dover trasferire altrove i rifiuti derivati dall’attività industriale del Monfalconese (con ulteriore costo in termini di energia ed inquinamento), non si può altresì rimanere passivi rispetto all’uso che viene fatto del territorio in cui si vive”.
Il gruppo consiliare della lista civica esprime “preoccupazione per gli scarti della lavorazione di questi rifiuti, preoccupazione desta l’impatto visivo, acustico ed olfattivo che un impianto del genere può generare per l’ambiente circostante, sia per la fauna, la flora e non da ultimi i proprietari delle case circostanti, che vedrebbero crollare il valore del proprio immobile. La cittadinanza e chiunque altro si senta coinvolto in questo caso ha il pieno diritto di fare sentire la propria voce e di fare le sue osservazioni presso gli organi comunali preposti entro 8 febbraio 2011 La possibilità di partecipare attivamente alla vita del paese c’è, in questo caso, prima della valutazione di impatto ambientale infatti, gli organi preposti hanno il dovere di visionare e prendere in considerazione, oltre agli elementi ambientali, anche tutte le osservazioni fatte da pubblici e privati in merito”.
martedì 21 dicembre 2010
Marzo 17th, 2017 — Cronologia Pignarul, General
Merry Crisis And A Happy New Revolt
PignarûLibertari doimil e undis Freestyle cun Tubet e Shaban

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