Marzo 17th, 2017 — Noi
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Tutti d’accordo. tutti perplessi. I Sindaci obbediscono ad ordini consociativi di scuderia, ma oramai le contraddizioni sono sempre più eclatanti e rappresentano i punti di appoggio sui quali fare leva per tentare di scardinare l’opera. Qui di seguito pubblichiamo il video, elaborato dai Comitati No Tav, che contiene fondamentali elementi per capire come il sistema lavori imbrogliando perfino se stesso.
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Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Sfidando un freddo glaciale e una bora che soffiava a oltre 100km orari, oltre una trentina di NOTAV provenienti da varie province ha manifestato sotto il palazzo della regione dove si svolgeva l’incontro fra Riccardi e i sindaci. Sono state ribadite le ragione della nostra opposizione a ogni progetto di TAV/TAC. Nelle prossime settimane proseguiranno le inizative informative in numerose zone.

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Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Messaggero Veneto
Alta velocità: si consultano speleologi
MONFALCONE. Potrebbe svolgersi il prossimo 9 febbraio l’incontro, promosso dalla presidente della Commissione tutela della salute, Barbara Zilli, con i rappresentanti delle associazioni speleologiche del Monfalconese. Incontro che avrà quale tema importantissimo il progetto di Alta velocità/Alta capacità, la linea ferroviaria che passerà per il territorio monfalconese con un fortissimo impatto sul territorio.
«Anche se le decisioni sul corridoio 5 – Tav vengono prese ben più alto, i consigli comunali dovrebbero essere chiamati a esprimersi sull’impatto del progetto. Visto il progetto faraonico dal punto di vista sia del costo sia dell’impatto sul territorio, è necessario acquisire più elementi possibile per dare un parere che dev’essere la risposta alla domanda», dice Zilli, domandano che si voglia avere «un territorio completamente cementificato e industrializzato, però potenzialmente strategico nell’economia internazionale che porterebbe beneficii economici anche in termini di opportunità di lavoro oppure un territorio vivibile e cerchiamo piuttosto di valorizzare il paesaggio naturale investendo sulle peculiarità, quali Carso e mare, che lo distinguono».
Evidenzia come in questa decisione cozzino l’accusa di essere miopi e di non volere lo sviluppo economico del territorio, da una parte, con la consapevolezza di deturpare in maniera irreversibile il patrimonio naturale, dall’altra.
«Siamo chiamati a fare questa scelta – prosegue – perché dobbiamo essere consapevoli che Tav e superporto sono destinati ad alterare pesantemente il paesaggio. In questo quadro certo, ciò che non è certo è la strategia finale: quale beneficio potremmo ricavare dal passaggio della ferrovia ad alta capacità verso la Slovenia? Il superporto è un discorso a sé, poiché diventerebbe un punto strategico per il territorio monfalconese-triestino, ma anche in questo caso prima di dire sì è necessario valutare l’impatto che avranno il lavoro sui fondali nonché la costruzione di banchine chilometriche con relativi collegamenti stradali. Per acquisire più elementi possibile per la decisione finale e quindi per meglio conoscere il patrimonio naturale del nostro Carso – conclude – sto predisponendo per organizzare un incontro pubblico nella competente commissione consiliare a tutela dell’ambiente con il gruppi di speleologi locali che meglio conoscono il patrimonio naturale del Carso e i suoi meandri più nascosti».
Cristina Visintini
Da Il Piccolo
Impatto dell opera, la Bassa vuole garanzie
Fuori dal palazzo della Regione, in piazza Unità a Trieste, c’erano sabato i Comitati No Tav della Bassa friulana e i Verdi di Cervignano che chiedevano al sindaco di Cervignano Pietro Paviotti di indire alla svelta un’assemblea pubblica e di mettere un tecnico a disposizione dei cittadini, per dare loro i chiarimenti sull’impatto della grande opera anche in merito alle demolizioni delle case e alle misure fonoassorbenti.
Dentro il palazzo della Regione, insieme ai rappresentanti delle altre amministrazioni coinvolte, c’era il primo cittadino di Cervignano che a sua volta chiedeva all’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Riccardi più tempo per capire i dettagli del progetto e l’ausilio di un tecnico “laico” per convincere dell’utilità della Tav. Se non tutti, almeno la maggior parte dei cittadini.
Da parte sua, l’assessore Riccardi ha rassicurato che solo ora, davanti a un progetto preliminare concreto e non più a semplici ipotesi, può iniziare il dialogo con gli enti locali interessati alla nuova linea ferroviaria ad Alta capacità e velocità. Per Cervignano, insieme ai Comuni limitrofi, la Regione fisserà già a partire da questa settimana un incontro con i tecnici di Rfi, teso a verificare se l’intesa raggiunta con il ”protocollo Sonego” del 2008 è stata interamente rispettata nel progetto preliminare.
Riccardi ha poi evidenziato come non siano perentori i tempi di 60 giorni entro cui le amministrazioni devono esprimere le proprie valutazioni sul progetto.
Si è giocata così, sabato mattina, la partita cervignanese per la Tav, che, secondo le previsioni, porterà il capoluogo della Bassa a raddoppiare i binari della linea esistente nelle due tratte, la Ronchi – Portogruaro e la Cervignano – Udine. Per entrambi i collegamenti i lavori dovrebbero chiudersi entro il 2021. Nel 2017 l’avvio previsto verso Palmanova, l’anno successivo verso Portogruaro. In uscita dal parco di Cervignano verso Trieste non saranno previsti viadotti, ma comunicazioni a raso, mentre un unico viadotto a quattro binari è previsto nell’ingresso a Ovest dell’abitato, dove l’Alta velocità si immetterà sul tracciato esistente.
Sempre per quel che concerne il capoluogo della Bassa friulana, i convogli non potranno superare la velocità di 160 chilometri orari, e la capacità della linea (oggi utilizzata circa al 50%) potrà più che raddoppiare.
Intanto per il sindaco Paviotti l’incontro dell’altro ieri è stata anche l’occasione per spiegare di persona il senso della lettera inviata alla Regione, alla Provincia e a Italferr.
«Ero e rimango favorevole al progetto di potenziamento della ferrovia – ha esordito Paviotti –, fondamentale a spostare dalla gomma alla rotaia il traffico delle merci. Nel corso della legislatura precedente, ho lavorato per fare in modo di far attraversare la grande opera sulla linea esistente anziché su una nuova, concedendo di concepire quattro binari nel mezzo del capoluogo.
Non è mia intenzione fare strumentalizzazione politica, ma il lavoro per firmare il protocollo Sonego ci ha visti compartecipi del progetto.
Ora alla Regione chiedo misure e garanzie: più tempo per valutare i dettagli del progetto e il sussidio di un tecnico di fiducia a disposizione del Comune e dei cittadini».
Elena Placitelli
Monfalcone chiede tempo a Riccardi
Il Monfalconese si rimbocca le maniche, alla luce dell’incontro a Trieste, con Rfi e l’assessore regionale Riccardo Riccardi. Un incontro che ha registrato la «disponibilità» da parte della Regione al confronto con i Comuni interessati dal progetto di Alta velocità-Alta capacità, avendo prospettato una dilatazione dei tempi in ordine alla procedura di impatto ambientale, permettendo agli enti locali di ragionare approfonditamente e con cognizione di causa sul progetto, prima di esprimere un parere attraverso i rispettivi Consigli comunali.
Intanto, la Provincia di Gorizia ha convocato per il 28 gennaio il Patto per lo sviluppo territoriale, alla presenza dell’assessore Riccardi e di Rfi, per illustrare il progetto. Sarà quindi organizzato un gruppo di lavoro, guidato presumibilmente dalle organizzazioni sindacali, per elaborare un’analisi approfondita, anche in ordine agli aspetti legati allo sviluppo economico del territorio.
Alla luce del documento, come ha spiegato il presidente Enrico Gherghetta, nonchè della presentazione delle osservazioni da parte dei privati e soprattutto delle posizioni espresse dai Comuni, sarà preparato uno specifico ordine del giorno per l’approvazione in Consiglio provinciale. «Si tratterà di esprimere un parere politico – ha osservato Gherghetta -. Saremo a supporto delle amministrazioni comunali. Sul sito del Patto territoriale abbiamo già inserito i documenti inerenti il progetto preliminare di Rfi, mentre, appena sarà disponibile, inseriremo anche il piano di Via».
A breve, ha riferito l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo, è previsto anche un incontro con i tecnici di Rfi, aperto ai cittadini del territorio, per permettere di conoscere le caratteristiche e gli effetti del progetto, anche ai fini della presentazione di eventuali osservazioni. «All’assessore Riccardi – ha spiegato Schiavo – abbiamo prospettato due richieste essenziali, l’allungamento dei termini per la presentazione del parere in ordine al piano di Via, fissato in 30 giorni dalla ricezione della documentazione, e la presenza dei tecnici di Rfi per illustrare cosa accadrà nel nostro territorio. L’assessore Riccardi ha manifestato disponibilità: fermi restando i tempi per la presentazione delle osservazioni da parte dei cittadini nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale, non ha posto vincoli per i Comuni ai fini della presentazione dei pareri, e ha accolto la proposta dell’incontro pubblico».
Il presidente della IV Commissione consiliare, Barbara Zilli, che ha evidenziato l’importanza di coinvolgere i Consigli comunali per esprimersi sull’impatto del progetto, sta invece organizzando, presumibilmente per il 9 febbraio, un incontro con la Federazione provinciale degli speleologi, per approfondire l’aspetto in ordine all’impatto sul patrimonio naturale del Carso. E Fabio Delbello, in veste di presidente della III Comissione, ha richiesto al sindaco Gianfranco Pizzolitto, al presidente del Consiglio Marco Ghinelli e ai capigruppo consiliari, la convocazione di uno o due Consigli comunali, da realizzarsi entro il 20 febbraio, con la partecipazione dell’assessore Riccardi e dei tecnici di Rfi. (la.bo.)
Tav, un affare per il Porto Con il nuovo bivio di San Polo 900mila container l anno
di LAURA BORSANI
Il potenziamento della linea ferroviaria storica, che a Monfalcone prospetta l’intervento sul bivio San Polo, permetterà almeno di raddoppiare la capacità del traffico merci su rotaia, portandola dagli attuali 500mila teu a 900mila teu all’anno. Significa uno sviluppo notevole per il territorio e per il rilancio produttivo, non solo in vista del previsto superporto. Decisivo si prospetta anche l’intervento sull’altro ”collo di bottiglia”, il bivio di Aurisina, per il quale si prevede la quadruplicazione dei binari. Il tutto ipotizzando una capacità di traffico merci complessiva di 1,450 milioni di teu all’anno. Sono gli elementi più immediati e concreti che potranno sortire dal progetto di Rfi, nell’ambito della tratta Ac-Av Ronchi-Trieste, che nel piano di Valutazione di impatto ambientale ha ”calendarizzato” proprio il bivio di San Polo nella prima fase di realizzazione.
Su questi aspetti si concentra il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, all’indomani dell’incontro a Trieste con i tecnici di Rfi e l’assessore regionale Riccardo Riccardi. «Ho constatato – spiega – una volontà di apertura e di dialogo da parte di Rfi e della Regione, intenzionata a considerare tutti i soggetti interessati, anche sotto il profilo politico. Una disponibilità molto apprezzata. Ho colto un clima serio e propositivo, e questa è una buona base di partenza per lavorare. Ma all’incontro abbiamo anche fatto presente la necessità di prevedere tempi meno stringenti per i Comuni ai fini della presentazione dei pareri nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale. Ritengo che le parole d’ordine debbano essere la trasparenza, la disponibilità, la responsabilità e il buonsenso. Non bisogna avere fretta, nè servono atteggiamenti ideologici a favore o contro il progetto». Gherghetta aggiunge: «La linea comune scaturita dall’incontro a Trieste è quella della consapevolezza che il territorio non può venire tagliato fuori dallo sviluppo. Il trasferimento del traffico merci su rotaia è un concetto condiviso proprio in relazione alle prospettive di rilancio economico». Gherghetta si sofferma anche sulle criticità: «L’intervento di potenziamento del bivio di San Polo è da considerarsi in linea di massima positivamente, pur con qualche possibile miglioria. Sarebbe completo con la previsione dell’interramento della ferrovia a Selz e Vermegliano. Il problema da affrontare, invece, è il tratto Ronchi-Aurisina, altro intervento decisivo, ma che va valutato attentamente. Il primo passaggio importante sarà, pertanto, l’ampliamento dei due bivi per permettere una capacità di traffico merci fino a 1,450 milioni di teu all’anno». Gherghetta definisce poi «inaccettabile» il tratto Ac-Av previsto sul territorio di Doberdò del Lago, all’altezza di Sablici. Quindi aggiunge: «La Provincia si mette a disposizione dei Comuni al fine di un percorso unitario, volendo altresì esprimere un proprio parere, attraverso un ordine del giorno approvato in Consiglio, che non sarà un atto amministrativo, ma politico, non essendo l’ente provinciale coinvolto direttamente nel piano di Via. La programmazione seria e lungimirante ora, dunque, si deve concentrare sui temi più concreti, rappresentati dal bivio di San Polo e di Aurisina».
Marzo 17th, 2017 — Varie

Dal Blog delle Dumbles
Papa, papi, pupe,
pota e prostitute
Al momento ci pare che la prostituta più in vista sia la chiesa.
Poiché per prostituzione non si intende solo l’offerta di prestazioni sessuali dietro pagamento di un corrispettivo in denaro, ma anche particolari comportamenti di favore nei confronti di qualcuno che paga un compenso materiale o immateriale.
Berlusconi l’esuberante, con la chiesa ha sempre goduto di questi favori compensando con altri.
L’ultimo è del 21 gennaio; il nuovo federalismo prevede zero IMU (imposta municipale unica) per gli immobili di proprietà del Vaticano, le sedi di culto, gli ospedali e le cliniche private legate alla Chiesa, gli oratori, ma anche le scuole private e gli alberghi gestiti dal mondo cattolico.
E chissà se anche questa volta l’esenzione gli porterà l’indulgenza.
Per il momento solo qualcuno di basso rango sembra veramente sdegnato; qualche gabbana ha mugugnato per il “ritardato ritardo” delle rampogne in merito al caso che tutti sappiamo, per la troppa generalità delle stesse … insomma: nomi e cognomi please…
Di fatto, c’è una cosa che gli alti papaveri proprio non riescono a fare nei loro anatemi; corde vocali, lingua e aria che vi passa in mezzo non riescono a mettere insieme le lettere che compongono la parola b.e.r.l.u.s.c.o.n.i.; niet, afonia totale.
Che dire dopo la bestemmia contestualizzata? Relativismo etico ad personam che quelli del GF pensavano fosse estesa anche a loro…
Il Cardinal Sepe da New York pensa positivo, pensa che in ogni persona c’è anche del bene, e lo squadrone di autodifesa governativa dice che il riferimento è a Berlusconi; il Segretario di Stato Bertone dice che “serve più moralità e legalità” e il suddetto squadrone dice che non parla di Berlusconi, parla di tutti, anche dei giudici di Milano quindi.
Bagnasconi che ha iniziato l’anno con un assist governativo si è riservato la reprimenda a più in là in attesa che il supposto reo rinforzi le difese; Benedetto benedice e a meno di uno sciopero di massa della comunione alla messa si guarderà bene dallo scomunicare il comunicando pluridivorziato.
Tantopiù che i sondaggi gli tengono; sembra che alla maggior parte delle persone non interessi l’orgia del potere imbastita alle sue spalle.
Forse è che il pesce è riuscito a crearsi l’acqua dove nuotare.
Nel paese della doppia morale, è condannata la prostituta che rivendica il riconoscimento del proprio lavoro mentre si auspica una prostituzione socioculturale e politica diffusa e normalizzata come via per arrivare a stare dentro il modello del successo dell’era papibunga.
Non c’è una naturale onda di schifo verso questo scivolamento gravissimo; si osserva attoniti le mosche che svolazzano intorno alla merda, come se le persone fossero ipnotizzate dal gesticolare delle manine di Emilio Fede e dalla mandibola della Santanchè… e per fortuna che Cetto c‘è.
Il povero Albanese aveva paura di non far più ridere per via che la realtà ha superato la fantasia del suo film.
E’ così, ma è una realtà che non fa ridere; l’ultima fotografia ci rende gli operaie e le operaie ai quali viene proposta la schiavitù sotto ricatto; donne giovani e belle possono aspirare ad essere oggetti da esposizione-fruizione; le altre per cui il lavoro non c’è restano a casa a fare gli ammortizzatori sociali ed a sgravare il governo di questa spesa. Mentre una certa percentuale poi verrà mazzolata dalla violenza di uomini dentro o fuori casa, e poi tutte quando andremo a rivendicare e pretendere l’esercizio dei diritti sul nostro corpo (contraccezione, aborto, fine vita ecc) incontreremo l’inflessibile morale della chiesa che a noi no, a noi non perdona nemmeno il semplice fatto di essere donne e non madonne.
Intanto nel vicino Veneto come nel III Reich si mandano al rogo i libri in primis quello di Saviano che ha denunciato le infiltrazioni mafiose al nord, mentre le miss camicie verdi cantano il loro pota-pota, rustico inno antibunga tanto per annunciare il potere prossimo venturo con il quale la chiesa ha già elaborato varianti di contrattazione: orecchie tappate sui rutti in chiesa, bocche cucite sul razzismo dilagante in cambio del servizio antimusulmano e della campagna crocifissi & radici.
Come friulane siamo parte di un popolo di bestemmiatori e come femministe siamo donne ribelli alla (sputtanata) morale ecclesiastica e alla politica del bunga e del pota che viene a chiederci sempre più obbedienza quanto sempre meno riesce a mostrare una parvenza di controparte potabile.
Bossi e Papa scaricheranno Papi? Forse che sì, forse che no; in ogni caso attrezziamoci perché la popò che hanno sparso intorno è fetida, invasiva ed di lunga durata.
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Messaggero Veneto del 25/01/11
In arrivo gli scarti inerti della Tav
CORDENONS. Sebbene il tracciato della Tav che sarà realizzato in regione non passi per Cordenons, anche questo comune potrebbe essere coinvolto nella costruzione della linea ad alta velocità. Nel progetto è previsto che lo smaltimento di inerti coinvolga una cava presente nel territorio cordenonese, oltre ad altri siti della regione che potranno accogliere o fornire il materiale per la realizzazione dell’opera. L’amministrazione comunale di Cordenons non è stata ancora messa al corrente di questa ipotesi, almeno ufficialmente, ma le voci si stanno rincorrendo. Infatti, notizie relative a questo progetto sono arrivate anche in piazza della Vittoria. In effetti, vecchie discariche di ghiaia da recuperare sotto l’aspetto ambientale ce ne sarebbero. «Al momento si sta discutendo di una macro-progettazione – ha sottolineato l’assessore all’ambiente, Lanfranco Lincetto – nella quale sarebbe inserita anche l’ipotesi Cordenons. Non posso però esprimermi in modo preciso fintanto che non vedrò i progetti, che ancora non sono pervenuti in municipio. Ci sarebbero comunque, tra le vecchie discariche presenti nel territorio comunale, siti dove il materiale inerte della Tav potrebbe trovare posto».
In sostanza, Lincetto non esclude la possibilità che ciò che sarà prelevato per costruire le infrastrutture per l’alta velocità in regione possa trovare spazio in città. Infatti, le cave di estrazione, una volta dismesse, vengono rinaturate. Tale procedura può avvenire anche riempiendo il buco che si è formato in seguito all’estrazione con materiale proveniente da luoghi diversi da quello originario. Sarebbe questo il caso ipotizzato, che consentirebbe anche un risparmio per quanto riguarda il reperimento del materiale inerte.
L’amministrazione comunale non intende però compiere facili deduzioni che potrebbero essere smentite: le carte non le ha ancora viste in quanto il progetto della Tav è stato presentato soltanto ai sindaci dei comuni che saranno attraversati dalla linea, pertanto ancora non può commentare chiaramente la situazione. Il progetto dell’alta velocità, di cui si parla da tempo, sta entrando soltanto in questo periodo nel concreto della sua realizzazione: sabato scorso c’è stato un incontro tra l’assessore regionale Riccardo Riccardi e i sindaci dei territori interessati al passaggio dell’alta velocità durante il quale si è raggiunto un accordo sul progetto. Numerose le controversie e le voci contrarie a quest’ipotesi, come confermato anche dai comitati che nel tempo si sono costituiti per dire no all’intervento. Riccardi ha però confermato che la Regione non prenderà alcun tipo di provvedimento senza prima avere effettuato con le istituzioni locali tutti gli adeguati approfondimenti.
Laura Venerus
«Si porti in aula il caso Tav»
MONFALCONE. È già passato un mese dalla consegna agli enti locali e dall’avviso pubblicato sui giornali del progetto di prefattibilità della tratta ad alta velocità fra Ronchi e Trieste della linea Venezia-Trieste, avvenuto il 22 dicembre.
Per legge resta soltanto un mese per i pareri e le osservazioni che vorranno presentare i privati cittadini e le associazioni (mentre più tempo dovrebbero avere i Comuni), che si dimostrano sempre più attenti al tema, visto che anche sabato pomeriggio, nella sala del consiglio di Ronchi all’incontro sulla Tav organizzato da Rc, è intervenuto oltre un centinaio di persone. Da qualche tempo particolarmente attivo e sicuramente contrario alla grande infrastruttura per quello che riguarda quanto previsto per il territorio di Monfalcone, il consigliere comunale Fabio Del Bello ha scritto al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, al presidente del consiglio comunale, Marco Ghinelli, e ai capigruppo consiliari perché entro il 20 febbraio (giorno vicino al termine ultimo per la presentazione delle osservazioni) siano convocati uno o due consigli con partecipazione dell’assessore regionale competente e dei tecnici di Rfi.
«Resta soltanto un mese per presentare pareri e osservazioni e quant’altro in una democrazia è lecito proporre soprattutto quando l’oggetto in questione mette in serio pericolo un bene paesaggistico unico al mondo che la sorte ci ha provvisoriamente dato in consegna».
«Con particolare orgoglio affermo che il mio partito, il Pd – scrive Del Bello – ha definito ed esternato nell’incontro di Jamiano una linea chiara e inequivocabile di tutela del Carso. La salvaguardia e la valorizzazione di questo bene sottoposto al martirio di due guerre calde, di una guerra fredda e di una poderosa infrastrutturazione postbellica supera nettamente e in modo assoluto gli interessi di qualsiasi partito, di qualsiasi schieramento e di qualsiasi coalizione».
IL PICCOLO MARTEDÌ, 25 GENNAIO 2011
INFRASTRUTTURE
«Tav, garantire la tutela degli abitati»
Il sindaco Ret preoccupato per gli impatti dei cantieri nei borghi
Polveri, rumori e caos alla viabilità
DUINO AURISINA. La tutela massima dei centri abitati. È questo quanto il primo cittadino di Duino Aurisina, Giorgio Ret, ha chiesto all’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, nel corso della recente assemblea sulla Tav tenutasi a Trieste. Pur riconoscendo che «le nostre istanze sono state ascoltate» il sindaco ha posto l’accento su tre questioni fondamentali: polveri, inquinamento acustico e viabilità. Che a seguito della realizzazione del tracciato dell’Alta velocità sul territorio comunale devono assolutamente essere tenute presenti.
Non solo: l’amministrazione ha chiesto una proroga sulla scadenza del 22 febbraio, termine di presentazione delle osservazioni producibili dall’ente locale in risposta all’avvio della procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via) delle fasi progettuali preliminari della tratta ferroviaria AV Ronchi-Sud-Trieste. La mole e la complessità della documentazione, infatti, richiede ulteriori approfondimenti sul progetto. Al punto che il consigliere d’opposizione Maurizio Rozza (Verdi) ha già sottolineato negativamente l’assenza degli atti dello Studio di impatto ambientale (Sia), ancora non pervenuti al Comune.
«Per il momento – ha proseguito il sindaco Ret – attendiamo l’arrivo della Via, così da poter presentare precise osservazioni, punto per punto. Ora ci siamo limitati a segnalare a Rfi due errori macroscopici presenti sulle cartine: ovvero la sistemazione di due cantieri in mezzo alle case, evidentemente uno sbaglio grafico, peraltro facilmente correggibile. Quanto alla proroga dei termini, Riccardi mi ha assicurato che non ci saranno problemi».
«Per carità – così invece Maurizio Rozza – magari si tratta di una coincidenza e probabilmente vi saranno tutte le ragioni del mondo, ma certo il fatto di aver aperto le procedure di avvio proprio a cavallo delle festività di dicembre, facendo perdere qualche giorno certamente utile allo studio della corposa documentazione, non depone a favore del proponente. Spiace constatare che nonostante l’annunciata politica di trasparenza la Sia non sia ancora stata inviata al Comune». Il collega d’opposizione Massimo Veronese (Pd) si è limitato invece a «ribadire quanto già votato all’unanimità in sede di Consiglio comunale».
Vale la pena sottolineare come tra gli indirizzi posti dalla Seconda commissione consiliare permanente nel documento affidato sabato a Riccardi vi sia particolare attenzione al pericolo della frammentazione del territorio e alla tutela di acque e habitat.
Nel dettaglio è stabilito che il territorio comunale non possa sopportare ulteriori divisioni e per questo motivo Rfi dovrà «procedere, prima della realizzazione delle infrastrutture, alla creazione di opere che sanino frammentazioni pregresse, anche conseguenti a interventi di opere di cui non sono titolari».
Inoltre «qualsiasi progetto deve attenersi al rigoroso rispetto degli habitat naturali e in particolare di quelli definiti prioritari dalle Direttive Comunitarie all’interno del sito Natura 2000, quali le grotte non sfruttate a livello turistico». «Eventuali interventi – si legge nel documento – di compensazione ambientale, giudicati ammissibili al termine della procedura di Valutazione di incidenza, ossia dopo aver dimostrato l’impossibilità di trovare soluzioni alternative in grado di evitare gli impatti negativi, devono avvenire all’interno del medesimo sito Natura 2000 e devono comportare necessariamente un aumento globale della valenza ambientale del sito medesimo».
Tiziana Carpinelli
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Il Fallimento di Obama.
Il capitalismo non vuole la svolta su clima ed energia
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Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo del 26/01/11
Tav, due ipotesi per la Trieste-Divaccia
di SILVIO MARANZANA
TRIESTE Il Friuli Venezia Giulia tenta di accelerare per il tratto della Tav fra Trieste e Divaccia. In territorio italiano, tra Trieste e il confine, si stanno vagliando due ipotesi: la prima è lunga 22,677 km dei quali 7,2 in galleria; la seconda è molto più breve: 12,309 km, di cui però ben 11,2 in galleria. La differenza di costo è solo del 2,2%.
La posta in gioco è enorme perché la Slovenia, grazie anche al prospettato intervento del gruppo bancario italiano Unicredit, è partita a razzo per il tratto Capodistria-Divaccia che se sarà l’unico a venir realizzato taglierà fuori Trieste e il suo porto dai collegamenti tra il Mediterraneo e l’Est Europa.
Le cinque diverse ipotesi progettuali che sono sul tappeto per la Trieste-Divaccia (due per la parte italiana, e tre quella slovena) dovranno essere trasformate, per rispettare le scadenze imposte dall’Ue, in un unico tracciato condiviso entro due mesi e mezzo. Questa è la scommessa fatta ieri a Brdo pri Kranju, a Nord di Lubiana, dalla Commissione intergovernativa italo-slovena alla quale ha partecipato anche l’assessore regionale a Infrastrutture e trasporti Riccardo Riccardi, alla presenza di Guenther Ettl, capo di gabinetto del coordinatore Ue per il progetto prioritario numero 6, Laurens Brinkhorst.
La Commissione ha fissato la fine del 2011 come limite per l’approvazione del progetto preliminare e giugno 2012 per la costituzione del cosiddetto Geie, il Gruppo europeo d’interesse economico che deve diventare il soggetto responsabile delle future attività di progettazione.
Solo se queste due scadenze saranno rispettate e se lo studio di fattibilità sarà portato all’attenzione della Commissione intergovernativa entro il prossimo aprile la Ue concederà la già annunciata proroga per la chiusura di tutte le fasi progettuali a dicembre 2015 rispetto all’originario dicembre 2013 e confermerà ai partner italiano e sloveno il contributo finanziario europeo, del 50% della spesa previsto per i costi di progetto.
Come informa un comunicato della Regione, ieri Rete ferroviaria italiana e l’Agenzia slovena per gli investimenti sulle infrastrutture ferroviarie hanno annunciato che saranno in grado di completare i progetti di fattibilità entro fine aprile. Subito dopo potrà pertanto essere riconvocata la Commissione intergovernativa che dovrà formalmente approvare nel suo complesso il progetto preliminare della Trieste-Divaccia.
«Grazie all’intervento della Regione – ha sottolineato ieri Riccardi – nei mesi scorsi è stata del tutto accantonata l’ipotesi di un passaggio transfrontaliero che andasse a toccare la Val ROsandra. Sarà ora compito della Regione e mio in particolare – ha aggiunto – coinvolgere le realtà istituzionali del territorio triestino per valutare le due soluzioni sul tappeto».
Intanto il ministro dei trasporti sloveno Vlacic ha confermato che il progetto della Capodistria-Divaccia procede con l’intervento di Unicredit, mentre il prospettato collegamento tra i porti di Trieste e Capodistria secondo la Slovenia dovrà riguardare soltanto i passeggeri.
Convegno a Ronchi sulla Tav. Il Wwf: «Carenze procedurali»
RONCHI Si è parlato “Il nuovo progetto preliminare della Tav tratta Venezia Trieste del Corridoio 5: Quale impatto ambientale, trasportistico, sociale, finanziario ed economico?”, sabato a Ronchi, nel corso di un dibattito pubblico promosso da Rifondazione Comunista–Federazione della Sinistra e dai Giovani Comunisti della provincia di Gorizia. Un’iniziativa organizzata con l’obiettivo di proporre un primo momento di informazione soprattutto verso quelle aree del territorio del mandamento direttamente coinvolte dalle ricadute ambientale e sociali di questo progetto. Nel corso del dibattito è intervenuto il referente regionale per i trasporti del Wwf, Dario Predonzan, il quale ha parlato delle carenze procedurali del progetto, mancante della valutazione di costi/benefici e del piano finanziario previsti per legge. Giancarlo Pastorutti, portavoce del comitato No Tav della Bassa Friulana, ha menzionato l’impatto sul territorio dei grandi cantieri e delle barriere antirumore alte fino a 7-8 metri. Molti cittadini hanno chiesto di ripetere l’esperienza del 2003 quando il Comune di Ronchi, assieme ai residenti, hanno elaborato in modo congiunto delle osservazioni al progetto del Corridoio 5.
Per dare un prima risposta alla richiesta della cittadinanza il Wwf sta predisponendo un fax simile di osservazione che nei prossimi giorni sarà disponibile sul sito internet regionale della associazione. (lu. pe.)
Ret «istruisce» il sindaco di Comeno
DUINO AURISINA Capita che durante le visite ufficiali, fissate in agenda per imbastire progetti europei o stabilire strategiche alleanze nel settore turistico, alla fine circolino sottobanco anche informazioni e consigli utili per gestire il serpentone della Tav. È quanto, in effetti, è accaduto ieri mattina a Duino Aurisina, dove il primo cittadino Giorgio Ret ha incontrato per la prima volta il neoeletto sindaco di Comeno Danijel Božic. Che nulla sapeva in merito alla realizzanda tratta ferroviaria dell’Alta velocità. Ret, ha colto l’occasione per indicare i passaggi chiave utilizzati dall’ente per «arrivare preparati ai progetti, così da poter opporre ogni osservazione utile a minimizzare l’impatto dell’infrastruttura sui centri abitati» (t.c).
Messaggero Veneto
Villa Vicentina, Rigonat: sulla Tav l amministrazione ha cambiato idea
Giuliano Rigonat, capogruppo della lista di opposizione “Con noi per Villa Vicentina”, replica al primo cittadino Mario Pischedda in merito all’ambulatorio comunale. «Il problema non è quello di far sapere chi ha posto gli ambulatori nel magazzino comunale perché ormai sono trascorsi 11 anni e nel frattempo si poteva trovare una soluzione adeguata, ma soprattutto quello di far notare le contraddizioni del primo cittadino che, alle porte della campagna elettorale, cambia strategia e comportamenti rispondendo ad una interrogazione in un modo e sugli articoli giornalistici in maniera completamente opposta. Ciò che è importante è che la gente venga chiaramente informata che nella ristrutturazione della vecchia scuola elementare devono trovare idonea sistemazione anche gli ambulatori medici e non invece il nuovo municipio, essendo quello attuale già funzionante, del tutto sufficiente, ristrutturato e messo a nuovo. Così operando si risparmierebbe il denaro pubblico necessario per permettere le nuove destinazioni che il sindaco vuole porre nell’attuale municipio, quali le sedi per le associazioni, la scuola di musica e la biblioteca, già ospitati in edifici pubblici» commenta Rigonat.
«Quanto poi al problema della Tav devo ricordare che, assieme al consigliere Andrea Corlianò, abbiamo proposto sin dal 2007 un percorso alternativo di minori costi e minore impatto ambientale, bocciato dal Sindaco che non ha nemmeno acconsentito che venisse esaminato dal comitato tecnico costituito per le valutazioni di specie.- prosegue – Ora invece cambia strategia e comportamenti dicendosi disponibile a dialogare sulla Tav, seppur chiedendo chiarezza sulle caratteristiche e sull’impatto ambientale, dopo essere stato paladino del “No tav”».
Gessica Mattalone
Marzo 17th, 2017 — Nocività
Dal Piccolo del 25/01/11
Morti d’amianto, la Fincantieri congela i risarcimenti
Causa la crisi finanziaria, l’azienda frena le trattative già avviate con i familiari degli operai deceduti. Per gli accordi già transati la Fincantieri ha sborsato decine di migliaia di euro, in alcuni casi oltre i centomila euro, per ogni operaio vittima dell’asbestos. Intanto prosegue al tribunale di Gorizia il maxi processo
GORIZIA. C’è un rallentamento negli accordi extragiudiziali tra la Fincantieri e i familiari delle vittime dell’amianto. Dopo le prime intese raggiunte nella scorsa estate, che preludevano alla possibilità di arrivare a transazioni tra le parti e quindi all’e sclusione di diverse parti civili dal processo penale, la Fincantieri si è presa a quanto pare un momento di riflessione. Le richieste di risarcimento avanzate da alcuni legali non hanno avuto risposta da parte dell’azienda. Un momento di pausa dettato forse dalla situazione finanziaria.
E dei giorni scorsi la notizia che la Fincantieri chiuderà il bilancio 2010 con una perdita di 64 milioni e le prospettive, per il 2011, non sono affatto migliori. Per i risarcimenti alle famiglie delle vittime d’amianto sono in ballo un mucchio di soldi, se si pensa che per gli accordi già transati la Fincantieri ha sborsato decine di migliaia di euro, in alcuni casi oltre le 100mila, per ogni operaio vittima dell’asbestosi. E solo alla Fincantieri di Monfalcone sono centinaia i morti da amianto, le cui famiglie hanno presentato esposto alla Procura. Oltre a quello in corso, è preannunciato l’avvio di altri maxi processi per quest’a nno e il prossimo. Inoltre, il picco di decessi correlati alle malattie da amianto si dovrebbe avere, secondo gli esperti, tra il 2015 e il 2020. Si può quindi capire come per la Fincatieri, se dovesse essere accertata la sua responsabilità civile, si tratti di notevole salasso finanziario, nell’ordine di decine di milioni di euro.
Intanto prosegue al tribunale di Gorizia il maxi processo con la deposizione dei testimoni citati dal pubblico ministero. Ieri ha deposto anche Luigino Francovig che, oltre a operaio dell’allora Italcantieri, è stato per diversi anni delegato sindacale della Fiom-Cgil all’interno del cantiere. Sollecitato dalle domande del pm Leghissa e degli avvocati Borgna e Cattarin, del collegio di difesa, Francovig ha presentato uno spaccato del lavoro a bordo delle navi sottolineando come la zona motori era la peggiore: nei suoi spazi angusti lavoravano decine di operai tra fumi e amianto, saldatori, tubisti, coibentatori. Amianto che veniva manipolato con una paletta ma anche con le mani quando si trattava di spalmarlo lungo le paratie delle navi.
Proprio per il ruolo ricoperto da Francovig, parte del dibattito è stato incentrato sull’operato del sindacato svolto all’interno dello stabilimento. È emerso che i lavoratori da sempre sapevano dell’esistenza dell’amianto. «Girava voce tra gli operai, ma all’i nizio nessuno conosceva della sua pericolosità, nessuno si era preoccupato – ha detto Francovig -. L’attenzione della gente allora era incentrata più sulle rivendicazioni salariali e non mancavano le preoccupazione sul lavoro, che rischiava di venir meno per mancanza di commesse. Lentamente si è presa coscienza del problema amianto a metà degli anni Ottanta». Secondo Francovig è stato usato l’amianto, anche se in misura minore, fino alla costruzione della Micoperi, avvenuta a metà degli anni Ottanta.
Marzo 17th, 2017 — Studenti
SCUOLA, UNIVERSITA’ E RICERCA HANNO GIA’ DETTO “NO” ALL’ISTRUZIONE AUTORITARIA, CLASSISTA E PRECARIA NATA DALLE “RIFORME” GELMINI. RIBADIAMO OGGI QUESTO “NO” AL FIANCO DEI LAVORATORI METALMECCANICI, CONTRO L’ACCORDO DI MIRAFIORI.
Scioperare il 28 gennaio a fianco dei lavoratori metalmeccanici non è solo solidarietà, oggi combattiamo tutti per una stessa causa: rifiutare una “modernizzazione” che è soltanto il ritorno ad un passato fatto di ignoranza e sfruttamento. Gelmini, Marchionne e i loro amici, hanno stretto una nefasta alleanza e si spalleggiano con l’obiettivo di ridurre alla precarietà vasti strati della popolazione, eroderne il reddito, asservirli negando loro diritti conquistati in decenni di lotte civili e sindacali. Per ottenere tali scopi si avvalgono della complicità di sindacati indegni di questo nome.
La scuola e l’Università hanno già subito danni gravissimi. Con la “riforma” Gelmini la sola scuola ha fin qui perso quasi 100.000 posti di lavoro, ha subito tagli per otto miliardi di euro e, col prossimo anno scolastico, perderà altri 40.000 posti di lavoro. Il contratto nazionale (i nostri stipendi) è bloccato per 3 anni e le condizioni di lavoro sono sempre più gravose e logoranti. Nel contempo Brunetta ha fatto passare l’idea che il dipendente pubblico sia un inutile fannullone, da controllare a vista, penalizzare quando si ammala, sanzionare se osa criticare l’Amministrazione e valutare in base ad un presunto “merito”: un mezzuccio, questo, per bloccare gli stipendi di tutti e garantire modesti aumenti a pochi. Eliminare completamente la rappresentanza sindacale dalla scuola resta uno degli obiettivi, per ora non realizzato, della proposta di legge Aprea.
Tutto questo non è così diverso da quanto Marchionne “propone” ai dipendenti FIAT: li mette sotto ricatto e pretende di “modernizzare” (vale a dire regredire ad una situazione di sfruttamento ottocentesco) l’impresa da lui guidata. L’azienda impone il proprio potere dispotico sulle vite dei lavoratori, sfrutta in modo intensivo la forza lavoro, considerata una merce da retribuire il meno possibile. Per giunta, a fronte della totale mancanza di un piano industriale serio, pretende la resa incondizionata dei lavoratori.
Gelmini, Marchionne e soci agiscono di concerto e, per contrastarli, dobbiamo imparare anche noi a “fare sistema”: a superare le divisioni tra lavoro pubblico e privato, tra lavoro manuale ed intellettuale; a praticare uniti una sola battaglia per la difesa del reddito, di beni comuni essenziali quali la sanità e la scuola, per l’affermazione dei diritti sindacali e di cittadinanza e soprattutto per combattere con determinazione ogni forma di precarietà.
Il 28 gennaio partecipiamo allo sciopero e al corteo (concentramento Udine p. P. Diacono h 10) per affermare la dignità del lavoro e combattere la demolizione del sistema di istruzione statale. Per dire chiaro che non vogliamo una società iniqua e diseguale, che abbiamo il diritto e il dovere di difendere la nostra vita, di aspirare al benessere individuale e collettivo e di rifiutare lo stato di precarietà imposto da una classe dominante che unisce in sé, pericolosamente, rapacità e miope mancanza di prospettive.
CUB SCUOLA UDINE
http://cubscuolaudine.wordpress.com/
cubscuolaudine@teletu.it
(prossima apertura di una sede a Udine)
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo del 27/01/11
Doberdò contro la Tav: «Sarà una devastazione»
DOBERDÒ Ancora un secco “No” alla Tav ribadito nell’assemblea pubblica dell’altra sera a Jamiano, convocata dal sindaco Paolo Vizintin in occasione della presentazione del tracciato Av/Ac, definito una «devastazione irreparabile del territorio», compromettendo la peculiarità del lago di Doberdò e Pietrarossa e la cancellazione della frazione di Sablici. «Per favore – ha chiesto infatti una signora abitante a Sablici – potreste far spostate il percorso dell’Alta velocità un po’ più in là, perché il treno passa proprio nel mio orto-giardino?». E l’associazione Ambiente 2000 punta il dito contro la Legge Obiettivo (cioè speciale) del 2001. «È incostituzionale – spiega il presidente Alberto Ballarini – e ha avuto un procedimento di infrazione da parte della Comunità europea. Fatta da un parte politica è stata accettata anche dall’altra parte con il cambio di Governo, per poter fare progetti faraonici, evitando che i Comuni si potessero mettere di traverso per bloccarli. Per alcuni cittadini la loro casa sarà abbattuta, altri verranno ingabbiati da barriere fonoassorbenti, come in un budello. Questo si può già verificare nel tratto del percorso lombardo ed emiliano, dove l’Alta velocità è ormai da anni cosa fatta. Comunque – afferma ancora Ballarini – è veramente deprimente vedere come la protesta della popolazione si limiti solo alle persone che sono direttamente interessate. Non ci sono che i residenti nei pressi della ferrovia, gli addetti ai lavori, i politici e i sindaci».
I problemi non finiscono con l’Ac/Av, ma vanno ben oltre. Oltre ai cantieri e all’enorme via e vai di mezzi pesanti, ci sarà anche lo stravolgimento della viabilità attigua, che verrà deviata. A Doberdò, sostiene Ballarini, il raccordo tra la ”55” e la ”14”, rettificato nel progetto, porterà il traffico pesante nuovamente sul Vallone, sommandosi ai camion della cava, per arrivare ad oltre 700 mezzi al giorno. Situazione peggiore del 2004, quando iniziarono le battaglie per fermare i Tir sul Vallone. «La devastazione del territorio – continua Ballarini – si chiama anche ampliamento cava, che porterà inquinamento acustico e atmosferico. Non si può parlare di turismo, di Museo del Carso o della rivalutazione del Carso 2014 e di protezione dell’ambiente curando solo il proprio orticello di interessi». (ci.vi.)