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Marzo 17th, 2017 — 1° Maggio 2011, General
Messaggero Veneto del 03/05/11
In corteo pure contro gli ogm e il nucleare

CERVIGNANO Anche quest’anno alla manifestazione organizzata a Cervignano in occasione della Festa del Lavoro non sono mancati i rappresentanti dei comitati che hanno partecipato al corteo aperto dai trattori. Dal nucleare, alla privatizzazione dell’acqua passando per la Tav e gli ogm, centinaia di cittadini e lavoratori hanno portato in piazza le principali problematiche del territorio. Prima della partenza del corteo, il portavoce dei comitati, Paolo De Toni, ha tenuto un comizio sul nucleare ricordando come venticinque anni fa, sempre a Cervignano, in occasione del Primo Maggio, era stata organizzata una protesta contro il nucleare proprio mentre la nube di Chernobyl passava sopra il Friuli Venezia Giulia. «Invito il consiglio regionale – ha detto l’ambientalista De Toni di fronte a centinaia di persone – ad esprimersi molto chiaramente contro l’ipotesi di insediamento di una centrale nucleare nella nostra regione». In merito alla Tav i comitati hanno fatto riferimento in particolare alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, il quale, nei giorni scorsi, aveva spiegato l’interesse del gruppo a realizzare l’alta velocità nella tratta Venezia-Milano escludendo quella a Est di Mestre. «Moretti ha stilato un certificato di morte per la Tav Venezia Trieste – ha spiegato il coordinamento regionale No Tav – ora la sua posizione non può essere smentita». De Toni ha sottolineato che quest’anno i comitati hanno scelto di manifestare in tutta la regione «per contestare il progetto complessivo della linea Venezia Trieste. A Gradisca – ha concluso l’ambientalista – abbiamo manifestato contro l’elettrodotto, le casse di espansione e l’autostrada Carnia-Cadore. A Trieste, oltre alla Tav, il tema caldo è stato il nucleare mentre a Cervignano siamo scesi in piazza contro la Tav, contro gli ogm e per difendere l’acqua che è di tutti. Tanti cittadini hanno anche approfittato per chiedere informazioni sui rimborsi dei canoni di depurazione»

MARTEDÌ, 03 MAGGIO 2011 Pagina 33 – Provincia
Lavoro, acqua e Tav: la Bassa in piazza
In migliaia alla manifestazione del Primo maggio a Cervignano. L’allarme dei sindacati: la crisi non è ancora finita
CERVIGNANO Migliaia di persone, da tutta la Bassa friulana ma non solo, hanno preso parte alla manifestazione organizzata in piazza Indipendenza in occasione della Festa del Lavoro. Tanti i trattori scesi in piazza, ventinove in tutto, e tante le bandiere italiane, un tributo al centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Un evento all’insegna della coesione sociale e della preoccupazione per la grave crisi economica che ha investito il territorio. In primo piano, anche la disoccupazione giovanile. Questi i temi principali della Festa del Primo Maggio, condivisa da numerose amministrazioni comunali della Bassa friulana, dai sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Cia) e dalle associazioni di categoria. Centinaia i rappresentanti dei comitati che hanno partecipato al corteo, aperto dai trattori e partito da via Garibaldi. Una quindicina i sindaci che hanno sfilato per le vie del centro. «La crisi non è passata e crea ancora problemi sociali ed economici pesantissimi – ha detto Ferdinando Ceschia, in rappresentanza dei sindacati – La ricetta facile per uscire da questa situazione non c’è ma uno degli ingredienti fondamentali è che il popolo friulano ricordi di essere stato unito». Il sindaco di Cervignano ha ricordato che la Festa del Primo maggio è nata come rivendicazione dei diritti dei salariati, del mondo agricolo, dei mezzadri e dei lavoratori della terra. «Il momento che stiamo attraversando – ha affermato – è difficile non soltanto dal punto di vista economico ma anche etico e morale. L’emergenza economica e sociale denunciata dalle statistiche sulla disoccupazione e precarietà giovanile ci indicano che il percorso di modernizzazione deve investire sul futuro anche dal punto di vista generazionale». Franco Clementin, in rappresentanza della Cia, ha sottolineato invece che gli agricoltori sono i protagonisti del territorio. «Sentiamo la responsabilità di offrire ai cittadini prodotti sani e genuini – ha spiegato – Chiediamo più attenzione per il nostro territorio e meno burocrazia che soffoca l’agricoltura, a partire dalla direttiva nitrati». Oltre al sindaco e al rappresentante della Cia ha preso la parola anche Enrico Panini, segretario nazionale Cgil, che ha parlato anche a nome di Csl e Uil e che ha dedicato la manifestazione ai morti sul lavoro, alle donne e ai giovani. «Nel nostro Paese c’è troppa disoccupazione – ha dichiarato – ci vogliono più investimenti nella ricerca, nello sviluppo economico, nella sicurezza e nella scuola pubblica. Per noi l’articolo 1 della Costituzione non è soltanto un pezzo di carta, è la sostanza dell’unità e la moralità del nostro Paese. Cgil, Cisl e Uil considerano grave che ad alcuni lavoratori del commercio venga impedito di festeggiare la giornata dedicata al lavoro tenendo aperti gli esercizi commerciali». Panini ha ricordato che oggi 2 milioni di persone sono ufficialmente disoccupate mentre un milione e mezzo di lavoratori non cercano nemmeno un’occupazione perché non hanno fiducia nel futuro. A scendere in campo in difesa dei lavoratori è stato anche il segretario regionale dell’Anpi, Luciano Rapotez. Successo di pubblico per l’esibizione della banda mandamentale di Cervignano e per il concerto del gruppo vicentino “Gli idraulici del suono”, organizzato, nell’ambito di “Musica ribelle”, dal circolo Arci Sandro Pertini. Particolarmente apprezzato anche il mercatino dell’usato allestito dalla Pro Loco di Cervignano in via Marcuzzi e in piazza San Girolamo. Elisa Michellut
Il Piccolo 3 maggio 2011
In tremila al corteo
per la festa del lavoro
«Uniti contro la crisi»
Alla tradizionale manifestazione provinciale di Cervignano
è mancata la partecipazione della Coldiretti
di Elena Placitelli
CERVIGNANO
Migliaia in corteo, ma il fronte
sindacale scricchiola nonostante
l’appello a restare uniti contro
la crisi. Alla manifestazione del
Primomaggio di Cervignano,un
lungo serpentone si è snodato in
centro dietro ai 29 trattori della
Confederazione italiana agricoltori.
C’erano 3mila persone per
gli organizzatori, metà per le forze
dell’ordine. E le polemiche
non sono mancate. Prima, quando
il corteo doveva ancora partire.
Al segretario di Rc, Kristian
Franzil, non è piaciuto l’atteggiamento
di Cisl e Uil: «Ci hanno
imposto di togliere lo striscione
per lo sciopero generale del 6
maggio appena esposto. L’abbiamo
tolto solo per mantenere
unita la piazza». Ma a far scricchiolare
gli equilibri è stata soprattutto
l’assenza della
Coldiretti, per quanto la presidente
provinciale, Rosanna
Clocchiati, avesse precisato che
la decisione sia dipesa da «problemi
di organizzazione interna
». Se per la prima volta al corteo
hanno preso parte le cooperative,
affiancatesi agli artigiani
dellaCnae di Confartigianato, la
Coldiretti (l’anno scorso era presente)
è stata l’unica a non aver
aderito all’appello lanciato dagli
organizzatori (Cgil, Cisl, Uil, Cia,
Comune di Cervignano). Tra le
cause,unasvista sul documento
di adesione, recapitato negli uffici
della Coldiretti venerdì Santo.
Ma la decisione potrebbe essere
dipesa anche dal mancato coinvolgimento.
«Nella riunione preparatoria
l’avevamo invitata – risponde
Paolo Fantin della Cia –.
E pur a ridosso di Pasqua, il documento
è stato inviato a tutti».
Per la Uil «il caso è sintomatico
di una coesione che tarda ad arrivare.
Credo sia stato un problema
di mancato coinvolgimento
dettato dai tempi e dalle relazioni
– dice il segretario provinciale
Ferdinando Ceschia -. Ci spiace,
manon vi sono motivi di separazione
».Ela Cgil: «L’importante –
dice il segretario provinciale
Alessandro Forabosco – è che rimanga
unito il mondo del lavoro
dipendente. La crisi non è finita
e dalla Regione urgono nuove
politiche industriali».
Capofila dei 16 sindaci della
Bassa, Pietro Paviotti che puntualizza:
«La Coldirettinonè che
non ha aderito, semplicemente
nonha risposto. Lasua presenza
mi avrebbe comunque fatto piacere
visto il tentativo di unire le
forze per rilanciare lo sviluppo».
C’erano anche i NoTav, che hanno
dato per morta la tratta
Venezia–Trieste, dopo le dichiarazioni
di Mauro Moretti, ad di
Ferrovie dello Stato: «Ora occhio
al nucleare – dice il portavoce
Paolo de Toni – che potrebbe essere
realizzato nella Bassa». Presenti
il senatore Carlo Pegorer, il
consigliere regionale Mauro Travanut
e il sindaco di Udine Furio
Honsell. Il segretario confederale
della Cgil, Enrico Panini, s’è
appellato alle parole del presidente
Napolitano per ribadire il
valore del lavoro.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Fascisti e Polizia: un binomio sempre attivo

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Marzo 17th, 2017 — Complotti, General
Soidarietà alle compagne e ai compagni colpiti dalla repressione
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Rassegna stampa
Repubblica
Operazione scattata all’alba contro appartenenti alla compagine denominata “Spazio Liberato 400 Colpi”. Danni a sistemi di videosorveglianza e a sedi di partiti e istituzioni
CRONACA
Blitz contro gli anarchici
22 misure cautelari
Operazione scattata all’alba contro appartenenti all’area anarchica che fa riferimento agli ambienti studenteschi e alla compagine denominata “Spazio Liberato 400 Colpi”
di LAURA MONTANARI
Studenti, incensurati, quasi tutti fiorentini. L’operazione della polizia contro gli esponenti del gruppo anarchico “Spazio Liberato 400 colpi” è in corso a Firenze dall’alba. Il Gip Rocchi ha emesso 22 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta della procura che vede indagate 78 persone. Sono per lo più ragazzi che fanno riferimento a un gruppo anarchico che si riuniva in alcune stanze di proprietà dell’università, nel centro storico. I locali sono ora sotto sequestro.
Le misure cautelari riguardano 19 toscani, un napoletano, uno di Ancona e uno Nuoro. I destinatari dei provvedimenti hanno tutti tra i venti e trenta anni e sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione istigazione a delinquere, occupazione abusiva di edifici pubblici, danneggiamento, deturpamento e imbrattamento di beni immobili, resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.
Presidio studentesco davanti alla polizia, guarda le foto
“Ma quali anarchici, molti di noi sono solo studenti”
Corriere 4 maggio
08:32 CRONACHE Colpita l’organizzazione denominata «Spazio liberato 400 colpi», indagate nel complesso 78 persone. Le accuse: associazione a delinquere, violenza privata, occupazione abusiva
le accuse: associazione a delinquere, violenza privata occupazione abusiva di edifici
Firenze: arrestati 22 anarchici
Colpita l’organizzazione denominata «Spazio liberato 400 colpi», indagate nel complesso 78 persone
le accuse: associazione a delinquere, violenza privata occupazione abusiva di edifici
MILANO – È in corso a Firenze una vasta operazione della polizia contro appartenenti all’area anarchica che fa riferimento agli ambienti studenteschi e della compagine locale denominata «Spazio liberato 400 colpi». Sono 22 le misure cautelari in corso di esecuzione da parte della Digos fiorentina coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione-Ucigos. L’indagine è stata svolta con il contributo informativo dell’Aisi, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna.
INDAGINE – L’indagine vede complessivamente indagate 78 persone ed è stata costantemente coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione – Ucigos. I destinatari delle misure cautelari – 19 toscani, un napoletano, un nuorese e un anconetano, la cui età oscilla tra i venti e trenta anni – sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione istigazione a delinquere, occupazione abusiva di edifici pubblici, danneggiamento, deturpamento e imbrattamento di beni immobili, resistenza, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.
Corriere della Sera Redazione online
04 maggio 2011
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
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Messaggero Veneto del 04/05/11
Venti profughi arrivati al Cie di Gradisca
GRADISCA D’ISONZO Continua l’arrivo di immigrati in Friuli Venezia Giulia. La seconda ondata di trasferimenti dall’isola di Lampedusa (circa 1500 gli immigrati che hanno lasciato l’isola siciliana solo ieri), come ha annunciato lunedì il capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, ha interessato anche il Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo, dove ieri appunto sono stati trasferiti una ventina di clandestini, tutti tunisini. Un numero di ingressi necessariamente ridotto quello che ha interessato la struttura isontina, dove sono ancora in corso i lavori di adeguamento e messa in sicurezza partiti a seguito delle rivolte e degli incendi dello scorso febbraio. Al momento attuale, infatti, il complesso di via Udine vanta una disponibilità limitata a soli 85 posti (a fronte di una capienza massima di 248 posti) e sole 7 stanze agibili sulle 27 totali. Ad autorizzare il trasferimento, in realtà, sono state le partenze registrate al Cie di Gradisca negli ultimi giorni, da dove sono stati dimessi una quindicina di immigrati per decorrenza dei termini di trattenimento amministrativo (6 mesi), con l’obbligo cioè di abbandonare con mezzi propri il Paese entro 5 giorni. Nessuno di loro, tuttavia, ha ottenuto il permesso di soggiorno temporaneo (riconosciuto, invece, a 49 immigrati tunisini a metà aprile, al pari di una quarantina di altri ospiti della struttura gradiscana, tutti con precedenti penali). Una decina, invece, i clandestini per i quali la Prefettura di Gorizia, dopo essere riuscita a ricostruirne l’identità, è in attesa dei lasciapassare dei consolati di competenza per procedere all’espulsione. Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca dove, nonostante le nuove partenze e i nuovi arrivi registrati in questi giorni, la situazione continua a restare sotto controllo, senza registrare particolari tensioni. Intanto, Regioni, a eccezione dell’Abruzzo, dovranno prevedere una disponibilità totale fino a diecimila posti per l’accoglienza dei profughi. È quanto ha chiesto il capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli nel corso di una riunione che si è tenuta a Roma e alla quale hanno partecipato i soggetti attuatori nominati dai presidenti delle regioni e delle province autonome per la gestione dell’accoglienza sul territorio dei migranti. Nel corso della riunione, in cui è stato fatto il punto sui modelli di accoglienza messi in campo dagli enti locali, Gabrielli ha anche spiegato come verranno ripartiti tra le Regioni i primi cinque milioni, destinati alla copertura delle spese di accoglienza sostenute a livello locale. Marco Ceci
Marzo 17th, 2017 — Chiesa e pedofilia, General
da Il Messaggero Veneto
Aquileia blindata per il Papa
Una task force con oltre 300 persone e anche tiratori scelti

UDINE. Dai tiratori scelti alla scorta di motociclisti intorno alla “papamobile”, dagli artificieri agli uomini della protezione civile, e ancora, dalle forze dell’ordine nei checkpoint ai cani antisabotaggio: la complessa macchina organizzativa che, da mesi, si sta mettendo a punto per garantire massima sicurezza sabato, in occasione della visita del Papa ad Aquileia, è pressoché definita e sarà fissata in ogni dettaglio oggi, nel corso di un tavolo tecnico.
A fare il punto della situazione dalla Questura di Udine, cabina di regia dell’intera operazione che impegnerà circa 300 persone coinvolgendo forze di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia provinciale, Protezione civile, 118, Croce Rossa, Vigili del fuoco e Polizia municipale di Aquileia e Cervignano, è il capo Ufficio di gabinetto, dottor Giovanni Belmonte.
Benedetto XVI arriverà all’aeroporto di Ronchi alle 16.15 e, a bordo della papamobile, percorrerà la statale 14 per attraversare gli abitati di San Canzian d’Isonzo, Papariano, Villa Vicentina per poi svoltare verso la strada provinciale 8 e arrivare in piazza Capitolo ad Aquileia dove saluterà i fedeli. Alle 17 è previsto il suo ingresso in basilica per celebrare la funzione religiosa cui potranno assistere dalle 600 alle 800 persone. La partenza è prevista alle 18 con l’arrivo all’eliporto, dove il pontefice partirà alla volta di Venezia a bordo dell’elicottero.
«Per la tutela del Pontefice – spiega il dottor Belmonte – è stata prevista la scorta formata dall’ispettorato vaticano che precederà e seguirà il Papa in moto, il servizio sanitario del Papa farà parte del corteo, che sarà seguito dall’alto da un elicottero della Polizia di Stato. Lungo il percorso che va da Ronchi alla basilica saranno istituiti presidi fissi composti da agenti della Polizia e Protezione civile. Gli ultimi due chilometri della statale saranno transennati e interdetti al traffico a partire dalla tarda mattinata, mentre nell’area della basilica saranno allestiti checkpoint che permetteranno l’accesso solo a chi sarà dotato di tre diversi tipi di pass».
Complessivamente saranno 2.500 le persone che potranno accedere a tre diverse aree: l’area A comprende l’interno della basilica, la zona B esterna con posti a sedere riservata ai fedeli che potranno vedere il papa dal vivo, la zona C per coloro che avranno accesso all’area esterna dei maxi schermi. I tre diversi tipi di pass potranno essere ottenuti solo previa richiesta alle parrocchie di competenza. In ogni caso i blocchi alla circolazione stradale, i controlli e le deviazioni scatteranno sin dalla tarda mattinata, quando nei diversi presidi le forze dell’ordine faranno passare solo gli autobus (che saranno convogliati ai parcheggi allestiti nella zona industriale di Aquileia) e le vetture di coloro che saranno dotati di pass.
La cabina di regia cui affluiranno tutti i soggetti interessati, sarà allestita nella sala operativa della Protezione civile, dalla quale saranno dirette tutte le operazioni. Oggi quindi, nel corso del tavolo tecnico, verranno concordati i dettagli e verificate le rispettive competenze, in collaborazione anche con la questura di Gorizia. Complessa anche l’opera di bonifica sul territorio che precederà l’arrivo del Pontefice.
«Saranno sigillati tutti i tombini, controllati i cassonetti e i cestini dei rifiuti – sintetizza il dottor Belmonte – con un dispiegamento di forze di cui farà parte personale specializzato, artificeri, tiratori scelti, oltre ai cani antisabotaggio. Ogni singolo particolare dovrà essere verificato per evitare contrattempi o incidenti di percorso».
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Udine, No Tav + studenti al corteo dello sciopero generale. Bella riuscita: uno spezzone di corteo combattivo, slogans incisivi, antifascismo militante, controinformazione a tutto campo
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Mineo. Il diritto alla fuga per salvarsi la vita di Antonio Mazzeo
Nel “Villaggio della solidarietà” di Mineo, filo spinato, telecamere e forze armate hanno fatto capire ai rifugiati che non si trattava di una “villeggiatura” ma di una nuova forma di reclusione senza diritti. Che non favorisce l’integrazione, ma remunera molto bene privati e “cricca”.
Fuggono. Li vedi in fila indiana tra i campi e gli aranceti. Alcuni persino sulla carreggiata della trafficata superstrada Catania-Gela, in direzione nord. Una bottiglia d’acqua minerale e uno zainetto con qualche indumento e un pacco di biscotti. È tutto quello che portano con sé, ma vanno avanti con determinazione, dignità, speranza. Chi esercita il diritto alla fuga ha un progetto di vita chiaro. Raggiungere fratelli, cugini, amici, quella rete di solidarietà che sanno bene che in Italia gli sarà negata. Decine, forse centinaia di giovani. Richiedenti asilo di nazionalità curda, somala, eritrea, deportati manu militari dai centri di accoglienza sparsi in mezza Italia. E i tunisini scampati all’inferno di Lampedusa, dichiarati d’autorità “richiedenti asilo” per mascherare i trasferimenti forzati con le unità della Marina militare.
Il residence “a quattro stelle” di Mineo (Catania), abitato un paio di mesi fa dai militari USA di Sigonella, doveva essere la vetrina internazionale dell’accoglienza made in Italy, il progetto-pilota per rendere felici e invisibili rifugiati e migranti. Quattrocentoquattro villette indipendenti, uffici, mense, palestre, campi da tennis e football, sale per l’intrattenimento e le funzioni religiose e 12 ettari di spazi verdi. Un paradiso per chi ha conosciuto guerre e carceri nel continente africano, ma l’assedio di poliziotti, carabinieri e militari dell’esercito, le telecamere e le recinzioni sorte in ventiquattrore, lasciano presagire chissà quali nuove forme di detenzione. E allora è meglio andare, lasciarsi dietro il deserto ambientale, sociale e culturale del “villaggio della solidarietà” imposto da Berlusconi e Maroni per fare un favore ai legittimi proprietari della struttura, la Pizzarotti S.p.A. di Parma. Sì, perché alle origini dell’intera operazione di riconversione dell’ex villaggio USA nel mega-centro di accoglienza per richiedenti asilo c’è la ferma intenzione di continuare a spremere milioni di euro all’anno da una struttura che rischiava di restare per sempre abbandonata.
Quando alla Pizzarotti fu comunicata l’intenzione di Washington di non rinnovare il contratto d’affitto che sarebbe scaduto il 31 marzo 2011, i manager della società si affannarono ad individuare nuovi possibili locatari del villaggio. Dopo aver giocato inutilmente la carta del “sociale”, proponendo a destra e manca il suo utilizzo come “luogo di detenzione alternativo al carcere per le detenute madri” o come “centro accoglienza per immigrati e tossicodipendenti”, si tentò di rifilare la struttura all’Università di Catania per adibirla a polo di ricerca e cittadella dello studente. Alla Regione Siciliana e ai comuni del comprensorio fu presentato un progetto di “nucleo sociale polifunzionale” con case in affitto a canone agevolato e spazi per le attività sociali di enti pubblici e cooperative. Il programma di sviluppo immobiliare prevedeva pure la realizzazione di un centro commerciale e di sale cinematografiche, ma naufragò per lo scarso interesse degli operatori economici e dei politici locali. L’ultima spiaggia fu quella di proporre l’affitto direttamente alle famiglie dei militari USA, 900 euro al mese a villetta – 160 metri quadri di superficie più giardino – incluso l’uso gratuito degli spazi comuni e il trasporto in bus verso la base di Sigonella, parecchio distante. Saldi di fine stagione: quasi la metà di quanto il Dipartimento della difesa versava alla Pizzarotti, otto milioni e mezzo di dollari all’anno più le spese per la gestione dei servizi all’interno del villaggio. Fallito anche questo tentativo ci avrebbero pensato le rivolte per la libertà e il pane in nord Africa a fornire l’occasione per riaprire i cancelli del residence e consentire al governo di stiparvi oltre duemila tra richiedenti asilo, residenti da tempo in Italia, ed immigrati dell’ultima ora.
La portata finanziaria dell’affaire è top secret, ma è possibile spingersi in una stima di massima. Se venisse applicato il canone concordato con gli americani, per i 10 mesi dal decreto di “requisizione” (2 marzo 2011) del Commissario straordinario per l’emergenza immigrazione, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, il governo dovrebbe dare alla Pizzarotti non meno di 5 milioni e 500 mila euro. La legge parla chiaro: anche nel caso di espropri e requisizioni per pubblica utilità gli indennizzi non possono essere inferiori ai valori di mercato. Ma quello di Mineo non sarà un centro legato all’emergenza di questi mesi, e nei disegni di Berlusconi e Maroni dovrà avere vita illimitata. Il dottor Caruso ha ammesso che nei piani del governo e dei proprietari, c’è l’intenzione di sottoscrivere un contratto d’affitto per non meno di cinque anni. In questo modo verrebbero ad essere trasferiti altri 30 milioni di euro dalle casse dello stato al privato. Pensare che ad una quarantina di chilometri in linea d’area sorge l’ex base missilistica NATO di Comiso (Ragusa), la cui titolarità è passata in mano all’ente locale. Ospita centinaia di alloggi per oltre 7.000 persone, abbandonati all’incuria e ai saccheggi dei vandali. Accoglienza a costo zero, in una realtà che ha sperimentato in passato, con ovvie contraddizioni, il sostegno ai profughi del conflitto in ex Jugoslavia e Kosovo. Ma come per le grandi opere è la lobby del cemento a dettare le regole. Sulla pelle dei migranti e sulle tasche dei contribuenti.
Pizzarotti SPA: Grandi Opere militari/nucleari
La Pizzarotti è impegnata nella realizzazione di grandi opere infrastrutturali in Italia e all’estero. Alcune di esse hanno generato enormi impatti socio-ambientali: il deposito delle scorie radioattive di Caorso, la centrale nucleare di Montalto di Castro, la tratta ferroviaria ad alta velocità Milano-Bologna, due lotti dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. La società ha pure partecipato con poca fortuna alla gara per la progettazione ed esecuzione del Ponte sullo Stretto di Messina. In Sicilia ha però ottenuto dall’ANAS lo status di general contractor per i lavori dell’autostrada Catania-Siracusa, una commessa di 473,6 milioni di euro.
La Pizzarotti è inoltre una delle aziende di fiducia delle forze armate degli Stati Uniti d’America. Nell’ultimo decennio ha fatturato per conto del Dipartimento della difesa 134 milioni di dollari. Nel 1979 le era stata affidata la realizzazione a Sigonella del centro destinato alla Rapid Deployment Force, la Forza d’Intervento Rapido USA. A metà anni ‘80 la Pizzarotti partecipò pure alla costruzione di numerose infrastrutture nella base di Comiso. Quindici anni dopo, la società realizzò a Belpasso (Catania) il villaggio “Marinai” per i militari di Sigonella, 42 ettari d’estensione e 526 unità abitative, fratello maggiore del “Villaggio degli Aranci” di Mineo. Successivamente ha eseguito i lavori di ristrutturazione ed ampliamento delle banchine della base navale e sottomarini atomici di Santo Stefano (arcipelago de La Maddalena), e realizzato una piccola tratta ferroviaria ed alcuni depositi all’interno della base di Camp Darby (Livorno). Nell’aeroporto di Aviano (Pordenone), Pizzarotti ha ampliato i locali adibiti a servizi e casermaggio, mentre a Camp Ederle (Vicenza) ha costruito un complesso residenziale per 300 marines e il nuovo polo sanitario US Army. Non altrettanto bene è andata a Quinto Vicentino, dove nonostante un accordo con il Comando dell’esercito statunitense per la creazione di un residence con oltre 200 abitazioni per i militari della 173^ Brigata Aviotrasportata (valore stimato 50 milioni di dollari), gli amministratori locali hanno scelto d’imporre il veto al progetto.
La società di Parma ha stipulato un contratto con le ferrovie israeliane per la costruzione di un lotto della linea ad alta velocità Tel Aviv–Gerusalemme, relativo ad un tunnel che attraversa i villaggi di Beit Surik e Beit Iksa, all’interno dei territori della Cisgiordania occupati illegalmente da Israele nel 1967. Come denunciato da decine di associazioni internazionali attive nella difesa dei diritti umani, il progetto viola le norme della IV Convenzione di Ginevra, che vietano alla potenza occupante l’esproprio di proprietà private per la costruzione di infrastrutture permanenti inaccessibili alla popolazione locale.
Croce Rossa Italiana: Niente bando per favore
L’altro grande business di Mineo riguarda la gestione dell’“accoglienza” dei circa 2.000 richiedenti asilo presenti. Le organizzazioni siciliane antirazziste hanno già fatto le prime stime. Agli enti che gestiscono i CARA sparsi sul territorio nazionale, il governo versa un contributo che oscilla dai 40 ai 52 euro al giorno per persona. Conti alla mano a Mineo si spenderà mensilmente dai 2 milioni e 400 mila ai 3 milioni di euro. È la Croce Rossa Italiana l’ente individuato dalle autorità di governo senza l’indizione di un bando ad evidenza pubblica. “Sino al 30 giugno 2011, la CRI impiegherà fondi propri destinati alla gestione delle situazioni di emergenza”, ha precisato il prefetto Caruso. Per i restanti sei mesi coperti dal decreto anti-sbarchi ci penserà lo Stato. A fine anno la spesa potrebbe così toccare i 18 milioni di euro. L’accoglienza soft nei Comuni di mezza Italia, grazie alle reti solidali di enti e associazioni (il cosiddetto sistema Sprar), pesa invece per non più di 20-22 euro al giorno per rifugiato. Con il vantaggio che le esperienze hanno forti ricadute sull’economia e l’occupazione locale, come ad esempio accade a Riace, paesino della provincia di Reggio Calabria, uno dei modelli d’integrazione cittadini-migranti a livello internazionale.
Intanto, il presidente della Provincia di Catania e coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, invita la Croce Rossa ad affidare alcuni servizi del centro di Mineo alle cooperative locali in buona parte riconducibili al potente consorzio Sol.Co. di Catania. Una piccola tassa in cambio del consenso dei politici e degli amministratori del luogo. Il ghetto per rifugiati e deportati nel cuore dell’isola è pronto a trasformarsi in una moderna fabbrica di soldi e di voti.
Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
9 maggio, Torino. I familiari delle vittime si sono alzati in piedi e si sono imbavagliati ad un convegno sulla sentenza.
7 maggio, Bergamo. Ovazione degli industriali, in un convegno a porte chiuse, all’ad Thyssen condannato.
Marzo 17th, 2017 — Clima e salute, General
Corriere 09 maggio 2011
Usa, allergie al massimo per cambio clima
09 Maggio 2011 22:30 SCIENZE E TECNOLOGIE
(ANSA) – WASHINGTON – Nasi arrossati, starnuti continui, malesseri: le allergie stagionali sono in forte aumento in tutti gli emisferi e la tendenza continuera’ a causa dei cambiamenti climatici che hanno portato ad un allungamento della stagione delle fioriture.Lo rivelano esperti Usa che hanno calcolato come ad esempio la stagione della fioritura della ambrosia -i cui pollini causano diffuse allergie- si e’ allungata di ben 27 giorni tra il ’95 ed il 2009. Tra le cause l’inquinamento, il caldo e i temporali.
Marzo 17th, 2017 — Base di Aviano, General
Messaggero Veneto del 11/05/11
F-16 da Aviano in Polonia
È un intrigo internazionale
Il Governo italiano smentisce, gli americani tacciono, ma della partenza degli F-16 da Aviano si parla da due anni. In realtà nono si prevede alcuno sgombero, ma è probabile l’arrivo dei nuovi superaerei F-35
AVIANO. È giallo sulla permanenza del 31° Fighter wing alla Base di Aviano. Secondo il Wall Street Journal, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annuncerà il trasferimento in Polonia dei due squadroni di F-16, di stanza nell’aeroporto Pagliano e Gori dal 1993, in occasione della sua visita a Varsavia. La notizia è rimbalzata immediatamente a Roma: il ministro della Difesa Ignazio La Russa si è messo immediatamente in contatto col Pentagono, smentendo tale ipotesi.
Ma in prospettiva, secondo fonti attendibili, non è escluso tale spostamento, in vista dello schieramento ad Aviano dei nuovissimi F-35, nell’ambito del programma Jsf, Joint strike Fighter, creato per sostituire molti velivoli mantenendo i costi di sviluppo, produzione e operativi bassi. Intanto, però, nella Destra Tagliamento regnano incertezza e sorpresa: Aviano senza F-16 (e senza altre alternative), significa un taglio di indotto pari a 290 milioni di euro, oltre a 610 milioni di dollari che gli Usa hanno già investito in un decennio per ammodernare la Base.
Dal 31° Fighter wing – peraltro impegnato nelle missioni in Libia e in Afghanistan – ieri non c’è stata alcuna reazione: sebbene sollecitato, ha rinviato per qualsiasi contatto direttamente a Washington. A parlare, invece, è stato il ministro della Difesa, da Cagliari, a margine di un incontro col collega spagnolo Carme Chacon: «Il trasferimento non corrisponde a verità. È vero che in Polonia gli Stati Uniti stanno approntando una base, ma nessun aereo al momento ad Aviano sarà spostato. La piccola base provvisoria in Polonia avrà aerei che provengono da altri Paesi, non da Aviano. Non c’è alcuna connessione, non lo affermo solo io: c’è una lettera dell’addetto militare americano indirizzata alla Difesa, c’è la conferma ufficiale del Pentagono».
Non è escluso, a lungo termine, che gli F-16 effettivamente siano spostati da Aviano, per fare posto, però, al nuovo F-35, caccia multiruolo di quinta generazione, con caratteristiche stealh (invisibile ai radar), che può essere utilizzato per supporto aereo ravvicinato, bombardamento tattico e missioni di superiorità aerea. La mossa di spostare gli F-16 in Polonia avrebbe, secondo fonti attendibili, minore “impatto diplomatico” sulla irritabile Russia, in quanto si tratta di un aereo ormai vetusto (e tuttora in pieno uso) rispetto al moderno F-35, già a disposizione degli Usa.
Il depotenziamento della Base di Aviano è, tuttavia, un tema ricorrente, negli anni: l’ultima smentita di un trasloco in Polonia risale al 2007 quando il Pentagono elaborò una strategia definita «solo accademica», sulla base della «presenza di elementi ostili» collegabili all’ampliamento della Base di Vicenza.
Il territorio è preoccupato. A partire dal vicepresidente della Regione Luca Ciriani: «Finora la Base ha portato ricchezza e posti di lavoro. Sembra quasi paradossale – ha spiegato – doversi preoccupare se gli F-16 rimangano o no ad Aviano, quando per anni si sono fatte manifestazioni e via crucis per chiedere la chiusura della Base; da parte mia la preoccupazione è reale per le possibili conseguenze sulle centinaia di lavoratori italiani della struttura militare».
Il senatore Carlo Pegorer (Pd), membro della commissione Difesa di palazzo Madama, chiede al Governo di riferire in parlamento: «Considerando che si tratta di una delle principali basi americane del sud Europa inserita in un contesto strategico di grande importanza, al di là delle generiche assicurazioni del ministro La Russa, sarebbe bene che il governo fornisse al più presto una parola definitiva sulla vicenda. In caso contrario, non sarebbe sbagliato pensare che l’esecutivo Berlusconi non sia stato informato dall’alleato americano e questo, se fosse vero, sarebbe davvero grave».
Infine il presidente della Provincia, Alessandro Ciriani: «Mi auguro si tratti dell’ennesimo annuncio infondato, ma se così non fosse servirebbe immediatamente un tavolo paritario, per discutere degli scenari futuri della Base. Bisogna capire in che forma gli americani andranno via e cosa lasceranno sul territorio». Secondo Ciriani, i problemi dal punto di vista occupazionale sarebbero «gravissimi», ma vi sarebbe una ricaduta negativa anche «sotto il profilo logistico».
10/05/11
Da Il Piccolo
Gli Usa smantellano la base aerea di Aviano
Per il “Wall Street Journal” il Pentagono intende spostare gli F-16 in Polonia. A giorni l’annuncio di Obama
di Pier Paolo Garofalo
TRIESTE Gli Stati Uniti si apprestano a smantellare le strutture della loro forza aerea, la Us Air Force, ad Aviano in provincia di Pordenone, dove sono ospitate dal 1954, e spostare le due squadriglie di cacciabombardieri F-16 del 31.o Gruppo di combattimento in Polonia. È quanto riporta il “Wall Street Journal”, secondo cui l’annuncio ufficiale sarà dato dallo stesso Barack Obama che visiterà nei prossimi giorni Varsavia. Si tratta di una mossa che non mancherà di irritare la Russia, da sempre molto sensibile alla presenza di sistemi d’arma statunitensi e della Nato vicino ai suoi confini. Basta ricordare l’ostilità con cui Mosca accolse il vecchio progetto di Scudo anti-missile dell’amministrazione Bush che prevedeva di installare una batteria di 10 missili intercettori in Polonia. Un progetto poi lentamente accantonato dall’amministrazione di Barack Obama nonostante le pressioni di certa parte delle alte sfere militari “a stelle e strisce”, anche se non completamente cancellato.
L’ennesima riorganizzazione delle basi Usa all’estero, in chiave riduttiva e di economie di scala, era stata annunciata mesi fa dal Pentagono ma ancora non si conoscono i particolari della decisione che riguarda Aviano, né i motivi. La completa disponibilità a cooperare con il “grande alleato” d’Oltreoceano manifestata con costanza da Varsavia, anche in chiave anti-Russia, nell’ultimo decennio certo non è estranea. Ma non basta, anche sommando gli spazi fisici più ampi e un’opinione pubblica meno sensibile alla presenza militare sul territorio di quella italiana, a giustificare un trasferimento costoso e strategicamente delicato da una base tuttora altamente operativa, da dove sono partiti anche velivoli per la missione anti-Gheddafi. Almeno nella sua prima fase, fino a quando astutamente Washington ha lasciato la “patata bollente” ai partner dell’Alleanza altlantica.
In ogni caso, se confermato, l’addio dell’Air Force ad Aviano segnerebbe una svolta storica: da sempre l’aeroporto, seppure cogestito con gli italiani, nell’immaginario collettivo “è” l’America, e non solo quella militare, un suo simbolo non solo con i jet che decollano e atterrano ma anche i suoi uomini in uniforme e in abiti civili che vivono e si muovono attorno alla struttura contribuendo all’economia locale, le loro vetture “made in Usa” (a dire il vero sempre più rare e piccole, come imposto dalla crisi internazionale) dalle targhe particolari che nei week-end si spingono in tutta la regione, fino a Trieste. Ma soprattutto quella di Aviano rimane la base di tutte le guerre e operazioni particolari condotte dagli States dalla fine dei Cinquanta. L’associazione mentale, fino a “Desert Storme” o alle guerre di Bosnia-Erzegovina e Kosovo, è automatica. Lo sarà per lungo tempo anche dopo l’ultimo decollo degli F-16 americani.
Messaggero Veneto
Gli Usa annunciano:
«Gli F16 via da Aviano
Il Wall Street Journal: i caccia saranno trasferiti in Polonia
WASHINGTON. Gli Stati Uniti si apprestano a smantellare le strutture della Us Air Force ad Aviano, dove sono ospitate dal 1954, e spostare le due squadriglie di caccia bombardieri F-16 del 31.mo Gruppo di Combattimento in Polonia.
È quanto riporta il Wall Street Journal secondo cui l’annuncio ufficiale sarà dato dallo stesso Barack Obama che visiterà nei prossimi giorni Varsavia. Si tratta di una mossa che non mancherà di irritare la Russia da sempre molto sensibile alla presenza di sistemi d’arma Usa vicino ai suoi confini. Basta ricordare l’ostilità con cui Mosca accolse il vecchio progetto di scudo antimissile dell’amministrazione Bush che prevedeva di installare una batteria di 10 missili intercettori in Polonia.
La base militare Usaf di Aviano è ospite dell’Aeronautica militare italiana, all’Aeroporto Pagliano e Gori. La base americana è attualmente sotto il comando del generale Charles Q. Brown junior. Tra personale americano e italiano, sia civile sia militare, in tutto ad Aviano ci sono circa 8.500 persone. Più o meno 3.800 sono militari americani, sia uomini sia donne. Delle restanti 4.700 unità, 600 sono civili italiani. La restante cifra, intorno alle 4.100 persone, sono civili americani e militari italiani.
Nella base Usaf è di stanza il 31/o Figther Wing, dotato di una quarantina di cacciabombardieri F16. Il 31/o stormo è composto da due gruppi di volo. L’aeroporto Pagliano e Gori non ospita velivoli italiani, ma solo militari. I militari italiani sono impiegati ad Aviano per supportare il funzionamento dell’aeroporto.
La Base di Aviano ha un indotto economico (stipendi, affitti, servizi, appalti) generato dall’attività della struttura militare che per l’anno 2008 è stato stimato in 290 milioni di euro. Gli investimenti effettuati negli ultimi anni per l’ammodernamento della Base ammontano a 610 milioni di dollari per i 99 progetti maggiori.