Marzo 17th, 2017 — Ultime
Dal Piccolo del 09/02/11
Rigassificatore, niente sconto sulla bolletta di GIUSEPPE PALLADINI
Riduzione delle tariffe del gas in bolletta, per i cittadini delle aree interessate dal rigassificatore? Non se ne parla. Anzi, Gas Natural si tira fuori già adesso da questo discorso. Lo ha detto a chiare lettere, nell’incontro informativo organizzato ieri dalla Provincia all’Area di ricerca, Ciro Garcia Armesto, project manager della multinazionale spagnola. Alla domanda se è prevista una riduzione delle tariffe in bolletta, il manager ha risposto così: «La società di rigassificazione non può concedere sconti sul gas in quanto né importa gas né lo vende, ma solo costruisce e gestisce l’impianto, in cui altri soggetti rigassificheranno il gas. Ma soprattutto – ha aggiunto – nell’attuale regime di libero mercato i clienti dell’area potrebbero continuare a comprare il gas dai loro attuali fornitori, che potrebbero non rifornirsi del gas rigassificato nell’impianto di Trieste».
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Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo del 10/02/11 Riccardi: «Sulla Tav sentiremo i cittadini» Massima concertazione con gli enti locali e soprattutto poche case da abbattere. L’amministrazione regionale affronterà, insieme agli Enti locali, anche con i cittadini, il percorso di analisi del progetto preliminare della linea ferroviaria ad alta capacità/alta velocità. È questa la decisione assunta ieri, al termine dell’ultimo dei quattro confronti voluti dall’assessore regionale alle Infrastrutture, Riccardo Riccardi, per definire il metodo di valutazione del progetto, e che ha coinvolto nell’arco di due giorni tutti gli Enti locali interessati. All’incontro di ieri pomeriggio hanno partecipato, assieme allo stesso Riccardi e a rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana, amministratori della Provincia di Gorizia e dei Comuni di Doberdò del Lago, Gorizia, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, San Canzian d’Isonzo, Staranzano e Turriaco. La ferrovia ad alta capacità/alta velocità è, come ha precisato Riccardi, un’opera particolarmente complessa, per la cui realizzazione è necessaria prima di tutto la condivisione di un metodo che favorisca un ampio coinvolgimento di tutti, per consentire di approfondire i diversi aspetti connessi alla sua realizzazione e quindi di formulare pareri e osservazioni, con l’obiettivo comune di ottenere il minor impatto ambientale possibile. Per questo motivo la Regione si è fatta carico di essere garante, nei confronti dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, non solo rispetto alla tempistica ma proprio anche rispetto al coinvolgimento del territorio. E dunque non mancheranno, in proposito, com’è stato deciso proprio nell’incontro di ieri pomeriggio, delle assemblee pubbliche, «per permettere anche alla popolazione – come ha sottolineato Riccardi – di ottenere risposte vere rispetto a dubbi e perplessità e non quelle che talvolta si leggono e che appaiono spesso strumentali». Gli incontri di questi giorni sono peraltro già serviti a fare chiarezza su alcuni aspetti. Gli edifici da espropriare e demolire, ad esempio, sono in numero di gran lunga inferiore a quanto paventato. «Confondiamo un elenco di punti di ”ricettori”, ovvero misuratori per tener sotto controllo i rumori – ha spiegato l’assessore – con la necessità di abbattere delle case. Il lavoro che stiamo compiendo consiste proprio nel mettere ogni sindaco nelle condizioni di rispondere a ogni domanda posta dai suoi concittadini». Ma in ogni caso «tutto quello che abbiamo letto su centinaia di case da abbattere non corrisponde al vero». Come nelle precedenti occasioni, anche al termine del confronto odierno è stata espressa da tutti i presenti una valutazione positiva sul metodo proposto da Riccardi. «Credo – ha detto Mara Cernic, assessore all’ambiente della Provincia di Gorizia – che l’incontro sia andato proprio nella direzione desiderata sia dall’assessore Riccardi che da noi, quale espressione del territorio». E dunque c’è «ampia condivisione del percorso di analisi del progetto e anche nei suoi aspetti di dettaglio». Tav, sulla tratta Aurisina-Trieste nessuna casa da espropriare di FURIO BALDASSI Da Venezia a Trieste, in treno, ci si metteranno dai 51 a 61 minuti. Tra 20 anni, però, mentre la sola tratta Aurisina-Trieste comporterà 3200 giorni di lavoro, se non ci saranno inconvenienti. Già immaginabili, visto che proprio ieri i presidenti del WWF Friuli Venezia Giulia, Roberto Pizzutti e del WWF Veneto, Walter Miotto hanno chiesto che la Commissione Europea intervenga con urgenza sul Governo italiano, ritenendo violata la Direttiva europea sulla valutazione d’impatto ambientale, in quanto è stato permesso che Rfi e Italferr suddividessero in quattro tronconi il progetto della linea. Il dibattito sull’alta velocità ferroviaria, approdato ieri mattina in VI commissione, conferma ritardi e perplessità. Senza un contraltare, però. I tecnici di Rfi e Italfer, attesi nell’aula del consiglio comunale, non si sono visti, per un incredibile accavallarsi degli appuntamenti. E così mentre il direttore del programma investimenti Est-Ovest di Rfi, Osvaldo Mastroianni, spiegava in Regione all’assessore Riccardi che «non vi è nessun fabbricato da espropriare o abbattere nei territori dei tre comuni della provincia di Trieste (Trieste, Duino-Aurisina e Sgonico) interessati al tracciato della linea ferroviaria ad alta velocità», in aula è spettato a un dipendente comunale, l’ingegner Gianfranco Caputi, spiegare ai consiglieri i contenuti del progetto. E dunque il fatto che fino ad Aurisina si arriverà con una linea con tracciato ”fuori terra”, mentre da lì si entrerà in galleria, con lo snodo più importante previsto sotto la via Cantù, nel punto dove viene a intersecarsi con la vecchia linea di cintura, che collega la stazione di Campo Marzio e quella Centrale all’Altipiano. E, ancora, che verrà realizzata una piattaforma in via Marziale e che i materiali di scavo andranno a riempire la Cava Faccanoni, nell’ambito del nuovo processo di rinaturalizzazione. Il presidente della VI, Roberto Sasco, ha chiesto di capire le correlazioni con altri sistemi trasportistici e di poter visionare gli elaborati sulla valutazione d’impatto ambientaleri. È stato chiesto anche, e ovviamente, di poter confrontarsi nella prossima occasione con i tecnici nazionali, oltre che di invitare i vertici della Provincia, che hanno competenza primaria in materia di trasporti e l’assessore Riccardi. Il quale ultimo ha potuto ascoltare ieri da Mastroianni che, ai fini della sicurezza, è stato anche previsto che le gallerie, superando i due chilometri di lunghezza, saranno «a doppia canna»: due gallerie, cioè, a binario unico, distanziate da un minimo di 20 a un massimo di 40 metri. Il Wwf denuncia lo spezzatino «La Commissione Europea intervenga con urgenza sul governo italiano, perché sia ripristinato il corretto svolgimento della Via (valutazione d’impatto ambientale) sul progetto della Tav Venezia-Trieste». Lo chiede una nota inviata alla direzione generale Ambiente di Bruxelles e firmata dai presidenti del Wwf Friuli Venezia Giulia, Roberto Pizzutti e del Wwf Veneto, Walter Miotto. Il governo di Roma, denuncia l’associazione ambientalista, ha infatti violato la direttiva europea sulla Via, permettendo che Rfi e Italferr suddividessero in quattro tronconi il progetto della linea ferroviaria Tav tra Venezia e Trieste, avviando quindi altrettante procedure Via distinte. «Questa pratica dello “spezzatino” sui progetti – denuncia il Wwf – è stata ripetutamente censurata proprio dalla direzione Ambiente della Commissione europea».
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo
«La Tav? Un disastro ambientale A rischio anche il corso del Timavo»
di LAURA BORSANI
L’impatto sul Carso, sulle falde freatiche, sul corso del Timavo, comprendendo le cavità naturali sotterranee di cui molte restano ”segrete” sfuggendo al censimento ufficiale. E di queste sicuramente tre verrebbero coinvolte dal tracciato Alta velocita-Alta capacità ferroviaria. Non solo. Gli effetti dei cantieri, in primis quelli per il rifacimento del bivio di San Polo e per la demolizione del cavalcavia tra Monfalcone e Ronchi, che sarà sostituito da un sottopasso. Ma anche l’imponente cantiere previsto nell’area del presidio ospedaliero. Di tutto questo si è discusso in occasione dell’incontro delle Commissioni consiliari Seconda e Quarta di Monfalcone, al fine di analizzare il progetto della Tav e le ricadute sul territorio. All’incontro erano presenti Maurizio Tavagnutti dell’Associazione speleogica isontina, Maurizio Comar, geologo della Federazione speleologica isontina nonché responsabile del Catasto regionale delle cavità naturali del Friuli Venezia Giulia e componente dell’associazione Lindner di Ronchi. Erano inoltre presenti l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimo Schiavo, e l’ingegner Andrea Ceschia.
Da un lato, dunque, l’ambiente sul quale il progetto di Av-Ac capacità relativo alla tratta Ronchi-Trieste, rischia di provocare gravi danni interferendo con le falde freatiche e sulle cavità naturali, ma anche rischiando di condizionare pesantemente il corso del Timavo. Dall’altro il problema legato ai cantieri e alla movimentazione della roccia carsica scavata per la realizzazione delle gallerie, con il rischio di ”paralizzare” gli ingressi occidentali della città, lungo la ”statali” 14 e 305. I rappresentanti delle associazioni speleologiche hanno evidenziato le criticità legate al delicato equilibrio ambientale che caratterizza il nostro territorio. «Il Carso – ha spiegato Tavagnutti – non è solo bello da vedere, ci sono specie vegetali e animali, nonchè testimonanze storiche e antropologiche che vanno salvaguardate». Ha chiamato in causa il reticolo idrografico sotterraneo «che non conosciamo bene e che le gallerie andrebbero sicuramente ad intaccare». Ha fatto riferimento al Timavo: «Ha un tracciato sotterraneo tortuoso, con un’infinità di gallerie. Come potrebbe comportarsi in seguito allo scavo? La galleria della Tav potrebbe essere un disastro. Perché, invece, non potenziare la linea ferroviaria esistente o far passare il tracciato verso Gorizia?». Comar si è soffermato sulla carta degli ipogei che tiene conto solo delle grotte del territorio triestino. «Per il territorio carsico – ha osservato – vengono segnalate al Catasto regionale cento nuove grotte in media all’anno». Ha fornito anche i numeri: in regione le cavità naturali sono 7350 e sul Carso oltre 3200 quelle conosciute, di cui molte nell’area monfalconese e goriziana. «Ma non sappiamo quante ancora potrebbero essercene», ha annotato il geologo.
E veniamo all’aspetto urbanistico e viario. Il punto nevralgico dell’opera in città riguarerà il bivio ferroviario di San Polo, destinato all’ampliamento superando l’attuale strozzatura. La capacità della linea potrebbe aumentare del 40%. La certezza è che si inizierà da questo snodo, considerando che il cronoprogramma progettuale prevede l’avvio del raddoppio della linea storica nel 2015 per concludersi tra il 2017-2018. Opera inserita nella linea Av-Ac, la cui realizzazione è collocata tra il 2020 e il 2032. Il compito del Comune è quello di segnalare in questa fase tutte le ”interferenze”, da quelle ambientali alla cantierizzazione ai vincoli urbanistici «su cui chiederemo chiarezza e garanzie». E tra gli innumerevoli aspetti, ci sono gli scavi delle gallerie, ma anche la complessa deviazione del canale de Dottori. Non ultima, la demolizione del cavalcavia sulla ”14” tra Monfalcone e Ronchi, dove sarà realizzato un sottopasso. Qui Schiavo ha evidenziato: «Se la demolizione del cavalcavia avverrà contestualmente al rifacimento del bivio di San Polo le ”statali” 14 e 305 verranno chiuse contemporaneamente. Bisogna pertanto porre molta attenzione a queste opere prevedendo uno scaglionamento dei cantieri e le opportune deviazioni».
Intanto ieri, alla Galleria espositiva, l’assessore ha incontrato i cittadini, in vista della scadenza dei termini (tra 10 giorni) per la presentazione delle osservazioni da parte dei privati, volendo sostenerli in questo percorso. Martedì prossimo, invece, sempre alla Galleria espositiva, alle 18, è previsto una riunione a livello mandamentale, alla presenza dell’assessore regionale Riccardo Riccardi e ai tecnici di Rfi con gli anmminstratori dei Comuni interessati.
Il Comitato di Selz pronto a mobilitarsi
A seguito delle richieste di molte persone interessate al nuovo progetto dell’Alta velocità ferroviaria, il Comitato per la salvaguardia del territorio di Selz a Ronchi, sottolinea che qualsiasi cittadino ha diritto di visionare e ottenere una copia informatica del progetto preliminare per la tratta Ronchi-Trieste per la valutazione dell’impatto ambientale. Inoltre ricorda come tutti i cittadini, in forma individuale o associata, possono presentare osservazioni sulle conseguenze sul territorio del progetto presentandole entro il 20 febbraio, indicando che si tratta di osservazioni rivolte al progetto proposto per la Valutazione impatto ambientale. «Le associazioni ambientaliste con cui siamo in contatto – sono le parole del portavoce, Bruno Zamar – stanno preparando le osservazioni al progetto. Ciò probabilmente non basterà, se non saranno seguite da una mobilitazione dei cittadini e degli enti locali interessati che devono esprimere la loro decisa opposizione a questo devastante progetto in tempo utile per essere efficaci. Per questo rivolgiamo invito ai cittadini a recarsi nel proprio comune per visionare il progetto e sollecitare i propri rappresentanti a esprimersi visto che il tempo passa». Quanto alle modalità che si riferiscono al progetto presentato da Italferr–Gruppo Ferrovie dello Stato, la copia può essere richiesta alla Direzione centrale ambiente della Regione. Oggi alle 18.30 si parlera degli effetti della Tav anche a Turriaco nel corso di un incontro pubblico che si terrà in municipio per l’illustrazione delle ripercussioni del progetto di Rfi sul territorio comunale.
Il Comitato No-Tav invita il sindaco a un confronto pubblico
CERVIGNANO Da una parte il sindaco Pietro Paviotti, che nei giorni scorsi aveva rassicurato gli abitanti sul progetto preliminare della linea ad Alta velocità e capacità che, aveva detto il primo cittadino, «non comporterà alcuna demolizione o esproprio alle case comprese nel territorio comunale». Dall’altra, il Comitato No Tav che non molla, giudicando a ”effetto valium” le parole del sindaco, invitandolo insieme al consigliere regionale del Pd Mauro Travanut e gli altri esponenti dell’amministrazione, a un confronto nell’assemblea prevista domani a Scodovacca, in palestra, alle 16.30. «Nello studio di impatto ambientale – replica Giancarlo Pastorutti del Comitato – ci sono le foto delle abitazioni nella fascia di 250 metri interessate allo sforamento dei livelli acustici con il giudizio sullo stato di conservazione della casa. Tranquilli, non verranno abbattute, ma il valore dell’immobile sarà condizionato? Nei Comuni non sono ancora disponibili i documenti dello studio di impatto ambientale, indispensabili a presentare entro i 60 giorni previsti le obiezioni al progetto preliminare. Mentre i sindaci rassicurano, di fatto aspettano l’invio ufficiale della Regione: il solito palleggiamento di responsabilità. Il sindaco Paviotti dice che il protocollo d’intesa concordato troverà risposta adeguata nel piano di Italferr, e che quest’ultimo dovrà essere modificato. Considerato che c’era un accordo, perché il progetto in prima stesura non ha tenuto conto delle richieste dei sindaci? É un altro esempio di come il protocollo-Sonego, oltre a non essere stato approvato dalla maggior parte dei Consigli comunali, ora venga disatteso».
E mentre si invita a consultare il portale www.notavfvg.altervista.org, e la visione del video su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=MQ1kfBeLnFg), ce n’è anche per l’assessore regionale Riccardi: «Contrariamente a quanto dice – aggiunge Pastorutti -, la relazione costi-benefici è resa obbligatoria dal decreto attuativo della legge obiettivo». Intanto, l’altro ieri Riccardi ha dato il via al percorso di analisi del progetto con gli enti locali. Ogni Comune provvederà, nei termini che riterrà opportuni e con l’eventuale supporto di un professionista esterno, a formulare le osservazioni. Sarà la Regione ad acquisire le osservazioni e a trasmetterle a Rfi, che risponderà a sua volta. Poi inizieranno le assemblee pubbliche tra Regione, Provincia e uno o più Comuni.
Elena Placitelli
Da Pd e Lista Caruso critiche a Cressati
PALMANOVA «Consultazione dei cittadini sulla Tav fuori tempo massimo. Cressati scopre le assemblee pubbliche solo in campagna elettorale». È l’opinione dei gruppi consiliari di minoranza sulla riunione che il sindaco ha indetto per stasera alle 18 in municipio dedicata alla questione-Tav. Pd e Lista Caruso unite nella critica. In 5 anni mai una riunione aperta su un tema così impattante. Si attendono ora proposte concrete, sostenibili da portare sul tavolo tecnico-politico regionale. Dunque, i residenti sulle vie Ontagnano, Carducci, Manzoni e nelle aree limitrofe si vedranno illustrare stasera il progetto e potranno manifestare pubblicamente le loro osservazioni sulla Tav che li coinvolge direttamente. «Pare strano – commentano il segretario Pd, Luca Osso, e il consigliere Giorgio Caruso – che Cressati senta solo ora la necessità di convocare i cittadini. In cinque anni del suo mandato, ormai prossimo alla scadenza, non ricordiamo assemblee pubbliche in cui l’amministrazione abbia illustrato progetti che coinvolgono il nostro territorio o abbia cercato il confronto con i cittadini su soluzioni alternative. Tutto è stato tenuto a livello di dibattito consiliare».
Non solo quindi la giunta Cressati ha evitato di organizzare assemblee pubbliche per sentire la gente su scelte qualificanti che dovranno interessare Palmanova nei prossimi anni, ma non ha mai informato la cittadinanza neanche con altri mezzi, hanno sentenziato i consiglieri di minoranza. «È triste constatare come l’amministrazione di Palmanova non abbia sentito in questi anni il bisogno di pubblicare un semplice periodico, con il quale tenere informati i cittadini sull’attività corrente, sulle scelte politiche e strategiche, sulle ”grandi infrastrutture” che toccheranno il territorio», dicono Osso e Caruso. Sembra impossibile che in un bilancio che ha entrate sui livelli di circa 10 milioni di euro non si siano trovate risorse per pubblicare un ”bollettino comunale”. Pd e Lista Caruso propongono di mettere un tecnico a disposizione dei cittadini per dare chiarimenti sull’impatto dell’opera, chiedere una moratoria per avere più tempo per analizzare e dare il parere sul progetto o proporre modifiche. All’amministrazione spetta il compito di impegnarsi a portare avanti le istanze che vengono dalla gente e dal territorio con autorevolezza sul tavolo tecnico-politico che si è costituito a livello regionale.
Alfredo Moretti
Marzo 17th, 2017 — Noi
Anche ad Aurisina molta gente e molto interesse per l’iniziativa informativa sui progetti TAV/TAV organizzata ieri sera dal comitato “l’altra baia” in collaborazione con il Comitato NOTAV di Trieste e del Carso. Aurisina sarà uno dei comuni più colpiti dagli eventuali lavori per l’opera in quanto ospiterà uno dei due cantieri principali. Anche in questa occasione è stata ribadita l’importanza di mobilitarsi in prima persona e anche di inviare più osservazioni critiche sul progetto entro i termini del 20 febbraio (vedi le rassegne stampa).

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Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Lampedusa/ Rassegna stampa
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Marzo 17th, 2017 — Varie
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Intanto dovremmo iniziare con una diffida al PD ed al resto dell’opposizione dal continuare ad usare le donne come leva per scardinare Berlusconi. Non saremo noi a fare da testa d‘ariete per abbattere la fortezza che loro non hanno mai voluto attaccare seriamente. L’evidenza più antica, e prima di tutte, è nella legge sul conflitto di interessi agitata ad ogni campagna elettorale, rigorosamente rimossa subito dopo, in particolare quando il centro sinistra è stato al governo.
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Noi pensiamo male perché in questa ignavia abbiamo visto sostanzialmente connivenza e compartecipazione con il sistema politico berlusconiano caratterizzato dalla cricca e dal magna magna, o “magma gelatinoso“ che dir si voglia, dove nessuno vuole perdere la sua fetta di torta.
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Marzo 17th, 2017 — Generale
In relazione al post pubblicato su infoaction relativo al respingimento della valutazione-scuola attraverso i test INVALSI, la situazione delle scuole della bassa è la seguente:
Hanno votato contro i collegi dei docenti relativi alle scuole medie dei seguenti paesi:
latisana, palazzolo, muzzana, carlino, marano, s.giorgio, porpetto, torviscosa
l’inserimento dei test invalsi fa ovviamente parte di una manovra pesantissima, non tanto per i test in sè, ma per il sistema scuola che ne consegue….per es. stipendi dei docenti in relazione ai risultati dei test, formazione delle classi con eliminazione degli studenti problematici (che non portano voti alti nè soldi) ecc. ecc.
La tranvata presa dai dirigenti della bassa è stata enorme (più che altrove), perchè l’esigua adesione alla sperimentazione nel resto d’italia, unitamente ai risultati molto alti dei test invalsi precedentemente svolti nelle scuole del friuli avrebbe dato un’alta possibilità di portare a casa il bottino promesso (100.000 euro in 3 anni / per scuola).
Nessuno sa se questi soldi esistano ….
cmq. una parte dello scenario futuro potrebbe essere questo
tanto per raccontare
http://www.repubblica.it/scuola/2011/02/11/news/merito_non_decolla-12320734/
Dopo essere stato clamorosamente respinto in mezza Italia il progetto ministeriale “per la valutazione delle scuole” approda in Friuli.Con una mail “urgente” datata 7 febbraio il Direttore Regionale per il Friuli VG dott.ssa Beltrame ha invitato in tutta fretta i Dirigenti Scolastici delle scuole Secondarie di primo grado (le ex Medie) a riunire i Collegi Docenti per deliberare l’adesione al progetto.
Si ha notizie di scuole udinesi in cui il Collegio Docenti è stato riunito con un preavviso di poche ore (contro i cinque giorni previsti dalla normativa) e altri Collegi sono stati convocati per i prossimi giorni.
Il Ministero cerca così di evitare l’ennesima figuraccia recuperando in extremis in Friuli quelle adesioni che non è riuscito ad ottenere nel resto del Paese.
Il progetto prevede una valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti “attraverso i test standardizzati elaborati dall’INVALSI” seguiti da “verifiche esterne effettuate, sulla base di un protocollo unico, da parte di un tem di osservatori”.
Alle scuole partecipanti che si collochino “nella fascia più alta della graduatoria” viene promesso “un premio di importo significativo” (fino a 70.000 euro). da rilevare però che i fondi a disposizione sono così scarsi da permettere di “premiare” al massimo qualche decina di scuole a livello nazionale, per cui tutto assume la connotazione di una beffa nei confronti di scuole a cui sono stati tragicamente tagliati i bilanci e di docenti a cui è stato bloccato il rinnovo contrattuale e gli scatti d’anzianità.
Quanto alla validità scientifica dei progetti patrocinati dall’INVALSI seri dubbi provengono persino da uno dei “guru” riconosciuti della valutazione in ambito scolastico il prof. Giorgio Israel che, in un documento repribile in internet, paventa il pericolo che tutto si risolva “nella creazione di un gigantesco e dispendioso carrozzone che non assolve alcuna funzione utile nella valutazione del sistema dell’istruzione, acquisendo dati di scarsa utilità, elaborando valutazioni inattendibili e, in fin dei conti, fornendo elementi che rischiano di essere persino fuorvianti”
La CUB SCUOLA invita i Collegi Docenti a respingere la proposta di sperimentazione, così come è già avvenuto in numerose scuole della Bassa Friulana
https://cubscuolaudine.wordpress.com/
Marzo 17th, 2017 — No OGM
Un gruppo di attivisti anarchici di Iniziativa Libertaria ha bloccato con del nastro per cantieri le due entrate della Villa Hotel di Basaldella di Vivaro dove erano riuniti Futuragra, Fidenato e i pro-ogm per fare il punto e decidere la nuova semina del mais contaminante.
Attrezzati con facsimili di maschere da gas hanno poi graffettato il nastro caratteristico di pericolo con decine di fogli simboleggianti la Monsanto col teschio, stessa cosa è stata fatta per l’entrata del parcheggio. Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Tracciati Veneto
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Domenica 13 Febbraio 2011 Il Gazzettino
SAN STINO DI LIVENZA
Il Comune boccia così i progetti alternativi
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Si alla Tav, ma sulla vecchia linea ferroviaria
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Proposto quindi il potenziamento dell’attuale tracciato
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Potenziamento dell’esistente linea ferroviaria. Mette tutti d’accordo l’innovativa posizione dell’amministrazione comunale sulla Tav. Bocciata, invece, la realizzazione del tracciato basso o alto. Su San Stino avrebbe un effetto devastante con viadotti alti oltre 20 metri ed inquinamento soprattutto acustico. Il territorio verrebbe stravolto. Per discutere sul progetto preliminare dell’Alta Capacità, presentato in Comune da Italferr, l’altra sera in aula consiliare c’erano rappresentanti del comitato «No Tav» e molti cittadini. È stato proprio il comitato «No Tav» a chiedere all’amministrazione di deliberare in consiglio comunale sul potenziamento della ferrovia esistente e di farsi promotore della medesima determinazione con le altre amministrazioni del territorio. «Raddoppiando anche la linea Portogruaro-Treviso – dice Stefano Pellizzon, assessore comunale all’urbanistica e all’ambiente – si raggiungerebbero gli stessi obiettivi della Tav. Comunque, i costi e i benefici sono di gran lunga a favore del potenziamento dell’attuale linea piuttosto che alla realizzazione di un nuovo tracciato». «Se, invece, sarà approvato l’attuale progetto preliminare – evidenzia Marianna Spessotto del comitato No Tav – i camion non saranno mai tolti dalle strade perché le merci non potranno viaggiare sulla Tav alla velocità di 250 chilometri orari. I binari subirebbero dei danni». «Il progetto preliminare – evidenzia il vice sindaco Rita Zanutel – ha assorbito tutti i fondi messi a disposizione dalla Comunità europea. Il finanziamento per la realizzazione dell’opera dovrebbe arrivare dallo Stato togliendo alle già risicate finanze di sanità, scuola e servizi». Fino al 18 febbraio i cittadini hanno tempo per presentare le osservazioni sulla Tav ai Ministeri dell’ambiente e dei beni culturali e alla Regione.
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Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Messaggero Veneto del 14/02/11
Gradisca, in 30 chiedono asilo politico
Si sono protratte fino alle 3 di ieri le operazioni di accoglienza di una cinquantina di immigrati tunisini giunti nelle strutture del Cie e del Cara di Gradisca d’Isonzo, provenienti da Lampedusa. Arrivati all’aeroporto di Ronchi dei Legionari intorno alle 22 con un velivolo militare, i profughi maghrebini, tutti uomini, sono stati visitati dal personale sanitario del centro. Trenta di essi, che al momento dell’approdo sulle coste siciliane avevano presentato domanda di asilo politico, sono stati successivamente trasferiti al vicino Cara. Secondo quanto riferito dalla Prefettura di Gorizia, non sono previsti per i prossimi giorni nuovi arrivi di migranti a Gradisca, la cui capienza è stata sensibilmente ridotta nei giorni scorsi in concomitanza con l’avvio dei lavori di messa in sicurezza della struttura.Il Cie di Gradisca inizialmente sembrava essere rimasto escluso dal ponte aereo per motivi di sicurezza, in quanto nella struttura sono cominciati in settimana i lavori di adeguamento (innalzamento delle recinzioni e installazioni di nuovi sistemi di rilevamento notturno). Il contrordine, invece, è arrivato nel pomeriggio di sabato su disposizione del Viminale, nonostante nel centro di identificazione ed espulsione gradiscano siano al momento solo parzialmente attive telecamere e sistemi a infrarossi e quattro stanze risultino ancora inagibili dopo gli incendi appiccati per protesta dagli ospiti nelle scorse settimane. All’arrivo nel centro isontino una parte dei cinquanta immigrati provenienti da Lampedusa (quelli che avevano presentato domanda di asilo appena approdati sulle coste siciliane) è stata trasferita nel Cara. Con i nuovi arrivi, invece, sono salite a circa 150 le presenze nel Cie. Un numero di norma considerato «non preoccupante» dalle forze dell’ordine, visti i 248 posti letto della struttura, ma proprio l’avvio dell’intervento di messa in sicurezza della struttura (1 milione e mezzo di euro il costo) aveva recentemente trovato concordi Prefettura e Questura di Gorizia sulla necessità di ridurne sensibilmente la capienza in coincidenza con i lavori.
Piccolo 14/02/11
Arrivati i tunisini al Cie. In 30 chiedono asilo
GRADISCA Emergenza-sbarchi, difficilmente vi saranno nelle prossime ore altri trasferimenti di immigrati al Cie e al Cara di Gradisca: i centri sono pieni. Lo affermano fonti vicine alla Prefettura goriziana. Del resto le due strutture isontine sono pressochè al massimo della propria attuale capienza dopo l’arrivo dei 50 uomini, per massima parte di nazionalità tunisina, giunti nella notte fra sabato e domenica dopo un ponte aereo con Lampedusa. Fra questi, in 30 avevano presentato richiesta di asilo politico non appena sbarcati sulle coste siciliane e per questo motivo sono stati immediatamente trasferiti al Cara, il locale centro di assistenza per immigrati, nella speranza di un ottenimento dello status di rifugiato. Gli altri uomini sono stati invece ospitati al Cie, ove inizieranno le complesse pratiche di identificazione. Le operazioni di accoglienza degli immigrati maghrebini – giunti a Gradisca a bordo di un aereo militare – si sono protratte sino quasi alle 3 di notte. Tutti i profughi sono stati visitati dal personale sanitario della struttura gradiscana. (l.m.)
Piccolo 13/02/11
Cinquanta tunisini trasferiti, Gradisca scoppia
di LUIGI MURCIANO
GRADISCA Cinquanta cittadini, tutti uomini e di nazionalità tunisina, sono stati trasferiti al Cie di Gradisca nell’ambito dell’emergenza-sbarchi di queste ore a Lampedusa. Di più la struttura isontina per migranti non potrà riceverne, essendo già ai limiti della propria capienza. Anche il centro gradiscano, dunque, è stato interessato dal piano d’urgenza disposto dal Viminale per accogliere i circa 4mila migranti nordafricani che hanno raggiunto e tuttora stanno raggiungendo l’isola siciliana negli ultimi giorni sull’onda di dei sommovimenti politici in atto nei paesi del Maghreb.
«Emergenza umanitaria», l’ha definita il ministro Maroni. Mentre il centro di prima accoglienza di Lampedusa rimane chiuso, dopo il varo della politica dei respingimenti, il ponte aereo fra la Sicilia e gli altri Cie italiani – principalmente con le strutture di Bari e Crotone – è iniziato ieri. Il trasferimento dei 50 tunisini nella struttura di Gradisca è avvenuto nel corso della notte. Secondo indiscrezioni non confermate, sarebbero interessati dal trasferimento degli immigrati sia il Cie sia il vicino Cara, la struttura per richiedenti asilo politico. Sarebbero 20 i migranti trasferiti nella prima struttura, che di fatto tornerebbe a raggiungere il “tetto” provvisorio delle 130 presenze (la capienza reale del Cie sarebbe di 248 posti, ma i danneggiamenti e le rivolte hanno reso inagibili alcune sezioni e i lavori di restauro sono iniziati proprio da alcuni giorni ndr), mentre circa 30 potrebbero essere ospitati al Cara, che toccherebbe quota 160 andando di fatto in grave sofferenza. La capienza certificata del centro di assistenza per i rifugiati infatti è di 148 posti. La situazione ricorda quella vissuta dal centro immigrati gradiscano fra il 2006 al 2009, quando a seguito dell’emergenza sulle coste siciliane venne istituita un’apposita sezione di prima accoglienza (Cda) oggi soppressa. Il tutto mentre si stanno svolgendo i lavori di restauro e ripristino della sicurezza e a pochi giorni dalla delicata fase di affidamento della nuova gestione delle due strutture. Da tempo il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato la volontà del governo di aprire quattro nuove strutture in Campania, Toscana, Marche e Veneto (nel Polesine).