Out of Libia, Out of London

Londra: Occupata la casa del figlio di Gheddafi

Squatter anti-Gheddafi - La casa londinese di Saif al-Islam, figlio di Muammar Gheddafi, è stata occupata da un gruppo di squatter, in segno di solidarietà con la rivoluzione libica (Ap)

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CIE DI GRADISCA: rassegna stampa del 10 marzo

Dal Messaggero Veneto del 10/03/11

Lavori a rilento nelle zone danneggiate

 

GRADISCA. Due sole stanze agibili sulle 28 totali e prima serie di lavori di adeguamento e messa in sicurezza della struttura conclusi non prima di aprile. Il Cie di Gradisca d’Isonzo continua a funzionare in regime d’emergenza, con una settantina dei 101 ospiti attuali ancora ospitata in sistemazione di fortuna (materassi sistemati alla bene e meglio nei corridoi, locali mensa e centralino) e al momento non è ancora stata presa una decisione in merito al ripristino delle 22 stanze comprese nelle zone “rossa” (8 camere) e “blu” (16 camere), tutte rimaste pesantemente danneggiate dagli incendi appiccati nel corso degli ultimi mesi durante le rivolte degli immigrati. Incertezza dovuta anche ai costi che una simile operazione comporta, visto che un primo preventivo di spesa aveva indicato in circa 8 mila euro il costo per il ripristino di una singola stanza, in regime standard predisposta per ospitare 8 persone. Diverso, invece, il discorso per la zona “verde”, la più vicina alla porta carraia e dotata di sole 4 stanze: l’area, infatti, è la prima ad essere stata oggetta dei lavori di adeguamento della struttura decisi dal Viminale e appaltati per circa un milione e mezzo di euro. Un intervento che prevede l’innalzamento di circa un metro e mezzo delle recinzioni perimetrali, la rivisitazione e il potenziamento del circuito di telecamere a circuito chiuso e la realizzazione ex novo di un sistema anti-intruisione a infrarossi, predisposto per segnalare eventualimovimenti sia lungo il perimetro del centro che sui tetti. Lungo le recinzioni, inoltre, è prevista anche la sistemazione di pannelli in plexiglas per evitare lo scavalcamento delle stesse. Praticamente inutilizzabili, invece, i sistemi infrarossi e di telecamere già esistenti, anch’essi pesantemente danneggiati nel corso delle continui rivolte dei mesi scorsi. (ma.ce.)

 

Seganti: «No ai profughi in Friuli Vg Costruiamo i Cie dove non ci sono»

 

Una posizione in linea con quella, seppur più colorita, espressa nei giorni scorsi dal collega di partito e capogruppo del Carroccio in consiglio regionale, Danilo Narduzzi, che in merito a possibili nuovi arrivi di immigrati in Friuli Venezia Giulia aveva dichiarato: «Che trovino sistemazione a Lampedusa o in Aspromonte, non vogliamo i profughi della Libia in regione».

Al momento impensabile per la Seganti anche ipotizzare uno svuotamento del Cara di Gradisca (138 posti di capienza e 127 ospiti a ieri), con trasferimento dei suoi ospiti nel villaggio catanese di Mineo, pronto entro il fine settimana e dove il Viminale vorrebbe trasferire duemila dei circa 2.300 richiedenti asilo attualmente ospitati nei Cara italiani. Soluzione che renderebbe la struttura isontina pronta ad accogliere immigrati provenienti da Lampedusa, con il concreto rischio di trasformarsi in un secondo Cie.

«Soluzione – osserva la Seganti – che potrebbe essere possibile qualora ci fossero gli investimenti e le attività necessarie sul territorio, ma la realtà è che oggi come oggi il Cara di Gradisca non è assolutamente attrezzato per ospitare immigrati di questa tipologia. Invece di pensare a una simile ipotesi che i soldi li utilizzino prima in altre regioni, per costruire altri Cie invece che trasformare, o rischiare di farlo, il Cara di Gradisca. Per quanto ci riguarda continuamo a lavorare affinchè arrivino meno immigrati possibile in regione. Abbiamo già una situazione grave e il buon senso consiglierebbe di risolvere prima la situazione di oggettiva criticità del Cie di Gradisca».

Sulla notizia che la prefettura di Gorizia non è ancora stata invitata dal Viminale a individuare ulteriori siti idonei per fronteggiare l’emergenza immigrazione, proprio alla luce della presenza sul territorio isontino di un Cie e di un Cara, invece, l’assessore regionale precisa: «Il Cie e il Cara sono ubicati in provincia di Gorizia, ma sono strutture che hanno una notevole rilevanza regionale. Quando in tutte le regioni ci saranno strutture con questa incidenza rispetto alla polazione residente, allora verificheremo il da farsi anche da noi. A livello politico, in questo momento, la Regione non può assolutamente dare disponibilità in questo senso, non abbiamo individuato alcun sito idoneo alternativo alle strutture gradiscane per fronteggiare i flussi migratori. Non possiamo dimenticare, poi, che la nostra regione recepisce già flussi di migranti provenienti dai confini con Austria e Slovenia. Svolgiamo già quotidianamente un servizio rilevante per la politica migratoria nazionale e abbiamo il Cara più grande del nord Italia».

A confermare come il trasferimento dei 127 ospiti del Cara di Gradisca nel villaggio catanese di Mineo resti al momento una semplice ipotesi anche le parole della direttrice della struttura, Giorgia Savoja: «Non è un’operazione realizzabile in poche ore e al momento non abbiamo alcuna comunicazione ufficiale in merito da parte del ministero dell’Interno».

Marco Ceci

 

Appalto Cie, sub judice 4 offerte su 6

GRADISCA. È il costituendo raggruppamento temporaneo d’impresa guidato dalla francese Gepsa (in associazione con Cofely Italia e le romane Acuarinto e Sinergasia) a occupare provvisoriamente, dopo l’apertura in Prefettura delle buste con le offerte economiche dei 6 soggetti in gara) il primo posto nella graduatoria per l’assegnazione dell’appalto triennale di Cie e Cara.

A seguire l’attuale gestore, il consorzio cooperativistico trapanese Connecting people, la cooperativa Minerva di Savogna e la cooperativa sociale La Ghirlandina di Modena. Tutte e 4 le offerte, tuttavia, sono sub judice, in quanto la Prefettura le ha considerate anomale, mentre sono risultate in regola la cooperativa Albatros di Caltanisetta e l’Ordine dei Cavalieri di Malta.

«È stata una tappa interlocutoria – ha detto il prefetto vicario Gloria Allegretto –. Una volta aperte le offerte economiche si è proceduto a stilare una graduatoria provvisoria e stabilire quella che è la soglia di anomalia, sotto la quale sono risultate le prime quattro ditte della graduatoria provvisoria. Sulla base di tale anomalia abbiamo concesso ulteriori 15 giorni alle suddette imprese per spiegare nel dettaglio i singoli capitolati di spesa al fine di valutare l’effettiva sostenibilità delle offerte. Dopo i 15 giorni la prefettura, in quanto ente appaltante, potrà stilare una classifica più veritiera, seppur sempre provvisoria, mentre confidiamo di arrivare alla graduatoria definitiva entro la fine del mese. Considerando i tempi tecnici, tuttavia, è plausibile che il nuovo gestore di Cie e Cara gradiscani entri in carico a maggio».

Aggiudicazione che viene fatta sulla base dei punteggi accumulati nelle due offerte: quella tecnica (risorse personale, incremento servizi notturni, struttura organizzativa, proposte migliorative e referenze) e quella economica. La miglior valutazione tecnica è quella della Connecting People (60 punti, il massimo), seguita da Minerva (57), Gepsa (56.5), Albatros (52), La Ghirlandina (50.5) e Ordine di Malta (25.25). L’offerta economica più bassa, invece, è stata quella presentata da Gepsa con circa 14.6 milioni di euro per tre anni (34.6 euro al giorgno per ogni ospite).

Seconda Connecting people con 16.9 milioni di euro (40 euro al giorno per ospite, contro i 42 che incassa nell’attuale gestione), poi Minerva e Ghirlandina, distanti poche migliaia di euro, entrambe con circa 18 milioni (circa 42,7 euro al giorno per ospite). L’Ordine di Malta ha offerto 17.5 milioni, mentre la richiesta più alta è quella presentata da Albatros con 23.7 milioni di euro.

Marco Ceci

Signore e signori: ecco a voi la DemocraCIE

Superate le 600 visite

Pesantissime prescrizioni da parte della Questura di Gorizia per la manifestazione del 12 marzo. Questo fatto segue al comportamento tenuto dal Comune di Gradisca per la concessione della Sala Bergamas  che avevamo richiesto in gennaio per lo svolgimento di un’assemblea pubblica; il Comune voleva perfino i nomi dei relatori, il titolo ed i contenuti delle relazioni. E’ da lì che abbiamo coniato il termine DemocraCIE. Ora per la manifestazione del 12 marzo avevamo richiesto (sapendo benissimo che ci avrebbero limitato i tempi) il presidio fino alle ore 24.00, ma ci aspettavamo una limitazione al massimo fino alle ore 21.00 ed invece ci hanno ristretto fino alle ore 19.00. Poi tutto il resto che potete leggere  nel testo sotto ed infine la ciliegina sulla torta della questione del divieto della somministrazione di alcolici (hanno letto sui volantini che era previsto nientemeno che il vin brulè in previsione di una probabile serata fredda).  Questo ridicola prescrizione sembra fatta quasi per avere la scusa di rompere le palle a tutti i costi. Non si era mai vista una cosa del genere. Questo è l’Italia di oggi, a 150 dalla sua nascita, con una banda di ladri e farabutti al potere, che fanno quel cazzo che vogliono, e con una continua limitazione delle libertà reali della gente che esce fuori per dire la verità. Comunque stiano le cose, tutti a Gradisca sabato!

Paolo De Toni

Leggi qui sotto il testo integrale delle prescrizioni

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Monfalcone / Aggressioni razziste ai bengalesi

da Il Piccolo 11 marzo 2011 —   pagina 29

“SICUREZZA”: DENUNCIA DELLA COMUNITÀ ASIATICA

di Laura Borsani

«La nostra comunità è presa di mira. E purtroppo questo clima sta diventando sempre più difficile». Razzismo: parla di questo il presidente della Consulta immigrati Mohammad Hossain Mukter, all’indomani della festa di Carnevale che, racconta, ha visto un folto gruppo di bulli assumere comportamenti aggressivi e provocatori nei confronti della comunità bengalese. «L’ho visto con i miei occhi – spiega Mukter -. Verso le 21, dopo la manifestazione di Carnevale, il solito gruppo di giovani e ragazzi si aggirava in via Sant’Ambrogio. All’improvviso circa quindici persone, una alla volta, sono entrate nei nostri locali pubblici urlando e dicendo parolacce. Un connazionale che si trovava fuori dal suo negozio a fumare una sigaretta è stato spintonato e gli è stato strappato il cappello di dosso. Un altro mi ha avvisato perchè aveva visto alcuni di questi ragazzi che se la stavano prendendo con la mia vettura». Il gruppo di bulli cui fa riferimento Mark è già tristemente noto nella zona. Ad esso vanno attribuiti altri fatti spiacevoli, tutti accertati: aggressioni di gruppo, vandalismi nella zona e nella vicina area verde. Mark, a nome di tutta la comunità del Bangladesh, solleva una questione di fondo. «Da tempo la comunità asiatica si trova costretta a fare i conti con ingerenze e aggressioni, dai furti o tentati furti alle attività economiche, ai danneggiamenti e agli atti vandalici. Fino ad arrivare a vere e proprie espressioni di disprezzo e discriminazione. Fatti che vedono coinvolti anche minorenni e tossicodipendenti. Ritengo che nei nei nostri confronti – osserva Mukter – vi sia un atteggiamento ingiustificatamente ostile. Non conosciamo le dinamiche giovanili di Monfalcone, non vogliamo nemmeno sapere da dove vengano i ragazzi che esprimono questi atteggiamenti pesanti. Ma non possiamo non denunciare una situazione grave». Certo non è la prima volta che la comunità asiatica viene colpita. Nessuno dei negozi bengalesi aperti in città, da quello di via Sant’Ambrogio a quello di via Mazzini, è stato risparmiato: quasi tutti hanno subito furti, danneggiamenti, atti di puro vandalismo. Un problema, secondo i bengalesi, che si sta aggravando. Si parla di furti, danneggiamenti ai negozi, vandalismi e atti di spregio contro la sede della Bimas, in via Sant’Ambrogio, di bengalesi presi a bottigliate. «A volte entrano nei pubblici esercizi in gruppo – precisa Mukter – e, mentre alcuni acquistano della merce, altri ne approfittano per rubare. È fin troppo evidente – aggiunge – che ci sia un gruppo che deliberatamente si scaglia contro la nostra comunità. Ritengo che alla base di tutto vi siano pregiudizi e scarsa conoscenza della nostra cultura e del nostro modo di vivere. La situazione è difficile, gli episodi si ripetono nel tempo». Una situazione sempre più difficile, dunque, che ha spinto la comunità asiatica – la più numerosa della città – a riunirsi per valutare quali comportamenti adottare. Ed è emerso anche un altro aspetto preoccupante: parecchi dei bulli sono poco più che ragazzini. «Trattandosi di minorenni – spiega il portavoce – non sappiamo come affrontare la questione». E da qui parte un appello alle istituzioni: quello di intervenire in termini di mediazione culturale. «Sarebbe giusto far conoscere a questi ragazzi la nostra comunità e fare in modo che vengano superati i pregiudizi per andare verso una civile convivenza». La comunità, dunque, si rivolge al Comune e alle scuole, chiedendo aiuto, cercando anche di coinvolgere i genitori.

GRADISCA/ Comitato Schengen: Svuotare il CIE subito!!

Il Piccolo 12 marzo 2011

Il Comitato Schengen
mette in mora Gradisca

Immigrato si ferisce per protesta durante il sopralluogo parlamentare al Cie
La conclusione: «Il centro va svuotato subito e rimesso in sicurezza»

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Esplosione nella centrale nucleare di Fukushima

Tsunami nucleare.
Fukushima, allarme dal reattore 2

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CSA Udine/ Rassegna stampa processo

Messaggero Veneto SABATO, 12 MARZO 2011 Pagina 4 – Udine

L’ha detto De Toni al processo per via Scalo Nuovo

Occupazione del Csa vicino ai binari: «Il prefetto ci voleva in via Volturno»

TRIBUNALE

«C’era una trattativa sotterranea perché rimanessimo in via Volturno. Il prefetto mi mandò a cercare dalla Digos a casa, a San Giorgio di Nogaro, per garantirmi che noi dovevamo continuare a stare in via Volturno».
Lo ha detto ieri Paolo De Toni al processo in tribunale a Udine che lo vede imputato (assieme ad altre 35 persone) di invasione arbitraria di proprietà altrui in relazione all’occupazione della palazzina ferroviaria in via Scalo Nuovo, edificio abbandonato che ospitava anni fa due famiglie di ferrovieri.
De Toni (unico seduto al banco degli imputati assieme ai suoi avvocati, Andrea Sandra e Roberto Maniacco) rendeva dichiarazioni spontanee ogni volta che un testimone concludeva la propria deposizione. Il giudice monocratico Angelica Di Silvestre ha fatto deporre i dipendenti delle ferrovie intervenuti quel 2 giugno 2006 quando i “ragazzi” del centro sociale autogestito cominciarono a “binificare” l’area dai rifiuti e dalle ramaglie. E così, dopo aver sentito la deposizione d’uno degli agenti della Digos intervenuti quel pomeriggio, De Toni ha inteso precisare sulle «trattative sotterranee» volute dal prefetto.
In precedenza gli altri testimoni avevano ricordato con un po’ di lacune la “fotografia” presentatasi ai loro occhi quando furono mandati a controllare cosa stesse succedendo. Ieri non è stato chiarito, soprattutto, chi aveva divelto una delle finestre murate dell’edificio.
Non solo: un dipendente delle ferrovie prima e un agente della Polfer poi hanno addirittura dichiarato d’aver visto portare all’interno dell’edificio mobili. In realtà – come ha inteso spiegare lo stesso De Toni e come ha confermato un poliziotto della Digos – quel materiale di mobilia altro non erano che pezzi di immondizia.
De Toni ha anche voluto spiegare al giudice come in quel periodo, sotto una tettoia dell’edificio abbandonato, dormivano diverse persone: una signora ungherese riposava proprio il pomeriggio del loro arrivo.
Come si ricorderà, il centro sociale “sfrattato” dalle palazzine liberty di via Volturno riprese l’attività proprio in via Scalo Nuovo, fino all’intervento dei carabinieri nel dicembre 2009, con lo sgombero totale. Rispondendo alle domande dei difensori, un agente della Digos ha ammesso che il loro intervento si chiuse quel pomeriggio «dopo aver capito chi c’era, senza tensione e senza pericolo per l’ordine pubblico».

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Il Gazzettino 12 marzo 2011

 

DOPO L’OCCUPAZIONE

Gli agenti: è vero,
i giovani del Csa
pulirono l’edificio

Sabato 12 Marzo 2011,
È entrato nel vivo ieri, dopo un cambio di giudicante e un paio di udienze filtro, il processo contro i ragazzi del Centro sociale di via Scalo Nuovo per l’occupazione abusiva dell’edificio di proprietà delle Ferrovie dello Stato.
Davanti al giudice monocratico sono sfilati una decina di testi chiamati a riferire sui fatti di quel 2 giugno 2006. Tra i testi d’accusa, oltre ai funzionari delle Ferrovie che fecero i sopralluoghi e che presentarono denuncia per l’occupazione, sono stati sentiti anche gli agenti della Polfer e della Digos intervenuti sul posto. Pur raccontando come gli occupanti avessero divelto le chiusure degli accessi al piano terra, murati proprio per evitare l’ingresso di abusivi come era già accaduto, sono stati proprio loro a segnare un punto a favore della difesa dei 36 imputati, tra cui il portavoce del Csa Paolo De Toni. È dalle loro parole, infatti, che è arrivata conferma della tesi da sempre sostenuta dal centro sociale, ovvero quella di aver valorizzato un sito in abbandono e degrado da tempo, ripulendolo da immondizia e oggetti abbandonati.
Prima della decisione del giudice saranno anche gli imputati a dare la propria versione dei fatti.
E.V.

GRADISCA/ Foto presidio

Superate le 1.200 visite | Domenica 13 marzo: 236 “visitatori unici” al sito info-action. Guarda statistiche
Gradisca, sabato 12 marzo: oltre 200 persone hanno partecipato alla manifestazione
“Bombardamento sonoro contro il CIE”. Rassegna stampa
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Bombardamento sonoro contro il CIE

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GRADISCA/ Rassegna stampa (MV in prima pagina e online)

Superate le 300 visite
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La notizia è riportata sulla prima pagina del Messaggero edizione Goriziana con il titolo “Bombardamento sonoro” contro il CIE e la sintesi introduttiva con l’attacco a Napolitano !

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Messaggero Veneto 13 marzo 2011 Pagina 0 – Gorizia

Gorizia Lanciate palline da tennis recanti messaggi di pace. Critiche anche a Napolitano

“Bombardamento sonoro” contro il Cie

Manifestazione di 200 pacifisti: verso il Centro indirizzata musica a tutto volume

IL SERVIZIO IN CRONACA

GRADISCA Circa 200 persone hanno manifestato ieri all’esterno del Cie di Gradisca. Organizzato dal Comitato libertario che si batte per la chiusura della struttura gradiscana, il sit-in è stato ribattezzato “Bombardamento sonoro contro il Cie”. Con potenti amplificatori, i partecipanti hanno diretto musica a tutto volume verso le strutture che ospitano circa 200 tra immigrati e richiedenti asilo. «L’istituzione dei Cpt è stata un’operazione anticostituzionale firmata dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, oggi considerato garante della legalità – ha attaccato Paolo De Toni, storico leader dei pacifisti –. Le persone ospitate vivono ammassate come animali, private di ogni dignità». I manifestanti hanno denunciato che la Prefettura aveva disposto il divieto di uscita per gli ospiti del Cara.

 

MV Online

 

“Bombardamento sonoro”
per protestare contro il Cie

Cie, immigrati

di Marco Ceci

Circa 200 persone hanno manifestato davanti al Cie di Gradisca. Organizzato per chiedere la chiusura della struttura, il sit-in è stato ribattezzato “Bombardamento sonoro contro il Cie”. Con potenti amplificatori è stata diretta musica a tutto volume verso la struttura che rinchiude circa 200 tra immigrati e richiedenti asilo.

 

Messaggero Veneto DOMENICA, 13 MARZO 2011 Pagina 6 – Gorizia

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Gradisca. Critiche alla Questura che ha imposto lo stop della manifestazione alle 19 e alla Prefettura per non aver fatto uscire gli ospiti del Cara

Duecento pacifisti al sit-in davanti al Cie

“Bombardamento sonoro” con musica a tutto volume e lancio di palline da tennis recanti messaggi di pace

GRADISCA. «Gli ospiti del Cara sono stati segregati nella struttura, oggi non li lasciano uscire perché ci siamo qua noi». È cominciato con una denuncia da parte dei manifestanti (circa 200) il presidio contro il Cie di Gradisca di ieri pomeriggio organizzato dal Coordinamento libertario contro il Cie e al quale hanno risposto le associazioni della “rete” contro i centri d’identificazione ed espulsione.
A far calare il sipario sulla manifestazione (poco dopo le 19), invece, è stata la chiusura disposta cautelativamente dalle forze dell’ordine di via Udine. Per circa un’ora è stato vietato il transito attraverso l’arteria che collega Gradisca con Sagrado.
Una decisione assunta in seguito alla richiesta (respinta) dei manifestanti di far entrare una propria delegazione nel Cie e del successivo lancio di palline da tennis recanti messaggi di pace oltre il muro della struttura. Azione, come il resto della manifestazione, svoltasi sempre in maniera pacifica e senza tensioni con le forze dell’ordine (una cinquantina tra Polizia, Guardia di finanza e Carabinieri, alcuni dei quali in assetto antisommossa), posizionate per tutto il pomeriggio sul lato opposto di via Udine a protezione dell’ingresso della struttura.
Dopo il ritorno del Comitato di controllo sugli accordi di Schengen, che venerdì aveva visitato il Cie e il Cara di Gradisca, quindi, è stata la volta (in contemporanea con le manifestazioni organizzate davanti ai Cie di Bari Palese e Ponte Galeria a Roma) anche dei manifestanti, in coincidenza con il quinto anniversario dell’apertura del Centro d’identificazione ed espulsione (al tempo Cpt), avvenuto il 7 marzo 2006. «Siamo qui a manifestare – ha ricordato Paolo De Toni, storico leader degli anarchici friulani – nonostante le pesanti limitazioni imposte dalla Questura di Gorizia, che con un’ordinanza ci obbliga a smettere con la musica alle 19 e ci vieta la somministrazione di sostanze alcoliche. Un’ordinanza da regime fascista, ma che noi violeremo, restando qui fin quando vogliamo. L’aver impedito agli ospiti del Cara di uscire è soltanto l’ennesima privazione di diritti, ma noi faremo ugualmente sentire la nostra voce davanti a questo lager».
Un discorso, quello di De Toni, che non ha mancato di puntare il dito sulla politica: nazionale e locale. «L’operazione che ha portato alla costruzione di questi lager è partita da chi, Napolitano, oggi si erge a garante della Costituzione. È stata la legge Turco-Napolitano a istituirli, ma fortunatamente anche il Comitato Schengen, nel corso della sua visita al Cie, non ha potuto far altro che constatare come al di là di quel muro ci siano persone che vivono ammassate come animali. Anche il Comitato ha dovuto ammettere che questo posto dovrà essere svuotato. Meglio tardi che mai».
Nel mirino di De Toni e dei manifestanti anche il sindaco di Gradisca, Franco Tommasini: «Dopo cinque anni passati con la testa sotto la sabbia, anche il sindaco Tommasini ha aperto gli occhi, ammettendo di fronte al Comitato Schengen, gliene va dato atto, che questo centro Gradisca non lo vuole, che è uno spreco di soldi e che va chiuso». (ma.ce.)

 

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Il Piccolo 13 marzo 2011

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Cie, in duecento al sit in
Bloccata per un’ora dagli anarchici la regionale “305”

 

«Richiedenti asilo del Cara rinchiusi
come quelli del Cie: a
Gradisca i diritti dei migranti
continuano a venire calpestati
». La denuncia arriva dai manifestanti,
circa 200, che ieri
hanno raggiunto Gradisca per
protestare contro il centro immigrati.
Il pesante
“bombardamento” del Cie a
suondi watt, organizzato dagli
anarchici del Coordinamento
libertario e cui hanno aderito
numerose associazioni della
galassia antirazzista e no-global,
si è svolto in maniera pacifica.
Manon sono mancatimomenti
di tensione : la regionale
305 è rimasta bloccata per
un’ora, iltempodi veder fallire
una trattativa tra manifestanti
e Questura per l’ingresso di
una delegaizone di pacifisti
all’interno del Cie. I manuifestanti
si sono accontentati di
lanciare all’inetrno del centro
immigrati decine di palline di
tennis contenenti messaggi di
solidarietà ai migranti reclusi.
Le forze dell’ordine in assetto
antisommossasi sono limitate
a osservare il sit in. «Hanno impedito
ai profughi del Cara, notoriamente
liberi di circolare,
di lasciare la struttura e avere
contatti con i manifestanti» denuncia
Tenda per la Pace. Il
rappresentante anarchico Paolo
De Toni se l’è presa invece
con le misure restrittive “da
ventennio” della Questura,
che ha imposto alla manifestazione
lo stop alle 19 oltre che la
somministrazione di vin brulè.
(l.m.)

 

 

Immigrazione: Cie Gradisca, sit-in pacifisti all’esterno

Criticato ex ministro Interni, Giorgio Napolitano

12 marzo, 18:43

(ANSA) – GRADISCA D’ISONZO (GORIZIA) – Circa duecento persone stanno dando vita a una manifestazione di protesta all’esterno del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia). Organizzato dal ”Comitato libertario” che si batte per la chiusura della struttura gradiscana, il sit in e’ stato ribattezzato ”Bombardamento sonoro contro il Cie”. Muniti di potenti amplificatori, i partecipanti hanno diretto all’ indirizzo delle strutture che ospitano circa duecento tra immigrati e richiedenti asilo musica a tutto volume. ”L’istituzione dei Cpt e’ stata un’operazione anti- costituzionale, firmata dall’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, oggi considerato garante della legalita’ – ha attaccato Paolo De Toni, storico leader dei pacifisti -. Le persone ospitate nella struttura vivono invece ammassati come animali, lesi di ogni dignita”’. (ANSA).

NO TAV a Strasburgo

Messaggero Veneto SABATO, 12 MARZO 2011 Pagina 14 – Udine

I rappresentati della Bassa al convegno dei parlamentari della Sgu.

Pastorutti: la protesta non è più localista

No Tav a Strasburgo: poca informazione

I comitati: disattese le normative sul convolgimento del territorio
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PORPETTO. Scarsa informazione e poco coinvolgimento: i rappresentanti No Tav Fvg, intervenuti al convegno “Sì al trasporto pubblico, no alle grandi opere, Lasciamo decidere alle comunità locali”, organizzato al Parlamento europeo di Strasburgo dal gruppo parlamentari Gue (al quale erano presenti un centinaio di rappresentanti dei comitati No Tav della Val Susa del Terzo Valico di Genova e della Regione Fvg e della Bassa friulana, e di Stoccarda 21) hanno sottolineato che vengono disattese le normative italiane ed internazionali sull’informazione e il coinvolgimento del territorio da parte delle Autorità regionali, come si è visto in occasione della presentazione del progetto preliminare della linea Av/Ac Venezia Trieste.
Hanno inoltre evidenziato le criticità della cantierizzazione su un territorio a ridosso delle lagune di Grado e Marano come pure dell’area carsica e il sottoutilizzo delle linee attuali. Sulla progettazione della Tav in Fvg, è stata consegnata documentazione a testimonianza di tutto ciò come pure le Osservazioni metodologiche e tecniche fatte per la Via chiedendo l’impegno per sollecitare l’invio di una commissione per verificare quanto denunciato.
All’incontro erano presenti le eurodeputate Sabine Wils e Eva Lichtenberger, della Commissione parlamentare dei trasporti, alle quali è stata chiesta la cessazione di qualsiasi opera o lavoro preparatorio delle opere Ten-T e conseguente co-finanziamento, proponendo invece di destinare le risorse nell’interesse della maggioranza della popolazione in una miriade di “piccole opere utili”.
Come sottolinea il portavoce dei No Tav della Bassa friulana, Giancarlo Pastorutti, questo convegno è stato un’occasione per allargare i contatti con gli europarlamentari sensibili agli sprechi ambientali ed economici, oltre che relazionare con gli altri comitati e averee dare informazioni, evidenziando che la protesta non è localista, ma si va estendendo.
Ricordiamo che i No Tav della Bassa Friulana, assieme a quelli dell’area giuliana, da tempo hanno avviato una corsia preferenziale con Strasburgo, dove vanno a discutere le varie situazioni del progetto della Av/Ac nella Bassa friulana e nell’area giuliana. (f.a.)

 

Il Piccolo 12 marzo 2011

 

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I “No Tav” a Strasburgo: bloccate l’opera

I comitati italiani e tedeschi a un convegno. Presente Pastorutti portavoce del movimento della Bassa

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CERVIGNANO
I “No Tav” della Bassa friulana
e del Friuli Venezia Giulia
chiedono a Strasburgo il blocco
della grande opera. Un’
azione congiunta con i Comitati
italiani della Val Susa e
del Terzo valico di Genova e i
tedeschi di Stoccarda 21,
quella cui mercoledì ha partecipato
anche Giancarlo Pastorutti,
che da Bagnaria ricopre
il ruolo di portavoce del movimento
regionale dei “No
Tav”.
I comitati italiani e tedeschi
sono stati infatti invitati
al Convegno “Sì al trasporto
pubblico, No alle grandi opere.
Lasciamo decidere le comunitàlocali!”,
promossodai
gruppo parlamentare europeo
Gue/Ngl, che rappresenta
le sinistra europea e i Verdi
del Nord – Europa. Così, alla
presenza delle euro deputate
Sabine Wils e Eva Lichtenberger,
entrambe membre della
Commissione parlamentare
dei trasporti, i “No Tav” hanno
chiesto la cessazione di
qualsiasi opera o lavoro preparatorio
delle opere Ten–t,
comprese nel piano europeo
per i corridoi ad Alta velocità.
Comespiega Pastorutti, «in
cambio al finanziamento della
Tav, è stato proposto di destinare
le risorse nell’interesse
della maggioranza della popolazione
in una miriade di
piccole opere utili». Sul tavolo
di Starsburgo sono finite
tutte le critiche che il Comitato
della Bassa ha avanzato di
recente, da quando il progetto
preliminare della Tav è stato
presentato nei Comuni della
regione interessati alla
grande opera.
«Abbiamo sottolineato – riprende
Pastorutti – come vengono
disattese le normative
italiane, facendo riferimento
alla procedura di Via, che è
stata presentata a 8 giorni dalla
scadenza del termine che i
cittadini avevano a disposizione
per esprimere le proprie
osservazioni. Documentazione
che, peraltro, è incompleta,
perché priva della
relazione costi-benefici, anch’essa
obbligatoria dalla legge
italiana».
Sul piatto anche il rispetto
delle normative europee:
«Non ènemmenostata rispettata
la convenzione Aarhus –
continua il portavoce – secondo
cui le istituzioni e la popolazione
devono essere coinvolte
per la stesura del progetto.
Invece, per come è stato
presentato il preliminare, sappiamo
che non c’è stata informazione
da parte delle autorità
regionali. Pure gli uffici comunali
non hanno avuto il
tempo di aiutare i cittadini a
capire cosa prevede il progetto
». Infine si è parlato del problemacantierizzazione:
i“No
Tav” friulani hanno denunciato
che nella Bassa i lavori
per la grande opera implicheranno
il movimento di 3 milioni
di metri cubi di materiale,
di cui quasi la metà destinati
alla discarica. (el.pl.)