Marzo 17th, 2017 — Nucleare
17 marzo
Repubblica
- 15:57
- Bossi: su centrali decide il territorio 77 –
- “Il Veneto non lo vuole e comunque è autosufficiente”. Umberto Bossi, interpellato dai cronisti sul programma nucleare del governo, frena: “È il territorio che decide”.
- 13:20
- Romani: condivisione su nucleare è la “mission” 55 –
- “Anche se non è obbligatorio il parere di tutti coloro che partecipano alla conferenza di servizi, politicamente la mission è la condivisione – ha aggiunto il ministro Paolo Romani – e penso che oggi soprattutto visti i vantaggi fiscali ed economici che ci sono per le comunità locali alla luce anche dell’esperienza francese dove i territori competono per avere le centrali, ho l’impressione che per un ritorno al nucleare sia necessario percorrere una strada condivisa”
- 13:11
- Romani: anche se legge consente non imporremo centrali 52 –
- “Non obbligheremo nessun territorio ad ospitare una centrale nucleare, anche se la legge lo consentirebbe”. E’ quanto ha affermato il ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani, durante la presentazione dell’elettrodotto Sapei, presso la centrale elettrica Terna di Latina. “Il tema della riflessione sul nucleare – ha spiegato il ministro – deve contemplare anche la condivisione delle scelte. Maggioranza, opposizione e comunità locali devono condividere il processo e devono essere informate sui processi di sicurezza. Nessuno, quindi sarà obbligato ospitare eventuali centrali”.
- 13:08
- Romani: inappropriato il dibattito su stop definitivo a nucleare 51 –
- Il dibattito su Un possibile stop definitivo al programma nucleare italiano “è fuori tempo e inappropriato”. Così il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, a margine della presentazione di ‘sa.Pe.I, l’elettrodotto sottomarino di terna che collega direttamente Sardegna e Penisola. Secondo Romani, è importante spostare il dibattito tra nuclearisti e antinuclearisti “sul problema della sicurezza”
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Alta velocità, botta e risposta tra Brandolin e Riccardi
Ronchi RONCHI. Il consigliere regionale Giorgio Brandolin (Pd) «sfida» l’assessore ai Trasporti, Riccardo Riccardi, a «dire chiaramente se vuole il raccordo ferroviario Ronchi Sud-Ronchi Nord» dell’Alta velocità. Brandolin replica così alle affermazioni di Riccardi, che sulla Tav aveva accusato il Pd di divisioni interne. «Nelle sue dichiarazioni – prosegue Brandolin – nulla si dice sulla posizione regionale, che è quella che conta, visto che la competenza dell’intesa Stato-Regione non è degli enti locali. Ecco quindi la mia sfida: dire chiaramente se il raccordo sia previsto o meno, senza fare l’ambiguo o il furbo. E dirlo subito, non tra un mese. Perché, se Riccardi è d’accordo a realizzarlo, allora è il progetto regionale che dev’essere buttato; se invece segue il suo progetto, allora è innegabile che il raccordo non ci potrà essere».
Per Riccardi «il compito della Regione non sono le sfide a duello, ma le soluzioni più condivise affinché il territorio esprima il maggior consenso per creare le condizioni della realizzazione di opere che presentino un rilevante impatto. Sono dispiaciuto per il tono di Brandolin – aggiunge Riccardi – e gli ripeto che, se ci sono problemi interni al Pd isontino, non sarò certo io a mettermi in mezzo per risolverli. Non esiste alcun progetto della Regione: c’è un progetto preliminare avanzato da Ferrovie dello Stato, che ha recepito una forte indicazione dalla Provincia di Gorizia di eliminare il raccordo. La soluzione voluta dal presidente Enrico Gherghetta trova contrario il Comune di Gorizia. In linea di principio, l’osservazione del sindaco Ettore Romoli mi sembra condivisibile. Ora è necessario, invece che urlare, conoscere anche l’opinione dei Comuni attraversati».
Alta velocità ferroviaria, venerdì un incontro nella sala consiliare
Ronchi RONCHI. Venerdì alle 20.30, nella sala consiliare del Comune di Ronchi dei Legionari. in piazza Unità d’Italia, si terrà un’altra iniziativa sull’attualissimo tema “Che cos’è il progetto Tav? Linea ferroviaria ad alta velocità – alta capacità, visione del progetto e osservazioni, natura del progetto, impatto e tutela ambientale, rapporto costi benefici, tutela dei cittadini, considerazioni sul concetto di “bene comune””.
Come relatori saranno presenti Giancarlo Pastorutti del Comitato NoTav Bassa Friulana ed Enrico Cumero autore di una tesi universitaria in Sociologia dal titolo “Problematiche socio ambientali della Tav nel territorio giuliano”.
L’iniziativa è stata promossa dal Comitato Popolare No Tav – Isontino, che si è costituito nel corso del mese di febbraio nel momento della presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini del territorio monfalconese interessati al progetto della Tav tratta Venezia-Trieste.
L’incontro è stato promosso per raccontare dell’incontro avuto da esponenti del comitato no tav della Bassa Friulana a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo, per far conoscere e consegnare la documentazione e le osservazioni contrarie alla Tav di questo progetto ma anche per fare il punto dopo le recenti deliberazioni dei pareri espressi sulla Valutazione d’impatto Ambientale dai consigli comunali del Monfalconese; in modo particolare, Doberdò del Lago, Monfalcone e Ronchi dei Legionari che nelle delibere hanno accolto e ripreso parte dei contenuti e i giudizi critici espressi nelle osservazioni dalle associazioni ambientaliste e dai cittadini.
Marzo 17th, 2017 — Manifestazioni locali
Il presidio di oggi (giovedì 17 marzo) a cura del “Comitato Primo Marzo” di Trieste, sui temi dei CIE e delle deportazioni e sulle guerre e migrazioni ha avuto un ottimo riscontro. Dalle 11.00 alle 13.30 varie decine di antirazzisti e immigrati hanno dato vita all’iniziativa all’incrocio fra le centralissime vie S.Nicolo e Dante. I numerosi cartelloni e striscioni hanno attirato l’attenzione di numerosi passanti e sono stati distribuiti tantissimi volantini. Molto frequentato anche il banchetto con libri e dossier sui vari temi. Il tutto è stato accompagnato da musica e interventi. La prossima iniziativa sarà il 1 aprile per un’altra piazza informativa sui temi del lavoro migrante, nuovo schiavismo e lotte.

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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
da Repubblica.it
Lampedusa, “No alle tendopoli”
Trasferiti a Mineo 200 immigrati
Approdi no stop al porto dopo due giorni di maltempo. Critica la situazione sull’isola con quasi 3mila richiedenti asilo. I residenti occupano la riserva naturale: “turismo a rischio”. Oggi apre la struttura in provincia di Catania. Il sindaco: temo problema di ordine pubblico
di MASSIMO LORELLO e FRANCESCO VIVIANO
In 52 hanno raggiunto l’isola su un barcone di legno. E’ solo l’ultimo degli sbarchi ripresi a Lampedusa nelle ultime ore, dopo due giorni senza arrivi di immigrati a causa delle cattive condizioni del mare. La scorsa notte poco dopo l’una sono approdati 39 tunisini, tra i quali tre donne. Erano su un piccolo scafo che ha raggiunto la costa senza essere stato avvistato in precedenza. Prima un’altra imbarcazione aveva portato altri 38 extracomunitari.
Nelle ore successive la sala operativa della Capitaneria di porto di Palermo, che coordina le operazioni nel Canale di Sicilia, ha individuato altri 13 natanti in arrivo. E intanto sale la tensione sull’isola dove la situazione resta critica, con la presenza di oltre 2.800 persone, delle quali 2.600 nel centro di accoglienza che dispone di solo 800 posti, e le restanti 200 nella “Casa della fraternità” della parrocchia di San Gerlando.
“Il centro di accoglienza sembra un lager”
La protesta. Un gruppo di abitanti dell’isola ha occupato in tarda mattinata i locali dell’area marina protetta gestita da Legambiente, dove in giornata avrebbero dovuto essere trasferiti 200 tunisini. La decisione di occupare è stata assunta al termine di una riunione del Comitato giovanile, dell’associazione Askavusa e di albergatori e pescatori, che si oppongono al montaggio di due tendopoli da 500 posti l’una per alloggiare i migranti. “Non possiamo certo permettere – ha dichiarato il presidente di Federalberghi delle isola minori della Sicilia, Christian Del Bono – che lo sviluppo di queste isole venga improvvisamente arrestato”. In questa scelta del governo, i lampedusani vedono infatti l’intenzione di trasformare l’isola in un ghetto con ripercussioni negative non solo sulla stagione turistica ma sulla stessa vivibilità di Lampedusa che non dispone di risorse idriche e agricole sufficienti al suo fabbisogno. Oltre all’occupazione della riserva naturale, gli isolani minacciano altre forme di protesta nelle prossime ore, anche sui moli del porto dove avvengono gli sbarchi di immigrati.
Ieri a Lampedusa (video) sono arrivati i primi militari dell’esercito e il personale della Protezione civile incaricato di realizzare una tendopoli per gli immigrati. Nella stessa giornata si è tenuta una manifestazione con il tricolore a mezz’asta listato a lutto.
Primi arrivi a Mineo (Catania). In mattinata al Villaggio della solidarietà di Mineo, in provincia di Catania, sono arrivati i 200 immigrati richiedenti asilo, trasferiti su due pullman scortati da polizia e carabinieri. Nel Residence degli aranci, fino a qualche mese fa utilizzato dalle forze militari Usa di stanza alla base di Sigonella, troveranno posto complessivamente 2 mila persone provenienti dai Centri di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara) di Trapani, Crotone e Foggia.
LE FOTO
Prima ancora dei pullman al Villaggio sono arrivati tre immigrati richiedenti asilo, giunti in auto dal Cara di Trapani. Uno di essi, Mahmud Osmay Abderrazak, somalo, di 33 anni, ha mostrato ai giornalisti il cartellino con il numero 1. Un altro gruppo, proveniente da Bari, è atteso per le 15.
Pignataro: “Così si crea una riserva indiana”
Le polemiche. Ad accogliere gli immigrati, il sindaco Giuseppe Castania, che si è detto preoccupato per una soluzione che metterebbe a rischio l’ordine pubblico. “Questo territorio difficilmente potrà dare risposte agli immigrati richiedenti asilo, – ha detto Castania – tranne che il governo non vari un programma strutturale che dia grandi opportunità qui di lavoro non solo a loro ma anche alle popolazioni locali”.
“I timori della popolazione riguardano una percentuale che il governo ha quantificato intorno al 30 per cento delle persone ospitate nei Cara, cioè almeno 600 persone, – ha continuato Castania – che non riesce a concludere il percorso per l’ottenimento dello status di rifugiato politico. Qualcuno viene colto in flagranza di reato e viene rimpatriato, altri fuggono e non si trovano più”.
Tutto dipende – ha concluso Castania – dal numero di migranti che saranno ospitati, da come saranno assistiti in questo villaggio: chi si sente trattato bene e intravede la possibilità di un processo di inclusione ed integrazione non ha motivo di delinquere”.
Apre il villaggio di Mineo
domani i primi richiedenti asilo
Duecento immigrati provenienti dai Cara verranno ospitati nel residence ex Nato. Lo ha annunciato il presidente della Provincia di Catania. Ma gli amministratori locali sono contrari
Arriveranno domani al Villaggio della solidarietà di Mineo, in provincia di Catania, i primi 200 immigrati richiedenti asilo. Lo ha reso noto il presidente della Provincia etnea Giuseppe Castiglione. L’apertura della struttura era stata anticipata ieri dal prefetto Giuseppe Caruso, commissario governativo per l’emergenza immigrazione. Nel Residence degli aranci, fino a qualche mese fa utilizzato dalle forze militari Usa di stanza alla base di Sigonella, troveranno posto complessivamente 2 mila persone provenienti dai Centri di accoglienza per i richiedenti asilo (Cara). Una iniziativa voluta fortemente dal Viminale, ma che è stata contrastata dal presidente della Regione Raffaele Lombardo e da alcuni amministratori locali.
“Assolveremo al nostro ruolo”, afferma il vicesindaco di Mineo Maurizio Siragusa, “che è quello di vigilare affinché non succeda nulla nel nostro territorio e ci auguriamo che tutto vada come il ministero ha previsto, dopo di che aspettiamo. Noi vorremmo che gli organi che stanno gestendo la cosa si mettessero in contatto con le autorità del territorio. Lo abbiamo sempre ribadito ma ci pare che da questo punto di vista non ci sentano. Comunque aspettiamo e siamo fiduciosi, magari ce lo faranno sapere domani”.
Contrario alla creazione del centro, il sindaco di Caltagirone Francesco Pignataro: “Ribadiamo la nostra contrarietà a questa iniziativa. Non è così che si costruisce l’integrazione, così si realizzano le condizioni di ‘riserva indiana’”. Pignataro aggiunge: “Dato che il governo ha deciso di andare avanti l’augurio è che sia data alle autorità locali la possibilità di accesso alla struttura per vigilare sulle condizioni in cui si troveranno gli immigrati e che sia data ai tanti piccoli operatori economici della zona la possibilità di essere presi in considerazione per le piccole opportunità che possono aprirsi nell’ambito della ospitalità da dare alle forze di polizia”.
Marzo 17th, 2017 — Nucleare
da Il Piccolo 18 marzo
Nucleare, no a Monfalcone
Sito fra Lignano e Latisana
Dopo la catastrofe giapponese il governo ripensa alla zona per l’insediamento. I requisiti fondamentali: spazio, acqua e bassa densità abitativa
MONFALCONE Monfalcone non compare nella lista “segreta” stilata dal governo dei 45 possibili siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari e non è nemmeno un posto tra quelli scelti per ospitare il deposito nazionale delle scorie radioattive. Se non fosse avvenuta la catastrofe nucleare del Giappone che sta tenendo con il fiato sospeso tutto il mondo, forse sarebbe passata inosservata la notizia, uscita in questi giorni, dell’esistenza di un dossier nucleare dei parlamentari del Partito democratico che sostiene che “l’elenco dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari e il deposito nazionale delle scorie radioattive è bello e pronto anche se il governo non lo rende noto”. Gli stessi parlamentari del Pd, primo fra tutti Ermete Realacci, esponente dell’ala verde del partito, hanno presentato alcune interrogazioni sbandierando l’elenco in Parlamento (la prima è partita il 12 gennaio scorso).
E lo stesso governo, attraverso il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, ha confermato l’esistenza dell’elenco definendolo una “bozza preliminare”. Da alcuni giorni l’elenco è stato reso noto su internet e si può constatare di persona che Monfalcone non c’è. Tra i 45 siti idonei in Friuli Venezia Giulia ce ne sono soltanto due, entrambi vicini al fiume Tagliamento: la zona costiera al confine con il Veneto in provincia di Udine (l’area accanto a Lignano) e un’altra tra Spilimbergo e Latisana tra le province di Udine e Pordenone. Il Veneto ha ben quattro zone idonee e una di queste è quella in comune con il Friuli Venezia Giulia. Quali le caratteristiche di questi siti? Devono essere geologicamente stabili, avere tanta acqua ed essere relativamente poco popolosi. Un nuovo studio del governo dopo gli annunci berlusconiani del ritorno al nucleare? Affatto, è una mappa che ricalca quella stessa fatta dal Cnen (Comitato nazionale per l’energia) andata in soffitta dopo il referendum (quella comprendeva in realtà 52 siti) ma che è stata rispolverata e aggiornata dal governo.
Si tratta di una mossa che ora alla luce della catastrofe giapponese appare quasi inutile considerando che, come fanno osservare molti esperi, il ritorno al nucleare dell’Italia appare quanto mai improbabile. Creare ora infatti una centrale alimentata ad energia nucleare con i criteri di sicurezza necessari significherebbe per il nostro Paese stanziare una somma di investimenti che non potremmo permetterci. Rasserenato Gianfranco Pizzolitto, sindaco di Monfalcone, città che già deve fare i conti con la presenza della centrale termoelettrica: «Come sindaco tiro un sospiro di sollievo», ma subito aggiunge «anche stavolta però commento notizie che mi vengono dalla stampa pur sapendo che Monfalcone appariva sempre tra i possibili siti». Il sindaco monfalconese Pizzolitto comunque mantiene le sue preoccupazioni: «Monfalcone non c’è, ma ci sono due altre aree in Friuli Venezia Giulia, sul Tagliamento a poca distanza. Come cittadino dopo la catastrofe del Giappone sono molto preoccupato perchè ho capito che nessun sito è sicuro. E quello che temo è che comunque venga scelto il Fvg, l’unica tra la regioni ad aver detto di sì al nucleare mentre le altre hanno detto di no. Siamo politicamente deboli e rischiamo di trovarci una centrale in casa».
Ecco la lista (segreta) del governo dei 45 siti nucleari in Italia
I parlamentari del Pd hanno pubblicano una lista dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari, nonché quello dei possibili siti del deposito nazionale delle scorie radioattive: sono già pronti, anche se il governo non li rende noti e coinciderebbero con quelli individuati dal Cnen nel 1979. il sottosegretario Stefano Saglia, ha a suo tempo confermato l’esistenza dell’elenco, anche se l’ ha definita una ‘bozza preliminare’. Ecco la lista:
Piemonte
1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli).
2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)
Lombardia
3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia)
4. la zona a sud di Mantova lungo il Po
5. la zona a sud di Cremona lungo il Po
Veneto
6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo)
7. la zona del delta del Po (Rovigo)
8. la zona della foce del Piave (Venezia)
9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)
Friuli Venezia Giulia
10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine)
11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)
Emilia Romagna
12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini
13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma)
Toscana
14. Isola di Pianosa (Livorno)
15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno)
16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto)
17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)
Lazio
18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo)
19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo)
20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)
Campania
21. Foce del Garigliano (Caserta)
22. Foce del Sele (Salerno)
Calabria
23. area costiera di Sibari (Cosenza)
24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza.
25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca).
26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)
Molise
27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)
Puglia
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce)
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce)
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici
34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)
Basilicata
36. tutta la costa ionica della regione
Sardegna
37. foce del Flumendosa (Cagliari)
38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro)
39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro)
40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari)
41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)
Sicilia
42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento)
43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa)
44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta)
45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).
Marzo 17th, 2017 — Varie
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Essendo che
tutta la materia è fatta di atomi, Berlusconi deve aver pensato, e lo ha pure detto, che l’energia atomica si ottiene dalla “scomposizione delle cellule“. Non hanno forse un nucleo anche loro? La rivelazione scientifica è del 2008; ma il nostro nanofisico, già nel 2007 aveva curato la presentazione al libro del nuclearista nazionale Franco Battaglia: “L’illusione dell’energia dal sole”, preludio al suo successivo “Energia nucleare? Sì, per favore…” del 2009. Essendo che qualsiasi nuclearista di fede e convinzione con un tale portabandiera fa una meschina figura, abbiamo provato a pensarci in veste di nucleariste serie e, indovinate un po’… siamo arrivate alla conclusione che: in Italia MAI!!! Ma mai, mai e poi mai! Perché fare il nucleare in Italia, corrisponde a premeditare un crimine.
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Essendo che ci troviamo con una classe politica di cialtroni -ultimo tal Beltrandi, radicale (quelli che hanno sempre richiesto l’election day) in casa Pd che vota col Pdl per affossare l’election day e boicottare il referendum sul ritorno al nucleare che segue ad un referendum sul nucleare che nel 1987 (non la fine degli anni ‘70, Caro Silvio… e giù bacchettate anche in storia…) aveva già detto la sua.
Essendo che questa classe politica è anche di incoscienti, che mentre tutti i paesi si interrogavano sui problemi di sicurezza, qui se ne esce una ministra-per-caso a dire “il nostro programma non cambia”, rinforzata dal lanciatore di anatemi Sacconi che scaglia un “Guai a noi se ci fermassimo!…” contornato dal coro degli irradiati della struttura Delta: Cicchitto, che: “non è che si può cambiare idea ogni minuto“; Gasparri, che: “anche le dighe sono pericolose”…
Ed essendo che cialtroneria e incoscienza fanno il paio con furbizia, ecco emergere Saglia il sottosegretario, con la buffonata che il nucleare si fa solo nelle regioni che lo accettano.
In realtà lo Stato è sì obbligato a cercare l’accordo, ma il parere degli enti locali non è vincolante. Punto. Il governo può dunque, se vuole – dandone motivazione – tirare diritto e ciao. Un po’ come quello che sta accadendo con le consultazioni fasulle sul TAV qui da noi. Si convocano governatori e sindaci amici (e chi non lo è all’odor di monetizzazione?), si spara qualche dato suppergiù e si conquista il consenso. Detto fatto, ecco il ministro Romani avanzare con la busta. A suo tempo già il redivivo Scaiola, quello che qualcuno gli aveva pagato la casa a sua insaputa (uomo fortunato!), aveva prospettato bollette basse (e tumori gratis aveva chiosato qualche simpatica blogger…) per chi avrebbe ospitato le centrali.
Essendo che qualche giorno fa, abbiamo assistito al primo “golpino” nucleare…, proprio in nome della trasparenza: dal decreto sul nucleare (quello che definirà i siti) -che deve essere approvato entro il 23 marzo-, sono spariti i commi che fissavano i criteri di pubblicità circa le valutazioni sulle aree idonee. I parametri di tipo tecnico-scientifico per la scelta dei siti avrebbero dovuto essere pubblicati sui siti internet di tre ministeri, dell’Agenzia per il nucleare e su almeno cinque quotidiani a diffusione nazionale. Questo perché gli enti locali possano formulare le proprie obiezioni; ebbene …phfluff… commi dissolti, svaniti, svaporati.
Essendo che il nucleare è stato rilanciato da questa sgangherata compagine che non sa come trattare e dove mettere i rifiuti di casa, non sa gestire un paese che frana ad ogni pioggerellina primaverile e si alluviona ad ogni rovescio autunnale; non sa ricostruire senza fare disastri, non sa fare un’opera pubblica che si possa dire è fatta bene… E siamo buone perché abbiamo scritto “non sa” e non “non vuole”. Limitiamoci all’ignoranza, facciamo finta che non sia in copula con l’ingordigia, la mafia, il malaffare e la ‘ndrangheta sulla quale la magistratura ha aperto fascicoli e sciolto pubbliche amministrazioni in lungo e in largo.
Essendo però che siamo nel paese del calcolo economico-politico e degli interessi ad personam, prima viene il business in generale, (lobby e industriali) poi il tornaconto in particolare (a me, a te, a noi…) la sicurezza viene ultima e l’Italian Style è garanzia meno che mai, già a cominciare dal fatto che le nostre future centrali sono i bidoni che Silvio ha comprato dai francesi i quali possono rifilarci quello che vogliono dal momento che detengono la metà dei titoli di stato italiani che è come dire la metà di questo paese.
Infine, essendo che dopo alcuni giorni di trance atomica, tutti quelli di cui sopra hanno incominciato a mettere il piedino sul freno; il sì, sì, sì è diventato ma, mi, mo, con lo stridore finale della ministra-per-caso che in transatlantico fuorionda ha gorgogliato: “Basta, non possiamo perdere le elezioni per il nucleare”, essendo che in Italia la sicurezza è funzione dei sondaggi.
Questo è. Se i sondaggi sono buoni, sicurezza o non sicurezza, si procede; i sondaggi buttano male, si aspettano tempi migliori.
Follia pura!
Allora, essendo così, quale nuclearista serio può pensare che l’Italia sia un paese sufficientemente serio per poter costruire e gestire in sicurezza una centrale nucleare?
Non osiamo pensare la tutela della salute nel malaugurato caso di un incidente atomico nel paese dove i terremotati devono arrangiarsi da soli e gli alluvionati anche, perfino se sono veneti.
Nell’iconografia antinucleare dei tempi di Chernobyl girava l’immagine di una centrale nucleare avviluppata in un condom per contenere la fuga radioattiva… ecco, forse quello, Vaticano permettendo…
Ci chiediamo dove pensa di vivere Magherita Hack che si definisce ambientalista per il nucleare. E’ meglio che si dedichi agli astri del cielo e al colibrì Silvio. Noi l’apprezzeremmo di più come anticlericale a tempo pieno che come orrendo ibrido ambientalista-nuclearista.
Che il percorso ambientalismo=energia pulita=nucleare è, ci sia permesso il francesismo, una stronzata che nessun ambientalista serio concepirebbe.
Nella relazione di uguaglianza, il primo termine fa a pugni con l’ultimo perché quello in mezzo, e lo sanno anche i bambini, tiene pulita l’aria (se non succede come a Chermobyl o in Giappone) ma lascia scorie sporche e pericolose che neanche Matusalemme nella sua lunga vita riuscirebbe a smaltire.
E poi guarda, paradossalmente, l’energia pulita è più vicino allo strafalcione di Silvio, nel senso che ci sono sì cellule che convertono energia, con i loro organelli, la prendono dal sole, e la usano per sé e sono le cellule vegetali. Qualcosa in questo senso, se pur ancora lontani dalla meraviglia della fotosintesi, ha imparato a fare anche la tecnologia umana con le energie alternative, ma guarda caso, proprio adesso il nucleo governativo nucleare ha prima tagliato e poi ridotto gli incentivi al fotovoltaico.
Qualcuno suggerisce che sia il risultato delle pressioni dei grandi produttori energetici italiani che, per via della crisi hanno centrali a gas inattive, che se continua così rischiano di non riaprire e che l’elettricità derivante da sole e vento (che ha la precedenza di immissione in rete su quella da fossili) nel frattempo cresciuta, rischia di rendere inutili.
A guardarla così non c’è nemmeno un problema energetico e se cè è piuttosto quello inverso, non dell’aumento di energia ma della riduzione dei consumi. Ovvero, quando le cose semplici e giuste sono le più difficili da fare, sicchè nel paese del sole dobbiamo dire “nucleare, per favore!”.
Robe da indurci una sconsolata scomposizione cellulare e, ahinoi, malgrado la scoperta di Silvio, senza alcun ritorno energetico.
Del nucleare, a suo tempo, ne avevamo parlato qui e qui.
*immagine da www.sporcomondo.it
Marzo 17th, 2017 — Ultime
Uno spunto interessante, ma il logico-matematico, ateo, Piergiorgio Odifreddi è perfino ottimista. Di voltafaccia ce ne sono molti di più ed altri, anche sugli stessi temi, continueranno ad esserci. Le menzogne, gli opportunismi, i gattopardismi sono oramai entrati strutturalmente nella mentalità e nelle istituzioni politiche, e l’italia in questo campo fa veramente scuola, esporta i suoi metodi e può offrire una gamma di prodotti sempre più varia. Inoltre non ci sono solo i voltafaccia all’italiana, ma ora anche quelli alla padana come gli ultimi di Bossi che prima dice che Gheddafi farà la fine di Umberto I ed ora fa il pacifista contro un Berlusconi trasformatosi a sua volta da “bacia-anelli”del Raìs ad interventista neo-colonialista, così come lo è, di pensiero e di fatto, Nicolas Sarkozy. E noi qui impotenti ad osservare gli eventi e a piangere da un lato sulle rivoluzioni spurie, incompiute, fallite, degenerate, tradite, strumentalizzate e dall’altro sulle guerre, gli interventi militari, i golpe, gli imbrogli e i massacri da parte sia dei dittatorucoli furbastri come Gheddafi che delle potenze “democratiche” come USA e Francia, queste due ultime sempre in competizione fra loro, ma ora stranamente unite nell’attacco a Gheddafi. Di fronte a tutto questo, avere una linea politica coerente diventa sempre più difficile perché il groviglio geopolitico, internazionale, nazionale e perfino regionale è sempre più intricato. Le mistificazioni e i voltafaccia regnano su tutto, ma purtroppo, ed è quello che è veramente grave, regnano i disastri umanitari e socio-ecologici sulla popolazioni inermi che subiscono le conseguenze della violenza del potere e sono costrette alla fuga disperata per evitare i massacri, nell’illusione di una speranza di vita, per poi trovarsi rinchiuse in qualche lager della democrazia. La situazione è sempre più drammatica, questa è la realtà delle cose.
Commento di Paolo De Toni
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E’ significativo e appropriato che, nel momento delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, gli italiani, o almeno i rappresentanti istituzionali da loro liberamente eletti, soffino sulle candeline della torta confermando una delle nostre doti più caratteristiche: la capacità di fare i peggiori voltafaccia a cuor sereno, adducendo le motivazioni più false.
Il più vergognoso di questi voltafaccia è forse quello nei confronti di Gheddafi e della Libia. Un anno fa abbiamo dovuto assistere all’accoglienza da terzo mondo riservata al colonnello, col quale Berlusconi aveva addirittura firmato un trattato d’amicizia fra i popoli libico e italico. Durante lo scoppio della crisi, silenzio. E ora siamo pronti non solo ad assistere silenti all’invasione del paese, ma a parteciparvi attivamente, fornendo basi e truppe.
Forse che Gheddafi è diverso oggi, da com’era un anno fa? Ovviamente no. Il voltafaccia ha motivazioni molto terra terra, benchè il ministro della Difesa abbia coraggiosamente assicurato che nelle operazioni i nostri non metteranno piede sull’ex paese amico. Queste motivazioni sono che gli Stati Uniti e la Francia hanno deciso di intervenire, e c’è il rischio che ci sostituiscano nello sfruttamento commerciale del paese.
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Né Gheddafi, Né Sarkozy (ovviamente)
Né la Nato (altrettanto ovviamente)
Vediamo gli sviluppi dell’attacco (ovviamente neo-colonialista) al regime (ovviamente criminale e dittatoriale) del Raìs, amico di Berluskoni e finanziatore di Bossi e Sarkozy
Alcuni articoli da blog antagonisti
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Non capisco perché tanti si stupiscano di Napolitano, non è forse lui che ha istituito i CPT quand’era Ministro dell’Interno? Qualcuno si è mai ricordato di ricordarlo?
Intanto, c.v.d., Frattini, tanto per restare in tema di voltafaccia, ha rapidamente cambiato idea fino a due giorni fa aveva detto che “Gheddafi non può essere cacciato”.
20/03/2011 Corriere della Sera
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Marzo 17th, 2017 — Nucleare
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Lo stradino (a dx) e l’albergatore (a sx).
Lo stradino ne fa di strada con la macchina della Regione “par là a mangià le renghe cun Duz”.
L’albergatore invece chissà forse vorrà gestire un albergo, un agri-nucleo-turismo, in Slovenia, per ospitare addetti e visitatori alla centrale di Krsko raddoppiata, sicura, ecologica e bella da vedere
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PRIMO STEP. Assessore Riccardo Riccardi risponda! Cosa ci faceva Lei con la macchina Audi targata DH 938MR e con l’autista (lo si intavvede nella foto) sabato 12 marzo a casa di mio cugino Ezio De Toni in via Colombo n. 15 a Torviscosa? Era una “auto blu” ? Una macchina di ordinanza della Regione? Asesor, erial forsit lì a mangjà le renghe? E mi dica, c’era anche Roberto Duz con lei? Perchè sa, quello lì ha smentito di essere stato presente a quella riunione. Ze furbo! Ma facendo così, proprio nell’atto di smentire (per non far capire che è in cantiere una santa alleanza PD-PDL per le elezioni comunali a Torviscosa) Duz non fa che confermare la natura politica dell’incontro! Peraltro la macchina di Duz era parcheggiata proprio vicina a quella del suo grande amico Paride Cargnelutti. Ma poi guardi che è ancor peggio se l’ìncontro fosse stato di natura privata, come mi ha sostenuto in maniera diretta e documentabile Carlo Brunetti, perché in questo modo Lei potrebbe fare la fine di Ballaman, in quanto il suo viaggio potrebbe essere configurato come un danno erariale o qualcosa del genere.
SECONDO STEP. Poche decine di minuti fa, poco dopo le 19.00 di oggi 21 marzo, Riccardi è andato via incazzato come una bestia da una assemblea pubblica qui a San Giorgio di Nogaro sul tema della viabilità e del secondo accesso alla zona industriale aussa-corno. Io ho fatto una domanda, alla luce della affermazioni del Sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto, che sono le seguenti:
«Monfalcone non c’è, ma ci sono due altre aree in Friuli Venezia Giulia, sul Tagliamento a poca distanza. Come cittadino dopo la catastrofe del Giappone sono molto preoccupato perchè ho capito che nessun sito è sicuro. E quello che temo è che comunque venga scelto il Fvg, l’unica tra la regioni ad aver detto di sì al nucleare mentre le altre hanno detto di no. Siamo politicamente deboli e rischiamo di trovarci una centrale in casa»
Quindi ho chiesto se l’Assessore Riccardi è in grado di escludere che ci sia un ragionamento a livello Regionale e/o Nazionale che preveda un’ipotesi di sito per il nucleare nella zona Aussa Corno e/o nei Comuni di San Giorgio e Torviscosa. Riccardi ha ribattuto che la posizione assunta da Tondo, che vuole il raddoppio di Krsko, esclude una centrale in Regione. Questa è una balla colossale ovviamente. Io gli ho ribattuto dicendo che assolutamente questa non costituisce una garanzia e lui ha detto che non gli risulta che le cose che dico io abbiano un fondamento. All’uscita gli ho chiesto: “Ma non ha letto cosa ha scritto Pizzolitto?” E lui ha risposto “Ho letto, ho letto”.
TERZO STEP. Poi uscendo camminavo dietro di lui (al ere incazaat neri…) e guarda caso è salito proprio sulla macchina Audi targata DH 938MR con l’autista. Ma insomma di chi è questa macchina è di Riccardi o è della Regione? Riccardi rispondi!
A cura di Paolo De Toni 21 marzo 2011

La macchina di Riccardi a Torviscosa sabato 12 marzo
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Il Gazzettino, Martedì 15 Marzo 2011
Summit a Torviscosa? Il centrosinistra smentisce
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| Niente alleanze con il Pdl, negato anche l’incontro che “Alternativa” dà per avvenuto sabato scorso |
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TORVISCOSA – (Pt) Il gruppo “Alternativa per Torviscosa” che sostiene Roberto Fasan a sindaco per le prossime elezioni comunali dopo lo scioglimento anticipato dell’assemblea civica, ha reso noto ieri un incontro che si sarebbe tenuto sabato pomeriggio nella cittadina della Bassa. Per lo schieramento degli uscenti si sarebbe trattato di un “summit” tra alcuni esponenti politici locali e regionali di Pd e Pdl, organizzato nell’abitazione di un ex-assessore dimissionario nella giunta Fasan. Avrebbero preso parte all’incontro Brunetti, ex-assessore e consigliere dimissionario e un noto esponente del Pdl regionale, «con tanto di autista e auto blu – fanno notare i membri di “Alternativa” -. Dalle auto posteggiate fuori l’abitazione abbiamo evinto la presenza al “summit” anche del già sindaco Pd di Torviscosa e consigliere di minoranza, Roberto Duz, di Beltramini, ex-sindaco e consigliere di opposizione dimissionario, e di Cargnelutti, consigliere regionale Pdl. È più che legittimo chiedersi quali possono essere stati gli argomenti discussi da questo gruppo trasversale: candidati alle prossime amministrative? Tav, incarichi in Aussa Corno, bonifiche?». Il centrosinistra locale smentisce un’alleanza con il Pdl e lo stesso incontro di sabato con esponenti di questo gruppo politico: per le elezioni comunali sarà ammesso solo uno schieramento civico di centrosinistra.
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Marzo 17th, 2017 — Ultime
Gino Strada
Repubblica 22 marzo 2011
LIBIA
“Né guerra né tiranno”, si muovono i pacifisti
Ma nel movimento voci contro l'”inerzia”
Sabato corteo. Strada: armi mai umanitarie. Pax Christi: atti bellici fuori dalla razionalità. In piazza anche esponenti del Pd
di GIOVANNA CASADIO
ROMA – Una bandiera della pace macchiata di sangue. Sul web parte la mobilitazione pacifista per la Libia (sul sito perlapace. it, ma anche su facebook) e c’è subito un appuntamento in piazza: sabato, a Roma, la manifestazione per l’acqua pubblica e contro il nucleare (corteo alle 14,30 da piazza della Repubblica fino a piazza San Giovanni) sarà anche mobilitazione per la pace.
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Messaggero Veneto del 22 marzo
Gradisca, rivolta al Cie: militari feriti
Otto immigrati sono riusciti a fuggire. Oggi vertice al Viminale. Tondo: «Il Fvg non può accogliere altri clandestini»
GRADISCAD’ISONZO «Il Friuli Venezia Giulia non è in grado di accogliere altri immigrati perché siamo già saturi e stiamo già facendo molto di più di tante altre regioni dove non ci sono centri come il Cie di Gradisca, che poi è andato in difficoltà». A chiudere la porta all’arrivo di nuovi migranti in regione, una possibilità cresciuta al pari dell’emergenza di Lampedusa, è stato il presidente Renzo Tondo, fermo nel ribadire la posizione della sua giunta anche alla vigilia della riunione al ministero dell’Interno, alla quale parteciperà il vicepresidente Luca Ciriani. «Il nostro aiuto umanitario non mancherà, però oggi non siamo in grado di accogliere altre persone – ha ribadito Tondo – ne abbiamo già tante. Ci sono altre regioni prima di noi che devono fare quello che abbiamo già fatto. Poi si discuterà». Parole e preoccupazioni, quelle di Tondo, arrivate a poche ore di distanza da una delle giornate più turbolente per il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo, dove la nuova rivolta scoppiata domenica sera ha registrato un vero e proprio bollettino di guerra: 6 immigrati clandestini fuggiti, 8 arresti, 4 denunce a piede libero, due militari lievemente feriti, tre operatori aggrediti e danni ingenti alla struttura. Ad accendere la miccia, poco dopo le 20, l’azione di una trentina di ospiti che, una volta forzato il blocco delle forze dell’ordine impegnate nella vigilanza, sono riusciti a guadagnare gli spazi esterni della struttura. Da lì, a conferma che l’azione non era improvvisata, l’allargamento su due fronti della rivolta, con alcuni immigrati saliti sui tetti del Cie e altri a puntare direttamente la recinzione. Azioni, oltretutto, ripetute e nel corso delle quali, oltre al lieve ferimento di due militari dell’Esercito (integrati nella sorveglianza a carabinieri, poliziotti e agenti della guardia di finanza), che hanno riportato escoriazioni e contusioni da colluttazione, si sono registrate le aggressioni, fortunatamente senza gravi conseguenze, anche di due operatori dell’ente gestore e a un’infermiera di turno. Nel corso dei disordini 6 immigrati sono riusciti a scavalcare le recinzioni e far perdere le loro tracce, mentre 8 ospiti sono stati arrestati (7 per violenza e resistenza a pubblico ufficiale, uno per furto aggravato in quanto aveva sottratto con la forza a uno degli operatori le chiavi delle porte interne della struttura) e processati già ieri mattina per direttissima al tribunale di Gorizia. Nel corso della nottata danneggiate porte, finestre, una macchinetta del caffè e, in parte, anche le due stanze (sulle 28 totali) rimaste agibili dopo gli incendi di fine febbraio. La situazione è tornata alla normalità solo dopo l’una di notte, quando gli ultimi immigrati sono scesi dai tetti. Ancora in corso, invece, le indagini avviate dalle forze dell’ordine per valutare eventuali collegamenti con i disordini, avvenuti praticamente in contemporanea e con dinamiche similari, al Cie di Torino. Marco Ceci

