Marzo 17th, 2017 — Effetti dell'inquinamento, General
Corriere 30 gennaio
19:51 CRONACHEConfermato il blocco delle auto in città domenica dalle 10 alle 18. Deroga per chi va allo stadio di San Siro per Milan-Livorno ma soltanto ai tifosi in arrivo da fuori città
Il testo dell’ordinanza (pdf)
Hinterland: niente blocchi
Video – Mamme anti smog, manifestazione in piazza Scala
Video – Dario Fo:«Non s’è fatto nulla, impariamo da Londra»
Repubblica 30 gennaio
La protesta di centinaia di persone davanti a Palazzo Marino, sede del Comune. I Verdi denunciano per i mancati provvedimenti contro lo smog il sindaco Moratti e il suo collega di Roma Alemanno
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
Messaggero Veneto DOMENICA, 31 GENNAIO 2010 Pagina 2 – Udine
Rifondazione in piazza contro il razzismo
“No al razzismo”. Questo grido che, secondo Rifondazione comunista, è anche un allarme è stato lanciato ieri sera, in via del Lionello, da oltre una cinquantina di manifestanti. Il sit-in è stato organizzato anche dal Pdci, dalla Rete dei diritti, dall’Arci, da “Un ponte per” e dalle “Donne in nero”.
Il segretario provinciale di Rc, Carmelo Seracusa, ha spiegato che «questa iniziativa nasce da un sentimento di profonda indignazione per i fatti di Rosarno, ma scaturisce anche dalla convinzione che quegli episodi sono solo la punta di un iceberg dell’emergere di nuovi fenomeni legati al razzismo». E ha aggiunto: «Parlando di Udine bisogna ribadire come il referendum proposto dalla Lega sul cimitero islamico faccia ben capire come l’intolleranza non si sia fermata nemmeno di fronte ai morti». E’ stato inoltre ricordato come a poca distanza dal giorno della memoria l’espressione “mai più” utilizzata da tutti gli esponenti politici debba avere «un significato concreto onorando la Costituzione che il passato ci consegna».
Durante il sit-in si sono tenuti diversi interventi riguardanti l’immigrazione. Il microfono era libero e molti hanno colto l’occasione per lanciare ancora il messaggio del «rispetto della dignità di ogni essere umano». Sono stati distribuiti anche numerosi volantini. (r.s.)

Marzo 17th, 2017 — Elettrodotti, General
Messaggero Veneto DOMENICA, 31 GENNAIO 2010

Pagina 8 – Udine
Una cinquantina di manifestanti con bandiere e striscioni mentre nello stabilimento si svolgeva la festa per il premio
Tibaldi: abbiamo chiesto solidarietà al mondo culturale
Elettrodotto: il Comitato protesta davanti alle distillerie Nonino
PAVIA DI UDINE. «Nessun dorma. Tantomeno il mondo della cultura». È un richiamo esplicito quello del Comitato per la vita del Friuli rurale che ieri, nella piazza di Persereano, giusto all’entrata posteriore della distilleria Nonino di Ronchi di Percoto – dove in quelle stesse ore si consumava la festa, tra cultura e mondanità, per la consegna del celebre premio – ha manifestato contro la progettata realizzazione di un elettrodotto aereo di 39 km fra Redipuglia e Udine ovest, proposta da Terna.
«Non contestiamo il premio – ha spiegato Aldevis Tibaldi, coordinatore del Comitato – siamo qui per chiedere solidarietà al mondo della cultura internazionale e informarlo che proprio a pochi passi da qui dovrà passare l’elettrodotto. E’ una battaglia – continua Tibaldi – contro un’opera che sconvolge non solo gli aspetti fisici del territorio ma anche quelli metafisici: queste grandi opere tolgono alla gente la capacità di resistere e di rivendicare i propri diritti». Il presidio è pacifico, alcune bandiere del Friuli, molti cartelli e striscioni, da “Tondo, la banalità del male”, a “Ionizziamo i consiglieri regionali”, fino a “Siegfried Tondo – La fantasia non ti salva la vita” che parafrasa lo scrittore tedesco Siegfried Lenz, vincitore del Premio Internazionale Nonino 2010. Accanto, un banchetto di generi di conforto: vino, salame, formaggio, panettone, come a dire: discutiamone. «Tutti i comuni dove passeranno i tralicci – ha spiegato Tibaldi – in queste settimane stanno tenendo consigli comunali con un duplice ordine del giorno, approvato in maniera bypartisan: esprimere alla Terna la ferma ostilità all’elettrodotto di cui non è mai stata dimostrata l’utilità per il Friuli, né tantomeno la necessità di farlo aereo; chiedere al presidente della regione Tondo di farsi interprete dell’opzione di un elettrodotto interrato».
Intanto proseguono le iniziative in consiglio regionale. «Martedì – aggiunge Tibaldi – l’assemblea voterà una mozione, sollecitata dal Comitato, che obbligherà il consiglio regionale stesso a deliberare sulla proposta di elettrodotto interrato. Una soluzione che costa di più – ammette il coordinatore – circa due e volte e mezza il costo di quello aereo, ma dura molto più a lungo, si risparmia danno ambientale e anche energia, visto che l’opera aerea disperde il 10% dell’elettricità che trasporta». A Giannola Nonino, anima del Premio e della stessa distilleria di Percoto, da sempre sostenitrice dell’opzione dell’elettrodotto interrato, il Comitato ha assegnato il premio “Joibe grasse 1511” che fa riferimento alla rivolta contadina «in cui – spiega Tibaldi – i contadini si vendicarono della nobiltà che nulla aveva fatto per difenderli». In premio – per la cronaca – una targa e una moneta antica del tesoro del patriarca ucciso nella congiura di 500 anni fa.
Ugo Zanin



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Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
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Messaggero Veneto DOMENICA, 31 GENNAIO 2010 Pagina 2 – Pordenone
Corteo con 250 persone. Il Carroccio: «Troppa violenza, i pordenonesi si riapproprino della città»
Immigrati, fiaccolata leghista tra le invettive degli anarchici
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Marzo 17th, 2017 — General, Nucleare
«La nostra regione – ha spiegato Tondo – ha comunque un “supero” della produzione di energia elettrica del 6,7% rispetto all’energia richiesta.»
Messaggeroi Veneto LUNEDÌ, 01 FEBBRAIO 2010
Pagina 5 – Regione
Si allarga il dibattito sulla possibilità di ospitare una centrale in Friuli Venezia Giulia. E sulla rete nasce un gruppo che si oppone
Nucleare in Fvg, su Facebook mille contrari
Il presidente Tondo sul suo blog: no a strumentalizzazioni o banalizzazioni
UDINE. No a strumentalizzazioni o banalizzazioni sul nucleare: lo chiede il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo. Intanto, su facebook nasce un gruppo che si oppone al nucleare in Friuli Venezia Giulia e che contà già oltre mille iscritti.
Il dibattito sul nucleare ha riempito negli ultimi giorni i giornali, dopo il voto negativo delle Regioni al piano del Governo. Tanto da spingere gli antinuclearisti a unirsi e a creare un dibattito sulla rete.
Tondo, da nuclearista convinto – tanto che la nostra regione (assieme a Veneto e Lombardia) è tra le regioni ad aver dato l’ok all’esecutivo nazionale – interviene sulla vicenda. «È in corso un dibattito – ha scritto ieri Tondo sul suo blog – che inevitabilmente rischia di cadere come spesso succede in facili strumentalizzazioni o banalizzazioni». «La mia posizione a favore del nucleare – ha continuato – è nota da tempi non sospetti, prima ancora di candidarmi alla Presidenza della Regione». Tondo però sceglie di non rispondere alle polemiche dell’opposizione, o alle richieste di chiarimento del Pd. «Mi limito a dare un dato che riguarda la nostra regione», ha scritto, elencando una serie di numeri sui consumi energetici in Friuli Venezia Giulia. «Il Fvg – fa sapere il presidente – è la prima regione d’Italia nel rapporto consumo di energia elettrica kWh per abitante, con un 8934 a fronte alla media italiana (5372)».
Nella graduatoria siamo seguiti dalla Sardegna (7099 kWh), dall’Umbria (7066 kWh), dalla Lombardia 7029 (kWh) e chiude la speciale classifica la Calabria (2752 kWh). «La nostra regione – ha spiegato Tondo – ha comunque un “supero” della produzione di energia elettrica del 6,7% rispetto all’energia richiesta. Ancora, il presidente punta il dito sulle energie da fonti rinnovabili. La produzione lorda degli impianti da fonti rinnovabili (GWh) nell’anno 2007 (l’ultimo censito) ammonta a 1573,1 GWh, composta da 1304,6 idrica, 2,0 fotovoltaico, 266,6 biomasse». Tondo sceglie quindi i numeri, e dribbla le polemiche. Nessuna interpretazione, nessun commento: del resto la posizione del presidente della Regione è chiara: la nostra è anche tra le pochissime regioni che non hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale contro il ritorno al nucleare. Stando a quanto detto negli ultimi giorni dall’assessore all’Energia Sandra Savino, il Friuli Venezia Giulia, comunque, non ospiterà una delle centrali nucleari che il Governo vuole realizzare. Piuttosto, la Regione continua a indicare la strada dell’accordo con la Slovenia per il raddoppio della vicina centrale di Krsko.
I cittadini che si oppongono all’atomo, però, sembrano non fidarsi. E così, su Facebook, il nuovo gruppo «No al Nucleare in Fvg» sfiora i 1100 iscritti.
Beniamino Pagliaro
Marzo 17th, 2017 — Bassa friulana, General
Messaggero Veneto MARTEDÌ, 02 FEBBRAIO 2010
Pagina 12 – Udine
Il Comitato ambiente boccia la variante: saremo ancor più assediati dal cemento
Cervignano
CERVIGNANO. I membri del Comitato difesa ambiente della Bassa friulana esprimono pubblicamente il loro dissenso in merito all’ipotesi progettuale della variante generale al piano regolatore, presentata, qualche giorno fa, sul Messaggero Veneto, dal vicesindaco, Gino Zampar.
«Abbiamo appreso dalla stampa – spiega il coordinatore, Giampaolo Chendi – quale sarà il nuovo assetto urbanistico del comune, nel prossimo futuro. Zampar ora ci promette, assieme al resto della giunta, altre costruzioni, zone industriali, artigianali, commerciali e residenziali, il tutto mentre l’area ex Rossato è ancora in fase di costruzione e 1.500 appartamenti sono ancora invenduti».
Gettano benzina sul fuoco gli ambientalisti: «Il territorio agricolo si sta assottigliando sempre di più, e ciò che veramente ci darà un futuro sarà proprio l’agricoltura e non certo il cemento. Quello che ci preoccupa è il fatto che il Comune voglia apportare continue modifiche all’assetto territoriale delle frazioni. Dopo aver trasformato il borgo di Muscoli, ora Strassoldo verrà assediata dal cemento. E che dire della Carlessa, che chiamano parco mentre in realtà è solamente un parcheggio. Non dimentichiamo Scodovacca, dove, non paghi della ferita apportata all’ambiente con la costruzione della zona Rossato, edificata sulle nostre falde acquifere, ora verranno introdotte nuove opportunità urbanistiche, che modificheranno l’assetto della parte centrale della frazione».
Scrive ancora il gruppo ambiente: «Apprendiamo che nella variante verranno introdotte alcune norme che permetteranno alle case di tipo non agricolo, ma poste su un territorio agricolo, di adattare gli edifici secondo le esigenze dei privati e questa sarà una sciagura per il paesaggio. Quello di cui ha bisogno il nostro territorio è uno sviluppo armonico e certi progetti nascondono solo una mera speculazione. Tutto ciò accade nella quasi indifferenza generale ma quello che ci dispiace di più è il silenzio di quelle persone, forse più sensibili di altri, come gli uomini di cultura, gli storici, i poeti o i pittori, che, nonostante siano ancora capaci di emozionarsi di fronte a un paesaggio, spesso preferiscono girare lo sguardo da un’altra parte». (e.m.)
Marzo 17th, 2017 — Elettrodotti, General
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Elettrodotto Ronchi-Sud, Udine-Ovest
BISOGNA CHIEDERE:
MA A COSA
SERVE QUESTO
ELETTRODOTTO?
«La nostra regione – ha spiegato Tondo – ha comunque un “supero” della produzione di energia elettrica del 6,7% rispetto all’energia richiesta»
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Marzo 17th, 2017 — General, Sciopero dei migranti
MERCOLEDÌ, 03 FEBBRAIO 2010 Messaggero Veneto Pagina 4 – Attualità
«I centri immigrati sono come prigioni»
La denuncia di Medici senza frontiere: nelle 21 strutture nessun diritto
Sporcizia e sovraffollamento: 12 persone in un container di 25 metri quadrati Ci vivono il 45% di ex detenuti. La richiesta: chiudere i Cie di Trapani e Lamezia
ROMA. Passa il tempo ma i Cie, i Centri di identificazione ed espulsione, che accolgono clandestini e richiedenti asilo restano gli stessi: continuano a rispondere a criteri di emergenza, non garantiscono diritti e tutela sanitaria. La fotografia di Medici senza frontiere sullo stato dei 21 centri (Cie, Cara, Cda), a 5 anni dall’ultima rilevazione, non cambia la sostanza di ciò che sono: «danno servizi scadenti, mancano i beni di prima necessità. Riescono a coprire appena i bisogni di base. La sanità pubblica è assente».
Tutto ciò si traduce, in permanenze in container fatiscenti e sovraffollati (in uno di 25 metri quadri vivevano in 12 persone), assenza di spazi adeguati, servizi igienici fortemente carenti, sporcizia diffusa ed anche presenza di topi. Vivono così uomini, donne, bambini ed anche neonati. Trentacinque i giorni di permanenza media.
I Cie poi, ribadisce il rapporto presentato ieri alla stampa (le visite sono state realizzate fra dicembre 2008 e agosto 2009), «sono carceri a tutti gli effetti», in cui vive il 45% di ex detenuti ed anche vittime di tratta. La responsabilità di ciò, per Msf, è da attribuire ai gestori. Ma non solo. «Verso gli immigrati il clima è sempre più ostile – ha detto il direttore generale Kostas Moschochoritis – e lo dimostra la vicenda di Rosarno».
Chiudere i Cie di Trapani e Lamezia Terme. Sono «totalmente inadeguati, sono luoghi invivibili» e c’è anche chi ci vive per 6 mesi; in molti casi mancano le finestre alle camere. A Roma, «mancano persino beni di prima necessità come coperte, saponi, vestiti, carta igienica».
Assenza di controlli sanitari. L’assistenza sanitaria è erogata dai singoli gestori; le Asl non hanno il controllo, nè di malattie nè di eventuali epidemie (rilevata la scabbia in alcuni casi) di quanto avviene nei centri. Mancano protocolli medici comuni. È insufficiente anche l’assistenza legale e psicologica. È stato riscontrato anche un uso di psicofarmaci per «sedare» le persone. A Roma e Torino mancano i mediatori culturali, impossibile conoscere i reali bisogni sanitari.
Gente non ha nulla da fare. I ritmi nei Cie sono scanditi dai pasti e dal sonno; ciò aggrava lo stato psicologico delle persone già provata dal viaggio per arrivare in Italia.
Il 50% intervistati da almeno 5 anni in Italia. Almeno la metà degli intervistati da Msf è nel nostro Paese da non meno di 5 anni; alcuni anche 15-20 anni.
Tensioni nei centri. Msf ha più volte rilevato i segni di tensioni e rivolte, come muri anneriti. Nel Cie di Gradisca di Isonzo, ad esempio, la visita è avvenuta senza elettricità perchè due giorni prima una protesta aveva reciso i cavi elettrici.
Impedita visita bari e Lampedusa. La Prefettura non ha autorizzato in questi centri l’accesso di Msf.
«Noi diversi dalla Croce Rossa». Sul ruolo della Croce Rossa che gestisce alcuni Cie, Msf – rispondendo a una domanda in conferenza stampa – ha tenuto a segnare la diversità: «Msf – ha detto Rolando Maniano, vice capo della ong in Italia – è un’ organizzazione indipendente, vive con i proventi dei donatori privati, la Cri invece è alle dirette dipendenze del governo italiano, i nostri intenti sono diversi». Alessandra Tramontano, coordinatrice medica di Msf Italia, ha rilevato che nel Cara di Foggia, gestito dalla Cri, il «servizio medico è di alto livello» ma il contesto abitativo «è carente».
MV MERCOLEDÌ, 03 FEBBRAIO 2010
Pagina 4 – Attualità
Nel 2009 rivolte, aggressioni e fughe
GRADISCA. Promosso, o meglio non bocciato, a livello di struttura, ma preso a riferimento come il centro più sensibile a tensioni e rivolte.
In quanto a criticità è un ruolo di primo piano quello riconosciuto al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo dal rapporto di Medici senza frontiere, che ha tenuto conto delle visite effettuate dall’organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico, dal dicembre 2008 all’agosto 2009, nei 21 centri operanti sul territorio nazionale (oltre ai Cie sono finiti sotto la lente d’ingrandimento anche i Cara, centri di assistenza per richiedenti asilo, e Cda, centri di accoglienza) in tema di contrasto dell’immigrazione clandestina e di accoglienza.
Medici senza frontiere, si legge nel rapporto, «ha più volte rilevato segni di tensioni e rivolte, come muri anneriti a seguito di incendi. Nel Cie di Gradisca d’Isonzo, ad esempio, la visita (effettuata nell’aprile 2009) è avvenuta senza elettricità perchè due giorni prima una protesta aveva reciso i cavi elettrici».
Situazione rimarcata anche da Rolando Magnano, vice capo missione di Msf Italia, che ha confermato come nel «Cie in provincia di Gorizia siamo entrati dopo giornate di scontri durissimi, scortati dalla polizia in assetto anti-sommossa». Una realtà di tensione permanente confermata anche dalle ripetute denunce del personale dell’ente gestore del Cie (il consorzio cooperativistico trapanese Connecting People) in merito alle aggressioni subite dagli immigrati clandestini, addirittura una decina solo negli ultimi due mesi del 2009, tra cui quella che lo scorso 19 dicembre ha obbligato al ricovero in ospedale di un operatore a causa di una costola frattura e due incrinate dalla gomitata ricevuta da un algerino.
L’ultima fuga, invece, si è registrata lo scorso 27 dicembre, qundo a far perdere le proprie tracce furono due clandestini tunisini. Nelle due strutture gradiscane, al momento a pieno regime, sono ospitati 329 immigrati. Di questi 191 nel Cie, dove la capienza sarà aumentata a 248 posti solo una volta ultimati i lavori di potenziamento dei sistemi di sicurezza (sistemi a infrarossi e il ripristino degli spuntoni in cima alle recinzioni, rimossi nel 2007), mentre il Cara ospita attualmente 106 uomini, 17 donne e 15 minori, tutti in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato.
Marco Ceci
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Corridoio 5: un’opera costosissima,
inutile e tecnicamente impossibile; quindi ottima.

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Marzo 17th, 2017 — General, Sondaggi e statistiche
Repubblica 5 febbraio
In particolare al Sud gli intervistati parlano della salute come diritto inviolabile e un atto di solidarietà irrinunciabile
Risalendo la penisola aumentano quelli convinti che altrimenti ci sarebbe il serio rischio di epidemie incontrollate
Solo per il 13 per cento non hanno diritto all’assistenza perché non pagano le tasse
mentre il 5 per cento pensa che facciano aumentare in modo insopportabile i costi
ROMA – Otto italiani su dieci si dicono favorevoli alla sanità pubblica per gli immigrati irregolari. E’ quanto emerge da un’indagine del Censis nella quale si rileva che più dell’80 per cento degli italiani ritiene che anche gli immigrati irregolari debbano avere accesso ai servizi sanitari pubblici. A volere la sanità pubblica anche per gli irregolari è l’86,1 per cento dei residenti al Sud, il 78,7 al Centro, il 78,4 al Nord-est e il 75,7 per cento al Nord-ovest. Dello stesso parere oltre l’85 per cento dei laureati, l’83,1 dei 30-44enni e più dell’85 per cento dei residenti nelle città con 30 mila-100mila abitanti. E’ alta la quota dei favorevoli anche tra i più cagionevoli di salute e quindi più bisognosi di cure: l’83,9 per cento di chi dichiara di avere una salute pessima auspica un’offerta sanitaria pubblica estesa anche a clandestini e irregolari.
Secondo il 65,2 per cento degli intervistati dal Censis, la tutela della salute sia un diritto inviolabile, quindi curare tutti è un atto di solidarietà irrinunciabile. Una scelta che prevale in modo trasversale nel territorio nazionale e nel corpo sociale. E’ l’opinione soprattutto dei residenti nelle regioni del Mezzogiorno (quasi il 74 per cento) e dei laureati (quasi l’80 per cento). Risalendo la penisola diminuisce la quota di intervistati che parlano della salute come diritto irrinunciabile per tutti, mentre aumentano quelli convinti che occorre assicurare la sanità anche agli irregolari perché altrimenti ci sarebbe il serio rischio di epidemie incontrollate. La pensa così poco più del 12 per cento dei residenti al Sud, il 15,4 al Nord-ovest, il 15,8 al Nord-est e oltre il 19 per cento al Centro. Questa opinione è diffusa anche tra chi dichiara di avere una salute pessima (e presumibilmente utilizza di più le strutture sanitarie) e tra chi possiede un basso titolo di studio.
Sul fronte del no si schiera meno del 20 per cento degli italiani: poco più del 24 per cento dei residenti al Nord-ovest, del 24,8 per cento delle persone con basso titolo di studio, di oltre il 24 per cento di chi vive nelle grandi città con più di 250mila abitanti. Solo per il 13 per cento degli intervistati, gli stranieri irregolari non hanno diritto alla sanità perché non pagano le tasse; per poco più del 5 per cento perché fanno aumentare in modo insopportabile i costi delle cure. Riguardo all”identikit sanitario’ della popolazione immigrata, che mediamente è più giovane e in salute di quella italiana, per il momento gli stranieri utilizzano meno le strutture sanitarie (si stima in circa il 65 per cento la quota degli stranieri presenti sul territorio italiano iscritti al Servizio sanitario nazionale) che per loro significano soprattutto Pronto soccorso (il 5,7 per cento vi si è recato negli ultimi tre mesi rispetto al 3,3 degli italiani) e ricoveri d’urgenza, piuttosto che prevenzione e visite specialistiche. Secondo il Censis, per il futuro, una maggiore integrazione degli immigrati comporterà anche livelli più alti di tutela della loro salute, in linea con gli standard degli italiani: occorre preparare quindi il Servizio sanitario nazionale in termini di risorse e di competenze.
Anche per Sergio Dompé, presidente Farmindustria, l’incremento dell’immigrazione insieme all’invecchiamento della popolazione, pongono “una sfida per un Servizio Sanitario già ai primi posti delle classifiche internazionali dell’Oms per rapporto qualità/prezzo/accessibilità. Anche per questo – dice Dompè -tagliare gli sprechi è fondamentale in tutta la spesa sanitaria, quindi non solo nella farmaceutica, che rispetta il budget assegnato, mentre le altre voci continuano a crescere molto più dell’inflazione. E’ in definitiva prioritario puntare su maggiori controlli e sull’appropriatezza della spesa per garantire l’equilibrio e la sostenibilità del sistema, anche attraverso forme di compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini, fatte salve naturalmente le fasce più deboli”.
(05 febbraio 2010)