Marzo 17th, 2017 — Manifestazioni locali
A Pordenone, ben oltre un migliaio di migranti hanno manifestato, rumorosi e determinati alla manifestazione indetta dall’Associazione Immigrati a cui ha aderito e partecipato anche Iniziativa Libertaria che da anni segue e incalza il razzismo in città e provincia ad opera della Lega e della destra in genere con l’assordante silenzio della sinistra istituzionale.
Una manifestazione davvero sentita e partecipata oltre ogni aspettativa nonostante qualche settimana fa il presidente della Provincia Ciriani (noto postfascista ora in quota PDL) aveva sostenuto l’illegittimità della protesta invitando a negare l’uso della piazza e l’autorizzazione al corteo, sostenendo che sarebbero comunque stati la solita minoranza di poche centinaia di immigrati. La miglior risposta è arrivata non solo da circa 1500 “indesiderati” ma dai contenuti che hanno riempito i comizi sia all’inizio che alla fine del corteo.
Un corteo che si è snodato per tutta la città paralizzando il traffico cittadino e trovando in alcuni immigrati a rischio espulsione un’improvvisato blocco stradale che per una mezz’ora ha sostato all’incrocio di un’arteria importante di Pordenone, lasciando alla protesta il tempo di farsi sentire.
Il corteo si è quindi spezzato in due tronconi e infine uno spezzone di 300 persone si sono ricongiunte al corteo principale, oramai giunto davanti al municipio, dietro lo striscione “nostra patria è il mondo intero” dei compagni anarchici.
Numerose le bandiere rossonere sventolate anche dai migranti per tutto il corteo, una rabbia in sintonia con i contenuti di solidarietà che Iniziativa Libertaria ha espresso nel volantino “Fianco a Fianco” distribuito al corteo, contenuti ribaditi anche nell’intervento finale di un esponente libertario a cui è andato il fragoroso apprezzamento dei migranti. Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Loro
Avevamo già sperimentaro in Friuli il doppiogiochismo di Legambiente, ma anche del WWF e dei Verdi, sulla TAV fino al ruolo collaborazionista svolta da Maurizio Rozza nel Comune di Duino Aurisina, Ora anche in Veneto emerge in maniera assolutamente chiara il ruolo collaborazionista di Legambiente.
Riportiamo un recente report in seguito ad una manifestazione del gruppo L’Altra Tav (promosso da Legambiente) del 5 febbraio in Veneto
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Una nota a commento di quanto avvenuto oggi in Piazza a San Donà di Piave alla Manifestazione dell’Altra TAV :
ho partecipato a tantissime manifestazioni ma mai mi era successo che intervenisse qualcuno a dirmi che non potevo parlare e che mi intimasse di andarmene perché quella era la” loro” dimostrazione !!! E’ stato quel rappresentante di NEGAMBIENTE (parla del Signor Billotto) che era intervenuto alla assemblea di Quarto il 24 gennaio scorso a Quarto d’Altino. E questo per il fatto di aver espresso a mezzo megafono, in coda al corteo, che non condividevo che venisse proposto “un’altra Tav “, ma che si dicesse NO TAV né alta né bassa !!
Lo sapevo benissimo che la manifestazione era impostata in quel modo, ma siccome credevo che ancora ci fosse libertà di pensiero e di parola, sono venuta alla manifestazione ad esprimere , non con le bombe, ma con la parola , la mia contrarietà. Mai mi sarei aspettata che, giunta in piazza , addirittura due poliziotti si avvicinassero …… per dirci che erano stati incaricati di dirci che noi non eravamo ben accette alla manifestazione e che pertanto non ci sarebbe stato dato la possibilità di eventualmente intervenire dal palco , nè , così ci era sembrato in un primo momento, di avvicinarci al palco stesso . Poi quest’ultima cosa per fortuna ci è stata permessa ma io mi sono trovata ad essere una sorvegliata speciale con uno della polizia di stato in borghese che mi ha tallonato fino alla fine e che mi ha impedito di usare il megafono.
Stiamo scivolando verso un regime !!! o forse ci siamo già ….
Dal palco poi sono state dette anche delle cose condivisibili ma una, proferita dai più, le ha vanificate tutte, dal fondo, e cioè che il TAV è un’opera strategica, che L’Europa la vuole e che serve allo sviluppo. LA BUFALA che vanno ripetendo da destra e da sinistra ( infatti l’ha detta anche il parlamentare LUIGI VIOLA del PD) Lo spettacolo più immondo l’ha presentato il vicepresidente della provincia di VE , Dalla TOR. I coltivatori mi hanno dato l’impressione che siano molto disinformati. Comunque speriamo di rivederci . vi do notizia qui sotto di un prossimo appuntamento :
7 FEBBRAIO 2011, ORE 20.30, SALA PARROCCHIALE DI CHIESANUOVA, via chiesanuova n.70, 30024 Musile di Piave (VE) – esattamente in fianco alla chiesa
INIZIA LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE DA PORTARE IN UNIONE EUROPEA CONTRO QUEST’OPERA ASSURDA
– MICHELE ZANETTI: introduzione
– CARLO GIACOMINI, Docente IUAV: presentazione del progetto, problematiche, analisi alternative
– SPESSOTTO ARIANNA: illustrazione della Petizione e avvio raccolta firme
Marzo 17th, 2017 — Manifestazioni locali
da Messaggero Veneto di Pordenne
Immigrati in corteo a Pordenone con qualche momento di tensione
di Martina Milia
PORDENONE. Il cuore africano di Pordenone chiama. Chiede diritti e dignità. In centinaia – 1500 per gli organizzatori, più di 500 per la Questura – gli immigrati che hanno sfilato in corteo per denunciare una situazione, dal rinnovo dei permessi di soggiorno al lavoro, invivibile. Non senza momenti di tensione: con l’occupazione del piazzale della questura e il blocco del traffico.
«Se non cambierà, Tunisia ed Egitto anche qua». Recitava così uno dei tanti cartelli e striscioni che i cittadini stranieri residenti in provincia hanno portato in piazza ieri pomeriggio.
Forti del numero, i partecipanti si sono spinti oltre quanto avevano concordato con la polizia: hanno occupato il piazzale della Questura e l’incrocio tra viale Marconi via Matteotti e via XXX aprile. Qualcuno ha tentato di avvicinarsi all’ingresso della Questura, ma senza che il desiderio di occupazione suggerito da pochi prendesse il sopravvento. Altra interruzione del traffico in via Oberdan, dove non sono mancati diverbi con gli automobilisti spazientiti per il protrarsi dell’attesa. Proprio all’incrocio con corso Garibaldi si è fermata la coda del corteo, tra le imprecazioni di chi è rimasto in auto ad aspettare.
Gli organizzatori, dall’Associazione immigrati alle co,munità di stranieri ai sostenitori italiani di Rc e, nell’area anarchica, di Iniziativa Libertaria, non si aspettavano questa partecipazione. L’i nvito ai manifestanti è stato a rimanere calmi e aspettare l’esito degli imminenti incontri in Questura, Prefettura e Comune. «Se non saremo ascoltati – hanno spiegato Mauro Marra e Luigina Perosa (che sfoggiava un cartello con la scritta «immigrati non lasciateci soli con gli italiani») – torneremo in piazza, più numerosi».
Tante le storie. «Possibile che dopo 20 anni che sono qui devo rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno e adesso che sono senza lavoro rischio di essere mandato a casa senza un euro, dopo che ho pagato i contributi per 18 anni?» chiedeva Steve, 47 anni, originario del Ghana. «Chi rinnova il permesso deve aspettare un anno e più e quando arriva in questura a ritirarlo si trova con un documento che ha ancora la durata di un mese, poi deve ricominciare». E pensare che prima della Bossi Fini, fino alla metà degli anni ’90, «in due settimane avevi il documento».
E chi oggi è senza lavoro e senza permesso, magari ha tutta la famiglia qua: «Io ho comprato anche casa – racconta un altro cittadino –. E’ giusto che mi mandino via?».
C’è chi si lamenta perché vive con mille euro, 400 euro d’affitto e quattro persone a carico «ma il comune non mi dà niente perché mi ha detto che non può aiutare tutti». C’è chi, come Elizabeth, ha avuto una bambina senza avere il permesso di soggiorno. La bimba, nata in Italia, oggi ha quattro anni ma è ancora “clandestina”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
(06 febbraio 2011)
dal GAZZETTINO di Pordenone
Domenica 6 Febbraio 2011,
C’è chi, dopo anni in Italia, ha perso il lavoro e si è visto recapitare il foglio di via, ma in tasca non ha neanche i soldi per il biglietto di ritorno nel Paese d’origine per sè e la famiglia; chi è in attesa da due anni di un permesso di soggiorno che non arriva; chi lavoro e permesso ce li ha, ma ora deve affrontare lo scoglio dell’esame d’italiano per il permesso di soggiorno di lungo periodo. O chi fa tutti i giorni lo slalom fra i paletti della burocrazia. Oltre millecinquecento (per gli organizzatori) storie di ordinaria immigrazione, che ieri hanno pacificamente, ma rumorosamente invaso la città, nella prima grande manifestazione che ha portato in piazza problemi e denunce di una parte consistente della popolazione pordenonese che paga più ancora degli altri la crisi economica.
Adulti, giovani, ma anche famiglie con bambini e anziani, a dimostrazione di un’immigrazione che ha ormai radici solide. “Senza migranti l’Italia non va avanti” è il motto che hanno declamato più spesso, nel lungo corteo che ha attraversato tutto il centro facendo tappa davanti ad alcuni edifici simbolo dei disagi: Questura, Provincia (con slogan contro il presidente Ciriani) e Comune. Campanacci improvvisati, tamburi, sirene e tanti cartelli e striscioni scritti in un italiano inevitabilmente sgrammaticato: ogni strumento è buono per dare alla protesta, comunque, il volto di una festa. E se a qualcuno, durante il corteo, scappa un gesto di rabbia verso un cassonetto, subito compare qualcun altro a richiamarlo e a rimettere a posto. Sotto gli sguardi curiosi, sorpresi, a volte anche intimoriti e seccati dei pordenonesi («Non dovrebbero essere permesse queste cose», si commenta in Corso Garibaldi), il corteo si è mosso da piazzetta Cavour verso piazza XX Settembre, via Cavallotti, via Marconi, via XX Aprile e poi ancora giù verso il Corso, improvvisando pittoreschi sit in davanti ai (pochi) automobilisti fermi ai semafori. Qualcuno si è steso sulle strisce pedonali, qualcun altro ha sistemato i manifesti sui vetri anteriori di auto e bus, creando difficoltà al traffico. La stragrande maggioranza dei partecipanti è di origine africana: ghanesi, nigeriani, camerunensi, ma non manca chi arriva, per esempio, dal Pakistan. Esigua, invece, la presenza di italiani, a cominciare dai politici; unica eccezione, il consigliere regionale Roberto Antonaz. Nel corteo e nei discorsi al megafono si mescolano inglese, francese e non solo, ma a fare da collante è l’italiano, sia pure incerto, dei manifesti buttati giù lì per lì per far conoscere le richieste: “Dateci i nostri contributi e prendetevi nostri documenti”, “Contro il razzismo dell’85 per cento dei pordenonesi” e, con riferimento ai fatti recenti, «Se non cambierà, Tunisia ed Egitto anche qua».
«Abbiamo dimostrato che a Pordenone i migranti ci sono e sono anche incazzati – ha commentato alla fine della manifestazione il presidente dell’Associazione immigrati, Mauro Marra, dedicando la manifestazione al suo vice Kanish Mvudisa, recentemente scomparso – A questo punto fisseremo incontri con la Questura, la Prefettura e il Comune per portare avanti le nostre richieste. Vi richiameremo, state pronti».
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Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Una foto per la storia

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Marzo 17th, 2017 — Ultime
Ad Arcore
scarcerati
7 febbraio


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Marzo 17th, 2017 — Internazionale
intervista ad un compagno anarchico egiziano
1) Puoi dirci da quale movimento provieni?
Faccio parte di Bandiera Nera, un piccolo gruppo anarco-comunista Egiziano.
2) Il mondo sta osservando l’Egitto e in molti cercano di essere solidali. Tuttavia, poiché Internet è stato bloccato è difficile avere informazioni. Ci puoi dire cosa è successo in Egitto la scorsa settimana? Qual è il tuo punto di vista?
E’ Martedì che tutto è cominciato, c’è stata la scintilla che ha acceso il fuoco! Martedì ci sono state grandi manifestazioni nelle strade in tutte le città egiziane, il Mercoledì inizia la repressione. I manifestanti hanno iniziato cercando di finire il sit-in a piazza Tahrir il Martedì a tarda notte, e hanno continuato nei giorni successivi, in particolare nella città di Suez. Suez ha un valore particolare nei cuori di tutti gli egiziani: era il centro della resistenza ai sionisti nel 1956 e nel 1967, lo stesso distretto dove le truppe di Sharon hanno combattuto nel corso delle guerre israelo-egiziano. La polizia di Mubarak ha fatto un massacro uccidendo almeno quattro persone, almeno 100 i feriti, uso massiccio di spray al pepe, proiettili di gomma, pistole, e una strana sostanza gialla gettata addosso alle persone (può essere del “gas mostarda”). Venerdì 28 è stato chiamato il “Jumu’ah of Wrath” (Jumu’ah è la parola araba per descrivere il Venerdì. Venerdì [e Sabato] sono i giorni del fine settimana in Egitto, come in molti paesi musulmani. E ‘ il giorno sacro per l’Islam, perché le preghiere sono fatte in quel giorno, detto la preghiera del Venerdì). Era previsto, dopo questa preghiera, di marciare in corteo verso mezzogiorno. La polizia ha cercato di fermare il corteo con tutta la sua forza e la violenza, ci sono stati numerosi scontri al Cairo (al centro, a Mattareyah-est del Cairo). In tutto l’Egitto, in particolare nelle città di Suez, Alessandria, Mahalla (nel Delta del Nilo, uno dei centri della classe operaia), da mezzogiorno fino al tramonto hanno manifestato molte persone. Al Cairo, in centro, la manifestazione si è conclusa con un sit-in a piazza Tahrir [in arabo “liberazione”] dove si è deciso di continuare fino all’abolizione del regime di Mubarak. Le persone gridavano un unico slogan “il popolo domanda la fine del regime”. Al tramonto, alle 17 (ora locale), Mubarak ha dichiarato il coprifuoco e nelle città è stato inviato l’esercito. Il coprifuoco è stato seguito da una evasione pianificata dalla polizia che ha rilasciato dei criminali e gruppi di teppisti chiamati Baltagayyah. Il piano della polizia che prevedeva una grande fuga di criminali in molte carceri egiziane era finalizzato a spaventare la popolazione Egiziana. Nessun poliziotto, pochissimi soldati per controllare le strade, la gente era spaventata. Segue un battage mediatico della televisione egiziana, delle radio, dei giornali, sui saccheggi in molte città, sui ladri che hanno sparato alle persone. Ma in risposta molti egiziani si sono organizzati in “comitati popolari” per garantire tutte le strade. Questo, se
da una parte è stata accolto con favore dal regime che lo ha utilizzato per spaventare ancora di più la gente e dimostrare l’instabilità nel paese, dall’altra è anche un punto di partenza (dove appoggiarsi) per iniziare a costruire dei consigli di lavoratori.
3) Mercoledì (26 gennaio), ci sono stati scontri tra pro e anti-Mubarak. E ‘questo il modo giusto per descrivere l’accaduto? Chi sono i “sostenitori di Mubarak? Come questi scontri hanno influenzato l’atteggiamento generale della classe operaia egiziana? E ‘assolutamente sbagliato dire che si è trattato di un [semplice] “échaufourrés” tra anti e pro-Mubarak. [Si riferisce alla stampa egiziana, che ha presentato gli eventi come una semplice bagarre] Alla manifestazione pro-Mubarak hanno partecipato molti “Baltagayyah” [teppisti mercenari della polizia, informatori …] e nolti membri della polizia segreta che hanno attaccato i manifestanti a Tahrir Square. Personalmente penso che Mubarak si sente come il bovino che è stato appena ucciso e i suoi sacerdoti cercano di spargere il suo sangue. Si sente come Nerone, vuole l’Egitto in cenere prima della sua espulsione, cerca di convincere la gente che è sinonimo di stabilità, sicurezza e tranquillità. In questo senso, ha davvero compiuto qualche progresso: una santa alleanza nazionale contro i Tahrirites (manifestanti Tahrir) e contro il Comune Tahrir. Molti dicono, soprattutto nella classe media, che le manifestazioni dovrebbe finire perché l’Egitto è stato devastato dalle fiamme,è iniziata la carestia [l’alimentazione dei più poveri – le materie prime come il pane di cui gli Egiziani sono i maggiori consumatori al mondo – è completamente sotto il controllo dello Stato che detiene quindi l’arma alimentare ]. Ma questo non è del tutto vero, è solo esagerazione. Ogni rivoluzione ha le sue difficoltà e Mubarak utilizza la paura e il terrore è di rimanere al comando il più a lungo possibile. Personalmente, voglio dire che anche se i manifestanti fossero stati responsabili di questa situazione Moubarak se ne deve andare lo stesso, a causa della sua incapacità di far fronte alla situazione attuale.
4) Cosa pensi che accadrà la prossima settimana? La posizione assunta dal governo statunitense come può influenzare la situazione?
Nessuno può indovinare che cosa accadrà domani o la prossima settimana. Mubarak è un idiota testardo, e i media egiziani organizzano la più grande campagna mediatica nella storia in occasione delle proteste che saranno organizzate Venerdì, 4 febbraio. C’è la richiesta per un altro corteo di un milione di persone a Tahrir, chiamato il Venerdì del saluto ” La posizione assunta dal governo degli Stati Uniti ci interessa più di questo evento, Mubarak è un traditore che può uccidere tantissime persone, ma non può dire di no ai suoi padroni.
5) Qual è stata la partecipazione degli anarchici nella lotta di classe? Chi sono i loro alleati? (Ovviamente garantiamo la sicurezza nell’esprimerci)
L’anarchismo in Egitto non è una grande forza, è possibile trovare alcuni anarchici, ma non ancora grande forza. Gli Anarchici in Egitto si sono uniti ad entrambi gli eventi: le manifestazioni in piazza e i comitati dei cittadini per difendere la piazza dai teppisti: gli anarchici in Egitto sono una piccola speranza per la sopravvivenza di questi “consigli”. Gli alleati degli anarchici in Egitto sono i marxisti; ovviamente non è ancora il momento del dibattito ideologico. Tutta la sinistra chiama all’unità ma poi litiga su tutto e su niente. Gli Anarchici in Egitto sono parte della sinistra egiziana.
6) Quali forme di solidarietà possono essere costruite tra i rivoluzionari in Egitto e quelli dell’Ovest? Cosa si può fare subito e cosa dobbiamo fare nel lungo termine?
L’ostacolo più difficile che debbono affrontare i rivoluzionari egiziani è il blocco delle comunicazioni [telefono, cellulare, Internet]. I rivoluzionari d’Occidente devono fare pressioni sul loro governo per evitare che il regime egiziano continui a mantenere il blocco. Questo è quello che serve nell’immediato, ma nessuno può dire cosa accadrà nel lungo termine. Se la rivoluzione vince, poi i rivoluzionari occidentali dovranno rafforzare la solidarietà con i loro compagni egiziani in caso di aggressione da parte degli Stati Uniti e Israele. Se la rivoluzione sarà sconfitta ci sarà l’uccisione di tutti i rivoluzionari egiziani.
7) Quali saranno le problematiche principali quando Mubarak se ne sarà andato? Che cosa accadrà in strada? Che cosa proporranno i rivoluzionari anti-capitalisti?
L’aspirazione principale di oggi, parlando delle esigenze espresse dalla strada, è quella di una nuova costituzioni, un governo ad interim e nuove elezioni. Ci sono molti progetti su questo da parte di molti gruppi politici, in particolare dai Fratelli Musulmani. I rivoluzionari anti-capitalisti non sono molto numerosi al Cairo, i comunisti, la Sinistra Democratica, i trotskisti hanno le stesse richieste per una nuova costituzione e per le elezioni. Ma per noi, anarchici, anti-capitalisti ed anche anti-statalisti cercheremo di adoperarci affinchè i comitati che sono stati creati originariamente per proteggere e garantire con più forza le strade possano essere trasformati in veri e propri consigli di lavoratori.
8) Che cosa vuoi dire ai rivoluzionari all’estero?
Cari compagni di tutto il mondo, abbiamo bisogno di solidarietà, una grande campagna di solidarietà e la rivoluzione egiziana vincerà.
Tratto da
CNT-AIT Parigi (ITW) contact@cnt-ait.info
Envie de discuter de ce texte ? Forum Rouge et Noir : http://cnt.ait.caen.free.fr/forum/viewtopic.php?f=13&t=6503&p=44398#p44398 Journal Anarchosyndicalisme en ligne : http://www.cntaittoulouse.lautre.net/secteur.php3?id_rubrique=1&lang=fr
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo
07/01/11
Del Bello alla Serracchiani: salviamo il Carso
La Tav si fermi a Ronchi, ai piedi del Carso, procedendo al potenziamento delle linee ferroviarie esistenti. Il consigliere comunale e provinciale del Pd, Fabio Del Bello, si associa alla proposta espressa dai consiglieri regionali Giorgio Brandolin e Franco Brussa, in occasione dell’assemblea indetta lo scorso gennaio dal sindaco di Doberdò del Lago. E la pone all’attenzione del segretario regionale del Pd, onorevole Debora Serracchiani, affinché venga assunta quale posizione del partito. Del Bello, infatti, ha inviato una lettera e ben 8 elaborati tecnici alla Serracchiani (coinvolgendo anche il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, nonché i consiglieri Brandolin e Brussa), esponendo la critica al progetto preliminare della nuova linea Av-Ac Venezia-Trieste e la proposta alternativa, ai fini dell’espressione di una posizione unitaria del Pd a livello regionale.
Del Bello ricorda poi quanto dichiarato dall’assessore regionale Riccardo Riccardi, sulla «necessità di emarginare gli estremismi di chi dice che quest’opera non di deve fare»: «Siamo di fronte – osserva – all’ennesimo rovesciamento della realtà, tipico della stagione berlusconiana: in questo caso, chi difende l’ambiente da un’opera inutile e costosissima sarebbe estremista, chi invece vuole eseguire tale opera sarebbe un moderato e benpensante». Il consigliere ricorda inoltre quanto stabilì la Commissione nazionale di impatto ambientale alcuni anni fa: «La realizzazione di gallerie profonde nelle formazioni carsiche pone l’attenzione sulla tutela delle risorse idriche sotterranee e non fornisce garanzie sulla fattibilità dell’operazione e sui rischi, anche in fase di esercizio, nonchè sull’indeterminazione dell’onere economico derivante». Ripropone la decisione del Consiglio di Monfalcone che il 29 maggio 2008 approvò a larga maggioranza una mozione: «Il Consiglio si pronunciò affinché venissero prese in considerazione soluzioni alternative alla galleria carsica Trieste-Monfalcone, valutandone la progettazione con i portatori di interesse e le comunità interessate». E commenta: «La mia posizione prende le mosse e si sviluppa da quell’indirizzo consiliare, tuttora valido e pertanto ineccepibile sotto il profilo della correttezza e linearità istituzionale. Sono invece fuori linea coloro che oggi sposano acriticamente le proposte regionali». Del Bello conclude: «La società civile si sta mobilitando tramite l’istituendo Coordinamento di Zona per la difesa del Carso e del Timavo, con sede a Monfalcone, e presto anche in termini di mobilitazione popolare e di massa».
Wwf: no all invasione dei camion
di LUCA PERRINO
La prospettiva appare catastrofica. E a disegnarla, all’indomani della presentazione del progetto preliminare dell’Alta velocità ferroviaria, nel tratto tra Ronchi dei Legionari e Trieste, sono le associazioni ambientaliste e alcuni partiti politici da sempre contrari a questa opera. E’ quella legata allo smaltimento della terra e della roccia che verranno estratte dalla costruzione delle gallerie e del tracciato della stessa Tav, ma anche dell’enorme traffico che graviterebbe sul territorio proprio in virtù di questo massiccio intervento. Lo sottolinea il Wwf, che prospetta un cantiere della durata decennale, il quale avrebbe un impatto enorme sul territorio, ma lo mettono in luce anche Rifondazione comunista e il Comitato per la salvaguarda del territorio di Selz che invitano i cittadini a presentare le opportune osservazioni. Le cave che hanno i requisiti per lo smaltimento del materiale sono 5: una a Sagrado, due in territorio di Trieste, una a Mariano del Friuli e la cava da tutti conosciuta con il nome dell’ex proprietà “Tacchino” tra Ronchi e Fogliano Redipuglia. Nel dettaglio, dalla relazione intitolata “Gestione terre e rocce da scavo” si evince che dei circa 6,8 milioni di metri cubi totali di materiale derivante dallo scavo delle gallerie nella tratta Ronchi-Trieste, si stima che circa 2,9 milioni saranno reimpiegati nella stessa costruzione della linea ferroviaria, mentre 3,9 saranno utilizzati in siti esterni per riqualifiche ambientali. Preoccupano non poco anche i percorsi di collegamento individuati tra i cantieri e le aree di lavoro e i siti di conferimento delle terre da scavo, tra i quali si cita quello “lungo la bretella di collegamento tra la regionale 14 e lo svincolo autostradale di Redipuglia e verso i siti di riambientalizzazione a nord di Redipuglia. E’ immaginabile il traffico di mezzi pesanti che dovranno attraversare l’abitato di Redipuglia e il territorio Monfalconese per conferire ben 3,5 milioni di metri cubi di terre e rocce nella Cava di Monte Sei Busi. Secondo una valutazione, tale traffico viene previsto da un minimo di 30 a un massimo di 130 automezzi al giorno.
Una situazione che è stata presa in mano dalla giunta comunale di Fogliano Redipuglia. «Bisogna tuttavia segnalare – spiega il sindaco Antonio Calligaris – che la relazione non indica in alcun modo che il totale dei 3,9 milioni di metri cubi verrà interamente stoccato nella cava di Redipuglia mentre si limita a elencare i siti individuati senza menzionare le possibili suddivisioni degli stoccaggi e enumera unicamente la singola capacità ricettiva teorica per ogni sito, che per quel che riguarda la nostra cava ammonta a 3,5 milioni di metri cubi». Calligaris ricorda anche che la cava è stata individuata come luogo da recuperare dal punto di vista ambientale con il materiale di scavo, mentre la municipalità foglianina ha già in atto un progetto di recupero ambientale collegato all’escavazione che è stato approvato dalla Regione. «Le nostre prime considerazioni – continua il primo cittadino – si concentrano dunque su questa principale questione dato che il progetto visionato sembra aver completamente ignorato la realtà della cava di Redipuglia ed il suo ventennale piano ambientale di recupero. In merito infine all’aumento del traffico derivante dal possibile passaggio dei camion sul nostro territorio, è ovvio che esso costituisca un onere che Redipuglia non è certo in grado di supportare».
Tav, in Veneto è paralisi E mette a rischio anche il progetto fino a Trieste
di MARTINA MILIA
TRIESTE Una parte del Veneto, sindaci e presidente della Provincia di Venezia, si ribella e chiede quello che il Friuli Venezia Giulia ha già ottenuto: un tracciato della Tav che affianchi l’autostrada, una ferrovia ad alta capacità che sia il meno impattante possibile per il territorio.
Il destino della ferrovia ad alta capacità e quello dell’autostrada A 4 sono legati non solo nei desiderata degli amministratori. A dirlo è anche Italferr che, nel progetto preliminare della tratta tra l’aeroporto Marco Polo e Portogruaro prevede una fase comune nell’adeguamento delle interferenze e chiama in causa Autovie Venete per regolare «gli aspetti tecnici ed economici» relativi all’armonizzazione delle due opere. Nello specifico lo studio dice che «La committenza Rfi ha definito di prevedere – si legge nella relazione generale del preliminare -, nell’ambito dei progetti preliminari delle tratte ferroviarie Av/Ac Aeroporto Marco Polo – Portogruaro e Portogruaro Ronchi dei Legionari, nei tratti in affiancamento all’autostrada A 4, la realizzazione delle opere interferenti (cavalcavia, sottovia, svincoli, eccetera) integrata con gli interventi di ampliamento dell’autostrada A 4 oggetto del relativo progetto». Questo per limitare l’impatto degli interventi «sia in termini economici che di consumo del territorio». Da qui l’obiettivo «di poter definire – preliminarmente all’avvio delle successive fasi di sviluppo della progettazione e, quindi, alla realizzazione delle opere interferenti – un accordo con la società Autovie Venete al fine di regolare – prosegue la relazione – gli aspetti tecnici ed economici relativi all’esecuzione di tali interventi».
In quest’ottica capire quali saranno i tratti da realizzare in affiancamento diventa determinante. Ma in Veneto la decisione sembra in alto mare, arenata in un oceano di contrapposizioni. La Regione ha proposto il percorso cosiddetto basso, quello per cui da Mestre, la Tav raggiungerebbe l’aeroporto Marco Polo (dove è prevista l’unica fermata di questo tratto), passando per Quarto d’Altino e descrivendo un’ampia ansa verso destra per inoltrarsi nella campagna in direzione della costa e lambendo Caposile, Passarella e Stretti per poi passare tra San Stino e Lison e rientrare su Portogruaro. Il territorio – amministrazioni comunali e agricoltori – oppone resistenza e l’ha fatto portando anche i trattori in piazza sabato scorso.
Il percorso litoraneo risulterebbe più impattante in quanto a sottrazione di terreno (perché più lungo: 49,1 chilometri contro i 42,6 del percorso in affiancamento) e, in particolare, agricolo: il 97,8% della linea attraverserebbe infatti aree coltivate contro l’85,7% del percorso alto.
Il tracciato alto, invece, dall’aeroporto toccherebbe sempre i Comuni di Marcon e Quarto d’Altino, ma più a sud dell’ipotesi litoranea e passando per il territorio di Roncade, risalirebbe in affiancamento all’A4, per attraversare Meolo, Monastier, Fossalta di Piave, Noventa, San Donà Cessalto, San Stino e Annone, così da arrivare a Portogruaro. Rispetto a quello litoraneo sarebbe più impattante sulle aree vincolate a beni culturali e paessaggistici.
Se sul tracciato basso esiste un progetto dettagliato, su quello alto gli elementi a disposizione sono pochi. «Purtroppo noi non siamo nelle condizioni di fare la comparazione perché è vero che c’è un progetto preliminare ma è vero anche che l’alternativa su cui dovrebbe reggere la comparazione è molto scarna – dice la presidente della Provincia di Zaccariotto, che si è schierata contro la ferrovia costiera – quindi non siamo in grado dire qual è il tracciato migliore. Ci riserviamo quindi di presentare in consiglio provinciale una mozione per far conoscere la posizione della provincia su questo tracciato». Per quel che riguarda il tracciato basso “i fattori maggiormente incidenti sono la frattura inferta ad un territorio già delicato sotto il profilo della continuità ecologica; pressato da un punto di vista della tenuta idraulica; con un paesaggio facilmente compromesso dalla tipologia delle strutture proposte; con caratteristiche dei suoli già delicate, soggetti come sono ad un importante abbassamento anche di oltre 25 cm ogni 50 anni» analizza Zaccariotto. Da qui la richiesta di uno studio di impatto ambientale complessivo (il procedimento invece prevede una realizzazione per lotti funzionali).
Resta infine una questione di fondo sull’analisi dei due tracciati: la finalità dell’opera. La Tav in Veneto, così come in Friuli Venezia Giulia, sarà una ferrovia a servizio delle merci e del sistema portuale: è previsto, a regime, il passaggio di 138 treni al giorno per il trasporto merci e solo 26 per i passeggeri. Se questo è l’obiettivo, il tracciato basso risponde allo scopo?
06/02/11
Trattori in piazza per protestare contro la Tav
VENEZIA Trattori in piazza contro la Tav, la ferrovia ad alta velocità e alta capacità che collegherà Venezia e Trieste. Gli agricoltori ieri sono scesi in strada a San Donà di Piave (in provincia di Venezia) per manifestare contro la costruzione dell’infrastruttura, portandosi dietro una cinquantina di trattori.
Ad alzare la voce contro la Tav sono stati i contadini riuniti in tre cortei, due dei quali fatti proprio con i trattori. I manifestanti sono poi confluiti, al termine della manifestazione, in piazza Indipendenza, nel centro di San Donà di Piave.
La manifestazione, che si è svolta senza problemi, è stata organizzata con la volontà di riunire in piazza coloro che sono contrati all’opera. La Tav, hanno spiegato i manifestanti ieri, non è altro che «una nuova ferrovia con cui si va a infierire ancora una volta sul territorio».
A proporre la protesta sono state alcune organizzazioni ambientaliste e alcune associazioni di rappresentanza degli agricoltori.
I cortei hanno avuto ripercussioni sul traffico, creando rallentamenti e disagi per gli automobilisti.
Paviotti: «Nessuna casa a rischio demolizione»
CERVIGNANO «A Cervignano nessuna casa rischia la demolizione». Né tantomeno l’esproprio. Ieri il sindaco Pietro Paviotti è intervenuto per rassicurare i cittadini sulla nuova linea ferroviaria ad alta capacità e velocità, il cui progetto preliminare è stato presentato in Comune alla fine di dicembre. Il primo cittadino intende così rispondere alle notizie del Wwf regionale, che fanno riferimento alla presenza dei cosiddetti “ricettori”, cioè spiega Paviotti «tutte le abitazioni o le aree naturalistiche o edificabili entro una certa distanza dalla nuova linea ferroviaria, che a Cervignano verrà costruita sul tracciato esistente».
«I cittadini non devono preoccuparsi – riprende Paviotti – in quanto si tratta solo del rilevamento dello stato di fatto necessario a mettere in campo tutte le strategie atte a preservare le abitazioni da disturbi o effetti negativi che dovessero derivare dal passaggio dei treni». Secondo il parere del sindaco, dunque, i progettisti saranno obbligati a mettere in campo azioni di mitigazione adeguate sulle abitazioni che distano da 0 a 500 metri dalla Tav e sui ricettori sensibili che sono le scuole, gli ospedali e le case di riposo distanti da 0 a 250 metri. Nel caso di Cervignano le opere di mitigazione dovrebbero però solo interessare le abitazioni, che «in ogni caso – puntualizza – non sono a rischio di esproprio o di demolizione. E per essere più chiaro – continua – confermo che a Cervignano non sono previsti espropri di fabbricati o, ancor peggio, demolizioni».
Poi il sindaco ripercorre la storia della Tav. «Nel 2008 abbiamo firmato un protocollo di intesa che definiva il tracciato che, nel nostro caso, combacia con la linea esistente, già provvista dei 4 binari necessari per potenziare la capacità ferroviaria. Consci del fatto che la nostra linea ferroviaria attraversa l’abitato, abbiamo chiesto e ottenuto una serie di garanzie, che ho constatato non essere esplicitate nel progetto consegnato a fine 2010. Così ho inviato una lettera a Italferr, Regione e Provincia, ribadendo la necessità di rivedere la proposta progettuale, dando ai Comuni un tempo congruo e la possibilità di avvalersi di tecnici di loro fiducia come già avvenuto nel passato. L’assessore regionale Riccardo Riccardi si è impegnato in tal senso e dunque ritengo che tutto ciò che era stato definito e concordato troverà risposta adeguata nel progetto preliminare di Italferr, che a questo punto dovrà essere modificato. Confermo che sarà mio impegno informare i cittadini sull’andamento dei lavori e sugli approfondimenti che verranno attuati».
Tra le garanzie che Cervignano aveva ottenuto nel 2008, velocità dei treni non superiore ai 200 km orari, un tunnel trasparente nel viadotto contro l’inquinamento acustico, barriere antirumore trasparenti nell’impianto di stazione, interventi di mitigazione delle vibrazioni nei tratti urbani, un viadotto a Scodovacca per evitare di tagliare in due l’abitato, l’eliminazione del cavalcavia sulla statale 14 e la pista ciclabile e pedonale a fianco alla linea ferroviaria tra Scodovacca e via Chiozza.
Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — Repressione diffusa
L’anno scorso in questo periodo a Monfalcone ci fu una retata “pedagogico-terroristica” di ragazzini, l’anno prima la repressione contro i militanti antirazzisti di Officina sociale. Puntuale anche quest’anno arrivano (questa volta a Gorizia) i controlli con tanto di cani antidroga e un immotivata conduzione in questura di un ragazzo sospettato di avere in tasca droga…
Non bastava l’ordinanza antischiamazzi di Romoli, i controlli anche nei cantieri per eventuale consumo di sostanze (anche al di fuori dell’orario di lavoro): l’opera di controllo delle condotte considerate devianti – e contro i migranti – prosegue (e continuerà già lo minacciano) preoccupantemente da parte delle forze dell’ordine dell’isontino!
Controlli a raffica nei bar: a Gorizia tutto è tranquillo
Il Piccolo 06 febbraio 2011 — pagina 02 sezione: Gorizia
Cinque locali del centro controllati, una persona accompagnata in questura per degli accertamenti, e subito rilasciata. Un centinaio di persone identificate, ma nessun illecito contestato. Sono questi i numeri della maxi-operazione di polizia effettuata venerdì sera a Gorizia nell’ambito dei Servizi straordinari del controllo del territorio previsti dal progetto di prevenzione nell’uso delle sostanze alcoliche tra i giovani. Coordinati dalla Questura, nel corso della serata, gli agenti della Squadra mobile, della Digos, dell’Immigrazione, della Stradale e della Polizia di Frontiera, coadiuvati dal gruppo cinofili della Guardia di Finanza e dal reparto Prevenzione crimine di Padova hanno effettuato dei blitz a sorpresa in alcuni dei locali più frequentati del centro: il bar Aenigma di via Mazzini, la sala giochi Perseo e il bar Tokio di corso Italia, il bar Forum di corso Verdi e il Casinò slot di via Crispi. I dirigenti della Questura hanno precisato che l’attività non è stata pensata con finalità repressive, quanto con finalità preventive. L’obiettivo ultimo rimaneva, e rimane, quello di porre un limite al disturbo della quiete pubblica nelle ore serali. Nonostante la tanto contestata ordinanza anti-schiamazzi firmata dalla giunta guidata dal sindaco Ettore Romoli, in alcune zone della città, proseguono infatti le lamentele di alcuni residenti nei confronti di quanti frequentano le aree esterne dei bar.
In una città come Gorizia, l’ingente spiegamento di forze della scorsa notte non è passato inosservato e c’è stato chi, tra i passanti, vedendo in azione anche i cani anti-droga, ha pensato a vere e proprie retate. Il supporto della squadra cinofili della Guardia di finanza ha avuto come unica conseguenza il fermo temporaneo e l’immediato rilascio di un giovane. Gli agenti hanno accompagnato il ragazzo in Questura per dei controlli dopo che, all’esterno della sala giochi Perseo, il cane aveva fiutato qualcosa di anomalo. Si è trattato in realtà di un equilvoco. A un’attenta verifica, il giovane è risultato pulito. Non aveva con sé alcuna sostanza illegale ed è stato subito rimesso in libertà. Tra la curiosità di molti, l’operazione si è conclusa attorno all’una di notte dopo le verifiche effettuate al Casinò slot di via Crispi. Il dato incoraggiante è legato al fatto che i controlli non hanno evidenziato situazioni di particolare criticità quanto a diffusione di sostanze stupefacenti e che i gestori dei locali sono risultati tutti in regola. Anche se per le forze dell’ordine lo spiegamento di personale richiede sforzi straordinari (ne è l’esempio la presenza del reparto Prevenzione crimine di Padova) i controlli verranno in ogni caso riproposti.
Un paio di mesi fa le forze dell’ordine avevano lanciato un’analoga operazione su larga scala. Anche in quel caso tutto era risultato in regola, sia dal punto di vista della gestione dei locali che dei clienti.
Stefano Bizzi
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo del 08/01/11
Il Pd: «Il centrodestra veneto mette a repentaglio la Tav»
TRIESTE «La miopia del centrodestra del Veneto non dovrebbe mettere in discussione la realizzazione di un progetto europeo della massima importanza come è il Corridoio V, ma purtroppo questo è quanto sta accadendo». Lo denuncia l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani a fronte della proposta veneta di un tracciato litoraneo per la Tav. «Se verrà bocciato il progetto, saranno stati gettati i fondi europei e i tempi si allungheranno di anni perché per la prossima progettazione bisognerà reperire fondi italiani» avverte Serracchiani. L’eurodeputata ricorda anche che «il Pd del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia avevano messo in guardia dal rischio che avrebbe rappresentato mantenere un atteggiamento intransigente sul tracciato costiero della Tav. Ma il centrodestra ha preferito guardare il proprio ombelico invece di alzare lo sguardo verso l’Europa. Non si è avuto nemmeno quel minimo di prudenza che avrebbe suggerito di inserire l’affiancamento all’A4 tra le alternative di tracciato». Non manca un ultimo avvertimento: «Si deve prestare attenzione anche in Friuli Venezia Giulia dove il tracciato della Bassa deve esser ottimizzato tenendo conto delle esigenze di Cervignano e di San Giorgio di Nogaro».
Giovedì assemblea sulla Tav
L’Amministrazione comunale, per consentire ai cittadini interessati di prendere visione del progetto, organizza un incontro sul tema ”Osservazioni alla nuova linea AV/AC, l’amministrazione comunale incontra i cittadini” che si terrà nella sala espositiva di piazza Cavour giovedì alle 18.30. Contestualmente gli uffici tecnici hanno pubblicato sul sito del Comune (www.comune.monfalcone.go.it) due elaborati riassuntivi del progetto preliminare redatto da Italferr e un elaborato con l’inserimento del tracciato della linea AV/AC sulle planimetrie del vigente Piano Regolatore Generale Comunale. Si consiglia di seguire i collegamenti Territorio Pianificazione Territoriale Nuova Linea AV/AC – Tratta Ronchi dei Legionari-Ts – Inserimento Prgc. Nuova Linea AV/AC tratta Ronchi dei Legionari – Trieste. Italferr ha avviato per conto di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) le procedure di approvazione del progetto preliminare delle tratte ferroviarie AC/AV Portogruaro – Ronchi Sud e Ronchi Sud – Trieste del Corridoio plurimodale V provvedendo, tra l’altro, all’invio dei documenti progettuali ai Comuni interessati e alla Regione. L’opera rientra tra gli interventi strategici della ”legge obiettivo” e la procedura di approvazione prevede che il progetto preliminare sia approvato dal Cipe che decide a maggioranza, con il consenso, ai fini dell’intesa sulla localizzazione, dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome interessate, che si pronunciano, sentiti i Comuni nel cui territorio si realizza l’opera. Il Comune dovrà esprimersi sulle interferenze entro il mese di febbraio mentre per lo Studio d’impatto ambientale si è in attesa da parte della Regione della relativa richiesta. Tutti i soggetti interessati possono presentare le osservazioni sul progetto di Studio di impatto ambientale entro il 20 febbraio. Le osservazioni vanno trasmesse al ministero dell’Ambiente – Direzione generale per le valutazioni ambientali, divisione II, via Cristoforo Colombo 44 – 00147 Roma; al ministero per i Beni e le Attività culturali – Direzione generale per il paesaggio, via San Michele 22 – 00153 Roma; alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna – Servizio Valutazione impatto ambientale, via Giulia 75/1 – 34126 Trieste.
Dal Messaggero Veneto del 08/01/11
«Mancano i documenti per fare le obiezioni»
PORPETTO. Non sono ancora disponibili nei Comuni i documenti del Sia, indispensabili per fare obiezioni al Progetto preliminare della Tav entro i 60 giorni previsti. Lo denunciano i Comitati No Tav della Bassa Friulana, sostenendo che i primi cittadini «rassicurano e tranquillizzano ma aspettano l’invio ufficiale da parte della Regione, con il solito palleggiamento di responsabilità. Si limitano solo – affermano – a qualche articolo sui quotidiani, pochissimi consigli comunali ne discutono, nessun incontro con i cittadini, salvo l’eccezione promossa dal sindaco di Muzzana a Casali Franceschinis. Effetto valium! Il sindaco di Cervignano rassicura che quello concordato troverà risposta adeguata nel Progetto di Italferr, che a questo punto dovrà essere modificato, sono le stesse recriminazioni fatte anche da altri amministratori. Considerato che c’era un accordo, perché il Progetto in prima stesura non ha tenuto conto delle richieste dei sindaci? Questo è un ulteriore esempio di come, nonostante il famoso Protocollo Sonego non abbia ricevuto l’approvazione della maggioranza dei consigli comunali, venga anche disatteso».
I Comitati evidenziano che nella documentazione del Sia «ci sono le foto delle abitazioni nella fascia di 250 metri interessate allo sforamento dei livelli acustici con il giudizio sullo stato di conservazione della casa. Tranquilli – ironizzano i Comitati -, non c’è da preoccuparsi non verranno abbattute ma il valore dell’immobile sarà condizionato? Effetto valium! Le uniche assemblee vengono fatte dai Comitati No Tav e dato la loro contrarietà a quest’opera, vengono definiti “estremisti” dall’assessore Riccardi. Inoltre, tra le posizioni degli amministratori, leggiamo che un ex assessore di Torviscosa precisa che il comune non è un “Comune No Tav”. Questo amministratore si è dimenticato dell’impegno dei Comitati No Tav contro il Cementificio».
Le prossime assemblee si terranno oggi a Villa Muciane a Muzzana, alle 20.30, e sabato 12 febbraio nella palestra di Scodavacca di Cervignano alle 16.30. Per maggiori informazioni si può visionare su youtube un video con il seguente link http://www.youtube.com/watch?v=MQ1kfBeLnFg e il sito www.notavfvg.altervista.org. (f.a.)
Serracchiani: a rischio i fondi europei
UDINE. «La miopia del centrodestra del Veneto non dovrebbe mettere in discussione la realizzazione di un progetto europeo della massima importanza come è il Corridoio V, ma purtroppo questo è quanto sta accadendo». Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando la proposta, da parte della regione Veneto, del tracciato «litoraneo» per la Tav. «È giusto si sappia – afferma Serracchiani in una nota – che se verrà bocciato il progetto saranno stati gettati i fondi europei destinati alla progettazione, e che i tempi si allungheranno di anni perchè per la prossima progettazione – aggiunge – bisognerà reperire fondi pubblici italiani». Serracchiani ricorda quindi che «il Pd del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia avevano messo in guardia per tempo del rischio che avrebbe rappresentato mantenere un atteggiamento intransigente sul tracciato costiero della Tav. Il centrodestra però ha preferito guardare il proprio ombelico invece di alzare lo sguardo verso l’Europa e, soprattutto, verso le aree commerciali da cui viene lo sviluppo. E il risultato è che l’alta velocità e l’alta capacità – sottolinea – si impantanano nelle paludi del litorale». L’esponente del Pd denuncia inoltre che «non si è avuto nemmeno quel minimo di prudenza che avrebbe suggerito di inserire l’affiancamento all’A4 tra le alternative di tracciato, anzi, è lecito supporre che si sia fatto tutto il possibile per escludere questa ipotesi». Precisa infine che «si deve prestare attenzione anche in Friuli Venezia Giulia, dove nella Bassa il tracciato deve esser ottimizzato. Perciò tutto quello che era stato compreso negli accordi fatti dalla Giunta Illy nel 2008 deve essere mantenuto perchè garantisce – conclude – la coesione territoriale e la sostenibilità ambientale».
Marzo 17th, 2017 — No OGM
Dal Messaggero Veneto del 09/02/11
Mais transgenico, Coldiretti mobilitata: «Le semine incitano alla disobbedienza»
«Continuare con le provocazioni di seminare Ogm è un comportamento che incita a non rispettare la legge. Chi lo fa, forse, ha altri obiettivi e rappresenta qualcun altro e tutto questo dovrebbe essere messo in luce».
La Coldiretti di Pordenone replica così a chi ha in programma iniziative che hanno solo lo scopo di illudere gli imprenditori agricoli di risolvere un problema economico con la semina di Ogm che tra l’altro sono vietati.
«È’ puro populismo – rileva Cesare Bertoia presidente della Coldiretti di Pordenone -. Noi siamo per la legalità e crediamo nelle istituzioni che la fanno rispettare. Gli Ogm non sono la soluzione al problema dell’agricoltura italiana e tanto meno di quella della nostra regione. L’esempio – prosegue Bertoia – viene dalla Germania e dalla Francia, quest’ultima grande produttrice di cereali europea, che hanno deciso di chiudere l’esperienza degli ogm. Non si capisce – conclude Bertoia – perché dovremmo cominciare da Pordenone, sarebbe una grande contraddizione».
Su questo ragionamento entra nel merito anche il direttore Roberto Palù che afferma: «E’ curiosa la velocità con la quale l’Unione europea si è attivata nei confronti della legge regionale sull’etichettatura dei prodotti non ogm e la lentezza per non parlare di boicottaggio con i quali invece sta affrontando la legge approvata a livello nazionale in maniera bipartisan sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta. Quando si tratta – spiega Palù – di mettere in trasparenza un settore, di difendere i consumatori, di garantire la sicurezza alimentare e di tutelare gli imprenditori agricoli italiani dalla concorrenza sleale tutto diventa difficile».
Sulle prossime semine Bertoia lancia un altro messaggio: «Seminare ogm è vietato e – continua il presidente – c’è da chiedersi anche chi procura le sementi vietate. C’è un commercio illegale di un prodotto illegale e tra l’altro – affonda il presidente – chi lo fa perde anche il diritto a percepire gli aiuti comunitari previsti per i cereali perché il seme non è certificato esente da ogm. L’auspicio è – conclude Bertoia – che ci siano i controlli su tutto questo e soprattutto un’adeguata prevenzione affinché quanto successo lo scorso anno non si ripeta e perché non si continui a raccontare bugie agli agricoltori».
Domenica assemblea di Futuragra
Futuragra sferra l’offensiva. Domenica alle 10, a Villa Cigolotti (Basaldella di Vivaro) si riunirà l’assemblea dell’associazione che da anni «si batte per poter seminare liberamente in Italia anche le piante Ogm – ricorda la lettera di invito spedita ai soci –, che garantiscono, al di là di quello che dicono i loro detrattori, maggiore produttività, più benefici per l’ambiente e per la salute».
Con la nuova semina alle porte e una causa nei confronti di Giorgio Fidenato che non si concluderà prima dell’estate, l’associazione invita gli agricoltori a decidere le strategie da adottare, senza fare sconti.
All’ordine del giorno c’è proprio la campagna della semina del mais Ogm, ragione per cui all’assemblea parteciperanno anche un avvocato e uno scienziato. L’assemblea è rivolta ai soci ma anche ai simpatizzanti e a quanti vogliono iscriversi.