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REFERENDUM: raggiunto il quorum

La fine di un Regime? Forse no, ma almeno ridiamoci un po’ su

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PORDENONE: ENTEROGELMINI LA RICETTA DEL DOTT. TREMONTI…CI FA CAGARE!

Volantino distribuito al sit in antiGelmini di venerdì 10/06/2011 all’ianugurazione del polo tecnologico di PordenoneVEDI RASSEGNA STAMPA

Incolpare la Gelmini, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di tutte le colpe della “riforma” in atto nella scuola pubblica sarebbe come complimentarsi con babbo natale per i regali sotto l’albero.

E’ tutto molto più comprensibile se le restituiamo il ruolo

pratico di segretaria e responsabile del personale del ministro dell’economia Giulio Tremonti.

La Gelmini ha difatto tagliato tutto: soldi, personale, materie scolastiche, strutture e sedi!

A partire dalle scuole elementari fino all’Università col motto “meritocrazia” ci si è avviati alla “soluzione finale” di un progetto di annichilimento, precarizzazione e declassamento della scuola pubblica italiana; istituzione statale che va riconosciuto non era comunque un fiore all’occhiello viste le non poche carenze e limiti cronici ereditati da decenni di quel “tirare a campare” che ha caratterizzato la filosofia democristiana della “prima” e “seconda” repubblica. Continue reading →

NUCLEARE/ E adesso all’attacco di Renzo Tondo il “nuclearista convinto”

Come si vede avevamo ragione di pensare che appena possibile avrebbero tentato di piazzare una centrale in Friuli o meglio nella bassa friulana.

Adesso bisogna andare all’attacco  di Tondo e del progetto di partecipazione italiana all’ipotesi del raddoppio di Krsko.

Non solo, ma è in gioco anche il problema dell’elettrodotto. Senza nucleare e senza raddoppio di Krsko non ha più senso neanche l’elettrodotto Redipuglia-Udine Ovest

a cura del Gruppo Ecologia Sociale

 

 

 

MARTEDÌ, 14 GIUGNO 2011 Pagina 8 – Attualità

Tondo: «Strumentalizzazione» E riapre il dossier Krsko

Il presidente Fvg ripete la necessità di partecipare all’allargamento della centrale nucleare slovena Gottardo: «Segnale chiaro, ma il problema del fabbisogno energetico dovrà essere risolto»

UDINE Ripete d’essere un nuclearista convinto e guarda ancora alla centrale di Krsko. Poi il governatore Renzo Tondo bolla il referendum come una «mistificazione colossale» e spiega perché va rivista la legge per indire la consultazione. Tondo non è andato a votare, come aveva anticipato e allora esplicita le sue ragioni. «Questi referendum erano e sono una mistificazione colossale. L’unico motivo era il tentativo di dare una spallata al governo di Silvio Berlusconi su leggi che la stessa sinistra (come per citarne una quella sull’acqua) aveva approvato e che sono state mal comunicate. Detto questo raccogliamo una protesta popolare contro il governo di cui dobbiamo farci carico. La mistificazione – insiste Tondo – sta tutta nella non corretta informazione sui temi dell’acqua pubblica. Il quesito su questo tema è qualche cosa che grida vendetta perché è stata comunicata dai promotori come la privatizzazione di un bene generale, ma non era così». Tondo ha quindi citato l’ex ministro Franco Bassanini, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e l’ex ministro e ora segretario del Pd Pier Luigi Bersani. «La legge sulle privatizzazioni dei servizi era stata promossa addirittura dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quando era ministro dell’Interno. È la dimostrazione – prosegue il presidente  Fvg – di come la Sinistra abbia voluto strumentalizzare, riuscendoci, questi referendum». Poi il nucleare. Il governatore ribadisce d’essere un nuclearista convinto, lui che ha sempre scacciato il rischio di una centrale in Friuli Venezia Giulia, ma ripetuto la necessità di partecipare all’allargamento di quella di Krsko. «Sulla struttura in Slovenia ora bisognerà capire cosa intende fare Lubiana. Ma è evidente che con il risultato di questa consultazione in Italia le centrali non si faranno e di nucleare non si parlerà più per almeno un decennio. La Slovenia deciderà cosa fare. E comunque – aggiunge Tondo – sarebbe opportuno farsi promotori di un’azione politica che possa mettere in sicurezza quella centrale. Io lo farei volentieri, anzi se così sarà parteciperemo, ma a questo punto bisognerà capire le intenzioni della Slovenia». Per il governatore, infine, la norma va cambiata. «Noi prevediamo 500 mila firme per promuovere un referendum, ma questo poteva valere nel ’48 – spiega il presidente Fvg – quando è stata fatta la Costituzione, quando non c’erano radio, televisione, internet, insomma gli strumenti di comunicazione di oggi. In ogni caso, lo ripeto – conclude Tondo – non c’è dubbio che questa sia stata una forte spallata al governo e questo è il significato politico di questo referendum». E di strumentalizzazione parla anche il coordinatore regionale del Pdl, Isidoro Gottardo. «Gli italiani si sono espressi contro il nucleare e perché l’acqua sia un bene pubblico e hanno voluto lanciare alla politica un segnale chiaro del proprio disagio. Ma che l’acqua fosse un bene pubblico nessuno lo ha mai messo in discussione ed è stato falso farlo credere – commenta Gottardo – tuttavia è chiaro che referendum o no il problema di introdurre liberalizzazione nei servizi acqua, trasporti e rifiuti è un fatto che rimane e che l’Italia, chiunque la governi, dovrà risolvere eliminando sprechi e rendite parassitarie che le gestioni pubbliche, fatte le dovute eccezioni, consentono». Gottardo riconosce poi un segnale chiaro: il no al nucleare. «E’ indubbio, ma il fabbisogno energetico dovrà comunque essere risolto perché per quanto si spinga sulle energie rinnovabili queste non risolveranno del tutto il problema dell’Italia che continuerà, purtroppo, ad avere attorno a sè le centrali nucleari comprando da queste l’energia che ci serve. La sicurezza di queste è un problema che non riguarda solo chi le ha, ma anche chi ne può subire le conseguenze. I referendum, il cui responso deve essere ineccepibile, devono restare uno strumento per i cittadini e non per la politica che li strumentalizza per altri fini», conclude Gottardo.

ACQUA/ Oltre il referendum

E’ necessario dirlo, ora che l’enfasi referendaria (anche comprensibile) è finita, che i due referendum sull’acqua risolvono molto poco. Innanzitutto la questione dell’alternativa fra gestione pubblica e privata, intesa nei termini di  “affidamento in house” o  “andare a gara”  è come la classica scelta fra la padella e la brace. In secondo luogo limitarsi a mettere sotto accusa la remunerazione del capitale piuttosto che la questione degli investimenti in quanto tale, vuol dire graffiare, ma non mordere.

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ACQUA/ Il popolo delle fontane canta vittoria

Il piccolo del 14/06/11

 

Il Popolo delle fontane canta vittoria

 

CERVIGNANO Cantano vittoria i Comitati della Bassa friulana. Esultano gli ambientalisti del territorio. A fianco dello storico popolo della fontane e dei “No Tav”, anche il Comitato “Due sì per l’acqua bene comune”, che si è costituito di recente proprio in vista del referendum. Raccolta firme e volantinaggi (a piedi e in bici), conferenze e riunioni, tutto è servito a far andare la gente a votare. Così che «il popolo non è bue – sintetizza da Bagnaria Arsa il portavoce del Comitato No Tav, Giancarlo Pastorutti -. Indipendentemente dalla scarsa informazione del mezzo tv, la grande partecipazione alle urne è il segno della sensibilità della gente, che sa andare oltre ed è ancora capace di ragionare da sola. Se le persone pensano, vuol dire che ci sono ancora speranze di democrazia. Il senso di responsabilità connesso con il diritto e il dovere del voto, d’altronde, sono alla base di una società che vuole chiamarsi democratica». E «contentissimo» si è dichiarato anche Paolo De Toni, portavoce del Comitato difesa ambientale della Bassa friulana che, pur essendo di orientamento anarchico, ha ammesso di essere andato a votare. «Un risultato non buono ma ottimo – interviene Marco Iob del Comitato referendario due sì per l’acqua bene comune-. É ormai chiara la volontà delle persone di cambiare molte cose, a partire dalla gestione dei beni comuni, che non deve dipendere dalla logica del profitto, ma dal reale benessere dei cittadini». E se anche il referendum sul nucleare «ha confermato il voto del 1987», Iob aggiunge che ora è tempo di pensare a come trovare una soluzione ai problemi energetici. (el.pl.)

GRECIA di nuovo in fibrillazione

Grecia: sciopero generale e scontri

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CIE DI GRADISCA: Napolitano premia la Minerva

Torna agli onori della cronaca una nostra vecchia conoscenza la Cooperativa Minerva, la prima a lucrare sulla pelle dei detenuti del CIE (allora CPT) di Gradisca da quando fu aperto nel marzo del 2006. In quegli anni i movimenti antirazzisti della regione impegnati nella lotta contro il lager attuarono numerose forse di pressione e boicottaggio delle Minerva che costarono anche delle denunce ad alcuni attivisti. Non stupisce che a consegnare il premio sia stato proprio Napolitano che fu uno degli inventori delle prigioni per immigrati con la famigerata legge Turco-Napolitano del 1998. Sono passati alcuni anni da quando la gestione del campo è passata di mano, ma è importante tenere allenata la memoria di chi si è reso aguzzino e complice dei CIE.

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tratto dal sito bora.la

La cooperativa Minerva di Gorizia premiata dal presidente Napolitano

«Innovazione prima di tutto: per rendere competitiva l’azienda, per creare nuovi posti di lavoro, per mantenere alto il livello occupazionale, per specializzare le risorse umane consolidandole come patrimonio dell’impresa, ma soprattutto innovazione come modello di crescita, non solo per l’azienda ma per il territorio, i partner, gli stakeholder, il mercato. Innovazione e responsabilità sociale». Sono le dichiarazioni di soddisfazione pronunciate da Adriano Ruchini, Presidente di Minerva Scpa e Presidente di Confapi Gorizia, all’annuncio della assegnazione del premio Imprese x Innovazione di Confindustria e del Premio dei Premi attribuito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quest’ultimo riconoscimento è stato consegnato a Minerva martedì 14 giugno dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano in una manifestazione esclusiva tenutasi al Quirinale.

«Questa vittoria è il simbolo più evidente della svolta epocale che sta coinvolgendo il territorio goriziano. L’eccellenza e la sostenibilità indicano la strada per un rilancio che potrà coinvolgere e dare energia a tutte le PMI, trasformando il nostro tessuto imprenditoriale in un hub capace di esprimere innovazione, qualità, internazionalizzazione al servizio dell’economia nazionale ed europea. Inoltre, le PMI rappresentano una quota rilevante dell’economia mondiale sia in termini di opportunità di impiego che di capacità di generare valore. Impostare la propria gestione strategica sulle basi della CSR può rappresentare l’opportunità di distinguersi nel contesto globale, ottenendo vantaggi competitivi su cui costruire strategie di crescita sostenibile nel lungo periodo. Con uno sguardo rivolto a 360° il goriziano ha l’opportunità di diventare un laboratorio ad altissima potenzialità».

Oltre a questo riconoscimento appena ricevuto vale la pena di ricordare che Minerva è tra i sei finalisti della Competizione Europea sulla Sostenibilità promossa dalla Fondazione Europea dell’Eccellenza, e nella cui giuria siedono i rappresentanti di CSR Europe, Organismo Europeo della sostenibilità e responsabilità sociale.

Nonostante la crisi e grazie ai modelli gestionali adottati, Minerva dal 2005 al 2010 è passata da 4,17 milioni a oltre 12 milioni di euro di fatturato. Le nuove acquisizioni hanno raggiunto per la società una quota del 35% con elevata percentuale di clienti fidelizzati. La crescita di Minerva è stata caratterizzata da parametri di sviluppo sostenibili, contribuendo al consolidamento dell’azienda.
Minerva con l’ampliamento di mercato raggiunto, gestisce quasi il 90% delle strutture ospedaliere della Regione Friuli Venezia Giulia. Grazie al vantaggio competitivo percepito e oggettivamente valutato dalla committenza, riesce ad affermare il proprio marchio e la propria qualità di servizi in una prospettiva futura di sempre maggiore crescita.

CIE: Clandestini, giro di vite Chiusi nei Cie per 18 mesi

dal Messaggero Veneto del 16/05/11

Clandestini, giro di vite Chiusi nei Cie per 18 mesi

 

ROMA Reclusi nei Cie anche per un anno e mezzo. Dietro le sbarre perché clandestini, in attesa di essere rispediti in patria. Con un provvedimento stritolato dalle polemiche pochi minuti dopo essere stato approvato, il governo decide il giro di vite sull’immigrazione clandestina. Il periodo di permanenza nei Centri di identificazione e di espulsione, già portato da 2 a 6 mesi nel 2009, viene prolungato fino a 18 mesi «in attuazione della direttiva 2008/115 sui rimpatri». E’ ripristinata la procedura di espulsione coattiva per gli extracomunitari irregolari se pericolosi per l’ordine pubblico, a rischio di fuga o già espulsi. Viene introdotta la possibilità di espellere un cittadino comunitario per motivi di ordine pubblico. Al termine di un consiglio dei ministri in cui il premier Silvio Berlusconi dichiara per il 28 giugno firmerà come promesso il rogito per comprare la villa a Lampedusa e il ministro Stefania Prestigiacomo annuncia lo stanziamento di 26 milioni di euro per l’isola, il ministro dell’Interno Roberto Maroni si affretta a chiarire che il trattenimento nei Cie avverrà «attraverso una procedura di garanzia che passa dal giudice di pace»: «Il termine di 18 mesi serve per consentire l’identificazione o l’effettiva espulsione, cioé l’ottenimento del visto d’ingresso da parte del Paese d’origine» spiega, mentre il provvedimento che ripristina le espulsioni dirette – rigettate da Corte di giustizia europea e Consulta – «è coerente con le norme europee». Il Pd, con Anna Finocchiaro, parla di «pericoloso populismo in sala leghista: si vede – dice – che mancano tre giorni a Pontida». «Riemerge l’anima xenofoba», afferma Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, mentre la Lega esulta: «Evviva, arrivano le prime risposte concrete ai problemi che abbiamo posto» dice ministro Roberto Calderoli. Le associazioni sono in rivolta: «Allungare i tempi è una forma di carcerazione in luoghi in cui non c’è tutela ed è indice di incapacità politica nell’affrontare il problema» accusa monsignor Giancarlo Perego, della Fondazione Migrantes. «E’ assurdo, un modo di esasperare le persone», sostiene padre Gianni La Manna, che guida il Centro Astalli. «Vergognoso», commenta Filippo Miraglia, Arci, mentre il direttore del Consiglio italiano rifugiati Christopher Han spiega: «La Ue in casi estremi ammette il trattenimento fino a 18 mesi, ma ci deve essere una verifica che il prolungamento dia la possibilità di eseguire l’espulsione: non può essere una punizione». Intanto la Comunità di Sant’Egidio dedica una veglia ai 2500 morti nei viaggi verso l’Europa e chiede l’apertura di canali umanitari per fermare la strage.(m.r.t.)

NOTAV: perquisizioni e nuove denunce contro il movimento piemontese

Questa mattina intorno alle 6 agenti della digos torinese hanno perquisito le abitazioni di alcuni notav tra cui Alberto Perino, e il centro sociale Askatasuna di Torino sfondando con un ariete la porta d’ingresso. Con in mano un avviso di garanzia da recapitare agli indagati e l’ordine di perquisizione, gli agenti hanno compiuto un blitz degno di una missione militare. I fatti contestati sono relativi alla notte del 23 maggio a Chiomonte, quando il movimento respinse il primo tentativo di presa del cantiere della Maddalena.
La questura su ordine della procura torinese ha eseguito un’operazione in tempi fulminei come non avviene per nessun’altra inchiesta, il tutto teso a mettere pressione e paura nel movimento notav.

Alle luci dell’alba mentre avvenivano le perquisizioni le notizie sono iniziate a circolare e siccome sembrava, vista la contemporaneità delle perquiszioni e il dispiegamento di forze, il preludio a degli arresti è scattata la mobilitazione. Un presidio si è formato a Condove sotto casa di Alberto Perino per denunciare il fatto e portare solidarietà.

A Perino viene contestato un reato d’opinione (istigazione a delinquere) relativo al comizio finale della manifestazione Rivalta-Rivoli del maggio scorso e un video su Youtube; agli altri : due studenti universitari del Collettivo Universitario Autonomo, uno dei comitati no nuclere di Saluggia e uno del CSOA Askatasuna, vari capi d ‘imputazione relativi alla prima notte di resistenza alla Maddalena. Una logica perversa da parte degli inquirenti che vorrebbero Perino ispiratore e gli altri esecutori.

Un’ennesimo atto, a cui siamo sicuri ne seguiranno altri, che vede la firma del Procuratore Giancarlo Caselli, che dopo i suoi nemici storici, terrorismo e mafia, ha ora individuato nel movimento notav l’ennesimo avversario da sconfiggere.
Per la mattinata è prevista una conferenza stampa
Seguiranno aggiornamenti.

video e atti qui http://www.notav.info/top/perquisizioni-allalba-contro-i-no-tav/

 

Qui il solito articolaccio di Repubblica

 

di seguito articolo del Corriere della Sera

 

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Perquisita la casa del leader No Tav
Gli avvisi di garanzia sono 65

Solo oggi cinque nuovi indagati per i disordini del 24 maggio. Il capo del movimento Perino: «Un autogol»

Alberto Perino, leader del movimento No Tav, davanti alla sua abitazione durante la perquisizione  (Ansa)

Alberto Perino, leader del movimento No Tav, davanti alla sua abitazione durante la perquisizione (Ansa)

MILANO – Cinque nuovi avvisi di garanzia che si aggiungono agli altri 60 circa emessi negli ultimi giorni e che hanno raggiunto tutti esponenti del No Tav. È questo l’ultimo capitolo della vicenda che riguarda la linea ad alta velocità Torino-Lione e le relative proteste. Il leader storico del movimento Alberto Perino e altri quattro militanti del movimento sono stati raggiunti da un’informazione di garanzia inviata dalla Procura del capoluogo piemontese. I reati ipotizzati negli avvisi di garanzia sono istigazione a commettere reati, resistenza aggravata, interruzione di pubblico servizio e violenza privata, relativamente alla sassaiola della notte dello scorso 24 maggio al presidio della Maddalena di Chiomonte (Torino).

PERINO – Oltre a Perino, 65 anni, sono indagati Giorgio Rossetto, 49 anni, Brando Ratti, 20 anni, Lorenzo Carieri, 25 anni e Damiano Piccione, 30 anni. La casa del leader storico del movimento a Condove (Torino) è stata anche perquisita venerdì mattina intorno alle 7. «Ce l’aspettavamo – ha detto l’avvocato Danilo Ghia, legale di Perino – dopo avere ricevuto due informazioni di garanzia per le vicende del blocco dei carotaggi all’autoporto di Susa e della violazione dei sigilli alla Maddalena». Davanti all’abitazione di Perino si sono radunate circa 150 persone. «Hanno sequestrato solo l’agenda dove tengo solo i conti di casa. Dovevano pur portare via qualcosa. Credo che con la mossa della perquisizione abbiano fatto un autogol, perché hanno fatto arrabbiare la gente, che da oggi sarà ancora più determinata. Ci hanno fatto un favore», è stato il primo commento a caldo di Perino.

GLI AVVISI DI GARANZIA – Oltre ai 5 avvisi di garanzia odierni, relativi alla sassaiola dello scorso 24 maggio al presidio della Maddalena, gli altri riguardano episodi del 2010: 10 per i blocco dei carotaggi all’autoporto di Susa, 22 per la violazione di sigilli alla baita della Maddalena, sequestrata dalla magistratura in quanto abusiva, 28 relativi al blocco di un convoglio di operai che trasportavano materiale per i carotaggi avvenuto a Venaria Reale.

 

 

Redazione online
17 giugno 2011

NO TAV/ La minaccia di Castelli

GIU’ LE MANI DALLA VALSUSA.

Alberto Perino “Siamo tutti Black Bloc”
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