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PORDENONE: Saluto fascista di Loperfido – rassegna stampa

LUNEDÌ, 28 MAGGIO 2012 – Pagina 11, Messaggero Veneto

 

Pordenone IL CASO

Saluto fascista di Loperfido, polemica sul web

Pubblicata su Facebook una foto del 2007. Il pidiellino si difende: non sono un estremista

loperfidofascio

La polemica scoppia sul web nel pomeriggio di ieri. Nel profilo Facebook di Emanuele Loperfido, vice coordinatore provinciale del Pdl, consigliere a Pordenone, vicinissimo al presidente della Provincia, Alessandro Ciriani, un amico linka una foto d’annata che lo vede esibire il saluto fascista. Il post viene cancellato nel giro di pochi minuti, ma nella platea di internet più di qualcuno se ne accorge, tanto che viene fatta una fotografia dello schermo a immagine ancora esistente e denunciato il richiamo al simbolo di mussoliniana memoria. «Ecco – si legge nel web – il vero volto di chi critica gli antifascisti del 25 aprile e la cosiddetta violenza dei 99 Posse».

Una polemica pretestuosa secondo il diretto interessato. «E’ una foto del 2007 scattata a Bratislava – commenta Loperfido – che ritrae un saluto rivolto a un amico. In vent’anni di politica non sono mai stato un estremista, semmai mi accusano di avere atteggiamenti democristiani. Se si vuole utilizzare quella foto per polemizzare contro chi, come il sottoscritto, ha denunciato le sassaiole al 25 aprile lo facciano. Lascio ai lettori e agli elettori giudicare». (ste.pol.)

CIE DI GRADISCA: nuove fughe evvai!

Messaggero Veneto del 29/05/12

Evasi dal Cie due marocchini E ieri fuga sventata dal diluvio

Nuovi disordini al Cie di Gradisca d’Isonzo, due immigrati sono scappati. Le forze dell’ordine sono sulle loro tracce. Anche ieri altri sei trattenuti sono saliti sui tetti, ma l’improvviso temporale li ha fatti desistere. Sabato pomeriggio, invece, altri sei immigrati nella zona blu hanno dato il via a una sommossa. Arrampicandosi sui cancelli che dividono le camerate dal cortile, sono saliti sul tetto. Poi, come un sol uomo, sono scesi, ma ognuno da un punto diverso, per dividere gli agenti accorsi sul posto per bloccare il tentativo di fuga. Così i due marocchini sono riusciti a balzare su una camionetta dell’esercito e dal tetto del mezzo si sono lanciati oltre il muro di recinzione, prendendo poi la via dei campi che circondano il Cie. Fino a ieri sera non erano stati ancora acciuffati. «Dopo i lavori da oltre 1 milione e mezzo di euro – commenta il segretario provinciale del Sap Angelo Obit – che avrebbero dovuto impedire ulteriori fughe, ci ritroviamo daccapo: come è possibile che gli immigrati riescano a salire sui tetti? La ristrutturazione non avrebbe dovuto scrivere la parola fine sulle evasioni? Puntualmente si è verificato quello che avevamo previsto: i lavori progettati e realizzati non sono risolutori. Andavano pensati sistemi più efficaci». Attualmente la capienza del Cie è arrivata a 104 immigrati. (i.p.)

NOTAV: Clini continua a ripetere le solite balle

Dal Piccolo del 29/05/12

Clini: la Tav deve arrivare a Trieste

di Alberto Vitucci wVENEZIA «Il Nordest comincia e non finisce a Venezia: anche il pezzo Venezia-Trieste e quello tra Venezia e Tarvisio sono quindi indispensabili nel futuro tracciato della Tav»: il ministro dell’Ambiente Corrado Clini chiarisce in via definitiva la posizione del governo sull’alta velocità partecipando alla presentazione del libro di Paolo Possamai, direttore de Il Piccolo, «Ultima fermata Treviglio; perché la Tav non arriva a Nord Est» ieri a Venezia. «Certo – ha concluso Clini – scegliere il tracciato può determinare un intervento su un territorio piuttosto che su un altro: questa scelta va quindi fatta tenendo ben presenti gli obiettivi che si hanno in mente. Ognuno legittimamente può dire di non volere interventi nel proprio giardino, ma non mi sembra questo il modo per far crescere la nostra società». Clini è arrivato ieri pomeriggio a Venezia, nel nuovo teatro restaurato. Il libro di Possamai contiene una ricca selezione di reportage del giornalista sulla sfida per ora impossibile dei treni ad alta velocità e dei collegamenti veloci a Nordest e verso a Trieste. In sala oltre a Clini ci sono Enrico Marchi, presidente della Save, Paolo Costa, presidente del Porto, Riccardo Illy ex sindaco di Triesta. Un fatto è certo, hanno detto i relatori, la rete ferroviaria va «ammodernata, perché risale in parte ancora al secolo scorso. E il collegamento, non più possibile verso la Slovenia, va sviluppato a nord, in direzione dell’Austria. Il presidente del Porto Paolo Costa ha annunciato di aver incontrato il ministro delle Infrastrutture Corrado Passera. Gli è stato presentato il piano di sviluppo del Porti. A cominciare dalla grande piattaforma in mare per le meganavi container (un miliardo e mezzo di euro). «La Tav – ha detto Illy – è un’opera indispensabile a medio-lungo raggio. Ma se non si completa l’intero asse, anche le parti già realizzate non saranno utilizzabili in maniera economica. E, per l’allargamento a Est, non dobbiamo più guardare alla Slovenia, ma a nord, raggiungendo l’Austria attraverso la Pontebbana». «La risposta al quesito posto da Possamai – ha aggiunto invece Costa – è che, se non si arriverà a Nordest, sarà perchè manca una convinzione strategica, a livello italiano e non europeo, su questo punto».

Dal Messaggero Veneto

Sviluppo, il Nordest aspetta la Tav

VENEZIA «C’è un progetto alternativo per le navi a San Marco. Adesso sarà sottoposto a Valutazione di impatto ambientale e lo valuteremo. Ma almeno un progetto c’è. Chi non lo vuole forse vuol tenere le navi in laguna». Il ministro per l’Ambiente, Corrado Clini, annuncia che è stato avviato l’iter per la valutazione dello scavo del canale Contorta Sant’Angelo. Progetto dettagliato, ricevuto dall’Autorità portuale e ora all’esame del ministero. «L’obiettivo è quello di portare fuori le grandi navi – ribadisce il ministro -, ma prima ci vogliono le alternative. Adesso ne abbiamo una». Clini è arrivato ieri pomeriggio in Marittima, nel nuovo teatro restaurato, a due passi dalle nuove strutture della Stazione Marittima. Si parla di trasporti e infrastrutture, con la presentazione del libro del giornalista Paolo Possamai “Ultima fermata Treviglio; perché la Tav non arriva a Nord Est”. Raccolta di articoli scritti sul Piccolo e Affari e Finanza, estratti dagli studi della Fondazione Nord Est di cui Possamai è consulente. Si parla di treno ad alta velocità, di collegamenti veloci a Nordest. Treni che arrivano rapidi a Venezia ma non a Trieste, alla faccia dello sviluppo infrastruturale del Nordest. In sala oltre a Clini ci sono Enrico Marchi, presidente della Save, Paolo Costa, presidente del Porto, Riccardo Illy, ex sindaco di Trieste. «L’Alta velocità va fatta perché anche il traffico su gomma che adesso intasa la pianura padana è altamente inquinante – ha detto Clini -. La valutazione ambientale non può essere fatta chilomtero per chilometro, ma in un’ottica complessiva. Ognuno può legittimamente dire che non vuole interventi sul suo giardino. Ma non è questo il modo per far crescere la nostra società». Tav che deve arrivare a Venezia, dunque. Anche se è aperto il dibattito sul tracciato, dopo la bocciatura dell’idea di farlo lungo la linea di costa. Arriverà a Mestre o a Tessera, come invece propone la Save, magari per collegarlo con la futuristica metropolitana sublagunare? Un fatto è certo, hanno detto i relatori. La rete ferroviaria va ammodernata, perché risale in parte ancora al secolo scorso. E il collegamento, non più possibile verso la Slovenia, va sviluppato a nord, in direzione dell’Austria. (a.v.)

CIE DI GRADISCA: una polveriera…speriamo che esploda!

Dal Messaggero Veneto del 31/05/12

Silp: il Cie è una polveriera, va chiuso o ridimensionato

GRADISCA Il Cie inizia a tornare a regime e puntualmente torna al centro delle cronache, fra fughe (già tre dopo i nuovi arrivi) e atti di autolesionismo, come quello dei sei immigrati che hanno ingoiato dei bulloni, finendo al pronto soccorso di Gorizia. Addio tranquillità per la cittadina della fortezza, che si stava abituando a un certo clima e, soprattutto, super-lavoro per le forze dell’ordine. Il clima si fa pesante e la segreteria provinciale del Silp, il sindacato dei lavoratori di Polizia per la Cgil, denuncia in una nota tutto il proprio malcontento, chiedendo una chiusura del Cie oppure un ridimensionamento, nonostante i recenti lavori di ristrutturazione. «Il Cie non può essere considerato l’unica risposta al fenomeno immigrazione che interessa ormai in modo sempre più massiccio la nostra penisola. All’indomani degli ennesimi scontri tra forze dell’ordine e clandestini presso il Cie di Gradisca – si legge nel testo firmato dal segretario, Patrik Sione – il Silp chiede pubblicamente ai rappresentanti delle istituzioni e della politica di chiudere il centro fino a data da destinarsi o l’eventuale ridimensionamento dello stesso, visto e considerato che la struttura gradiscana, inserita “a forza” dal governo in carica nel 2006, ha subito notevoli danni alle strutture e ad oggi non si intravvedono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza per gli operatori di polizia e i militari ivi in servizio». Il sindacato, inoltre, coglie la palla al balzo per ribadire tutta la propria contrarietà in merito alla mancata redazione, a sei anni dall’istituzione di quello che inizialmente si chiamava Cpt, di un documento di valutazione del rischio (Dvr) per il personale che effettua servizio presso la struttura governativa. Si tratta di uno degli obblighi non delegabili del datore di lavoro ed è fondamentale per garantire la sicurezza degli operatori che effettuano il servizio di vigilanza nella struttura di via Udine. Non finisce qui, perché nel proprio intervento il Silp sottolinea «l’inopportunità attuale di accorpamento dei servizi essenziali attuata dal questore Piovesana da quest’anno, rivolto essenzialmente a garantire la copertura del territorio da parte degli equipaggi della squadra Volanti, ormai ridotti al minimo storico» e chiede pubblicamente, nel caso in cui non si dovesse arrivare alla chiusura o al ridimensionamento del Cie «un rinforzo per la Questura di Gorizia di almeno cinquanta unità», ricordando come la pianta organica risalga ormai al lontano 1989. Giuseppe Pisano

 

Dal Piccolo del 30/05/12

La rivolta dei bulloni, sette feriti al Cie di Gradisca

Gli immigrati li hanno ingoiati per farsi ricoverare e tentare la fuga. Un’evasione riuscita. Tre ore di scontro con la polizia

 

di Luigi Murciano

 

GRADISCA. Sette immigrati ricoverati all’ospedale per episodi autolesionismo. Tre evasioni riuscite anche se in due casi i protagonisti sono stati riacciuffati. Ingenti danni al sistema anti-fuga appena ripristinato. E uno stato di massima allerta 24 su 24. È il bilancio dell’ultima rivolta al Cie di Gradisca. La struttura isontina di espulsione per stranieri non ha fatto neanche in tempo a vedere nuovamente incrementata la sua capienza che già è ripiombata nel caos.

Polveriera Polonio

La miccia che ha innescato nuove tensioni sono i recenti trasferimenti all’ex Polonio di immigrati provenienti da altre strutture italiane, stracolme, e in particolare da Trapani. Le presenze sono aumentate da 24 a 104, complice l’avvenuto restauro della “zona blu”, l’ala più capiente rimasta inagibile per oltre un anno. I nuovi arrivati, in massima parte maghrebini, si sono dimostrati subito inclini alla rivolta. E un contingente di altri 19 nordafricani è atteso per le prossime ore.

Il precedente

Una prima avvisaglia si è avuta nel weekend quando diversi ospiti si erano arrampicati sul tetto delle camerate. Divisisi in sei gruppetti nel tentativo di spezzettare il contingente di forze dell’ordine deputato alla sorveglianza esterna, gli immigrati hanno tentato la fuga. Quattro hanno utilizzato una camionetta dell’esercito come trampolino per scavalcare l’alto muro di cinta e dileguarsi nella campagna. Due sono stati intercettati dopo poche ore.

L’autolesionismo e la rivolta

Meglio è andata a un compagno che, ingeriti alcuni bulloni reperiti nel cantiere esterno, ha ottenuto il ricovero all’ospedale di Gorizia. Dà lì sarebbe fuggito nella notte. Già l’altroieri gli immigrati avevano preparato un altro tentativo di evasione, ma la pioggia li aveva scoraggiati. Ieri, attorno alle 13, ci hanno riprovato in 15. Arrampicatisi sul tetto hanno fatto bersaglio gli agenti di insulti e bulloni. Oppure hanno ingoiati questi ultimi per cercare il ricovero ospedaliero. La situazione è ritornata alla normalità solo dopo tre ore ma per una dozzina di nordafricani si è reso necessario il trasferimento in ospedale, dove sono piantonati: si temono nuovi tentativi di fuga. Nessun ferito fra le forze dell’ordine. Ma un primo bilancio parla di danni «ingenti» alla struttura, dal tetto al sistema anti-fuga appena ripristinato.

I sindacati di polizia

Giovanni Sammito, del direttivo nazionale Siulp, è convinto sia appena l’inizio: «Questa è la struttura più grande e pericolosa d’Italia ma il contingente di forze dell’ordine impiegato è ridicolo. Senza contare che il territorio rimane sguarnito. Ieri tutte le volanti della provincia sono state impegnate al Cie, più gli agenti distolti per i piantonamenti in ospedale». Sammito chiede pertanto «un protocollo nazionale che dia uniformità di regole ai Cie: sicurezza, gestione, servizi agli ospiti. Non è possibile che a Trapani non vi siano restrizioni sull’ora d’aria, le sigarette o i telefonini mentre qui vigono disposizioni molto più rigide». Una miscela micidiale anche per il fatto che il tempo di permanenza degli “ospiti” è salito a 6 mesi. «Se questa è la situazione ora che la capienza è dimezzata, figuriamoci quando il Cie tornerà a regime con 248 posti – commenta Angelo Obit, segretario provinciale Sap – . Agli agenti servono sistemi efficaci per la sicurezza di tutti. E nel rispetto delle leggi».

 

 

Dal Messaggero Veneto del 30/05/12

Cie, sei immigrati ingoiano bulloni Evasi a quota tre

 

GRADISCA Il Cie, complici i nuovi arrivi, è una polveriera pronta a esplodere da un momento all’altro. I trattenuti sono 101. Alla lista dei fuggitivi (due marocchini sono riusciti a evadere sabato pomeriggio durante una sommossa) si aggiunge, infatti, un terzo immigrato che è scappato dall’ospedale di Gorizia, dove era stato ricoverato per accertamenti perché si era fatto male cadendo dal tetto. Altri sei immigrati sono arrivati ieri al pronto soccorso del capoluogo isontino: avevano ingoiato bulloni e altro materiale raccolto nel cantiere in corso per la ristrutturazione della zona verde. Alcuni hanno sputato i bulloni, altri sono riusciti a inghiottirli. Potrebbe trattarsi di un espediente per tentare la fuga dal nosocomio. Le scorte al seguito sono state rinforzate: ieri sette poliziotti hanno dovuto stazionare all’ospedale di Gorizia per arginare eventuali evasioni. Anche ieri, ancora disordini all’ex caserma Polonio: i trattenuti nel centro stanno ripetutamente danneggiando i cavi del sistema d’allarme. La situazione preoccupa i sindacati di polizia. «Resta l’amarezza – dichiara il segretario provinciale del Sap Angelo Obit – di una struttura riempita per meno della metà (la capienza a pieno regime è di 248 immigrati, ndr) e già in difficoltà. Ai poliziotti servono soluzioni definitive e non palliativi. Non dico che si debba usare il filo spinato, ma adottare sistemi più efficaci, a garanzia di tutti e del rispetto delle leggi. Sono necessari interventi concreti e non chiacchere». (i.p.)

NO TAV/ Monfalcone: ed alla fine abbiamo fatto anche il corteo

Foto del presidio-manifestazione No Tav di oggi giovedì 31 maggio  a Monfalcone. Poco meno di un centinaio di persone ha partecipato ad una coloratissima, vivace ed incisiva manifestazione in corrispondenza al convegno della SETA sulla trasportistica del sud-est europa.

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OPICINA: no alla centrale a Biomasse!

Dal Piccolo del 31/05/12

Centrale a biomasse nel mirino di Wwf e residenti di Opicina

Nella pagina riservata alle “note tecniche” la società “Iit srl” fornisce una serie di dati numerici particolarmente interessanti. A regime i dipendenti della centrale elettrica a biomassa di Opicina dovrebbero raggiungere quota 15. E’ previsto per l’impianto un consumo annuo complessivo di acqua di 760mila metri cubi. I motori diesel 18 cilindri a V, 46 centimetri di alesaggio, quattro tempi, costruiti dalla Wärtsiläa San Dorligo dovrebbero funzionare 24 ore su 24 consumando 168 tonnellate di combustibile “biologico” ogni giorno. In un anno le tonnellate sarebbero 58 mila, tutte trasportate dal mare all’altipiano su rotaia. I gas di scarico dei diesel saranno attentamente monitorati prima di essere convogliati in una ciminiera di cui non è stata resa nota al momento nè l’altezza, nè il diametro. «E’ prevista la realizzazione di un ciclo combinato per il ricupero del calore contenuto nei gas di scarico: lo scopo è quello di migliorare il rendimento dell’impianto per massimizzare la produzione». di Claudio Ernè La società romana che vuole costruire ad Opicina una centrale elettrica alimentata a biomassa, ha avviato una “politica” del sorriso. Nella brochure che illustra l’iniziativa, la “Iit srl” sostiene che la realizzazione “favorisce l’autossufficienza energetica del territorio, svincolandosi da sorgenti energetiche fossili”. Afferma poi che “le tecnologie impiegate sono progettate e realizzate in Italia” e che “viene favorito lo sviluppo imprenditoriale regionale in ambito agricolo e industriale”. Tante parole, tanti sorrisi. Ma non sono mancate le reazioni preoccupate e le analisi che mettono a nudo tutti i problemi che la costruzione della centrale potrebbe sollevare. Per intanto si sta ricompattando il Comitato che a Opicina un paio di anni fa si era opposto con cinquemila firme raccolte a tempo di record all’insediamento di un campo nomadi a Monte Grisa. Si sta ricompattando per chiedere chiarezza alle autorità comunali e regionali sull’eventuale costruzione della centrale elettrica a biomasse che la società “Iit srl” vuole realizzare nell’area un tempo occupata dalle officine ferroviarie Laboranti. «Il nostro Carso va protetto da queste iniziative estemporanee e non coordinate» ha affermato l’avvocato Roberto Corbo, punto di riferimento del comitato. Una precisa e dettagliata presa di posizione viene da un corposo documento diffuso dal Wwf. “E’ assai arduo – per non dire impossibile – che l’impatto ambientale della centrale a biomasse proposta ad Opicina possa essere positivo”. “Al di là di pur importanti considerazioni di ordine paesaggistico e dell’impatto che una fonte di emissioni inquinanti nell’atmosfera, avrebbe sul territorio carsico, finora privo di impianti industriali, più ampio è il ragionamento che dovrebbe presiedere alla valutazione di progetti del genere”. Secondo l’associazione ambientalista va tenuto conto di almeno due altri fattori: “Il primo è l’impatto ambientale complessivo della filiera, di cui la centrale farebbe parte. L’impianto proposto verrebbe infatti alimentato principalmente con olio di palma, prodotto da una piantagione di 10 mila ettari (100 km quadrati, metà della superficie della Provincia di Trieste) in Costa d’Avorio. Inoltre, andrebbe calcolato il costo energetico complessivo della produzione dei chilovatt previsti ad Opicina, considerando quelli legati alla coltivazione delle palme, alla raccolta e alla spremitura dei frutti, al successivo trasporto via mare e via terra dell’olio per migliaia di chilometri. E’ dubbio che alla fine il bilancio globale dell’operazione possa risultare energeticamente positivo.” «Il progetto annunciato ad Opicina – sempre secondo il Wwf – è solo l’ultimo di una lunga serie di iniziative “industriali” più o meno avventurose: iniziative che trovano spazio per l’assenza di un piano energetico nazionale e regionale. Sarebbe ora per la Giunta ed il Consiglio regionale, di mettere mano a questo strumento, in assenza del quale ogni strampalata idea può tentare di accreditarsi. In questo ambito rientrano le reiterate esternazioni del presidente Renzo Tondo sul ruolo della Regione nella gestione e nel raddoppio della centrale nucleare di Krško, i tentativi di imporre a Trieste un rigassificatore, gli elettrodotti per importare elettricità da Paesi come l’Austria che ne importano anche loro, fino ai tanti progetti di centrali a biomasse, basate su uno sfruttamento irrazionale del territorio, spesso in concorrenza con le produzioni destinate all’alimentazione”. Va infine detto che nell’area che fu delle officine Laboranti, secondo il progetto della Iit srl, dovrebbero essere ospitati i serbatoi per lo stoccaggio degli olii vegetali combustibili, i serbatoi ausiliari di biodiesel, acqua oleosa, acqua tratta, urea, olio lubrificante ed olio esausto. Inoltre sono previsti serbatoi per la riserva d’acqua antincendio e per il liquido schiumogeno.

SUICIDI DI STATO: «Alina andava trasferita al Cie di Bologna»

Insomma Alina Bonar andava rinchiusa -ma a norma di legge- in un CIE e non in quel maledetto commissariato di Opicina. Ora che lo sappiamo continueremo a chiedere il rispetto della legge?

un compagno triestino

 

Dal PIccolo del 01/06/12

«Alina andava trasferita al Cie di Bologna»

di Corrado Barbacini «Il cittadino straniero destinatario di un provvedimento di espulsione deve, in attesa del perfezionamento dell’iter amministrativo, essere condotto in un Centro di identificazione ed espulsione. Ogni altro posto ove il cittadino straniero venisse condotto sarebbe illegittimo. Questo principio va ribadito con forza». Le parole di principio sono quelle dei giudici del Tribunale del riesame presideduto da Filippo Gulotta e composto da Massimo Tomassini e Marco Casavecchia. Si leggono nel provvedimento in cui è stata confermata la legittimità del decreto di perquisizione disposto dal pm Massimo De Bortoli a carico dell’ex responsabile dell’Ufficio stranieri della Questura, Carlo Baffi. Per i giudici – che di fatto confermano le accuse di sequestro di persona e omicidio colposo a carico di Baffi – Alina Bonar Diaciuk, la donna ucraina che si è suicidata all’interno di una stanza-prigione del commissariato, non doveva essere lì. Doveva essere portata al Cie di Bologna Non si tratta di un’interpretazione della norma, ma scrivono i giudici «si dovrebbe ipotizzare in gravissimo contrasto con la Costituzione la possibilità per le forze di polizia, di condurre e trattenere, se del caso con l’uso della forza, in luoghi e tempi non preventivamente identificati, soggetti che non sono accusati di alcun reato particolare, ma sono solo persone la cui presenza in Italia è considerata sgradita». E poi ancora riferendosi specificatamente ad Alina Bonar Diaciuk: «persona diffficile» per la quale la polizia «preposta al controllo era a conoscenza delle sue condizioni». Tant’è che avrebbe «meritato una sorveglianza più attenta di quella che le è stata riservata». Insomma si è trattato di un arresto illegale in tutti i sensi. Ma non è stato l’unico, così è emerso. Dice in propostito il procuratore capo Michele Dalla Costa che si riferisce alla memoria presentata dal pm De Bortoli ai giudici del Riesame: «Sono emersi altri 26 episodi relativi a extracomunitari trattenuti a Opicina anche per giorni prima del decreto di espulsione e l’ordine del questore». Poi cita anche alcuni episodi sui quali la procura sta effettuando ulteriori accertamenti. «In un caso c’è stato un ospite che è stato trattenuto più volte. In un’altra circostanza un extracomunitario dopo aver ricevuto un ordine di presentazione è strato trattenuto nella stanza fino al giorno dopo», riferisce Dalla Costa. Dagli atti infine emerge pure la vicenda di un altro “ospite” che era stato detenuto per un giorno e mezzo ma poi il provvedimento è stato revocato dal questore in autotutela.

ANTIFA/ Manifestazione ad Amburgo contro corteo nazi

Scntri anti-nazi in Germania
no_nazi

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TERREMOTO: raccolte di solidarietà a Pordenone, Trieste e Monfalcone

 

VIDEO SULLA DISTRIBUZIONE DEGLI AIUTI

terremotozapata


Il Circolo Libertario E. Zapata di Pordenone, il Gruppo Anarchico Germinal e l’USI-AIT di Trieste e il Coordinamento Libertario Isontino si attivano come centri di raccolta materiali di prima necessità,

in solidarietà e supporto alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia Romagna. 


SERVONO SOPRATTUTTO: Acqua, acqua e ancora acqua, olio di oliva, olio di semi, detersivi per i piatti e per il bucato a mano, prodotti per igiene personale, salviette umidificate per igiene intima e multiuso, omogeneizzati ESCLUSIVAMENTE alla frutta. Sono molto carenti di queste cose e sono le più richieste, per cui se è possibile concentriamoci su questo.

E’ poi possibile contattare telefonicamente il circolo al 333.4866588 (Stefano) oppure al 339.6812954 (lino), RECARSI IL GIOVEDI’ DALLE 17.00 ALLE 24.00.
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CIE DI GRADISCA: nuove sommosse (agg.al 06/06)

 

Il Piccolo del 06/06/12

«Al Cie siamo in emergenza Il prefetto apra il confronto»

di Luigi Murciano GRADISCA Creare un immediato tavolo di confronto sul Cie di Gradisca. Altrimenti rimarrà una bomba perennemente innescata con il rischio che prima o poi “ci scappi” il morto. A 48 ore dalla pesante rivolta che ha rimesso in ginocchio la struttura isontina per immigrati, l’appello viene dall’ente gestore del centro. Mauro Maurino, membro del cda di Connecting People non ha dubbi: solo ripristinando il dialogo la tensione potrà calare. E quando dice dialogo si riferisce sia al rapporto con gli immigrati che alla collaborazione con le istituzioni: Prefettura e Questura. Qual è il clima in cui lavorano gli operatori di Connecting People? Hanno paura? La situazione è di vera emergenza. I lavoratori sono in prima linea. Ma il personale è sufficientemente esperto per affrontare situazioni molto difficili. Più che la paura prevale lo scoramento, perchè di fatto sono bastati pochi giorni per ripiombare indietro di un anno. Perchè si è ritornati a una tensione alta? Non ci è stato dato il tempo di costruire un rapporto con i nuovi arrivati, che poi hanno generato le sommosse. La decisione di prevedere 80 nuovi arrivi in poche ore credo si commenti da sola per una struttura che fino al giorno prima era a un decimo del suo regime potenziale. Come si costruisce un rapporto coi trattenuti? La questione è molto complessa. Senza volere giustificare le violenze, va detto che spesso gli ospiti nemmeno sanno perchè sono al Cie. Se provengono dal carcere hanno già scontato la pena e potrebbero essere rimpatriati: invece si trovano a fare i conti con una reclusione supplementare. Altri finiscono nel centro per un documento scaduto. Questa coesistenza fra tipologie diverse crea una miscela pericolosissima. E il clima a volte diventa torrido anche fra operatori e agenti. Così non può andare. La tensione andrebbe depotenziata occupando meglio il tempo libero degli ospiti. Ma non dipende solo da noi. I sindacati di polizia continuano a criticare la difformità di regole nei diversi Cie… Sono d’accordo con i poliziotti. La rigidità fine a sè stessa non conduce a niente di buono. Si fissino regole omogenee e le si facciano rispettare. Bisogna punire chi sbaglia ma anche premiare chi si comporta bene. Le restrizioni sul fumo o l’ora d’aria, a esempio, non possono valere per tutti. Pensi poi che il campo da calcio è inutilizzato da tempo. Potrebbe invece svolgere una funzione importantissima. Perchè non è stato fatto? Non sta a me dirlo, nè mi permetto di criticare chi ha la delicata responsabilità di gestire queste strutture. Ma sarebbe già determinante se Prefettura e Questura prendessero atto che l’ente gestore e gli operatori di polizia su questo la pensano alla stessa maniera. Sia aperto un tavolo di confronto sul Cie di Gradisca. Ci ascoltino tutti assieme: ancora non è stato fatto.

 

Dal Piccolo del 05/06/12

Cie di Gradisca Convalidato l’arresto di un tunisino

 

GRADISCA Il bilancio delle sommosse al Cie di Gradisca sarà al centro di un vertice convocato per domani alla Questura si Gorizia e al quale parteciperanno, oltre a rappresentanti della Prefettura, anche le forze dell’ordine. Un bilancio comunque pesante. Una tragedia sfiorata. Il Centro per immigrati è nuovamente al collasso (ospita 118 immigrati a fronte di una capienza ridotta a 74), nonostante il centinaio di milioni di euro spesi per renderla un carcere di massima sicurezza. La furia di 60 immigrati ha vanificato un anno di lavori. L’ennesima giornata di follia vissuta all’interno del Cie di Gradisca, con la violenta sommossa di domenica, avrebbe potuto avere conseguenze ben più pesanti. Basta pensare alla cancellata da 5 quintali che i rivoltosi sono riusciti a scardinare e lanciare come un’arma che fortunatamente non ha investito gli agenti. Da tempo al Cie non si rendeva necessario l’utilizzo dei lacrimogeni per sedare una rivolta. Ma non sono un mistero i gravi danneggiamenti alla struttura, alcune camerate appena restaurate al costo di milioni di euro sono già nuovamente inagibili. Un 23enne tunisino si trova in carcere dopo essere stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice ieri ha convalidato l’arresto. Ma non sono esclusi ulteriori arresti nelle prossime ore. Per tutta la giornata di ieri, inoltre, sono continuate le operazioni di perquisizione e bonifica delle stanze: il timore degli agenti è che nel marasma di domenica i più facinorosi fra gli ospiti, per buona parte di etnia maghrebina, possa essere riuscito ad appropriarsi di altri corpi contundenti. Le forze di polizia sono allo stremo delle forze. Ed è polemica. «Non si può continuare a confidare sulla professionalità degli agenti e sulla buona sorte – così Giovanni Sammito del Siulp – perchè qui prima o poi ci scappa il morto». Luigi Marciano

 

 

Messaggero Veneto del 05/06/12

Cie, un arresto e capienza ridotta

 

GRADISCA Rivolta al Cie, un 23enne tunisino è stato arrestato per violenza e resistenza a pubblico ufficiale ed è stato condannato nel processo per direttissima. Intanto sono ancora in corso le operazioni di identificazione degli immigrati coinvolti nelle due sommosse che hanno infiammato la giornata di domenica alla ex caserma Polonio di Gradisca. Potrebbero scattare, dunque, altre denunce. Per sedare la rivolta sono arrivati uomini e mezzi delle volanti, della polizia di frontiera, dei carabinieri. Alcuni agenti sono rimasti contusi negli scontri, ma sono stati medicati unicamente sul posto. Nel frattempo si fa la conta dei danni: tre camerate nella zona blu, fresca di ristrutturazione, sono inagibili. I trattenuti hanno distrutto il sistema anti-intrusione, divelto una grata, spaccato vetrate. La capienza del Cie è stata, pertanto, ridotta, da 118 a 74 unità. Al momento, però, a Gradisca ci sono 110 trattenuti, 36 in più, che dovranno quindi essere trasferiti in altre strutture. Il Sindacato autonomo di polizia (Sap) insorge, chiedendo di «attrezzare i Cie per la loro funzione», ovvero il trattenimento coatto. «I fatti di domenica e degli ultimi giorni – osserva il segretario provinciale del Sap, Angelo Obit – dimostrano il fallimento della cosiddetta detenzione amministrativa, priva di regole. È possibile fare i rivoltosi la mattina e nel pomeriggio giocare con i compagni all’esterno della camerata, per poi ritornare a fare i rivoltosi in serata. Si può prendere aria sul tetto o tentare la fuga e poi riposarsi dalla fatica guardando la televisione e magari raccontando ai compagni le imprese della giornata. Si parte con tutti i diritti senza rischiare di perderne nessuno. Così non va bene. Perché a pagare sono lo Stato e quindi i cittadini. Non è pensabile che una struttura di colpo annulli la presenza sul territorio delle forze dell’ordine o che si affrontino “battaglie” come quella di domenica. O ancora che si permetta ai trattenuti di continuare a causare danni che tanto non pagano». Il Sap invita le autorità competenti a prendere provvedimenti per chi viola il regolamento. «In carcere – conclude Obit – la pena ha una funzione rieducativa. Nei Cie, i trattenuti sono all’ultima spiaggia, in attesa del decreto di espulsione, ma dovrebbero essere previste misure per scoraggiarne “l’intraprendenza” e per tutelare gli altri ospiti. Non sta a noi indicarli. Di due cose siamo certi: l’avevamo previsto e così non si può andare avanti». (i.p.)

 

 

Il Piccolo del 04/06/12

Al Cie di Gradisca scoppiano due nuove sommosse

 

di Luigi Murciano GRADISCA Vetri spaccati, lavandini divelti, atti di autolesionismo e lacrimogeni: è allarme costante al Cie di Gradisca. Dopo la “rivolta dei bulloni” di pochi giorni fa, quella di ieri nella struttura isontina di espulsione per immigrati è stata l’ennesima, interminabile giornata di passione Due sommosse in poche ore, una delle quali molto violenta: tanto che per sedarla si è reso necessario l’utilizzo dei lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine, che hanno realizzato un numero imprecisato di arresti. Un paio di agenti negli scontri hanno riportato lievi contusioni. Medicati sul posto invece alcuni ospiti che di proposito si erano procurati dei tagli. I danni all’ex Polonio sono ingenti e già vanificano un anno di lavori di restauro: diverse camerate della zona blu appena ristrutturata sono state rese inagibili dalla furia dei rivoltosi, principalmente soggetti “a rischio” di etnia maghrebina di recente trasferiti da altri Cie. Il primo allarme poco prima delle 13, quando 8 ospiti si sono arrampicati sul tetto. Il pronto intervento degli agenti ha fatto rientrare la situazione piuttosto rapidamente. Ma la tregua è durata poche ore: attorno alle 16 la tensione è tornata a salire, questa volta in maniera drammatica. Gli immigrati sono riusciti a sradicare con una spranga una grata in acciaio. Se la sono poi presa con quel che rimane del sistema anti-fuga. Hanno reperito con facilità bulloni e pezzi di vetro con cui hanno minacciato gli agenti e si sono procurati delle ferite, in maniera da ottenere il ricovero ospedaliero e una chance di fuga. La sommossa è stata sedata alle 19, ma fino a tarda ora gli agenti hanno dovuto perquisire le camerate nel timore che gli stranieri siano riusciti a procurarsi corpi contundenti da utilizzare nelle prossime ore. I sindacati di polizia puntano il dito: anche ieri tutte le volanti del territorio sono state distolte dai servizi per accorrere al Cie.

 

Messaggero Veneto del 04/06/12

Sommossa al Cie arresti e contusi

 

di Flavio Nanut GRADISCA Ancora una volta il Cie di Gradisca è stato al centro di un episodio di violenza. Nel tardo pomeriggio di ieri è andata in scena l’ennesima protesta di un gruppo di extracomunitari. Non ne volevano sapere di rimanere nella struttura di via Udine e per manifestare il proprio dissenso sono saliti sul tetto da dove, secondo un piano ripetuto già in precedenti occasioni da altri ospiti, avrebbero tentato di scappare. Ma la protesta non ha fatto altro che provocare l’intervento delle forze dell’ordine: agenti di Polizia e carabinieri sono intervenuti per placare quella che, con il trascorrere dei minuti, ha assunto i contorni di una vera e propria sommossa. Poliziotti e militari hanno cercato di fermare i rivoltosi anche, da quanto si è appreso, facendo uso di lacrimogeni. E, alla fine, le due fazioni sono venute allo scontro: due agenti sono rimasti feriti, per fortuna in maniera lieve. Gli extracomunitari si sono visti costretti a ritornare sui loro propositi, ma alcuni non si sono arresi e, per disperazione, si sono resi protagonisti di gesti di autolesionismo. Il personale sanitario è accorso per medicare ospiti che si sono tagliati le vene. Dopo la confusione iniziale, le forze dell’ordine sono riuscite a prendere in mano la situazione e a sedare la rivolta. Alcuni immigrati sono finiti in manette. Già nei primi giorni della settimana scorsa, tre stranieri erano riusciti a fuggire dal Cie e altri sei avevano ingerito dei bulloni in maniera da poter essere trasferiti in ospedale. E questi sono soltanto gli ultimi di una lunga serie di fatti che si sono accavallati negli ultimi mesi, tutti con lo stesso canovaccio: il tentativo di ribellarsi alla permanenza nella struttura, da cui gli extracomunitari hanno tentato di evadere. Nel bene o nel male. E, in quest’ultimo caso, ricorrendo anche a gesti estremi. Anche sul tentativo di evasione di ieri va registrata la presa di posizione del Sap, il sindacato di Polizia che più volte è intervenuto su episodi analoghi. «Se a Gradisca – ha sottolineato il sindacato – contuinuano a essere dirottati i soggetti più pericolosi di altri Cie disseminati nella Penisola, da questa situazione sarà molto difficile uscire»