Una foto per la storia

Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
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7 febbraio

Marzo 17th, 2017 — Internazionale
1) Puoi dirci da quale movimento provieni?
Faccio parte di Bandiera Nera, un piccolo gruppo anarco-comunista Egiziano.
2) Il mondo sta osservando l’Egitto e in molti cercano di essere solidali. Tuttavia, poiché Internet è stato bloccato è difficile avere informazioni. Ci puoi dire cosa è successo in Egitto la scorsa settimana? Qual è il tuo punto di vista?
E’ Martedì che tutto è cominciato, c’è stata la scintilla che ha acceso il fuoco! Martedì ci sono state grandi manifestazioni nelle strade in tutte le città egiziane, il Mercoledì inizia la repressione. I manifestanti hanno iniziato cercando di finire il sit-in a piazza Tahrir il Martedì a tarda notte, e hanno continuato nei giorni successivi, in particolare nella città di Suez. Suez ha un valore particolare nei cuori di tutti gli egiziani: era il centro della resistenza ai sionisti nel 1956 e nel 1967, lo stesso distretto dove le truppe di Sharon hanno combattuto nel corso delle guerre israelo-egiziano. La polizia di Mubarak ha fatto un massacro uccidendo almeno quattro persone, almeno 100 i feriti, uso massiccio di spray al pepe, proiettili di gomma, pistole, e una strana sostanza gialla gettata addosso alle persone (può essere del “gas mostarda”). Venerdì 28 è stato chiamato il “Jumu’ah of Wrath” (Jumu’ah è la parola araba per descrivere il Venerdì. Venerdì [e Sabato] sono i giorni del fine settimana in Egitto, come in molti paesi musulmani. E ‘ il giorno sacro per l’Islam, perché le preghiere sono fatte in quel giorno, detto la preghiera del Venerdì). Era previsto, dopo questa preghiera, di marciare in corteo verso mezzogiorno. La polizia ha cercato di fermare il corteo con tutta la sua forza e la violenza, ci sono stati numerosi scontri al Cairo (al centro, a Mattareyah-est del Cairo). In tutto l’Egitto, in particolare nelle città di Suez, Alessandria, Mahalla (nel Delta del Nilo, uno dei centri della classe operaia), da mezzogiorno fino al tramonto hanno manifestato molte persone. Al Cairo, in centro, la manifestazione si è conclusa con un sit-in a piazza Tahrir [in arabo “liberazione”] dove si è deciso di continuare fino all’abolizione del regime di Mubarak. Le persone gridavano un unico slogan “il popolo domanda la fine del regime”. Al tramonto, alle 17 (ora locale), Mubarak ha dichiarato il coprifuoco e nelle città è stato inviato l’esercito. Il coprifuoco è stato seguito da una evasione pianificata dalla polizia che ha rilasciato dei criminali e gruppi di teppisti chiamati Baltagayyah. Il piano della polizia che prevedeva una grande fuga di criminali in molte carceri egiziane era finalizzato a spaventare la popolazione Egiziana. Nessun poliziotto, pochissimi soldati per controllare le strade, la gente era spaventata. Segue un battage mediatico della televisione egiziana, delle radio, dei giornali, sui saccheggi in molte città, sui ladri che hanno sparato alle persone. Ma in risposta molti egiziani si sono organizzati in “comitati popolari” per garantire tutte le strade. Questo, se
da una parte è stata accolto con favore dal regime che lo ha utilizzato per spaventare ancora di più la gente e dimostrare l’instabilità nel paese, dall’altra è anche un punto di partenza (dove appoggiarsi) per iniziare a costruire dei consigli di lavoratori.
3) Mercoledì (26 gennaio), ci sono stati scontri tra pro e anti-Mubarak. E ‘questo il modo giusto per descrivere l’accaduto? Chi sono i “sostenitori di Mubarak? Come questi scontri hanno influenzato l’atteggiamento generale della classe operaia egiziana? E ‘assolutamente sbagliato dire che si è trattato di un [semplice] “échaufourrés” tra anti e pro-Mubarak. [Si riferisce alla stampa egiziana, che ha presentato gli eventi come una semplice bagarre] Alla manifestazione pro-Mubarak hanno partecipato molti “Baltagayyah” [teppisti mercenari della polizia, informatori …] e nolti membri della polizia segreta che hanno attaccato i manifestanti a Tahrir Square. Personalmente penso che Mubarak si sente come il bovino che è stato appena ucciso e i suoi sacerdoti cercano di spargere il suo sangue. Si sente come Nerone, vuole l’Egitto in cenere prima della sua espulsione, cerca di convincere la gente che è sinonimo di stabilità, sicurezza e tranquillità. In questo senso, ha davvero compiuto qualche progresso: una santa alleanza nazionale contro i Tahrirites (manifestanti Tahrir) e contro il Comune Tahrir. Molti dicono, soprattutto nella classe media, che le manifestazioni dovrebbe finire perché l’Egitto è stato devastato dalle fiamme,è iniziata la carestia [l’alimentazione dei più poveri – le materie prime come il pane di cui gli Egiziani sono i maggiori consumatori al mondo – è completamente sotto il controllo dello Stato che detiene quindi l’arma alimentare ]. Ma questo non è del tutto vero, è solo esagerazione. Ogni rivoluzione ha le sue difficoltà e Mubarak utilizza la paura e il terrore è di rimanere al comando il più a lungo possibile. Personalmente, voglio dire che anche se i manifestanti fossero stati responsabili di questa situazione Moubarak se ne deve andare lo stesso, a causa della sua incapacità di far fronte alla situazione attuale.
4) Cosa pensi che accadrà la prossima settimana? La posizione assunta dal governo statunitense come può influenzare la situazione?
Nessuno può indovinare che cosa accadrà domani o la prossima settimana. Mubarak è un idiota testardo, e i media egiziani organizzano la più grande campagna mediatica nella storia in occasione delle proteste che saranno organizzate Venerdì, 4 febbraio. C’è la richiesta per un altro corteo di un milione di persone a Tahrir, chiamato il Venerdì del saluto ” La posizione assunta dal governo degli Stati Uniti ci interessa più di questo evento, Mubarak è un traditore che può uccidere tantissime persone, ma non può dire di no ai suoi padroni.
5) Qual è stata la partecipazione degli anarchici nella lotta di classe? Chi sono i loro alleati? (Ovviamente garantiamo la sicurezza nell’esprimerci)
L’anarchismo in Egitto non è una grande forza, è possibile trovare alcuni anarchici, ma non ancora grande forza. Gli Anarchici in Egitto si sono uniti ad entrambi gli eventi: le manifestazioni in piazza e i comitati dei cittadini per difendere la piazza dai teppisti: gli anarchici in Egitto sono una piccola speranza per la sopravvivenza di questi “consigli”. Gli alleati degli anarchici in Egitto sono i marxisti; ovviamente non è ancora il momento del dibattito ideologico. Tutta la sinistra chiama all’unità ma poi litiga su tutto e su niente. Gli Anarchici in Egitto sono parte della sinistra egiziana.
6) Quali forme di solidarietà possono essere costruite tra i rivoluzionari in Egitto e quelli dell’Ovest? Cosa si può fare subito e cosa dobbiamo fare nel lungo termine?
L’ostacolo più difficile che debbono affrontare i rivoluzionari egiziani è il blocco delle comunicazioni [telefono, cellulare, Internet]. I rivoluzionari d’Occidente devono fare pressioni sul loro governo per evitare che il regime egiziano continui a mantenere il blocco. Questo è quello che serve nell’immediato, ma nessuno può dire cosa accadrà nel lungo termine. Se la rivoluzione vince, poi i rivoluzionari occidentali dovranno rafforzare la solidarietà con i loro compagni egiziani in caso di aggressione da parte degli Stati Uniti e Israele. Se la rivoluzione sarà sconfitta ci sarà l’uccisione di tutti i rivoluzionari egiziani.
7) Quali saranno le problematiche principali quando Mubarak se ne sarà andato? Che cosa accadrà in strada? Che cosa proporranno i rivoluzionari anti-capitalisti?
L’aspirazione principale di oggi, parlando delle esigenze espresse dalla strada, è quella di una nuova costituzioni, un governo ad interim e nuove elezioni. Ci sono molti progetti su questo da parte di molti gruppi politici, in particolare dai Fratelli Musulmani. I rivoluzionari anti-capitalisti non sono molto numerosi al Cairo, i comunisti, la Sinistra Democratica, i trotskisti hanno le stesse richieste per una nuova costituzione e per le elezioni. Ma per noi, anarchici, anti-capitalisti ed anche anti-statalisti cercheremo di adoperarci affinchè i comitati che sono stati creati originariamente per proteggere e garantire con più forza le strade possano essere trasformati in veri e propri consigli di lavoratori.
8) Che cosa vuoi dire ai rivoluzionari all’estero?
Cari compagni di tutto il mondo, abbiamo bisogno di solidarietà, una grande campagna di solidarietà e la rivoluzione egiziana vincerà.
Tratto da
CNT-AIT Parigi (ITW) contact@cnt-ait.info
Envie de discuter de ce texte ? Forum Rouge et Noir : http://cnt.ait.caen.free.fr/forum/viewtopic.php?f=13&t=6503&p=44398#p44398 Journal Anarchosyndicalisme en ligne : http://www.cntaittoulouse.lautre.net/secteur.php3?id_rubrique=1&lang=fr
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo
07/01/11
Del Bello alla Serracchiani: salviamo il Carso
La Tav si fermi a Ronchi, ai piedi del Carso, procedendo al potenziamento delle linee ferroviarie esistenti. Il consigliere comunale e provinciale del Pd, Fabio Del Bello, si associa alla proposta espressa dai consiglieri regionali Giorgio Brandolin e Franco Brussa, in occasione dell’assemblea indetta lo scorso gennaio dal sindaco di Doberdò del Lago. E la pone all’attenzione del segretario regionale del Pd, onorevole Debora Serracchiani, affinché venga assunta quale posizione del partito. Del Bello, infatti, ha inviato una lettera e ben 8 elaborati tecnici alla Serracchiani (coinvolgendo anche il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, nonché i consiglieri Brandolin e Brussa), esponendo la critica al progetto preliminare della nuova linea Av-Ac Venezia-Trieste e la proposta alternativa, ai fini dell’espressione di una posizione unitaria del Pd a livello regionale.
Del Bello ricorda poi quanto dichiarato dall’assessore regionale Riccardo Riccardi, sulla «necessità di emarginare gli estremismi di chi dice che quest’opera non di deve fare»: «Siamo di fronte – osserva – all’ennesimo rovesciamento della realtà, tipico della stagione berlusconiana: in questo caso, chi difende l’ambiente da un’opera inutile e costosissima sarebbe estremista, chi invece vuole eseguire tale opera sarebbe un moderato e benpensante». Il consigliere ricorda inoltre quanto stabilì la Commissione nazionale di impatto ambientale alcuni anni fa: «La realizzazione di gallerie profonde nelle formazioni carsiche pone l’attenzione sulla tutela delle risorse idriche sotterranee e non fornisce garanzie sulla fattibilità dell’operazione e sui rischi, anche in fase di esercizio, nonchè sull’indeterminazione dell’onere economico derivante». Ripropone la decisione del Consiglio di Monfalcone che il 29 maggio 2008 approvò a larga maggioranza una mozione: «Il Consiglio si pronunciò affinché venissero prese in considerazione soluzioni alternative alla galleria carsica Trieste-Monfalcone, valutandone la progettazione con i portatori di interesse e le comunità interessate». E commenta: «La mia posizione prende le mosse e si sviluppa da quell’indirizzo consiliare, tuttora valido e pertanto ineccepibile sotto il profilo della correttezza e linearità istituzionale. Sono invece fuori linea coloro che oggi sposano acriticamente le proposte regionali». Del Bello conclude: «La società civile si sta mobilitando tramite l’istituendo Coordinamento di Zona per la difesa del Carso e del Timavo, con sede a Monfalcone, e presto anche in termini di mobilitazione popolare e di massa».
Wwf: no all invasione dei camion
di LUCA PERRINO
La prospettiva appare catastrofica. E a disegnarla, all’indomani della presentazione del progetto preliminare dell’Alta velocità ferroviaria, nel tratto tra Ronchi dei Legionari e Trieste, sono le associazioni ambientaliste e alcuni partiti politici da sempre contrari a questa opera. E’ quella legata allo smaltimento della terra e della roccia che verranno estratte dalla costruzione delle gallerie e del tracciato della stessa Tav, ma anche dell’enorme traffico che graviterebbe sul territorio proprio in virtù di questo massiccio intervento. Lo sottolinea il Wwf, che prospetta un cantiere della durata decennale, il quale avrebbe un impatto enorme sul territorio, ma lo mettono in luce anche Rifondazione comunista e il Comitato per la salvaguarda del territorio di Selz che invitano i cittadini a presentare le opportune osservazioni. Le cave che hanno i requisiti per lo smaltimento del materiale sono 5: una a Sagrado, due in territorio di Trieste, una a Mariano del Friuli e la cava da tutti conosciuta con il nome dell’ex proprietà “Tacchino” tra Ronchi e Fogliano Redipuglia. Nel dettaglio, dalla relazione intitolata “Gestione terre e rocce da scavo” si evince che dei circa 6,8 milioni di metri cubi totali di materiale derivante dallo scavo delle gallerie nella tratta Ronchi-Trieste, si stima che circa 2,9 milioni saranno reimpiegati nella stessa costruzione della linea ferroviaria, mentre 3,9 saranno utilizzati in siti esterni per riqualifiche ambientali. Preoccupano non poco anche i percorsi di collegamento individuati tra i cantieri e le aree di lavoro e i siti di conferimento delle terre da scavo, tra i quali si cita quello “lungo la bretella di collegamento tra la regionale 14 e lo svincolo autostradale di Redipuglia e verso i siti di riambientalizzazione a nord di Redipuglia. E’ immaginabile il traffico di mezzi pesanti che dovranno attraversare l’abitato di Redipuglia e il territorio Monfalconese per conferire ben 3,5 milioni di metri cubi di terre e rocce nella Cava di Monte Sei Busi. Secondo una valutazione, tale traffico viene previsto da un minimo di 30 a un massimo di 130 automezzi al giorno.
Una situazione che è stata presa in mano dalla giunta comunale di Fogliano Redipuglia. «Bisogna tuttavia segnalare – spiega il sindaco Antonio Calligaris – che la relazione non indica in alcun modo che il totale dei 3,9 milioni di metri cubi verrà interamente stoccato nella cava di Redipuglia mentre si limita a elencare i siti individuati senza menzionare le possibili suddivisioni degli stoccaggi e enumera unicamente la singola capacità ricettiva teorica per ogni sito, che per quel che riguarda la nostra cava ammonta a 3,5 milioni di metri cubi». Calligaris ricorda anche che la cava è stata individuata come luogo da recuperare dal punto di vista ambientale con il materiale di scavo, mentre la municipalità foglianina ha già in atto un progetto di recupero ambientale collegato all’escavazione che è stato approvato dalla Regione. «Le nostre prime considerazioni – continua il primo cittadino – si concentrano dunque su questa principale questione dato che il progetto visionato sembra aver completamente ignorato la realtà della cava di Redipuglia ed il suo ventennale piano ambientale di recupero. In merito infine all’aumento del traffico derivante dal possibile passaggio dei camion sul nostro territorio, è ovvio che esso costituisca un onere che Redipuglia non è certo in grado di supportare».
Tav, in Veneto è paralisi E mette a rischio anche il progetto fino a Trieste
di MARTINA MILIA
TRIESTE Una parte del Veneto, sindaci e presidente della Provincia di Venezia, si ribella e chiede quello che il Friuli Venezia Giulia ha già ottenuto: un tracciato della Tav che affianchi l’autostrada, una ferrovia ad alta capacità che sia il meno impattante possibile per il territorio.
Il destino della ferrovia ad alta capacità e quello dell’autostrada A 4 sono legati non solo nei desiderata degli amministratori. A dirlo è anche Italferr che, nel progetto preliminare della tratta tra l’aeroporto Marco Polo e Portogruaro prevede una fase comune nell’adeguamento delle interferenze e chiama in causa Autovie Venete per regolare «gli aspetti tecnici ed economici» relativi all’armonizzazione delle due opere. Nello specifico lo studio dice che «La committenza Rfi ha definito di prevedere – si legge nella relazione generale del preliminare -, nell’ambito dei progetti preliminari delle tratte ferroviarie Av/Ac Aeroporto Marco Polo – Portogruaro e Portogruaro Ronchi dei Legionari, nei tratti in affiancamento all’autostrada A 4, la realizzazione delle opere interferenti (cavalcavia, sottovia, svincoli, eccetera) integrata con gli interventi di ampliamento dell’autostrada A 4 oggetto del relativo progetto». Questo per limitare l’impatto degli interventi «sia in termini economici che di consumo del territorio». Da qui l’obiettivo «di poter definire – preliminarmente all’avvio delle successive fasi di sviluppo della progettazione e, quindi, alla realizzazione delle opere interferenti – un accordo con la società Autovie Venete al fine di regolare – prosegue la relazione – gli aspetti tecnici ed economici relativi all’esecuzione di tali interventi».
In quest’ottica capire quali saranno i tratti da realizzare in affiancamento diventa determinante. Ma in Veneto la decisione sembra in alto mare, arenata in un oceano di contrapposizioni. La Regione ha proposto il percorso cosiddetto basso, quello per cui da Mestre, la Tav raggiungerebbe l’aeroporto Marco Polo (dove è prevista l’unica fermata di questo tratto), passando per Quarto d’Altino e descrivendo un’ampia ansa verso destra per inoltrarsi nella campagna in direzione della costa e lambendo Caposile, Passarella e Stretti per poi passare tra San Stino e Lison e rientrare su Portogruaro. Il territorio – amministrazioni comunali e agricoltori – oppone resistenza e l’ha fatto portando anche i trattori in piazza sabato scorso.
Il percorso litoraneo risulterebbe più impattante in quanto a sottrazione di terreno (perché più lungo: 49,1 chilometri contro i 42,6 del percorso in affiancamento) e, in particolare, agricolo: il 97,8% della linea attraverserebbe infatti aree coltivate contro l’85,7% del percorso alto.
Il tracciato alto, invece, dall’aeroporto toccherebbe sempre i Comuni di Marcon e Quarto d’Altino, ma più a sud dell’ipotesi litoranea e passando per il territorio di Roncade, risalirebbe in affiancamento all’A4, per attraversare Meolo, Monastier, Fossalta di Piave, Noventa, San Donà Cessalto, San Stino e Annone, così da arrivare a Portogruaro. Rispetto a quello litoraneo sarebbe più impattante sulle aree vincolate a beni culturali e paessaggistici.
Se sul tracciato basso esiste un progetto dettagliato, su quello alto gli elementi a disposizione sono pochi. «Purtroppo noi non siamo nelle condizioni di fare la comparazione perché è vero che c’è un progetto preliminare ma è vero anche che l’alternativa su cui dovrebbe reggere la comparazione è molto scarna – dice la presidente della Provincia di Zaccariotto, che si è schierata contro la ferrovia costiera – quindi non siamo in grado dire qual è il tracciato migliore. Ci riserviamo quindi di presentare in consiglio provinciale una mozione per far conoscere la posizione della provincia su questo tracciato». Per quel che riguarda il tracciato basso “i fattori maggiormente incidenti sono la frattura inferta ad un territorio già delicato sotto il profilo della continuità ecologica; pressato da un punto di vista della tenuta idraulica; con un paesaggio facilmente compromesso dalla tipologia delle strutture proposte; con caratteristiche dei suoli già delicate, soggetti come sono ad un importante abbassamento anche di oltre 25 cm ogni 50 anni» analizza Zaccariotto. Da qui la richiesta di uno studio di impatto ambientale complessivo (il procedimento invece prevede una realizzazione per lotti funzionali).
Resta infine una questione di fondo sull’analisi dei due tracciati: la finalità dell’opera. La Tav in Veneto, così come in Friuli Venezia Giulia, sarà una ferrovia a servizio delle merci e del sistema portuale: è previsto, a regime, il passaggio di 138 treni al giorno per il trasporto merci e solo 26 per i passeggeri. Se questo è l’obiettivo, il tracciato basso risponde allo scopo?
06/02/11
Trattori in piazza per protestare contro la Tav
VENEZIA Trattori in piazza contro la Tav, la ferrovia ad alta velocità e alta capacità che collegherà Venezia e Trieste. Gli agricoltori ieri sono scesi in strada a San Donà di Piave (in provincia di Venezia) per manifestare contro la costruzione dell’infrastruttura, portandosi dietro una cinquantina di trattori.
Ad alzare la voce contro la Tav sono stati i contadini riuniti in tre cortei, due dei quali fatti proprio con i trattori. I manifestanti sono poi confluiti, al termine della manifestazione, in piazza Indipendenza, nel centro di San Donà di Piave.
La manifestazione, che si è svolta senza problemi, è stata organizzata con la volontà di riunire in piazza coloro che sono contrati all’opera. La Tav, hanno spiegato i manifestanti ieri, non è altro che «una nuova ferrovia con cui si va a infierire ancora una volta sul territorio».
A proporre la protesta sono state alcune organizzazioni ambientaliste e alcune associazioni di rappresentanza degli agricoltori.
I cortei hanno avuto ripercussioni sul traffico, creando rallentamenti e disagi per gli automobilisti.
Paviotti: «Nessuna casa a rischio demolizione»
CERVIGNANO «A Cervignano nessuna casa rischia la demolizione». Né tantomeno l’esproprio. Ieri il sindaco Pietro Paviotti è intervenuto per rassicurare i cittadini sulla nuova linea ferroviaria ad alta capacità e velocità, il cui progetto preliminare è stato presentato in Comune alla fine di dicembre. Il primo cittadino intende così rispondere alle notizie del Wwf regionale, che fanno riferimento alla presenza dei cosiddetti “ricettori”, cioè spiega Paviotti «tutte le abitazioni o le aree naturalistiche o edificabili entro una certa distanza dalla nuova linea ferroviaria, che a Cervignano verrà costruita sul tracciato esistente».
«I cittadini non devono preoccuparsi – riprende Paviotti – in quanto si tratta solo del rilevamento dello stato di fatto necessario a mettere in campo tutte le strategie atte a preservare le abitazioni da disturbi o effetti negativi che dovessero derivare dal passaggio dei treni». Secondo il parere del sindaco, dunque, i progettisti saranno obbligati a mettere in campo azioni di mitigazione adeguate sulle abitazioni che distano da 0 a 500 metri dalla Tav e sui ricettori sensibili che sono le scuole, gli ospedali e le case di riposo distanti da 0 a 250 metri. Nel caso di Cervignano le opere di mitigazione dovrebbero però solo interessare le abitazioni, che «in ogni caso – puntualizza – non sono a rischio di esproprio o di demolizione. E per essere più chiaro – continua – confermo che a Cervignano non sono previsti espropri di fabbricati o, ancor peggio, demolizioni».
Poi il sindaco ripercorre la storia della Tav. «Nel 2008 abbiamo firmato un protocollo di intesa che definiva il tracciato che, nel nostro caso, combacia con la linea esistente, già provvista dei 4 binari necessari per potenziare la capacità ferroviaria. Consci del fatto che la nostra linea ferroviaria attraversa l’abitato, abbiamo chiesto e ottenuto una serie di garanzie, che ho constatato non essere esplicitate nel progetto consegnato a fine 2010. Così ho inviato una lettera a Italferr, Regione e Provincia, ribadendo la necessità di rivedere la proposta progettuale, dando ai Comuni un tempo congruo e la possibilità di avvalersi di tecnici di loro fiducia come già avvenuto nel passato. L’assessore regionale Riccardo Riccardi si è impegnato in tal senso e dunque ritengo che tutto ciò che era stato definito e concordato troverà risposta adeguata nel progetto preliminare di Italferr, che a questo punto dovrà essere modificato. Confermo che sarà mio impegno informare i cittadini sull’andamento dei lavori e sugli approfondimenti che verranno attuati».
Tra le garanzie che Cervignano aveva ottenuto nel 2008, velocità dei treni non superiore ai 200 km orari, un tunnel trasparente nel viadotto contro l’inquinamento acustico, barriere antirumore trasparenti nell’impianto di stazione, interventi di mitigazione delle vibrazioni nei tratti urbani, un viadotto a Scodovacca per evitare di tagliare in due l’abitato, l’eliminazione del cavalcavia sulla statale 14 e la pista ciclabile e pedonale a fianco alla linea ferroviaria tra Scodovacca e via Chiozza.
Elena Placitelli
Marzo 17th, 2017 — Repressione diffusa
L’anno scorso in questo periodo a Monfalcone ci fu una retata “pedagogico-terroristica” di ragazzini, l’anno prima la repressione contro i militanti antirazzisti di Officina sociale. Puntuale anche quest’anno arrivano (questa volta a Gorizia) i controlli con tanto di cani antidroga e un immotivata conduzione in questura di un ragazzo sospettato di avere in tasca droga…
Non bastava l’ordinanza antischiamazzi di Romoli, i controlli anche nei cantieri per eventuale consumo di sostanze (anche al di fuori dell’orario di lavoro): l’opera di controllo delle condotte considerate devianti – e contro i migranti – prosegue (e continuerà già lo minacciano) preoccupantemente da parte delle forze dell’ordine dell’isontino!
Stefano Bizzi
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo del 08/01/11
Il Pd: «Il centrodestra veneto mette a repentaglio la Tav»
TRIESTE «La miopia del centrodestra del Veneto non dovrebbe mettere in discussione la realizzazione di un progetto europeo della massima importanza come è il Corridoio V, ma purtroppo questo è quanto sta accadendo». Lo denuncia l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani a fronte della proposta veneta di un tracciato litoraneo per la Tav. «Se verrà bocciato il progetto, saranno stati gettati i fondi europei e i tempi si allungheranno di anni perché per la prossima progettazione bisognerà reperire fondi italiani» avverte Serracchiani. L’eurodeputata ricorda anche che «il Pd del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia avevano messo in guardia dal rischio che avrebbe rappresentato mantenere un atteggiamento intransigente sul tracciato costiero della Tav. Ma il centrodestra ha preferito guardare il proprio ombelico invece di alzare lo sguardo verso l’Europa. Non si è avuto nemmeno quel minimo di prudenza che avrebbe suggerito di inserire l’affiancamento all’A4 tra le alternative di tracciato». Non manca un ultimo avvertimento: «Si deve prestare attenzione anche in Friuli Venezia Giulia dove il tracciato della Bassa deve esser ottimizzato tenendo conto delle esigenze di Cervignano e di San Giorgio di Nogaro».
Giovedì assemblea sulla Tav
L’Amministrazione comunale, per consentire ai cittadini interessati di prendere visione del progetto, organizza un incontro sul tema ”Osservazioni alla nuova linea AV/AC, l’amministrazione comunale incontra i cittadini” che si terrà nella sala espositiva di piazza Cavour giovedì alle 18.30. Contestualmente gli uffici tecnici hanno pubblicato sul sito del Comune (www.comune.monfalcone.go.it) due elaborati riassuntivi del progetto preliminare redatto da Italferr e un elaborato con l’inserimento del tracciato della linea AV/AC sulle planimetrie del vigente Piano Regolatore Generale Comunale. Si consiglia di seguire i collegamenti Territorio Pianificazione Territoriale Nuova Linea AV/AC – Tratta Ronchi dei Legionari-Ts – Inserimento Prgc. Nuova Linea AV/AC tratta Ronchi dei Legionari – Trieste. Italferr ha avviato per conto di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) le procedure di approvazione del progetto preliminare delle tratte ferroviarie AC/AV Portogruaro – Ronchi Sud e Ronchi Sud – Trieste del Corridoio plurimodale V provvedendo, tra l’altro, all’invio dei documenti progettuali ai Comuni interessati e alla Regione. L’opera rientra tra gli interventi strategici della ”legge obiettivo” e la procedura di approvazione prevede che il progetto preliminare sia approvato dal Cipe che decide a maggioranza, con il consenso, ai fini dell’intesa sulla localizzazione, dei presidenti delle Regioni e delle Province autonome interessate, che si pronunciano, sentiti i Comuni nel cui territorio si realizza l’opera. Il Comune dovrà esprimersi sulle interferenze entro il mese di febbraio mentre per lo Studio d’impatto ambientale si è in attesa da parte della Regione della relativa richiesta. Tutti i soggetti interessati possono presentare le osservazioni sul progetto di Studio di impatto ambientale entro il 20 febbraio. Le osservazioni vanno trasmesse al ministero dell’Ambiente – Direzione generale per le valutazioni ambientali, divisione II, via Cristoforo Colombo 44 – 00147 Roma; al ministero per i Beni e le Attività culturali – Direzione generale per il paesaggio, via San Michele 22 – 00153 Roma; alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna – Servizio Valutazione impatto ambientale, via Giulia 75/1 – 34126 Trieste.
Dal Messaggero Veneto del 08/01/11
«Mancano i documenti per fare le obiezioni»
PORPETTO. Non sono ancora disponibili nei Comuni i documenti del Sia, indispensabili per fare obiezioni al Progetto preliminare della Tav entro i 60 giorni previsti. Lo denunciano i Comitati No Tav della Bassa Friulana, sostenendo che i primi cittadini «rassicurano e tranquillizzano ma aspettano l’invio ufficiale da parte della Regione, con il solito palleggiamento di responsabilità. Si limitano solo – affermano – a qualche articolo sui quotidiani, pochissimi consigli comunali ne discutono, nessun incontro con i cittadini, salvo l’eccezione promossa dal sindaco di Muzzana a Casali Franceschinis. Effetto valium! Il sindaco di Cervignano rassicura che quello concordato troverà risposta adeguata nel Progetto di Italferr, che a questo punto dovrà essere modificato, sono le stesse recriminazioni fatte anche da altri amministratori. Considerato che c’era un accordo, perché il Progetto in prima stesura non ha tenuto conto delle richieste dei sindaci? Questo è un ulteriore esempio di come, nonostante il famoso Protocollo Sonego non abbia ricevuto l’approvazione della maggioranza dei consigli comunali, venga anche disatteso».
I Comitati evidenziano che nella documentazione del Sia «ci sono le foto delle abitazioni nella fascia di 250 metri interessate allo sforamento dei livelli acustici con il giudizio sullo stato di conservazione della casa. Tranquilli – ironizzano i Comitati -, non c’è da preoccuparsi non verranno abbattute ma il valore dell’immobile sarà condizionato? Effetto valium! Le uniche assemblee vengono fatte dai Comitati No Tav e dato la loro contrarietà a quest’opera, vengono definiti “estremisti” dall’assessore Riccardi. Inoltre, tra le posizioni degli amministratori, leggiamo che un ex assessore di Torviscosa precisa che il comune non è un “Comune No Tav”. Questo amministratore si è dimenticato dell’impegno dei Comitati No Tav contro il Cementificio».
Le prossime assemblee si terranno oggi a Villa Muciane a Muzzana, alle 20.30, e sabato 12 febbraio nella palestra di Scodavacca di Cervignano alle 16.30. Per maggiori informazioni si può visionare su youtube un video con il seguente link http://www.youtube.com/watch?v=MQ1kfBeLnFg e il sito www.notavfvg.altervista.org. (f.a.)
Serracchiani: a rischio i fondi europei
UDINE. «La miopia del centrodestra del Veneto non dovrebbe mettere in discussione la realizzazione di un progetto europeo della massima importanza come è il Corridoio V, ma purtroppo questo è quanto sta accadendo». Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, commentando la proposta, da parte della regione Veneto, del tracciato «litoraneo» per la Tav. «È giusto si sappia – afferma Serracchiani in una nota – che se verrà bocciato il progetto saranno stati gettati i fondi europei destinati alla progettazione, e che i tempi si allungheranno di anni perchè per la prossima progettazione – aggiunge – bisognerà reperire fondi pubblici italiani». Serracchiani ricorda quindi che «il Pd del Veneto e quello del Friuli Venezia Giulia avevano messo in guardia per tempo del rischio che avrebbe rappresentato mantenere un atteggiamento intransigente sul tracciato costiero della Tav. Il centrodestra però ha preferito guardare il proprio ombelico invece di alzare lo sguardo verso l’Europa e, soprattutto, verso le aree commerciali da cui viene lo sviluppo. E il risultato è che l’alta velocità e l’alta capacità – sottolinea – si impantanano nelle paludi del litorale». L’esponente del Pd denuncia inoltre che «non si è avuto nemmeno quel minimo di prudenza che avrebbe suggerito di inserire l’affiancamento all’A4 tra le alternative di tracciato, anzi, è lecito supporre che si sia fatto tutto il possibile per escludere questa ipotesi». Precisa infine che «si deve prestare attenzione anche in Friuli Venezia Giulia, dove nella Bassa il tracciato deve esser ottimizzato. Perciò tutto quello che era stato compreso negli accordi fatti dalla Giunta Illy nel 2008 deve essere mantenuto perchè garantisce – conclude – la coesione territoriale e la sostenibilità ambientale».
Marzo 17th, 2017 — No OGM
Dal Messaggero Veneto del 09/02/11
Mais transgenico, Coldiretti mobilitata: «Le semine incitano alla disobbedienza»
«Continuare con le provocazioni di seminare Ogm è un comportamento che incita a non rispettare la legge. Chi lo fa, forse, ha altri obiettivi e rappresenta qualcun altro e tutto questo dovrebbe essere messo in luce».
La Coldiretti di Pordenone replica così a chi ha in programma iniziative che hanno solo lo scopo di illudere gli imprenditori agricoli di risolvere un problema economico con la semina di Ogm che tra l’altro sono vietati.
«È’ puro populismo – rileva Cesare Bertoia presidente della Coldiretti di Pordenone -. Noi siamo per la legalità e crediamo nelle istituzioni che la fanno rispettare. Gli Ogm non sono la soluzione al problema dell’agricoltura italiana e tanto meno di quella della nostra regione. L’esempio – prosegue Bertoia – viene dalla Germania e dalla Francia, quest’ultima grande produttrice di cereali europea, che hanno deciso di chiudere l’esperienza degli ogm. Non si capisce – conclude Bertoia – perché dovremmo cominciare da Pordenone, sarebbe una grande contraddizione».
Su questo ragionamento entra nel merito anche il direttore Roberto Palù che afferma: «E’ curiosa la velocità con la quale l’Unione europea si è attivata nei confronti della legge regionale sull’etichettatura dei prodotti non ogm e la lentezza per non parlare di boicottaggio con i quali invece sta affrontando la legge approvata a livello nazionale in maniera bipartisan sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta. Quando si tratta – spiega Palù – di mettere in trasparenza un settore, di difendere i consumatori, di garantire la sicurezza alimentare e di tutelare gli imprenditori agricoli italiani dalla concorrenza sleale tutto diventa difficile».
Sulle prossime semine Bertoia lancia un altro messaggio: «Seminare ogm è vietato e – continua il presidente – c’è da chiedersi anche chi procura le sementi vietate. C’è un commercio illegale di un prodotto illegale e tra l’altro – affonda il presidente – chi lo fa perde anche il diritto a percepire gli aiuti comunitari previsti per i cereali perché il seme non è certificato esente da ogm. L’auspicio è – conclude Bertoia – che ci siano i controlli su tutto questo e soprattutto un’adeguata prevenzione affinché quanto successo lo scorso anno non si ripeta e perché non si continui a raccontare bugie agli agricoltori».
Domenica assemblea di Futuragra
Futuragra sferra l’offensiva. Domenica alle 10, a Villa Cigolotti (Basaldella di Vivaro) si riunirà l’assemblea dell’associazione che da anni «si batte per poter seminare liberamente in Italia anche le piante Ogm – ricorda la lettera di invito spedita ai soci –, che garantiscono, al di là di quello che dicono i loro detrattori, maggiore produttività, più benefici per l’ambiente e per la salute».
Con la nuova semina alle porte e una causa nei confronti di Giorgio Fidenato che non si concluderà prima dell’estate, l’associazione invita gli agricoltori a decidere le strategie da adottare, senza fare sconti.
All’ordine del giorno c’è proprio la campagna della semina del mais Ogm, ragione per cui all’assemblea parteciperanno anche un avvocato e uno scienziato. L’assemblea è rivolta ai soci ma anche ai simpatizzanti e a quanti vogliono iscriversi.
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Dal Piccolo
Tav: presentazioni a tappeto fra Comuni ed enti locali
TRIESTE Il percorso che licenzierà il progetto regionale della linea ferroviaria ad alta capacità è stato definito. Ieri, l’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti, Riccardo Riccardi, ha incontrato i sindaci interessati dal progetto nell’area friulana (oggi invece vedrà i rappresentanti dei Comuni che ricadono nella tratta Ronchi sud Trieste, alle 10.30 nella sede della Regione) per definire le prossime tappe. Una volta esaminato il tracciato ,Comune per Comune, è stato deciso che gli enti locali presenteranno alla Regione le loro osservazioni; queste saranno quindi esaminate e solo allora ci saranno gli incontri tra Comuni, Regione e Rfi.
L’ultima fase della partecipazione saranno le assemblee pubbliche per presentare ai cittadini il risultato della concertazione. I Comuni, come già emerso nella presentazione di fine gennaio a Trieste, potranno farsi affiancare da tecnici esterni per elaborare le osservazioni al tracciato. «Al di là dei tempi stringenti fissati dalla legge per le procedure di localizzazione, a carattere soprattutto urbanistico, e d’impatto ambientale (VIA), la Regione – ha garantito nuovamente Riccardi alle amministrazioni locali- non varerà alcun tipo di provvedimento senza prima aver concluso con le istituzioni del territorio tutti gli approfondimenti». L’assessore ha inoltre ribadito che occorrerà presentare, da parte di Rete ferroviaria italiana, un’analisi costo/benefici del tracciato, anche se non richiesta dalla Legge Obiettivo che regola le grandi opere.
San Canzian vuole la Tav a 30 metri
SAN CANZIAN Non c’è ancora una data per il Consiglio comunale aperto sull’Alta velocità-Alta capacità ferroviaria che l’amministrazione locale di San Canzian d’Isonzo ha deciso di convocare per fare il punto “politico” sul progetto. Il sindaco Silvia Caruso assieme agli assessori competenti sarà del resto oggi a un nuovo incontro convocato dall’assessore regionale ai Trasporti. Riccardi con gli enti locali coinvolti. «Vediamo se emergerà qualche nuovo elemento», afferma il sindaco Caruso.
La seduta del Consiglio comunale dovrebbe comunque essere imminente, visto che già domani avrà luogo a Monfalcone un primo incontro pubblico con i cittadini di illustrazione del progetto, un’iniziativa decisa a livello di Città mandamento. L’amministrazione e gli uffici comunali stanno comunque continuando a fornire informazioni ai propri residenti che potrebbero essere toccati direttamente dal passaggio dell’Alta velocità, dopo la riunione con tutte le famiglie interessate già tenuta alla fine di gennaio.
L’ente locale prosegue inoltre l’esame del progetto e il lavoro per la presentazione di alcune osservazioni. L’amministrazione di San Canzian ha infatti già individuato tre interferenze del passaggio dell’alta velocità con il territorio che intende portare all’attenzione di Rete ferroviaria italiana e Italferr. Le abitazioni che l’Alta velocità-Alta capacità ferroviaria abbatterà tra Pieris e Begliano sono 7, ma considerando la fascia di rispetto di 10 metri prevista dal progetto preliminare di Rfi.
L’amministrazione comunale di San Canzian d’Isonzo vuole portare la distanza a 30 metri, così da evitare i pesanti impatti prevedibili per gli edifici più vicini alla linea, nonostante l’inserimento di barriere anti-rumore. Se l’osservazione del Comune fosse accolta, le case da demolire salirebbero a 30, di cui 20 in via Rebez a Pieris e le altre 10 distribuite lungo la linea fino al confine con Ronchi dei Legionari.
L’ente locale ha individuato altre due “interferenze” da segnalare. La prima riguarda la fase di cantiere che impatterà sulla viabilità portante di Pieris e Begliano e su un asse fondamentale come la strada regionale 14. L’altra è relativa alla gestione del cantiere per la creazione del binario a valle (lato Pieris-Begliano) della linea ferroviaria storica. Stando al cronoprogramma dell’opera, il territorio di San Canzian sarà interessato dai lavori per quattro anni, dal 2017 al 2021.
Laura Blasich
Tav, Zilli convoca gli speleologi
«Per acquisire più elementi possibili per la decisione finale sulla Tav e quindi per meglio conoscere il patrimonio naturale del nostro Carso serve un incontro pubblico in Commissione consiliare a tutela dell’ambiente con i gruppi di speleologi locali che meglio conoscono il patrimonio naturale del Carso e i suoi meandri più nascosti». Barbara Zilli, presidente della quarta Commissione (Tutela della salute, dell’ambiente e della qualità della vita), intende rendere il più trasparente possibile il percorso relativo all’Alta velocità – Alta capacità. «Anche se le decisioni sulla Tav vengono prese ben più alto – afferma – i Consigli comunali dovrebbero essere chiamati ad esprimersi sull’impatto. Visto il progetto faraonico sia dal punto di vista del costo che dell’impatto sul territorio è necessario acquisire più elementi possibili per dare un parere che deve essere la risposta alla domanda: vogliamo un territorio completamente cementificato e industrializzato però potenzialmente strategico nell’economia internazionale che porterebbe benefici economici anche in termini di opportunità di lavoro? Oppure vogliamo un territorio vivibile e cerchiamo piuttosto di valorizzare il paesaggio naturale investendo sulle peculiarità che lo distinguano: il Carso e il mare? In questa decisione – conclude Barbara Zilli – cozzano l’accusa di essere miopi e di non volere lo sviluppo economico del territorio da una parte con la consapevolezza di deturpare in maniera irreversibile il patrimonio naturale dall’altra».
Il comitato No tav alla Casa della Pietra
DUINO AURISINA Domani alle 18, alla Casa della pietra ”Igo Gruden” di Aurisina, il Comitato No Tav di Trieste e del Carso, in collaborazione con L’altra baia, organizza un’assemblea pubblica sui rischi dell’Alta velocità per i paesi del comune di Duino Aurisina. Nell’ambito dell’iniziativa sarà possibile sottoscrivere alcune osservazioni al progetto (per contatti: notavtriestecarso@gmail.com). Il 22 dicembre scorso è stato presentato da Italferr il preliminare sulla tratta Ronchi-Trieste per la valutazione dell’impatto ambientale. Ogni cittadino può visionare o avere una copia informatica degli atti chiedendola alla Direzione centrale ambiente, energia e politiche per la montagna – Servizio valutazione impatto ambientale che si trova in via Giulia 75/1 a Trieste: è sufficiente presentarsi con un supporto libero da almeno 10 giga. Altre informazioni sono reperibili sui siti web del Wwf e di Lega Ambiente (sintesi non tecniche e mappa del tracciato). Tutti i cittadini, sia in forma individuale che associata, possono inoltre presentare osservazioni entro il 20 febbraio, indicando che si tratta di considerazioni rivolte al progetto proposto per la Via.
Dal Messaggero Veneto
Alta velocità, il tracciato al vaglio delle commissioni in municipio
MONFALCONE. Le commissioni congiunte del Comune di Monfalcone, seconda (Pianificazione del territorio) e quarta (Ambiente), si incontreranno oggi alle 17 in municipio per discutere del tracciato del progetto Alta capacità e Alta velocità nel Monfalconese proposto da Rfi e dell’impatto sul fenomeno carsico ipogeo. L’incontro è aperto al pubblico.
«In considerazione del fatto che la Regione intende comunque sentire il parere dei Comuni interessati sull’impatto ambientale in quanto presidente della IV commissione ambiente – spiega Barbara Zilli – ho ritenuto necessario intraprendere ogni incontro utile ad approfondire l’impatto ambientale nel nostro territorio».
Come è noto, il progetto riguarda sia il rifacimento della linea storica che si concretizza nella realizzazione della linea ad Alta capacità che conta 4 binari (due per la direttrice Venezia-Monfalcone e due per la direttrice Udine-Monfalcone) sia nella realizzazione della Tav che conta 2 binari all’interno della linea ad Alta capacità.
«L’impatto sul territorio monfalconese è notevole sia dal punto di vista della costruzione della ferrovia, visto che corre adiacente a case e all’ospedale (in prossimità del quale è previsto anche un imponente cantiere), sia dal punto di vista del depauperamento del Carso, in quanto è prevista la costruzione di 3 gallerie nel territorio carsico: una per il binario Trieste-Venezia, una per i due binari della linea Trieste-Udine, una per la Tav che, tra l’altro, comincia proprio in prossimità del condotto dell’acqua dell’Acega», spiega Zilli, che precisa come, proprio per approfondire questo importante aspetto, al primo incontro è stata invitata la Federazione provinciale degli speleologi, conoscitori del fenomeno carsico ipogeo.
Inoltre, su richiesta di numerose associazioni ambientaliste e di cittadini, il Comune intende organizzare a giorni, in teatro, un incontro pubblico mandamentale a cui sarà invitato un tecnico di Rfi per illustrare il progetto. Entro il 22 febbraio andranno presentate le osservazioni al progetto.
Treni guasti, studenti in difficoltà
SAN VITO AL TAGLIAMENTO. Ci sono i disagi per gli studenti e per le attività degli istituti superiori sanvitesi, tra le conseguenze dei continui guasti ai materiali rotabili nella tratta ferroviaria Casarsa-San Vito-Portogruaro, tanto che la situazione è già stata segnalata alle Ferrovie. A volte, sembra non ci siano neppure le sostituzioni dei treni con autobus, fatto, quest’ultimo, che perdura da mesi, tanto che ormai è all’ordine del giorno. In questo mese sinora le sostituzioni sono avvenute ogni giorno. Il numero di corse interessate alle sostituzioni con autocorsa varia di giorno in giorno: ieri erano ben 10, distribuite in varie fasce orarie, anche in quelle di punta per i pendolari.
Minuetto in officina. Il problema, almeno per quanto riguarda le ultime settimane, come spiegano alle Ferrovie dello Stato, è relativo a guasti riguardanti uno dei 5 Minuetto in servizio tra la linea in questione e la Sacile-Gemona, attualmente in officina a Treviso per tempi che ancora non si conoscono. Non appena sarà riparato il guasto, tutto tornerà come prima: nel frattempo, le sostituzioni dovrebbero garantire uguali tempi di percorrenza. Il condizionale è d’obbligo, soprattutto dopo aver raccolto la voce dei dirigenti dei tre istituti superiori sanvitesi, nei quali gran parte degli studenti proviene dal di fuori della cittadina e anche da fuori provincia.
Disagi di vecchia data. La situazione legata alla tratta ferroviaria, al di là degli ultimi giorni, è infatti da tempo causa di disagi. «Li abbiamo già segnalati alle Ferrovie, sia a Trieste che a Roma – spiega la dirigente del liceo scientifico Le filandiere, Giuliana Cinelli – Ci sono spesso ritardi e soppressioni di corse che non sempre vengono sostituite con un pullman». Il risultato è che molti studenti spesso arrivano in ritardo a scuola: «Il disagio è doppio: sia per gli studenti che per le lezioni e gli insegnanti, in quanto l’entrata in ritardo in classe, a volte anche in gruppo, arreca disturbo. In generale, sarebbe buona cosa che le Ferrovie rimettessero a punto il servizio, tra l’altro considerando che ai ragazzi insegniamo sempre cosa significa la puntualità». E, aggiungiamo, anche considerando il gran parlare che si fa intorno all’usare il più possibile i mezzi pubblici e meno le auto. Simile la situazione che riguarda i ragazzi che frequentano l’istituto tecnico Sarpi” e il professionale Freschi. Anche la dirigente di questi ultimi, Lisanna Pellizzoni, conferma che «i disguidi ci sono, la maggior parte dei quali si sono registrati nei mesi scorsi». «A differenza del liceo – aggiunge – non abbiamo interpellato le Ferrovie, pensando che si trattasse di qualcosa di passeggero».
Situazione temporeanea. TestIn effetti, si tratta di situazioni momentanee: il punto è che guasti e altre inconvenienti si verificano a catena, com’è stato nel 2010 e come sta avvenendo nel 2011. L’elettrificazione della linea, se da qualche mese sembra più vicina, dato che il tracciato della Tav per ora è previsto passi per Portogruaro, non sarà in ogni caso una soluzione a breve termine, anzi.
Andrea Sartori
Vertice in Regione
UDINE. È stato avviato ufficialmente, alla presenza dell’assessore regionale alla Viabilità e ai Trasporti, Riccardo Riccardi, il percorso di analisi del progetto preliminare della linea ferroviaria ad alta capacità/alta velocità Venezia Trieste nella tratta Portogruaro-Ronchi dei Legionari da parte degli enti locali della provincia di Udine interessati alla linea che attraversa il Friuli Venezia Giulia. In questa occasione, oltre a definire una procedura comune per acquisire i pareri sui tracciati, l’amministrazione regionale ha formalmente garantito la tutela degli interessi del territorio, la conformità con gli impegni già negoziati e sottoscritti nel corso della precedente legislatura e la necessaria tempistica per le valutazioni che riguardano i singoli Comuni. «Al di là dei tempi stringenti fissati dalla legge per le procedure di localizzazione, a carattere soprattutto urbanistico, e d’impatto ambientale (Via), la Regione – ha ribadito Riccardi – non varerà alcun tipo di provvedimento senza prima aver concluso con le istituzioni del territorio tutti gli approfondimenti che occuperanno tutto il tempo necessario, senza alcuna scadenza». In merito al metodo di lavoro, è stato convenuto che ciascuna amministrazione comunale provvederà, nei termini che riterrà opportuni e con l’eventuale supporto di un professionista esterno, a formulare le proprie osservazioni in merito al progetto illustrato oggi dai tecnici di Rfi/Rete ferroviaria italiana, accompagnati dal direttore Programmi Investimenti Est-Ovest, Osvaldo Mastroianni. Sarà la Regione ad acquisire le osservazioni e a trasmetterle a Rfi che si occuperà di presentare le proprie valutazioni in merito alle questioni sollevate: una volta effettuate queste due fasi si aprirà il momento delle assemblee pubbliche promosse da Regione, Provincia e uno o più Comuni, nel caso di questioni che interessino più territori, per arrivare a definire un documento il più possibile condiviso. Riccardi, nel dare atto a tutti i sindaci – presenti amministratori di Bagnaria Arsa, Cervignano, Fiumicello, Palmanova, Porpetto, Ruda, Carlino, Castions di Strada, Gonars, Muzzana del Turgnano, Palazzolo, Pocenia, San Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Villa Vicentina, Ronchis e Teor nonché l’assessore provinciale alla Viabilità, Fabio Marchetti – dell’«atteggiamento responsabile» finora tenuto in questa fase di lavoro, ha ricordato «che la Regione ha la responsabilità di costruire questa grande infrastruttura strategica per il futuro del Friuli Venezia Giulia, ma sente anche il dovere di garantire i diritti delle comunità attraversate dalle opere di realizzazione».
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Scuola: l’illusione interclassista è finita
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Dal Piccolo del 10/02/11 Famiglia etiope con Hiv e tubercolosi al Cie GRADISCA Alla visita d’ingresso al Cara il medico aveva dato parere sfavorevole al loro accoglimento nel centro di accoglienza di via Udine, eppure la famiglia etiope affetta da tubercolosi e Hiv si trova a Gradisca da circa un mese. Il certificato medico dice chiaramente che padre, madre e figlio dovrebbero vivere in una struttura adeguata alle loro condizioni sanitarie. Così però non è. Arrivati in Italia dalla Norvegia, dove avevano vissuto per un anno e mezzo a Oslo, i tre hanno chiesto asilo al nostro Paese. Anche se hanno a disposizione una stanza loro, frequentano comunque gli spazi comuni della struttura gestita da Connecting People. A destare preoccupazione è soprattutto la tubercolosi. La Tbc polmonare è una malattia contagiosa che si può trasmettere per via aerea (tramite saliva, starnuto o colpo di tosse) mediante un batterio. Per trasmettere l’infezione bastano pochissimi bacilli anche se non necessariamente tutte le persone contagiate dai batteri si ammalano subito. La malattia è prevenibile e curabile, ma del 1993 costituisce comunque un’emergenza sanitaria globale anche perché tende a interagire in modo drammatico con il virus del Hiv e la combinazione delle due infezioni è letale: una malattia accelera il decorso dell’altra. L’Hiv indebolisce il sistema immunitario così chi è sieropositivo e viene infettato da tubercolosi si ammala di Tbc molto più facilmente di chi è infetto, ma non sieropositivo. La tubercolosi è la principale causa di morte tra le persone sieropositive. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, le decine di milioni di profughi che vivono in condizioni precarie in diversi Paesi del mondo sono a rischio. La necessità di tenere sotto controllo la tubercolosi nei campi profughi e rifugiati. Ecco perché la famiglia etiope non dovrebbe stare al Cara di Gradisca. Stefano Bizzi