NOTAV: aumenta l’opposizione, rassegna stampa

Piccolo del 14/02/11

Difesa del Carso, pioggia di adesioni

«Monfalcone non deve diventare una città martire della Tav, dopo esserlo stata dell’amianto». Questo lo slogan scelto dal neocostituito Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, che ha avuto come apripista il consigliere provinciale e comunale del Pd Fabio Del Bello e gli ambientalisti Graziano Benedetti e Gianpaolo Zernetti. Un avvio di attività decisamente beneaugurante per il Coordinamento che ha trovato subito ampie adesioni, un lungo elenco che fa riflettere su quale, attorno al tema della Tav, ci sia interesse da parte dell’associazionismo monfalconese e in quello dei comuni vicini.

Per quanto riguarda Monfalcone, l’adesione al Coordinamento è finora arrivata dal Club alpino italiano (Cai), dall’Associazione nazionale alpini (Ana), dal Wwf, dall’Associazione speleologica del Fante, da Legambiente, dal Bike Team Carso e dall’assocviazione slovena Trzic. Da Ronchi sono arrivate le adesioni dell’Ana, della Società di studi carsici Lindner, dall’associazione slovena Jadro e dal Comitato per la salvaguardia del territorio di Selz. Da Doberdò del Lago quella dell’associazione Ambiente 2000 e dall’associazione Sidro, da Fogliano Redipuglia quelle dal Parco rurale Alture di Polazzo e dell’associazione Ecoturismo Fvg, da Sagrado quella del Gruppo proposta Carso.

Un risultato oltre le aspettative che ha convinto i promotori a prendere il toro per le corna e chiedere ora al Comune di Monfalcone un incontro per andare a una riflessione sul futuro del Parco del Carso in chiave regionale e internazionale e sul tracciato dell’Alta velocità-Alta capacità nel tratto tra Ronchi e Trieste ma anche del bivio San Polo, altro snodo nevralgico che, secondo il Coordinamento, va assolutamente rivisto.

Un appello infine dal Coordinamento: chi è interessato ad aderire può inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica www.parcodelcarso@libero.it.

 

Il progetto Tav divide Rifondazione e Pd

 

SAN CANZIAN Anche a San Canzian Rifondazione comunista rimane fermamente contraria al progetto di Alta velocità-Alta capacità ferroviaria, che nel territorio comunale impatterà in modo non trascurabile sulle frazioni di Pieris e Begliano. La posizione di Rc continua, quindi, a essere poco compatibile con quella del Pd, con cui Rifondazione è al governo di San Canzian, ma che rimane favorevole in linea di principio a un’opera vista come opportunità di sviluppo.

Secondo Rc, invece, l’attuazione di quest’opera, che da Alta velocità è stata di fatto declassata ad Alta capacità, sarà fortemente impattante per le due frazioni. «Quest’opera comporterà, oltre alla distruzione di alcuni edifici residenziali – afferma il circolo di Rc di San Canzian -, anche a conseguenze negative per una parte degli abitati limitrofi la linea, in quanto risentiranno comunque degli effetti dannosi dovuti a vibrazioni, inquinamento acustico ed elettromagnetico. Si avranno ripercussioni anche dalla realizzazione delle relative barriere e opere di mitigazione dell’opera». Rc non digerisce inoltre nemmeno il fatto che pure nel nuovo progetto si sia preservata l’idea di voler ”bucare” il Carso, non tenendo in considerazione le evidenti criticità dovute alle caratteristiche geologiche dell’altopiano. Il circolo di Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra di San Canzian ricorda quindi di essersi opposto da sempre alla realizzazione di un progetto considerato fortemente impattante sia dal punto di vista ambientale, con la distruzione di aree di rilevante pregio naturalistico, sia da quello urbanistico, visto lo sfregio che causerà nei paesi interessati dal passaggio della Tav.

Rifondazione si è già opposto quindi in Consiglio comunale alla Tav, motivando la propria in diverse iniziative, sia a San Canzian sia negli altri centri del mandamento, per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e illustrare proposte alternative. A fronte del nuovo progetto e dei suoi impatti locali, Rc ribadisce ora la sua contrarietà alla Tav intesa come «progetto faraonico dalla dubbia utilità che indebiterà ulteriormente lo Stato italiano e Rfi e produrrà uno scempio ambientale di rilevanti proporzioni». Rifondazione da parte sua propone invece il potenziamento dell’attuale linea esistente, ma sottoutilizzata e che possiede, sempre secondo Rc, ampi margini di sviluppo del traffico rotabile. Secondo Rifondazione, non è inoltre più differibile il miglioramento e potenziamento del trasporto locale dei pendolari che «vige in uno stato di incuria con soppressioni e ritardi all’ordine del giorno».

Laura Blasich

 

13/02/11

«Assente io? Mai stato invitato»

DUINO AURISINA «Se veramente si tiene ad avere la presenza di un sindaco a un incontro pubblico come minimo lo si invita per tempo, certo non gli si consegna uno striminzito volantino 24 ore prima dell’appuntamento nè si fissa l’appuntamento sapendo che non vi potrà prender parte». Contrattacca il primo cittadino di Duino Aurisina, Giorgio Ret, dopo la querelle innescata sulla sua assenza all’incontro di giovedì sera promosso dal comitato No Tav alla Casa della Pietra di Aurisina. «Tutti sapevano che quella sera ero presente alla riunione del coordinamento del Pdl – prosegue – inoltre nessun sindaco ha fatto più di me sul tema dell’Alta velocità, prova ne sia che lunedì (domani per chi legge) ci sarà la riunione dei capigruppo in Comune, martedì prenderò parte all’assemblea indetta dalla Comunella di Ceroglie e mercoledì vi sarà un altro tavolo. Ho riunito tutti gli esperti per dirimere la questione in tutti i suoi nodi: il Corridoio 5 non è prerogativa di un sindaco bensì dell’intera comunità». «Queste accuse – conclude Ret – sono pretestuose: ho capito che siamo già in campagna elettorale e che i colpi saranno bassi, anzi bassissimi». (t.c.)

Cressati chiede un sottopasso per saltare i binari della Tav

PALMANOVA L’aumento del traffico merci sulla tratta Palmanova-San Giorgio di Nogaro, il problema relativo all’acustica e la svalutazione di case e terreni sono state le osservazioni più immediate espresse al sindaco Federico Cressati alla riunione per la disanima sul progetto Tav, indetta dallo stesso primo cittadino al palazzo municipale, da parte dei residenti nell’area interessata ma anche di altre persone che in gran numero hanno partecipato all’incontro.

Cressati ha esposto la genesi di questo progetto dell’alta velocità, ufficializzato con il protocollo d’intesa siglato nel 2007. Dell’elaborato progettuale comunque, il sindaco della città stellata, invierà due importanti istanze alla Regione e a Rfi. La prima riguarda la possibilità di creare un sottopasso anziché il previsto “cavalca-ferrovia” sulla statale Napoleonica. In secondo luogo sarà puntualizzato il problema dell’inquinamento per le abitazioni a ridosso della ferrovia per il quale si dovranno assolutamente predisporre delle misure di mitigazione.

In ogni caso il nodo cruciale è sicuramente costituito dal superamento dello sbarramento di intersezione tra la ferrovia e la statale 252. Il sovrapasso o “cavalca ferrovia”, in base al progetto dovrebbe raggiungere un’altezza massima di 12 metri per una lunghezza che si attesta sui 450 metri. Sicuramente un’opera di forte impatto, ma come ha sottolineato il sindaco, la Regione si è dichiarata disponibile a valutare altre ipotesi alternative e questa del sottopasso potrebbe diventare più adeguata e comunque la migliore strada percorribile e opportuna.

Palmanova sarà toccata in maniera marginale dall’alta velocità rispetto ad altri Comuni della Bassa friulana ma, comunque, è interessata direttamente dai collegamenti della Tav con la direttrice nord-sud per quanto concerne invece l’alta capacità, vale a dire il trasporto merci su rotaia. Anzi, proprio in questo settore, la città stellata incrementerà il già importante snodo che da tempo ha assunto la sua stazione. Molto aperto e ricco il dibattito sostenuto soprattutto dai residenti delle vie Mazzini, Carducci, Foscolo, Manzoni, Leopardi e Ontagnano le cui abitazioni vertono nelle immediate prossimità della linea ferroviaria.

La riunione è stata aggiornata dal sindaco non appena perverranno in Comune ulteriori documentazioni progettuali da parte della Regione.

Alfredo Moretti

12/02/11

Ret snobba il dibattito sulla Tav

 

DUINO AURISINA «Sulla Tav sentiremo i cittadini” aveva dichiarato neanche due giorni prima l’Assessore regionale alle infrastrutture Riccardi. Ma i cittadini, almeno quelli del Comune di Duino-Aurisina, non sono dello stesso parere. E la ‘non presenza’ del Sindaco Ret all’assemblea pubblica sul progetto dell’Alta Velocità del tratto Ronchi (Duino) – Trieste, di ieri sera, alla Casa della Pietra ‘Igo Gruden’ non è forse stata la giusta mossa politica. Presenti solo alcuni esponenti del consiglio, Maurizio Rozza e Edvin Forcic, l’incontro, organizzato dal Comitato No Tav Trieste e del Carso in collaborazione con L’Altra Baia ha visto i due relatori, Paolo Bruno e Peter Behrens informare i cittadini sul progetto e la sua portata, altrimenti incomprensibile, se non per degli addetti ai lavori.

«Siamo a favore del miglioramento delle linee ferroviarie, ma è davvero questa la soluzione?». E’ Paolo Bruno, del Comitato NO Tav Trieste e del Carso, ad chiederlo. Numerosi gli interrogativi sul reale vantaggio di quest’imponente opera. Sarebbero stati sottovalutati, secondo il Comitato, gli impatti ambientali sia visibili che sotterranei, i disagi dovuti al processo di costruzione, nonché l’assenza di una reale valutazione dei costi e dei benefici. Contestata anche la paventata possibilità di ridurre il trasporto su gomma, a favore di quello su rotaia, che sì, andrebbe a alleggerire la mole di traffico su sue ruote nella zona, ma solo tra una decina d’anni.

«Non bisogna dimenticare – ha aggiunto Bruno – i circa duecento camion al giorno previsti per tutta la durata del lavori, e cioè all’ incirca 3300 giorni, che transiteranno nella zona». L’esponente ambientalista si è detto scettico anche riguardo all’impatto ambientale vero e proprio, soprattutto verso i possibili rischi legati alla conformazione morfologica del territorio tutt’altro che prevedibile.

Nel deriverebbe un allarme inquinamento, inoltre, anche per le acque del Timavo che riforniscono tutti gli abitanti del Carso. Oltre alle critiche, però, sono state tratteggiate anche delle soluzioni alternative rispondenti al motto «usare quello che c’è, e farlo bene». In tal senso Bahrens ha proposto «interventi mirati sulle linee ferroviarie preesistenti che, se fossero usate al meglio, potrebbero sopportare un carico di traffico di cinque volte superiore a quello che esiste attualmente».

Viviana Attard

Comune accerchiato sull Alta velocità

 

IL CASO Le paure create dal progetto e l’opposizione al passaggio della Tav nel territorio monfalconese sono emerse tutte nell’incontro informativo promosso dal Comune di Monfalcone giovedì pomeriggio nella Galleria d’arte contemporanea di piazza Cavour. Lo hanno fatto accompagnate da accuse di ”collaborazionismo”, mosse da oppositori storici del progetto e semplici cittadini nei confronti dell’amministrazione locale. Che sembra pagare ora il sostanziale sostegno da parte dei Ds prima e del Pd ora alla realizzazione del Corridoio 5, visto come opportunità di sviluppo per il territorio.

L’appuntamento si è trasformato quindi, almeno a tratti, in un confronto molto duro, mentre il Wwf ha chiesto ufficialmente quale sia la posizione dell’amministrazione Pizzolitto.

«Comprensibile quanto accaduto, visti i contenuti del progetto, al quale Rifondazione comunista rimane contraria – afferma il segretario cittadino del partito e consigliere comunale Emiliano Zotti -. L’amministrazione locale non è però il nemico e, anzi, va aiutata dai cittadini a farsi portavoce della netta opposizione al progetto». Come? Presentando le osservazioni in «una mole tale da far desistere Rfi dal portare avanti questo progetto, che Rifondazione non ritiene in ogni caso sostenibile dal punto di vista ambientale».

A detta di Zotti e di Rifondazione comunista, il progetto è inoltre viziato da un’ipocrisia di fondo.

«È palese che in questo tratto l’Alta velocità non si farà mai – spiega il segretario cittadino del partito -, ma nello stesso tempo i vincoli progettistici dell’Alta velocità rimangono tutti, come dislivelli e raggi di curvatura, creando impatti devastanti, soprattutto a livello dello snodo di San Polo, la cui messa in sicurezza e adeguamento pure sarebbero utili e necessari».

La preoccupazione per Rifondazione comunista è quindi ora appunto quella di trovare gli strumenti per bloccare la proposta di Rfi.

«In questo momento crediamo che il modo più efficace sia quello di informarsi e presentare le proprie osservazioni – afferma Zotti -. Invitiamo quindi i cittadini a muoversi in questo senso. Da parte nostra c’è l’impegno a far rigettare questo progetto da parte dell’amministrazione comunale».

Al cui interno non tutti potrebbero pensarla allo stesso modo, anche se va messa in conto la pressione esercitata dall’avvicinarsi dell’appuntamento delle elezioni comunali. (la.b.l.)

 

Il sindaco Paviotti incontra i No-Tav

 

di ELENA PLACITELLI

CERVIGNANO Oggi il sindaco Pietro Paviotti incontra i No Tav. Così il primo cittadino ha accettato l’invito del Comitato a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà questo pomeriggio alle 16.30 nella palestra di Scodovacca. Paviotti ha confermato la sua presenza, anticipando che a Cervignano i lavori non inizieranno prima del 2050 e comunicando di aver diffuso, sul portale del Comune, le planimetrie del tracciato della Tav. Un gesto, quest’ultimo, che era stato sollecitato dai cittadini, preoccupati dell’impatto che la grande opera avrà sul territorio.

Tra le ultime critiche sollevate dal Comitato, la mancanza dello studio di impatto ambientale e della relazione costi e benefici, documenti che non sono stati allegati al progetto preliminare, nonostante essi siano previsti dai decreti attuativi della legge obiettivo. Poi c’è il problema della tempistica: i Comuni dovrebbero inviare le proprie osservazioni (e quelle dei cittadini) alla Regione entro il 27 febbraio. Sia gli abitanti che l’amministrazione comunale hanno giudicato i tempi troppo stretti, di fronte a un progetto di così ampia portata. L’altro timore guarda alle abitazioni.

Paviotti rassicura innanzitutto sui tempi. «É bene ricordare – spiega – che con questo progetto si opera una programmazione a lungo termine, per un’infrastruttura certamente importante ma che non sarà realizzata nell’immediato. I tecnici ritengono di intervenire con priorità sui cosiddetti “colli di bottiglia”, che sono quelle parti della ferrovia esistente che oggi non permettono un adeguato sviluppo del traffico ferroviario (Bivio S.Polo a Monfalcone o il raddoppio della linea Cervignano – Udine, oggi a binario unico). Solo dopo si potrà intervenire sul resto della linea. Il che significa che a Cervignano, dove peraltro ci sono già i 4 binari necessari, si lavorerà certamente non prima del 2050». Rassicurazioni anche sul termine per presentare le osservazioni. «Dopo la lettera – riprende Paviotti – che ho inviato a Regione, Provincia e Italferr per evidenziare che il preliminare presentato non rispondeva ad alcuni degli impegni presi nel Protocollo–Sonego del 2008, l’assessore regionale Riccardo Riccardi si è impegnato a discutere con noi il progetto e a sostenere l’onere economico per l’incarico ad un tecnico di fiducia da affiancare alle amministrazioni: il tempo a disposizione sarà quello necessario ad approfondire il tema e a ricercare una intesa ragionevole. Per questo la data del 28 febbraio non ha alcuna rilevanza, in quanto serve solo a segnalare eventuali interferenze e non invece ad esprimere un parere sul progetto. Resta naturalmente il mio impegno ad informare i cittadini – chiosa –. A questo pro abbiamo stampato ed esposto in municipio le planimetrie».

 

Messaggero Veneto del 14/02/11

Duplice no ad Alta velocità/Alta capacità

 

MONFALCONE. Sinistra critica e Comunisti uniti dicono “no” all’Alta velocità/Alta capacità ferroviaria (Tav) esprimendo «totale contrarietà all’ipotizzata realizzazione dell’opera».

Già dalla documentazione depositata da Rfi e analizzata dall’assemblea delle due forze politiche, di cui viene rilevato il carattere evidentemente «di parte», emerge «chiaramente l’effetto devastante che l’opera avrebbe per il territorio dell’Isontino e del Carso».

Al di là dell’impatto paesaggistico-ambientale, rilevano Sinistra critica e Comunisti uniti, sono decine le abitazioni da abbattere e centinaia quelle che si troverebbero a poche decine di metri dai binari, con immaginabili conseguenze dal punto di vista delle vibrazioni e dei rumori.

«Ma non solo – sostengono i due gruppi della sinistra –: ci associamo a coloro che considerano inutile l’opera sotto l’aspetto economico poiché si basa su previsioni di aumento del traffico su rotaia del tutto irrealistiche, anche alla luce del prolungarsi della crisi economica globale. Non a caso, Rfi non ha presentato la valutazione costi/benefici. Inoltre, ci sembra veramente assurdo spendere miliardi di euro per spostare merci a 300 chilometri orari quando tutti i più avanzati studi di sviluppo economico ecosostenibile propugnano la filiera corta e la produzione e il consumo a chilometri zero».

Se queste considerazioni possono essere comuni con quelle di altre forze politiche e organizzazioni ambientaliste, Sinistra critica e Comunisti uniti rilevano che al progetto «mirante a trasformare il nostro territorio in un mero corridoio di transito, vada opposto un programma di valorizzazione della vocazione manifatturiera e industriale dell’Isontino, con particolare riguardo alla salvaguardia dell’occupazione. Esattamente quello che le forze politiche al governo della città, della provincia e della regione non stanno facendo».

«Infine, crediamo vada sottolineata l’ipocrisia della posizione del Partito democratico – concludono bacchettando il Pd – che dà il proprio assenso alla Tav fino a Ronchi dei Legionari, avallando quindi la devastazione dei paesi della Bassa friulana, di Pieris, di Begliano, così come della Val di Susa con i suoi amministratori in Piemonte, esprimendo poi contrarietà per la tratta del Carso. Si tratta di un ennesimo “ni” di un partito ormai incapace di prendere una qualunque decisione chiara». (c.v.)

PORDENONE: comunicato sulla manifestazione dei migranti

COMUNICATO STAMPA SULLE REAZIONE ALLA MANIFESTAZIONE DEI MIGRANTI
Esprimiamo profonda indignazione per la settimana di battente campagna
mediatica di denigrazione, mistificazione e aggressione contro i
migranti che hanno manifestato sabato 5 febbraio a Pordenone. E´
sconcertante che a fronte di una richiesta esasperata di attenzione
rispetto alla situazione che questi “invisibili” vivono, ultimo anello
della catena della precarietà che coinvolge anche tanti pordenonesi,
si risponda strumentalizzando un cartello e una scritta, additando una
grande manifestazione e importanti contenuti con termini quali
“violenza” e “aggressione” ribaltando la realtà che li vede vittime di
violenza reale come per la ragazza ghanese quasi morta d´aborto per il
terrore di essere espulsa o i rinchiusi nei CIE di Gradisca a pochi
chilometri da noi che si sono “cuciti la bocca” per denunciare i casi
di pestaggi e intimidazioni, colpevoli solo di avere un permesso di
soggiorno scaduto. Mentre si indica la luna lo stolto guarda l´indice
ed è così che appaiono i politicanti che di volta in volta si sono
espressi in sperticate condanne della protesta dai quotidiani locali.
Come Iniziativa Libertaria esprimiamo ancor più vicinanza e
solidarietà ai migranti in lotta, alle loro sacrosante rivendicazioni
e rimarchiamo quanto da anni andiamo dicendo, avendo conferma con il
presidio che si terrà sabato questo in P.tta Cavour per conto di
leghisti, PDL e postfascisti della Giovane Italia che ci sono due
razzismi da sradicare in città: il primo esplicito della Lega Nord che
mentre si dice “offesa” dall´accusa di razzismo intitola il presidio
“prima gli italiani!” dimostrando non solo che le accuse sono fondate
(cos´è la discriminazione se non quella che divide le persone non
sulla base del merito ma su quella del “sangue e del suolo” di
Hitleriana memoria?) ma anche la demenzialità di chi neppure si
accorge del paradosso; c´è poi un razzismo più strisciante e forse
colpevole che vive nell´indifferenza e nella tacita convinzione che il
riconoscimento dell´altro (in questo caso gli immigrati) debba passare
solo se l´altro sta in silenzio, non disturba e si sottomette ai ruoli
che la società gli riserva. Solo così si capiscono i continui
riferimenti, al limite dell´ossessione, ai “diritti e doveri” con cui
vengono richiamati i migranti, quasi un ricatto mafioso: o ti adegui o
te ne vai! Di quali “doveri” si va parlando? Lavorare, pagare le
tasse, l´affitto, sostenere la propria famiglia, mandare a scuola i
figli e prendersene cura sono i doveri che riguardano tutti, italiani
e non, e i diritti? Non sono quelli che dovrebbero garantire di avere
tutti le stesse possibilità di trovare un altro lavoro se si viene
licenziati o finisce il tempo determinato? Non dovrebbero essere
quelli che garantiscono a tutti, egualmente, di poter accedere ai
servizi sociali? Non dovrebbero esserre quelli di poter essere curati
in quanto persone e non sulla base di un permesso di soggiorno in
regola e non? I doveri, la stragrande maggioranza degli immigrati gli
adempie lavorando, contribuendo al benessere di tutti, pagando le
tasse e occupandosi della propria famiglia mentre sul fronte dei
diritti gli stessi vivono nell´incubo che il ritrovarsi un giorno
senza lavoro, senza poter più pagare il mutuo o l´affitto, senza
riuscire a mantenere la famiglia potrà comportare la cacciata dalla
città in cui hanno vissuto e cercato un futuro per se e i propri cari.

Questo hanno cantato, gridato e spiegato durante il corteo e su questo
si dovrebbe rispondere invece di continuare con leggi
“democraticamente” razziali da una parte e il menefreghismo
dall´altra.

Iniziativa Libertaria

NOTAV: stanno per scadere i termini per le osservazioni

Da Il piccolo del 15/02/11

 

«Giorni contati per esprimere un parere sulla Tav»

TRIESTE «Nel giro di qualche giorno le circoscrizioni sono chiamate a dare il loro parere sulla Tav, sulla nuova variante al Piano Regolatore e pure sul Bilancio Comunale. Siamo di fronte a vere e proprie forzature, non è così che si lavora». La considerazione arriva dai presidenti dei due parlamentini dell’altipiano Bruno Rupel e Marco Milkovich, entrambi solidali nell’imputare al Comune un modo di procedere ritenuto perlomeno inappropriato.

«La questione principale riguarda l’espressione del parere riguardo alla Tav, il cui passaggio riguarda buona parte del territorio carsico. Per capirne qualcosa – continua Marco Milkovich – è necessario garantirsi una informazione completa. Mi chiedo come potremo risolvere il tutto in meno di dieci giorni, quando solo per la TAV ci siamo trovati a scaricare una documentazione ponderosa, comprensiva di quasi 300 allegati». «Beati i colleghi di Altipiano Est – ironizza Bruno Rupel -. Noi non siamo riusciti ancora a scaricare la modulistica e la documentazione dal sito del Comune. Perché? Lavoriamo come possiamo con i computer in dotazione e poi siamo privi di schermi dove poter proiettare le mappe e illustrare all’intero consiglio il percorso della Tav».

Secondo Milkovich, un tale modo di procedere inficia completamente il percorso democratico di informazione. La gran mole di documenti, oltre che dai singoli presidenti, deve essere presa in visione da tutti i componenti del consiglio. I pochi giorni a disposizione impediscono poi qualsiasi tipo di approccio e approfondimento con i cittadini. «Qualcuno dimentica – continua il presidente di Altipiano Est – che siamo stati eletti da una comunità che ha il diritto di capire cosa sta per succedere sotto le proprie case. E spetta proprio a noi informare i cittadini al riguardo. Davvero sconcertante, poi, l’atteggiamento delle Ferrovie dello Stato che, nell’ambito di un incontro promosso dalla sesta commissione consigliare comunale nel quale avrebbero dovuto illustrare il progetto, hanno disertato l’incontro già concordato».

I due presidenti appaiono perplessi soprattutto per i tempi con i quali il Comune avrebbe affrontato la delicata materia. A loro avviso l’Amministrazione comunale, che deve emettere il parere entro il 20 febbraio, avrebbe ricevuto gli elaborati sulla Tav circa 40 giorni fa e avrebbe girato la delibera alle circoscrizioni solo l’8 febbraio, concedendo loro una manciata di giorni per la valutazione dei testi e l’espressione dei pareri. «Di fronte a questa situazione di emergenza – affermano Rupel e Milkovich – chiediamo al Comune una proroga dei termini di presentazione del nostro parere. Il minimo che si possa fare per poter consentire ai nostri consigli di operare in modo congruo».

Maurizio Lozei

Consiglio comunale straordinario per discutere Ici e Alta Velocità

DUINO AURISINA Si terrà il prossimo 2 marzo il Consiglio straordinario invocato dalla minoranza consiliare di Duino Aurisina per sfiduciare il sindaco Giorgio Ret a seguito della vicenda Ici. La data è emersa ieri, dopo la riunione dei capigruppo che hanno deciso di deliberare, in quella sede, anche le osservazioni alla Via relative alla Tav, di imminente analisi da parte delle competenti commissioni. «In questo modo – spiega il consigliere di maggioranza Gianpietro Colecchia – risparmieremo soldi pubblici evitando un’ulteriore convocazione dell’assise e inserendo il tema nella seduta straordinaria».

«Faremo un’ulteriore incontro con la popolazione – prosegue il capogruppo di An – sulla falsa riga della seduta convocata lo scorso giugno a Visogliano sul tema dell’Alta velocità. Questa amministrazione, a differenza di quanto polemizzato da alcuni, è quella che in assoluto ha fornito più informazioni alla cittadinanza, basti pensare che il sindaco Giorgio Ret ha dato notizie in merito perfino al primo cittadino di Comeno. C’è chi va dicendo che vi saranno case rase al suolo: siamo alla fantascienza, putroppo molti alimentano una falsa informazione». Già ieri, intanto, è stato posto un primo paletto dall’assemblea, relativamente alla Tav, ovvero il diniego del passaggio di camion per la movimentazione degli escavi attraverso le arterie del Comune. Stasera alle 20, alla Casa delle Comunelle di Ceroglie (ex scuole) si terrà un incontro pubblico sul punto.

Ma per l’opposizione non basta: «Il sindaco Ret non ha mantenuto l’impegno preso davanti al Consiglio comunale – sostiene Maurizio Rozza (Verdi) – la partecipazione e l’informazione ai cittadini è completamente venuta meno: tra una settimana scadranno i termini per la presentazione delle osservazioni da parte dei residenti e poco o nulla è stato fatto per agevolare la divulgazione del materiale. Quel poco che è trapelato, lo si deve all’azione meritoria di associazioni ambientaliste». (ti.ca.)

 

Tav, Regione e Rfi incontrano i Comuni

Tav o No-Tav? Oggi, alle 18, alla Galleria espositiva di Monfalcone (piazza Cavour), ci terrà un importante incontro sull’Alta velocità. L’assessore ai Trasporti del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, e i tecnici di Rete Ferroviaria italiana (Rfi) incontreranno i Comuni del mandamento monfalconese. Il dibattito, intanto, continua. Fabio Del Bello, consigliere comunale e provinciale del Pd, non ha dubbi sulla criticità del progetto. «C’è abbastanza per decretare: Barbari ad Portas!» chiude un intervento in cui denuncia «l’assoluta gravità della situazione». «La situazione nella Città Martire dell’amianto – spiega l’esponente del Pd – non è assimilabile a nessun altra nel Triveneto circa l’impatto ambientale previsto nelle due fasi del progetto: la prima prevede la costruzione di quattro binari che viaggiano in galleria e trincea carsica; poi nella seconda fase (la Tav vera e propria) ci sarà la costruzione di altri due binari che nella tratta che precede l’ingresso a Monfalcone sono progettati all’interno della linea Venezia-Monfalcone con galleria carsica». E qui arrivano i problemi. «Le gallerie previste .- continua Del Bello – vanno ad impattare su almeno tre grotte naturali. Il tutto, compreso un viadotto e la deviazione del canale, è compreso nell’area attigua al nuovo Ospedale di San Polo con la previsione di due enormi cantieri uno a fianco dell’Ospedale. Altre aree vicine saranno utilizzate per il materiale di scarto proveniente dal bombardamento con dinamite o trivellazione del Carso».

Ma non basta. «Nell’altro ingresso a Monfalcone (quello proveniente da Venezia) – continua il consigliere comunale – sarà demolito il cavalcavia di Ronchi dove sarà realizzato un sottopasso (per la Tav). Se tale demolizione avvenisse contestualmente al rifacimento del bivio di San Polo le due Statali 14 e 305 verrebbero chiuse contemporaneamente».

Ultima, ma non ultima, nota dolente: il traffico dei camion. «Nel dettaglio della relazione intitolata Gestione terre e rocce da scavo – spiega Del Bello – si evince che sarebbero circa 6,8 milioni di metri cubi il totale del materiale derivante dallo scavo delle gallerie nella tratta Monfalcone-Trieste: esso genererebbe un enorme traffico che graviterebbe per almeno un decennio in città e nel Monfalconese proprio in virtù di questo massiccio intervento».

Eppoi c’è il mitico Timavo. «C’è, secondo il parere degli studiosi – conclude Del Bello – un reticolo idrografico non ancora ben conosciuto e che le gallerie andrebbero sicuramente ad intaccare e soprattutto c’è il Timavo». Con buona pace di Virgilio e degli argonauti.

Assemblea No-Tav, il sindaco invitato contesta e se ne va

CERVIGNANO Assemblea infuocata sulla Tav, scontro aperto tra sindaco e Comitato. Le premesse sembravano buone: il primo cittadino Pietro Paviotti aveva accettato l’invito del Comitato No Tav a partecipare all’assemblea che si è tenuta sabato pomeriggio nella palestra di Scodovacca. E invece la discussione si è animata più del previsto e i toni sono diventati aspri fino a quando il sindaco ha abbandonato l’assemblea. Il portavoce del Comitato, Giancarlo Pastorutti, lo ha accusato di aver voluto volontariamente mandare in bagarre la discussione, e Paviotti ha rispedito le accuse al mittente, giudicando i promotori dell’iniziativa responsabili di falsi allarmismi.

Inizialmente Pastorutti ha illustrato ai cittadini il progetto preliminare della Tav evidenziando la mancanza della documentazione dello Studio di impatto ambientale previsto dalla normativa. Per quanto concerne l’impatto nel comune di Cervignano, si è soffermato sui 9 cantieri previsti, che dovrebbero occupare quasi 20 ettari di territorio. Poi è stata la volta di Paviotti, che è intervenuto per spiegare ai cittadini l’iter del progetto e le garanzie ottenute dalla Regione dopo la lettera, sostanzialmente contraria, inviata all’assessore regionale Riccardo Riccardi, alla Provincia e a Italferr.

Il sindaco ha ribadito di aver avuto le rassicurazioni da parte della Regione, che si è impegnata a considerare non perentorio il termine del 28 febbraio entro il quale i Comuni devono presentare le interferenze al progetto, e a mettere a disposizione dei cittadini un tecnico di fiducia. I toni sono esplosi quando la parola è passata a Franco Bianchin, esponente dei comunisti italiani di Villa Vicentina. «A quel punto – insorge Pastorutti – il clima all’interno della sala si è infiammato per le ripetute interruzioni da parte del sindaco. Paviotti voleva solo delegittimare l’assemblea: non possiamo che essere delusi e preoccupati – chiosa – quando questi metodi vengono attuati da rappresentanti delle istituzioni, che predicano il confronto solo a parole».

Immediata la replica di Paviotti: «Non potevo continuare ad ascoltare quelle falsità. Notando l’insofferenza degli esponenti del Comitato ho preferito lasciare l’assemblea. Non c’è bisogno di allarmare i cittadini: il Cipe approverà il progetto solo dopo che la Regione avrà parlato con i Comuni. Se tutti siamo d’accordo sul fatto che il traffico ferroviario debba essere potenziato rispetto al trasporto su gomma, non capisco perchè il Comitato non pensa piuttosto a opporsi alla terza corsia dell’autostradale». (el. pl.)

CIE DI GRADISCA: nuova rivolta

Qui sotto gli articoli dei media, per una cronaca di ieri sera:

senzafrontiere

 

Da Il Piccolo del 15/02/11

Gradisca, tensione al Cie scoppia un incendio

di LUIGI MURCIANO

GRADISCA Esplode nuovamente la tensione all’interno del Cie di Gradisca. Tre stanze situate nella «zona rossa» della struttura isontina per immigrati sono state incendiate dagli ospiti nella serata di ieri.

L’allarme all’ex caserma Polonio è scattato poco dopo le 19: seguendo una modalità operativa ormai consolidata, alcuni clandestini, almeno una ventina, hanno dato fuoco a materassi e coperte delle proprie celle. Una lunga colonna di fumo si è levata dal Cie, ben visibile agli automobilisti dalla strada regionale 305. Sul posto, oltre alle forze dell’ordine deputate alla vigilanza perimetrale, anche i mezzi dei Vigili del Fuoco e un’autoambulanza del 118 di Gorizia.

Non si sarebbero verificate evasioni. A tarda sera la conferma che la rivolta è stata innescata da alcuni clandestini tunisini arrivati nei giorni scorsi a Gradisca da Lampedusa. Fra loro vi sono anche trenta richiedenti asilo politico che, secondo indiscrezioni non confermate, dal vicino Cara sarebbero stati trasferiti anch’essi al Cie, come i loro connazionali. Su questo aspetto si interrogano le associazioni umanitarie, che temono dinieghi all’asilo ed espulsioni di massa per i tunisini. Come già accaduto nel recente passato, sembra quasi esserci un silenzioso tam tam dietro lo scoppio di questi momenti di tensione nei diversi Centri di identificazione ed espulsione del Paese. Da alcuni giorni, in particolare, sono in subbuglio le strutture di Torino e Brindisi, con numerose rivolte, scioperi della fame e tentativi di evasione. Ora ovviamente la situazione diventata ancor più torrida con l’emergenza-sbarchi di Lampedusa, che ha visto il Viminale organizzare numerosi ponti aerei fra la Sicilia e i centri per migranti di tutta la Penisola. Nei Cie italiani attualmente non sta più neppure uno spillo.

Anche a Gradisca la situazione sarebbe ormai al limite. La presenza al Cie di via Udine è quella massima possibile di 130 persone, la metà della capienza reale di 248. Una riduzione resasi necessaria in quanto, ironia della sorte, proprio in questi giorni all’interno dell’ex caserma sono iniziati i lavori di ripristino della sicurezza: dispositivi antifuga a infrarossi, camere di parcellizzazione, telecamere per la sorveglianza interna dopo i frequenti danneggiamenti e le rivolte degli ultimi quattro anni.

 

AdnKronos

Un gruppo di ospiti del Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) ieri sera ha appiccato il fuoco a tre camerate. GLi extracomunitari hanno incendiato mobili, suppellettili e materassi, rendendo parzialmente inagibili i locali, anche a causa del fumo che ha impregnato le camerate.

La protesta e’ stata sedata dalle forze dell’ordine e le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco. Secondo la ricostruzione fornita dalla Prefettura di Gorizia, la protesta e’ scoppiata con la scusa di alcune richieste inoltrate dagli extracomunitari e non accontentate. L’obiettivo, dicono in Prefettura, era di creare confusione con un’azione diversiva e tentare la fuga.

Attualmente il Cie ospita 130 immigrati, compresa la cinquantina arrivata alcuni giorni fa da Lampedusa a seguito dei nuovi sbarchi. La capienza massima del Cie e’ stata ridotta a seguito dei lavori di ristrutturazione in corso, ed e’ passata dai 240 iniziali a 190, poi a 150 anche a causa dei ripetuti danneggiamenti provocati dagli immigrati e infine agli attuali 130. L’intenzione, riferiscono dalla Prefettura, e’ di ridurre la capienza a non piu’ di 60-70 persone, quando le opere edili interesseranno a rotazione le camerate.

 

GRADISCA/ Dal CPT al CIE: cinque anni di rivolte. + Bozza del Volantino per il 12 marzo

Messaggero Veneto 16 febbraio

I nuovi arrivati al Cie di Gradisca
si ribellano durante la notte

Cie, immigrati

Una trentina di immigrati ospitati nelle strutture del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (alcuni dei quali appena trasferiti da Lampedusa) hanno appiccato un incendio nella struttura, tentando anche di impedire l’intervento dei vigili del fuoco. L’episodio è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì e ha interessato quattro locali, tre dei quali sono ancora inagibili.

 

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Tunisini al Cie e al Cara di Gradisca: una trentina di loro ha richiesto l’asilo politico

 

Una cinquantina di tunisini fuggitivi rinchiusi nella notte al Cie e al Cara di Gradisca

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Nel salutare la nuova rivolta comunichiamo che è in preparazione la manifestazione del 12 marzo a Gradisca e proponiamo intanto la bozza del volantino per eventuali suggerimenti

 

bozza

CIE DI GRADISCA: intervista ad un recluso + rassegna stampa

Ecco il link ad un intervista fatta ieri da Radio Blackout di Torino ad un recluso.

http://senzafrontiere.noblogs.org/files/2011/02/15_febb_gradisca_protest.mp3

 

Dal Piccolo del 16/02/11

Rivolta al Cie, tunisini coinvolti

GRADISCA Rivolta al Cie, la Prefettura smentisce un coinvolgimento dei 50 tunisini provenienti da Lampedusa nella sommossa che lunedì sera ha portato all’incendio di quattro stanze. Ma fonti interne ribadiscono: i nuovi arrivati hanno avuto una parte attiva. Anzi, quella attuata nella zona rossa farebbe parte «di una strategia ben precisa». Le forze di polizia ne sono convinte: alcuni immigrati dimostrano di conoscere sin troppo bene i centri e le loro criticità.

Sanno che a causa dell’emergenza-sbarchi nei Cie italiani non sta più neanche uno spillo. Rendere inagibili le stanze significa avere una speranza in più di fuggire e scampare quindi all’identificazione e probabile espulsione. Gli immigrati lunedì sera avevano dato fuoco a materassi e coperte delle proprie celle trovando la maniera di barricarsi all’interno della “zona rossa” e ritardare l’intervento della vigilanza. Una modalità consolidata, che avrebbe dovuto risultare sconosciuta a dei nuovi arrivati. la tensione era ancora alta. Duro il commento del Sap, Sindacato autonomo di polizia: «Gli immigrati provenienti da Lampedusa – spiega il segretario provinciale Angelo Obit – hanno agito con modalità già attuate. Il fenomeno migratorio che interessa le nostre coste non è solo un’emergenza umanitaria. I soggetti inviati a Gradisca – denuncia – sono stati selezionati tra quelli più pericolosi, che stanno cercando di rendere impossibile il loro trattenimento. Ma il Dipartimento per l’Immigrazione si è ben guardato di disporre un rinforzo del dispositivo di vigilanza». Fa eco Giovanni Sammito del Siulp: «Da tempo chiediamo un rinforzo dell’organico. Avremmo bisogno di almeno 15 unità in più. Ora il rischio è che, con Lampedusa ormai in ginocchio, si apra un nuovo fronte sul confine italo-sloveno, ritornando indietro di 10 anni». E un Cie danneggiato, ai limiti della capienza e pure sguarnito di vigilanza è un bel problema.

A Gradisca la situazione è ormai al limite. La presenza al Cie di via Udine si attesta sul massimo possibile di 130 persone: la metà della capienza reale (248). Questo perchè sono al via i lavori di ristrutturazione. Ma l’intenzione, riferiscono dalla Prefettura, è ridurre la capienza a non piu’ di 60-70 persone quando le opere interesseranno le camerate. Che succederà allora se dovessero rendersi necessari ulteriori arrivi? Oltretutto entro fine mese avverrà anche il delicato cambio di gestione di Cie e Cara. Difficilmente l’emergenza poteva arrivare in un momento peggiore per le strutture di Gradisca.

Luigi Marciano

Dal Messaggero Veneto del 16/02/11

Gradisca, rivolta dei nuovi arrivati al Cie

 

GRADISCA D’ISONZO. Appena arrivati, hanno provveduto a far parlare di sè. Una trentina di immigrati ospitati nelle strutture del Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo (alcuni dei quali appena trasferiti da Lampedusa) hanno appiccato un incendio nella struttura, tentando anche di impedire l’intervento dei vigili del fuoco. L’episodio è avvenuto nella notte tra lunedì e martedì e ha interessato quattro locali, tre dei quali risultano ancora inagibili. Il personale che opera all’interno della struttura ha invece ripristinato già da ieri mattina la funzionalità del quarto locale. Dopo aver incendiato carta, suppellettili e altro materiale infiammabile, gli immigrati hanno provveduto a sbarrare le porte d’accesso ai locali, nel tentativo di ritardare l’intervento dei vigili del fuoco. I quali tuttavia sono riusciti ad avere ragione delle fiamme in poco tempo. Nessuno degli extracomunitari è rimasto ferito o intossicato.

Un episodio minore, se si vuole, ma indicativo dei rapporti tesi all’interno della struttura gradiscana. Che l’arrivo di una cinquantina di clandestini arrivati da Lampedusa ha riportato al limite della capienza. E dove peraltro sono in corso importanti lavori di adeguamennto strutturale. E infatti sono già scoppiate le polemiche.

«Alla luce dei nuovi danneggiamenti al Cie, ci si chiede chi si sobbarcherà le spese per mettere a posto i locali, al limite della capienza, considerati i recenti trasferimenti di cittadini extracomunitari sbarcati a Lampedusa». Lo domanda il sindacato di polizia Coisp del Fvg. «Gli appartenenti alle forze dell’ordine del nostro paese – prosegue la nota Coisp a firma del segretario Maurizio Iannarelli – sono costretti ad affrontare l’emergenza immigrazione senza mezzi e motivazioni adeguati, in situazioni di estremo disagio e di grave pericolo». Secondo il Coisp «anche l’Europa dovrebbe contribuire ai lavori di ripristino del Centro di Gradisca. Sarebbe – conclude – un forte segnale».

Polemico anche un altro sindacato di polizia, il Sap. «I soggetti inviati a Gradisca d’Isonzo – scrive il segretario provinciale goriziano Angelo Obit – sono stati selezionati tra quelli più pericolosi sebbene i lavori di ripristino, più volte annunciati, non siano ancora nemmeno avviati. Una scelta che ha elevato la tensione in una struttura, quella di Gradisca d’Isonzo che è ancora costretta ad alternare l’uscita degli immigrati nelle cosiddette “vasche” per impedire ingestibili gruppi di trattenuti. I soggetti hanno immediatamente compreso le difficoltà della struttura cercando di rendere inagibili le stanze occupate (lo riprova il fatto che hanno incendiato anche la stanza nella quale erano stati provvisoriamente e in emergenza ricollocati) cercando di fatto di rendere impossibile il loro trattenimento».

Anche la politica fa sentire la sua voce sulla struttura di Gradisca. «Occorre subito serrare le fila contro ogni atto o tentativo di violenza che possa pregiudicare da una parte le già numerose difficoltà presenti nei Cie e, dall’altra, la sicurezza dei cittadini che vivono già con preoccupazione la presenza di queste strutture». L’ha affermato il deputato dell’Udc Angelo Compagnon, esprimendo «per l’ennesima volta la solidarietà al sindaco di Gradisca d’Isonzo, Franco Tommasini, e a tutti gli operatori impegnati giorno e notte all’interno del Centro di identificazione ed espulsione».

Compagnon ha quindi evidenziato che «la gravità di quanto avvenuto si commenta da solo» e auspicando che, sia pure «con le dovute proporzioni», l’emergenza Tunisia di questi giorni «non oscuri del tutto la situazione di Gradisca».

OGM: Fidenato all’attacco

Dal Messaggero Veneto del 16/02/11

«Chi semina Ogm non perde contributi»

 

«Coldiretti cerca in tutte le maniere di incutere terrore negli agricoltori». Secondo il presidente di Agricoltori federati, Giorgio Fidenato, l’appello ai controlli fiscali per stanare chi semina mais geneticamente modificato è il segnale che «Coldiretti non ha altre armi per contrastare la voglia di libertà che sta esprimendo il mondo agricolo».

E ancora, «Non ha più idee, non sa più cosa dire per contrastare la volontà della sua base di poter seminare mais Ogm sulle sue proprietà, arriva a “minacciare” le visite della finanza nel vano tentativo di contrapporsi a una piena che sta sormontando» tuona Fidenato.

Il presidente di Agricoltori Federati controbatte che non c’è alcun rischio di perdere il contributo sui cereali (Pac) per chi sceglie di seminare il granturco transgenico. «Ci risulta – scrive in una nota Fidenato – che gli agricoltori della Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Romania, Portogallo e Spagna, pur seminando mais Ogm, non hanno mai perso il contributo (ndr in gergo tecnico pac). Per questo chiediamo alla Coldiretti che, dalle sue alte conoscenze, ci illumini e ci citi l’articolo e la legge in cui è previsto che coloro che seminano mais Ogm non possono ricevere la pac».

Le dichiarazioni della più importante associazione di categoria, sono inaccettabili per Fidenato. «Pur sapendo bene che il mais Mon 810 è già commercializzato liberamente in tutta Europa e che le sementi possono liberamente circolare su tutto il territorio della comunità europea – insiste l’agricoltore pro Ogm –, Coldiretti chiede agli organi della repressione di intervenire e controllare. Invece di preoccuparsi di altre questioni ben più gravi ed importanti, come i redditi delle aziende agricole italiane che sono bassi, informa coloro che volessero seminare mais Ogm che ci sarebbe il rischio di perdere il contributo Pac».

Nemmeno questo deve fermare, per Fidenato, quella che vuole essere soprattutto una «battaglia di libertà». Per questa ragione il presidente di Agricoltori federati ribadisce che «resta valida la mia offerta: chiunque voglia seminare mais Ogm – rilancia – mi chiami. A norme vigenti, l’Italia non può vietare agli agricoltori di seminare mais Ogm già autorizzato sulle proprie proprietà».

NOTAV:rassegna stampa del 16/02/11

Dal Piccolo del 16/02/11

Ferrovie: la Tav sarà a misura del Superporto

di LAURA BORSANI

 

Alta velocità e Alta capacità a misura di Superporto. Perchè il traffico merci è destinato a moltiplicarsi. Fino a trenta volte sulla tratta Venezia-Trieste, passando dagli attuali 110mila teu ai 3,3 milioni. E all’altezza del bivio di San Polo, si ipotizza un flusso fino a 900mila teu rispetto ai 50mila attuali. È, dunque, di scena la Tav: l’assessore regionale ai Trasporti e Infrastrutture, Riccardo Riccardi, e i tecnici di Rfi ieri sera hanno presentato il progetto alla Galleria espositiva. La platea, oltremodo numerosa, è stata quella di un ”Consiglio allargato” tra i Comuni interessati, con la presenza delle associazioni ambientaliste, dei rappresentanti dei Comitati e dei cittadini. A fare gli onori di casa è stato il presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, seguito dall’intervento di apertura del sindaco Gianfranco Pizzolitto.

È stata un’assemblea articolata, dove si sono susseguiti i contributi forniti con ampio dettaglio dai tecnici di Rfi. La serata è stata altresì contrassegnata da espressioni critiche e di preoccupazione: all’esterno della Galleria espositiva, sono stati distribuiti volantini da parte di Rifondazione comunista e del Wwf, mentre il Coordinamento per il Parco del Carso ha voluto consegnare a Riccardi una specifica nota.

Il progetto relativo alla linea Av-Ac Venezia-Trieste, unitamente al potenziamento della linea ferroviaria storica, sono inclusi nel programma delle infrastrutture strategiche, soggetti all’approvazione del Cipe, previa l’intesa tra Stato e Regione.

I dati sono innumerevoli. A partire dai costi. L’investimento previsto è stato quantificato in 7,5 miliardi di euro. Il tracciato Venezia-Trieste prevede dunque un aumento della capacità di traffico merci di 30 volte, passando dagli attuali 110mila teu ai 3,3 milioni. In particolare, il bivio di San Polo, che rappresenta il primo intervento, inserito nella fase 1 delle sei complessive, potrà raggiungere, con il quadruplicamento della linea storica, una capacità di flusso 18 volte superiore, passando dagli attuali 50mila teu a 900mila teu. Sono stime, hanno osservato i tecnici di Rfi, compatibili con le cifre prospettate nell’ambito del progetto di Unicredit relative alla realizzazione del Superporto. Altro aspetto riguarda i cosiddetti ”fabbricati interferiti”, interessati dalla sede ferroviaria. Complessivamente si parla di 34 fabbricati nel territorio regionale, di cui 25 situati nel Monfalconese e, di questi, 7 sono per lo più tettoie o comunque manufatti non abitabili.

Veniamo ai ricettori individuati obbligatoriamente per legge, tenendo conto di una fascia di rispetto di 250 metri da una parte e dall’altra dei binari per quelli ordinari e di 500 metri per quelli sensibili, che rilevano cioè la presenza di strutture o infrastrutture come ospedali, scuole, cimiteri, campi sportivi, abitazioni. I ricettori lungo la linea Portogruaro-Ronchi sono 1524, mentre lungo il tracciato Ronchi-Trieste sono 1819. Di questi, solo 25 sono ”sensibili”. Tutti i ricettori, comunque, è stato sottolineato, saranno mitigati: ciò significa prevedere sull’intera tratta Venezia-Trieste 50 chilometri di barriere fonoassorbenti.

Sul tappeto quindi gli aspetti ambientali. Rfi ha condotto uno studio geologico avvalendosi dell’Università di Trieste, ma ha anche elaborato uno studio dedicato al Carso, con l’apporto dell’ateneo e dell’Associazione speleologica triestini. L’attuale tracciato, è stato spiegato, non è confrontabile con quello elaborato nel 2003, avendo modificato sostanzialmente il percorso, a salvaguardia del patrimonio ambientale, come ad esempio i laghetti delle Mucille e il lago di Pietrarossa. Altro elemento: le falde freatiche isontine e i deflussi del Timavo non saranno ”intaccati”, poichè il tracciato vi passerà al di sopra. Alcune cifre: nell’intero territorio carsico, per quanto è dato conoscere, sono presenti 4mila grotte. Il tracciato Ronchi-Trieste ne coinvolgerebbe 108, di cui 22 considerate interferenti, 39 non interferenti poichè poste a margine, e 47 non direttamente interferenti ma da salvaguardare. Per quanto riguarda i lavori di scavo, dove si potrà, si interverrà con le frese che non producono rumore, nè polvere, garantendo un’opera in sicurezza e senza grandi impatti.

 

Monfalcone, una Tav a misura di Superporto

 

 

di LAURA BORSANI

MONFALCONE L’assessore regionale ai Trasporti e Infrastrutture, Riccardo Riccardi, e i tecnici di Rfi hanno presentato ieri sera, alla Galleria espositiva, il progetto Alta velocità-Alta capacità relativo alla tratta Venezia-Trieste. La platea, oltremodo numerosa, è stata quella di una sorta di ”Consiglio allargato” tra i Comuni interessati dal progetto, con la presenza anche delle associazioni ambientaliste, dei rappresentanti dei Comitati e dei cittadini. A fare gli onori di casa è stato il presidente del Consiglio comunale di Monfalcone, Marco Ghinelli, seguito dall’intervento di apertura e di saluto del sindaco Gianfranco Pizzolitto. È stata un’assemblea articolata, dove si sono susseguiti i contributi forniti con ampio dettaglio dai tecnici di Rfi. La serata è stata anche contrassegnata da espressioni di preoccupazione: all’esterno della Galleria espositiva, sono stati distribuiti volantini da parte di Rifondazione comunista e del Wwf, mentre il Coordinamento per il Parco del Carso ha voluto consegnare a Riccardi una specifica nota.

La linea Av-Ac Venezia-Trieste è inclusa nel programma delle infrastrutture strategiche, inserita nell’ambito della Legge Obiettivo, ed è quindi soggetta all’approvazione in battuta finale del Cipe, previa l’intesa tra Stato e Regione.

I dati sono innumerevoli. A partire dai costi. L’investimento previsto per la tratta Venezia-Trieste è stato quantificato in 7,5 miliardi di euro, articolato in fasi funzionali, come ha spiegato Osvaldo Mastroianni, referente di Rfi. Il tracciato Venezia-Trieste prevede un aumento della capacità di traffico merci stimata in 30 volte, passando dagli attuali 110 mila teu ai 3,3 milioni. In particolare, il bivio di San Polo, che rappresenta il primo intervento, inserito nella prima di sei fasi complessive, potrà raggiungere, con il quadruplicamento della linea storica ferroviaria, una capacità di flusso diciotto volte superiore, passando dagli attuali 50mila teu a 900mila teu. In altre parole, come ha spiegato l’ingegner Mastroianni, si tratta di stime compatibili con le cifre prospettate nell’ambito del progetto di Unicredit relative alla realizzazione del Superporto.

Altro aspetto preso in considerazione riguarda i cosiddetti ”fabbricati interferiti”, ovvero interessati dalla sede ferroviaria. Complessivamente si parla di 34 fabbricati nel territorio regionale, di cui 25 situati nel mandamento monfalconese (Monfalcone, Ronchi, Staranzano, San Canzian, Doberdò del Lago) e, ancora, di questi 7 sono per lo più tettoie o comunque manufatti non abitabili. E veniamo ai ricettori individuati obbligatoriamente per legge lungo la linea ferroviaria tenendo conto di una fascia di rispetto di 250 metri da una parte e dall’altra dei binari per i ricettori ordinari, mentre di 500 metri per i ricettori sensibili che individuano cioè strutture o infrastrutture particolari come ospedali, scuole, cimiteri, campi sportivi, abitazioni.

I tecnici di Rfi hanno anche fornito le cifre complessive: i ricettori lungo la linea Portogruaro-Ronchi sono 1524, mentre lungo il tracciato Ronchi-Trieste sono 1819. Di questi, solo 25 sono ”sensibili”. Tutti questi ricettori, comunque, hanno sottolineato i tecnici di Rfi, saranno mitigati: ciò significa prevedere sull’intera tratta Venezia-Trieste ben 50 chilometri di barriere fonoassorbenti.

Sul tappeto anche gli aspetti ambientali, in particolare sotto il profilo geologico e idrogeologico, affidati all’illustrazione di Carlo Comin. Rfi ha condotto uno studio geologico, è stato spiegato, avvalendosi dell’Università degli Studi di Trieste, ma ha anche elaborato uno studio specifico dedicato al Carso, con l’apporto dell’ateneo triestino e dell’Associazione speleologica di Trieste. Comin ha osservato che l’attuale tracciato non è confrontabile con quello elaborato nel 2003, avendo superato innumerevoli ”criticità” modificandone sostanzialmente il percorso proprio a salvaguardia del patrimonio ambientale.

Oggi dibattito del Wwf

 

Oggi nella sede del Wwf isontino, in via Valentinis (angolo di via delle Mandrie) con inizio alle 20.45 siu terrà una riunion aperta a tutti sugli impatti del progetto dell’altavelocità-Alta capacità ferroviaira che secondo la sigla ambitalista avrà sul nostro territorio. Un esperto sarà a disposizione del pubblico per spiegare il progetto e per fornire indicazioni per la presentazione delle osservazioni, che tutti i cittadini possono presentare agli enti preposti (Regione Friuli Venezia Giulia, ministero dell’Ambiente e ministero dei Beni culturali) entro il 21 febbraio. Il Wwf chiede inoltre che la Commissione europea intervenga con urgenza sul governo italiano perché sia ripristinato il corretto svolgimento della Via (valutazione d’impatto ambientale) sul progetto della Tav Venezia-Trieste». Il governo di Roma, denuncia l’associazione ambientalista, ha infatti violato la direttiva europea sulla Via, permettendo che Rfi e Italferr suddividessero in quattro tronconi il progetto della linea ferroviaria Tav tra Venezia e Trieste, avviando quindi altrettante procedure Via distinte.

 

«Potenziare la linea storica”

 

Il direttivo di circolo di Rifondazione comunista di Monfalcone-Staranzano esprime parere fortemente contrario al progetto della nuova tratta ferroviaria Venezia-Trieste. «La nostra convinzione – afferma il segretario, Emiliano Zotti – è che il bilancio costi/benefici e il piano economico finanziario non giustifichino la realizzazione di quest’opera. Sospettiamo che anche i proponenti ne siano consapevoli infatti, pur previsti per legge, le analisi costi/benefici e quelle finanziarie non sono state depositate assieme al progetto». Il Prc ritiene sia possibile elaborare un piano infrastrutturale alternativo, compatibile con i piani programmatici dell’Unione Europea, rispettoso dell’ambiente carsico e della pianura, che punti a migliorare le linee esistenti ammodernandole e rendendole più sicure.

Dunque Prc, forza di maggioranza al Comune di Monfalcone con un suo esponente in Giunta, si trova in una posizione diversa da quella espressa invece dal Pd, che per bocca dell’assessore Schiavo, ritiene lo studio fattibile ancorché necessario però di modifiche. Inaccettabile per Prc è inoltre lo spezzatino del progetto fatto e proposto alle amministrazioni locali perché ritiene sia «un’operazione intenzionale concepita con lo scopo di offuscare la visione d’insieme della tragedia ambientale e umana che si delinea e frammenta ed indebolisce l’opposizione all’opera». Il segretario provinciale del Prc, Emiliano Zotti, sostiene che si debba abbandonare l’ipotesi dell’Alta velocità che impone vincoli progettuali assurdi «e che non verrà comunque mai realizzata». «Dall’analisi delle reali necessità della rete di trasporto è possibile, invece, elaborare un progetto ecosostenibile e finanziariamente conveniente».

 

Incontro del Prc sul Corridoio 5

 

RONCHI Nuova iniziativa sull’Alta velocità ferroviaria, a Ronchi dei Legionari, promossa dal circolo del Partito della Rifondazione comunista– Federazione della Sinistra. Venerdì, infatti, alle 18, nella sala del Consiglio comunale, si terrà una riunione per assistere in particolare i residenti delle zone del rione di San Vito–Ronchi Sud e della zona dello Zochet, San Poletto e Selz che dovranno presentare le osservazioni sul progetto di studio di impatto ambientale entro il 20 febbraio. Le osservazioni vanno trasmesse al ministero dell’Ambiente (Direzione generale per le valutazioni ambientali, divisione II, via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma; al ministero per i Beni e le attività culturali (Direzione generale per il paesaggio, via San Michele 22, 00153 Roma) e alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna-Servizio Valutazione impatto ambientale, via Giulia 75/1, 34126 Trieste. «Nel merito – sono le parole del consigliere comunale Luigi Bon – siamo in attesa di vedere i pareri espressi dalle varie Amministrazioni comunali auspicando che siano in linea con i pareri negativi votati con le delibere dei consigli nel lontano 2003 sul primo progetto preliminare» Prc ritiene che per il momento è fondamentale informare tutta la cittadinanza e in primis i quartieri del territorio oggetto delle schedature delle abitazioni in quanto comprese nella fascia di rispetto (a Ronchi dei Legionari sono 290 le case schedate) di questo progetto che vedono declassare il valore del proprio immobile, dei terreni limitrofi che passano sotto il vincolo. «Ma vogliamo anche ricordare – continua Bon – che a maggio a Ronchi si vota per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale. Il tema del Corridoio 5 non può essere nascosto e sottaciuto nei programmi amministrativi, visto che il polo intermodale ronchese nasce come funzionale al progetto dell’Alta velocità. Pensiamo che anche su questi temi si possa ancora trovare e costruire a sinistra un’aggregazione alternativa all’attuale coalizione Pd-Insieme per Ronchi che con il centrodestra in questi anni hanno votato in Consiglio comunale in maniera bipartisan varianti, studi di fattibilità e altro per aprire la strada alla situazione di oggi». (lu.pe.)

 

Messaggero Veneto

Tav, ancora incontri a Monfalcone e a Ronchi

 

RONCHI. Il progetto della Tav è uno dei temi di maggiore attualità e incontri, conferenze e confronti sono organizzati quasi quotidianamente sia per illustrare il progetto in tutte le sue caratteristiche, sia per redigere nel modo più corretto le osservazioni da presentare in Regione.

Il circolo ronchese del Partito della rifondazione comunista – Federazione della sinistra ha previsto per venerdì alle 18, nella sala del consiglio comunale di Ronchi dei Legionari una riunione rivolta ad assistere in particolare i residenti delle zone del rione di San Vito-Ronchi Sud e della zona dello Zochet, di San Poletto e Selz che dovranno presentare le osservazioni sul progetto di studio di impatto ambientale entro il 20 febbraio.

Le osservazioni vanno trasmesse a Roma al ministero dell’Ambiente, Direzione generale per le valutazioni ambientali e al ministero per i Beni e le Attività culturali – Direzione generale per il paesaggio e a Trieste, alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna – Servizio Valutazione impatto ambientale.

«Nel merito – dicono i rappresentanti di Rc – siamo in attesa di vedere i pareri espressi dalle varie amministrazioni comunali auspicando che siano in linea con i pareri negativi votati con le delibere dei consigli nel lontano 2003 sul primo progetto preliminare. Per il momento è fondamentale informare tutta la cittadinanza e i quartieri del territorio oggetto delle schedature delle abitazioni comprese nella fascia di rispetto (le schede complete sono visionabili sul sito del Wwf regionale). A Ronchi sono 290 le case schedate, che saranno declassate di valore così come i terreni limitrofi che saranno vincolati».

Rc ricorda che a maggio a Ronchi si voterà per eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale e il tema della Tav non può essere nascosto e sottaciuto nei programmi amministrativi, «visto che il polo intermodale di Ronchi nasce come funzionale al progetto dell’alta velocità. Pensiamo che anche su questi temi si possa ancora trovare e costruire a sinistra un’aggregazione alternativa all’attuale coalizione Pd – Insieme per Ronchi che con il centro-destra in questi anni hanno votato in consiglio comunale in maniera bipartisan varianti, studi di fattibilità e altro per aprire la strada alla situazione attuale».

Stasera, inoltre, nella sede del Wwf a Monfalcone, in via delle Mandrie, alle 20.45 si terrà una riunione aperta a tutti sugli impatti della Tav sul territorio. Un esperto sarà a disposizione per spiegare il progetto e per fornire indicazioni per la presentazione delle osservazioni.

 

 

Alta velocità ferroviaria, rassicurazioni dei tecnici di Rfi

 

MONFALCONE. I fabbricati interferenti con la Tav (Alta velocità/Alta capacità ferroviaria), ovvero le case, nel tratto che interessa la nostra regione sono 34 e nello specifico nel tratto Ronchi dei Legionari-Trieste sono “solo” 25, di cui sette sono tettoie e il resto sono civili abitazioni.

Lo hanno assicurato i tecnici di Rfi presenti ieri sera assieme all’assessore regionale alle infrastrutture, Riccardo Riccardi, all’incontro mandamentale organizzato nella galleria espositiva di piazza Cavour a Monfalcone e al quale hanno partecipato numerosissimi amministratori e consiglieri comunali del mandamento, rappresentanti delle associazioni ambientalistiche e cittadini.

Nella sala in centro, affollata come raramente si è visto, è stato dunque presentato il progetto ferroviario preliminare che interesserà il territorio, interesserà l’alta velocità, ma ancor più l’alta capacità, avrà una notevole complessità e un costo di 7,5 miliardi di euro soltanto nel tratto Ronchi-Trieste.

Il tratto è articolato in fasi funzionali e secondo gli scenari di previsione sul passaggio delle merci si prevede un aumento della capacità dagli attuali 110 mila teu a 3 milioni e 300 mila teu. Specificamente, nel tratto di bivio San Polo si potrà passare da 50 mila a 900 mila teu.

La prima delle sette fasi di realizzazione prevede l’intervento al bivio San Polo, uno dei nodi più complicati dell’intero tratto visto che prevede, oltre che la realizzazione della Tav, anche il raddoppio delle linee storiche, il loro spostamento e la deviazione del canale de’ Dottori, oltre a diverse soluzioni viarie con sottopassi e demolizione del cavalcavia esistente a Ronchi dei Legionari.

Rassicurazioni sono state date, appunto, rispetto alle case che potrebbero essere demolite e «che non prevedono scenari catastrofici come quelli a volte riportati», hanno detto i tecnici, e rispetto ai ricettori (ospedali, abitazioni, scuole, impianti sportivi e cimiteri) che vengono considerati in fasce di 250 metri da una parte e dall’altra della linea per i ricettori ordinari e fasce di 500 metri per ricettori sensibili.

Nel tratto Ronchi-Trieste questi sono 1.819, di cui 25 sensibili, ma per tutti è prevista la mitigazione soprattutto rispetto all’impatto del rumore, che sarà riportato nei termini di legge: infatti sono previsti 50 chilometri di barriera fonoassorbente. La linea del progetto 2010 è diversa rispetto a quella del progetto 2003 perché si sono voluti evitare il lago di Pietrarossa, le Mucille e Doberdò.

«Tramite gli organi d’informazione qualcuno ha parlato di scempio e devastazione del Carso. Non intaccheremo le falde freatiche del Timavo e del Carso isontino e la linea risulta essere a livello più alto delle falde stesse e dei deflussi del Timavo», hanno spiegato gli addetti ai lavori, evidenziando anche come nel territorio percorso dalla linea ferroviaria siano presenti 108 grotte (sulle 4 mila presenti in tutto il Carso della regione) e di queste solo 22 sono interferenti, altre 39 al margine e 47 non direttamente interferenti, «ma tutte saranno salvaguardate».

Le gallerie, 24 chilometri su 36 totali di tratta, saranno scavate con la frese ovunque possibile, strumento che non provoca né polveri né rumore.

Numerosi e calorosi gli interventi dei consiglieri rappresentanti dei vari Comuni del Monfalconese, che hanno chiesto informazioni rispetto al piano finanziario, ai vincoli urbanistici, ai disagi portati dal cantieramento. Mantenendo per lo più le perplessità iniziali.

Cristina Visintini

 

Treni, verso l esposto in procura

 

SAN VITO. Si affaccia l’ipotesi di un’azione di protesta per la situazione fatta di costanti disservizi lungo la tratta ferroviaria Casarsa-Portogruaro. L’iniziativa partirebbe da un gruppo di pendolari sanvitesi, i pochi che ancora utilizzano il treno locale per recarsi al lavoro, cercando di coinvolgere gli studenti. Continua ininterrotta la serie di sostituzioni delle corse lungo la linea, anche negli orari “di punta”: i Minuetto vengono rimpiazzati da autobus (ieri le corse erano 11), fatto che di per sé dovrebbe garantire il servizio. Il punto è che spesso si registrano ritardi (causa di mancate coincidenze o ritardi a scuola per gli studenti che giungono a San Vito fuori sede). Oppure le informazioni non sono adeguate. «Gli altoparlanti spesso segnalano una sola volta il cambiamento nel servizio e a un volume quasi impercettibile, anziché più volte, sì che chi non arriva in tempo per udire l’avviso dell’autocorsa, non ne viene a conoscenza – segnala Eno Favero, uno dei pendolari sanvitesi “storici” della linea – Inoltre, spesso gli autobus arrivano in ritardo. Il caso più eclatante c’è stato qualche settimana fa, quando abbiamo dovuto attendere al gelo per 40 minuti sul piazzale della stazione». Ritardo che ieri mattina, per la corsa che doveva prendere il pendolare, è stato di un quarto d’ora.

Il problema sono i continui guasti ai materiali rotabili: come riferito dalle Ferrovie, si attende la riparazione di uno dei cinque Minuetto impiegati tra la Casarsa-Portogruaro e la Sacile-Gemona. «La situazione va avanti da mesi non è possibile continuare così – osserva Favero – Sto pensando di farmi promotore di un’azione di protesta, coinvolgendo anche gli studenti interessati». Le ipotesi sono un esposto alla Procura o altri iniziative come il non pagare l’abbonamento per un mese o un’azione sui binari della stazione, o ancora qualcosa di più eclatante che il pendolare sanvitese al momento non rivela. E dire che, col previsto passaggio della Tav per Portogruaro, ci sono le premesse per il potenziamento della linea. «Dell’elettrificazione se ne parla da decenni – continua Favero -, in realtà si sta assistendo al depotenziamento della tratta». E gli utenti del treno se ne vanno.

Andrea Sartori

NOTAV: rassegna stampa del 17 febbraio

Dal Piccolo

Tav, la Regione tutelerà i diritti delle comunità

 

La Regione si fa garante dei diritti delle comunità interessate alla linea ferroviaria ad Alta Velocità e Alta Capacità (Av/Ac) Venezia-Trieste, nei confronti dello Stato, che ha avviato il progetto nel quadro dei Corridoi definiti strategici dall’Unione europea. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, che, l’altra sera alla Galleria espositiva a Monfalcone, ha partecipato all’assemblea pubblica in cui sono state illustrate le caratteristiche del tracciato. Alla riunione, promossa dal Comune di Monfalcone come Consiglio comunale allargato, sono stati invitati anche i sindaci e gli amministratori del mandamento, assieme ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Erano presenti il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, numerosi consiglieri regionali dell’Isontino. La presenza di dirigenti della Regione e di tecnici della società Italferr, che ha redatto il progetto preliminare per conto delle Ferrovie dello Stato, ha permesso di approfondire gli aspetti tecnici e geologici, ma anche procedurali e giuridici della linea ferroviaria Av/Ac, soprattutto per quanto riguarda il tratto che attraversa l’Isontino.

Riccardi ha confermato il metodo che la Regione intende seguire, quello della ”partecipazione per costruire il consenso”, e di un rapporto primario con le istituzioni locali del territorio, anche se ha assicurato che le osservazioni e le proposte di tutti cittadini saranno prese in considerazione e discusse in assemblee pubbliche. «Credo che debbano prevalere – ha detto – fiducia e rispetto per tutte le opinioni. Sono d’accordo con quanti dicono che, su un progetto come questo, vanno evitati atteggiamenti di tipo fondamentalista, a patto che questo valga da una parte e dall’altra». Riccardi s’è soffermato sul valore strategico della nuova linea ferroviaria che, integrandosi con la piattaforma logistica regionale, permetterà di dare una prospettiva di sviluppo al Friuli Venezia Giulia e in particolare alla provincia di Gorizia, chiamata a svolgere un ruolo fondamentale per la sua dotazione di infrastrutture. L’assessore ha ricordato il ruolo fondamentale della ferrovia per incrementare il traffico merci e quindi lo stretto collegamento con il progetto del Superporto Monfalcone-Trieste. Solo la realizzazione dei grandi Corridoi Ovest-Est e Nord-Sud, per l’assessore, permetterà alla portualità dell’Alto Adriatico di competere con quella del Nord Europa. Durante il dibattito, il primo a intervenire è stato il consigliere comunale e provinciale, Fabio Del Bello. Applausi dai cittadini presenti quando ha esordito: «Gli enti locali, Città Mandamento con in testa il Comune di Monfalcone, nonchè la Provincia di Gorizia, devono chiedere subito con un ordine del giorno approvato dai rispettivi Consigli, che la tratta Av/Ac Ronchi-Trieste, com’è stato fatto per la tratta Torino-Lione, venga enucleata dalle procedure accelerate e semplificate della Legge Obiettivo e che pertanto su questo territorio carsico preziosissimo si eviti di prendere le scorciatoie previste per le ”grandi opere” che non consentono la partecipazione democratica e un corretto confronto tecnico sulle alternative di progetto».

La Tav scalza Gorizia dall Europa

 

di FRANCESCO FAIN

È lungo due chilometri. Una misura esigua visto che parliamo di tracciati ferroviari. Ma da quei due chilometri dipende la riuscita di un progetto da 7 milioni di euro, quello denominato ”Adria-A”. Perché ne parliamo oggi? Perchè è previsto che quel breve tratto (si tratta del raccordo Ronchi Sud-Ronchi Nord) venga smantellato nell’ambito del cosiddetto ”progetto prioritario 6” dell’Ue, relativo al tracciato della Tav. Apriti cielo. Il sindaco Ettore Romoli, affiancato dall’assessore Guido Germano Pettarin e dal presidente del centro studi turistici ”Giorgio Valussi” Alessandro Puhali, ha convocato ieri in quattro e quattr’otto una conferenza stampa. I contenuti? Di fuoco. «Su questo argomento intendiamo portare avanti una battaglia politica», ha minacciato il primo cittadino. Contro chi? «Contro chi ha avallato questo scelta», la risposta. Pare si tratti della Provincia anche se Romoli si è guardato bene dal citare i responsabili veri o presunti.

LA LETTERA. Il sindaco ha scritto anche una lettera all’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi. «Apprendiamo con estremo rammarico – si legge nella missiva – dell’eliminazione del raccordo ferroviario esistente fra Ronchi Nord e Ronchi Sud e, a tale riguardo, esprimo a nome di quest’amministrazione la più netta contrarietà a tale proposito dal momento che impedirebbe al Comune di Gorizia di essere connesso con il futuro scalo intermodale di Ronchi aeroporto». Romoli entra nello specifico. «Mi preme evidenziare, infatti, che dal lato passeggeri, senza il raccordo Ronchi Sud-Ronchi Nord, il Comune di Gorizia sarebbe totalmente privato dell’accesso diretto allo scalo aeroportuale, compromettendo l’istituzione di un servizio metropolitano che secondo le recenti intese bilaterali italo-slovene dovrebbe legare Nova Gorica, Gorizia, Ronchi aeroporto, Trieste e Capodistria – spiega il primo cittadino -. Inoltre, se appare verosimile che il traffico merci in direzione/provenienza Gorizia-Venezia possa essere fatto transitare per la tratta Palmanova-Udine-Venezia anziché utilizzando tale raccordo. ciò comporterebbe un aumento di distanza di almeno… 40 chilometri con una penalizzazione evidente della funzione di interporto di Gorizia». La risposta di Riccardi non si è fatta attendere. Dice di «condividere» con Romoli la preoccupazione per «eventuali soppressioni nella dotazione infrastrutturale» e promette di attivarsi con la società Rfi.

L’ATTACCO. Il raccordo Ronchi Sud-Ronchi Nord, che si snoda (come detto) per due chilometri ed è interamente elettrificato. Viene attualmente utilizzato dai convogli merci: la soppressione del collegamento comporterebbe il transito del traffico ferroviario commerciale attraverso la linea Palmanova-Udine-Venezia, allungando di 34 km il percorso.

«Parliamoci chiaramente. L’eliminazione di quel tratto finirebbe con l’isolare il capoluogo isontino – ha detto il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli – impedendo la connessione con il futuro scalo intermodale di Ronchi. E sarebbe uno smacco ulteriore che Gorizia subisce in ambito ferroviario. Senza il raccordo, il Comune di Gorizia sarebbe totalmente privato dell’accesso diretto allo scalo aeroportuale, compromettendo, come detto, anche i progetti europei che prevedono l’istituzione di un servizio metropolitano che dovrebbe legare Nova Gorica, Gorizia, Ronchi, Trieste e Capodistria. Abbiamo avuto dei contatti con Rfi e una delle risposte che ci sono state date è che tale raccordo darebbe fastidio a Ronchi dei Legionari. Per noi, invece, ha una rilevanza enorme. Se la Tav è a misura del superporto, credo debba essere anche a misura del retroporto visto che stiamo lavorando perché Gorizia svolga questa funzione».

Puhali è andato oltre e ha parlato di «non lungimiranza strategica» che non riguarda soltanto l’Isontino, ma tutto il Friuli Venezia Giulia. Non solo. Ha puntato la lente d’ingrandimento sul continuo depauperamento delle linee ferroviarie della nostra regione. Un vecchio problema. Irrisolto.

 

Messaggero Veneto del 17/02/11

Gonars: sì alla Tav ma con meno impatto

GONARS. L’amministrazione di Gonars è favorevole alla Tav che ritiene una struttura indispensabile per lo sviluppo economico in chiave europea. Ritiene però che debba essere realizzata con il massimo risparmio del territorio e il minimo impatto ambientale possibile. Da qui le osservazioni del primo cittadino Marino Del Frate sul tracciato.

Nel 2008 l’amministrazione comunale di allora firmò un protocollo d’intesa con la Regione, poi approvato all’unanimità in Consiglio Comunale, nel quale era delineato il percorso della Tav. Il tratto che interessa Gonars è di 1800 metri, circa 400 metri a sud dell’A4, più o meno parallelo ad essa.

Del Frate ha preso visione del tracciato a fine gennaio e rende noti alcuni aspetti dello stesso: «Ci sono 1.100 metri di linea a 4 binari e 700 a 2 binari. Lo spazio occupato in larghezza è di circa 70 metri per il tratto a quattro binari e di 55 per quello a due binari. La distanza dalle case più a sud di Fauglis è di 650 metri, dal campanile della frazione di 1 km, dal campanile di Gonars di 3, da quello di Ontagnano di 1,5, dalla chiesetta della Bordiga di 400 metri, delle case più a sud di località Bordiga di 350 metri. L’altezza dei binari rispetto al terreno è di 2,5 metri, l’altezza totale nei punti dove verranno posizionate le barriere fonoassorbenti sarà di 11 metri».

Due cavalcaferrovia insisteranno sul territorio comunale: uno che proseguirà il sovrappasso autostradale Fauglis-Bordiga (lungo 550 metri con altezza di 13) e uno che proseguirà il sovrappasso autostradale Fauglis-Bagnaria di dimensioni simili. Queste opere si aggiungono al cavalca-ferrovia ubicato in comune di Palmanova, subito dopo il cavalcavia di Ontagnano. Del Frate ricorda che l’assessore Riccardi ha ribadito, in più occasioni, che l’opera verrà fatta col consenso dei Comuni e che la Regione si farà garante del territorio per ridurre al minimo l’impatto ambientale.

Prosegue ancora il sindaco: «Da primi, informali contatti con i proprietari dei terreni su cui insisterà la Tav, con i cacciatori, gli agricoltori e i cittadini abbiamo rilevato molte preoccupazioni e la richiesta di una soluzione che riduca al minimo la ricaduta sul territorio. Dalle prime impressioni si rileva che una possibile alternativa potrebbe essere l’interramento della linea a sud di Bagnaria con emersione alla stazione di Palmanova. Questo eviterebbe la costruzione dei tre costosi e giganteschi cavalcaferrovia e rispetterebbe i terreni a sud di Gonars. Naturalmente è solo un primo parere che dovrà essere vagliato dagli enti competenti quanto a fattibilità e congruità economica».

L’amministrazione di Gonars ha sollecitato un incontro con i tecnici delle ferrovie per acquisire ulteriori informazioni, comunicare in Regione le proprie considerazioni e informare la popolazione.

Monica Del Mondo

 

Alta velocità, Muzzana chiede chiarimenti

MUZZANA. Giudizio negativo da parte del comune di Muzzana sul progetto preliminare della Tav. Lo ha approvato martedì sera il consiglio (con astensione dell’opposizione) incaricando il sindaco Gallo di farsene portavoce presso le istituzioni regionali e comunali interessate all’opera. Giudizio che non vuole rappresentare un gesto di ostilità, ma un segnale di tutela nei confronti dei cittadini in quanto «al momento – ha riferito il sindaco – non abbiamo elementi sufficienti con cui valutare il progetto poiché non ci è ancora pervenuta la documentazione relativa alla relazione costi/benefici e allo studio di impatto ambientale».

Considerati i criteri che guidano l’amministrazione in materia di trasformazione urbanistica quali tutela e utilizzo responsabile del suolo, progettazione partecipata del territorio, necessità di lasciare alle generazioni future il territorio nelle migliori condizioni ambientali e paesaggistiche, il consiglio ha dunque voluto segnalare un disagio, «che non vuole svilire in alcun modo il lavoro dell’assessore regionale Riccardi che ha dato piena disponibilità sulla tempistica su cui apportare le nostre osservazioni», in particolar modo sul metodo lacunoso con cui si sta portando a conoscenza il progetto ai comuni, progetto che al momento, vista la mancanza di documenti necessari, non può essere valutato nella sua interezza. La Tav, la cui realizzazione inciderà in maniera significativa sulla frazione di Casali Franceschinis, tra le varie criticità presentava un aumento del traffico stradale per le cantierizzazioni che si protrarranno per diversi anni e dei possibili danni al territorio per la presenza di una falda freatica molto superficiale. Documento, questo, che l’opposizione ha definito “uno strumento di pura propaganda elettorale”.

«Perché il sindaco – si è infatti chiesto il consigliere Zamparo, capogruppo Pdl – nell’assemblea dei sindaci alla presenza dell’assessore Riccardi aveva acconsentito al progetto senza alcuna protesta?La maggioranza sta solo strumentalizzando la questione». (v.z.)

 

Infuriati gli ambientalisti: «Quell opera distruggerà il Carso, dev essere fermata”

L’incontro mandamentale dedicato alla Tav e tenutosi a Monfalcone, oltre ad aver ospitato l’illustrazione del progetto da parte dei tecnici di Rfi, che hanno logicamente sostenuto con forza le basi su cui è fondata l’opera e ne hanno ridimensionato gli effetti sul territorio, spiegando come siano stati considerati tutti gli aspetti ambientali, geologici, idrici, sociali, ha sollevato anche le reazioni di chi vede la Tav come un possibile scempio del territorio; a cominciare dal consigliere comunale e provinciale del Pd Fabio del Bello, sostenuto da un’autentica ovazione del pubblico. Del Bello ha sollecitato «enti locali, Città mandamento con in testa il Comune di Monfalcone, nonché la Provincia, a chiedere subito con un ordine del giorno approvato dai rispettivi consigli che la tratta Av/Ac Ronchi-Trieste, com’è stato fatto per la tratta Torino-Lione, venga enucleata dalle procedure accelerate e semplificate dell’illiberale legge Obiettivo e che su questo territorio carsico unico al mondo si eviti di prendere le scorciatoie previste per le grandi opere, che non consentono la partecipazione democratica e un corretto confronto tecnico sulle alternative di progetto e, pertanto, sono del tutto irrispettose dell’autonomia degli enti territoriali in campo urbanistico ed edilizio».

Ha ricordato, inoltre, che nel 2005 la Commissione speciale Via del ministero dell’Ambiente espresse parere negativo sul progetto preliminare della tratta Ronchi sud-Trieste, visto che, «in merito al tracciato prescelto, la realizzazione di gallerie profonde nelle formazioni carsiche pone l’attenzione sulla tutela delle risorse idriche sotterranee e inoltre non fornisce garanzie sia sulla fattibilità effettiva dell’operazione sia sui rischi anche in fase di esercizio sia sull’indeterminazione dell’onere economico che ne deriva».

Il Coordinamento per il Parco del Carso, formato da associazioni ambientaliste, culturali, turistiche, d’arma e della minoranza slovena, ha consegnato invece un documento a Riccardi in cui si esprime forte preoccupazione riguardo al progetto di Av/Ac a cominciare da quanto previsto per il bivio San Polo, dove «saranno portati stravolgimenti che mettono in forse l’assetto naturalistico dell’intera zona. Le alture carsiche diventeranno prossimamente il Parco del Carso di Monfalcone, primo passo verso il futuro e più vasto Parco regionale e parco internazionale. Non sarà certo con le distruzioni previste – affermano i rappresentanti del comitato – che si raggiungerà l’obiettivo di sviluppare le numerose preziosità storiche e naturalistiche del Carso per farle conoscere e passarle integre alle future generazioni».

Anche il Wwf ha distribuito un volantino in cui si spiega come la Tav Venezia-Trieste consisterebbe «in un enorme rilevato, un muro alto 6 metri a cui si aggiungono 7 metri di barriere antirumore, 22 chilometri di gallerie e alcuni chilometri di viadotto. L’impatto complessivo sarebbe devastante: oltre 5 milioni di metri cubi di roccia da estrarre per lo scavo delle gallerie, centinaia di migliaia di viaggi di camion sulla viabilità locale per il trasporto dei materiali scavati, decine di ettari occupati dalle aree di cantiere per la durata dei lavori complessivamente stimata in 40 anni».

Nettamente contraria anche Rifondazione comunista, che parla di «tragedia ambientale, di un bilancio costi/beneficii che non giustifica l’opera, di vincoli progettuali assurdi. Si può fare ancora molto – dice Rc – per fermare questo progetto».

Cristina Visintini

 

 

Rc appoggerà tutte le iniziative dei comitati No Tav

PORPETTO. La segreteria provinciale di Udine del Partito di RC, esprime un parere fortemente contrario al progetto della nuova tratta ferroviaria Venezia-Trieste «essendo i progetti preliminari presentati ancora sprovvisti delle relazioni costi – benefici e delle approfondite analisi economiche, come del resto già avvenuto nella precedente presentazione del 2003 e 2006 – si legge in una nota-. La dimenticanza, se così può essere definita, genera più di qualche sospetto visto. Pensiamo- attacca Carmelo Seracusa, segretario provinciale di Rc- sia possibile elaborare un disegno infrastrutturale alternativo, rispettoso dell’ambiente carsico e della pianura friulana, che punti prima di tutto a sfruttare le molte potenzialità residue delle linee esistenti, attraverso un piano di ammodernamento, finalizzato al miglioramento della sicurezza, all’incremento dell’offerta, alla qualità e puntualità dei servizi.

Tutto ciò darebbe delle risposte in tempi brevi allo squilibrio del trasporto su gomma rispetto a quello su rotaia e finanziariamente risulterebbe più conveniente. Così come elaborata l’opera è utile solo agli speculatori e agli imprenditori che vogliono attingere alle casse dello Stato. In particolare sottolineiamo i lunghi tempi di realizzazione (40 anni), e il non innocente “modello spezzatino” con cui viene presentato il progetto alle amministrazioni locali, un’operazione intenzionale concepita con lo scopo di offuscare la visione d’insieme della tragedia ambientale e umana che si delinea. Come Rifondazione Comunista sosterremo tutte le iniziative che nasceranno spontaneamente sul territorio, a partire da quelle messe in campo dai comitati No Tav». (f.a.)

TRASPORTI

Appena due chilometri di tracciato ferroviario a binario unico, considerati però fondamentali nelle strategie di collegamento del capoluogo isontino con il resto della regione. Sì, perché senza il raccordo Ronchi nord-Ronchi sud, che Rfi ha in mente di sacrificare sull’altare della Tav, «Gorizia sarebbe destinata all’isolamento», come ha spiegato ieri il sindaco, Ettore Romoli, che non ha nascosto il proprio disappunto. Appresi i dettagli del progetto, il primo cittadino ha preso carta e penna per scrivere all’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi.
Il sindaco. «Non vogliamo strumentalizzare la vicenda a fini politici, soprattutto a ridosso della campagna elettorale – ha premesso il primo cittadino –, ma ci teniamo a rendere noto il nostro malcontento per una scelta che rischia di penalizzare ancora una volta la città. Non ce la prendiamo con alcuno, ma faremo valere le nostre ragioni senza fare sconti», ha sillabato Romoli, esprimendo la netta contrarietà al taglio paventato da Rfi.
Merci. La dismissione della bretella che collega la linea Cervignano-Aquileia-Grado alla Udine-Trieste costringerebbe a una manovra farraginosa i convogli provenienti da Mestre e diretti a Gorizia: arrivati all’altezza del bivio di San Polo, i treni merci che oggi utilizzano il raccordo Ronchi nord-Ronchi sud si vedrebbero costretti a proseguire per Monfalcone, invertendo a quel punto la propria marcia per dirigersi verso il capoluogo. A quel punto, più logico transitare per la sezione Palmanova-Udine, anche di fronte a un evidente aumento della distanza percorsa (34 chilometri in più).
Adria-A e passeggeri. Ma a spingere Romoli a parlare di «disastro» sono anche altre ripercussioni che la soppressione del raccordo potrebbe avere sul traffico ferroviario. Il tratto della discordia è considerato infatti strategico nella realizzazione della metropolitana leggera Adria-A, che dovrebbe collegare Nuova Gorizia, Gorizia, l’aeroporto di Ronchi, Trieste e Capodistria: il progetto, che coinvolge 27 enti (capofila è l’Ince), sarà realizzato grazie a uno stanziamento di complessivi 3 milioni e mezzo di euro, che serviranno in larga parte per la costruzione della lunetta di Gorizia. «Senza il raccordo, il Comune sarebbe totalmente privato dell’accesso diretto allo scalo aeroportuale, compromettendo l’istituzione del servizio metropolitano previsto dalle recenti intese bilaterali», ha scritto Romoli a Riccardi: l’assessore regionale, rispondendo alle sollecitazioni del sindaco, si è detto pronto a farsi carico delle «opportune interlocuzioni» con i proponenti del progetto.
Superporto. Il colpo di cesoie che Rfi intenderebbe riservare alla Ronchi nord-Ronchi sud rischia di avere riflessi negativi anche sulla logistica provinciale e sul ruolo che Gorizia si candida ad assumere con l’avvio del progetto Unicredit sul Superporto: «Si è detto che la Tav sarà a misura della piattaforma monfalconese – ha rilevato Romoli –. L’auspicio è che tenga in considerazione anche le attività di retroporto che dovrebbero essere svolte dal capoluogo».
Christian Seu

 

Treni guasti e disagi Di Bisceglie: «Nuovo forum sulla ferrovia»

SAN VITO. «Solidarietà ai pendolari della tratta ferroviaria Casarsa-San Vito-Portogruaro: siamo al loro fianco e continueremo a sollecitare il miglioramento della linea». Il vicesindaco, Antonio Di Bisceglie, interviene così sulla questione dei continui disservizi sulla linea ferroviaria locale lamentati da pendolari, studenti e dirigenti scolastici. Per la cronaca, ieri c’è stata l’ormai consueta sostituzione di una decina di treni con autocorse. Di Bisceglie, a fronte dei ritardi e altri disservizi evidenziati (tanto che i pendolari stanno pensando a qualche forma di protesta eclatante), rilancia l’azione del Comune.

«È evidente – afferma – che l’ente locale può agire fino a un certo punto. Verso i pendolari e gli altri cittadini sensibili ci attiveremo creando un nuovo forum sulla ferrovia, così da raccoglierne le esigenze. Ci rivolgeremo inoltre alla Regione per ribadire l’esigenza dell’elettrificazione e della lunetta a Casarsa». Su questo punto, di recente, nella cittadina era stato organizzato un forum che aveva raccolto la voce dei sindaci di San Vito, Portogruaro e Pordenone, congiuntamente alle categorie economiche interessate, per far sì che la Tav passasse per Portogruaro. Questa è la premessa perché la tratta locale venga potenziata, e in tal senso c’erano dei precisi impegni: di recente c’è stata una prima conferma che il tracciato è quello auspicato. Il vicesindaco ricorda come il Comune si sia anche impegnato per far sì che l’accessibilità ai treni sia migliorata, ma anche per ottenere mezzi più moderni, come potevano esserlo i Minuetto (che ora sono spesso in officina).

«Non possiamo non notare – evidenzia – che gli investimenti sulla linea, da parte di Rfi e della Regione, non sono alla fine proseguiti». Sul potenziamento legato al Corridoio 5, si continuerà il lavoro iniziato coi Comuni di Portogruaro e Pordenone: «Le ricadute sarebbero positive per tutta la provincia, oltre che per la nostra zona industriale».

Sulla situazione attuale, ad ogni modo, l’intenzione è quella di rivolgersi alla Regione perché «vengano assicurate buone condizioni di mobilità». (a.s.)

 

Ma Riccardi controbatte: è un progetto strategico

La Regione si fa garante dei diritti delle comunità interessate alla linea ferroviaria ad alta velocità e alta capacità Venezia-Trieste, nei confronti dello Stato, che ha avviato il progetto nel quadro dei corridoi definiti strategici dall’Unione europea. Lo ha ribadito l’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, che a Monfalcone ha partecipato all’incontro mandamentale dedicato all’illustrazione del progetto di tracciato. Alla presenza del sindaco, Gianfranco Pizzolitto, del presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, e di numerosi consiglieri regionali dell’Isontino, Riccardi ha voluto riconfermare il metodo che la Regione intende seguire, che è quello della «partecipazione per costruire il consenso» e di un rapporto primario con le istituzioni locali, anche se ha assicurato che le osservazioni e le proposte di tutti cittadini saranno prese in considerazione e discusse in assemblee pubbliche.

«Io credo – ha detto l’assessore – che debbano prevalere fiducia e rispetto per tutte le opinioni. Sono d’accordo con quanti dicono che, su un progetto come questo, vanno evitati atteggiamenti di tipo fondamentalistico, a patto che sia chiaro che questo vale sia da una parte sia dall’altra». Riccardi si è soffermato soprattutto sul valore strategico della nuova linea ferroviaria che, integrandosi con la piattaforma logistica regionale, permetterà di dare una prospettiva di sviluppo al Friuli Venezia Giulia e in particolare proprio alla provincia di Gorizia, chiamata a svolgere in questo contesto un ruolo fondamentale per la sua dotazione di infrastrutture. L’amministratore regionale ha anche ricordato il ruolo fondamentale della ferrovia per incrementare il traffico merci e, quindi, lo stretto collegamento con il progetto del superporto Monfalcone-Trieste.

Berlusconi troppo utile agli USA

Una ovvia verità

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