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25 novembre 2010
Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne
“Donne contro il Femminicidio” tappezzano la città di Udine di manifesti antisessisti! |
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UDINE: la città tappezzata di manifesti antisessisti!
Marzo 17th, 2017 — General, Varie
NOTAV: Neppure un euro stanziato per la progettazione della Trieste-Venezia
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Ottime notizie…
Dal Piccolo del 25/11/10
Alta velocità, neppure un euro stanziato per la progettazione della Trieste-Venezia
di SILVIO MARANZANA TRIESTE Il tratto dell’Alta velocità fra Trieste e Venezia non compare. Di più, non c’è traccia di nulla che si trovi in Friuli Venezia Giulia all’interno del Contratto di programma per la gestione degli investimenti ferroviari sottoscritto tra il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e Rete ferroviaria italiana spa. È quanto emerso dall’audizione dell’amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia dinanzi alla commissione Trasporti della Camera. «Per i prossimi due anni – denuncia Carlo Monai, deputato cividalese dell’Italia dei valori e componente della stessa commissione – non c’è un euro per nessuna progettazione di tratta sul territorio regionale». Notizia pessima che giunge solo pochi giorni dopo che la Commissione europea riguardo al tratto Trieste-Divaccia, pur segnalando i ritardi pesanti e l’accoglienza fredda, ha confermato i 50,7 milioni di cofinanziamento sui 101,4 complessivamente necessari per la progettazione. Il Corridoio 5 è in realtà finanziato solo fino a Brescia e recentemente Franco Miller, delegato alle Infrastrutture della Confindustria Verona ha ipotizzato il ricorso a finanaziamenti privati, magari delle società autostradali in cambio di un allungamento delle concessioni. Lo scenario più ottimistico prevede di dover attendere almeno 10 anni per poter utilizzare i treni Alta velocità-Alta capacità fra Venezia e Trieste. A causa delle restrizioni economiche il Contratto tra ministero e Rfi prevede il definanaziamento di opere per 3 miliardi 677 miloni di euro. Tra queste anche il potenziamento dei collegamenti tra porti e rete ferroviaria che subisce un taglio di 133 milioni di euro. Il presidente dell’Autorità portuale di Trieste Claudio Boniciolli ha più volte denunciato la mancanza impegni concreti da parte di Ferrovie dello Stato che pure tramite il suo amministratore delegato Mauro Moretti aveva affermato di considerare Trieste e Genova i poli strategici per lo sviluppo del trasporto merci in Italia. Nuove risorse finanziarie invece sono state reperite per il tratto tra Treviglio e Brescia del Corridoio 5 (per l’esattezza 565 milioni) oltre che per la nuova linea Torino-Lione (470,7 milioni). Nel corso dell’audizione dinanzi alla Commissione della Camera, l’ingegner Michele Mario Elia ha anche affermato che «la manovra finanziaria 2010 ha previsto la riduzione definitiva delle dotazioni finanziarie di cassa iscritte per gli anni 2011 e seguenti per un importo complessivo di 922 milioni di euro. Ciò comporterà inevitabilmente, una pari riduzione delle risorse di competenze sulle opere in corso». Il tracciato della Tav in provincia di Trieste è stato recentemente ridefinito. Non passerà sotto la città come prevedeva uno studio precedente con lo sventramento dei rioni di Gretta e Roiano e un tragitto in gran parte in galleria che avrebbe lambito la Valrosandra, ma alla fine è stato scelto il percorso alto che dovrà allacciarsi e Sesana e Divaccia passando per Aurisina e Opicina. In Veneto e Friuli però c’è ancora il vuoto, anche progettuale. «Ho rimarcato all’ingegner Elia – fa rilevare l’onorevole Monai – la mancanza di impegni anche progettuali nei prossimi anni per tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia sebbene Trieste e il suo porto siano uno snodo fondamentale del Corridoio 5. Mi sono state promesse risposte scritte».
TRIESTE/ Studenti e ricercatori di Fisica sul tetto
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Da Il Piccolo del 25/11/10
A Trieste è quello di Fisica il tetto della protesta
Professori e ricercatori uniti contro il decreto ministeriale: «Si rischia davvero il collasso»
IL CASO
di GABRIELLA ZIANI
TRIESTE Come in molti atenei italiani ieri anche a Trieste il tetto dell’Università è sembrato il pulpito migliore per esprimere ancora una volta, e con maggior forza, tutto il dissenso sul decreto Gelmini, e anche sugli emendamenti che via via (fino al nuovo blocco della discussione) entravano nel dibattito della Camera. Una cinquantina tra ricercatori, associati, professori ordinari, assegnisti di ricerca e studenti sono saliti sul tetto (piatto) del Dipartimento di Fisica, molti di loro indossando un elmetto giallo comprato per l’occasione.
I dimostranti hanno informato dell’iniziativa il rettore Francesco Peroni, ieri impegnato a Roma, e ne hanno incassato la solidarietà. Peroni è apertamente e pubblicamente schierato contro una legge di riforma che parte «a costo zero», e contro una politica finanziaria che deprime il mondo universitario fino a una previsione di collasso generale: alla severa analisi della situazione affidata alla sua prolusione ha accompagnato, per l’inaugurazione dell’anno accademico, un minuto di silenzio di tutta l’aula magna in segno di protesta.
Docenti e studenti non hanno passato la notte sul tetto, ma si sono resi a lungo visibili anche con striscioni, uno nero in segno di lutto, e uno giallo che è il colore della protesta.
Intanto oggi si riunisce il Consiglio degli studenti e sarà chiamato ad approvare un documento proposto da Marco de Helmerson, rappresentante di Medicina, che si rivolge soprattutto alla Regione, come ente intermedio rispetto al Governo, e quasi nella direzione di un federalismo già vigente. Il testo chiede alla Regione di supplire a quanto lo Stato nega in fatto di diritto allo studio, e di integrare (nei modi che ritiene) i soldi che mancano dal Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), di premere sul Governo affinché l’Università non sia finanziata con interventi estemporanei di fine anno, che non si introduca il «prestito d’onore» per gli studenti perché non conforme al dettato costituzionale circa appunto il diritto allo studio, e infine che si tenga in generale conto del fatto che se un laureato presta poi servizio a favore della società civile, è la società civile che deve occuparsi di renderlo «un laureato». L’ultimo appello è affinché vengano depennati i finanziamenti pubblici a tutte le scuole private anche se parificate, sempre in base alla Costituzione. Sul documento, se approvato, gli studenti intendono raccogliere il maggior numero di firme possibile.
UNIVERSITA’
I manifestanti “abbracciano”
l’ateneo in segno di protesta
Un “abbraccio” di gruppo di studenti, ricercatori e docenti ha circondato oggi l’edificio centrale dell’Università di Trieste, in segno di protesta contro la riforma Gelmini. Circa 150 persone si sono strette simbolicamente attorno all’Università, per contestare la riforma del Governo
UDINE/ Università: occupato il Rettorato
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti
Il sito degli studenti universitari
Messaggero Veneto 26 novembre
Udine, gli studenti occupano
a oltranza il rettorato
Da ieri il rettorato dell’ateneo friulano è occupato giorno e notte dagli studenti. La protesta contro la riforma Gelmini è entrata nel vivo anche a Udine. Un centinaio di studenti, qualche docente e altrettanti ricercatori hanno deciso di unirsi alle proteste pacifiche che stanno portando sui tetti tutti coloro che hanno a cuore il futuro dell’università.
Università, gli studenti occupano a oltranza il rettorato di Udine
Gli studenti presidiano il rettorato dell’Università di UdineUDINE. Occupato. Da ieri il rettorato dell’ateneo friulano è presidiato giorno e notte dagli studenti. La protesta contro la riforma Gelmini è entrata nel vivo anche a Udine. Un centinaio di studenti, qualche docente e altrettanti ricercatori hanno deciso di unirsi alle proteste pacifiche che stanno portando sui tetti tutto coloro – come è stato sottolineato nell’assemblea organizzata ieri mattina ai Rizzi – che hanno a cuore il futuro dell’università.
Un futuro che non può essere caratterizzato dai tagli ai finanziamenti, dalla cancellazione del ricercatore a tempo indeterminato e dai privati nei vertici degli atenei. Questi i punti della riforma Gelmini contestati dagli studenti che respingono «le accuse mosse dal ministro di essere complici dei “ baronati”. Vogliamo il cambiamento – ripetono –, ma quello serio e condiviso». Per promuovere il cambiamento vero, gli universitari annunciano una riflessione sulla riforma e volantinaggi in centro città per informare la cittadinanza sui gravi problemi che affliggono l’università.
La protesta è scattata, ieri, alle 16. A quell’ora gli studenti si sono dati appuntamento nel cortile di palazzo Florio e con i sacchi a pelo al seguito sono saliti in rettorato. Qui si sono sistemati per trascorrere la notte. Lo stesso faranno nei prossimi giorni visto che sono decisi a far sentire le loro voci a oltranza. Questo a prescindere dalla protesta istituzionale promossa dal rettore, e non condivisa al 100% dall’assemblea dei Rizzi.
E mentre gli studenti ricevono le prime manifestazioni di solidarietà, tra queste quella del consigliere comunale Federico Pirone (Sel), al loro fianco si schiera il già rettore e oggi sindaco della città, Furio Honsell. Lo fa ricordando di essere stato il primo «a denunciare il danno che sta provocando il ministro Gelmini».
E ancora: «Sono scandalizzato dal fatto che dopo tutti i soldi che la Lega dice di aver portato all’università di Udine, il riparto del Ffo (Fondo di finanziamento ordinario) non sia ancora stato fatto. Il senatore Pittoni finora ha illuso l’università. Si è seduto al fianco del rettore in sede di presentazione del bilancio garantendo soldi e oggi si scopre che tutto ciò non è ancora vero».
E rivolgendosi al rettore Compagno, Honsell aggiunge: «Faccia la protesta istituzionale, ma non si faccia illudere dalla Lega».
TRENI: ferrovie in regione sempre peggio
Marzo 17th, 2017 — General, Pendolari
Treni, cancellato il Trieste-Napoli
L’orario invernale nasconde amare sorprese per chi viaggia in treno. Per raggiungere la città campana si dovrà cambiare convoglio due volte. E il biglietto costerà il doppio
di Marco Ballico
Riccardo Riccardi, l’assessore regionale ai Trasporti, si era lamentato sul fronte dell’informazione della compagnia ferroviaria.
Aveva parlato di “inefficienza da recuperare, e al più presto”. E invece niente di fatto: il sito continua a riportare, dopo il 12 dicembre, data in cui scatterà il nuovo orario, solo 5 treni da Trieste a Mestre al posto dei 33 attualmente in corsa, e ancora solo 6 (su 14) verso Roma e 4 (su 11) direzione Milano.
Ma, altro “buco”, manca anche il diretto su Napoli, quello delle 7.04 in partenza dalla stazione di Trieste e in arrivo alle 17.50 nella città campana. Un taglio praticamente certo visto che quella tratta, stando alle informazioni sul sito www.trenitalia.it, prevede comunque una partenza alla stessa ora con due soluzioni: un solo cambio a Bologna alle 11.14 e una durata del viaggio di 9 ore e 6 minuti oppure due cambi, a Mestre e Roma, e un arrivo anticipato di un’ora.
La sorpresa, taglio a parte, sta nelle tariffe. L’Intercity programmato sino all’11 dicembre costa 85,50 euro in prima classe e 62 euro in seconda. Con l’orario invernale si passa a quota 143 euro (103,50 per la seconda classe) nel caso di cambio a Bologna e a 172,50 (129 in seconda) con il doppio cambio a Mestre e Roma. In sostanza, un aumento del 67% sulla percorrenza di oltre 9 ore e addirittura del 110% rispetto al costo del viaggio più veloce verso Napoli, quello delle 6.35, anche in questo caso con l’obbligo di scendere e salire prima a Mestre e poi a Roma.
Trenitalia, in silenzio, procede dunque all’operazione ridimensionamento. Con tanto di aumento delle tariffe. Pure l’anno scorso, dopo che 3 milioni di euro in Finanziaria regionale erano serviti a salvare i collegamenti su Roma e Milano, i biglietti erano in ogni caso rincarati. Alta velocità e alti prezzi. Il diretto su Milano costa, dall’orario invernale 2009-2010, 59,50 euro in prima classe e 44 in seconda, aumenti del 10,8% e del 10,3% rispetto a un anno prima senza sostanziali risparmi di tempo: ci si continua a mettere circa 4 ore e 20 minuti. Biglietto ritoccato anche per le altre tratte su Milano (in media dell’8%) e per quelle su Roma: tra il +4,6% e il +6,1% la prima classe e tra il +16% e +17% la seconda.
E poi ci sono i treni cancellati. Al taglio del Trieste-Napoli si aggiunge quello finora non smentito del Trieste-Lecce. Sul sito della società ferroviaria continuano a comparire sino all’11 dicembre varie partenze con cambio a Mestre, Bologna, Verona e Bari, ma anche il diretto con partenza dal capoluogo regionale alle 19.46 e arrivo nella città pugliese alle 9 del mattino dopo. Il 12, invece, quel treno, un collegamento che copre tra l’altro la linea Adriatica e raggiunge anche Ancona e Pescara, non c’è. Probabilmente eliminato, fino a prova contraria. O almeno ancora sotto esame, ha fatto sapere l’ufficio stampa di Trenitalia, «come tutti quelli a contratto di servizio con il ministero». La decisione finale? «Sarà presa sulla base delle domande e della sostenibilità economica».
STUDENTI TRIESTE: corteo spontaneo
Marzo 17th, 2017 — General, Studenti Trieste
Dopo l’occupazione simbolica del teatro romano si è formato un corteo spontaneo di circa 200 studenti (universitari ma anche qualcuno delle superiori) che ha attraversato rumorosamente tutto il centro città con varie soste per bloccare il traffico. Per oggi nuove assemblee e mobilitazioni.
Info-action reporter
Protesta università FOTO
Occupato il Teatro Romano
Si allarga la protesta degli universitari contro la riforma Gelmini. A Trieste, dopo che un gruppo di studenti, ricercatori e docenti ha circondato l’edificio centrale dell’ateneo, i manifestanti hanno “occupato” il Teatro Romano GUARDA Occupato il Teatro Romano | “L’abbraccio” dei manifestanti | La protesta sui tetti LEGGI Università, contro i tagli studenti e ricercatori sul tetto di Fisica
Dal Piccolo
VENERDÌ, 26 NOVEMBRE 2010
A Trieste l’occupazione del Teatro Romano
In mattinata l’abbraccio simbolico dell’edificio centrale dell’ateneo. Zilli: «Può ancora succedere di tutto»
TRIESTE Dai segni di ”affetto” di piazzale Europa al sit-in davanti alla Prefettura, per finire con l’occupazione, seppure simbolica, del Teatro Romano. La protesta delle Università si è articolata ieri in città in una serie di iniziative che sembravano quasi unite da un’ipotetica linea diretta con quanto stava succedendo nei medesimi momenti nelle altre città italiane. Così in mattinata c’è stato l’”abbraccio” di un gruppo di studenti, ricercatori e docenti, che ha circondato l’edificio centrale dell’Università per contestare la riforma Gelmini. Circa 150 persone si sono strette attorno alla struttura per stigmatizzare ancora una volta le scelte del governo.
Seconda puntata nel pomeriggio, aperta verso le 17 e 30 davanti al palazzo della Prefettura con un sit-in variegato, che ha unito ancora una volta studenti e professori. Al termine le circa 250 persone hanno dato vita a un corteo spontaneo che ha fatto tappa nel vicino Teatro Romano. «Ci è sembrato un giusto parallelismo – ha detto Vania Macovaz, uno dei leader studenteschi – visto che nelle altre città italiane sono stati scelti come luoghi di occupazione temporanea monumenti-simbolo come la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana a Torino, il Colosseo a Roma e la basilica del Santo a Padova». In seguito il corteo si è snodato lungo il Corso Italia, piazza Goldoni, via Carducci, la Stazione centrale, con notevoli problemi al traffico.
Intanto è stata vissuta come una mezza vittoria lo spostamento a martedì in Parlamento della discussione sugli ultimi sette articoli del decreto legge. «Da oggi ad allora – commenta Sergio Zilli, coordinatore dei ricercatori – può ancora succedere di tutto. Può anche capitare che quello che è successo, e che nessuno si aspettava, abbia un minimo di ricaduta…».
La strategia del governo Berlusconi sembra inspiegabile. «Mi chiedo e ci chiediamo – sottolinea Zilli – che scopo ha impuntarsi su un testo di legge che non comporta risparmi nè aumenti di spesa, non ha ricadute per il governo ma in compenso ha un impatto emotivo molto forte sulla società. «Forse – conclude – sarà un atto di forza, di sostegno al ministro Gelmini. Magari è un segnale all’Italia che non si accetta il dissenso, men che meno quello di quei rompiballe degli universitari…». (f.b.)
CIE DI GRADISCA: visita negata
Marzo 17th, 2017 — CIE = Lager, General
La situazione del CIE di Gradisca dev’essere oltre ogni immaginazione se, dopo la Cgil, negano la visita pure ai consiglieri regionali.
Dal Messaggero Veneto del 26/11/10
Pustetto: negata la visita al Cie di Gradisca
GRADISCA. «Il Cie (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca mi è precluso»: lo ha denunciato il consigliere regionale di Sinistra ecologia libertà (Sa-Sel) del Friuli Venezia Giulia, Stefano Pustetto, che ha chiesto di poter visitare il centro. «Ho inoltrato formale richiesta alla Prefettura di Gorizia – scrive Pustetto in una nota – per poter visitare il Cie e il Cara (Centro richiedenti asilo politico) nella mia veste di consigliere regionale e tenuto conto anche delle mie competenze di medico. Dopo diverse sollecitazioni, la risposta è che la mia richiesta è stata inoltrata al ministero degli Interni, cosa che mi lascia alquanto stupito visto che l’autorità preposta a rilasciare il permesso di visita è proprio la Prefettura. Non comprendo, quindi, la necessità di chiedere il nullaosta a Roma». «Questo atteggiamento della Prefettura – aggiunge il consigliere – non fa che aumentare la mia preoccupazione per le notizie trapelate dal Cie. Se la situazione fosse tranquilla, come dichiarato dall’autorità preposta al controllo, non ci dovrebbe essere nessun ostacolo ad autorizzare tempestivamente la mia visita».
Dal Piccolo del 26/11/10
«Visite al Cie? Il nulla osta lo dà il Viminale»
GRADISCA «L’atteggiamento della Prefettura non fa che aumentare la preoccupazione su quanto trapelato dall’interno del Cie». Ad affermarlo è il consigliere regionale Stefano Pustetto (Sinistra Ecologia e Libertà), che ha chiesto di visitare la struttura per immigrati di via Udine. Domanda che, stando alle parole dell’esponente del partito di Nichi Vendola, è stata “girata” dalla Prefettura direttamente al Viminale. «Nei giorni scorsi ho inoltrato formale domanda alla Prefettura per poter visitare il Cie e il Cara – fa sapere Pustetto – nella mia veste di consigliere regionale e tenuto anche conto delle mie competenze di medico. Dopo diverse sollecitazioni, mi viene risposto che la mia richiesta è stata inoltrata al ministero dell’Interno, cosa che – prosegue il consigliere regionale – mi lascia alquanto stupito, visto che l’autorità preposta a rilasciare il permesso di visita è la Prefettura stessa. Tale atteggiamento della Prefettura – così ancora Pustetto – non fa che aumentare la mia preoccupazione per le notizie che sono trapelate dal Cie di Gradisca. Se la situazione fosse tranquilla, come dichiarato dall’autorità preposta al controllo, non ci dovrebbe essere nessun ostacolo ad autorizzare tempestivamente la mia visita». Il riferimento del consigliere è alle notizie trapelate negli ultimi giorni, in base alle quali all’interno del Cie vi sarebbero state nell’ordine una rivolta sui tetti, un paio di tentativi di fuga andati a segno, ma soprattutto gravi episodi di autolesionismo. Episodi culminati nell’ingerimento di bulloni, vetri e lamette da parte di alcuni ospiti, senza contare l’indiscrezione secondo cui quattro clandestini si sarebbero cuciti la bocca con ago e filo in segno di protesta. Sul web inoltre sono state inserite delle foto di immigrati con la bocca cucita che, anche per la loro non provata attendibilità e per la loro cruenza, abbiamo deciso di non pubblicare. Tornando alla richiesta di Pauletto, secondo altre fonti, l’iter deciso dalla Prefettura sarebbe dovuto alla inagibilità di alcune ali del centro, atteso a breve dal maxi-intervento di risistemazione e potenziamento della sicurezza interna. «Nella mia veste di consigliere regionale ho già visitato tutte le strutture carcerarie presenti in regione, non capisco quindi perché il Cie, del quale si dice che non è un carcere, mi sia precluso», conclude Pustetto. Questa sera alle 20, intanto, il centro “Balducci” di Zugliano ospita l’incontro “Gradisca: cosa c’è al di là del muro?”. Interverranno Pierluigi Di Piazza, fondatore Centro di accoglienza E.Balducci, Gianfranco Schiavone, componente del direttivo nazionale dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), e già membro della Commissione De Mistura, Genni Fabrizio presidente della Tenda per la pace e i diritti. Attesa la relazione di Rolando Magnano, portavoce di Medici senza frontiere Italia, che illustrerà i risultati emersi dal rapporto condotto dall’associazione relativamente ai centri italiani per immigrati. Sono stati invitati all’incontro parlamentari e consiglieri regionali, i sindaci del mandamento, la Prefettura e la Questura di Gorizia, la Provincia, l’ente gestore del Cie Connecting People, la Caritas, l’Asl, i sindacati di polizia. Mercoledì Gradisca ha infine potuto guardare anche all’altra faccia dell’immigrazione. (l.m.)
ANTIRAZZISMO/ Udine volantinaggio per la chiusura del CIE
Marzo 17th, 2017 — General, Manifestazioni locali
TAV/ Veneto altro cambio di tracciato
Marzo 17th, 2017 — General, Tracciati FVG
Tav, il Veneto torna al tracciato autostradale
Paoletti, presidente del comitato transpadano: «Così perderemo i finanziamenti». E chiama Bruxelles
TRIESTE La presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto è drastica: «Non c´è più a questo punto né un Comune, né un Comitato che prema ancora per il tracciato “balneare”, tanto vale tornare sull´ipotesi originaria: quella che prevedeva che i binari corrano parallelamente all´autostrada». Sulla Tav il Veneto sembra aver cambiato di nuovo idea il che ha gettato nello scoramento Antonio Paoletti, presidente del Comitato transpadana oltre che della Camera di commercio di Trieste. «Questi continui ripensamenti – accusa Paoletti – rischiano di far perdere i finanziamenti. Di conseguenza ho appena preso contatto a Bruxelles con Laurens Jan Brinkhorst, coordinatore europeo del Corridoio cinque. Chiedo che ci sia un altro incontro a Trieste per un chiarimento definitivo entro il 31 dicembre che oltretutto era stato fissato come deadline per la presentazione del progetto preliminare in grado di calamitare i finanziamenti europei». «È vero, il termine è incalzante – aggiunge Zaccariotto – tanto più se si tratterà di cambiare di nuovo tracciato». Eppure sembrava essere stato lo stesso presidente della Regione Luca Zaia a cassare il percorso vicino all´autostrada, quello che nel grafico pubblicato sopra è indicato come opzione B: «Dovremmo abbattere duemila case», ha affermato. Ma ora la presidente della Provincia che è anche sindaco di San Donà, e però pure essa leghista come Zaia, controbatte: «Non sono affatto duemila. Le abbiamo contate, sono 130, al massimo 150». Il nuovo dietrofront è avvenuto quando i rappresentanti veneti hanno scoperto che il progetto di Rete ferroviaria italiana non prevede alcuna fermata dell´Alta velocità in territorio veneto dopo quella dell´aeroporto Marco Polo. Zaia allora ha posto alcune condizioni: «Condivisione del territorio e fermata a servizio delle spiagge». Ma Zaccariotto è già più avanti: «Anche se si riuscisse a ottenere la fermata, sarebbe comunque a 10 chilometri da Jesolo. Il tragitto cosiddetto balneare sarebbe più impegnativo e oltretutto anche più lungo. Tanto vale tornare paralleli all´autostrada come comunque, in entrambe le ipotesi, i binari correranno da San Stino di Livenza in poi». La resa dei conti in casa veneta avverrà mercoledì, giornata in cui la presidente della Provincia ha convocato tutti i sindaci interessati per un incontro al quale parteciperà anche l´assessore regionale alla mobilità Renato Chisso. Se le pressioni per abbandonare il percorso “balneare” saranno univoche, si tornerà al tracciato parallelo all´autostrada. In tempo per ricalibrare il progetto, se verrà confermata la data del 31 dicembre? Quasi certamente no. Ma l´Unione europea potrebbe anche accontentarsi di un progetto purché sia un progetto (e che è stato fatto da Rfi sul tragitto “balneare”) e che potrebbe essere modificato e portato più a Nord, più o meno solo nel tratto tra Quarto d´Altino e San Stino di Livenza, in un secondo tempo. «Non vorrei che tutti questi ritardi – afferma Paoletti manifestando forti timori – alla fine finissero per penalizzare soprattutto se non solo Trieste. E che la Tav alla fine proceda più velocemente solo fino a Ronchi magari per essere messa in connessione con lo scalo di Monfalcone e contemporaneamente sull´altro versante si facesse prima la Capodistria-Divaccia che la Trieste-Divaccia: se così fosse, il porto di Trieste potrebbe definitivamente chiudere».
STUDENTI/ Staranzano: Badge e registro elettronico contestati dagli studenti
Marzo 17th, 2017 — General, Generale
Il Piccolo, 27 novembre 2010
SCUOLA. ALL’EINAUDI-MARCONI
Contestano i badge presenze e l’iPad utilizzato come registro elettronico di classe. Agli studenti dell’Istituto tecnico Einaudi-Marconi di Staranzano la tecnologia non piace. Vorrebbero tornare al vecchio sistema cartaceo. Lo precisano in una nota in cui spiegano anche che l’occupazione del campetto scolastico avviata la scorsa settimana non è stata promossa per contestare l’indisponibilità degli insegnanti ad accompagnare le classi in gita, quanto per informare tutti gli studenti sulle conseguenze della riforma Gelmini all’interno dell’istituto (diminuzione ore di laboratorio, taglio dei fondi che portano alla riduzione delle cattedre, aumento degli alunni per classe, cambiamento degli indirizzi di studio). Gli studenti sottolineano che la maggior parte dei docenti ha apprezzato il comportamento tenuto dai ragazzi durante l’autogestione, ma affondano una stoccata all’indirizzo del dirigente scolastico che, a loro dire, con i badge e l’iPad «privilegia strumentazioni di dubbia utilità».
Di fatto ritengono superfluo strisciare all’ingresso a scuola il badge dal momento che poi, in classe, viene comunque fatto l’appello e compilato il registro cartaceo. Dove invece c’è il registro elettronico, i tempi per segnare presenze e assenze sull’iPad sono troppo dilatati,
«Siamo una scuola tecnica e tecnologica – risponde il preside Marco Fragiacomo – e avere la situazione delle presenze in un data base rientra negli obiettivi del nostro indirizzo. Forse i ragazzi non riescono a capirne il valore. In ogni caso sono iniziative che sono state approvate dal Consiglio d’istituto con parere favorevolissimo dei genitori».
Il dirigente riconosce che l’iPad ha presentato alcuni limiti, ma parla di problemi tecnici già risolti e ritiene l’impianto valido. «L’informatizzazione ci permette di risparmiare tempo a livello di segreteria – sottolinea -. L’obiettivo è comunicare tempestivamente con i genitori. Non si tratta certo di un controllo di poliziesco, è piuttosto un modo per informare. Se il sistema funzionerà, e lo sta facendo abbastanza bene, allora l’anno prossimo esporteremo il registro elettronico ad altre classi. In caso contrario, torneremo all’inchiostro e al calamaio. In ogni caso ritengo che la protesta sia espressione di una minoranza, non di tutti gli studenti». (s.b.)


