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UDINE/ Volantino di denuncia sulla vicenda della ex Caserma Osoppo

Volantino del “CSA in esilio” distribuito in 500 copie nei giorni di 17-18-19 decembre 2015

davanti alla ex caserna Osoppo (ingresso da Via Adige) all’iniziativa finanziata dal Comune,

denominata Bandus  https://www.facebook.com/events/936200423123732/

 

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Rivogliamo i nostri spazi!!

 

Quella della chiusura dello Spazio Sociale presso l’ex caserma Osoppo (durato dal dicembre 2012

al novembre 2013) è stata, da un lato, una operazione beceramente repressiva della Questura e

della Procura e, dall’altro, una dimostrazione di miseria politica da parte dell’amministrazione

Honsell, appena rieletta nel maggio dello stesso anno. Praticamente, Questura e Procura hanno

imposto al Comune di revocarci la convenzione che avevamo siglato, attuando una vera e propria

operazione di regime poliziesco e golpista, di fronte alla quale Honsell ha dimostrato di essere un

nanetto politico; “oramai il pasticcio è fatto” ci disse l’8 giugno 2013, in Piazza XX Settembre, durante lo

svolgimento del concerto che ci fu vietato di tenere nel cortile della caserma Osoppo, che avevamo in

concessione! Con quella frase ci liquidò e oggi non ci commuovono affatto le sue

lacrime di coccodrillo, come si è visto nell’udienza del processo del 13 novembre 2015. In quella

stessa udienza abbiamo posto la questione che, nel 2013, avevamo fornito a Lorenzo Agostini,

responsabile del servizio infrastrutture del Comune, la perizia di

stabilità statica del capannone ove ora si svolgeranno le iniziative

pseudo-pacifiste del 17,18,19 dicembre 2015. Ebbene, senza alcuna

giustificazione, (anche di fronte alla domanda del Pubblico Ministero,

nell’udienza del 13 novembre) Agostini, che aveva sempre affermato

che dentro la caserma non c’erano strutture agibili, cestinò la nostra

richiesta di accesso a tale capannone. Oggi invece vediamo che lo

stesso capannone è miracolosamente diventato agibile e ciò,

dobbiamo supporre, grazie anche alla nostra perizia del 2013. Ma

che gente è questa!? Questori e Pubblici Ministeri forcaioli, che danno

la caccia alle streghe; Giudici senza scrupoli che fanno capire di aver

già scritto la sentenza di condanna; politici e funzionari pubblici senza

un minimo di coerenza e dignità. Questa è la situazione che

abbiamo di fronte e che denunciamo con forza, senza paura

delle conseguenze e tanto meno di essere smentiti. Infine, già dal

3 dicembre, abbiamo inoltrato la richiesta al Comune, per svolgere il

Pignarul 2016 dentro la caserma, nel piazzale raggiungibile

dall’ingresso di via Adige, così come nel 2013, ma non abbiamo

ancora ricevuto nessuna risposta.

 

Un po’ di storia

 

1. Via Volturno 1987 – 2006

Il 30 maggio 1987 vengono occupati spazi inutilizzati dell’ex mercato ortofrutticolo di Udine in via

Volturno, nasce così il Centro Sociale Autogestito. L’esperienza costituiva il punto di arrivo di una lunga e

articolata elaborazione, sviluppatasi negli anni precedenti, sulla necessità di spazi sociali, dalla Bassa

Friulana (da ricordare tra l’altro lo “storico” concerto punk a Torviscosa il 2 ottobre 1982), a Udine, ad altre

parti del Friuli, e da una precedente occupazione dell’ex centro schermografico di via Colugna (1985).

 

“Con questa AZIONE DIRETTA volta all’apertura di nuovi SPAZI SOCIALI-°©‐ESPRESSIVI-°©‐CULTURALI-°©‐

AUTOGESTITI in prima persona senza ingerenze da parte di partiti o associazioni preconfezionate,

diamo vita ad uno spazio dove creare propri momenti di PRODUZIONE CULTURALE ANTAGONISTA,

dove REALIZZARE UNA SOCIALITA’ NON MERCIFICATA, dove L’UNITA’ TRA DIVERSI

SI ESPLICHI NELLA FORMA PIU’ MATURA DELLA LIBERTA’,

dove CRESCERE INDIVIDUALMENTE, KOLLETTIVAMENTE ED IDEOLOGICAMENTE,

RIFIUTANDO GHETTI URBANI, EROINA E DISGREGAZIONE SOCIALE”.

(Tratto dal volantino del 30.5.87, firmato: Gruppo per il Centro Sociale Autogestito – Kollettivo Farcs).

 

Autogestione, confronto assembleare, sensibilità libertaria, musica autoprodotta, lotta alle droghe pesanti e

occhio critico a quelle leggere, antimilitarismo, ecofemminismo, valorizzazione della lingua e della cultura

locale, ecologia sociale, radicamento nelle lotte del territorio e nella difesa dell’ambiente sono sempre stati i

cardini dell’azione del CSA.

Tralasciando l’elevatissimo numero di concerti, iniziative culturali, assemblee pubbliche su temi di attualità

svolti in questi 22 anni, si possono ricordare (senza alcuna pretesa di completezza):

• L’apertura nel dicembre 1990 di un centro autogestito di prima accoglienza per immigrati in una delle due

palazzine dell’ex mercato. Il centro viene violentemente sgomberato con un ingente spiegamento di

polizia alle 4,45 del 20 dicembre 1991 per essere poi riaperto alcuni mesi dopo. Segue un attentato con

bottiglie incendiarie nella notte del 20 luglio 1993, cui risponde una grande manifestazione antirazzista. Ci

fu anche un processo ad alcun* attivist* dal quale ne uscirono assolt*. Il centro di prima accoglienza ha

funzionato fino al giugno 2006, costituendo, praticamente, l’unica esperienza fattiva in città, a fronte della

politica parolaia delle istituzioni. Sul tema dell’antirazzismo, a partire dal 2004, il CSA ha collaborato

attivamente con la lotta contro l’istituzione del CPT di Gradisca d’Isonzo. L’esperienza, nei primi anni

’90, della rivista USMIS riviste par gnovis culturis furlanis e planetariis e dell’omonimo spazio culturale

ed espositivo situato nella Cjanive (cantina) sotto il centro di prima accoglienza, la solidarietà con gli altri

spazi autogestiti (es. occupazione del CSA Farkadize nel 1994 a San Giorgio di Nogaro).

• L’attività femminista, dal 1992, del collettivo Dumbles – Feminis furlanis libertariis , l’impegno antimilitarista

contro tutte le guerre (più o meno “umanitarie”) che si sono susseguite in questi anni ed il sostegno dato ad

obiettori di coscienza totali, la trasmissione settimanale Zardins magnetics a Radio Onde furlane.

• L’impegno contro la costruzione del Palazzo della Regione (un vero e proprio ecomostro) nell’area dell’ex

mercato ortofrutticolo. Purtroppo l’obiettivo non è stato conseguito, ma è solo grazie al CSA se le due palazzine

(di grande interesse architettonico) si sono salvate dalle ruspe.

• La mobilitazione in tutte le battaglie ambientali sul territorio dalla Bassa Friulana alla Carnia, dalle Valli

del Natisone, al Tagliamento, dalla lotta contro l’elettrosmog a quella recente contro la TAV (che ha avuto

i suoi momenti di punta nelle grandi manifestazioni del 1 maggio 2006, 2007 e 2008 a Cervignano)

 

2. Via Scalo Nuovo 2006 – 2009

Alla fine di maggio 2006 i lavori per il Palazzo della Regione sono alle fasi conclusive e si avvicina il

momento dello sgombero. A parole sia Regione che Comune riconoscono la necessità di dare una nuova

sede al CSA, nei fatti si palleggiano le responsabilità col consueto gioco dello scaricabarile. È il Centro

Sociale a risolvere il problema “trasferendosi” il 2 giugno 2006 nella palazzina di via Scalo Nuovo, di

proprietà delle Ferrovie, abbandonata da anni. Sei camion di rifiuti vengono portati in discarica, cortile

ed edificio vengono ripuliti e l’attività prosegue (sia pure in uno spazio decisamente più piccolo da quello

di Via Volturno). Il passaggio alla nuova sede genera una denuncia per occupazione a carico di 36 persone

(il processo si è concluso con l’assoluzione degli imputati, l’8 aprile 2011).

Tra le attività che hanno avuto maggiore sviluppo in questo periodo di vita del CSAscalonuovo, bisogna

ricordare le riuscite mobilitazioni studentesche contro la “riforma” Gelmini organizzate dal Movimento

Studentesco e dal Collettivo Makhno e le iniziative antifasciste (per esempio la mobilitazione contro l’arrivo

a Udine del negazionista Irving nel settembre 2009).

 

LA REPRESSIONE IN FRIULI: perquisizioni, denunce, condanne, sgomberi…

Ma nel corso del 2008 – 2009 si sono abbattuti sul Friuli livelli di repressione finora sconosciuti.

Sulla “normale” vicenda del processo contro i 36 presunti occupanti di via Scalo Nuovo si sono innestati una serie di

eventi di inaudita gravità.

Settembre 2008: i carabinieri compiono una perquisizione a sorpresa del CSA, forzano le porte e sequestrano computer

e documenti. Il pretesto è dato da una denuncia presentata da una giornalista di estrema destra, molestata via internet da

qualche ignoto. Gli inquirenti cercano di scaricare sui frequentatori del CSA, contro cui la giornalista aveva scritto

alcuni velenosi articoli, la responsabilità delle molestie. Dalla perquisizione si origina una ulteriore denuncia per

occupazione contro i titolari dei contratti Enel e telefono.

Ottobre 2008: proteste contro la “riforma” Gelmini, la polizia interviene durante un’occupazione del liceo scientifico

“Marinelli” di Udine identificando i presenti. Ordinaria amministrazione ?

Settembre 2009: poco dopo la manifestazione contro la presenza del negazionista Irving a Udine il sito libertario

regionale viene danneggiato da un attacco hacker. Il sito era stato querelato dalla solita giornalista. I danni sono così

gravi da obbligare a trasmigrare presso un altro provider. Coincidenze ?

Novembre 2009: due studenti maggiorenni del “Marinelli” si vedono notificare un decreto penale di condanna a 15

giorni di arresto (commutati in una multa di 570 euro a testa) per l’occupazione della scuola dell’anno precedente,

verranno poi assolti il 16 dicembre 2010.

10 dicembre 2009 i Carabinieri, su ordine della Magistratura, effettuano il

“sequestro preventivo” del Centro Sociale Autogestito apponendo i sigilli ai

locali. Otto studenti (quasi tutti minorenni) presenti per una riunione del

Movimento Studentesco vengono identificati, fotografati, pesantemente

intimiditi e nei giorni successivi convocati in caserma per vedersi

notificare una denuncia per occupazione. Da notare che le Ferrovie, proprietarie

dello stabile, non hanno mai richiesto alcun sequestro che risulta quindi il

risultato di un’autonoma iniziativa di Carabinieri e Magistratura. Anche la

formula del “sequestro preventivo” di uno spazio occupato è del tutto inedita. Da

quel momento si è data origine ad una serie di iniziative per la riapertura di uno spazio sociale autogestito…

 

3. Ex-Caserma Osoppo 2012 -2013

Dopo un lungo periodo di trattative con il

Comune si arriva all’esperienza del Nuovo

Spazio Sociale nell’ex Caserma Osoppo (dal

dicembre 2012 – al novembre 2013), ma anche

qui la repressione si fa sentire con sequestri,

denunce e processi tuttora in corso (il 29 gennaio

2016 ci sarà la prossima udienza del processo per

la ex caserma Osoppo). Oggi la situazione

Udinese è ben nota a tutti. La repressione aveva

iniziato a manifestarsi in modo significativo nel

2008-2009 e si era già acuita sotto il questore

Tozzi, soprattutto per opera del vicequestore

Pigani. Poi, dal novembre 2014 con l’arrivo del

questore Cracovia siamo entrati in un’era di

completa paranoia poliziesca. Oggi come oggi,

denunce, perquisizioni, sequestri, fogli di via,

minacce di sorveglianza speciale, sono sempre più

frequenti, ed accanto a questo viene invece garantita

la piena agibilità politica ai neofascisti dichiarati.

Un po’ di autoriflessione. Oggi, il movimento

libertario e autogestionario, che ha fatto nascere il

CSA e, successivamente, nelle varie epoche storiche,

è stato ri-generato dal CSA stesso, appare in realtà

ancora vitale anche se frammentato e diviso al suo

interno. Le varie componenti ideologiche, che prima,

anche se con grande conflittualità, sono comunque

riuscite a convivere nella lotta comune per gli

spazi sociali autogestiti, oggi vanno ognuna

per la propria strada, accantonando però in

questo modo la prospettiva di una nuova

occupazione o almeno di una nuova

esperienza autogestionaria, pubblica, aperta,

e partecipata, così come lo sono state le

esperienza realizzate fino ad oggi.

 

Riferimenti web.

Dal 2001 al 2008 su

http://www.ecologiasociale.org/pg/csaudine.html

dal 2008 al 2011 su

http://csascalonuovo.noblogs.org

e, con continuità, dal 2009 ad oggi su

http://www.info-action.net/

Fip Udine via scalo nuovo 15 dicembre (Pinelli assassinato dallo Stato) 2015 a cura del CSA in esilio

UDINE/ Occupare è giusto!

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Udine

SULLO SGOMBERO

DELL’EX-MACELLO, SULL’AREA

EX-MACELLO/

EX-FRIGORIFERO

E SUGLI EDIFICI ABBANDONATI IN CITTA’

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UDINE/ le scemenze di Adriano Ioan

Ma chi è questo, che spara stupidaggini a gratis?

La sede della Croce Rossa è nel degrado?

Il candidato Sindaco Adriano Ioan, invece di criticare chi la gestisce, se la prende con il Centro Sociale.

Perchè non ce la danno a noi quella sede e poi vediamo?

 

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UDINE/ A chi mandiamo la fattura?

Domenica 7 aprile. Lavori in corso all’ex caserma osoppo

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CSA Udine/ Assoluzione per l’ex macello

MV 6 febbraio 2013

Entrò nell’ex macello ma non fu occupazione

Il portavoce del Csa, Paolo De Toni, è stato assolto per il blitz del 10 agosto 2011 La difesa: era stata soltanto un’azione dimostrativa in un’area degradata

di Luana de Francisco

Udine. La firma del Csa, come sempre provocatoria, parlava di “okkupazione”. Ma il blitz del suo portavoce, Paolo De Toni, almeno in quell’occasione, puntava a un risultato prettamente dimostrativo: attirare l’attenzione della pubblica amministrazione, per convincerla a recuperare un’area degradata e restituirla alla città con una funzione sociale. Ecco perchè, quando il pm Andrea Gondolo gli aveva fatto notificare un decreto di condanna a 500 euro di multa, aveva deciso di resistere e, attraverso il proprio difensore, avvocato Andrea Sandra, chiesto di andare a dibattimento. Il processo gli ha dato ragione.

Per il giudice monocratico del tribunale di Udine, Emanuele Lazzàro, quella del 10 agosto 2011 nell’ex macello di via Sabbadini non era stata un’occupazione abusiva. De Toni, quindi, non poteva essere accusato di invasione di terreni o edifici pubblici. Da qui, la formula piena (“perchè il fatto non sussiste”) scelta dal magistrato per motivare la sentenza di assoluzione. Al termine della discussione, il vpo aveva invece ribadito la tesi accusatoria e chiesto per lui una pena pecuniaria.

Iniziata e finita nel giro di 24 ore, l’“occupazione lampo” del portavoce del Centro sociale autogestito si era tradotta nell’affissione di due cartelli a un portone arrugginito su via della Roggia e nell’introduzione in due edifici dell’ex macello – la sala bovini e quella posta di fronte -, entrambi di proprietà del Comune e ricadenti in un’area dichiarata dismessa e inagibile. A farlo sloggiare, quella stessa sera, erano stati gli agenti della Digos. La mattina successiva, la Polizia municipale aveva completato l’opera, “blindando” l’area e sbarrando così la strada all’irriducibile anarchico. Soddisfatto per la riuscita del blitz – che di lì a poco avrebbe portato alla firma di una convenzione con il Comune per la concessione al Csa dell’utilizzo di una parte dell’ex caserma Osoppo -, De Toni aveva tuttavia aggiunto alla propria collezione una nuova denuncia. Per occupazione abusiva, appunto.

«L’accusa non è fondata – aveva spiegato l’avvocato Sandra -. Per poter parlare di invasione di edifici, occorre che vi sia una presa di possesso o che vi si realizzino delle opere. Il tutto, per un periodo di tempo apprezzabilmente lungo. De Toni, invece, si era limitato a entrare in una delle tante aree del Comune in stato di totale abbandono, come avvenne anche per quella di via Scalo nuovo (il caso era finito a sua volta davanti al giudice dibattimentale e chiuso con l’assoluzione di De Toni e di altre 35 persone dall’ipotesi di reato di invasione arbitraria di proprietà altrui, ndr), per dare corso a una classica azione dimostrativa. Soltanto proclami, dunque, finalizzati a ribadire la richiesta al Comune di mettere a disposizione del Csa spazi altrimenti inutilizzati».

La sortita in via Sabbadini era nata proprio dallo sgombero imposto dai carabinieri dalla palazzina di proprietà di Trenitalia e Ferrovie dello Stato. Era il 10 dicembre 2009 e De Toni si era impegnato a individuare una nuova sede, entro la scadenza del secondo “esilio”. Una volta dentro l’ex macello, aveva definito i locali “occupati” «per nulla pericolanti, nè soggetti a infiltrazioni d’acqua, come la maggior parte degli altri edifici dell’area, ma pieni di rifiuti e bisognosi di una massiccia bonifica. Qui – aveva affermato – è facile entrare e questo ne ha fatto spesso i dormitori per i “senza tetto”. Io stesso mi sono limitato a passare attraverso una rete, senza bisogno di scavalcare».

CSA UDINE/ Già arrivata la condanna

Messaggero Veneto 23 febbraio 2012

Chi gli ha dato la notizia non si sa, comunque la cosa è finita perfino in on-line

 

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Occupò l’ex macello il pm: «Va multato»

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di Luana de Francisco

Occupò l’ex macello

il pm «Va multato»

E De Toni si oppone

Chiesta la condanna a 500 euro per l’invasione di agosto.

Il difensore: accusa infondata, fu un’azione dimostrativa

 

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UDINE. Era stata un’“occupazione lampo”, iniziata e finita nel giro di 24 ore, ma – a detta del suo stesso promotore – perfettamente riuscita sia sul piano pratico, sia su quello dimostrativo. Era il 10 agosto del 2011 e Paolo De Toni, portavoce del Centro sociale autogestito, con un blitz assolutamente “solitario” e dopo avere affisso due cartelli a un portone arrugginito su via della Roggia, era entrato in due edifici dell’ex macello di via Sabbadini.

Entrambi di proprietà del Comune e ricadenti in un’area dichiarata dismessa e inagibile. A farlo sloggiare, quella stessa sera, erano stati gli agenti della Digos. La mattina successiva, la Polizia municipale aveva completato l’opera, “blindando” l’area e sbarrando così la strada all’irriducibile anarchico.

Soddisfazione personale a parte, tuttavia, da quella sortita De Toni aveva ricavato anche una nuova denuncia per occupazione abusiva. Denuncia che era finita sul tavolo del sostituto procuratore Andrea Gondolo e che era in breve confluita in un fascicolo che lo vedeva indagato per l’ipotesi di reato di invasione di terreni o edifici. Per l’esattezza, nella fattispecie che esclude la perseguibilità a querela, trattandosi di terreni ed edifici pubblici. L’indagine si è chiusa in questi giorni con la richiesta da parte del magistrato di un decreto penale di condanna: 500 euro di multa la pena proposta. Assistito dall’avvocato Andrea Sandra, De Toni ha comunque deciso di resistere. E, quindi, di presentare opposizione, chiedendo di andare a dibattimento.

«Riteniamo l’accusa non fondata – ha spiegato l’avvocato Sandra – . Per poter parlare di invasione di edifici, occorre che vi sia una presa di possesso o che vi si realizzino delle opere. De Toni, invece, si era limitato a entrare in una delle tante aree del Comune in stato di totale abbandono, come avvenne anche per quella di via Scalo nuovo, per dare corso a una classica azione dimostrativa. Soltanto proclami, dunque, finalizzati a ribadire la richiesta al Comune di mettere a disposizione del Csa spazi altrimenti inutilizzati».

A questo proposito, il legale ha ricordato la sentenza di assoluzione pronunciata lo scorso aprile dal giudice monocratico, Angelica Di Silvestre, al termine del processo che vedeva lo stesso De Toni e altre 35 persone accusate di invasione arbitraria di proprietà altrui, in relazione all’occupazione della palazzina di via Scalo nuovo, di proprietà di Trenitalia e Ferrovie dello Stato. Occupazione cominciata il 2 giugno 2006, poco dopo lo sgombero dalla storica “sede” nell’ex mercato ortofrutticolo di via Volturno, e terminata il 10 dicembre 2009, con un’operazione a sorpresa dei carabinieri. Il blitz dello scorso agosto nasceva proprio da lì: dalla promessa con la quale De Toni si era impegnato a individuare una nuova sede, entro la scadenza del secondo “esilio”.

Una volta dentro, il leader degli anarchici friulani aveva definito i locali “occupati” – la sala bovini e quella posta di fronte – «per nulla pericolanti, nè soggetti a infiltrazioni d’acqua, come la maggior parte degli altri edifici dell’area, ma pieni di rifiuti e bisognosi di una massiccia bonifica. Qui – aveva affermato – è facile entrare e questo ne ha fatto spesso i dormitori per i “senza tetto”. Io stesso mi sono limitato a passare attraverso una rete, dal parcheggio dell’ex frigorifero, senza bisogno di scavalcare».

CSA/ Buone vacanze da Udine

12 agosto: Honsell&Franzil + Grego&Pizzolante

Qui  Rassegna stampa + risposta ad Honsell + 2 videointerviste

Cartolina da Udine. 10 agosto 2011: il CSA fa ingresso all’Ex-Macello, buone vacanze a tutti

Superate le 500 visite.

News 11 agosto pomeriggio Honsell ha detto che farà murare le porte!

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Foto 11 agosto: nonostante la rimozione e i lucchetti è ricomparso un nuovo cartello.

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CSA/ Ex Macello. Honsell: tolleranza zero

Comunicato stampa. RISPOSTA AD HONSELL

Povero Honsell e povero Franzil. Eccola qua la sinistra al potere, più forcaiola di Pasquariello! Hanno una paura matta  di perdere la poltroncina ed allora eccoli diventati più realisti del Re. Vabbè, ma chi credono di intimorire? Pensino invece a dare un occhiata a quello che è successo agli edifici dell’ ex campeggio “Italia ’90” dove è stato tutto distrutto, vetrate, porte, lavandini, impianti elettrici, con decine di migliaia di euro di danni al patrimonio. Mi sa che farò una denuncia in merito, ho una dettagliata documentazione fotografica su questo. Eppoi, lasciare esposta la popolazione all’amianto del parcheggio dell’ex frigorifero non è un attentato alla salute pubblica? Questi si che sono reati gravi e non quelli di bonificare ed utilizzare edifici  lasciati all’incuria ed al degrado. Se emettessimo la fattura  dei lavori di pulizie che faremo nelle prossime settimane verrebbe già fuori un conto di migliaia di euro. Che ridicoli in nostri Amministratori, ma noi non abbiamo tempo da perdere dietro persone politicamente immature che non sanno amministrare la cosa pubblica ed andiamo avanti per la nostra strada per la valorizzazione e la fruizione sociale dei beni comuni.


Paolo De Toni

Secondo servizio di Free-fvg

 

 

 

 

 

 

Servizio su free-fvg.it

 

Messaggero Online

 

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Il Centro sociale
occupa l’ex Macello

di Luana de Francisco

De Toni: «Lo bonifichiamo per fare concerti». Il sindaco Honsell: «Questo è un reato grave, da noi tolleranza zero.»

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Messaggero Veneto GIOVEDÌ, 11 AGOSTO 2011 Pagina 19 – Cronache
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Il Centro sociale occupa l’ex Macello

De Toni: «Lo bonifichiamo per fare concerti». Il sindaco Honsell: «Questo è un reato grave, da noi tolleranza zero»

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di Luana de Francisco Il Centro sociale autogestito ha di nuovo una sede. Ma, anche questa volta, per ottenerla, ha deciso di usare le maniere forti: occupazione. I locali finiti nel mirino dello storico gruppo di anarchici friulani sono due edifici dell’ex macello di via Sabbadini. Paolo De Toni, portavoce del Csa, ci è entrato nel pomeriggio di ieri, dopo avere affisso due cartelloni al portone arruginito che affaccia su via della Roggia. Mantenendo così la promessa che andava ripetendo da tempo e che intendeva realizzare entro la scadenza del secondo anno di “esilio”. Quello cominciato dopo lo sgombero del 10 dicembre 2009, quando i carabinieri fecero sloggiare una manciata di ragazzi dall’edificio di via Scalo nuovo, di proprietà delle Ferrovie, dove il Csa si era insediato nell’estate del 2006. E dove era approdato, dopo quasi 20 anni di permanenza nell’ex mercato ortofrutticolo di via Volturno. Ieri, la prima pagina di un nuovo capitolo della “Csa story”. De Toni dice di avere fatto tutto da solo, ma di essere deciso a spalancare le porte anche agli altri aderenti al Centro sociale. «Il mese di agosto – afferma sarà dedicato alla pulizia dei due edifici: la sala bovini e quella posta di fronte, entrambe in posizione centrale rispetto al resto del complesso, alle spalle degli uffici della Croce Rossa e abbastanza distanti da via Sabbadini e via della Roggia, da evitare di recare disturbo ai passanti». Locali che De Toni promuove anche dal punto di vista “statico”. «Sono perfetti – dice -: per nulla pericolanti, nè soggetti a infiltrazioni d’acqua, come la maggior parte degli altri edifici presenti nell’area. Ma sono pieni di rifiuti e necessitano di una massiccia bonifica: qui è facile entrare e questo ne ha fatto spesso i dormitori per i “senza tetto”. Io stesso mi sono limitato a passare attraverso una rete, dal parcheggio dell’ex frigorifero, senza bisogno di scavalcare». Una volta terminate le pulizie, in settembre, il Csa conta di dare il via alle attività, cominciando con un concerto. «So bene che si tratta di edifici del Comune – afferma De Toni -, ma, con la scusa del progetto di recupero dell’area, abbiamo atteso già cinque anni. Se un domani vedremo i lavori partire, ce ne andremo via». Giusto il tempo di appendere i primi cartelloni e De Toni ha ricevuto prima la visita della Digos e, poi, quella della Polizia municipale. Verificata l’assenza di effrazioni e fotografata l’intera area interessata dall’occupazione, gli agenti della Questura hanno raccolto le generalità di De Toni, per segnalare il caso alla Procura e denunciarlo per occupazione abusiva. Dell’iniziativa, i vigili hanno prontamente informato il sindaco Furio Honsell, che non ha tardato a stigmatizzare l’azione, definendola «intollerabile» e dicendosi preoccupato anche per la pericolosità del sito. «Come ben noto – ha detto il primo cittadino – quell’area è inagibile e oggetto di un progetto, rimasto fermo soltanto a causa dell’indisponibilità dei fondi da parte della Regione, che ha bloccato la rinegoziazione dell’accordo di programma». Progetto o no, comunque, secondo Honsell resta l’assurdità del gesto. «Trovo molto grave – ha detto – il fatto che si chiamino i giornali per segnalare che si è commesso un reato. Comportamenti di questo genere non possono essere tollerati. In questo momento, so che all’interno dell’area non c’è nessuno e anche per il futuro faremo in modo che la legge venga rispettata».

CSA/ Honsell + Franzill + “Usi”/ il gioco è scoperto

Messaggero Veneto VENERDÌ, 12 AGOSTO 2011 Pagina 18 – Cronache

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Ex Macello “blindato” per fermare l’occupazione

Il Comune ha incaricato una ditta di chiudere tutti i varchi presenti nell’area E intanto De Toni, portavoce del Csa, annuncia nuovi blitz per i prossimi giorni

di Luana de Francisco Il Comune “blinda” l’ex Macello di via Sabbadini. E sbarra così la strada a Paolo De Toni, portavoce e (in questo caso) anche apripista del Centro sociale autogestito, che, nel pomeriggio di mercoledì, aveva individuato in due edifici dell’area (dismessa e inagibile), di proprietà comunale, la propria nuova sede. Lo ha fatto incaricando prima gli agenti della Polizia municipale, che già in mattinata avevano provveduto a porre un lucchetto sull’arrugginito portone che collega la zona dell’ex Frigorifero con quella dell’ex Macello – quello attraverso il quale De Toni era passato, per introdursi nei due edifici (la sala dei bovini e un’altra posta di fronte) – e, poi, una ditta che oggi completerà l’opera di interdizione di tutti i varchi, apponendo chiusure provvisorie sugli accessi privi di serrature e coprendo o comunque precludendo i buchi presenti nella rete perimetrale. Obiettivo: porre fine all’occupazione e impedirne il ripetersi. Da qui, anche i sopralluoghi effettuati ieri dai vigili urbani, alla presenza del comandante, Giovani Colloredo. Blitz terminato, dunque, e nel giro di sole 24 ore. Ma perfettamente riuscito, a detta dello stesso De Toni, che ieri pomeriggio era comunque riuscito a tornare sul posto e ad esporre un nuovo cartello, dopo i due rimossi in mattinata dal portone affacciato su via delle Rogge e gli altri affissi negli edifici. «Non credano che finisca qui – promette De Toni -. Nei prossimi giorni ci sarà un’altra occupazione in un sito che comunicherò a tempo debito. E, anche in quel caso, a espormi sarò soltanto io, per una strategia di basso impatto penale, cioè per evitare, come in questa occasione, che altri, oltre a me, vengano denunciati per occupazione abusiva. L’importante è che si sappia che, dietro a me, ci sono sia i vecchi volti del Csa, sia una nuova generazione di giovani e studenti che reclama spazi sociali». E che, come già per l’ex Macello, sono disposti a sobbarcarsi il peso della bonifica dell’area prescelta, pur di disporre di un’area nella quale svolgere le proprie attività. A palazzo D’Aronco, intanto, la linea resta quella dura anticipata ieri dal sindaco. «Con il Csa abbiamo discusso più volte – dice Furio Honsell -, ma purtroppo gli spazi proposti non andavano bene: ovviamente, ci muoviamo soltanto all’interno di percorsi legali. L’ex Macello è un’area inagibile e per questo non possiamo autorizzare l’entrata se non che a tecnici. Comunque, continueremo a lavorare per trovare una soluzione». Dal canto suo, l’assessore alle Politiche giovanili, Kristian Franzil, ha ricordato come «esistano altri gruppi della stessa ispirazione con i quali abbiamo avviato un rapporto proficuo, perché – ha detto – hanno presentato progetti articolati per l’utilizzo degli immobili»

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Nota n. 1 Altra balla di Honsell. Un anno fa all’ultima riunione che abbiamo avuto in Comune Honsell ci ha detto espicitamente che non avevano posti per il CSA e da quella volta abbiamo cominciato a sentire puzza di marcio.

Nota n. 2 Franzil ha fatto outing. Fra le righe della dichiarazione di Franzil leggasi che si tratta dell’area della  falsa USI di Grego&Pizzolante che è già stata foraggiata da Franzil lo scorso anno. Dalle voci che circolano  uno dei siti dove vorrebbero insediarsi “il gatto e la volte”, è l’edificio dal quale sono stati sgomberati gli squatters della caserma Piave, ma, indipendentemente da questo, ora abbiamo la prova del golpe politico udinese per far fuori il CSA, facendo girare anche la balla che siamo stati noi a rifiutare i posti offerti dal Comune. Ecco quindi anche una spiegazione del perché i vertici stalinisti di Rifondazione come Michele Negro cercano di delegittimare il CSA. Anche ad Udine come a Roma c’è un legame organico fra falsa USI e Rifondazione Comunista.

 

Post Scriptum 2 ottobre 2011. Tutto confermato! Honsell & Franzill hanno promesso a Grego & Pizzolante la caserma Piave. Cioè, come aveva già annunciato Grego subito dopo lo sgombero e il sequestro di Via Scalo Nuovo (“andrò io a parlare con Franzil” aveva detto!) il Golpe strisciante si è lentamente consumato fino a raggiungere una perfetta simbiosi nella Festa di Liberazione a Cas’Aupa il 23 e 24 settembre 2011, dove il Gatto e la Volpe erano assieme all’impomatato rifondarolo culetto di pietra Kristian Franzil, a fare la conferenza di fronte ad un numeroso pubblico di una trentina di persone. Dopo il fallimento della Festa dell’ Usi a Manzano del 2010, gli sissionisti sono ripiegati su Cas’Aupa e i nostri eroi comparivano in un ruolo attivo alla stessa stregua degli organizzatori. Oramai si può parlare tranquillamente di USI-RC; i favori, i finanziamenti, la collaborazione politica sono fatti dimostrati.

 

Post Scriptum 19 ottobre 2011. Pizzolante KO, ma può sempre ricorrere a qualche variante del “Vangelo secondo San Matteo” e autoconsoloìarsi con un aforisma del tipo “gli ultimi saranno i primi e viceversa”. Cos’è successo? E’ successo che alle elezioni sindacali per l’elezione dei rappresentanti della sicurezza nell’Azienda presso la quale lavora, (una Cooperativa sociale piuttosto grossa),  svoltesi il 14 ottobre scorso, il nostro buon Matteo è arrivato ultimo e quindi neanche  eletto. Il più votato invece è stato il suo più acerrimo nemico cioè il compagno Luca Meneghesso  (militante dell’USI-AIT quella vera!) che ha spolverizzato tutti, anche i candidati della CGIL. Questo è quindi il riscontro di Pizzolante come sindacalista, cioè gode di ben poca credibilità fra i colleghi di lavoro, il che non ci stupisce per nulla. Fra l’altro il buon Matteo è anche un tipo piuttosto peoloso ed è pure difficile tenerselo a distanza.

Solo una nota sui finanziamenti del Comune di Udine all’Usi scissionista. Grego e Pizzolante avevano sempre negato di aver preso soldi da Franzil, ma ora sono stati costretti ad ammettere e per giustificarsi dicono che si tratta di “rimborsi spese”. Sinceramente non vale la pena di commentare questa scusa se non ricordando che “se pezo el tacòn del buso”.

Infine, le speculazioni sulle caratterisctiche tattiche dell’occupazione esplorativa di agosto (anche qui si vedono all’unisono le provocazioni filo-poliziesche dell’Usi scissionista ed RC) sono puntualmente smentite dai fatti come si è visto alla manifestazione del 15 ottobre degli studenti ad Udine, nella quale striscioni, bandiere  volantini e cartelli erano tutti nella direzione giusta: Democrazia Diretta Fuori dai Palazzi, No Tav (applauditissimo l’intervento al microfono) e per gli Spazi Sociali Autogestiti, con sostengno esplicito alla storia del CSA. Il problema semmai è la repressione poliziesca che la Giunta Honsell ha messo in atto con maggiore e squallida determinazione di tutte le Giunte precedenti. Questa è la verità. Inutile negarlo, le denunce pesano, (ne abbiamo avute molte e ne abbiamo in corso ancora), ed hanno creato molte conseguenze in termini di deterrenza psicologica.

Post Scriptum novembre-dicembre 2011.

11-11-11 Honsell assediato dalla richiesta di spazi sociali.

Dopo ulteriori contatti con il Comune emerge che le strutture edilizie comunali vengono aggiudicate dopo  una “manifestazione di interesse” e la formulazione di un offerta vera e propria. Questa procedura verrà attivata anche per la Caserma Piave promessa dal Comune all’Usi scissionista. Quindi l’outing di Franzil (con questa affermazione si intendeva l’aver reso pubblica una cosa segreta) che ha dichiarato di aver avuto un rapporto proficuo con gruppi “affini” al nostro ( l’Usi scissionista) è un passo falso e piuttosto pericoloso, peraltro confermato direttamente dall’Usi stessa che ha dichiarato l’esistenza di trattative con Franzil non solo sul sito, ma anche sul giornale stampato di dicembre 2011. Sono dei fessi perché trattative non possono esistere prima delle “manifestazioni di interesse” e, a maggior ragione, non si possono ovviamente pilotare le cose come fa comodo ed è proprio l’esistenza di un rapporto preferenziale che  hanno espresso in maniera esplicita e diretta, cazzi loro e di Franzil.

La nostra invece NON è mai stata una trattativa, ma una vera e propria rivendicazione, con l’azione diretta come dimostrato in agosto dopo vari giri di affissioni in molti edifici, condotte nei mesi precedenti!

Il CSA in quest’ultima fase inoltre ha proposto di allargare la base per gli spazi sociali e le occupazioni, e la proposta è stata in linea di massima accettata e su questa base si è riparlato con Honsell il 17 novembre. Il problema oggi, per esempio, è vedere se #occupyudine si muoverà veramente o no. Noi ci siamo! Purtroppo, in un ottica generale, si sta invece diffondendo la convinzione che “Udine è una città morta” e non si rilevano tensioni antagoniste e quindi non ci sono più speranze di arrivare ad un’occupazione di qualsiasi genere. In realtà le due esperienze di Centro Sociale in Piazza con gli studenti sono riuscite benino anche se effettivamente non si può certo dire che sia stata raggiunta una situazione matura per un’occupazione.

Noi ovviamente continuiamo a lavorare nella direzione dell’autogestione, dell’azione diretta e dell’occupazione non escludendo però soluzioni “legali” soprattutto se condotte da un movimento più ampio.

 

Pizzolante dice di se stesso:

> nota: l’assemblea è andata bene: mi sono presentato con la mia bella
> faccia di merda (che mi vien proprio bene),

 

Si riferisce all’assembla del 20 dicembre 2011 della coop di cui fa parte (tutto documentabile). L’ Assemblea era indetta da USI-AIT ed USB e  pizzolante si è sovrapposto con la sua sigla USI-CT&S dopo aver cercato di boicottarla.

 

La faccia di merda è il suo paradigma! Lo avevamo ben capito e denunciato da tempo, se ci poteva essere ancora qualche dubbio residuale ora ce lo toglie definitivamente lui stesso.

E’ quasi sempre costretto a subire l’iniziativa politica e vuole fare la voce grossa, denigrando i compagni e poi sistematicamente si presenta, con la sua faccia di merda appunto, per non essere tagliato fuori.

L’anarchismo è coerenza fra mezzi e fini e pizzolante ma non ha alba dei principi anarchici. Questo personaggio è uno dei peggiori concentrati di opportunismo mai visti in circolazione e siccome non può più tenerlo nascosto allora cosa fa? Se ne vanta!

 

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Tanzi (Pdl)

«Ora Honsell dica se li appoggia o no»

«L’occupazione dell’ex Macello da parte del Centro sociale è stato un atto da irresponsabili». A dirlo è il vicecoordinatore vicario del Pdl, Vincenzo Tanzi, che aggiunge: «Il Pdl condanna ogni forma di abuso e atti del genere, e in particolar modo quando si prefigura una denuncia di reato. Detto questo, è davvero singolare – continua Tanzi – come il sindaco Honsell, invece di interrogarsi sul perché si sia verificato un gesto del genere, poiché in campagna elettorale uno dei suoi cavalli di battaglia era la realizzazione di uno stabile per il Centro sociale, cambia adesso le carte in tavola e lo fa attaccando il governo regionale». «La vera novità è la scelta del luogo. Non è un caso – dice  ancora Tanzi – che sia stato scelto proprio l’ex Macello. Questo sta a significare che le nostre preoccupazioni sono fondate. Fin dal 2008 abbiamo denunciato che sotto la ristrutturazione dell’edificio si nasconde la volontà di questa amministrazione nel voler consegnare l’immobile proprio a coloro che oggi hanno tentato di occuparlo abusivamente». «Il Pdl – continua l’esponente del centrodestra – si è sempre detto contrario a una sede destinata e gestita dal Centro sociale. Uno perché siamo convinti che i soldi pubblici vadano utilizzati diversamente, e quindi se così fosse fa bene la Regione a non dare neanche un euro. Due perché di certo Udine non ne ha davvero bisogno». «Arrivati a questo punto e visti i fatti – conclude Tanzi – è giunta l’ora che Honsell esca allo scoperto e dica pubblicamente ai cittadini udinesi cosa di concreto vuol realizzare nell’ex Macello e se ha ancora intenzione o meno nel suo programma di governo di assecondare le richieste che provengono dal Centro sociale per avere una sede tutta sua».

 

 

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link a  Udine20

 

 

CSA/ Ex-Macello: lo stato di fatto

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CSA Udine

Comunicato stampa del 15 agosto

 

Nella mattina di ferragosto, la Commissione tecnico-ingegneristica del CSA di Udine ha fatto intrusione all’ex-macello per verificare lo stato di fatto della blindatura realizzata da Honsell&Franzil per impedire al CSA l’accesso al sito.

Oltre ad operazioni di lucchettatura sugli ingressi esterni e il rafforzamento della recinzione, si è rilevata l’esistenza di 4 pannelli imbullonati alle colonne delle porte di 3 edifici, inclusi ovviamente i due edifici individuati come potenziale sede del Centro.

Dalle scritte riscontrate sopra i suddetti pannelli si può anche facilmente desumere quale sarà la linea politica del CSA per il futuro.

seguono altre foto

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