INNALZAMENTO DEI MARI/ Cosa succederà nell’ Alto Adriatico

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I crimini di Israele/ a Gaza strage di bambini

 

Corriere della Sera 18 novembre

CRI IN MEDIORIENTE – Nella notte RAID ISRAELIANO SU 2 MEDIA CENTER

Missili a Gaza, strage di bambini

Sirene a Tel Aviv, udite due esplosioni

Razzi palestinesi sull città israeliana di Ashkelon. Si tratta per una tregua . Obama: «No all’escalation di violenza»

 

Due bambine palestinesi sui resti dei bombardamenti a Gaza (Reuters)Due bambine palestinesi sui resti dei bombardamenti a Gaza (Reuters)

Raid su Gaza e missili su Tel Aviv. La guerra continua. È alto il tributo di sangue: a Gaza durante i raid israeliani sono rimasti uccisi nove bambini ed altri sono stati gravemente feriti. Secondo al Jazeera il bilancio delle vittime palestinesi dall’inizio dell’offensiva «Pilastro di difesa», mercoledì scorso, è finora è di 64 persone; le vittime israeliane sono invece tre. Fonti mediche riferiscono di oltre 400 civili feriti. Il tutto mentre Israele prepara l’offensiva di terra. Il ministro della Difesa ha fatto sapere di aver richiamato 75 mila riservisti.

«Proseguono i bombardamenti, Israele ammassa le truppe»
dall’inviato Davide Frattini

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SU ISRAELE – Intanto le sirene tornano a risuonare a Tel Aviv, per la quarta volta negli ultimi giorni. Due esplosioni si sono udite in città. Quattro razzi palestinesi hanno colpito la città israeliana di Ashkelon, città costiera del sud di Israele vicino al confine con Gaza, e ci sono feriti. Un altro attacco è stato poi sferrato contro Shaar Haneguev, nei pressi della frontiera con Gaza. Una delle persone ferite sarebbe in gravi condizioni. Secondo le autorità israeliane, i missili lanciati da Gaza contro il territorio israeliano sono stati 55 e hanno provocato il ferimento di 12 persone. Le forze israeliane hanno invece colpito 120 obiettivi all’interno della Striscia.

Quinta notte di bombe a Gaza Quinta notte di bombe a Gaza Quinta notte di bombe a Gaza Quinta notte di bombe a Gaza Quinta notte di bombe a Gaza Quinta notte di bombe a Gaza

CONTRASTI – E nonostante non cessino i bombardamenti si continua a sperare in una tregua. «Sono in corso colloqui seri per giungere ad una tregua e un accordo potrebbe essere raggiunto oggi o domani», ha detto il responsabile che ha voluto mantenere l’anonimato. Al contrario il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che Israele è pronto ad «allargare significativamente» l’offensiva contro i militanti palestinesi nella Striscia di Gaza. Un argine alla recrudescenza del conflitto ha tentato di porlo il presidente degli Stati Uniti Obama: «Sosteniamo il diritto all’autodifesa di Israele», ha detto nel corso di una conferenza stampa a Bangkok. «Ma lavoriamo attivamente con tutte le parti nella regione per fermare il lancio di missili di Hamas senza ulteriori escalation di violenza».

LA TREGUA – «Prima abbiamo bisogno che il fuoco cessi e poi possiamo discutere qualsiasi altra cosa. Metà Israele è sotto il fuoco, questo non può andare», ha detto il premier Beniamyn Netanyahu a margine di un colloquio con il ministro degli esteri francese. Dall’altra parte Hamas ha avanzato la richiesta che «l’aggressione e gli omicidi devono essere fermati», ha detto un responsabile del movimento islamico palestinese a condizione di anonimato. Una soluzione accettabile per il gruppo palestinese, secondo quanto si è appreso, sarebbe quella di vedere gli Stati Uniti, tradizionali alleati di Israele, come «garanti» del rispetto del cessate il fuoco da parte dello Stato ebraico. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon già lunedì sarà al Cairo per incontrare il ministro degli esteri egiziano Kamel Amr. E martedì il presidente Mohamed Morsi e il premier Hisham Kandil. E per martedì, si è stabilito che la delegazione della Lega araba guidata dal segretario generale Nabil el Araby si recherà a Gaza. Ad avere un ruolo chiave al tavolo delle trattative pare essere l’Egitto. Un emissario israeliano è arrivato domenica al Cairo a bordo di un aereo privato per incontrare le autorità egiziane che stanno conducendo la difficile mediazione per un cessate il fuoco a Gaza. Lo hanno riferito all’Ansa fonti dell’aeroporto: l’emissario si è recato nella sede dei servizi segreti egiziani.

NELLA NOTTE – Nonostante i tentativi diplomatici, gli attacchi su Gaza diventano sembre più brutali. Un raid israeliano nella notte tra sabato e domenica ha colpito il complesso Al-Shawa, dove hanno sede alcuni media locali e stranieri. Lo riferisce l’agenzia di stampa Màan, secondo cui ci sarebbero sei feriti, cinque giornalisti di al-Quds Tv e un cameraman, che ha perso una gamba. Distrutti anche gli uffici dell’emittente Russia Today.

Quarto giorno di guerra in Israele Quarto giorno di guerra in Israele Quarto giorno di guerra in Israele Quarto giorno di guerra in Israele Quarto giorno di guerra in Israele Quarto giorno di guerra in Israele

Sembra che l’impatto sia avvenuto all’undicesimo piano del palazzo, proprio dove sono situati gli uffici di al-Quds. Un secondo attacco ha colpito poi un altro media center: due missili sono stati lanciati sul 15esimo piano dell’edificio dove hanno sede gli studi di Al-Aqsa tv. I soccorritori hanno fatto evacuare diverse persone rimaste ferite.

UN ALTRO CAPO DI HAMAS UCCISO – Tra gli obiettivi dei raid israelianic’è stata anche l’abitazione di Ihya Abia, il responsabile della unità di Hamas incaricata del lancio di missili. Abia, uno dei principali dirigenti di Hamas e responsabile della maggior parte dei lanci di missili degli ultimi giorni, è rimasto ucciso nell’attacco. Lo riferiscono i media israeliani

Sirene a Tel Aviv
Rcd

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MESSAGGIO – Sfruttando la superiorità tecnologica l’esercito israeliano, domenica si è impadronito della frequenza 106.7 utilizzata da radio al-Aqsa di Hamas e ha mandato alla popolazione palestinese perentori messaggi, in buon arabo. «State alla larga – è stato detto – dai miliziani di Hamas, che giocano con le vostre vite»

Raid su Gaza, bambini uccisi
Rcd

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LA COOPERANTE ITALIANA – Meri Calvelli, cooperante italiana a Gaza ha commentato questo attacco ai media di Gaza: «Hanno bombardato da cielo e mare, attaccando e colpendo i palazzi dei media center che ospitano radio e tv, li hanno bombardati per mettere fuori uso tutta la comunicazione interna». E aggiunge accorata: «Ha un significato orribile. Sanno che radio e televisioni fungono da comunicatori per tutta la popolazione», se messi fuori uso non avranno più «la possibilità di dire cosa succede nel caso in cui arrivasse un attacco da terra». Calvelli, che da anni lavora a Gaza e fa parte dell’Associazione di cooperazione e solidarietà, continua poi a descrivere la difficile situazione: «Sappiamo che le navi sono a 300 metri dalla costa e hanno bombardato il ponte che collega una parte all’altra di Gaza. Hanno fatto credere che ci potesse essere una tregua e poi invece hanno cominciato a bombardare incessantemente. Sembra un terremoto senza sosta». Redazione Online18 novembre 2012 | 17:24

CIE DI GRADISCA: autolesionismo senza fine

Rassegna stampa del 18/11/12

Il Piccolo

Gli “ospiti” del Cie ingoiano vetri e pile per tentare la fuga

di Roberto Covaz GRADISCA Telecomandi della tv smontati per estrarre le pile e inghiottirle. Micidiali cocktail di psicofarmaci capaci di stendere anche un elefante. Pezzi di vetro ingeriti come se fossero una crostata. Cosa non si fa al Cie di Gradisca per cercare la fuga verso la libertà? Sono testimonianze che mettono i brividi quelle che filtrano dal Pronto soccorso di Gorizia, dove praticamente ogni giorno si fronteggiano emergenze sanitarie causate da clamorosi gesti di autolesionismo degli ospiti del centro identificazione ed espulsione. «Un carcere, peggio di un carcere», ha definito il Cie, recentemente, Valerio Spingarelli, presidente nazionale delle Camere penali, reduce dalla prima visita in un Cie concessa agli avvocati. A valicare il portone grigio del centro di Gradisca sono stati in pochi negli ultimi anni. Parlamentari, soprattutto. Le informazioni di quanto avviene nell’inferno del Cie sono indirette. Ecco allora che quanto emerge dal Pronto soccorso goriziano aiuta a delineare con maggior dettaglio l’orrore che quotidianamente si dive dentro a quelle quattro mura. Gli ospiti sono disposti a tutto pur di cercare di evadere. Lo strumento più ricorrente è farsi ricoverare d’urgenza al Pronto soccorso. Non si contano i casi di sparizione di extracomunitari finiti all’ospedale. Non per cure banali, ma per interventi disperati, da terapia intensiva. Ingerire la pila di un telecomando, nel caso fuoriesca il liquido corrosivo contenuto all’interno, può provocare una morte atroce. L’organismo può essere letteralmente consumato dall’acido. Si possono creare dei veri e propri fori come se il poveretto fosse stato attraversato da un grosso calibro. E il vetro? Proviamo solo a immaginare come si possa ingoiare un pezzo di vetro. Il viaggio che questo materiale percorre nella faringe, nell’esofago, nell’intestino provoca ferite paurose. Eppure lo fanno, i disperati del Cie. Perché la libertà non ha prezzo. Ora i telecomandi delle tv non sono più in dotazione agli ospiti. Che invece avrebbero – ma le informazioni non sono di prima mano – un accesso agli psicofarmaci meno semplice di quanto si possa supporre. Il taglio delle vene non fa più notizie nella drammatica contabilità del Cie. Nel centro di Gradisca sono tutti vittime. A cominciare dai dipendenti della Connecting People, la società trapanese che dal 2008 gestisce il Cie e il Cara dal 2009. Il tema della gestione è complesso e ha alimentato una lunga vicenda processuale. I dipendenti non percepiscono lo stipendio da tre mesi. La Prefettura di Gorizia si sarebbe impegnata a sbloccare entro fine mese parte della somma dovuta all’ente gestore per i servizi prestati all’interno dell’ex caserma Polonio. Tre mesi senza paga sono tanti. Una situazione del tutto nuova – sinora il differimento al massimo era stato di qualche settimana – che ha gettato nello sconforto i già esasperati dipendenti. Oltre alle difficoltà di un lavoro logorante e a volte estremamente pericoloso, gli operatori si sono spesso trovati a fare i conti con un’enorme incertezza sul proprio futuro. Connecting People aveva motivato la mancata erogazione degli stipendi con la mancanza di liquidità derivante dai ritardi nei trasferimenti del denaro dovuto dallo Stato (via Prefettura di Gorizia) per i servizi previsti dal contratto di appalto. A tentare di riportare il sereno è ora un comunicato aziendale della stessa Connecting People, che in queste ore ha informato i dipendenti dell’esito di un vertice tenutosi fra il Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, e il presidente del consorzio siciliano, Giuseppe Scozzari. Il periodo dei mancati pagamenti dovuti a Connecting People dall’Ufficio territoriale del governo sarebbe, secondo la nota, compreso fra l’aprile del 2011 e l’ottobre di quest’anno. Ciò avrebbe generato alla società «la sofferenza finanziaria e il conseguente ritardo nel pagamento a fornitori e dipendenti». Le parti avrebbero convenuto sull’indifferibilità della messa a dispisizione di almeno l’80% del credito maturato da Connecting People. (ha collaborato Luigi Murciano)

 

Messaggero Veneto

Immigrato in coma per un “cocktail” di psicofarmaci

Assume un cocktail di psicofarmaci e finisce in coma al pronto soccorso di Gorizia. Protagonista della vicenda un ospite del Cie, che ha ingurgitato in un colpo solo una miscela quasi letale, fra intere confezioni di pastiglie e due flaconi di Xanax. È rimasto in osservazione due giorni, poi, grazie alle cure prontamente prestate dall’équipe medica, è stato dimesso. I ricoveri di ospiti del Cie all’ospedale di Gorizia sono estremamente frequenti. Nell’ultimo periodo, però, si sono diradati, come precisa Giovanni Sammito del Siulp. «Al di là dei ricoveri per un’effettiva emergenza sanitaria – sottolinea Sammito – si sono verificati spesso episodi di autolesionismo, il più delle volte finalizzati a procurarsi un’eventuale via di fuga. Non succede solamente a Gradisca, ma in tutti i Cie d’Italia». Qualche mese fa, per esempio, quando c’erano i lavori in corso, gli ospiti del Cie ingollavano bulloni. Un’altra tecnica consiste invece nel rompere le strutture in plexiglass e strusciarle a lungo contro le sbarre o sul pavimento fino a limarle, in modo che non danneggino gli organi interni quando le ingeriscono. Quindi le ingoiano e poi chiedono di essere portati al pronto soccorso. «Dato che evadere dal Cie è molto difficile – prosegue Sammito – si procurano apposta un malessere per farsi portare in ospedale, dove fuggire invece è più semplice. In passato è capitato che la fuga riuscisse. Addirittura qualche anno fa un immigrato trattenuto al Cie ha tentato di lanciarsi fuori dall’ambulanza in corsa. Stando dentro la struttura a lungo, si ingegnano a trovare nuovi sistemi. Questo ci riporta, però, alla questione dei tempi di trattenimento. Quando nacquero i cpt, centri di permanenza temporanea, istituiti con la legge Turco e Napolitano, il tempo massimo di permanenza per l’identificazione era stato fissato in 15-30 giorni. Poi, con il susseguirsi delle normative, i tempi si sono via a via allungati, fino ad arrivare ora a un massimo di 18 mesi. Più tempo stanno all’interno dei Cie, più tempo hanno di organizzarsi, di conoscersi fra loro e quindi di mettere in atto tentativi di fuga collettivi. Ai tempi dei disordini, quando bruciavano i materassi, si erano create vere e proprie bande interne». (i.p.)

 

RIGASSIFICATORE: oltre un migliaio in corteo per dire no

Da Il Piccolo del 18/11/12

Mille in corteo per dire no al rigassificatore

Manifestazione con corteo ieri mattina lungo le vie del centro, organizzata dal movimento indipendentista Trieste Libera. Obiettivo della manifestazione, esprimere un secco no al rigassificatore: «Cancellare questo progetto assurdo – si legge nel sito web del movimento nell’ambito della presentazione del corteo – e concentrarsi su un porto commerciale e libero, su una Free Zone che è una risorsa insostituibile» per Trieste. Il gruppo si è ritrovato in piazza della Borsa e da lì è partito percorrendo corso Italia per arrivare a piazza Goldoni, e ancora imboccare via Carducci che è stata percorsa tutta fino ad arrivare a largo Santos, davanti alla Sala Tripcovich. La manifestazione, che secondo la Questura ha avuto un’adesione di un migliaio di persone, ha visto in piazza striscioni, bandiere con l’alabarda, cartelli e anche una banda che ha suonato lungo tutto il percorso. Tanti gli slogan di protesta scanditi. Sul sito del movimento compaiono accese critiche a Gas Natural, la società spagnola che ha progettato l’impianto gnl a Zaule: la società viene accusata di «arroganza direttamente proporzionale allo spiegamento di mezzi messo in campo a Trieste nel cocciuto tentativo di convincere “una volta per tutte” i triestini dell’assoluta necessità di installare il rigassificatore nei bassi fondali di Zaule». Secondo Trieste Libera invece «il destino di Trieste e del porto commerciale e libero dev’essere riaccomunato quanto prima ai destini delle Free Zones mondiali», essendo «risorsa insostituibile per città e Territorio». La manifestazione di Trieste Libera è arrivata dopo che il Comitato tecnico regionale per la sicurezza ha fatto proprio a maggioranza (contrari però il Comune, la Provincia e l’Autorità portuale) il giudizio tecnico del Gruppo di lavoro a sua volta formato da Vigili del fuoco, Arpa, Inail, Comune e Capitaneria di porto sul rapporto di sicurezza aggiornato da Gas Natural. Giovedì la Conferenza dei servizi dovrà decidere sull’Autorizzazione integrata ambientale al rigassificatore.

STUDENTI TRIESTE: scuole in movimento (agg.21/11)

MERCOLEDÌ, 21 NOVEMBRE 2012

Vidali: bene la protesta, la sicurezza degli edifici è una priorità

«Appoggio pienamente gli studenti triestini in questa protesta perché le loro preoccupazioni sono anche le mie preoccupazioni, tanto da padre quanto da politico». Maurizio Vidali (foto), presidente del Consiglio provinciale, non ha dubbi: di fronte alla situazione attuale gli studenti devono fare sentire la loro voce. L’esponente della Slovenska skupnost – Unione slovena stigmatizza poi come «le Province, a causa degli indiscriminati tagli imposti dal Governo Monti e dalla Regione, non avranno più le risorse necessarie per intervenire negli interventi di manutenzione degli edifici scolastici». Vidali, padre di uno studente iscritto al secondo anno dell’istituto professionale sloveno Stefan, lancia infine una provocazione: «È più utile fare una legge per l’inno di Mameli o garantire la sicurezza dei nostri figli? Il Governo Monti, purtroppo, ha già risposto». (r.t.)

 

MERCOLEDÌ, 21 NOVEMBRE 2012

Il Galvani e il Volta “cogestiti” da studenti e professori assieme

Dilaga la protesta nelle scuole superiori, ma in alcune sono partite forme di ribellione congiunte Il Deledda avvia l’autogestione nella sede centrale, all’Oberdan lunedì l’assemblea decisiva

di Riccardo Tosques La protesta delle scuole superiori triestine si sta ampliando a macchia d’olio. Nella mattinata di ieri Galvani e Volta hanno deciso di avviare una cogestione tra studenti e professori che prenderà il via oggi e proseguirà sino a venerdì. L’istituto tecnico Deledda ha invece attuato la proclamata autogestione nella sede centrale. In fibrillazione anche gli studenti del liceo scientifico Oberdan che lunedì prossimo si riuniranno per decidere il loro futuro. Sempre in fermento poi gli istituti sloveni, i pionieri di questa nuova ondata di contestazione. Galvani e Volta Le assemblee degli studenti svoltesi ieri mattina all’istituto professionale Galvani e all’istituto industriale Volta hanno sancito l’inizio della loro protesta. «L’occupazione era esclusa così come l’autogestione: da qui la decisione di cercare una forma di elaborazione congiunta dei temi cari al mondo studentesco sotto forma di una cogestione organizzata»: Roberto Pagani, vicepreside del Galvani, spiega la nuova linea adottata in sinergia con i propri studenti. L’accordo stipulato tra le due parti è chiaro: seguire regolarmente le lezioni durante le quali verrà concesso uno spazio in cui ogni insegnante sarà invitato a sospendere interrogazioni e verifiche scritte, facendo invece degli approfondimenti, durante l’orario curricolare, sulle problematiche nazionali inerenti la scuola. La cogestione entrerà in vigore oggi e proseguirà sino a venerdì. Stesse modalità per l’istituto Volta. Dopo un’accesa assemblea si è optato per abbracciare la via della conciliazione. Scongiurata dunque l’autogestione che pareva oramai imminente. Istituti sloveni e Deledda Prešeren, Zois e Slomšek proseguiranno l’autogestione, probabilmente sino a venerdì. Grande attesa poi per capire le decisioni dell’istituto Stefan oramai in rotta di collisione con il proprio preside Primož Strani. «Non ci siamo presentati a scuola ma perché il preside ci aveva promesso l’autogestione poi negandocela. Ora torneremo a fare la stessa richiesta. Se ci dirà di no, non so dire cosa faremo», spiega il rappresentante d’istituto Borut Svara. Intanto al Deledda la promessa autogestione ieri ha vissuto il suo primo giorno di vita. Nella sede centrale di via Rismondo si sono riversati anche gli studenti delle due succursali. Oberdan Se il liceo scientifico Galilei, a differenza di quanto trapelato ieri, non ha inscenato alcuna protesta, i cugini dell’Oberdan sembrano orientati diversamente. Domani è in programma una riunione dei professori che dovranno prendere in esame anche le richieste avanzate da parte degli studenti. «Fino ad oggi abbiamo espresso sempre massima collaborazione, proponendo una cogestione assieme ai professori – spiega il portavoce degli studenti, Piero Facchin- Ora dipende da loro se voler interrompere la didattica per qualche giorno per fare informazione su cosa sta accadendo attorno al mondo della scuola». Per lunedì 26 novembre è stata fissata l’assemblea d’istituto. «Siamo fiduciosi – aggiunge Facchin – e attendiamo, sperando che durante quella giornata si possa discutere di quando e come iniziare la cogestione». Gli studenti sembrano tendere la mano. Ora toccherà ai docenti, e soprattutto alla preside, decidere se stringerla o meno.

 

 

MERCOLEDÌ, 21 NOVEMBRE 2012

IN VIA CANTÙ

E i docenti fanno vedere il loro «lavoro sommerso»

Due pomeriggi di «emersione dal lavoro sommerso», oggi e domani dalle 14.30 alle 17.30 nella sede di via Cantù. È l’iniziativa aperta al pubblico – protesta simbolica per la «politica di bilancio miope e ingiusta» riservata dal governo alla scuola pubblica italiana – che un folto gruppo di insegnanti dell’istituto Volta attuerà con l’obiettivo di attirare l’attenzione appunto su tutto il lavoro “sommerso” e silenzioso: preparazione delle lezioni, correzione dei compiti e così via. La notizia è inserita in un lungo documento che molti docenti del Volta hanno sottoscritto «facendo proprie le riflessioni dei colleghi del liceo Petrarca» ma anche di quelli di altre scuole – dal Nordio al Dante – che dinanzi all’aumento delle ore di insegnamento da 18 a 24 ma, più in generale, ai tagli che ancora con la legge di stabilità andranno a colpire la scuola pubblica stanno esprimendo in vari modi il proprio dissenso un po’ in tutta Italia. La protesta, in vari istituti superiori cittadini, si è già tradotta nella sospensione di ogni forma di attività extracurriculare, proprio per sottolineare la quantità di lavoro che gli insegnanti si sobbarcano oltre l’orario normale di lezione. «L’Italia – si legge nel documento dei docenti del Volta – destina solo il 4,7 del proprio Pil all’istruzione, collocandosi ben sotto alla media europea, pari al 5,44. Il dato è ancor più allarmante se si considera il rapporto tra spesa pubblica totale e spesa pubblica per l’istruzione: in questo caso l’Italia non è soltanto sotto la media europea, ma è addirittura l’ultimo tra i paesi dell’Europa a 27». Eppure «il potenziamento del sistema di istruzione è direttamente proporzionale all’innalzamento della qualità di vita della popolazione».

 

 

Da Il Piccolo

MARTEDÌ, 20 NOVEMBRE 2012

Occupazioni e autogestione, scuole in rivolta

La protesta è partita dagli Istituti di lingua slovena e poi è rientrata. Assemblee infuocate al Galilei e al Deledda

Ma la ribellione “cova” anche al Volta e al Galvani

Si preannunciano estremamente calde anche le assemblee degli studenti in programma oggi all’istituto tecnico industriale “Alessandro Volta” in via Monte Grappa e all’istituto professionale per l’industria e l’artigianato “Luigi Galvani” in via delle Campanelle. Il professor Pagani, vicepreside del Galvani, è sereno: “Rispetto all’esperienza dell’anno scorso non c’è l’ipotesi concordata di autogestione. Le lezioni si svolgeranno regolarmente”. ALTRI ISTITUTI Tutto tace invece dagli altri istituti superiori. Gli unici possibili “movimenti” si registrano al liceo classico “Francesco Petrarca” che mercoledì 28 ospiterà in via Rossetti un’assemblea degli studenti. “Nulla da segnalare”, chiosa la preside Donatella Bigotti. Almeno per ora. Ma la protesta pare pronta a riesplodere.

L’autunno caldo delle scuole è approdato a Trieste. Nella mattinata di ieri tre istituti superiori con lingua d’insegnamento slovena sono stati occupati per diverse ore dagli studenti prima di essere “liberati”. Nella giornata di oggi “Galilei” e “Deledda” hanno annunciato l’inizio dell’autogestione. E le assemblee odierne del “Volta” e del “Galvani” potrebbero ampliare il raggio della protesta. ISTITUTI SLOVENI Il primo blitz è stato compiuto all’alba di ieri al liceo scientifico sloveno “France Prešeren” e all’attiguo istituto professionale “Jozef Stefan” di strada di Guardiella. Alle 5 del mattino una quindicina di studenti si sono dati appuntamento davanti alle scuole con l’obbiettivo di entrare e occupare il Prešeren. Col passare delle ore il numero è salito superando il centinaio di unità. Quasi contemporaneamente anche l’istituto magistrale Anton Martin Slomšek di via Caravaggio ha deciso di protestare. Per non ostacolare le lezioni delle scuole elementari e medie che si trovano nello stesso edificio, gli studenti si sono trasferiti al Prešeren, diventato di fatto la base della protesta. Ma l’occupazione del liceo, anche dopo il vociferare dell’intervento della Digos, è però terminata attorno alle 18.30. Gli studenti preannunciano che oggi torneranno alla carica. Più agguerriti e meglio equipaggiati. E’ durata invece solo pochissime ore l’occupazione dell’istituto tecnico commerciale e per geometri “Žiga Zois”. La sede (provvisoria) di via Edoardo Weiss è stata “liberata” dagli stessi studenti in quanto oggi l’istituto dovrà ospitare un’assemblea ed una conferenza programmate da tempo. Molto probabilmente a partire da domani la protesta monterà di nuovo sotto forma di autogestione. GALILEI E DELEDDA E l’autogestione pare essere il futuro immediato anche di altri due istituti cittadini. In primis al liceo scientifico “Galileo Galilei” di via Mameli. Anche se non tutti sono di questo parere. “Autogestione? E’ un termine bandito dal nostro lessico – spiega la preside Lucia Negrisin -. Pian piano si sta formando un concetto di scuola partecipata, anche se devo dire che tra i miei studenti non vedo questa ansia di protesta, ma il desiderio di diventare protagonisti del loro spazio educativo”. La dirigente scolastica ha poi lasciato intendere che vi sarà fermezza nel caso si dovessero infrangere le regole: “Devo mantenere l’attività in determinati binari, come previsto dagli ordinamenti”. Un’infuocata assemblea degli studenti si è vissuta poi ieri nella sede centrale dell’istituto tecnico “Grazia Deledda” di via Rismondo. Anche qui, nonostante una corposa minoranza volesse occupare lo stabile, si è optato per l’autogestione. A partire da oggi tutti gli studenti del Deledda sono stati chiamati all’appello in via Rismondo per il primo giorno di protesta. Riccardo Tosques

 

 

MARTEDÌ, 20 NOVEMBRE 2012

IL PORTAVOCE

Zuccolo: «Sperperati tanti soldi con i test Invalsi»

La situazione di degrado degli edifici scolastici, lo spreco di denaro pubblico legato all’Invalsi (l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione), la diseguaglianza della legge Aprea, la mancanza di autonomia da parte della Regione nel settore scolastico. Dean Zuccolo, 19enne studente portavoce del malcontento del liceo scientifico sloveno France Prešeren, racconta i perché della protesta. «Fortunatamente le strutture delle scuole slovene non hanno i problemi degli altri edifici, ma protestiamo esprimendo la nostra solidarietà agli studenti con lingua d’insegnamento italiana», spiega Zuccolo. Poi ci sono problemi comuni come «lo sperpero di soldi per gli inutili test Invalsi sul grado di istruzione dei giovani», la legge Aprea «che penalizza le scuole pubbliche» e infine «la necessità di dare più potere alle Regioni sulle scuole», fattore che poi potrebbe comportare «una maggior tutela economica per la minoranza slovena». Zuccolo svela che il blitz di ieri mattina al liceo Prešeren si è svolto «in seguito alle false promesse della preside Loredana Gustin che inizialmente era favorevole a concedere un’autogestione concordata». Poi però nella giornata di sabato «la preside si è rimangiata le sue stesse parole. E noi abbiamo deciso di occupare». Un’occupazione agevolata pare anche dal cancello dell’entrata principale trovato accostato e aperto senza alcuna forzatura. E oggi è preannunciato il bis. Questa volta più duraturo. (r.t.)

 

 

Dal Piccolo del 18/11/12

Superiori, occupate le quattro scuole di lingua slovena

 

Assemblee degli studenti in vari altri istituti cittadini: al Deledda i ragazzi hanno proclamato l’autogestione a partire da domani

 

È riesplosa in mattinata l’agitazione nelle scuole superiori cittadine. In prima linea i ragazzi degli istituti con lingua d’insegnamento slovena: dalle 7.15 del mattino sono stati occupati il liceo Prešeren e l’istituto tecnico Stefan. Poche ore dopo è stata proclamata dagli studenti anche l’occupazione dell’istituto tecnico Žiga Zois e del liceo delle scienze umane Slomšek. Quest’ultimo istituto però è ospitato nello stesso edificio (in via del Caravaggio a San Giovanni) di una scuola media e di una materna. I ragazzi dunque per non interferire con le lezioni dei più piccoli hanno deciso di trasferirsi al liceo Prešeren.

 

L’agitazione sta comunque interessando anche altre scuole, di lingua italiana. I ragazzi dell’istituto Deledda stamattina hanno tenuto un’assemblea decidendo alla fine di proclamare l’autogestione a partire da domani. In assemblea anche il liceo Galilei, dove però gli studenti hanno detto no all’occupazione. Al Volta è prevista un’assemblea per domani alle 9. Lezioni normali infine al Petrarca, al Nautico, al Carducci, all’Oberdan e al Dante.

 

I motivi della protesta restano quelli per i quali i ragazzi sono scesi in piazza negli scorsi giorni dopo una serie di precedenti iniziative: la fatiscenza degli edifici, e dunque le pessime condizioni logistiche in cui gli studenti sono costretti a trascorrere le proprie mattinate in aula.

TAV News Tratta Venezia-Trieste/ Cosa succede al Ministero?

La cosa ha dell’incredibile, si stanno arrotolando nel fango, e stanno violando la procedura di VIA

Le nostre osservazioni avevano colto completamente nel segno! e cioè per esempio che mancava la comparazione.

Ma non possono mica farla a posteriori???

Il progetto è quello del 2010 punto e basta e come tale va bocciato!!

 

Martedì 6 novembre 2012

VIII COMMISSIONE PERMANENTE

(Ambiente, territorio e lavori pubblici)

7-00959 Viola e 7-00995 Lanzarin: Individuazione

delle migliori soluzioni, sotto il profilo ambientale,

per la localizzazione del tracciato della linea AC/AV

Venezia-Trieste.

(Seguito della discussione congiunta e conclusione

– Approvazione della risoluzione

n. 8-00209).

La Commissione prosegue la discussione

congiunta delle risoluzioni in titolo

rinviato da ultimo nella seduta del 10

ottobre scorso.

Manuela LANZARIN (LNP), dopo aver

ricordato che nella precedente seduta era

stata presentata una proposta di testo

unificato sulla quale il rappresentante del

Governo si era riservato di esprimere,

illustra una nuova proposta di riformulazione

(vedi allegato) che impegna il Governo

a verificare la disponibilità da parte

della società RFI per l’elaborazione di un

nuovo progetto, non necessariamente preliminare

– come invece specificato nella

precedente proposta di testo unificato –

diretto a proseguire i necessari approfondimenti

tecnici e la consultazione e coinvolgimento,

anche nelle forme della progettazione

partecipata, delle comunità ed

amministrazioni locali, al fine di realizzare

le soluzioni progettuali alternative di

cui in premessa che limitano gli impatti

ambientali e paesaggistici e riducono al

minimo gli effetti derivanti dall’attraversamento

dei centri abitati.

Rodolfo Giuliano VIOLA (PD), nel concordare

con la collega Lanzarin sulla

nuova proposta di testo unificato illustrata,

richiama l’attenzione sulla necessità

di adottare iniziative dirette a svolgere una

reale comparazione tra i possibili tracciati

alternativi presentati al Governo, sia

quello litoraneo all’esame della Commissione

VIA, sia quello presentato dal Commissario

Mainardi con lettera dell’8 agosto

2012 ed anche con tracciati non formalmente

depositati che sono stati in ogni

caso oggetto di valutazione da parte di RFI

almeno nella prima fase, al fine di garantire

la compiutezza e la validità sostanziale

della procedura di valutazione di impatto

ambientale in corso presso il Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio e

del mare.

Nessun altro chiedendo di intervenire,

la Commissione approva all’unanimità il

nuovo testo unificato delle risoluzioni

7-00959 Viola e 7-00995 Lanzarin, che

assume il numero 8-00209.

ALLEGATO

7-00959 Viola: Individuazione delle migliori soluzioni, sotto il profilo

ambientale, per la localizzazione del tracciato della linea AC/AV

Venezia-Trieste.

7-00995 Lanzarin: Individuazione delle migliori soluzioni, sotto il

profilo ambientale, per la localizzazione del tracciato della linea

AC/AV Venezia-Trieste.

TESTO UNIFICATO APPROVATO DALLA COMMISSIONE

La VIII Commissione,

premesso che:

nell’ambito dello sviluppo della

rete transeuropea dei trasporti, la Commissione

europea ha compilato nel 2004

un nuovo elenco di 30 progetti prioritari

da avviare prima del 2010 (si veda la

decisione n. 884/2004/Ce del Parlamento

europeo e del Consiglio del 29 aprile

2004, che modifica la decisione n. 1692/

96/CE);

uno dei 30 assi e progetti prioritari

è l’asse ferroviario Lione – Trieste –

Divaca/Koper – Divaca – Lubiana – Budapest

– confine ucraino che fa parte del

Corridoio V;

attualmente è in via di definizione

la proposta COM(2011)650 di regolamento

sugli orientamenti dell’Unione europea per

la rete transeuropea di trasporto (TEN-T),

presentata il 19 ottobre 2011, che prospetta

una revisione della rete TEN-T allo

scopo di realizzare una rete completa ed

integrata che comprenda e colleghi tutti gli

Stati membri dell’Unione europea in maniera

intermodale ed interoperabile, per

contribuire alla realizzazione, entro il

2050 di uno spazio unico europeo dei

trasporti basato su un sistema di trasporti

competitivo ed efficiente;

il nostro Paese è fortemente coinvolto

nel completamento dei sistemi trasportistici

europei individuati da corridoi

verticali e orizzontali di interconnessione

con l’intera Europa, che rappresentano un

fondamentale elemento di sviluppo delle

relazioni sociali e economiche dell’Europa

allargata;

il progetto del sistema AV/AC, in

corso di realizzazione, rientra nelle politiche

strategiche di interconnessione con

l’Europa centrale e i mercati asiatici ed ha

ripercussioni positive sull’intero apparato

economico e produttivo del Paese, realizzando

significativi incrementi dell’offerta e

degli scambi commerciali;

in molte aree del Paese i lavori

sono già stati realizzati e alcune tratte

sono già in funzione con soddisfazione dei

cittadini e benefìci del sistema produttivo

come ad esempio l’asse del corridoio 1 tra

Milano e Napoli ormai completato;

in alcuni casi il mancato coinvolgimento

dei cittadini e delle amministrazioni

locali interessate dal passaggio dell’AV/

AC, sin dalla predisposizione del

primo progetto preliminare ha creato accese

contrapposizioni tra i cittadini e le

amministrazioni centrali provocando effetti

devastanti sia sull’ordine pubblico che

sulla credibilità delle istituzioni;

un esempio eclatante di tali carenze

è rappresentato dal progetto della

Val di Susa dove, dopo un approccio

iniziale non chiaro, a seguito del lavoro

Martedì 6 novembre 2012 — 102 — Commissione VIII

fatto dal cosiddetto Osservatorio, il progetto

è stato modificato in maniera sostanziale

ma, nonostante ciò, proprio per

la mancata chiarezza iniziale, si sono

sviluppati movimenti di contestazione al

progetto che nel tempo hanno travalicato

i legittimi interessi degli abitanti e delle

amministrazioni di quei territori per assumere

una connotazione di contrarietà

assoluta con gli interessi generali, sfociando

in molte occasioni in ripetute e

gravissime violazioni dell’ordine pubblico;

si intravede il rischio che questi

fenomeni si ripetano in altri prossimi

scenari, come ad esempio quelli relativi al

tratto Venezia Trieste, e che possano compromettere

il completamento del sistema

infrastrutturale della TAV nel nostro

Paese;

l’obiettivo del sopraccitato progetto

prioritario 6, compreso fra Lione e Kiev,

in cui ricade la nuova linea alta velocità/

alta capacità Venezia-Trieste, è quello di

dare risposta alla crescente domanda di

trasporto merci da e per i Paesi dell’Est

europeo, mediante le seguenti strategie:

a) trasferire sui nuovi binari

parte del traffico merci attualmente circolante

sulla linea storica;

b) assorbire una quota significativa

del traffico merci su gomma attualmente

circolante sul corridoio autostradale;

su questo corridoio sono in corso

di costruzione i sistemi di infrastrutturazione

della linea ferroviaria alta velocità/

alta capacità con tratti già realizzati

(Padova-Venezia, Milano-Torino), altri all’inizio

dei lavori (Torino-Lione), altri in

fase di finanziamento e/o progettazione

definitiva);

la definizione del tracciato spetta

alle regioni interessate dall’attraversamento

di tale opera;

in Veneto e in Friuli Venezia Giulia

è in corso di definizione il tracciato della

Linea Venezia-Trieste fino al confine con

la Slovenia che prevede nel tratto friulano,

dal confine tra Veneto e Friuli Venezia

Giulia fino a Trieste, il parallelismo con il

sistema autostradale dell’A4, mentre il

progetto presentato da Italferr il 20 dicembre

2010 presso la regione Veneto nel

tratto della provincia di Venezia da Venezia

a Portogruaro sposta il tracciato più

a sud per poi riaffiancarsi all’A4 da Portogruaro

in poi (cosiddetto « tracciato litoraneo

»);

tale tracciato litoraneo è fortemente

contestato dalle amministrazioni

locali come espresso con ordini del giorno

dei rispettivi consigli e con le osservazioni

formulate alla Commissione nazionale per

la valutazione d’impatto ambientale, nell’ambito

del parere di competenza;

i motivi di contrarietà vanno ricondotti

al gravissimo impatto ambientale che

l’opera avrebbe su un sistema ambientale

e idrogeologico molto delicato, essendo

l’area interessata territorio di bonifica a

rischio ricorrente di esondazioni e con

gravi problemi di subsidenza;

di conseguenza recentemente la regione

Veneto ha nominato commissario

alla TAV l’architetto Bortolo Mainardi con

l’obiettivo di rivedere il progetto depositato

e di studiare soluzioni alternative;

il commissario Mainardi ha presentato

un progetto di affiancamento all’attuale

linea ferroviaria in data 23 aprile

2012 e, pur in assenza di elementi di

approfondimento ancora da fornire, ha

chiesto un parere di massima alle amministrazioni

coinvolte, la maggior parte

delle quali si sono già espresse anche

formalmente;

con lettera datata 13 luglio 2012 il

commissario Mainardi ha informato i sindaci

dei comuni interessati che « in questa

prima fase semestrale di utile confronto

ho registrato la conferma quasi unanime

del dissenso dei Vs. Comuni al Tracciato

« Litoraneo » del Progetto Preliminare dicembre

2010 mentre, rispetto all’ipotesi

alternativa delineata dallo Studio di Fattibilità

illustrato/consegnatovi in aprile u.s.

che prevede il futuro corridoio « AV/AC »

Martedì 6 novembre 2012 — 103 — Commissione VIII

lungo l’attuale Linea Ferroviaria nella

Tratta da Mestre/Carpenedo a Portogruaro,

pur con tutte le Vostre comprensibili/

legittime richieste di ulteriori chiarimenti/

approfondimenti, ho registrato la

Vostra essenziale preferenza e condivisione

»;

pertanto il commissario ha così

dato atto di aver acquisito il parere favorevole

di massima della maggior parte

delle amministrazioni interessate salva la

richiesta da parte delle stesse di ulteriori

approfondimenti e modifiche (analisi domanda,

analisi costi-benefici, verifica delle

possibili varianti) che però non modificherebbero

il corridoio impegnato;

va altresì considerato che la soluzione

prospettata ha costi minori e prevede

prioritariamente l’ammodernamento

e potenziamento della linea esistente, garantendo

in prospettiva – con l’ipotesi da

verificarsi del quadruplicamento – al sistema

economico nazionale la realizzazione

di una fondamentale opera infrastrutturale

per il collegamento rapido con

l’Europa dell’est;

appare quindi evidente che, oltre ai

problemi di natura ambientale e progettuale

sottolineati sopra per il cosiddetto

tracciato litoraneo, diventa fonte di ulteriore

conflitto con il territorio la prosecuzione

della procedura di valutazione di

impatto ambientale presso il Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio e

del mare limitata al progetto litoraneo,

considerata la volontà contraria a detto

progetto già espressa dalle amministrazioni

locali interessate e la stessa indicazione

progettuale alternativa proposta dal

commissario Mainardi;

il commissario Mainardi, l’8 agosto

2012, ha presentato un rapporto al Ministro

delle infrastrutture e dei trasporti e al

presidente della regione Veneto relativo

alle tratte della TAV nel territorio veneto,

evidenziando le proprie valutazioni sui

due tracciati alternativi e chiedendo un

intervento politico per la scelta della soluzione

dell’affiancamento della nuova

tratta da Mestre/Carpenedo a Portogruaro

all’attuale linea ferroviaria; su tale ipotesi

non sembra che il commissario abbia

ricevuto risposta,

 

impegna il Governo:

 

ad assumere le iniziative di competenza

dirette a svolgere una reale comparazione,

anche nell’ambito di ogni procedura

amministrativa in corso, tra i

possibili tracciati alternativi presentati al

Governo, sia quello litoraneo all’esame

della Commissione VIA, sia quello presentato

dal Commissario Mainardi con

lettera dell’8 agosto 2012 ed anche con

tracciati non formalmente depositati che

sono stati in ogni caso oggetto di valutazione

da parte di RFI almeno nella

prima fase, come quello in affiancamento

del sistema autostradale A4, al fine di

garantire la compiutezza e la validità

sostanziale della procedura di valutazione

di impatto ambientale in corso presso il

Ministero dell’ambiente e della tutela del

territorio e del mare;

 

a verificare, considerate le volontà

espresse dalle amministrazioni comunali

interessate, dallo stesso commissario Mainardi

nonché da Rete ferroviaria italiana,

la disponibilità da parte della RFI per

l’elaborazione di un nuovo progetto, diverso

da quello relativo al tracciato litoraneo,

diretto a proseguire i necessari

approfondimenti tecnici e la consultazione

e coinvolgimento, anche nelle forme della

progettazione partecipata, delle comunità

ed amministrazioni locali, al fine di realizzare

le soluzioni progettuali alternative

di cui in premessa che limitano gli impatti

ambientali e paesaggistici e riducono al

minimo gli effetti derivanti dall’attraversamento

dei centri abitati.

(8-00209) « Viola, Lanzarin, Rubinato,

Forcolin, Callegari, Fabi,

Dussin, Togni, Alessandri

NOTAV: lettera al Piccolo del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso

La lettera che segue è stata inviata oggi al Piccolo e alle altre testate regionali per la pubblicazione.

 

Lettera sulla situazione dei progetti per la linea TAV-TAC

 

All’inizio di ottobre il Commissario straordinario per l’asse ferroviario Venezia-Trieste, Bortolo Mainardi, nel corso di un incontro con i presidenti di Confindustria del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, ha proposto di rinunciare all’Alta Velocità nella nostra regione, giustificando tale scelta con l’oggettiva mancanza dei soldi necessari per la realizzazione dell’opera. Notizia riportata dal Piccolo in data 4 ottobre.

Il 28 dello stesso mese è stato reso noto, sempre sul Piccolo, il pensiero di Mauro Moretti, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, sulla linea AV-AC Venezia-Trieste:”Siamo ancora nella fase di progettazione”.

Bisogna ricordare a questo punto che negli ultimi anni sono state presentate ben tre procedure di VIA (valutazione di impatto ambientale) per la linea TAV sul territorio del Friuli-Venezia Giulia. La prima, con gallerie sotto il Carso per oltre 30km, è stata respinta nel 2005 dai Ministeri competenti perchè giudicata ambientalmente inaccettabile.La seconda è stata accantonata perché la mobilitazione popolare in difesa della Val Rosandra ne aveva evidenziato la catastrofe ambientale (peraltro così evidente da generare il sospetto che neppure gli estensori l’abbiano mai pensata realizzabile). La terza è stata rinviata al mittente perché lo studio di fattibilità di un linea lunga solo 150 km era stato proposto non nella sua interezza ma suddiviso in tronconi ognuno a se stante. Era grottesco presentare, ridotta a salame, una linea che dal Veneto arriva a Trieste eppure anche questo si è tentato!

Ora si aspetta l’esito della quarta presentazione, nella quale Rete Ferroviaria ha tentato di rimettere insieme i vari spezzoni. Possiamo sperare, viste le competenze fin’ora dimostrate, che pure quest’ultimo finisca al macero?

Poiché la VIA deve essere basata su un progetto ben definito e non solo su ipotesi, in questi anni sono stati prodotti centinaia di documenti, tra testi e planimetrie. Su questi si sono riuniti a discutere decine di Consigli Comunali, due Consigli Regionali, quattro consigli Provinciali. Il tutto è costato una montagna di soldi pubblici: i progettisti non hanno sicuramente lavorato gratis, gli uffici hanno dovuto subire un aggravio di lavoro, i Consigli che si sono riuniti hanno significato gettoni erogati…Tanti soldi sottratti come sempre ad altri settori di intervento: sanità, scuola, servizi.

 

Sia chiaro, noi NOTAV siamo felici di sapere che quest’opera, inutile sul piano trasportistico, dannosa ambientalmente e costosissima per le disastrate casse pubbliche è ben lontana dal suo eventuale inizio: è ciò per cui in questi anni ci siamo mobilitati con numerose manifestazioni ed assemblee pubbliche.

La nostra richiesta, a fronte di questo stato delle cose, è precisa: si dichiari ufficialmente e definitivamente decaduta l’ipotesi della linea TAV-TAC nella nostra regione, mettendo la parola fine a questo assurdo e vergognoso gioco di progetti e rinvii con sperpero di enormi risorse di tempo e di soldi.

 

Comitato NOTAV di Trieste e del Carso

Odbor NOTAV iz Trsta in s Krasa

notavtriestecarso@gmail.com

 

 

da Triesteallnews.it

 

Alta velocità, comitato No Tav: «Si dichiari ufficialmente decaduta l’ipotesi del progetto»

  • CRONACA «Mettere la parola fine a questo assurdo e vergognoso gioco di progetti e rinvii con sperpero di enormi risorse di tempo e di soldi»
  • 20.11.2012 | 14.00 – C’era una volta…la Tav. Dopo la messa a fuoco di Mauro Moretti, l’ad di Ferrovie dello Stato, continua a correre sul binario dell’incertezza il progetto che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – portare alla nascita della tanto discussa linea ad alta velocità nella tratta Venezia – Trieste. E che progetto. Un “disegno” preceduto da un iter burocratico tutt’altro che fulmineo.

    «Ho visto – aveva dichiarato il manager Moretti sul quotidiano “Il Piccolo” lo scorso 28 ottobre – che anche in questi giorni ci sono state delle non accettazioni sul tracciato da parte di una serie di sindaci. Siamo ancora alla fase di progettazione, quindi prima di poter parlare dei soldi per gli investimenti, occorre avere un programma chiaro dei tempi di definizione del progetto».

    Tra fondi “fantasma”, bocciature e dietro front, la strada che potrebbe portare l’alta velocità nella nostra Regione sembra essere ancora incerta. E lunga. Basti pensare che negli ultimi anni sono state presentate numerose procedure di Via – la cosiddetta valutazione di impatto ambientale: non una, non due ma tre. La prima era stata respinta nel 2005 dai ministeri competenti perché giudicata inaccettabile dal punto di vista ambientale; stessa storia per la successiva, accantonata dopo che la mobilitazione popolare in difesa della Val Rosandra ne aveva evidenziato la catastrofe ambientale. La terza, dulcis in fundo, era stata rinviata al mittente senza tanti preamboli.

     

    «Ora si aspetta l’esito della quarta presentazione, nella quale Rete Ferroviaria ha tentato di rimettere insieme i vari spezzoni. Possiamo sperare, viste le competenze finora dimostrate, che pure quest’ultima finisca al macero?». Questo l’auspicio del comitato No Tav di Trieste e del Carso, intervenuto sulla questione con una breve nota.

     

    «Poiché la Via deve essere basata su un progetto ben definito e non solo su ipotesi, in questi anni sono stati prodotti centinaia di documenti, tra testi e planimetrie. Su questi si sono riuniti a discutere decine di consigli comunali, due consigli regionali, quattro consigli provinciali. Il tutto è costato una montagna di soldi pubblici: i progettisti non hanno sicuramente lavorato gratis, gli uffici hanno dovuto subire un aggravio di lavoro, i consigli che si sono riuniti hanno significato gettoni erogati…Tanti soldi sottratti come sempre ad altri settori di intervento: sanità, scuola, servizi».

     

    «Sia chiaro – prosegue il testo – noi NoTav siamo felici di sapere che quest’opera, inutile sul piano trasportistico, dannosa ambientalmente e costosissima per le disastrate casse pubbliche è ben lontana dal suo eventuale inizio: è ciò per cui in questi anni ci siamo mobilitati con numerose manifestazioni ed assemblee pubbliche. La nostra richiesta, a fronte di questo stato delle cose, è precisa: si dichiari ufficialmente e definitivamente decaduta l’ipotesi della linea Tav-Tac nella nostra regione, mettendo la parola fine a questo assurdo e vergognoso gioco di progetti e rinvii con sperpero di enormi risorse di tempo e di soldi».

     

     

    Daniela Mosetti

FERROVIE: continua lo sfascio in regione

Dal Piccolo

MARTEDÌ, 20 NOVEMBRE 2012

Trenitalia rivede le tratte e “dimentica” la Bassa

Il nuovo orario cancella i collegamenti serali e notturni Trieste-Venezia-Roma via Cervignano e Latisana. Pendolari sul piede di guerra. Pressing sulla Regione

di Ferdinando Viola TRIESTE Altro che servizio pubblico. Il nuovo orario ferroviario che entrerà in vigore il 10 dicembre penalizza, ancora una volta, Trieste e parte della regione. E non solo a causa della spending review: i tagli del governo al trasporto ferroviario sono una cosa concreta e la Regione Fvg non ha più voglia di investire sui treni perchè – dicono a Palazzo – non ci sono soldi. Ma c’è anche la programmazione di Trenitalia che non tiene conto della specificità di certe tratte. Lo rivela la bozza presentata ieri ai sindacati. Ai quali è piaciuta poco, e ancora meno sarà gradita ai tanti pendolari che ogni giorno si servono dei treni per andare al lavoro. Le variazioni non sono molte, ma sono significative e penalizzano buona parte della regione, quella a vocazione turistica come Grado e Lignano. Il cambiamento più significativo riguarda l’Intercity notte per Roma oggi in partenza da Trieste alle 21,54 via Cervignano e Portogruaro. Con il nuovo orario la partenza, sempre da Trieste, è anticipata alle 20.34 ma proseguirà per Gorizia, Udine e Treviso con arrivo a Mestre alle 22.43. Dopo una sosta di 20 minuti circa il treno riprenderà la corsa verso Roma. Questo significa che tutta la Bassa friulana – Cervignano, San Giorgio e Latisana, oltre naturalmente le venete Portogruaro e San Donà – perderà questo collegamento con la capitale. I passeggeri che salgono a Trieste e Monfalcone subiranno invece un percorso più lungo e un costo maggiore. Lo stesso territorio della Bassa verrà ancora di più “bastonato” dal fatto che l’ultimo treno diretto a Venezia da Trieste partirà alle 19.18, come oggi. A meno che non si voglia prendere in considerazione l’autobus delle 22.44 diretto a Portogruaro che dovrebbe rimanere. L’altro convoglio per la città lagunare, l’ultimo della sera, è alle 20.42, ma anche questo per via Udine. Una “mazzata” non da poco per abbonati o semplici viaggiatori. Altre grandi variazioni non sono previste, qualche ritocco agli orari ma nulla di più. Non sono toccate le tre Freccebianche Trieste-Milano che rimarranno con gli stessi orari di oggi e cioè 6.35 (arrivo a Milano alle 10.53), alle 9.38 (13.55) e 17.02 (21.25). Ora si attende la reazione della Regione. Nei giorni scorsi c’erano state due interrogazioni presentate alla giunta Tondo da parte di Piero Camber (Pdl) e Renzo Travanut (Pd) i quali, dopo le prime voci, avevano chiesto l’intervento diretto del presidente. Il quale, finora, ha preferito non parlare. Forse qualcosa si capirà meglio venerdì quando le organizzazioni sindacali incontreranno l’assessore regionale Riccardo Riccardi per discutere di trasporti, compreso quello ferroviario. «Il nuovo orario che ci è stato presentato da Trenitalia è penalizzante non solo per buona parte della provincia di Udine, ma anche per Trieste e l’Isontino – afferma Michele Cipriani della Uil regionale trasporti -. In una fascia d’orario serale una grande zona resterà senza trasporti pubblici. E si tratta di un territorio non di poco conto. La giustificazione che ci è stata data è che il governo ha tagliato il budget del Programma Italia, la passeggeri nazionale, e di conseguenza Trenitalia ha dovuto riorganizzare tutte le tratte dei treni notturni con tagli che non hanno riguardato solo la nostra regione. Oggi sono due gli Intercity notte per Roma, uno da Trieste e l’altro da Udine che poi si compongono a Mestre. Dal 10 dicembre ne resterà solo uno. Però quello che ci sembra grave è che Cervignano, San Giorgio e Latisana perdano il treno per Roma e che l’ultimo da Trieste parta alle 19.18. Chiederemo un preciso impegno da parte di Riccardi»

NOTAV: volantino unitario sulle denuncie a Trieste

notavtriestedenunce

NOTAV: volantino unitario sulle denunce a Trieste

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