Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo
17/01/11
No-Tav, Del Bello striglia il suo Pd
Il suo obiettivo dichiarato è «liberarsi una volta per tutte del progetto dell’Alta velocità ferroviaria sul Carso demolendolo sotto il profilo scientifico, tecnico e politico». Va giù duro l’assessore provinciale e comunale del Pd Fabio Del Bello, senza guardare in faccia nessuno. Nè il centrodestra, che spinge per il progetto, nè il centrosinistra, e la sua «subcultura gregaria rispetto alle posizioni della destra».
Fabio Del Bello sposa in pieno quanto sostengono le associazioni ambientaliste quando affermano che lo stratagemma adottato da Rfi per sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto Tav tra Venezia e Trieste è quello di suddividere il progetto preliminare prima in tre tronconi (Venezia- Portogruaro, Portogruaro-Ronchi, Ronchi-Trieste) e poi in ulteriori pezzettini locali (come quelli che sono stati consegnati alle amministrazioni comunali di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Doberdò del Lago, l’ultima stesura con minori impatti nella zona monfalconese di San Polo).
«Lo scopo di questa tecnica di avvicinamento alla realizzazione dell’opera da parte della maggioranza in Regione – dice Del Bello – è di concentrare l’attenzione degli enti locali sul pezzettino di linea che li riguarda facendo così mancare una visione di insieme, l’unica che può prestarsi a una autentica valutazione politica di ampio respiro».
«Questo progetto preliminare – sostiene Del Bello – è conosciuto da alcuni anni ed è approdato in molte qualificate aule consiliari fatta eccezione, almeno finora, per l’Isontino. Ora, a seguito della presentazione del progetto agli iscritti nella sede di Monfalcone del Partito democratico – continua l’assessore provinciale e comunale del Pd – il Presidente della Provincia Enrico Gherghetta ha annunciato un’assemblea del Patto per lo sviluppo allargata sul tema, il prossimo 28 gennaio, e quindi una seduta ad hoc del Consiglio provinciale. Questa proposta, assieme alla decisa presa di posizione del Sindaco di Doberdò del Lago Paolo Vizintin, dovrebbe finalmente rilanciare il protagonismo politico-istituzionale degli enti locali isontini cui teoricamente, in virtù della antidemocratica legge-obiettivo, spetterebbe solo il compito di segnalare le cosiddette ”interferenze” al progetto.
«La seduta del Consiglio provinciale di Gorizia dovrà invece – continua Del Bello – costituire l’occasione per l’innesco di un grande movimento democratico-ambientale all’interno del quale si dovrà arrivare ad una sfida campale al centrodestra regionale e nazionale (in un momento in cui l’eclissi del berlusconismo è ormai alle porte) e anche a un serrato confronto interno al centrosinistra una parte del quale è succube di una sottocultura gregaria rispetto al pensiero unico dominante della destra.
17/01/11
Petenel (Comunisti Uniti): «Assemblee e volantini contro l Alta velocità»
CERVIGNANO Dopo i Comitati anche il gruppo Comunisti Uniti di Cervignano scende in campo contro la Tav. «É una farsa -insorge il consigliere di maggioranza Loris Petenel -. Il progetto preliminare dell’opera è stato consegnato ai Comuni interessati il 30 dicembre: ogni cittadino ha solo 60 giorni per studiare 500 schede. Materialmente non c’è il tempo per consultare i dati in profondità, come dovrebbe essere fatto, visto che si tratta di un’opera devastante per il territorio. Inoltre, con la legge Obiettivo di cui volutamente si avvale la Regione, le amministrazioni hanno solo parere consultivo e non vincolante e dalla Regione non verrà indetta alcuna assemblea con i cittadini. Per questo il nostro primo obiettivo è quello di informare quanto più possibile la popolazione, attraverso azioni di volantinaggio e comunicazioni che verranno pubblicate sul nostro sito “casacomunecervignano.blogspot.com”. Per come stanno le cose – continua il consigliere – questo è anche l’unico strumento che abbiamo a disposizione, augurandoci di invertire il processo instaurato, che è lesivo dei diritti democratici».
La presa di posizione da parte dei Comunisti Uniti di Cervignano si associa così alla battaglia dei Comitati No Tav, che hanno già indetto una serie di assemblee nel territorio. I prossimi appuntamenti sono martedì al bar “Al Milione” di Corgnolo alle 20.30 e venerdì nella vecchia scuola elementare di Castions delle Mura alla stessa ora. «Continueremo a dialogare, quando necessario, con i Comitati – riprende Petenel – anche se a noi spetta di lavorare soprattutto sul piano delle istituzioni. Riccardi si è autocongratulato di essere riuscito a non sforare la data di fine anno per la consegna del preliminare. Eppure, dietro a tutti questi festeggiamenti, c’era già pronta una calza piena di carbone per i residenti della Bassa. L’assessore ha anche dichiarato che impiegherà altri 30 giorni per consultare le amministrazioni investite dall’opera, ma senza assemblee pubbliche, perché evidentemente ritiene doveroso mantenere le distanze fra loro e la Regione. É pur vero che è stata abbozzata l’idea di realizzare un sito internet per raccogliere tutta la documentazione, ma esso non sarà mica pronto solo dopo che i termini saranno scaduti? Si tratta di una colossale presa in giro». (el. pl.)
16/01/11
«Partita aperta, i cittadini possono dire no alla Tav»
Dicono no, senza ”se” e senza ”ma” alla Tav. E della linea ferroviaria veloce contestano ogni singolo atto, ogni minimo progetto. Al punto da definire senza mezzi termini «una bufala» la recente uscita del sindaco Dipiazza relativa a una netta riduzione dei chilometri previsti ”in galleria”. «Lo ha detto il sindaco, lo so – ha osservato ieri mattina Paolo Behrens a nome del comitato – parlando di 20 chilometri invece di 30, ma lui come altri si sono evidentemente dimenticati che nello studio reso noto ci si è dimenticati del collegamento tra Trieste e Divaccia, e dunque, guarda caso, proprio dei 10 chilometri mancanti!».
Behrens ha quindi parlato di un progetto fatto «a fette di salame» e cioè praticamente a compartimenti stagni senza il necessario coordinamento tra gli interessati, intrattenendosi sulla riottosità dell’assessore regionale Riccardi a consultare i cittadini interessati dal tracciato, «visto che per certi tratti si è parlato senza mezzi termini di espropri di case».
«Vogliono fare una valutazione di impatto ambientale – è stato ancora aggiunto – solo sui primi 22 km del tracciato e sentire esclusivamente il parere dei Comuni, ma non si possono tagliar fuori i cittadini in questo modo». L’alternativa, ha rilevato Behrens, esiste ed è percorribile da qualsiasi cittadino. Basta chiedere copia informativa degli atti della Tav alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna – servizio valutazione impatto ambientale in via Giulia 75 e poi, possibilmente, far sentire la propria voce. «Ci rendiamo conto – ha ammesso Behrens – che il parere espresso dal cittadini ha solo valore consultivo e non ostativo, ma se si inizia a muoversi per tempo e le cifre degli interpellati salgono la battaglia non è ancora persa. Una cosa è esprimere la propria protesta in due o tre, altra cosa è farlo in duecento e passa».
Le osservazioni dovranno essere presentate entro il prossimo 20 febbraio (60 giorni dopo la pubblicazione, avvenuta lo scorso 22 dicembre) per la tratta Ronchi-Trieste e entro il 27 per la tratta Portogruaro-Ronchi. In questo lasso di tempo il Comitato No Tav Trieste e Carso farà partire una serie di incontri nei rioni cittadini più coinvolti dal tracciato, mandando avanti nel contempo un discorso sinergico e di collaborazione con altre realtà come Wwf e Legambiente, già mobilitate attorno all’iniziativa.(f.b.)
15/01/11
Vizintin apripista, si allarga il fronte no-Tav
di CIRO VITIELLO
DOBERDÒ Protestano anche degli ambientalisti a Doberdò, dopo l’allarme “Tav” lanciato ieri dal sindaco Paolo Vizintin che ha visionato l’ultima proposta di Rfi, la Rete ferroviaria italiana. Critici con alcune scelte operate in passato dall’amministrazione comunale sull’ampliamento della cava Devetachi, questa volta gli ambientalisti si schierano a fianco del sindaco e lo sostengono in questa durissima battaglia.
«Contrasteremo con tutti i mezzi e a tutti i livelli – afferma il presidente dell’associazione Ambiente 2000 Alberto Ballarini – la costruzione di questa tratta ferroviaria, con questo progetto il nostro territorio è destinato a morire. C’è un parco regalato dalla natura e ora lo vogliono distruggere. Inoltre con questa linea ad alta velocità rovineranno le falde acquifere e i percorsi dei fiumi sotterranei della zona, oltre a provocare danni ingenti all’abitato di Sablici dove diverse case verrebbero demolite e a compromettere la peculiarità dei laghi di Doberdò e Pietrarossa che fra l’altro fanno parte di una Riserva regionale. Sarebbe un disastro ambientale di notevole portata – spiega ancora Ballarini – e per questo ci uniamo alle preoccupazioni del sindaco Vizintin che avrà sicuramente il nostro appoggio incondizionato».
L’ipotesi del nuovo tracciato, infatti, secondo Vizintin comporterebbe una devastazione irrimediabile della collinetta carsica, orgoglio del paese e di una bellezza unica, gravissimi danni all’ambiente, mentre la linea ferroviaria attraverserebbe con enormi viadotti e gallerie pure la Riserva regionale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa. Questo per ora è previsto nel progetto preliminare ferroviario della tratta Ronchi-Trieste, sempre nell’ambito della nuova linea Alta velocità/Alta capacità (Av/Ac) da Venezia a Trieste.
Secondo il presidente di Ambiente 2000, Ballarini, questo “spezzatino” delle tratte ferroviarie che progettano continuamente senza preoccuparsi delle problematiche delle popolazioni delle zone di attraversamento della rete ferroviaria, andrebbero a intaccare anche il recupero della “landa carsica” che era stata decisa a parziale difesa dell’ambiente, dopo l’approvazione dell’ampliamento della cava Devetachi. Proprio in questa zona, infatti, dovrebbe essere realizzata con la Tav anche la cosiddetta “stazione di trasformazione” della linea ferroviaria. «Nei prossimi giorni – afferma Ballarini – lanceremo una mobilitazione generale, contatteremo il Wwf isontino e Legambiente per decidere il da farsi prima che sia troppo tardi e che ci distruggano il territorio che è di tutta la comunità».
Il sindaco Vizintin, anche da parte sua ha promesso il massimo impegno di tutta l’amministrazione per opporsi a questa ennesima opera faraonica, che graverebbe ancora una volta solo sui contribuenti italiani e hanno come unico effetto finale quello di deturpare l’ambiente e i costi sociali. Il territorio carsico, afferma ancora Vizintin, sta già pagando un caro prezzo perché è stato compromesso dalla presenza dall’elettrodotto, metanodotto e dal passaggio dell’autostrada.
Dal Messaggero Veneto
16/01/11
Comitato anti Tav: il tracciato isolerà le nostre comunità
BAGNARIA ARSA. Sala parrocchiale gremita. Molti gli esterni, pochi invece i volti giovani, quelli più direttamente interessati dal passaggio, prospettato tra una ventina di anni, della Tav sul territorio comunale di Bagnaria. Al tavolo dei relatori, Giacarlo Pastorutti, sempre in prima linea, introduce e presenta il progetto preliminare del tracciato Tav-Tac che dal Veneto penetra nella Bassa friulana e punta su Trieste.
Primo atto d’accusa di Pastorutti verso l’amministrazione comunale che – a dire del Comitato no Tav – doveva farsi promotrice della iniziativa di presentazione alla popolazione del ventilato progetto ferroviario.
Secondo pollice verso all’indirizzo di Riccardo Riccardi, assessore regionale alle Infrastrutture, il quale preferisce contattare e dialogare solo con le amministrazioni che oramai hanno dato via libera alle scelte di Rfi. Rete ferroviaria italiana ha individuato e consolidarto, pur con molte pecche, il tracciato Portogruaro, Ronchi, Trieste.
E da Pastorutti viene un appello alle “forze” che si riconoscono nel no. Tutti in piazza, democraticamente, – sollecita uno dei leader anti Tav – il giorno 22 gennaio quando l’assessore Riccardi incontrerà i Comuni interessati per discutere del progetto ricevuto dalle amministrazioni interessate alla fine dello scorso mese di dicembre. «Noi non ci tireremo indietro e se il comune di Bagnaria Arsa e gli altri Enti preferiscono tacere, da parte nostra, comitato anti Tav, stiamo predisponendo una serie di controdeduzioni al progetto di Rfi».
L’illustrazione dettagliata del progetto preliminare ha suscitato non poche perplesità tra i presenti e in particolare da chi già è costretto a subire le conseguenze legate ai vincoli imposti dalle legge Obiettivo.
Pastorutti ha presentato i tracciati che interessano il comune di Bagnaria. In particolare i collegamenti tra Palmanova e lo scalo ferroviario di Cervignano, la bretella di raccordo tra la linea Palmanova-San Giorgio con deviazione verso lo scalo. «Un tracciato inutile – è stato rimarcato – che taglia la campagna tra il capoluogo e Campolonghetto e isola ancora di più le nostre comunità». Sottolineato il fatto che la bretella non permette agli agricoltori di passare al di qua e al di là della “barriera”. Pastorutti infine ha dato appuntamento a tutti per le 20.30 di venerdì 21 a Castions delle Mura, la frazione di Bagnaria coinvolta dal passaggio della Tav. Il confronto con la popolazione permetterà al Comitato no Tav – ha detto l’animatore della serata – di tastare il polso sulla sensibilità degli abitanti allo «spinoso problema».
Sandro Sandra
15/01/11
Tav, il comitato Friuli Rurale fa ricorso
TRIESTE. Il Comitato per la Vita del Friuli Rurali chiede l’annullamento, per falso ideologico, della procedura avviata per l’ottenimento della Valutazione di Impatto Ambientale sul progetto della Tav tra «Portogruaro e Ronchi dei Legionari. Con una specifica diffida inviata ai Ministeri dell’Ambiente, dei Beni e Attività Culturali e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il comitato chiede «si facciano carico della denuncia, pena il loro coinvolgimento per complicità nella incresciosa vicenda».
«Siamo alle solite – scrive nella denuncia il presidente del comitato, Aldevis Tibaldi –, ovvero di fronte a quel misto di superficialità ed arroganza che da sempre accompagna il varo delle cosiddette “grandi opere”, in un clima connotato da un cronico bisogno di far presto per non perdere i finanziamenti pubblici. È proprio il casio di dire che la “Gatta frettolosa fa i figli ciechi”, nè si poteva pretendere di meglio da una società ferroviaria che ha già dato prova di un servizio regionale fallimentario e da una sequela di progetti fallimentari, condannati da fragorose bocciature. Ha ben ragione l’assessore regionale ai Trasporti, Riccardo Riccardi a rialacciare i rapporti con i sindaci dei territori attraversati da quel tracciato.
Proprio giovedì, Riccardi aveva annunciato la creazione di un gruppo di lavoro specifico per garantire la massima condivisione possibile da parte degli enti locali, fissando per sabato 22 l’avvio delle consultazioni necessarie alla valutazione del progetto preliminare delle tratte ferroviarie Ac/Av «Portogruaro – Ronchi Sud – Trieste» del corridoio plurimodale Quinto. Un’occasione per presentare ai Comuni interessati le scelte di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) ed illustrare loro l’iter procedimentale per l’approvazione del progetto predisposto alla fine del dicembre scorso.
«Abbiamo scelto, come sempre su questi argomenti – ha detto Riccardi -, la strada della maggiore partecipazione possibile per contemperare, con adeguatezza, tutti gli interessi pubblici e dei cittadini nella fase di progettazione di opere di grande rilevanza. Non sfuggono l’importanza e l’impatto di queste tratte del Corridoio Quinto, per cui la Giunta ha assicurato la sinergia dell’impegno di tutte le direzioni coinvolte in merito a questa progettazione e contemporaneamente – ha precisato – un’adeguata assistenza agli enti locali, che pure dovranno esprimersi per competenza territoriale».
Per le attività relative al pronunciamento della Regione, sarà costituito un gruppo di lavoro composto dalle Direzioni centrali competenti, che potrà valutare adeguatamente la proposta assicurando, in sede di intesa sulla localizzazione del tracciato, un parere approfondito e coordinato dei molteplici interessi pubblici in gioco. Alla struttura tecnica sarà affidato anche il compito di offrire l’assistenza necessaria agli enti locali interessati per le determinazioni di loro competenza. (al.c.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Messaggero Veneto
16/01/11
Gestione di Cie e Cara di Gradisca: base d asta di oltre 15 milioni
di MARCO CECI
GORIZIA. Un appalto (al netto dell’Iva) di 15 milioni e 20 mila euro. È la base d’asta indicata dalla Prefettura di Gorizia, ente appaltante, per la gestione triennale (dal 1° marzo 2011 al 28 febbraio 2014) del Centro di identificazione ed espulsione (Cie, 248 posti, ma non ancora a pieno regime) e del limitrofo Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara, 138 posti) di Gradisca d’Isonzo. Uno “stipendio” annuale di circa 5 milioni di euro per i soli servizi interni (escluse, quindi, luce, acqua, gas e il servizio garantito dalle forze dell’ordine), quindi, quello che lo Stato riconoscerà all’ente gestore. In carico al nuovo titolare della gestione saranno i servizi di assistenza generica alla persona (mediazione linguistica culturale, sostegno socio–psicologico), di assistenza sanitaria, di pulizia e igiene ambientale e le forniture per gli ospiti: vestiario, igiene personale (compreso il taglio capelli) ed effetti letterecci (materassi, lenzuola e coperte). A ogni ospite, inoltre, dovrà essere garantita la fornitura di una scheda telefonica di 15 euro e, ogni due giorni, di un buono di 5 euro spendibile all’interno del centro per spese come bolli postali, schede telefoniche, snack alimentari, bibite analcoliche, sigarette, libri, riviste, giornali. Il nuovo ente gestore, inoltre, dovrà gestire anche la fornitura dei pasti (colazione, pranzo e cena). Per il solo Cara è prevista anche la fornitura per neonati e bambini secondo necessità.
Il bando è stato indetto il 28 dicembre, ma al momento non sono ancora state presentate offerte, anche se alcuni soggetti interessati hanno già inoltrato richiesta di accesso ai luoghi. Tra questi non figurano nè il primo gestore del centro per immigrati isontino (la cooperativa Minerva di Gorizia) nè quello attuale, il consorzio cooperativistico trapanese Connecting People, anche se sembra scontata la loro partecipazione alla gara d’appalto. Il termine per la presentazione delle offerte è il 31 gennaio.
Cie che, nel frattempo, è ormai pronto per sottoporsi all’intervento di messa in sicurezza, atteso da ormai due anni. Lavori in partenza già la prossima settimana, come ha confermato il vice prefetto vicario di Gorizia, Gloria Allegretto: «Si stanno solo definendo la questione organizzativa, le procedure per garantire l’esecuzione dell’intervento in sicurezza: l’avvio dello stesso è previsto a giorni. Proprio per ragioni di sicurezza si procederà a lotti e la capienza del Cie sarà probabilmente ridotta in concomitanza dei lavori. Per primi saranno eseguiti quelli di potenziamento della recinzione esterna e dell’impiantistica generale». L’intervento è stato affidato per un importo di 1 milione 641 mila euro alla Easylight di San Michele al Tagliamento, che dovrebbe completarlo in sei mesi.
«La recinzione non verrà potenziata con i cosiddetti offendicula (le sezioni ricurve superiori presenti anche negli stadi, ndr), la commissione etica non lo consente – ha concluso Allegretto –, si procederà semplicemente all’innalzamento della stessa: altezza che aumenterà di oltre un metro. Su questa, poi, verranno posizionati nuovi sensori e si procederà a rivestirla, nelle sezioni più sensibili, con pannelli in plexiglas, in modo da non offrire punti di appoggio a chi prova a scavalcare».
Marzo 17th, 2017 — Varie
Antefatto:
“il calendario di fiche” di Oliviero Toscani commissionatogli per pubblicizzare la “vera pelle italiana conciata al vegetale” e il dibattito “sulla Forza della Natura, incontro sulla Femmina” in cui come massimo esperto interveniva SGARBI (sigh) e Marina Ripa di Meana come rappresentante del genere femminile (sigh x 2) tra gli altri…
Linkiamo una critica fatta dalle “Donnole” qui nella quale c’e’ anche un resoconto dettagliato di cio’ che è stato detto a questo incontro.
Il nostro intervento dal blog delle Dumbles:
CONCIATEVI LE PALLE

Dedicato a Sgarbi, a Toscani, ai conciatori, ai relatori di convegni psicopenosi, ai loro calendari pelosi.
Se vogliono vendere pellami e affini la prossima volta invece che la fica e il pube che sta sopra , usino peni, testicoli e tutti i contorni che vogliono, anche i loro che sono tanto disinibiti… No eh! Si fa i pagliacci, si sbottona la camicia e poi cù cù.
Non crediamo che siano così dementi da non capire che un calendario con quelle immagini fatto per l’industria della concia non significasse l’equiparazione del corpo femminile alla “pelle conciata”, ovvero: sia ad un prodotto che ad un animale, ovvero un animale ucciso, sezionato e trasformato in prodotto di lavorazione. No, lo sanno ma non gliene frega; sono pagati per produrre pubblicità, infiochettare le polemiche con ridicole dissertazioni psicanalitiche, fare lo show e incassare.
Questo li trasforma da cretinetti furbetti a miserabili.
Il titolo di questo post e il nostro borsellino testicolare sono risposte nello stesso stile di una operazione banale e loffia che sfrutta e capitalizza anche la censura a scopo propagandistico; ma tant’è; delle volte ai coglioni bisogna parlare coi coglioni anche se a noi, in genere, non piace. Siamo convinte che cazzi e fighe e qualsiasi alta parte di corpo possa stare molto meglio fuori dal lucroso sfruttamento pubblicitario, intrinsecamente strumentale e quasi sempre offensivo nei confronti delle donne. I creativi impastoiati lì non produrranno mai niente di buono, solo, sempre qualcosa di peggiore.
Marzo 17th, 2017 — Storia
Oltre un centinaio di persone, la sala stracolma per ricordare, raccontare e conoscere Umberto Tommasini l’anarchico di Vivaro, triestino d’adozione che per tutta la vita non è mai indietreggiato di un solo passo nella strada verso l’anarchia.
Compagni e compagne da Pordenone, Trieste, Udine, dal vicino Veneto, poi la gente di quel territorio d’origine a cui Umberto è sempre rimasto legato profondamente ed ancora messaggi di vicinanza da parte di chi lo ha conosciuto e non è potuto esserci sono arrivati da Carrara, Roma, Milano nei giorni precedenti.
Una giornata ricca d’interventi che in più occasioni han suscitato entusiasmo, commozione ma soprattutto ascolto, attenzione, in una sala gremita che per alcuni momenti sembrava non poter accogliere tutti costringendo più di qualcuno ad assieparsi sul ballatoio d’entrata.
Un programma che è cominciato con la proiezione di una parte delle interviste a Umberto sulla sua partecipazione alla rivoluzione sociale in Spagna, volontario della prima ora in soccorso ai compagni della CNT-FAI a Barcellona. Si è poi proseguito con la parte dedicata al lascito di libri, opuscoli e documenti della famiglia Tommasini (di cui parte dello stesso Umberto) e curata da Gianluigi Bettoli, storico locale, che si è soffermato sugli aspetti più importanti di questo fondo, ora parte della biblioteca civica di Vivaro come patrimonio culturale di assoluto valore. Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Anarcosindacalismo
Importanti novità dall’anarcosindacalismo spagnolo.
Presentazione dell’ICEA (in italiano)

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Marzo 17th, 2017 — Circolo Libertario E. Zapata
E’ con sincero cordoglio che abbiamo appreso la notizia della morte di Kanish Mvudisa ed esprimiamo la nostra più sentita vicinanza alla famiglia, ai suoi cari. Come anarchici abbiamo condiviso molte delle battaglie antirazziste assieme, dall’ottenimento del Centro Multietnico esede dell’associazione Immigrati di Via Piave ai percorsi di emancipazione dei migranti che lo hanno veduto sempre in prima linea, una presenza costante e determinata affinchè i pregiudizi e le discriminazioni in città, in regione e in Italia trovassero una cosciente opposizione di “fratelli” disposti alla solidarietà per un modo più giusto e libero.
Non possiamo che continuare verso questa strada nel comune immaginario di una patria che altro non può essere che il “mondo intero” di modo che il suo impegno sociale e la sua storia di clandestino, lavoratore, migrante, come molti dei nostri padri e nonni, trovino nel senso comune del nostro lottare la forza per continuare più determinati di prima.
Ciao Kanish!
Circolo Libertario E. Zapata, Iniziativa Libertaria – Pordenone
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Messaggero Veneto, 19/01/2011
Il Circolo Zapata ricorda Kanish Mvudisa
CORDOGLIO Anche il Circolo Libertario Zapata ha voluto ricordare la figura di Kanish Mvudisa, scomparso domenica scorsa per una grave malattia in Belgio, dove si era recato a trovare suo fratello. «Abbiamo condiviso molte delle battaglie antirazzista assieme – ha detto del vicepresidente dell’Associazione immigrati il circolo – dall’ottenimento del centro multietnico e sede dell’Assoimmigrati di via Piave ai percorsi di emancipazione dei migranti che lo hanno veduto sempre in prima linea. Non possiamo che continuare verso questa strada, nel comune immaginario di una patria che altro non può essere che il “mondo intero”».
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
E sabato tutti in piazza unità a Trieste per il presidio NOTAV
Dal Messaggero Veneto
19/01/11
Tav, spunta un viadotto di 650 metri
PALMANOVA. Sulla strada regionale 252 sorgerà un “cavalca-ferrovia”. Un tracciato lungo circa 650 metri, che comprende un ponte di 300. Un opera a grande impatto ambientale, dunque. Nuove preoccupazioni si affacciano sulla questione dei tracciati relativi delle opere di viabilità accessorie alla Tav: il Comitato di Tutela ambientale di Palmanova, tramite il portavoce Luigino Battistello, fa infatti sapere che, grazie all’opera di divulgazione delle informazioni attuata dal Comitato “No Tav” di Bagnaria Arsa, è riuscito a prendere visione dei contenuti del nuovo progetto preliminare della Tav nella Bassa Friulana.
«Per il nostro territorio – spiega il portavoce del Comitato locale – ci sono di nuovo cattive notizie: gli impatti prospettati da questo progetto sono veramente pesanti per il settore sud-ovest del nostro martoriato comune. È ricomparso un “cavalca-ferrovia” sulla strada regionale 252, la cosiddetta “Napoleonica”, il quale non è in asse con la statale stessa, ma crea una “variante” a forma di trapezio sul lato sud».
Per il Comitato questa soluzione progettuale è quasi incomprensibile. Prosegue infatti Battistello: «Questo cavalcavia, che oltrepassa la ferrovia, ottiene il risultato di creare curve sulla strada, consumare territorio, svalutare case e terreni presenti nella zona, peggiorare la qualità della vita agli abitanti del posto».
Il portavoce fa anche notare che sono molte le abitazioni, alcune anche di un certo pregio, presenti nelle adiacenze della ferrovia esistente, che rientrano nella fascia di vincolo urbanistico. Sono pertanto parecchi i cittadini interessati a capire ciò che questo comporta.
Il Comitato di Tutela ambientale di Palmanova invita i cittadini a prendere visione degli elaborati progettuali «che – aggiunge Battistello – speriamo possano essere disponibili in Municipio. Va infatti ricordato che ogni cittadino può presentare osservazioni, che serviranno da riferimento per gli indispensabili interventi dell’Amministrazione comunale, nei confronti dell’assessore regionale alle infrastrutture. La nostra speranza è quella di contribuire, anche come Comitato, alla correzione delle situazioni di sfregio ambientale».
Monica Del Mondo
19/01/11
Ma Cressati annuncia: si troverà una soluzione
PALMANOVA Il sindaco di Palmanova, Federico Cressati, si dice sereno circa la possibilità di trovare la soluzione progettuale migliore che consenta di risolvere le problematiche tecniche senza un eccessivo impatto ambientale. «Sabato 22 gennaio – affrema Cressati – sono stato convocato in Regione, assieme ad altri sindaci, proprio per parlare di Tav. L’assessore Riccardo Riccardi ha garantito più volte che quanto previsto dal protocollo firmato dai sindaci sarà quanto poi verrà progettato. Pertanto, per quanto riguarda il tracciato Tav, sono convinto che le scelte fatte a quel tempo (le meno impattanti possibile) saranno rispettate. Per quanto poi riguarda le opere di viabilità che saranno eseguite come conseguenza della realizzazione della linea ferroviaria, esse saranno oggetto di un’analisi accurata».
Cresatti non ha dubbi circa il fatto che, a prima vista, questo viadotto in corrispondenza della 252 sia «esagerato rispetto al volume di traffico e probabilmente molto impattante».
«Sono però opere – aggiunge – che possono essere riviste. Se ce ne sarà l’occasione e la possibilità, già all’incontro indetto per sabato, ne parlerò in Regione per rivedere quest’ipotesi progettuale. Altrimenti presenteremo nelle sedi competenti le nostre osservazioni scritte sulla questione».
Il sindaco ricorda che l’amministrazione comunale di Palmanova ha dimostrato di sostenere su questo territorio l’ammodernamento della viabilità ferroviaria e non solo, con le ovvie conseguenze. «Crediamo – conclude – che possano essere trovate soluzioni che concilino ammodernamento e sviluppo con la maggiore tutela possibile dell’ambiente. Sono quindi sereno circa il fatto che si possa trovare una soluzione alle problematiche sollevate dal Comitato». (m.d.m.)
18/01/11
Del Bello (Pd): demolire sotto ogni profilo il piano di alta velocità ferroviaria sul Carso
Monfalcone MONFALCONE. «Hanno ragioni da vendere le associazioni ambientalistiche quando affermano che lo stratagemma adottato da Rete ferroviaria italiana (Rfi) per cercare di sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto della Tav fra Venezia e Trieste è quello di suddividere il progetto preliminare prima in tre tronconi (Venezia-Portogruaro, Portogruaro-Ronchi, Ronchi-Trieste) e poi in ulteriori pezzettini locali, come quelli che sono stati consegnati ai Comuni di Monfalcone, Ronchi e Doberdò in una prima versione già nella primavera scorsa e poi in una seconda in parte riveduta con minori impatti nella zona di San Polo, lo scorso 21 dicembre. Lo scopo (puerile) è di concentrare l’attenzione degli enti locali sul pezzetto di linea che li riguarda, facendo così mancare una visione d’insieme, la quale è l’unica che possa prestarsi a un’autentica valutazione politica di ampio respiro».
È chiara la posizione del consigliere comunale e provinciale del Pd, Fabio Del Bello, sul progetto di alta velocità/alta capacità che è tornato di recente alla ribalta dopo essere stato presentato agli amministratori dei Comuni interessati: l’obiettivo per Del Bello dev’essere la cancellazione definitiva del progetto. Il consigliere ricorda che il progetto preliminare è noto da alcuni anni ed è approdato in molte qualificate aule consiliari fatta eccezione, almeno finora, per l’Isontino. Sinteticamente ricorda che negli anni 2009-2010 frequenti sono state le assemblee pubbliche nei comuni della Bassa friulana, «che perdurano tuttora con molta determinazione», dice, che esemplare è stata la condotta del Comune di San Dorligo che negli anni 2009 e 2010 ha condotto una battaglia risultata poi vincente per salvare la Val Rosandra dal percorso ferroviario in galleria e che nel giugno e nel settembre dello scorso anno i consigli comunali di Duino-Aurisina e Sgonico hanno esaminato con i tecnici di Rfi lo schema funzionale-configurazione finale dell’alta velocità/alta capacità Venezia-Trieste.
«Nel novembre 2010 la Commissione per la salvaguardia di Venezia (Regione Veneto, Provincia, Comune, Sovrintendenza, Genio civile, Magistrato delle acque e rappresentanti di ministeri e altre istituzioni) ha sonoramente bocciato il tracciato costiero lungo la gronda lagunare, definita «fascia di altissima fragilità e vulnerabilità e paesaggistica». Il Carso ipogeo, nelle sue peculiarità uniche – chiede il consigliere –, non è forse altrettanto meritevole di tutela da parte di isontini e triestini?». Evidenzia ancora che nello scorso biennio, nell’Isontino, l’iniziativa più rilevante era stata la presentazione del progetto in una pubblica assemblea a cura del Pd di Ronchi, a Selz, nel luglio 2010. In seguito alla presentazione del progetto agli iscritti nella sede del Pd di Monfalcone, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, ha annunciato per il 28 gennaio un’assemblea del Patto per lo sviluppo allargata sul tema e una seduta ad hoc del consiglio provinciale.
«Questa proposta, assieme alla decisa presa di posizione del sindaco di Doberdò, Paolo Vizintin, dovrebbe finalmente rilanciare il protagonismo politico-istituzionale degli enti locali isontini cui teoricamente, in virtù della antidemocratica Legge obiettivo, spetterebbe soltanto il compito di segnalare le cosiddette “interferenze” nel progetto. La seduta del consiglio provinciale dovrà invece costituire l’occasione per l’innesco di un grande movimento democratico-ambientale. L’obiettivo concreto – conclude – è liberarsi una volta per tutte del progetto dell’Alta velocità ferroviaria sul Carso demolendolo sotto ogni tipo di profilo».
Cristina Visintini
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo
Alta velocità, l elenco delle 66 case sensibili Ad Aurisina binari a 30 metri dagli edifici
di TIZIANA CARPINELLI
DUINO AURISINA La lunga striscia di terreni che saranno inghiottiti dall’Alta velocità si staglia vicino, anzi vicinissimo, alle abitazioni private. Case e piccoli condomini, rustici e villette, ma anche centri di cura come la Pineta del Carso, per un totale di 66 immobili, concentrati tutti nella frazione di Aurisina stazione.
Da ieri le schede di questi edifici “sensibili”, con le foto delle relative facciate, l’indirizzo preciso, lo stato di conservazione degli infissi e, soprattutto, le distanze che fisicamente li separano dalla futura infrastruttura di Rfi, sono pubblicamente visionabili: basta cliccare il sito web del Wwf del Friuli Venezia Giulia e procedere con la lettura della sezione documenti sulla home page. Spulciando nell’elenco, tratto dallo Studio di impatto ambientale, si scopre che la Tav sfreccerà a un tiro di schioppo da diverse residenze: emblematici i casi delle abitazioni ai civici 61, 46 e 58, situate a 30-60 metri dalla linea del tracciato. Per non parlare del ricovero della Pineta del Carso, che pur trovandosi a una distanza maggiore (tra 235 e 355 mt) vedrà sfrecciare i treni a 240-250 chilometri orari dai letti dei degenti.
Complessivamente i “ricettori sensibili” – così sono state definite le unità abitative poste a una distanza ravvicinata alla futura linea ad alta capacità e alta velocità Venezia-Trieste – concernono un migliaio di edifici tra San Canzian d’Isonzo e Duino Aurisina. Ma se il sindaco Giorgio Ret esclude che vi possano essere problematiche rilevanti, dato che «proprio lì, ad Aurisina, sarà realizzata una stazione e dunque i treni non arriveranno a velocità sostenuta poiché si dovranno fermare», diversamente può dirsi per gli ”effetti collaterali” associati ai cantieri e in particolare per lo stoccaggio dei materiali di scavo. «Ci è stato comunicato che dovranno transitare 400 camion al giorno – spiega il primo cittadino – ma Duino Aurisina non ha arterie in grado di sopportare una tale mole di traffico pesante e dunque la prima cosa che chiederemo sarà la movimentazione delle pietre via rotaia». Pena la paralisi della circolazione, pericolo tanto più tangibile d’estate, quando i flussi vanno regolarmente in tilt. «A preoccupare di più, però, è l’incognita sul prosieguo del tracciato da Aurisina a Divaccia», conclude Ret. Più critico Maurizio Rozza (Verdi): «Vogliamo garanzie precise relativamente ai rischi ventilati ancora nel 2003 dal geologo Franco Cucchi, ovvero la possibile contaminazione delle falde con i lubrificanti delle trivelle e l’eventuale occlusione dei corsi d’acqua secondari del Timavo, la cui portata sotterranea non è nota in tutti i suoi punti». Per quanto riguarda invece le abitazioni ”sensibili” Rozza osserva che «dovranno essere assicurate barriere e isolamenti tali da ridurre il più possibile l’impatto dell’infrastruttura sulla vita dei residenti».
Riccardi: «Coadiuveremo gli enti nell analisi del progetto Tav»
DUINO AURISINA «Sabato, dopo aver affrontato i termini progettuali e procedimentali, definiremo insieme con i Comuni e le Province i percorsi più utili a garantire la massima conoscenza del progetto e le più efficaci e costruttive forme di partecipazione al fine di consentire a tutti la presentazione delle osservazioni agli elaborati ricevuti dalla Regione».
Lo afferma l’assessore regionale alla Viabilità Riccardo Riccardi che dopodomani alle 11 ha convocato al Palazzo della Regione una riunione con i Comuni investiti della progettazione preliminare delle due tratte Portogruaro-Ronchi e Ronchi-Trieste della linea ferroviaria ad Alta capacità e Alta velocità. «L’incontro – così Riccardi – rappresenta il primo tavolo di lavoro tra le amministrazioni municipali e la Regione, che intende coadiuvare le realtà del territorio nella fase di analisi della documentazione tecnica. Come Regione, ci mettiamo dunque a disposizione delle istituzioni locali, confermando sin d’ora l’intenzione di promuovere altre riunioni con gli enti, accorpati per aree territoriali». Interverranno Dario Danese, direttore regionale per le Infrastrutture e mobilità, che chiarirà gli aspetti procedurali e i responsabili di Rfi, per illustrare i progetti preliminari.
Intanto domani la Seconda commissione consiliare permanente di Duino Aurisina presenterà, dopo l’analisi del progetto, le sue osservazioni. Che verteranno principalmente sulla salvaguardia del territorio e sul coinvolgimento del Comune. «Altre osservazioni – aggiunge il presidente della commissione Fabio Eramo – concerneranno elementi correttivi, come lo spostamento di un campo logistico». Il documento sarà unitario, dunque condiviso con l’opposizione. (t.c.)
Lettera di Paviotti: a Regione e Provincia: «Stop alle procedure»
“Sospendete la procedura della Tav». É l’appello contenuto nella lettera inviata ieri dal sindaco di Cervignano, Pietro Paviotti, a Italferr, Regione e Provincia. «Resto favorevole al tracciato – puntualizza – ma il protocollo Sonego non è stato rispettato. Dovevano inviare il preliminare prima che iniziassero i termini, per studiarlo insieme ai tecnici comunali. Invece è stato depositato il 29 dicembre, e ora abbiamo 60 giorni di tempo solo per individuare eventuali interferenze, come ad esempio il passaggio di una linea del gas. A quel punto il Cipe ha 30 giorni per approvare il progetto. Si chiede dunque la sospensione della procedura – riprende Paviotti -, considerando che non si tiene in conto degli impegni assunti in precedenza, che non si è proseguito nel lavoro di progettazione condivisa e che l’elaborato inviatoci è frutto del lavoro svolo in solitudine da Italfer». Anche perché, sempre secondo il primo cittadino, nel preliminare non ci sarebbe neanche l’ombra delle mitigazioni ambientali stabilite nel 2008: «Dalla lettura del progetto – recita la lettera – che è complesso, non si è trovata risposta adeguata a nessuna delle opere di mitigazione descritte nell’allegato “C” del protocollo di intesa. Nulla si chiede sui tracciati, le scelte progettuali, le mitigazioni previste o quant’altro un’opera di così grande rilievo certamente richiederebbe». (el.pl.)
Mille case e un ospedale a ridosso della Tav
di FABIO MALACREA
Saranno almeno cinquemila le persone, nei comuni del Monfalconese, che dovranno convivere da molto vicino con i treni che sfrecceranno a oltre 200 chilometri l’ora sulla futura linea ferroviaria ad alta capacità e ad alta velocità Venezia-Trieste. La maggior parte a 150 metri di distanza, alcune addirittura a meno di dieci. È la realtà che emerge dalla mappa messa a punto dal Wwf del Friuli Venezia Giulia, che ha inserito sul suo sito internet (www.wwf.it/friuliveneziagiulia) le schede di tutti gli edifici – case e piccoli condomìni, rustici, villette e perfino un ospedale, quello monfalconese di San Polo – per un totale di un migliaio di stabili (995) tra Monfalcone (360), Ronchi (290), San Canzian d’Isonzo (253), Turriaco (10), Staranzano (8), Doberdò (8) e Duino-Aurisina (66). Sono i cosiddetti ”ricettori sensibili”, edifici posti cioè a una distanza ravvicinata al tracciato della futura Tav Trieste-Venezia.
Alcune situazioni, andando a spulciare nello Studio di impatto ambientale, rischiano di diventare paradossali, visto che la Tav, nel tratto monfalconese, sfreccerà a un tiro di schioppo da numerose abitazioni. Ci sono dei casi estremi come un’abitazione in località Sablici, vicino a Doberdò, posta a 15 metri dalla ferrovia o una di via San Polo, a Monfalcone, che si trova a soli tre metri dai binari. Ma casi emblematici si verificheranno anche in via Rebez e di via Roma a Pieris, dove molte case si trovano a meno di 40 metri dalla linea, come pure nel rione di San Vito a Ronchi dove delle gradevoli villette vedranno i convogli della Tav sfrecciare a una distanza di 35 metri. E l’ospedale di San Polo? Già ora si trova a 250 metri dalla linea ferroviaria, sia pure ”protetto” da un boschetto. Ma c’è da chiedersi se la scomoda vicinanza risulterà sopportabile per i degenti e per le attrezzature quando su quei binari transiderà un treno superveloce. Senza contare la situazione di Duino Aurisina dove la striscia di terreni su cui passerà l’Alta velocità è pure vicinissima alle abitazioni private: case, condomini, ma anche un centro di cura come la Pineta del Carso, per un totale di 66 immobili, tutti nella frazione di Aurisina stazione.
Il Wwf ha fatto un lavoro certosino, inserendo le schede di tutti i 995 edifici sensibili del Monfalconese, con tanto di foto delle facciate, indirizzi, stati di conservazione e, soprattutto, distanze dalla futura Tav, sul suo sito, in home page e nella sezione documenti. Il Wwf invita tutti i cittadini coinvolti a prenderne visione e a produrre osservazioni ai Ministeri competenti (Ambiente e Beni culturali) e alla Regione: entro il 20 febbraio (tratta Ronchi-Trieste) ed entro il 28 febbraio (Portogruaro-Ronchi).
«L impatto sul territorio resta grave»
Il progetto dell’Alta velocità-Alta capacità ferroviaria nel tratto Ronchi-Trieste è migliorato rispetto le ipotesi precedenti, ma gli impatti rischiano di essere ancora molto pesanti per l’ambiente carsico monfalconese e triestino. A ribadirlo è Legambiente, che pure prende atto della riduzione della velocità di percorrenza dei convogli a 200 chilometri orari, in grado di utilizzare le linee elettriche esistenti e ridurre le fasce di rispetto e quindi di uso del territorio. Il percorso Ronchi-Trieste prevede una riduzione dei tratti in galleria, ma il rischio di incrociare cavità carsiche rimane lo stesso, e non si può dire che, dal punto di vista paesaggistico, il ricorso a viadotti sia meno impattante. «Il Carso sarebbe in ogni caso martoriato dalle infrastrutture», sostiene l’associazione. Legambiente riconosce, però, come siano previsti interventi sulle linee esistenti, affrontando la sistemazione di alcune criticità che attualmente rendono problematico e poco efficiente il percorso.
«La riorganizzazione dello svincolo di San Polo – afferma l’associazione -, pur con difficoltà legate alla complessità dello snodo, è condivisibile, come pure il potenziamento della linea dal bivio di San Polo ad Aurisina». Rimangono comunque tutte le perplessità sullo sviluppo del polo intermodale, sulla fermata all’aeroporto, sul destino delle stazioni ferroviarie di Ronchi Nord e Monfalcone. L’associazione promuove invece la riorganizzazione e il potenziamento della linea esistente, ma boccia «pesanti e inutili interventi che, in assenza di finanziamenti, di un calcolo indipendente su costi e benefici, di tempi di realizzazione che vanno molto al di la di una ragionevole strategia di pianificazione, sono al di fuori di qualsiasi prospettiva di sviluppo». Legambiente chiede quindi alla Regione di rendere subito accessibile al pubblico sul suo sito almeno la documentazione essenziale e, nel frattempo, dà il buon esempio pubblicando sul sito regionale (http://www.legambiente.fvg.it/) e sul sito del circolo di Trieste (http://www.legambientetrieste.it/) il tracciato della tratta Ronchi-Trieste e la sintesi non tecnica dello Studio di impatto ambientale.
Messaggero Veneto
Tav, Cervignano chiede uno stop: «Il progetto non rispecchia gli accordi»
CERVIGNANO. La Tav continua a far discutere. Il sindaco di Cervignano ha inviato una lettera all’Italferr, alla Regione e alla Provincia per rendere noto che il comune di Cervignano, pur ribadendo la sua posizione favorevole in merito all’utilità del potenziamento della ferrovia con la realizzazione di una linea ad alta velocità, rileva come la procedura seguita per la progettazione preliminare non tenga in considerazione gli impegni assunti in precedenza. «In particolare – spiega Paviotti – non si è proseguito nel lavoro di progettazione condivisa e l’elaborato che ci è stato inviato qualche settimana fa è frutto del lavoro svolto in solitudine da Italferr. Inoltre non si è tenuto conto degli impegni presi per ridurre i danni ambientali. Per questo motivo chiedo la sospensione della procedura».
Afferma il primo cittadino di Cervignano: «Ci è stato comunicato che il progetto è stato presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per essere sottoposto all’approvazione del Comitato per la programmazione economica che potrebbe approvarlo in tempi brevi. In merito al tema del potenziamento della ferrovia, questa amministrazione intende rammentare come, a seguito di un lungo lavoro svolto nel 2007 e 2008, sia stato possibile arrivare alla stesura di un protocollo di intesa firmato da 14 sindaci su 16 comuni interessati dal passaggio della nuova infrastruttura nel tratto compreso tra i fiumi Tagliamento e Isonzo».
Paviotti sottolinea che il protocollo in questione non si limitava ad individuare il tracciato ritenuto migliore per attraversare il territorio ma indicava l’impegno a proseguire un lavoro di progettazione concertata e condivisa con l’affiancamento di tecnici di fiducia indicati dai Comuni e dalla Provincia. «Lo stesso protocollo – aggiunge il sindaco cervignanese – si componeva di un allegato nel quale venivano stabilite alcune azioni di mitigazione ambientale che venivano indicate in particolare per il tratto che passerà nel territorio di Cervignano. La lettura del progetto è complessa e qualcosa potrebbe esserci sfuggito ma non abbiamo trovato risposta adeguata a nessuna delle opere descritte nell’allegato del protocollo di intesa. Non abbiamo rilevato la presenza di un tunnel trasparente su tutto il viadotto e neppure la presenza di barriere antirumore nell’impianto di stazione né interventi di mitigazione delle sollecitazioni verticali. E ancora non è stato inserita la realizzazione di un viadotto a Scodovacca e neppure l’eliminazione del cavalcavia sulla strada regionale 14. Infine manca la realizzazione di una pista ciclabile tra gli abitati di Scodovacca e Cervignano in via Chiozza».
Conclude il sindaco di Cervignano: «Chiediamo la sospensione della procedura per dar modo alle amministrazioni locali di valutare la proposta anche con l’ausilio di alcuni tecnici di fiducia. Rimaniamo a disposizione qualora gli organi competenti decidano di organizzare un incontro per definire soluzioni progettuali che tengano conto degli impegni assunti».
Elisa Michellut
Tav Venezia-Trieste, vertice tra Regione e Comuni
DINE. Vertice sul tracciato della Tav in Friuli Venezia Giulia, sabato nel palazzo della Regione a Trieste tra l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti, Riccardo Riccardi, e tutti gli amministratori dei comuni e delle Province della regione interessati dalla progettazione preliminare delle due tratte Portogruaro- Ronchi dei Legionari e Ronchi- Trieste, della linea ferroviaria Alta capacità- Alta velocità riguardante la «parte regionale del Progetto prioritario 6 dell’Unione Europea dalla Francia verso Slovenia, Ungheria e il confine magiaro-ucraino». «Sabato – ribadisce Riccardi – dopo aver affrontato i termini progettuali e procedimentali, definiremo insieme con i Comuni e le Province i percorsi più utili a garantire la massima conoscenza del progetto e le più efficaci e costruttive forme di partecipazione al fine di consentire a tutti la presentazione delle osservazioni agli elaborati ricevuti dalla Regione». Intanto i Comitato No Tav Fvg, annunciano la loro presenza in piazza Unità d’Italia a Trieste, per un “Presidio simbolico”.
I Comitati No Tav Fvg, sottolineano che la documentazione di Studio di Impatto ambientale non è ancora pervenuta ai comuni, ricordando che da sabato mancheranno 38 giorni alla scadenza per la presentazione di eventuali “Osservazioni” da parte dei cittadini, affermando inoltre che in questi giorni a spiegare informare alla popolazione il progetto, sono stati solo i comitati attraverso l’indizione di assemblee pubbliche. «Forse tutta questa fretta – affermano – è dovuta alla presentazione del progetto preliminare entro il 31 dicembre 2010, pena la restituzione di 2,5 milioni di euro alla Comunità Europea già ricevuti come anticipo». Riccardi, rilancia al mittente queste accuse, sostenendo che, «dopo la presentazione delle ipotesi progettuali preliminari da parte di Rete ferroviaria italiana lo scorso dicembre, l’incontro di sabato rappresenta il primo Tavolo di lavoro tra le amministrazioni municipali e la Regione, che intende coadiuvare le realtà del territorio, Comuni e Province, nella fase di analisi della rilevante documentazione tecnica. Restiamo a disposizione di ogni Ente o sitituzione per un confronto al fine di ottenere la massima condivisione possibile su questa opera strategica per la nostra Regione». Nel corso della riunione di sabato interverranno il direttore regionale per le Infrastrutture e Mobilità, Dario Danese, che parlerà delle procedure previste dalla cosiddetta Legge Obiettivo, e i responsabili di Rfi, per illustrare i progetti preliminari della linea Tav.
Francesca Artico
«Tutti i documenti sono consultabili sul sito comunale»
Bragato RONCHI. E’ in fase di pubblicazione ed è consultabile on line sul sito del Comune (www.comuneronchi.it/Urbanistica-e-Pianificazione) la documentazione relativa al Piano di rischio aeroportuale, compreso nel nuovo piano regolatore. «È consultabile, sempre on line e sul medesimo sito comunale, anche tutta la documentazione depositata da Italferr/Rfi Spa sul progetto preliminare per l’Alta velocità/Alta capacità e adeguamento bivio San Polo”, ricorda l’assessore Sara Bragato, che invita i cittadini interessati a prendere visione di documenti e atti attraverso questo canale, oppure rivolgendosi direttamente agli uffici comunali.
«Questo – aggiunge – anche in risposta agli appunti mossi da alcuni consiglieri di opposizione e comitati. Mi rendo conto che, trattandosi di tavole tecniche, la lettura non potrà essere per tutti agevole. Gli uffici comunali e l’amministrazione a loro volta stanno analizzando puntualmente tutta la documentazione per essere in grado di segnalare a Italferr eventuali interferenze non rilevate in fase progettuale. I tempi concessi dalla legge sono piuttosto ristretti, ma cercheremo di organizzare quanto prima un’assemblea pubblica anche su questo tema, anche in collaborazione con gli altri Comuni coinvolti a livello mandamentale».
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Da Il Piccolo del 20/01/11
Il Cie non si svuoterà durante la ristrutturazione
GRADISCA Il Cie di Gradisca non sarà completamente svuotato durante i lavori di messa in sicurezza. Lo confermano fonti vicine alla Prefettura di Gorizia: nella struttura per immigrati, i cui lavori di ristrutturazione inizieranno a giorni, gli interventi verranno eseguiti a piccoli lotti riducendo la capienza a seconda delle esigenze. Ma una chiusura del Cie a quanto pare non è minimamente in discussione. Per primi saranno eseguiti i lavori di potenziamento della recinzione esterna e dell’impiantistica. L’intervento è stato affidato per un importo di 1 milione 641 mila euro alla Easylight di San Michele al Tagliamento, che dovrebbe completarlo in sei mesi. Particolarmente attesi gli interventi che condurranno alla collocazione di dispositivi di videosorveglianza e dei sistemi antifuga a infrarossi all’interno del centro di identificazione. Niente offendicula, invece: le sezioni ricurve bocciate dalla commissione De Mistura nel 2007 rimangono “non consentiti” dalla commissione etica. Si procederà dunque al solo innalzamento della recinzione e al suo rivestimento in plexiglass, così come era stato richiesto a gran voce anche dai sindacati di polizia, in modo da togliere ad eventuali fuggitivi ogni possibile appiglio. Non ci sono ancora offerte ufficiali, invece, per la nuova gestione del Cie e e del Cara di Gradisca. Ma l’interessamento di alcuni soggetti, che hanno richiesto di effettuare un sopralluogo nelle due strutture isontine per immigrati, è concreto. Fra queste, in ogni caso, almeno per ora non vi sono nè l’attuale gestore Connecting People nè il primo ente titolare dei servizi interni del centro di identificazione, la coop goriziana Minerva. Ad ogni modo la loro partecipazione al bando di gara appare molto probabile. Potrebbe dunque rinnovarsi il duello che nel 2008 si concluse fra i veleni e con importanti strascichi in tribunale. La gestione della coop siciliana Connecting People sarà certamente prorogata sino al 28 febbraio del 2011. Il servizio sarà aggiudicato all’impresa che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dalla sommatoria della valutazione relativa all’offerta tecnica e alla convenienza economica. L’importo complessivo di 15 milioni di euro sino al 2014 – 5 milioni l’anno, dunque – tiene conto della media dei costi di gestione delle due strutture negli ultimi tre anni, ed è determinato – si legge nel bando – «dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi e dell’esecuzione della manutenzione ordinaria, rapportato alla capienza del Centro di identificazione ed espulsione e del Centro richiedenti asilo (rispettivamente 248 e 138 posti ndr) moltiplicato per trentasei mensilità». (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
IL PICCOLO – SABATO, 22 GENNAIO 2011
MOZIONE BIPARTISAN IN CONSIGLIO COMUNALE
Alta velocità, i paletti di Duino-Aurisina
di TIZIANA CARPINELLI
DUINO AURISINA. I primi paletti, il Comune di Duino Aurisina, li ha già piantati. Con una mozione condivisa da maggioranza e opposizione, ieri mattina l’amministrazione Ret ha emanato cinque linee guida che dovranno essere adottate nell’analisi e nelle valutazioni dei progetti infrastrutturali dell’Alta velocità. In particolare, l’espressione di un giudizio positivo sull’opera che interesserà il territorio dovrà essere «preliminarmente subordinata a una disamina del livello di trasparenza e partecipazione garantito in tutte le fasi dell’iter». I cittadini, insomma, dovranno essere messi in grado di conoscere benefici, impatti e rischi dell’opera. «Abbiamo preteso – così il consigliere dei Verdi Maurizio Rozza – che agli staff tecnici che provvederanno alla progettazione delle opere siano affiancati esperti designati dalle associazioni speleologiche e di protezione ambientale nominati dal nostro Comune, pena la pronuncia negativa sul progetto». Gli interventi, inoltre, non dovranno impattare negativamente sui centri abitati: sia nella fase di realizzazione che in quella di esercizio vanno «messe in atto tutte le tecnologie più moderne per la loro minimizzazione». L’amministrazione, come ha osservato il presidente della seconda commissione consiliare Fabio Eramo, ha chiesto inoltre che «cantieri e strutture di servizio siano collocate in modo da non interferire sugli abitati e sulle aree di pregio storico, culturale ed ambientale». Escluso che trasporto e stoccaggio dei materiali di scavo aggravino il traffico su gomma: bandito lo spargimento di polveri nelle aree abitate. «Né le opere dovranno provocare l’ulteriore frammentazione del territorio», conclude Eramo. Sono previste altresì forme di tutela delle acque e degli habitat e delle specie di interesse regionale, nazionale e comunitario. La Regione apre le consultazioni sulla Tav «Ma non subiremo i diktat degli estremisti»
La Regione apre le consultazioni sulla Tav
«Ma non subiremo i diktat degli estremisti»
di MARCO BALLICO
TRIESTE «A metà tra il diritto e il dovere», premette Riccardo Riccardi. Alla vigilia del confronto con 29 amministratori sulla Tav Ronchi-Trieste, questa mattina in Regione, l’assessore alle Infrastrutture gioca d’anticipo. E spiega l’approccio a una vicenda «difficile e delicata». Da una parte il diritto degli enti locali «di veder tutelato il territorio». Ma dall’altra il dovere «di realizzare un’opera su cui la Regione, oggi e ieri, non ha mai avuto dubbi». E dunque, «no agli estremismi».
Sul tavolo, a Udine, Riccardi ha l’articolo del ”Piccolo” che riferisce dell’incontro a Jamiano in cui, presenti Giorgio Brandolin e Franco Brussa, il Pd afferma: l’alta velocità ferroviaria si fermi a Ronchi. L’assessore cita ripetutamente quelle righe: «Se qualcuno ha cambiato idea perché vuole difendere i suoi voti locali e si disinteressa dell’interesse generale, abbia il coraggio di dirlo». E aggiunge: «Non credo che i cittadini approvino il futuro di una regione a rischio emarginazione».
Il problema, dunque, promossa anche «buona parte del lavoro di Lodovico Sonego», non è «se» fare la Tav, ma «come» farla. Di qui, in attesa del confronto di stamattina con le Province di Trieste, Gorizia e Udine e 26 sindaci, il messaggio di Riccardi: «Lavoreremo con la massima trasparenza e per la partecipazione dei soggetti interessati, ma non possiamo immaginare di andare allo scontro se, dall’altra parte, le istituzioni verranno considerate nemiche. Deve in sostanza essere chiaro che è la Regione a esprimere un parere. Regione che si però fa garante di saper riconoscere, nel confronto con l’ente locale, la sintesi di ciò che pensano i cittadini». Tutto questo, insiste l’assessore, per evitare l’imposizione statale di un commissario «che segnerebbe la sconfitta di tutti».
L’assessore sostiene la soluzione di un procedimento per parti: «È giusto che ci sia una visione completa del progetto nella sua analisi d’impatto, ma è anche ragionevole immaginare che alcuni nodi critici possano essere realizzati in tempi diversi». Sul tavolo anche il tema dei tempi. La Regione, assicura Riccardi, «non porrà fretta ai sindaci, darà anzi tutto il tempo che serve perché possano esprimere un parere mirato». Nessuna previsione, perciò, su quando la delibera Tav approderà in giunta.
Stamattina, un’ora prima dell’incontro Regione-enti locali, il comitato No-tav di Trieste e del Carso, organizzerà intanto un presidio informativo. Non mancheranno vari altri comitati. Riccardi ha un messaggio anche per loro: «Non saremo fiancheggiatori di Attila ma nemmeno vivremo nel castello fatato di Alice nel paese delle meraviglie. Il nostro obiettivo sarà di cercare il massimo consenso possibile e di tenere il considerazione il dissenso, emarginando però gli estremismi di chi dice che quest’opera non si deve fare».
I ritardi del Veneto? «Superiori ai nostri». I dubbi sul tracciato costiero? «Non mi permetto di dire all’amico Chisso ciò che deve fare. Quando si realizzano opere di questo genere in zone in buona parte urbanizzate, l’impatto c’è comunque. Ma la questione chiave è quella dei costi rispetto ai benefici: questo territorio sotto le Alpi vuole restare in Europa oppure no?».
Chisso: «Il tracciato veneto va rivisto»
L’assessore critica il progetto Rfi: «Serve una stazione intermedia»
di ALESSANDRA CARINI
VENEZIA Sembra una vicenda carsica quella dell’alta velocità tra Mestre e Trieste e non solo perché, per farla, bisognerà bucare anche il Carso. In prossimità di scadenze ravvicinate, come quella che al 31 dicembre appena passato ha fatto sì che fosse consegnato un progetto e si evitasse di perdere un finanziamento di un miliardo e mezzo dell’Europa, c’è stato un fiorire di polemiche. Adesso chissà quanto tempo passerà prima che ci si rimetta mano. Sull’altro tratto da costruire in Veneto, quello tra Padova e Verona, ben più urgente, si va avanti così da anni. E lo scetticismo è alimentato da chi ritiene che non ci siano conti e indagini che ne giustifichino la necessità. Renato Chisso, assessore veneto alla Mobilità, ha davanti a sé la pila di carte con il tracciato della linea alta velocità Mestre-Trieste: «Bene. Da adesso in poi si comincia a discutere e a stabilire costi e benefici».
Ma c’è ma nessuno che abbia fatto una ricerca di questo genere sull’alta velocità Venezia-Trieste?
No. Adesso che abbiamo il tracciato vedremo e valuteremo con le amministrazioni locali. Ma sulla necessità del quadruplicamento della linea non ci sono dubbi.
Eppure, anche dalle carte delle Ferrovie, c’è ampio spazio per fare correre altri treni sulla linea attuale.
Non mi risulta. Sulla linea corrono 220 treni al giorno e la capacità è di 250. Quindi se dobbiamo pensare ai prossimi anni, alla necessità di trasferire una maggiore quantità di merci su ferro, e all’opportunità di completare il Corridoio 5, il raddoppio dei binari è necessario, a meno che non vogliamo discutere di costruire la quarta o la quinta corsia dell’autostrada.
Ma quanti treni veloci ci correranno?
Due o tre coppie al giorno. Il resto serve per il traffico normale e quello merci.
C’è chi sostiene che per le merci c’è molta capacità inutilizzata. Le stesse ferrovie sostengono che, finchè ci saranno agevolazioni al trasporto gomma, sul ferro non andrà neanche una tonnellata di merci in più. C’è chi dice che ci sono corridoi alternativi per far viaggiare le merci…
Il raddoppio della ferrovia serve nei prossimi decenni e lo spostare merci dalla strada al ferro è un obbiettivo che prima o poi dovremo raggiungere. I Corridoi alternativi possono anche andare bene, ma non possono essere un’alternativa se saltano Venezia. Quanto alla gestione cargo delle Ferrovie dei cargo mi rendo conto che è fallimentare. Al Brennero, dove c’è una gestione con i privati, funziona. E poi stiamo facendo la società con le Fs.
Doveva essere già fatta nel 2010.
La stiamo completando.
Ma perché è stato scelto il tracciato basso?
Non c’erano alternative. L’affiancamento alla linea storica avrebbe portato all’abbattimento di migliaia di case. Il percorso vicino all’autostrada è stato scartato a suo tempo, d’intesa con l’assessore Riccardo Riccardi, perché avrebbe bloccato i lavori della terza corsia: non si sapeva chi avrebbe potuto pagare il costo dei lavori aggiuntivi per costruire i cavalcavia. E inoltre, per quanto riguarda il Veneto, la linea avrebbe traversato tutta la Regione senza lasciare nulla al territorio.
Che cosa vuol dire non lasciar nulla al territorio?
Vuol dire passare senza fermarsi e senza dare la possibilità che un’opera ”storica” come questa possa servire anche per altri scopi che far passare treni veloci.
Ma se ci corrono treni veloci a che servono le fermate? Tanto più sulle spiagge che utilizzerebbero la linea due mesi l’anno?
Ma io non voglio far fermare l’alta velocità sulle spiagge come forse qualcuno vuol fare intendere. Penso solo che, con il raddoppio dei binari, a partire da Mestre, si può far correre una sorta di anello ferroviario che serva le spiagge e il territorio e finisca per intercettare Portogruaro che è un grande Interporto.
Ma il tracciato che ha presentato Rfi va incontro a quest’ipotesi?
No, non ha stazioni intermedie. Ed è per questo che, secondo me, non va bene e va discusso.
È la sola cosa che non va?
Mah, ce ne possono essere altre: ci sono valutazioni ambientali da fare sull’altezza che viene prevista nell’attraversamento di alcune zone. C’è una lunga curva all’inizio del tracciato, dopo Mestre, della quale non si spiega la ragione. Insomma è un’ipotesi di lavoro che va analizzata e discussa e sulla quale, alla fine, si dovranno pronunciare gli enti locali e la Regione che prenderà la decisione finale. Non c’è fretta. Abbiamo tempo per fare le cose per bene.
Già il tempo. Che senso ha mettersi a discutere di un tracciato quando l’altra linea, ben più urgente, tra Venezia e Milano è ancora, in Veneto, in mente dei?
Sulla Verona Vicenza Padova il progetto preliminare c’è ed è approvato. Il problema adesso è chi sviluppa quello definitivo perché, al contrario di quel è accaduto in Lombardia, il General Contractor non ha perfezionato il subentro e ha chiesto di incassare le penali.
Ma la Lombardia è andata avanti, con i progetti e finanziamenti da parte del governo, mentre il Veneto è fermo da anni. Sembra che qui la Regione non abbia dedicato molte energie a trovare soluzioni…
Non è vero. La colpa dei ritardi è dell’altalena dei governi e delle soluzioni proposte tra chi voleva i General Contractor, sostanzialmente i governi Berlusconi, e chi diceva che doveva essere Rfi a farlo. Nel 2009 abbiamo chiesto al Cipe l’affidamento definitivo del progetto a Rfi e adesso aspettiamo.
Ma resta il nodo di Vicenza.
Sì, la questione del passaggio di Vicenza deve essere risolta anche se si può andare avanti lo stesso a costruire i binari.
Tempi? Soldi?
Stiamo andando avanti. Quanto ai soldi, finanziamenti per la costruzione per ora non ce ne sono.
Dal Messaggero Veneto del 22/01/01
Tav, i Comitati dicono no ai commissari comunali all incontro in Regione
TORVISCOSA. I Comitati No Tav Fvg allertano i cittadini della Bassa Friulana per il “Presidio simbolico” che si terrà oggi in Piazza Unità a Trieste, in occasione dell’incontro tra l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi e i sindaci interessati alla Tav.
Per quanto riguarda la Bassa Friulana, i comitati evidenziano un particolare curioso, ovvero che alcuni sindaci sono in scadenza di mandato (Bagnaria Arsa, Villa Vicentina e Ruda) e i comuni di Porpetto e Torviscosa saranno rappresentati dai commissari.
«Anche se questi ultimi sapranno essere funzionari responsabili e competenti degni del massimo rispetto – afferma il portavoce dei No Tav, Giancarlo Pastorutti -, avranno comunque una sensibilità diversa da chi è legato al territorio in cui vive e non potranno rappresentare l’espressione del voto popolare. Nel comune di Porpetto infatti l’allora sindaco Cecilia Schiff non aveva firmato il Protocollo d’Intesa Sonego, opponendosi fermamente allo stesso Protocollo, e difendendo il territorio che rappresentava. L’espressione del commissario potrà quindi non essere rappresentativa di ciò che era avvenuto nel 2008 Si possono inoltre immaginare le difficoltà che dovrà affrontare il neo commissario di Torviscosa che verrà immerso in numerose problematiche riguardanti la Tav. A Torviscosa- continua Pastorutti- si prevedono 10 cantieri che occuperanno 205 mila mq. del territorio comunale, senza dimenticare il traffico delle migliaia di automezzi dovuti alla cantierizzazione dell’opera che prevede l’attraversamento della Tav a nord di Torviscosa (trequarti in viadotto e un quarto in rilevato a diversi metri di altezza e in prossimità di Arsa e Chiarmacis) e la variante della San Giorgio – Palmanova con l’accesso a nord dello scalo». (f.a.)
Riccardi: Tav strategica per il Fvg Parte il confronto con i Comuni
di PAOLO MOSANGHINI
UDINE. La Tav Venezia-Trieste è un’opera strategica per la centralità logistica del Friuli Venezia Giulia. È un’infrastruttura che va fatta, cercando il dialogo tra i Comuni e la Regione, con l’impegno di evitare gli estremismi. Comincia oggi il confronto con le istituzioni. «Di fronte a scelte strategiche dalle quali deriva il futuro della nostra regione le decisioni non sono facili, ma da parte di tutti ci sono diritti e doveri», avverte l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi.
L’assessore sottolinea che di fronte al dovere di realizzare un’opera fondamentale per la modernizzazione, vanno senza dubbio garantiti anche i diritti. E oggi comincia dunque il confronto. Nel Palazzo della Regione a Trieste (alle 11) si terrà la riunione con tutti i Comuni del Friuli Venezia Giulia interessati dalla progettazione preliminare delle due tratte Portogruaro-Ronchi dei Legionari e Ronchi-Trieste della linea ferroviaria ad Alta capacità/Alta velocità parte regionale del Progetto prioritario 6 della Ue dalla Francia verso la Slovenia, l’Ungheria e il confine magiaro-ucraino.
«Dopo aver affrontato i termini progettuali e procedimentali, definiremo insieme con i Comuni e le Province i percorsi più utili a garantire la massima conoscenza del progetto e le più efficaci e costruttive forme di partecipazione al fine di consentire a tutti la presentazione delle osservazioni agli elaborati ricevuti dalla Regione». Dopo la presentazione delle ipotesi progettuali preliminari da parte di Rete ferroviaria italiana/Rfi, in dicembre, «l’incontro di oggi rappresenta – sottolinea l’assessore Riccardi – il primo Tavolo di lavoro tra le amministrazioni municipali e la Regione, che intende coadiuvare le realtà del territorio, dei Comuni e delle Province, nella fase di analisi della rilevante documentazione tecnica». «Come Regione, ci mettiamo dunque a disposizione delle istituzioni locali, confermando sin d’ora l’intenzione di promuovere altre riunioni con i Comuni, accorpati per aree territoriali», conferma Riccardi.
L’assessore ribadisce l’importanza di «mettere in campo tutti gli sforzi possibili, all’interno di una dialettica costruttiva, per far sì che la Regione non resti emarginata dall’Europa». Centrodestra e centrosinistra hanno sostenuto l’opera, e infatti Riccardi riconosce all’ex assessore Sonego di aver avviato l’iter di un’infrastruttura che riguarda 29 amministrazioni e che costerà complessivamente 7 miliardi di euro.
«Ci prenderemo tutto il tempo possibile per fare le necessarie valutazioni assieme alle amministrazioni comunali, tenendo conto anche che la Regione Veneto rispetto a noi è in ritardo», sono ancora le parole di Riccardi. Il quale ribadisce: «Non voglio un approccio compiacente, condivido le preoccupazioni degli enti locali, non vorrei ci fosse qualche testacoda da parte dei Comuni. Ma non porterò la delibera in giunta prima che il percorso sia completato», aggiunge l’assessore.
Nel corso della riunione di oggi interverranno il direttore regionale per le Infrastrutture e la Mobilità Dario Danese che parlerà delle procedure previste dalla cosiddetta Legge Obiettivo (la legge nazionale 443 del 2001) e dal decreto legislativo 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici), e i responsabili di Rfi, per illustrare i progetti preliminari della linea.