Marzo 17th, 2017 — Bollette, General
IL Piccolo
MARTEDÌ, 16 MARZO 2010 Pagina 10 – Gorizia
Allacciamenti al Tubone,inchiesta della Procura
Riguarda l’inquinamento dell’Ausa e la mancata restituzione di somme indebitamente pagate
CERVIGNANO Nelle case di Cervignano indagini a tappeto sugli scarichi fognari. Bollette del Tubone sempre nella bufera, dopo che, l’anno scorso, il Comitato di difesa ambientale della Bassa friulana ha segnalato alla Procura della Repubblica il problema degli scarichi fognari delle abitazioni che riverserebbero direttamente nel fiume Ausa. Il punto non sarebbe tanto questo, quanto piuttosto le bollette pagate da alcuni cittadini non dovute perchè non allacciati a un impianto di depurazione.
Ora, a distanza di un anno, la Procura della Repubblica si è mossa incaricando la Guardia Costiera di svolgere indagini a tappeto nelle abitazioni di via Volontari della Libertà, di via Divisione Julia e di via del Mercato. Lo ha affermato ieri Giampaolo Chendi del Comitato ambientale di Cervignano, che dice di aver ricevuto le informazioni direttamente dalle famiglie coinvolte dalle nuove indagini. Le recenti verifiche nelle case disposte lungo il fiume Ausa, sarebbero svolte anche da tecnici del Comune, dell’Arpa e dello stesso Consorzio depurazione laguna Spa, conosciuto da tutti come il “Tubone”.
In sostanza, negli ultimi giorni l’equìpe di tecnici avrebbe messo piede direttamente nelle abitazioni dei cervignagnesi per verificare la consistenza degli scarichi fognari. Le verifiche consistono nel versare, nei lavandini e negli altri scarichi, un apposito colorante non nocivo, che permetterebbe, poi, di capire quali abitazioni non sono allacciate all’impianto di depurazione del Tubone. Torna quindi alla ribalta delle cronache cittadine la spinosa questione dell’addebito delle bollette a carico dei cittadini, che avrebbero pagato anche per una depurazione che non sarebbe mai avvenuta.
«Tutto mentre – spiega Chendi – la sentenza della Corte costituzionale 335 dell’ottobre 2008 afferma che, in assenza di depurazione, gli utenti non sono tenuti a pagarla e che i pregressi degli ultimi dieci anni devono essere restituiti. Nel frattempo la delibera della Corte dei Conti regionale del 7 maggio 2009 e la sentenza della Commissione tributaria del 16 marzo 2009 si sono dichiarate favorevoli alle istanze dei cittadini che non avevano la depurazione. Pure il decreto Prestigiacomo di ottobre 2009 e recentemente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ha stabilito che le somme indebitamente pagate negli ultimi 5 anni vanno restituite».
Ora il Comitato ambiente ha contato che, in tutti i paesi afferenti al Tubone, i pregressi ammonterebbero in tutto a di 1 milione e500mila euro. Dal canto suo, il sindaco di Cervignano, Pietro Paviotti, difende il lavoro del Consorzio «che ha sempre lavorato nel rispetto della norma. La sentenza della Corte costituzionale – sottolinea – che pur va rispettata, crea una disparità tra i cittadini fortunati che inquinano e non pagano e quelli più sfortunati che non inquinano e pagano. La denuncia del comitato ambiente mette in moto un meccanismo perverso che obbligherà ad allacciarsi anche chi, soprattutto per problemi economici, non era stato vincolato a farlo dal Comune».
Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
E’ importante continuare le pressioni sull’ambasciata della Nigeria dopo il
presidio che si è svolto lì sotto questa mattina.
L’ambasciatore e gli altri funzionari devono sapere che l’attenzione nei loro confronti come complici delle deportazioni è forte e non circoscrivibile alla sola città di Roma. La loro complicità sta nel riconoscimento, dietro congruo corrispettivo economico, di nigeriane/i senza documenti rinchiusi nei Cie. Così l’ambasciata di Nigeria autorizza l’espulsione di donne e uomini senza tener conto del loro passato e del pericolo di vita in cui incorrono sempre e comunque ritornando al loro paese d’origine.
Chi non può essere fisicamente a Roma può mandare telegrammi o telefonare:
Ambasciata di Nigeria
Via Orazio 14, Roma
Tel. 06 683931
da
http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/
LA POLIZIA STUPRA… LA QUESTURA DEPORTA!!
Luglio 2009: Joy, una ragazza nigeriana rinchiusa nel centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano, subisce un tentativo di stupro da parte dell’ispettore capo di polizia Vittorio Addesso.
La sua determinazione e quella della sua compagna di stanza, Hellen, riescono ad allontanare l’uomo.
Agosto: scoppia una rivolta nel CIE, a cui partecipano tutti i detenuti. Vengono arrestati nove uomini e cinque donne. Tra queste anche Joy ed Hellen, dopo essere state umiliate e picchiate dal solerte aguzzino e stupratore Addesso.
Dopo sei mesi di carcere, e la deposizione della denuncia per tentato stupro da parte di Joy, tutte le ragazze vengono rinchiuse un’altra volta in un CIE, in attesa del rimpatrio coatto verso i paesi d’origine.
Il 15 marzo Joy è stata trasferita dal CIE di Modena a quello di Ponte Galeria a Roma, insieme a molte altre donne nigeriane. Ieri il console nigeriano è entrato nel CIE per identificare una decina di ragazze. Sappiamo bene cosa significa questo: l’espulsione a brevissimo termine. Domani tornerà per finire il loro lavoro mercenario, identificazione e espulsione in cambio di soldi.
Entro un paio di giorni le vogliono espellere tutte: una vera e propria deportazione di massa.
Già da giorni giravano voci riguardo alle pressioni da parte della questura di Milano perché Joy venisse espulsa. Pur di proteggere Vittorio Addesso, i suoi colleghi sono disposti ad agire nelle maniere più vili.
Come il 25 novembre scorso quando, manganelli alla mano, hanno più volte caricato un presidio di donne che volantinavano alla stazione Cadorna di Milano per denunciare che i CIE sono luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani.
O come quando, nella notte fra l’11 e il 12 febbraio, la questura ha deciso di far “sparire” le cinque ragazze dalle carceri in cui erano rinchiuse per riportarle nei CIE, solo per non far loro incontrare i numerosi solidali che già dalla mattina attendevano la loro scarcerazione.
Oggi la questura spinge per l’espulsione di Joy e con lei si libera anche di quella fastidiosa denuncia che porterebbe alla luce tutte le nefandezze che ogni giorno avvengono, con l’avallo e la complicità di polizia e croce rossa, in questi moderni lager per immigrati chiamati CIE.
La storia di joy ci dimostra come gli apparati repressivi e di controllo dello stato esigano soprattutto che i ricatti sessuali che ogni donna e trans subisce dentro i CIE rimangano taciuti.
La forza che hanno dimostrato Hellen e Joy fa paura, perché è la forza che smaschera la verità di quello che accade dentro le mura di quei lager per migranti. Gli aguzzini che li controllano stanno facendo di tutto per impedire che questo precedente apra un varco o una breccia in quelle mura.
Che nessuno/a ci venga più a dire che in Italia ci sono leggi contro la violenza sessuale e lo stalking e che è necessario denunciare. Chiunque ancora lo pensa, da oggi in poi si ricordi bene questo: le forze dell’ordine hanno licenza di stuprare, anche grazie alle coperture di cui godono e grazie a un apparato istituzionale connivente.
I cie sono luoghi di tortura fisica e psicologica per tutti i reclusi: le persone vengono picchiate, costrette a prendere psicofarmaci, private della loro libertà solo perchè non provviste di un regolare pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno; e dove le donne subiscono continue molestie sessuali fatte di battute sessiste, sguardi obliqui delle guardie uomini, fino ai veri e propri tentativi di stupro.
Nessuna pace per chi stupra e molesta le donne e con chi gestisce questi CIE, tanto più se lo fa forte della divisa che indossa e delle connivenze di cui gode!!!
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
10 agosto
La Repubblica
Le critiche del Carroccio. L’attacco arriva dai senatori della Lega Nord in commissione Agricoltura del Senato, Gianpaolo Vallardi ed Enrico Montani,
che annunciano un ddl sulla moratoria totale agli organismi geneticamente modificati. “Noi siamo con Zaia”, precisano i due senatori della Lega,
“perché stiamo andando incontro a una situazione che compromette sicuramente la fiducia e anche la salute dei consumatori e
non è assolutamente ammissibile
che un ministro dell’ Agricoltura
faccia finta di niente
o si schieri a difendere i coltivatori di ogm
perché delle persone come i no global hanno
finalmente avuto il coraggio di riportare la legalità
in quella coltivazione che era illegale”.
Il Corriere
BLITZ CONTRO IL MAIS
E il presidente elogia i centri sociali
09:39 CRONACHE Un gruppo di «No blobal» ha invaso un campo a Vivaro.
Il ministro contrario, il presidente del Veneto favorevole
Blitz dei gruppi «No blobal» a Vivaro
con il plauso del presidente della Regione Veneto
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
MV 10 agosto
Vivaro, blitz dei no-global Abbattuto il mais ogm
Incursione di una sessantina di giovani dei centri sociali in un campo di mais a Vivaro: hanno distrutto tutto, calpestando completamente le piante. Rasi al suolo 3.500 metri quadrati di coltivazioni, già sotto sequestro della Procura di Pordenone. Scoppia la polemica politica, per il ministro Galan è “squadrismo”. Mentre per il leghista Luca Zaia: “E’ stata ripristinata la legalità”


MARTEDÌ, 10 AGOSTO 2010 Pagina 1 – Pordenone
Vivaro invasa dai disobbedienti in tuta bianca
Il referente del movimento no global: «Tutte le comunità dovrebbero fare come noi»
LOTTA AGLI OGMx
A essere preso di mira è stato un terreno di 3.500 metri quadrati coltivato da Giorgio Fidenato Pannocchie tagliate e infilate in sacchetti da una sessantina di attivisti dei centri sociali del Nordest
Le hanno abbattute come birilli. In poco più di dieci minuti una sessantina di ragazzi dei centri sociali del Nordest (l’azione promossa da Trieste ha avuto molti partecipanti che arrivavano dal Veneto), con le tute bianche che ricordavano quelle utilizzate per le disinfestazioni, ha raso al suolo le pannocchie cresciute nel campo di Vivaro coltivato da Giorgio Fidenato. Pannocchie transgeniche secondo Greenpeace, pannocchie da esaminare per la magistratura che, il 4 agosto, aveva sequestrato il campo e condotto analisi a campione sui terreni circostanti. In pochi minuti i disobbedienti che fanno riferimento al movimento yabasta hanno distrutto un campo di 3.500 metri quadri.
L’ARRIVO. Intorno alle 11.20 una decina di auto provenienti dalle province di Trieste, Gorizia, Venezia, Padova ha attraversato il centro di Vivaro. Il paese è piccolo e quella comitiva di giovani “foresti”, molti coi capelli rasta, non è passata inosservata. Dopo avere posteggiato le automobili davanti all’agriturismo di Gelindo, i disobbedienti hanno recuperato il materiale nelle auto – tute bianche da disinfestazione, adesivi yabasta e un mega-striscione – per quello che sembrava un presidio come gli altri. Non appena è arrivata un’auto in borghese della polizia, la comitiva ha accelerato e si è diretta a piedi verso il campo che risulta in conduzione a Giorgio Fidenato, il campo che sei giorni fa era stato messo sotto sequestro dalla magistratura e aveva ricevuto la visita degli ispettori del ministero delle Politiche agricole.
IL BLITZ. Indossata la tuta, nonostante la temperatura segnasse 30 gradi, i disobbedienti sono entrati in azione. Con lo striscione “Dall’Italia a Cancun. No Ogm” – per ricordare «uno degli scenari più sfregiati dalle logiche di devastazione ambientale dell’intero Messico», nonché la sede del vertice Cop16 (conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento climatico e i diritti della madre terra) che si terrà a fine novembre – alcuni no global hanno costeggiato la strada su cui si affaccia il campo. Gli altri, formando alcune file ordinate, sono partiti all’assalto del mais al grido di “Ya basta!”. Con la sola forza dei piedi, hanno calpestato e abbattuto le piante che, ogm o no, sono cadute progressivamente come nel gioco del domino. Arrivati in fondo al campo, dopo avere piegato metà filari, i disobbedienti sono ripartiti alla carica e hanno completato l’opera. Alle 11.51 le piante erano tutte accasciate al suolo. Alcuni ragazzi hanno cominciato a tagliare le pannocchie e infilarle in sacchetti neri con la scritta “pericolo Ogm”. Il materiale raccolto in forma dimostrativa (gran parte delle pannocchie è rimasta al suolo) è stato lasciato nel campo. Il cartello “Campo sequestrato dalle comunità indigene di tutto il mondo” a certificare il gesto.
EFFETTO SORPRESA. Il blitz è stato deciso senza preavviso per non dare tempo alle forze dell’ordine di intervenire. I rinforzi, chiamati dai primi agenti e carabinieri giunti sul posto, sono arrivati quando ormai le piante erano state distrutte. A guardare lo spettacolo incuriositi sono stati alcuni residenti. Tra il piccolo pubblico anche un attonito Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra e sostenitore della sperimentazione biotech. Alle forze dell’ordine sopraggiunte in un secondo momento non è rimasto che identificare – non senza difficoltà visto che i giovani hanno cercato di sottrarsi alla procedura – i partecipanti all’azione.
LE RAGIONI. «Oggi siamo qui con le nostre facce alla luce del sole – ha rimarcato Luca Tornatore, referente triestino del movimento no global – per un atto di disobbedienza civile pubblica, un atto che dovrebbero compiere tutte le comunità». Un atto, secondo i disobbedienti, rimasto l’ultimo possibile visto che «il 28 aprile abbiamo consegnato un esposto alla Procura di Pordenone. Che cosa è stato fatto in questi mesi? Perché è dovuta intervenire Greenpeace per fare le analisi?». Domande che arrivano da più parti e che si aggiungono alle polemiche di un’inchiesta sempre più complicata. Il campo raso al suolo, infatti, era comunque stato sequestrato dalla magistratura.
Martina Milia


Marzo 17th, 2017 — Agricoltura, General
| NO ALLE DENUNCE. SI AL RIPRISTINO DELL’AGRICOLTURA NATURALE, CONTRO GLI ABUSI DEI SINGOLI, GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI E LA LEGALITA’ DELLO STATO. |
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Ottima azione, ma troppo mediatica, con pochi contenuti e troppa confusione. Peraltro non possiamo certo permettere che la nostra difesa della natura si confonda con quella di Zaia. Noi vogliamo la Gaia Terra e non la “Zaia Terra”. Inoltre non si tratta di difesa della legalità giuridica. Questo è un terreno perdente e demenziale e non solo perché alla fin fine la legalità giuridica è sempre dalla parte del sistema di dominio, come mostrano le immediate denunce (e alcuni capi di imputazione sono anche gravi), ma perché non si fa chiarezza ontologica, cosa che, nella situazione attuale, alla resa dei conti con la catastrofe ecologica in atto, è una precondizione se si vuole che un nuovo movimento eco-politico si faccia strada; questa è l’ultima occasione.
Commento a cura del Gruppo “Ecologia Sociale”
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Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
11 agosto
Aiuto, mi è scappata la canola
Se l’ogm si riproduce in natura
Per la prima volta una pianta geneticamente modificata è stata osservata allo stato selvatico. Accade in North Dakota. Gli scienziati temono che possano minacciare la biodiversità. L’esperto italiano Rosellini: “Geni vagliati e considerati sicuri, nessun pericolo” di JACOPO PASOTTI
Piante di canola OGM si stanno propagando dai terreni agricoli del Nord Dakota, negli Stati Uniti, invadendo aree incoltivate. Le piante transgeniche possono dunque abbandonare i campi ed invadere le zone naturali circostanti. Lo sostengono alcuni scienziati statunitensi che hanno osservato, per la prima volta, la presenza di piante geneticamente modificate che si sono riprodotte in aree naturali, e che sono quindi una minaccia per la biodiversità. La scoperta, secondo gli esperti, avrà “implicazioni importanti” nelle politiche agricole degli Stati Uniti.
In luglio i ricercatori hanno raccolto, fotografato ed analizzato 406 piante di canola cresciute fuori dai terreni coltivati lungo un transetto di 5.400 chilometri che attraversa vaste regioni agricole. Di queste, ben 347 (l’86%) sono risultate positive ai test sulla presenza di proteine che le rendono più resistenti ad alcuni erbicidi (la CP4 EPSPS e la PAT).
Un segnale d’allarme, dunque, che non giunge da associazioni ambientaliste ma da Meredith Schafer, ricercatrice presso Università dell’Arkansas, insieme a colleghi della Environmental Protection Agency (Epa, l’agenzia federale che si occupa della protezione dell’ambiente). Secondo lei queste piante “scappate” dai campi potrebbero influenzare la biodiversità della regione. Meredith Schafer ha presentato i risultati delle sue analisi alla conferenza annuale della Società Ecologica Americana (ESA) tenutasi nei giorni scorsi a Pittsburgh. Gli scienziati non sanno se questo possa essere accaduto anche ad altre colture OGM.
Secondo Daniele Rosellini, biologo presso l’Università di Perugia, la scoperta dei ricercatori statunitensi è una conferma di un fenomeno già noto. “Che i geni introdotti mediante ingegneria genetica persistano nell’ambiente in piante coltivate presenti fuori dai campi o in piante spontanee di specie affini che possono incrociarsi con loro è indesiderato da molti. Questo non è comunque pericoloso per l’ambiente e la salute, perché quei geni sono stati vagliati e considerati sicuri prima di autorizzare la coltivazione delle piante OGM che li contengono”, conclude Rosellini.
Ma c’è di più. I ricercatori hanno anche trovato “due casi di modificazioni multiple all’interno di singoli individui”. Un fatto che, secondo gli scienziati, “indica che alcune colture si sono inselvatichite, cioè oltre ad essersi stabilite al di fuori dei campi coltivati, si stanno riproducendo in natura”.
Niente di male per le piante di canola, che sono in questo modo più resistenti e di maggior produttività. Ma la scoperta potrebbe essere l’indizio che il controllo esercitato dai biotecnologi sugli organismi OGM ha maglie più larghe di quanto si pensasse. “I nostri risultati hanno conseguenze rilevanti sulla ecologia e la gestione sia per le piante native che per i prodotti OGM del paese”, dicono gli scienziati.
La scoperta non può passare inosservata in Europa. La commissione europea ha infatti appena dato il via libera alle prime colture OGM, ponendo fine a un embargo in vigore dal 1998. Dalla primavera di quest’anno il gruppo tedesco Basf è autorizzato a produrre la patata transgenica Amflora per usi industriali e come mangimi.
La canola è una varietà della colza, prodotta inizialmente in Canada (il suo nome deriva appunto da Canada e olio). È impiegata nell’alimentazione degli animali da allevamento e per la produzione di biocarburanti. Attualmente i campi di canola ricoprono 2 milioni di ettari del territorio statunitense, ma l’estensione delle coltivazioni è destinata a crescere a causa del continuo aumento dell’impiego dei bio-combustibili.
(10 agosto 2010) Repubblica
Marzo 17th, 2017 — General, Loro
Da il Piccolo del 14 agosto 2010
IL COORDINATORE EUROPEO DEL CORRIDOIO V
ULTIMO TRENO
ISOLAMENTO
Tav a Nordest, Brinkhorst avverte l’Italia: «Progetto entro l’anno o addio finanziamenti»
Scarse connessioni con l’entroterra avranno conseguenze negative per Veneto e Friuli Venezia Giulia
Non spetta a me dare ultimatum ma nuove proroghe mi sembrano molto improbabili
di MARTINA MILIA
TRIESTE L’ultimo treno per l’alta velocità veneto-friulana parte il 31 dicembre. Laurens Jan Brinkhorst, coordinatore del progetto europeo 6, che più volte ha dichiarato che il 2010 sarà l’anno della verità per verificare lo status dei progetti e soprattutto l’impegno dei governi, è chiaro. Non darà ultimatum all’Italia, «non è il mio compito», ma a buon intenditor poche parole: «L’Unione può spendere i soldi previsti per questo progetto anche per altri progetti». Rfi, quindi, ha meno di quattro mesi per presentare un preliminare per la tratta del Nordest e poco importa se il Veneto ha sciolto solo da poco le riserve sul tracciato, scegliendo il passaggio a sud lungo il litorale. L’Italia dovrà spingere sull’acceleratore. Se la scadenza non fosse rispettata, all’Unione Europea «non resteranno strade se non quella di tagliare i soldi previsti per l’elaborazione del progetto». L’ipotesi di una proroga «è difficile. Ne avete già beneficiato».
Coordinatore Brinkhorst, a suo avviso ci sono ancora tempi sufficienti per presentare una progettazione preliminare?
Le ultime informazioni che il ministero e le Ferrovie italiane ci hanno fornito, indicano che hanno sempre l’intenzione di presentare il progetto preliminare nei tempi previsti, cioè entro il 31 dicembre prossimo.
Viste le premesse potreste decidere di definanziare la tratta?
Per il momento, non abbiamo in animo di tagliare i finanziamenti, però, se il progetto preliminare dovesse farsi aspettare oltre dicembre, non ci saranno molte strade per l’Unione se non quella di tagliare i soldi previsti per l’elaborazione del progetto.
Prenderete a breve qualche provvedimento per dare un ultimatum all’Italia?
Nei miei contatti con le autorità italiane mi informo costantemente sulla situazione. Non spetta a me dare ultimatum all’Italia, a parte indicare che l’Unione può spendere i soldi previsti per questo progetto anche per altri progetti.
Se il Governo accantonasse prima di fine anno delle risorse da affiancare a quelle europee potrebbe ottenere una proroga dei tempi oltre il 31 dicembre?
In questo momento non posso pronunciarmi su un’eventuale proroga, ma mi risulta che proroghe per questo progetto siano già state date nel passato. Questo renderebbe più difficile concedere un’altra proroga.
Italia e Slovenia hanno trovato un accordo sul nuovo tracciato della tratta transfrontaliera Trieste-Divaccia. Risolti tutti i nodi di quel progetto?
Adesso stanno studiando la variante cosiddetta “alta” da Bivio Aurisina a Divaccia. Il risultato di questo studio sarà proposto alla Commissione intergovernativa che si terra quest’autunno. E quella sarà la sede in cui si capirà se l’accordo possa essere accolto.
Se il collegamento Venezia-Trieste non venisse realizzato, in che modo ne risentirebbe il progetto prioritario 6?
Il collegamento Venezia-Trieste fa parte integrante del progetto prioritario 6. Ovviamente il traffico est-ovest è essenziale quanto quello nord-sud e sud-nord ed entrambi possono fungere reciprocamente da opzioni di riserva. È quindi essenziale per la posizione concorrenziale dei porti italiani del nord adriatico (Venezia, Monfalcone e Trieste tra gli altri) e ovviamente per il loro entroterra, che è molto più vasto delle regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, che tutto il progetto venga realizzato.
Crede che Friuli Venezia Giulia e Veneto rischino l’isolamento?
Una mancanza di buone connessioni con l’entroterra avrà delle conseguenze negative per l’economia del Friuli Venezia Giulia e del Veneto.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Messaggero Veneto MARTEDÌ, 17 AGOSTO 2010 Pagina 4 – Attualità
Un arresto, un ferito e due militari contusi nella struttura friulana
Rivolta di clandestini a Gradisca e Milano
Evasione di massa dal Cie goriziano. Stessa sorte in Lombardia e a Brindisi
LE CONSEGUENZE
IMMIGRAZIONE
Nella nostra regione in fuga undici stranieri, ripresi altri quattordici Gli inquirenti cercano eventuali collegamenti fra i tre avvenimenti
UDINE. Prima Brindisi, poi Gradisca d’Isonzo e Milano. Tre evasioni che sembrano avere un’unica regia, come quelle che si erano verificate meno di un mese fa, il 18 luglio, nei Cie del capoluogo lombardo e della città friulana. Dal Centro d’identificazione ed espulsione milanese la notte scorsa hanno cercato la fuga in 18 salendo sul tetto ma solo uno, un algerino, ce l’ha fatta; da quello friulano sono scappati in 25, ma 14 sono stati ripresi. A Brindisi erano fuggiti in 30 e in 20 sono stati rintracciati.
Undici immigrati fuggiti, uno arrestato, due militari contusi nel corso delle azioni di contenimento e un clandestino ricoverato al pronto soccorso di Gorizia con una frattura al polso sinistro. È il bilancio di un Ferragosto ad alta tensione al Cie di Gradisca dove, poco dopo le 17 di domenica, una settantina di ospiti della struttura ha inscenato una rivolta.
Un’azione palesemente pianificata e sviluppatasi su più fronti, con il chiaro intento di depistare le forze dell’ordine. Un primo gruppo di una cinquantina di immigrati, stando a quanto si è potuto apprendere, è riuscito a smontare una grata di ferro posta a protezione delle camerate e dotarsi di due spranghe con le quali, dopo aver forzato un lucchetto, si è riversato al cancello del campetto di calcio interno al Cie. Gli immigrati avrebbero, quindi, minacciato un’operatore dell’ente gestore della struttura, costringendolo a farsi aprire l’inferriata.
Nel frattempo circa venti immigrati, rimasti nelle camerate, sono saliti sui tetti del complesso, costringendo le forze dell’ordine a disperdersi lungo il perimetro della struttura.
Sempre utilizzando le due spranghe di ferro, gli immigrati entrati nel campetto di calcio sono riusciti a forzare un altro lucchetto e aprire il cancello secondario, trovandosi di fronte i militari, accorsi a protezione della recinzione perimetrale.
Inevitabile lo scontro, con 15 immigrati clandestini riusciti a scavalcare la recinzione e fuggire nella campagna retrostante. Tre i feriti nel corso dell’azione: due militari, rimasti leggermente contusi, e un tunisino, trasportato al pronto soccorso di Gorizia, dove gli sono state riscontrate una frattura al polso sinistro (subito ridotta dal personale medico isontino) e una ferita lacerocontusa alla mano. Poche ore dopo il nordafricano è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni.
Sul fronte lombardo Alberto Bruno, commissario della Croce rossa milanese, che gestisce via Corelli, è convinto che anche in questo caso siano state evasioni organizzate: «Si tratta di persone che hanno tutte un cellulare, che sono arrivate negli stessi periodi, e di uguale nazionalità» spiega. Evasioni e disordini diversi rispetto alle rivolte degli anni scorsi contro le condizioni di trattenimento, come quella del 14 agosto del 2009 che causò a Milano la condanna per danneggiamento e altri reati di 13 immigrati.
Nelle rivolte, i responsabili avevano cercato di avere la massima risonanza mediatica avvisando, in alcuni casi, i mezzi di comunicazione, mentre le fughe di questi giorni non sono state ovviamente preannunciate. C’erano stati danneggiamenti importanti, con l’incendio di materassi e la devastazione di arredi e suppellettili. Negli ultimi casi, i disordini sono invece apparsi più dei diversivi per distrarre le forze dell’ordine.
Il commisario della Cri non mette questi ultimi episodi in relazione a una presunta insufficienza strutturale dei Cie (almeno in quello di Milano non vi è sovraffollamento) e, per quanto riguarda la richiesta di aumento del numero di questi centri, spiega che si tratta di «una questione relativa alla politica di lotta all’immigrazione clandestina riguardo la quale la Croce rossa non può, nè vuole intervenire».
Infine il segretario provinciale del Siulp di Gorizia, Giovanni Sammito, si è detto infine preoccupato della «escalation di tentativi di fuga». «Purtroppo il Cie di Gradisca d’Isonzo – ha aggiunto il sindacalista – annovera una serie di primati: è uno dei Cie più costosi d’Italia, è il Cie secondo come dimensioni e numero di ospiti rispetto agli altri 13 che ci sono sul territorio nazionale, è un Cie che in proporzione ha meno uomini dedicati alla sicurezza della struttura».
16 agosto Repubblica
Gli incidenti nella notte di Ferragosto. Aperta un’inchiesta su 18 ospiti del centro
Un uomo di nazionalità algerina è scappato questa notte dal Cie (Centro di identificazione ed espulsione) in via Corelli a Milano nel corso di una rivolta che ha coinvolto in tutto 18 persone. Sei gli agenti del reparto mobile rimasti contusi nell’azione di contenimento e tre gli ospiti del centro trasportati in ospedale per contusioni agli arti inferiori.
I disordini sono cominciati intorno all’1.30 della notte, quando 18 persone, 17 delle quali nordafricane, sono salite sul tetto del Cie nel tentativo di fuggire. Nel corso della rivolta, tre reparti della struttura sono stati danneggiati. In frantumi i vetri delle finestre. Cinque in totale i nordafricani rimasti contusi nel corso dell’operazione di contenimento a opera degli agenti del reparto mobile della polizia, terminata intorno alle 2.15, tre dei quali trasportati in ospedale. Sempre per contusioni sono rimasti feriti anche sei poliziotti. Tutti e 18 gli ospiti sono stati denunciati per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.
L’ultima protesta risale a un meno di mese fa, lo scorso 18 luglio, quando una trentina di stranieri ospitati nel centro tentarono di fuggire e danneggiarono parti della struttura. Alla fine furono in tre, due marocchini e un tunisino, a guadagnare l’uscita e a dileguarsi.
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
| IL DANNO E LA BEFFA DEGLI OGM: FRIULANI ANCORA UNA VOLTA CAVIE DA LABORATORIO |
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Fidenato & Co. una cosa l’hanno capita, in Friuli è possibile “sperimentare” ciò che si vuole visto che gli amministratori di diverso ordine e grado sono sempre stati garanti nei confronti di inquinatori, devastatori e speculatori vari:
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo
MARTEDÌ, 17 AGOSTO 2010
UNA QUARANTINA DI IMMIGRATI SFONDANO UN CANCELLO E CERCANO LA FUGA
Evasione in massa per Ferragosto dal Cie di Gradisca
Immediata la caccia all’uomo: molti sono stati bloccati quasi subito ma cinque sono riusciti a dileguarsi
di LUIGI MURCIANO
GRADISCA Ferragosto con evasione al Cie di Gradisca. Una quarantina di immigrati nel tardo pomeriggio di domenica ha forzato con delle spranghe in ferro il lucchetto di un cancello che dà sul campo da calcio del centro immigrati. Sono stati sufficienti pochi secondi per consentire loro di riversarsi sul lato opposto all’ingresso e tentare di valicare le barriere che danno sulla campagna retrostante il Cie. Ben 25 clandestini, in massima parte tunisini, sono riusciti a scavalcare la recinzione. Di questi a varie riprese ne sono stati bloccati 20 (gli ultimi cinque solo a tarda sera, nel monfalconese), fra cui il tunisino che aveva forzato il lucchetto. Per i restanti 11 l’evasione è riuscita e a nulla sono valse le ricerche delle forze dell’ordine nelle zone circostanti la struttura di via Udine. Un immigrato nel tenativo di fuggire si è procurato la frattura di un polso, contusi anche due militari addetti alla sorveglianza, feriti in maniera lieve: uno di essi è stato ricoverato al nosocomio di Gorizia.
E quasi contemporanemanete a Gradisca, anche al Cie di Milano c’è stato un tenttaivo di evasione di massa: c’è l’ipotesi ache ci sia una regia unica che colleghi i due episodi come avvenne nel 18 luglio scorso. Con questa ennesima evasione sono ormai quasi 60 i clandestini riusciti ad evadere dal Cie gradiscano da maggio a oggi. Solo a maggio erano state tre le evasioni in neanche dieci giorni per un totale di 33 clandestini datisi con successo alla macchia. E a fine luglio riuscirono a dileguarsi altri 12 immigrati. Solo per citare i due clasi eclatanti. Dal 2006 ad oggi nel Cie di Gradisca sono stati cagionati danni per oltre 1 milione di euro. Durissima la condanna del sindacato autonomo di polizia, il Sap, che attraverso il segretario provinciale Angelo Obit ora chiede senza mezzi termini la chiusura del Cie di Gradisca. «Non vogliamo attribuire responsabilità precise, peraltro evidentissime, sull’accaduto – spiega Obit – ma chiediamo che nella struttura, che già opera con capienza ridotta a causa dei molteplici “buchi” attuati nel complesso con tentativi di evasione più che settimanali, venga finalmente messo un punto. La situazione è grottesca. Le molteplici falle oramai sono note, come pure l’inefficienza dei sistemi di sorveglianza. Ora lo Stato si dimostri concreto e chiuda una struttura che, se si vuole ancora funzionale, va ristrutturata rimuovendone i punti deboli».
«Così come è – attacca Obit – è poco più di un alloggio collettivo. Non serve fare leggi, in uno stato di diritto è necessario farle rispettare». Nella struttura dell’ex caserma Polonio si attende da oltre un anno l’intervento chiamato a rendere il centro di identificazione ed espulsione una struttura finalmente a prova di fughe e rivolte interne. Ovvero da quando – a seguito di una sommossa – venne messo totalmente fuori uso il sistema antifuga ad infrarossi. Quello che, per intenderci, aiuta le forze dell’ordine ad intervenire in pochi secondi in caso di tentativi di evasione. Ma l’intervento di ripristino dei sistemi di sicurezza dovrebbe prevedere anche altre migliorìe al Cie: su tutte la ricollocazione dei cosiddetti offendicula, la sezione ricurva in ferro inizialmente posizionata in cima alle recinzioni e rimossa nel corso del 2007 sulla base delle indicazioni fornite dall’allora commissione ministeriale De Mistura, che ne chiese l’eliminazione per ragioni «umanitarie». Terzo e ultimo intervento previsto, il potenziamento del sistema di telecamere a circuito chiuso, essenziali per la sorveglianza. Ebbene, niente di tutto questo è ancora avvenuto. Per la prima volta è stato installato un dispositivo a raggi x per la scannerizzazione della posta che ogni giorno viene inviata al Cie. Ancora fresco è il ricordo dell’esplosione del 22 dicembre scorso, quando un pacco preso in consegna dal direttore del centro, Luigi Dal Ciello, deflagrò senza causare fortunatamente feriti.
Dietro la fuga il sospetto di una regia comune
Gli attentati di dicembre e la sommossa del 18 luglio legano Gradisca e Milano
Sammito (Siulp): «Il personale in servizio è in pericolo»
di STEFANO BIZZI
GRADISCA Undici clandestini in fuga dal Cie di Gradisca d’Isonzo, uno da quello di Milano e un’altra decina da quello di Restinco (Brindisi). È il bilancio delle sommosse scoppiate nei tre Centri di identificazione ed espulsione la sera di Ferragosto. Il bollettino medico registra inoltre uno straniero con un polso fratturato nel Cie isontino e sei poliziotti e cinque immigrati contusi in quello lombardo. La regia comune che si era intravista lo scorso 18 luglio quando gli ospiti trattenuti nella struttura goriziana e in quella meneghina avevano agito in modo congiunto, ora appare ancora più chiara. Anche alla luce del doppio attentato di dicembre rivendicato dalla Federazione anarchica informale, le forze dell’ordine non escludono nessuna ipotesi e le ricerche dei fuggitivi proseguono, anche se con il passare delle ore è sempre meno probabile ritrovare gli immigrati.
A Gradisca d’Isonzo a tentare l’evasione sono stati una quarantina di stranieri, ma solo 25 sono riusciti a superare il muro di cinta della struttura di via Udine. Gli agenti di guardia ne hanno fermati subito otto, altri sei sono stati rintracciati nel corso della mattinata di ieri. I rimanenti 11 sono riusciti a dileguarsi facendo salire il conto degli immigrati fuggiti in quattro mesi a 60. Da maggio le evasioni di massa sono state cinque. «Nonostante l’abnegazione del personale, abbiamo il Cie più vulnerabile d’Italia – denuncia Giovanni Sammito, segretario provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia -. Il ministro Roberto Maroni dovrebbe venire a vederlo. I tentativi di evasione e le rivolte sono settimanali. Gli atti di autolesionismo non si contano. Fino ad oggi siamo stati fortunati. Ma per la seconda struttura più grande d’Italia, ci sono pochi uomini. Ad oggi non ci sono state ancora vittime, ma siamo preoccupati. Il personale in servizio è in pericolo. C’è un’intensificazione preoccupante dei tentativi di fuga e le videocamere danneggiate non sono state riparate. Se non si risolvono i limiti del sistema di sorveglianza e non si mettono come previsto gli offendicula, la situazione non può essere risolta».
Sammito ricorda che le segnalazioni degli operatori rimangono inascoltate. «Il personale segnala i problemi – ricorda l’esponente del Siulp -, ma nessuno se ne occupa perché mancano i fondi. Più in generale, il Cie ha indebolito la sicurezza di tutto l’Isontino. Prima qualla di Gorizia era una provincia virtuosa, oggi è la cenerentola d’Italia. Tutti gli uffici devono fare i conti con i servizi del centro di Gradisca. Per le scorte ci sono agenti che da più di un anno aspettano i rimborsi dei soggiorni all’estero. Inoltre, entro il prossimo aprile, perderemo altri 25 uomini che, per il blocco delle assunzioni, non verranno sostituiti. Alla luce di tutto questo possiamo dire che Gorizia viene sacrificata in nome del Cie».
Richieste simili indirizzate al Governo arrivano anche dal presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese (Udc), che chiede al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, l’istituzione nel Centro di identificazione ed espulsione di Restinco di un posto fisso di polizia con almeno 25 agenti.
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Da Il Messaggero Veneto
Rivolta di clandestini a Gradisca e Milano
UDINE. Prima Brindisi, poi Gradisca d’Isonzo e Milano. Tre evasioni che sembrano avere un’unica regia, come quelle che si erano verificate meno di un mese fa, il 18 luglio, nei Cie del capoluogo lombardo e della città friulana. Dal Centro d’identificazione ed espulsione milanese la notte scorsa hanno cercato la fuga in 18 salendo sul tetto ma solo uno, un algerino, ce l’ha fatta; da quello friulano sono scappati in 25, ma 14 sono stati ripresi. A Brindisi erano fuggiti in 30 e in 20 sono stati rintracciati. Undici immigrati fuggiti, uno arrestato, due militari contusi nel corso delle azioni di contenimento e un clandestino ricoverato al pronto soccorso di Gorizia con una frattura al polso sinistro. È il bilancio di un Ferragosto ad alta tensione al Cie di Gradisca dove, poco dopo le 17 di domenica, una settantina di ospiti della struttura ha inscenato una rivolta. Un’azione palesemente pianificata e sviluppatasi su più fronti, con il chiaro intento di depistare le forze dell’ordine. Un primo gruppo di una cinquantina di immigrati, stando a quanto si è potuto apprendere, è riuscito a smontare una grata di ferro posta a protezione delle camerate e dotarsi di due spranghe con le quali, dopo aver forzato un lucchetto, si è riversato al cancello del campetto di calcio interno al Cie. Gli immigrati avrebbero, quindi, minacciato un’operatore dell’ente gestore della struttura, costringendolo a farsi aprire l’inferriata. Nel frattempo circa venti immigrati, rimasti nelle camerate, sono saliti sui tetti del complesso, costringendo le forze dell’ordine a disperdersi lungo il perimetro della struttura. Sempre utilizzando le due spranghe di ferro, gli immigrati entrati nel campetto di calcio sono riusciti a forzare un altro lucchetto e aprire il cancello secondario, trovandosi di fronte i militari, accorsi a protezione della recinzione perimetrale. Inevitabile lo scontro, con 15 immigrati clandestini riusciti a scavalcare la recinzione e fuggire nella campagna retrostante. Tre i feriti nel corso dell’azione: due militari, rimasti leggermente contusi, e un tunisino, trasportato al pronto soccorso di Gorizia, dove gli sono state riscontrate una frattura al polso sinistro (subito ridotta dal personale medico isontino) e una ferita lacerocontusa alla mano. Poche ore dopo il nordafricano è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. Sul fronte lombardo Alberto Bruno, commissario della Croce rossa milanese, che gestisce via Corelli, è convinto che anche in questo caso siano state evasioni organizzate: «Si tratta di persone che hanno tutte un cellulare, che sono arrivate negli stessi periodi, e di uguale nazionalità» spiega. Evasioni e disordini diversi rispetto alle rivolte degli anni scorsi contro le condizioni di trattenimento, come quella del 14 agosto del 2009 che causò a Milano la condanna per danneggiamento e altri reati di 13 immigrati. Nelle rivolte, i responsabili avevano cercato di avere la massima risonanza mediatica avvisando, in alcuni casi, i mezzi di comunicazione, mentre le fughe di questi giorni non sono state ovviamente preannunciate. C’erano stati danneggiamenti importanti, con l’incendio di materassi e la devastazione di arredi e suppellettili. Negli ultimi casi, i disordini sono invece apparsi più dei diversivi per distrarre le forze dell’ordine. Il commisario della Cri non mette questi ultimi episodi in relazione a una presunta insufficienza strutturale dei Cie (almeno in quello di Milano non vi è sovraffollamento) e, per quanto riguarda la richiesta di aumento del numero di questi centri, spiega che si tratta di «una questione relativa alla politica di lotta all’immigrazione clandestina riguardo la quale la Croce rossa non può, nè vuole intervenire». Infine il segretario provinciale del Siulp di Gorizia, Giovanni Sammito, si è detto infine preoccupato della «escalation di tentativi di fuga». «Purtroppo il Cie di Gradisca d’Isonzo – ha aggiunto il sindacalista – annovera una serie di primati: è uno dei Cie più costosi d’Italia, è il Cie secondo come dimensioni e numero di ospiti rispetto agli altri 13 che ci sono sul territorio nazionale, è un Cie che in proporzione ha meno uomini dedicati alla sicurezza della struttura».