VERA RESTAURAZIONE

23 dicembre 2010

Un giorno disumano.

Riforma dell’Università ed accordo alla Fiat.

Studenti ed operai colpiti contemporaneamente

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NOTAV: Tracciato Tav nella Bassa, i comitati a Bruxelles

Dal Messaggero Veneto del 24/12/10

Tracciato Tav nella Bassa, i comitati a Bruxelles

 

BAGNARIA ARSA. Gli abitanti di diversi Comuni della Bassa friulana, e nello specifico quelli del Comune di Bagnaria Arsa, si ritrovano sotto l’albero come regalo di Natale il Progetto preliminare della Tav. «L’assessore Riccardi- sottolinea il portavoce, Giancarlo Pastorutti – ha dichiarato che “partirà nei prossimi mesi la consultazione sul progetto con il territorio”. Come più volte sottolineato, il Progetto è vincolato dalle caratteristiche della linea ferroviaria e dalla Legge Obbiettivo con il Decreto Legislativo 190-2002. I margini di trattativa potranno al massimo riguardare finanziamenti per qualche opera pubblica “sicuramente necessaria” che non compenserà certamente gli impatti sul territorio e sulla qualità della vita degli abitanti».

«Il tracciato della Tav – continua Pastorutti – passerà a sud di Castions delle Mura, area già interessata ai carotaggi, inoltre all’interno del Progetto ricadono la variante sulla linea storica Udine-Cervignano a doppio binario da Palmanova a Torviscosa con l’interconessione alla linea Alta Velocità/Alta Capacità, i raccordi con l’impianto dello scalo di Cervignano definito a suo tempo “lunotto”».

«Gli abitanti di Castions delle Mura, Campolonghetto e Bagnaria Arsa – continua il portavoce dei comitati – devono ringraziare il sindaco Bertossi su come ha gestito autonomamente la questione, snobbando pure la Commissione viabilità comunale. La prossima primavera ci saranno le nuove elezioni comunali, e sarà l’occasione per i cittadini di trarre le valutazioni del caso, magari un’occasione opportuna per ricambiare quanto fatto».

Ora i Comitati No Tav della Bassa Friulana valuteranno quali azioni intraprendere a fronte di un’opera che ritengono inutile, vista anche la linea preferenziale apertasi con Bruxelles, dopo l’invio della petizioni di 1.500 firme, e la conseguente audizione alla Commissione petizioni presieduta dall’onorevole Mazzoni, alla quale avevano partecipato il segretario della Commissione Brinkhorst e l’onorevole Cancian (Pdl). Certamente la situazione nella Bassa Friulana, in special modo a Bagnaria Arsa, è alquanto tesa e si attendono le reazioni anche dei cittadini di Porpetto (comune che non ha sottoscritto l’accordo, così come Villa Vicentina), dove il tracciato Av/Ac passerà sopra la zona artigianale e commerciale, “spaccando” in due il paese (qualcuno già afferma che il tracciato lungo la A4 non voluto dall’allora sindaco Cecilia Schiff, era forse meno impattante di questo).

«Ricordo – evidenzia Pastorutti – i costi elevati di queste opere che sono elevatissimi, non c’è nessuna assunzione di responsabilità su eventuali fallimenti e i danni all’ecosistema, in questo caso, sarebbero devastanti e irreparabili. Ricordo che la rete ferroviaria regionale, non è satura e la qualità del servizio e l’offerta non sono apprezzate, anzi sono molto criticate, soprattutto dagli utenti».

Francesca Artico

 

La Casarsa-Porto collegata alla Tav

 

SAN VITO. Mentre continuano i disservizi lungo la tratta ferroviaria Casarsa-Portogruaro, quest’ultima incassa un punto a suo favore, per la soddisfazione delle amministrazioni locali che premevano per questo risultato: il progetto preliminare per l’alta capacità e l’alta velocità tra Veneto e Friuli Venezia Giulia prevede l’interconnessione a Portogruaro, il che potrebbe portare al potenziamento della linea locale, che diventerebbe il collegamento della provincia con la Tav.

Disservizi. Non è certo stata un’annata tranquilla per i pendolari della tratta Casarsa-Portogruaro: come avvenuto quasi regolarmente nel corso dell’anno, anche questa settimana si sono verificati dei disagi. In particolare, negli ultimi giorni è stato in funzione un solo “Minuetto”: diversi treni sono stati soppressi e sostituiti da autocorsa. La causa sembra essere sempre legata a guasti al materiale rotabile. Nei mesi scorsi, per simili sostituzioni con autobus, vi sono stati anche casi di proteste, come quando un gruppo di genitori si recò dal primo cittadino di Cordovado evidenziando i disagi subiti dai figli studenti. La serie di sostituzioni sembra al momento non avere fine.

Potenziamento. Il progetto preliminare della Tav sarà presentato entro il 31 dicembre all’Unione europea da Rfi: è prevista l’interconnessione con la linea esistente a Lison, nelle vicinanze di Portogruaro. Era un’incognita, quella del tracciato in territorio veneto. Le amministrazioni e l’economia di Veneto orientale e Friuli occidentale auspicavano l’interconnessione a Portogruaro, anziché un tracciato più vicino alle località balneari, che escluderebbe questi territori dalle opportunità dell’alta capacità (per le merci) e velocità (per i passeggeri). Proprio a San Vito, un mese or sono, si era riunito un forum dei portatori d’interesse intorno al tracciato. A San Vito era stato previsto il potenziamento della Casarsa-Portogruaro come dipendente dal tracciato Tav.

Le amministrazioni. «Il progetto, per quanto si presenta oggi, è favorevole a quanto auspicavamo – afferma il vicesindaco, Antonio Di Bisceglie –: si potrebbe così procedere all’elettrificazione della linea e alla costruzione della “lunetta” per il collegamento diretto con Pordenone». Soddisfazione anche dal vicesindaco di Portogruaro, Luigi Villotta: «E’ un’opportunità per il Veneto orientale, ma anche per il Friuli occidentale, considerati gli investimenti sul territorio». L’assessore regionale alla Viabilità, Riccardo Riccardi, ha già indicato l’apertura di tavoli per discutere del tracciato con gli enti locali: sarà l’occasione per chiedere anche il potenziamento della Casarsa-Portogruaro».

Andrea Sartori

MUTAMENTI CLIMATICI/ Il caldo, il freddo e le precipitazioni

Repubblica 24 dicembre

CLIMA

Inverni sempre più freddi
perché il pianeta si riscalda

Gli esperti non hanno dubbi: Europa del nord, Nord America e Asia orientale per i prossimi anni devono aspettarsi inverni sempre più freddi, piovosi e anche nevosi, come quello cioè, che si è avuto a cavallo tra il 2009 e il 2010. Ecco perché

L’INVERNO appena iniziato in Italia è stato preceduto da un periodo di gelo non facile da dimenticare. E sembra che nuove ondate di freddo siano alle porte. Se facciamo memoria poi, non sarà difficile ricordare quanto freddo, soprattutto al centro nord, si è dovuto patire durante l’inverno scorso. E se ci si sposta più a nord del pianeta, verso la Francia settentrionale e l’Inghilterra la situazione è stata ancor più tremenda. Paradossalmente invece, in Groenlandia e nel Nord del Canada la situazione è opposta: le temperature sono sopra le medie. Ma come è possibile ciò se il pianeta si sta riscaldando sempre più? Sembrerà strano, ma la situazione rientra perfettamente in un quadro di un pianeta sempre più caldo. Europa del nord, Nord America e Asia orientale per i prossimi anni devono aspettarsi inverni sempre più freddi, piovosi e anche nevosi. Come quello che si è avuto a cavallo tra il 2009 e il 2010.

La causa è da ricercare molto più su rispetto alla fascia del pianeta interessata dal freddo, bisogna cioè salire in prossimità del Polo Nord. Qui l’area artica si sta riscaldando come in nessuna altra parte del pianeta, al punto che la temperatura degli ultimi anni è cresciuta mediamente di due volte rispetto al resto del pianeta. Ciò causa una variazione sulla pressione atmosferica al Polo Nord che a sua volta determina una variazione della circolazione atmosferica che porta venti freddi a scendere verso sud. “Ciò

fa si che inverni freddi e nevosi diverranno la norma piuttosto che l’eccezione. E tutto ciò è determinato dalla perdita di ghiacci che si sta verificando in prossimità del polo boreale”, spiega James Overland dell’US National Oceanic and Atmospheric Administration 1. Questa conclusione Overland e colleghi l’hanno esposta durante un incontro tenutosi ad Oslo. Secondo il ricercatore, la perdita di ghiacci polari (che sta avvenendo ad un ritmo dell’11% al decennio) fa sì che una maggiore quantità di mari accumuli al Polo Nord molto più calore rispetto al passato e le ricadute sul clima causate da tale situazione è di molto superiore a quanto i modelli climatici avevano delineato fino ad oggi.

A questa condizione, secondo un’altra ricerca, si somma l’influenza della “Oscillazione Artica”, una relazione tra l’alta pressione sulle medie latitudini e la bassa pressione dell’Artico. Quando le pressioni sono relativamente deboli, la differenza tra loro è piccola e ciò porta a far si che aria dall’Artico fluisca verso sud, mentre aria più calda viaggi verso nord. Questa situazione è quella presente in questi ultimi anni e ciò determina inverni già di per sé freddi e nevosi sul nord Europa, ancora più rigidi.

(24 dicembre 2010)

Sindacati di regime alla Fiat

SINDACATI DI REGIME ALLA FIAT

CISL, UIL, UGL E FISMIC D’ACCORDO CON FIAT E GOVERNO APPLICANO ALLA CGIL LA STESSA RICETTA UTILIZZATA IN PASSATO DA CGIL, CISL UIL D’ACCORDO CON CONFINDUSTRIA E GOVERNO CONTRO I SINDACATI DI BASE: L’ELIMINAZIONE DELL’AGIBILITA’ SINDACALE.

UN ACCORDO VERGOGNOSO CONTRO CUI E’ NECESSARIO INSORGERE, PERCHE’ NON DIVENTI UN MODELLO DI RELAZIONI SINDACALI IN OGNI COMPARTO !

(da un comunicato USB) “E’ un segnale vergognoso ed estremamente pericoloso quello che viene dall’accordo siglato per lo stabilimento Fiat di Mirafiori.

Pericoloso per le relazioni sindacali e vergognoso per le ricadute sui lavoratori della ‘new company’ con cui Marchionne intende imporre un modello amerikano di relazioni industriali. Per alcuni aspetti l’accordo di Mirafiori è simile, ma peggiore, di quello di Pomigliano: sancisce la fine della vigenza del contratto nazionale dentro gli stabilimenti della Fiat e crea le condizioni per la messa in mora dei contratti nazionali sostituiti da quelli aziendali.

L’intesa prevede il pieno utilizzo degli impianti su sei giorni lavorativi, il lavoro a turni avvicendati che mantiene l’orario individuale a 40 ore settimanali, il mantenimento della pausa per la mensa nel turno fino a che la joint venture non andrà a regime (quindi solo fino al 2012), la compensazione di 32 euro mensili per l’abolizione della pausa di 10 minuti.

L’azienda, quando la ‘newco’ andrà a regime nel 2012, chiederà 18 turni di lavoro nell’impianto. L’accordo prevede inoltre 120 ore di straordinario all’anno obbligatorie, cancella le pause previste sulle linee di montaggio, porta a fine turno la pausa mensa, per utilizzare così la mezz’ora di mensa anche con straordinari per recuperi produttivi ogni qualvolta l’azienda ne avrà bisogno. La Fiat punta inoltre a portare le assenze dal lavoro dall’8% attuale al 3%.

Se sul piano dell’organizzazione dei ritmi di lavoro questo accordo costringerà i lavoratori della Fiat a orari e turni massacranti, sul piano delle relazioni sindacali sancisce la fine di qualsiasi democrazia sindacale, l’abolizione di fatto delle elezioni dei delegati, anche nella forma delle RSU, e della possibilità quindi per i lavoratori di dire la loro sugli accordi e su qualsiasi altra decisione che li riguardi.
Viene infatti introdotto il criterio – finora adottato solo contro i sindacati di base – secondo il quale chi non firma gli accordi non può usufruire dei diritti sindacali indipendentemente dalla sua rappresentatività e consenso tra i lavoratori.

L’esclusione alla quale sono stati sottoposti i sindacati di base in molti comparti, oggi viene estesa anche alla Fiom che non ha firmato l’accordo della vergogna.

Marchionne introduce così in Italia il modello di relazioni sindacali e industriali in vigore negli Stati Uniti, un paese in cui i diritti dei lavoratori sono ridotti al minimo e completamente subalterni al padronato. […]“

Thyssenkrupp/ Operai Abbandonati

Thyssenkrupp: un’altro esempio di tragiche verità

I famigliari delle vittime al processo Thyssenkrupp (Ansa)

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Dumbles/L’informatica del dominio

Proposto da Ippolita e ripreso da Femminismo a Sud, rilanciato qui, perchè non se ne riflette mai abbastanza.

Open non è free, pubblicato non è pubblico
Creatività inscatolata o crowdsourcing di massa al servizio del marketing? Libertà di esprimersi o auto-delazione compulsiva? Introduzione ad una analisi critica dei social media

TRIESTE: fermato uno scempio ambientale

Da Il Piccolo

Rio Martesin, stop dal Consiglio di Stato  Annullati i permessi a costruire, da ripristinare le condizioni originarie dell’area verde

 

LUNEDÌ, 27 DICEMBRE 2010

 

di CLAUDIO ERNÈ

 

È salva la valle di Rio Martesin, l’ultima enclave verde situata tra Scala Santa e Monte Radio.

Il Consiglio di Stato ha annullato i tre permessi a costruire rilasciati dal Comune di Trieste il 13 luglio 2009 a due società romane, la ”Airone 85 srl” e la ”Gestione italiana appartamenti srl”. Volevano costruire sei palazzine con cento appartamenti e centinaia di metri di strade di collegamento.

Ma la colata di cemento è stata fermata grazie all’intervento di tre cittadini che non hanno mai mollato la presa: Dario Ferluga, Luciana Comin e Giorgio Bragagnolo hanno cercato alleanze nel deserto della politica ma non hanno raccolto quasi nulla. Hanno agito allora a livello legale, ma il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia ha dato loro torto confermando il buon diritto delle due imprese.

I tre cittadini sono ricorsi in appello a Roma con l’avvocato Gianfranco Carbone e il Consiglio di Stato ha accolto il loro ricorso. La sentenza, ormai definitiva, è stata depositata in cancelleria il 23 dicembre scorso e ribadisce quanto la gente che abita in quella zona dell’estrema periferia di Gretta aveva sempre sperato.

Niente cemento, niente palazzine, niente nuove strade. Solo verde perché l’area a pastini situata tra Rio Martesin e Rio Carbonera non può essere edificata. Lo ha ribadito anche il nuovo Piano regolatore mentre il precedente non era stato così tassativo, ponendo però dei seri limiti alle edificazione. Ora, le due società romane che hanno già compiuto massicci e costosi lavori di disboscamento e di scavo con il relativo ”movimento terra”, dovranno ripristinare l’area che volevano ”valorizzare”, riportandola alle condizioni originarie. Se non lo faranno e se il Comune non dovesse intervenire, ci sarà la forza della legge a costringere l’amministrazione pubblica e le due società romane. In questa evenienza, peraltro remota, non è nemmeno esclusa l’entrata in scena della Procura della Corte dei Conti.

Sono due i motivi per cui sono stati annullati dal Consiglio di Stato i tre ”permessi a costruire” per complessivi 11.300 metri cubi. Il primo motivo chiama in causa il Comune e dice che l’intero progetto di Rio Martesin doveva essere valutato nella sua unitarietà. Suddividendolo in tre parti, è stata dribblata l’altrimenti indispensabile necessità di valutazione di impatto ambientale su tutta la lottizzazione dell’area.

I giudici del Consiglio di Stato hanno anche sottolineato che nella concessione del ”permesso a costruire” è stata violata una norma speciale che imponeva e impone la salvaguardia dei pastini. In altri termini le palazzine avrebbero dovuto rispettare l’andamento a gradoni del terreno. Nel progetto presentato dalle due società romane e di cui il Comune non poteva non essere a conoscenza, non c’è traccia di questo.

«Qui si decidono le sorti della nostra valle – aveva affermato pochi mesi fa Dario Ferluga parlando a nome del Comitato sorto nel rione – ma i triestini devono sapere che il tentativo di salvare dalla speculazione edilizia la nostra area è un problema che coinvolge tutta la città».

Certo è che confidando nella decisione favorevole del Tar, ma senza tener conto del fatto che il giudizio di appello era ancora pendente a Roma, le due società hanno completamente disboscato un’area verde che non doveva essere toccata e che si erano in qualche modo impegnate a rispettare fino alla sentenza definitiva.

«Siamo di fronte a una devastazione, all’uso della mano pesante» aveva sostenuto il comitato di quartiere. Gli unici a raccogliere a livello politico la protesta erano stati il consigliere ”verde” Alfredo Racovelli e il collega Lorenzo Giorgi del Pdl: «Abbiamo avuto i primi assaggi delle porcate edilizie previste per questa valle. Attila non avrebbe saputo fare di meglio».

Nuovo appalto CIE/CARA: gli antirazzisti prendono la parola

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Si è svolta questa mattina in prefettura a Gorizia l’apertura delle buste delle offerte per il nuovo appalto per il CIE e il CARA per i prossimi tre anni. Una torta da 15 milioni di euro e ben otto le offerte presentate (Coop. Minerva, Connecting People, Ordine di Malta e l’ass. cult. Acuarinto di Agrigento  sono quattro le altre ancora non le sappiamo). Una decina di antirazzisti/e (anarchici e pacifisti) ha deciso che era l’occasione giusta per ricordare cos’è il luogo per cui in tanti si affannano per averne la gestione. Come scritto sul sito della prefettura l’apertura delle buste era pubblica , peccato che…

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INFRASTRUTTURE/ Super porti e super beffe

Il Piccolo 2 marzo 2011

 

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Addio al Superporto
Unicredit punta su Capodistria

Monfalcone sembra ormai fuori dai progetti Unicredit. Tre le ipotesi in campo: un porto da due milioni di teu Capodistria-Trieste, il megaterminal off shore a Venezia o il ritiro di Unicredit-Maersk

 

 

CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 3 marzo

Dal Piccolo del 03/03/11

Gradisca: Centro devastato, fumo proibito

 

di Luigi Murciano GRADISCA Non si fuma più: sigarette vietate al Cie di Gradisca. Il provvedimento, per quanto apparentemente elementare, è stato preso martedì allo scopo di evitare nuovi incendi nelle stanze del centro immigrati. La situazione all’ex Polonio, per quanto delicata – come testimoniano le fotografie scattate all’interno divulgate dal sito Fortresseurope – rimane sotto controllo. La Prefettura attende ancora un placet del Viminale per ridurre la capienza a 60-70 posti rispetto alle 100 presenze attuali. Operazione non facile, vista la saturazione degli altri Cie italiani e l’emergenza umanitaria che incombe dal Maghreb. Ma trasferimenti da e per il centro di Gradisca collassato sotto i colpi dei migranti non sembrano al momento in discussione. Dopo la distruzione di 27 delle 28 camerate, l’obbiettivo è ritornare alla normalità in maniera graduale. Per prima cosa saranno rese agibili quanto prima le stanze meno danneggiate – almeno un paio, per un recupero di complessivi 25 posti – mentre in un’altra sezione proseguiranno i lavori di messa in sicurezza appena iniziati. Anche ieri i clandestini hanno mangiato e dormito a terra, negli spazi comuni: corridoi, sala mensa, zona centralini. Rafforzato il servizio di sorveglianza, con una decina di agenti provenienti dal Reparto Mobile di Padova. Nella tarda serata di martedi si era diffusa la notizia di un preallarme delle forze dell’ordine, pronte ad intervenire in assetto anti-sommossa, ma incidenti non ve ne sono stati. Anche il coordinamento provinciale dei Vigili del fuoco chiede provvedimenti. «Gli interventi non sono più occasionali e distolgono il personale dal servizio sul territorio. Serve un piano preventivo e l’assegnazione al Comando di Gorizia di tutto il personale, qualificato e non, che si trova fuori sede». Richiesta inoltre l’assegnazione di mezzi idonei. Nelle ultime ore era stato ipotizzata anche l’istituzione di un presidio fisso di pompieri all’ex caserma Polonio. Ad ore, ormai, si attende invece la nomina del nuovo ente gestore del Cie per i prossimi cinque anni. Quanto accaduto nell’ultima settimana ha inevitabilmente lasciato il segno. Ed è di nuovo tempo di manifestazioni pubbliche contro la struttura. Torna a farsi sentire la galassia antagonista: sabato 12 marzo dalle 15 davanti al centro vi sarà un’assemblea pubblica organizzata dagli anarchici del Coordinamento Libertario anti-Cie con tanto di “bombardamento sonoro” dell’ex caserma. Il gruppo annuncia “una settimana di mobilitazione” e definisce il Cie “orribile ed inutile struttura di coercizione, fortunatamente oramai giunto alla paralisi grazie allo smantellamento operato in questi mesi dagli immigrati in lotta per la sopravvivenza. Il bilancio di questi cinque anni è inequivocabile, per quanto la politica finga di non vederlo: le condizioni per chiudere per sempre la vicenda sono giunte a maturazione”

 

«Sicurezza a rischio nell’Isontino»

GRADISCA Il Cie è una bomba ad orologeria per tutto l’Isontino. Il controllo degli immigrati che arriveranno in continuazione dal Nord Africa assorbirà in maniera sempre crescente le forze di polizia presenti in provincia. Dunque, si porrà il problema di non garantire la sicurezza ai cittadini isontini. Lo denunciano i sindacati di polizia Sap e Ugl. La protesta. Oggi l’Ugl manifesterà davanti alla Prefettura di Gorizia dalle 10 alle 12. Per chiedere soprattutto il motivo per cui non è stata rinforzata l’aliquota del personale addetto alla vigilanza, pur in presenza di quanto sta succedendo in Nord Africa. L’Ugl ricorda che il Cie è costato alla collettività 17 milioni di euro, riparazione dei danni esclusa. Gli immigrati ci costano 45 euro al giorno più un kit di accoglienza e 5 euro a settimana di schede telefoniche. L’Ugl chiede un intervento effettivo delle istituzioni locali per far capire al governo centrale la drammaticità della situazione. Risorse in esaurimento. Entro giugno potrebbero essere esaurite le risorse stanziate per il 2011 per la sicurezza, sostiene invece il Sap, che denuncia le inadeguatezze delle risorse appostate e la mancata esclusione dal tetto retributivo e il non rifinanziamento del cosiddetto “fondo perequativo” che determinano un pericoloso combinato disposto che blocca, tra l’altro, scatti, avanzamenti ed assegni di funzione e non riconosce pienamente la specificità della professione, senza dimenticare altri nodi irrisolti fondamentali, come la previdenza complementare, la problematica dello scivolo di 12 mesi per il personale destinato ad andare in pensione, la nuova normativa sul Tfr e il mancato riordino delle carriere.

 

“Detenuta” al Cie, la Cassazione la salva

di Marco Ballico TRIESTE Una nigeriana, udinese “d’adozione”, viene trattenuta per 20 giorni al Cie di Bologna. Ingiustamente. La Cassazione le dà ragione, costringe il ministero dell’Interno a pagare 1.400 euro di spese giudiziarie e apre il caso: i decreti di detenzione nei Centri di espulsione e identificazione possono essere viziati e, per questo, non validi? Al punto che, anche a Gradisca, si dovrà aprire qualche porta? Il Codacons Fvg, che ha seguito il ricorso della donna, ne è sicuro. La vicenda inizia a Udine nel 2009. Osas Otote Osarumwense, nigeriana di 33 anni, da oltre 10 anni in città, al lavoro con la madre in un salone di parrucchiera, viene sorpresa da un controllo stradale senza permesso di soggiorno. A stretto giro di posta arrivano i provvedimenti di espulsione da parte del prefetto friulano e di trattenimento al Cie di Bologna, il più vicino con posti disponibili, disposto dalla Questura di Udine e convalidato dal Giudice di Pace della città emiliana. La motivazione? Non è possibile eseguire l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera per l’indisponibilità di un «idoneo vettore o altro mezzo di trasporto». Il ricorso è «manifestamente fondato», scrivono i giudici spiegando nella sentenza che la motivazione di convalida del Giudice di Pace («ha attraversato i confini del territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera») è «generica e apodittica» e quindi inidonea a giustificare il decreto di espulsione e i motivi che hanno portato il Prefetto a produrlo. In sostanza una prassi troppo sbrigativa. Una sentenza-caso, sostiene il Codacons, deciso a chiedere i danni per l’«ingiusta detenzione» e il risarcimento per la «privazione della libertà». «Non ci si può limitare ad attestare la sussistenza dei requisiti di legge, con una prassi fin troppo sbrigativa, barrando sul documento una crocetta accanto alle condizioni che consentono il trattenimento al Cie senza effettuare alcuna verifica sulla sussistenza delle stesse – insiste il presidente regionale Vitto Claut -. È una sentenza clamorosa perché fa da apripista a tutti gli ospiti dei Centri: almeno il 90% dei decreti di espulsione e di trattenimento, infatti, potrebbero essere viziati per carenza di motivazione, e quindi annullati». Sempre e ovunque? «Bisognerà valutare caso per caso. Le autorità competenti, finora, si sono limitate a riportare pedissequamente la mera sussistenza dei requisiti di legge in assenza di prove specifiche: nel caso concreto era stato dichiarata l’assenza di idoneo vettore e il Giudice di Pace aveva convalido senza effettuare alcuna verifica su tale aspetto. Nulla che potesse attestare l’effettiva indisponibilità di un mezzo di trasporto per accompagnare l’espulso alla frontiera».

 

Dal Messaggero Veneto del 03/03/11

Cie, agli ospiti è vietato fumare

La proibizione dopo i ripetuti incendi delle scorse settimane Appalto per gestire i servizi interni: decisione ancora rinviata

GRADISCA. Vietato fumare. Dopo gli incendi delle scorse settimane e al fine di evitarne di nuovi è scattato (su disposizione della Prefettura di Gorizia) il divieto di fumare sigarette per gli ospiti del Cie di Gradisca, come ha anticipato ieri l’assessore regionale alla sicurezza, Federica Seganti.

A seguito delle recenti rivolte, nel corso delle quali sono state date alle fiamme 27 delle 28 stanze della struttura, inoltre, la Prefettura di Gorizia ha fornito al centro per immigrati di via Udine decine di materassi per risolvere la difficile situazione e rafforzato il presidio di agenti di polizia (una decina in più per ognuno dei 5 turni giornalieri grazie all’accorpamento di un nucleo proveniente da Padova). Le autorità locali, inoltre, hanno chiesto al Governo la riduzione dei posti letto a disposizione nel Cie, anche alla luce della ripresa degli sbarchi sulle coste siciliane.

A confermare come quella del Cie di Gradisca sia diventata un’emergenza anche a livello nazionale, invece, è l’indiscrezione che vorrebbe nei prossimi giorni la struttura oggetto di una visita da parte del comitato parlamentare di controllo sull’attuazione degli accordi di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, la speciale commissione bicamerale chiamata a riferire al parlamento le tematiche inerenti l’immigrazione e l’accoglienza.

Ieri, intanto, riunione interlocutoria per la commissione allestita dalla Prefettura di Gorizia e preposta alla valutazione delle offerte relative al bando di gara per l’assegnazione dell’appalto triennale (per un importo complessivo di 15 milioni di euro) della gestione di Cie e Cara. L’affidamento dovrebbe comunque essere formalizzato in settimana.

Riguardo la situazione all’interno del Centro di identificazione ed espulsione di via Udine, infine, tensione sempre alta anche se nelle ultime due notti non si sono registrati tentativi di incendio o di fuga, grazie anche al costante controllo da parte delle forze dell’ordine, impegnate sull’arco delle 24 ore a sorvegliare le aree comuni (mensa, centralino e corridoi) dove sono stati sistemati i materassi per gli immigrati vista l’indisponibilità delle stanze.

Marco Ceci

 

«Tenere aperto il Centro immigrati è pericoloso e anti-economico»

Il Siulp

GRADISCA. E’ pericoloso e anti-economico tenere aperto il Cie di Gradisca. Lo precisa la segreteria provinciale del Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori di polizia) che «da sempre contraria all’apertura del Cie di Gradisca, torna a chiederne con forza la chiusura o, in alternativa, un sostanziale ridimensionamento. In tale struttura, tra le più costose sia in quanto a realizzazione sia per gestione, si vive ancora in stato di perenne emergenza».

Un allarme lanciato anche per ricordare come «l’organico e le altre risorse necessarie alla sua gestione non sono mai state adeguate. Anzi, la situazione è peggiorata di anno in anno, sino alla situazione attuale: di vera e propria emergenza permanente. Di fatto il Cie è diventata la priorità assoluta di tutta la provincia per le forze dell’ordine. Qualcuno dovrebbe spiegarci perchè regioni molto più ampie e più interessate dai flussi migratori illegali ospitano strutture molto ridotte rispetto a quella gradiscana. Di questo passo il dramma è dietro l’angolo».

È tornata a farsi sentire anche una voce simbolo delle proteste contro il centro per immigrati isontino degli anni passati, il Comitato libertario contro il Cie, che a 5 anni «dall’apertura di questa orribile e inutile struttura di coercizione, lancia una settimana di mobilitazione a partire da sabato mattina, con volantinaggio in piazza Unità, per concludersi sabato 12 marzo, pomeriggio, davanti al Cie di via Udine con una manifestazione-presidio denominata “bombardamento sonoro contro il Cie”. Il bilancio di questi 5 anni è inequivocabile: tutti i tentativi di nascondere la testa sotto la sabbia da parte degli amministratori locali e provinciali sono falliti». (m.c.)