AMAZZONIA/ L’ultima tribù

No si vent le tiare
la cal cjamine un popul

Corriere della Sera

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RONDE: flop a Trieste

Dal Piccolo del 02/02/11

Una ronda solitaria sorveglia Trieste

 

di GIANPAOLO SARTI

TRIESTE Alla voce ”Trieste” c’è una pagina vuota, o quasi. Sotto gli occhi Federica Seganti ha l’elenco dei volontari per la sicurezza appena registrati nell’albo del Friuli Venezia Giulia: 570 domande per 251 iscritti in tutta la regione. Ma il capoluogo giuliano, però, deve accontentarsi di un’unica persona. C’è un solo nome nella lista, di altri non c’è traccia. Una ronda solitaria.

Un clamoroso flop? «No, il dato – ribatte l’assessore regionale alla Sicurezza – va letto in un altro modo, Trieste ha poca criminalità ed è una delle province italiane con la maggior presenza di forze dell’ordine, è chiaro che riscontriamo una minor partecipazione».

A Gorizia i volontari iscritti sono complessivamente 12 ma solo uno è una ronda ”doc”, pronta a dedicarsi a tutte le attività previste dal regolamento, mentre gli altri undici sono impiegati nel controllo delle strade. E qui Trieste merita una parentesi perché i ”nonni paletta”, che di certo non mancano nelle vicinanze delle scuole della città, non figurano nell’albo: il loro servizio infatti è retribuito. Pordenone, invece, potrà contare su una squadra di 139 persone, di cui ben 126 aiuteranno la polizia locale a gestire il traffico cittadino. A Udine i volontari sono 99 e, di questi, 11 sono le ronde ”doc”.

Numeri che, in tema di sicurezza, fotografano una realtà piuttosto variegata nel panorama regionale. «Già, c’è l’insicurezza percepita dalla gente – osserva l’assessore – che nella Bassa friulana e nel Pordenonese si collega anche all’incidenza degli immigrati. Dove ci sono più stranieri ci sono anche più reati, le statistiche lo dimostrano» taglia corto Seganti.

Tra i richiedenti in possesso dei requisiti psicofisici necessari fanno parte anche 49 agenti che in passato avevano prestato servizio nelle forze dell’ordine. Negli ultimi mesi sono stati 195 gli ammessi ai percorsi formativi di 20 ore. Il programma prevede lezioni sui diritti fondamentali dei cittadini, sul ruolo e le competenze della Polizia locale, sulle relazioni funzionali tra i servizi coinvolti nelle politiche di sicurezza urbana, i servizi sanitari e le autorità di pubblica sicurezza, oltre a nozioni essenziali di diritto penale e civile. Un’altra parte si concentra sulla capacità di individuare e gestire situazioni critiche.

Ma come sarà la divisa della ronda padana? Casacca arancione e berretto verde, per alcuni anche il walkie talkie di ordinanza. Così scenderanno in strada le decine di volontari, di giorno e di notte. Anzi, in Friuli Venezia Giulia molti stanno già girando per piazze, manifestazioni e altro. Ma ora hanno in tasca un ”patentino” che certifica l’idoneità psicofisica, la frequenza al corso di formazione e l’iscrizione all’albo, come vuole il regolamento varato dalla legge regionale del 2009.

Da ieri, peraltro, chi aspira ad indossare la divisa e prestare il proprio servizio può presentare domanda in Regione fino al 28 di febbraio. «Si tratta di un’attività di coordinamento con la polizia locale – ribadisce l’assessore – come noto i volontari non possono assolutamente prendere iniziative. Se notano una situazione anomala o pericolosa hanno il compito di allertare le forze dell’ordine per chiedere il loro intervento».

Seganti insiste sul ”caso Trieste”, evidentemente all’attenzione dell’assessorato perché, se è vero che l’unica ronda registrata fa pensare a una situazione di sostanziale tranquillità per la città, «è anche vero che in questa provincia rimangono alcuni fattori problematici: borseggi negli autobus, truffe agli anziani e atti di vandalismo nelle scuole, tutte questioni da affrontare in futuro in modo più determinato».

NOTAV: rassegna stampa del 2 febbraio

 

Martedi, 1 Febbraio 2011

La Tav fa infuriare comune e cittadini

Un secco “No Tav” da parte di tutti i cittadini presenti alla prima serata informativa riguardante il progetto dell’Alta Velocità ferroviaria, tenutasi lunedì 24 gennaio a Quarto d’Altino.

All’incontro, organizzato dall’Amministrazione comunale, sono intervenuti l’ing. Alessandro Pattaro (esperto in pianificazione territoriale), il prof. Carlo Giacomini (Iuav Venezia), Davide Cester (Ferrovie a Nordest), Maurizio Billotta (Legambiente), il prof. Luca Lazzaro (Confederazione italiana Agricoltori Venezia). Era anche presente il Consiglio comunale al completo, che insieme alla cittadinanza ha seguito con attenzione gli interventi degli esperti.

Il progetto. Considerato che la documentazione è arrivata da poco tempo, è attualmente difficile farsi un’idea della portata complessiva dell’opera, che comunque si preannuncia devastante per il territorio di Quarto d’Altino. «Sono due i tracciati allo studio – ha detto Davide Cester di Ferrovie Nordest – il tracciato costiero basso e quello che affianca l’autostrada; ma quest’ultimo sembra meno plausibile, per la coincidenza di alcuni tratti con i lavori della terza corsia. Se da Venezia all’aeroporto Marco Polo la linea è prevista in tunnel, è da Quarto in poi che iniziano le criticità, proprio per il notevole impatto ambientale che si verificherà sul territorio: se consideriamo il tracciato costiero, dal Marco Polo a Portegrandi, passando per la zona est di Quarto (Via Colombera, via Claudia Augusta), si costruirà un’elevazione di circa 12 metri per far scorrere l’Alta Velocità».

L’impatto ambientale. Da secoli l’emergenza idraulica affligge la zona del Sile e nel corso del tempo i nostri antenati si sono dovuti scontrare con queste problematiche, affrontando via via la situazione con diversi escamotage: «Questo è un territorio molto fragile – ha commentato l’ing. Pattaro – fin dal 1600 è stato un “laboratorio di pianificazione idraulica” a cominciare dal taglio del Sile che è stata una catastrofe ambientale, dato che tutte le terre circostanti si sono impaludate. Tutte le aree sotto il livello del mare sono a rischio, ma qui nessuno si preoccupa di osservare l’ambiente dal punto di vista geologico».

Le finalità dell’opera. Un altro “neo” del progetto consiste nel fatto che non sono indicati gli obiettivi di traffico dell’opera: «Quando si progetta una simile infrastruttura, bisognerebbe indicare lo spostamento di uomini e merci previsto nel tempo, ma queste informazioni mancano negli innumerevoli file allegati alla documentazione – ha osservato il prof. Giacomini – per questo è difficile valutare se davvero quest’opera sia necessaria. Non siamo ancora stati in grado di esaminare l’analisi costi-benefici, ammesso che riusciamo a trovarla tra la miriade di documenti, che tra l’altro sono di difficile interpretazione. Bisogna però dire che non si è verificato un dialogo propositivo tra Regione e amministratori locali, ma il progetto è stato calato dall’alto senza alcuna analisi dei bisogni delle diverse realtà territoriali: pensate che si ipotizzano circa 140 treni merci al giorno tra diurni e notturni, mentre il trasporto passeggeri avrebbe a disposizione solo 26 treni al giorno (circa un treno all’ora!), alla faccia di chi protesta quotidianamente contro i tagli ai trasporti locali».

I costi. «Il Veneto spende solo lo 0,04% del bilancio per investimenti ferroviari sulle nostre tratte – ha affermato Maurizio Billotta di Legambiente – mentre quest’opera colossale costerà 4 miliardi e 200 milioni solo per il tratto Mestre-Ronchi. Eppure il trasporto su gomma continua ad essere privilegiato sia per questioni economiche che di flessibilità».

Le reazioni dei cittadini. Infuriati i numerosi cittadini presenti in sala: il sentimento prevalente è stata l’indignazione, espressa anche dal sindaco Loredano Marcassa, di non essere mai coinvolti nei progetti che stravolgono i centri abitati e che condizioneranno l’ambiente a medio e lungo termine.

Il consigliere Marco Simionato ha commentato: «Sono fortemente contrario sia al tracciato basso sia al tracciato alto, anzi propongo che si formino fin da subito dei Comitati No Tav, per opporsi con forza ad un progetto assurdo, di cui non vengono resi noti con precisione né i costi né i benefici. Sono previsti 10 viadotti, 12 deviazioni e sovrappassi su fiumi e canali, senza contare che l’opera passa sopra o nelle vicinanze di 7 aree archeologiche». Ci saranno 73.000 mq di cantiere tra via Colombera e via Claudia Augusta, con un attraversamento di circa 400 camion per il trasporto della ghiaia.

«Mi sento offeso dal fatto che non prendano mai in considerazione gli amministratori locali – ha concluso il sindaco Loredano Marcassa – siamo sempre gli ultimi a sapere il destino dei nostri paesi e città, soprattutto quando si tratta di opere di questa portata: la legge Obiettivo velocizza i tempi, al contrario un semplice cittadino deve affrontare una burocrazia spaventosa per fare l’ampliamento della sua casa o semplicemente per progettare una stanza in più. Questo non è ammissibile: dobbiamo finirla con i progetti calati dall’alto».

Il prossimo appuntamento è previsto per il 31 gennaio: un’altra serata per raccogliere le proposte e i suggerimenti dei cittadini in modo chiaro e costruttivo e procedere alla stesura delle osservazioni, che dovranno essere stilate entro 60 giorni dall’arrivo del progetto in Comune.

Beatrice Giai Gischia

http://www.gvonline.it/public/articolo.php?id=6356

 

Dal Piccolo del 02/02/11

Consultabile negli uffici comunali il piano dell Alta velocità ferroviaria

 

RONCHI Sono consultabili già da diversi giorni sia sul sito internet comunale (www.comuneronchi.it) sia all’Ufficio urbanistica gli elaborati relativi al progetto preliminare per l’Alta velocità/capacità. I termini ufficiali per la presentazione da parte dei cittadini di eventuali osservazioni e opposizioni scritte sul nuovo progetto della Tav, depositato il 22 dicembre 2010 da Italfer, è di 60 giorni.

«Nel corso dell’incontro tenutosi a Trieste, nella sede della Regione, al quale ho partecipato in rappresentanza dell’amministrazione comunale – sono le parole dell’assessore all’Urbanistica, Sara Bragato – sono state fornite dall’assessore Riccardo Riccardi ampie rassicurazioni circa la non perentorietà dei termini fissati per legge. In considerazione della complessità e della mole di documenti di cui è costituito il progetto, sembra che saranno prorogati i tempi entro cui gli enti locali potranno esprimersi sul progetto preliminare, in una prima fase con la segnalazione di eventuali interferenze non evidenziate dal progetto stesso e successivamente rispetto allo studio di impatto ambientale».

Il Comune di Ronchi ha già avviato l’analisi degli elaborati per la segnalazione delle interferenze non rilevate e si sta muovendo, anche unitamente agli altri Comuni del mandamento interessati dall’opera, per poter effettuare una presentazione pubblica del progetto preliminare. (l. p.)

 

Il Pd: «Masarà ha esercitato un suo diritto»

RONCHI Si torna a parlare della decisione di messa in aspettativa dal lavoro dell’assessore Enrico Masarà di Ronchi per completare il suo mandato elettorale in vista delle elezioni di maggio. E da Bruno Zamar, esponente del Pd ronchese, si sottolinea come egli abbia esercitato un suo diritto. «Da parte del Pdl e della Lega – sono le parole di Zamar – il tutto è stato trattato in modo alquanto spregiudicato e denigratorio, con il solo scopo di montare un caso e una polemica da gossip-magazine. Comunque il giudizio finale lo daranno gli elettori nel chiuso della cabina elettorale». Secondo Zamar sorprende che un partito così importante nel panorama politico, anche locale, scenda a livelli così bassi limitandosi a creare una pretestuosa polemica su dei fatti personali senza intervenire su altri aspetti della politica reale che interessano e pesano su tutti i cittadini.

«Ronchi, per la presenza di molte infrastrutture a servizio della comunità regionale e nazionale – continua – è penalizzata nel suo sviluppo economico ed urbanistico. Ad esempio la recente adozione del piano di rischio aeroportuale ha ridotto lo sviluppo urbanistico e le possibilità edificatorie di buona parte della cittadina in una fascia che va dall’ aeroporto al Carso. Come se non bastasse il nuovo progetto della Tav Venezia-Trieste ripropone drammaticamente altri pesanti vincoli al nostro martoriato territorio e questa volta sembrerebbe in modo definitivo». A giudizio dell’esponente del Pd ci saranno anni ed anni in cui i vincoli resteranno senza che si incominci alcun lavoro, poi eventualmente alcuni decenni di cantieri con centinaia di autocarri a spasso lungo il territorio. «Finito tutto questo una barriera di 7-8 metri – prosegue – separerà la nostra cittadina modificando così in maniera tecnologica il nostro paesaggio. Senza parlare poi delle case che verranno demolite. Fortunatamente fino ad ora nessuna delle maggiori forze politiche si è espressa o ha fatto delle proposte alternative, lasciando i cittadini nell’ incertezza totale. L’unica notizia che ha tenuto banco con accuse e difese è stata la polemica sull’assessore. Esaurimento da vuoto di idee? Spero proprio di no, anzi spero ancora che la politica si rimetta sui giusti binari e si interessi dei reali bisogni dei cittadini». (lu.pe.)

 

«Tav a non meno di 30 metri dalle case»

 

 

 

di LAURA BLASICH

 

SAN CANZIAN Sono sette le abitazioni che l’Alta velocità -Alta capacità ferroviaria abbatterà tra Pieris e Begliano. Considerando, però, la fascia di rispetto di 10 metri prevista dal progetto preliminare di Rfi. Una distanza che l’amministrazione comunale di San Canzian vuole si allarghi a 30 metri, così da evitare i pesanti impatti prevedibili per gli edifici più vicini alla linea, nonostante l’inserimento di barriere anti-rumore. Se l’osservazione del Comune fosse accolta, le case da demolire salirebbero a 30, di cui 20 in via Rebez a Pieris e le altre 10 distribuite lungo la linea fino al confine con Ronchi. Di questa scelta le famiglie interessate sono già state messe al corrente, nel corso di un incontro che il sindaco Silvia Caruso e gli assessori compententi hanno tenuto la scorsa settimana. Una riunione a porte chiuse, come tiene a sottolineare lo stesso sindaco, per consentire di entrare nel dettaglio del progetto, degli impatti e delle soluzioni individuate per ridurli.

«Il nostro è un approccio pragmatico – spiega il sindaco – che tiene fede all’impegno di ridurre al minimo i disagi per i cittadini e nello stesso tempo di garantire la tutela dei loro diritti». La segnalazione come “interferenza” dell’ampliamento della fascia di rispetto da 10 a 30 metri non è quindi un controsenso. «Riteniamo che c’è senz’altro un impatto pesante per chi vedrà demolita la propria abitazione e dovrà trasferirsi – afferma il sindaco -, ma sarà maggiore per chi si troverebbe a vivere nella zona tra i 10 e i 30 metri di distanza dalla nuova linea. A questo punto crediamo sia meglio avere più demolizioni con la certezza di compensazioni adeguate». Proprio sull’aspetto degli indennizzi si è concentrata l’attenzione della maggior parte delle famiglie presenti all’incontro, non contrarie, quindi, in partenza all’ampliamento della fascia di rispetto. «Si è comunque capito che il senso del faccia a faccia non era schierarsi pro o contro il progetto dell’Alta velocità – aggiunge il sindaco -, ma parlare appunto in concreto di impatti, soluzioni, tutele, delle esigenze dei cittadini di cui l’amministrazione si farà portavoce».

Per una discussione generale e “politica” sul passaggio dell’Av-Ac sarà invece convocato un Consiglio comunale aperto con tutta probabilità attorno alla metà del mese, prima della scadenza del 20 febbraio, fissata per la presentazione delle osservazioni al progetto, e dell’incontro pubblico di portata mandamentale che si sta tentando di organizzare a Monfalcone. L’ente locale ha comunque già individuato altre due “interferenze” da segnalare. La prima riguarda la fase di cantiere che impatterà sulla viabilità portante di Pieris e Begliano e su un asse fondamentale come la strada regionale 14. «Non è pensabile che se si dovesse chiuderla integralmente il traffico che la percorre verrà riversato nell’abitato di Begliano”, dichiara il sindaco Caruso. Il Comune chiederà quindi la creazione di collegamenti stradali alternativi. L’ultima osservazione riguarda invece la gestione del cantiere per la creazione del binario a valle (lato Pieris-Begliano) della linea ferroviaria storica. Stando al cronoprogramma dell’opera, il territorio di San Canzian sarà interessato dai lavori per quattro anni, dal 2017 al 2021.

 

Messaggero Veneto

Il Comitato di tutela ambientale: case di pregio a rischio con la Tav

 

PALMANOVA. Nuove preoccupazioni si affacciano sulla questione dei tracciati relativi delle opere di viabilità accessorie alla Tav. Il Comitato di tutela ambientale di Palmanova, tramite il portavoce Luigino Battistello, fa infatti sapere che, grazie all’opera di divulgazione delle informazioni attuata dal Comitato “No Tav” di Bagnaria Arsa, è riuscito a prendere visione dei contenuti del nuovo progetto preliminare della Tav nella Bassa Friulana.

«Per il nostro territorio – spiega il portavoce del Comitato locale – ci sono di nuovo cattive notizie: gli impatti prospettati da questo progetto sono veramente pesanti per il settore sud-ovest del nostro martoriato comune. È ricomparso un “cavalca-ferrovia” sulla strada regionale 252, la cosiddetta Napoleonica, il quale non è in asse con la statale stessa, ma crea una “variante” a forma di trapezio sul lato sud». Per il Comitato questa soluzione progettuale è quasi incomprensibile. Prosegue infatti Battistello: «Questo cavalcavia, che oltrepassa la ferrovia, ottiene il risultato di creare curve sulla strada, consumare territorio, svalutare case e terreni presenti nella zona, peggiorare la qualità della vita agli abitanti del posto». Il portavoce fa anche notare che sono molte le abitazioni, alcune anche di un certo pregio, presenti nelle adiacenze della ferrovia esistente, che rientrano nella fascia di vincolo urbanistico. Sono pertanto parecchi i cittadini interessati a capire ciò che questo comporta. Il Comitato di Tutela ambientale di Palmanova invita i cittadini a prendere visione degli elaborati progettuali «che – aggiunge Battistello – speriamo possano essere disponibili in Municipio. Va infatti ricordato che ogni cittadino può presentare osservazioni, che serviranno da riferimento per gli indispensabili interventi dell’amministrazione comunale, nei confronti dell’assessore regionale alle infrastrutture. La nostra speranza è quella di contribuire, anche come Comitato, alla correzione delle situazioni di sfregio ambientale». (m.d.m.)

 

Alta velocità, si contano le case da abbattere

 

San Canzian d’Isonzo SAN CANZIAN D’ISONZO. Se la fascia di rispetto prevista dal progetto preliminare di Rfi per l’Alta velocità-Alta capacità resterà a 10 metri, dovrebbero essere 7 le abitazioni che dovranno essere abbattute fra Pieris e Begliano; se invece Rfi accetterà di ampliare la fascia a 30 metri, come intende chiedere l’amministrazione comunale per evitare i pesanti impatti prevedibili per gli edifici più vicini alla linea, che non potrebbero essere ridotti con barriere anti-rumore, le case da abbattere sarebbero 30, di cui 20 in via Rebez a Pieris e altre 10 distribuite lungo la linea fino al confine con Ronchi.

Potrebbe sembrare un controsenso che in realtà, come spiega il sindaco Silvia Caruso vuolre ridurre al minimo di disagi per i cittadini e garantire la tutela dei loro diritti: maggiori demolizioni significherebbe poter avere compensazioni adeguate, anche per chi, altrimenti, si troverebbe a dover convivere con la vicina linea di Av/Ac.

La volontà degli amministratori sancanzianesi è già stata illustrata alle famiglie interessate, nel corso di un incontro con il sindaco e gli assessori competenti, che volutamente è stato organizzato a porte chiuse per consentire di entrare nel dettaglio del progetto, degli impatti e delle soluzioni individuate con la dovuta riservatezza.

«Certo non sarà facile per chi dovrà trasferirsi, ma perlomeno ci sarebbe maggiore tutela», spiega Caruso. L’attenzione delle famiglie, che in linea di massima non sono state contrarie all’idea, si è concentrata sul valore, certezza e peso degli indennizzi.

«Si è comunque capito che il senso del faccia a faccia non era schierarsi pro o contro il progetto dell’Alta velocità – aggiunge il sindaco –, ma parlare appunto in concreto di impatti, soluzioni, tutele, delle esigenze dei cittadini di cui l’amministrazione si farà portavoce».

Circa poi la discussione generale e politica sul passaggio dell’Av-Ac sarà invece convocato un consiglio comunale aperto, molto probabilmente verso la metà di febbraio, entro il 20, data ultima per la presentazione delle osservazioni al progetto. Un altro incontro, di portata mandamentale si dovrà tenere invece a Monfalcone. L’ente locale ha comunque già individuato altre due interferenze da segnalare. La prima riguarda la fase di cantiere che impatterà sulla viabilità portante di Pieris e Begliano e su un asse fondamentale come la strada regionale 14. «Non è pensabile che se si dovesse chiuderla integralmente il traffico che la percorre verrà riversato nell’abitato di Begliano», dichiara il sindaco, che prosegue spiegando che il Comune di San Canzian chiederà quindi la creazione di collegamenti stradali alternativi.

L’ultima osservazione riguarda invece la gestione del cantiere per la creazione del binario a valle (lato Pieris-Begliano) della linea ferroviaria storica. Stando al cronoprogramma dell’opera, il territorio di San Canzian sarà interessato dai lavori per quattro anni, dal 2017 al 2021. Un lasso di tempo “importante”, come lo definisce l’amministrazione locale, che per questo ritiene indispensabile una gestione ottimale delle fasi di cantiere.

Cristina Visintini

 

CIE DI GRADISCA: ecco chi sono gli aspiranti aguzzini

Il Piccolo del 02/02/2011

Gradisca, 4 in lizza per la gestione del Cie

di LUIGI MURCIANO

 

GRADISCA Cambia la gestione del Cie e del Cara di Gradisca. La coop siciliana Connecting Peopole, il soggetto attualmente titolare dei servizi interni nelle strutture isontine per immigrati, è infatti l’esclusa eccellente della prima fase della gara d’appalto. In ballo per la gestione congiunta dei due centri c’è una “torta” da 15 milioni di euro per i prossimi tre anni. Ben 8 i soggetti che si sono presentati al bando indetto dalla Prefettura goriziana.

LA GARA Al termine di un’istruttoria-fiume durata quasi 7 ore il numero di partecipanti si è però dimezzato: sono fuori dai giochi – tutti per carenza documentale – il già citato consorzio Connecting people di Trapani, che gestisce il Cie dal 2008 e il Cara dal 2009 – la ”In Vita spa” di Udine, la coop Sisifo di Palermo e il costituendo consorzio temporaneo d’impresa fra un soggetto francese e due associazioni italiane. Rimangono invece in lizza per l’affidamento la coop goriziana Minerva di Savogna, che ricompare nella storia del Cie dopo averlo gestito dalla sua apertura nel 2006 sino al primo cambio di testimone; il Sovrano ordine di Malta; la coop Albatros di Caltanissetta e, infine, la coop La Ghirlandina di Modena, in consorzio temporaneo d’impresa con la Confraternita della Misericordia, ente gestore del Cie di Modena e diretto da Daniele Giovanardi, gemello del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Ora il bando entrerà nella seconda fase, quella in cui l’ente governativo valuterà in due distinte sedute la capacità tecnica e l’offerta economica delle imprese rimaste in lizza. «L’intento è procedere all’aggiudicazione provvisoria della gestione entro il 1° marzo – assicura la dottoressa Gloria Allegretto, vicario della Prefettura goriziana –. Eventuali ricorsi dei soggetti esclusi? Nei prossimi giorni metteremo a disposizione il verbale della seduta odierna e ciascuno farà le proprie valutazioni. Non possiamo escludere questo scenario».

L’APPALTO La gestione della coop siciliana Connecting People è prorogata sino al 28 febbraio. Poi subentrerà – per tre anni anzichè i due coperti sinora prima da Minerva e poi dalla stessa Connecting People – il nuovo soggetto. Il servizio sarà aggiudicato all’impresa che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dalla sommatoria della valutazione relativa all’offerta tecnica e alla convenienza economica. L’importo complessivo di 15 milioni di euro sino al 2014 tiene conto della media dei costi di gestione delle due strutture negli ultimi tre anni, ed è determinato – si legge nel bando – «dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi e dell’esecuzione della manutenzione ordinaria, rapportato alla capienza del Centro di identificazione ed espulsione e del Centro richiedenti asilo (rispettivamente 248 e 138 posti ndr) moltiplicato per trentasei mensilità».

Il servizio richiesto è estremamente complesso e articolato: prevede l’assistenza alla persona (mediazione linguistica, assistenza legale, sanitaria e psicologica, organizzazione del tempo libero degli ospiti), pulizia e igiene ambientale, fornitura di vestiario e dei pasti.

LA POLEMICA In merito all’appalto vi è da registrare la posizione di Tenda per la pace e i diritti, associazione da sempre in prima linea nella lotta ai Cie. Nel mirino la partecipazione al bando per la gestione di alcune associazioni culturali e sociali. «Non crediamo possibile che ad oggi, dopo anni di apertura dei Cie ci possa essere chi pensa di poter trasformare, attraverso una gestione umana questi luoghi di detenzione da cui trapela di tanto la vera natura: detenzioni insensate, l’assenza di tutele mediche e legali, la depersonalizzazione forzata, le rivolte, le fughe, gli scioperi della fame e della sete, i gesti autolesionistici, le bocche cucite, i tentativi di suicidio, le visite negate a giornalisti e politici».

SICUREZZA INTERNA, NESSUN CONGELAMENTO La Prefettura ha anche smentito con decisione le indiscrezioni su un rallentamento nella procedura di affidamento dei lavori di ristrutturazione del Cie. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata dunque la ditta Easy Light di San Michele al Tagliamento in lieve ribasso sulla base d’asta di 1 milione e 600mila euro.

L’intervento, che inizierà a giorni, porterà alla collocazione di dispositivi di videosorveglianza e dei sistemi antifuga a infrarossi all’interno del centro di identificazione. Il Cie di Gradisca non sarà completamente svuotato durante i lavori di messa in sicurezza.

 

Messaggero Veneto

Centro immigrati, in 4 per la gestione

 

GRADISCA. C’è anche la goriziana Scpa Minerva di Savogna d’Isonzo tra le quattro imprese in corsa per l’appalto (triennale, per un importo complessivo di circa 15 milioni di euro) relativo alla gestione delle due strutture del centro per immigrati di via Udine: il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) e il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). A confermarlo è stata ieri la Prefettura di Gorizia (ente appaltante), che ha precisato anche come le offerte effettivamente depositate entro il termine del 31 gennaio erano state otto.

Quattro di queste, tuttavia, sono state scartate per incompatibilità tecnica con i requisiti del bando di gara. Tra le escluse, a sorpresa, figura anche il consorzio cooperativistico Connecting people di Trapani, attuale ente gestore del Cie e del Cara isontini (incarico assunto nel marzo 2008). «Non abbiamo esaminato le offerte nel merito – ha ricordato il viceprefetto vicario di Gorizia, Gloria Allegretto –, c’è stata semplicemente una prima valutazione sui requisiti richiesti dal bando per la partecipazione alla gara: una visionatura tecnica su documentazioni e autocertificazioni. I quattro soggetti ritenuti non compatibili sono il consorzio Connecting people di Trapani, attuale gestore; il Consorzio Sisifo di Palermo, una costituenda associazione d’impresa che comprendeva una ditta francese, la Geps, con sede a Parigi, e altre tre associazioni (le romane Sinergasia e Cofeli Italia e un consorzio culturale siciliano, ndr), tutte per carenza di documentazione. Esclusa anche la seconda ditta regionale, la Invita Spa di Udine, per «non dimostrata capacità tecnica».

Le ammesse alla gara vera e propria, invece, sono la goriziana Minerva Scpa, il Sovrano ordine di Malta, il Consorzio Albatros di Caltanissetta, già gestore di centri immigrati in Sicilia, e la Ghirlandina di Modena, una cooperativa in collaborazione con le Misericordie.

Nei prossimi giorni, la specifica commissione nominata dalla Prefettura di Gorizia (composta da cinque membri), valuterà nel merito le offerte e «assegnerà i punteggi – ha aggiunto il vice prefetto vicario di Gorizia – per scegliere l’offerta economicamente più vantaggiosa. Contiamo di assegnare l’appalto entro la fine di febbraio».

Il nuovo ente gestore di Cie e Cara di Gradisca entrerà in carico il 1º marzo, con scadenza contrattuale fissata nel 28 febbraio 2014. (ma.ce.)

 

 

RIFIUTI/Rassegna stampa post consiglio comunale Maniago 28/01/2011

da Il Messaggero Veneto

MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011

Pagina 10 – Pordenone
Il caso. Dibattito a tutto campo dopo l’assemblea civica di venerdì scorso. Ambientalisti “agguerriti”
«Zillo, metano al posto del cdr»
Il Wwf ripropone il progetto e chiede una modifica del piano regionale

MANIAGO. Metano al posto del combistibile da rifiuto (il cosiddetto Cdr-q) alla cementeria di Fanna, modifica della bozza di piano regionale di gestione dei rifiuti urbani da parte della Regione, l’astensione nelle decisioni riguardanti rifiuti e cave per l’assessore regionale Elio De Anna e il consigliere Gianfranco Moretton: sono queste le richieste formalizzate dal Wwf regionale alla luce di quanto emerso nel corso del consiglio comunale aperto di Maniago.
Per quanto riguarda la conversione dell’impianto di Fanna a metano, non si tratta di una novità, ma di una richiesta formulata già da mesi, in quanto il gas permetterebbe «la riduzione nei fumi di polveri sottili, metalli pesanti, acidi, diossine, composti organici pericolosi in quanto interferenti anche in minime quantità con i processi biochimici». Alla Regione, il Wwf chiede invece la modifica della «previsione della bozza di piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, eliminando la possibilità di smaltimento di qualsiasi forma di rifiuto nei cementifici (e negli inceneritori) e revochi le autorizzazioni alla Snua per la produzione di Cdr, nonché alla Cementizillo per la combustione di Cdr-q a Fanna». A tenere alta l’attenzione degli ambientalisti è soprattutto il via libera di giovedì scorso, da parte della giunta regionale, all’adeguamento della Snua di Aviano, col quale s’è approvata la variante dell’impianto di trattamento e compostaggio, con riferimento alle «migliorie impiantistiche per la valorizzazione dei materiali e produzione di Cdr-q». Una volta che anche l’impianto di Aviano sarà adeguato, saranno tre i siti potenziali fornitori del Cdr-q alla cementeria: la Snua, appunto, la Geo Nova e la Ecosinergie.
Nel mirino del Wwf, si diceva, sono finiti i politici regionali Elio De Anna e Gianfranco Moretton. «Pur nella legalità – si afferma – hanno accettato un contributo per la propria campagna elettorale da una ditta operante nel settore rifiuti e discariche, la quale ha in corso procedure autorizzative di carattere regionale». Da qui la precisa richiesta: «Si astengano dal partecipare a qualsiasi decisione sul piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, autorizzazioni riguardanti cave e gestione rifiuti, nonchè progetti»

 

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MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2011

Pagina 13 – Pordenone
“Puzze” a Campagna: richiesta la presenza dei tecnici dell’Arpa

Interrogazione
MANIAGO. Dopo la mobilitazione di massa di venerdì sera, il mondo della politica comincia a muoversi sulla questione ambientale del Maniaghese. Ieri mattina il capogruppo del partito dei pensionati, Luigi Ferone, ha presentato un’interrogazione al governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, sulle “puzze” di Campagna. Ferone ha chiesto a Tondo e al suo assessore alla salute, Wladimir Kosic, di mandare nella frazione di Maniago e in tutte le realtà limitrofe i tecnici dell’Arpa. «Bisogna trovare una risposta all’origine del fenomeno che da settimane sta ammorbando l’aria», ha annunciato l’esponente del centro-destra, che ha anche sollecitato l’esecuzione di biometraggi annuali sui terreni.
Durante il consiglio comunale aperto di venerdì è stata infatti rimarcata l’assenza di studi aggiornati sulla presenza di metalli pesanti e altri inquinanti negli appezzamenti agricoli e negli orti della zona. Presenti in aula a Maniago anche i due consiglieri regionali del centro-sinistra Piero Colussi e Alessandro Corazza. Il primo ha sollecitato la Regione a modificare la normativa sul combustibile da rifiuto, troppo esposta ai rischi di infiltrazioni della malavita organizzata. Corazza ha invece affermato che presenterà un’interpellanza sui vari problemi di degrado ambientale che affliggono la cittadina delle coltellerie e i paesi vicini. Nel frattempo hanno creato dibattiti e applausi i manifesti fatti distribuire in tutto il mandamento dai comitati riuniti. Un orsetto giocattolo con la maschera antigas e una scritta sotto che recita “Forse è il caso di porsi qualche domanda”. E sullo sfondo alcune ciminiere che emettono in atmosfera grandi nuvoloni neri. E’ questa la campagna pubblicitaria messa in atto dai gruppi spontanei di Maniago e dintorni che si stanno battendo per fermare i nuovi insediamenti insalubri.
I primi manifesti sono comparsi poche ore prima del consiglio comunale aperto a Maniago, Fanna, Vajont, Cavasso Nuovo e in Val Colvera. Poi è stata la volta dei volantini distribuiti alle famiglie e negli esercizi pubblici della zona. «Sono soltanto i primi di una lunga serie», promettono i coordinatori dei vari movimenti riuniti attorno all’asse Maniago – Fanna. Le immagini choc vogliono scuotere l’opinione pubblica e spingere la gente a dire basta a certe logiche d’altri tempi. Appena si parla di salute e ambiente c’è chi ricorda la questione del lavoro e cerca di stopparci nel nome della crescita economica»

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MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2011

Pagina 13 – Pordenone
Impianto a biomasse a San Quirino: la SanQ energia si oppone al diniego

SAN QUIRINO. Il diniego dell’autorizzazione alla realizzazione di un impianto di energia elettrica da biomasse in territorio di San Quirino concordata dalla conferenza dei servizi della Provincia di Pordenone ha indotto la società richiedente, la SanQ energia, a presentare ricorso al Tar per l’annullamento della decisione. La riunione della conferenza dei servizi è avvenuta nel dicembre scorso nella sede della Provincia alla presenza dei soggetti coinvolti. Nel momento in cui la proposta, formulata dalla società SanQ, è stata analizzata si è ravvisata l’incompetenza della Provincia in materia in quanto il progetto prevedeva una produzione di energia superiore ai 50 megawatt termici, una quota superiore al limite previsto dalla legge per una decisione dell’ente e quindi di competenza della Regione.
Tale ostacolo comporterebbe il riavvio di tutto l’iter procedurale per la discussione dell’argomento in seno a una conferenza dei servizi regionale. A fronte del diniego, la SanQ ha presentato ricorso al Tar per «l’annullamento, previa sospensione cautelare dell’efficacia, della determinazione dirigenziale 2.680 del 12 novembre 2010 del settore ecologia della Provincia di Pordenone, che ha negato l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse in San Quirino, per essere competente la Regione anziché l’amministrazione provinciale stanti le dimensioni dell’impianto previste in progetto».
La bocciatura era stata avanzata anche dal Comune di San Quirino, per la mancanza di presupposti urbanistici affinché tale insediamento potesse trovare spazio nel territorio comunale, in quanto il terreno su cui era stato individuato l’insediamento dell’impianto sarebbe stato di proprietà di un privato, terzo rispetto alla SanQ. I due aspetti, uno tecnico e l’altro urbanistico, avevano di fatto creato un ostacolo all’insediamento dell’impianto.

NO OGM: Fidenato torna alla carica

Dal Messaggero Veneto del 03/02/11 Mais Ogm, processo a giugno. Fidenato: «Seminerò ancora» Accolta la costituzione di sei parti civili. Il leader di Agricoltori federati: per coltivare basta una comunicazione di Enri Lisetto PORDENONE. Dopo l’udienza filtro, è entrato nel vivo ieri, davanti al giudice monocratico del tribunale di Pordenone Rodolfo Piccin, il processo a Giorgio Fidenato, l’a gricoltore ribelle accusato di avere seminato mais Ogm Mon 810 (in un campo di tre ettari a Fanna il 30 aprile scorso e in uno di Vivaro la stessa primavera) senza le autorizzazioni di legge. Sei le parti civili che si sono costituite; il procedimento è stato rinviato a giugno: «Ma io seminerò di nuovo, la legge è chiara». Il presidente di Agricoltori federati, assistito dall’avvocato Francesco Longo, si oppone al decreto penale di condanna firmato dal gip la scorsa estate, che ordina il pagamento di 30 mila euro di sanzione oltre alla distruzione delle pannocchie transgeniche. Il giudice ha ammesso, nonostante la contrarietà della difesa (carenza di legittimazione), tutte le richieste di costituzione di parte civile: la Regione con l’avvocato Mauro Cossina, la Provincia di Pordenone con Andrea De Col, la Coldiretti con Sergio Gerin, il Codacons nazionale con Vitto Claut, quello regionale con Alessandro Magaraci e Slow Food con l’avvocato Alessandro La Macchia. Ammessi anche tutti i mezzi di prova presentati dal pubblico ministero Vania Marinello tra cui testi, documenti e indagini scientifiche. La procura contesta la violazione del decreto legislativo 212/01, ovvero la messa a coltura di sementi di mais Mon 810 senza autorizzazione. La difesa ribatte che il seme è autorizzato dal “ Registro europeo dei mangimi ed alimenti geneticamente modificati” e pertanto, se la semina è consentita nell’Ue non occorre chiedere autorizzazione in Italia, che dell’istituzione comunitaria fa parte. Il giudice ha rinviato l’udienza al 29 giugno quando saranno sentiti i carabinieri che hanno effettuato l’indagine, gli agenti del Corpo forestale e il personale della Direzione regionale delle risorse agricole. La “battaglia” legale verterà non solo sulla presunta violazione della legge nazionale, ma anche sulla ipotetica contaminazione dei campi circostanti, sulla base delle risultanze del consulente della procura Serena Varotta dell’Università di Padova, che si è avvalsa dell’ausilio di Gianluca Governatori (secondo la qui relazione la contaminazione dei vicini appezzamenti sarebbe avvenuta). «Ma quale contaminazione – ribatte Fidenato –. Si tratta di un mescolamento. Le analisi si riferiscono a campioni con tracce ben al di sotto dei limiti di legge per l’etichettatura no Ogm, ovvero inferiore allo 0,9 per cento. E questo non significa che le contaminazioni arrivino dai miei campi: la purezza in natura non esiste, potrebbe essere un’autopresenza nei sacchi delle sementi». Il processo riprenderà a semina primaverile avvenuta: «Vado avanti, riseminerò e questa volta non farò più domande, ma comunicazioni. Lo Stato – ha concluso Fidenato – non ha diritto ad impedire, ostacolare o limitare le semine autorizzate dall’Ue, se non attivando la clausola di salvaguardia, se supportata da dati scientifici che dimostrino la pericolosità degli Ogm»

NOTAV: altri comuni contestano il progetto

Dal Messaggero Veneto del 04/02/11

 

Casali Franceschinis boccia il tracciato della Tav

MUZZANA. Casali Franceschinis come il Carso e Val di Susa. Dalla piccola frazione di Muzzana del Turgnano arriva unanime il “no” alla ferrovia ad alta velocità Venezia-Trieste, nel tratto che va da Portogruaro a Ronchi dei Legionari, che dovrebbe attraversare il territorio comunale per oltre 3 km. E affianco della gente si schiera l’amministrazione.

Una contrarietà che si è espressa mercoledì sera in uno degli incontri pubblici organizzati dai comitati No Tav della Bassa friulana dopo quelli svoltisi a Pocenia e a Teor anche loro comuni nei quali molteplici abitazioni vedranno sfrecciare la Tav a pochi km di distanza (a Teor anche vicino alla ditta Thermokey), durante il quale la comunità ha definito l’opera «inutile e pericolosa perché danneggerà irrimediabilmente il territorio e deteriorerà la nostra qualità di vita per la quale molti hanno deciso di venire qui a vivere».

In primo piano tra i problemi sollevati, la possibilità che i piloni incontrando in profondità la falda acquifera creino danni ingenti al terreno e alle abitazioni. L’opera che dovrebbe portare alla realizzazione della ferrovia, di un viadotto lungo 3.285 metri, con pilastri alti dai 6 ai 10 metri oltre alle barriere acustiche, porterà ad una cantierizzazione del paese per una decina d’anni dove i duecento abitanti della frazione dovranno convivere con polvere, traffico e rumore. Dai comitati è arrivata la proposta di richiedere alla Regione tutta la documentazione relativa allo Studio di impatto ambientale che comporterà la linea ad alta velocità, ancora non pervenuta ai Comuni, e di far decorrere dalla data di arrivo il tempo previsto per tutta le osservazioni necessarie.

I componenti dei Comitati hanno inoltre mostrato, estraendole dallo studio di impatto ambientale, le schede delle abitazioni interessate per ognuna delle quali è stata posta la foto della facciata, lo stato di conservazione degli infissi e la distanza che li separa dall’infrastruttura. La questione tornerà ad essere affrontata in un incontro organizzato dai Comitati No Tav che si terrà a Muzzana con molta probabilità la prossima settimana. (v.z.)

 

Alta velocità, la giunta contesterà il progetto

Fogliano FOGLIANO REDIPUGLIA. La giunta di Fogliano Redipuglia presenterà osservazioni sul progetto preliminare della tratta Ronchi – Trieste della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Il progetto individua nella cava di Ronchi – Redipuglia uno dei cinque siti da usare per conferire terre e rocce derivanti dai lavori di escavazione. “Il territorio comunale non è interessato dal percorso ferroviario e perciò il progetto preliminare non ci è stato inviato dalla Italferr per eventuali osservazioni”, spiega il sindaco Antonio Calligaris, evidenziando che solo negli ultimi giorni della scorsa settimana il Comune è venuto a conoscenza da altre istituzioni del possibile uso della cava. Calligaris ha quindi discusso la questione in giunta per attivare l’ufficio tecnico e formalizzare le osservazioni. Dei circa 6.800.000 metri cubi di materiale derivante dallo scavo delle gallerie lungo la Ronchi-Trieste, circa 2.900.000 saranno reimpiegati a uso della costruzione della linea ferroviaria, mentre 3.900.000 saranno usati per riqualifiche ambientali. Le cave che hanno i requisiti richiesti sono cinque: Sagrado, due a Trieste, Mariano e Ronchi-Redipuglia. “Va segnalato che la relazione non indica che tutti i 3.900.000 mc saranno stoccati a Redipuglia. Viene enumerata unicamente la singola capacità ricettiva teorica per ogni sito, che per quel che riguarda la nostra cava ammonta a 3.500.000 mc”. Le osservazioni fatte in giunta rispetto alla relazione indicano come fine dell’attività della cava il 7 dicembre 2012, mentre tale data corrisponde solo alla fine del terzo lotto di escavazione. “Inoltre la nostra cava è stata individuata come luogo da recuperare dal punto di vista ambientale con il materiale di scavo, mentre abbiamo già in atto un progetto di recupero ambientale collegato all’escavazione approvato dalla Regione. Se la nostra cava dovesse essere uno dei siti di stoccaggio, si andrebbero a rovesciare terra e rocce su un terreno che è già piantumato e recuperato da un punto di vista ambientale”. Un ulteriore problema sarà rappresentato dall’aumento del traffico per il passaggio dei camion. (c.v.)

NOTAV: continuano le assemblee pubbliche sul Carso

Buona l’affluenza di abitanti all’iniziativa di ieri sera (nonostante la censura dei media locali a             parte il Primorski) a Prosecco presso il Kulturni Dom del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso. Grande interesse hanno destato in particolare le cartine del tracciato TAV che rendevano bene       l’idea di dove dovrebbe passare questa folle megaopera. Nelle prossime settimane sono in programma altri incontri informativi.

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Settimana di solidarietà contro la repressione nei Paesi Baschi

Settimana internazionale di solidarietà con Euskal Herria

Incontro sui Paesi Baschi con un membro del Movimento Studentesco Basco

Udine Giovedì 10 febbraio all’ ex-cantuccio ore 20.30

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“Stop agli arresti per clandestinità”

Repubblica 4 febbraio

“Stop arresti per clandestinità”
La procura di Roma si adegua alla Ue

L’indicazione a forze dell’ordine e magistrati della capitale. La direttitiva europea contro la Bossi-Fini esclude anche sanzioni di tipo penale e introduce ammende a livello amministrativo

 

IMMIGRAZIONE

“Stop manette per clandestini”
La procura si adegua alla Ue

L’indicazione a forze dell’ordine e magistrati della capitale. La direttitiva dell’Unione Europea esclude anche sanzioni di tipo penale e introduce ammende a livello amministrativo

Niente più arresti, a Roma, e richiesta di archiviazione dei procedimenti penali in corso per i clandestini che, colpiti da ordine di espulsione, non abbiano ottemperato alla sanzione entro i cinque giorni previsti dall’articolo 14 della legge Bossi-Fini. L’indicazione è stata data dalla procura di Roma a forze dell’ordine e magistrati. L’iniziativa è legata a una direttiva dell’Unione Europea, la 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, che disciplina la materia escludendo arresti e sanzioni di tipo penale e introducendo sanzioni a livello amministrativo.

Al provvedimento dovevano adeguarsi i paesi membri della Comunità entro il 24 dicembre scorso. L’Italia non ha recepito quella direttiva, ma per effetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia europea, le direttive della Ue hanno immediato valore applicativo anche se in contrasto con le normative nazionali. Così la procura di Roma, ma sul punto non è l’unica avendo adottato analoghe iniziative le procure di Firenze, Torino e Pinerolo, ha dato disposizione, dall’inizio dell’anno, di dare corso all’indirizzo normativo fissato a livello europeo.

La direttiva stabilisce cause e modalità di espulsione dei clandestini escludendo sanzioni di tipo penale e fissando tre gradi procedimentali: allontanamento volontario, allontanamento coattivo e, in ultimo, trattenimento in un centro di accoglienza fino a 18 mesi al fine dell’espulsione. A Roma, ogni giorno, sono affrontati, in media, tre-quattro casi di clandestini che non abbiano ottemperato al decreto di espulsione.

(04 febbraio 2011)