Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo del 16/02/11
Ferrovie: la Tav sarà a misura del Superporto
di LAURA BORSANI
Alta velocità e Alta capacità a misura di Superporto. Perchè il traffico merci è destinato a moltiplicarsi. Fino a trenta volte sulla tratta Venezia-Trieste, passando dagli attuali 110mila teu ai 3,3 milioni. E all’altezza del bivio di San Polo, si ipotizza un flusso fino a 900mila teu rispetto ai 50mila attuali. È, dunque, di scena la Tav: l’assessore regionale ai Trasporti e Infrastrutture, Riccardo Riccardi, e i tecnici di Rfi ieri sera hanno presentato il progetto alla Galleria espositiva. La platea, oltremodo numerosa, è stata quella di un ”Consiglio allargato” tra i Comuni interessati, con la presenza delle associazioni ambientaliste, dei rappresentanti dei Comitati e dei cittadini. A fare gli onori di casa è stato il presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, seguito dall’intervento di apertura del sindaco Gianfranco Pizzolitto.
È stata un’assemblea articolata, dove si sono susseguiti i contributi forniti con ampio dettaglio dai tecnici di Rfi. La serata è stata altresì contrassegnata da espressioni critiche e di preoccupazione: all’esterno della Galleria espositiva, sono stati distribuiti volantini da parte di Rifondazione comunista e del Wwf, mentre il Coordinamento per il Parco del Carso ha voluto consegnare a Riccardi una specifica nota.
Il progetto relativo alla linea Av-Ac Venezia-Trieste, unitamente al potenziamento della linea ferroviaria storica, sono inclusi nel programma delle infrastrutture strategiche, soggetti all’approvazione del Cipe, previa l’intesa tra Stato e Regione.
I dati sono innumerevoli. A partire dai costi. L’investimento previsto è stato quantificato in 7,5 miliardi di euro. Il tracciato Venezia-Trieste prevede dunque un aumento della capacità di traffico merci di 30 volte, passando dagli attuali 110mila teu ai 3,3 milioni. In particolare, il bivio di San Polo, che rappresenta il primo intervento, inserito nella fase 1 delle sei complessive, potrà raggiungere, con il quadruplicamento della linea storica, una capacità di flusso 18 volte superiore, passando dagli attuali 50mila teu a 900mila teu. Sono stime, hanno osservato i tecnici di Rfi, compatibili con le cifre prospettate nell’ambito del progetto di Unicredit relative alla realizzazione del Superporto. Altro aspetto riguarda i cosiddetti ”fabbricati interferiti”, interessati dalla sede ferroviaria. Complessivamente si parla di 34 fabbricati nel territorio regionale, di cui 25 situati nel Monfalconese e, di questi, 7 sono per lo più tettoie o comunque manufatti non abitabili.
Veniamo ai ricettori individuati obbligatoriamente per legge, tenendo conto di una fascia di rispetto di 250 metri da una parte e dall’altra dei binari per quelli ordinari e di 500 metri per quelli sensibili, che rilevano cioè la presenza di strutture o infrastrutture come ospedali, scuole, cimiteri, campi sportivi, abitazioni. I ricettori lungo la linea Portogruaro-Ronchi sono 1524, mentre lungo il tracciato Ronchi-Trieste sono 1819. Di questi, solo 25 sono ”sensibili”. Tutti i ricettori, comunque, è stato sottolineato, saranno mitigati: ciò significa prevedere sull’intera tratta Venezia-Trieste 50 chilometri di barriere fonoassorbenti.
Sul tappeto quindi gli aspetti ambientali. Rfi ha condotto uno studio geologico avvalendosi dell’Università di Trieste, ma ha anche elaborato uno studio dedicato al Carso, con l’apporto dell’ateneo e dell’Associazione speleologica triestini. L’attuale tracciato, è stato spiegato, non è confrontabile con quello elaborato nel 2003, avendo modificato sostanzialmente il percorso, a salvaguardia del patrimonio ambientale, come ad esempio i laghetti delle Mucille e il lago di Pietrarossa. Altro elemento: le falde freatiche isontine e i deflussi del Timavo non saranno ”intaccati”, poichè il tracciato vi passerà al di sopra. Alcune cifre: nell’intero territorio carsico, per quanto è dato conoscere, sono presenti 4mila grotte. Il tracciato Ronchi-Trieste ne coinvolgerebbe 108, di cui 22 considerate interferenti, 39 non interferenti poichè poste a margine, e 47 non direttamente interferenti ma da salvaguardare. Per quanto riguarda i lavori di scavo, dove si potrà, si interverrà con le frese che non producono rumore, nè polvere, garantendo un’opera in sicurezza e senza grandi impatti.
Monfalcone, una Tav a misura di Superporto
di LAURA BORSANI
MONFALCONE L’assessore regionale ai Trasporti e Infrastrutture, Riccardo Riccardi, e i tecnici di Rfi hanno presentato ieri sera, alla Galleria espositiva, il progetto Alta velocità-Alta capacità relativo alla tratta Venezia-Trieste. La platea, oltremodo numerosa, è stata quella di una sorta di ”Consiglio allargato” tra i Comuni interessati dal progetto, con la presenza anche delle associazioni ambientaliste, dei rappresentanti dei Comitati e dei cittadini. A fare gli onori di casa è stato il presidente del Consiglio comunale di Monfalcone, Marco Ghinelli, seguito dall’intervento di apertura e di saluto del sindaco Gianfranco Pizzolitto. È stata un’assemblea articolata, dove si sono susseguiti i contributi forniti con ampio dettaglio dai tecnici di Rfi. La serata è stata anche contrassegnata da espressioni di preoccupazione: all’esterno della Galleria espositiva, sono stati distribuiti volantini da parte di Rifondazione comunista e del Wwf, mentre il Coordinamento per il Parco del Carso ha voluto consegnare a Riccardi una specifica nota.
La linea Av-Ac Venezia-Trieste è inclusa nel programma delle infrastrutture strategiche, inserita nell’ambito della Legge Obiettivo, ed è quindi soggetta all’approvazione in battuta finale del Cipe, previa l’intesa tra Stato e Regione.
I dati sono innumerevoli. A partire dai costi. L’investimento previsto per la tratta Venezia-Trieste è stato quantificato in 7,5 miliardi di euro, articolato in fasi funzionali, come ha spiegato Osvaldo Mastroianni, referente di Rfi. Il tracciato Venezia-Trieste prevede un aumento della capacità di traffico merci stimata in 30 volte, passando dagli attuali 110 mila teu ai 3,3 milioni. In particolare, il bivio di San Polo, che rappresenta il primo intervento, inserito nella prima di sei fasi complessive, potrà raggiungere, con il quadruplicamento della linea storica ferroviaria, una capacità di flusso diciotto volte superiore, passando dagli attuali 50mila teu a 900mila teu. In altre parole, come ha spiegato l’ingegner Mastroianni, si tratta di stime compatibili con le cifre prospettate nell’ambito del progetto di Unicredit relative alla realizzazione del Superporto.
Altro aspetto preso in considerazione riguarda i cosiddetti ”fabbricati interferiti”, ovvero interessati dalla sede ferroviaria. Complessivamente si parla di 34 fabbricati nel territorio regionale, di cui 25 situati nel mandamento monfalconese (Monfalcone, Ronchi, Staranzano, San Canzian, Doberdò del Lago) e, ancora, di questi 7 sono per lo più tettoie o comunque manufatti non abitabili. E veniamo ai ricettori individuati obbligatoriamente per legge lungo la linea ferroviaria tenendo conto di una fascia di rispetto di 250 metri da una parte e dall’altra dei binari per i ricettori ordinari, mentre di 500 metri per i ricettori sensibili che individuano cioè strutture o infrastrutture particolari come ospedali, scuole, cimiteri, campi sportivi, abitazioni.
I tecnici di Rfi hanno anche fornito le cifre complessive: i ricettori lungo la linea Portogruaro-Ronchi sono 1524, mentre lungo il tracciato Ronchi-Trieste sono 1819. Di questi, solo 25 sono ”sensibili”. Tutti questi ricettori, comunque, hanno sottolineato i tecnici di Rfi, saranno mitigati: ciò significa prevedere sull’intera tratta Venezia-Trieste ben 50 chilometri di barriere fonoassorbenti.
Sul tappeto anche gli aspetti ambientali, in particolare sotto il profilo geologico e idrogeologico, affidati all’illustrazione di Carlo Comin. Rfi ha condotto uno studio geologico, è stato spiegato, avvalendosi dell’Università degli Studi di Trieste, ma ha anche elaborato uno studio specifico dedicato al Carso, con l’apporto dell’ateneo triestino e dell’Associazione speleologica di Trieste. Comin ha osservato che l’attuale tracciato non è confrontabile con quello elaborato nel 2003, avendo superato innumerevoli ”criticità” modificandone sostanzialmente il percorso proprio a salvaguardia del patrimonio ambientale.
Oggi dibattito del Wwf
Oggi nella sede del Wwf isontino, in via Valentinis (angolo di via delle Mandrie) con inizio alle 20.45 siu terrà una riunion aperta a tutti sugli impatti del progetto dell’altavelocità-Alta capacità ferroviaira che secondo la sigla ambitalista avrà sul nostro territorio. Un esperto sarà a disposizione del pubblico per spiegare il progetto e per fornire indicazioni per la presentazione delle osservazioni, che tutti i cittadini possono presentare agli enti preposti (Regione Friuli Venezia Giulia, ministero dell’Ambiente e ministero dei Beni culturali) entro il 21 febbraio. Il Wwf chiede inoltre che la Commissione europea intervenga con urgenza sul governo italiano perché sia ripristinato il corretto svolgimento della Via (valutazione d’impatto ambientale) sul progetto della Tav Venezia-Trieste». Il governo di Roma, denuncia l’associazione ambientalista, ha infatti violato la direttiva europea sulla Via, permettendo che Rfi e Italferr suddividessero in quattro tronconi il progetto della linea ferroviaria Tav tra Venezia e Trieste, avviando quindi altrettante procedure Via distinte.
«Potenziare la linea storica”
Il direttivo di circolo di Rifondazione comunista di Monfalcone-Staranzano esprime parere fortemente contrario al progetto della nuova tratta ferroviaria Venezia-Trieste. «La nostra convinzione – afferma il segretario, Emiliano Zotti – è che il bilancio costi/benefici e il piano economico finanziario non giustifichino la realizzazione di quest’opera. Sospettiamo che anche i proponenti ne siano consapevoli infatti, pur previsti per legge, le analisi costi/benefici e quelle finanziarie non sono state depositate assieme al progetto». Il Prc ritiene sia possibile elaborare un piano infrastrutturale alternativo, compatibile con i piani programmatici dell’Unione Europea, rispettoso dell’ambiente carsico e della pianura, che punti a migliorare le linee esistenti ammodernandole e rendendole più sicure.
Dunque Prc, forza di maggioranza al Comune di Monfalcone con un suo esponente in Giunta, si trova in una posizione diversa da quella espressa invece dal Pd, che per bocca dell’assessore Schiavo, ritiene lo studio fattibile ancorché necessario però di modifiche. Inaccettabile per Prc è inoltre lo spezzatino del progetto fatto e proposto alle amministrazioni locali perché ritiene sia «un’operazione intenzionale concepita con lo scopo di offuscare la visione d’insieme della tragedia ambientale e umana che si delinea e frammenta ed indebolisce l’opposizione all’opera». Il segretario provinciale del Prc, Emiliano Zotti, sostiene che si debba abbandonare l’ipotesi dell’Alta velocità che impone vincoli progettuali assurdi «e che non verrà comunque mai realizzata». «Dall’analisi delle reali necessità della rete di trasporto è possibile, invece, elaborare un progetto ecosostenibile e finanziariamente conveniente».
Incontro del Prc sul Corridoio 5
RONCHI Nuova iniziativa sull’Alta velocità ferroviaria, a Ronchi dei Legionari, promossa dal circolo del Partito della Rifondazione comunista– Federazione della Sinistra. Venerdì, infatti, alle 18, nella sala del Consiglio comunale, si terrà una riunione per assistere in particolare i residenti delle zone del rione di San Vito–Ronchi Sud e della zona dello Zochet, San Poletto e Selz che dovranno presentare le osservazioni sul progetto di studio di impatto ambientale entro il 20 febbraio. Le osservazioni vanno trasmesse al ministero dell’Ambiente (Direzione generale per le valutazioni ambientali, divisione II, via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma; al ministero per i Beni e le attività culturali (Direzione generale per il paesaggio, via San Michele 22, 00153 Roma) e alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna-Servizio Valutazione impatto ambientale, via Giulia 75/1, 34126 Trieste. «Nel merito – sono le parole del consigliere comunale Luigi Bon – siamo in attesa di vedere i pareri espressi dalle varie Amministrazioni comunali auspicando che siano in linea con i pareri negativi votati con le delibere dei consigli nel lontano 2003 sul primo progetto preliminare» Prc ritiene che per il momento è fondamentale informare tutta la cittadinanza e in primis i quartieri del territorio oggetto delle schedature delle abitazioni in quanto comprese nella fascia di rispetto (a Ronchi dei Legionari sono 290 le case schedate) di questo progetto che vedono declassare il valore del proprio immobile, dei terreni limitrofi che passano sotto il vincolo. «Ma vogliamo anche ricordare – continua Bon – che a maggio a Ronchi si vota per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Il tema del Corridoio 5 non può essere nascosto e sottaciuto nei programmi amministrativi, visto che il polo intermodale ronchese nasce come funzionale al progetto dell’Alta velocità. Pensiamo che anche su questi temi si possa ancora trovare e costruire a sinistra un’aggregazione alternativa all’attuale coalizione Pd-Insieme per Ronchi che con il centrodestra in questi anni hanno votato in Consiglio comunale in maniera bipartisan varianti, studi di fattibilità e altro per aprire la strada alla situazione di oggi». (lu.pe.)
Messaggero Veneto
Tav, ancora incontri a Monfalcone e a Ronchi
RONCHI. Il progetto della Tav è uno dei temi di maggiore attualità e incontri, conferenze e confronti sono organizzati quasi quotidianamente sia per illustrare il progetto in tutte le sue caratteristiche, sia per redigere nel modo più corretto le osservazioni da presentare in Regione.
Il circolo ronchese del Partito della rifondazione comunista – Federazione della sinistra ha previsto per venerdì alle 18, nella sala del consiglio comunale di Ronchi dei Legionari una riunione rivolta ad assistere in particolare i residenti delle zone del rione di San Vito-Ronchi Sud e della zona dello Zochet, di San Poletto e Selz che dovranno presentare le osservazioni sul progetto di studio di impatto ambientale entro il 20 febbraio.
Le osservazioni vanno trasmesse a Roma al ministero dell’Ambiente, Direzione generale per le valutazioni ambientali e al ministero per i Beni e le Attività culturali – Direzione generale per il paesaggio e a Trieste, alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna – Servizio Valutazione impatto ambientale.
«Nel merito – dicono i rappresentanti di Rc – siamo in attesa di vedere i pareri espressi dalle varie amministrazioni comunali auspicando che siano in linea con i pareri negativi votati con le delibere dei consigli nel lontano 2003 sul primo progetto preliminare. Per il momento è fondamentale informare tutta la cittadinanza e i quartieri del territorio oggetto delle schedature delle abitazioni comprese nella fascia di rispetto (le schede complete sono visionabili sul sito del Wwf regionale). A Ronchi sono 290 le case schedate, che saranno declassate di valore così come i terreni limitrofi che saranno vincolati».
Rc ricorda che a maggio a Ronchi si voterà per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale e il tema della Tav non può essere nascosto e sottaciuto nei programmi amministrativi, «visto che il polo intermodale di Ronchi nasce come funzionale al progetto dell’alta velocità. Pensiamo che anche su questi temi si possa ancora trovare e costruire a sinistra un’aggregazione alternativa all’attuale coalizione Pd – Insieme per Ronchi che con il centro-destra in questi anni hanno votato in consiglio comunale in maniera bipartisan varianti, studi di fattibilità e altro per aprire la strada alla situazione attuale».
Stasera, inoltre, nella sede del Wwf a Monfalcone, in via delle Mandrie, alle 20.45 si terrà una riunione aperta a tutti sugli impatti della Tav sul territorio. Un esperto sarà a disposizione per spiegare il progetto e per fornire indicazioni per la presentazione delle osservazioni.
Alta velocità ferroviaria, rassicurazioni dei tecnici di Rfi
MONFALCONE. I fabbricati interferenti con la Tav (Alta velocità/Alta capacità ferroviaria), ovvero le case, nel tratto che interessa la nostra regione sono 34 e nello specifico nel tratto Ronchi dei Legionari-Trieste sono “solo” 25, di cui sette sono tettoie e il resto sono civili abitazioni.
Lo hanno assicurato i tecnici di Rfi presenti ieri sera assieme all’assessore regionale alle infrastrutture, Riccardo Riccardi, all’incontro mandamentale organizzato nella galleria espositiva di piazza Cavour a Monfalcone e al quale hanno partecipato numerosissimi amministratori e consiglieri comunali del mandamento, rappresentanti delle associazioni ambientalistiche e cittadini.
Nella sala in centro, affollata come raramente si è visto, è stato dunque presentato il progetto ferroviario preliminare che interesserà il territorio, interesserà l’alta velocità, ma ancor più l’alta capacità, avrà una notevole complessità e un costo di 7,5 miliardi di euro soltanto nel tratto Ronchi-Trieste.
Il tratto è articolato in fasi funzionali e secondo gli scenari di previsione sul passaggio delle merci si prevede un aumento della capacità dagli attuali 110 mila teu a 3 milioni e 300 mila teu. Specificamente, nel tratto di bivio San Polo si potrà passare da 50 mila a 900 mila teu.
La prima delle sette fasi di realizzazione prevede l’intervento al bivio San Polo, uno dei nodi più complicati dell’intero tratto visto che prevede, oltre che la realizzazione della Tav, anche il raddoppio delle linee storiche, il loro spostamento e la deviazione del canale de’ Dottori, oltre a diverse soluzioni viarie con sottopassi e demolizione del cavalcavia esistente a Ronchi dei Legionari.
Rassicurazioni sono state date, appunto, rispetto alle case che potrebbero essere demolite e «che non prevedono scenari catastrofici come quelli a volte riportati», hanno detto i tecnici, e rispetto ai ricettori (ospedali, abitazioni, scuole, impianti sportivi e cimiteri) che vengono considerati in fasce di 250 metri da una parte e dall’altra della linea per i ricettori ordinari e fasce di 500 metri per ricettori sensibili.
Nel tratto Ronchi-Trieste questi sono 1.819, di cui 25 sensibili, ma per tutti è prevista la mitigazione soprattutto rispetto all’impatto del rumore, che sarà riportato nei termini di legge: infatti sono previsti 50 chilometri di barriera fonoassorbente. La linea del progetto 2010 è diversa rispetto a quella del progetto 2003 perché si sono voluti evitare il lago di Pietrarossa, le Mucille e Doberdò.
«Tramite gli organi d’informazione qualcuno ha parlato di scempio e devastazione del Carso. Non intaccheremo le falde freatiche del Timavo e del Carso isontino e la linea risulta essere a livello più alto delle falde stesse e dei deflussi del Timavo», hanno spiegato gli addetti ai lavori, evidenziando anche come nel territorio percorso dalla linea ferroviaria siano presenti 108 grotte (sulle 4 mila presenti in tutto il Carso della regione) e di queste solo 22 sono interferenti, altre 39 al margine e 47 non direttamente interferenti, «ma tutte saranno salvaguardate».
Le gallerie, 24 chilometri su 36 totali di tratta, saranno scavate con la frese ovunque possibile, strumento che non provoca né polveri né rumore.
Numerosi e calorosi gli interventi dei consiglieri rappresentanti dei vari Comuni del Monfalconese, che hanno chiesto informazioni rispetto al piano finanziario, ai vincoli urbanistici, ai disagi portati dal cantieramento. Mantenendo per lo più le perplessità iniziali.
Cristina Visintini
Treni, verso l esposto in procura
SAN VITO. Si affaccia l’ipotesi di un’azione di protesta per la situazione fatta di costanti disservizi lungo la tratta ferroviaria Casarsa-Portogruaro. L’iniziativa partirebbe da un gruppo di pendolari sanvitesi, i pochi che ancora utilizzano il treno locale per recarsi al lavoro, cercando di coinvolgere gli studenti. Continua ininterrotta la serie di sostituzioni delle corse lungo la linea, anche negli orari “di punta”: i Minuetto vengono rimpiazzati da autobus (ieri le corse erano 11), fatto che di per sé dovrebbe garantire il servizio. Il punto è che spesso si registrano ritardi (causa di mancate coincidenze o ritardi a scuola per gli studenti che giungono a San Vito fuori sede). Oppure le informazioni non sono adeguate. «Gli altoparlanti spesso segnalano una sola volta il cambiamento nel servizio e a un volume quasi impercettibile, anziché più volte, sì che chi non arriva in tempo per udire l’avviso dell’autocorsa, non ne viene a conoscenza – segnala Eno Favero, uno dei pendolari sanvitesi “storici” della linea – Inoltre, spesso gli autobus arrivano in ritardo. Il caso più eclatante c’è stato qualche settimana fa, quando abbiamo dovuto attendere al gelo per 40 minuti sul piazzale della stazione». Ritardo che ieri mattina, per la corsa che doveva prendere il pendolare, è stato di un quarto d’ora.
Il problema sono i continui guasti ai materiali rotabili: come riferito dalle Ferrovie, si attende la riparazione di uno dei cinque Minuetto impiegati tra la Casarsa-Portogruaro e la Sacile-Gemona. «La situazione va avanti da mesi non è possibile continuare così – osserva Favero – Sto pensando di farmi promotore di un’azione di protesta, coinvolgendo anche gli studenti interessati». Le ipotesi sono un esposto alla Procura o altri iniziative come il non pagare l’abbonamento per un mese o un’azione sui binari della stazione, o ancora qualcosa di più eclatante che il pendolare sanvitese al momento non rivela. E dire che, col previsto passaggio della Tav per Portogruaro, ci sono le premesse per il potenziamento della linea. «Dell’elettrificazione se ne parla da decenni – continua Favero -, in realtà si sta assistendo al depotenziamento della tratta». E gli utenti del treno se ne vanno.
Andrea Sartori
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo
Tav, la Regione tutelerà i diritti delle comunità
La Regione si fa garante dei diritti delle comunità interessate alla linea ferroviaria ad Alta Velocità e Alta Capacità (Av/Ac) Venezia-Trieste, nei confronti dello Stato, che ha avviato il progetto nel quadro dei Corridoi definiti strategici dall’Unione europea. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, che, l’altra sera alla Galleria espositiva a Monfalcone, ha partecipato all’assemblea pubblica in cui sono state illustrate le caratteristiche del tracciato. Alla riunione, promossa dal Comune di Monfalcone come Consiglio comunale allargato, sono stati invitati anche i sindaci e gli amministratori del mandamento, assieme ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Erano presenti il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, numerosi consiglieri regionali dell’Isontino. La presenza di dirigenti della Regione e di tecnici della società Italferr, che ha redatto il progetto preliminare per conto delle Ferrovie dello Stato, ha permesso di approfondire gli aspetti tecnici e geologici, ma anche procedurali e giuridici della linea ferroviaria Av/Ac, soprattutto per quanto riguarda il tratto che attraversa l’Isontino.
Riccardi ha confermato il metodo che la Regione intende seguire, quello della ”partecipazione per costruire il consenso”, e di un rapporto primario con le istituzioni locali del territorio, anche se ha assicurato che le osservazioni e le proposte di tutti cittadini saranno prese in considerazione e discusse in assemblee pubbliche. «Credo che debbano prevalere – ha detto – fiducia e rispetto per tutte le opinioni. Sono d’accordo con quanti dicono che, su un progetto come questo, vanno evitati atteggiamenti di tipo fondamentalista, a patto che questo valga da una parte e dall’altra». Riccardi s’è soffermato sul valore strategico della nuova linea ferroviaria che, integrandosi con la piattaforma logistica regionale, permetterà di dare una prospettiva di sviluppo al Friuli Venezia Giulia e in particolare alla provincia di Gorizia, chiamata a svolgere un ruolo fondamentale per la sua dotazione di infrastrutture. L’assessore ha ricordato il ruolo fondamentale della ferrovia per incrementare il traffico merci e quindi lo stretto collegamento con il progetto del Superporto Monfalcone-Trieste. Solo la realizzazione dei grandi Corridoi Ovest-Est e Nord-Sud, per l’assessore, permetterà alla portualità dell’Alto Adriatico di competere con quella del Nord Europa. Durante il dibattito, il primo a intervenire è stato il consigliere comunale e provinciale, Fabio Del Bello. Applausi dai cittadini presenti quando ha esordito: «Gli enti locali, Città Mandamento con in testa il Comune di Monfalcone, nonchè la Provincia di Gorizia, devono chiedere subito con un ordine del giorno approvato dai rispettivi Consigli, che la tratta Av/Ac Ronchi-Trieste, com’è stato fatto per la tratta Torino-Lione, venga enucleata dalle procedure accelerate e semplificate della Legge Obiettivo e che pertanto su questo territorio carsico preziosissimo si eviti di prendere le scorciatoie previste per le ”grandi opere” che non consentono la partecipazione democratica e un corretto confronto tecnico sulle alternative di progetto».
La Tav scalza Gorizia dall Europa
di FRANCESCO FAIN
È lungo due chilometri. Una misura esigua visto che parliamo di tracciati ferroviari. Ma da quei due chilometri dipende la riuscita di un progetto da 7 milioni di euro, quello denominato ”Adria-A”. Perché ne parliamo oggi? Perchè è previsto che quel breve tratto (si tratta del raccordo Ronchi Sud-Ronchi Nord) venga smantellato nell’ambito del cosiddetto ”progetto prioritario 6” dell’Ue, relativo al tracciato della Tav. Apriti cielo. Il sindaco Ettore Romoli, affiancato dall’assessore Guido Germano Pettarin e dal presidente del centro studi turistici ”Giorgio Valussi” Alessandro Puhali, ha convocato ieri in quattro e quattr’otto una conferenza stampa. I contenuti? Di fuoco. «Su questo argomento intendiamo portare avanti una battaglia politica», ha minacciato il primo cittadino. Contro chi? «Contro chi ha avallato questo scelta», la risposta. Pare si tratti della Provincia anche se Romoli si è guardato bene dal citare i responsabili veri o presunti.
LA LETTERA. Il sindaco ha scritto anche una lettera all’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi. «Apprendiamo con estremo rammarico – si legge nella missiva – dell’eliminazione del raccordo ferroviario esistente fra Ronchi Nord e Ronchi Sud e, a tale riguardo, esprimo a nome di quest’amministrazione la più netta contrarietà a tale proposito dal momento che impedirebbe al Comune di Gorizia di essere connesso con il futuro scalo intermodale di Ronchi aeroporto». Romoli entra nello specifico. «Mi preme evidenziare, infatti, che dal lato passeggeri, senza il raccordo Ronchi Sud-Ronchi Nord, il Comune di Gorizia sarebbe totalmente privato dell’accesso diretto allo scalo aeroportuale, compromettendo l’istituzione di un servizio metropolitano che secondo le recenti intese bilaterali italo-slovene dovrebbe legare Nova Gorica, Gorizia, Ronchi aeroporto, Trieste e Capodistria – spiega il primo cittadino -. Inoltre, se appare verosimile che il traffico merci in direzione/provenienza Gorizia-Venezia possa essere fatto transitare per la tratta Palmanova-Udine-Venezia anziché utilizzando tale raccordo. ciò comporterebbe un aumento di distanza di almeno… 40 chilometri con una penalizzazione evidente della funzione di interporto di Gorizia». La risposta di Riccardi non si è fatta attendere. Dice di «condividere» con Romoli la preoccupazione per «eventuali soppressioni nella dotazione infrastrutturale» e promette di attivarsi con la società Rfi.
L’ATTACCO. Il raccordo Ronchi Sud-Ronchi Nord, che si snoda (come detto) per due chilometri ed è interamente elettrificato. Viene attualmente utilizzato dai convogli merci: la soppressione del collegamento comporterebbe il transito del traffico ferroviario commerciale attraverso la linea Palmanova-Udine-Venezia, allungando di 34 km il percorso.
«Parliamoci chiaramente. L’eliminazione di quel tratto finirebbe con l’isolare il capoluogo isontino – ha detto il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli – impedendo la connessione con il futuro scalo intermodale di Ronchi. E sarebbe uno smacco ulteriore che Gorizia subisce in ambito ferroviario. Senza il raccordo, il Comune di Gorizia sarebbe totalmente privato dell’accesso diretto allo scalo aeroportuale, compromettendo, come detto, anche i progetti europei che prevedono l’istituzione di un servizio metropolitano che dovrebbe legare Nova Gorica, Gorizia, Ronchi, Trieste e Capodistria. Abbiamo avuto dei contatti con Rfi e una delle risposte che ci sono state date è che tale raccordo darebbe fastidio a Ronchi dei Legionari. Per noi, invece, ha una rilevanza enorme. Se la Tav è a misura del superporto, credo debba essere anche a misura del retroporto visto che stiamo lavorando perché Gorizia svolga questa funzione».
Puhali è andato oltre e ha parlato di «non lungimiranza strategica» che non riguarda soltanto l’Isontino, ma tutto il Friuli Venezia Giulia. Non solo. Ha puntato la lente d’ingrandimento sul continuo depauperamento delle linee ferroviarie della nostra regione. Un vecchio problema. Irrisolto.
Messaggero Veneto del 17/02/11
Gonars: sì alla Tav ma con meno impatto
GONARS. L’amministrazione di Gonars è favorevole alla Tav che ritiene una struttura indispensabile per lo sviluppo economico in chiave europea. Ritiene però che debba essere realizzata con il massimo risparmio del territorio e il minimo impatto ambientale possibile. Da qui le osservazioni del primo cittadino Marino Del Frate sul tracciato.
Nel 2008 l’amministrazione comunale di allora firmò un protocollo d’intesa con la Regione, poi approvato all’unanimità in Consiglio Comunale, nel quale era delineato il percorso della Tav. Il tratto che interessa Gonars è di 1800 metri, circa 400 metri a sud dell’A4, più o meno parallelo ad essa.
Del Frate ha preso visione del tracciato a fine gennaio e rende noti alcuni aspetti dello stesso: «Ci sono 1.100 metri di linea a 4 binari e 700 a 2 binari. Lo spazio occupato in larghezza è di circa 70 metri per il tratto a quattro binari e di 55 per quello a due binari. La distanza dalle case più a sud di Fauglis è di 650 metri, dal campanile della frazione di 1 km, dal campanile di Gonars di 3, da quello di Ontagnano di 1,5, dalla chiesetta della Bordiga di 400 metri, delle case più a sud di località Bordiga di 350 metri. L’altezza dei binari rispetto al terreno è di 2,5 metri, l’altezza totale nei punti dove verranno posizionate le barriere fonoassorbenti sarà di 11 metri».
Due cavalcaferrovia insisteranno sul territorio comunale: uno che proseguirà il sovrappasso autostradale Fauglis-Bordiga (lungo 550 metri con altezza di 13) e uno che proseguirà il sovrappasso autostradale Fauglis-Bagnaria di dimensioni simili. Queste opere si aggiungono al cavalca-ferrovia ubicato in comune di Palmanova, subito dopo il cavalcavia di Ontagnano. Del Frate ricorda che l’assessore Riccardi ha ribadito, in più occasioni, che l’opera verrà fatta col consenso dei Comuni e che la Regione si farà garante del territorio per ridurre al minimo l’impatto ambientale.
Prosegue ancora il sindaco: «Da primi, informali contatti con i proprietari dei terreni su cui insisterà la Tav, con i cacciatori, gli agricoltori e i cittadini abbiamo rilevato molte preoccupazioni e la richiesta di una soluzione che riduca al minimo la ricaduta sul territorio. Dalle prime impressioni si rileva che una possibile alternativa potrebbe essere l’interramento della linea a sud di Bagnaria con emersione alla stazione di Palmanova. Questo eviterebbe la costruzione dei tre costosi e giganteschi cavalcaferrovia e rispetterebbe i terreni a sud di Gonars. Naturalmente è solo un primo parere che dovrà essere vagliato dagli enti competenti quanto a fattibilità e congruità economica».
L’amministrazione di Gonars ha sollecitato un incontro con i tecnici delle ferrovie per acquisire ulteriori informazioni, comunicare in Regione le proprie considerazioni e informare la popolazione.
Monica Del Mondo
Alta velocità, Muzzana chiede chiarimenti
MUZZANA. Giudizio negativo da parte del comune di Muzzana sul progetto preliminare della Tav. Lo ha approvato martedì sera il consiglio (con astensione dell’opposizione) incaricando il sindaco Gallo di farsene portavoce presso le istituzioni regionali e comunali interessate all’opera. Giudizio che non vuole rappresentare un gesto di ostilità, ma un segnale di tutela nei confronti dei cittadini in quanto «al momento – ha riferito il sindaco – non abbiamo elementi sufficienti con cui valutare il progetto poiché non ci è ancora pervenuta la documentazione relativa alla relazione costi/benefici e allo studio di impatto ambientale».
Considerati i criteri che guidano l’amministrazione in materia di trasformazione urbanistica quali tutela e utilizzo responsabile del suolo, progettazione partecipata del territorio, necessità di lasciare alle generazioni future il territorio nelle migliori condizioni ambientali e paesaggistiche, il consiglio ha dunque voluto segnalare un disagio, «che non vuole svilire in alcun modo il lavoro dell’assessore regionale Riccardi che ha dato piena disponibilità sulla tempistica su cui apportare le nostre osservazioni», in particolar modo sul metodo lacunoso con cui si sta portando a conoscenza il progetto ai comuni, progetto che al momento, vista la mancanza di documenti necessari, non può essere valutato nella sua interezza. La Tav, la cui realizzazione inciderà in maniera significativa sulla frazione di Casali Franceschinis, tra le varie criticità presentava un aumento del traffico stradale per le cantierizzazioni che si protrarranno per diversi anni e dei possibili danni al territorio per la presenza di una falda freatica molto superficiale. Documento, questo, che l’opposizione ha definito “uno strumento di pura propaganda elettorale”.
«Perché il sindaco – si è infatti chiesto il consigliere Zamparo, capogruppo Pdl – nell’assemblea dei sindaci alla presenza dell’assessore Riccardi aveva acconsentito al progetto senza alcuna protesta?La maggioranza sta solo strumentalizzando la questione». (v.z.)
Infuriati gli ambientalisti: «Quell opera distruggerà il Carso, dev essere fermata”
L’incontro mandamentale dedicato alla Tav e tenutosi a Monfalcone, oltre ad aver ospitato l’illustrazione del progetto da parte dei tecnici di Rfi, che hanno logicamente sostenuto con forza le basi su cui è fondata l’opera e ne hanno ridimensionato gli effetti sul territorio, spiegando come siano stati considerati tutti gli aspetti ambientali, geologici, idrici, sociali, ha sollevato anche le reazioni di chi vede la Tav come un possibile scempio del territorio; a cominciare dal consigliere comunale e provinciale del Pd Fabio del Bello, sostenuto da un’autentica ovazione del pubblico. Del Bello ha sollecitato «enti locali, Città mandamento con in testa il Comune di Monfalcone, nonché la Provincia, a chiedere subito con un ordine del giorno approvato dai rispettivi consigli che la tratta Av/Ac Ronchi-Trieste, com’è stato fatto per la tratta Torino-Lione, venga enucleata dalle procedure accelerate e semplificate dell’illiberale legge Obiettivo e che su questo territorio carsico unico al mondo si eviti di prendere le scorciatoie previste per le grandi opere, che non consentono la partecipazione democratica e un corretto confronto tecnico sulle alternative di progetto e, pertanto, sono del tutto irrispettose dell’autonomia degli enti territoriali in campo urbanistico ed edilizio».
Ha ricordato, inoltre, che nel 2005 la Commissione speciale Via del ministero dell’Ambiente espresse parere negativo sul progetto preliminare della tratta Ronchi sud-Trieste, visto che, «in merito al tracciato prescelto, la realizzazione di gallerie profonde nelle formazioni carsiche pone l’attenzione sulla tutela delle risorse idriche sotterranee e inoltre non fornisce garanzie sia sulla fattibilità effettiva dell’operazione sia sui rischi anche in fase di esercizio sia sull’indeterminazione dell’onere economico che ne deriva».
Il Coordinamento per il Parco del Carso, formato da associazioni ambientaliste, culturali, turistiche, d’arma e della minoranza slovena, ha consegnato invece un documento a Riccardi in cui si esprime forte preoccupazione riguardo al progetto di Av/Ac a cominciare da quanto previsto per il bivio San Polo, dove «saranno portati stravolgimenti che mettono in forse l’assetto naturalistico dell’intera zona. Le alture carsiche diventeranno prossimamente il Parco del Carso di Monfalcone, primo passo verso il futuro e più vasto Parco regionale e parco internazionale. Non sarà certo con le distruzioni previste – affermano i rappresentanti del comitato – che si raggiungerà l’obiettivo di sviluppare le numerose preziosità storiche e naturalistiche del Carso per farle conoscere e passarle integre alle future generazioni».
Anche il Wwf ha distribuito un volantino in cui si spiega come la Tav Venezia-Trieste consisterebbe «in un enorme rilevato, un muro alto 6 metri a cui si aggiungono 7 metri di barriere antirumore, 22 chilometri di gallerie e alcuni chilometri di viadotto. L’impatto complessivo sarebbe devastante: oltre 5 milioni di metri cubi di roccia da estrarre per lo scavo delle gallerie, centinaia di migliaia di viaggi di camion sulla viabilità locale per il trasporto dei materiali scavati, decine di ettari occupati dalle aree di cantiere per la durata dei lavori complessivamente stimata in 40 anni».
Nettamente contraria anche Rifondazione comunista, che parla di «tragedia ambientale, di un bilancio costi/beneficii che non giustifica l’opera, di vincoli progettuali assurdi. Si può fare ancora molto – dice Rc – per fermare questo progetto».
Cristina Visintini
Rc appoggerà tutte le iniziative dei comitati No Tav
PORPETTO. La segreteria provinciale di Udine del Partito di RC, esprime un parere fortemente contrario al progetto della nuova tratta ferroviaria Venezia-Trieste «essendo i progetti preliminari presentati ancora sprovvisti delle relazioni costi – benefici e delle approfondite analisi economiche, come del resto già avvenuto nella precedente presentazione del 2003 e 2006 – si legge in una nota-. La dimenticanza, se così può essere definita, genera più di qualche sospetto visto. Pensiamo- attacca Carmelo Seracusa, segretario provinciale di Rc- sia possibile elaborare un disegno infrastrutturale alternativo, rispettoso dell’ambiente carsico e della pianura friulana, che punti prima di tutto a sfruttare le molte potenzialità residue delle linee esistenti, attraverso un piano di ammodernamento, finalizzato al miglioramento della sicurezza, all’incremento dell’offerta, alla qualità e puntualità dei servizi.
Tutto ciò darebbe delle risposte in tempi brevi allo squilibrio del trasporto su gomma rispetto a quello su rotaia e finanziariamente risulterebbe più conveniente. Così come elaborata l’opera è utile solo agli speculatori e agli imprenditori che vogliono attingere alle casse dello Stato. In particolare sottolineiamo i lunghi tempi di realizzazione (40 anni), e il non innocente “modello spezzatino” con cui viene presentato il progetto alle amministrazioni locali, un’operazione intenzionale concepita con lo scopo di offuscare la visione d’insieme della tragedia ambientale e umana che si delinea. Come Rifondazione Comunista sosterremo tutte le iniziative che nasceranno spontaneamente sul territorio, a partire da quelle messe in campo dai comitati No Tav». (f.a.)
TRASPORTI
Appena due chilometri di tracciato ferroviario a binario unico, considerati però fondamentali nelle strategie di collegamento del capoluogo isontino con il resto della regione. Sì, perché senza il raccordo Ronchi nord-Ronchi sud, che Rfi ha in mente di sacrificare sull’altare della Tav, «Gorizia sarebbe destinata all’isolamento», come ha spiegato ieri il sindaco, Ettore Romoli, che non ha nascosto il proprio disappunto. Appresi i dettagli del progetto, il primo cittadino ha preso carta e penna per scrivere all’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi.
Il sindaco. «Non vogliamo strumentalizzare la vicenda a fini politici, soprattutto a ridosso della campagna elettorale – ha premesso il primo cittadino –, ma ci teniamo a rendere noto il nostro malcontento per una scelta che rischia di penalizzare ancora una volta la città. Non ce la prendiamo con alcuno, ma faremo valere le nostre ragioni senza fare sconti», ha sillabato Romoli, esprimendo la netta contrarietà al taglio paventato da Rfi.
Merci. La dismissione della bretella che collega la linea Cervignano-Aquileia-Grado alla Udine-Trieste costringerebbe a una manovra farraginosa i convogli provenienti da Mestre e diretti a Gorizia: arrivati all’altezza del bivio di San Polo, i treni merci che oggi utilizzano il raccordo Ronchi nord-Ronchi sud si vedrebbero costretti a proseguire per Monfalcone, invertendo a quel punto la propria marcia per dirigersi verso il capoluogo. A quel punto, più logico transitare per la sezione Palmanova-Udine, anche di fronte a un evidente aumento della distanza percorsa (34 chilometri in più).
Adria-A e passeggeri. Ma a spingere Romoli a parlare di «disastro» sono anche altre ripercussioni che la soppressione del raccordo potrebbe avere sul traffico ferroviario. Il tratto della discordia è considerato infatti strategico nella realizzazione della metropolitana leggera Adria-A, che dovrebbe collegare Nuova Gorizia, Gorizia, l’aeroporto di Ronchi, Trieste e Capodistria: il progetto, che coinvolge 27 enti (capofila è l’Ince), sarà realizzato grazie a uno stanziamento di complessivi 3 milioni e mezzo di euro, che serviranno in larga parte per la costruzione della lunetta di Gorizia. «Senza il raccordo, il Comune sarebbe totalmente privato dell’accesso diretto allo scalo aeroportuale, compromettendo l’istituzione del servizio metropolitano previsto dalle recenti intese bilaterali», ha scritto Romoli a Riccardi: l’assessore regionale, rispondendo alle sollecitazioni del sindaco, si è detto pronto a farsi carico delle «opportune interlocuzioni» con i proponenti del progetto.
Superporto. Il colpo di cesoie che Rfi intenderebbe riservare alla Ronchi nord-Ronchi sud rischia di avere riflessi negativi anche sulla logistica provinciale e sul ruolo che Gorizia si candida ad assumere con l’avvio del progetto Unicredit sul Superporto: «Si è detto che la Tav sarà a misura della piattaforma monfalconese – ha rilevato Romoli –. L’auspicio è che tenga in considerazione anche le attività di retroporto che dovrebbero essere svolte dal capoluogo».
Christian Seu
Treni guasti e disagi Di Bisceglie: «Nuovo forum sulla ferrovia»
SAN VITO. «Solidarietà ai pendolari della tratta ferroviaria Casarsa-San Vito-Portogruaro: siamo al loro fianco e continueremo a sollecitare il miglioramento della linea». Il vicesindaco, Antonio Di Bisceglie, interviene così sulla questione dei continui disservizi sulla linea ferroviaria locale lamentati da pendolari, studenti e dirigenti scolastici. Per la cronaca, ieri c’è stata l’ormai consueta sostituzione di una decina di treni con autocorse. Di Bisceglie, a fronte dei ritardi e altri disservizi evidenziati (tanto che i pendolari stanno pensando a qualche forma di protesta eclatante), rilancia l’azione del Comune.
«È evidente – afferma – che l’ente locale può agire fino a un certo punto. Verso i pendolari e gli altri cittadini sensibili ci attiveremo creando un nuovo forum sulla ferrovia, così da raccoglierne le esigenze. Ci rivolgeremo inoltre alla Regione per ribadire l’esigenza dell’elettrificazione e della lunetta a Casarsa». Su questo punto, di recente, nella cittadina era stato organizzato un forum che aveva raccolto la voce dei sindaci di San Vito, Portogruaro e Pordenone, congiuntamente alle categorie economiche interessate, per far sì che la Tav passasse per Portogruaro. Questa è la premessa perché la tratta locale venga potenziata, e in tal senso c’erano dei precisi impegni: di recente c’è stata una prima conferma che il tracciato è quello auspicato. Il vicesindaco ricorda come il Comune si sia anche impegnato per far sì che l’accessibilità ai treni sia migliorata, ma anche per ottenere mezzi più moderni, come potevano esserlo i Minuetto (che ora sono spesso in officina).
«Non possiamo non notare – evidenzia – che gli investimenti sulla linea, da parte di Rfi e della Regione, non sono alla fine proseguiti». Sul potenziamento legato al Corridoio 5, si continuerà il lavoro iniziato coi Comuni di Portogruaro e Pordenone: «Le ricadute sarebbero positive per tutta la provincia, oltre che per la nostra zona industriale».
Sulla situazione attuale, ad ogni modo, l’intenzione è quella di rivolgersi alla Regione perché «vengano assicurate buone condizioni di mobilità». (a.s.)
Ma Riccardi controbatte: è un progetto strategico
La Regione si fa garante dei diritti delle comunità interessate alla linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità Venezia-Trieste, nei confronti dello Stato, che ha avviato il progetto nel quadro dei corridoi definiti strategici dall’Unione europea. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, che a Monfalcone ha partecipato all’incontro mandamentale dedicato all’illustrazione del progetto di tracciato. Alla presenza del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, del presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, e di numerosi consiglieri regionali dell’Isontino, Riccardi ha voluto riconfermare il metodo che la Regione intende seguire, che è quello della «partecipazione per costruire il consenso» e di un rapporto primario con le istituzioni locali, anche se ha assicurato che le osservazioni e le proposte di tutti cittadini saranno prese in considerazione e discusse in assemblee pubbliche.
«Io credo – ha detto l’assessore – che debbano prevalere fiducia e rispetto per tutte le opinioni. Sono d’accordo con quanti dicono che, su un progetto come questo, vanno evitati atteggiamenti di tipo fondamentalistico, a patto che sia chiaro che questo vale sia da una parte sia dall’altra». Riccardi si è soffermato soprattutto sul valore strategico della nuova linea ferroviaria che, integrandosi con la piattaforma logistica regionale, permetterà di dare una prospettiva di sviluppo al Friuli Venezia Giulia e in particolare proprio alla provincia di Gorizia, chiamata a svolgere in questo contesto un ruolo fondamentale per la sua dotazione di infrastrutture. L’amministratore regionale ha anche ricordato il ruolo fondamentale della ferrovia per incrementare il traffico merci e, quindi, lo stretto collegamento con il progetto del superporto Monfalcone-Trieste.
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Marzo 17th, 2017 — Bollette
Messaggero Veneto MERCOLEDÌ, 23 FEBBRAIO 2011
Pagina 11 – Udine San Giorgio. De Toni: «Pagati canoni non dovuti». Oggi un’assemblea
Depurazione, chiesti rimborsi
SAN GIORGIO. Assemblea pubblica, questa sera a Villa Dora di San Giorgio di Nogaro, alle 20.30, per fare il punto sui canoni di depurazione, rimborsi, allacciamenti, sfioratori, dopo l’incontro di lunedì tra il rappresentante del Comitato di difesa ambientale, Paolo De Toni e i rappresentanti dell’Ato, del Cafc e il commissario del comune di Torviscosa. A essere coinvolti da queste problematiche, ricordiamolo, sono i cittadini dei comuni di Cervignano, Torviscosa e San Giorgio.
«L’incontro di lunedì è stato abbastanza positivo – dichiara De Toni –, in particolare Battiston, direttore del Cafc, si è impegnato a dare, entro tre settimane, risposte precise e puntuali sugli argomenti sollevati. Va rilevato che alla riunione era presente anche il dottor Castalli, Autorità di vigilanza per le risorse idriche della regione Emilia Romagna (Lucio Cinti per il Fvg), consulente dell’Ato Centrale Friuli, che alla fine ha dovuto convenire sul fatto che i canoni di depurazione 2007 e 2008 non erano esigibili e che invece il Tubone ha preteso di riscuotere, per cui vanno trattati a parte. Cioè in linea di principio – afferma De Toni –, questi canoni non dovuti riscossi dopo la sentenza 335/2008 della Corte costituzionale, dovrebbero essere restituiti in maniera diretta e immediata e non nei tempi quinquennali previsti dal decreto Prestigiacomo che regola i rimborsi e che riguarda il periodo precedente alla sentenza. La contraddizione è evidente anche perchè, per esempio, nelle linee guida dell’Ato, nelle quali si indica il periodo quinquennale che va dal 16 ottobre 2003 al 16 ottobre 2008, viene ovviamente esclusa la frazione di due mesi e 13 giorni dell’annualità 2008 che l’utente invece ha versato. Negativo – rileva invece De Toni – è l’atteggiamento che riemerge contro le fontane da parte dell’Ato che dovrebbe preoccupare notevolmente i sindaci attuali e futuri di tutta la Bassa friulana».
Intanto nell’incontro promosso dal Cafc la scorsa settimana con i sindaci dell’ex Cdl, su allacciamenti e linee guida emanate dall’Ato, sindaci che si sono visti recapitare gli elenchi dei cittadini che devono allacciarsi alla pubblica doppia fognatura, come stabilito dal regolamento del Tubone, confermato poi dall’assemblea dei sindaci dello scorso dicembre, tutti i sindaci si sono detti d’accordo sulla necessità di allacciarsi per una maggiore tutela ambientale e allo studio ci sono misure che possano attenuare le difficoltà dei cittadini attraverso convenzioni con studi tecnici e istituti di credito, mentre il Cafc organizzerà sportelli informativi sul territorio. I sindaci di Cervignano e San Giorgio e il commissario di Torviscosa, hanno chiesto di concedere ai cittadini un tempo maggiore per presentare le richieste di autorizzazione ed effettuare i lavori, che per taluni comporteranno costi notevoli. (f.a.)
Cittadini
Mercoledì 23 febbraio alle ore 20.30
presso la Sala Conferenze di Villa Dora
a San Giorgio di Nogaro
Assemblea Pubblica
Lunedì 21 febbraio il Comitato incontrerà ad Udine il Direttore dell’ATO Ing. Canali, il Direttore del CAFC, Ing. Battiston e il Commissario del Comune di Torviscosa Dott. Di Nardo per fare il punto su canoni, rimborsi, allacciamenti, sfioratori …
Quindi viene indetta l’assemblea del 23 febbraio per aggiornare la popolazione su questi problemi
Qui vogliamo per il momento puntualizzare il fatto che è anche ora che Pietro del Frate, Paride Cargnelutti e Lucio Cinti parlino chiaramente alla popolazione.
La nostra impressione è che:
1) Pietro del Frate, dopo una momentanea apertura, abbia ora ripreso una posizione ambigua.
2) Paride Cargnelutti è sempre stato zitto, ma essendo quello che ha messo Armando Di Nardo a commissario nel Comune di Torviscosa vuol dire che ha sposato la politica del tubo di Florit (ora passato al CAFC da dove tenta di continuare a comandare);
3) Lucio Cinti ultimamente si potrebbe dire che ha anche tentato di fare qualcosina; per esempio ha richiesto che l’ATO prenda una decisione esplicita sullo sfioratore di Via dell’Istria, ma l’ATO non ha dato nessuna risposta.
Bisogna ricordare che a San Giorgio ci sono alcune centinaia di famiglie (nelle Vie: Piave, Isonzo, Tagliamento, Cadore, Foscolo; Bombaiù, Adria; Tiziano, Martiti della Libertà, Tirrenia; dell’Ancona, Coronis Alta, Istria, Marittima, che sono soggette alla truffa dello “sfioratore” il che significa pagare il canone di depurazione anche se non c’è il servizio e non aver diritto ai rimborsi come tutti gli altri cittadini. Infine, sui rimborsi diciamo solo che l’ATO ha preso la decisione, tutta politica, di andare in soccorso dei Gestori e di limitare i rimborsi a 5 anni.
Comitato di Difesa Ambientale
fip San Zorz 18 fevrar doi mil e undis
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Bengasi festeggia la liberazione

Donne in piazza a Bengasi
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Messaggero Veneto del 20/02/11
No Tav, ricorso all Unione europea E il primo maggio tutti in piazza
BAGNARIA ARSA. I cittadini, almeno quelli più direttamente interessati dal passaggio della linea ferroviaria ad alta velocità e capacità, non si sentono tutelati dalle rispettive amministrazioni comunali ed ecco, allora, affidarsi al Comitato no-Tav per predisporre le osservazioni al progetto da inviare a Roma entro il 28 di questo mese. È questo quanto emerso nel corso dell’incontro pubblico indetto dal Comitato. Nella sala parrocchiale di Bagnaria Arsa erano molti di più i volti di persone provenienti dagli altri centri della Bassa, pochi invece, ancora una volta, quelli residenti nel territorio del comune dove si è svolta l’assemblea.
Giancarlo Pastorutti ha elencato il decalogo delle osservazioni, lamentando la “ghettizzazione” usata nei suoi confronti dagli amministratori di Bagnaria e la difficoltà di avviare un confronto, rimasto, purtroppo, fino ad oggi inevaso sul tema scottante del passaggio della Tav nel territorio “di casa”.
Pastorutti ha quindi illustrato i dieci punti che sono parte integrante delle osservazioni dei cittadini da inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno entro il 28 di febbraio al ministero per i Beni e le Attività Culturali, al ministero dell’Ambiente e della Tutela del mare, alla Direzione centrale Ambiente della Regione e alla Commissione Petizioni della Comunità europea.
Nel dettaglio i punti riguardano: la scorrettezza usata nell’invio della documentazione tanto che i tempi materiali per presentare le opportune osservazioni da parte dei cittadini non coincidono con quelli concordati; la mancata applicazione della convenzione di Aarhus che prevede la partecipazione della gente ai processi decisionali; la richiesta di separazione dei Via (valutazione impatto ambientale)ora avviate su quattro tronconi; la mancata presenza nei progetti del calcolo estimativo (costi-benefici); l’effetto impattante sul territorio con la creazione di molti cantieri; la presenza di viadotti elevati ( si cita ad esempio Porpetto con strutture di 11-12 metri); la carenza di caratteristiche geo-meccaniche dei suoli interessati dovuti alla presenza di terreni di bonifica; le vibrazioni alle quali saranno sottoposti gli edifici in prossimità del passaggio dei treni. A sollevare gli umori della platea si alza la voce di Paolo De Toni.
«C’è una responsabilità, che definisco storica, nel tentare di fermare questa “disgrazia” – attacca uno dei leader del comitato no-Tav – e a questa assemblea faccio queste proposte. La battaglia che ci attende è di lunga durata. Dobbiamo cercare di coinvolgere l’Europa e alla Comunità sia data la possibilità di creare una commissione apposita che esamini e studi i vari progetti attinenti i vari corridoi. L’assessore Riccardi deve ancora darci risposte precise» puntualizzae con piglio De Toni, che poi consiglia una grande manifestazione di piazza per il Primo maggio e una assemblea plenaria da tenere in un grande centro della regione.
Sandro Sandra
Infrastrutture, Pd contro la giunta
UDINE. «Non c’è un progetto complessivo e i Comuni sono tagliati fuori dalle decisioni che riguardano le infrastrutture del Friuli Venezia Giulia». Da qui la necessità di un «un nuovo accordo Stato-Regione sulla piattaforma logistica transnazionale, che comprende il Corridoio V, l’Adriatico-Baltico e il Superporto Unicredit e di un patto di stabilità e sostenibilità, dove Regione e comuni possano condividere obiettivi, procedure, tempi e strumenti di collegamenti via mare e via terra».
Il Pd ha organizzato per ieri mattina a palazzo Kechler un convegno dal titolo «Il mondo cambia. La Regione è ferma. Costruiamo il nostro futuro. Non c’è un metodo – ha detto il segretario regionale del Pd, Debora Serrachiani – si lavora a pezzi. Sul Superporto e sulla Terza Corsia la Regione assume degli impegni, ma poi rischia di essere tagliato fuori dalle rotte internazionali se non c’è un progetto complessivo. Sull’Alta velocità, il rapporto con il Veneto è del tutto carente e ci vuole un tavolo permanente che coinvolga istituzioni locali e popolazione».
Secondo Debora Serrachiani la Regione è ferma, mentre la Slovenia e l’Austria sono più dinamiche di noi. «Tanto per fare un esempio, Il piano regolatore per il raddoppio del porto di Capodistria – ha spiegato – è già stato depositato. E se perdiamo i porti, rischiamo di perdere anche i Corridoi V e Adriatico-Baltico. In Europa si fanno valutazioni più ampie e se la Regione non si impegna nel proporre il Friuli Venezia Giulia come Progetto Paese perde letteralmente un treno».
«La mobilità investe Udine sotto tre punti di vista – ha detto ieri il sindaco Furio Honsell – il trasporto pubblico locale ha un piano vecchio di 20 anni, la Regione deve accelerare i tempi se vuole riformare il bando entro il 2014. Bisogna valorizzare il trasporto merci sulla rete ferroviaria. C’è scarsa attenzione sulla Udine-Tarvisio, mentre bisognerebbe pensare alla tratta Abs-Buttrio per caricare l’acciaio sulle ferrovie, invece che su gomma». Anche nella provincia di Pordenone, ci sono molte situazioni da prendere in considerazione. «Non bisogna solo pensare all’Alta velocità – ha detto il sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello – ma anche a collegarla ai vari distretti industriali. E’ necessaria una bretella Casarsa-Portogruaro. E bisogna pensare ad una metropolitana leggera da Portogruaro a Pordenone. Per quanto riguarda il trasporto su gomma, manca un collegamento autostradale Pordenone-Udine».
Ilaria Gianfagna
Il piccolo del 19/02/11
Tav, è arrivata la Via Ora Duino Aurisina vuole una proroga
di TIZIANA CARPINELLI
DUINO AURISINA È una brutta gatta da pelare, quella che si troverà a gestire, nei prossimi due mesi, l’amministrazione comunale di Duino Aurisina. Lo ammette anche il sindaco Giorgio Ret, che ieri a furia di analizzar tracciati, cartografie e legende c’ha «quasi – e sono le sue parole – rimesso la vista».
La patata bollente ha un nome cortissimo: Via, Valutazione d’impatto ambientale, la procedura amministrativa finalizzata a individuare le conseguenze prodotte dell’attuazione di un progetto. Ma a dispetto del nome cortissimo si trascina dietro una mole impressionante di documentazioni. Che, per stamparle tutte, è necessario rivolgersi – come ha fatto il Comune – a una tipografia. Il progetto in questione, invece, è quello dell’Alta velocità (tratta Ronchi-Trieste), che il Consiglio comunale dovrà appunto esaminare nelle prossime settimane per esprimere le sue osservazioni.
Un paio di giorni fa, infatti, è pervenuta in municipio la Via, atto conseguente al progetto preliminare che Italferr ha depositato per la pubblica consultazione a fine dicembre. «La documentazione è molto complessa – così Ret -: ci siamo rivolti a una tipografia triestina per darne stampa e distribuirne copia ai consiglieri, ma il conto presentatoci di 4mila euro ci ha fatto desistere. Ho allora iniziato a leggere le carte, assistito da un ingegnere, ma la vedo brutta. La materia è così complessa e piena di diciture e sigle che pure gli esperti sono in difficoltà. Se la situazione non si sbloccherà lunedì, alla riunone dei capigruppo fissata coi tecnici, chiederemo formalmente alla Regione di concederci una proroga: temo infatti che il tempo a disposizione non sia sufficiente. Anche per questo, inviterò alla Seconda commissione consiliare, convocata invece giovedì, l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi».
Nel Comune sarà realizzato un ”Posto di movimento” che prevede la dismissione dell’impianto di Aurisina. La nuova linea AV/AC terminerà in corretto tracciato con l’attuale linea per Villa Opicina, mentre il ”Posto di movimento” garantirà l’interconnessione tra la nuova linea e i binari della storica Trieste-Villa Opicina. Il prolungamento tra la stazione di Aurisina e la cintura merci di Trieste sarà assicurato da una bretella con un’ascesa massima del 12,5%, che s’innesterà mediante un bivio a raso a 60 km/h sulla cintura merci del capoluogo, per consentire il collegamento con Campo Marzio. Stando al progetto, nella sottotratta Ronchi-Aurisina sarà presente un traffico misto passeggeri/merci, con 8 treni a lunga percorrenza e 186 treni merci, per un totale di 194 mezzi. Nel tracciato Aurisina-Trieste, invece, il traffico sarà esclusivamente merci (88, di cui 53 diurni e 35 notturni).
L’analisi della carsificazione epigea e ipogea evidenzia come dei circa 21 chilometri di percorso nei calcari, circa 4,7 potranno interferire con strutture carsiche. Il fenomeno non è equamente distribuito: dei circa 14 km del primo settore – da Monfalcone a San Pelagio – circa 1.400 sono i metri (10%) in cui sarà probabile la presenza di strutture carsiche verticali concentrate. Nel secondo settore (5 km) il 60% del tracciato (2.900 m) potrebbe interferire con strutture carsiche complesse (pozzi e gallerie) di dimensioni anche superiori a 5 m. Nel terzo settore (1,4 Km), saranno 400 i metri a rischio (30%). La creazione delle opere in sotterraneo (due canne a singolo binario e una canna a doppio binario) implicherà l’asportazione di un considerevole volume di materiale. La terra da scavo che dovrà essere portata in discarica, con riferimento alla tratta Ronchi-Trieste, è pari a 730mila metri cubi, mentre quella da conferire in rinterri, recuperi e riambientalizzazioni è pari a 3 milioni 300mila mc. Alla luce di ciò, per l’area di sua competenza, il sindaco Ret chiede il trasporto su rotaia.
Del Bello (Pd): no alla Tav sul Carso
Una forte correzione del tracciato Av/Ac Ronchi-Trieste, proposto da Rfi, evitando di intaccare il Carso, coniugando il rispetto ambientale con lo sviluppo logistico e infrastrutturale. Lo propone il consigliere comunale e provinciale, Fabio Del Bello, che sta preparando una mozione da presentare sia in Consiglio provinciale che in Consiglio comunale a Monfalcone. Allegati ci sono 4 dispositivi deliberativi, il primo dei quali lo scorporo della tratta Ronchi-Trieste dalla Legge Obiettivo.
Del Bello ha ”smontato” il progetto di Rfi, mantenendo gli interventi funzionali per la tutela del Carso e per lo sviluppo. Il consigliere passa in rassegna sette tesi. Ricorda la bocciatura del piano Av/Ac carsica nel 2005 da parte della Commissione nazionale di impatto ambientale e del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Quindi, evidenzia: «La Slovenia non realizzerà mai la Tav. Significa che l’Alta velocità si ferma proprio sul Carso». La terza tesi s’incentra sul rapporto costi-benefici: Del Bello pone il problema dell’effettiva ”attrattività della ferrovia”, considerando che «stando a studi e previsioni, lo spostamento dei traffici dalla gomma alla rotaia viene ipotizzato in termini modesti. C’è da chiedersi quale sia l’effettivo beneficio, di fronte a un investimento finanziario stimato in 7,5 milioni di euro nella nostra regione». Il consigliere, nella tesi numero 4, pone gli interrogativi in ordine all’impatto della cantierizzazione, per quanto riguarda gli scavi delle gallerie e per la viabilità del monfalconese, in particolare riferendosi alla demolizione del cavalcavia tra Monfalcone e Ronchi e alla ”rivisitazione” del sottopasso di San Polo. Esprime anche i timori sotto il profilo ambientale legati al Timavo e all’idrologia ipogea.
Il consigliere quindi propone un’alternativa, prendendo a prestito lo studio eseguito dall’ingegner Andrea Debernardi, per conto del Wwf, dedicato ai «Lineamenti strategici per lo sviluppo della rete ferroviaria del Friuli Venezia Giulia». Sostanzialmente, si parla di un potenziamento tecnologico della rete ferroviaria esistente, del raddoppio della linea Cervignano-Udine e della realizzazione della linea Capodistria-Divaccia collegando Trieste a Capodistria. E ancora, il potenziamento della tratta Monfalcone-bivio Aurisina e la nuova tratta Ac tra Mestre e San Giorgio di Nogaro e tra Lubiana e Divaccia. Il tutto, a costi inferiori, sostiene Del Bello, evitando di intaccare il Carso.
Del Bello condivide, invece, la ristrutturazione ed il potenziamento della rete ferroviaria esistente in funzione della portualità, facendo in particolare riferimento al Corridoio Adriatico-Baltico, potenziando il collegamento Nord-Sud, evidenziando altresì la ”rivisitazione” delle ”strettoie” rappresentate dalle colline del Semering, per Vienna, e dagli Alti Tauri, per Salisburgo-Monaco. Infine, ricorda le proposte della Provincia, in relazione all’abbassamento-interramento della linea che attraversa Ronchi, fino alla stazione di Vermegliano. «Il documento – conclude Del Bello – è al vaglio di alcuni tecnici di alto profilo che collaborano con il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, e sarà sottoposto all’attenzione delle maggioranze consiliari e poi reso pubblico». Intanto oggi alle 11, all’ex Pretura cittadina, sarà presentato il progetto di istituzione del Parco regionale e poi internazionale del Carso tra Italia e Slovenia. Interverranno Graziano Benedetti del Wwf e Gianpaolo Zernetti, presidente del Cai. Il progetto riserva a Monfalcone un ruolo da protagionista e di traino. (la.bo.)
Marzo 17th, 2017 — Nocività
da Il Piccolo
Incidenti sul lavoro, operaio della Fincantieri cade da ponteggio e muore
Secondo le prime informazioni l’uomo, dipendente di una ditta esterna al cantiere, è precipitato da un ponteggio, morendo poco dopo essere stato soccorso. Le Rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento hanno proclamato lo sciopero immediato
MONFALCONE Un volo di venti metri sulla “Magic”, lungo un cunicolo buio percorso da un groviglio di tubi. Lo schianto su una condotta d’aerazione. Fine orribile ieri in Fincantieri per un operaio bengalese di 22 anni, Mia Ismail, giunto a Monfalcone due anni fa. L’infortunio si è verificato alle 11.30 di ieri sul 12° ponte della passeggeri in allestimento. I sanitari hanno tentato per circa un’ora di rianimare il ragazzo.
Ma attorno alle 12.30 hanno dovuto arrendersi: il corpo di Mia Ismail, che aveva iniziato il suo turno sulla “Magic” attorno alle 8, è uscito a bordo del carro funebre verso le 13, tra due ali di connazionali e colleghi fermi ad aspettare fuori dallo stabilimento dopo lo sciopero dichiarato dalla Rsu. L’infortunio si è verificato sulla passeggeri di 130mila tonnellate che fra una decina di giorni dovrebbe prendere il mare per i test in Alto Adriatico. Ismail era alle dipendenze di una ditta di coibentazione, la Tis (Tecno Impianti Service), di cui è titolare Salvatore Cozzolino: venti dipendenti, un quarto del Bangladesh. La Tis è una delle circa trecento ditte dell’appalto Fincantieri.
Alle 11.30 circa Mia Ismail si trovava, con due connazionali e il caposquadra italiano, sul 12° ponte della “Magic” davanti a un cunicolo imbullonato che attraversa in verticale tutta la passeggeri: un groviglio di tubi. Non è ancora chiaro perchè, dopo l’apertura del vano d’accesso, il ragazzo si sia avventurato all’interno, con un buio pesto e solo una tavola o poco più a proteggerlo da eventuali cadute. Ma così è stato.
Saranno le inchieste aperte dalla magistratura e dalla stessa azienda a chiarire come sia potuto accadere. Le conseguenze dell’atto sono state tragiche. Il ragazzo è scivolato dal tavolaccio ed è precipitato nel cunicolo, sbattendo tra i tubi e gli spuntoni e finendo, otto ponti più sotto. Quando è stato soccorso dai sanitari dava ancora segni di vita. Ma è apparso subito chiaro che le speranze di salvarlo erano legate a un miracolo.
La notizia della sua morte si è diffusa nello stabilimento con un passaparola attorno alle 12.30. L’epilogo è apparso evidente quando l’elicottero dell’Elisoccorso, atterrato nello stabilimento, se n’è andato vuoto. Ma già mezzora prima le Rsu avevano invitato tutti gli oltre cinquemila lavoratori a lasciare lo stabilimento. L’esodo è stato immediato in un clima di tensione evidente: facce sconvolte, momenti di disperazione per centinaia di bengalesi.
E commenti a senso unico delle tute blu: «Benvenuti nella macelleria Fincantieri», «Qui si entra ma non si sa se si esce». «In queste condizioni qui dentro non si può più lavorare, colpa delle ditte e della politica degli appalti». E ci sono stati momenti di tensione, attorno alle 13.30 di ieri, appena fuori dallo stabilimento, davanti all’ingresso operai, quando un’autocivetta della polizia è uscita dai cancelli con a bordo il titolare della Tis e uno degli operai che aveva assistito all’incidente. La vettura è stata circondata e bloccata da decine di bengalesi. Volevano garanzie sul collega, risolte chiamando un interprete per raccogliere la deposizione.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Superate le 200 visite
“Erhal, erhal”
Intanto uno slogan Libia, Iran, Egitto e Tunisia dittatori e CIE vi spazzeremo via
E’ chiaro che da un punto di vista geo-politico i CIE sono soprattutto un complemento al mantenimento dei regimi dittatoriali del nord-africa con i quali l’Italia (sicuramente, da Craxi a Berlusconi, con Libia, Egitto e Tunisia), per i propri interessi economici, è culo e camicia.
E’ ora evidente che la politica di Berlusconi, Maroni e Frattini è completamente fallita. Se, nella fattispecie, ci sono, ed ancor più ci saranno, gli esodi di massa sarà solo colpa loro. Non si ferma la storia. 80 mila? 300 mila? Anzi per il futuro aggiungiamoci pure gli eco-profughi delle catastrofi ambientali e così abbiamo il quadro più realista della situazione a venire. Viceversa va ovviamente anche detto che nessuno scappa da casa sua se ci può vivere in maniera almeno decente. Da questo punto di vista i CIE sono oramai una foglia di fico per coprire le vergogne del puttanaio razzista, italiota, leghista, berluskoniano, sempre più corrotto (lo dice la Corte dei Conti) che ci governa e che ogni giorno ci bombarda con le sue schifezze e le sue menzogne.
Aggiornamento del 27 febbraio: Lager a pezzi
Aggiornamento del 25 febbraio: cinque arresti dopo la sommossa.
Aggiornamento del 24 febbraio: nuova rivolta dentro il CIE. Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo
24/02/11
Lavori della Tav a Villa, all’internodelle caserme il passaggio dei camion
VILLA VICENTINA Caserme dismesse per la Tav. É una delle proposte avanzate ieri dal sindaco di Villa Vicentina Mario Romolo Pischedda a Ministero e Regione, nel corso della prima riunione del gruppo tecnico, che ha il compito di decidere entro un anno quale utilizzo fare del vecchio colosso militare. L’incontro fra il primo cittadino e i rappresentanti del Ministero della difesa e della Regione è durato buona parte della giornata, tanto quanto il tempo di condurre un lungo sopralluogo all’interno dell’area dismessa, vasta più di 30 ettari. E ora, a ridosso del progetto preliminare della Tav e delle relative osservazioni che il Comune deve presentare entro la fine del mese, l’urgenza sul possibile uso delle vecchie caserme è diventata un’altra. Una delle forti perplessità alla grande opera riguarda infatti il problema del cantiere che verrà aperto per realizzare la nuova linea ferroviaria. Di questo si è parlato proprio lunedì, quando il sindaco ha illustrato ai cittadini le osservazioni all’Alta velocità. Il nodo riguarda il traffico intenso che comporterà il progetto ferroviario. Nel preliminare è stato previsto che, per raggiungere i binari, i mezzi pesanti dovranno passare nella strada che taglia in due il paese. Troppo a ridosso delle case, per Pischedda, che oltre a chiedere alla Regione di dirottarli quanto più possibile lungo la statale 14 Cervignano-Monfalcone, ieri ha proposto al gruppo tecnico delle vecchie caserme di usare le strade interne dell’area dismessa per far passare i camion. «Gli edifici militari sono inutilizzati da tempo – parla il primo cittadino – e ci vorrà molto prima di cominciare i lavori per valorizzarle. Tra le caserme esistono già delle strade interne. Perché allora non usarle per gli spostamenti dei mezzi pesanti, di modo da dirottare il traffico verso il cantiere della nuova ferrovia lontano dalle case?». «Considerando che si tratta di un’area vastissima su un piccolo paese – riprende Pischedda – la questione su come utilizzare le caserme è già molto complessa. E il problema ora è reso ancor più complicato dal futuro passaggio della linea ad Alta velocità. Essa impone infatti forti vincoli anche alle aree dismesse. Bisogna dunque trovare una soluzione che possa essere concretamente realizzabile da chi si prenderà in carico l’area». Come detto nel preliminare è stato previsto che, per raggiungere i binari, i mezzi pesanti dovranno passare nella strada che taglia in due il paese. Troppo a ridosso delle case e perciò la proposta ieri al gruppo tecnico delle vecchie caserme di usare le strade interne dell’area dismessa per far passare i camion. (el.pl.)
San Canzian frena sul raccordoTav, la giunta contesta il progetto Rfi per collegare le stazioni di Ronchi
SAN CANZIAN D’ISONZO L’amministrazione comunale di San Canzian d’Isonzo ha presentato le sue osservazioni al progetto preliminare dell’Alta velocità ferroviaria, indicando le criticità che il passaggio dell’opera creerà nel territorio di Pieris e Begliano. Assolto il suo compito istituzionale, la giunta Caruso pone però sul tavolo mandamentale un tema di riflessione, quello del mantenimento del raccordo ferroviario tra le stazioni di Ronchi Sud e Ronchi Nord per consentire un futuro collegamento passeggeri tra Gorizia, aeroporto di Ronchi e Monfalcone. Richieste sulla trasformazione del raccordo, che già ora crea notevolissimi problemi alla viabilità lungo la statale 305, in metropolitana leggera ce ne sono del resto state in questi giorni di dibattito sul progetto di Italferr. Secondo l’amministrazione di San Canzian, il problema «non è il mantenimento del raccordo esistente o il suo potenziamento, ma l’adeguamento dello stesso alle esigenze future, adeguamento che dovrà prevedere la possibilità ai convogli da e per Gorizia l’inversione del senso di marcia». Come ricorda l’amministrazione di San Canzian, le scelte tecniche possibili per soddisfare questa esigenza sono state già individuate da Rfi in progetti precedenti. Si trattava del progetto della cosiddetta “goccia con il by-pass per Udine” (che prevedeva una linea ferroviaria sopraelevata da Begliano a San Pier d’Isonzo), la sua variante “palloncino”(un tratto in galleria dall’aeroporto di Ronchi a Redipuglia) e, ultima in ordine cronologico, la “racchetta”. In questo caso l’ipotesi progettuale comportava un tracciato in galleria dall’abitato di Dobbia a quello di Ronchi. Tutte soluzioni contro le quali il Monfalconese si era opposto, visti gli impatti previsti. «Ora si chiede se sia auspicabile un tale spreco di territorio, quale che sia l’ipotesi realizzativa – pone come interrogativo ai Comuni del Monfalconese la giunta Caruso – a fronte di un risibile incremento di passeggeri aeroportuali». Laura Blasich
22/02/11
Tav, Duino teme l’inquinamento falde
DUINO AURISINA Agguerriti fino alla punta dei capelli. La riunione congiunta dei capigruppo e dei componenti la Seconda commissione consiliare permanente ha registrato ieri mattina la piena sinergia d’intenti tra esponenti di maggioranza e opposizione, che hanno affilato le unghie per difendere il territorio dalla Tav. Le prime osservazioni alla Via, in procinto di formalizzazione, hanno trovato infatti l’appoggio di tutti i presenti. Che oltre a concordare sulla necessità di ottenere un dilazionamento dei tempi per la disamina dei documenti, hanno fissato precisi paletti e sulla necessità di smaltire i materiali di scavo e sull’esigenza di proteggere gli abitati da polveri o rumore. Altro problema affrontato: la compatibilità del tracciato con le opere che a breve dovrebbero essere realizzate sul territorio, vedi il sottopasso di San Pelagio, e l’impatto dell’Alta velocità sul paesaggio. «Uno dei maggiori pericoli rilevati – ha esordito il presidente della Seconda commissione, Fabio Eramo – è rappresentato dallo smaltimento della raccia». «Le perforatrici – ha chiarito Maurizio Rozza, consigliere dei Verdi – così come le macchine stabilizzatrici vengono trattate con oli minerali: il rischio di inquinamento delle falde, in assenza di accorgimenti studiati a tavolino, è per il suolo carsico altamente probabile. Vale la pena ricordare che nel Mugello, in presenza di terreni argillosi, al termine dei lavori si era riscontrata la presenza di oli minerali pari a 4 grammi per chilo di roccia. Inutile sottolineare quanto più fragile sia, sotto questo profilo, l’area del Carso». La Seconda commissione si riunirà venerdì mattina per procedere ulteriormente nell’analisi della Via e delle cartografie depositate. (ti.ca.)
Messaggero Veneto
Del 24/02/11
Tav, lunga lista di obiezioni al progetto
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone ha inoltrato a Regione e Italferr le proprie osservazioni al progetto Tav, che vede messe in pericolo case, attività commerciali, viabilità, ma anche un’area naturale preziosa e unica come quella carsica. Nella lista presentata dall’ente si parte dai problemi, enormi, creati dalla realizzazione della Tav al sistema della mobilità cittadina.
A spaventare di più sono comunque l’eliminazione del cavalcaferrovia di via I maggio e la sua sostituzione con un sottopasso, perché la prospettiva è vedere bloccato per un periodo lunghissimo l’accesso a ovest della città. Fra l’altro, c’è il problema della visibilità dell’incrocio con via XXIV maggio. Il sottopasso di San Polo dovrà essere allungato, ma con quali interferenze, chiede l’amministrazione, con le viabilità di accesso all’area residenziale posta a nord o con quelle di accesso al centro commerciale?
Inoltre, dalla planimetria e dal profilo longitudinale di progetto non sarebbe chiara la risoluzione dell’interferenza tra la linea storica Udine-Trieste con la provinciale per Selz-Doberdò. Sono segnalate anche la criticità dell’eliminazione del passaggio a livello di San Vito (pur se nel territorio comunale di Ronchi), ma anche l’incertezza esistente nel progetto rispetto al futuro della linea che da Ronchi sud raggiunge il cantiere navale. Dal progetto presentato non si riescono a determinare l’eventuale mantenimento del passaggio a livello di Selz e, quindi, l’eventuale chiusura della viabilità utile per raggiungere la frazione Selz di Ronchi, lo Zochet e Doberdò. Criticità notevoli sono state rilevate anche rispetto alla viabilità di cantiere, nella quale Italferr ha inserito l’asse di via Duca d’Aosta-piazza della Repubblica-corso del Popolo-salita Mocenigo.
Percorso «non praticabile», come obietta l’ente locale, ma l’amministrazione chiede di rivedere anche la viabilità di cantiere nell’area limitrofa al presidio ospedaliero, perché «interferisce con la viabilità dedicata all’attività dello stesso, in particolare con gli accessi del pronto soccorso».
Rispetto al Carso, accanto all’ambiente vi è la storia, dalle trincee della prima guerra mondiale alle alture dello Zochet, Gradiscata e Rocca. Le zone maggiormente interessate dai progetti Tav e Ac coinvolgono lo Zochet e la sella di quota 26 a est, di cui sarebbero di fatto azzerate la valenza e la possibilità di fruizione, la fascia a monte della sede ferroviaria che da San Poletto raggiunge la stazione ferroviaria di Monfalcone, il versante nord che dalla “Gradiscata” arriva fino al canalone che scende dalla trincea Cuzzi, passando sotto la Forcate (quota 62), la Rocca, quota 98.
Nella lista non sono naturalmente dimenticate le case che si prevede di dover demolire. (c.v.)
Porpetto, Tav: Uniti e Insieme venerdì incontrano i cittadini
PORPETTO. I gruppi civici “Uniti per rinnovare” e “Insieme per Porpetto”, coordinati rispettivamente da Margherita Zanchin e Sigifredo Gheller, scendono in campo per discutere sulle problematiche e dare chiarimenti relativi al tracciato della Tav sul territorio comunale, incontrando, come prima uscita, i cittadini di Porpetto venerdì 25, alle 18 al bar Al Milione a Corgnolo di Porpetto. «Tale incontro – sostengono la Zanchin e Gheller – è nato dalla volontà dei due gruppi di impegnarsi insieme per le problematiche afferenti il territorio di Porpetto e concertare così una linea di lavoro comune per il futuro».
In questa occasione i due gruppi esporranno le osservazioni al progetto preliminare alla Tav, giudicato altamente impattante per il territorio di Porpetto, in particolar modo per le abitazioni, le aziende agricole e le attività imprenditoriali e commerciali ubicate in prossimità della Linea Ferroviaria Alta Velocità e Alta Capacità. I responsabili si renderanno disponibili a distribuire ai cittadini interessati ad esprimere le proprie osservazioni i moduli che dovranno essere spediti agli organi competenti entro il 28 febbraio, termine ultimo fissato per la presentazione delle osservazioni.
Ricordiamo che sulla questione inerente il tracciato della Tav, Porpetto è uno dei due comuni, assieme a Villa Vicentina, che non hanno siglato “l’accordo Sonego”, a causa dell’impatto che questa linea di Av/Ac produrrà nel territorio comunale, il cui tracciato, in parte, passerà sopraelevato l’area artigianale commerciale porpettese, dove diversi artigiani e piccole imprese hanno investito i loro soldi e oggi si trovano ad avere “sopra la testa”, il passaggio della Tav, tant’è che molti di loro chiedono il ritorno al “vecchio” progetto, ovvero quello parallelo all’autostrada. (f.a.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
A quasi cinque anni dall’apertura, passati tra continue rivolte, atti di autolesionismo e violente repressioni, il CIE di Gradisca d’Isonzo è stato distrutto dai suoi stessi reclusi molti dei quali provengono dalle rivolte nordafricane.
Alla luce di quanto successo chiediamo che venga trovata una sistemazione dignitosa per i migranti e che la struttura venga chiusa e mai più riaperta, assieme agli altri CIE del territorio italiano.
La politica di gestione delle migrazioni degli ultimi anni ha dimostrato la sua natura razzista e demagogica ed i CIE non sono altro che un’ulteriore vessazione per i migranti ed una speculazione affaristica sugli appalti per i soliti nomi.
Per questi motivi assieme alle altre realtà libertarie della regione saremo il 12 marzo di fronte al CIE per chiederne l’immediata chiusura.
Coordinamento Libertario Isontino