VIVARO: BLITZ ANTI OGM + rassegna stampa

noogmbis-07Un gruppo di attivisti anarchici di Iniziativa Libertaria ha bloccato con del nastro per cantieri le due entrate della Villa Hotel di Basaldella di Vivaro dove erano riuniti Futuragra, Fidenato e i pro-ogm per fare il punto e decidere la nuova semina del mais contaminante.


 

Attrezzati con facsimili di maschere da gas hanno poi graffettato il nastro caratteristico di pericolo con decine di fogli simboleggianti la Monsanto col teschio, stessa cosa è stata fatta per l’entrata del parcheggio. Continue reading →

NO TAV/ San Stino di Livenza: bocciati i due tracciati


Domenica 13 Febbraio 2011 Il Gazzettino

SAN STINO DI LIVENZA

 

Il Comune boccia così i progetti alternativi

Si alla Tav, ma sulla vecchia linea ferroviaria
Proposto quindi il potenziamento dell’attuale tracciato


Potenziamento dell’esistente linea ferroviaria. Mette tutti d’accordo l’innovativa posizione dell’amministrazione comunale sulla Tav. Bocciata, invece, la realizzazione del tracciato basso o alto.
Su San Stino avrebbe un effetto devastante con viadotti alti oltre 20 metri ed inquinamento soprattutto acustico. Il territorio verrebbe stravolto. Per discutere sul progetto preliminare dell’Alta Capacità, presentato in Comune da Italferr, l’altra sera in aula consiliare c’erano rappresentanti del comitato «No Tav» e molti cittadini. È stato proprio il comitato «No Tav» a chiedere all’amministrazione di deliberare in consiglio comunale sul potenziamento della ferrovia esistente e di farsi promotore della medesima determinazione con le altre amministrazioni del territorio. «Raddoppiando anche la linea Portogruaro-Treviso – dice Stefano Pellizzon, assessore comunale all’urbanistica e all’ambiente – si raggiungerebbero gli stessi obiettivi della Tav. Comunque, i costi e i benefici sono di gran lunga a favore del potenziamento dell’attuale linea piuttosto che alla realizzazione di un nuovo tracciato».
«Se, invece, sarà approvato l’attuale progetto preliminare – evidenzia Marianna Spessotto del comitato No Tav – i camion non saranno mai tolti dalle strade perché le merci non potranno viaggiare sulla Tav alla velocità di 250 chilometri orari. I binari subirebbero dei danni». «Il progetto preliminare – evidenzia il vice sindaco Rita Zanutel – ha assorbito tutti i fondi messi a disposizione dalla Comunità europea. Il finanziamento per la realizzazione dell’opera dovrebbe arrivare dallo Stato togliendo alle già risicate finanze di sanità, scuola e servizi». Fino al 18 febbraio i cittadini hanno tempo per presentare le osservazioni sulla Tav ai Ministeri dell’ambiente e dei beni culturali e alla Regione.

CIE DI GRADISCA: nuovi arrivi, il cie di nuovo pieno, iniziati i lavori

Messaggero Veneto del 14/02/11

Gradisca, in 30 chiedono asilo politico

Si sono protratte fino alle 3 di ieri le operazioni di accoglienza di una cinquantina di immigrati tunisini giunti nelle strutture del Cie e del Cara di Gradisca d’Isonzo, provenienti da Lampedusa. Arrivati all’aeroporto di Ronchi dei Legionari intorno alle 22 con un velivolo militare, i profughi maghrebini, tutti uomini, sono stati visitati dal personale sanitario del centro. Trenta di essi, che al momento dell’approdo sulle coste siciliane avevano presentato domanda di asilo politico, sono stati successivamente trasferiti al vicino Cara. Secondo quanto riferito dalla Prefettura di Gorizia, non sono previsti per i prossimi giorni nuovi arrivi di migranti a Gradisca, la cui capienza è stata sensibilmente ridotta nei giorni scorsi in concomitanza con l’avvio dei lavori di messa in sicurezza della struttura.Il Cie di Gradisca inizialmente sembrava essere rimasto escluso dal ponte aereo per motivi di sicurezza, in quanto nella struttura sono cominciati in settimana i lavori di adeguamento (innalzamento delle recinzioni e installazioni di nuovi sistemi di rilevamento notturno). Il contrordine, invece, è arrivato nel pomeriggio di sabato su disposizione del Viminale, nonostante nel centro di identificazione ed espulsione gradiscano siano al momento solo parzialmente attive telecamere e sistemi a infrarossi e quattro stanze risultino ancora inagibili dopo gli incendi appiccati per protesta dagli ospiti nelle scorse settimane. All’arrivo nel centro isontino una parte dei cinquanta immigrati provenienti da Lampedusa (quelli che avevano presentato domanda di asilo appena approdati sulle coste siciliane) è stata trasferita nel Cara. Con i nuovi arrivi, invece, sono salite a circa 150 le presenze nel Cie. Un numero di norma considerato «non preoccupante» dalle forze dell’ordine, visti i 248 posti letto della struttura, ma proprio l’avvio dell’intervento di messa in sicurezza della struttura (1 milione e mezzo di euro il costo) aveva recentemente trovato concordi Prefettura e Questura di Gorizia sulla necessità di ridurne sensibilmente la capienza in coincidenza con i lavori.

 

Piccolo 14/02/11

Arrivati i tunisini al Cie. In 30 chiedono asilo

 

GRADISCA Emergenza-sbarchi, difficilmente vi saranno nelle prossime ore altri trasferimenti di immigrati al Cie e al Cara di Gradisca: i centri sono pieni. Lo affermano fonti vicine alla Prefettura goriziana. Del resto le due strutture isontine sono pressochè al massimo della propria attuale capienza dopo l’arrivo dei 50 uomini, per massima parte di nazionalità tunisina, giunti nella notte fra sabato e domenica dopo un ponte aereo con Lampedusa. Fra questi, in 30 avevano presentato richiesta di asilo politico non appena sbarcati sulle coste siciliane e per questo motivo sono stati immediatamente trasferiti al Cara, il locale centro di assistenza per immigrati, nella speranza di un ottenimento dello status di rifugiato. Gli altri uomini sono stati invece ospitati al Cie, ove inizieranno le complesse pratiche di identificazione. Le operazioni di accoglienza degli immigrati maghrebini – giunti a Gradisca a bordo di un aereo militare – si sono protratte sino quasi alle 3 di notte. Tutti i profughi sono stati visitati dal personale sanitario della struttura gradiscana. (l.m.)

 

Piccolo 13/02/11

Cinquanta tunisini trasferiti, Gradisca scoppia

 

di LUIGI MURCIANO

 

GRADISCA Cinquanta cittadini, tutti uomini e di nazionalità tunisina, sono stati trasferiti al Cie di Gradisca nell’ambito dell’emergenza-sbarchi di queste ore a Lampedusa. Di più la struttura isontina per migranti non potrà riceverne, essendo già ai limiti della propria capienza. Anche il centro gradiscano, dunque, è stato interessato dal piano d’urgenza disposto dal Viminale per accogliere i circa 4mila migranti nordafricani che hanno raggiunto e tuttora stanno raggiungendo l’isola siciliana negli ultimi giorni sull’onda di dei sommovimenti politici in atto nei paesi del Maghreb.

«Emergenza umanitaria», l’ha definita il ministro Maroni. Mentre il centro di prima accoglienza di Lampedusa rimane chiuso, dopo il varo della politica dei respingimenti, il ponte aereo fra la Sicilia e gli altri Cie italiani – principalmente con le strutture di Bari e Crotone – è iniziato ieri. Il trasferimento dei 50 tunisini nella struttura di Gradisca è avvenuto nel corso della notte. Secondo indiscrezioni non confermate, sarebbero interessati dal trasferimento degli immigrati sia il Cie sia il vicino Cara, la struttura per richiedenti asilo politico. Sarebbero 20 i migranti trasferiti nella prima struttura, che di fatto tornerebbe a raggiungere il “tetto” provvisorio delle 130 presenze (la capienza reale del Cie sarebbe di 248 posti, ma i danneggiamenti e le rivolte hanno reso inagibili alcune sezioni e i lavori di restauro sono iniziati proprio da alcuni giorni ndr), mentre circa 30 potrebbero essere ospitati al Cara, che toccherebbe quota 160 andando di fatto in grave sofferenza. La capienza certificata del centro di assistenza per i rifugiati infatti è di 148 posti. La situazione ricorda quella vissuta dal centro immigrati gradiscano fra il 2006 al 2009, quando a seguito dell’emergenza sulle coste siciliane venne istituita un’apposita sezione di prima accoglienza (Cda) oggi soppressa. Il tutto mentre si stanno svolgendo i lavori di restauro e ripristino della sicurezza e a pochi giorni dalla delicata fase di affidamento della nuova gestione delle due strutture. Da tempo il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato la volontà del governo di aprire quattro nuove strutture in Campania, Toscana, Marche e Veneto (nel Polesine).

 

NOTAV: aumenta l’opposizione, rassegna stampa

Piccolo del 14/02/11

Difesa del Carso, pioggia di adesioni

«Monfalcone non deve diventare una città martire della Tav, dopo esserlo stata dell’amianto». Questo lo slogan scelto dal neocostituito Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, che ha avuto come apripista il consigliere provinciale e comunale del Pd Fabio Del Bello e gli ambientalisti Graziano Benedetti e Gianpaolo Zernetti. Un avvio di attività decisamente beneaugurante per il Coordinamento che ha trovato subito ampie adesioni, un lungo elenco che fa riflettere su quale, attorno al tema della Tav, ci sia interesse da parte dell’associazionismo monfalconese e in quello dei comuni vicini.

Per quanto riguarda Monfalcone, l’adesione al Coordinamento è finora arrivata dal Club alpino italiano (Cai), dall’Associazione nazionale alpini (Ana), dal Wwf, dall’Associazione speleologica del Fante, da Legambiente, dal Bike Team Carso e dall’assocviazione slovena Trzic. Da Ronchi sono arrivate le adesioni dell’Ana, della Società di studi carsici Lindner, dall’associazione slovena Jadro e dal Comitato per la salvaguardia del territorio di Selz. Da Doberdò del Lago quella dell’associazione Ambiente 2000 e dall’associazione Sidro, da Fogliano Redipuglia quelle dal Parco rurale Alture di Polazzo e dell’associazione Ecoturismo Fvg, da Sagrado quella del Gruppo proposta Carso.

Un risultato oltre le aspettative che ha convinto i promotori a prendere il toro per le corna e chiedere ora al Comune di Monfalcone un incontro per andare a una riflessione sul futuro del Parco del Carso in chiave regionale e internazionale e sul tracciato dell’Alta velocità-Alta capacità nel tratto tra Ronchi e Trieste ma anche del bivio San Polo, altro snodo nevralgico che, secondo il Coordinamento, va assolutamente rivisto.

Un appello infine dal Coordinamento: chi è interessato ad aderire può inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica www.parcodelcarso@libero.it.

 

Il progetto Tav divide Rifondazione e Pd

 

SAN CANZIAN Anche a San Canzian Rifondazione comunista rimane fermamente contraria al progetto di Alta velocità-Alta capacità ferroviaria, che nel territorio comunale impatterà in modo non trascurabile sulle frazioni di Pieris e Begliano. La posizione di Rc continua, quindi, a essere poco compatibile con quella del Pd, con cui Rifondazione è al governo di San Canzian, ma che rimane favorevole in linea di principio a un’opera vista come opportunità di sviluppo.

Secondo Rc, invece, l’attuazione di quest’opera, che da Alta velocità è stata di fatto declassata ad Alta capacità, sarà fortemente impattante per le due frazioni. «Quest’opera comporterà, oltre alla distruzione di alcuni edifici residenziali – afferma il circolo di Rc di San Canzian -, anche a conseguenze negative per una parte degli abitati limitrofi la linea, in quanto risentiranno comunque degli effetti dannosi dovuti a vibrazioni, inquinamento acustico ed elettromagnetico. Si avranno ripercussioni anche dalla realizzazione delle relative barriere e opere di mitigazione dell’opera». Rc non digerisce inoltre nemmeno il fatto che pure nel nuovo progetto si sia preservata l’idea di voler ”bucare” il Carso, non tenendo in considerazione le evidenti criticità dovute alle caratteristiche geologiche dell’altopiano. Il circolo di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra di San Canzian ricorda quindi di essersi opposto da sempre alla realizzazione di un progetto considerato fortemente impattante sia dal punto di vista ambientale, con la distruzione di aree di rilevante pregio naturalistico, sia da quello urbanistico, visto lo sfregio che causerà nei paesi interessati dal passaggio della Tav.

Rifondazione si è già opposto quindi in Consiglio comunale alla Tav, motivando la propria in diverse iniziative, sia a San Canzian sia negli altri centri del mandamento, per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e illustrare proposte alternative. A fronte del nuovo progetto e dei suoi impatti locali, Rc ribadisce ora la sua contrarietà alla Tav intesa come «progetto faraonico dalla dubbia utilità che indebiterà ulteriormente lo Stato italiano e Rfi e produrrà uno scempio ambientale di rilevanti proporzioni». Rifondazione da parte sua propone invece il potenziamento dell’attuale linea esistente, ma sottoutilizzata e che possiede, sempre secondo Rc, ampi margini di sviluppo del traffico rotabile. Secondo Rifondazione, non è inoltre più differibile il miglioramento e potenziamento del trasporto locale dei pendolari che «vige in uno stato di incuria con soppressioni e ritardi all’ordine del giorno».

Laura Blasich

 

13/02/11

«Assente io? Mai stato invitato»

DUINO AURISINA «Se veramente si tiene ad avere la presenza di un sindaco a un incontro pubblico come minimo lo si invita per tempo, certo non gli si consegna uno striminzito volantino 24 ore prima dell’appuntamento nè si fissa l’appuntamento sapendo che non vi potrà prender parte». Contrattacca il primo cittadino di Duino Aurisina, Giorgio Ret, dopo la querelle innescata sulla sua assenza all’incontro di giovedì sera promosso dal comitato No Tav alla Casa della Pietra di Aurisina. «Tutti sapevano che quella sera ero presente alla riunione del coordinamento del Pdl – prosegue – inoltre nessun sindaco ha fatto più di me sul tema dell’Alta velocità, prova ne sia che lunedì (domani per chi legge) ci sarà la riunione dei capigruppo in Comune, martedì prenderò parte all’assemblea indetta dalla Comunella di Ceroglie e mercoledì vi sarà un altro tavolo. Ho riunito tutti gli esperti per dirimere la questione in tutti i suoi nodi: il Corridoio 5 non è prerogativa di un sindaco bensì dell’intera comunità». «Queste accuse – conclude Ret – sono pretestuose: ho capito che siamo già in campagna elettorale e che i colpi saranno bassi, anzi bassissimi». (t.c.)

Cressati chiede un sottopasso per saltare i binari della Tav

PALMANOVA L’aumento del traffico merci sulla tratta Palmanova-San Giorgio di Nogaro, il problema relativo all’acustica e la svalutazione di case e terreni sono state le osservazioni più immediate espresse al sindaco Federico Cressati alla riunione per la disanima sul progetto Tav, indetta dallo stesso primo cittadino al palazzo municipale, da parte dei residenti nell’area interessata ma anche di altre persone che in gran numero hanno partecipato all’incontro.

Cressati ha esposto la genesi di questo progetto dell’alta velocità, ufficializzato con il protocollo d’intesa siglato nel 2007. Dell’elaborato progettuale comunque, il sindaco della città stellata, invierà due importanti istanze alla Regione e a Rfi. La prima riguarda la possibilità di creare un sottopasso anziché il previsto “cavalca-ferrovia” sulla statale Napoleonica. In secondo luogo sarà puntualizzato il problema dell’inquinamento per le abitazioni a ridosso della ferrovia per il quale si dovranno assolutamente predisporre delle misure di mitigazione.

In ogni caso il nodo cruciale è sicuramente costituito dal superamento dello sbarramento di intersezione tra la ferrovia e la statale 252. Il sovrapasso o “cavalca ferrovia”, in base al progetto dovrebbe raggiungere un’altezza massima di 12 metri per una lunghezza che si attesta sui 450 metri. Sicuramente un’opera di forte impatto, ma come ha sottolineato il sindaco, la Regione si è dichiarata disponibile a valutare altre ipotesi alternative e questa del sottopasso potrebbe diventare più adeguata e comunque la migliore strada percorribile e opportuna.

Palmanova sarà toccata in maniera marginale dall’alta velocità rispetto ad altri Comuni della Bassa friulana ma, comunque, è interessata direttamente dai collegamenti della Tav con la direttrice nord-sud per quanto concerne invece l’alta capacità, vale a dire il trasporto merci su rotaia. Anzi, proprio in questo settore, la città stellata incrementerà il già importante snodo che da tempo ha assunto la sua stazione. Molto aperto e ricco il dibattito sostenuto soprattutto dai residenti delle vie Mazzini, Carducci, Foscolo, Manzoni, Leopardi e Ontagnano le cui abitazioni vertono nelle immediate prossimità della linea ferroviaria.

La riunione è stata aggiornata dal sindaco non appena perverranno in Comune ulteriori documentazioni progettuali da parte della Regione.

Alfredo Moretti

12/02/11

Ret snobba il dibattito sulla Tav

 

DUINO AURISINA «Sulla Tav sentiremo i cittadini” aveva dichiarato neanche due giorni prima l’Assessore regionale alle infrastrutture Riccardi. Ma i cittadini, almeno quelli del Comune di Duino-Aurisina, non sono dello stesso parere. E la ‘non presenza’ del Sindaco Ret all’assemblea pubblica sul progetto dell’Alta Velocità del tratto Ronchi (Duino) – Trieste, di ieri sera, alla Casa della Pietra ‘Igo Gruden’ non è forse stata la giusta mossa politica. Presenti solo alcuni esponenti del consiglio, Maurizio Rozza e Edvin Forcic, l’incontro, organizzato dal Comitato No Tav Trieste e del Carso in collaborazione con L’Altra Baia ha visto i due relatori, Paolo Bruno e Peter Behrens informare i cittadini sul progetto e la sua portata, altrimenti incomprensibile, se non per degli addetti ai lavori.

«Siamo a favore del miglioramento delle linee ferroviarie, ma è davvero questa la soluzione?». E’ Paolo Bruno, del Comitato NO Tav Trieste e del Carso, ad chiederlo. Numerosi gli interrogativi sul reale vantaggio di quest’imponente opera. Sarebbero stati sottovalutati, secondo il Comitato, gli impatti ambientali sia visibili che sotterranei, i disagi dovuti al processo di costruzione, nonché l’assenza di una reale valutazione dei costi e dei benefici. Contestata anche la paventata possibilità di ridurre il trasporto su gomma, a favore di quello su rotaia, che sì, andrebbe a alleggerire la mole di traffico su sue ruote nella zona, ma solo tra una decina d’anni.

«Non bisogna dimenticare – ha aggiunto Bruno – i circa duecento camion al giorno previsti per tutta la durata del lavori, e cioè all’ incirca 3300 giorni, che transiteranno nella zona». L’esponente ambientalista si è detto scettico anche riguardo all’impatto ambientale vero e proprio, soprattutto verso i possibili rischi legati alla conformazione morfologica del territorio tutt’altro che prevedibile.

Nel deriverebbe un allarme inquinamento, inoltre, anche per le acque del Timavo che riforniscono tutti gli abitanti del Carso. Oltre alle critiche, però, sono state tratteggiate anche delle soluzioni alternative rispondenti al motto «usare quello che c’è, e farlo bene». In tal senso Bahrens ha proposto «interventi mirati sulle linee ferroviarie preesistenti che, se fossero usate al meglio, potrebbero sopportare un carico di traffico di cinque volte superiore a quello che esiste attualmente».

Viviana Attard

Comune accerchiato sull Alta velocità

 

IL CASO Le paure create dal progetto e l’opposizione al passaggio della Tav nel territorio monfalconese sono emerse tutte nell’incontro informativo promosso dal Comune di Monfalcone giovedì pomeriggio nella Galleria d’arte contemporanea di piazza Cavour. Lo hanno fatto accompagnate da accuse di ”collaborazionismo”, mosse da oppositori storici del progetto e semplici cittadini nei confronti dell’amministrazione locale. Che sembra pagare ora il sostanziale sostegno da parte dei Ds prima e del Pd ora alla realizzazione del Corridoio 5, visto come opportunità di sviluppo per il territorio.

L’appuntamento si è trasformato quindi, almeno a tratti, in un confronto molto duro, mentre il Wwf ha chiesto ufficialmente quale sia la posizione dell’amministrazione Pizzolitto.

«Comprensibile quanto accaduto, visti i contenuti del progetto, al quale Rifondazione comunista rimane contraria – afferma il segretario cittadino del partito e consigliere comunale Emiliano Zotti -. L’amministrazione locale non è però il nemico e, anzi, va aiutata dai cittadini a farsi portavoce della netta opposizione al progetto». Come? Presentando le osservazioni in «una mole tale da far desistere Rfi dal portare avanti questo progetto, che Rifondazione non ritiene in ogni caso sostenibile dal punto di vista ambientale».

A detta di Zotti e di Rifondazione comunista, il progetto è inoltre viziato da un’ipocrisia di fondo.

«È palese che in questo tratto l’Alta velocità non si farà mai – spiega il segretario cittadino del partito -, ma nello stesso tempo i vincoli progettistici dell’Alta velocità rimangono tutti, come dislivelli e raggi di curvatura, creando impatti devastanti, soprattutto a livello dello snodo di San Polo, la cui messa in sicurezza e adeguamento pure sarebbero utili e necessari».

La preoccupazione per Rifondazione comunista è quindi ora appunto quella di trovare gli strumenti per bloccare la proposta di Rfi.

«In questo momento crediamo che il modo più efficace sia quello di informarsi e presentare le proprie osservazioni – afferma Zotti -. Invitiamo quindi i cittadini a muoversi in questo senso. Da parte nostra c’è l’impegno a far rigettare questo progetto da parte dell’amministrazione comunale».

Al cui interno non tutti potrebbero pensarla allo stesso modo, anche se va messa in conto la pressione esercitata dall’avvicinarsi dell’appuntamento delle elezioni comunali. (la.b.l.)

 

Il sindaco Paviotti incontra i No-Tav

 

di ELENA PLACITELLI

CERVIGNANO Oggi il sindaco Pietro Paviotti incontra i No Tav. Così il primo cittadino ha accettato l’invito del Comitato a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà questo pomeriggio alle 16.30 nella palestra di Scodovacca. Paviotti ha confermato la sua presenza, anticipando che a Cervignano i lavori non inizieranno prima del 2050 e comunicando di aver diffuso, sul portale del Comune, le planimetrie del tracciato della Tav. Un gesto, quest’ultimo, che era stato sollecitato dai cittadini, preoccupati dell’impatto che la grande opera avrà sul territorio.

Tra le ultime critiche sollevate dal Comitato, la mancanza dello studio di impatto ambientale e della relazione costi e benefici, documenti che non sono stati allegati al progetto preliminare, nonostante essi siano previsti dai decreti attuativi della legge obiettivo. Poi c’è il problema della tempistica: i Comuni dovrebbero inviare le proprie osservazioni (e quelle dei cittadini) alla Regione entro il 27 febbraio. Sia gli abitanti che l’amministrazione comunale hanno giudicato i tempi troppo stretti, di fronte a un progetto di così ampia portata. L’altro timore guarda alle abitazioni.

Paviotti rassicura innanzitutto sui tempi. «É bene ricordare – spiega – che con questo progetto si opera una programmazione a lungo termine, per un’infrastruttura certamente importante ma che non sarà realizzata nell’immediato. I tecnici ritengono di intervenire con priorità sui cosiddetti “colli di bottiglia”, che sono quelle parti della ferrovia esistente che oggi non permettono un adeguato sviluppo del traffico ferroviario (Bivio S.Polo a Monfalcone o il raddoppio della linea Cervignano – Udine, oggi a binario unico). Solo dopo si potrà intervenire sul resto della linea. Il che significa che a Cervignano, dove peraltro ci sono già i 4 binari necessari, si lavorerà certamente non prima del 2050». Rassicurazioni anche sul termine per presentare le osservazioni. «Dopo la lettera – riprende Paviotti – che ho inviato a Regione, Provincia e Italferr per evidenziare che il preliminare presentato non rispondeva ad alcuni degli impegni presi nel Protocollo–Sonego del 2008, l’assessore regionale Riccardo Riccardi si è impegnato a discutere con noi il progetto e a sostenere l’onere economico per l’incarico ad un tecnico di fiducia da affiancare alle amministrazioni: il tempo a disposizione sarà quello necessario ad approfondire il tema e a ricercare una intesa ragionevole. Per questo la data del 28 febbraio non ha alcuna rilevanza, in quanto serve solo a segnalare eventuali interferenze e non invece ad esprimere un parere sul progetto. Resta naturalmente il mio impegno ad informare i cittadini – chiosa –. A questo pro abbiamo stampato ed esposto in municipio le planimetrie».

 

Messaggero Veneto del 14/02/11

Duplice no ad Alta velocità/Alta capacità

 

MONFALCONE. Sinistra critica e Comunisti uniti dicono “no” all’Alta velocità/Alta capacità ferroviaria (Tav) esprimendo «totale contrarietà all’ipotizzata realizzazione dell’opera».

Già dalla documentazione depositata da Rfi e analizzata dall’assemblea delle due forze politiche, di cui viene rilevato il carattere evidentemente «di parte», emerge «chiaramente l’effetto devastante che l’opera avrebbe per il territorio dell’Isontino e del Carso».

Al di là dell’impatto paesaggistico-ambientale, rilevano Sinistra critica e Comunisti uniti, sono decine le abitazioni da abbattere e centinaia quelle che si troverebbero a poche decine di metri dai binari, con immaginabili conseguenze dal punto di vista delle vibrazioni e dei rumori.

«Ma non solo – sostengono i due gruppi della sinistra –: ci associamo a coloro che considerano inutile l’opera sotto l’aspetto economico poiché si basa su previsioni di aumento del traffico su rotaia del tutto irrealistiche, anche alla luce del prolungarsi della crisi economica globale. Non a caso, Rfi non ha presentato la valutazione costi/benefici. Inoltre, ci sembra veramente assurdo spendere miliardi di euro per spostare merci a 300 chilometri orari quando tutti i più avanzati studi di sviluppo economico ecosostenibile propugnano la filiera corta e la produzione e il consumo a chilometri zero».

Se queste considerazioni possono essere comuni con quelle di altre forze politiche e organizzazioni ambientaliste, Sinistra critica e Comunisti uniti rilevano che al progetto «mirante a trasformare il nostro territorio in un mero corridoio di transito, vada opposto un programma di valorizzazione della vocazione manifatturiera e industriale dell’Isontino, con particolare riguardo alla salvaguardia dell’occupazione. Esattamente quello che le forze politiche al governo della città, della provincia e della regione non stanno facendo».

«Infine, crediamo vada sottolineata l’ipocrisia della posizione del Partito democratico – concludono bacchettando il Pd – che dà il proprio assenso alla Tav fino a Ronchi dei Legionari, avallando quindi la devastazione dei paesi della Bassa friulana, di Pieris, di Begliano, così come della Val di Susa con i suoi amministratori in Piemonte, esprimendo poi contrarietà per la tratta del Carso. Si tratta di un ennesimo “ni” di un partito ormai incapace di prendere una qualunque decisione chiara». (c.v.)

PORDENONE: comunicato sulla manifestazione dei migranti

COMUNICATO STAMPA SULLE REAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE DEI MIGRANTI
Esprimiamo profonda indignazione per la settimana di battente campagna
mediatica di denigrazione, mistificazione e aggressione contro i
migranti che hanno manifestato sabato 5 febbraio a Pordenone. E´
sconcertante che a fronte di una richiesta esasperata di attenzione
rispetto alla situazione che questi “invisibili” vivono, ultimo anello
della catena della precarietà che coinvolge anche tanti pordenonesi,
si risponda strumentalizzando un cartello e una scritta, additando una
grande manifestazione e importanti contenuti con termini quali
“violenza” e “aggressione” ribaltando la realtà che li vede vittime di
violenza reale come per la ragazza ghanese quasi morta d´aborto per il
terrore di essere espulsa o i rinchiusi nei CIE di Gradisca a pochi
chilometri da noi che si sono “cuciti la bocca” per denunciare i casi
di pestaggi e intimidazioni, colpevoli solo di avere un permesso di
soggiorno scaduto. Mentre si indica la luna lo stolto guarda l´indice
ed è così che appaiono i politicanti che di volta in volta si sono
espressi in sperticate condanne della protesta dai quotidiani locali.
Come Iniziativa Libertaria esprimiamo ancor più vicinanza e
solidarietà ai migranti in lotta, alle loro sacrosante rivendicazioni
e rimarchiamo quanto da anni andiamo dicendo, avendo conferma con il
presidio che si terrà sabato questo in P.tta Cavour per conto di
leghisti, PDL e postfascisti della Giovane Italia che ci sono due
razzismi da sradicare in città: il primo esplicito della Lega Nord che
mentre si dice “offesa” dall´accusa di razzismo intitola il presidio
“prima gli italiani!” dimostrando non solo che le accuse sono fondate
(cos´è la discriminazione se non quella che divide le persone non
sulla base del merito ma su quella del “sangue e del suolo” di
Hitleriana memoria?) ma anche la demenzialità di chi neppure si
accorge del paradosso; c´è poi un razzismo più strisciante e forse
colpevole che vive nell´indifferenza e nella tacita convinzione che il
riconoscimento dell´altro (in questo caso gli immigrati) debba passare
solo se l´altro sta in silenzio, non disturba e si sottomette ai ruoli
che la società gli riserva. Solo così si capiscono i continui
riferimenti, al limite dell´ossessione, ai “diritti e doveri” con cui
vengono richiamati i migranti, quasi un ricatto mafioso: o ti adegui o
te ne vai! Di quali “doveri” si va parlando? Lavorare, pagare le
tasse, l´affitto, sostenere la propria famiglia, mandare a scuola i
figli e prendersene cura sono i doveri che riguardano tutti, italiani
e non, e i diritti? Non sono quelli che dovrebbero garantire di avere
tutti le stesse possibilità di trovare un altro lavoro se si viene
licenziati o finisce il tempo determinato? Non dovrebbero essere
quelli che garantiscono a tutti, egualmente, di poter accedere ai
servizi sociali? Non dovrebbero esserre quelli di poter essere curati
in quanto persone e non sulla base di un permesso di soggiorno in
regola e non? I doveri, la stragrande maggioranza degli immigrati gli
adempie lavorando, contribuendo al benessere di tutti, pagando le
tasse e occupandosi della propria famiglia mentre sul fronte dei
diritti gli stessi vivono nell´incubo che il ritrovarsi un giorno
senza lavoro, senza poter più pagare il mutuo o l´affitto, senza
riuscire a mantenere la famiglia potrà comportare la cacciata dalla
città in cui hanno vissuto e cercato un futuro per se e i propri cari.

Questo hanno cantato, gridato e spiegato durante il corteo e su questo
si dovrebbe rispondere invece di continuare con leggi
“democraticamente” razziali da una parte e il menefreghismo
dall´altra.

Iniziativa Libertaria

NOTAV: stanno per scadere i termini per le osservazioni

Da Il piccolo del 15/02/11

 

«Giorni contati per esprimere un parere sulla Tav»

TRIESTE «Nel giro di qualche giorno le circoscrizioni sono chiamate a dare il loro parere sulla Tav, sulla nuova variante al Piano Regolatore e pure sul Bilancio Comunale. Siamo di fronte a vere e proprie forzature, non è così che si lavora». La considerazione arriva dai presidenti dei due parlamentini dell’altipiano Bruno Rupel e Marco Milkovich, entrambi solidali nell’imputare al Comune un modo di procedere ritenuto perlomeno inappropriato.

«La questione principale riguarda l’espressione del parere riguardo alla Tav, il cui passaggio riguarda buona parte del territorio carsico. Per capirne qualcosa – continua Marco Milkovich – è necessario garantirsi una informazione completa. Mi chiedo come potremo risolvere il tutto in meno di dieci giorni, quando solo per la TAV ci siamo trovati a scaricare una documentazione ponderosa, comprensiva di quasi 300 allegati». «Beati i colleghi di Altipiano Est – ironizza Bruno Rupel -. Noi non siamo riusciti ancora a scaricare la modulistica e la documentazione dal sito del Comune. Perché? Lavoriamo come possiamo con i computer in dotazione e poi siamo privi di schermi dove poter proiettare le mappe e illustrare all’intero consiglio il percorso della Tav».

Secondo Milkovich, un tale modo di procedere inficia completamente il percorso democratico di informazione. La gran mole di documenti, oltre che dai singoli presidenti, deve essere presa in visione da tutti i componenti del consiglio. I pochi giorni a disposizione impediscono poi qualsiasi tipo di approccio e approfondimento con i cittadini. «Qualcuno dimentica – continua il presidente di Altipiano Est – che siamo stati eletti da una comunità che ha il diritto di capire cosa sta per succedere sotto le proprie case. E spetta proprio a noi informare i cittadini al riguardo. Davvero sconcertante, poi, l’atteggiamento delle Ferrovie dello Stato che, nell’ambito di un incontro promosso dalla sesta commissione consigliare comunale nel quale avrebbero dovuto illustrare il progetto, hanno disertato l’incontro già concordato».

I due presidenti appaiono perplessi soprattutto per i tempi con i quali il Comune avrebbe affrontato la delicata materia. A loro avviso l’Amministrazione comunale, che deve emettere il parere entro il 20 febbraio, avrebbe ricevuto gli elaborati sulla Tav circa 40 giorni fa e avrebbe girato la delibera alle circoscrizioni solo l’8 febbraio, concedendo loro una manciata di giorni per la valutazione dei testi e l’espressione dei pareri. «Di fronte a questa situazione di emergenza – affermano Rupel e Milkovich – chiediamo al Comune una proroga dei termini di presentazione del nostro parere. Il minimo che si possa fare per poter consentire ai nostri consigli di operare in modo congruo».

Maurizio Lozei

Consiglio comunale straordinario per discutere Ici e Alta Velocità

DUINO AURISINA Si terrà il prossimo 2 marzo il Consiglio straordinario invocato dalla minoranza consiliare di Duino Aurisina per sfiduciare il sindaco Giorgio Ret a seguito della vicenda Ici. La data è emersa ieri, dopo la riunione dei capigruppo che hanno deciso di deliberare, in quella sede, anche le osservazioni alla Via relative alla Tav, di imminente analisi da parte delle competenti commissioni. «In questo modo – spiega il consigliere di maggioranza Gianpietro Colecchia – risparmieremo soldi pubblici evitando un’ulteriore convocazione dell’assise e inserendo il tema nella seduta straordinaria».

«Faremo un’ulteriore incontro con la popolazione – prosegue il capogruppo di An – sulla falsa riga della seduta convocata lo scorso giugno a Visogliano sul tema dell’Alta velocità. Questa amministrazione, a differenza di quanto polemizzato da alcuni, è quella che in assoluto ha fornito più informazioni alla cittadinanza, basti pensare che il sindaco Giorgio Ret ha dato notizie in merito perfino al primo cittadino di Comeno. C’è chi va dicendo che vi saranno case rase al suolo: siamo alla fantascienza, putroppo molti alimentano una falsa informazione». Già ieri, intanto, è stato posto un primo paletto dall’assemblea, relativamente alla Tav, ovvero il diniego del passaggio di camion per la movimentazione degli escavi attraverso le arterie del Comune. Stasera alle 20, alla Casa delle Comunelle di Ceroglie (ex scuole) si terrà un incontro pubblico sul punto.

Ma per l’opposizione non basta: «Il sindaco Ret non ha mantenuto l’impegno preso davanti al Consiglio comunale – sostiene Maurizio Rozza (Verdi) – la partecipazione e l’informazione ai cittadini è completamente venuta meno: tra una settimana scadranno i termini per la presentazione delle osservazioni da parte dei residenti e poco o nulla è stato fatto per agevolare la divulgazione del materiale. Quel poco che è trapelato, lo si deve all’azione meritoria di associazioni ambientaliste». (ti.ca.)

 

Tav, Regione e Rfi incontrano i Comuni

Tav o No-Tav? Oggi, alle 18, alla Galleria espositiva di Monfalcone (piazza Cavour), ci terrà un importante incontro sull’Alta velocità. L’assessore ai Trasporti del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, e i tecnici di Rete Ferroviaria italiana (Rfi) incontreranno i Comuni del mandamento monfalconese. Il dibattito, intanto, continua. Fabio Del Bello, consigliere comunale e provinciale del Pd, non ha dubbi sulla criticità del progetto. «C’è abbastanza per decretare: Barbari ad Portas!» chiude un intervento in cui denuncia «l’assoluta gravità della situazione». «La situazione nella Città Martire dell’amianto – spiega l’esponente del Pd – non è assimilabile a nessun altra nel Triveneto circa l’impatto ambientale previsto nelle due fasi del progetto: la prima prevede la costruzione di quattro binari che viaggiano in galleria e trincea carsica; poi nella seconda fase (la Tav vera e propria) ci sarà la costruzione di altri due binari che nella tratta che precede l’ingresso a Monfalcone sono progettati all’interno della linea Venezia-Monfalcone con galleria carsica». E qui arrivano i problemi. «Le gallerie previste .- continua Del Bello – vanno ad impattare su almeno tre grotte naturali. Il tutto, compreso un viadotto e la deviazione del canale, è compreso nell’area attigua al nuovo Ospedale di San Polo con la previsione di due enormi cantieri uno a fianco dell’Ospedale. Altre aree vicine saranno utilizzate per il materiale di scarto proveniente dal bombardamento con dinamite o trivellazione del Carso».

Ma non basta. «Nell’altro ingresso a Monfalcone (quello proveniente da Venezia) – continua il consigliere comunale – sarà demolito il cavalcavia di Ronchi dove sarà realizzato un sottopasso (per la Tav). Se tale demolizione avvenisse contestualmente al rifacimento del bivio di San Polo le due Statali 14 e 305 verrebbero chiuse contemporaneamente».

Ultima, ma non ultima, nota dolente: il traffico dei camion. «Nel dettaglio della relazione intitolata Gestione terre e rocce da scavo – spiega Del Bello – si evince che sarebbero circa 6,8 milioni di metri cubi il totale del materiale derivante dallo scavo delle gallerie nella tratta Monfalcone-Trieste: esso genererebbe un enorme traffico che graviterebbe per almeno un decennio in città e nel Monfalconese proprio in virtù di questo massiccio intervento».

Eppoi c’è il mitico Timavo. «C’è, secondo il parere degli studiosi – conclude Del Bello – un reticolo idrografico non ancora ben conosciuto e che le gallerie andrebbero sicuramente ad intaccare e soprattutto c’è il Timavo». Con buona pace di Virgilio e degli argonauti.

Assemblea No-Tav, il sindaco invitato contesta e se ne va

CERVIGNANO Assemblea infuocata sulla Tav, scontro aperto tra sindaco e Comitato. Le premesse sembravano buone: il primo cittadino Pietro Paviotti aveva accettato l’invito del Comitato No Tav a partecipare all’assemblea che si è tenuta sabato pomeriggio nella palestra di Scodovacca. E invece la discussione si è animata più del previsto e i toni sono diventati aspri fino a quando il sindaco ha abbandonato l’assemblea. Il portavoce del Comitato, Giancarlo Pastorutti, lo ha accusato di aver voluto volontariamente mandare in bagarre la discussione, e Paviotti ha rispedito le accuse al mittente, giudicando i promotori dell’iniziativa responsabili di falsi allarmismi.

Inizialmente Pastorutti ha illustrato ai cittadini il progetto preliminare della Tav evidenziando la mancanza della documentazione dello Studio di impatto ambientale previsto dalla normativa. Per quanto concerne l’impatto nel comune di Cervignano, si è soffermato sui 9 cantieri previsti, che dovrebbero occupare quasi 20 ettari di territorio. Poi è stata la volta di Paviotti, che è intervenuto per spiegare ai cittadini l’iter del progetto e le garanzie ottenute dalla Regione dopo la lettera, sostanzialmente contraria, inviata all’assessore regionale Riccardo Riccardi, alla Provincia e a Italferr.

Il sindaco ha ribadito di aver avuto le rassicurazioni da parte della Regione, che si è impegnata a considerare non perentorio il termine del 28 febbraio entro il quale i Comuni devono presentare le interferenze al progetto, e a mettere a disposizione dei cittadini un tecnico di fiducia. I toni sono esplosi quando la parola è passata a Franco Bianchin, esponente dei comunisti italiani di Villa Vicentina. «A quel punto – insorge Pastorutti – il clima all’interno della sala si è infiammato per le ripetute interruzioni da parte del sindaco. Paviotti voleva solo delegittimare l’assemblea: non possiamo che essere delusi e preoccupati – chiosa – quando questi metodi vengono attuati da rappresentanti delle istituzioni, che predicano il confronto solo a parole».

Immediata la replica di Paviotti: «Non potevo continuare ad ascoltare quelle falsità. Notando l’insofferenza degli esponenti del Comitato ho preferito lasciare l’assemblea. Non c’è bisogno di allarmare i cittadini: il Cipe approverà il progetto solo dopo che la Regione avrà parlato con i Comuni. Se tutti siamo d’accordo sul fatto che il traffico ferroviario debba essere potenziato rispetto al trasporto su gomma, non capisco perchè il Comitato non pensa piuttosto a opporsi alla terza corsia dell’autostradale». (el. pl.)

CIE DI GRADISCA: nuova rivolta

Qui sotto gli articoli dei media, per una cronaca di ieri sera:

senzafrontiere

 

Da Il Piccolo del 15/02/11

Gradisca, tensione al Cie scoppia un incendio

di LUIGI MURCIANO

GRADISCA Esplode nuovamente la tensione all’interno del Cie di Gradisca. Tre stanze situate nella «zona rossa» della struttura isontina per immigrati sono state incendiate dagli ospiti nella serata di ieri.

L’allarme all’ex caserma Polonio è scattato poco dopo le 19: seguendo una modalità operativa ormai consolidata, alcuni clandestini, almeno una ventina, hanno dato fuoco a materassi e coperte delle proprie celle. Una lunga colonna di fumo si è levata dal Cie, ben visibile agli automobilisti dalla strada regionale 305. Sul posto, oltre alle forze dell’ordine deputate alla vigilanza perimetrale, anche i mezzi dei Vigili del Fuoco e un’autoambulanza del 118 di Gorizia.

Non si sarebbero verificate evasioni. A tarda sera la conferma che la rivolta è stata innescata da alcuni clandestini tunisini arrivati nei giorni scorsi a Gradisca da Lampedusa. Fra loro vi sono anche trenta richiedenti asilo politico che, secondo indiscrezioni non confermate, dal vicino Cara sarebbero stati trasferiti anch’essi al Cie, come i loro connazionali. Su questo aspetto si interrogano le associazioni umanitarie, che temono dinieghi all’asilo ed espulsioni di massa per i tunisini. Come già accaduto nel recente passato, sembra quasi esserci un silenzioso tam tam dietro lo scoppio di questi momenti di tensione nei diversi Centri di identificazione ed espulsione del Paese. Da alcuni giorni, in particolare, sono in subbuglio le strutture di Torino e Brindisi, con numerose rivolte, scioperi della fame e tentativi di evasione. Ora ovviamente la situazione diventata ancor più torrida con l’emergenza-sbarchi di Lampedusa, che ha visto il Viminale organizzare numerosi ponti aerei fra la Sicilia e i centri per migranti di tutta la Penisola. Nei Cie italiani attualmente non sta più neppure uno spillo.

Anche a Gradisca la situazione sarebbe ormai al limite. La presenza al Cie di via Udine è quella massima possibile di 130 persone, la metà della capienza reale di 248. Una riduzione resasi necessaria in quanto, ironia della sorte, proprio in questi giorni all’interno dell’ex caserma sono iniziati i lavori di ripristino della sicurezza: dispositivi antifuga a infrarossi, camere di parcellizzazione, telecamere per la sorveglianza interna dopo i frequenti danneggiamenti e le rivolte degli ultimi quattro anni.

 

AdnKronos

Un gruppo di ospiti del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) ieri sera ha appiccato il fuoco a tre camerate. GLi extracomunitari hanno incendiato mobili, suppellettili e materassi, rendendo parzialmente inagibili i locali, anche a causa del fumo che ha impregnato le camerate.

La protesta e’ stata sedata dalle forze dell’ordine e le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco. Secondo la ricostruzione fornita dalla Prefettura di Gorizia, la protesta e’ scoppiata con la scusa di alcune richieste inoltrate dagli extracomunitari e non accontentate. L’obiettivo, dicono in Prefettura, era di creare confusione con un’azione diversiva e tentare la fuga.

Attualmente il Cie ospita 130 immigrati, compresa la cinquantina arrivata alcuni giorni fa da Lampedusa a seguito dei nuovi sbarchi. La capienza massima del Cie e’ stata ridotta a seguito dei lavori di ristrutturazione in corso, ed e’ passata dai 240 iniziali a 190, poi a 150 anche a causa dei ripetuti danneggiamenti provocati dagli immigrati e infine agli attuali 130. L’intenzione, riferiscono dalla Prefettura, e’ di ridurre la capienza a non piu’ di 60-70 persone, quando le opere edili interesseranno a rotazione le camerate.

 

GRADISCA/ Dal CPT al CIE: cinque anni di rivolte. + Bozza del Volantino per il 12 marzo

Messaggero Veneto 16 febbraio

I nuovi arrivati al Cie di Gradisca
si ribellano durante la notte

Cie, immigrati

Una trentina di immigrati ospitati nelle strutture del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (alcuni dei quali appena trasferiti da Lampedusa) hanno appiccato un incendio nella struttura, tentando anche di impedire l’intervento dei vigili del fuoco. L’episodio è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì e ha interessato quattro locali, tre dei quali sono ancora inagibili.

 

Altri contenuti che parlano di Cie

Tunisini al Cie e al Cara di Gradisca: una trentina di loro ha richiesto l’asilo politico

 

Una cinquantina di tunisini fuggitivi rinchiusi nella notte al Cie e al Cara di Gradisca

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Nel salutare la nuova rivolta comunichiamo che è in preparazione la manifestazione del 12 marzo a Gradisca e proponiamo intanto la bozza del volantino per eventuali suggerimenti

 

bozza

CIE DI GRADISCA: intervista ad un recluso + rassegna stampa

Ecco il link ad un intervista fatta ieri da Radio Blackout di Torino ad un recluso.

http://senzafrontiere.noblogs.org/files/2011/02/15_febb_gradisca_protest.mp3

 

Dal Piccolo del 16/02/11

Rivolta al Cie, tunisini coinvolti

GRADISCA Rivolta al Cie, la Prefettura smentisce un coinvolgimento dei 50 tunisini provenienti da Lampedusa nella sommossa che lunedì sera ha portato all’incendio di quattro stanze. Ma fonti interne ribadiscono: i nuovi arrivati hanno avuto una parte attiva. Anzi, quella attuata nella zona rossa farebbe parte «di una strategia ben precisa». Le forze di polizia ne sono convinte: alcuni immigrati dimostrano di conoscere sin troppo bene i centri e le loro criticità.

Sanno che a causa dell’emergenza-sbarchi nei Cie italiani non sta più neanche uno spillo. Rendere inagibili le stanze significa avere una speranza in più di fuggire e scampare quindi all’identificazione e probabile espulsione. Gli immigrati lunedì sera avevano dato fuoco a materassi e coperte delle proprie celle trovando la maniera di barricarsi all’interno della “zona rossa” e ritardare l’intervento della vigilanza. Una modalità consolidata, che avrebbe dovuto risultare sconosciuta a dei nuovi arrivati. la tensione era ancora alta. Duro il commento del Sap, Sindacato autonomo di polizia: «Gli immigrati provenienti da Lampedusa – spiega il segretario provinciale Angelo Obit – hanno agito con modalità già attuate. Il fenomeno migratorio che interessa le nostre coste non è solo un’emergenza umanitaria. I soggetti inviati a Gradisca – denuncia – sono stati selezionati tra quelli più pericolosi, che stanno cercando di rendere impossibile il loro trattenimento. Ma il Dipartimento per l’Immigrazione si è ben guardato di disporre un rinforzo del dispositivo di vigilanza». Fa eco Giovanni Sammito del Siulp: «Da tempo chiediamo un rinforzo dell’organico. Avremmo bisogno di almeno 15 unità in più. Ora il rischio è che, con Lampedusa ormai in ginocchio, si apra un nuovo fronte sul confine italo-sloveno, ritornando indietro di 10 anni». E un Cie danneggiato, ai limiti della capienza e pure sguarnito di vigilanza è un bel problema.

A Gradisca la situazione è ormai al limite. La presenza al Cie di via Udine si attesta sul massimo possibile di 130 persone: la metà della capienza reale (248). Questo perchè sono al via i lavori di ristrutturazione. Ma l’intenzione, riferiscono dalla Prefettura, è ridurre la capienza a non piu’ di 60-70 persone quando le opere interesseranno le camerate. Che succederà allora se dovessero rendersi necessari ulteriori arrivi? Oltretutto entro fine mese avverrà anche il delicato cambio di gestione di Cie e Cara. Difficilmente l’emergenza poteva arrivare in un momento peggiore per le strutture di Gradisca.

Luigi Marciano

Dal Messaggero Veneto del 16/02/11

Gradisca, rivolta dei nuovi arrivati al Cie

 

GRADISCA D’ISONZO. Appena arrivati, hanno provveduto a far parlare di sè. Una trentina di immigrati ospitati nelle strutture del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (alcuni dei quali appena trasferiti da Lampedusa) hanno appiccato un incendio nella struttura, tentando anche di impedire l’intervento dei vigili del fuoco. L’episodio è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì e ha interessato quattro locali, tre dei quali risultano ancora inagibili. Il personale che opera all’interno della struttura ha invece ripristinato già da ieri mattina la funzionalità del quarto locale. Dopo aver incendiato carta, suppellettili e altro materiale infiammabile, gli immigrati hanno provveduto a sbarrare le porte d’accesso ai locali, nel tentativo di ritardare l’intervento dei vigili del fuoco. I quali tuttavia sono riusciti ad avere ragione delle fiamme in poco tempo. Nessuno degli extracomunitari è rimasto ferito o intossicato.

Un episodio minore, se si vuole, ma indicativo dei rapporti tesi all’interno della struttura gradiscana. Che l’arrivo di una cinquantina di clandestini arrivati da Lampedusa ha riportato al limite della capienza. E dove peraltro sono in corso importanti lavori di adeguamennto strutturale. E infatti sono già scoppiate le polemiche.

«Alla luce dei nuovi danneggiamenti al Cie, ci si chiede chi si sobbarcherà le spese per mettere a posto i locali, al limite della capienza, considerati i recenti trasferimenti di cittadini extracomunitari sbarcati a Lampedusa». Lo domanda il sindacato di polizia Coisp del Fvg. «Gli appartenenti alle forze dell’ordine del nostro paese – prosegue la nota Coisp a firma del segretario Maurizio Iannarelli – sono costretti ad affrontare l’emergenza immigrazione senza mezzi e motivazioni adeguati, in situazioni di estremo disagio e di grave pericolo». Secondo il Coisp «anche l’Europa dovrebbe contribuire ai lavori di ripristino del Centro di Gradisca. Sarebbe – conclude – un forte segnale».

Polemico anche un altro sindacato di polizia, il Sap. «I soggetti inviati a Gradisca d’Isonzo – scrive il segretario provinciale goriziano Angelo Obit – sono stati selezionati tra quelli più pericolosi sebbene i lavori di ripristino, più volte annunciati, non siano ancora nemmeno avviati. Una scelta che ha elevato la tensione in una struttura, quella di Gradisca d’Isonzo che è ancora costretta ad alternare l’uscita degli immigrati nelle cosiddette “vasche” per impedire ingestibili gruppi di trattenuti. I soggetti hanno immediatamente compreso le difficoltà della struttura cercando di rendere inagibili le stanze occupate (lo riprova il fatto che hanno incendiato anche la stanza nella quale erano stati provvisoriamente e in emergenza ricollocati) cercando di fatto di rendere impossibile il loro trattenimento».

Anche la politica fa sentire la sua voce sulla struttura di Gradisca. «Occorre subito serrare le fila contro ogni atto o tentativo di violenza che possa pregiudicare da una parte le già numerose difficoltà presenti nei Cie e, dall’altra, la sicurezza dei cittadini che vivono già con preoccupazione la presenza di queste strutture». L’ha affermato il deputato dell’Udc Angelo Compagnon, esprimendo «per l’ennesima volta la solidarietà al sindaco di Gradisca d’Isonzo, Franco Tommasini, e a tutti gli operatori impegnati giorno e notte all’interno del Centro di identificazione ed espulsione».

Compagnon ha quindi evidenziato che «la gravità di quanto avvenuto si commenta da solo» e auspicando che, sia pure «con le dovute proporzioni», l’emergenza Tunisia di questi giorni «non oscuri del tutto la situazione di Gradisca».

OGM: Fidenato all’attacco

Dal Messaggero Veneto del 16/02/11

«Chi semina Ogm non perde contributi»

 

«Coldiretti cerca in tutte le maniere di incutere terrore negli agricoltori». Secondo il presidente di Agricoltori federati, Giorgio Fidenato, l’appello ai controlli fiscali per stanare chi semina mais geneticamente modificato è il segnale che «Coldiretti non ha altre armi per contrastare la voglia di libertà che sta esprimendo il mondo agricolo».

E ancora, «Non ha più idee, non sa più cosa dire per contrastare la volontà della sua base di poter seminare mais Ogm sulle sue proprietà, arriva a “minacciare” le visite della finanza nel vano tentativo di contrapporsi a una piena che sta sormontando» tuona Fidenato.

Il presidente di Agricoltori Federati controbatte che non c’è alcun rischio di perdere il contributo sui cereali (Pac) per chi sceglie di seminare il granturco transgenico. «Ci risulta – scrive in una nota Fidenato – che gli agricoltori della Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania, Portogallo e Spagna, pur seminando mais Ogm, non hanno mai perso il contributo (ndr in gergo tecnico pac). Per questo chiediamo alla Coldiretti che, dalle sue alte conoscenze, ci illumini e ci citi l’articolo e la legge in cui è previsto che coloro che seminano mais Ogm non possono ricevere la pac».

Le dichiarazioni della più importante associazione di categoria, sono inaccettabili per Fidenato. «Pur sapendo bene che il mais Mon 810 è già commercializzato liberamente in tutta Europa e che le sementi possono liberamente circolare su tutto il territorio della comunità europea – insiste l’agricoltore pro Ogm –, Coldiretti chiede agli organi della repressione di intervenire e controllare. Invece di preoccuparsi di altre questioni ben più gravi ed importanti, come i redditi delle aziende agricole italiane che sono bassi, informa coloro che volessero seminare mais Ogm che ci sarebbe il rischio di perdere il contributo Pac».

Nemmeno questo deve fermare, per Fidenato, quella che vuole essere soprattutto una «battaglia di libertà». Per questa ragione il presidente di Agricoltori federati ribadisce che «resta valida la mia offerta: chiunque voglia seminare mais Ogm – rilancia – mi chiami. A norme vigenti, l’Italia non può vietare agli agricoltori di seminare mais Ogm già autorizzato sulle proprie proprietà».