Marzo 17th, 2017 — Bio-carburanti, General
da Il Piccolo del 27 agosto 2012 –Pagina 14 – Gorizia-Monfalcone
A2A studia un futuro legato al carbone Costerà 800 milioni
Si deciderà in autunno. Sopralluoghi per la nuova ferrovia Si punta anche ai rifiuti trattati. Tecnologie anti-inquinanti
CENTRALE»PROGETTI E INVESTIMENTI
di Giulio Garau Niente più gruppi ad olio, potrebbero essere dismessi definitivamente e il passaggio degli impianti, dopo una profonda e sofisticata ristrutturazione con nuove tecnologie, all’alimentazione al carbone “pulito” di tipo fossile e forse a una nuova tipologia di “scarti” che si ottengono con un trattamento sperimentale di certi rifiuti riciclabili. Tramonta del tutto, almeno per ora, la possibilità di alimentazione con il gas. Per ora si tratta soltanto di ipotesi per la centrale elettrica A2A di Monfalcone, ma la decisione per questo futuro è molto vicina, sarà presa in autunno e questo progetto di rilancio, o meglio di re-vamping della vecchia centrale vale almeno 800 milioni di euro di investimento. «Non è stato deciso ancora nulla, si tratta ancora di ipotesi, bisogna attendere l’approvazione dei vertici», fanno sapere da A2A anche se sul fronte monfalconese il gruppo energetico si è già mosso con valutazioni tecniche approfondite che riguardano l’approvvigionamento della centrale con il carbone. Lo conferma lo stesso Consorzio industriale di Monfalcone. «A2A sta valutando la possibilità di recuperare la vecchia ferrovia che collega la centrale e che in parte è stata dismessa togliendo alcuni binari – fa sapere il direttore, Gianpaolo Fontana -. I tecnici hanno eseguito un sopralluogo per recuperare il tratto che dalla centrale finisce al bivio di via Solvay per garantire l’approvvigionamento di carbone alla centrale sia via mare che via terra con carri merci dedicati». Si tratta di un binario lungo circa un chilometro e su cui dovranno essere fatti investimenti e bisognerà anche stringere accordi commerciali con le Ferrovie sui treni blocco, sempre che non scoppi la guerra tra i Consorzi e le Fs sulla gestione sempre più onerosa dei raccordi collegati alla rete ferroviaria nazionale. Dismissione completa dei vecchi gruppi a olio e passaggio, completo, al carbone fossile di vario tipo e soprattutto di diverse miscelature e diverso valore energetico. Questo a quanto si sa il futuro della centrale elettrica di Monfalcone che dovrebbe essere ristrutturata con un forte investimento (800 milioni appunto) per garantire all’impianto di poter avere un bassissimo impatto ambientale. È il famoso “carbone pulito” di cui si parla, una risorsa fossile presente in abbondanza nel mondo e che garantisce alle centrali di non sottostare alle politiche di “cartello” dei vari giganti del petrolio, ma anche del gas. Fin qui la parte tradizionale, ma c’è anche una seconda parte. Per Monfalcone si starebbe studiando di applicare una avanzatissima tecnologia, su cui sta lavorando con approfondite ricerche A2A, che prevede di utilizzare una particolarte tipologia di rifiuti già trattati che derivano dalla raccolta differenziata e che vengono tramutati in una materia che non più un rifiuto. Una ricerca che va sulla scia di quella che riguarda gli impianti sperimentali per trasformare in sale le ceneri dell’incenertitore che brucia i rifiuti. L’idea (riguarda per ora Buffalora nel Bresciano) è quella di tentare di trattare le ceneri in casa piuttosto che in Germania dove vengono mandate ma la cui trasformazione costa ben 130 euro a tonnellata.
Marzo 17th, 2017 — Complotti, General
COMUNICATO COORDINAMENTO TRENTINO E MOVIMENTO NO TAV VAL SUSA
A pochi giorni dal campeggio No Tav, che inizierà giovedì a Marco di Rovereto, l’arresto di Massimo Passamani, i domiciliari per Daniela Battisti e le perquisizioni a una decina di attivisti No Tav trentini, è un tentativo di gettare paure sull’intero movimento No Tav. L’operazione, mentre il movimento trentino No Tav sta crescendo e maturando (a maggio a Trento più di 1000 persone hanno partecipato al corteo contro l’opera), è palese: si spera così di screditare il movimento, di additarlo come pericoloso e violento, di far credere alle persone che partecipando alla lotta No Tav sarebbero “manovrati dagli anarchici”. Dalla Val Susa al Trentino invece il movimento No Tav sta dimostrato di riuscire ad essere un luogo in cui nessuno manovra nessuno, ma tutti si lotta insieme, ciascuno con i propri mezzi, contro opere inutili e devastanti e contro la prepotenza di chi le vorrebbe imporre.
A dimostrazione della pretestuosità degli arresti basti pensare che questi sono stati disposti dalla procura il 2 agosto: un mese fa. L’attesa, a fronte del presunto “pericolo terrorismo”, fino a due giorni prima del campeggio, fa pensare che a far paura non siano i terroristi, ma piuttosto la varietà e la determinazione dell’intero movimento.
Massimo, Daniela, e tutti gli altri indagati, al nostro movimento hanno dato e continuano a dare tanto in Trentino come in Valsusa. Per questo gli siamo vicini adesso e speriamo di averli presto liberi accanto a noi.
Non ci facciamo intimorire da queste operazioni, vi aspettiamo tutti giovedì sera alle 20.00 assemblea di apertura del Campeggio No Tav Trentino ai Giardini Polifunzionali di Marco di Rovereto.
E per chiunque avesse dubbi riguardo la partecipazione, rompete gli indugi, perchè mai come ora il segnale che vogliamo dare è quello della serenità delle nostre ragioni, della partecipazione e della determinazione a bloccare queste opere, perchè ne va del nostro futuro e della nostra dignità.
Coordinamento No Tav Trentino
Movimento No Tav Valsusa
http://informa-azione.info/
Trentino – Operazione repressiva, arrestato Massimo Passamani
All’alba del 27 agosto 2012, prosegue l’offensiva estiva contro il movimento anarchico. Le informazioni sono ancora poche, ma si parla di 43 indagati per associazione sovversiva (270bis) e diverse perquisizioni principalmente tra Trento e Rovereto, tra cui lo spazio El Tavan. Una compagna, Daniela, è stata messa agli arresti domiciliari, mentre un compagno, Massimo, è stato tratto in arresto presso il carcere di Tolmezzo.
Per scrivere al compagno:
Massimo Passamani
C.C. di Tolmezzo
via Paluzza, 77 – 33028 Tolmezzo (UD)
Solidarietà con le compagni e i compagni perquisiti e indagati, Massimo e Daniela liberi!
Seguiranno aggiornamenti
Lun, 27/08/2012 – 10:08
Trento, operazione della Digos: due arresti tra gli anarchici, dieci perquisizioni domiciliari
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Blitz della Digos: arrestati due anarchici, perquisiti i centri
Oltre 10mila le intercettazioni ambientali effettuate e passate al vaglio, 92mila le ore di riprese video analizzate,148.990 i contatti telefonici, 18.000 le comunicazioni telematiche intercettate
di Redazione 27/08/2012
Massimo Passamani
Massimo Passamani, storico leader degli anarchici roveretani, è stato arrestato con l’accusa di associazione eversiva questa notte dalla Digos di Trento nel corso di un’operazione condotta dalla Direzione centrale di prevenzione della polizia di Stato. Passamani, la cui “attività anche in val di Susa”, si spiega in una nota, “ha destato allarme ed attenzione”, è ora rinchiuso nel carcere di Spini di Gardolo. Nell’operazione è stata arrestata anche un’altra militante del movimento anarchico. Daniela Battisti, 35enne a cui il gip ha però concesso gli arresti domiciliari. Sono state anche effettuate delle perquisizioni in due centri a Trento e Rovereto, oltre che in dieci abitazioni di altrettante persone ritenute dagli inqurenti vicine al movimento. Durante il blitz sono anche stati sequestrati oggetti, documenti e materiale informatico “di interesse investigativo”,
Il procuratore della Repubblica di Trento Giuliano Amato tiene a precisare che questa operazione non è stata condotta al fine di reprimere un’ ideologia, ma “quando un messaggio ideologico si trasforma in qualcosa di violento che va contro la legge, la questione si sposta sul piano penale e va quindi contrastata”. Dello stesso avviso è anche il questore Jacobone: “tutti possono esercitare il diritto costituzionale di manifestare e portare il proprio dissenso in piazza, ma nella legalità”
Le indagini sono state condotte dalla Digos che ha tenuto sotto controllo il G.A.I.T. (gruppo anarchico insurrezionalista trentino) Gli episodi contestati sono 28, si va dagli attentati contri i ripetitori Vodafone e Wind, ai cavi tesi lungo la ferrovia per disturbare il passaggio del Frecciargento durante la festa della sicurezza a Rovereto il 12 aprile 2012, ai danneggiamenti di mezzi dell’ esercito, Polfer e Trenitalia. Vandalismi a sportelli bancari, situazioni di conflitto tra anarchici e forze dell’ordine durante lo sgombero dell’ Assillo Occupato di via Manzoni, fino alle azioni di disturbo commesse fuori provincia, in Val di Susa, a Roma e in Grecia. In totale gli indagati sono 43, otto di loro sono i leader del gruppo. Nel corso delle perquisizioni, una decina, sono stati sequestrati bastoni, coltelli, maschere antigas, caschi ed un computer. Nessuno degli oggetti sequestrati è stato trovato nelle abitazioni delle due persone arrestate. Ispezionate anche le sedi degli anarchici a Rovereto e a Trento, in via San Martino. La perquisizione ha richiesto l’ impiego di cinquanta uomini tra Questura di Trento e commissariato di Rovereto
I numeri: oltre 10mila le intercettazioni ambientali effettuate e passate al vaglio, 92mila le ore di riprese video analizzate,148.990 i contatti telefonici, 18.000 le comunicazioni telematiche intercettate, 80 gli eventi giudiziari presi in considerazione di cui 28 sono stati considerati nell’ ambito di questo procedimento. Le indagini sono iniziate il 6 Ottobre 2009 e hanno avuto termine il 21 agosto 2012.
Passamani ha alle spalle una lunghissima militanza: una coerenza portata avanti dagli anni Novanta, quando era poco più che ventenne, sia per le prese di posizione a favore di un gruppo di anarchici arrestati sul Garda e poi condannati per essere gli autori di alcune rapine in Trentino, sia per la contrarietà alla leva militare (allora obbligatoria). Scappato in Francia per sfuggire a un mandato di cattura in seguito a un’indagine dei Ros, venne arrestato perché sorpreso con documenti falsi, detenuto alla Santè di Parigi e poi rilasciato dopo che le accuse si rivelarono del tutto infondate. Tornato a Rovereto, è diventato il riferimento delle battaglie politiche del movimento anarchico, di cui diffonde le idee anche attraverso interventi sulle riviste anarchiche diffuse nel mondo.
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
Tutti vegetariani: era ora che lo si dicesse

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Marzo 17th, 2017 — Complotti, General
Appello alla mobilitazione
Contro la repressione del Movimento No Tav, che si batte per una causa giustissima e si trova di fronte la congiura Stato-Banche-Mafia, sono in preparazione da parte del Comitato No Tav Udine
1. un volantinaggio per lunedì 3 settembre a Tolmezzo dalla 10.00 alle 13.00 al mercato
2. un presidio per sabato 8 settembre davanti al carcere di Tolmezzo dalle 16.00 alle 19.30
Ulteriori info nei prossimi giorni
Si ricorda che il Comitato No Tav Udine adotta come unico simbolo di rappresentazione politica la bandiera No Tav
La scelta di Tolmezzo è ovviamente dovuta al fatto che in quel carcere di massima sicurezza è stato incarcerato il compagno Massimo Passamani
Marzo 17th, 2017 — General, Inceneritori
da Il Piccolo del 29/08/12
Biomasse, stop al progetto esultano gli ambientalisti
di Ciro Vitiello STARANZANO «Il progetto naufraga miseramente perché è una speculazione». Esulta il circolo monfalconese “Green Gang” di Legambiente con il presidente Michele Tonzar per il fermo dei lavori oramai da due anni della centrale a biomasse da 55 MW da costruire a Bistrigna alimentata da fonti rinnovabili e olio vegetale, che in base al decreto regionale il 31 maggio 2013, cioè tra poco meno di un anno, dovrebbe già cominciare a produrre i primi kilowatt di corrente. Legambiente sottolinea che questa costruzione rappresenta un danno per l’ambiente, per il territorio isontino e per i paesi del Terzo mondo che subiscono lo sfruttamento indiscriminato delle loro terre. «Abbiamo sempre sostenuto – afferma Michele Tonzar – che questa operazione non è altro che una scorciatoia per avere i contributi dal Governo nazionale, cioè i cosiddetti “certificati verdi” che per fortuna con l’ultima normativa sono eliminati per la filiera lunga delle materie prime». «Finalmente c’è l’inversione di rotta – continua Tonzar – poiché fin dall’inizio abbiamo manifestato la nostra contrarietà all’impianto, non solo per le ricadute locali in termini di costi e benefici, quanto per una insostenibilità energetica ed etica, dovuta al fatto che la centrale, di enorme dimensione, si sarebbe fornita di olio di palma proveniente totalmente da Malesia e Paesi del Sud America. Un fatto questo per noi molto grave». L’impianto dovrebbe essere costruito dalla B.O. Power per conto dell’Elettrostudio di Venezia-Mestre che ha redatto il progetto. Il costo della centrale si aggira sui 60 milioni di euro. In base alla convenzione stipulata con il Comune è stato già utilizzato, quale compensazione, un investimento “una tantum” per la realizzazione di due parchi giochi già realizzati in altrettante zone del paese. Da tempo, sostiene ancora Legambiente, si evidenzia come la crescita tumultuosa delle coltivazioni a scopi energetici, con logiche neo-coloniali, vada a discapito sia delle foreste pluviali equatoriali che delle coltivazioni a scopi alimentari. E questo senza rendere minimamente più indipendente l’Italia e l’Europa per il proprio fabbisogno energetico e senza che sia provato che vi sia un beneficio tangibile a livello di riduzione dei gas-serra, che dovrebbe essere lo scopo principale di queste iniziative. Per questo motivo le più recenti normative hanno ridotto fortemente gli incentivi all’utilizzo di queste biomasse in impianti di grande taglia, che rispondono a logiche meramente speculative.
Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
Dal Piccolo del 01/09
Legambiente: «Tondo non vuole transiti ma era pronto a ospitare centrali nucleari»
«La vera notizia non è il passaggio di scorie nucleari in Friuli e a Trieste, ma la reazione della Giunta regionale che ha dato parere negativo al Governo». Lo afferma Legambiente Fvg che sottolinea «la profonda distanza fra le affermazioni di due anni fa, quando il presidente Tondo candidava la Regione a ospitare una nuova centrale nucleare, e le reazioni attuali. C’è un abisso fra le certezze filonucleari di Tondo – prosegue Legambiente -, naufragate con il referendum del giugno 2011, e la reazione dell’assessore Savino, pronta peraltro, nella più limpida logica del “dovunque ma non nel mio giardino”, a scaricare il transito su altre regioni e porti». Al Wwf, che aveva definito “più pericolosi” eventuali metalli radioattivi alla Ferriera, risponde la Lucchini: «Il rischio di rottame radioattivo, peraltro mai verificatosi in passato, ha cessato di sussistere da luglio 2002, da quando nello stabilimento è stato chiuso il reparto acciaieria».
Cosolini: le scorie? nessun pericolo
di Gabriella Ziani «Nessuna decisione è stata ancora presa sul trasporto delle scorie radioattive, il ministero dello Sviluppo economico è in attesa di tutti i pareri richiesti, ovviamente gli uffici tecnici continueranno ad agire nel pieno rispetto delle procedure vigenti, tutelando al massimo la sicurezza ambientale». Il ministero ribadisce la propria posizione sul prospettato transito per il porto di Trieste di due carichi di scorie radioattive statunitensi destinate a rimpatrio, sottolineando che non vi è alcun contrasto con la Regione. Che ha formulato comunque parere negativo. Un “no” che non trova sponda nel Comune, direttamente interessato al transito speciale. «Non ci sta bene. Non possiamo essere scavalcati nelle decisioni. Monti va a Seul e sponsorizza un transito di scorie radioattive, ma il territorio dov’è? Politicamente le cose vanno condivise. Dunque il “no” della Regione resta “no”, ed è un “no” politico. Alla domanda “perché dire no?” io rispondo piuttosto: “Perché dire sì?”». Così punta i piedi Sandra Savino, il neoassessore all’Ambiente che ha trovato condivisione nella Giunta Tondo, mentre le parti tecniche (e perfino gli ambientalisti) si dimostrano possibilisti e ragionevolmente tranquilli circa i rischi connessi all’operazione. Nello specifico, come il ministero dello Sviluppo economico ha illustrato chiedendo il parere consultivo, si tratta di un ricongiungimento a Trieste di combustibile nucleare esausto proveniente dall’Austria (via Capodistria) e dal Piemonte (via autostrada), da imbarcare con destinazione Usa nell’ambito di un programma statunitense di rimpatrio di materiale nucleare strategico. Che il Governo approva: «Questo ci consente di liberare il territorio da rifiuti tossici». Roberto Cosolini, il sindaco della città che dovrebbe far da base all’imbarco e alla partenza delle scorie radioattive, detta un’altra linea. Tecnica, e anche politica. «Se si applicano le giuste procedure – afferma – non vedo un grande rischio, non percepisco grande allarme sociale. Se la posizione della Regione è dettata dal fatto che manca un Piano regionale di gestione delle emergenze, vi ponga essa stessa rimedio. Questa è pur sempre l’amministrazione regionale che, con Tondo, si è sempre espressa a favore della centrale nucleare slovena di Krsko, del suo raddoppio, perfino offrendo la compartecipazione (peraltro non richiesta) del Fvg». Ma se il “no” regionale è privo di basi tecniche (l’Arpa ha dato il proprio nulla osta), resta in campo il “no politico”. Che Savino ancor di più esplicita: «Perché i materiali che arrivano a Capodistria non ripartono per gli Usa proprio da Capodistria, e le scorie piemontesi non vengono imbarcate in porti più vicini? Le modalità di scelta dei territori non sono chiare». Cosolini dissente: «Se tutti i luoghi prendono una simile posizione politica di indisponibilità, la gestione dei problemi complessi diventa impossibile». Il ministero deve raccogliere i pareri consultivi del ministero del Lavoro, del ministero della Salute, dell’Ispra per gli aspetti relativi alla sicurezza, e della Regione. E se non dovesse accogliere il suo parere negativo? «Lo vedremo in seguito – dice Savino -, facciamo una cosa alla volta».
Dal Piccolo del 31/08/12
«Quelle scorie devono passare per Trieste»
Scorie radioattive, anche se la Regione si oppone, il ministro Passera è fermo: «Esiste un accordo e va rispettato. Le scorie transiteranno per Trieste»
E in Comune che cosa si pensa della questione, un’altra “tegola” ambientale dopo quella, rovente, della Ferriera? Il sindaco scarica la tensione con una battuta: «Per carità, sono io stesso già così radioattivo…». Umberto Laureni, assessore all’Ambiente, dice invece che «dopo tante sollecitazioni, finalmente in Prefettura si sta elaborando un piano sulle emergenze nucleari civili. Io in generale penso – aggiunge – che sia un problema da approfondire, ma non drammatico. Insomma, il trasporto mi sembra fattibile».
A reagire è invece Alessandro Capuzzo del Tavolo della pace Fvg: «La Regione anziché fare le “barricate” farebbe bene a predisporre il piano di emergenza in caso di incidente nucleare. Piani dovuti, per legge e in base alle direttive europee, ma di cui nulla si sa, mentre il transito di scorie nucleari e rifiuti radioattivi costituisce lavoro portuale abitudinario a Trieste come a Capodistria». di Gabriella Ziani Scorie radioattive, Regione contro Stato. La Giunta regionale ieri ha confermato il “no” al passaggio dello speciale carico statunitense nel porto di Trieste, su proposta dall’assessore all’Ambiente Sandra Savino. Ma il ministro alle Infrastrutture e allo sviluppo economico Corrado Passera, che ha richiesto il parere (solo consultivo), controbatte: «Non solo tali trasferimenti sono normati dall’Unione europea, ma esiste in materia un trattato internazionale tra Italia e Usa. Noi al contrario leggiamo positivamente il fatto che gli Stati Uniti abbiano chiesto di riavere combustibile nucleare esaurito. Questo ci consente di liberare il territorio nazionale di materiali tossici».
La partita è aperta. Oggi scade il termine dei 30 giorni entro i quali il ministero deve ricevere i pareri che la norma impone di raccogliere: dai ministeri del Lavoro e della Salute, dall’Ispra (l’Arpa nazionale che ha diretta competenza tecnica in materia, ndr) e appunto dalla Regione. A ieri sera tutti i documenti erano ancora da acquisire. Savino, definendo “irricevibile” la proposta, aveva sottolineato che «se la domanda si fa ai politici e non ai tecnici, la risposta è politica».
Infatti l’Arpa ha dato il proprio nulla osta, anche se, come specifica il suo direttore tecnico-scientifico Fulvio Daris, il transito di scorie ha una particolarità per questo territorio. «È la prima volta – dice Daris – che materiale di natura radioattiviva è oggetto di confezionamento e non solo di passaggio in regione e nel porto di Trieste. Serve non solo il piano di sicurezza lungo tutto il percorso che i materiali faranno in territorio italiano, ma anche un piano per il trasbordo». A Trieste dovrebbero confluire due carichi provenienti da diverse zone di partenza. Il primo dall’Austria, che via Slovenia raggiungerà il porto di Capodistria dove sarà imbarcato in direzione porto di Trieste. Il secondo dovrebbe arrivare dal deposito Avogadro di Saluggia in provincia di Vercelli, per via autostradale. Il materiale riunito andrebbe caricato su una nave in partenza per Usa.
Presumibilmente dal Molo VII. Il combustibile nucleare esaurito inoltre è tutto di proprietà americana: lo specifica il ministero. La Regione aveva invece inteso che, dal Piemonte, arrivassero scorie italiane. Invitando altri porti più vicini (Genova, Livorno) a prendersele senza mandarle fin qui. Il materiale viene messo in viaggio in base al progetto americano di rimpatrio di materie nucleari strategiche di origine Usa. Un progetto, aveva ricordato la stessa Savino, «appoggiato dal presidente del Consiglio Monti al vertice di Seul». Si tratta di 275 chilogrammi di massa netta di combustibile nucleare su un totale di 25.677 chilogrammi lordi, mentre da Saluggia il materiale sensibile sarebbe di circa 5 chilogrammmi. Per Daris i motivi del “nulla osta tecnico” sono semplici: «C’è evidentemente un piano di sicurezza elaborato secondo i requisiti internazionali, nei prossimi giorni ci sarà un incontro in Prefettura per elaborare il dettaglio del piano locale. Quando materiale radioattivo è in transito – aggiunge il direttore dell’Arpa – ogni Prefettura, di ogni città toccata dal viaggio, ha obbligo di predisporre il proprio singolo piano della sicurezza, che coinvolge vigili del fuoco, medici, vigili urbani, e polizia stradale disponibile a servizio di scorta».
Da Il piccolo del 30/08/12
Scorie radioattive in arrivo a Trieste. La Regione prepara le barricate
Richiesta dal Ministero per il passaggio sul territorio di combustibile nucleare proveniente dall’Austria e da Vercelli. In partenza per gli Usa dopo lo stoccaggio
Combustibile nucleare esaurito pronto a partire verso il porto di Trieste. E da lì, completati lo stoccaggio e le operazioni di imbarco su una nave il cui nome è tenuto top secret, a salpare in direzione Stati Uniti d’America. Scorie radioattive che viaggeranno da due punti di partenza diversi: un carico dall’Austria con tappa in Slovenia, allo scalo di Capodistria, per giungere da lì già via mare a Trieste, e l’altro dalla provincia di Vercelli – precisamente dal Deposito Avogadro di Saluggia – attraverso la rete autostradale, sistemato in un container sopra a un Tir. Destinazione, sempre il porto triestino: precisamente il Molo VII.
Quando? A novembre, ma al momento una data precisa non c’è. L’operazione A delineare l’operazione è in primis una richiesta di consenso al passaggio della spedizione che prenderà il via in Austria, inviata dal Ministero dello Sviluppo economico alla Regione, in base alla direttiva 117 Euratom del 2006 del Consiglio dell’Unione europea, relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito. Il dicastero del ministro Corrado Passera ha dato così seguito all’appoggio manifestato al presidente Usa Barack Obama nel marzo scorso a Seul, durante il vertice sulla sicurezza nucleare ospitato in Corea del Sud, dal premier italiano Mario Monti al progetto americano di rimpatrio di materie nucleari strategiche di origine statunitense. Un programma battezzato “Global Threat Reduction Initiative” (Gtri), gestito dalla Nnsa (National nuclear security administration), costola del Dipartimento dell’Energia degli Usa che si occupa della sicurezza nazionale per quanto concerne il nucleare.
La Regione Friuli Venezia Giulia – come riferiamo nell’articolo qui a fianco – però è pronta a dare parere negativo alla richiesta del governo e a fare tutto il possibile per evitare il passaggio sul proprio territorio. Dopo alcuni approfondimenti, è emerso peraltro che il combustibile nucleare esaurito arriverà al porto di Trieste non solo dall’Austria via Slovenia con trasporto per mare, ma anche via gomma dall’Italia, dal Piemonte. «Irricevibile»: così l’assessore regionale all’Ambiente, Sandra Savino, ha definito ieri il contenuto di quanto prospettato da Roma. I due punti di partenza Nel documento arrivato pochi giorni fa in Regione viene specificato che una quantità di combustibile nucleare esaurito pari a 275 chilogrammi di massa netta (su un totale lordo di 25.677 chili) dovrebbe arrivare al porto di Trieste già imbarcata, dopo la tappa a Capodistria. Si tratta del carico proveniente dall’Austria. Altri cinque chili, invece, sono pronti a partire dal Deposito Avogadro di Saluggia: questi sì, dopo il viaggio in autostrada in un container a bordo di un Tir con transito anche attraverso le province di Udine e di Gorizia oltre che di Trieste, da spostare a bordo della nave. Che poi dal Molo VII – stando alle informazioni fornite dal Ministero dello Sviluppo economico alla Regione – dovrebbe prendere il largo dirigendosi fino agli States. Perché da Trieste?
Pare che il ministero abbia risposto alla Regione solo che la motivazione è da ricondurre sostanzialmente all’abbinamento finale fra le due spedizioni. Proprio da questa risposta, l’ente regionale è venuto a conoscenza della seconda parte dell’operazione, quella che avviene interamente in territorio italiano. Il parere Gli uffici regionali stanno approfondendo il tema delle osservazioni da inoltrare a Roma sulla questione, come previsto dalla legge. In pratica il Servizio disciplina e gestione rifiuti e siti inquinati vuole capire se il valore della risposta della Regione si limiti ad essere consultivo o possa in qualche modo pesare di più. Cioè tanto da poter anche bloccare un’operazione che politicamente la giunta del presidente Renzo Tondo si appresta a bocciare in maniera netta nella riunione odierna. L’Arpa L’agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), contattata dal Servizio disciplina gestione rifiuti e siti inquinati della Regione, si è già espressa sul transito a Trieste – o meglio sulla toccata nell’area portuale triestina della nave che lo avrà a bordo – del materiale in partenza dall’Austria, fornendo un parere tecnico-ambientale in base al quale «nulla osta» per quanto di competenza dell’Arpa stessa.
Marzo 17th, 2017 — General, Inceneritori
da Il Piccolo del 31/08/12
Ruda, polemiche per la polvere e la puzza dell’impianto di biomasse
RUDA Il tempo di riaprire il cantiere dopo le ferie, e la ditta Geam di Udine, che sta costruendo l’impianto a biomasse a Mortesins di Ruda, è di nuovo al centro delle polemiche. A sentire gli abitanti dei dintorni, i trattori sono ritornati al cantiere per riempire di trinciato di mais una delle vasche dell’impianto. L’operazione ha portato ad alzare la polvere e soprattutto un odore maleodorante difficilmente sopportabile con il caldo. Gli abitanti hanno reagito immediatamente, dapprima hanno parlanto con gli operai della ditta, poi hanno scritto una lettera al sindaco Palmina Mian e infine sollecitando l’intervento dell’Arpa. Alla fine sono riusciti a ottenere soltanto una cosa: l’azienda si è impegnata ad annaffiare il trinciato ogni ora, dimensionando di gran lunga il problema della polvere. Ma a quanto pare non basta. «L’altro giorno – scrive Giovanna Cossar che abita nelle vicinanze – alla situazione causata dalla polvere alzata dai numerosi mezzi agricoli che trasportano il mais, che percorrono la strada male asfaltata di Mortesins (mezzi che tra l’ altro hanno abbattuto un palo dell’ Enel senza farne denuncia) si è aggiunto il tanfo nauseabondo che si sprigiona dal trinciato in fermentazione sotto il sole. Abbiamo interpellato i vigili urbani che hanno demandato il problema all’ Arpa di Palmanova che a sua volta ci ha dirottato all’ Arpa di Udine. Il tecnico si è presentato nel primo pomeriggio, e vista la situazione, ha “contrattato” con una responsabile della ditta incaricata del trasporto del materiale sull’ innaffiatura continua della zona, per evitare l’ alzarsi del polverone. Un nulla di fatto invece per l’odore che causa malessere e nausea. E senza considerare che dalle sei di mattina alle 21.30, decine e decine di trattori trasportano il trinciato di mais rendendo la strada invivibile». I toni non cambiano leggendo la lettera inviata al Comune di Ruda. «Dopo i problemi causati dalle vibrazioni dei mezzi pesanti che hanno portato a danni strutturali alle abitazioni, dopo i risvegli all’ alba anche nei giorni festivi, dopo le denunce perché i mezzi che trasportano il materiale percorrono la strada dissestata a velocità non consentita, ora ci si mette anche la puzza. Miasmi nauseanti si sprigionano dalla massa messa a macerare sotto teloni di plastica, rendendo l’ aria, già soffocante per il caldo, irrespirabile». Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — Complotti, General
Foto presidio 8 settembre
Presidio confermato. Tolmezzo sabato 8 settembre dalle 16.00 alle 19.30
Nonostante il trasferimento del compagno Massimo Passamani da Tolmezzo (UD) alla sezione “Alta Sicurezza” del carcere di Alessandria, abbiamo deciso di confermare il presidio.
La prima e banale ragione è che Massimo è ancora detenuto e un presidio di solidarietà non necessita di vicinanza fisica per far giungere il proprio messaggio e il proprio calore.
In secondo luogo, nel carcere la situazione è pessima, e lo stesso Massimo in questi pochi giorni ha constatato e denunciato pestaggi ai danni dei detenuti. In tal senso non basterà il suo trasferimento a far calare il silenzio su questa situazione.
Come NoTAV abbiamo intrapreso un percorso di lotta che, dalla difesa di un territorio, ci ha portato a scoprirci incapaci di assistere passivamente agli abusi del potere, e anche in questo caso non abbiamo intenzione di girarci dall’altra parte.
Infine siamo fermamente convinti che la miglior solidarietà sia dare nuova forza alle lotte intraprese da compagn* e da persone che da esse vengono allontanate con misure cautelari. La lotta contro il carcere quale strumento di controllo sociale e repressione del dissenso è una di queste e in tal senso questo presidio vuole essere un modesto contributo.
Ribadiamo ancora una volta la nostra solidarietà a Massimo e ai NO TAV ancora detenuti o colpiti da altre misure repressive.
Comitato NO TAV Udine
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Marzo 17th, 2017 — General, Notizie flash
TAV: Adesso viene il bello
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Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
da La Repubblica
Nucleare, incidente “con feriti” nella centrale di Fessenheim
L’impianto è il più vecchio nel Paese. Due persone ustionate alle mani, per altre sei lievi ferite. La società Edf spiega che c’è stata una fuoriuscita di vapore durante un’operazione di manutenzione di routine, ora sotto controllo
L’impianto nucleare a Fessenheim dove si è verificato l’incidente (ansa)
PARIGI – Solo feriti e nessun allarme per l’incidente alla centrale nucleare di Fessenheim, nell’est della Francia. Una reazione chimica, subito messa sotto controllo, ha ustionato due dipendenti alle mani, e altre sei persone sono state ferite lievemente.
In un primo momento la tv Bfm aveva riferito di un “principio di incendio di natura chimica” che ha provocato il ferimento di “diverse persone”, poi si è chiarito che non c’è stato alcun rogo. Sul suo account twitter EdF, il gigante dell’energia francese che gestisce l’impianto, ha spiegato che si è verificata una perdita di vapore di acqua ossigenata durante un’operazione di manutenzione di routine.
Charlotte Mijeon, dell’organizzazione antinucleare ‘Sortir du nucleare’, ha commentato che c’è stata una fuoruscita di vapore che “in sé non è grave” ma che potrebbe essere il sintomo di un incidente serio.
L’impianto si trova in Alsazia, a un chilometro e mezzo dal confine con la Germania e a una sessantina di chilometri dalla frontiera con la Svizzera. Ha due reattori ed è la più vecchia infrastruttura nucleare della Francia (fu attivata nel 1977). Da tempo è al centro di una dura polemica e durante la campagna elettorale il presidente François Hollande aveva promesso la sua chiusura entro il 2017.
(05 settembre 2012)