ROMA/ Contro “La giovinezza del Potere”: Antifascismo sempre

Blocca il Blocco

Continue reading →

ENERGIA/ Monfalcone: Città (de)nuclearizzata???

Al di là delle recenti sparate di Ballaman sul nucleare in regione, a Monfalcone (dove tanti paventano ci sarà una futura centrale nucleare come se non bastassero la centrale a carbone, l’elettrodotto Udine Ovest-Redipuglia, il possibile centro a biomasse a Bistrigna oltre al paventato rigassificatore in golfo) il nucleare sta già sbarcando con la ditta Mangiarotti Nuclear che nel capoluogo bisiaco farà produzione di grandi componenti per impianti a energia nucleare.

Il tutto sembra senza riassorbire nella produzione come novelli Homer Simpson gli operai ex-Ineos che probabilmente verranno trombati a favore dei colleghi lombardi della Mangiarotti o di italiani d’Argentina rientrati e formati con i fondi regioanali (mentre per loro pare i fondi siano esauriti).

Alla faccia del comune “denuclearizzato”…

 


Il Piccolo, 04 maggio 2010

TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE DA MILANO IN REGIONE 
Protesta contro la Mangiarotti

È protesta contro la Mangiarotti, la società che ha acquistato i terreni ex Ineos a Monfalcone. Ma non da parte dei lavoratori monfalconesi, che sperano di essere riassorbiti. Bensì da quelli della Mangiarotti Nuclear di Milano che domani saranno a Trieste per manifestare contro il temuto trasferimento della produzione nella nostra regione. Una protesta che potrebbe incidere sul riassorbimento degli ex Ineos che hanno perso il lavoro. E non solo perchè la professionalità richiesta è molto elevata e specifica, visto il prodotto che sarà realizzato nel sito, cioè grandi componenti per centrali nucleari. Una parte della manodopera dello stabilimento in fase di completamento al Lisert potrebbe arrivare quindi da Milano, cioè dall’ex fabbrica Ansaldo Nucleare e poi Camozzi, che ha ceduto l’attività (ma non il terreno) a Mangiarotti nel 2008. Da mesi le Rsu del sito milanese sono in lotta contro la società accusata di non aver mantenuto i patti, dirottando un’importante commessa di Westinghouse per una centrale cinese verso lo stabilimento di Pannellia di Sedegliano in provincia di Udine. I 136 lavoratori della Mangiarotti Nuclear sono convinti che l’obiettivo sia trasferire tutta la produzione tra il Friuli e Monfalcone, chiudendo Milano la cui area sarebbe oggetto di una speculazione edilizia. Di certo c’è che le Rsu e i lavoratori della fabbrica saranno domani a Trieste per protestare sotto la sede della Regione e in Friuli davanti alla sede della Mangiarotti. Secondo i rappresentanti sindacali milanesi, una parte dei lavoratori sarà costretta ad accettare il trasferimento a Monfalcone, riducendo il numero di manodopera locale riassorbibile nella nuova attività industriale del Lisert. Mangiarotti ha comunque mantenuto l’impegno di utilizzare ex dipendenti Ineos e lavoratori locali negli interventi di ripristino del sito, realizzazione dei nuovi impianti e poi nell’avvio degli stessi. (la.bl.)

 

Il Piccolo, 06 maggio 2010

Mangiarotti fra due fuochi, ex Ineos e Nuclear di Sesto si contendono i posti di lavoro
Protesta a Trieste delle maestranze della fabbrica lombarda

Siamo alla ”guerra dei poveri” tra i lavoratori della Mangiarotti. Di fronte le maestranze della Mangiarotti Nuclear di Sesto San Giovanni e quelli dell’ex Ineos di Monfalcone. Tutti rischiano di restare senza lavoro e rivendicano la tutela dei loro posti. Una guerra che ha visto ieri i lavoratori lombardi manifestare a Trieste. La Regione, che li ha ricevuti in delegazione, si è detta disponibile a avviare un confronto con l’azienda e con le istituzioni sul riassetto della Mangiarotti Nuclear, che ha sede in Friuli Venezia Giulia e un’unità produttiva anche in Lombardia.
È quanto almeno emerso nell’incontro che l’assessore alle Attività produttive Luca Ciriani ha avuto ieri con i lavoratori dello stabilimento di Sesto che hanno espresso la preoccupazione per un progressivo ridimensionamento del ”loro” stabilimento a rischio di chiusura, soprattutto dopo che la Mangiarotti Nuclear, che produce componenti per centrali nucleari, ha rilevato il sito della ex Ineos di Monfalcone, scelto per il suo diretto collegamento con le banchine portuali. L’azienda ha recentemente chiesto di prolungare la cassa integrazione per l’80% degli addetti di Sesto, un centinaio. I rappresentanti di Sesto si pongono l’obiettivo di mantenere in Lombardia la progettazione e la produzione dei componenti meccanici, che verrebbero poi assemblati a Monfalcone, secondo gli impegni a suo tempo sottoscritti con l’ex proprietà dello stabilimento lombardo, il Gruppo Camozzi. È stata sottolineata l’alta professionalità delle maestranze di Sesto, non riproducibile facilmente altrove. Ciriani ha assicurato che saranno condotti alcuni approfondimenti sui programmi della Mangiarotti Nuclear, coinvolgendo il Comune e il Consorzio industriale di Monfalcone, assieme alla Provincia di Gorizia.

ELETTRODOTTO/ Il Comitato risponde a TERNA

Mdessaggero Veneto SABATO, 08 MAGGIO 2010 Pagina 9 – Udine

Secondo i sostenitori dell’interramento dell’impianto l’energia che verrebbe trasportata sui cavi degli altissimi tralicci non servirebbe alla nostra regione

Il comitato: Terna è ostile al Friuli e al federalismo

Elettrodotto: duro attacco di Tibaldi dopo che la società aveva ribadito la necessità della linea aerea

POZZUOLO. Continua il braccio di ferro fra Terna e il Comitato per la vita del Friuli rurale: all’ennesima presa di posizione della società sulla necessità di realizzare la linea aerea, risponde subito il comitato sostenendo invece l’interramento e proponendo la fine del monopolio di Terna a favore di una gara secondo regole di mercato. Intanto emerge il compiacimento per la non contrarietà di Confindustria alle tesi del comitato. «Un maldestro segno di forza», viene definito dal referente del gruppo spontaneo Aldevis Tibaldi, il proclama con cui Terna ribadisce il no all’interramento: «Con ciò – osserva – si sottrae ai suoi doveri istituzionali di società di servizio alla collettività, in quanto non rappresenta gli interessi della popolazione, né raccoglie i solleciti delle amministrazioni locali. Senza più argomenti, Terna continua ad agitare lo spettro del black-out e attribuisce all’elettrodotto aereo il merito della demolizione delle vecchie linee, come se le stesse non dovessero eliminarsi in caso di linea interrata». Secondo il comitato «con il preteso elettrodotto aereo Terna intende realizzare una potentissima linea commerciale dedita al trasporto di energia attraverso il Friuli e non per il Friuli, il tutto per consolidare un modello monopolistico ostile al federalismo ed estraneo alle autoproduzioni di energia rinnovabile: una linea invasiva, ostile alla compartecipazione della Regione e delle realtà imprenditoriali e finanziarie locali, pronta a favorire nuovi poli di produzione energetica nella Bassa e nell’Isontino, non ultima la sempre più probabile centrale nucleare».
«Terna digrigna i denti – sostiene Tibaldi – ma in realtà tradisce la frustrazione di fronte alle prove documentali portate dal comitato. Se pensa di abdicare alla sua funzione di società di servizio alla collettività, dovrà uscire dal gioco e sarà possibile una gara pubblica ispirata al libero mercato e alle troppo spesso ignorate sollecitazioni comunitarie». Apprezzata dal comitato «l’esternazione del presidente di Confindustria provinciale Luci, che, alla presenza del referente Terna ingegner Conti, in un recente dibattito ha espresso prudenza nei confronti dell’elettrodotto e della centrale nucleare: dunque non adesione aprioristica, come in passato».
Paola Beltrame

NOTIZIE FLASH/ Bertolaso Go Home

 

Bertolaso Go Home!

Continue reading →

CIE DI GRADISCA: autolesionismo e tensione

Messaggero Veneto del 09/05/10

 

Si cuce la bocca e finisce all’ ospedale

 

GRADISCA. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un gesto di autolesionismo o di un’azione di protesta ma la motivazione del ricovero, ieri mattina, al pronto soccorso di Gorizia di un immigrato clandestino ospite del Cie di via Udine resta, in ogni caso, un episodio senza precedenti. Al personale medico del nosocomio goriziano, infatti, si è presentato un uomo (nordafricano) con la bocca interamente cucita. Lo stesso immigrato avrebbe poi raccontato di aver “operato” da solo, utilizzando ago e filo reperiti nel Centro di identificazione ed espulsione. Una volta rimossa la cucitura e accertata l’assenza di infezioni in corso, il personale del pronto soccorso, notato lo stato di esagitazione dell’uomo, ha disposto il suo ricovero al centro di salute mentale di via Vittorio Veneto. Stando a quanto si è potuto apprendere non il primo gesto eclatante da parte dell’immigrato che, la scorsa settimana, era già stato ricoverato all’ospedale di Gorizia dopo essersi procurato un trauma cranico sbattendo ripetutamente la testa contro le sbarre di uno dei corridoi esterni del Cie. Nel corso del suo precedente ricovero, poi, il nordafricano aveva dato in escandescenza aggredendo con l’asta di una flebo un poliziotto che lo stava sorvegliando e tentando la fuga. (ma.ce.)

 

Violenza al Cie: in manette un immigrato

 

GRADISCA. Violenza e minacce nei confronti di un’infermiera impegnata nel servizio di assistenza medico-sanitaria all’interno della struttura. È questa l’accusa che, ieri pomeriggio, ha fatto scattare l’arresto di un immigrato clandestino ospite del Cie di Gradisca, trasferito già nella prima serata nel carcere goriziano di via Barzellini. Non il primo episodio con vittima il personale medico o gli assistenti dell’ente gestore del centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca, considerando che la scorsa settimana due persone, sempre a seguito di aggressioni da parte di immigrati, erano dovute ricorrere alle cure del pronto soccorso ma, evidentemente, più grave dei precedenti, tanto da rendere necessario l’intervento della squadra mobile di Gorizia, che ha provveduto all’identificazione e all’arresto del clandestino. Stando a quanto si è potuto apprendere l’immigrato avrebbe richiesto all’infermiera cure mediche non previste dalla prassi medica quotidiana e, di fronte al suo diniego, avrebbe dato in escandescenza, minacciando e tentando di aggredire con una lametta da barba la donna, senza fortunatamente provocarle lesioni. La notizia arriva a confermare come sia in crescita la tensione all’interno del centro di identificazione ed espulsione isontino, da dove mercoledì sera 9 immigrati clandestini erano riusciti a fuggire scavalcando le reti di recinzione e dileguandosi nella campagna limitrofa, mentre per un decimo “ospite” della struttura il sogno di libertà si era trasformato in un ricovero al pronto soccorso per la frattura di un piede, provocata da una caduta dalle barriere di confinamento. Fuga di massa, statisticamente la prima del 2010, che aveva immediatamente riportato l’attenzione sui sistemi di sicurezza attivi e passivi in dotazione al Cie di Gradisca, a più riprese ritenuti inadeguati dai sindacati di Polizia, pronti a denunciare come per scavalcare le recinzioni siano necessari meno di 7 secondi. A preoccupare il personale dell’ente gestore (il consorzio cooperativistico trapanese “Connecting People”) operante all’interno della struttura, poi, è il recente arrivo a Gradisca di un gruppo di immigrati provenienti direttamente dal circuito carcerario, che avrebbe già dato segni di intolleranza verso la struttura di via Udine. (ma.ce.)

TRIESTE: continua l’attività del comitato primo marzo

da Il Piccolo del 10/05/10

 

Al via il doposcuola multietnico

 

Un pomeriggio di incontro in piazza Cavana per parlare di diritti e soprattutto di «Scuola e migranti». Lo ha organizzato nei giorni scorsi il Comitato primo marzo, che anche a Trieste ha preso il nome dal primo sciopero nazionale dei lavoratori migranti organizzato appunto in quella data. Dopo lo sciopero e dopo la partecipazione al corteo del Primo maggio con uno striscione antirazzista, il Comitato in piazza Cavana ha voluto lanciare un dibattito sul sistema scolastico italiano. “Qui nessuno è clandestino. Scuola zona franca”, si leggeva sugli adesivi stampati per l’occasione. È stata poi presentata una serie di iniziative che coinvolgono tutti gli studenti, anche stranieri, che frequentano le scuole triestine. Da oggi per i bambini delle scuole elementari nella sede dell’Officina Arci inizierà un doposcuola multiculturale per aiutare gli studenti nei compiti, soprattutto quelli che hanno bisogno di un supporto con la lingua italiana. «Abbiamo offerto la nostra disponibilità alle scuole, che ci hanno accolto a braccia aperte», ha spiegato Serena Pulcini del Centro Multicultura che, assieme all’Arci organizza il doposcuola. «La scuola – ha proseguito Pulcini – non ha i fondi per mettere a disposizione un maestro, noi ci siamo offerti come volontari per aiutare i bambini, soprattutto stranieri. Molto spesso i genitori non parlano italiano e per loro è difficile seguirli nei compiti». Durante l’incontro si è parlato tra l’altro degli episodi di intolleranza che hanno coinvolto di recente bambini stranieri, ma anche della riforma Gelmini che secondo il Comitato «rientra tra le “leggi razziste” di questo governo». «Il tetto del 30% di studenti stranieri nelle classi, le cosiddette “classi ponte” mirate a insegnare agli stranieri l’italiano e per poi inserirli in quelle permanenti, ha spiegato Gianluca Gabrielli del Comitato primo marzo, non aiutano l’integrazione». In piazza Cavana si è anche parlato di un video in cui gli studenti del Carducci, durante lo sciopero dei migranti del primo marzo, hanno raccolto una serie di interviste. Il progetto “Un mare di radici”, accompagnato da un sito internet, sarà presentato il 3 giugno al Teatrino di San Giovanni. ( i.gh. )

 

per contattare il comitato:

 

http://primomarzotrieste.blogspot.com/

ENERGIA/ Confindustria «Sì all’ellettrodotto aereo E sì anche al nucleare»

Non stupisce questa posizione di Confindustria (del resto a chi giovano elettrodotto e nucleare?) e solo con una stolida ingenuità si poteva pensare il contrario.

Noi siamo per un diverso modello di sviluppo: Né elettrodotto, Né nucleare: Non servono!


Messaggero Veneto DOMENICA, 9 MAGGIO 2010

 

Non si placano le polemiche sull’elettrodotto ad alta tensione Redipuglia-Udine Ovest. Questa volta a ribadire la necessità dell’impianto e la sua realizzazione aerea è il presidente di Confindustria Udine, Adriano Luci, il quale interviene in risposta a interpretazioni di parte su dichiarazioni rese nel corso di un recente dibattito televisivo che sono state diffuse alla stampa da Aldevis Tibaldi, del Comitato per la vita del Friuli rurale.

«Non mi dispiace affatto contraddire Tibaldi – afferma Luci – ma il supposto “compiacimento per la non contrarietà di Confindustria alle tesi del Comitato”, come è stato riportato, è strumentale. E non ho espresso mai “prudenza” nei confronti dell’elettrodotto».

«La nostra Regione – aggiunge Luci – possiede una rete ad alta tensione vecchie e insufficiente. Viene ora utilizzata al limite della capacità e della sicurezza con rischi oggettivi per la continuità delle forniture. La realizzazione dell’elettrodotto, potenziando la magliatura della rete, costituisce garanzia di approvvigionamento delle famiglie e delle imprese (in particolare delle Province di Udine e Pordenone), riduce i rischi di disservizi, assicura stabilità e migliora la qualità del servizio elettrico. Quindi è una necessità».

Secondo il presidente di Confindustria Udine, la soluzione interrata risulta presentare un impatto ambientale superiore, pone maggiori interferenze nella gestione di esercizio, è meno affidabile e meno sicura, viene ad asservire aree superiori in termini di superficie di 40 volte rispetto all’opzione aerea. «Oltre a costare molto di più – precisa Luci –, soluzione tedesca o meno. E le famiglie e le imprese si aspettano che l’energia elettrica sia disponibile e che costi meno. Per questo l’“aereo” rappresenta la soluzione più coerente».

Luci chiarisce poi la sua posizione sul nucleare. «Premesso che stiamo pagando con un’energia più cara il peso delle non scelte del passato, va rilevato come le tecnologie per la produzione di energia nucleare sono molto più avanzate di 30 anni fa. Su questi temi bisogna stare attenti, ma le scelte vanno compiute e le tecnologie lo consentono. Quindi il nucleare è un’opzione cui il nostro Paese in un quadro di integrazione delle fonti di energia non può rinunciare. Sosteniamo la giunta regionale nel perseguire l’obiettivo della partecipazione all’ampliamento della centrale di Krsko. Se non sarà percorribile, andranno valutate soluzioni locali di cui non si deve temere a priori».

INFRASTRUTTURE/ I Signori dell’asfalto

Video da Repubblica (23 aprile 2010)

<!– var mediaVoto = new Number(); mediaVoto = 4.7313432835821; var starDisposal = new Array(); pic1 = new Image(16,16); pic2 = new Image(16,16); pic3 = new Image(16,16); pic4 = new Image(16,16); pic1.src = “static/images/star_void_l.gif”; pic2.src = “static/images/star_half_l.gif”; pic3.src = “static/images/star_full_l.gif”; pic4.src = “static/images/star_vote_l.gif”; for( sst = 1; sst < 6; sst ++ ) { if((mediaVoto-sst)<(-0.5)) { starDisposal[sst-1] = pic1; } else if((mediaVoto-sst)>=(-0.5) && (mediaVoto-sst)<0) { starDisposal[sst-1] = pic2; } else if((mediaVoto-sst)>=0) { starDisposal[sst-1] = pic3; } } function submitVote(vote) { window.open(“http://upload.commenti.kataweb.it/rating/rating.php?id=0&voto=”+vote+”&skin=repradiotv&idarticolo=repradiotv_rrtv_player_46010&brand=62&titolo=I signori dell’asfalto” , “vota”, “toolbar=no,location=no,directories=no,status=no,menubar=no,scrollbars=no,resizable=no,width=500,height=200”); } function votaVideo(vote) { //var temp = new Array(); temp = vote.split(“_”); var tempNum = new Number(); tempNum = temp[1]; //alert(vote+” – “+tempNum); submitVote(tempNum); } function rollOverStar(active) { var temp = new Array(); temp = active.split(“_”); var tempNum = new Number(); tempNum = temp[1]; for(var ss=1; ss < 6; ss ++) { if(ss > tempNum) { document.getElementById(“a_”+ss).src = pic1.src; } else { document.getElementById(“a_”+ss).src = pic4.src; } } } function rollOutStar(active) { var temp = new Array(); temp = active.split(“a_”); var tempNum = new Number(); tempNum = temp[0]; for(var ss=1; ss < 6; ss ++) { document.getElementById(“a_”+ss).src = starDisposal[ss-1].src; } } –> <!–

vota il video:

–>

stella votostella votostella votostella votostella voto

Inchiesta italiana – Il dissesto delle nostre strade è un pericolo costante. Per le città non è solo un problema di decoro: negli anni le “buche-killer” hanno provocato morti e feriti. Eppure per l’asfalto si spendono miliardi di euro. Il solo Comune di Roma investe ogni anno cento milioni. Come vengono impiegati questi soldi pubblici? E perché la situazione non migliora?

Per la prima volta si rompe il muro di silenzio che da sempre avvolge il mondo delle imprese e degli appalti. Ecco come vengono fatti realmente i lavori sulle strade delle nostre città. E come funziona il business dei “signori dell’asfalto”.

ACQUA/ Bollette del Tubone: assemblea il 14 maggio a San Giorgio di Nogaro

Il Gazzettino Giovedì 13 Maggio 2010,
SAN GIORGIO – (E.V.) Avrà 90 giorni di tempo per effettuare la perizia, l’ingegner Eva De Marco di Udine, cui è stato affidato ieri, davanti al gip Vernì, l’incarico di procedere all’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sul Tubone condotta dal pm Finocchiaro a carico di Luisa De Marco, Alessandro Florit e Claudia Cattaruzzi.
L’avvocato Luca De Pauli, per De Marco e Cattaruzzi, si è riservato la nomina di un proprio perito di parte, mentre la difesa di Florit ha già nominato a tale scopo l’ingegner Giulio Gentili. Il perito e le parti torneranno davanti al gip il prossimo 29 settembre, salvo proroghe, per discutere gli esiti dell’incidente probatorio, che in questa prima fase avrà carattere puramente esplorativo delle opere che, come sottolineato già dalle difese, sono state tutte collaudate. Solo se dovessero emergere eventuali criticità, si approfondiranno le analisi.

 

L’articolo del Gazzettino del 12 maggio

 

Alberto Landi
Prosegue l’iter giudiziario a carico del presidente del Tubone, Luisa De Marco, del responsabile della rete fognaria, Alessandro Florit, e della responsabile amministrativa del predetto Ente, Claudia Cattaruzzi. Contro di loro una querela proposta da Paolo De Toni, presidente del Comitato Ambiente, ed altri quattro cittadini, due di San Giorgio e due di Cervignano, che ha dato il via al procedimento giudiziario che è in fase istruttoria. Oggi ci sarà l’udienza davanti al Gip per la nomina del perito per l’incidente probatorio riguardante gli appalti, volto “a verificare la rispondenza delle opere realizzate ai progetti approvati e finanziati con soldi pubblici”. In particolare si dovrà verificare tra l’altro se sussistano “le difformità e le irregolarità evidenziate dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Nogaro e dal Noe di Udine”. Vale a dire, come si legge nell’ordinanza del Gip, “preventivi non corrispondenti ai prezzi di mercato, richieste di finanziamenti per condotte fognarie di lunghezza maggiore rispetto alle vie in cui sarebbero collocate”. Inoltre si dovrà capire se le difformità vadano attribuite a un cambiamento delle condizioni, a imprevisti o se siano prive di giustificazione.
Una ipotesi di reato che dovrà essere verificata, ma al fuori dell’incidente probatorio,“la richiesta dei canoni per l’espletamento del servizio di depurazione delle acque reflue nonostante tale servizio non fosse espletato”. Richiesta contro la quale si è sempre battuto il Comitato difesa ambientale, che ha indetto per venerdì 14 un’assemblea pubblica nel salone di Villa Dora a San Giorgio di Nogaro alle 21 sul tema delle bollette, dei rimborsi e del regolamento di fognatura. Paolo De Toni ha anche comunicato di aver incontrato in tre occasioni il Presidente dell’Ato Andrea Zuliani, e di essere in attesa che risponda ai quesiti formulati dal Comitato, riguardanti la legittimità delle bollette ed il problema dei rimborsi. «Ma sono preoccupato – conclude – perché ho l’impressione che l’Ato sia sottomesso al “pensiero unico” imposto dai Gestori».
(Mercoledì 12 Maggio 2010)
————————————————————

Errore tutt’altro che trascurabile nell’articolo del Messaggero Veneto

C’è poi il discorso Ato, che avrebbe i mesi contati, e forse per questo ha fretta di decidere sui rimborsi del canone di depurazione, dimostrando di non essere succube dei gestori che premono per decurtare gli importi da restituire.

 

Il testo del comunicato-volantino diceva l’esatto contrario e cioè “dimostrando di essere succube dei gestori”

 

——————————————————————

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 11 MAGGIO 2010

Pagina 11 – Udine

San Giorgio. Venerdì a villa Dora con il Comitato per la difesa ambientale

Bollette, altra assemblea in vista

SAN GIORGIO. Bollette del Consorzio Depurazione Laguna, rimborsi, allacciamenti, e nuovi eventi, sono i temi sui quali il Comitato di Difesa ambientale, farà il punto nel corso dell’assemblea pubblica di venerdì 14 maggio, ore 21, che si terrà a Villa Dora di San Giorgio di Nogaro. L’indizione dell’assemblea avviene a fronte dell’arrivo delle bollette in alcuni comuni della Bassa, come Porpetto e Terzo D’Aquileia, mentre in altri, come San Giorgio di Nogaro, Cervignano e Torviscosa, non sono state spedite, ed è questo che induce l’ambientalista Paolo De Toni, a chiedersene il perché. «Probabilmente – afferma – il Consorzio di Depurazione, non ha ancora deciso cosa fare sul problema degli “allacciabili” e degli “sfioratori”, essendo anche in corso un’inchiesta della Procura di Udine. Questo potrebbe essere il motivo che ha fatto sospendere l’emissione delle bollette nei comuni dov’è in piedi il contenzioso e ci sono state le autoriduzioni (parte degli utenti ha pagato solo lo scarico fognario e non la depurazione). Altri sono anche i temi in discussione, come l’emissione da parte del comune di San Giorgio delle bollette del 2007 con in pagamento solo lo scarico, affermando che si deve verificare con il tracciante, se gli utenti sono allacciati al Tubone e meno». O come le dure critiche di De Toni, al comune di Torviscosa che «dispiace dirlo, non sta facendo praticamente niente per difendere i cittadini su questo problema. In merito all’Autority Regionale di Vigilanza – continua De Toni -, dove è  insediato Lucio Cinti, ha già detto non verrà all’assemblea, ha perà affermato di aver inviato una lettera all’Ato e al Tubone dove ribadirebbe che la questione degli “allacciabili” non regge! C’è poi il discorso Ato, che avrebbe i mesi contati, e forse per questo ha fretta di decidere sui rimborsi del canone di depurazione, dimostrando di non essere succube dei gestori che premono per decurtare gli importi da restituire. Che dire del Tubone, che si sta fondendo con il Cafc (è meglio o peggio?), che riteniamo sia peggio perché l’asse Paviotti-Galasso-Travanut è acquedotizzante!». «Infine – conclude -, la Provincia di Udine, che ora avrebbe le chiavi del gioco, ma non pare molto intenzionata a fare tutto quello che potrebbe effettivamente fare».
Francesca Artico

 

—————————————————-

Volantino per l’assemblea

Bollette del Tubone, rimborsi, allacciamenti
Facciamo il punto della situazione
(e prepariamoci ai nuovi eventi)

Le bollette sono già arrivate in molti Comuni, per esempio Porpetto e Terzo di Aquileia, ma non sono neanche state spedite per San Giorgio di Nogaro, Cervignano del Friuli e Torviscosa, come mai?

Probabilmente il Tubone non ha ancora deciso cosa fare sul problema degli “allacciabili” e degli “sfioratori“

Infatti è in corso un’inchiesta della Procura di Udine che vede indagati per truffa, truffa aggravata e danneggiamento ambientale, la Presidente del Consorzio Luisa De Marco, il Direttore, Alessandro Florit e la responsabile dell’Ufficio Tributi, Claudia Cattaruzzi. E’ stato oramai verificato che lo “sfioratore” è solo un trucco e che manca la “grigliatura” negli scarichi fognari. Probabilmente questo ha fatto sospendere le bollette nei Comuni dov’è in piedi il contenzioso e ci sono state le autoriduzioni.

In sintesi gli altri aspetti della situazione:

IL COMUNE DI SAN GIORGIO DI NOGARO. Nella Zona Peep il Comune ha mandato da pagare solo lo scarico (per le bollette del 2007) però dicono che devono verificare con la “fluorescina” (tracciante) se gli utenti sono allacciati al tubone o meno (svilupperemo i dettagli di questo problema nell’assemblea).

IL COMUNE DI TORVISCOSA. Dispiace dirlo ma è una totale delusione perché non sta facendo praticamente niente per difendere i cittadini. Ci attendiamo che si decida a fare qualcosa di concreto.

L’AUTORITA’ REGIONALE di VIGILANZA. Lucio Cinti, si è “insediato”, ma ha detto che non viene in assemblea, però ha anche detto di aver inviato una lettera all’ATO e al Tubone dove afferma che la questione degli “allacciabili” non regge, dobbiamo credergli?

L’ATO. Come sappiamo ha i mesi contati (gli ATO sono stati aboliti per legge) ed è per questo che ora l’ATO della Provincia di Udine ha improvvisamente premura di decidere sui rimborsi dimostrando di essere succube dei Gestori (e del Tubone in primo luogo) che premono per decurtare gli importi da restituire. Abbiamo avuto un incontro con il Presidente dell’ATO. Andrea Zuliani, il 7 aprile e poi abbiamo avuto ulteriori contatti telefonici, ma l’impressione ricevuta è molto negativa. Abbiamo concordato che l’ATO risponderà ai nostri quesiti (già formulati), ma non abbiamo ricevuto risposta.

Il TUBONE. Anche Il Consorzio Depurazione Laguna ha i mesi contati e si sta fondendo con il CAFC (Consorzio Acquedotto Friuli Centrale). E’ meglio o peggio? E’ peggio, anche perché per esempio la politica consociativa di Paviotti-Travanut-Galasso, ha imposto Florit come Direttore del nuovo Ente che si formerà dopo la fusione. Fra tutte le cose che già sappiamo, va detto che Florit è anche un acquedottista convinto (così pure la De Marco), quindi cercherà tutti i modi per tentare una acquedottizzazione strisciante.

LA PROVINCIA. Ora avrebbe in mano le chiavi del gioco, ma non pare molto intenzionata a fare tutto quello che potrebbe effettivamente fare.

Assemblea

Pubblica

venerdì 14 maggio ore 21.00

a Villa Dora –

San Giorgio di Nogaro

 

Partecipate !!

 

a cura del Comitato di Difesa Ambientale

CIE DI GRADISCA: ancora autolesionismo

 

Messaggero veneto del 12/05/10

 

Cie, ancora minacce ai dipendenti

 

 

GRADISCA. Aggressioni in crescita e minacce, anche di morte, all’ordine del giorno. La tensione crescente all’interno del Cie di via Udine, dove nell’ultimo fine settimana si sono registrati anche due gravi atti di autolesionismo da parte degli immigrati clandestini, si ripercuote inevitabilmente anche sugli operatori dell’ente gestore dei servizi interni della struttura, a più riprese, nei giorni scorsi, costretti a lanciare l’allarme per una situazione giunta ormai al limite dell’insostenibile. Preoccupazione giustificata dagli ultimi due episodi che hanno avuto come vittime un’infermiera e un operatore, entrambi dipendenti del consorzio cooperativistico trapanese Connecting people. Nel primo caso la donna, minacciata da un immigrato con una lametta da barba per non avergli prestato le cure mediche richieste, aveva sporto denuncia portando all’arresto di un ospite del Cie, mentre più traumatico è stato l’esito dell’aggressione subita dal collega, la scorsa settimana finito all’ospedale, con prognosi di dieci giorni, per aver ricevuto un pugno al volto. Un’escalation che ha coinvolto anche le forze dell’ordine, con un poliziotto aggredito con l’asta di una flebo, due settimane fa, all’ospedale di Gorizia mentre stava sorvegliando un immigrato ricoverato a seguito dell’ennesimo gesto di autolesionismo. Tra le cause della tensione all’interno del Cie ci sarebbe la sensibile crescita di “ospiti” provenienti dal circuito carcerario e l’ormai evoluta organizzazione interna degli immigrati che, come confermato anche dall’ultima fuga (avvenuta la scorsa settimana), possono godere di “appoggi” esterni, presumibilmente contattati via telefonino. (m.c.)

 

 

 

 

dal Il piccolo del 11/05/10

 

Nuovo gesto disperato di un tunisino al Cie: ferite da taglio al braccio

 

GRADISCA Nuovo, grave episodio di autolesionismo al Cie di Gradisca. Nel pomeriggio di ieri un ospite del centro di identificazione ed espulsione di via Udine si è deliberatamente procurato dei tagli, causandosi gravi lesioni all’arteria del braccio sinistro. L’uomo, un tunisino sulla trentina, è stato trovato in una pozza di sangue dagli operatori della Connecting People, l’ente che gestisce la struttura, ed è stato ricoverato in gravi condizioni al nosocomio di Gorizia. Non è chiaro con quale corpo contundente il nordafricano si sia procurato le ferite: nella sua stanza al momento del ritrovamento non erano stati rinvenuti oggetti potenzialmente pericolosi. La notizia segue di alcuni giorni quella relativa all’evasione di gruppo di nove immigrati di nazionalità tunisina, algerina e libanese, avvenuta nella notte fra mercoledì e giovedì. Un decimo clandestino era ricaduto pesantemente nel tentativo di scavalcare la recinzione, procurandosi la frattura a un piede e venendo ricoverato all’ospedale del capoluogo. La tensione nella struttura continua dunque ad essere alle stelle: i pochi dettagli che trapelano dall’ex Polonio raccontano di episodi di autolesionismo all’ordine del giorno, ma anche di continue scaramucce fra gruppi di diverse etnie e soprattutto delle difficilissime condizioni di lavoro degli operatori, oggetto di reiterate minacce e ritorsioni da parte degli immigrati. Un’infermiera recentemente era stata presa a schiaffi, mentre un operatore ha rimediato un pugno in un alterco e – all’ospedale – un agente di polizia è stato colpito con l’asta di una flebo da un ospite ricoverato nel nosocomio goriziano. (l. m.)