Dalla CNT una presa di posizione sul problema delle due USI

Una netta sconfessione dell’USI romana e quindi di quella di Udine che fa capo a Renato Grego e Matteo Pizzolante, proviene ora dalla CNT, cioè dalla storica organizzazione dell’anarco-sindacalismo spagnolo, della quale, quest’anno (2010) si celebrano i 100 anni di vita.

E’ ora che i signori suddetti si decidano a dismettere quanto meno l’uso della sigla AIT  e porre fine ad un ignobile atto di pirateria oramai smascherato e ridicolizzato a livello internazionale.

Anche ammesso che un po’ ovunque (Spagna, Francia, Italia…) ci sono state scissioni nelle organizzazioni anarco-sindacaliste e/o sindacaliste rivoluzionarie, solo in Italia oramai permane una situazione assurda, patetica e provocatoria nella quale la componente scissionista ed espulsa dall’AIT continua ad usare la sigla di un’organizzazione della quale non fa parte!

Peraltro, come si puo’ vedere, fra le adesioni alla presa di posizione poi pubblicata dalla CNT su facebook ce né anche una proveniente da un militante della FAO Slovena

 

Contra el uso ilegítimo de las siglas IWA/AIT

pubblicata da cnt-ait il giorno domenica 26 dicembre 2010 alle ore 11.20

 

A principios de 1995 una parte de USI (que tenía su base en la ciudad de Roma) intentó llevar USI dentro de una organización llamada ARCA-USAE (vinculada a una coordinadora de sindicatos europeos) junto a otros sindicatos italianos, tanto alternativos como corporativos. El proyecto ARCA duró unos cuantos años y al final fracasó por luchas de poder en su interior.

La mayoría de USI en aquel entonces se opuso a la incorporación a ARCA, consciente de que significaría acabar con la identidad de USI y con su participación en la AIT.

La parte del sindicato que hacía referencia y se reconocía en la sección USI Roma dio lugar a un proceso interno que desembocó en un congreso, que tuvo lugar en Roma en abril de 1996 y que declaró su separación del resto de USI. La parte legítima de USI celebró en cambio su congreso en Prato Carnico en el mes de mayo del mismo año.

En su XX Congreso (Madrid, diciembre 1996) la AIT, después de comprobar las prácticas autoritarias del grupo escisionista del Congreso de Roma, decidió expulsarlos de la AIT, reconociendo al mismo tiempo la USI que había celebrado su Congreso en Prato Carnico como la única Sección AIT legítima en Italia.

A pesar de todo esto el grupo de la escisión siguió usurpando tanto la sigla USI como la de la AIT, creando a la USI-AIT legítima graves problemas en su acción sindical (convocación de huelgas, conflictos laborales etc.).

El grupo escisionista, además de usar arbitrariamente nuestras siglas USI-AIT, siguen teniendo una organización y una manera de actuar en el terreno sindical que no pueden sino definirse clientelares, corporativas, autoritarias y orientadas a delegar el poder a los cargos “cumbre” de la organización (incluso en unas ocasiones apoyaron el partido Rifondazione Comunista romano en las elecciones locales). Todo esto evidentemente no tiene nada que ver con los principios del anarcosindicalismo y de la AIT.

Un ejemplo de los problemas acarreados a nuestro sindicato por esta situación ambigua es que cuando llamamos la huelga contra la guerra en Iraq, junto a otros sindicatos alternativos, USI Coord. Rojinegra envió un telegrama al Ministerio de enseñanza, universidad e investigación, diciendo que USI no había llamado ninguna huelga. La consecuencia de esto fue una confusión enorme entre los trabajadores, puesto que el ministerio difundió una comunicación que declaraba la inexistencia de la llamada de la huelga.

Otro ejemplo son las declaraciones de las cumbres de USI Coord. Rojinegra, en las que anunciaban que votarían a los candidatos del Partito della Rifondazione Comunista en las elecciones locales de Roma.

Por lo tanto queremos comunicar a la hasta ahora llamada USI-Roma, es decir el sindicato que participa en la Coordinadora Rojinegra con las siglas USI / USI-AIT, que la única USI reconocida por la AIT, y por lo tanto que puede legítimamente usar sus siglas, es la que cuyo Secretariado Nacional tiene actualmente (2010) su domicilio en via Bologna 28, Genova, y cuyo actual Secretario Nacional es Guido Barroero, exigiendo que cese inmediatamente de usar tanto la sigla como la denominación IWA/AIT de nuestra internacional, a la que no pertenecen.

La página web de la USI-AIT es http://www.usi-ait.org/ y http://www.lottadiclasse.it/


La CNT del resto riprende il contenuto del seguente documento dell’AIT in cui viene chiesta nuovamente la cessazione dell’uso illegittimo della sigla AIT da parte dell’USI di Roma-Udine
ait-e

NOTAV: una prima risposta dei comitati ai nuovi progetti

Il piccolo 28/12/10

 

Pronto il piano-Tav, è battaglia

 

BAGNARIA «Il progetto preliminare della Tav non solo è già deciso, ma è anche vincolato alla legge Obiettivo, che non lascia alcun potere decisionale alla Regione, né tanto meno alle amministrazioni comunali». É quanto affermato dal portavoce dei No Tav di Bagnaria, Giancarlo Pastorutti, che annuncia da oggi le prime azioni del Comitato contrario alla grande opera. Questa mattina verranno inviate due lettere: la prima alla Regione, per chiedere tutta la documentazione del progetto, «come previsto dalla Valutazione di impatto ambientale (Via) che ne impone la divulgazione». La seconda missiva il Comitato la invierà al Comune di Bagnaria Arsa, per chiedere di convocare al più presto la commissione Viabilità. Come ci si aspettava, l’acceleratore per la Tav è stato schiacciato, in vista del 31 dicembre, data di scadenza per presentare alla Comunità europea il preliminare della Tav Venezia-Trieste. Il documento, che per quanto riguarda la Bassa friulana dovrebbe essere presentato dopodomani dall’assessore regionale Riccardo Riccardi, nel frattempo è finito in mano a Pastorutti. Che ha parlato di presa in giro: «Riccardi ha annunciato che nei prossimi mesi partirà la consultazione sul progetto con il territorio. Invece con il decreto legislativo 190-2002, il progetto è sotto il regime della legge Obiettivo, che alla Regione lascia solo libertà di esprimere pareri non vincolanti e ai Comuni di apportare accorgimenti non migliorativi. Di fatto il tracciato è già deciso, siamo davanti a una bella beffa. A gennaio organizzeremo assemblee sul territorio, partendo da Bagnaria Arsa». Intanto, secondo le informazioni diffuse dal Comitato, la Tav «rinchiuderà Bagnaria per due lati, a mò di aiuola spartitraffico. Il tracciato corre affiancato all’autostrada, se ne distacca verso Sud prima di Porpetto, immettendosi ad Ovest di Cervignano sulla linea Venezia-Trieste. Poi attraversa il territorio di Bagnaria a Sud di Castions delle Mura, dove a settembre erano partiti i carotaggi “clandestini”». (el.pl)

CIE DI GRADISCA: è natale tutti si accorgono che esiste il cie

Ma uno si chiede: son quasi 5 anni che il CIE è stato aperto, dov’è stato il buon Antonaz in tutto questo tempo? Per non parlare di quel che è successo prima dell’apertura…

 

Dal Messaggero Veneto del 30/12/10

Antonaz: il Cie è inutile, ogni espulsione costa non meno di 15 mila euro

Gradisca GRADISCA. «La situazione al Cie è inaccettabile»: lo ha affermato il consigliere regionale Roberto Antonaz, recatosi ieri mattina in visita alla struttura di via Udine, accompagnato dal vicario prefetto Gloria Allegretto. Circa 130 detenuti, una tensione altissima, restrizioni per l’ora d’aria (due il giorno, meno che in un carcere), servizi mensa scadenti: questa la situazione denunciata da Antonaz, che coglie l’occasione per ribadire l’inutilità del Cie. «Prima era il Cpt, ore è il Cie: strutture che non servono a risolvere il problema di sicurezza e clandestinità. Sono solo spot elettorali del centro-destra, per i quali gli italiani pagano almeno un miliardo di euro. C’è un rapporto di due agenti per ciascun detenuto, con tutti i costi del caso: secondo i miei calcoli, ogni espulsione costa non meno di 15 mila euro».
Antonaz snocciola anche altre cifre sul fenomeno-Cie: «Nel 50% dei casi si tratta di persone che hanno smarrito il permesso di soggiorno o non l’hanno mai avuto, quindi non si tratta di delinquenti. L’altra metà è gente che viene dal circuito carcerario, ed è un’altra assurdità: primo perché gli viene inflitto un supplemento di pena, secondo perché si perde tempo per un’identificazione che andava fatta prima».
Il consigliere regionale lancia un messaggio a Tommasini e alla sua giunta: vada a Roma a chiedere la chiusura assieme a Gherghetta, gli ultimi a farlo fummo io e Illy. O si continua a tenere la barra dritta sulla chiusura, o si monetizza, ma occhio: chiedendo risarcimenti il segnale che viene offerto è di accettazione e rassegnazione. I Cie si possono chiudere, quello del Porto Vecchio di Trieste fu chiuso a furor di popolo». La Prefettura di Gorizia, intanto, ha reso noto che sui siti del ministero dell’Interno (www.interno.it) e della stessa Prefettura (www.prefettura.it/gorizia) è online l’avviso pubblico per l’affidamento della gestione del Cie e del Cara per il periodo dal 1º marzo 2011 al 28 febbraio 2014. Si tratta di un bando di gara con una base d’asta di poco superiore ai 15 milioni di euro per tre anni.
La commissione di valutazione, costituita con decreto del Prefetto, procederà all’apertura dei plichi estraendo le tre buste (“offerente-documentazione”, “offerta tecnica” e “offerta economica”) in seduta pubblica il 1º febbraio 2011. (gi.pi.)

 

Dal Piccolo del 30/12/10

«Ammassati al Cie in condizioni invivibili»

 

GRADISCA «Provincia e Comune devono creare subito una delegazione per chiedere al ministro Maroni la chiusura del Cie. Anche la Regione? Magari, ma non so come la pensi Tondo». Parole di Roberto Antonaz. Il consigliere regionale del Prc ieri ha visitato assieme ai vertici della Prefettura la struttura per immigrati di Gradisca, traendone – dice – un’impressione «quantomeno inquietante. Al Cie si respira una tensione altissima e la situazione è precipitata con il prolungamento del periodo di trattenimento sino a 6 mesi. Ho parlato con migranti che testimoniano come persino in carcere le condizioni di vita siano più dignitose. Questo è un penitenziario gestito da civili». Alcuni immigrati addirittura forzerebbero per abbreviare i tempi della propria espulsione: «Preferiscono essere rimpatriati piuttosto che stare lì, dove non ci sono diritti. Si dorme in dieci, ammassati in camerate da sei. L’assistenza legale è quella che è. La mediazione culturale non è sufficiente, la qualità del cibo pessima. Persino l’ora d’aria è stata ridotta. La gente deve capire – scandisce il consigliere – che questa struttura non risolve affatto nè il problema della clandestinità nè quello della criminalità. È solo uno spot per il centrodestra, uno spot pagato dai cittadini con milionate di euro». Secondo Antonaz il meccanismo dei Cie costa alla gente 15 miliardi di euro l’anno: spese per il trattenimento degli ospiti, rimpatri, il lavoro delle forze di polizia. «Tutto questo per togliere la libertà a persone che non hanno commesso alcun reato».

Antonaz rilancia la battaglia politica contro il Cie. E punge le istituzioni locali. «Questa struttura è una sofferenza per tutti: per gli immigrati, per i poliziotti, per Gradisca. Fra le righe, pare esserlo persino per la Prefettura. Allora bisognerebbe tenere la barra dritta sulla chiusura – ribadisce Antonaz – e non ipotizzare o accettare richieste di risarcimento come ho sentito affermare nella sede del Comune: questo significa accettare e legittimare questo scempio alla democrazia. Due centri immigrati in passato sono stati chiusi: quello di Ponte Galeria, a Roma, addirittura su impulso di un prefetto; e anni fa quello triestino di Porto Vecchio, grazie a una grande spinta popolare. Chiedo al presidente Gherghetta e al sindaco Tommasini di costituire subito una delegazione per manifestare a Roma l’insostenibilità del Cie per questo territorio. Non so come la pensi il governatore Tondo, ma bisogna farlo».

 

Anche il buon prete in tutti questi anni non si è mai distinto per prese di posizione contro il CIE, che invece fioccano dopo che in vari hanno fatto notare la scandalosa benedizione dei nuovi lampioni fuori dal lager su cui, ovviamente, il buon prete non dice nulla.

 

Dal Piccolo 28/12/10

«Il Cie è angosciante come un carcere»

di GIOVANNI TOMASIN

 

GRADISCA «Il Vangelo racconta che il Natale è stato anche dramma. Per questo dico che lo spirito di quel momento forse è più presente all’interno del Cara che nelle nostre liturgie». Questa è la sfida, che parroco don Maurizio Qualizza ha voluto proporre alla popolazione di Gradisca con l’omelia natalizia che ha proferito nella chiesa di San Valeriano.

Don Qualizza, cosa intendeva quando ha detto che la messa di Natale andava celebrata nel centro immigrati?

Il mio voleva essere un invito alla riflessione. La presenza così vicina alle nostre case di un luogo di sofferenza deve indurci a pensare che il Cristo si è incarnato tra gli ultimi. E quindi a chiederci dove sia il vero Natale, se tra noi o tra loro. Quanto agli ospiti del Cara, sono in buona parte musulmani, celebrare fisicamente la messa nel centro sarebbe stata quasi una provocazione.

Come parroco ha incontrato gli ospiti del centro. Che impressione ne ha tratto?

Ho trovato un’umanità immensa, portatrice di storie sofferte, crocifisse. Si tratta spesso di persone che hanno perso la famiglia, rinunciato alla loro vita, per i loro valori umani e religiosi. In questo ricalcano la storia di Gesù, ma anche del popolo ebraico, e hanno una dignità che noi non abbiamo più.

Cosa dice alla gente che è intimorita dagli immigrati?

È un peccato. Sono spesso persone molto istruite, una vera ricchezza potenziale per il nostro paese. Ciononostante i gradiscani a volte ne hanno paura, e capisco che sia difficile trovare il bandolo della matassa dell’integrazione. Il Comune secondo me ha fatto un buon primo passo con il volontariato: dando dignità a queste persone li si inserisce nella società.

In quanto religioso, quali sono i suoi rapporti con le diverse fedi degli immigrati?

Non ho mai avuto nessun problema. D’altra parte ci sono anche tanti cristiani. Gli ospiti del Cara che vengono dallo Sri Lanka sono cattolici, peraltro molto devoti a Sant’Antonio di Padova, nostro patrono. Ma anche gli evangelici hanno un’apertura mentale che a noi manca, vengono nella nostra chiesa.

E gli ospiti del Cie?

Sono entrato l’ultima volta 7 mesi fa, anche per noi non è facile. Ne sono stato angosciato. Ho visitato anche delle carceri, ma una situazione come quella del Cie non l’ho mai vista. Sono chiusi come animali nelle gabbie.

Si sente supportato dalla Diocesi?

La Caritas ci aiuta come può. Con don Paolo Zuttion coltiviamo la speranza di aprire un centro d’accoglienza a Gradisca. Dobbiamo fare i conti con il fatto che l’immigrazione non si fermerà, almeno fino a quando l’Occidente continuerà a consumare l’80% delle risorse mondiali.

 

«Dovevamo celebrare la messa al Cie»

 

GRADISCA «La messa stanotte sarebbe stato forse più giusto celebrarla non qui ma in via Udine, vicino al Cara, cioè al Centro immigrati: io però non me la sento di fare queste scelte ardite e forse voi di capirle».

È iniziata con queste parole l’omelia della messa natalizia di mezzanotte celebrata dal parroco di Gradisca, don Maurizio Qualizza, nella chiesa di San Valeriano. Due quest’anno le celebrazioni: quella inedita delle dieci nella chiesa madre del Duomo e per l’appunto quella al più tradizionale orario della mezzanotte: entrambe affollatissime.

Presente ad entrambe le celebrazioni una rappresentanza di ospiti del Cara, il centro per richiedenti asilo politico di via Udine. E alla loro situazione è stata idealmente rivolta parte della riflessione durante la messa di Natale in San Valeriano. Le parole forti di don Qualizza («Gesù era un extracomunitario») ancora una volta hanno saputo agganciare il messaggio evangelico all’attualità. Parlando di integrazione, immigrazione, accettazione dell’altro. «Il popolo ebraico, a cui Gesù era legato secondo la carne e il sangue, si autodefiniva nella Bibbia come una comunità di forestieri e pellegrini – così il sacerdote – tant’è vero che aveva codificato questa straordinaria normativa su cui dovrebbero riflettere anche molti legislatori sedicenti cristiani: ”vi sarà una sola legge sia per il nativo sia per lo straniero residente in mezzo a voi. Quando un forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli dovrete far torto, ma lo tratterete come colui che è nato fra voi; l’amerai come te stesso perché anche voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto”. La dolcezza del Natale – ha affermato don Qualizza – sparisce per lasciare intravedere una trama cupa: Gesù nasce in una grotta-stalla, è deposto non in una culla ma in una mangiatoia, si affaccia subito l’incubo di una repressione sanguinaria e la famiglia deve imboccare la via della clandestinità, riparando nel confinante Egitto, diventando così gente extracomunitaria. Come non pensare allora stasera a tante storie che ci sono vicine, allo sguardo di quei bambini che da un po’ di tempo frequentano anche il nostro oratorio e che hanno lineamenti e volti medio-orientali, da Gesù Bambino. Non possiamo non vedere oggi questa storia che si ripete, il Bimbo di Betlemme rifiutato e per il quale non c’era posto per loro nell’albergo. Siamo chiamati a tentare di costruire strade diverse da quelle di sofferenza che ogni giorno queste persone calpestano, perché solo così, forse, ri-troveremo quello stupore per la vita. C’è poco spazio per la poesia: Natale è un dramma, il Figlio che viene e l’umanità che lo rifiuta».

 

CIE DI GRADISCA: novità sui lavori e sul bando per la gestione

Da Il Piccolo del 29/12/10

Gestione del Cie, bandito l appalto da 15 milioni

 

di LUIGI MURCIANO

 

 

GRADISCA Una “torta” da poco più di 15 milioni di euro per tre anni, ovvero sino al 2014. A tanto ammonta la base d’asta dell’appalto per la nuova gestione congiunta di Cie e Cara. Ne ha dato notizia ieri la Prefettura goriziana, pubblicando il bando di gara sul proprio sito ufficiale. La convenzione per i servizi interni alle due strutture per immigrati di Gradisca scade infatti fra pochi giorni, il 31 dicembre.

Ma la gestione della coop siciliana Connecting People sarà certamente prorogata di almeno altri due mesi, ovvero sino al 28 febbraio del 2011. Poi subentrerà – per tre anni anzichè i due coperti sinora prima da Minerva e poi dalla stessa Connecting People – il nuovo soggetto uscito vincitore dall’appalto. Il servizio sarà aggiudicato all’impresa che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dalla sommatoria della valutazione relativa all’offerta tecnica e alla convenienza economica. L’importo complessivo di 15 milioni di euro tiene conto della media dei costi di gestione delle due strutture negli ultimi tre anni, ed è determinato – si legge nel bando – «dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi e dell’esecuzione della manutenzione ordinaria, rapportato alla capienza del Centro di identificazione ed espulsione e del Centro richiedenti asilo (rispettivamente 248 e 138 posti ndr) moltiplicato per trentasei mensilità». Il servizio richiesto è estremamente complesso ed articolato: prevede l’assistenza alla persona (mediazione linguistica, assistenza legale, sanitaria e psicologica, organizzazione del tempo libero degli ospiti), pulizia e igiene ambientale, fornitura di vestiario e dei pasti. Quella relativa al nuovo appalto non è l’unica notizia importante fornita ieri dalla Prefettura goriziana: l’ente ha inoltre ufficializzato che gli imminenti lavori di ristrutturazione e potenziamento della sicurezza all’interno del Cie dureranno «indicativamente un semestre» e che l’intervento potrebbe portare ad una modificazione della capienza – ma non si dà notizia dell’ipotizzato svuotamento della struttura – per tutta la durata dei cantieri. Sarà una ditta veneta, la Easy Light di San Michele al Tagliamento, ad occuparsi dei lavori edilizi (sbarre e offendicula) e di impiantistica (videosorveglianza e sistemi antifuga a infrarossi) all’interno del centro di identificazione. L’impresa veneziana ha presentato l’offerta più vantaggiosa sulla base d’asta di 1 milione e 600mila euro, battendo la concorrenza di altri due soggetti. Nel frattempo rimane alta la tensione dei dipendenti della Connecting People. L’incubo di ottobre pare infatti si stia ripetendo: gli operatori delle due strutture per immigrati di Gradisca – secondo quanto denunciato dalla Fisascat Cisl di Gorizia – non sanno quando riceveranno la tredicesima mensilità.

A proposito del futuro …

Se ne sono accorti anche gli opinionisti da salotto

 

Corriere 30 dicembre

Un disperato qualunquismo

DITE LA VERITA’ AL PAESE

Non vanno bene le cose per l’Italia. Prima che ce lo dicano le statistiche – comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 – ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza.

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Il messaggio di fine anno degli studenti

Merry Crisis And Happy New Revolt

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Inondazioni/ Tocca all’Australia

2 gennaio 2011 Australia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Queensland devastato dalle piogge – Foto

16:06 CRONACHE Una donna morta, 200 mila sfollati nello stato del nordest Australia

Video

 


 

Un 'disastro di proporzioni bibliche': cosi' le autorita' dello Stato australiano del Queensland hanno definito i danni provocati dalle inondazioni che stanno devastando l'area a nordest del continente
Un ‘disastro di proporzioni bibliche’: cosi’ le autorita’ dello Stato australiano del Queensland hanno definito i danni provocati dalle inondazioni che stanno devastando l’area a nordest del continente


Alcune prese di posizione ufficiali contro l’uso della sigla AIT da parte dell’USI-Roma (e Udine)

Premessa. Ribadiamo ancora una volta che gli attacchi al CSA e praticamente all’intero movimento libertario regionale, partiti un anno fa, da parte di quello che è poi diventato l’esponente principale della “USI” non AIT di Udine, vale a dire il Signor Matteo Pizzolante, sono la  diretta ed esclusiva reazione al fatto che il CSA aveva posto il problema dell’uso illegittimo della sigla AIT da parte di questa organizzazione, fra l’altro, più politica che sindacale. La cosiddetta USI-Roma trova poca diffusione sul territorio italiano e per caso si è trovata ad esistere proprio ad Udine grazie ad un attivista, Renato Grego, dal passato non anarchico, ma proveniente addirittura da “Servire il Popolo”, cioè una delle peggiori organizzazioni mao-staliniste mai esistite. Avevamo mantenuto nei limite del possibile un rapporto non conflittuale con Renato Grego anche perché ci era noto da prima delle scissioni avvenute nell’USI e nell’anarcosindacalismo, negli anni novanta. Avevamo mantenuto rapporti con lui, come con tutti quelli che agiscono su tematiche comuni quali l’antifascismo, l’antirazzismo e poco più, non essendoci molte altre tematiche da condividere. Gli equilibri sono saltati quando l’ attività di cooptazione strisciante condotta per anni è emersa in tutta la sua gravità e determinazione pretendendo in maniera sempre più insistente un riconoscimento di questa organizzazione da parte del CSA. Dal respingimento di questa strategia è nato l’attacco frontale condotto “individualmente” dall’emergente Matteo Pizzolante, con lo pseudonimo di Souvarine, nel momento in cui la loro USI, felicemente posizionata in casa Comunista-Arci (Cas’Aupa), ha valutato di avere la forza per un tentativo egemonico-golpista in ambito Udinese. La questione dell’uso illegittimo della sigla AIT dimostra tutta la virulenza di questo aggregato politico pseudo-sindacale che partendo con l’obiettivo di appropriarsi addirittura di una sigla di levatura internazionale utilizza tutti gli strumenti possibili per raggiungere i propri scopi; dal ruffianamento alla denigrazione e perfino alla minaccia fisica. Tutto ciò è effettivamente accaduto ad Udine, cioè alla periferia delle perferie, politicamente parlando. Noi siamo testimoni di tutto questo e pur essendo estranei alle organizzazioni ufficiali anarchiche, anarco-sindacaliste e/o sindacaliste rivoluzionarie, ci siamo trovati di fronte alla virulenza di un comportamento che è la negazione di ogni principio libertario e come tale va  politicamente denunciato senza mezzi termini. In quest’ottica manteniamo una posizione attenta e puntuale sull’opera di chiarificazione che sta avvenendo a livello internazionale.

3 gennaio 2011 Paolo De Toni – Cespuglio

 

 

LINK

 

Dalla AIT-IWA(INTERNATIONAL WORKERS ASSOCIATION)

AIT

To “USI- Rome”

Copy: ESE, British Isles IWW, WI, CGT-E, CNT Vignoles, SAC, Solidaridad

Oberea Confederation

*

Protest against the “USI -Rome” illegitimate use of the initials AIT-IWA

*

1) The 20th IWA Congress in Madrid in December 1996 decided to accept

the USI “Prato Carnico” and not

the “USI Rome” as the IWA Section in Italy.

2) Since then the “USI Rome” has continued to misuse the initials

AIT-IWA and by this has been, and is, creating

big confusion among workers both in Italy and other countries.

3) The only legitimate USI-AIT has Guido Barroero as its National

Secretary, and is based in Via Bologna 28, Genova.

4) The IWA Secretariat demands that you stop this illegitimate use of

the initials AIT-IWA immediately!

Oslo, November 29th 2010

Greetings on behalf of

the IWA-Secretariat

Rolf P. Larsen

General Secretary

 

ZSP(Polonia)

We are writing to object to the continued use of the initials “AIT” by groups which are

not affiliated with the IWA-AIT.

 

The website http://www.usiait.it, maintained by USI, has the words: USI – Unione Sindacale Italiana – Associazione Internazionale dei Lavoratori – AIT – IWA right at

the top of the web page. This is clearly a fraudulent statement as the groups using

this

page are not affiliated in the AIT-IWA. And this has been the situation since the 20th

IWA Congress in 1996.

We do not understand why you continue this farcical activity 15 years later.

Please be informed that it is the specific will of the IWA sections that we do not

resort to state coercion to stop this activity – but that does not mean we accept this

or are willing to tolerate misleading the public. We would like a reply to this letter

telling us what action you intend to take in this matter and by when. Should we fail to

receive a reply in 14 days, we will consider USI to be acting in bad faith and will

have

to consider more resolute action.

International Secretariat

ZSP-IWA

NSF( Norvegia)

From the NSF-IWA

To “USI- Rome”

Copy: ESE, British Isles IWW, WI, CGT-E, CNT Vignoles, SAC,

Solidaridad Oberea Confederation

Protest against the “USI -Rome” illegitimate use of the initials

AIT-IWA

The only legitimate USI-AIT has Guido Barroero as its National

Secretary, and is based in Via Bologna 28, Genova.

The NSF-IWA demands that you stop this illegitimate use of

the initials AIT-IWA immediately!

Oslo, December 8th 2010

Greetings on behalf of

the NSF-IWA Arbeidsutvalget

H Gren Secretary

SolFed (Inghilterra)

To USI ROME

Protest against the “USI -Rome” illegitimate use of the initials AIT-IWA

On behalf of the Solidarity Federation, British section of the International

Workers Association, I am writing to protest ay your organisations continued

us of the International Workers Association initials IWA-AIT. The IWA/AIT

has made it clear on many occasion that we only recognise one section in

Italy, that is the USI-AIT based in Via Bologna 28, Genova.

We demand that you stop using our international name and initials

immediately

Anthony Crowther,

International Secretary

Solidarity Federation

CNT-E (Spagna)

Madrid a 20 de Noviembre de 2010*

*

*Protesta contra la “USI-Roma” — uso ilegítimo de las iniciales de la

AIT-IWA*

1) El 20 Congreso de la AIT en Madrid, en diciembre de 1996, decidió

aceptar a la USI “Prato Carnico” y

no a la “USI-Roma” como Sección de la AIT en Italia.

2) Desde entonces, la “USI Roma” ha continuando haciendo un uso indebido

de las iniciales AIT-IWA y, por ello,

ha creado y continúa creando confusión entre los trabajadores, tanto de

Italia como de otros países.

3) La única USI-AIT legítima tiene a Guido Barroero como Secretario

Nacional y está domiciliada

en Via Bologna, 28 — Génova.

4) La CNT pide que dejéis de usar de forma ilegítima las siglas AIT y

no causéis más confusión para la clase trabajadora

Salud y Anarquía

Héctor Feliciano

Secretaría de Exteriores CNT

Agli inizi del 1995 una componente della USI (con centro operativo nell’USI
Roma) tentò di portare l’USI all’interno di un contenitore organizzativo
(ARCA-USAE, collegata con un coordinamento di sindacati europei) insieme ad
altri sindacati italiani, sia alternativi che corporativi (l’ARCA durò
alcuni anni e poi naufragò per lotte di potere interne). La maggioranza
dell’USI si oppose a quest’operazione che significava la fine dell’identità
dell’USI e della sua collocazione nell’AIT. Fu a questo punto che la
componente che faceva riferimento all’USI Roma inizio un processo interno
che portò a un congresso scissionista a Roma nell’aprile 1996. La componente
legittima dell’USI celebrò il suo congresso a Prato Carnico (maggio 1996).
L’AIT deliberò sulla situazione italiana nel suo XX Congresso (Madrid,
dicembre 1996), constando le pratiche autoritarie degli scissionisti decise
di espellerli dall’AIT e di riconoscere come unica USI sezione
dell’Internazionale quella che aveva celebrato il suo congresso a Prato
Carnico.

Nonostante questa decisione la componente scissionista ha continuato ad
usurpare ed utilizzare sia la sigla USI che la sigla AIT creando forti
problemi alla legittima USI-AIT nello svolgimento dell’azione sindacale
(indizione di scioperi, vertenze, ecc.). Gli scissionisti oltre ad
utilizzare arbitrariamente la nostra sigla e quella dell’Internazionale
hanno continuato ad operare con un sindacalismo verticistico, clientelare,
corporativo ed autoritario (appoggiando politicamente il partito romano di
Rifondazione Comunista) che niente ha a che vedere con i principi
dell’anarcosindacalismo e dell’AIT.

 

TRADUZIONI

 

Dalla AIT-IWA(INTERNATIONAL WORKERS ASSOCIATION)

AIT

To “USI- Rome”

Copy: ESE, British Isles IWW, WI, CGT-E, CNT Vignoles, SAC, Solidaridad

Oberea Confederation

Protesta contro l’uso illegittimo della sigla AIT-IWA da parte dell’USI-Roma

*
1)  Il ventesimo congresso a Madrid nel dicembre 1996 decise di accettare l’USI “Prato Carnico” e non l’ “USI Roma” come sezione Italiana dell’IWA.

2) Da allora, l’USI Roma ha continuato ad usare illecitamente le iniziali AIT-IWA ad ha creato, e crea, grossa confusione tra i lavoratori sia in Italia che in altri paesi.

3) L’unica legittima USI-AIT ha Guido Barroero come segretario nazionale, ed è basata in via Bologna 28 a Genova.

4) La segreteria IWA chiede di cessare immediatamente l’uso illegittimo delle iniziali AIT-IWA!

OSLO, 29/11/2010

Saluti a nome della segreteria IWA

Rolf P. Larsen

Segretario Generale

ZSP (Polonia)

Scriviamo a proposito dell’uso continuativo delle iniziali “AIT” da parte di gruppi che non sono affiliati all’IWA-AIT.

Il sito http://www.usiait.it, mantenuto dall’USI, riporta la parole: USI – Unione Sindacale Italiana – Associazione Internazionale dei Lavoratori – AIT – IWA, proprio al centro della pagina web. Questa è chiaramente una frase fraudolenta in quanto i gruppi che utilizzano questa pagina non sono affiliati all’AIT-IWA. E questa è stata la situazione fin dal ventesimo congresso IWA del 1996.
Non capiamo perchè continuate in questa attività farsesca ben quindici anni dopo.
Vi informiamo che è volontà precisa delle sezioni IWA che noi non ricorriamo alla repressione statale per fermare quest’attività, ma questo non significa che l’accettiamo o che tolleriamo che si imbrogli la comunità.  Gradiremmo una risposta a questa lettra che ci dicesse che azioni intendete intraprendere a questo proposito ed entro quando. Se non dovessimo ricevere risposta entro 14 giorni, considereremo che l’USI sta agendo in mala fede e dovremo prendere in considerazione azioni più risolute.

Segretriato internazionale ZSP-IWA

NSF (Norvegia)

Dall’NSF-IWA

All’ “USI-Roma”
Copia: ESE, British Isles IWW, WI, CGT-E, CNT Vignoles, SAC, Solidaridad Oberea Confederation.

Protesta contro l’uso illegittimo delle iniziali AIT-IWA da parte dell'”USI-Roma”.

L’unica legittima USI-AIT è quella che ha come segretario nazionale Guido Barroero, ed è basata in via Bologna 28 a Genova.

L’NSF.IWA vi chiede di smettere immediatamente l’uso illegittimo delle iniziali AIT-IWA!

Oslo, 08 Dicembre 2010

Saluti a nome dell’NSF-IWA Arbeidsutvalget

H. Gren, Segretario

SolFed (Inghilterra)
All’USI ROMA

Protesta contro l’uso illegittimo delle iniziali AIT-IWA da parte dell'”USI-Roma”.

A nome della Solidarity Federation, sezione britannica dell’IWA,, scrivo per protestare contro l’uso continuativo che la vostra organizzazione fa della sigla IWA-AIT dell’International Workers Association. L’IWA-AITha chiarito in molte occasioni che riconosciamo solo una sezione in Italia, ossia l’USI-AIT basata in via Bologna 28 a Genova. Chiediamo che smettiate immediatamente di usare il nostro nome ed iniziali internazionali.

Anthony Crowther,

Segretario Rapporti Internaionali

Solidarity Federation

*Protesta contro l'”USI-Roma” – uso illegittimo della sigla AIT-IWA*

1)  Il ventesimo congresso a Madrid nel dicembre 1996 decise di accettare l’USI “Prato Carnico” e non l’ “USI Roma” come sezione Italiana dell’IWA.

2) Da allora, l’USI Roma ha continuato ad usare illecitamente le iniziali IAT-IWA ad ha creato, e crea, grossa confusione tra i lavoratori sia in Italia che in altri paesi.

3) L’unica legittima USI-AIT ha Guido Barroero come segretario nazionale, ed è basata in via Bologna 28 a Genova.

4) La segreteria IWA chiede di cessare immediatamente l’uso illegittimo delle iniziali AIT-IWA e di non causare più confusione nella classe lavoratrice.

Salute ed Anarchia,

Héctor Feliciano

Segreteria rapporti con l’Estero CNT

NOTAV: la truffa dello spezzatino

Da Il Piccolo del 03/01/11

«Il piano diviso in tre parti per indebolire le opposizioni»

 

“Salami slicing” (affettare il salame): così è noto a livello europeo lo stratagemma adottato da Rfi per cercare di sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto della Tav tra Venezia e Trieste. Lo afferma il Wwf del Friuli Venzia Giulia che ricorda come il progetto preliminare della nuova linea ferroviaria sia stato infatti suddiviso in tre tronconi, che hanno iniziato la procedura di Valutanzione d’impatto ambientale (Via) in modo indipendente l’uno dall’altro: la tratta Venezia–Portogruaro (progetto e studio di impatto ambientale consegnati il 22 dicembre, soltanto alla Regione Veneto), la tratta Ronchi del Legionari – Trieste (progetto e studio consegnati il 22 dicembre, solo alla Regione Friuli Venezia Giulia) e la tratta Portogruaro–Ronchi dei Legionari (progetto e studio saranno consegnati entro il 31 dicembre a entrambe le Regioni). «I progetti sono però, evidentemente, – affema il Wwf – parte di un tutto inscindibile, per la semplice ragione che l’uno non avrebbe alcun senso né funzione, in assenza degli altri. Lo scopo della suddivisione in tre tronconi è quindi soltanto quello di cercare di deviare l’attenzione delle comunità locali, Comuni in primis, sul pezzetto di linea che riguarda i rispettivi territori, facendo perdere di vista l’insieme».

Secondo l’associazione ambientalista «si vuole cioè che cittadini, Comuni, associazioni si esprimano soltanto sul frammento di Tav che tocca da vicino casa propria, chiedendo magari limitati spostamenti della linea o “compensazioni” locali, senza metter naso nella strategia complessiva che sta a monte del progetto e ragionare sugli impatti globali (ambientali ed economici) dell’opera. E’ questa la logica perversa della “Legge Obiettivo”, all’origine della progettazione delle linee Tav (e non solo di queste) e che fa a meno di qualsiasi pianificazione nel settore trasporti: la “politica del fare” qualunque cosa, comprando magari il consenso delle comunità locali e prescindendo dalla valutazione se si tratti di opere utili e sostenibili».

Secondo il Wwf, inoltre, la procedura di Via sulla Tav a Nordest denuncia altre gravi carenze: 1) manca, negli elaborati presentati da Rfi, la valutazione costi-benefici, pur imposta per legge a tutte le opere pubbliche; carenza tanto più grave in quanto si tratta di un’infrastruttura il cui costo era stimato già nel 2006 pari a quasi 5,2 miliardi di euro per la tratta Venezia-Trieste (oggi la stima sarebbe verosimilmente superiore); 2) nel sito Internet del ministero dell’Ambiente, a tutt’oggi (30 dicembre 2010), non c’è traccia degli elaborati consegnati da Rfi e anzi nella sezione dedicata alla Via si legge che non c’è “nessun progetto sottoposto a Via in fase di osservazione da parte del pubblico” (benché, come detto, Rfi abbia consegnato alle Regioni progetti e studi per due tratte già il 22 dicembre)! 3) per poter visionare il materiale, i cittadini devono quindi rivolgersi agli uffici regionali (ma in Veneto trovano soltanto quello della Venezia–Portogruaro e in Friuli Venezia Giulia solo quello della Ronchi-Trieste).

Il Wwf chiederà perciò ai ministeri Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali e alle Regioni interessate di imporre a Rfi l’accorpamento dei tre progetti in un’unica serie di elaborati e un unico procedimento; di completare gli elaborati per la Via con l’indispensabile analisi costi-benefici; di avviare una nuova procedura Via sul progetto unitario della linea Venezia–Trieste; di mettere a disposizione del pubblico, su Internet, tutta la documentazione di Rfi, contestualmente alla pubblicazione degli annunci sui giornali prescritta per legge.

 

 

Legambiente: rischio-esproprio per una quarantina di case

 

 

 

Gli impatti della linea ad Alta velocità-Alta capacità ferroviaria rischiano di essere molto più concreti e molto più vicini per il Monfalconese di quanto il territorio possa pensare. Per questo il circolo locale di Legambiente ritiene “stupefacente” l’assoluta mancanza di reazioni da parte delle amministrazioni locali alla comparsa dell’annuncio della presentazione del progetto preliminare del tracciato Av-Ac relativo al tratto Ronchi dei Legionari-Trieste. Se sette anni fa la situazione era grave, ma non seria, come sottolinea Rudi Fumolo del circolo monfalconese di Legambiente, perché il primo progetto preliminare conteneva delle palesi incongruenze, ora il quadro è decisamente più pericoloso. «Intanto le amministrazioni comunali del mandamento allora erano contrarie in modo compatto – ricorda Fumolo -, mentre ora sono favorevoli, salvo qualche rara eccezione. Il dato di fondo però è un altro: se il progetto non sarà bocciato come in passato, l’approvazione del preliminare, che potrebbe avvenire entro quest’anno, comporterà automaticamente dei vincoli all’esproprio delle aree coinvolte dall’opera». Di fatto, stando a Fumolo, le case vincolate potrebbero oscillare tra le 100 e le 200, a seconda della fascia di salvaguardia del tracciato, e quelle da espropriare tout court circa 40. «In base alla normativa, il giorno dell’approvazione del progetto preliminare – ribadisce l’esponente di Legambiente – le case circostanti la nuova linea ferroviaria saranno vincolate senza bisogno di qualsiasi comunicazione diretta agli interessati». Insomma, ci sono gli impatti ambientali dell’opera da tenere in conto, ammonisce Legambiente, ma non solo quelli. «E’ sperabile che oltre ad analizzare gli aspetti ambientali – afferma Fumolo – gli amministratori locali abbiano ben chiaro l’effetto sul loro territorio della semplice approvazione del preliminare, che fra l’altro permetterà anche l’avvio delle fasi esplorative e l’apertura dei relativi cantieri». Legambiente si augura che questi nodi siano stati affrontati dagli amministratori nei contatti avuti negli ultimi mesi con le Ferrovie, «anche perché negli ultimi anni le amministrazioni regionali e locali, di diverso colore, non hanno brillato per la volontà di informare la popolazione sugli effetti ambientali e legali del passaggio dell’Av-Ac». I cittadini dovrebbero invece pretendere proprio questo, secondo Fumolo: notizie dettagliate per poi eventualmente agire attraverso le proprie amministrazioni locali, «tra gli unici soggetti che possono modificare i contenuti del progetto». (la. bl.)

 

 

Alta velocità, depositato il progetto sul potenziamento della linea esistente

di LAURA BORSANI

 

Il progetto preliminare della tratta Ronchi-Trieste della linea Alta velocita-Alta capacita, Venezia-Trieste è servito. Presentato al Comune di Monfalcone, agli altri enti locali del mandamento, alle Province di Gorizia e Trieste, nonché a tutte le parti interessate, al fine di segnalare eventuali ”interferenze”, ostacoli e criticità sul territorio non rilevate dallo studio. Il progetto, commissionato da Rete ferroviaria italiana a Italferr, in accordo con la Regione, è stato anche inoltrato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per essere sottoposto all’approvazione da parte del Cipe.

PRELIMINARE. Siamo alla prima fase progettuale, dopo che il precedente tracciato è stato bocciato nel corso delle procedure di impatto ambientale. Per la tratta Ronchi-Trieste, il nuovo piano ”alleggerisce” le ricadute riducendo i 33 chilometri di galleria attraverso il Carso a meno di una decina. Per Monfalcone l’attenzione sarà concentrata sullo snodo di San Polo e sulla riorganizzazione della linea ferroviaria storica. Sul tappeto anche la verifica in ordine agli eventuali vincoli ed espropri posti a residenze, terreni privati e a opere e beni pubblici.

INTERFERENZE. Il progetto preliminare è giunto al Comune di Monfalcone, protocollato il 21 dicembre, ma è stato inviato anche ai Comuni di Ronchi, Staranzano, San Canzian, Turriaco, Doberdò, Duino Aurisina, Trieste e Sgonico. Scatta il ”count down” per la segnalazione delle ”interferenze”. Non è previsto alcun parere da parte degli enti coinvolti, poiché il piano è inserito nella legge Obiettivo che comporta l’accelerazione dell’iter. Il progetto preliminare potrebbe subire modifiche anche sostanziali in sede di progettazione definitiva ed esecutiva, per le quali, però, gli enti locali non saranno più coinvolti. Intanto, c’è tempo 60 giorni, fino al 20 febbraio, per consegnare la relazione.

LINEA STORICA. Un lavoro imponente dovendo vagliare 284 tra relazioni e tavole. Il progetto della tratta Ronchi-Trieste prevede, assieme al Corridoio 5, la riorganizzazione della ferrovia storica, prospettando una consistente trasformazione. Il piano, infatti, intende intervenire propedeuticamente alla rivisitazione della linea Trieste-Venezia, ma soprattutto della Trieste-Udine. Si apre, pertanto, un doppio fronte di valutazione. «Il progetto preliminare presentato – spiega l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimo Schiavo – è il primo elaborato ufficiale consegnato ai Comuni, per il quale i nostri uffici hanno costituito un gruppo di lavoro». Rispetto alle ipotesi precedenti, la quantità di infrastrutture previste è stata molto ridotta, eliminando in particolare la realizzazione di traumatici viadotti. «Questo – aggiunge Schiavo – è frutto di una serrata trattativa, tecnica e politica, condotta assieme agli altri enti locali, per evitare pesanti ripercussioni».

CRITICITÀ. Restano gli altri nodi. Che per Monfalcone interessano la linea storica ferroviaria, in particolare il bivio di San Polo, che oggi si presenta come un semplice sistema di scambi, con due binari che partono dalla stazione per poi suddividersi in 4, due in direzione Venezia e 2 in direzione Udine. Lo scenario prospetta lo sdoppiamento dei binari per Venezia, per ricongiungersi in prossimità della stazione di Monfalcone. La linea storica è destinata a venire potenziata, in attesa della realizzazione del Corridoio 5. «La riorganizzazione della linea storica – osserva Schiavo – potrà essere funzionale alle nostre aree industriali ed in particolare allo sviluppo del porto, alleviando contestualmente lo stato di sofferenza della viabilità. Si tratta, pertanto, di favorire lo sviluppo, ma a fronte di buoni criteri di sostenibilità».

CONSULTAZIONI. L’assessore preannuncia le opportune consultazioni: «Saremo attenti a coinvolgere tutte le forze politiche e le associazioni che si occupano di ambiente. L’obiettivo è quello di segnalare correttamente le ”interferenze”, al fine di ridurre al massimo l’impatto sul territorio. Ci incontreremo anche con gli altri enti locali, per esprimere una valutazione comune. Vogliamo che il nostro patrimonio storico-naturalistico venga salvaguardato, oltre alle residenze e ai servizi».

 

Messaggero 02/01/11

Tav, avviate le procedure per la Via

 

 

BAGNARIA ARSA. «Pensavamo che con l’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest si fosse toccato il fondo, invece dobbiamo ricrederci, perché la Tav è anche peggio». Aldevis Tibaldi, portavoce del Comitato per la Vita Rurale in Friuli, attacca il progetto della Tav, sostenendo che «dopo un decennio di annunci trionfalistici, di progetti scivolati miseramente nel ridicolo, la montagna ha partorito il topolino e, come si conviene si è fatto di tutto per limitare la partecipazione del pubblico e trasformare i fondamenti del nostro ordinamento in un mero simulacro. Ecco dunque una delle scatole cinesi di Rfi dare avvio alla procedura di valutazione di impatto ambientale che assegna sessanta giorni per la presentazione delle possibili osservazioni allo studio di impatto ambientale. Non a caso gli avvisi arrivano ancora una volta sotto le feste, perché le amministrazioni, carenti di personale, siano messe in condizione di non reagire. Ma non è tutto- continua Tibaldi-, visto che con la collaudata tecnica dello spezzatino, la tratta Venezia – Confine di Stato è stata divisa in tre perché il progetto non sia analizzato nel suo insieme e con ciò sia possibile dire tutto e il contrario di tutto. Così la tratta veneta potrà trasformarsi in una linea turistica a servizio delle sue località balneari, mentre in Friuli si usurpano terre fertili con il pretesto di raggiungere velocità teoriche di 350 chilometri orari. Una vera e propria truffa ». Tibaldi, afferma che «a rendere problematica, se non impossibile, ogni reazione, complice il silenzio del vertice regionale ha permesso che i progetti e i relativi studi di Via siano visionabili negli uffici romani, ma anche nella sede di Cannaregio e nella sede triestina di via Giulia. Ve lo vedete- si chiede- il tecnico comunale di Teor o il cittadino di Pocenia rinunciare per due settimane di fila alle proprie incombenze quotidiane per raggiungere Venezia o Trieste per consultare centinaia di elaborati tecnici? Ve lo vedete il commissario di Porpetto preoccuparsi di salvare quel comune dalla invasione della Tav, sino al punto di inimicarsi il vertice regionale che lo ha designato e dal quale dipende? C’è poco da dire: lo hanno fatto apposta! Il Comitato per la Vita del Friuli Rurale non molla- conclude- e a partire dal nuovo anno sarà a Roma negli uffici frequentati esclusivamente dalla società proponente e dai suoi mallevadori nostrani».

Francesca Artico

NOTAV: continuano i deliri dei giornali sui nuovi progetti

Il Piccolo 4 gennaio

Tav, da Venezia a Ronchi in 43 minuti
i treni correranno a 250 km/

Con la Tav in 43 minuti da Ronchi a Venezia

Emergono i dettagli del progetto preliminare della linea ferroviaria ad alta capacità Venezia-Trieste. La documentazione è in possesso degli enti locali: due mesi per segnalare criticità, poi tocca al Cipe. I treni correranno a 250 all’ora, Venezia e Ronchi saranno separate da soli 43 minuti di viaggio
di Laura Borsani

TRIESTE Dall’aeroporto Marco Polo di Venezia a Ronchi dei Legionari in 43 minuti passando lungo la costa veneta. Oppure in poco meno di 40 minuti, se il percorso affiancherà l’a utostrada anche nella regione contermine. Sono questi i tempi ipotizzati dal progetto preliminare della linea ad alta capacità che collegherà Venezia a Ronchi e poi, oltre, Ronchi con il confine con la Slovenia attraversando l’altipiano carsico triestino. Definirla ad alta capacità è obbligatorio, dal momento che il progetto prevede che i treni non superino i 250 chilometri orari: in Friuli Venezia Giulia ci saranno anche alcuni punti sotto i 200 chilometri orari.

ALTA CAPACITÀ
Il concetto di Alta capacità punta ad aumentare il numero di treni che possono circolare su una data linea e quindi l’aumento di velocità è parziale, raramente supera i 220 chilometri orari. Il tetto limite è comunque 250 chilometri orari. Da questa velocità, per poi superare i 300 orari, si inizia a parlare di alta velocità. Ma non sarà questa la conformazione della linea a nordest, né in Friuli Venezia Giulia né in Veneto. La Regione di Luca Zaia dovrà confrontarsi con le popolazioni locali su due ipotesi: quella costiera e quella che fiancheggia l’a utostrada. La prima è 10 chilometri più lunga della seconda e questo si tradurrebbe in qualche minuto in più di viaggio.

IL TEMPO Il progetto della ferrovia dall’aeroporto di Venezia a Ronchi (in collegamento con lo scalo aereo giuliano) prevede che un passeggero potrà coprire la distanza in 43 minuti. Aggiungendone un’altra decina si arriverà a Trieste: la tratta che oggi si percorre in circa due ore, quindi, si percorrerà nella metà del tempo. Il tempo tra i due scali aeroportuali sarà importante anche per la prossima alleanza tra Regione Friuli Venezia Giulia e Save.


IL PROGETTO
Il preliminare, sia per quel che riguarda la tratta veneta che per quel che riguarda la tratta in Fvg (da Portogruaro a Ronchi), è stato trasmesso dalle Regioni alle amministrazioni comunali. I sindaci della Bassa friulana, i principali interessati, hanno ricevuto allegati e dischetti – «sono più di 500 pagine», spiega chi ha già dato un’occhiata – il 29 dicembre. A loro per ora è stato chiesto di valutare le interferenze previste dal tracciato elaborato da Rfi. Per quel che riguarda i contenuti ovvero il dettaglio della linea nei singoli territori, si attende il confronto con la Regione. Va sottolineato che i tempi per lo sviluppo e la realizzazione dell’opera rimangono comunque ancora incerti.

L’ACCORDO
«Per noi fa fede ancora l’accordo sottoscritto con la Regione il 4 febbraio del 2008 – ricorda Pietro Paviotti, sindaco di Cervignano -. Da allora non c’è più stato un confronto aperto con la Regione, perché la nuova giunta ha detto che si sarebbe attenuta a quanto sottoscritto con la precedente. Ora che il progetto è stato predisposto ci aspettiamo un nuovo incontro». Stessa attesa anche da Mario Pischedda, il sindaco di Villa Vicentina che non sottoscrisse il protocollo d’intesa con l’allora assessore Lodovico Sonego. «L’assessore Riccardi ci ha detto chiaramente che quel protocollo sarebbe stato rispettato per cui, anche se non l’abbiamo sottoscritto, ci attendiamo di ritrovarne i contenuti. Ripartiremo da là».

IL PROTOCOLLO
Il documento, che ha quasi tre anni di vita, ha comunque subìto una modifica in corso d’opera: lo sganciamento tra linea ferroviaria e terza corsia. Se così non fosse stato fatto i cantieri sulla A4 sarebbero ancora un miraggio. Il protocollo Sonego – la nuova giunta ha scelto comunque di lavorare in continuità con la precedente – metteva nero su bianco gli interventi in materia di mitigazione ambientale (come per esempio una mappatura acustica da parte dell’Arpa un anno prima dei cantieri per poi verificare nel tempo il livello di rumore), ma anche i vincoli legati alla velocità. Per Cervignano, per esempio, (uno dei punti più delicati del tracciato perché la linea dovrebbe rafforzare l’esistente) il protocollo prevedeva che: i treni passeggeri non superassero i 200 chilometri orari, la realizzazione di un tunnel trasparente nel viadotto per eliminare i rumori, le barriere antirumore in stazione e interventi di mitigazione nei tratti ”urbani” della linea.

4 gennaio 2011

 

Il progetto consegnato agli enti locali

 

di SILVIO MARANZANA

 

TRIESTE Il progetto preliminare è stato consegnato alle amministrazioni locali che ora hanno due mesi di tempo per esaminarlo e proporre correzioni, oltre a essere inviato all’Ue entro il termine previsto del 31 dicembre: i finanziamenti europei per la progettazione definitiva dovrebbero essere così in cassaforte, ma la Tav Venezia-Trieste rimane ancora in alto mare. E ciò soprattutto per le incertezze sul tracciato nel territorio del Veneto. Chiaro che il Friuli Venezia Giulia è legato a doppio filo alle ambiguità venete che potrebbero ritardare l’intera opera, eppure Trieste soprattutto, cosa di cui molti politici non sembrano rendersi conto, ha un interesse particolare ad accelerare la realizzazione dell’Alta capacità perché la Slovenia preme per una rapida realizzazione del tratto Capodistria-Divaccia e il progetto Unicredit per il superporto farà convogliare finanziamenti sullo snodo monfalconese di San Polo. Il porto di Trieste rischia così di rimanere strozzato nella tenaglia e morire per asfissia.

«La presentazione del progetto è un passaggio importante anche per pianificare al più presto il tratto Trieste-Divaccia», fa infatti notare l’assessore regionale alle Infrastrutture e trasporti Riccardo Riccardi il quale sottolinea che il nuovo studio di Rfi «evita lo sventramento di Trieste. Ma non cade dall’alto – aggiunge – bensì è frutto di un’operazione di dialogo con il territorio che ora continuerà con un forte coinvolgimento degli enti locali». Comuni e Province hanno infatti ora sessanta giorni di tempo per segnalare eventuali ”interferenze”, cioé ostacoli e criticità sul territorio non rilevati dallo studio.

Una fase che si presenta complicata soprattutto in Veneto, com’è stato immediatamente rilevato dall’assessore alla viabilità Renato Chisso: «Il progetto così com’è non va bene – ha affermato – Se non prevede stazioni per le spiagge è da rivedere». Lo studio di Rfi ha preso infatti in considerazione il tracciato basso, e non quello originario che correva parallelamente all’autostrada, ma l’Alta velocità non prevede alcuna fermata tra l’aeroporto Marco Polo, ultimo stop in Veneto, e Trieste. Ma ora Chisso è chiaro: «A Rfi abbiamo chiesto che ci venga consegnato anche lo studio di fattibilità che è già stato realizzato su itinerari alternativi».

Ripensamenti che potrebbero far perdere tempo prezioso perché, come fanno rilevare da Rfi, «la Valutazione d’impatto ambientale è stata aperta e il Ministero ha avviato l’iter istruttorio che dovrà portare all’approvazione del progetto da parte del Cipe».

Per il tratto Ronchi-Trieste, la questione anche se non ancora completamente definita, sembra meno controversa. «Sarò in ufficio oggi per un’analisi più dettagliata dei documenti che ci sono stati consegnati – ha annunciato ieri Riccardi – ma è certo che il tracciato previsto dal progetto preliminare non si discosta granché dall’ultima versione divulgata». La Tav dunque non sventrerà Trieste, non si inabisserà in galleria a Santa Croce per correre sotto la città, sotto Gretta, San Giovanni e Cattinara in particolare e avvitarsi attorno alla Val Rosandra, bensì viaggerà lungo la direttrice definita alta, lungo l’asse Ronchi – Aurisina – Opicina – Sesana – Divaccia e i 33 chilometri inizialmente previsti in galleria si ridurranno a meno di una decina. Per penetrare in città e soprattutto agganciarsi al porto di Trieste utilizzerà la già esistente cintura di circonvallazione cittadina. Su questa alternativa, Italia e Slovenia sono già d’accordo.

Da subito, secondo dati forniti dallo stesso Riccardi, l’Alta capacità permetterebbe il passaggio di un traffico annuale dal porto di Trieste di 560 mila teu che potrebbero diventare addirittura tre milioni e mezzo dopo gli interventi a San Polo e il raccordo con la cintura di circonvallazione.