UDINE/ Rassegna stampa manifestazione studenti

MV VENERDÌ, 17 DICEMBRE 2010 Pagina 1 – Udine

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Anche il Pm Danelon chiede l’assoluzione

Assolti per l’occupazione del liceo Marinelli

Fragoroso applauso degli studenti in tribunale per i due finiti sotto inchiesta

L’ACCUSA

LA SENTENZAx

La protesta del 28 ottobre 2008 culminò con l’intervento della polizia perché la porta principale era chiusa Il giudice Persico: per l’interruzione di pubblico servizio il fatto non sussiste, per la violenza privata non costituisce reato

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di GUIDO SURZA

Un applauso educato, ma fragoroso, è seguito alla lettura del dispositivo della sentenza che ha assolto ieri i due ex studenti del liceo scientifico Marinelli (oggi ventenni) inquisiti per l’occupazione del 28 ottobre 2008. Assolti «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di interruzione di pubblico servizio, «perché il fatto non costituisce reato» dall’ipotesi di violenza privata.
L’udinese Alberto Casonato e Ambra Demarchi (già residente a Venzone e oggi abitante in provincia di Belluno) non erano seduti al fianco del loro difensore, l’avvocato Andrea Sandra, al banco degli imputati. C’erano però i loro amici, che l’avvocato ha invitato a entrare nell’aula del tribunale in maniera ordinata, non soltanto per mostrare solidarietà. Dalle loro mani si è alzato l’applauso – caso più unico che raro in una udienza dibattimentale – quando il giudice monocratico Mariarosa Persico ha letto il dispositivo di assoluzione. Anche il pubblico ministero Claudia Danelon, dopo aver ascoltato le deposizioni dei sette testimoni, si è convinto che non si potesse configurare l’ipotesi dell’interruizone di pubblico servizio e che non potesse sussistere l’accusa di violenza privata.
Quattro studenti, due poliziotti della Digos e il dirigente del liceo, Tomaso Di Girolamo hanno deposto rispondendo alle domande. Ne è emerso un quadro probatorio incerto, anzi inesistente, da convincere il Pm Danelon che quella mattina non soltanto il personale della scuola (docente e amministrativo), ma anche gli stessi studenti, ebbero libero accesso attraverso altre porte dell’edificio, nonostante quelle principali su viale Leonardo da Vinci fossero chiuse con catena e lucchetti. Quanto alla sospensione delle lezioni, anche l’accusa si è convinta che la protesta era stata regolare, ma soprattutto concordata con lo stesso dirigente scolatico.
Dopo la requisitoria del pubblico ministero, l’avvocato Sandra aveva dunque una “autostrada” davanti per poter aggiungere soltanto alcuni concetti. Per esempio, che la chiusura portone fu soltanto un’azione dimostrativa; che questo gli risultava essere l’unico caso in Italia di studenti inquisiti. Secondo il difensore, le deposizioni testimoniali hanno dimostrato che i ragazzi erano liberi di entrare e uscire dalla scuola; lo stesso avvocato ha ricordato come in questi casi gli studenti “impegnati” restano a scuola in assemblea, mentre gli altri “occupano” i bar della città.
Alberto Casonato e Ambra Demarchi erano stati condannati con un decreto penale del Gip su richiesta della procura (15 giorni di reclusione convertiti in 570 euro di multa) e si erano opposti ritenendo che soltanto con le deposizioni al processo si sarebbero spiegati i fatti diversamente da come erano stati qualificati.
Ieri erano presenti in aula anche alcuni dirigenti della questura, che aveva identificato e segnalato alla procura di Trieste anche altri studenti minorenni, per i quali non era stata aperta un’inchiesta parallela di concorso nei reati.

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VENERDÌ, 17 DICEMBRE 2010

Pagina 1 – Udine

«Sollievo dopo 2 anni d’ansia»

Il racconto dei protagonisti

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«Questa esperienza mi ha cambiato la vita». Così si esprime Ambra nel commentare la sentenza di assoluzione arrivata ieri dopo la denuncia per l’occupazione del Marinelli che, dal 2008 a oggi, l’ha vista imputata in tribunale assieme a un ex compagno, Alberto. Nel 2008 il liceo di viale da Vinci, in un clima generale di rivolta contro la riforma Gelmini, era stato occupato da una ventina di persone, ma gli unici maggiorenni erano Alba e Alberto. I due, nonostante la lettera del preside Di Girolamo invitasse a non procedere, furono denunciati per interruzione di pubblico servizio. Appena diciottenni si ritrovarono catapultati in un tribunale. «La vicenda mi ha fatto passare la voglia di continuare gli studi – racconta Ambra – perché eravamo arrabbiati con il ministro Gelmini per le decisioni assunte nel decreto, e non solo non siamo stati ascoltati, ma addirittura denunciati. Ho perso la fiducia. Studiavo in un liceo, perciò avrei dovuto intraprendere anche la strada dell’università, ma dopo la denuncia ho deciso di ritirarmi da scuola e dare un taglio netto».
Oggi Ambra vive in Veneto perché – dice – «quando incontravo qualche compagno mi chiedeva a che punto fosse il processo e la situazione era diventata troppo pesante». Ieri finalmente la bella notizia, comunicatale dai genitori perché lei era al lavoro: «Sono stati due anni impegnativi, con parecchie occasioni di angoscia, ma sono felice che alla fine sia andato tutto bene». Comprensibile anche la soddisfazione di Alberto che ha atteso d’essere a casa per comunicare la bella notizia ai genitori: «Mentre leggevano la sentenza il cuore ha accelerato i battiti, ma sono soddisfatto anche perché è stato il pubblico ministero a chiedere l’assoluzione. Fortunatamente non ho avuto ripercussioni a scuola, ma sono stati due anni carichi d’ansia». Fra il pubblico, oltre a molti studenti (alcuni dei quali compagni nell’occupazione del 2008), c’era anche il preside Di Girolamo, felice dell’epilogo: «È stata la soluzione più giusta perché i ragazzi hanno sbagliato, ma avevano già subito la punizione in ambito scolastico. Nessuno si era fatto male e non c’era stato alcun danno». (m.z.)

 

 

VENERDÌ, 17 DICEMBRE 2010

Pagina 1 – Udine

«Noi lottiamo per i professori ma loro cosa fanno?»

Gli studenti in corteo: «No alla violenza confronto duro, ma senza degenerare»

L’APPELLO

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Gli studenti friulani condannano gli scontri avvenuti martedì a Roma dopo il voto che ha salvato il governo Berlusconi. «Il confronto – dicono – deve essere duro, ma non può degenerare in violenza». Rimane però l’amarezza per la completa incuranza da parte del governo verso le loro istanze, «rimaste inascoltate». Lo hanno ribadito i circa 150 studenti che hanno preso parte alla manifestazione pacifica che ha caratterizzato la gelida mattinata udinese di ieri. Ma, negli sguardi dei passanti, si poteva leggere anche diffidenza verso i giovani, probabilmente perché nella memoria di molti sono rimaste le immagini dei tafferugli visti in televisione.
La posizione di condanna contro la guerriglia verificatasi a Roma in concomitanza con il voto di fiducia al governo è emersa più volte durante il dibattito fra i ragazzi al termine del corteo udinese. In piazza Venerio sono state numerose le posizioni che si sono succedute, ma nessuno crede che gli studenti siano stati la miccia all’origine degli scontri. Piuttosto si è parlato di fantomatici gruppi di facinorosi e di Black block.
Il Movimento studentesco non ha espresso una posizione definita perché «non sono ancora pienamente chiari gli elementi per poter pronunciare un giudizio definitivo – ha commentato Giovanni Lupieri, esponente del Movimento -, ma dal mio punto di vista la manifestazione di Roma palesa un disagio presente non solo fra gli studenti ma nell’intera società contro la classe politica che non è più al servizio del cittadino».
E i ragazzi, ieri, sono andati a manifestare direttamente davanti agli uffici del rappresentante del governo in città. Il lungo serpentone, partito da piazza Primo maggio e sfilato nel centro storico, ha fatto tappa in via della Prefettura per gridare tutto il proprio sconforto. «Non possiamo più scendere in piazza solo per la scuola – hanno detto i  ragazzi dal microfono – perché tutto ci riguarda. È impensabile che un uomo come Silvio Berlusconi sia al governo. Vogliamo dire no al suo governo, no al ministro Gelmini e no ai processi contro la libertà d’espressione».
Arrivati in piazza Venerio, prima che una piccola delegazione di studenti entrasse in tribunale per seguire l’udienza dei due giovani imputati per l’occupazione del Marinelli del 2008 (terminata, come riferiamo in altro articolo, con una doppia assoluzione), i ragazzi hanno urlato a gran voce tutti i “no” contro i tagli al loro futuro: «No al taglio di 12 miliardi di euro alla scuola, no ai 150 mila posti in meno per gli insegnanti e ai 40 mila in meno per il personale assistente, tecnico e amministrativo. No alla riduzione dell’offerta formativa, alle ore da 60 minuti e al tetto di 30 alunni per classe».
I giovani però accusano la pesantezza e l’amarezza di rimanere inascoltati. E cercano strategie nuove per ottenere ciò che chiedono, ovvero «consentire la sopravvivenza della scuola pubblica». E così si propone un’alleanza strategica con i “prof”: «Noi lottiamo anche per loro – ha premesso un giovane -, ma loro non scendono mai in piazza al nostro fianco». E c’è chi pensa di alzare l’asticella dello scontro: «Blocchiamo le vie principali della città, sediamoci sui binari della stazione, almeno così non potranno più non ascoltarci».
Michela Zanutto

UDINE/ Manifestazione Universitari e Medi mercoledì 22

E’ l’ora dell’autogestione dell’informazione, della cultura e della scienza

Il ddl Gelmini è legge: adesso le università saranno zone rosse per il governo, noi non ci fermiamo riprendiamoci il futuro!

The best is yet to come! per un futuro oltre la crisi – Editoriale Uniriot

 

Report infoaction Udine 22 dicembre 2010

Probabilmente è la fine del movimento ed invece dovrebbe essere solo l’inizio. L’inizio dello sviluppo dei contenuti, ma si tratta di una strada in salita. Il Potere vuole distruggere la “scuola pubblica”? Allora sarebbe arrivato il momento di capire che tutto questo lascia un vuoto che può/deve essere colmato con l’autogestione della cultura. Una nuova cultura che superi la dicotomia umanistico/scientifico e che deve partire dal quella che è la realtà della crisi irreversibile del sistema di dominio che è appena iniziata. Una crisi economica e sociale che non farà che crescere nei prossimi anni quando cominceranno ad arrivare le conseguenze della crisi ecologica indotta dall’economia di rapina dei capitalismi, energivori e dissipativi. Vale a dire quando si incominceranno a quantificare realmente anche i costi economici e sociali dei mutamenti climatici e  del depauperamento dell’ecositema.  Occuparsi del futuro significa soprattutto occuparsi di questo problema che va messo al centro del dibattito politico e di eventuali programmi autogestiti di studio nelle scuole di ogni genere, per lo sviluppo di un’economia sostenibile e di una società libera, aperta, ecologica ed autogestita.

 

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PignaruLibertario 2011

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REPRESSIONE/ I deliri fascisti di Gasparri: adesso è tutto più chiaro

19 dicembre

Repubblica

 

Gasparri: studenti,  arresti preventivi"    Saviano   (audio) : "E' follia autoritaria "

Gasparri: studenti, arresti preventivi”
Saviano (audio): “E’ follia autoritaria

Insorgono le opposizioni: annunci pericolosi

Dopo le richieste di Daspo (scheda audio) e di zone rosse più dure il capogruppo Pdl se la prende con “le sciocchezze” dell’Anm e invoca un “nuovo 7 aprile ’78”, (era il ’79). Il Pd: “Un irresponsabile che gioca col fuoco”. Vendola: “Verso il fascismo” (video). Gli studenti romani protestano
Nuove foto dell’aggressore di Cristiano / I video degli scontri

LE PROTESTE DEGLI STUDENTI

«Servono arresti preventivi»
E sulla piazza è lite tra i poli

Gasparri vuole gli arresti preventiviVendola: «Annuncio di fascismo»

22:23 POLITICA Gasparri fa scoppiare il caso: «Fermare i capi della sinistra collusi col terrorismo». Vendola: «Annuncio di fascismo». Pd: irresponsabile, soffia sul fuocoCommenta
Quel 7 aprile del 1979 citato da Gasparri e il teorema Calogero

NOTAV: “Venezia-Ronchi, il progetto è pronto”

La truffa continua….

 

Da Il Piccolo

20/12/10

Venezia-Ronchi, il progetto è pronto

 

TRIESTE Il progetto è pronto. Rfi dovrebbe presentare alle Regioni e al Ministero il preliminare della linea ad alta velocità-alta capacità tra Venezia a Ronchi entro domani. Poi, dopo Natale, il progetto relativo alla Ronchi-Trieste, il tutto per arrivare a trasmettere gli atti a Bruxelles entro fine anno, come richiesto dall’Europa. Pena, la perdita dei finanziamenti.

Al di là delle scadenze formali, il viaggio della Tav friul-veneta si preannuncia un’Odissea. Da un lato c’è la necessità di un commissario che tagli tempi e conflitti: le Regioni lo hanno chiesto tre mesi fa, ma Roma sembra aver insabbiato la lettera dei presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Dall’altro c’è l’affaire ”tracciato”, che si gioca in terra veneta ma che rischia di ripercuotersi a est. La scelta della giunta Zaia di fare retromarcia rispetto all’ipotesi di un tracciato costiero – osteggiato con forza dai Comuni, al di là del colore politico – riapre la porta all’affiancamento con l’autostrada. Ma questa scelta, all’alba dei primi cantieri della terza corsia, rischia di creare qualche problema anche all’autostrada.

IL COMMISSARIO Per recuperare il tempo perduto, Luca Zaia e Renzo Tondo, lo scorso 22 settembre, avevano inviato al governo la richiesta di nominare un commissario straordinario per l’alta velocità. Un commissario che, proprio per l’urgenza della domanda, ha già un nome e cognome: Bortolo Mainardi, l’architetto bellunese già commissario straordinario delle infrastrutture del Nordest ai tempi del ministro Lunardi, consulente di Tondo per la terza corsia e consigliere nel cda di Anas. A tre mesi, di quella richiesta urgente, nessuna notizia. «Mainardi ha tutto il diritto di fare il commissario, io e Tondo abbiamo già deciso», dichiarava dieci giorni fa Zaia. «Non mi resta che credere – aveva aggiunto – che la nostra lettera si sia incagliata in qualche ufficio romano».

Un pensiero non distante dalla verità visto che il 7 ottobre, pochi giorni dopo la richiesta dei governatori, dal ministero dell’Economia, a firma di Giulio Tremonti, era partita una nota, diretta al ministero delle Infrastrutture, che confermava il favore del Mef alla richiesta dei presidenti e invitava il ministero di Altero Matteoli – la procedura commissariale prevede l’intesa tra i due dicasteri – a fare lo stesso. Da allora, però, nessun passo avanti.

Cosa è accaduto? C’è forse un veto sul commissario scelto dalle Regioni? «Non lo so – dice contattato Mainardi -. Posso solo conformare che ad oggi non ho ricevuto alcun incarico».

IL PROGETTO Il ruolo del commissario, nei disegni delle Regioni, dovrebbe servire a tagliare i tempi della procedura e anche – almeno per quel che riguarda il Veneto – a guidare quel processo di condivisione col territorio che deve portare al consenso sociale sull’opera. Se in Friuli Venezia Giulia questo lavoro è stato fatto preventivamente dalla Regione, il Veneto deve ripartire da zero, e da un tracciato che non è quello ipotizzato inizialmente.

AFFIANCAMENTO Il fatto che la giunta Zaia debba virare sul tracciato, il più possibile affiancato all’autostrada, riapre antiche questioni che legano la vicenda Tav a quella della terza corsia. Se entrambe le Regioni hanno deliberato lo sganciamento tra la procedura autostradale e quella ferroviaria, per accelerare la realizzazione della terza corsia, è pur vero che costruire prima l’autostrada e poi la ferrovia pone il problema dei costi dei cavalcavia che andrebbero realizzati una prima volta e rifatti una seconda. La maggiorazione, qualche anno fa. era stata stimata in 300 milioni di euro.

Martina Milia

 

17/12/10

«Tav veneta in ritardo» Il Pd lancia l allarme

 

TRIESTE «Il tempo passa inesorabile e rischiamo di trovare un’amara sorpresa sotto l’albero, se la giunta regionale del Veneto continua a tenere sigillato il progetto della tratta Venezia-Trieste della Tav». L’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani lancia l’allarme in vista della scadenza del 31 dicembre, termine fissato dalla Commissione europea per la consegna dei progetti della Tav nella tratta Venezia-Trieste. «Da Giancarlo Galan a Luca Zaia, la gestione della partita Tav è stata improntata a una sottovalutazione, le cui conseguenze appaiono evidenti ora che si è alla stretta finale: il centrodestra, dopo aver perso anni di tempo prezioso, continua a non mostrare un minimo di responsabilità».

 

Dal Piccolo del 21/12/10

 

«Tav veneta, Rfi consegni subito le tre varianti del tracciato»

 

TRIESTE Il conto alla rovescia è ampiamente agli sgoccioli: l’Europa attende il tracciato della Tav nordestina entro il 31 dicembre, pena la decadenza dei finanziamenti. E Confindustria del Friuli Venezia Giulia, ben sapendo che il tracciato veneto è il più controverso, auspica che Rete ferroviaria italiana ”consegni” a Bruxelles non solo l’ipotesi ”balneare”, quella che vede la Tav attraversare la zona delle bonifiche, ma anche le due varianti «già studiate a livello di fattibilità»: l’una in affiancamento all’autostrada A4 e l’altra alla linea storica. Ad affermarlo, rispondendo alla lettera aperta dell’ex assessore regionale Lodovico Sonego, il presidente di Confindustria Alessandro Calligaris: «Questo servirebbe ad evitare che la valutazione di impatto ambientale respinga immediatamente il progetto lungo la costa senza avere alternative da prendere subito in esame». A fronte delle perplessità di Sonego sulla variante alta della tratta transfrontaliera Trieste-Divaccia, invece, Calligaris difende l’accordo italo-sloveno siglato a Trieste in ottobre, alla presenza del coordinatore europeo Laurens Jan Brinkhorst: «Il nuovo accordo non discende unicamente dalla volontà slovena ma è anche frutto di una ferma opposizione da parte delle istituzioni regionali, e segnatamente del Comune di trieste, all’attraversamneto della Val Rosandra. Naturalmente, non so se la soluzione allo studio sia la migliore dal punto di vista trasportistico ed ambientale, ma bisogna riconoscerle il merito di aver sbloccato la situazione. Confindustria Fvg e Transpadana sono naturalmente disponibili per approfondimenti e promozione di iniziative a supporto del dialogo istituzionale».

TRIESTE: per ora niente armi ai vigili

Buone notizie ogni tanto.

 

Da Il Piccolo

MARTEDÌ, 21 DICEMBRE 2010

ACCORDO TRASVERSALE MA LEGA E AN PROTESTANO. SBRIGLIA MINACCIA DIMISSIONI

Vigili con la pistola, la delibera va in archivio

Delle armi ai vigili urbani si occuperà la prossima maggioranza. Quella che uscirà dalle urne in primavera. È questo l’esito del confronto a tratti aspro di ieri nel corso della riunione della sesta Commissione consiliare, presieduta da Roberto Sasco. È stato lo stesso sindaco Roberto Dipiazza a proporre di “congelare” la delibera che prevede l’attribuzione delle armi ai vigili urbani. «Viste le attuali difficoltà di bilancio – ha detto Dipiazza – sarebbe meglio procrastinare. Armare e addestrare 70 vigili, pensare alla custodia delle pistole, sono tutte operazioni che alla fine comporterebbero per le casse del Comune – ha precisato – una spesa di svariate centinaia di migliaia di euro. Tutto questo – ha aggiunto – in una città dove la sicurezza non è una delle problematiche più urgenti, anzi. Meglio rinunciare alla delibera, ritirandola». A quel punto si sono dichiarati d’accordo con Dipiazza Bruno Sulli, capogruppo di Un’altra Trieste, Piero Camber, capogruppo di Forza Italia-Pdl, Alessandro Minisini, responsabile del Gruppo misto, Fabio Omero, capogruppo del Pd, Roberto Decarli, capogruppo dei Cittadini, Alfredo Cannataro e Giuseppe Colotti del gruppo Dipiazza per Trieste, lo stesso Sasco, come capogruppo dell’Udc.

Un “sì” trasversale a maggioranza e opposizione, che ha trovato la ferma opposizione dell’assessore alla Vigilanza, Enrico Sbriglia. «Le leggi nascono per essere rispettate – ha detto, riferendosi a quella regionale sull’armamento dei vigili – e a questo punto non escludo di pensare alle mie dimissioni». Un secco no alla proposta di Dipiazza è arrivato da Antonio Lippolis, capogruppo di Alleanza Nazionale: «Perché improvvisamente si decide di non far rispettare le leggi?» si è chiesto. Con lui si è schierato Vincenzo Rescigno, dello stesso gruppo.

Sulla linea del no anche Maurizio Ferrara, capogruppo della Lega Nord: «Sono contrario, perché c’è un’amministrazione locale che è della stessa parte di quella che governa la regione, perché cambiare? L’assessore Sbriglia – ha affermato – sta subendo il ritiro politico della delibera, invece la legge va applicata. Alle prossime elezioni – ha concluso – la Lega riproporrà come programma l’armamento dei vigili».

Nel corso della seduta si è deciso che sarà il consiglio comunale a prendere atto della presentazione della relazione geologica composta per integrare il Piano regolatore.

Ugo Salvini

TRIESTE: gli studenti non mollano!

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Dopo l’assemblea di ieri all’università in cui gli studenti hanno raccontato la loro esperienza a …

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ROMA/ Gli studenti non chiedono permesso

«Vi sorprenderemo»

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Lampioni e chiarezza/ Tratto da Macerie+Senza Frontiere

Facciamo il punto sul CIE di Gradisca

Completamente condivisibile l’intervento di Macerie che di seguito pubblichiamo integralmente. E’ come se fosse la pubblicazione della serrata critica che stiamo conducendo per evitare la deriva istituzionale e lo snaturamento di quella che è stata la lotta contro il CPT di Gradisca che ha visto impegnato per alcuni anni un movimento variegato composto da varie anime, compresa quella cattolica. E’ proprio per tale motivo che già questa estate siamo ritornati in Piazza a Gradisca a fare un nuovo ulteriore presidio-volantinaggio, dopo che, nel 2004-5-6 ne abbiamo fatti numerosi. E’ grazie ad una mobilitazione capillare ed insistente che a Gradisca e nell’isontino, la percezione dell’ex-CPT, ora CIE, c’è e si è sedimentata come negativa, in larga parte della popolazione. (continua)

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TAV: presentati i progetti (farsa) preliminari

Dal Piccolo del 23/12/10

Tav, approvata la Mestre-Ronchi Sud

 

TRIESTE Il progetto preliminare della tratta Mestre-Ronchi Sud è approvato. E le risorse comunitarie, dunque, assicurate. Riccardo Riccardi archivia con soddisfazione il vertice con ministero e ferrovie sulla Tav: «I tempi imposti dalla Ue sono stati rispettati, ora potrà partire la fase di ascolto dei soggetti interessati, in primis gli enti locali». Un passaggio per niente secondario in Veneto, dove l’attuale previsione di un tracciato costiero rimane fortemente osteggiato dal territorio. E non è escluso debba venire modificato.

Il primo obiettivo, sottolinea Riccardi, è però raggiunto. La conferma arriva a Trieste nel corso della riunione tra l’assessore regionale ai Trasporti, il responsabile per le Reti transeuropee del ministero Roberto Ferrazza e il direttore per gli investimenti di Rfi Matteo Triglia. «Grazie a Rfi – sottolinea ancora Riccardi -, si è riusciti a rispettare la scadenza del 31 dicembre 2010 indicata da Bruxelles».

Ieri infatti Italferr, per conto delle Ferrovie italiane, ha pubblicato l’avviso di avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via) delle fasi progettuali preliminari Mestre-Aeroporto Marco Polo e Aeroporto-Portogruaro nonché della tratta Ronchi Sud-Trieste. Il prossimo 30 dicembre, sempre in tempo utile, il percorso si concluderà con la pubblicazione di un ulteriore avviso per la Portogruaro-Ronchi.

Sulla Tav veneto-friulgiuliana partirà nei prossimi mesi la consultazione sul progetto con il territorio. Nella nostra regione, come da programma, il tracciato sarà affiancato all’autostrada. In Veneto, invece, i dubbi rimangono gli stessi di sempre. Il progetto realizzato da Rfi è arrivato ieri a Venezia in una cassa di due metri quadri che ha sfidato l’acqua alta. «Intendo esaminarle presto ma con calma – è il primo commento dell’assessore alle politiche della mobilità Renato Chisso -, ma in ogni caso abbiamo finalmente una base concreta rispetto alla quale articolare le aspettative e le convenienze del territorio». Il tracciato è quello che risponde alle prime indicazioni della Regione Veneto, il cosiddetto «basso», ma Chisso fa sapere: «Abbiamo fatto studiare a Rfi delle soluzioni alternative e consegneremo anche quelle al territorio, entro fine anno in Cd, per avviare il confronto con le comunità locali».

«La stella polare di quest’opera – prosegue Chisso – è il fatto che deve creare benefici per il territorio. Ecco perché, se l’ipotesi studiata è quella indicata dai giornali ovvero con stazione all’aeroporto di Venezia ma senza stazioni intermedie, non ci va bene».

L’alternativa fatta studiare dalla Regione di Luca Zaia è l’affiancamento all’autostrada attraverso il potenziamento della linea esistente. Una ipotesi che secondo alcuni rischierebbe di rallentare la procedura della terza corsia, ma su questo la struttura commissariale esclude ripercussioni. «Lo sganciamento delle due procedure fu deciso proprio per evitare questo problema», ricorda Riccardi nel ruolo di vicecommissario.

Sempre ieri a Trieste ha avuto pure luogo luogo il secondo incontro operativo del «Common executive Body» Italia-Slovenia per la realizzazione della porzione transfrontaliera della Tav. Guidato da Ferrazza e dal direttore per la parte ferroviaria del ministero dei Trasporti sloveno Ljubo Zerak, il Ceb ha discusso e analizzato il progetto di prefattibilità della linea secondo la «variante alta» decidendo di portarlo all’attenzione della riunione del 25 gennaio a Lubiana del Comitato intergovernativo Italia-Slovenia, alla presenza anche dei funzionari Ue. (m.b.)

 

Dal Messaggero del 23/12/10

Le Ferrovie approvano il tracciato Tav: rispettata la scadenza imposta dall Ue

 

UDINE. «L’approvazione, cosiddetta “interna”, da parte di Rfi-Rete ferroviaria italiana – come prevista dall’Unione europea – del progetto preliminare della tratta ferroviaria tra Mestre e Ronchi Sud mette definitivamente in sicurezza – sottolinea l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi – il contributo comunitario per le spese di progettazione della linea. Grazie a Rfi, infatti, si è così riusciti a rispettare la scadenza del 31 dicembre 2010 indicata da Bruxelles».

Lo conferma è giunta ieri a Trieste nel corso della riunione tra lo stesso assessore Riccardi e i vertici tecnici del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Roberto Ferrazza (responsabile per le Reti transeuropee), e di Rfi, Matteo Triglia, direttore per gli Investimenti. Italferr, per conto di Rfi, ha pubblicato l’avviso di avvio della procedura di valutazione d’impatto ambientale (Via) delle fasi progettuali preliminari Mestre-Aeroporto Marco Polo ed Aeroporto-Portogruaro nonché della tratta Ronchi Sud-Trieste, «e il percorso si concluderà il prossimo 30 dicembre con la pubblicazione dell’avviso per la Portogruaro-Ronchi», indica Riccardi.

«Rispettati, come dovuto, i tempi dell’Unione europea, dai prossimi mesi si potrà aprire la fase di “ascolto” e di consultazione sul progetto con il territorio – che ritengo di sviluppare secondo aree omogenee – per approfondire, in primis con gli Enti locali, i diversi punti progettuali che compongono la parte di competenza del Friuli Venezia Giulia dell’asse ad Alta capacità (per il traffico merci) ed Alta velocità (per i passeggeri) dalla Francia verso Slovenia, Ungheria e Ucraina», ha osservato l’assessore. E sempre ieri, nel capoluogo regionale, ha avuto luogo il secondo incontro operativo del «Common executive Body»/Ceb Italia-Slovenia previsto per la realizzazione della porzione transfrontaliera della stessa linea da Lione verso il confine magiaro-ucraino.