Marzo 17th, 2017 — Bollette
Messaggero Veneto MERCOLEDÌ, 23 FEBBRAIO 2011
Pagina 11 – Udine San Giorgio. De Toni: «Pagati canoni non dovuti». Oggi un’assemblea
Depurazione, chiesti rimborsi
SAN GIORGIO. Assemblea pubblica, questa sera a Villa Dora di San Giorgio di Nogaro, alle 20.30, per fare il punto sui canoni di depurazione, rimborsi, allacciamenti, sfioratori, dopo l’incontro di lunedì tra il rappresentante del Comitato di difesa ambientale, Paolo De Toni e i rappresentanti dell’Ato, del Cafc e il commissario del comune di Torviscosa. A essere coinvolti da queste problematiche, ricordiamolo, sono i cittadini dei comuni di Cervignano, Torviscosa e San Giorgio.
«L’incontro di lunedì è stato abbastanza positivo – dichiara De Toni –, in particolare Battiston, direttore del Cafc, si è impegnato a dare, entro tre settimane, risposte precise e puntuali sugli argomenti sollevati. Va rilevato che alla riunione era presente anche il dottor Castalli, Autorità di vigilanza per le risorse idriche della regione Emilia Romagna (Lucio Cinti per il Fvg), consulente dell’Ato Centrale Friuli, che alla fine ha dovuto convenire sul fatto che i canoni di depurazione 2007 e 2008 non erano esigibili e che invece il Tubone ha preteso di riscuotere, per cui vanno trattati a parte. Cioè in linea di principio – afferma De Toni –, questi canoni non dovuti riscossi dopo la sentenza 335/2008 della Corte costituzionale, dovrebbero essere restituiti in maniera diretta e immediata e non nei tempi quinquennali previsti dal decreto Prestigiacomo che regola i rimborsi e che riguarda il periodo precedente alla sentenza. La contraddizione è evidente anche perchè, per esempio, nelle linee guida dell’Ato, nelle quali si indica il periodo quinquennale che va dal 16 ottobre 2003 al 16 ottobre 2008, viene ovviamente esclusa la frazione di due mesi e 13 giorni dell’annualità 2008 che l’utente invece ha versato. Negativo – rileva invece De Toni – è l’atteggiamento che riemerge contro le fontane da parte dell’Ato che dovrebbe preoccupare notevolmente i sindaci attuali e futuri di tutta la Bassa friulana».
Intanto nell’incontro promosso dal Cafc la scorsa settimana con i sindaci dell’ex Cdl, su allacciamenti e linee guida emanate dall’Ato, sindaci che si sono visti recapitare gli elenchi dei cittadini che devono allacciarsi alla pubblica doppia fognatura, come stabilito dal regolamento del Tubone, confermato poi dall’assemblea dei sindaci dello scorso dicembre, tutti i sindaci si sono detti d’accordo sulla necessità di allacciarsi per una maggiore tutela ambientale e allo studio ci sono misure che possano attenuare le difficoltà dei cittadini attraverso convenzioni con studi tecnici e istituti di credito, mentre il Cafc organizzerà sportelli informativi sul territorio. I sindaci di Cervignano e San Giorgio e il commissario di Torviscosa, hanno chiesto di concedere ai cittadini un tempo maggiore per presentare le richieste di autorizzazione ed effettuare i lavori, che per taluni comporteranno costi notevoli. (f.a.)
Cittadini
Mercoledì 23 febbraio alle ore 20.30
presso la Sala Conferenze di Villa Dora
a San Giorgio di Nogaro
Assemblea Pubblica
Lunedì 21 febbraio il Comitato incontrerà ad Udine il Direttore dell’ATO Ing. Canali, il Direttore del CAFC, Ing. Battiston e il Commissario del Comune di Torviscosa Dott. Di Nardo per fare il punto su canoni, rimborsi, allacciamenti, sfioratori …
Quindi viene indetta l’assemblea del 23 febbraio per aggiornare la popolazione su questi problemi
Qui vogliamo per il momento puntualizzare il fatto che è anche ora che Pietro del Frate, Paride Cargnelutti e Lucio Cinti parlino chiaramente alla popolazione.
La nostra impressione è che:
1) Pietro del Frate, dopo una momentanea apertura, abbia ora ripreso una posizione ambigua.
2) Paride Cargnelutti è sempre stato zitto, ma essendo quello che ha messo Armando Di Nardo a commissario nel Comune di Torviscosa vuol dire che ha sposato la politica del tubo di Florit (ora passato al CAFC da dove tenta di continuare a comandare);
3) Lucio Cinti ultimamente si potrebbe dire che ha anche tentato di fare qualcosina; per esempio ha richiesto che l’ATO prenda una decisione esplicita sullo sfioratore di Via dell’Istria, ma l’ATO non ha dato nessuna risposta.
Bisogna ricordare che a San Giorgio ci sono alcune centinaia di famiglie (nelle Vie: Piave, Isonzo, Tagliamento, Cadore, Foscolo; Bombaiù, Adria; Tiziano, Martiti della Libertà, Tirrenia; dell’Ancona, Coronis Alta, Istria, Marittima, che sono soggette alla truffa dello “sfioratore” il che significa pagare il canone di depurazione anche se non c’è il servizio e non aver diritto ai rimborsi come tutti gli altri cittadini. Infine, sui rimborsi diciamo solo che l’ATO ha preso la decisione, tutta politica, di andare in soccorso dei Gestori e di limitare i rimborsi a 5 anni.
Comitato di Difesa Ambientale
fip San Zorz 18 fevrar doi mil e undis
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash
Bengasi festeggia la liberazione

Donne in piazza a Bengasi
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Messaggero Veneto del 20/02/11
No Tav, ricorso all Unione europea E il primo maggio tutti in piazza
BAGNARIA ARSA. I cittadini, almeno quelli più direttamente interessati dal passaggio della linea ferroviaria ad alta velocità e capacità, non si sentono tutelati dalle rispettive amministrazioni comunali ed ecco, allora, affidarsi al Comitato no-Tav per predisporre le osservazioni al progetto da inviare a Roma entro il 28 di questo mese. È questo quanto emerso nel corso dell’incontro pubblico indetto dal Comitato. Nella sala parrocchiale di Bagnaria Arsa erano molti di più i volti di persone provenienti dagli altri centri della Bassa, pochi invece, ancora una volta, quelli residenti nel territorio del comune dove si è svolta l’assemblea.
Giancarlo Pastorutti ha elencato il decalogo delle osservazioni, lamentando la “ghettizzazione” usata nei suoi confronti dagli amministratori di Bagnaria e la difficoltà di avviare un confronto, rimasto, purtroppo, fino ad oggi inevaso sul tema scottante del passaggio della Tav nel territorio “di casa”.
Pastorutti ha quindi illustrato i dieci punti che sono parte integrante delle osservazioni dei cittadini da inviare con raccomandata con ricevuta di ritorno entro il 28 di febbraio al ministero per i Beni e le Attività Culturali, al ministero dell’Ambiente e della Tutela del mare, alla Direzione centrale Ambiente della Regione e alla Commissione Petizioni della Comunità europea.
Nel dettaglio i punti riguardano: la scorrettezza usata nell’invio della documentazione tanto che i tempi materiali per presentare le opportune osservazioni da parte dei cittadini non coincidono con quelli concordati; la mancata applicazione della convenzione di Aarhus che prevede la partecipazione della gente ai processi decisionali; la richiesta di separazione dei Via (valutazione impatto ambientale)ora avviate su quattro tronconi; la mancata presenza nei progetti del calcolo estimativo (costi-benefici); l’effetto impattante sul territorio con la creazione di molti cantieri; la presenza di viadotti elevati ( si cita ad esempio Porpetto con strutture di 11-12 metri); la carenza di caratteristiche geo-meccaniche dei suoli interessati dovuti alla presenza di terreni di bonifica; le vibrazioni alle quali saranno sottoposti gli edifici in prossimità del passaggio dei treni. A sollevare gli umori della platea si alza la voce di Paolo De Toni.
«C’è una responsabilità, che definisco storica, nel tentare di fermare questa “disgrazia” – attacca uno dei leader del comitato no-Tav – e a questa assemblea faccio queste proposte. La battaglia che ci attende è di lunga durata. Dobbiamo cercare di coinvolgere l’Europa e alla Comunità sia data la possibilità di creare una commissione apposita che esamini e studi i vari progetti attinenti i vari corridoi. L’assessore Riccardi deve ancora darci risposte precise» puntualizzae con piglio De Toni, che poi consiglia una grande manifestazione di piazza per il Primo maggio e una assemblea plenaria da tenere in un grande centro della regione.
Sandro Sandra
Infrastrutture, Pd contro la giunta
UDINE. «Non c’è un progetto complessivo e i Comuni sono tagliati fuori dalle decisioni che riguardano le infrastrutture del Friuli Venezia Giulia». Da qui la necessità di un «un nuovo accordo Stato-Regione sulla piattaforma logistica transnazionale, che comprende il Corridoio V, l’Adriatico-Baltico e il Superporto Unicredit e di un patto di stabilità e sostenibilità, dove Regione e comuni possano condividere obiettivi, procedure, tempi e strumenti di collegamenti via mare e via terra».
Il Pd ha organizzato per ieri mattina a palazzo Kechler un convegno dal titolo «Il mondo cambia. La Regione è ferma. Costruiamo il nostro futuro. Non c’è un metodo – ha detto il segretario regionale del Pd, Debora Serrachiani – si lavora a pezzi. Sul Superporto e sulla Terza Corsia la Regione assume degli impegni, ma poi rischia di essere tagliato fuori dalle rotte internazionali se non c’è un progetto complessivo. Sull’Alta velocità, il rapporto con il Veneto è del tutto carente e ci vuole un tavolo permanente che coinvolga istituzioni locali e popolazione».
Secondo Debora Serrachiani la Regione è ferma, mentre la Slovenia e l’Austria sono più dinamiche di noi. «Tanto per fare un esempio, Il piano regolatore per il raddoppio del porto di Capodistria – ha spiegato – è già stato depositato. E se perdiamo i porti, rischiamo di perdere anche i Corridoi V e Adriatico-Baltico. In Europa si fanno valutazioni più ampie e se la Regione non si impegna nel proporre il Friuli Venezia Giulia come Progetto Paese perde letteralmente un treno».
«La mobilità investe Udine sotto tre punti di vista – ha detto ieri il sindaco Furio Honsell – il trasporto pubblico locale ha un piano vecchio di 20 anni, la Regione deve accelerare i tempi se vuole riformare il bando entro il 2014. Bisogna valorizzare il trasporto merci sulla rete ferroviaria. C’è scarsa attenzione sulla Udine-Tarvisio, mentre bisognerebbe pensare alla tratta Abs-Buttrio per caricare l’acciaio sulle ferrovie, invece che su gomma». Anche nella provincia di Pordenone, ci sono molte situazioni da prendere in considerazione. «Non bisogna solo pensare all’Alta velocità – ha detto il sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello – ma anche a collegarla ai vari distretti industriali. E’ necessaria una bretella Casarsa-Portogruaro. E bisogna pensare ad una metropolitana leggera da Portogruaro a Pordenone. Per quanto riguarda il trasporto su gomma, manca un collegamento autostradale Pordenone-Udine».
Ilaria Gianfagna
Il piccolo del 19/02/11
Tav, è arrivata la Via Ora Duino Aurisina vuole una proroga
di TIZIANA CARPINELLI
DUINO AURISINA È una brutta gatta da pelare, quella che si troverà a gestire, nei prossimi due mesi, l’amministrazione comunale di Duino Aurisina. Lo ammette anche il sindaco Giorgio Ret, che ieri a furia di analizzar tracciati, cartografie e legende c’ha «quasi – e sono le sue parole – rimesso la vista».
La patata bollente ha un nome cortissimo: Via, Valutazione d’impatto ambientale, la procedura amministrativa finalizzata a individuare le conseguenze prodotte dell’attuazione di un progetto. Ma a dispetto del nome cortissimo si trascina dietro una mole impressionante di documentazioni. Che, per stamparle tutte, è necessario rivolgersi – come ha fatto il Comune – a una tipografia. Il progetto in questione, invece, è quello dell’Alta velocità (tratta Ronchi-Trieste), che il Consiglio comunale dovrà appunto esaminare nelle prossime settimane per esprimere le sue osservazioni.
Un paio di giorni fa, infatti, è pervenuta in municipio la Via, atto conseguente al progetto preliminare che Italferr ha depositato per la pubblica consultazione a fine dicembre. «La documentazione è molto complessa – così Ret -: ci siamo rivolti a una tipografia triestina per darne stampa e distribuirne copia ai consiglieri, ma il conto presentatoci di 4mila euro ci ha fatto desistere. Ho allora iniziato a leggere le carte, assistito da un ingegnere, ma la vedo brutta. La materia è così complessa e piena di diciture e sigle che pure gli esperti sono in difficoltà. Se la situazione non si sbloccherà lunedì, alla riunone dei capigruppo fissata coi tecnici, chiederemo formalmente alla Regione di concederci una proroga: temo infatti che il tempo a disposizione non sia sufficiente. Anche per questo, inviterò alla Seconda commissione consiliare, convocata invece giovedì, l’assessore regionale alle Infrastrutture Riccardo Riccardi».
Nel Comune sarà realizzato un ”Posto di movimento” che prevede la dismissione dell’impianto di Aurisina. La nuova linea AV/AC terminerà in corretto tracciato con l’attuale linea per Villa Opicina, mentre il ”Posto di movimento” garantirà l’interconnessione tra la nuova linea e i binari della storica Trieste-Villa Opicina. Il prolungamento tra la stazione di Aurisina e la cintura merci di Trieste sarà assicurato da una bretella con un’ascesa massima del 12,5%, che s’innesterà mediante un bivio a raso a 60 km/h sulla cintura merci del capoluogo, per consentire il collegamento con Campo Marzio. Stando al progetto, nella sottotratta Ronchi-Aurisina sarà presente un traffico misto passeggeri/merci, con 8 treni a lunga percorrenza e 186 treni merci, per un totale di 194 mezzi. Nel tracciato Aurisina-Trieste, invece, il traffico sarà esclusivamente merci (88, di cui 53 diurni e 35 notturni).
L’analisi della carsificazione epigea e ipogea evidenzia come dei circa 21 chilometri di percorso nei calcari, circa 4,7 potranno interferire con strutture carsiche. Il fenomeno non è equamente distribuito: dei circa 14 km del primo settore – da Monfalcone a San Pelagio – circa 1.400 sono i metri (10%) in cui sarà probabile la presenza di strutture carsiche verticali concentrate. Nel secondo settore (5 km) il 60% del tracciato (2.900 m) potrebbe interferire con strutture carsiche complesse (pozzi e gallerie) di dimensioni anche superiori a 5 m. Nel terzo settore (1,4 Km), saranno 400 i metri a rischio (30%). La creazione delle opere in sotterraneo (due canne a singolo binario e una canna a doppio binario) implicherà l’asportazione di un considerevole volume di materiale. La terra da scavo che dovrà essere portata in discarica, con riferimento alla tratta Ronchi-Trieste, è pari a 730mila metri cubi, mentre quella da conferire in rinterri, recuperi e riambientalizzazioni è pari a 3 milioni 300mila mc. Alla luce di ciò, per l’area di sua competenza, il sindaco Ret chiede il trasporto su rotaia.
Del Bello (Pd): no alla Tav sul Carso
Una forte correzione del tracciato Av/Ac Ronchi-Trieste, proposto da Rfi, evitando di intaccare il Carso, coniugando il rispetto ambientale con lo sviluppo logistico e infrastrutturale. Lo propone il consigliere comunale e provinciale, Fabio Del Bello, che sta preparando una mozione da presentare sia in Consiglio provinciale che in Consiglio comunale a Monfalcone. Allegati ci sono 4 dispositivi deliberativi, il primo dei quali lo scorporo della tratta Ronchi-Trieste dalla Legge Obiettivo.
Del Bello ha ”smontato” il progetto di Rfi, mantenendo gli interventi funzionali per la tutela del Carso e per lo sviluppo. Il consigliere passa in rassegna sette tesi. Ricorda la bocciatura del piano Av/Ac carsica nel 2005 da parte della Commissione nazionale di impatto ambientale e del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Quindi, evidenzia: «La Slovenia non realizzerà mai la Tav. Significa che l’Alta velocità si ferma proprio sul Carso». La terza tesi s’incentra sul rapporto costi-benefici: Del Bello pone il problema dell’effettiva ”attrattività della ferrovia”, considerando che «stando a studi e previsioni, lo spostamento dei traffici dalla gomma alla rotaia viene ipotizzato in termini modesti. C’è da chiedersi quale sia l’effettivo beneficio, di fronte a un investimento finanziario stimato in 7,5 milioni di euro nella nostra regione». Il consigliere, nella tesi numero 4, pone gli interrogativi in ordine all’impatto della cantierizzazione, per quanto riguarda gli scavi delle gallerie e per la viabilità del monfalconese, in particolare riferendosi alla demolizione del cavalcavia tra Monfalcone e Ronchi e alla ”rivisitazione” del sottopasso di San Polo. Esprime anche i timori sotto il profilo ambientale legati al Timavo e all’idrologia ipogea.
Il consigliere quindi propone un’alternativa, prendendo a prestito lo studio eseguito dall’ingegner Andrea Debernardi, per conto del Wwf, dedicato ai «Lineamenti strategici per lo sviluppo della rete ferroviaria del Friuli Venezia Giulia». Sostanzialmente, si parla di un potenziamento tecnologico della rete ferroviaria esistente, del raddoppio della linea Cervignano-Udine e della realizzazione della linea Capodistria-Divaccia collegando Trieste a Capodistria. E ancora, il potenziamento della tratta Monfalcone-bivio Aurisina e la nuova tratta Ac tra Mestre e San Giorgio di Nogaro e tra Lubiana e Divaccia. Il tutto, a costi inferiori, sostiene Del Bello, evitando di intaccare il Carso.
Del Bello condivide, invece, la ristrutturazione ed il potenziamento della rete ferroviaria esistente in funzione della portualità, facendo in particolare riferimento al Corridoio Adriatico-Baltico, potenziando il collegamento Nord-Sud, evidenziando altresì la ”rivisitazione” delle ”strettoie” rappresentate dalle colline del Semering, per Vienna, e dagli Alti Tauri, per Salisburgo-Monaco. Infine, ricorda le proposte della Provincia, in relazione all’abbassamento-interramento della linea che attraversa Ronchi, fino alla stazione di Vermegliano. «Il documento – conclude Del Bello – è al vaglio di alcuni tecnici di alto profilo che collaborano con il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, e sarà sottoposto all’attenzione delle maggioranze consiliari e poi reso pubblico». Intanto oggi alle 11, all’ex Pretura cittadina, sarà presentato il progetto di istituzione del Parco regionale e poi internazionale del Carso tra Italia e Slovenia. Interverranno Graziano Benedetti del Wwf e Gianpaolo Zernetti, presidente del Cai. Il progetto riserva a Monfalcone un ruolo da protagionista e di traino. (la.bo.)
Marzo 17th, 2017 — Nocività
da Il Piccolo
Incidenti sul lavoro, operaio della Fincantieri cade da ponteggio e muore
Secondo le prime informazioni l’uomo, dipendente di una ditta esterna al cantiere, è precipitato da un ponteggio, morendo poco dopo essere stato soccorso. Le Rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento hanno proclamato lo sciopero immediato
MONFALCONE Un volo di venti metri sulla “Magic”, lungo un cunicolo buio percorso da un groviglio di tubi. Lo schianto su una condotta d’aerazione. Fine orribile ieri in Fincantieri per un operaio bengalese di 22 anni, Mia Ismail, giunto a Monfalcone due anni fa. L’infortunio si è verificato alle 11.30 di ieri sul 12° ponte della passeggeri in allestimento. I sanitari hanno tentato per circa un’ora di rianimare il ragazzo.
Ma attorno alle 12.30 hanno dovuto arrendersi: il corpo di Mia Ismail, che aveva iniziato il suo turno sulla “Magic” attorno alle 8, è uscito a bordo del carro funebre verso le 13, tra due ali di connazionali e colleghi fermi ad aspettare fuori dallo stabilimento dopo lo sciopero dichiarato dalla Rsu. L’infortunio si è verificato sulla passeggeri di 130mila tonnellate che fra una decina di giorni dovrebbe prendere il mare per i test in Alto Adriatico. Ismail era alle dipendenze di una ditta di coibentazione, la Tis (Tecno Impianti Service), di cui è titolare Salvatore Cozzolino: venti dipendenti, un quarto del Bangladesh. La Tis è una delle circa trecento ditte dell’appalto Fincantieri.
Alle 11.30 circa Mia Ismail si trovava, con due connazionali e il caposquadra italiano, sul 12° ponte della “Magic” davanti a un cunicolo imbullonato che attraversa in verticale tutta la passeggeri: un groviglio di tubi. Non è ancora chiaro perchè, dopo l’apertura del vano d’accesso, il ragazzo si sia avventurato all’interno, con un buio pesto e solo una tavola o poco più a proteggerlo da eventuali cadute. Ma così è stato.
Saranno le inchieste aperte dalla magistratura e dalla stessa azienda a chiarire come sia potuto accadere. Le conseguenze dell’atto sono state tragiche. Il ragazzo è scivolato dal tavolaccio ed è precipitato nel cunicolo, sbattendo tra i tubi e gli spuntoni e finendo, otto ponti più sotto. Quando è stato soccorso dai sanitari dava ancora segni di vita. Ma è apparso subito chiaro che le speranze di salvarlo erano legate a un miracolo.
La notizia della sua morte si è diffusa nello stabilimento con un passaparola attorno alle 12.30. L’epilogo è apparso evidente quando l’elicottero dell’Elisoccorso, atterrato nello stabilimento, se n’è andato vuoto. Ma già mezzora prima le Rsu avevano invitato tutti gli oltre cinquemila lavoratori a lasciare lo stabilimento. L’esodo è stato immediato in un clima di tensione evidente: facce sconvolte, momenti di disperazione per centinaia di bengalesi.
E commenti a senso unico delle tute blu: «Benvenuti nella macelleria Fincantieri», «Qui si entra ma non si sa se si esce». «In queste condizioni qui dentro non si può più lavorare, colpa delle ditte e della politica degli appalti». E ci sono stati momenti di tensione, attorno alle 13.30 di ieri, appena fuori dallo stabilimento, davanti all’ingresso operai, quando un’autocivetta della polizia è uscita dai cancelli con a bordo il titolare della Tis e uno degli operai che aveva assistito all’incidente. La vettura è stata circondata e bloccata da decine di bengalesi. Volevano garanzie sul collega, risolte chiamando un interprete per raccogliere la deposizione.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Superate le 200 visite
“Erhal, erhal”
Intanto uno slogan Libia, Iran, Egitto e Tunisia dittatori e CIE vi spazzeremo via
E’ chiaro che da un punto di vista geo-politico i CIE sono soprattutto un complemento al mantenimento dei regimi dittatoriali del nord-africa con i quali l’Italia (sicuramente, da Craxi a Berlusconi, con Libia, Egitto e Tunisia), per i propri interessi economici, è culo e camicia.
E’ ora evidente che la politica di Berlusconi, Maroni e Frattini è completamente fallita. Se, nella fattispecie, ci sono, ed ancor più ci saranno, gli esodi di massa sarà solo colpa loro. Non si ferma la storia. 80 mila? 300 mila? Anzi per il futuro aggiungiamoci pure gli eco-profughi delle catastrofi ambientali e così abbiamo il quadro più realista della situazione a venire. Viceversa va ovviamente anche detto che nessuno scappa da casa sua se ci può vivere in maniera almeno decente. Da questo punto di vista i CIE sono oramai una foglia di fico per coprire le vergogne del puttanaio razzista, italiota, leghista, berluskoniano, sempre più corrotto (lo dice la Corte dei Conti) che ci governa e che ogni giorno ci bombarda con le sue schifezze e le sue menzogne.
Aggiornamento del 27 febbraio: Lager a pezzi
Aggiornamento del 25 febbraio: cinque arresti dopo la sommossa.
Aggiornamento del 24 febbraio: nuova rivolta dentro il CIE. Continue reading →
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Da Il Piccolo
24/02/11
Lavori della Tav a Villa, all’internodelle caserme il passaggio dei camion
VILLA VICENTINA Caserme dismesse per la Tav. É una delle proposte avanzate ieri dal sindaco di Villa Vicentina Mario Romolo Pischedda a Ministero e Regione, nel corso della prima riunione del gruppo tecnico, che ha il compito di decidere entro un anno quale utilizzo fare del vecchio colosso militare. L’incontro fra il primo cittadino e i rappresentanti del Ministero della difesa e della Regione è durato buona parte della giornata, tanto quanto il tempo di condurre un lungo sopralluogo all’interno dell’area dismessa, vasta più di 30 ettari. E ora, a ridosso del progetto preliminare della Tav e delle relative osservazioni che il Comune deve presentare entro la fine del mese, l’urgenza sul possibile uso delle vecchie caserme è diventata un’altra. Una delle forti perplessità alla grande opera riguarda infatti il problema del cantiere che verrà aperto per realizzare la nuova linea ferroviaria. Di questo si è parlato proprio lunedì, quando il sindaco ha illustrato ai cittadini le osservazioni all’Alta velocità. Il nodo riguarda il traffico intenso che comporterà il progetto ferroviario. Nel preliminare è stato previsto che, per raggiungere i binari, i mezzi pesanti dovranno passare nella strada che taglia in due il paese. Troppo a ridosso delle case, per Pischedda, che oltre a chiedere alla Regione di dirottarli quanto più possibile lungo la statale 14 Cervignano-Monfalcone, ieri ha proposto al gruppo tecnico delle vecchie caserme di usare le strade interne dell’area dismessa per far passare i camion. «Gli edifici militari sono inutilizzati da tempo – parla il primo cittadino – e ci vorrà molto prima di cominciare i lavori per valorizzarle. Tra le caserme esistono già delle strade interne. Perché allora non usarle per gli spostamenti dei mezzi pesanti, di modo da dirottare il traffico verso il cantiere della nuova ferrovia lontano dalle case?». «Considerando che si tratta di un’area vastissima su un piccolo paese – riprende Pischedda – la questione su come utilizzare le caserme è già molto complessa. E il problema ora è reso ancor più complicato dal futuro passaggio della linea ad Alta velocità. Essa impone infatti forti vincoli anche alle aree dismesse. Bisogna dunque trovare una soluzione che possa essere concretamente realizzabile da chi si prenderà in carico l’area». Come detto nel preliminare è stato previsto che, per raggiungere i binari, i mezzi pesanti dovranno passare nella strada che taglia in due il paese. Troppo a ridosso delle case e perciò la proposta ieri al gruppo tecnico delle vecchie caserme di usare le strade interne dell’area dismessa per far passare i camion. (el.pl.)
San Canzian frena sul raccordoTav, la giunta contesta il progetto Rfi per collegare le stazioni di Ronchi
SAN CANZIAN D’ISONZO L’amministrazione comunale di San Canzian d’Isonzo ha presentato le sue osservazioni al progetto preliminare dell’Alta velocità ferroviaria, indicando le criticità che il passaggio dell’opera creerà nel territorio di Pieris e Begliano. Assolto il suo compito istituzionale, la giunta Caruso pone però sul tavolo mandamentale un tema di riflessione, quello del mantenimento del raccordo ferroviario tra le stazioni di Ronchi Sud e Ronchi Nord per consentire un futuro collegamento passeggeri tra Gorizia, aeroporto di Ronchi e Monfalcone. Richieste sulla trasformazione del raccordo, che già ora crea notevolissimi problemi alla viabilità lungo la statale 305, in metropolitana leggera ce ne sono del resto state in questi giorni di dibattito sul progetto di Italferr. Secondo l’amministrazione di San Canzian, il problema «non è il mantenimento del raccordo esistente o il suo potenziamento, ma l’adeguamento dello stesso alle esigenze future, adeguamento che dovrà prevedere la possibilità ai convogli da e per Gorizia l’inversione del senso di marcia». Come ricorda l’amministrazione di San Canzian, le scelte tecniche possibili per soddisfare questa esigenza sono state già individuate da Rfi in progetti precedenti. Si trattava del progetto della cosiddetta “goccia con il by-pass per Udine” (che prevedeva una linea ferroviaria sopraelevata da Begliano a San Pier d’Isonzo), la sua variante “palloncino”(un tratto in galleria dall’aeroporto di Ronchi a Redipuglia) e, ultima in ordine cronologico, la “racchetta”. In questo caso l’ipotesi progettuale comportava un tracciato in galleria dall’abitato di Dobbia a quello di Ronchi. Tutte soluzioni contro le quali il Monfalconese si era opposto, visti gli impatti previsti. «Ora si chiede se sia auspicabile un tale spreco di territorio, quale che sia l’ipotesi realizzativa – pone come interrogativo ai Comuni del Monfalconese la giunta Caruso – a fronte di un risibile incremento di passeggeri aeroportuali». Laura Blasich
22/02/11
Tav, Duino teme l’inquinamento falde
DUINO AURISINA Agguerriti fino alla punta dei capelli. La riunione congiunta dei capigruppo e dei componenti la Seconda commissione consiliare permanente ha registrato ieri mattina la piena sinergia d’intenti tra esponenti di maggioranza e opposizione, che hanno affilato le unghie per difendere il territorio dalla Tav. Le prime osservazioni alla Via, in procinto di formalizzazione, hanno trovato infatti l’appoggio di tutti i presenti. Che oltre a concordare sulla necessità di ottenere un dilazionamento dei tempi per la disamina dei documenti, hanno fissato precisi paletti e sulla necessità di smaltire i materiali di scavo e sull’esigenza di proteggere gli abitati da polveri o rumore. Altro problema affrontato: la compatibilità del tracciato con le opere che a breve dovrebbero essere realizzate sul territorio, vedi il sottopasso di San Pelagio, e l’impatto dell’Alta velocità sul paesaggio. «Uno dei maggiori pericoli rilevati – ha esordito il presidente della Seconda commissione, Fabio Eramo – è rappresentato dallo smaltimento della raccia». «Le perforatrici – ha chiarito Maurizio Rozza, consigliere dei Verdi – così come le macchine stabilizzatrici vengono trattate con oli minerali: il rischio di inquinamento delle falde, in assenza di accorgimenti studiati a tavolino, è per il suolo carsico altamente probabile. Vale la pena ricordare che nel Mugello, in presenza di terreni argillosi, al termine dei lavori si era riscontrata la presenza di oli minerali pari a 4 grammi per chilo di roccia. Inutile sottolineare quanto più fragile sia, sotto questo profilo, l’area del Carso». La Seconda commissione si riunirà venerdì mattina per procedere ulteriormente nell’analisi della Via e delle cartografie depositate. (ti.ca.)
Messaggero Veneto
Del 24/02/11
Tav, lunga lista di obiezioni al progetto
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone ha inoltrato a Regione e Italferr le proprie osservazioni al progetto Tav, che vede messe in pericolo case, attività commerciali, viabilità, ma anche un’area naturale preziosa e unica come quella carsica. Nella lista presentata dall’ente si parte dai problemi, enormi, creati dalla realizzazione della Tav al sistema della mobilità cittadina.
A spaventare di più sono comunque l’eliminazione del cavalcaferrovia di via I maggio e la sua sostituzione con un sottopasso, perché la prospettiva è vedere bloccato per un periodo lunghissimo l’accesso a ovest della città. Fra l’altro, c’è il problema della visibilità dell’incrocio con via XXIV maggio. Il sottopasso di San Polo dovrà essere allungato, ma con quali interferenze, chiede l’amministrazione, con le viabilità di accesso all’area residenziale posta a nord o con quelle di accesso al centro commerciale?
Inoltre, dalla planimetria e dal profilo longitudinale di progetto non sarebbe chiara la risoluzione dell’interferenza tra la linea storica Udine-Trieste con la provinciale per Selz-Doberdò. Sono segnalate anche la criticità dell’eliminazione del passaggio a livello di San Vito (pur se nel territorio comunale di Ronchi), ma anche l’incertezza esistente nel progetto rispetto al futuro della linea che da Ronchi sud raggiunge il cantiere navale. Dal progetto presentato non si riescono a determinare l’eventuale mantenimento del passaggio a livello di Selz e, quindi, l’eventuale chiusura della viabilità utile per raggiungere la frazione Selz di Ronchi, lo Zochet e Doberdò. Criticità notevoli sono state rilevate anche rispetto alla viabilità di cantiere, nella quale Italferr ha inserito l’asse di via Duca d’Aosta-piazza della Repubblica-corso del Popolo-salita Mocenigo.
Percorso «non praticabile», come obietta l’ente locale, ma l’amministrazione chiede di rivedere anche la viabilità di cantiere nell’area limitrofa al presidio ospedaliero, perché «interferisce con la viabilità dedicata all’attività dello stesso, in particolare con gli accessi del pronto soccorso».
Rispetto al Carso, accanto all’ambiente vi è la storia, dalle trincee della prima guerra mondiale alle alture dello Zochet, Gradiscata e Rocca. Le zone maggiormente interessate dai progetti Tav e Ac coinvolgono lo Zochet e la sella di quota 26 a est, di cui sarebbero di fatto azzerate la valenza e la possibilità di fruizione, la fascia a monte della sede ferroviaria che da San Poletto raggiunge la stazione ferroviaria di Monfalcone, il versante nord che dalla “Gradiscata” arriva fino al canalone che scende dalla trincea Cuzzi, passando sotto la Forcate (quota 62), la Rocca, quota 98.
Nella lista non sono naturalmente dimenticate le case che si prevede di dover demolire. (c.v.)
Porpetto, Tav: Uniti e Insieme venerdì incontrano i cittadini
PORPETTO. I gruppi civici “Uniti per rinnovare” e “Insieme per Porpetto”, coordinati rispettivamente da Margherita Zanchin e Sigifredo Gheller, scendono in campo per discutere sulle problematiche e dare chiarimenti relativi al tracciato della Tav sul territorio comunale, incontrando, come prima uscita, i cittadini di Porpetto venerdì 25, alle 18 al bar Al Milione a Corgnolo di Porpetto. «Tale incontro – sostengono la Zanchin e Gheller – è nato dalla volontà dei due gruppi di impegnarsi insieme per le problematiche afferenti il territorio di Porpetto e concertare così una linea di lavoro comune per il futuro».
In questa occasione i due gruppi esporranno le osservazioni al progetto preliminare alla Tav, giudicato altamente impattante per il territorio di Porpetto, in particolar modo per le abitazioni, le aziende agricole e le attività imprenditoriali e commerciali ubicate in prossimità della Linea Ferroviaria Alta Velocità e Alta Capacità. I responsabili si renderanno disponibili a distribuire ai cittadini interessati ad esprimere le proprie osservazioni i moduli che dovranno essere spediti agli organi competenti entro il 28 febbraio, termine ultimo fissato per la presentazione delle osservazioni.
Ricordiamo che sulla questione inerente il tracciato della Tav, Porpetto è uno dei due comuni, assieme a Villa Vicentina, che non hanno siglato “l’accordo Sonego”, a causa dell’impatto che questa linea di Av/Ac produrrà nel territorio comunale, il cui tracciato, in parte, passerà sopraelevato l’area artigianale commerciale porpettese, dove diversi artigiani e piccole imprese hanno investito i loro soldi e oggi si trovano ad avere “sopra la testa”, il passaggio della Tav, tant’è che molti di loro chiedono il ritorno al “vecchio” progetto, ovvero quello parallelo all’autostrada. (f.a.)
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
A quasi cinque anni dall’apertura, passati tra continue rivolte, atti di autolesionismo e violente repressioni, il CIE di Gradisca d’Isonzo è stato distrutto dai suoi stessi reclusi molti dei quali provengono dalle rivolte nordafricane.
Alla luce di quanto successo chiediamo che venga trovata una sistemazione dignitosa per i migranti e che la struttura venga chiusa e mai più riaperta, assieme agli altri CIE del territorio italiano.
La politica di gestione delle migrazioni degli ultimi anni ha dimostrato la sua natura razzista e demagogica ed i CIE non sono altro che un’ulteriore vessazione per i migranti ed una speculazione affaristica sugli appalti per i soliti nomi.
Per questi motivi assieme alle altre realtà libertarie della regione saremo il 12 marzo di fronte al CIE per chiederne l’immediata chiusura.
Coordinamento Libertario Isontino
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager
Messaggero Veneto del 28/02/1
Nuova rivolta, il Cie di Gradisca quasi inagibile
GRADISCA. Il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo è al collasso. A mettere definitivamente al tappeto la struttura isontina sono stati gli incendi appiccati dagli immigrati nel primo pomeriggio di ieri, quando tra le 13 e le 14 sono state date alle fiamme sei delle sette stanze rimaste ancora agibili dopo i disordini delle ultime due settimane. Un’azione palesemente mirata quella degli “ospiti” del centro, che negli ultimi cinque giorni hanno incendiato (bruciando materassi e suppellettili varie) sedici stanze del complesso, dove al momento risulta agibile una sola camerata, a regime standard predisposta per ospitare 8 letti.
Un’inezia a fronte dei 105 immigrati clandestini attualmente rinchiusi nella struttura, tanto da costringere la Prefettura di Gorizia a inviare nel pomeriggio di ieri una richiesta d’aiuto ufficiale al ministero dell’Interno, precisando la «situazione di assoluta criticità e il concreto rischio di collasso in cui versa il Cie». «Resta agibile una sola stanza, salvata in tempo dai vigili del fuoco – hanno confermato ieri dalla Prefettura del capoluogo isontino –. Lo stato d’emergenza era scattato già venerdì sera, quando a seguito di altri incendi erano rimaste 7 le stanze funzionali, con una capacità standard di 56 posti, per ospitare 135 immigrati. Molti avevano passato la notte a terra, in sistemazione d’emergenza, ma ora, con una sola stanza agibile e una capienza di 105 persone, la situazione è al limite del drammatico. Gli spazi per ospitare gli immigrati, seppur in alloggi di fortuna come corridoi e locali normalmente adibiti ad altre funzioni, materialmente ci sono ma è evidente che può trattarsi di una soluzione temporanea, impraticabile nell’arco di più giorni. In merito a possibili trasferimenti di immigrati dal Cie di Gradisca, invece, al momento non ci sono comunicazioni ufficiali, stanotte (ieri, ndr ) sicuramente resteranno tutti nella struttura, non c’è disponibilità di posti negli altri centri italiani».
Il Carnevale ad alta tensione nel Cie di Gradisca è cominciato già nella tarda mattinata di ieri, quando il previsto rilascio di una ventina di immigrati (dopo che sabato 32 erano stati fatti uscire con il foglio di via, l’invito ad abbandonare il Paese entro 5 giorni) disposto dalla Questura goriziana è stato bloccato dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale. Un mancato rilascio che ha immediatamente fatto esplodere la tensione nella struttura, dove poco dopo le 13 sono cominciati i disordini, sfociati nell’incendio. Inutile l’intervento dei vigili del fuoco di Gorizia, che non hanno potuto far altro che provvedere alla messa in sicurezza della struttura e dichiarare l’inagibilità delle sei stanze. Nel corso dell’incendio, con alte colonne di fumo che per un’ora si sono elevate sopra il Centro per immigrati isontino, non si sono registrati casi di intossicamento o feriti.
Marco Ceci
Il Sap: Centro abbandonato dal Viminale
GRADISCA. Il febbraio “caldo” al Cie di Gradisca è cominciato sabato 12, quando l’arrivo da Lampedusa di una cinquantina di immigrati tunisini (30 dei quali chiesero immediatamente asilo politico) provocò un’immediata escalation di tensione, sfociata lunedì 14 nell’incendio di tre stanze. Martedì 22 nuovi disordini e l’inizio di una settimana di fuoco, proseguita giovedì con l’incendio di sette stanze e l’arresto di 5 clandestini. Venerdì nuovi disordini, culiminati con l’incendio di altre quattro stanze.
Sull’escalation di tensione nella struttura isontina è intervenuto ieri il segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) di Gorizia, Angelo Obit. «Vista la grave situazione il questore, che nel frattempo non aveva ottenuto rinforzi dal Dipartimento e nemmeno disponibilità di posti in altri Cie – ha detto Obit –, sabato aveva suo malgrado deciso di dimettere dal Centro, con intimazione a lasciare l’Italia, i soggetti giudicati meno pericolosi. Era l’unica possibilità per continuare a trattenere gli altri. Ieri ne dovevano essere dimessi altri 20 ma è arrivato l’altolà del Dipartimento. Così si è alzata la tensione e sono state bruciate altre sei stanze. Se l’Europa ha abbandonato l’Italia il Dipartimento ha abbandonato Gradisca e il questore. La totale solidarietà del Sap va agli operatori e al questore al quale non va attribuita alcuna responsabilità.
Il Piccolo del 28/02/11
Rivolta al Cie di Gradisca Il Centro è ormai inagibile L’ennesima protesta è scoppiata dopo lo stop al rilascio di 20 immigrati Sabato ne erano usciti 30. Il Sap: «Resta una sola stanza per cento ospiti»
di Luigi Murciano wGRADISCA I rivoltosi hanno vinto: il Cie è definitivamente al collasso. Una settimana di rivolte ha portato ieri ad un epilogo grottesco, inimmaginabile: la struttura di massima sicurezza da 17 milioni di euro non è più agibile. Smontata pezzo dopo pezzo dalla furia degli ospiti. Ora, dopo l’incendio di altre 6 stanze, all’ex Polonio è allarme-sovraffollamento. A salvarsi dall’ennesima sommossa, scoppiata alle 14 di ieri, è stata una sola camerata da 8 posti sita nella zona rossa. Sono invece 105 i clandestini ospitati in via Udine: hanno trascorso la notte negli spazi comuni, sistemati alla bell’e meglio a terra, nei corridoi. Una sistemazione di fortuna che fa del Cie una polveriera pronta ad esplodere in qualsiasi istante. Febbrili in queste ore i contatti fra la Prefettura goriziana ed il Viminale per capire come gestire la situazione. Esclusi, almeno ieri, trasferimenti in altri Cie della penisola, dove del resto non sta neppure uno spillo. Stando alle indiscrezioni, il casus belli sarebbe scaturito da una decisione del Ministero dell’Interno, che domenica pomeriggio avrebbe congelato l’operazione di svuotamento avviata il giorno prima dalla Questura. Si era concretizzata nel rilascio (tramite foglio di via e obbligo di lasciare il Paese) di 30 immigrati ritenuti non pericolosi. Un’operazione di alleggerimento che ieri mattina avrebbe dovuto rimettere in libertà altri 20 clandestini, riportando il Cie sotto le 100 unità. Poi il dietrofront. E la situazione è deflagrata con la ribellione dei migranti che già riassaporavano la libertà. Durissimo il commento del Sap, sindacato autonomo di polizia. «Il Cie di fatto non esiste più – denuncia il segretario Angelo Obit – In cinque anni sono stati distrutti tutti i sistemi di sicurezza, la mensa, i dispositivi di vigilanza, mai ripristinati. Questa settimana invece è stata completata l’opera con la progressiva devastazione delle camerate». La situazione secondo il Sap è diventata senza uscita quando da Lampedusa sono stati trasferiti 50 tunisini. Da allora un’escalation di incendi «sistematica, quasi studiata: i migranti sapevano perfettamente quali erano le criticità del Cie». Ieri il collasso, nonostante il piano di svuotamento appena avviato. Vista la grave situazione il questore Piovesana («che nel frattempo non ha ottenuto rinforzi e nemmeno disponibilità di posti in altri Cie» precisa Obit) aveva infatti deciso di dimettere i 30 soggetti meno “a rischio” con intimazione a lasciare il Paese. «Era l’unica possibilità per continuare a trattenere gli altri» spiega il Sap. Ieri avrebbero dovuto esserne dimessi altri 20, ma è arrivato l’altolà del Dipartimento per l’Immigrazione. Ed è stato il collasso
Marzo 17th, 2017 — Tracciati FVG
Piccolo del 27/02/11
Tav, Riccardi: «C’è tempo per decidere»
BAGNARIA ARSA «Ci assumiamo la responsabilità di dare alle istituzioni locali tutto il tempo necessario per valutare un progetto così complesso e delicato, anche al di là dei termini di legge». Lo ha ribadito l’assessore regionale alla Viabilità e trasporti Riccardo Riccardi che, ieri nella palestra comunale di Bagnaria, ha partecipato a un incontro pubblico di presentazione della linea ferroviaria ad Alta velocità/Alta capacità Venezia-Trieste, con particolare riferimento alla tratta che interessa la Bassa Friulana. Alla riunione, aperta al pubblico, hanno partecipato i sindaci egli amministratori dei 17 Comuni coinvolti nel progetto, da Ronchis a Fiumicello, assieme a rappresentanti dell’amministrazione provinciale e ad alcuni consiglieri regionali. Come hanno spiegato i tecnici di Italferr,la società a cui Rfi (Rete ferroviaria italiana) ha affidato il progetto, dal confine con il Veneto il tracciato correrà per i primi 25 chilometri in parallelo all’autostrada A4, per poi deviare verso Cervignano e svilupparsi successivamente, fino all’Isonzo, a fianco della linea ferroviaria storica. Numerosi sono stati i sindaci che hanno preso la parola dopo l’illustrazione delle caratteristiche principali del progetto, compresi gli studi geologici e ambientali. Tutti hanno espresso soddisfazione per la decisione della Regione di ampliare i tempi disponibili e, nello stesso tempo, di affiancare agli uffici tecnici comunali alcuni esperti, in modo da poter esaminare con cognizione di causa tutte le implicazioni della linea Av/Ac.
Messaggero Veneto DOMENICA, 27 FEBBRAIO 2011Pagina 15 – Udine

Bagnaria Arsa. Il progetto è stato presentato ieri mattina durante un’assemblea pubblica. I Comitati: bisogna parlare con la gente
Tav, la Regione rassicura i Comuni: avrete tutto il tempo per valutare il piano
BAGNARIA ARSA. «La Regione si prenderà tutto il tempo possibile perchè enti locali e cittadini possano preparare e presentare le loro controdeduzioni al progetto Tav»: lo ha rimarcato più volte nel corso di una affollata assemblea nella palestra di Bagnaria l’assessore regionale alla Viabilità e trasporti, Riccardo Riccardi. L’esponente regionale, intervenuto all’incontro sul promosso dall’amministrazione di Bagnaria, ha definito importante la partita in gioco e si è ripromesso di ascoltare chi è favorevole e chi è contrario alla infrastruttura ferroviaria. «Non dobbiamo usare toni da stadio nel nostro interloquire – ha ammonito Riccardi. La partita è complessa il percorso lungo e complicato. La mia porta comunque – ha tenuto a precisare – è aperta a tutti. L’importante è che si sia rispetto reciproco nell’esporre le proprie opinioni».
Analizzando poi il tracciato che interessa la nostra regione, l’assessore ha confermato la necessità di arrivare alla sua realizzazione. «Costruiamo un’opera importante – ha sottolineato ancora Riccardi – si tratta ora di recepire le osservazioni, di di scegliere e poi alla fine decidere con grande responsabilità».
Prima dell’intervento di Riccardi, tecnici di Italferr e di Rfi hanno illustrato il tracciato che dal vicino Veneto attraversa la Bassa friulana per arrivare a Monfalcone e a Trieste. Per quanto riguuarda il territorio di Bagnaria è stata presentata la nuova tratta Palmanova-scalo di Cervignano che correrà sul vecchio sedime della Palmanova-San Giorgio di Nogaro, ma fuori dall’abitato di Bagnaria.
Anselmo Bertossi, sindaco del Comune promotore dell’incontro, ha espresso un giudizio positivo sul progetto invitando comunque i redattori a rivedere alcune «inesattezze o dimenticanze». Cressati, Del Frate, Pischedda, primi cittadini rispettivamente di Palmanova, di Gonars e di Villa Vicentina, e il commissario di Torviscosa Di Nardo hanno ravvisato la necessità di un approfondimento in altra sede dell’iter. Cressatti ha caldeggiato la necessità di dialogare con la gente interessata dal passaggio della Tav e di altre tratte. Il sindaco di Muzzana ha ricordato che il suo Comune ha espresso un voto negativo sulla Tav per tenere alto il livello di attenzione e si è detto però disponibile a colloquiare con la Regione.
Al tavolo dei relatori si è poi presentato Giancarlo Pastorutti, del comitato no-Tav. Critico nel metodo con cui il progetto è stato inviato ai Comuni, ma anche nel riguardo degli stessi Enti locali di aver poco “parlato” con la gente, Pastorutti ha definito ironicamente questo incontro «la celebrazione di un rito di coinvolgimento del territorio».
Il consigliere di minoranza di Bagnaria, Tiziano Felcher, infine, fatta una disamina sullo sconquasso in una vasta area compresa tra l’autostrada e la statale triestina (terza corsia, raddoppio 352, nuove linee ferriarie), ha lanciato la proposta che il progetto non sia solo parte di un orticello, ma trovi punti di discussione in una intesa tra più Comuni coinvolti dal passaggio in primis della Tav.
Sandro Sandra



Speriamo che questa posizione di Legambiente regionale rimanga ferma e decisa come quella della Legambiente della Val Susa, a differenza di tante altre zone in Italia dove questa associazione ambientalista collabora nei fatti con le lobby del cemento.
Messaggero Veneto del 26/02/11
Legambiente contro la Tav: «L’opera non è necessaria»
UDINE. «Un’opera non necessaria, altamente impattante sul territorio e sulla fauna e dunque assolutamente da evitare». Dopo la presentazione, lo scorso 22 dicembre, del progetto preliminare per la tratta Ronchi – Trieste per la valutazione dell’impatto ambientale, da parte di Italfer – Gruppo Ferrovie dello Stato, Legambiente continua la sua battaglia contro la Tav.
L’ultimo atto dell’associazione ambientalista è stato l’invio, nei giorni scorsi, al ministero dell’Ambiente, a quello per i Beni e attività culturali e alla Regione delle osservazioni relative proprio alla valutazione di impatto ambientale. Nelle 25 pagine di osservazioni presentate, Legambiente sostiene la necessità di implementare il trasporto di merci e persone su rotaia anziché su gomma, «essendo la ferrovia il sistema più sostenibile dal punto di vista ambientale». Tuttavia, argomenta l’associazione ambientalista «l’imponente progetto della Tav si pone come fortemente impattante sull’ambiente che attraversa, non indispensabile e di difficilissima realizzazione». Dei diversi punti analizzati all’intero del documento Legambiente sottolinea dunque la «non assoluta necessità dell’opera» suggerendo una soluzione più semplice intervenendo sulla rete esistente. (g.be.)
Marzo 17th, 2017 — Notizie flash