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Marzo 17th, 2017 — General, Movimenti
LA CASA E’ DI CHI LA ABITA!
SOLIDARIETA’ al movimento degli SQUATTERS dei Paesi Bassi, che in questi giorni sta subendo un’ondata repressiva pesantissima, con la minaccia di sgombero a partire dal 1° ottobre per 200 occupazioni solo nella città di Amsterdam. Da domani entrerà in vigore il “divieto di occupazione” , una legge che blatera di offrire nuovi utilizzi per gli spazi abbandonati ma che in realtà non offre altro che protezione ai proprietari speculatori e criminalizza gli squatters che a breve potrebbero rischiare detenzioni fino a 2 anni.
Riportiamo il link all’appello dei compagni olandesi per la difesa delle occupazioni OVUNQUE!
http://ch.indymedia.org/demix/2010/09/77791.shtml
http://www.informa-azione.info/un_appello_dall039olanda_per_la_difesa_degli_squat
“These days are for us all, the variety of people that form the squatting movements of this and every other country. All different approaches and tactics should be used in the coming struggle. These days should be an inspiration for all the things to come. October is just the beginning.”
Queste giornate sono per tutti noi, tutto il variegato mondo che forma il movimento degli squat di questo e di altri paesi. Tutti i differenti approcci e le differenti tattiche devono essere impiegati nella lotta che verrà. Queste giornate dovranno essere un’ispirazione per le cose che seguiranno. Ottobre è solo l’inizio.
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
Da Il Piccolo del 30/09/10
«Il Cie è peggio del carcere la polizia ci offende e ci malmena»
GRADISCA Una perquisizione “di massa” al Cie di Gradisca. L’episodio si sarebbe verificato una settimana fa, a seguito dell’ennesimo tentativo di fuga dalla struttura di identificazione ed espulsione di via Udine. Le foze dell’ordine avrebbero svegliato i reclusi nel cuore della notte, concentrandoli – pare un’ottantina – in un’unica camerata mentre nel frattempo la polizia avrebbe avviato la perquisizione nelle stanze alla ricerca di corpi contundenti e altri oggetti che avrebbero potuto essere usati nel tentativo di evasione. A testimoniarlo anche una lettera apparentemente inviata dagli immigrati ad alcune testate web vicine alla galassia no-global. «Il trattamento qui è peggio del carcere – recita la missiva che è rimbalzata quà e là nella Rete -: abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire. Ci sono tre minorenni tunisini, hanno 16 anni, ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni? Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti…Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane. La polizia – denuncia la missiva – spesso entra e picchia. Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo, poi l’hanno rilasciato perché stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.Ci trattano come delle bestie. Alcuni operatori usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la nostra reazione, così poi sperano di mandarci in galera, tanto danno sempre ragione a loro.C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale e l’hanno riportato dentro. Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane e non cambia mai niente. Da due giorni siamo in sciopero della fame, e il medico non è mai entrato per pesarci o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie. Le condizioni qui a Gradisca sono disumane, è assurdo che si rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti e di come viviamo. E ci si chiede, ma è possibile che le persone solo perchè non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per 6 mesi della loro vita?». Dopo le fughe di immigrati fatte registrare nelle ultime settimane, saranno rafforzate le misure di prevenzione e vigilanza al Cie. Lo ha deciso il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu. (l.m.)
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
La lotta continua….
30/09/10
Il Piccolo
Raccolto e subito nascosto il mais ogm di Pordenone
di MARTINA MILIA PORDENONE Erano pronti a una nuova incursione, ma sono stati battuti sul tempo. Ieri sera gli uomini della forestale della Regione hanno raccolto il mais transgenico seminato a Fanna impedendo ai no global di distruggerlo. «Il tribunale, con il decreto penale di condanna, ha riconosciuto che quello che abbiamo fatto distruggendo il campo di Vivaro era giusto. A questo punto vogliamo che il campo di Fanna sia distrutto o ci dovremo pensare ancora noi» aveva dichiarato ieri mattina Luca Tornatore, attivista dell’associazione Ya Basta che raccoglie i disobbedienti del Nordest. La giustizia, però, per una volta è stata più rapida. Ieri sera prima delle 19, uomini della forestale regionale con una trebbiatrice e due carri per la raccolta – il tutto sotto l’occhio vigile di polizia e carabinieri – hanno provveduto a mietere i tre ettari di mais ogm seminato da Giorgio Fidenato a Fanna. Il granoturco è stato trasferito in un luogo top secret e rimarrà al sicuro in attesa che la sentenza diventi definitiva. Il giudice Piera Binotto, dopo aver emesso il decreto penale di condanna nei confronti di Fidenato (che prevede confisca e distruzione del raccolto nonché una sanzione da 25 mila euro), ieri ha nominato Luca Bulfone, direttore centrale alle risorse agricole, naturali e forestali della Regione, custode giudiziario. «Ho l’incarico di provvedere alla raccolta del mais e di conservarlo in un luogo adatto in attesa che si concluda l’iter giudiziario» confermava nel pomeriggio Bulfone. Quando? I fatti, in questo caso, hanno preceduto anche le parole. Intono alle 19 personale della forestale, lo stesso Bulfone e il direttore dell’Ersa – braccio operativo della Regione -, Mirko Bellini, hanno raggiunto il campo incriminato e provveduto alle operazioni di trebbiatura e raccolta. Sul posto anche carabinieri e polizia – che fin dalla mattina presidiavano il campo per il timore di incursioni da parte dei disobbedienti – che hanno seguito le operazioni. «Affidare la custodia alla Regione e all’Ersa è come dare il sangue a Dracula. Questi enti non hanno avuto una posizione neutra nella vicenda» tuonava nel primo pomeriggio Fidenato. Ma lo stesso agricoltore poche ore dopo si è ricreduto. «Mi hanno assicurato che il mais, raccolto in granella – spiega -, sarà essiccato. Questo consentirà al raccolto di mantenere le sue proprietà inalterate».
«Sono il futuro, ma in Italia manca una legge di garanzia»
TRIESTE Ne ha discusso la politica e si è espressa la magistratura. Ma della vicenda del mais Ogm di Vivaro parla anche il mondo della ricerca. «Gli Ogm sono da prendere con cautela, perché come tutte le tecnologie comportano dei rischi che vanno valutati con attenzione dalla comunità scientifica», dice Giuliano de Grassi, ricercatore dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (Icgeb) di Trieste, dove proprio in questi giorni si svolge un corso sul rischio derivante dal rilascio ambientale di Ogm. «Per un uso sicuro e sostenibile delle biotecnologie l’analisi del rischio in tutte le sue declinazioni (valutazione, gestione, comunicazione) è fondamentale – sostiene De Grassi -. Ma nel caso dell’agricoltore di Vivaro bisognerebbe anche chiedersi cosa l’ha portato a scegliere di piantare mais geneticamente modificato. Ci sono altri motivi oltre all’evidente vantaggio economico». Per esempio? Una maggiore facilità di coltivazione: gli OGM di prima generazione resistono agli insetti, ai virus, agli erbicidi. Facendo risparmiare all’agricoltore tempo e denaro. Quelli di seconda generazione hanno qualità nutrizionali migliori. C’è per esempio il golden rice, il riso arricchito con vitamina A, ideato per attenuare le carenze alimentari in alcuni paesi in via di sviluppo. Ma ci sono anche Ogm resistenti a fattori abiotici, come la siccità o gli ambienti salini. E gli Ogm di terza generazione, alcuni in avanzato stato di sperimentazione, sono fabbriche per la produzione di vaccini. Ma come essere certi che non nuocciano alla salute? È come in automobile: il rischio di fare un incidente esiste, ma non per questo ci muoviamo a piedi. La valutazione va fatta con strumenti scientifici. Ma in Italia c’è un vuoto legislativo. Giulia Basso
Messaggero Veneto
I no global: «Distruggeremo gli Ogm» Ma nel pomeriggio li precede il giudice
La svolta. Il giudice del tribunale cittadino Piera Binotto ha affidato la custodia giudiziaria alla direzione regionale delle risorse agricole e forestali L’antefatto. Ieri mattina l’associazione Ya Basta ha annunciato l’intenzione di distruggere il campo di Fanna sei i giudici non avessero provveduto L’epilogo. Ieri sera uomini della Forestale e dell’Ersa hanno trebbiato il mais transgenico portandolo in un luogo top secret. Sarà stoccato ed essiccato. «Il tribunale, con il decreto penale di condanna, ha riconosciuto che quello che abbiamo fatto distruggendo il campo di Vivaro era giusto. A questo punto vogliamo che il campo di Fanna sia distrutto o ci dovremo pensare ancora noi». Quando? Luca Tornatore, attivista dell’associazione Ya Basta che raccoglie i disobbedienti del Nordest lancia la sfida: «Anche domani». Ma questa volta la giustizia ha reagito subito: ieri sera, intorno alle 18.30, uomini della forestale regionale con una trebbiatrice e due carri per la raccolta hanno provveduto a mietere i tre ettari di mais ogm seminato da Giorgio Fidenato a Fanna. Il granoturco è stato trasferito in un luogo top secret e rimarrà al sicuro in attesa che la sentenza diventi definitiva. Tutto in una giornata. Dopo mesi di lentezza e polemiche, ieri si è messo un primo punto alla storia dei campi di mais geneticamente modificato. Mentre in mattinata – in una provincia blindata per evitare incursioni no global – il movimento “Ya Basta” annunciava di essere pronto a una nuova incursione per abbattere anche il mais seminato a Fanna, il tribunale era al lavoro per accelerare le procedure. Il giudice Piera Binotto, dopo aver emesso il decreto penale di condanna nei confronti di Giorgio Fidenato (che prevede confisca dei campi, distruzione del mais e sanzione da 30 mila euro), intorno all’ora di pranzo ha nominato Luca Bulfone, direttore centrale alle risorse agricole, naturali e forestali della Regione, custode giudiziario. «Ho l’incarico di provvedere alla raccolta del mais e di conservarlo in un luogo adatto in attesa che si concluda l’iter giudiziario» ha confermato nel pomeriggio Bulfone. Quando? I fatti, in questo caso, hanno preceduto anche le parole. Intorno alle 18.30 personale della guardia forestale, lo stesso Bulfone e il direttore dell’Ersa – braccio operativo della Regione -, Mirko Bellini, hanno raggiunto il campo incriminato e provveduto alle operazioni di trebbiatura e raccolta. «Affidare la custodia alla Regione e all’Ersa è come dare il sangue a Dracula. Questi enti non hanno avuto una posizione neutra nella vicenda» ha tuonato nel primo pomeriggio Fidenato. Ma lo stesso agricoltore poche ore dopo si è ricreduto: «Mi hanno assicurato che il mais, raccolto in granella – ha spiegato -, sarà essiccato. Questo consentirà al raccolto di mantenere le sue proprietà inalterate». E visto che i tempi del procedimento sono tutt’altro che certi, il mais transgenico potrebbe “riposare” ancora per mesi. Dove? Il luogo naturalmente resta top secret, per evitare incursioni. Nel frattempo lo stesso Fidenato e l’avvocato Francesco Longo, che ne tutela gli interessi legali, presenteranno opposizione al decreto (hanno 15 giorni di tempo dalla notifica del provvedimento, avvenuta martedì scorso). La raccolta tempestiva rompe anche i piani del no global, ma nello stesso tempo garantisce loro una seconda vittoria: quella di aver tolto di mezzo – anche se non distrutto – il mais transgenico. «Quella degli Ogm è una guerra contro il sistema vivente – ha affermato ieri mattina con calore, davanti al tribunale, Luca Tornatore -. Aziende come la Monsanto o la Bayer hanno cominciato come industrie di guerra e gli Ogm vengono dalla filiera della guerra». I disobbedienti non smetteranno di combattere il transgenico e per farlo stanno lavorando in sinergia con le popolazioni indigene dell’America Latina, «che conoscono bene gli effetti degli Ogm». I primi di novembre, ha anticipato Tornatore, in Friuli Venezia Giulia arriverà anche Luis Evelis, presidente del Fondo Indigeno Latinoamericano. Martina Milia
Intanto Slow food pronta a costituirsi parte civile
Per la questione Ogm, «quella in corso è una settimana cruciale che evidenzia come la situazione sia in rapida evoluzione tra luci e ombre, mentre diventa sempre più indispensabile assumere posizioni chiare». È la valutazione di Slow food, che in una nota sottolinea che la decisione del tribunale di Pordenone, «è un provvedimento giusto che ripristina la legalità, ma arriva tardivamente e in caso di opposizione al decreto penale di condanna Slow food si costituirà parte civile». «In questo quadro, Slow Food ritiene che un’Italia libera da Ogm sia la scelta migliore: sul piano economico, ambientale, scientifico e delle garanzie sulla sicurezza alimentare – ha dichiarato il presidente di Slow Food Italia, Roberto Burdese –. Crediamo che l’Italia debba confermare la sua vocazione per un’agricoltura libera da Ogm
«Introiti a rischio»
I vicini Se il mais geneticamente modificato ha trovato “casa” ed è stato raccolto seguendo procedure delicate per evitare ogni forma di contaminazione con altri terreni, gli effetti della “vicinanza” con le colture tradizionali difficilmente si potranno evitare. Non solo effetti reali, ma soprattutto mediatici. In questi giorni, infatti, anche nei campi vicini a quelli di Giorgio Fidenato, finiti nel mirino della procura, si sta raccogliendo il mais arrivato a maturazione. Alcuni agricoltori, però, avrebbero avuto problemi nel conferire il granoturco perché i proprietari dei silos non vorrebbero rischiare di raccogliere un raccolto che potrebbe essere entrato in contatto con il mais transgenico. Rischi reali di contaminazione? Difficile dirlo. Per appurarlo – le analisi fatte dai consulenti della Procura e dagli ispettori ministeriali sui terreni limitrofi escludevano un pericolo conclamato – andrebbero fatti accertamenti ad hoc, ma da chi e soprattutto chi paga? Nel dubbio, intanto, qualcuno si è dovuto tenere il mais e rischia di perdere il raccolto se non sarà trovata una soluzione diversa. La psicosi da Ogm potrebbe costare cara e potrebbe trasferirsi nelle aule della giustizia civile per quantificare eventuali “danni” economici. (m.m.)
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
Quello che segue è il volantino distribuito da Comitato primo marzo in centro città venerdì 24 in occasione della giornata dei ricercatori e del clandestinoday.
CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE
Cos’è I CIE sono luoghi di detenzione amministrativa, paradosso logico e giuridico, strutture in cui gli “ospiti” sono sottoposti di fatto ad un regime carcerario, ma senza permessi di uscita o di visita. Sono prigioni per persone che non hanno – o, sempre più spesso, non hanno più – i documenti in regola. Sono a decine sparsi per l’Italia, uno di questi a Gradisca d’Isonzo, a pochi chilometri da qui.
Come funziona A volte, chi viene fermato senza permesso di soggiorno in regola, viene portato in uno di questi centri, ufficialmente in attesa di essere identificato ed espulso e può essere trattenuto fino a sei mesi. Possono essere clandestini appena arrivati, o fermati per strada, ma anche, ad esempio, persone uscite dal carcere (che quindi hanno già subito un processo, durante il quale la loro identità è stata accertata) o stranieri che per anni hanno soggiornato regolarmente e che poi perdendo il lavoro hanno anche perso il permesso di soggiorno…
La collettività paga a coloro che gestiscono questi centri (spesso cooperative, come il consorzio Connecting People a Gradisca) un quota “ad ospite” che si aggira mediamente attorno ai 60-80 euro al giorno, senza contare i costi strutturali e la manutenzione straordinaria. Più “ospiti”, più soldi. Un business notevole, i cui conti restano ben poco trasparenti.
Come si cura L’unica cura per questa “malattia democratica” è la chiusura immediata di tutti i centri.
Questa è una lettera di alcuni reclusi nel CIE di Gradisca, che illustra le ragioni della loro più recente protesta.
Crediamo che meglio di qualsiasi nostra parola, renda evidente la realtà di degrado e abusi che queste persone sono costrette a subire
Noi stiamo scioperando perché il trattamento è carcerario, abbiamo soltanto due ore d’aria al giorno, una al mattino e una la sera, siamo tutti rinchiusi qui dentro, non possiamo uscire. Ci sono tre minorenni qui dentro, sono Tunisini e hanno 16 anni, ci chiediamo come mai li hanno messi qui se sono minorenni? Il cibo fa schifo, non si può mangiare, ci sono pezzi di unghie, capelli, insetti…
Siamo abbandonati, nessuno si interessa di noi, siamo in condizioni disumane. La polizia spesso entra e picchia. Circa tre mesi fa con una manganellata hanno fatto saltare un occhio ad un ragazzo, poi l’hanno rilasciato perché stava male e non volevano casini, e quando è uscito, senza documenti non poteva più fare nulla contro chi gli aveva fatto perdere l’occhio.
Ci trattano come delle bestie. Alcuni operatori [di Connecting People n.d.r.] usano delle prepotenze, ci trattano male, ci provocano, ci insultano per aspettare la nostra reazione, così poi sperano di mandarci in galera, tanto danno sempre ragione a loro.
C’è un ragazzo in isolamento che ha mangiato le sue feci. L’hanno portato in ospedale e l’hanno riportato dentro. È da questa mattina che lo sentiamo urlare, nessuno è andato a vederlo, se non un operatore che l’ha trattato in malo modo.
Il direttore fa delle promesse quando ci sono delle rivolte, poi passano le settimane e non cambia mai niente. Da due giorni siamo in sciopero della fame, e il medico non è mai entrato per pesarci o per fare i controlli, entra solo al mattino per dare le terapie.
Continueremo a scioperare finchè non cambieranno le cose, perché 6 mesi sono troppi e le condizioni troppo disumane. Questo non è un posto ma un incubo, perché siamo nella merda, è assurdo che si rimanga in queste gabbie. Sappiamo che molta gente sa della esistenza di questi posti e di come viviamo. E ci si chiede, ma è possibile che le persone solo perchè non hanno un pezzo di carta debbano essere rinchiuse per 6 mesi della loro vita?
Reclusi del CIE di Gradisca – 15 settembre 2010
Flussi migratori: emigrano i cervelli e ce la prendiamo con chi entra in Italia, salvandola dal baratro.
Nessuno sembra preoccuparsi di porre fine alla drammatica emorragia di laureati che abbandonano l’Italia per trovare un lavoro dignitoso all’estero, mentre sembra evidente che l’immigrazione rappresenti per l’Italia un problema devastante. Ma è davvero così?!
Il problema sono i clandestini!!!
FALSO! Gli irregolari sono meno del 10% della popolazione straniera in Italia. Gli altri lavorano e pagano le tasse e le pensioni agli italiani.
Beh, ma gli stranieri tolgono lavoro agli italiani!!!
FALSO! I dati mostrano che il lavoro straniero ha quasi naturalmente colmato un vuoto provocato da fattori demografici: l’Italia è un Paese sempre più vecchio, e decine di migliaia di laureati continuano a trovare fortuna all’estero. Inoltre il contributo dei lavoratori stranieri al PIL italiano è, in media, più alto di quello dei lavoratori italiani!!
Ma com’è possibile?! Si tratta di una massa di ignoranti!!!
FALSO! I lavoratori stranieri (anche gli irregolari) hanno un’istruzione pari, e a volte superiore, a quella degli italiani! E anche per i lavori che non richiedono un titolo di studio la produttività degli stranieri è superiore a quella degli Italiani!
Può darsi, ma rimane il fatto che sono davvero troppi!!!
FALSO! In Irlanda gli stranieri sono il 12.6%, in Spagna l’11.6%, in Austria il 10.6%, in Germania l’8.8%. In Italia sono appena il 5.8%.
Cribbio! Ma allora aboliamo la fuga dei cervelli e mandiamo a casa gli immigrati, così risolviamo il problema. Insomma, prima di tutto gli Italiani!
Anche in questo caso si tratta di un’obiezione giustificata solo dalla pessima informazione. Trascurando esempi estremi come gli Stati Uniti o l’India, e confrontando la realtà italiana con quella, ad esempio, della Germania o dell’Inghilterra, ci accorgiamo che il problema dei flussi migratori in Italia è solo l’effetto di problemi più “a monte”.
Per esempio, in Inghilterra e Germania non si cerca a tutti i costi di impedire il libero movimento di “cervelli” né di lavoratori. Esiste un continuo flusso di lavoratori che abbandonano questi Paesi per andare a lavorare all’estero. Per ogni lavoratore che emigra un altro entra. E in passato, quando c’era più immigrazione che emigrazione, l’orientamento è stato verso l’integrazione, con ottimi risultati.
Ok, mi avete convinto… ma smettetela di criticare e trovate una soluzione!!!
Il problema è nello sfruttamento dei lavoratori, sia italiani che stranieri. Le leggi razziste (Bossi-Fini, Turco-Napolitano, pacchetto sicurezza), insieme alla precarizzazione selvaggia del lavoro, hanno provocato una concorrenza al ribasso per accaparrarsi pochi posti di lavoro, precari e mal pagati. Questo processo impoverisce il nostro Paese e gli impedisce di crescere, tanto in ricchezza quanto in benessere.
Per questi motivi è necessario smetterla di dare la “caccia al clandestino”, come se fosse l’origine di tutti i mali, e formare un fronte comune dei lavoratori, sia italiani che stranieri.
Comitato Primo Marzo Trieste.
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
La scuola riprende a muoversi. Dopo la manifestazione del 22 settembre degli insegnanti autoconvocati, per l’8 ottobre è previsto lo sciopero degli studenti.
Intanto pubblichiamo un contributo di valutazione su come si stanno muovendo le cose ad Udine.
LA PROTESTA NELLE SCUOLE, IL MESSAGGERO VENETO E I DIRITTI SINDACALI
La mobilitazione nelle scuole e nelle università contro la “riforma” Gelmini cresce. È un dato politico importante. È però interessante vedere come questi eventi vengano letti dalla stampa, in particolare locale.
Il Messaggero Veneto dedicava, il 23 settembre, due colonnine all’happening dei “duecento” docenti autoconvocati (la valutazione numerica è dello stesso MV) e una buona metà dell’articolo era dedicata all’intervento del Sindaco e alla passerella delle altre “celebrità” presenti.
Il 30 settembre lo stesso quotidiano dedica alla protesta in piazza di alcune “decine di insegnanti” della CGIL (le cifre sono del MV, non nostre) uno spazio più che doppio con richiamo in prima pagina.
Dallo stesso quotidiano veniamo a sapere di “affollate assemblee” in orario di lavoro tenute dal sindacato autonomo Gilda e dalla CGIL (in quest’ultima ha imperversato l’onnipresente Honsell).
Nessuno si preoccupa però ovviamente di ricordare che a partire dal “decreto anticobas” del 1997 (fortemente voluto da CGIL CISL UIL) non solo la possibilità di ricorrere all’arma dello sciopero è stata fortemente limitata nel pubblico impiego ma lo stesso diritto di indire assemblee in orario di lavoro è stato riservato ai soli “sindacati maggiormente rappresentativi” (ovvero le stesse CGIL CISL UIL più pochi altri fortunati) sottraendole così alle organizzazioni sindacali di base.
Inoltre il diritto di indire un’assemblea non appartiene ai lavoratori ma, per legge, è un diritto “del sindacato”: neppure il 100 % dei lavoratori di un’impresa ha il “diritto” di indire un’assemblea.
Conclusioni: il confronto sindacale è bello, l’importante e che gli interlocutori (e possibilmente anche le conclusioni) siano già stati predefiniti dall’alto…
Mauro
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MV GIOVEDÌ, 30 SETTEMBRE 2010

Pagina 3 – Udine
Solidarietà con tutti i lavoratori, a partire dai metalmeccanici
Striscioni e vuvuzelas, insegnanti in piazza
Protesta contro il precariato e l’impoverimento dell’istruzione pubblica
L’OBIETTIVO
SCUOLAx
In mattinata un’affollata riunione degli iscritti Cgil al Palamostre La segretaria provinciale Gallo: «Il nostro volontariato è finito»

Scuola, università e ricerca: insegnanti ieri in trincea al suono delle vuvuzelas. Protestano contro il precariato e l’impoverimento dell’istruzione. Prima un’affollata riunione degli iscritti alla Cgil, al Palamostre, ha sancito l’unione delle tre realtà e il prossimo passo sarà quello di coinvolgere anche l’opinione pubblica. Nel pomeriggio, invece, manifestazione in piazza Matteotti con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione. Decine di insegnanti con striscioni, fischietti e le famose vuvuzelas, le assordanti “trombette” dei mondiali di calcio in Sudafrica.
La protesta in centro è avvenuta con “flash mob” informativi: tutti immobili per tre minuti al suono delle vuvuzelas e poi immersi nella folla a spiegare le motivazioni dell’iniziativa. La moda arriva da oltre oceano, ma gli insegnanti hanno saputo coniugarla a un messaggio spiegato all’interno dei “fiori della Costituzione”, piccoli doni con allegato un messaggio di Pietro Calamandrei, membro dell’assemblea Costituente e gli articoli della Costituzione riguardanti la scuola e il diritto allo studio.
La manovra d’azione proposta dagli insegnanti è semplice. «Limitare i nostri compiti al contratto di lavoro nazionale – ha spiegato Franca Gallo, segretario provinciale Flc Cgil -. Basta con le ore di supplenza non retribuite, basta con gli spezzoni orari e basta con le visite d’istruzione. Il volontariato è finito». Fondamentali, in questo processo, saranno le riunioni dei collegi docenti in programma nelle prossime settimane. «È quella la sede di confronto con i colleghi per cercare di fare emergere il disagio», ha proseguito Gallo.
Il prossimo passo è la solidarietà con tutti i lavoratori, iniziando dai metalmeccanici: «Il 16 ottobre a Roma gli operai Fiat manifesteranno per difendere il posto di lavoro – ha sottolineato Gabriele Donato, portavoce del Coordinamento precari della provincia di Udine -, dovremmo essere al loro fianco. Dimostriamo ai genitori e ai dirigenti che se le cose funzionano, lo fanno soltanto per la nostra buona volontà. Ma ora è finita». Grande applauso della sala. «È importante parlare con i genitori – ha continuato Silvia, insegnante di ruolo al liceo scientifico Magrini di Gemona – per fare capire quello che succede. Sono mamma di tre studenti e grazie al lavoro dei colleghi, fino a ora non mi sono accorta dei tagli». E un’assenza ha fatto molto rumore: «Mancano i dirigenti – ha evidenziato l’insegnante di Gemona -. Dovrebbero comprendere che questa è una battaglia comune». Il precariato nel mondo della scuola tocca il 25 per cento del personale docente, percentuale che sale negli atenei. «Nel 35 per cento dei casi a insegnare sono i ricercatori – ha detto Fabiano Miceli, ricercatore del Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali –. Dal 1980 questa figura sta attendendo il riconoscimento dello status giuridico. E molti, dagli anni Novanta, fanno i professori di fatto, ma senza il riconoscimento della professionalità. E il modello Gelmini non risolve la situazione, anzi, la peggiora vanificando il lavoro di anni».
Preoccupato per la qualità della scuola friulana, anche il sindaco Honsell ha preso la parola durante la riunione al Palamostre: «Tutti i cittadini si devono rendere conto che la scuola sta subendo un attentato. A sollevarsi non deve essere soltanto il popolo della scuola, ma tutti i friulani e gli italiani. La scuola friulana è eccellente e dovrebbe essere presa da modello al ministero. Invece, ogni giorno, vedo azioni che vanno nel senso opposto». Intervenuti al dibattito anche l’assessore all’istruzione Kristian Franzil e il consigliere delegato del sindaco alle problematiche nelle scuole, Gregorio Torretta. Intanto sono già stati distribuiti 30 mila volantini nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro per intercettare soprattutto i genitori e per sensibilizzare il maggior numero di cittadini ai problemi sopraggiunti con l’applicazione della riforma Gelmini.
Michela Zanutto
Marzo 17th, 2017 — General, Noi
Breve sintesi della audizione alla Commissione Petizioni a Bruxelles.
Premetto che tutto ciò è avvenuto grazie alla mail ricevuta dalla Val Susa
alle 23.47 di lunedi 27-09 sull’ordine del giorno della Commissione petizioni
in cui era prevista anche la discussione sulla nostra 900/2007 in data 29-09
senza intervento del primo firmatario o suo delegato. I Comitati della Val Susa
hanno una organizzazione indipendente con una rete di collegamenti e
una professionalità che farebbe invidia a più di qualche regione o ministero.
Dopo la lettura dell’intervento in allegato c’è stata la discussione in cui è
intervenuta la segretaria di Brinkhorst(Commissario per il PP6), un
rappresentante della Commissione ambiente, un Commissario della Commissione
Petizioni e l’on. Cancian del PDL componente della Commissione turismo. La
segretaria di Brinkhorst ha confermato che lo studio iniziato nel 2007 sulla
Trieste –Divaca è stato abbandonato da parte italiana per la volontà del
territorio, che da parte della CU non è stata disposto nessun esborso di fondi.
Da parte del rappresentante della Commissione Ambiente è stato sottolineato che
il nuovo studio non è stato presentato e che quindi non si può fare un’analisi
del V.I.A. “Interessante” è risultato l’intervento dell’on. Cancian (componente
Commissione turismo) che sottolineato l’importanza dell’alta velocità e che non
è stato definito il percorso nel Veneto. Immagino che visto la sua nomina nella
Commissione turismo qualche richiesta da parte dei comuni interessati al
passaggio costiero gli sia pervenuta. Il componente della Commissione Petizioni
(un tedesco) ha confermato la necessita di maggior trasparenza e informazioni
da parte delle Autorità Regionali e considerato che siamo ripartiti con un
nuovo studio è prematura l’ispezione. Ricordo ancora che la CU ha stanziato
fondi nel documento della ripartizione 2007/2013 ma non sono stati dati
anticipi sulla Trieste-Divaca. Al termine degli interventi c’è stata una breve
mia replica. Le conclusione della Presidente della Commissione petizioni on.
Mazzoni sono state quelle di non disporre di una ispezione in quanto lo studio
non è stato presentato e il termine è previsto per il 31-12-2011 ma di inviare
una lettera definita di cortesia per una maggior coinvolgimento del territorio.
Inoltre ha detto che il primo firmatario può continuare a segnalare o inviare
documentazione se ci saranno delle novità degne di nota. La petizione è ancora
valida. E’ stata la prima esperienza senza una conoscenza a”stomaco vuoto” sui
tempi e sullo svolgimento, soprattutto su cosa e quanto si può integrare per
preparare i commissari e i traduttori (questi hanno un ruolo importantissimo)
svolto con tempi cadenzati e precisi.
Pastorutti
Il Testo dell’intervento
BRUXELLES, 29 settembre 2010, ore 15.30 Parlamento Europeo – Edificio József Antall 1°, Rue de Trêves – 1050 Bruxelles
AUDIZIONE alla COMMISSIONE PER LE PETIZIONI del PARLAMENTO EUROPEO
PETIZIONE 900/2007
Buongiorno Signore e Signori, membri del Parlamento Europeo e della Commissione.
Innanzitutto vorrei ringraziarvi per averci dato la possibilità di illustrare le motivazioni della nostra petizione.
Prima di entrare nel dettaglio del mio discorso, vorrei precisare la nostra mancata convocazione ufficiale alla discussione odierna della petizione. Siamo stati avvisati solo il 27 settembre dagli amici della Val di Susa, che per la data odierna era stata messa in discussione anche la nostra petizione. Questa situazione fra le altre cose, ci ha impedito di presentare un testo corredato da documentazione probatoria, anche audiovisiva, che però non mancheremo di inviare successivamente.
La nostra petizione richiedeva di non finanziare la tratta transfrontaliera del Corridoio 5 Trieste-Divaca, che senza mezzi termini abbiamo sempre ritenuto una follia.
I fatti ci hanno dato ragione considerato che lo studio per il progetto di questa tratta è stato abbandonato dalla primavera 2010. Anzi, va anche rilevato che la città di Trieste è addirittura sparita dal tracciato attuale.
Se l’Europa ci avesse ascoltato per tempo non sarebbero stati sprecati dei fondi comunitari destinati a un progetto poi cestinato, del quale non conosciamo nemmeno l’ammontare, e che l’Assessore regionale del FVG Riccardo Riccardi ha comunque difeso pubblicamente, in svariate situazioni politiche e istituzionali.
Inoltre, vorrei portare alla vostra attenzione l’analisi della situazione attuale che coinvolge la tratta AV/AC Venezia-Trieste, di cui fa parte la tratta transfrontaliera Trieste-Divaca, oggetto di questa petizione:
– primo: la regione Veneto ha dichiarato di voler disporre la sua parte di tracciato verso il litorale (peraltro ancora da definire) e non parallelamente all’autostrada, determinando in questo modo un percorso tortuoso con fermate ogni 20-30km circa, e pertanto non definibile come linea ad AV;
– secondo: per la tratta Portogruaro-Ronchi dei Legionari non vi è il consenso di tutti i Comuni interessati;
– terzo: stiamo assistendo a dei carotaggi abusivi effettuati su proprietà private dell’intera tratta Venezia-Divaca senza le relative autorizzazioni, al fine di giungere alla stesura del progetto preliminare da presentare alla Commissione Europea entro il 31/12/2010;
– quarto: il Ministero dell’Ambiente ha bocciato la tratta Ronchi dei Legionari-Trieste, che precede il tratto Trieste-Divaca, a causa delle problematiche insuperabili e degli eventuali danni irreversibili al sistema idrico delle gallerie carsiche sottostanti. Il parere negativo di V.I.A. sul progetto della suddetta tratta parla di “idrodinamica del sistema carsico non chiara e completamente conosciuta, con caratteristiche di territorio uguali al tratto Trieste-Divaca”. Questo territorio si distingue tra l’altro per la presenza di due grotte per chilometro quadro;
– quinto: il responsabile del progetto di R.F.I. Ing. Carlo Comin ha ripetutamente evidenziato il fatto che l’Alta Velocità non serva in quest’area per mancanza di domanda e che il trasporto merci sulla linea storica sia ad oggi ancora lontanissimo dalla saturazione. Il progetto potrebbe riguardare eventualmente un futuro molto lontano;
– sesto: contrariamente al punto sopra descritto, l’Assessore regionale del FVG Riccardo Riccardi ha già steso il crono-programma delle opere che dovrebbero iniziare fra qualche anno.
Non vogliamo che finanziamenti europei contribuiscano alla costruzione di opere che producano danni ambientali irreversibili e che pesino economicamente sul già elevato debito pubblico italiano.
Noi siamo fortemente a favore del trasporto ferroviario tradizionale, per un suo completo utilizzo, attento alla qualità del servizio, della manutenzione e della sicurezza.
Pertanto quello che vi chiediamo oggi è un’ispezione da parte della Commissione europea che faccia luce su questo scandalo, sulla mancanza di trasparenza e di informazioni, e che ascolti anche il parere dei comitati presenti sul territorio.
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
Da Il Piccolo del 01/10/10
Già arato il campo di mais ogm di Fanna
PORDENONE Dopo la raccolta – trebbiati 450 quintali di mais transgenico – ieri mattina l’Ersa, sotto l’occhio vigile della direzione regionale alle politiche agricole, ha provveduto ad arare il campo di Fanna. Qualcuno è riuscito, durante le operazioni di raccolta a “rubare” una pannocchia come cimelio, ma il raccolto vero e proprio si trova sotto chiave in un luogo to secret e vi rimmarà fino alla conclusione del processo. Poi sarà distrutto – se il verdetto sarà confermato – o potrà essere commercializzato se la giustizia darà ragione a Giorgio Fidenato che rivendica tempi brevi da parte dei tribunali proprio perché la granella dovrà essere essiccata. Sparito il campo, però, non sparisce il problema Ogm. Ieri in Parlamento è tornato a parlarne anche Giancarlo Galan, ministro per le politiche agricole, torna rispondendo durante il question time, a Benedetto Della Vedova (deputato del Fli). La posizione di Roma è chiara: se le Regioni non provvederanno ai piani di coesistenza, ”qualcuno lo dovrà fare almeno per quella Regione (il Friuli Venezia Giulia) per cui una sentenza del Consiglio di Stato ci dice che occorre provvedere”, ha detto Galan. Il ministro ha ribadito che protocolli non possono essere effettuati ”perchè mancano le linee guida sulle quali le Regioni devono ancora decidere”, linee guida nelle quali devono essere individuati i siti. «L’urgenza di arrivare a una soluzione – ha proseguito – è determinata da almeno due fatti: il contenzioso che sale enormemente e la necessità di ottemperare alla Sentenza del Consiglio di Stato che chiede impone di attuare, almeno per il Friuli Venezia Giulia quelle linee». Ad oggi, quindi, le sperimentazioni su piante geneticamente modificate non possono essere effettuate proprio perchè i protocolli di sperimentazione, previsti dal decreto del 19 gennaio 2005, non sono stati emanati e ”le Regioni non hanno ancora individuato i siti sui quali effettuarli. Ad oggi nessuna Regione – ha aggiunto Galan in aula – ha comunicato formalmente al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali l’individuazione dei siti per la sperimentazione. Ciò non toglie, però, l’urgenza di uscire da questa situazione di stallo, dovuta principalmente al fatto che la Conferenza Stato – Regioni non ha ancora adottato le Linee guida sulla coesistenza”
Dal Messaggero Veneto del 01/10/10
Ogm fobia, rifiutato il mais dei vicini
Il campo di Fanna è stato arato ieri mattina. Dopo le operazioni di trebbiatura completate mercoledì sera – tra gruppi di curiosi che hanno tentato di “rubare” qualche pannocchia Ogm come ricordo – e l’aratura avvenuta ieri mattina, la storia dei campi transgenici sembra destinata a proseguire solo nelle aule dei tribunali. Ma non è così, almeno non per chi ha seminato mais in quell’area. Sarebbero già cinque i casi di agricoltori che si sono visti rifiutare il mais coltivato nella zona in prossimità ai campi transgenici per paura che – in assenza di certezze sulla qualità del prodotto – della granella geneticamente modificata possa mescolarsi con granella tradizionale. Alcuni conferitori, interpellati, preferiscono non commentare, nessuno vuole essere associato al pericolo biotech. Da Coldiretti, però, arriva la conferma: «Ci sono anche nostri associati che si sono visti rifiutare il mais dai centri di raccolta. Credo che il problema non riguardi solo le persone che hanno i campi nelle immediate vicinanze del campo di Fanna e Vivaro, ma l’intera area. Quello che dicevamo mesi fa non era per creare allarmismo, ma per evitare la situazione che si sta creando». In realtà al momento non ci sono certezze – le uniche analisi ufficiali sono quelle fatte dalla forestale per conto della procura e dagli ispettori ministeriali – sulla presenza di geni modificati, ma proprio per questo i conferitori guardando con sospetto il mais proveniente da quelle aree. «Come associazione abbiamo già provveduto a fare campionamenti – spiega Bertoia – e ora attendiamo i risultati. Affianchiamo le aziende in questa delicata fase. Se si fossero rispettate le regole da subito non ci troveremmo in questa situazione. Questo deve far capire che seminare Ogm non è senza conseguenze per gli altri, non si può fare quel che si vuole». Intanto la trebbiatura – richiesta dall’avvocato Francesco Longo, che difende Giorgio Fidenato, e prontamente disposta dal gip del tribunale di Pordenone – si è conclusa anche se, nonostante le varietà seminate avessero maturazioni diverse, è avvenuta con un’unica operazione. Il personale dell’Ersa, sotto l’occhio vigile della direzione regionale all’agricoltura, in circa tre ore ha ultimato la raccolta: 450 quintali. Ieri mattina, infine, il campo di Fanna è stato arato. Il prodotto sarà essiccato e depositato in un magazzino custodito. «Avevo appuntamento con una ventina di agricoltori per far vedere il campo – ha raccontato Fidenato in un’intervista su www.movimentolibertario.it – ma ho dovuto disdire». Ai curiosi non resta che una speranza: le sei pannocchie della semina dimostrativa, la cui ultima foto comparirà nei prossimi giorni sul sito del movimento libertario. La difesa di Fidenato ha già presentato opposizione e farà riferimento alla normativa europea, che non è stata citata nel decreto penale e al fatto, spiega sempre Fidenato nell’intervista «che il decreto legge italiano che vieta la semina non è mai stato notificato alla commissione europea». E ancora, «la sentenza deve avvenire entro limiti di tempo – dice l’agricoltore – perché il prodotto possa essere commercializzato. Quindi chiederemo, attraverso l’avvocato, di fare il processo penale in tempi rapidi». L’obiettivo è «che molti più agricoltori possano seminare liberamente Ogm nella campagna del prossimo anno». Martina Milia
Ogm, le Regioni: «L Italia resti free» Ma il ministro: fate le linee guida
ROMA. Sugli organismi geneticamente modificati, ieri si è sfiorato uno scontro istituzionale in sedicesimo. Da un lato gli assessori dell’agricoltura delle Regioni che, rivendicando le proprie competenze costituzionali in materia di agricoltura, danno mandato al ministro dell’agricoltura Galan di esercitare la clausola di salvaguardia e non decidono sulle linee di coesistenza. Dall’altro il ministro Galan che dallo scranno del Governo alla Camera, rispondendo al question time, lanciava il suo avvertimento. «Se le Regioni non emanano le linee guida di coesistenza fra ogm e non-ogm qualcuno dovrà pur farlo» e si suppone che a farlo potrebbe essere proprio il suo ministero. La decisione degli assessori all’Agricoltura è stata unanime e quasi certamente sarà ratificata il prossimo 7 ottobre dalla Conferenza Stato-Regioni, quando sarà licenziato l’ordine del giorno proposto dal coordinatore Dario Stefàno (Puglia), dove appunto si chiede a Galan di procedere «con l’esercizio della clausola di salvaguardia» di cui si sono già avvalsi Paesi come Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Germania e Lussemburgo vietando la coltivazione del Mais Mon810 e della patata Amflora. Nella stessa seduta gli assessori hanno poi deciso di non esprimersi sulle linee guida di coesistenza tra coltura convenzionali, biologiche e geneticamente modificate in quanto «superate dai nuovi orientamenti proposti dalla Commissione Europea che prevedono libertà per gli Stati membri di decidere in merito alla coltivazione di colture geneticamente modificate». Non decidendo sulle linee guida di coesistenza le Regioni impediscono di fatto la coltivazione degli ogm. Un voto unanime delle Regioni non era scontato, visto che una regione importante come la Lombardia è sempre stata più possibilista verso il biotech. Poche ore dopo la decisione, rispondendo durante il question time alla Camera Galan ha fatto un intervento che è sembrato piuttosto un avvertimento: se le regioni non deliberano sulle linee guida di coesistenza (in particolare sulla parte relativa alla sperimentazione) «qualcuno lo dovrà fare. Almeno – ha specificato – per quella Regione per cui una sentenza del Consiglio di Stato ci dice che occorre provvedere». La Regione è il Friuli Venezia Giulia, dove l’altro ieri il Gip di Pordenone ha deciso di far arare. raccogliere e stoccare il prodotto del campo di Fanna dove si era seminato abusivamente mais ogm. La decisione delle Regioni ha trovato il plauso delle organizzazioni agricole anti-ogm Coldiretti e Cia-Confederazione italiana agricoltori. «A questo punto il ministro Galan dovrebbe aver ben chiara la posizione da tenere, anche in sede comunitaria», afferma Sergio Marini, presidente Coldiretti. Mentre sull’altro fronte Confagricoltura chiede proprio a Galan «di fare quello che le Regioni non hanno ancora fatto». Il fronte anti-ogm ha poi segnato un altro punto mercoledì sera, quando la commissione Agricoltura del Senato ha espresso, anche qui all’unanimità, il parere favorevole sullo schema di regolamento comunitario che introduce la possibilità per gli Stati membri di vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio.
Marzo 17th, 2017 — General, Zardinsmagnetics
Leggi gli approfondimenti dal blog
http://zardinsmagnetics.noblogs.org/
Sommario Trasmissione del 30 settembre 2010
– LA CASA E’ DI CHI LA ABITA, APPELLO DEL MOVIMENTO SQUATTER IN OLANDA!
– NO CIE/ Aggiornamenti dal CIE di Gradisca // Richiesta di rinvio a giudizio
per l’ispettore capo Vittorio Addesso // Appello internazionale per Faith
– Fermaregreenhill: 10.000 voci per chi non ha voce
– NO OGM approfondimenti in attesa della manifestazione di sabato 2 ottobre a
Pordenone!
Rubrica sull’uso consapevole della rete
oggi si e’ parlato di come e perchè tutelare la privacy della propria posta!
Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
Questo pomeriggio sabato 2 ottobre si è svolta in Piazza Cavour a Pordenone la manifestazione-presidio contro gli OGM. Oltre un centinaio dipersone hanno partecipato all’iniziativa con molti interventi ai microfoni. Invece del corteo si è scelta la soluzione del presidio comunicativo che in effetti ha avuto un’ottima riuscita, anche per la distribuzione del Dossier elaborato autonomamente dal Coordinamento Libertario Regionale.
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Marzo 17th, 2017 — General, No OGM
SCARICA IL DOSSIER NO OGM: TERRA E LIBERTA?
distribuito alla manifestazione di PN sabato 2/10/2010
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