NOTAV: il consiglio comunale di Duino-Aurisina si fa comprare

Da il Piccolo del 03/03/11

Tav, un indennizzo per Aurisina Stazione

 

DUINO All’unanimità dei quindici consiglieri comunali presenti, assenti solo l’assessore Andrea Humar e l’esponente dell’opposizione Lorenzo Corigliano, è stata approvata ieri la delibera contenente i pareri sul progetto preliminare della tratta Ronchi-Trieste per la nuova linea ferroviaria Av/Ac. E lo stesso dicasi dell’osservazione resa dal vicesindaco Massimo Romita, il quale ha chiesto di «prevedere a carico del proponente, quale indennizzo per la frazione di Aurisina Stazione, il completo recupero, rifacimento e riqualificazione dello storico edificio della stazione e dei suoi interni, il totale restyling a scopi associativi, sportivi e ricreativi delle aree e delle strutture attualmente in uso del dopolavoro ferroviario (sala, campetto e parco giochi, ndr), la ristrutturazione dell’impianto sportivo utilizzato dalla bocciofila di Aurisina e la sistemazione dell’intero piazzale della stazione stessa». La convergenza di maggioranza e opposizione si è dunque trovata, seppur con i debiti distinguo. Per un sindaco Giorgio Ret che ha «ringraziato gli speleologi per il prezioso apporto reso nella disamina dei documenti», si è avuto un consigliere d’opposizione Maurizio Rozza (Verdi) che ha invece parlato di «pressapochismo alluncinante», citando l’esempio di un sito di stoccaggio del materiale «inserito nella Via nientemeno che all’interno del castello di Duino» oppure l’errore sulle cartografie di tracciati slittati di ben 3 chilometri fino Ternova. Di «superficialità» ha parlato anche il capogruppo di Insieme Massimo Veronese. Il presidente della Seconda commissione consiliare, Fabio Eramo, nel suo intervento ha invece rilevato la «mancanza dell’analisi costi-benefici imposta dalla vigente normativa per tutte le opere pubbliche», nonché l’assenza di un elaborato con le attività di compensazione ambientale. Nel dibattito, l’altra grave lacuna emersa in seno alla Via ha riguardato la carenza «dell’indicazione tra gli elaborati grafici dei vincoli e delle aree di Riserva naturale di Stato e conseguente omessa valutazione delle interferenze degli impatti sulle aree». «In particolare – ha osservato Eramo – si ritiene che, a tutela delle falde acquifere, deve essere evitata la dispersione di olii minerali e altri inquinanti. Gli eventuali materiali di scavo vanno stoccati in aree non carsiche». Rimarcata, in maniera bipartisan, la necessità di inserire barriere antirumore lungo il tracciato in trincea e ponti verdi per mimetizzarlo, nonché il trasporto su rotaia del materiale di scavo e il costante monitoraggio dell’andamento dell’opera da parte del Comune. Il consigliere di Insieme Edvin For>i> ha chiesto uno studio sulla propagazione delle vibrazioni. «E populistico dire “La Tav non si fa” – ha dichiarato quindi il sindaco – noi ci siamo assunti la responsabilità di compiere le cose in modo corretto e questo crea un’importante sinergia tra ente locale, Stato e Rfi». Critico, invece, il commento sul tracciato successivo, Trieste-Aurisina-Divaccia, oggetto ieri di un incontro con l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi, alla presenza anche della presidente provinciale Maria Teresa Bassa Poropat. «Si è stabilito di analizzare preventivamente il miglior percorso da seguire perché qui le problematiche potrebbero essere molto rilevanti, ma abbiamo ottenuto rassicurazioni», ha concluso Ret. (ti.ca.)

 

 

NOTAV: anche San Canzian si vende alla tav

Il Piccolo del 04/03/11

Il Comune dice sì alla Tav ma no alla

 

SAN CANZIAN L’amministrazione comunale di San Canzian è favorevole all’ipotesi del progetto dell’Alta velocità ferroviaria presentato da Rfi in cui si prevede la soppressione del raccordo Ronchi Nord-Ronchi Sud, rimanendo invece assolutamente contraria a qualsiasi soluzione che riproponga la costruzione dei tracciati a “goccia”, “palloncino o “racchetta”. Lo sottolinea a nome dell’ente locale l’assessore ai Lavori pubblici Luciano Dreos, per fugare qualsiasi dubbio sulla posizione del Comune di San Canzian e sollecitare nuovamente una riflessione a livello mandamentale sulla questione. «Quando si parla d’inversione del senso di marcia dei convogli – afferma Dreos -, si intende la possibilità di transito sulla direttiva Gorizia-Trieste e viceversa in modo continuativo, senza l’obbligo della sosta e del cambio di vettura nella futura stazione di Ronchi Aeroporto. Ora questa possibilità è data solo dalla costruzione di infrastrutture come il “by-pass di Udine cosiddetta goccia”, oppure le sue varianti a “palloncino” o “eacchetta”». Le considerazioni già espresse dall’amministrazione di San Canzian non vertevano quindi sul tema mantenere o no in essere il raccordo ferroviario tra le stazioni di Ronchi Nord-Ronchi Sud. «Riteniamo che in tale senso possa esprimersi solo la municipalità di Ronchi interessata dall’attraversamento della linea ferroviaria – sottolinea Dreos -. Il nostro intento era quello invece di stimolare, nelle amministrazioni di Città Mandamento, una riflessione ed eventualmente una presa di posizione – spiega l’assessore ai Lavori pubblici – sul fatto che la risoluzione del “Problema dell’Isontino” richiamato da più parti, e dato dalla fermata della metropolitana leggera nella stazione di Ronchi Aeroporto, passa inesorabilmente attraverso l’accettazione di una delle opere aggiuntive al raccordo Ronchi Nord-Ronchi Sud. In sostanza, chiediamo di considerare se questo spreco di territorio sia auspicabile e giustificabile». Laura Blasich

CIE DI GRADISCA: vietati anche i cellulari

Messaggero Veneto del 04/03/11

Cie, dopo il fumo vietati anche i telefoni cellulari

 

GRADISCA. Appalto Cie e Cara: tutto rinviato a mercoledì. Mentre resta alta la tensione nel Centro di identificazione ed espulsione di Gradisca, dove dopo il divieto di fumare la Prefettura di Gorizia ha disposto anche il sequestro dei telefoni cellulari degli ospiti (in adeguamento al regolamento del Cie di Bologna, gli ospiti potranno usufruire solo dei telefoni fissi della struttura), slitta di un’altra settimana l’assegnazione della gestione (15 milioni di euro su base triennale) delle due strutture ricettive per immigrati di via Udine, inizialmente prevista entro febbraio. A confermarlo è stata la Prefettura (ente appaltante), che ha precisato come solo tra sei giorni si procederà all’apertura delle buste con le offerte economiche e alla compilazione della classifica.

Una scadenza solo ufficiosa, tuttavia, visto che per regolamento dovranno passare altri 30 giorni per l’assegnazione a titolo definitivo. Sei in corsa: la cooperativa Minerva di Savogna (primo gestore del centro per immigrati gradiscano), il consorzio cooperativistico trapanese Connecting people (in carica dal 2008 e riammesso in gara dopo l’iniziale esclusione), la Ghirlandina di Modena, l’Albatros 1973 di Caltanissetta (che gestisce il Cie di Pian del Lago), il Supremo ordine di Malta e la cordata guidata dalla francese Gepsa (che coinvolge anche l’Aquarinto di Agrigento e altre due imprese romane). Confermata, invece, l’esclusione (per carenza di documentazione) per l’altro soggetto regionale che aveva partecipato al bando: l’udinese Invita.

Nel Cie di Gradisca, intanto, resta alta la tensione dopo la terza notte consecutiva trascorsa dai 101 ospiti in sistemazione d’emergenza, una settantina dei quali costretti a dormire con i materassi sul pavimento dei locali mensa e centralino. Impossibili, al momento, partenze o nuovi arrivi, il piano per ripristinare una situazione di almeno parziale normalità prevede il recupero di alcune delle 27 stanze (sulle 28 totali) recentemente andate a fuoco nel corso dei diversi incendi appiccati nelle ultime settimane dagli immigrati. Una soluzione ancora ufficiosa, anche se un primo preventivo parlerebbe di circa 10 mila euro come spesa necessaria per ripristinare l’agibilità di una singola stanza. Confermata per l’11 marzo, intanto, la visita al Cie di via Udine del Comitato parlamentare per il controllo sugli accordi di Shengen. Sul fronte politico, infine, il consigliere regionale Franco Codega (Pd) punta il dito anche sulla gestione della struttura gradiscana: «Si grida allo scandalo per l’ingestibilità del Cie di Gradisca. Bisognerebbe verificare se le reazioni violente degli ospiti, in una struttura che li tiene prigionieri per mesi, è dovuta solo a un tasso di particolare delinquenza di chi vi sta dentro o non anche a errori di gestione dello stesso centro».

Marco Ceci

 

Dal Piccolo del 04/03/11

Commissione Schengen venerdì 11 in visita al Cie

 

GRADISCA La Commissione parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen e di vigilanza in materia d’immigrazione visiterà venerdì 11 marzo il Cie dopo i gravi fatti degli ultimi giorni. Ne seguirà un maxi-vertice fra l’organismo presieduto dall’on. Margherita Boniver con i parlamentari regionali e gli amministratori locali, convocato a Palazzo Torriani. Appena il giorno dopo, davanti alla struttura isontina, sarà invece tempo di nuove manifestazioni anti-Cie da parte del Coordinamento Libertario degli anarchici friulani. Torna dunque a farsi rovente il dibattito attorno alla struttura di via Udine. Verrà intanto resa nota probabilmente mercoledì prossimo, all’apertura delle buste contenenti l’offerta economica delle concorrenti, la graduatoria provvisoria dell’appalto per la gestione del Cie. A renderlo noto è la Prefettura, che ipotizza da quel momento un tempo massimo di 30 giorni prima di arrivare all’affidamento definitivo della gestione, che mette in ballo 15 milioni di euro sino al 2014. In lizza vi sono 6 imprese.

 

 

Un volantinaggio per protestare e denunciare la grave situazione in cui versa il Cie di Gradisca è stato effettuato ieri mattina davanti alla Prefettura da parte di aderenti al sindacato Ugl Polizia di Stato. Secondo il segretario provinciale del sindacato Mario De Marco i poliziotti in servizio al Cie «sono stati abbandonati da Roma e il ministero degli Interni non provvede a mandare rinforzi adeguati. Ecco perchè – si legge in una nota. l’Ugl chiede: un interessamento concreto e forte da parte delle istituzioni; una celere ristrutturazione del Cie; che la sicurezza sul territorio non venga meno a causa dei continui disordini e che non vengano impiegate le volanti o il personale di altri posti di polizia sul territorio per sopperire alla mancanza di organico». Alla manifestazione ha partecipato anche il vice segretario nazionale Raffaele Padrone e il segretario regionale Ugl Maurizio Visentini. Una delegazione del sindacato è stata ricevuta dal prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu il quale ha riferito che da parte sua è stato fatto tutto il possibile, che sono stati richiesti rinforzi e che sono iniziati i lavori di recupero di alcune stanze. Verranno inoltre eseguiti restauri e miglioramenti alla struttura soprattutto per quanto riguarda l’impianto di sicurezza e di allarme della struttura. Nelle more è stato richiesto anche che non arrivino altri ospiti nell’attesa che la struttura ritorni alla normalità e che la stessa non sia chiusa bensì cambino le regole d’ingaggio del personale.

LAMPEDUSA. Il Truman Show italiano

Lampedusa. Il Truman Show italiano

Di Antonello Mangano

“L`avamposto dei disperati” dove sbarcano le carrette del mare. L`esodo biblico. L`incubo invasione. Nel corso degli anni Lampedusa è diventato un luogo dell`immaginario, anziché un posto reale. Raccontando i recenti arrivi, i media non hanno fatto altro che riproporre il solito vocabolario. Perché a Lampedusa non si racconta quello che succede realmente, ma un soggetto televisivo. Con effetti politici sempre efficaci.

Ormai è chiaro. In quei pochissimi chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo si giocano partite importanti. I tunisini e gli eritrei, gli abitanti dell`isola e gli uomini della capitaneria, i somali o i pescatori sono comparse, pedine di un gioco grande tra il governo italiano, i regimi africani, l`Unione Europea. Una roccia a pochi chilometri dall`Africa, a sud di Tunisi, è in grado di spostare valanghe di voti in base a una semplice ragionamento: c`è l`invasione e noi sappiamo fermarla. “Un gioco a palla tra Africa ed Europa`, disse una volta un migrante africano a Gabriele Del Grande. “E la palla siamo noi`.

La sceneggiatura è elementare. La Lega dice: l`Africa ci invade. Gli italiani, anche quelli di mente più aperta, finiscono per impaurirsi. La Lega dice: ecco, abbiamo fermato l`invasione. Il governo Berlusconi acquista consensi, personaggi di infimo livello culturale e politico arrivano ai vertici delle istituzioni. Riprendono gli sbarchi? L`opposizione rimane confinata all`interno del copione: non siete stati capaci di fermare l`invasione. Così da anni, fino all`ultima puntata.

La famosa invasione

Nell`anno di maggior afflusso giunsero a Lampedusa circa 30.000 persone (l`equivalente di un piccolo paese). I dati di maggior “allarme` diffusi da Ministero dell`Interno parlavano di un 10% di migranti che arrivano sulle coste italiane. Arriva molta più gente a Fiumicino o a Venezia, ma nessuno parla di invasione dal cielo o di assalto alla laguna. Eppure i cinesi in qualche modo arriveranno, e nessuno li ha mai visti a Lampedusa. E molti di coloro che arrivano sulle nostre coste, non hanno nessuna intenzione di fermarsi. Proseguiranno per gli altri paesi europei. In Italia, invece, i rifugiati somali arrivano a tagliarsi i polpastrelli pur di lasciare i nostri confini, vittime di un complesso inghippo burocratico che li lega a una terra ostile dove non vengono accolti, ma sfruttati fino all`inverosimile.

Anche la stessa idea degli “sbarchi` tende a confermare la sindrome dell`invasione. Nella maggior parte dei casi, si dovrebbe parlare di “soccorso in mare`, un concetto differente che produce un diverso immaginario. Nella realtà, gli uomini della Finanza e della Capitaneria pattugliano le acque dell`isola, e spesso hanno accompagnato in porto i natanti. Non è un caso che nessuno arrivi a Pantelleria. I lampedusani lamentano spesso che quell`isola rimane il ‘paradiso dei turisti`, mentre la loro è stata scelta come un gigantesco ‘centro immigrati`. Ma quello che normalmente succede nella realtà, non somiglia per niente a uno sbarco o a un assalto alle coste (le coste “prese d`assalto” è un altro orrendo luogo comune giornalistico).

Persino le famose “carrette del mare” non sono spesso tali, ma pescherecci a volte in buono stato, visibili nel cimitero delle barche di Lampedusa e destinati a essere distrutti. E pure i famosi scafisti, o le temibili “mafie internazionali” che lucrano sui sogni degli immancabili “disperati” sono spariti col passare del tempo, anche se basta una debole traccia a farli evocare. Quasi sempre, negli ultimi anni, il rapporto è tra un pescatore o in intermediario che ti vende la barca. E buona fortuna.

Ovviamente a Lampedusa arriva ed è arrivata tanta gente. Profughi politici e persone desiderose di migliore la propria condizione. Ricongiungimenti di amori e affetti e persino questioni di salute. Qualche volta, anche la semplice voglia di “vedere cosa c`è dall`altra parte” e poi tornare indietro. Un desiderio che a vent`anni è più che normale, e che i giovani europei realizzano con l`Erasmus o la tessera dell`InterRail. I ragazzi tunisini rischiando la pelle nel Mediterraneo.

La vera guerra tra poveri. Quella dei giornalisti

E poi i giornalisti. Sono i principali artefici del Truman Show. Spesso per ignoranza, ed è un`aggravante. A volte perché le regole del loro gioco sono dure per tutti. “Le donne chiudono la porta a doppia mandata e gli uomini minacciano la rivolta”. Lo riferisce l`inviato de “La Stampa` a Lampedusa, il 15 febbraio. Nell`isola sono appena arrivate migliaia di persone, ma è completamente falso che ci sia aria di rivolta. Isolani e africani giocavano a calcetto. I tunisini manifestavano nelle vie del centro, ma per ringraziare tutti: lampedusani, poliziotti, persino Maroni.

Cosa succede agli operatori dell`informazione? L`inviato arriva a Lampedusa. Guarda in cagnesco i colleghi. Deve trovare la notizia, altrimenti la prossima volta mandano un altro. Ecco la vera guerra tra poveri, altro che migranti. Magari gonfia un fatto, inventa una dichiarazione, deve trovare qualcosa che sia appetibile. Le tensioni interrazziali funzionano sempre, l`invasione degli affamati pure. Non funziona (almeno per l`immaginario corrente) provare a spiegare, tentare di capire.

Le storie incredibili

E intanto lo show nasconde le storie vere. Quelle che non saranno mai notizie. Per esempio il migrante giunto anni fa in porto allo stremo delle forze, praticamente disidratato. Che però non accettò di mangiare o bere perché era periodo di Ramadan. O il caso del cittadino italiano che stava telefonando tranquillamente, in una cabina, all`inizio del 2009. La polizia lo scambia per un ‘clandestino` e inizia a bastonarlo.

Oppure la vicenda del soccorso in mare che diventa “resistenza a pubblico ufficiale”, sicuramente la più incredibile delle vicende dell`isola, ben viva nelle menti dei sette pescatori tunisini assolti per favoreggiamento dell`immigrazione clandestina, ma condannati dal Tribunale di Agrigento perché erano entrati nelle acque territoriali italiani. Ovviamente per accompagnare in porto dei migranti che avevano salvato. I loro pescherecci sono rimasti sequestrati per anni nei pressi del porto, finché non sono diventati inservibili.

Grazie ai social network e al turismo (ovviamente unidirezionale) capita pure che nascano storie d`amore, contrastate però da leggi prive di umanità che non contemplano queste possibilità. Ed ecco che tra i sbarcati a Lampedusa c`è anche chi dice di aver rischiato di morire tra le onde per rivedere la fidanzata in Francia. Nessuno ha voglia di iniziare una procedura lunga anni che può anche concludersi con un rifiuto. C`è pure chi parte per curarsi. Come gli italiani del Sud preferiscono farsi operare negli ospedali della Lombardia, così i tunisini guardano verso Nord per le questioni di salute. Ma anche in questo caso le leggi non contemplano questa possibilità.

Storie che non saranno mai notizie da telegiornale. Arrivederci da Lampedusa, alla prossima puntata. Sicuramente sarà una replica. Le carrette, i disperati, l`invasione….

 

CIE/CARA DI GRADISCA: vogliono deportare i richiedenti asilo?

Per approfondimenti sulla vicenda dei richiedenti asilo e Mineo:

SENZAFRONTIERE

 

Piccolo 

 

Pagina 34 – Provincia

 

AL CIE

 

Tenta di ferire un agente Tunisino arrestato

 

 

 

 

 

 

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GRADISCA Autolesionismo e aggressione a un poliziotto, un arresto al Cie. Le forze dell’ordine hanno tradotto nel carcere goriziano un immigrato nordafricano con l’accusa di avere minacciato e aggredito un agente di polizia con una lametta. L’agente era intervenuto per fare desistere l’uomo dal completare un atto di autolesionismo e per poco non è stato ferito dalla furia del maghrebino. Un episodio che ben chiarisce quale sia il clima dietro il muro dell’ex Polonio. Il vicino Cara, intanto, potrebbe essere svuotato per fare fronte all’emergenza umanitaria che sta per abbattersi sulle coste siciliane. I richiedenti asilo attualmente ospitati a Gradisca potrebbero dunque essere trasferiti in Sicilia. Il piano d’emergenza varato dal ministro Maroni prevede infatti che nei Cara vengano smistati i cittadini stranieri in fuga dalla Libia. Ma torniamo alla delicatissima situazione del Cie. Nella struttura la tensione può esplodere in qualunque momento e le condizioni di vita degli immigrati “sono assurde: costretti a dormire e mangiare a terra e senza possibilità di lavarsi”. A denunciarlo senza giri di parole il Sap, sindacato autonomo di polizia, il cui segretario nazionale Dressadore ha scritto al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione per denunciare la gravità della situazione. «La struttura è caduta letteralmente a pezzi – denuncia Dressadore – senza che venissero attuati seri interventi di ripristino, diversamente da quanto accaduto in altri Cie. La situazione attuale è incandescente e non si esclude che in qualunque momento possa essere attuato, viste le condizioni di vita all’interno, un tentativo di fuga di massa. Eppure nonostante l’evidente pericolo è stato disposto un rinforzo di sole 10 unità». Relativamente allo svuotamento del Cara, invece, l’associazione Tenda per la Pace ed i diritti esprime “sconcerto” per la decisione del Consiglio dei ministri in vista del possibile esodo di migranti sulle coste siciliane. Per fare loro posto, i richiedenti asilo già presenti nelle strutture per rifugiati di tutto il Paese sarebbero trasferiti nel “Villaggio della solidarietà” di Mineo, in provincia di Caltanissetta, un maxi-Cara da 2mila posti. Tenda per la Pace denuncia anche come il divieto di fumo disposto al Cie, dopo gli incendi delle ultime settimane, sia stato allargato anche al vicino Cara. Accendini e telefoni cellulari vengono requisiti. (l.m

 

Messaggero Veneto

SABATO, 05 MARZO 2011

 

Pagina 8 – Gorizia

 

Gradisca. Il sindaco si dichiara preoccupato e auspica, in tempi brevi, la soluzione dei problemi che continuano a creare gravi disagi

 

Allarme Cie, Tommasini alza la voce

 

«I cittadini devono stare tranquilli, ma le misure di sicurezza vanno ripristinate»

 

 

 

 

 

 

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GRADISCA. «Capiamo la particolarità del momento e le difficoltà che ne conseguono, ma riteniamo doveroso che si trovi nell’immediato una soluzione che possa tranquillizzare la cittadinanza e restituire un po’ di serenità a Gradisca»: l’ha ribadito il sindaco Franco Tommasini, pronto a ricordare anche come i ripetuti disordini al Cie di via Udine abbiano insinuato quotidiana preoccupazione nella popolazione gradiscana.

Un disagio che lo stesso primo cittadino non nasconde. «Se sono preoccupato? Credo sia normale alla luce di quanto sta succedendo, anche perchè tutto questo non è normale per una cittadina di meno di 7 mila abitanti. Vedo e sento la gente preoccupata, ormai se ne parla sempre di quanto sta accadendo dietro quel muro, ma da parte mia non posso che ribadire l’invito a stare tranquilli. Che soluzione auspichiamo? Credo che per quanto riguarda Gradisca ci sia ben poco da decidere: la priorità resta ovviamente quella di svuotare il centro, di ripristinare subito gli standard di sicurezza e confidiamo che si trovi in breve tempo il modo di normalizzare il tutto. Al momento, tuttavia, non abbiamo comunicazioni in merito».

Sull’operato della politica, regionale e nazionale, invece, Tommasini precisa: «La politica non solo può, ma deve sicuramente fare di più».

Sull’alta tensione al Cie gradiscano (dove martedì si è registrata anche l’aggressione di un immigrato tunisino a un poliziotto, ferito a una mano) e sulle restrizioni varate anche al limitrofo Cara (centro di accoglienza per richiedenti asilo), intanto, ieri è intervenuta anche l’associazione “Tenda per la pace e per i diritti”, denunciando come proprio al Cara «si applicano le stesse regole del Cie. Dal 1° marzo è vietato fumare al Cie e le motivazioni non sono certo di carattere salutistico, ma di sicurezza.

Le ultime azioni di protesta al Cie hanno provocato un ulteriore giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Ma non è tutto: le stesse regole anti-fumo o anti-fuoco sono state applicate nel vicino Cara. Il divieto di utilizzo e detenzione di accendini significa costanti preoccupazioni a ogni ingresso nella struttura nei confronti di richiedenti asilo che, ricordiamo, secondo la legislazione italiana e le direttive europee non possono essere trattenuti in stato detentivo.

Nel centro, poi, oltre alle perquisizioni anti-sigarette e accendini, si è inasprito anche del telefonini cellulari con foto e videocamere, con queste persone costrette a scegliere tra i sequestro e il danneggiamento volonario dell’obiettivo da parte delle autorità. Un bel colpo secco alla telecamera: modalità piuttosto strane di dimostrare accoglienza».

Azioni pericolosamente “sospette” secondo l’associazione. «Si stanno forse implementando le misure del piano del Ministero dell’Interno per far fronte all’incremento di ingressi dal nord Africa? Al termine del consiglio dei Ministri, Maroni ha annunciato che il Consiglio ha dato “il via alla realizzazione del villaggio della solidarietà a Mineo, in una struttura privata di proprietà della Pizzarotti spa. Secondo il Governo il supercentro di Mineo farà da “modello di eccellenza in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo. Un modello che prevede il trapianto a Mineo dei richiedenti asilo ospitati oggi nei Cara italiani. Ciò a cui stiamo assistendo è un’operazione pericolosissima, in totale disaccordo con le direttive europee sull’asilo, che vedrà la creazione di un ghetto isolato e militarizzato per i richiedenti asilo politico e la trasformazione dei Cara in ulteriori centri detentivi quali sono i Cie. Non è ammissibile che in nome di un’emergenza umanitaria, gestibile in altre modalità, si smantellino esperienze già in atto e si alimenti una cultura di ghettizzazione degli stranieri, il tutto favorendo interessi privati golosi».

Marco Ceci

GRADISCA/ Volantino distribuito sabato 5 marzo

Questo volantino è stato distribuito in 400 copie questa mattina al mercato a Gradisca d’Isonzo

 

gradisca5marzo

 

FORMATO TESTO

 

Appello per la chiusura del C.I.E

(ex C.P.T.) di Gradisca d’Isonzo

Cinque anni fa, il 7 marzo 2006, veniva rinchiuso, all’interno della

caserma Polonio di Via Udine a Gradisca d’Isonzo, il primo immigrato,

in quella struttura a quel tempo denominata C.P.T. (Centro di Permanenza Temporanea).

Il Centro-Sinistra (che aveva vinto le elezioni ) non ha mantenuto la promessa

della chiusura dei C.P.T.

Nel 2008 con il ritorno al Governo di Berluskoni e con Maroni Ministro dell’Interno

i C.P.T. sono stati trasformati in C.I.E (Centro di Identificazione ed Espulsione).

Con ciò la Lega ha inteso far sentire, anche nella denominazione,

la mano dura del “nuovo corso”.

I tempi di permanenza nei nuovi lager della democraCIE sono via via passati

da 30 giorni a 180 giorni, con costi di gestione sempre più elevati e con la prospettiva di allestirne di

nuovi.

La gestione del C.I.E di Gradisca costa oggi di 5 milioni di euro all’anno + manutenzioni.

 

Abbiamo assistito in questi 5 anni ad una escalation di rivolte fino a rendere la struttura

quasi completamente inagibile ( e ce ne compiacciamo).

Oggi, i C.I.E. di Maroni e Berluskoni dimostrano, di fronte alle rivoluzioni in Nord Africa

e alla effettiva entità dei flussi migratori, di essere semplicemente una farsa.

I C.I.E. erano soprattutto un elemento complementare in una strategia di

“collaborazione” fra il Raìs meneghino e tutto il sistema di interessi economici

che gli gira attorno, e i dittatori nord-africani Gheddafi, Mubarak, Ben Alì. In quest’ottica

bisognava innanzitutto controllare gli arrivi a Lampedusa e sgomberare velocemente

gli eventuali sbarchi troppo scomodi per il look del nuovo regime.

Ma la storia non si ferma; si doveva solo aspettare che tutto questo si sfaldasse.

 

Oggi il fallimento totale della politica del dittatorucolo del bunga bunga e dei

talebani leghisti è sotto gli occhi di tutti.

Oggi è del tutto evidente che i C.I.E. non servono proprio a niente e che l’entità

dei flussi migratori dal nord africa è imputabile a chi ha foraggiato i torturatori del popolo.

Oggi sono quindi venute a maturazione le condizioni per la chiusura in particolare

del CIE di Gradisca del quale nessuno, ma proprio nessuno, è più in grado di

giustificarne l’esistenza e che peraltro è stato istituito grazie ad un “ceto politico”

falso, venduto, e subalterno.

Pertanto lanciamo un appello a tutte le persone coscienti perché

questo problema venga risollevato

e discusso in ogni sede.

SABATO 12 MARZO,

a partire dalle ore 16.oo,

Manifestazione-Presidio davanti

al C.I.E. in via Udine

Partecipate!!

Coordinamento Libertario Regionale contro il CIE

www.info-action.net fip ud via scalo nuovo 4 marzo 2011

 

LAGER DI GRADISCA/ L’11 la commissione Schengen

Il Cie di Gradisca è inagibile:
visita di una delegazione Ue

Cie, immigrati

di Marco Ceci

La Commissione parlamentare Schengen, Europol e Immigrazione sarà l’11 di marzo al Centro di identificazione ed espulsione di di Gradisca d’Isonzo dopo le ultime sommosse che di fatto lo hanno reso inagibile. Il Cie di Gradisca è quello in cui si sono avuti più disordini ed episodi di violenza rispetto agli altri ubicati in varie regioni italiane.

 

Il Cie di Gradisca è inagibile: visita di una delegazione Ue

Il Sap critica in maniera aspra le condizioni in cui sono tenuti gli extracomunitari ospiti del Centro. «Situazione vergognosa»
di Marco Ceci

GRADISCA. La Commissione parlamentare Schengen, Europol e Immigrazione sarà l’11 di marzo al Centro di identificazione ed espulsione di di Gradisca d’Isonzo dopo le ultime sommosse che di fatto lo hanno reso inagibile. Lo hanno reso noto i parlamentari friulani del Pd Ivano Strizzolo e Carlo Pegorer. Prima della visita al Cie, la delegazione parlamentare si incontrerà nel municipio di Gradisca con i rappresentanti delle istituzioni locali e con i responsabili di prefettura e questura per fare il punto sulla situazione divenuta insostenibile.

Il Cie di Gradisca è il centro dove si sono avuti più disordini ed episodi di violenza rispetto agli altri ubicati in varie regioni italiane. La visita della delegazione parlamentare è ritenuta ancora più necessaria anche alla luce di possibili sviluppi circa la situazione del Nord Africa.

«Il peggiore dei serial killer ha un trattamento migliore degli immigrati detenuti nel Cie di Gradisca d’Isonzo, dove a seguito della situazione di emergenza venutasi a creare domenica scorsa vi sono condizioni di trattenimento inumane». A lanciare l’ennesimo allarme sul Centro di identificazione ed espulsione di via Udine è la segreteria provinciale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia), che in una nota ricorda come «i 101 ospiti attuali per la quasi totalità vengono fatti alloggiare nei luoghi comuni (atri e corridoi) tra le due mense, da anni non funzionanti, mentre una parte è sistemata nell’unica stanza rimasta agibile, anche se si è provveduto a ripristinarne un’altra. A oggi vengono fatti dormire a terra, senza materassi e cuscini, con la luce accesa anche di notte. Non possono lavarsi nè farsi la barba (se non alcuni), visto che sono disponibili solo i bagni delle camere agibili (due docce per camera), senza considerare che gli è vietato anche l’accesso allo spazio comune all’aperto. Il rischio di malattie è elevato».

Ad aggravare ulteriormente la situazione e la tensione «ormai altissima sono le due ordinanze prefettizie riguardanti il divieto di fumare per gli ospiti e il ritiro dei telefoni cellulari, prevedendo l’utilizzo dei telefoni fissi della struttura (dei sei presenti solo tre sono in funzione, di cui due nella zona verde, attualmente oggetto di lavori di messa in sicurezza e dove gli ospiti vengono scortati dalla polizia per telefonare, ndr). Anche la somministrazione dei pasti è un momento di attrito che la Polizia deve contenere al chiuso e in spazi ristretti, con notevole pericolo. Per non parlare dei controlli personali mirati a reperire accendini, lamette da barba, vetro e lacci per le scarpe. Gli immigrati arrivano a chiedere di essere trasferiti in un carcere per poter consumare un pasto decente, lavarsi e dormire. Il sindacato si chiede come mai si permetta questa situazione “vergognosa”, costringendo le forze dell’ordine, non specializzate nel trattenimento di soggetti così detenuti, a un continuo contatto con gli immigrati. Chi si è assunto la responsabilità del trattenimento in queste condizioni? Un Paese civile quale è l’Italia non può tollerare in trattenimento in queste condizioni».

(06 marzo 2011)

L’intervista a Gheddafi

Quello che Berlusconi, la Lega ed altri, vogliono sentirsi dire: “Pericolo Bin Laden, Europa invasa”

«O me o Al Qaeda L'Europa tornerà ai tempi del Barbarossa»

Chi ha armato Gheddafi?

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NOTAV: monfalcone boccia il progetto!

Il piccolo del 07/03/11

Monfalcone boccia l’alta velocità

 

MONFALCONE E’ una sonora bocciatura quella che il Comune di Monfalcone assegna allo Studio di impatto ambientale allegato da Italferr al suo progetto preliminare di Alta velocità-Alta capacità ferroviaria. Le osservazioni presentate dall’amministrazione locale alle commissioni consiliari Seconda e Quarta venerdì pomeriggio partono dalla constatazione, non da poco, della mancanza dell’analisi costi-benefici dell’opera per allargarsi alle lacune riscontrate nella viabilità di cantiere e nell’individuazione degli impatti, nella fase dei lavori e permanenti, sull’ospedale di San Polo o dei danni arrecati al territorio. Del tutto assente la valutazione dell’incidenza sul paesaggio “post operam”, secondo il Comune è carente anche la parte relativa ai ripristini ambientali. «Il trasporto merci su rotaia è al momento il sistema di trasferimento meno impattante e più sostenibile dal punto di vista ambientale – ha sottolineato l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo nell’incontro con le commissioni -, ma deve essere comunque calato sul territorio con giusto equilibrio tra il fabbisogno presente e quello futuro». Lo studio di Via non contiene una valida alternativa progettuale e un piano di monitoraggio ambientale e al Comune pare deficitario soprattutto per quel che riguarda la gestione dei cantieri, che peseranno fra l’altro sulla città per circa 15 anni. Non è stato incluso uno studio sull’incremento di inquinamento da polveri sottili e ossido di azoto provocato dall’andirivieni di mezzi pesanti. Non è indicato quale sarà l’impatto sull’ospedale di San Polo in termini di vibrazioni, rumorosità, emissioni in atmosfera del cantiere che dovrebbe essere insediato nelle sue vicinanze. Il Comune di Monfalcone chiede quindi, tra le altre cose, l’eliminazione dell’area di cantiere in prossimità dell’ospedale, la fruizione del patrimonio naturale in tutte le fasi, la garanzia di interconnessioni viarie con i centri limitrofi, la revisione e taratura con precisione del progetto di cantierizzazione, l’attenzione al patrimonio carsico. (la. bl.)

La Tav all’esame del Consiglio

SAN CANZIAN Dopo la segnalazione delle “interferenze” al passaggio dell’Alta velocità ferroviaria nel territorio di Pieris e Begliano, l’amministrazione comunale di San Canzian d’Isonzo porta in aula le osservazioni allo studio di impatto ambientale, che Italferr affianca al progetto preliminare della Tav nel tratto Venezia-Trieste. Il Consiglio comunale di San Canzian prenderà in esame le osservazioni giovedì, nella seduta convocata alle 19 e che in sostanza sarà tutta dedicata al delicato argomento. L’impatto del transito della Tav non sarà trascurabile nemmeno sul territorio di Pieris e Begliano, soprattutto nella fase di cantiere e per quel che riguarda una viabilità portante, e non solo per il Monfalconese, come quella rappresentata dalla strada statale 14. Non a caso l’amministrazione comunale di San Canzian ha già segnalato a Italferr una lunga serie di “interferenze” relative alle ripercussioni sulla mobilità, locale e non. A partire dal nodo del rifacimento “in sito” del cavalcaferrovia della statale 14 in località Begliano. Se così fosse, osserva l’ente locale, la statale 14 sarebbe chiusa durante tutta la durata dei lavori, pur non essendo pensabile che l’abitato di Begliano sopporti la mole di traffico pesante e leggero di ogni giorno. Per quel che riguarda la fase di cantiere, prevista nel territorio di Pieris e Begliano dal 2017 al 2021, la giunta Caruso chiede la localizzazione di aree di cantiere, stoccaggio e armamento sul versante Sud della linea ferroviaria storica, prevedendo gli accessi dalla statale 14 in modo da creare meno impatti possibile sugli abitati. Viene segnalato come “interferenza”, infine, anche l’ampliamento della fascia di rispetto da 10 a 30 metri. Con questa scelta le case da demolire passano da 7 a 30, ma l’amministrazione rimane convinta che per chi si troverebbe nella zona compresa tra i 10 e i 30 metri dalla linea i disagi da sostenere sarebbero davvero troppo pesanti. (la. bl.)

 

06/03/11

Tav, il Veneto insiste sul tracciato

VENEZIA Il Veneto non abbandona la via costiera, non negli intenti. Anche se allo studio ci sarebbe una soluzione del tracciato più alta, con la possibilità di bypassare Portogruaro e affiancarsi all’autostrada al confine con il Friuli Venezia Giulia, la Regione resta convinta che la soluzione migliore per la futura linea di alta capacità sia quella bassa. E non è la sola. «Se mi si chiede dove stiano le convenienze – ha dichiarato senza mezzi termini Paolo Feltrin, docente dell’università di Trieste intervenuto ieri al convegno organizzato a Jesolo – per me stanno nel cosiddetto tracciato basso. Di norma, il tracciato che ha meno resistenze è quello più lontano dalle case. E rispetto alle spiagge, all’economia turistica che non è delocalizzabile e che vede aumentare i suoi concorrenti, in ogni parte del mondo si dice che una linea ferroviaria vicina è meglio di una linea ferroviaria lonatana». I favorevoli all’ipotesi costiera hanno anche sostenuto la necessità di istituire una fermata in Veneto (nello specifico a Passerella in comune di San Donà di Piave e quindi vicina a Jesolo), Feltrin ha comunque sottolineato come il primo obiettivo debba essere fare presto: «Qui ci sono i porti dell’alto Adriatico e da qui si passa per andare in Europa«. Davanti ad amministratori locali che restano divisi sulla bontà dell’opera e del tracciato anche l’assessore alla mobilità del Veneto, Renato Chisso, ha ribadito che l’affiancamento alle infrastrutture esistenti – e quindi all’utostrada come avviene in Friuli Venezia Giulia – nella sua regione porterebbe all’abbattimento di un migliaio di case e al rispetto di vincoli che nessuno accetterebbe se calati concretamente nel territorio. Il percorso per arrivare alla condivisione di un tracciato sembra ancora lunga.

CIE DI GRADISCA: articolo del messaggero sul 12 marzo

Messaggero Veneto del 07/03/11

Cie, nuovo appello per la chiusura Sabato tornano i presidi di protesta

GRADISCA. «Oggi è del tutto evidente che i Cie non servono proprio a niente e, pertanto, lanciamo un appello a tutte le persone coscienti affinché questo problema venga risollevato e discusso in ogni sede».

È quanto riportato sul volantino distribuito ieri in diverse zone di Gradisca d’Isonzo dal Coordinamento libertario regionale contro il Cie, una delle sigle più attive del movimento associazionistico che guidò le proteste prima e dopo l’apertura dell’allora Cpt (centro di permanenza temporanea) di via Udine.

«Cinque anni fa, il 7 marzo 2006, veniva rinchiuso all’interno dell’ex caserma Polonio il primo immigrato, in quella struttura al tempo denominata Cpt. Il Centro-sinistra (che aveva vinto le elezioni) non ha mantenuto la promessa di chiudere i Cpt. Nel 2008, con il ritorno al governo di Berlusconi e con Maroni ministro dell’Interno i Cpt sono stati trasformati in Cie. Con ciò la Lega ha inteso far sentire, anche nella denominazione, la mano dura del nuovo corso e i tempi di permanenza nei nuovi “lager” della democraCie sono passati da 30 a 180 giorni, con costi di gestione sempre più elevati e con la prospettiva di allestirne di nuovi».

Una denuncia accompagnata anche dai costi e dalla situazione in cui versa la struttura gradiscana. «La gestione del Cie di Gradisca costa oggi 5 milioni di euro all’anno, più manutenzioni. Abbiamo assistito in questi 5 anni a un’escalation di rivolte fino a rendere la struttura quasi compeltamente inagibile (e ce ne compiaciamo). Oggi i Cie di Maroni e Berlusconi dimostrano, di fronte alle rivoluzioni in Nord Africa e alla effettiva entità di flussi migratori, di essere semplicemente una farsa. I Cie erano soprattutto un elemento complementare in una strategia di “collaborazione” fra il Raìs meneghino e tutto il sistema di interessi economici che gli gira attorno. Ma la storia non si ferma: si doveva solo aspettare che tutto questo si sfaldasse. Oggi sono quindi venute a maturazione le condizioni per la chiusura, in particolare del Cie di Gradisca del quale nessuno è più in grado di giustificare l’esistenza e che peraltro è stato istituito grazie a un ceto politico falso, venduto e subalterno».

Coordinamento libertario regionale contro il Cie che, dopo il volantinaggio di ieri, ha organizzato per sabato pomeriggio (alle 16) una manifestazione-presidio di protesta fuori dalla struttura per immigrati di via Udine.

Marco Ceci