UDINE/ Università: occupato il Rettorato

Il sito degli studenti universitari

 

Messaggero Veneto 26 novembre

Udine, gli studenti occupano
a oltranza il rettorato

università

Da ieri il rettorato dell’ateneo friulano è occupato giorno e notte dagli studenti. La protesta contro la riforma Gelmini è entrata nel vivo anche a Udine. Un centinaio di studenti, qualche docente e altrettanti ricercatori hanno deciso di unirsi alle proteste pacifiche che stanno portando sui tetti tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’università.

Università, gli studenti occupano a oltranza il rettorato di Udine

La decisione presa in un’assemblea ai Rizzi alla quale hanno partecipato anche alcuni docenti e ricercatori. E Honsell attacca la Lega: «Dove sono i soldi che aveva promesso? Il rettore Compagno non si lasci illudere»
di Giacomina Pellizzari
Gli studenti presidiano il rettorato dell’Università di Udine Gli studenti presidiano il rettorato dell’Università di Udine

UDINE. Occupato. Da ieri il rettorato dell’ateneo friulano è presidiato giorno e notte dagli studenti. La protesta contro la riforma Gelmini è entrata nel vivo anche a Udine. Un centinaio di studenti, qualche docente e altrettanti ricercatori hanno deciso di unirsi alle proteste pacifiche che stanno portando sui tetti tutto coloro – come è stato sottolineato nell’assemblea organizzata ieri mattina ai Rizzi – che hanno a cuore il futuro dell’università.

Un futuro che non può essere caratterizzato dai tagli ai finanziamenti, dalla cancellazione del ricercatore a tempo indeterminato e dai privati nei vertici degli atenei. Questi i punti della riforma Gelmini contestati dagli studenti che respingono «le accuse mosse dal ministro di essere complici dei “ baronati”. Vogliamo il cambiamento – ripetono –, ma quello serio e condiviso». Per promuovere il cambiamento vero, gli universitari annunciano una riflessione sulla riforma e volantinaggi in centro città per informare la cittadinanza sui gravi problemi che affliggono l’università.

La protesta è scattata, ieri, alle 16. A quell’ora gli studenti si sono dati appuntamento nel cortile di palazzo Florio e con i sacchi a pelo al seguito sono saliti in rettorato. Qui si sono sistemati per trascorrere la notte. Lo stesso faranno nei prossimi giorni visto che sono decisi a far sentire le loro voci a oltranza. Questo a prescindere dalla protesta istituzionale promossa dal rettore, e non condivisa al 100% dall’assemblea dei Rizzi.

E mentre gli studenti ricevono le prime manifestazioni di solidarietà, tra queste quella del consigliere comunale Federico Pirone (Sel), al loro fianco si schiera il già rettore e oggi sindaco della città, Furio Honsell. Lo fa ricordando di essere stato il primo «a denunciare il danno che sta provocando il ministro Gelmini».

E ancora: «Sono scandalizzato dal fatto che dopo tutti i soldi che la Lega dice di aver portato all’università di Udine, il riparto del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario) non sia ancora stato fatto. Il senatore Pittoni finora ha illuso l’università. Si è seduto al fianco del rettore in sede di presentazione del bilancio garantendo soldi e oggi si scopre che tutto ciò non è ancora vero».

E rivolgendosi al rettore Compagno, Honsell aggiunge: «Faccia la protesta istituzionale, ma non si faccia illudere dalla Lega».

(26 novembre 2010)

TRENI: ferrovie in regione sempre peggio

Il Piccolo, venerdì 26 novembre 2010

Treni, cancellato il Trieste-Napoli

L’orario invernale nasconde amare sorprese per chi viaggia in treno.  Per raggiungere la città campana  si dovrà cambiare convoglio due volte. E il biglietto costerà il doppio

di Marco Ballico

TRIESTE Anche ieri, a soli 17 giorni dall’introduzione dell’orario invernale, il sito di Trenitalia brillava per assenze. Le stesse di una settimana fa, con l’aggiunta di un taglio, quello del diretto Trieste-Napoli. Cancellato. Con l’aggiunta, di una tariffa raddoppiata per l’alternativa, con tanto di cambio, pure doppio.

Riccardo Riccardi, l’assessore regionale ai Trasporti, si era lamentato sul fronte dell’informazione della compagnia ferroviaria.
Aveva parlato di “inefficienza da recuperare, e al più presto”. E invece niente di fatto: il sito continua a riportare, dopo il 12 dicembre, data in cui scatterà il nuovo orario, solo 5 treni da Trieste a Mestre al posto dei 33 attualmente in corsa, e ancora solo 6 (su 14) verso Roma e 4 (su 11) direzione Milano.

Ma, altro “buco”, manca anche il diretto su Napoli, quello delle 7.04 in partenza dalla stazione di Trieste e in arrivo alle 17.50 nella città campana. Un taglio praticamente certo visto che quella tratta, stando alle informazioni sul sito www.trenitalia.it, prevede comunque una partenza alla stessa ora con due soluzioni: un solo cambio a Bologna alle 11.14 e una durata del viaggio di 9 ore e 6 minuti oppure due cambi, a Mestre e Roma, e un arrivo anticipato di un’ora.

La sorpresa, taglio a parte, sta nelle tariffe. L’Intercity programmato sino all’11 dicembre costa 85,50 euro in prima classe e 62 euro in seconda. Con l’orario invernale si passa a quota 143 euro (103,50 per la seconda classe) nel caso di cambio a Bologna e a 172,50 (129 in seconda) con il doppio cambio a Mestre e Roma. In sostanza, un aumento del 67% sulla percorrenza di oltre 9 ore e addirittura del 110% rispetto al costo del viaggio più veloce verso Napoli, quello delle 6.35, anche in questo caso con l’obbligo di scendere e salire prima a Mestre e poi a Roma.

Trenitalia, in silenzio, procede dunque all’operazione ridimensionamento. Con tanto di aumento delle tariffe. Pure l’anno scorso, dopo che 3 milioni di euro in Finanziaria regionale erano serviti a salvare i collegamenti su Roma e Milano, i biglietti erano in ogni caso rincarati. Alta velocità e alti prezzi. Il diretto su Milano costa, dall’orario invernale 2009-2010, 59,50 euro in prima classe e 44 in seconda, aumenti del 10,8% e del 10,3% rispetto a un anno prima senza sostanziali risparmi di tempo: ci si continua a mettere circa 4 ore e 20 minuti. Biglietto ritoccato anche per le altre tratte su Milano (in media dell’8%) e per quelle su Roma: tra il +4,6% e il +6,1% la prima classe e tra il +16% e +17% la seconda.

E poi ci sono i treni cancellati. Al taglio del Trieste-Napoli si aggiunge quello finora non smentito del Trieste-Lecce. Sul sito della società ferroviaria continuano a comparire sino all’11 dicembre varie partenze con cambio a Mestre, Bologna, Verona e Bari, ma anche il diretto con partenza dal capoluogo regionale alle 19.46 e arrivo nella città pugliese alle 9 del mattino dopo. Il 12, invece, quel treno, un collegamento che copre tra l’altro la linea Adriatica e raggiunge anche Ancona e Pescara, non c’è. Probabilmente eliminato, fino a prova contraria. O almeno ancora sotto esame, ha fatto sapere l’ufficio stampa di Trenitalia, «come tutti quelli a contratto di servizio con il ministero». La decisione finale? «Sarà presa sulla base delle domande e della sostenibilità economica».

STUDENTI TRIESTE: corteo spontaneo

Dopo l’occupazione simbolica del teatro romano si è formato un corteo spontaneo di circa 200 studenti (universitari ma anche qualcuno delle superiori) che ha  attraversato rumorosamente tutto il centro città con varie soste per bloccare il traffico. Per oggi nuove assemblee e mobilitazioni.

Info-action reporter

Protesta università FOTO
Occupato il Teatro Romano

Si allarga la protesta degli universitari contro la riforma Gelmini. A Trieste, dopo che un gruppo di studenti, ricercatori e docenti ha circondato l’edificio centrale dell’ateneo, i manifestanti hanno “occupato” il Teatro Romano GUARDA Occupato il Teatro Romano | “L’abbraccio” dei manifestanti | La protesta sui tetti LEGGI Università, contro i tagli studenti e ricercatori sul tetto di Fisica

 

Dal Piccolo

VENERDÌ, 26 NOVEMBRE 2010

A Trieste l’occupazione del Teatro Romano

In mattinata l’abbraccio simbolico dell’edificio centrale dell’ateneo. Zilli: «Può ancora succedere di tutto»

TRIESTE Dai segni di ”affetto” di piazzale Europa al sit-in davanti alla Prefettura, per finire con l’occupazione, seppure simbolica, del Teatro Romano. La protesta delle Università si è articolata ieri in città in una serie di iniziative che sembravano quasi unite da un’ipotetica linea diretta con quanto stava succedendo nei medesimi momenti nelle altre città italiane. Così in mattinata c’è stato l’”abbraccio” di un gruppo di studenti, ricercatori e docenti, che ha circondato l’edificio centrale dell’Università per contestare la riforma Gelmini. Circa 150 persone si sono strette attorno alla struttura per stigmatizzare ancora una volta le scelte del governo.

Seconda puntata nel pomeriggio, aperta verso le 17 e 30 davanti al palazzo della Prefettura con un sit-in variegato, che ha unito ancora una volta studenti e professori. Al termine le circa 250 persone hanno dato vita a un corteo spontaneo che ha fatto tappa nel vicino Teatro Romano. «Ci è sembrato un giusto parallelismo – ha detto Vania Macovaz, uno dei leader studenteschi – visto che nelle altre città italiane sono stati scelti come luoghi di occupazione temporanea monumenti-simbolo come la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana a Torino, il Colosseo a Roma e la basilica del Santo a Padova». In seguito il corteo si è snodato lungo il Corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci, la Stazione centrale, con notevoli problemi al traffico.

Intanto è stata vissuta come una mezza vittoria lo spostamento a martedì in Parlamento della discussione sugli ultimi sette articoli del decreto legge. «Da oggi ad allora – commenta Sergio Zilli, coordinatore dei ricercatori – può ancora succedere di tutto. Può anche capitare che quello che è successo, e che nessuno si aspettava, abbia un minimo di ricaduta…».

La strategia del governo Berlusconi sembra inspiegabile. «Mi chiedo e ci chiediamo – sottolinea Zilli – che scopo ha impuntarsi su un testo di legge che non comporta risparmi nè aumenti di spesa, non ha ricadute per il governo ma in compenso ha un impatto emotivo molto forte sulla società. «Forse – conclude – sarà un atto di forza, di sostegno al ministro Gelmini. Magari è un segnale all’Italia che non si accetta il dissenso, men che meno quello di quei rompiballe degli universitari…». (f.b.)

CIE DI GRADISCA: visita negata

La situazione del CIE di Gradisca dev’essere oltre ogni immaginazione se, dopo la Cgil, negano la visita pure ai consiglieri regionali.

 

 

Dal Messaggero Veneto del 26/11/10

Pustetto: negata la visita al Cie di Gradisca

 

GRADISCA. «Il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca mi è precluso»: lo ha denunciato il consigliere regionale di Sinistra ecologia libertà (Sa-Sel) del Friuli Venezia Giulia, Stefano Pustetto, che ha chiesto di poter visitare il centro. «Ho inoltrato formale richiesta alla Prefettura di Gorizia – scrive Pustetto in una nota – per poter visitare il Cie e il Cara (Centro richiedenti asilo politico) nella mia veste di consigliere regionale e tenuto conto anche delle mie competenze di medico. Dopo diverse sollecitazioni, la risposta è che la mia richiesta è stata inoltrata al ministero degli Interni, cosa che mi lascia alquanto stupito visto che l’autorità preposta a rilasciare il permesso di visita è proprio la Prefettura. Non comprendo, quindi, la necessità di chiedere il nullaosta a Roma». «Questo atteggiamento della Prefettura – aggiunge il consigliere – non fa che aumentare la mia preoccupazione per le notizie trapelate dal Cie. Se la situazione fosse tranquilla, come dichiarato dall’autorità preposta al controllo, non ci dovrebbe essere nessun ostacolo ad autorizzare tempestivamente la mia visita».

 

Dal Piccolo del 26/11/10

«Visite al Cie? Il nulla osta lo dà il Viminale»

 

GRADISCA «L’atteggiamento della Prefettura non fa che aumentare la preoccupazione su quanto trapelato dall’interno del Cie». Ad affermarlo è il consigliere regionale Stefano Pustetto (Sinistra Ecologia e Libertà), che ha chiesto di visitare la struttura per immigrati di via Udine. Domanda che, stando alle parole dell’esponente del partito di Nichi Vendola, è stata “girata” dalla Prefettura direttamente al Viminale. «Nei giorni scorsi ho inoltrato formale domanda alla Prefettura per poter visitare il Cie e il Cara – fa sapere Pustetto – nella mia veste di consigliere regionale e tenuto anche conto delle mie competenze di medico. Dopo diverse sollecitazioni, mi viene risposto che la mia richiesta è stata inoltrata al ministero dell’Interno, cosa che – prosegue il consigliere regionale – mi lascia alquanto stupito, visto che l’autorità preposta a rilasciare il permesso di visita è la Prefettura stessa. Tale atteggiamento della Prefettura – così ancora Pustetto – non fa che aumentare la mia preoccupazione per le notizie che sono trapelate dal Cie di Gradisca. Se la situazione fosse tranquilla, come dichiarato dall’autorità preposta al controllo, non ci dovrebbe essere nessun ostacolo ad autorizzare tempestivamente la mia visita». Il riferimento del consigliere è alle notizie trapelate negli ultimi giorni, in base alle quali all’interno del Cie vi sarebbero state nell’ordine una rivolta sui tetti, un paio di tentativi di fuga andati a segno, ma soprattutto gravi episodi di autolesionismo. Episodi culminati nell’ingerimento di bulloni, vetri e lamette da parte di alcuni ospiti, senza contare l’indiscrezione secondo cui quattro clandestini si sarebbero cuciti la bocca con ago e filo in segno di protesta. Sul web inoltre sono state inserite delle foto di immigrati con la bocca cucita che, anche per la loro non provata attendibilità e per la loro cruenza, abbiamo deciso di non pubblicare. Tornando alla richiesta di Pauletto, secondo altre fonti, l’iter deciso dalla Prefettura sarebbe dovuto alla inagibilità di alcune ali del centro, atteso a breve dal maxi-intervento di risistemazione e potenziamento della sicurezza interna. «Nella mia veste di consigliere regionale ho già visitato tutte le strutture carcerarie presenti in regione, non capisco quindi perché il Cie, del quale si dice che non è un carcere, mi sia precluso», conclude Pustetto. Questa sera alle 20, intanto, il centro “Balducci” di Zugliano ospita l’incontro “Gradisca: cosa c’è al di là del muro?”. Interverranno Pierluigi Di Piazza, fondatore Centro di accoglienza E.Balducci, Gianfranco Schiavone, componente del direttivo nazionale dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), e già membro della Commissione De Mistura, Genni Fabrizio presidente della Tenda per la pace e i diritti. Attesa la relazione di Rolando Magnano, portavoce di Medici senza frontiere Italia, che illustrerà i risultati emersi dal rapporto condotto dall’associazione relativamente ai centri italiani per immigrati. Sono stati invitati all’incontro parlamentari e consiglieri regionali, i sindaci del mandamento, la Prefettura e la Questura di Gorizia, la Provincia, l’ente gestore del Cie Connecting People, la Caritas, l’Asl, i sindacati di polizia. Mercoledì Gradisca ha infine potuto guardare anche all’altra faccia dell’immigrazione. (l.m.)

 

ANTIRAZZISMO/ Udine volantinaggio per la chiusura del CIE

Rilanciamo la lotta

per la chiusura

del CIE

di Gradisca d’Isonzo

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TAV/ Veneto altro cambio di tracciato

Il Piccolo – SABATO, 27 NOVEMBRE 2010 Pagina 13 – Regione
ZACCARIOTTO, PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VENEZIA: «NESSUNO VUOLE PIÙ QUELLO VICINO AL MARE»
Tav, il Veneto torna al tracciato autostradale
Paoletti, presidente del comitato transpadano: «Così perderemo i finanziamenti». E chiama Bruxelles
di SILVIO MARANZANA
TRIESTE La presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto è drastica: «Non c´è più a questo punto né un Comune, né un Comitato che prema ancora per il tracciato “balneare”, tanto vale tornare sull´ipotesi originaria: quella che prevedeva che i binari corrano parallelamente all´autostrada». Sulla Tav il Veneto sembra aver cambiato di nuovo idea il che ha gettato nello scoramento Antonio Paoletti, presidente del Comitato transpadana oltre che della Camera di commercio di Trieste. «Questi continui ripensamenti – accusa Paoletti – rischiano di far perdere i finanziamenti. Di conseguenza ho appena preso contatto a Bruxelles con Laurens Jan Brinkhorst, coordinatore europeo del Corridoio cinque. Chiedo che ci sia un altro incontro a Trieste per un chiarimento definitivo entro il 31 dicembre che oltretutto era stato fissato come deadline per la presentazione del progetto preliminare in grado di calamitare i finanziamenti europei». «È vero, il termine è incalzante – aggiunge Zaccariotto – tanto più se si tratterà di cambiare di nuovo tracciato». Eppure sembrava essere stato lo stesso presidente della Regione Luca Zaia a cassare il percorso vicino all´autostrada, quello che nel grafico pubblicato sopra è indicato come opzione B: «Dovremmo abbattere duemila case», ha affermato. Ma ora la presidente della Provincia che è anche sindaco di San Donà, e però pure essa leghista come Zaia, controbatte: «Non sono affatto duemila. Le abbiamo contate, sono 130, al massimo 150». Il nuovo dietrofront è avvenuto quando i rappresentanti veneti hanno scoperto che il progetto di Rete ferroviaria italiana non prevede alcuna fermata dell´Alta velocità in territorio veneto dopo quella dell´aeroporto Marco Polo. Zaia allora ha posto alcune condizioni: «Condivisione del territorio e fermata a servizio delle spiagge». Ma Zaccariotto è già più avanti: «Anche se si riuscisse a ottenere la fermata, sarebbe comunque a 10 chilometri da Jesolo. Il tragitto cosiddetto balneare sarebbe più impegnativo e oltretutto anche più lungo. Tanto vale tornare paralleli all´autostrada come comunque, in entrambe le ipotesi, i binari correranno da San Stino di Livenza in poi». La resa dei conti in casa veneta avverrà mercoledì, giornata in cui la presidente della Provincia ha convocato tutti i sindaci interessati per un incontro al quale parteciperà anche l´assessore regionale alla mobilità Renato Chisso. Se le pressioni per abbandonare il percorso “balneare” saranno univoche, si tornerà al tracciato parallelo all´autostrada. In tempo per ricalibrare il progetto, se verrà confermata la data del 31 dicembre? Quasi certamente no. Ma l´Unione europea potrebbe anche accontentarsi di un progetto purché sia un progetto (e che è stato fatto da Rfi sul tragitto “balneare”) e che potrebbe essere modificato e portato più a Nord, più o meno solo nel tratto tra Quarto d´Altino e San Stino di Livenza, in un secondo tempo. «Non vorrei che tutti questi ritardi – afferma Paoletti manifestando forti timori – alla fine finissero per penalizzare soprattutto se non solo Trieste. E che la Tav alla fine proceda più velocemente solo fino a Ronchi magari per essere messa in connessione con lo scalo di Monfalcone e contemporaneamente sull´altro versante si facesse prima la Capodistria-Divaccia che la Trieste-Divaccia: se così fosse, il porto di Trieste potrebbe definitivamente chiudere».

STUDENTI/ Staranzano: Badge e registro elettronico contestati dagli studenti

Il Piccolo, 27 novembre 2010 

SCUOLA. ALL’EINAUDI-MARCONI

Contestano i badge presenze e l’iPad utilizzato come registro elettronico di classe. Agli studenti dell’Istituto tecnico Einaudi-Marconi di Staranzano la tecnologia non piace. Vorrebbero tornare al vecchio sistema cartaceo. Lo precisano in una nota in cui spiegano anche che l’occupazione del campetto scolastico avviata la scorsa settimana non è stata promossa per contestare l’indisponibilità degli insegnanti ad accompagnare le classi in gita, quanto per informare tutti gli studenti sulle conseguenze della riforma Gelmini all’interno dell’istituto (diminuzione ore di laboratorio, taglio dei fondi che portano alla riduzione delle cattedre, aumento degli alunni per classe, cambiamento degli indirizzi di studio). Gli studenti sottolineano che la maggior parte dei docenti ha apprezzato il comportamento tenuto dai ragazzi durante l’autogestione, ma affondano una stoccata all’indirizzo del dirigente scolastico che, a loro dire, con i badge e l’iPad «privilegia strumentazioni di dubbia utilità».
Di fatto ritengono superfluo strisciare all’ingresso a scuola il badge dal momento che poi, in classe, viene comunque fatto l’appello e compilato il registro cartaceo. Dove invece c’è il registro elettronico, i tempi per segnare presenze e assenze sull’iPad sono troppo dilatati,
«Siamo una scuola tecnica e tecnologica – risponde il preside Marco Fragiacomo – e avere la situazione delle presenze in un data base rientra negli obiettivi del nostro indirizzo. Forse i ragazzi non riescono a capirne il valore. In ogni caso sono iniziative che sono state approvate dal Consiglio d’istituto con parere favorevolissimo dei genitori».
Il dirigente riconosce che l’iPad ha presentato alcuni limiti, ma parla di problemi tecnici già risolti e ritiene l’impianto valido. «L’informatizzazione ci permette di risparmiare tempo a livello di segreteria – sottolinea -. L’obiettivo è comunicare tempestivamente con i genitori. Non si tratta certo di un controllo di poliziesco, è piuttosto un modo per informare. Se il sistema funzionerà, e lo sta facendo abbastanza bene, allora l’anno prossimo esporteremo il registro elettronico ad altre classi. In caso contrario, torneremo all’inchiostro e al calamaio. In ogni caso ritengo che la protesta sia espressione di una minoranza, non di tutti gli studenti». (s.b.)

UDINE/ il funerale dell’Università

Infoaction reporter

Oggi si è svolta la processione funebre per la morte dell’università pubblica organizzata dal presidio permanente degli universitari al rettorato. Partenza alle 18 circa da palazzo Florio per arrivare in piazza libertà e tornare all’università passando per la fiera di Santa Caterina.
L’iniziativa, organizzata nel pomeriggio, ha attirato l’attenzione dei passanti che si sono fermati a sentire i discorsi, a informarsi e a leggere i volantini distribuiti dagli universitari.
All’iniziativa hanno partecipato anche una delegazione di studenti del Movimento Studentesco di Udine che si erano recati a Palazzo Florio per cercare una collaborazione tra studenti medi e universitari.

 

MV 28 novembre 2010

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«La riforma uccide l’università»
Gli studenti seguono il funerale

università

«Stroncata da un riforma epocale l’università pubblica è morta». E gli studenti dell’ateneo friulano che da giorni occupano il rettorato, a palazzo Florio, hanno celebrato la cerimonia funebre. La protesta contro la riforma Gelmini è andata in scena, ieri pomeriggio, nel corso del sit-in organizzato dagli universitari in centro e tra le bancarelle della fiera di Santa Caterina.

 

«La riforma uccide l’università» e gli studenti celebrano il funerale

Manifestazione in centro e fra le bancherelle di Santa Caterina con gli allievi della Nico Pepe. E la gente applaude
di Giacomina Pellizzari

 

UDINE. «Stroncata da un riforma epocale l’u niversità pubblica è morta». E gli studenti dell’ateneo friulano che da giorni occupano il rettorato, a palazzo Florio, hanno celebrato la cerimonia funebre. La protesta contro la riforma Gelmini è andata in scena, ieri pomeriggio, nel corso del sit-in organizzato dagli universitari in centro e tra le bancarelle della fiera di Santa Caterina. Al fianco della bara nera di cartone anche una quindicina di attori dell’Accademia Nico Pepe che hanno drammatizzato le esequie dell’università, solidarizzando con gli studenti.

A piangere l’università c’erano dottorandi, assegnisti, borsisti, ricercatori, professori, ma soprattutto studenti che lungo le vie del centro hanno annunciato la morte dell’università. Chiaro l’i nvito sul manifesto listato a lutto: «Non fiori, ma voti contrari». Questo per invitare i deputati a votare, martedì alla Camera, contro il disegno di legge che taglia la figura del ricercatore a tempo indeterminato e che apre le porte ai privati.

Se l’obiettivo era quello di attirare l’attenzione della gente, gli studenti hanno fatto centro. In via Mercatovecchio, in piazza Libertà, in via Manin e in piazza Primo maggio, il “corteo funebre” con tanto di veli neri e ragazze addolorate, ha urlato i motivi del “decesso”: ovvero le «politiche miopi e campanilistiche verso ricerca ed istruzione, i tagli dei fondi statali al sistema universitario, lo sfruttamento dei ricercatori come docenti usa e getta e il blocco del turnover». La lettura dell’elenco è stata intervallata da ripetuti «amen». E la gente ha risposto non solo fermandosi ad ascoltare i punti nei della riforma, ma anche accompagnando la cerimonia con tanto di applausi.

Gli studenti da giovedì pomeriggio occupano il rettorato. A palazzo Florio, ieri mattina, hanno ricevuto la visita degli artisti Giancarlo Velliscig, Claudio De Maglio, Carlo Tolazzi e del direttore d’orchestra Davide Pittis, tutti solidali con i manifestanti proprio perché si sentono nelle medesime condizioni. «Anche noi siamo colpiti dai tagli alla cultura» ha sottolineato De Maglio invitando una delegazione di universitari a prendere la parola nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico della Nico Pepe fissata per martedì.

 

Nel corso del confronto, gli artisti hanno voluto sapere come si pone l’istituzione nei confronti della protesta. «Con il rettore che, nonostante sia consigliere del ministro si dichiara contro la riforma e i tagli ai finanziamenti, il dialogo c’è. In ogni caso, dopo il 30 novembre valuteremo se continuare a seguire o meno questo percorso» ha riposto Joshua Cesa, mentre Federico Pirone ha assicurato che la loro «è una condanna forte al disegno di legge Gelmini. Non è una protesta per avere più risorse a Udine – ha ribadito Pirone –, bensì contro la riforma».

Sabato notte, dopo la mezzanotte, anche il sindaco, Furio Honsell, ha portato la sua solidarietà agli studenti intenzionati a proseguire nella protesta sicuramente fino a martedì. Giorno in cui la Camera dovrebbe votare la riforma.

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STUDENTI TRIESTE: continua la lotta

Da Il Piccolo

 

MARTEDÌ, 30 NOVEMBRE 2010

STUDENTI IN FERMENTO

Università, occupazione simbolica del Rettorato

Oggi sit-in in piazza Oberdan per i tagli all’Erdisu imposti dalla Regione

Drappi gialli sulla statua della Minerva e sugli edifici del campus universitario. Hanno optato per una protesta ”cromatica” ieri pomeriggio gli studenti e i ricercatori dell’ateneo triestino, decisi a mantenere accesi i riflettori sulla riforma dell’istruzione superiore voluta dal ministro Gelmini. Protesta che, da piazzale Europa, si è poi spostata all’interno del rettorato, dov’è andata in scena una sorta di occupazione simbolica.

Alcune decine di studenti, ricercatori e professori associati, raggiunti dal tam tam scattato via sms, hanno preso possesso della sala Cammarata, in cui si svolgono normalmente le sedute del Senato accademico e Consiglio d’amministrazione, attendendo l’arrivo del rettore. Non una vera azione di forza, dunque, bensì una nuova occasione per innescare il dibattito e fare il punto sull’iter della riforma, che vivrà oggi un passaggio decisivo. Tra poche ore, infatti, l’aula di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi sul tanto contestato ddl.

E proprio in concomitanza con il voto alla Camera, gli studenti triestini daranno vita ad un sit-in in programma alle 11. Non più in piazzale Europa bensì, questa volta, in piazza Oberdan, davanti all’ingresso del Consiglio regionale. In città, infatti, l’opposizione alla rivoluzione disegnata da Maria Stella Gelmini si salda alla contrarietà ai tagli decisi dall’esecutivo regionale. «Chiederemo all’assessore all’Istruzione Roberto Molinaro o direttamente al presidente Tondo di rispettare gli impegni e di assicurare la copertura delle 2200 borse di studio assegnate in origine ad altrettanti studenti risultati idonei – spiega Jacopo Lillini – . Vogliamo capire con che criteri vengono assegnati i fondi. Perchè si tagliano le borse di studio e si destinano 3 milioni di euro per i buoni da assegnare alle famiglie che scelgono di iscrivere i figli alle scuole paritarie e private? Quello dell’allocazione delle risorse – conclude lo studente – è un problema politico». (m.r.)