DUMBLES/ Il nostro 8 marzo

Il drèt par ledrôs, il denant par daûr, o ancje … cùl cûl par sù
Il nostro 8 marzo

Intanto la traduzione del  titolo: il dritto per il rovescio, il davanti per dietro, o anche … sottosopra.
Per noi è una buona sintesi della realtà odierna fatta di rovesciamenti di senso, doppiezze morali e conclamate contraddizioni.
La fotografia è presto fatta.
Non la prendiamo dai tempi di Romolo e Remo, anzi Remolo, per arrivare a Silviolo; partiamo subito da questo, il quale con parole e opere ha offeso le donne, sicchè queste hanno deciso di andare in piazza a rivendicare la loro dignità. Giusto.

In piazza il 13 febbraio erano veramente tante. Tante le sciarpe bianche delle donne  per il decoro … contro “quell’inquinamento della convivenza sociale e dell’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione…”.
E tante le donne con gli ombrelli rossi, viceversa  “indecorose e libere” che da sempre denunciano la sporca coscienza civile etica e religiosa di una nazione sessista.
Tutte assieme, tanto la misura era colma.

Senonchè “se non allora quando?”  doveva tornare Ferrara, il laico devoto, ora in veste di devoto lascivo  o puritano redento a  sventolare mutande e a dare dei puritani ai contestatori del sciur parun? Perfino il pio Casini lo ha apostrofato:  «Siamo passati dalle manifestazioni per la vita  a quelle che hanno nelle mutande  il loro simbolo”.

E se non ora, in uno dei suoi momenti più bassi, quando? il Silvio irredento può andare da Bagnasco con il pacchetto completo: scuola, famiglia, fine vita…
Silvio l’immorale che promette leggi moralissime sulle vite degli/delle altri/e

E se non ora quando? Il PD potrà usare l’indignazione delle donne scese in piazza per scardinare un potere che non è mai riuscito, perché non ha mai voluto, disarcionare?
E, quando?, se non ora,  fare propria tutta la retorica patriottica dell’unità e della bandiera, retaggio fascista, da estrema destra ampiamente manifestato negli scudetti tricolori sulle maniche dei naziskin,  ora sulle  coccarde delle giacche degli illuminati di sinistra?  Bravi!
E dopo il Benigni a cavallo in tricolore a sillabare “Fratelli d’Italia…” ecco il riverbero dell’onore nazionale nel secondo appello alle donne italiane del comitato senonoraquando-13 febbraio che vuole collegare la giornata dell’8 marzo al 17 marzo che è la festa del 150esimo dell’Unità…

Qui il scivolone è totale.
Dalle nostre parti l’ostensione della bandiera è sempre stato il mezzo dei fascisti per marcare il territorio p. es in funzione antislava contro le minoranze presenti in Friuli; non parliamo poi di tutta la tiritera sull’italianità  di Trieste, del revisionismo storico collegato ecc. … ; comunque, al di là delle vicende storiche; se l’8 marzo rappresenta una giornata nella quale le donne rivendicano la loro autodeterminazione, come potremmo sottoscrivere un appello che ci colloca  in un contesto (l’Italia) che ha sistematicamente cancellato l’autodeterminazione delle minoranze e delle diversità che lo compongono?

Tamar Pitch, qualche giorno fa (26.02.11) sul Manifesto ha messo i puntini sulle i individuando che cosa è Stato e che cosa è Nazione e dicendo, giustamente che “Il corpo delle donne non è della Nazione”.
Vero, verissimo, ma non è così semplice.

Intanto lo Stato (e il diritto moderno), nell’essere, come dice lei, strumento di emancipazione, ha un limite invalicabile che, imponendo confini artificiali su un territorio, frammentando le comunità ed imponendo, per dirne una,  una fittizia unità linguistica, lo rende primo strumento di oppressione; per tutti, uomini e donne. Perciò le rivendicazioni nazionalitarie, da questo punto di vista sono più che legittime. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre detto, prima della schifosa deriva leghista: “Friûl libàr” (Friuli libero).

E poi c’è la Nazione, che Pitch dice essere sempre stato un ostacolo per le donne  e per la nostra libertà.
Allora, se con lei definiamo Nazione come  quel “ prodotto organico di relazioni tra soggetti incarnati e storicamente determinati, relazioni basate sulla comunità di lingua, di storia, di tradizione: e di ‘sangue‘”; se la Nazione è costituita da corpi, ai quali, (in particolare quelli delle donne), “viene attribuita una funzione“…;  poniamo il caso che la massa delle donne si sottragga a quest’ultimo imperativo e alla funzione loro attribuita; poniamo che dei concetti di stirpe e sangue gliene freghi niente; cessano  di essere per  questo soggetti incarnati e storicamente determinati? Cessano di essere una comunità linguistica? Per sottrarsi alla Nazione ostacolo di libertà, dovrebbero gettare  il sapere delle loro madri perché p. es. soffocato nella tradizione escludente delle porcherie catto-leghiste? E soprattutto si devono disintegrare ontologicamente per reintegrarsi  in che cosa? In una appartenenza a un’entità universale di donne  libere e indifferenziate? In tutti i luoghi e in nessun luogo?
Noi abitiamo un posto e  amiamo le nostre magnifiche diversità.
Si nasce in qualche modo e da qualche parte, e si parla, per dirla con la filosofa Rosi Braidotti, dal proprio luogo di enunciazione.
La lingua per esempio; quella che parliamo è la rappresentazione ed il significato del mondo al quale siamo venute, ha il sapore della nostra madre e il gusto o il disgusto del padre e dei padri che patriarcalmente dominano assegnando compiti di stirpe, sofferenza e sangue. Perciò, nella fattispecie, è il patriarcato che dobbiamo segare, non la lingua.
Nazione e dominio vanno insieme? Per noi no.
L’argomento è spinoso e complesso, ma pensiamoci, soprattutto quando andiamo a gridare Palestina libera, Euskadi libero, Kurdistan libero ecc. ecc.

E’ il dominio dell’uomo sull’uomo che crea il nazionalismo e la retorica del patriottismo, è dominio dell’uomo sulla natura l’artefice della catastrofe ecologica, è il dominio dell’uomo sulla donna, quello che conosciamo bene e non ci dilunghiamo.
Sopra tutto questo, mettiamoci poi lo Stato con i suoi artificiosi meccanismi di rappresentanza e delega fatti apposta per cancellare il diritto all’autodeterminazione dei popoli…
In Italia poi! Siamo a corto di aggettivi per descrivere il senso del disgusto.

Sicchè questo 8 marzo cù cù che noi  mettiamo al mondo l’Italia, figuriamoci!… noi mettiamo al mondo noi stesse, soggetti incarnatissimi con solide radici anticlericali, in un terreno dove non vogliamo piantato alcun lager-cie perché amiamo tutte le nostre varietà sorelle, soggetti incarnati e in fuga dal brutale dominio della politica e della miseria.

Ecco con cosa colleghiamo il nostro 8 marzo, [altrochè  150esimo]; con il quinto anno del cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca, e non per festeggiarlo, ma con l’intimo desiderio di demolirlo, perché il paese che ha concepito i cie ha una coscienza civile, etica e, pure religiosa da fare schifo.

CIE DI GRADISCA: Immigrati sui tetti

Messaggero Veneto MARTEDÌ, 08 MARZO 2011 Pagina 2 – Attualità

generale_02
Ennesima giornata ad alta tensione al Centro di identificazione ed espulsione. Già in mattinata i primi disordini, quando un gruppo ha forzato una cancellata

La Prefettura di Gorizia ha sequestrato i cellulari e imposto di non fumare per evitare incendi

A Gradisca sei immigrati protestano sul tetto del Cie

Arrestato per danneggiamenti uno dei manifestanti. La nuova rivolta scatenata dalle condizioni di vita

 

inprima_08_03_2011
I DIVIETI

GORIZIA. Disordini, un arresto e un’intera giornata trascorsa per protesta sul tetto della struttura per 6 immigrati clandestini. Nuova giornata ad alta tensione, quella di ieri, al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo, dove già in tarda mattinata si sono registrati i primi disordini, quando un gruppo di ospiti del Centro ha forzato una delle cancellate d’accesso al cortile esterno. Da lì sette di loro sono riusciti a salire sul tetto e a mettere fuori uso una delle telecamere del servizio interno.
Soltanto dopo alcune ore, uno dei sette immigrati ha abbandonato la protesta scendendo a terra, dove è stato immediatamente arrestato dalle forze dell’ordine con l’accusa di danneggiamento a struttura pubblica. Nessun segno di cedimento, invece, da parte degli altri sei immigrati, che hanno proseguito la loro protesta, costantemente monitorati dal servizio di vigilanza operante nel Cie, fino a tarda serata.
A scatenare l’ennesimo atto dimostrativo da parte degli ospiti della struttura sarebbero stati i recenti divieti disposti dalla prefettura di Gorizia (divieto di fumare nel Centro per immigrati e sequestro dei telefonini cellulari), oltre alle condizioni in cui gli stessi immigrati sono al momento trattenuti nella struttura isontina, con una settantina di loro da cinque giorni costretta a dormire a terra, sui materassi sistemati nei corridoi e nei locali normalmente adibiti a mensa e centralino. Una trentina di immigrati, invece, da domenica ha potuto nuovamente usufruire di un letto grazie al ripristino dell’agibilità di una delle stanze bruciate nel corso degli incendi delle scorse settimane. Al momento solo due (sulle 28 totali) le camere agibili, ma inevitabilmente sovraffollate visto che la loro capienza standard è di soli 8 posti.
Nonostante la nuova ondata di sbarchi sulle coste siciliane (a Lampedusa sono stati quasi 1.500 gli immigrati approdati nella sola giornata di ieri), intanto, nessuna comunicazione ufficiale dalla Prefettura di Gorizia in merito al trasferimento dei richiedenti asilo attualmente ospitati nel Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Gradisca d’Isonzo, soluzione annunciata nello scorso fine settimana dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che aveva indicato proprio nello svuotamento dei Cara italiani e nel trasferimento dei loro ospiti (circa 2 mila persone) nel villaggio di Mineo (Catania) l’operazione necessaria per far fronte a una nuova maxi-ondata di immigrati dai Paesi nordafricani.
Cara di Gradisca che, oltretutto, al momento risulta a pieno regime (tutti esauriti i 136 posti) dopo gli arrivi alla spicciolata registrati nelle ultime settimane.
Marco Ceci

 

Messaggero MARTEDÌ, 08 MARZO 2011 Pagina 2 – Attualità

In due mesi quasi 8 mila arrivi e i 31 centri sono ormai saturi

Il punto

ROMA. In poco più di due mesi sono sbarcati in Italia (la stragrande maggioranza a Lampedusa) quasi 8 mila migranti, praticamente quanti – ha notato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni – ne sono arrivati nell’intero 2010. E i centri per l’immigrazione del Viminale (31 strutture tra Centri di identificazione ed espulsione, Centri di accoglienza, Centri per richiedenti asilo e Centri di primo soccorso ed accoglienza) sono ormai al collasso. Nel 2008, comunque, uno degli anni con più sbarchi, gli arrivi furono ben 37 mila.
I Centri hanno una capienza complessiva di circa 8.500 posti; si intuisce così la fretta di Maroni di approntare quello che ha definito “Piano B”, nel caso di massicci arrivi dal Nordafrica. Finora il Viminale si è regolato così: i migranti appena sbarcati a Lampedusa vengono ospitati nel Centro di prima accoglienza dell’isola, che può contenere 800 persone, ma che è arrivato ad ospitarne anche il doppio. Viene quindi fatto un primo screening, con l’identificazione e l’eventuale presentazione della richiesta di protezione internazionale o asilo. Una scelta, quest’ultima, fatta da 2.100 tunisini. Con ponti aerei e navali, i migranti vengono poi smistati negli altri centri della penisola. Che, a questo punto, sono ormai strapieni. I Cara hanno complessivamente 3.300 posti. Una capienza analoga hanno i Centri di accoglienza e quelli di primo soccorso, mentre i Cie possono ospitare 1.800 persone. Finora le destinazioni principali dei voli da Lampedusa sono stati il Centro di Crotone, che funziona sia da Cie che da Cara e Cda e che ha una capienza di 1.300 posti e quello di Bari, che ha le stesse caratteristiche e uguale numero di posti. Entrambe le strutture sono al completo. Nei Cie vengono trattenuti i clandestini che non hanno chiesto protezione e che, secondo le indicazioni di Maroni, dovranno essere rimpatriati non appena in Tunisia la situazione si sarà stabilizzata.
Tra breve dovrebbe entrare in funzione il Villaggio della solidarietà di Mineo (Catania) – l’ex residence che ospitava gli americani di stanza nella base di Sigonella – in cui saranno trasferiti circa duemila ospiti dei Cara. Ma, il moltiplicarsi degli arrivi potrebbe rendere urgente la messa a punto del “Piano B”, cioè trovare strutture in tutta Italia, in grado di ospitare fino a 50 mila persone. Le prefetture hanno cominciato a individuare le disponibilità, ora Regioni ed enti locali dovranno scegliere le aree pronte ad essere adibite all’ospitalità. Con campi attrezzati e tendopoli se sarà necessario.

 

 

Il Piccolo 8 marzo 2011 Cronaca di Gorizia

picc-08_03_2011

 

A Gradisca i profughi del Maghreb


Il governo vuole svuotare il Cara per accogliere i richiedenti asilo.

Cie, ancora stranieri sui tetti

 

A Gradisca i profughi del Maghreb   Il governo vuole svuotare il Cara per accogliere i richiedenti asilo. Cie, ancora stranieri sui tetti


di Luigi Murciano  GRADISCA D’ISONZO Oggi ai limiti della capienza. Domani, forse, svuotato per fare fronte all’emergenza umanitaria che continua ad abbattersi come un’onda anomala sulle coste siciliane. È la situazione al Cara (Centro assistenza richiedenti asilo) di Gradisca d’Isonzo. Dopo i gravi fatti verificatisi nell’altra struttura isontina per migranti, il Cie – dove la tensione rimane molto alta con la protesta sui tetti inscenata nella tarda mattinata di ieri da decine di migranti e da sei “irriducibili” fino a sera inoltrata e un arresto per danneggiamento – ora anche il secondo centro gradiscano finisce sotto i riflettori. Anche al Cara dunque non sta più uno spillo. Ma presto i richiedenti asilo potrebbero essere trasferiti in Sicilia. Il piano d’emergenza varato dal Consiglio dei ministri prevede infatti che, in caso di necessità, nei (presto ex?) Cara vengano smistati solo i cittadini stranieri attualmente in fuga dalla Libia e dagli altri Paesi del Maghreb. Per fare loro posto, i richiedenti asilo già presenti nelle strutture per rifugiati di tutto il Paese sarebbero invece trasferiti nel Villaggio della solidarietà di Mineo (Catania) un maxi-Cara da 2mila posti. L’associazione Tenda per la Pace e i diritti, che monitora da vicino la questione, esprime «sconcerto» per la decisione, in vista del possibile esodo di migranti sulle coste siciliane. «Una deportazione di massa – la denuncia – in una località completamente isolata e attorno alla quale già si stanno costruendo sistemi di recinzione e videosorveglianza. Un ghetto militarizzato. Si sta letteralmente smantellando il sistema di asilo di questo Paese, favorendo interessi privati». Tenda per la Pace denuncia anche come il divieto di fumo disposto al Cie di Gradisca, dopo gli incendi delle ultime settimane, sia stato allargato anche al vicino Cara. Accendini e telefoni cellulari vengono requisiti. «Ciò significa costanti perquisizioni a soggetti che secondo la legislazione italiana e per le direttive europee non si trovano in stato detentivo». Al Cara inoltre per l’associazione si è inasprito il controllo dei cellulari muniti di fotocamera. Ai richiedenti asilo è lasciata la scelta fra il sequestro dell’apparecchio o il danneggiamento dell’obiettivo da parte delle autorità, «prove generali per trasformare in carcere anche i Cara». Ieri come detto una nuova protesta sui tetti del Cie, per protestare contro condizioni per gli stessi sindacati di polizia «inumane». I migranti dormono e mangiano a terra, negli spazi comuni. Venerdì la Commissione parlamentare sull’attuazione dell’Accordo di Schengen e i migranti, presieduta dall’on. Margherita Boniver, visiterà Cie e Cara di Gradisca con alcuni parlamentari regionali. Il giorno dopo dalle 15 davanti alla struttura isontina invece nuove manifestazioni anti-Cie del Coordinamento libertario degli anarchici friulani. Domani, infine, potrebbe essere aggiudicato in via provvisoria l’appalto da 15 milioni di euro sino al 2014 per la gestione dei due centri.

 

 

CIE e STUPRI: assolto lo sbirro che tentò di violentare Joy

tratto da Noinonsiamocomplici

Qui potete leggere le motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti di Vittorio Addesso, che si commentano da sole  compresa la ricomparsa dell’ispettore Mauro e di termini come “razza bianca”.

Ascolta l’intervista all’avvocato di Joy.

Noi diciamo soltanto che siamo state e restiamo, ora più che mai, al fianco di Joy. Perché nemmeno per un attimo abbiamo smesso di credere alle sue parole.

Ma vogliamo anche aggiungere una piccola e non marginale osservazione: per le donne, soprattutto se immigrate, è ancora una volta ribadito dalle istituzioni il diritto patriarcal-istituzionale di abuso.

E non è una questione solo italiana, come dimostra la testimonianza di una compagna di Kassel, raccolta qualche tempo fa dalle compagne di Radio Onda Rossa, a proposito della vergognosa vicenda occorsa a una donna immigrata in Germania, costretta ad un matrimonio forzato, che ha visto le istituzioni statali alleate con la famiglia del marito violento.

La liberazione delle donne può essere agita solo dalle donne stesse. Senza deleghe né mediazioni.

Continuons le combat!

Cie Milano: assolto l’ispettore accusato di violenza sessuale

Immaginatevi la scena. Parco Lambro a Milano. Adagiata su un telo in mezzo al prato, una bella ragazza in costume, magari bionda e con gli occhi azzurri, prende il sole in un pomeriggio d’agosto. E’ sdraiata a pancia in giù e non vede che da dietro le si avvicina un tipo losco. Dai tratti si direbbe marocchino, forse algerino, le si siede sopra e inizia a palpeggiarla. Lei allora si alza di botto e inizia a gridare. Lui in tutta risposta dice ma dai, stavo scherzando. Ma c’è una testimone, che vede tutto. Le due sporgono denuncia, conoscono le generalità del molestatore. Secondo voi come va a finire? 

Adesso provate a invertire i ruoli. La ragazza è un’altra. E non è al parco a prendere il sole, anche perché è nera, ma è invece dentro il centro di identificazione e espulsione di Milano. Ha tirato il materasso fuori dalla cella, nel cortile, perché dentro fa troppo caldo e non si riesce a dormire. E’ in biancheria intima e sta sdraiata a pancia in giù e non vede che da dietro le si avvicina un tipo losco. Dai tratti si direbbe italiano, e dalla divisa si direbbe un poliziotto. 
Le si siede sopra e inizia a palpeggiarla. Lei allora si alza di botto e inizia a gridare. Lui in tutta risposta dice ma dai, stavo scherzando. Ma c’è una testimone, che vede tutto. Si chiama Helen, è un’altra ragazza nigeriana detenuta in via Corelli. Le due sporgono denuncia, conoscono le generalità del molestatore. Si chiama Vittorio Adesso, è l’ispettore capo del centro espulsioni di Milano. Secondo voi come va a finire?

Ve lo diciamo noi, è andata a finire con un’assoluzione piena. Sì perché questa è una storia vera. I fatti risalgono al 13 agosto 2009. E il processo si è concluso ieri. La sentenza è stata pronunciata dal Gup di Milano, Simone Luerti, mercoledì 2 febbraio 2011. 

Ripensate all’esercizio di immaginazione di cui sopra. Non ci vuole tanto a capire che in Italia la parola di due donne nere contro quella di un poliziotto non valgono niente. Tanto più se le due donne vengono dal racket della prostituzione. Come dire che Joy non avrà mai giustizia. Qualcuno di voi forse avrà già letto della sua storia in rete . L’unica cosa positiva è che adesso sta al sicuro, fuori dal giro della mafia dello sfruttamento della prostituzione, con tutta la vita davanti per ricostruirsi un futuro. Ma questa assoluzione rimane una macchia per tutti gli uomini e le donne di questo paese. Perché è come se mandasse a dire che il corpo di certe donne è violabile e quello di altre no.

Fonte : fortresseurope.blogspot.com

03 FEBRUARY 2011

W Bresci!

Umberto Bossi, Umberto I° ed altre cosucce …

bossix.jpg u1_italia-umberto1.jpg

Chi finanzia la Lega?

GRADISCA/ Dal CARA a Mineo???

Temiamo che presto i reclusi del CARA di Gradisca vengano deportati a Mineo…

 

Virgilio notizie: Immigrati/ 800 volontari saranno impegnati nel centro di Mineo

Della Longa: “Siamo operativi, aspettiamo via libera da Governo”

 

Saranno ottocento i volontari della Croce Rossa Italiani attivi presso il “Villaggio della solidarietà” di Mineo che ospiterà circa duemila rifugiati politici e che, secondo quanto riferito stamani dal prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, sarà reso operativo entro i prossimi due giorni. “I volontari già da diversi giorni sono all’interno della struttura per allestire il tutto al fine di poter accogliere nel miglior modo possibile gli ospiti che arriveranno, e fornire loro l’assistenza sanitaria – spiega a TMNews il portavoce del commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Tommaso Della Longa – Di fatto aspettiamo soltanto il segnale da parte del Governo che dia il via libera al trasferimento delle persone”.


(ANSA)
Immigrazione: Caruso, Centro Mineo operativo da domani
Commissario per l’emergenza, accogliera’ 2 mila richidenti asilo
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 8 MAR – Il centro che dovra’ accogliere la quasi totalita’ degli immigrati richiedenti asilo, e che si trova a Mineo, nel catanese, nel Residence degli Aranci, un tempo usato dai militari Usa di Sigonella ”sara’ operativo da domani o da dopodomani”. L’ha detto a Lampedusa il commissario straordinario per l’emergenza immigrazione, Giuseppe Caruso. ”La struttura – ha aggiunto – ospitera’ duemila dei 2.300 richiedenti asilo finora ospitati nei vari centri del territorio nazionale”. (ANSA).
Leggi anche: Varato il piano per deportare duemila rifugiati a Mineo

TERRITORIO/ Bassa friulana, giù le mani dalle fontane

Il Piccolo 9 marzo 2011

Pozzi a rischio, protesta il popolo delle fontane

L’allarme è stato lanciato dall’ambientalista De Toni che accusa l’Ato di volere ridurre drasticamente la portata d’acqua dei pozzi artesiani

di Elena Placitelli

CERVIGNANO

A rischio i pozzi artesiani della
Bassa friulana. Si tratterebbe
di chiudere le fontane con una
saracinesca, lasciandone scorrere
solo un piccolo gettito
d’acqua. L’allarme arriva da
Paolo De Toni, portavoce del
Comitato difesa ambientale,
dopo che, il 21 febbraio scorso,
ha incontrato a Udine i vertici
dell’Ato per chiarire la vicenda
dei rimborsi. Finora la
notizia è trapelata solo in via
ufficiosa. Nessuna dichiarazione
formale,maquesto è quanto,
nel corso del vertice udinese,
il direttore dell’Ato, Massimo
Canali, avrebbe anticipato
verbalmente a De Toni: «Il direttore
– insorge il portavoce –
ha espresso la volontà dell’Ato
di strozzare quanto più possibile
i pozzi, per ridurre drasticamente
la loro portata, fino
ad azzerarla quasi completamente
». Si annuncia così una
nuova battaglia del popolo delle
fontane, che chiama in causa
tutti i soggetti coinvolti:
l’Ambito territoriale ottimale
(Ato), il Consorzio acquedotto
Friuli centrale (Cafc), l’Autorità
regionale per la vigilanza del
servizio idrico diretta da Lucio
Cinti, i consiglieri regionali Paride
Cargnelutti e Mauro Travanut,
oltre ai sindaci della
Bassa friulana, con particolare
riferimento ai candidati alle
amministrative di Porpetto,
Torviscosa, Ruda e Villa Vicentina,
che si muovono verso le
elezioni del 15 maggio. Come
soci del Consorzio acquedotto
Friuli centrale (Cafc), infatti, i
Comuni dovrebbero deliberare
in tal senso.
A dare adito alla presunta intenzione
dell’Ato, anche le parole
che il direttore del Cafc
Massimo Battiston pare abbia
espresso quando, sempre secondo
quanto riferito da De
Toni, avrebbe giudicato anacronistica
l’abitudine di utilizzare
le fontane.Einmezzoci si
è messo pure il Wwf, che nel
convegno sulle risorse idriche
sotterranee del Fvg, ha denunciato
lo spreco d’acqua di cui
sarebbero portatori i pozzi artesiani,
chiedendo agli enti locali
di applicare i regolatori di
portata. Secondo l’associazione
ambientalista, le fontane
della Bassa farebbero schizzare
i consumi medi giornalieri a
quasi 18mila litri, contro i 250
stimati per il fabbisogno quotidiano.
«Niente di più buffo – replica
De Toni -. Una cosa è il consumo,
altra cosa il rilascio continuo
di flusso tipico delle fontane.
Invitiamo dunque il presidente
regionale del Wwf Roberto
Pizzuti a informarsi meglio,
e siamo pronti a ribattere
il contrario». Insomma, prima
il rischio atrazina, poi la
“subsindenza”, che vedrebbe
il suolo abbassarsi progressivamente
man mano che si munge
dalla falda: secondo il popolo
delle fontane tutto andrebbe
letto come una «nuova spinta
all’acquedotizzazione», anche
perché «strozzare i pozzi
significa intasare di sabbia le
presa sotterranee».

Fai “visualizza immagine”
picc_09_03_2011

 

NO OGM: Fidenato rilancia la sua provocazione

Messaggero Veneto del 09/03/11

Fidenato lancia la semina Ogm 2011

 

di MARTINA MILIA

 

La campagna di semina Ogm 2011 è pronta. Giorgio Fidenato ha già inviato alle sette autorità competenti la lettera in cui autodenuncia la sua prossima semina. Di più: fornirà le sementi transgeniche agli agricoltori che vorranno imitarlo. Chiunque, inoltre, potrà chiedere e ricevere senza spese sei semi.

Giorgio Fidenato, edizione 2011, non è meno combattivo dell’agricoltore che un anno fa sfidò lo Stato italiano seminando mais Ogm avocando a sè il diritto europeo e respingendo i divieti nazionali.

Il presidente di Agricoltori Federati, insieme all’amministratore di Movimento Libertario (la sede dell’associazione di categoria è anche la sede del Movimento) ha dato il via alla nuova offensiva, nel nome del diritto, del popolo pro agricoltura biotech. In sette pagine fitte fitte di motivazioni – inviate al ministro dell’Agricoltura, al procuratore della Repubblica, al presidente della Regione, al Commissario europeo (John Dalli) che si occupa di Ogm, al prefetto, al questore e al comandante provinciale dell’Arma – comunica che nella prossima stagione procederà «alla semina di varietà di mais Ogm iscritte nel catalogo comune europeo delle varietà della specie Zea Mais, sulle superfici agricole da me condotte a diverso titolo».

L’agricoltore, in attesa di giudizio per la semina 2010, non chiede autorizzazioni ma si “autodenuncia” preventivamente e aggiunge: «E’ mia intenzione oppormi con tutte le forze a qualsiasi tentativo, sia politico, amministrativo che giudiziario, di bloccare la mia coltivazione, in quanto il diritto europeo, come ampiamente evidenziato, vieta qualsiasi atto di divieto, limitazione e impedimento della possibilità di seminare varietà autorizzate di mais Ogm». Come? Per prima cosa contrassegnando i suoi campi con l’indicazione di proprietà privata.

Fidenato è poi pronto a regalare sementi agli agricoltori che vogliano seguire le sue orme – «più di dieci mi hanno già contattato dalla regione e dal Veneto» – e tramite Facco annuncia una novità. «Intendiamo replicare l’iniziativa della messa a dimora di sei semi – dice Facco – ma questa volta su larga scala. Chiunque volesse sei semi per far crescere Ogm nel giardino di casa o nell’aiuola pubblica, ce li richieda tramite il sito di movimento libertario e glieli forniremo».

Fidenato ha allegato alla lettera la comunicazione del 18 gennaio scorso inviata dal direttore generale salute e consumatori della Commissione europea, Paola Testori Coggi, all’ambasciatore italiano a Bruxelles. Citando anche il procedimento a carico di Fidenato, il direttore ricorda all’Italia che «fin tanto che la direttiva 18 del 2001 non sarà modificata a tale effetto, non consente agli stati membri di vietare la coltivazione Ogm per motivi diversi dal sussistere di un grave rischio per la salute o l’ambiente».

 

NO TAV: i comitati di nuovo a Bruxelles

Messaggero Veneto del 09/03/11

Comitati no Tav a Bruxelles

 

BAGNARIA ARSA. I comitati No Tav della Bassa friulana e del Fvg saranno presenti oggi a Strasburgo, nella sede del Parlamento europeo, in quanto invitati dal gruppo Parlamentare Europeo Gue/Ngl, organizzatori del convegno dal titolo “Si al trasporto pubblico, No alle grandi opere. Lasciamo decidere le comunità locali!”. Al convegno è prevista la partecipazione di Brian Simpson, presidente della Commissione trasporti del Parlamento europeo e di alcuni europarlamentari. Inoltre sono stati invitati alcuni esponenti dei comitati contro: Stuttgart 21 per la Germania e per l’Italia parteciperanno i rappresentanti dei No Tav Val di Susa e del Terzo valico di Genova, oltre ai già citati No Tav della Bassa friulana e del Fvg.

Ricordiamo che il 29 settembre 2011 , c’era stata l’audizione, davanti alla Commissione petizioni a Bruxelles, della sottoscrizione presentata dai comitati No Tav del Friuli Venezia Giulia. A illustrare la petizione sulla tratta Trieste-Divaccia era stato il firmatario, Gian Carlo Pastorutti, il quale aveva chiesto un’ispezione per verificare eventuali irregolarità procedurali e l’effettivo coinvolgimento del territorio nella stesura del progetto.

La presidente della Commissione, l’onorevole Mazzoni, aveva affermato che essendo l’iter per il nuovo progetto appena iniziato, non c’erano le premesse per l’ispezione e che comunque sarebbe inviata una nota per invitare le autorità locali a promuovere una partecipazione democratica nelle decisioni che si andranno ad assumere. Mazzoni aveva concluso ribadendo che il sottoscrittore della petizione poteva ripresentarla qualora ci fossero stati elementi concreti di valutazione. La discussione, era stata l’occasione per i No Tav del Fvg, per aprire una corsia preferenziale con l’Unione Europea alla quale far pervenire le motivazioni del loro no alla linea Av-Ac.

Francesca Artico

 

Tav presentata alle categorie Riccardi: «La scelta riguarda il sistema del Nord Italia»

 

Viabilita’ UDINE. «Il tema in discussione oggi non è se fare o non fare la linea ferroviaria AV/AC (alta velocità-alta capacità). Sulla necessità della infrastruttura la Regione ha scelto da tempo e lavora già dalla passata legislatura. Il tema è il “come fare”. La scelta, insomma, non è tanto sul tracciato, ma sul fatto che la linea riguarda, con il Friuli Venezia Giulia, l’intero sistema infrastrutturale del Nord Italia, ha riflessi internazionali ed è un progetto per il nostro futuro».

Lo ha affermato l’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi, ieri all’incontro con le categorie economiche e sindacali della regione sulla Tav, svoltosi – per iniziativa del presidente di Unioncamere Fvg, Antonio Paoletti – nella sede della Camera di Commercio a Udine.

Gli aspetti procedurali per giungere all’approvazione dei progetti e quelli tecnici degli stessi sono stati illustrati rispettivamente dagli ingegner Agapito della Regione e Mastroianni e Alessi di Rfi. In sostanza, l’approvazione del progetto dovrà passare attraverso varie fasi: localizzazione, Via e gestione interferenze, ognuna delle quali ha caratteristiche particolari e specifiche.

Il progetto AV/AC Venezia-Trieste rientra nel Programma italiano delle infrastrutture strategiche e in quello comunitario del Corridoio 5, intersecherà il Corridoio 23 Adriatico-Baltico, sarà cofinanziato dall’Unione Europea, riguarderà soprattutto il trasporto merci, avrà caratteristiche di notevole complessità e costi rilevanti: per questo sarà realizzato per più fasi funzionali e sarà realizzato in un arco di tempo che dal 2015 arriverà al 2030.

Davanti a questo quadro certamente non facile «ma di grande prospettiva per il nostro futuro», la «Regione – ha affermato Riccardi – non vuole imporre nulla a nessuno, ma intende procedere con un confronto sulle basi concrete di un’ipotesi progettuale come questa sulla quale tutti gli organismi aventi diritto potranno avanzare richieste ed esigenze, esprimere pareri e preoccupazioni, volti tutti a migliorare l’opera non a metterne in discussione la validità».

«Non è un problema di tempi – ha proseguito l’assessore -: la Regione darà tutto il tempo necessario allo studio dei progetti e al confronto, ma il percorso deve essere rispettoso e corretto e non pregiudiziale. Da parte nostra vi è la più ampia disponibilità al confronto. Il lavoro sarà lungo e impegnativo, ma alla fine dovremo arrivare a una decisione che auspico ampiamente condivisa. Ripeto: in gioco vi è il futuro di tutti noi».

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 9 marzo

Messaggero Veneto del 09/03/11

Il Cie al massimo della capienza, no a nuovi arrivi

 

GRADISCA. Impensabili nuovi arrivi al Cie (Centro di identificazione ed espulsione) finchè non sarà ripristinata l’agibilità della struttura (al momento risultano agibili soltanto 2 camere sulle 28 totali, per una capienza massima di una trentina di persone a fronte di 101 immigrati presenti). L’ha fatto sapere ieri la prefettura di Gorizia, ribadendo come l’emergenza sbarchi, che ha portato al tutto esaurito praticamente tutti i Cie italiani, non abbia reso possibile nemmeno l’auspicato svuotamento del centro isontino. Prefettura di Gorizia che, avendo già in carico sul proprio territorio un Cie e un Cara, non è per il momento stata invitata dal Viminale a individuare ulteriori siti idonei per fronteggiare i nuovi flussi migratori.

Nonostante l’imminente apertura del villaggio catanese di Mineo, dove secondo il piano d’emergenza disposto dal Viminale saranno trasferiti gli oltre 2 mila richiedenti asilo attualmente ospitati nei Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) italiani per rendere tali strutture pronte a recepire nuovi immigrati, al momento nessun trasferimento previsto da quello gradiscano, come ha confermato la direttrice della struttura, Giorgia Savoja. «Il centro ospita attualmente 128 persone, a fronte di una capienza di 138 posti: potremmo accogliere solo una decina di persone. Su eventuali nuovi arrivi o sul presunto trasferimento dei nostri ospiti nel villaggio catanese di Mineo non abbiamo alcuna disposizione ufficiale».

Nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo isontino sono al momento presenti anche una ventina di donne e 15 minori. Oggi, intanto, sono previste in prefettura a Gorizia l’apertura delle buste contenenti le offerte economiche e la stesura di una prima (ufficiosa) graduatoria relativa all’assegnazione dell’appalto triennale, per un importo di 15 milioni di euro, di Cie e Cara. Tra i sei soggetti rimasti in gara, dopo l’esclusione della friulana Invita Spa, l’attuale gestore (il consorzio cooperativistico trapanese “Connecting people”) e la cooperativa goriziana Minerva. Per l’assegnazione definitiva bisognerà attendere ulteriori 30 giorni, nel corso dei quali i soggetti in gara potranno presentare le loro obiezioni. Tempistica confermata, del resto, anche da una recente disposizione prefettizia, che ha disposto una proroga fino al 31 marzo del contratto di gestione da parte di Connecting People. Venerdì, invece, è in programma la visita alle due strutture isontine del Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione ed il funzionamento della Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen e di vigilanza sull’attività dell’unità nazionale Europol, la commissione bicamerale presieduta dall’onorevole Margherita Boniver.

Il tutto mentre il Cie di Gradisca d’Isonzo continua a operare in regime di piena emergenza. Una situazione che lunedì aveva scatenato l’ennesima protesta da parte degli immigrati, sei dei quali (un settimo è stato arrestato per il danneggiamento di una telecamera) sono rimasti per diverse ore sul tetto della struttura, per poi desistere al sopraggiungere del buio e del freddo. Giornata di calma apparente, invece, quella di ieri, durante la quale non si sono registrati disordini.

Marco Ceci

 

Centro di accoglienza, un sit-in dell Ugl polizia

 

Sit-in davanti alla Prefettura di Gorizia organizzato dall’Ugl polizia per protestare contro il mancato intervento da parte del governo e del ministero dell’Interno sulla questione Cie di Gradisca e del Dipartimento della pubblica sicurezza per quanto riguarda le risorse straordinarie per le forze di polizia. «Una manifestazione riuscita», ha commentato il vicesegretario nazionale Raffaele Padrone, il quale, accompagnato dal segretario provinciale di Gorizia Mario De Marco, da quello regionale Maurizio Visentini e da Vittorio Medizza, della segreteria di Pordenone, ha incontrato il prefetto Maria Augusta Marrosu e il questore Pier Riccardo Piovesana.

«L’incontro è stato proficuo – riferisce Padrone –. Abbiamo discusso con entrambi in modo razionale e costruttivo, sono stati affrontati i problemi esistenti nell struttura e l’impiego del personale, ma non soltanto. Il prefetto ha condiviso con noi l’opinione che in questo momento ci sia la necessità di prestare maggiori attenzioni ai controlli sugli ospiti, vietando agli stessi la possibilità di fumare, che ha lo scopo di non far utilizzare accendini o quant’altro possa generare fiamma e anche l’uso dei telefoni cellulari muniti di telecamera».

«E’ giusto che si sappia – continua l’esponente dell’Ugl polizia – che sono già stati spesi soldi pubblici, ben 17 milioni di euro, per quel centro e altri ne devono essere spesi per la ristrutturazione. Ci auguriamo, poi, che anche la Regione, attraverso l’assessore alla Sicurezza, Federica Seganti, possa sollecitare il governo per un rapido intervento. Mi auguro inoltre che, vista l’inagibilità del Centro e i continui arrivi che nessuno riesce a fermare, questa estate in spiaggia non ci si trovi come vicini d’ombrellone profughi libici, algerini o turchi, ospitati nelle nostre strutture ricettive, come accadde qualche tempo fa ad Aviano creando non pochi problemi a uomini e donne delle forze dell’ordine».

Padrone è stato invitato a partecipare nei prossimi giorni a Gorizia a un tavolo tecnico della speciale commissione bicamerale chiamata a riferire al Parlamento sulle tematiche inerenti all’immigrazione e all’accoglienza.

 

Gradisca 12 marzo/ i Giovani Comunisti tentano di appropriarsense…

I Giovani Comunisti isontini hanno pubblicizzato su facebook un presidio nel luogo, data e ora in cui DA MESI noi insieme agli altri anarchici della regione abbiamo organizzato una manifestazione contro il CIE:
oltre al fatto che questi signori si dovrebbero ricordare che il loro partito HA APPOGGIATO LA CREAZIONE DI QUESTI LAGER troviamo questo loro atto provocatorio oltre che misero e meschino!

Rifondazione tramite la sua “avanguardia” in disarmo dei giovani comunisti continua nelle politica che la vede da un lato fingere opposizione dall’altro contrattare con PD e compagnia: così accade per il CIE come per la TAV pur di ottenere o mantenere posti istituzionali…

Noi non abbiamo scadenze elettorali… ci vediamo sabato davanti al CIE!