CIE DI GRADISCA: ecco chi sono gli aspiranti aguzzini

Il Piccolo del 02/02/2011

Gradisca, 4 in lizza per la gestione del Cie

di LUIGI MURCIANO

 

GRADISCA Cambia la gestione del Cie e del Cara di Gradisca. La coop siciliana Connecting Peopole, il soggetto attualmente titolare dei servizi interni nelle strutture isontine per immigrati, è infatti l’esclusa eccellente della prima fase della gara d’appalto. In ballo per la gestione congiunta dei due centri c’è una “torta” da 15 milioni di euro per i prossimi tre anni. Ben 8 i soggetti che si sono presentati al bando indetto dalla Prefettura goriziana.

LA GARA Al termine di un’istruttoria-fiume durata quasi 7 ore il numero di partecipanti si è però dimezzato: sono fuori dai giochi – tutti per carenza documentale – il già citato consorzio Connecting people di Trapani, che gestisce il Cie dal 2008 e il Cara dal 2009 – la ”In Vita spa” di Udine, la coop Sisifo di Palermo e il costituendo consorzio temporaneo d’impresa fra un soggetto francese e due associazioni italiane. Rimangono invece in lizza per l’affidamento la coop goriziana Minerva di Savogna, che ricompare nella storia del Cie dopo averlo gestito dalla sua apertura nel 2006 sino al primo cambio di testimone; il Sovrano ordine di Malta; la coop Albatros di Caltanissetta e, infine, la coop La Ghirlandina di Modena, in consorzio temporaneo d’impresa con la Confraternita della Misericordia, ente gestore del Cie di Modena e diretto da Daniele Giovanardi, gemello del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Ora il bando entrerà nella seconda fase, quella in cui l’ente governativo valuterà in due distinte sedute la capacità tecnica e l’offerta economica delle imprese rimaste in lizza. «L’intento è procedere all’aggiudicazione provvisoria della gestione entro il 1° marzo – assicura la dottoressa Gloria Allegretto, vicario della Prefettura goriziana –. Eventuali ricorsi dei soggetti esclusi? Nei prossimi giorni metteremo a disposizione il verbale della seduta odierna e ciascuno farà le proprie valutazioni. Non possiamo escludere questo scenario».

L’APPALTO La gestione della coop siciliana Connecting People è prorogata sino al 28 febbraio. Poi subentrerà – per tre anni anzichè i due coperti sinora prima da Minerva e poi dalla stessa Connecting People – il nuovo soggetto. Il servizio sarà aggiudicato all’impresa che avrà ottenuto il maggior punteggio risultante dalla sommatoria della valutazione relativa all’offerta tecnica e alla convenienza economica. L’importo complessivo di 15 milioni di euro sino al 2014 tiene conto della media dei costi di gestione delle due strutture negli ultimi tre anni, ed è determinato – si legge nel bando – «dal prezzo per la fornitura dei beni e per l’espletamento dei servizi e dell’esecuzione della manutenzione ordinaria, rapportato alla capienza del Centro di identificazione ed espulsione e del Centro richiedenti asilo (rispettivamente 248 e 138 posti ndr) moltiplicato per trentasei mensilità».

Il servizio richiesto è estremamente complesso e articolato: prevede l’assistenza alla persona (mediazione linguistica, assistenza legale, sanitaria e psicologica, organizzazione del tempo libero degli ospiti), pulizia e igiene ambientale, fornitura di vestiario e dei pasti.

LA POLEMICA In merito all’appalto vi è da registrare la posizione di Tenda per la pace e i diritti, associazione da sempre in prima linea nella lotta ai Cie. Nel mirino la partecipazione al bando per la gestione di alcune associazioni culturali e sociali. «Non crediamo possibile che ad oggi, dopo anni di apertura dei Cie ci possa essere chi pensa di poter trasformare, attraverso una gestione umana questi luoghi di detenzione da cui trapela di tanto la vera natura: detenzioni insensate, l’assenza di tutele mediche e legali, la depersonalizzazione forzata, le rivolte, le fughe, gli scioperi della fame e della sete, i gesti autolesionistici, le bocche cucite, i tentativi di suicidio, le visite negate a giornalisti e politici».

SICUREZZA INTERNA, NESSUN CONGELAMENTO La Prefettura ha anche smentito con decisione le indiscrezioni su un rallentamento nella procedura di affidamento dei lavori di ristrutturazione del Cie. Ad aggiudicarsi l’appalto è stata dunque la ditta Easy Light di San Michele al Tagliamento in lieve ribasso sulla base d’asta di 1 milione e 600mila euro.

L’intervento, che inizierà a giorni, porterà alla collocazione di dispositivi di videosorveglianza e dei sistemi antifuga a infrarossi all’interno del centro di identificazione. Il Cie di Gradisca non sarà completamente svuotato durante i lavori di messa in sicurezza.

 

Messaggero Veneto

Centro immigrati, in 4 per la gestione

 

GRADISCA. C’è anche la goriziana Scpa Minerva di Savogna d’Isonzo tra le quattro imprese in corsa per l’appalto (triennale, per un importo complessivo di circa 15 milioni di euro) relativo alla gestione delle due strutture del centro per immigrati di via Udine: il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) e il Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). A confermarlo è stata ieri la Prefettura di Gorizia (ente appaltante), che ha precisato anche come le offerte effettivamente depositate entro il termine del 31 gennaio erano state otto.

Quattro di queste, tuttavia, sono state scartate per incompatibilità tecnica con i requisiti del bando di gara. Tra le escluse, a sorpresa, figura anche il consorzio cooperativistico Connecting people di Trapani, attuale ente gestore del Cie e del Cara isontini (incarico assunto nel marzo 2008). «Non abbiamo esaminato le offerte nel merito – ha ricordato il viceprefetto vicario di Gorizia, Gloria Allegretto –, c’è stata semplicemente una prima valutazione sui requisiti richiesti dal bando per la partecipazione alla gara: una visionatura tecnica su documentazioni e autocertificazioni. I quattro soggetti ritenuti non compatibili sono il consorzio Connecting people di Trapani, attuale gestore; il Consorzio Sisifo di Palermo, una costituenda associazione d’impresa che comprendeva una ditta francese, la Geps, con sede a Parigi, e altre tre associazioni (le romane Sinergasia e Cofeli Italia e un consorzio culturale siciliano, ndr), tutte per carenza di documentazione. Esclusa anche la seconda ditta regionale, la Invita Spa di Udine, per «non dimostrata capacità tecnica».

Le ammesse alla gara vera e propria, invece, sono la goriziana Minerva Scpa, il Sovrano ordine di Malta, il Consorzio Albatros di Caltanissetta, già gestore di centri immigrati in Sicilia, e la Ghirlandina di Modena, una cooperativa in collaborazione con le Misericordie.

Nei prossimi giorni, la specifica commissione nominata dalla Prefettura di Gorizia (composta da cinque membri), valuterà nel merito le offerte e «assegnerà i punteggi – ha aggiunto il vice prefetto vicario di Gorizia – per scegliere l’offerta economicamente più vantaggiosa. Contiamo di assegnare l’appalto entro la fine di febbraio».

Il nuovo ente gestore di Cie e Cara di Gradisca entrerà in carico il 1º marzo, con scadenza contrattuale fissata nel 28 febbraio 2014. (ma.ce.)

 

 

RIFIUTI/Rassegna stampa post consiglio comunale Maniago 28/01/2011

da Il Messaggero Veneto

MERCOLEDÌ, 02 FEBBRAIO 2011

Pagina 10 – Pordenone
Il caso. Dibattito a tutto campo dopo l’assemblea civica di venerdì scorso. Ambientalisti “agguerriti”
«Zillo, metano al posto del cdr»
Il Wwf ripropone il progetto e chiede una modifica del piano regionale

MANIAGO. Metano al posto del combistibile da rifiuto (il cosiddetto Cdr-q) alla cementeria di Fanna, modifica della bozza di piano regionale di gestione dei rifiuti urbani da parte della Regione, l’astensione nelle decisioni riguardanti rifiuti e cave per l’assessore regionale Elio De Anna e il consigliere Gianfranco Moretton: sono queste le richieste formalizzate dal Wwf regionale alla luce di quanto emerso nel corso del consiglio comunale aperto di Maniago.
Per quanto riguarda la conversione dell’impianto di Fanna a metano, non si tratta di una novità, ma di una richiesta formulata già da mesi, in quanto il gas permetterebbe «la riduzione nei fumi di polveri sottili, metalli pesanti, acidi, diossine, composti organici pericolosi in quanto interferenti anche in minime quantità con i processi biochimici». Alla Regione, il Wwf chiede invece la modifica della «previsione della bozza di piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, eliminando la possibilità di smaltimento di qualsiasi forma di rifiuto nei cementifici (e negli inceneritori) e revochi le autorizzazioni alla Snua per la produzione di Cdr, nonché alla Cementizillo per la combustione di Cdr-q a Fanna». A tenere alta l’attenzione degli ambientalisti è soprattutto il via libera di giovedì scorso, da parte della giunta regionale, all’adeguamento della Snua di Aviano, col quale s’è approvata la variante dell’impianto di trattamento e compostaggio, con riferimento alle «migliorie impiantistiche per la valorizzazione dei materiali e produzione di Cdr-q». Una volta che anche l’impianto di Aviano sarà adeguato, saranno tre i siti potenziali fornitori del Cdr-q alla cementeria: la Snua, appunto, la Geo Nova e la Ecosinergie.
Nel mirino del Wwf, si diceva, sono finiti i politici regionali Elio De Anna e Gianfranco Moretton. «Pur nella legalità – si afferma – hanno accettato un contributo per la propria campagna elettorale da una ditta operante nel settore rifiuti e discariche, la quale ha in corso procedure autorizzative di carattere regionale». Da qui la precisa richiesta: «Si astengano dal partecipare a qualsiasi decisione sul piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, autorizzazioni riguardanti cave e gestione rifiuti, nonchè progetti»

 

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MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2011

Pagina 13 – Pordenone
“Puzze” a Campagna: richiesta la presenza dei tecnici dell’Arpa

Interrogazione
MANIAGO. Dopo la mobilitazione di massa di venerdì sera, il mondo della politica comincia a muoversi sulla questione ambientale del Maniaghese. Ieri mattina il capogruppo del partito dei pensionati, Luigi Ferone, ha presentato un’interrogazione al governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, sulle “puzze” di Campagna. Ferone ha chiesto a Tondo e al suo assessore alla salute, Wladimir Kosic, di mandare nella frazione di Maniago e in tutte le realtà limitrofe i tecnici dell’Arpa. «Bisogna trovare una risposta all’origine del fenomeno che da settimane sta ammorbando l’aria», ha annunciato l’esponente del centro-destra, che ha anche sollecitato l’esecuzione di biometraggi annuali sui terreni.
Durante il consiglio comunale aperto di venerdì è stata infatti rimarcata l’assenza di studi aggiornati sulla presenza di metalli pesanti e altri inquinanti negli appezzamenti agricoli e negli orti della zona. Presenti in aula a Maniago anche i due consiglieri regionali del centro-sinistra Piero Colussi e Alessandro Corazza. Il primo ha sollecitato la Regione a modificare la normativa sul combustibile da rifiuto, troppo esposta ai rischi di infiltrazioni della malavita organizzata. Corazza ha invece affermato che presenterà un’interpellanza sui vari problemi di degrado ambientale che affliggono la cittadina delle coltellerie e i paesi vicini. Nel frattempo hanno creato dibattiti e applausi i manifesti fatti distribuire in tutto il mandamento dai comitati riuniti. Un orsetto giocattolo con la maschera antigas e una scritta sotto che recita “Forse è il caso di porsi qualche domanda”. E sullo sfondo alcune ciminiere che emettono in atmosfera grandi nuvoloni neri. E’ questa la campagna pubblicitaria messa in atto dai gruppi spontanei di Maniago e dintorni che si stanno battendo per fermare i nuovi insediamenti insalubri.
I primi manifesti sono comparsi poche ore prima del consiglio comunale aperto a Maniago, Fanna, Vajont, Cavasso Nuovo e in Val Colvera. Poi è stata la volta dei volantini distribuiti alle famiglie e negli esercizi pubblici della zona. «Sono soltanto i primi di una lunga serie», promettono i coordinatori dei vari movimenti riuniti attorno all’asse Maniago – Fanna. Le immagini choc vogliono scuotere l’opinione pubblica e spingere la gente a dire basta a certe logiche d’altri tempi. Appena si parla di salute e ambiente c’è chi ricorda la questione del lavoro e cerca di stopparci nel nome della crescita economica»

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MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2011

Pagina 13 – Pordenone
Impianto a biomasse a San Quirino: la SanQ energia si oppone al diniego

SAN QUIRINO. Il diniego dell’autorizzazione alla realizzazione di un impianto di energia elettrica da biomasse in territorio di San Quirino concordata dalla conferenza dei servizi della Provincia di Pordenone ha indotto la società richiedente, la SanQ energia, a presentare ricorso al Tar per l’annullamento della decisione. La riunione della conferenza dei servizi è avvenuta nel dicembre scorso nella sede della Provincia alla presenza dei soggetti coinvolti. Nel momento in cui la proposta, formulata dalla società SanQ, è stata analizzata si è ravvisata l’incompetenza della Provincia in materia in quanto il progetto prevedeva una produzione di energia superiore ai 50 megawatt termici, una quota superiore al limite previsto dalla legge per una decisione dell’ente e quindi di competenza della Regione.
Tale ostacolo comporterebbe il riavvio di tutto l’iter procedurale per la discussione dell’argomento in seno a una conferenza dei servizi regionale. A fronte del diniego, la SanQ ha presentato ricorso al Tar per «l’annullamento, previa sospensione cautelare dell’efficacia, della determinazione dirigenziale 2.680 del 12 novembre 2010 del settore ecologia della Provincia di Pordenone, che ha negato l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto di produzione di energia elettrica da biomasse in San Quirino, per essere competente la Regione anziché l’amministrazione provinciale stanti le dimensioni dell’impianto previste in progetto».
La bocciatura era stata avanzata anche dal Comune di San Quirino, per la mancanza di presupposti urbanistici affinché tale insediamento potesse trovare spazio nel territorio comunale, in quanto il terreno su cui era stato individuato l’insediamento dell’impianto sarebbe stato di proprietà di un privato, terzo rispetto alla SanQ. I due aspetti, uno tecnico e l’altro urbanistico, avevano di fatto creato un ostacolo all’insediamento dell’impianto.

NO OGM: Fidenato torna alla carica

Dal Messaggero Veneto del 03/02/11 Mais Ogm, processo a giugno. Fidenato: «Seminerò ancora» Accolta la costituzione di sei parti civili. Il leader di Agricoltori federati: per coltivare basta una comunicazione di Enri Lisetto PORDENONE. Dopo l’udienza filtro, è entrato nel vivo ieri, davanti al giudice monocratico del tribunale di Pordenone Rodolfo Piccin, il processo a Giorgio Fidenato, l’a gricoltore ribelle accusato di avere seminato mais Ogm Mon 810 (in un campo di tre ettari a Fanna il 30 aprile scorso e in uno di Vivaro la stessa primavera) senza le autorizzazioni di legge. Sei le parti civili che si sono costituite; il procedimento è stato rinviato a giugno: «Ma io seminerò di nuovo, la legge è chiara». Il presidente di Agricoltori federati, assistito dall’avvocato Francesco Longo, si oppone al decreto penale di condanna firmato dal gip la scorsa estate, che ordina il pagamento di 30 mila euro di sanzione oltre alla distruzione delle pannocchie transgeniche. Il giudice ha ammesso, nonostante la contrarietà della difesa (carenza di legittimazione), tutte le richieste di costituzione di parte civile: la Regione con l’avvocato Mauro Cossina, la Provincia di Pordenone con Andrea De Col, la Coldiretti con Sergio Gerin, il Codacons nazionale con Vitto Claut, quello regionale con Alessandro Magaraci e Slow Food con l’avvocato Alessandro La Macchia. Ammessi anche tutti i mezzi di prova presentati dal pubblico ministero Vania Marinello tra cui testi, documenti e indagini scientifiche. La procura contesta la violazione del decreto legislativo 212/01, ovvero la messa a coltura di sementi di mais Mon 810 senza autorizzazione. La difesa ribatte che il seme è autorizzato dal “ Registro europeo dei mangimi ed alimenti geneticamente modificati” e pertanto, se la semina è consentita nell’Ue non occorre chiedere autorizzazione in Italia, che dell’istituzione comunitaria fa parte. Il giudice ha rinviato l’udienza al 29 giugno quando saranno sentiti i carabinieri che hanno effettuato l’indagine, gli agenti del Corpo forestale e il personale della Direzione regionale delle risorse agricole. La “battaglia” legale verterà non solo sulla presunta violazione della legge nazionale, ma anche sulla ipotetica contaminazione dei campi circostanti, sulla base delle risultanze del consulente della procura Serena Varotta dell’Università di Padova, che si è avvalsa dell’ausilio di Gianluca Governatori (secondo la qui relazione la contaminazione dei vicini appezzamenti sarebbe avvenuta). «Ma quale contaminazione – ribatte Fidenato –. Si tratta di un mescolamento. Le analisi si riferiscono a campioni con tracce ben al di sotto dei limiti di legge per l’etichettatura no Ogm, ovvero inferiore allo 0,9 per cento. E questo non significa che le contaminazioni arrivino dai miei campi: la purezza in natura non esiste, potrebbe essere un’autopresenza nei sacchi delle sementi». Il processo riprenderà a semina primaverile avvenuta: «Vado avanti, riseminerò e questa volta non farò più domande, ma comunicazioni. Lo Stato – ha concluso Fidenato – non ha diritto ad impedire, ostacolare o limitare le semine autorizzate dall’Ue, se non attivando la clausola di salvaguardia, se supportata da dati scientifici che dimostrino la pericolosità degli Ogm»

NOTAV: altri comuni contestano il progetto

Dal Messaggero Veneto del 04/02/11

 

Casali Franceschinis boccia il tracciato della Tav

MUZZANA. Casali Franceschinis come il Carso e Val di Susa. Dalla piccola frazione di Muzzana del Turgnano arriva unanime il “no” alla ferrovia ad alta velocità Venezia-Trieste, nel tratto che va da Portogruaro a Ronchi dei Legionari, che dovrebbe attraversare il territorio comunale per oltre 3 km. E affianco della gente si schiera l’amministrazione.

Una contrarietà che si è espressa mercoledì sera in uno degli incontri pubblici organizzati dai comitati No Tav della Bassa friulana dopo quelli svoltisi a Pocenia e a Teor anche loro comuni nei quali molteplici abitazioni vedranno sfrecciare la Tav a pochi km di distanza (a Teor anche vicino alla ditta Thermokey), durante il quale la comunità ha definito l’opera «inutile e pericolosa perché danneggerà irrimediabilmente il territorio e deteriorerà la nostra qualità di vita per la quale molti hanno deciso di venire qui a vivere».

In primo piano tra i problemi sollevati, la possibilità che i piloni incontrando in profondità la falda acquifera creino danni ingenti al terreno e alle abitazioni. L’opera che dovrebbe portare alla realizzazione della ferrovia, di un viadotto lungo 3.285 metri, con pilastri alti dai 6 ai 10 metri oltre alle barriere acustiche, porterà ad una cantierizzazione del paese per una decina d’anni dove i duecento abitanti della frazione dovranno convivere con polvere, traffico e rumore. Dai comitati è arrivata la proposta di richiedere alla Regione tutta la documentazione relativa allo Studio di impatto ambientale che comporterà la linea ad alta velocità, ancora non pervenuta ai Comuni, e di far decorrere dalla data di arrivo il tempo previsto per tutta le osservazioni necessarie.

I componenti dei Comitati hanno inoltre mostrato, estraendole dallo studio di impatto ambientale, le schede delle abitazioni interessate per ognuna delle quali è stata posta la foto della facciata, lo stato di conservazione degli infissi e la distanza che li separa dall’infrastruttura. La questione tornerà ad essere affrontata in un incontro organizzato dai Comitati No Tav che si terrà a Muzzana con molta probabilità la prossima settimana. (v.z.)

 

Alta velocità, la giunta contesterà il progetto

Fogliano FOGLIANO REDIPUGLIA. La giunta di Fogliano Redipuglia presenterà osservazioni sul progetto preliminare della tratta Ronchi – Trieste della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. Il progetto individua nella cava di Ronchi – Redipuglia uno dei cinque siti da usare per conferire terre e rocce derivanti dai lavori di escavazione. “Il territorio comunale non è interessato dal percorso ferroviario e perciò il progetto preliminare non ci è stato inviato dalla Italferr per eventuali osservazioni”, spiega il sindaco Antonio Calligaris, evidenziando che solo negli ultimi giorni della scorsa settimana il Comune è venuto a conoscenza da altre istituzioni del possibile uso della cava. Calligaris ha quindi discusso la questione in giunta per attivare l’ufficio tecnico e formalizzare le osservazioni. Dei circa 6.800.000 metri cubi di materiale derivante dallo scavo delle gallerie lungo la Ronchi-Trieste, circa 2.900.000 saranno reimpiegati a uso della costruzione della linea ferroviaria, mentre 3.900.000 saranno usati per riqualifiche ambientali. Le cave che hanno i requisiti richiesti sono cinque: Sagrado, due a Trieste, Mariano e Ronchi-Redipuglia. “Va segnalato che la relazione non indica che tutti i 3.900.000 mc saranno stoccati a Redipuglia. Viene enumerata unicamente la singola capacità ricettiva teorica per ogni sito, che per quel che riguarda la nostra cava ammonta a 3.500.000 mc”. Le osservazioni fatte in giunta rispetto alla relazione indicano come fine dell’attività della cava il 7 dicembre 2012, mentre tale data corrisponde solo alla fine del terzo lotto di escavazione. “Inoltre la nostra cava è stata individuata come luogo da recuperare dal punto di vista ambientale con il materiale di scavo, mentre abbiamo già in atto un progetto di recupero ambientale collegato all’escavazione approvato dalla Regione. Se la nostra cava dovesse essere uno dei siti di stoccaggio, si andrebbero a rovesciare terra e rocce su un terreno che è già piantumato e recuperato da un punto di vista ambientale”. Un ulteriore problema sarà rappresentato dall’aumento del traffico per il passaggio dei camion. (c.v.)

NOTAV: continuano le assemblee pubbliche sul Carso

Buona l’affluenza di abitanti all’iniziativa di ieri sera (nonostante la censura dei media locali a             parte il Primorski) a Prosecco presso il Kulturni Dom del Comitato NOTAV di Trieste e del Carso. Grande interesse hanno destato in particolare le cartine del tracciato TAV che rendevano bene       l’idea di dove dovrebbe passare questa folle megaopera. Nelle prossime settimane sono in programma altri incontri informativi.

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Settimana di solidarietà contro la repressione nei Paesi Baschi

Settimana internazionale di solidarietà con Euskal Herria

Incontro sui Paesi Baschi con un membro del Movimento Studentesco Basco

Udine Giovedì 10 febbraio all’ ex-cantuccio ore 20.30

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“Stop agli arresti per clandestinità”

Repubblica 4 febbraio

“Stop arresti per clandestinità”
La procura di Roma si adegua alla Ue

L’indicazione a forze dell’ordine e magistrati della capitale. La direttitiva europea contro la Bossi-Fini esclude anche sanzioni di tipo penale e introduce ammende a livello amministrativo

 

IMMIGRAZIONE

“Stop manette per clandestini”
La procura si adegua alla Ue

L’indicazione a forze dell’ordine e magistrati della capitale. La direttitiva dell’Unione Europea esclude anche sanzioni di tipo penale e introduce ammende a livello amministrativo

Niente più arresti, a Roma, e richiesta di archiviazione dei procedimenti penali in corso per i clandestini che, colpiti da ordine di espulsione, non abbiano ottemperato alla sanzione entro i cinque giorni previsti dall’articolo 14 della legge Bossi-Fini. L’indicazione è stata data dalla procura di Roma a forze dell’ordine e magistrati. L’iniziativa è legata a una direttiva dell’Unione Europea, la 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, che disciplina la materia escludendo arresti e sanzioni di tipo penale e introducendo sanzioni a livello amministrativo.

Al provvedimento dovevano adeguarsi i paesi membri della Comunità entro il 24 dicembre scorso. L’Italia non ha recepito quella direttiva, ma per effetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia europea, le direttive della Ue hanno immediato valore applicativo anche se in contrasto con le normative nazionali. Così la procura di Roma, ma sul punto non è l’unica avendo adottato analoghe iniziative le procure di Firenze, Torino e Pinerolo, ha dato disposizione, dall’inizio dell’anno, di dare corso all’indirizzo normativo fissato a livello europeo.

La direttiva stabilisce cause e modalità di espulsione dei clandestini escludendo sanzioni di tipo penale e fissando tre gradi procedimentali: allontanamento volontario, allontanamento coattivo e, in ultimo, trattenimento in un centro di accoglienza fino a 18 mesi al fine dell’espulsione. A Roma, ogni giorno, sono affrontati, in media, tre-quattro casi di clandestini che non abbiano ottemperato al decreto di espulsione.

(04 febbraio 2011)

Grande manifestazione dei migranti a Pordenone

A Pordenone, ben oltre un migliaio di migranti hanno manifestato, rumorosi e determinati alla manifestazione indetta dall’Associazione Immigrati a cui ha aderito e partecipato anche Iniziativa Libertaria che da anni segue e incalza il razzismo in città e provincia ad opera della Lega e della destra in genere con l’assordante silenzio della sinistra istituzionale.

pnmigrante01Una manifestazione davvero sentita e partecipata oltre ogni aspettativa nonostante qualche settimana fa il presidente della Provincia Ciriani (noto postfascista ora in quota PDL) aveva sostenuto l’illegittimità della protesta invitando a negare l’uso della piazza e l’autorizzazione al corteo, sostenendo che sarebbero comunque stati la solita minoranza di poche centinaia di immigrati. La miglior risposta è arrivata non solo da circa 1500 “indesiderati” ma dai contenuti che hanno riempito i comizi sia all’inizio che alla fine del corteo.

Un corteo che si è snodato per tutta la città paralizzando il traffico cittadino e trovando in alcuni immigrati a rischio espulsione un’improvvisato blocco stradale che per una mezz’ora ha sostato all’incrocio di un’arteria importante di Pordenone, lasciando alla protesta il tempo di farsi sentire.

Il corteo si è quindi spezzato in due tronconi e infine uno spezzone di 300 persone si sono ricongiunte al corteo principale, oramai giunto davanti al municipio, dietro lo striscione “nostra patria è il mondo intero” dei compagni anarchici.

Numerose le bandiere rossonere sventolate anche dai migranti per tutto il corteo, una rabbia in sintonia con i contenuti di solidarietà che Iniziativa Libertaria ha espresso nel volantino “Fianco a Fianco” distribuito al corteo, contenuti ribaditi anche nell’intervento finale di un esponente libertario a cui è andato il fragoroso apprezzamento dei migranti. Continue reading →

NO TAV/ i venduti di NEGAMBIENTE

Avevamo già sperimentaro in Friuli il doppiogiochismo di Legambiente, ma anche del WWF e dei Verdi, sulla TAV fino al ruolo collaborazionista svolta da Maurizio Rozza nel Comune di Duino Aurisina, Ora anche in Veneto emerge in maniera assolutamente chiara il ruolo collaborazionista di Legambiente.

Riportiamo un recente report in seguito ad una manifestazione del gruppo L’Altra Tav (promosso da Legambiente) del 5 febbraio in Veneto

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Una nota a commento di quanto avvenuto oggi in Piazza a San Donà di Piave alla Manifestazione dell’Altra TAV :
ho partecipato a tantissime manifestazioni ma mai mi era successo che intervenisse qualcuno a dirmi che non potevo parlare e che mi intimasse di andarmene perché quella era la” loro” dimostrazione !!! E’ stato quel rappresentante di NEGAMBIENTE (parla del Signor Billotto)  che era intervenuto alla assemblea di Quarto il 24 gennaio scorso a Quarto d’Altino. E questo per il fatto di aver espresso a mezzo megafono, in coda al corteo,  che non condividevo che venisse proposto “un’altra Tav “, ma che si dicesse  NO TAV né alta né bassa !!
Lo sapevo benissimo che la manifestazione era impostata in quel modo, ma siccome credevo che ancora ci fosse  libertà di pensiero e di parola, sono venuta alla manifestazione ad esprimere , non con le bombe, ma con la parola , la mia contrarietà. Mai mi sarei aspettata che, giunta in piazza , addirittura due poliziotti si avvicinassero …… per dirci che erano stati incaricati di dirci che noi non eravamo ben accette alla manifestazione e che pertanto non ci sarebbe stato dato la possibilità di eventualmente intervenire dal palco , nè , così ci era sembrato in un primo momento, di avvicinarci al palco stesso . Poi quest’ultima cosa per fortuna ci è stata permessa ma io mi sono trovata ad essere una sorvegliata speciale con uno della polizia di stato in borghese che mi ha tallonato fino alla fine e che mi ha impedito di usare il megafono. 
Stiamo scivolando verso un regime !!! o forse ci siamo già ….

Dal palco poi sono state dette anche delle cose condivisibili ma una, proferita dai più, le ha vanificate tutte, dal fondo, e cioè che il TAV è un’opera strategica, che  L’Europa la vuole e che serve allo sviluppo. LA BUFALA che vanno ripetendo da destra e da sinistra ( infatti l’ha detta anche il parlamentare LUIGI VIOLA del PD) Lo spettacolo più immondo l’ha presentato il vicepresidente della provincia di VE ,  Dalla TOR. I coltivatori mi hanno dato l’impressione che siano molto disinformati.    Comunque speriamo di rivederci . vi do notizia qui sotto di un prossimo appuntamento :

7 FEBBRAIO 2011, ORE 20.30, SALA PARROCCHIALE DI CHIESANUOVA, via chiesanuova n.70, 30024 Musile di Piave (VE) – esattamente in fianco alla chiesa
INIZIA LA RACCOLTA FIRME PER LA PETIZIONE DA PORTARE IN UNIONE EUROPEA CONTRO QUEST’OPERA ASSURDA

– MICHELE ZANETTI: introduzione
– CARLO GIACOMINI, Docente IUAV: presentazione del progetto, problematiche, analisi alternative
– SPESSOTTO ARIANNA: illustrazione della Petizione e avvio raccolta firme

RASSEGNA STAMPA/Manifestazione migranti Pordenone

da Messaggero Veneto di Pordenne

Immigrati in corteo a Pordenone con qualche momento di tensione

di Martina Milia

PORDENONE. Il cuore africano di Pordenone chiama. Chiede diritti e dignità. In centinaia – 1500 per gli organizzatori, più di 500 per la Questura – gli immigrati che hanno sfilato in corteo per denunciare una situazione, dal rinnovo dei permessi di soggiorno al lavoro, invivibile. Non senza momenti di tensione: con l’occupazione del piazzale della questura e il blocco del traffico.

«Se non cambierà, Tunisia ed Egitto anche qua». Recitava così uno dei tanti cartelli e striscioni che i cittadini stranieri residenti in provincia hanno portato in piazza ieri pomeriggio.

Forti del numero, i partecipanti si sono spinti oltre quanto avevano concordato con la polizia: hanno occupato il piazzale della Questura e l’incrocio tra viale Marconi via Matteotti e via XXX aprile. Qualcuno ha tentato di avvicinarsi all’ingresso della Questura, ma senza che il desiderio di occupazione suggerito da pochi prendesse il sopravvento. Altra interruzione del traffico in via Oberdan, dove non sono mancati diverbi con gli automobilisti spazientiti per il protrarsi dell’attesa. Proprio all’incrocio con corso Garibaldi si è fermata la coda del corteo, tra le imprecazioni di chi è rimasto in auto ad aspettare.

Gli organizzatori, dall’Associazione immigrati alle co,munità di stranieri ai sostenitori italiani di Rc e, nell’area anarchica, di Iniziativa Libertaria, non si aspettavano questa partecipazione. L’i nvito ai manifestanti è stato a rimanere calmi e aspettare l’esito degli imminenti incontri in Questura, Prefettura e Comune. «Se non saremo ascoltati – hanno spiegato Mauro Marra e Luigina Perosa (che sfoggiava un cartello con la scritta «immigrati non lasciateci soli con gli italiani») – torneremo in piazza, più numerosi».

Tante le storie. «Possibile che dopo 20 anni che sono qui devo rinnovare ogni anno il permesso di soggiorno e adesso che sono senza lavoro rischio di essere mandato a casa senza un euro, dopo che ho pagato i contributi per 18 anni?» chiedeva Steve, 47 anni, originario del Ghana. «Chi rinnova il permesso deve aspettare un anno e più e quando arriva in questura a ritirarlo si trova con un documento che ha ancora la durata di un mese, poi deve ricominciare». E pensare che prima della Bossi Fini, fino alla metà degli anni ’90, «in due settimane avevi il documento».

E chi oggi è senza lavoro e senza permesso, magari ha tutta la famiglia qua: «Io ho comprato anche casa – racconta un altro cittadino –. E’ giusto che mi mandino via?».

C’è chi si lamenta perché vive con mille euro, 400 euro d’affitto e quattro persone a carico «ma il comune non mi dà niente perché mi ha detto che non può aiutare tutti». C’è chi, come Elizabeth, ha avuto una bambina senza avere il permesso di soggiorno. La bimba, nata in Italia, oggi ha quattro anni ma è ancora “clandestina”.

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(06 febbraio 2011)

 

dal GAZZETTINO di Pordenone

 

Domenica 6 Febbraio 2011,

C’è chi, dopo anni in Italia, ha perso il lavoro e si è visto recapitare il foglio di via, ma in tasca non ha neanche i soldi per il biglietto di ritorno nel Paese d’origine per sè e la famiglia; chi è in attesa da due anni di un permesso di soggiorno che non arriva; chi lavoro e permesso ce li ha, ma ora deve affrontare lo scoglio dell’esame d’italiano per il permesso di soggiorno di lungo periodo. O chi fa tutti i giorni lo slalom fra i paletti della burocrazia. Oltre millecinquecento (per gli organizzatori) storie di ordinaria immigrazione, che ieri hanno pacificamente, ma rumorosamente invaso la città, nella prima grande manifestazione che ha portato in piazza problemi e denunce di una parte consistente della popolazione pordenonese che paga più ancora degli altri la crisi economica.
Adulti, giovani, ma anche famiglie con bambini e anziani, a dimostrazione di un’immigrazione che ha ormai radici solide. “Senza migranti l’Italia non va avanti” è il motto che hanno declamato più spesso, nel lungo corteo che ha attraversato tutto il centro facendo tappa davanti ad alcuni edifici simbolo dei disagi: Questura, Provincia (con slogan contro il presidente Ciriani) e Comune. Campanacci improvvisati, tamburi, sirene e tanti cartelli e striscioni scritti in un italiano inevitabilmente sgrammaticato: ogni strumento è buono per dare alla protesta, comunque, il volto di una festa. E se a qualcuno, durante il corteo, scappa un gesto di rabbia verso un cassonetto, subito compare qualcun altro a richiamarlo e a rimettere a posto. Sotto gli sguardi curiosi, sorpresi, a volte anche intimoriti e seccati dei pordenonesi («Non dovrebbero essere permesse queste cose», si commenta in Corso Garibaldi), il corteo si è mosso da piazzetta Cavour verso piazza XX Settembre, via Cavallotti, via Marconi, via XX Aprile e poi ancora giù verso il Corso, improvvisando pittoreschi sit in davanti ai (pochi) automobilisti fermi ai semafori. Qualcuno si è steso sulle strisce pedonali, qualcun altro ha sistemato i manifesti sui vetri anteriori di auto e bus, creando difficoltà al traffico. La stragrande maggioranza dei partecipanti è di origine africana: ghanesi, nigeriani, camerunensi, ma non manca chi arriva, per esempio, dal Pakistan. Esigua, invece, la presenza di italiani, a cominciare dai politici; unica eccezione, il consigliere regionale Roberto Antonaz. Nel corteo e nei discorsi al megafono si mescolano inglese, francese e non solo, ma a fare da collante è l’italiano, sia pure incerto, dei manifesti buttati giù lì per lì per far conoscere le richieste: “Dateci i nostri contributi e prendetevi nostri documenti”, “Contro il razzismo dell’85 per cento dei pordenonesi” e, con riferimento ai fatti recenti, «Se non cambierà, Tunisia ed Egitto anche qua».
«Abbiamo dimostrato che a Pordenone i migranti ci sono e sono anche incazzati – ha commentato alla fine della manifestazione il presidente dell’Associazione immigrati, Mauro Marra, dedicando la manifestazione al suo vice Kanish Mvudisa, recentemente scomparso – A questo punto fisseremo incontri con la Questura, la Prefettura e il Comune per portare avanti le nostre richieste. Vi richiameremo, state pronti».
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